1600/1601 – Amleto


Amleto

(“Hamlet” – 1600 – 1601)

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Amleto


Introduzione

La sopravvivenza delle opere di Shakespeare al logorio del tempo e della storia, celebrata come controprova dell’immortalità della vera Arte è dovuta ad una secolare impresa d’innumerevoli studi e idealizzazione. Nel corso di tutto il diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo, l’Amleto è stato considerato il lavoro più significativo e importante dell’era romantica: il conflitto tra azione e contemplazione. Da una parte condensa innegabilmente in sé, nella sua enigmatica ma assai eloquente inazione, tutta la crisi spirituale di un’epoca che volge al termine; dall’altra è il simbolo, con le sue intime e personalissime ragioni, dell’uomo eternamente in lotta con le antinomie della morale e con la necessità di scegliere ogni giorno il proprio agire. Nessun altro dramma ha analizzato i paradossi di azione e pensiero con tanta profondità, ma con Amleto la letteratura ha acquistato una chiarezza e un intensità senza precedenti. Molti critici, hanno formulato l’ipotesi che Shakespeare abbia descritto nell’Amleto la sua profonda esperienza emotiva. In un preciso momento della sua vita di autore-attore Shakespeare ha trovato nel repertorio teatrale il tema e l’intrigo di Amleto. Questo incontro tra autore in preda al lutto per la morte del padre, il tradimento da parte di una donna e un intrigo appartenente alla storia e alla leggenda insieme, in cui il tema del parricidio si congiunge a quello dell’incesto è diventata l’occasione di una tragedia sublime e misteriosa.

È questo l’argomento del primo capitolo: il rapporto tra Amleto e Shakespeare come una proiezione sul personaggio dei conflitti interni del suo autore. La mutazione che Shakespeare fa subire ad Amleto rispetto alle fonti da cui attinse il materiale riguarda prima di tutto il rovesciamento della prospettiva teatrale: lo scopo principale del teatro è mostrare sulla scena la storia delle azioni dei protagonisti. Con Shakespeare abbiamo un rovesciamento dei canoni del genere che sfrutta le risorse drammatiche dell’azione sostituendole con un valore drammatico contrario l’inazione. L’Amleto è ricco di narrazioni di avvenimenti, l’azione scenica è tutta costruita sulle parole. Ma accanto al dramma esteriore se ne sviluppa un altro nel profondo, nell’intimo, che scorre nel silenzio perché non c’è niente che possa esprimere ciò che è dentro di lui. Ecco il paradosso incontrato da Shakespeare, recitare ciò che supera la possibilità di rappresentazione: il dolore psichico. La tragedia viene a dividersi così in due parti, una è la tragedia stessa words, words, words, il suo racconto, l’altra è the rest, il silenzio, quanto nel dramma non viene raccontato, ciò che viene occultato da Amleto. Dal silenzio cercheremo di portare alla luce il suo segreto, al linguaggio teatrale verrà accordato il primato in quanto è l’unico a poterci dire ciò che non si può mostrare. L’inazione del principe non è più concepita come manifestazione di una debolezza psicologica ma verrà a trovarsi strettamente legata alla scoperta del complesso edipico la cui presenza ci è rivelata unicamente come avviene in una nevrosi dagli effetti inibitori. Questo è l’argomento che verrà affrontato nel secondo capitolo che si baserà sulla vasta esperienza delle ricerche psicoanalitiche condotte da Freud, infatti secondo quest’ultimo l’Amleto non è altro che la rappresentazione di una variante del complesso di Edipo. Nel capitolo finale, si proporrà una lettura psicoanalitica della rappresentazione. La tragedia diventa una struttura simbolica da scoprire, il suo grande successo è quello di contenere lo spazio psichico nei limiti della scena. Il teatro diventa matrice simbolica che riflette la nostra stessa mente. Amleto non è un uomo, ma un personaggio tragico, frutto di una fantasia. Lo scopo degli esseri di fantasia è di farci credere alla loro esistenza, al teatro più ancora che altrove, poiché la loro rappresentazione si incarna negli attori. Se non fosse così non solleverebbero in noi tante emozioni, tanti pensieri, tante speranze di percepire attraverso loro il nostro mistero.


AMLETO E SHAKESPEARE
1.1 La creazione poetica
In ogni creazione poetica deve esserci sempre una corrispondenza, mascherata o metaforica, tra i sentimenti che un poeta descrive e quelli che ha provato di persona in qualche forma, altrimenti l’atto della creazione sarebbe del tutto incomprensibile. Ad immaginare Amleto, dettargli un comportamento, dotarlo di pensieri ed emozioni è stato un genio di grande creatività. Tutti questi elementi che caratterizzano questo eroe tragico esistevano in qualche modo in Shakespeare, nelle più intime profondità della sua psiche. Molti critici hanno formulato l’ipotesi che Shakespeare abbia descritto in Amleto il nocciolo fondamentale del proprio io.

Scrive Boas: “Shakespeare dà l’impressione d’aver scelto un tema che gli consentisse di esprimere i pensieri che gli urgevano dentro”. Si potrebbe affermare che solo da un irresistibile impulso soggettivo poteva venir fuori l’Amleto. Anche Heine comprese l’intima connessione fra la sofferenza psichica e il bisogno di sfogo attraverso la creazione poetica. Abbiamo validi motivi per credere che nella sua personalità si sia verificato un mutamento assai significativo dopo il 1600. Come diceva Dover Wilson: “La svolta decisiva dello stato d’animo shakespiriano va collocata nell’anno 1601 o giù di lì”. “Per tutto il grande periodo tragico, il tono predominante verso tutto ciò che riguarda il sesso è di assoluto disgusto e ripugnanza”. Un grande mutamento nella personalità non può che derivare da una profonda esperienza emotiva.

1.2 Data e trasmissione del testo
In certe annotazioni scritte intorno al 1600-01 nei margini della sua copia delle opere di Chaucer, uno dei più brillanti docenti dell’Università di Cambridge, Gabriel Harvey, commentava i gusti dei suoi contemporanei per la poesia moderna. Oltre a menzionare Shakespeare negli “our flourishing metricians”, egli osservava: “The younger sort takes much delight in Shakespeares Venus & Adonis: but his Lucrece e his tragedie of Hamlet Prince of Denmarke have, it in them to please the wiser sort”. Si cita questo giudizio non solo e non tanto perché fu pronunciato prima ancora che la tragedia shakesperiana di Amleto venisse pubblicata, ma perché dimostra che essa era apprezzata nell’ambiente universitario elisabettiano non alla stregua di altre opere drammatiche, ma come opera letteraria al pari di quelle di Sir Philip Sidney ed Edmund Spenser. I termini di composizione e rappresentazione sono dunque ristretti fra il tardo 1598 e gli inizi del 1601, infatti la compagnia lo fece iscrivere il 26 luglio 1602 nello Stationer’s Register dal suo uomo di fiducia, il tipografo James Roberts, come “A book called “The Revenge of Hamlet prince of Denmarke” as it was latelie acted by the Lord Chamberleyne”. Si trattava di una registrazione cautelativa, come quelle fatte dal Roberts negli anni precedenti per Il mercante di VeneziaEnrico VMolto rumore per nulla e Come vi piace, per assicurarsi che altri non pubblicassero versioni non autorizzate del dramma. Ma la precauzione a nulla valse: nella seconda metà del 1603 gli editori Nicholas Ling e John Trundell fecero stampare dal tipografo Valentie Simmes la famigerata edizione in quarto pubblicata senza permesso . Il frontespizio ricorda la circostanza che il dramma era stato recitato già più volte “by his Highness seruants” e cioè dalla compagnia dei King’s Men, cui apparteneva Shakespeare, sia nella “Cittie of London” che nelle Università di Oxford e Cambridge, e altrove.
La reazione a questa pubblicazione abusiva si ebbe a poco più di un anno di distanza, probabilmente in seguito ad un accordo fra la compagnia e l’editore Ling. All’inizio del 1605 il Ling pubblicava a cura del Roberts la versione ufficiale che non menzionava più il nome della compagnia e dei luoghi ove il dramma era stato rappresentato, ma specifica invece: “newly imprinted and enlarged to almost as much againe as it was according to the true and perfect Coppie”. L’affermazione è sostanzialmente corretta: la stampa riproduce un testo, si parla appunto di “copy”, cioè testo scritto, non “book”, cioè copione teatrale, ampio e nel complesso accurato, quello che Shakespeare aveva scritto per la lettura più che per la rappresentazione nei teatri pubblici forse con l’aggiunta dell’episodio della cattura di Amleto da parte dei pirati, che alluderebbe alla stampa picaresca del 1603 del testo della tragedia. Questo testo venne ristampato tre volte dopo che, alla morte del Ling, il copyright delle opere drammatiche da lui pubblicate fu trasferito, nel 1607 a John Smethwick.
La prima delle ristampe apparve nel 1611, la seconda  non indica alcuna data, mentre la terza è molto più tarda 1637. In un recente e interessantissimo studio comparato dei due testi e, Dover Wilson arriva alle seguenti conclusioni. Il primo in quarto pubblicato alla macchia, e il secondo, sicuramente shakespiriano, derivavano della stessa fonte, il copione d’un attore in uso nel teatro dal 1593 in poi. Wilson attribuisce a prima del 1588 la composizione del dramma di Kyd e ritiene che Shakespeare l’abbia in parte emendato intorno al 1591-2; questa revisione era sostanzialmente limitata alle scene dello Spettro. Perciò l’Amleto elisabettiano che figurava nel repertorio dei Lord Chamberlain Players nell’ultimo decennio del 1600 sarebbe una combinazione dell’opera di Kyd e di Shakespeare, probabilmente rimaneggiato da questi e persino da altri drammaturghi di quando in quando.
È evidente, comunque, che Shakespeare si oppose all’edizione abusiva del 1603 pubblicando quella che praticamente era una tragedia scritta in modo diverso, e le date concorrono a confermare l’ipotesi di Freud che ciò avvenne mentre egli era ancora scosso per la morte del padre, avvenimento che di solito rappresenta la svolta decisiva nella vita psichica d’un uomo. Fra gli altri dettagli su cui ci si è basati per datare la tragedia vi sono: “the late innovation”(II,2,v.331) che si pensa alluda alla congiura di Essex alla regina Elisabetta (6 febbraio 1601), quando, la proclamazione avvenne in forma che ricorda molto la ribellione di Laerte nella tragedia; l’allusione all’espressione “eyrie of children” (II,2,vv.337-338) si riferisce alla guerra dei teatri 6, che farebbe risalire all’estate del 1601 la primissima data della tragedia; e “we go to gain a little patch of ground that hath in it no profit but the name” (IV,4,vv.19-20), che si è pensato alluda all’assedio di Ostenda, il quale ebbe inizio verso la fine del giugno 1601.

Riesaminando le varie discussioni, si è indotti a concludere che i critici più competenti concorderebbero con Dover Wilson nell’attribuire la data dell’Amleto all’estate o all’autunno del 1601. Tutto ciò che abbiamo sono due dati e una supposizione, e purtroppo è in quest’ultima che probabilmente è racchiuso il segreto che cerchiamo di scoprire. Il dato più certo è che il conte di Essex fu giustiziato il 25 febbraio 1601, cioè prima della stesura dell’Amleto. Nella rivolta di Essex era implicato il conte di Southampton, primo protettore di Shakespeare. Essex era un uomo affascinante, un tempo favorito dalla regina Elisabetta II e forse suo amante, la più in vista ai suoi tempi, e Dover Wilson ha prodotto ampie testimonianze che dimostrano come Shakespeare dovesse averlo ben in mente quando descriveva l’impulsivo, instabile carattere d’Amleto, con la sua tendenza a procrastinare e ad autodistruggersi. Polonio, si pensa sia la caricatura di Burleigh, l’uomo che sconfisse Essex, e Claudio quella del conte di Leicester, che si credeva avesse assassinato il precedente conte di Essex dopo aver commesso adulterio con la moglie. L’altro dato è che il padre di Shakespeare morì nel settembre del 1601, purtroppo ignoriamo la causa e le circostanze della sua morte. Già molti anni fa Henderson mise in evidenza questa concomitanza e sostenne ch’essa ebbe un peso importante nella stesura dell’Amleto; egli sottolinea il senso di morte che pervade tutta l’opera e osserva che Shakespeare in quel periodo si volse dalla commedia alla tragedia. Freud le attribuì grande importanza, osservando che per molti uomini la morte del padre è forse l’avvenimento fondamentale della loro vita; il momento in cui un uomo succede a suo padre, cioè ne prende il posto, può far rivivere i desideri proibiti della sua infanzia.
Arriviamo da ultimo alla supposizione: essa può rivelarsi meno ipotetica di quando sembri, anche se dobbiamo basarci più su prove interne che esterne; le prove indiziarie, com’è ben noto, sono più spesso attendibili di quelle dirette. Ora, è vero che i due dati appena citati, la morte del padre e dell’evidente sostituto del padre, danno credito in parte a questa interpretazione, ma non troviamo assolutamente in essi alcuna spiegazione della misoginia e del disgusto quasi fisico per il sesso che risultano così evidenti nell’Amleto. Come non farli dipendere da un senso di amara delusione verso il sesso opposto?

Dovremmo quindi presumere l’esistenza d’una irresistibile passione che si concluse con un tradimento in circostanze tali da suscitare impulsi omicidi verso la coppia infedele ma senza ch’ essi potessero essere ammessi alla coscienza. Orbene, come si sa, lo stesso Shakespeare nei suoi Sonetti scritti in varie epoche fra il 1598 e il 1601 descrive in maniera lampante un’esperienza appunto di questo genere, e data l’intensità delle descrizioni la maggior parte dei critici l’hanno considerata un’esperienza personale. Ricordiamo il tema dei Sonetti: l’autore presenta imprudentemente un suo caro amico, nobile, giovane e bello alla sua donna, di cui era follemente innamorato.


Le esitazioni della Nemesi di Guy Boquet

Amleto è innanzi tutto la tragedia della riconciliazione cosmica, voluta dal fantasma di un re. Ma, come nella ricerca del Graal, il personaggio del figlio vendicatore del padre assassinato moltiplica le sue trasformazioni. L’assassinio accidentale di Polonio scatena una ironica tragedia di sangue che conduce Ofelia alla follia e Laerte, uomo d’azione impulsivo come Gauvain, vendica in modo semplicistico il padre buffone. E’ solo uno degli elementi della storia di Amleto, irretito nel caos della propria coscienza, tra un fantasma che richiede sangue come fonte di pace per la propria anima e i dubbi etici e metafisici di un pensiero intellettuale affascinato da ciò che condanna…

Dopo che il vecchio Amleto ha ucciso il vecchio Fortebraccio, “c’è del putrido in Danimarca”, come a Londra dopo il complotto di Essex contro Elisabetta. Da quando Claudio ha ucciso il fratello con la complicità lubrica della regina Gertrude, c’è sempre qualcuno nascosto dietro i tendaggi di Elsinore; i cortigiani, ridotti allo stato di agenti del potere, non possono sopravvivere che con l’autocensura o la maschera della follia…..Roso dalla paura, ogni uomo è alla mercè degli altri; il consigliere sciocco fa spiare il proprio figlio e fa da spia al re per sorvegliare la regina. Perché ha fatto da esca per attirare Amleto nella trappola, perchè si è fatta complice d’un potere usurpato e criminale, Ofelia viene immolata alla nausea del sesso che assilla Anleto dopo la rivelazione del delitto materno… Il mondo della corruzione apre le porte alla morte in una società distorta in cui l’amicizia di Orazio, umanista come Amleto, non basta a controbilanciare il servilismo di insulsi cortigiani. L’assassinio del padre viene rappresentato di nuovo come uno psicodramma dagli attori assoldati da Amleto; distrutta dalla tensione tra il ruolo di informatrice che le fanno sostenere e la donna innamorata che vorrebbe rimanere, spezzata dalla perdita dell’amore e del padre, Ofelia è ossessionata dalla morte nei ritornelli della sua follia prima d’annegare sotto i salici…
La morte è ovunque, fine naturale della vita per i becchini indifferenti, interrogativo di Amleto davanti al cranio del povero Yorick, buffone della sua infanzia. Assassinio chiama assassinio: Claudio deve uccidere il nipote per conservare il trono, Amleto devo uccidere lo zio per vendicare il padre.
Paralizzato dal concentrarsi del suo spirito sulla degenerazione alienante d’una societò avviata alla morte attraverso il caos, intellettuale senza più meta, egli non vede più nulla di certo nella vita e nella morte. Moralista cosciente in un mondo incosciente, con disgusto avverte sorgere in sè gli impulsi che condanna negli altri, è attratto dall’azione malgrado il timore di non poterne chiarire i moventi, nè controllare le conseguenze, nè sa più se la nausea del male è motivo sufficiente per agire; la rinuncia ad uccidere Claudio mentre è in preghiera, per spedirlo più sicuramente all’inferno sorprendendolo in stato di peccato, non è solo ricerca di una vendetta migliore, è anche esitazione d’un intellettuale che teme di distruggere con un assassinio l’autenticità del suo rifiuto del male….
La scoperta della perfidia con cui Claudio lo mandava a morte in Inghilterra e la disperazione che nasce dalla morte di Ofelia, di cui si sente responsabile, spezzano le ultime resistenze che trattenevano Amleto dall’agire da principe: bisogna purificare l’ordine sociale con la morte dell’usurpatore, bisogna che la verità venga a galla perché il reciproco perdono dei morenti lascia il campo alla venuta di Fortebraccio, la cui verginità politica lo rende degno delle nozze con la società.


RIASSUNTO

ATTO PRIMO, scena 1
Al castello di Elsinore in Danimarca, le sentinelle Bernardo e Marcello hanno invitato Orazio a raggiungerli per parlargli dello spettro che è loro apparso le notti precedenti. Per le due sentinelle si tratta di un cattivo presagio che indica forse l’invasione imminente delle truppe di Fortebraccio, principe di Norvegia. Orazio rifiuta di credere loro fino a quando vede apparire lo spettro che egli identifica come il re Amleto, recentemente deceduto. Lo spettro non dice nulla e scompare quasi immediatamente. Riappare poco dopo e sembra sul punto di parlare quando il canto del gallo, che annuncia l’alba, lo costringe a scomparire. Orazio decide allora di informare Amleto dell’accaduto.

ATTO PRIMO, scena 2
In una delle sale del castello, Claudio re di Danimarca fratello del re defunto e dunque zio di Amleto, parla della sua ascesa al trono, in seguito alla morte del padre di Amleto, del suo matrimonio con Gertrude, la regina vedova, ed annuncia di avere scritto al vecchio re di Norvegia per chiedergli di porre fine alle ambizioni di suo nipote Fortebraccio che vuole riconquistare le terre perse da suo padre. Si rivolge in seguito a Laerte, figlio del suo consigliere Polonio, e gli dà il permesso di tornare a Parigi. Si gira allora verso Amleto e lo interroga sulle ragioni della sua malinconia. Gli consiglia di porre fine alla sua tristezza, che giudica irragionevole, e gli chiede di non riprendere gli studi all’università di Wittenberg. La regina unisce le sue preghiere a quelle del re ed Amleto promette di fare tutto il possibile per obbedirle. Dopo la partenza del re e della sua corte, Amleto, lasciato solo, esterna tutta la sua tristezza e la sua indignazione per il nuovo matrimonio della madre, che ha avuto luogo appena un mese dopo la morte di suo padre. Arrivano Orazio, Marcello e Bernardo. Orazio rivela a Amleto la comparsa dello spettro ed il principe decide di montare la guardia con loro la sera stessa e parlare allo spettro. Per la prima volta Amleto si interroga sulle circostanze reali della morte del padre e sospetta il tradimento e l’inganno.

ATTO PRIMO, scena 3
Laerte si prepara a partire per la Francia. Mette in guardia sua sorella Ofelia contro le dichiarazioni d’amore di Amleto. Anche se i sentimenti di Amleto possono essere autentici, quest’ultimo resta un principe e dunque non libero di sposare chi vuole. Arriva Polonio, che si prodiga in consigli a Laerte, quindi chiede a Ofelia di evitare Amleto. Ofelia promette di obbedirgli.

ATTO PRIMO, scena 4
Amleto, Orazio e Marcello attendono, sugli spalti del castello, la comparsa dello spettro. Sentendo gli echi dei festeggiamenti dati dal nuovo re al castello di Elsinore, Amleto commenta la reputazione di ubriaconi acquisita dai Danesi: un’inclinazione naturale in un popolo o in un individuo può spesso «guastare la sostanza più nobile». Lo spettro appare ed Amleto lo scongiura di parlare. Lo spettro gli fa segno di seguirlo ed Amleto accetta, disattendendo i consigli dei suoi compagni.

ATTO PRIMO, scena 5
Lo spettro dichiara di essere lo spirito di suo padre ritornato sulla terra per ingiungergli di vendicarlo. Confessa ad Amleto di essere stato assassinato da suo zio Claudio, che, approfittando del sonno, gli ha versato un veleno mortale negli orecchi. Dopo avere compiuto il suo misfatto, Claudio ha fatto credere a tutti che il vecchio re fosse stato punto da un serpente. Amleto padre, ucciso così senza potersi pentire dei propri peccati, ormai è condannato ad errare nei gironi del Purgatorio. Chiede pertanto ad Amleto di punire il fratello assassino ed incestuoso ma di non fare male alla madre che sarà, sempre e comunque, in preda ai rimorsi della coscienza. Lo spettro scompare. Arrivano Orazio e Marcello. Amleto finge indifferenza e per tre volte fa loro giurare di nulla rivelare dell’apparizione di questa notte. Ad ogni volta, lo spettro, ormai invisibile, grida «Giurate!» Giurano infine di nulla rivelare e di non lasciare nulla intendere anche se la condotta di Amleto sembra loro strana e singolare.

ATTO SECONDO, scena 1
Polonio sospetta che il figlio Laerte conduca una vita poco virtuosa e invia a Parigi un emissario, Reynaldo, per spiarlo. Sopraggiunge Ofelia che appare sconvolta per la condotta di Amleto. Quest’ultimo, che gli è apparso male in arnese, pallido e tremante, si è accontentato di tenerla a lungo in punta di mano e di osservarla lungamente, senza nulla dire. Polonio pensa che il comportamento di Amleto sia dovuto alla freddezza mostrata, su suo ordine, da Ofelia e decide di parlarne al re.

ATTO SECONDO, scena 2
Claudio chiede a Rosencrantz e Guildenstern, amici d’infanzia di Amleto, di sondare il principe per conoscere le cause della sua singolare “trasformazione”. Entra Polonio che annuncia al re l’arrivo degli ambasciatori di ritorno della Norvegia. Il re della Norvegia ha convinto Fortebraccio di invadere la Polonia piuttosto che la Danimarca. Dichiara allora di avere scoperto la causa della pazzia di Amleto: il suo amore impossibile per Ofelia che ha respinto le sue avances. Per il re e la regina, queste spiegazioni non sono affatto convincenti. La regina pensa che sia stato il proprio affrettato matrimonio ad aver fatto perdere la ragione a suo figlio. Arriva Amleto, che finge la pazzia, cosa che gli permette di prendersi gioco delle osservazioni e delle insinuazioni di Polonio. Polonio esce, dopo avere accolto Rosencrantz e Guildenstern. Amleto scopre presto che sono stati inviati dal re per interrogarlo e volge la conversazione sull’arrivo di una compagnia di attori, sul teatro e sui principali ruoli che sono sempre più spesso affidati a bambini ed adolescenti. Amleto accoglie gli attori, introdotti da Polonio. Essi gli recitano qualche verso sulla morte del re Priamo di Troia e del lutto portato dalla moglie Ecuba. Polonio porta via gli attori, eccetto l’attore principale al quale Amleto chiede di rappresentare “L’omicidio Gonzaga” davanti alla corte e di inserire qualche verso scritto di suo pugno. Lasciato solo, Amleto si meraviglia del potere di evocazione del teatro e si tormenta sulla propria inerzia. Ha deciso di fare rappresentare l’assassinio di suo padre davanti allo zio e di osservarne le reazioni, al fine di smascherarlo e vendicare il padre.

ATTO TERZO, scena 1  

Per comprendere la ragione della triste follia di Amleto, il re e la regina decidono di metterlo a confronto con Ofelia. Polonio invita Ofelia a fare finta di essere sola mentre il re ed egli stesso aspettano, nascosti dietro una tenda. Entra Amleto, che pronuncia il monologo famoso «Essere o non essere» fino al momento in cui scorge Ofelia. Amleto nega il suo amore per lei e le consiglia di non sposarsi ma di entrare in convento. Claudio che è ora convinto che la pazzia del nipote non sia dovuta ad un dispiacere d’amore, inizia a vedere in Amleto un pericolo per la corona. Decide di sbarazzarsi di lui e lo invia in Inghilterra. Polonio suggerisce di tentare un’ultima volta di scoprire le ragioni della condotta di Amleto mettendolo a confronto con la madre, Gertrude.

ATTO TERZO, scena 2
Dopo avere dato le sue istruzioni agli attori, Amleto incarica Orazio di spiare le reazioni del re durante la rappresentazione. Il re, la regina e la loro corte vengono ad assistere alla rappresentazione. Amleto, la testa sulle ginocchia di Ofelia, si prepara a commentarle la pièce che è preceduta di un riassunto mimato dell’azione, seguito da alcune parole indirizzate al pubblico da un personaggio chiamato “Prologo”. La pièce propriamente detta comincia. Mette l’accento sui temi del tradimento, dell’omicidio e dell’ incesto. Nel momento in cui Luciano versa del veleno nell’orecchio del re, Claudio si alza e lascia la sala, benché Amleto gli abbia garantito che si trattava di una pièce incentrata sull’omicidio del duca Gonzaga a Vienna. Ma Amleto in realtà è sicuro di avere ottenuto così la conferma dell’omicidio del padre. Il re invia Rosencrantz e Guildenstern, quindi Polonio, a comunicare ad Amleto il desiderio della madre di avere un incontro con lui. Amleto dichiara la sua intenzione di vendicarsi della morte del padre ma decide di procedere verso la madre solo con atti verbali.

ATTO TERZO, scena 3
Claudio incarica Rosencrantz e Guildenstern di accompagnare Amleto in Inghilterra. Polonio s’appresta a spiare Amleto durante il colloquio con la regina. Rimasto solo, il re prova rimorsi. Si inginocchia per pregare ed ottenere il perdono dei suoi peccati. Entra Amleto. Potrebbe facilmente uccidere il re ma decide di risparmiarlo perché uccidere lo zio in preghiera avrebbe per risultato di fargli guadagnare il paradiso.

ATTO TERZO, scena 4
Polonio, nascosto dietro una tenda, assiste all’incontro di Amleto con la madre. Il comportamento brutale di Amleto spaventa la regina che chiama aiuto. Polonio si muove e denuncia la sua presenza. Amleto lo uccide, credendo che sia il re. Rimprovera alla madre la sua condotta indegna e la sua mancanza di virtù. Lo spettro del re defunto appare allora e chiede ad Amleto di vendicarsi di Claudio ma di non aggiungere alle tante sofferenze anche quelle della madre. Amleto chiede alla madre di non andare più a letto con Claudio. Quindi, cambia parere e le consiglia di accogliere il re e di raccontargli quanto appena successo. Abbandona la scena trascinandosi dietro il cadavere di Polonio.

ATTO QUARTO, scena 1
Gertrude ha ormai la certezza che suo figlio è in preda alla pazzia. Mette il re a corrente della morte di Polonio. Claudio si rende conto che era lui stesso il vero obiettivo di Amleto e incarica Rosencrantz e Guildenstern di partire immediatamente per l’Inghilterra.

ATTO QUARTO, scena 2
Rosencrantz e Guildenstern tentano di scoprire il luogo in cui Amleto ha nascosto il cadavere di Polonio. Amleto li canzona e rifiuta di rispondere loro. Accetta tuttavia di incontrare il re.

ATTO QUARTO, scena 3
Amleto rifiuta di rispondere alle domande del re ma sembra contento di partire in esilio. Lasciato solo, Claudio rivela che ha ordinato che Amleto sia assassinato subito dopo il suo arrivo in Inghilterra.

ATTO QUARTO, scena 4
Prima di partire per l’Inghilterra, Amleto incontra Fortebraccio che attraversa la Danimarca per andare a conquistare alcune sterili terre in Polonia. Pensando alla semplicità della posta in gioco – vendicare la morte di suo padre e l’onore di sua madre -, Amleto si rimprovera della propria inerzia.

ATTO QUARTO, scena 5
Ofelia appare, resa folle dal dolore per la morte del padre e il rifiuto di Amleto. La regina tenta di condurla alla ragione ma Ofelia non risponde e si limita a cantare delle tristi canzoni d’amore. Arriva Laerte, di ritorno dalla Francia, ed esige che gli dicano la verità sulla morte del padre come anche le ragioni per le quali non gli abbiano tributato i funerali di stato. Al momento in cui il re si prepara ad offrirgli spiegazioni, Ofelia entra in scena. Rendendosi conto di ciò che è successo alla sorella, Laerte si promette di punire i responsabili della morte di suo padre.

ATTO QUARTO, scena 6
Orazio riceve una lettera di Amleto. Amleto vi scrive che la sua nave è stata attaccata dai pirati e che questi lo hanno risparmiato dopo avere ottenuto l’impegno di farli ricevere dal re della Danimarca. Amleto informa Orazio che Rosencrantz e Guildenstern sono sempre in viaggio per l’Inghilterra.

ATTO QUARTO, scena 7
Claudio imputa ad Amleto la responsabilità della morte di Polonio e della pazzia di Ofelia. Confida a Laerte le ragioni che lo hanno spinto a risparmiare il nipote: oltre all’affetto che gli porta sua madre Amleto ha infatti il sostegno di tutto il popolo. Un messaggero entra ed annuncia loro il ritorno di Amleto. Il re pensa ad un inganno e suggerisce a Laerte di indurre il nipote in duello. Laerte accetta la proposta del re e gli comunica il proposito di cospargere la punta della propria spada di un veleno mortale. Anche il re pensa di offrire una coppa avvelenata ad Amleto durante il duello. Entra la regina ed annuncia la morte di Ofelia, che si è suicidata annegandosi.

ATTO QUINTO, scena 1
Amleto ed Orazio incontrano due becchini in procinto di scavare la tomba di Ofelia. Amleto parla loro e si interroga sul senso della vita e della morte. Esaminando i crani dissotterrati dai becchini, si commuove di trovare quello di Yorick, il buffone che lo ha tanto divertito da piccolo. Arriva il corteo funebre. Laerte maledice colui che considera l’assassino della sorella e salta nella fossa. Amleto lo raggiunge e iniziano a battersi. Li separano. Prima di partire, Amleto grida il suo amore per Ofelia.

ATTO QUINTO, scena 2
Amleto racconta ad Orazio come ha fatto a sostituire la lettera del re che chiedeva alle autorità inglesi la sua esecuzione con quella in cui si chiedeva invece di giustiziare Rosencrantz e Guildenstern, i latori del messaggio. In seguito, tenta di riconciliarsi con Laerte e gli porge le sue scuse per il dolore arrecatogli. Arriva Osric, un cortigiano, per assicurarsi della partecipazione di Amleto al duello. Amleto accetta la sfida. Laerte sembrerebbe accettare l’amicizia di Amleto tuttavia insiste per battersi in duello. Il duello comincia. Dopo i primi scambi, il re offre la coppa avvelenata ad Amleto, che la mette da parte. Amleto vince il primo assalto e la regina beve alla sua salute, bevendo dalla coppa avvelenata. Nella confusione che se ne segue, Amleto e Laerte si scambiano le armi e fatalmente ne restano entrambi avvelenati. La regina muore e Laerte rivela il suo stratagemma e quello del re. Amleto si getta allora sul re e lo trafigge con la punta della spada avvelenata quindi lo costringe a bere dalla coppa avvelenata. Laerte muore dopo essersi riconciliato con Amleto. Orazio vorrebbe anch’egli bere dalla coppa avvelenata ma Amleto lo dissuade e lo incarica di tramandare la sua tragedia. In quel mentre entra Fortebraccio di ritorno dalla Polonia ed Amleto esprime pubblicamente il desiderio che il principe della Norvegia regni sulla Danimarca. Amleto muore a sua volta. Gli ambasciatori entrano ed annunciano l’esecuzione di Rosencrantz e Guildenstern. Fortebraccio ordina che le onoranze funebri siano rese ad Amleto.


Amleto

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali