Elenco opere teatrali


Elenco opere teatrali

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Elenco opere teatrali

Incisione del Teatro Globe (a destra) e del Bear Garden, Southwark, Londra, Inghilterra, 1597.

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Introduzione al teatro di Shakespeare

ANNO
Composizione
TIPOTITOLO
1588/1590Dramma storicoEnrico VI - Parte prima
1588/1592Dramma storicoEnrico VI - Parte seconda
1588/1592Dramma storicoEnrico VI - Parte terza
1589/1593TragediaTito Andronico
1590/1593CommediaLa bisbetica domata
1590/1594CommediaLa commedia degli errori
1590/1595CommediaI due gentiluomini di Verona
1590/1597Dramma storicoRe Giovanni
1591/1594Dramma storicoRiccardo III
1593/1596CommediaPene d'amor perdute
1593/1595CommediaSogno di una notte di mezza estate
1594/1595TragediaRomeo e Giulietta
1594/1597CommediaIl mercante di Venezia
1595Dramma storicoRiccardo II
1597Dramma storicoEnrico IV - Parte prima
1598Dramma storicoEnrico IV - Parte seconda
1598/1599Dramma storicoEnrico V
1598/1599CommediaMolto rumore per nulla
1599TragediaGiulio Cesare
1599/ 1600CommediaCome vi piace
1599/1601CommediaLa dodicesima notte
1599/1601CommediaLe allegre comari di Windsor
1600/1601TragediaAmleto
1601TragediaTroilo e Cressida
1602/1603CommediaTutto è bene quel che finisce bene
1602/1603TragediaOtello
1603CommediaMisura per misura
1605/1606TragediaRe Lear
1605/1608TragediaMacbeth
1605/1608TragediaTimone d'Atene
1607TragediaAntonio e Cleopatra
1607/1608TragediaCoriolano
1607/1608CommediaPericle principe di Tiro
1609/1610CommediaCimbelino
1611CommediaIl racconto d'inverno
1611/1612CommediaLa tempesta
1612/1613Dramma storicoEnrico VIII
1613CommediaI due nobili cugini


Le opere di Shakespeare ci sono pervenute in varie edizioni in quarto, in volumi separati e in anni diversi, e in un in-folio chiamato “First folio” pubblicato nel 1623 a cura di J. Heminge e H. Condell, due attori dei King’s Men, che con i suoi 36 drammi costituisce la base del canone shakespeariano. Nel 1619, alla morte di Shakespeare, solo 16 suoi testi teatrali erano stati pubblicati separatamente in volumi in-quarto.
Tre anni dopo, nel 1621, l’editore William Jaggard volle pubblicare in-quarto un gruppo di opere senza assicurarsene i diritti e includendo sotto il nome di Shakespeare quattro opere di altri autori (del resto lo stesso Jaggard aveva pubblicato nel 1599 la raccolta spuria “The passionate pilgrim”): per evitare fastidi di legge mise in circolazione tali drammi in volumi separati con datazioni retrodatate e l’attribuzione a altri editori. Alla fine del 1623 (dopo la morte della vedova di Shakespeare), gli editori Isaac Jaggard (figlio di William) e Edward Blount si assicurano i diritti e pubblicano l’in-folio, che reca il titolo: Commedie, drammi storici e tragedie di mastro William Shakespeare : pubblicate in conformità delle copie originali autentiche (Mr. William Shakespeares comedies, histories & tragedies : published according to the true originall copies). Per l’incertezza delle edizioni, a volte basate su copioni di scena, con rimaneggiamenti o tagli, la definizione del testo è stata oggetto di studi meticolosi, con risultati anche controversi. Tanto più che nel corso del XVII secolo e oltre gli furono attribuiti tutta una serie di apocrifi. A complicare la faccenda il fatto che era in uso (allora come anche oggi) scrivere a più mani, prestare la propria collaborazione. Così oggi pensiamo che “I due nobili congiunti” sia stato scritto da Shakespeare alla fine della sua carriera in collaborazione con John Fletcher. Di “Edward III” Shakespeare scrisse almeno un atto e mezzo. Emblematico anche il caso del “Sir Thomas More”, rimasto in manoscritto fino a un secolo e mezzo fa, una scena della quale rappresenta l’unico autografo shakespeariano di una qualche estensione che sia pervenuto fino a noi, e che la critica sta accettando ancora di considerare shakespeariano. Lo spazio scenico elisabettiano era molto semplice, privo di macchinose scenografie. L’azione si disponeva in una serie di sequenze, senza intervalli. La suddivisione in atti e scene, presente in molti dei testi dell’in-folio, non corrisponde alle in tenzioni dell’autore, che forniva alla compagnia i suoi drammi in forma di sceneggiatura, con la semplice indicazione delle entrate e delle uscite degli attori. Solo chi curava poi la stampa (e il testo, occorre ricordarlo, era di proprietà della compagnia e non dell’autore) si preoccupava a volte di suddividerlo secondo convenzioni letterarie, spesso con errori e in conflitto con la più elementare logica delle strutture drammatiche: clamoroso è il caso dell'”Hamlet” in cui si fa iniziare il quarto atto nel bel mezzo di una sequenza che prevede assoluta continuità d’azione, nello stesso ambiente e con la presenza in palcoscenico di un personaggio della scena precedente.

Introduzione al teatro di Shakespeare