1611 – Il racconto d’inverno



Il racconto d’inverno

(“A Winter’s tale”  1611)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Il racconto d’inverno


Introduzione

L’opera (The Winter’s Tale) è una tragicommedia o commedia romantica, ma é stata considerata a lungo semplicemente una commedia o una tragedia a lieto fine ed è una rappresentazione sulla gelosia, sull’errore e sul tempo. ‘Racconto d’inverno’ è stato scritto nel 1611 da uno Shakespeare maturo che, tra viaggi in mare (la Boemia è bagnata dal mare in questa finzione teatrale) e salti temporali, ci conduce all’interno di questa grande favola con uno sguardo privo di giudizio, perché raccontare è conoscere, comprendere. Governa su tutto la trama del Tempo che crea e svela l’errore, che mette tutti alla prova, che ha il potere di ridare senso agli accadimenti di una vita intera: il Tempo, la vita più forte delle ossessioni, delle paure e degli errori degli esseri umani.

‘ […] La figlia di un pastore e ciò che la riguarda è l’argomento svolto dal Tempo. Consentitelo, se prima d’ora avete sciupato il Tempo; se così non è stato, consentite che il Tempo v’auguri sinceramente lui stesso di non sciuparlo mai. […] ’

Dal punto di vista drammaturgico, ‘Racconto d’inverno’ è nettamente diviso in due parti: nella prima ci sono tutti i connotati della tragedia, mentre nella seconda la trama si svolge fino al lieto fine. Il sospetto del tradimento, la richiesta dell’avvelenamento, l’inimicizia che esplode tra i due re, vecchi amici, colorano di tinte fosche il dramma, preparando lo spettatore ad un epilogo tragico. Ma nella seconda parte entrano in scena numerosi elementi che modificano l’intreccio dell’opera: scene bucoliche e pastorali vengono allegramente arricchite da canzoni e danze, nelle quali appaiono anche dei satiri, personaggi tipici della commedia antica.


RIASSUNTO

Polissene e Leonte sono, rispettivamente, i re di Boemia e di Sicilia, grandi amici di infanzia. Polissene va a rendere omaggio a Leonte in Sicilia, e vi permane nove mesi, al termine dei quali si accinge a salutare l’amico per tornare nel suo regno. Leonte, dispiaciuto per la partenza, supplica l’amico di restare, e prega anche la propria moglie, Ermione, di dissuaderlo dall’andar via. Inizialmente inamovibile, Polissene cede alle lusinghe di Ermione e decide di prolungare il soggiorno: Leonte, però, sembra turbato dall’eccessiva confidenza tra i due. Poiché Ermione è in avanzato stato di gravidanza, in Leonte si insinua il sospetto che la paternità non sia sua ma dell’amico Polissene. Roso dalla gelosia, incarica Camillo, barone di Sicilia, di avvelenare l’amico: quest’ultimo, sebbene non voglia contraddire il suo re, si trova in conflitto poiché non intende macchiarsi dell’omicidio. Polissene, avvertito da Camillo, decide di fuggire e porta con sé il cortigiano per risparmiarlo dalla punizione di Leonte. La fuga, però, conferma i sospetti di Leonte, che allontana Mamilio, il suo piccolo figlio, da Ermione, e la offende verbalmente, facendola condurre poi in prigione nonostante il suo stato: la condizione le procurerà un parto prematuro, così che Ermione darà alla luce una bimba che chiamerà Perdita. Per sincerarsi dei suoi sospetti, Leonte decide di interrogare l’Oracolo di Delfi, e manda presso di lei Cleomene e Dione, due cortigiani, per raccoglierne il responso. Nel frattempo Paolina, moglie del barone di Sicilia Antigono, preleva la piccola dalla prigione in cui è nata ed affronta Leonte, dichiarandosi pronta a giurare sulla nobiltà di Ermione. Leonte la caccia in malo modo, ma non trova il coraggio di far uccidere la piccola: la affida così ad Antigono, chiedendogli di sbarazzarsene. Intanto Ermione viene processata, ma il responso dell’oracolo, che avrebbe dovuto decretarne la colpevolezza, depone invece a favore della regina, che viene dichiarata casta e vittima di un marito geloso. Leonte è incredulo, quando giunge la notizia che Mamilio, privato dell’affetto della madre e sapendola accusata dal padre, muore di crepacuore. Alla notizia, Ermione ha un malessere: portata fuori dal tribunale, ne annuncerà la morte Paolina, condendo il suo discorso contro il re con parole severe. A Leonte non rimane altro che scontare il rimorso della morte della moglie e dei figli a causa dei suoi infondati sospetti. Antigono intanto, giunto alle sponde della Boemia, abbandona la piccola Perdita che viene trovata e raccolta da un contadino ed un pastore, che la accudiscono facendole da padri ma che non ne conoscono la reale identità sebbene capiscano, dai tesori che la piccola ha con sé, che sia di nobili origini. Antigono viene nel frattempo sbranato da un orso e la nave che lo ha condotto in Boemia affonda: in tal modo, nessuno in Sicilia sa che Perdita è stata risparmiata da morte certa dai due uomini. Passano quindici anni e Perdita, divenuta una fanciulla bellissima, si innamora di Florizel, figlio di Polissene ignaro che la giovine fosse figlia di un re. D’altro canto Florizel, per non svelare la sua identità, si spaccia agli occhi dei pastori come un loro simile, assumendo il nome di Doricle. Polissene e Camillo, desiderosi di capire le strane frequentazioni di Florizel, si mascherano da contadini e, sotto mentite spoglie, si presentano ad una festa campestre desiderosi di spiare il principe. La festa è ricca di danze e di personaggi particolari come il vagabondo Autolico, truffatore e ladro di professione. Polissene, capite le intenzioni del figlio di sposare Perdita, svela la propria identità ed intima a Florizel di lasciar perdere la ragazza, minacciando quest’ultima di non vedere più suo figlio. Camillo consiglia al giovane di tentare una via di fuga: presentarsi a Leonte con Perdita fingendo di essere tornati da lui per cancellare i ricordi dell’accusa di adulterio che Polissene si vide infliggere quindici anni prima; in tal modo Camillo avrebbe potuto anche tornare nel paese natìo, spingendo Polissene a rincorrere il figlio. Giungono in Sicilia, alla corte di Leonte, prima Florizel e Perdita, spacciata per principessa della Libia; dopo poco arrivano Polissene e Camillo in città, ed anche Autolico con i pastori che trovarono anni prima la piccola Perdita sulla spiaggia boema, desiderosi di dire la verità sulla ragazza, nella quale avevano riconosciuto una discendenza nobile. Si scopre la verità ed i re, con i rispettivi figli, si trovano tutti in casa di Paolina per festeggiare. I due pastori nel frattempo, aiutati da Autolico nel portare la verità a galla, gli strappano la promessa di condurre una vita migliore e senza sotterfugi di dubbia moralità. Nella casa di Paolina è custodita una statua dalle sembianze di Ermione: Leonte si strugge dal dolore guardando come essa sia perfettamente somigliante alla moglie. Paolina allora svela che la statua è in realtà Ermione stessa, trasformata in statua per magia per non permetterle di morire di dolore: rompe così l’incantesimo, riconducendo la regina a nuova vita. La tragicommedia si conclude con il preannunciato matrimonio tra Florizel e Perdita e tra Camillo e Paolina.


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