Aggiornato al 03 febbraio 2014

Personaggi

Riassunto

Note di Regia

Atto Primo

Atto Secondo

Atto Terzo

Atto Quarto

Atto Quinto

Introduzione

 

Antonio e Cleopatra è la storia di una coppia di amanti,una grande tragedia d’amore, un grande dramma politico, l’incontro di due culture, di due mondi . E’ l’incontro della potenza con la bellezza, il culto dell’arma con quello del piacere. E’ l’occasione per riflettere sul potere, sulle persone che lo gestiscono, esseri umani come noi…. Ma Antonio e Cleopatra è soprattutto una guerra interiore tra passione e ragione.

 

 

L’azione che è quella dell’amore fatale e anche quella della lotta tra i Triunviri dopo la morte di Cesare e della nascita dell’impero, percorre le città , le terre e i mari di tre continenti, Europa, Asia, Africa.

 

Cleopatra non è solo lo splendido personaggio che sappiamo, ma è anche il simbolo centrale della tragedia, il cui significato più profondo é l’incessante aspirazione umana ad una compiutezza ed a un assoluto che sono sempre irraggiungibili.

Solo nella morte infatti la “coppia senza pari” potrà veramente riunirsi e l’essenza incarnata da Cleopatra potrà forse essere posseduta e conosciuta.

 

Ogni periodo storico, ogni epoca ha norme, convenzioni, insensibilità di vario tipo; quello che ci colpisce e ci affascina è che i testi Shakespeariani hanno saputo rivendicare comunque la loro grandezza, davanti ad ogni periodo storico, intellettuale, culturale.

 

Antonio e Cleopatra è la storia di una coppia di amanti. Antonio e Cleopatra è un contenitore di immagini straordinarie e ricche di fascino; è l’incontro di due culture, di due mondi .

 

E’ l’incontro della potenza con la bellezza, il culto dell’arma con quello del piacere. Antonio e Cleopatra è un’occasione per riflettere sul potere, sulle persone che lo gestiscono, esseri umani come noi, mossi dagli stessi impulsi, abbruttiti dalle stesse debolezze.
E se l’egoismo di un uomo si ripercuote su quelli che lo circondano, quello di un re si abbatte su tutto il suo popolo.

 

Un popolo che in questa storia è totalmente assente, mai preso in considerazione quando bisogna decidere del destino del mondo e dell’umanità. Ma Antonio e Cleopatra è soprattutto una guerra interiore tra passione e ragione ed è di questa guerra sanguinosa e devastante che intendiamo parlare.

 

La nuova forma tragica elaborata da Shakespeare nell’Amleto e poi elaborata in Otello, Macbeth e Re Lear, una forma tale da rappresentare il grande processo di trasformazione del mondo, che è poi il passaggio dal Medioevo all’età moderna; una forma mai chiusa, mai risolta, ambigua e problematica, trova nell’Antonio e Cleopatra, presumibilmente del 1608 , la sua espressione più ricca.

La mescolanza di comico e tragico, la illimitata libertà spaziale e temporale appresa dal teatro medioevale, le trasgressioni sceniche e linguistiche sono tutti elementi che raggiungono in quest’opera della piena maturità del drammaturgo il loro vero e proprio apogeo.


La fonte e cioè le Vite di Plutarco viene piegata, secondo l’uso costante di Shakespeare, alle esigenze espressive; le ventiquattro oredel dramma classico diventano anni e gli anni della fonte, della storia, possono diventare giorni e minuti.

 

L’azione che è quella dell’amore fatale di Antonio e Cleopatra, ma anche quella della lotta tra i Triunviri dopo la morte di Cesare e della nascita dell’impero percorre le città , le terre e i mari di tre continenti: Europa, Asia, Africa; il comico si mescola continuamente al tragico e viceversa: l’unica regola del dramma sembra essere la mancanza di regole, ma non gratuita bensì intesa a dar corpo scenico alla natura sempre mutevole e inafferrabile del reale.

 

Siamo di fronte quindi ad un’opera dai mille tempi e spazi, dai mille volti, dalle mille ambiguità e prospettive e Cleopatra non è solo lo splendido variegato prismatico personaggio che sappiamo, ma è anche il simbolo centrale della tragedia, il cui significato più profondo é l’incessante aspirazione umana ad una compiutezza ed a un assoluto che sono sempre irraggiungibili.

Solo nella morte infatti la “coppia senza pari” potrà veramente riunirsi e l’essenza incarnata da Cleopatra potrà forse essere posseduta e conosciuta.

 

Solo nella morte la frammentazione del reale potrà forse ricomporsi in unità, in un’immagine di armonia: l’uso che si è indicato del tempo e dello spazio; il linguaggio; Cleopatra anch’essa mutevole e inafferrabile e varia come l’acqua; Antonio che la passione amorosa spoglia di ogni antico tratto eroico; Enobarbo, soldato e poeta, personaggio che non resiste all’incalzare della tragedia e muore; i romani tutti privi di un’ideologia che ne giustifichi e ne sostenga l’azione, l’impossibilità dello stesso Shakespeare di esprimere un giudizio morale e politico, tutto ci riporta a una visione di frammenti.

 

Shakespeare ci dice che come l’assoluto è irraggiungibile, anche la visione finale dell’artista non può essere tutta detta , scritta, messa in scena. La verità ultima resta segreta. Antonio e Cleopatra è unagrande tragedia d’amore,un grande dramma politico ma è anche un memorabile discorso sull’arte e sull’esperienza artistica.

 

Con le grandi tragedie e con l’Antonio e Cleopatra Shakespeare non solo crea alcune delle supreme immagini del teatro ma attua una rivoluzione concettuale che soltanto il Novecento avrebbe saputo comprendere e recepire.

La forma teatrale che Shakespeare inventa per il mondo moderno non pretende né di “imitarla” né di comporne l’irresolubile dissidio in un ordine formale che rifletta un ordine del cosmo e della società: si sforza invece di seguirne, come appunto nell’Antonio e Cleopatra, il movimento, il drammatico ritmo, l’inesausta contraddizione, la frammentarietà.

Il teatro rimane spettacolo, rappresentazione, divertimento, rito, ma si fa soprattutto esperienza attraverso cui conoscere. Antonio e Cleopatra più di altri testi ha vissuto del confronto, del raffronto con gli anni in cui veniva messo in scena, con le peripezie che ruotano attorno al potere, con le caratteristiche sociali e politiche dell’epoca in cui è stato messo in scena; moltissimi allestimenti teatrali, ma anche cinematografici, hanno trovato giusto adattare il testo e renderlo contemporaneo all’epoca dell’allestimento; altri hanno seguito strade diverse, sperimentali o meno, storicizzanti o meno, tutti comunque hanno affrontato, con Antonio e Cleopatra, il problema di “scegliere” una “via”, una “chiave di lettura” e di messinscena.
 


da Amore e Psiche


Rispetto ad altri grandi eroi ed eroine d`amore, Antonio e Cleopatra non sono vittime del caso, come Giulietta e Romeo, o di forze che li trascendono, come Troilo e Cressida, bensì dei loro stessi caratteri. I due amanti costruiscono essi stessi la storia, ma sono così diversi per passato, cultura e temperamento che l`uno può ottenere il meglio dell`altro solo a costo di distruggerlo, e il loro stesso amore finirà per provocare la morte di entrambi.

 

Antonio e Cleopatra, riproposta qui in edizione aggiornata, è la tragedia shakespeariana dotata di più ampio respiro, che esalta al massimo la grandiosità e fastosità lessicale di Shakespeare e risuona in ogni scena di un`inedita gamma di toni e di colori.

La Cleopatra creata da Shakespeare è una creatura irresistibile, mezza zingara e mezza sovrana, innamorata e egoista, generosa e subdola: in definitiva, una donna per cui e quasi logico sacrificare ogni cosa.
Ma fu vero amore quello espresso dalla coppia più celebre dell`antichità? O meglio: è corretto pensare, come già fecero illustri storici antichi e moderni, che l`interramento dei due amati sia confluito in una tomba da condividere, in un comune mausoleo, suggello di indistruttibile unione in vita?

 

In effetti la relazione matrimoniale tra Cleopatra e Antonio era percepita dai biografi coevi o appena successivi come esempio di indissolubile fedeltà, cementata oltremodo dalla lascivia e dalla dissolutezza, collante raffinato e in quanto tale capace di mantenere unite anche le coppie maggiormente esposte al rischio di tradimenti.

Comunque per i biografi, chiamati a commentare a caldo il ritrovamento di Hawass, non sussisterebbero dubbi: l`amore, come somma di sentimento e passione, che portò i due protagonisti a progettare e a portare fino alle estreme, tragiche conseguenze un iter politico comune; e che li condusse, immortali nella sconfitta, a condividere un analogo destino di morte con decessi in rapida successione ed entrambi connotati da un`uscita di scena drammatica e al tempo stesso plateale; questo amore - è lecito pensare - fu a tal punto pregnante e avvolgente in ogni momento del suo decorso, che suggeriva e quasi imponeva la condivisione eterna di un unico mausoleo.

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

personaggi

 

ANTONIO, triumviro.
CESARE OTTAVIANO, triumviro.
LEPIDO, triumviro.


SESTO POMPEO, amico di Antonio.
DOMIZIO ENOBARBO, amico di Antonio.
VENTIDIO, amico di Antonio.
EROS, amico di Antonio.
SCARO, amico di Antonio.
DECRETA, amico di Antonio.
DEMETRIO, amico di Antonio.
FILONE, amico di Antonio.


MECENATE, amico di Cesare.
AGRIPPA, amico di Cesare.
DOLABELLA, amico di Cesare.
PROCULEIO, amico di Cesare.
TIDIA, amico di Cesare.
GALLO, amico di Cesare.

 

OTTAVIA, sorella di Cesare.

 

MENAS, amico di Pompeo.

MENECRATE, amico di Pompeo.
VARRIO, amico di Pompeo.


TAURO, luogotenente generale di Cesare.
CANIDIO, luogotenente generale di Antonio.
SILIO, ufficiale nell'esercito di Ventidio.


Un «precettore» impiegato come ambasciatore da Antonio a Cesare.


CLEOPATRA, regina d'Egitto.

ALESSA e DIOMEDE: al seguito di Cleopatra.
CARMIANA e IRAS: al seguito di Cleopatra.

MARDIANO un eunuco al seguito di Cleopatra.
SELEUCO, tesoriere di Cleopatra.


Un indovino.
Uno zotico.
Ufficiali, soldati, messi e altri del seguito


Scena: Diverse parti dell'impero romano.

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

RIASSUNTO

 

Antonio, uno dei triumviri di Roma insieme a Cesare Ottaviano (che Shakespeare denomina sempre solo 'Cesare') e a Marco Emilio Lepido, si è fermato in Egitto dopo essersi innamorato della regina Cleopatra.

 

Antonio riceve la notizia che sua moglie, Fulvia, si è ribellata contro Ottaviano, ed è morta. Ora il triumvirato è minacciato da Sesto Pompeo, figlio del Pompeo avversario di Giulio Cesare. Pompeo ha raccolto una flotta, insieme ai pirati Menecrate e Mena e controlla la Sardegna e la Sicilia.

 

A causa di questa situazione, Antonio è consapevole che deve tornare a Roma. Nonostante l'opposizione di Cleopatra, parte.

Tornato a Roma, Ottaviano convince Antonio a sposare sua sorella, Ottavia, per saldare i legame tra i due generali. Il luogotenente di Antonio, Enobarbo, sa che Ottavia non potrà appagarlo, dopo esser stato con Cleopatra.

 

In un famoso passo, egli descrive il fascino di Cleopatra con un'iperbole: "l'età non può appassirla, né l'abitudine rendere insipida la sua varietà infinita: le altre donne saziano i desideri che esse alimentano, ma ella affama di sé laddove più si prodiga: poiché le cose più vili acquistano grazia in lei, così che i sacerdoti santi la benedicono nella sua lussuria."

Un indovino mette in guardia Antonio: "se giuochi con lui ad un giuoco qualunque, sei sicuro di perdere."
Antonio e Cleopatra di Lawrence Alma-Tadema

In Egitto, Cleopatra viene a sapere del matrimonio di Antonio, e mette in atto una terribile vendetta nei confronti del messaggero che le riferisce la notizia.

La sua collera si placa solo quando le sue cortigiane le assicurano che Ottavia è brutta, almeno secondo i canoni estetici elisabettiani: bassa, rozza, con il viso rotondo e con capelli sciupati.

I triumviri discutono con Pompeo, e gli offrono un accordo: egli può mantenere il controllo della Sicilia e della Sardegna ma deve aiutarli a "liberare tutto il mare dai pirati" e mandargli un tributo in grano.

 

Dopo qualche esitazione, Pompeo accetta. I generali si intrattengono in un festino sulla galea di Pompeo.

Mena consiglia a Pompeo di uccidere i triumviri per diventare condottiero di Roma, ma egli non accetta.

Più tardi, Ottaviano e Lepido rompono la tregua con Pompeo, e i combattimenti ripartono. Questa decisione è disapprovata da Antonio, che è furente.

Una volta ritornato ad Alessandria, Antonio incorona se stesso e Cleopatra sovrani dell'Egitto e del terzo orientale dell'impero romano, che era il territorio posseduto da Antonio in quanto triumviro.

 

Egli accusa Ottaviano di non aver spartito con lui le terre conquistate a Pompeo, ed è arrabbiato che Lepido, imprigionato da Ottaviano, è stato escluso dal triumvirato. Ottaviano cede all'ultima richiesta, ma è molto deluso dal comportamento di Antonio.

Antonio si prepara a dare battaglia ad Ottaviano. Enobarbo lo spinge a dare battaglia sulla terraferma, ove egli sarebbe avvantaggiato, anziché in mare, dove le navi di Ottaviano sono più leggere e meglio condotte. Antonio rifiuta, in quanto era stato sfidato da Ottaviano ad una battaglia navale. Cleopatra si impegna a mettere la sua flotta a disposizione di Antonio; ma, durante la battaglia navale, la regina abbandona il campo con le sue sessanta navi. Antonio la insegue causando così la disfatta del suo esercito. Vergognatosi per le sue gesta, dovute all'amore che egli prova per Cleopatra, Antonio la richiama per averlo fatto sembrare un codardo, ma pone anche il suo amore sopra ogni altra cosa, dicendo "datemi un bacio, questo basta a compensarmi."

Ottaviano manda un messaggero a chiedere a Cleopatra di consegnarli Antonio, e di allearsi con lui. Ella esita, e flirta col messaggero; nel frattempo, Antonio entra in scena e, rabbioso, condanna il comportamento della principessa. Fa frustare il messaggero, e finalmente perdona Cleopatra, e le promette di combattere un'altra battaglia per lei, questa volta sulla terraferma.

Alla vigilia della battaglia, i soldati di Antonio odono strani oracoli, che interpretano come la perdita di protezione per il loro condottiero, da parte del dio Ercole. Inoltre, Enobarbo, lo storico luogotenente di Antonio, lo abbandona per passare dalla parte del nemico. Invece di confiscare i beni di Enobarbo, che erano stati lasciati presso Antonio durante la fuga da Ottaviano, Antonio ordina che tali beni siano riportati a Enobarbo.

 

Enobarbo è talmente colpito dalla generosità di Antonio, e così pieno di vergogna per la sua infedeltà, che si suicida.
La battaglia comincia bene per Antonio, finché Ottaviano non la tramuta in una battaglia navale. Ancora una volta, Antonio perde, la sua flotta si arrende, ed egli denuncia Cleopatra: "questa infame egiziana mi ha tradito."

Antonio decide allora di uccidere la regina per il suo ennesimo tradimento. Cleopatra capisce che l'unico modo per riconquistare l'amore di Antonio, è quello di fargli credere che si è uccisa, col nome di Antonio come ultime parole. Ella si rinchiude nel suo mausoleo, e aspetta il ritorno di Antonio.

Il suo piano, però, fallisce: invece che correre per vedere Cleopatra morta, con il cuore pieno di rimorso, Antonio decide che la sua vita non ha più senso. Chiede a Erote, uno dei suoi più intimi amici, di trapassarlo con una spada; Erote non riesce però ad uccidere il suo generale, e si suicida. Antonio ammira il coraggio di Erote e cerca di morire allo stesso modo, ma si ferisce solamente. In uno stato di dolore lancinante, scopre che, in realtà, Cleopatra è ancora viva. Si trascina fino al suo mausoleo, e muore tra le sue braccia.

Ottaviano si reca da Cleopatra e cerca di convincerla ad arrendersi. Ella però rifiuta orgogliosa, per non essere trascinata in trionfo per le vie di Roma come una schiava qualsiasi. La cortigiana Ira descrive la loro probabile sorte: "istrioni di pronto ingegno improvviseranno commedie su di noi, rappresentando i nostri conviti alessandrini; Antonio sarà raffigurato ubriaco, ed io vedrò qualche giovanotto travestito da stridula Cleopatra avvilire la mia grandezza in atteggiamento di puttana." Questo discorso è intriso di ironia drammatica, perché, al tempo di Shakespeare, la parte di Cleopatra era veramente recitata da un "giovanotto travestito", e la tragedia di Shakespeare, raffigura i festini di un Antonio ubriaco.

Cleopatra decide di suicidarsi, insieme alle sue ancelle Carmiana e Ira, usando il veleno di un aspide. Muore serena, pensando di rivedere Antonio nell'aldilà. Ottaviano scopre i corpi morti e ordina che sia data loro sepoltura con un funerale solenne.

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

note di regia

 

da Cinelab


Ogni periodo storico, ogni epoca ha norme, convenzioni, insensibilità di vario tipo; quello che ci colpisce e ci affascina è che i testi Shakespeariani hanno saputo rivendicare comunque la loro grandezza, davanti ad ogni periodo storico, intellettuale, culturale. Antonio e Cleopatra è la storia di una coppia di amanti. Antonio e Cleopatra è un contenitore di immagini straordinarie e ricche di fascino; è l'incontro di due culture, di due mondi .

E' l'incontro della potenza con la bellezza, il culto dell'arma con quello del piacere. Antonio e Cleopatra è un'occasione per riflettere sul potere, sulle persone che lo gestiscono, esseri umani come noi, mossi dagli stessi impulsi, abbruttiti dalle stesse debolezze.

E se l'egoismo di un uomo si ripercuote su quelli che lo circondano, quello di un re si abbatte su tutto il suo popolo.

Un popolo che in questa storia è totalmente assente, mai preso in considerazione quando bisogna decidere del destino del mondo e dell'umanità. Ma Antonio e Cleopatra è soprattutto una guerra interiore tra passione e ragione ed è di questa guerra sanguinosa e devastante che intendiamo parlare.

La nuova forma tragica elaborata da Shakespeare nell'Amleto e poi elaborata in Otello, Macbeth e Re Lear, una forma tale da rappresentare il grande processo di trasformazione del mondo, che è poi il passaggio dal Medioevo all'età moderna; una forma mai chiusa, mai risolta, ambigua e problematica, trova nell'Antonio e Cleopatra, presumibilmente del 1608 , la sua espressione più ricca. La mescolanza di comico e tragico, la illimitata libertà spaziale e temporale appresa dal teatro medioevale, le trasgressioni sceniche e linguistiche sono tutti elementi che raggiungono in quest'opera della piena maturità del drammaturgo il loro vero e proprio apogeo.

 

La fonte e cioè le Vite di Plutarco viene piegata, secondo l'uso costante di Shakespeare, alle esigenze espressive; le ventiquattro ore del dramma classico diventano anni e gli anni della fonte, della storia, possono diventare giorni e minuti. L'azione che è quella dell'amore fatale di Antonio e Cleopatra, ma anche quella della lotta tra i Triunviri dopo la morte di Cesare e della nascita dell'impero percorre le città , le terre e i mari di tre continenti: Europa, Asia, Africa; il comico si mescola continuamente al tragico e viceversa: l'unica regola del dramma sembra essere la mancanza di regole, ma non gratuita bensì intesa a dar corpo scenico alla natura sempre mutevole e inafferrabile del reale.

 

Siamo di fronte quindi ad un'opera dai mille tempi e spazi, dai mille volti, dalle mille ambiguità e prospettive e Cleopatra non è solo lo splendido variegato prismatico personaggio che sappiamo, ma è anche il simbolo centrale della tragedia, il cui significato più profondo é l'incessante aspirazione umana ad una compiutezza ed a un assoluto che sono sempre irraggiungibili.

 

Solo nella morte infatti la "coppia senza pari" potrà veramente riunirsi e l'essenza incarnata da Cleopatra potrà forse essere posseduta e conosciuta. Solo nella morte la frammentazione del reale potrà forse ricomporsi in unità, in un'immagine di armonia: l'uso che si è indicato del tempo e dello spazio; il linguaggio. Cleopatra anch'essa mutevole e inafferrabile e varia come l'acqua; Antonio che la passione amorosa spoglia di ogni antico tratto eroico; Enobarbo, soldato e poeta, personaggio che non resiste all'incalzare della tragedia e muore; i romani tutti privi di un'ideologia che ne giustifichi e ne sostenga l'azione, l'impossibilità dello stesso Shakespeare di esprimere un giudizio morale e politico, tutto ci riporta a una visione di frammenti. Shakespeare ci dice che come l'assoluto è irraggiungibile, anche la visione finale dell'artista non può essere tutta detta , scritta, messa in scena.

 

La verità ultima resta segreta.

Antonio e Cleopatra è una grande tragedia d'amore, un grande dramma politico ma è anche un memorabile discorso sull'arte e sull'esperienza artistica.

 

Con le grandi tragedie e con l'Antonio e Cleopatra Shakespeare non solo crea alcune delle supreme immagini del teatro ma attua una rivoluzione concettuale che soltanto il Novecento avrebbe saputo comprendere e recepire.

 

La forma teatrale che Shakespeare inventa per il mondo moderno non pretende né di "imitarla" né di comporne l'irresolubile dissidio in un ordine formale che rifletta un ordine del cosmo e della società: si sforza invece di seguirne, come appunto nell'Antonio e Cleopatra, il movimento, il drammatico ritmo, l'inesausta contraddizione, la frammentarietà. Il teatro rimane spettacolo, rappresentazione, divertimento, rito, ma si fa soprattutto esperienza attraverso cui conoscere.
Antonio e Cleopatra più di altri testi ha vissuto del confronto, del raffronto con gli anni in cui veniva messo in scena, con le peripezie che ruotano attorno al potere, con le caratteristiche sociali e politiche dell'epoca in cui è stato messo in scena.

 

Moltissimi allestimenti teatrali, ma anche cinematografici, hanno trovato giusto adattare il testo e renderlo contemporaneo all'epoca dell'allestimento; altri hanno seguito strade diverse, sperimentali o meno, storicizzanti o meno, tutti comunque hanno affrontato, con Antonio e Cleopatra, il problema di "scegliere" una "via", una "chiave di lettura" e di messinscena. La mia "lettura" intende "centrare" la messinscena su tre temi portanti: primo il difficile, ambiguo, pericoloso rapporto tra politica e potere, secondo tema il conflitto terribile tra passione e ragione, terzo tema infine l'impotenza dell'uomo nei confronti delle passioni "eccessive" e quindi l'impotenza nei confronti dell'inevitabile, tragico, terribile, viaggio umano che spesso ne consegue. Intendo inoltre porre al centro, perno di tutto ciò che accade, i conflitti interiori insiti nell'uomo, le "forze" che lo circondano, lo circuiscono e lo spingono in un balletto straziante, terribile, di pulsioni, di paure, di ambizioni, di inganni, di follia addirittura; la parabola del potere, la "passione"amorosa spinta all'estremo. L' imprevedibilità delle passioni , l'incalcolabilità delle conseguenze, gli strazi e il baratro in cui può finire una coscienza saranno al centro di un allestimento, che farà della discesa agli inferi della straordinaria coppia l'asse portante. Scene, luci e musiche danno un fondamentale apporto a questo viaggio shakespeariano, accompagnandoci nelle passioni, nelle "patologie" dell'anima dei protagonisti, nel delirio e nell'ossessione di chi è braccato dai propri fantasmi, nei perversi meccanismi (amorosi, ma fatalmente anche "politici", "sociali") che scaturiscono dalla disputa sanguinosa tra "passione" e "ragione".

Francesco Branchetti

 

 

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto primo - scena prima

 

Alessandria. Stanza nel palazzo di Cleopatra.
Entrano Demetrio e Filone.


FILONE
Ah, quest'infatuazione del nostro generale passa la misura: i suoi begli occhi usi sulle schiere di guerra a sfolgorare come Marte cinto di corazza, ora volgono e piegano lo sguardo devoto e servizievole su una fronte scura: il suo cuor di capitano, che nel vivo delle grandi battaglie gli ha schiantato le fibbie sul petto, rinnega ogni moderazione, e s'è fatto ventola e mantice per raffreddare gli ardori d'una zingara.

Squilli di tromba.

Entrano Antonio, Cleopatra, le donne del seguito e gli eunuchi con i flabelli.

Ecco, ora vengono: osserva bene e in lui vedrai uno dei tre pilastri del mondo trasformato in zimbello d'una baldracca. Guarda e vedrai.

CLEOPATRA
Se è vero amore, dimmi quanto.

ANTONIO
È da pitocchi, l'amore che si può misurare.

CLEOPATRA
Fisserò i confini in cui essere amata.

ANTONIO
Allora ti occorrerà nuovo cielo, nuova terra.

 
MESSO
Notizie da Roma, mio signore.

ANTONIO
Mi irrita; il succo.

 

CLEOPATRA
Ma no, ascoltale, Antonio: forse Fulvia è arrabbiata;
o magari l'imberbe Cesare ti ha inviato l'ordine reciso, "Fa' questo, o quello: conquista quel regno, affranca questo; esegui, o ti condanniamo".

ANTONIO
Come, amor mio?

CLEOPATRA
Magari? Macché, è sicuro: non devi più star qui, da Cesare è giunto il congedo, quindi obbedisci, Antonio. Dov'è l'ordine di comparizione di Fulvia? o dovrei dire di Cesare... d'entrambi?
Fate entrare i messi. Come sono regina d'Egitto, arrossisci, Antonio, e il sangue alle tue guance rende omaggio a Cesare, ovvero offre un tributo di vergogna quando la stridula voce di Fulvia sgrida. Avanti, i messi!

ANTONIO
Che Roma si dissolva nel Tevere, e crolli l'ampio arco dell'ordinato impero!
Qui è il mio mondo. I regni sono creta: e questa nostra terra fatta di letame nutre egualmente bestie e uomini.
La nobiltà della vita è far così.

L'abbraccia.

Quando una coppia così legata e due come noi possono farlo, io sfido il mondo, pena il castigo, a riconoscere che siamo impareggiabili.

 

CLEOPATRA
Bella bugia! Perché ha sposato Fulvia senza amarla? Io parrò la sciocca che non sono, e Antonio sarà sempre lui.

ANTONIO
Ma ispirato da Cleopatra. Oh, per amor dell'Amore, e le sue dolci ore, non sprechiamo il tempo a bistrattarci. Non un minuto delle nostre vite ora passi senza un qualche piacere. Che spassi, stasera?

CLEOPATRA
Ascolta gli ambasciatori.

ANTONIO
Su, regina attaccabrighe! A cui tutto si addice, ridere, piangere, sgridare.
Come ogni passione gareggia in te per farsi bella e ammirata! Solo il tuo messo, stasera, e soli soli andremo in giro per le strade, a osservare i modi della gente. Vieni, regina, iersera lo desideravi.

(Al servo.) Non una parola!


Escono Antonio e Cleopatra col seguito.

DEMETRIO
Antonio tiene in sì poco conto Cesare?

FILONE
Talvolta, quando non è Antonio, quando viene meno alla grandezza che dovrebbe sempre accompagnare Antonio.

DEMETRIO
Mi rincresce che così avvalora le dicerie che corrono a Roma. Ma speriamo meglio per domani. Buon riposo!

 

Escono.

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto primo - scena seconda

 

Stesso palazzo. Altra stanza.
Entrano Enobarbo, Lamprio, un indovino, Rannio, Lucillio, Carmiana, Iras, l'eunuco Mardiano e Alessa.

CARMIANA
Signor Alessa, dolce Alessa, superlativo Alessa, quasi assolutissimo Alessa, dov'è l'indovino che hai tanto lodato alla regina? Oh, potessi conoscere quel marito che, dici, si metterà ghirlande sulle corna!

ALESSA
Indovino!

INDOVINO
Che volete?

CARMIANA
È questo, l'uomo? Voi, signore, conoscete le cose?

INDOVINO
Nel libro degli infiniti segreti della natura so leggere qualcosa.

ALESSA
Mostragli la mano.

ENOBARBO
Il rinfresco, presto: e vino a volontà per brindare alla salute di Cleopatra.

CARMIANA
Buon signore, datemi una buona fortuna.


INDOVINO
Io non posso darla, ma predirla.

CARMIANA
E allora, vi prego, preditemene una buona.

INDOVINO
Sarai ben più florida di adesso.

CARMIANA
Vuol dire che metterò su carne.

IRAS
No, da vecchia ti metterai il belletto.

CARMIANA
Accidenti alle rughe!

ALESSA
Non irritate Sua Prescienza. State attente.

CARMIANA
Silenzio!

INDOVINO
Amerai, più che essere amata.

CARMIANA
Meglio riscaldarmi il fegato col bere.

ALESSA
Ma ascoltalo.

CARMIANA
Suvvia, preditemi una fortuna straordinaria! Fatemi sposare tre re nella stessa mattinata e che resti subito vedova di tutti e tre; fatemi avere un figlio a cinquant'anni, a cui renda omaggio Erode di Giudea. Fatemi sposare a Ottavio Cesare, e fare il paio con la mia signora.

INDOVINO
Vivrai più a lungo di colei che servi.

CARMIANA
Benissimo. La longevità mi piace più dei fichi.

INDOVINO
Hai visto e provato miglior fortuna
di quella che si approssima.

CARMIANA
Allora i miei figli non avranno nome; di grazia, quanti bambini e bambine avrò?

INDOVINO
Se ogni tua voglia avesse un grembo,
e ognuna fosse fertile, un milione.

CARMIANA
Via, sciocco. Come mago, non funzioni.

ALESSA
Tu credi che solo le tue lenzuola conoscano i tuoi segreti.

CARMIANA
Forza, di' a Iras i suoi.

ALESSA
Ci faremo dire tutte le nostre fortune.

ENOBARBO
La mia, e quella di molti di noi, stasera, sarà... a letto ubriachi!

IRAS
Ecco una palma che presagisce, se non altro, castità.

CARMIANA
Come le inondazioni del Nilo presagiscono carestia.

IRAS
Ma va', sfrenata lettaiola, tu non sai presagire.

CARMIANA
Già, se una palma untuosa non presagisce fertilità, non so neanche grattarmi l'orecchio. Ti prego, dille soltanto una fortuna da giorno di lavoro.

INDOVINO
Le vostre fortune sono simili.

IRAS
Ma come, simili? Dammi i particolari.

INDOVINO
Ho detto.

IRAS
Non migliore della sua d'un dito, la mia fortuna?

CARMIANA
E se la tua fortuna fosse migliore d'un dito, dove lo vorresti?

IRAS
Non nel naso del mio signore.

CARMIANA
Il cielo ci impedisca pensieri peggiori! Alessa... avanti, la sua fortuna, la sua fortuna! Oh, che sposi una donna che non ce la fa, dolce Iside, ti imploro, e poi falla morire, e dagliene una peggiore, e una peggiore dopo l'altra, finché la peggiore di tutte lo segua ridendo alla tomba, cinquanta volte becco!

Buona Iside, esaudisci questa implorazione, anche se mi negherai preghiere di maggior conto. Ti imploro!

IRAS
Così sia, buona dea; ascolta la preghiera del popolo! Infatti, se strazia il cuore vedere un bell'uomo con una moglie scioperata, è pure gran dolore vedere un farabutto che non è becco. Perciò, Iside cara, bada al decoro, e dagli la fortuna che si merita!

CARMIANA
Così sia.

ALESSA
Ecco, se stesse a loro rendermi becco si farebbero puttane pur di farlo.

ENOBARBO
Silenzio, arriva Antonio.

Entra Cleopatra.

CARMIANA
No, la regina.

CLEOPATRA
Avete visto il mio signore?

ENOBARBO
No, signora.

CLEOPATRA
Non era qui?

CARMIANA
No, mia signora.

CLEOPATRA
Era in vena d'allegria: ma d'un tratto l'ha colpito un pensiero da romano. Enobarbo!

ENOBARBO
Signora?

CLEOPATRA
Cercatelo e che venga qui. Dov'è Alessa?

ALESSA
Qui, agli ordini. Ecco il mio signore.

CLEOPATRA
Non voglio più vederlo: venite.

 

Escono.
Entra Antonio con un messo.

MESSO
Vostra moglie Fulvia è per prima scesa in campo.

ANTONIO
Contro mio fratello Lucio?

MESSO
Sì. Ma presto la guerra ebbe fine, e le circostanze contingenti li resero amici, facendogli far lega contro Cesare, il cui successo militare, al primo incontro, li cacciò dall'Italia.

ANTONIO
C'è di peggio?

MESSO
Le cattive notizie si ripercuotono su chi le porta.

ANTONIO
Nel caso d'uno sciocco o d'un codardo.

Continua. Una cosa passata per me è conclusa. Proprio così, chi mi dice il vero, anche se morte alberga nelle sue parole, lo ascolto come se adulasse.

MESSO
Labieno - brutta notizia - con l'esercito dei Parti ha conquistato l'Asia oltre l'Eufrate; sventolano le sue bandiere vittoriose dalla Siria alla Lidia alla Ionia. Mentre...

ANTONIO
Antonio, vorresti dire...

MESSO
Signore!

ANTONIO
Parlami francamente, non mitigare quello che dicono tutti. Chiama Cleopatra come la chiamano a Roma; insulta pure con le parola di Fulvia, rinfacciami le mie colpe con l'assoluta libertà che consentono astio e verità. Oh, noi facciamo crescere gramigna quando assopiamo le nostre fertili menti, e il farci rinfacciare i nostri torti è come estirpare quelle erbacce. Lasciami per un po'.

MESSO
Ai vostri ordini.

 

Esce.
Entra un altro messo.

ANTONIO
Che notizie da Sicione? Sentiamo!

PRIMO MESSO
L'uomo di Sicione... c'è il messo di Sicione?

SECONDO MESSO
Attende i vostri ordini.

ANTONIO
Fatelo entrare. Devo spezzare questi ceppi egiziani, o perdermi in questa infatuazione.

Entra un altro messo con una lettera.

Tu chi sei?

TERZO MESSO
Vostra moglie Fulvia è morta.

ANTONIO
Dove è morta?

TERZO MESSO
A Sicione. La durata della sua malattia, e le altre più gravi notizie che vi varrà conoscere, sono in questa lettera.


Gli dà una lettera.

ANTONIO
Lasciatemi solo.

 

Escono i messi.


Ecco un'anima grande che se n'è andata!
Pure, l'ho desiderato, e ciò che spesso abbiamo allontanato con disprezzo vorremmo poi riaverlo. Ciò che adesso piace scadendo secondo il corso delle cose si muta nel suo opposto. Ora che non è più, Fulvia mi è cara: la mano che la scacciò sarebbe ben disposta a riprenderla.
Devo staccarmi da questa regina incantatrice: diecimila sventure più dei mali a me noti, cova questa mia indolenza.

Enobarbo!

Rientra Enobarbo.

ENOBARBO
Ai vostri ordini, signore.

ANTONIO
Devo andarmene in fretta da qui.

ENOBARBO
Già, e così uccidiamo tutte le nostre donne. Sappiamo bene che sarebbe per loro una crudeltà letale.

Se ci lasciano partire, la parola d'ordine sarà "morte".

ANTONIO
Devo andarmene.

ENOBARBO
In un caso impellente muoiano pure le donne. Ma sarebbe un peccato buttarle via per nulla, anche se, di fronte a una gran causa, non valgono nulla. Se solo Cleopatra ha il minimo sentore di questo, muore di colpo. L'ho vista morire venti volte per motivi molto meno importanti. Penso che nella morte vi sia una foga che compie qualche atto d'amore su di lei, tanta è la sua celerità nel morire.

ANTONIO
È furba più di quanto si possa pensare.

ENOBARBO
Ahimè, no, signore, le sue passioni sono fatte solo della parte più fina dell'amor puro. Non possiamo chiamare venti e pioggia i suoi sospiri e le sue lacrime: sono uragani e tempeste più forti di quelle che riportano gli almanacchi.

Non può essere furbizia: se lo fosse, potrebbe provocare rovesci di pioggia come Giove.

ANTONIO
Non l'avessi mai vista!

ENOBARBO
Ah, signore, non avreste visto un magnifico capolavoro, e non averne avuto il privilegio avrebbe screditato i vostri viaggi.

ANTONIO
Fulvia è morta.

ENOBARBO
Signore?

ANTONIO
Fulvia è morta.

ENOBARBO
Fulvia?

ANTONIO
Morta.

ENOBARBO
Ebbene, signore, offrite agli dei un sacrificio di ringraziamento. Quando le divinità si compiacciono di strappare la moglie a un uomo, si dimostrano i sarti della terra, offrendogli questa consolazione, che quando i vecchi vestiti sono consumati, c'è di che farne di nuovi. Se non ci fossero altre donne oltre a Fulvia, allora sarebbe una vera perdita e un caso lamentevole!

Ma questo dolore è ricco di consolazioni, la vecchia camicia fa saltar fuori una nuova gonnella, e invero le lacrime che dovrebbero bagnare questa pena stanno tutte in una cipolla.

ANTONIO
Gli intrighi che ha fomentato nello stato non consentono più la mia assenza.

ENOBARBO
E quelli che voi avete fomentato qui non possono fare a meno di voi, specie quello con Cleopatra, che dipende assolutamente dalla vostra permanenza.

ANTONIO
Basta con le risposte frivole. Gli ufficiali siano informati dei nostri propositi.
Comunicherò il motivo di questa urgenza alla regina, e avrò il suo beneplacito per la partenza. Non solo infatti la morte di Fulvia e ragioni più pressanti ci spingono a questo, ma anche le lettere di molti amici solerti a Roma ci richiamano in patria. Sesto Pompeo ha lanciato la sfida a Cesare, e mantiene il controllo dei mari. Il popolo infido, il cui amore non va mai a chi lo merita finché i suoi meriti non siano passati, comincia a riversare Pompeo Magno e le sue glorie sul figlio, che eminente per fama e forza militare, e ancor di più per coraggio e vigore di vita, s'erge come il primo dei soldati; e questa forza, crescendo, può mettere in pericolo l'assetto del mondo.

Covano molte cose, che come il crine del cavallo, han vita, ma non ancora il veleno del serpente. Comunica ai sottoposti a cui compete i miei ordini: partire subito di qui.


ENOBARBO
Eseguirò.

 

Escono.

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto primo - scena terza

 

Stessa stanza.
Entrano Cleopatra, Carmiana, Alessa e Iras.

CLEOPATRA
Dov'è?

CARMIANA
Non l'ho più visto.

CLEOPATRA
Vedi dov'è, con chi e che cosa fa: non ti ho mandata io. Se lo trovi pensoso, di' che sto ballando; se allegro, riferiscigli che d'un tratto sto male. Fa' presto a ritornare.

 

Esce Alessa.

CARMIANA
Mi sembra, signora, che se lo amate veramente, non è il metodo giusto per farvi ricambiare.

CLEOPATRA
Che cosa dovrei fare, che non faccio?

CARMIANA
Secondatelo in tutto, non contrariatelo.

CLEOPATRA
Consigli da sciocca: proprio il modo di perderlo.

CARMIANA
Non provocatelo troppo: trattenetevi. Col tempo finiamo per detestare quel che temiamo.

Entra Antonio.

Ma ecco Antonio.

CLEOPATRA
Sono malata e depressa.

ANTONIO
Mi accora dovervi rivelare il mio proposito...

CLEOPATRA
Portami via, Carmiana cara, cado. Non può durare a lungo a questo modo. Non regge la natura umana.

ANTONIO
Carissima regina...

CLEOPATRA
Stammi lontano, ti prego.

ANTONIO
Che c'è?

CLEOPATRA
Le buone nuove ti si leggono negli occhi. La tua donna sposata dice che puoi tornare?
Non ti avesse mai dato licenza di venire! Non dica che sono io a tenerti qui.

Io non ho su di te alcun potere: tu sei suo.

ANTONIO
Sanno gli dei...

CLEOPATRA
Oh, mai fu regina tanto tradita! E fin da principio ho visto allignare il tradimento.

ANTONIO
Cleopatra...

CLEOPATRA

Perché dovrei credere che sei mio e fedele (anche se a forza di giurare fai tremare gli dei sui loro troni), tu che sei stato infedele a Fulvia? È pura follia, lasciarsi irretire da promesse fatte solo a parole, e già infrante al momento di giurarle!

ANTONIO
Dolcissima regina...

CLEOPATRA
No, ti prego, non cercare pretesti per andartene,  a dimmi addio, e vattene; quando per rimanere supplicavi, allora era tempo di parlare; niente partenze, allora; avevamo l'eternità negli occhi e sulle labbra, beatitudine nell'arco delle ciglia; nessuna parte di noi tanto misera che non fosse d'origine divina.
E lo è ancora, o tu, il più grande soldato del mondo, sei diventato il più grande bugiardo.

ANTONIO
Suvvia, signora.

CLEOPATRA
Se avessi la tua statura, vedresti che cuore ha la regina d'Egitto.

ANTONIO
Ascoltami, regina: l'esigenza del momento richiede per un po' i miei servizi; ma tutto il mio cuore resta di tuo uso.
La nostra Italia è tutto un corruscare di spade in lotta civile: Sesto Pompeo punta al porto di Roma, e l'eguaglianza delle due forze avverse alimenta fazioni incerte. Chi era odiato, avendo acquistato forza, riconquista le simpatie; Pompeo, già messo al bando, carico della gloria di suo padre, si insinua rapidamente nel cuore di coloro che non hanno prosperato con l'attuale governo, e il loro numerodiventa una minaccia.

Così la pace, malata per la lunga inerzia, cerca di risanarsi con mezzi disperati.
Il mio motivo più personale, e ciò che dovrebbe di più rassicurarti su questa mia partenza, è la morte di Fulvia.

CLEOPATRA
Se non dalla follia, dall'ingenuità mi han liberato gli anni. Può Fulvia morire?

ANTONIO
È morta, mia regina. Guarda qui, e con tuo agio sovrano leggi i garbugli che ha suscitato; da ultimo, meglio di tutto, dove e quando è morta.

CLEOPATRA
Oh, falso, falso amore! Dove sono le sacre fiale che dovresti colmare con le tue lacrime di dolore?
Ora vedo, nella morte di Fulvia, come sarà accolta la mia.

ANTONIO
Smettila coi battibecchi; preparati invece ad ascoltare i miei intendimenti, che verranno o non verranno attuati a seconda dei tuoi consigli. Per il fuoco che feconda il fango del Nilo, di qui parto soldato e servo tuo, a far guerra o pace come tu comandi.

CLEOPATRA
Tagliami questi lacci, presto, Carmiana; no, lascia stare, di colpo mi ammalo o mi riprendo, secondo l'amore di Antonio.

ANTONIO
Mia preziosa regina, calmati, e rendi sincera testimonianza al suo amore, che onorevolmente può essere messo alla prova.

CLEOPATRA
Fulvia m'insegna. Ti prego, voltati e piangi per lei, poi dimmi addio, e di' che quelle lacrime sono per la regina d'Egitto. Da bravo, recita una scena di stupenda ipocrisia e falla passare per perfetto onore.

ANTONIO
Mi fai ribollire il sangue: basta.

CLEOPATRA
Puoi far meglio: ma non c'è male.

ANTONIO
Per la mia spada...

CLEOPATRA
E scudo. Sempre meglio. Ma non proprio perfetto.

Ti prego, Carmiana, guarda come a questo erculeo romano s'addice la parte del collerico.


ANTONIO
Me ne vado, signora.

CLEOPATRA
Cortese signore, una parola!
Tu ed io dobbiamo separarci, ma non è questo; tu ed io ci siamo amati, ma non è questo; lo sai bene, una cosa vorrei... Oh, la mia smemoratezza è proprio come Antonio, e ho scordato tutto.

ANTONIO
Se il tuo rango regale non rendesse tua suddita la frivolezza, si potrebbe dire che tu l'incarni.

CLEOPATRA
È ingrata fatica, tenersi vicino al cuore la frivolezza come fa Cleopatra. Ma perdonami, signore, le mie stesse grazie m'uccidono se non ti aggradano. Il tuo onore altrove ti reclama, e allora non badare alla sconsolata mia follia: che gli dei ti accompagnino! Sulla tua spada si posi il lauro della vittoria, e ai tuoi piedi si distenda un facile successo!

ANTONIO
Andiamo.
Vieni: separarci è per noi partire e insieme rimanere: così tu, restando, pur sempre con me parti, ed io partendo qui con te rimango. Andiamo via!


Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto primo - scena quarta

 

Roma. Casa di Cesare.
Entra Ottaviano leggendo una lettera, Lepido e il loro seguito.

CESARE
Puoi vedere, Lepido, e sappi d'ora in poi, che non è vizio connaturato di Cesare avversare il nostro grande consociato. Ma ecco le notizie da Alessandria: va a pesca, beve, e consuma in orge le fiaccole della notte; non si mostra più virile di Cleopatra; né la regina di Tolomeo è più femminea di lui.
A stento diede udienza, o si degnò di ricordare che ha dei colleghi.

In lui vedrai un uomo che è il compendio di ogni vizio umano.

LEPIDO
Non posso credere che abbia tante colpe da oscurare tutte le sue virtù. In lui i difetti sembrano come le stelle del cielo, che spiccano nel buio della notte; ereditari, più che acquisiti; più che da lui voluti, inestirpabili.

 

CESARE
Sei troppo indulgente. Concediamo pure che non sia gran male sgroppare nel letto di Tolomeo, regalare un regno per una bisboccia, mettersi a sbevazzare con una schiava, andare barcollando per le strade a mezzogiorno, a fare a pugni coi béceri che puzzan di sudore.
Diciamo che questo gli si addice, ma dev'essere d'indole eccezionale per non restarne insozzato; tuttavia Antonio non può scusare le sue colpe quando su di noi ricade il peso delle sue leggerezze. Se riempisse le ore libere con i suoi bagordi, ne paghi il fio con nausea, sazietà e mali d'ossa. Ma sprecare il tempo che a rullo di tamburo lo richiama dal piacere, e proclama a gran voce la sua, e nostra, condizione; ciò merita rimprovero, come si sgridano quei ragazzi che in età di giudizio sacrificano l'esperienza al piacere del momento, rinnegando il buon senso.

Entra un messo.

LEPIDO
Ecco altre notizie.

MESSO
Gli ordini sono stati eseguiti, nobilissimo Cesare, e d'ora in ora arriveranno rapporti sugli avvenimenti.
Pompeo è forte per mare, e sembra amato da coloro che solo temevano Cesare.
Gli scontenti affluiscono ai porti, e la voce pubblica lo dà vittima di ingiustizie.

CESARE
Avrei dovuto saperlo. Dacché esiste il governo, ci è stato insegnato, chi è al potere fu desiderato finché vi giunse; e l'uomo in declino, mai amato finché ne valeva la pena, si apprezza quando viene a mancare.
Questa gentaglia, come giunco abbandonato alla corrente, va avanti e indietro seguendo servilmente la mutevole marea fino a marcire per il suo stesso moto.

Entra un secondo messo.

MESSO
Cesare, porto notizia che Menas e Menecrate, noti pirati, assoggettano il mare, che solcano e arano con navi d'ogni specie. Fanno violente incursioni in Italia, la gente costiera sbianca al pensiero, e i giovani gagliardi si rivoltano. Un vascello non può mettere fuori il naso senza essere catturato appena visto: il nome di Pompeo fa più colpo di quanto non farebbe se ci si opponesse alle sue forze.

CESARE
Antonio, abbandona orge e gozzoviglie!
Quando, uccisi i consoli Irzio e Pansa, fosti scacciato da Modena, la paura ti inseguì alle calcagna e tu, benché allevato delicatamente, la combattesti con maggiore resistenza dei selvaggi. Bevesti l'orina dei cavalli, l'acqua giallastra delle pozzanghere da cui si ritraevano le bestie; il tuo palato non disprezzò la bacca più selvatica, sulla siepe più spinosa, sì, come il cervo quando la neve ricopre le pasture rosicchiasti la corteccia degli alberi.
Si narra che sulle Alpi hai mangiato strana carne, che alcuni morivano a guardarla: e tutto ciò - è un'onta sul tuo onore che io ne parli ora - fu sopportato da soldato, tanto che la tua guancia neppure smagrì.

LEPIDO
Un vero peccato!

CESARE
Che la vergogna lo riconduca presto a Roma: è ora che noi due ci mostriamo in campo, perciò riuniamo subito il consiglio. Pompeo s'avvantaggia della nostra inerzia.

LEPIDO
Domani, Cesare, potrò informarti bene di quali forze di mare e di terra potrò disporre per fronteggiare l'attuale evenienza.

CESARE
E fino allora sarà anche mia cura. Addio.

LEPIDO
Addio, signor mio. Di ciò che nel frattempo saprai di movimenti in giro, ti prego, rendimi partecipe.

CESARE
Non dubitare, signore: so che è mio dovere.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto primo - scena quinta

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Cleopatra, Carmiana, Iras e Mardiano.

CLEOPATRA
Carmiana!

CARMIANA
Signora?

CLEOPATRA
Ah, ah! Dammi da bere mandragora.

CARMIANA
Perché, signora?

CLEOPATRA
Per farmi dormire nel gran vuoto di tempo che Antonio è via.

CARMIANA
Pensate troppo a lui.

CLEOPATRA
È tradimento!

CARMIANA
Spero proprio di no, signora.

CLEOPATRA
Ehi tu, eunuco Mardiano!

MARDIANO
Vossignoria comanda?

CLEOPATRA
Non di sentirti cantare. Non traggo alcun piacere da ciò che ha un eunuco; buon per te che, inseminato come sei, i tuoi più liberi pensieri non lasciano l'Egitto. Tu provi passioni?

MARDIANO
Sì, graziosa signora.

CLEOPATRA
Per davvero?

MARDIANO
No, non per davvero: per davvero io posso fare solo cose caste: ma ho forti passioni, e penso a quel che Venere faceva assieme a Marte.

CLEOPATRA
Oh, Carmiana! Dove credi sia ora? Sta in piedi, o seduto? O cammina? O è a cavallo? Felice quel cavallo che ne sostiene il peso! Comportati bene, cavallo: se sapessi chi ti porti in groppa, il semi-Atlante del mondo, il braccio e l'elmo degli uomini! Parla, ora, e mormora: "Dov'è il mio serpente del vecchio Nilo?" perché così mi chiama... Adesso mi nutro del più dolce veleno. Pensa a me, che ho la pelle scura per i pizzicotti amorosi di Febo, e sono solcata dalle rughe del tempo.
O Cesare dall'ampia fronte, quand'eri qui su questa terra, ero un boccone da re; e Pompeo mi sbarrava gli occhi in viso, lì ancorando lo sguardo e morendo a forza di contemplare la sua vita.

Entra Alessa da Antonio.

ALESSA
Salute, regina d'Egitto!

CLEOPATRA
Come sei diversissimo da Antonio!
Pure, venendo da lui, il suo elisir ti ha indorato con il suo colore. Come va il mio gagliardo Antonio?

ALESSA
L'ultima cosa che fece, mia regina, fu di baciare, con l'ultimo di ripetuti baci, questa splendida perla.

Quel che egli disse serbo nel cuore.

CLEOPATRA
Di lì deve svellerlo il mio orecchio.

ALESSA
"Buon amico", disse, "di' che il fedele romano alla grande regina d'Egitto invia il tesoro di quest'ostrica; e ai suoi piedi, per sopperire alla pochezza del regalo, arricchirà di regni il suo gran trono. Tutto l'Oriente (dille) la chiamerà signora". Quindi accennò col capo e compunto montò il suo focoso destriero, che nitrì così alto, da soffocare brutalmente quel che volevo dire.

 

CLEOPATRA
Era dunque allegro, o triste?

ALESSA
Come la stagione dell'anno fra
i due estremi del caldo e del freddo,
non era né triste né allegro.

CLEOPATRA
O indole perfettamente equilibrata! Notalo, Carmiana, notalo, ecco il vero uomo. Non era triste, perché vuol risplendere su chi atteggia il proprio viso sul suo; né allegro, come per avvertirli che il suo pensiero resta in Egitto con la sua gioia - ma fra l'uno e l'altro.
Oh celeste mescolanza! Triste o allegro, la violenza di entrambi ti si addice come a nessun altro. Hai incontrato i miei corrieri?

ALESSA
Sì, signora, venti corrieri diversi. Perché tanti?

CLEOPATRA
Chi nasce il giorno in cui dimentico di inviare corrieri ad Antonio, morità pitocco. Inchiostro e penna, Carmiana. Sii benvenuto, Alessa. Carmiana, ho mai amato Cesare così?

CARMIANA
O il magnifico Cesare!

CLEOPATRA
Ti resti nella strozza un'altra esclamazione come questa. Di' il magnifico Antonio.

CARMIANA
Il valoroso Cesare!

CLEOPATRA
Per Iside, ti farò sanguinare i denti se continui a equiparare a Cesare il principe degli uomini.

CARMIANA
Con vostra licenza, non faccio che ripetere la vostra solfa.

CLEOPATRA
Ah, i miei verdi anni, quand'ero acerba di giudizio e di sangue freddo, dire come dicevo allora...
Suvvia, portami inchiostro e penna, ogni giorno egli avrà un mio saluto, a costo di spopolare l'Egitto!

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto secondo - scena prima

 

Messina. Casa di Pompeo.
Entrano Pompeo, Menecrate e Menas in assetto di guerra.

POMPEO
Se gli dei sono giusti, seconderanno le azioni degli uomini più giusti.

MENECRATE
Sappi, nobile Pompeo, che gli dei non negano ciò che magari ritardano.

POMPEO
Mentre restiamo supplici al loro trono perde valore ciò che noi imploriamo.

MENECRATE
Spesso, ignorando noi stessi, invochiamo il nostro male, che le sagge potenze ci negano per il nostro bene; così ci è di vantaggio che le nostre preghiere non siano esaudite.

POMPEO
Andrà tutto bene. Il popolo mi ama ed io ho il controllo del mare. La mia forza è in fase crescente, e la mia presàga speranza dice che arriverà al culmine. Marcantonio sta a banchetto in Egitto, e fuor di casa non farà guerra. Cesare spilla soldi perdendo i cuori; Lepido adula entrambi, viene adulato da entrambi, ma non ama né l'uno né l'altro, e nessun dei due lo tiene in considerazione.

MENAS
Cesare e Lepido son scesi in campo, e con gran forze.

POMPEO
Da chi l'hai saputo? È falso.

MENAS
Da Silvio, signore.

POMPEO
Sogna. So che sono entrambi a Roma in attesa d'Antonio. Che tutte le malie dell'amore, lasciva Cleopatra, addolciscano le tue labbra spente! Malia e bellezza, e con entrambe libidine, leghino il libertino in un campo di delizie, gli annebbino la mente; cuochi epicurei stimolino con salse che non stancano il suo appetito, così che sonno e crapula gli faccian trascurare il proprio onore sprofondandolo in oblioso torpore...


Entra Varrio.

Che novità, Varrio?

VARRIO
Quel che riferisco è sicuro: Marcantonio da un momento all'altro è atteso a Roma; dacché lasciò l'Egitto c'è stato tempo per una traversata anche più lunga.

POMPEO
A cosa di minor conto avrei prestato miglior orecchio. Menas, non credevo che questo libertino scioperato avrebbe indossato l'elmo per una guerra come questa. Come soldato vale il doppio degli altri due.
Teniamo alta, perciò, la stima di noi stessi, se le nostre mosse han potuto strappare dal grembo della vedova d'Egitto Antonio mai stanco di lussurie.

 

MENAS
Non mi figuro che Cesare ed Antonio possano andar d'accordo. Sua moglie, che è morta, ha trasgredito a Cesare, e suo fratello gli mosse guerra, anche se non credo istigato da Antonio.

POMPEO
Non so, Menas, se da piccole liti ne possano nascere di maggiori.
Se noi non fossimo coalizzati contro di loro, è assai probabile che litigherebbero: han motivi sufficienti per sguainare le spade. Ma come la paura che hanno di noi possa cementare le loro divisioni e far risolvere le loro divergenze, ancora non sappiamo. Sia come piace agli dei!
Vita o morte dipende dall'uso che faremo della nostra forza. Vieni, Menas.

 

Escono.

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto secondo - scena seconda

 

Roma. Casa di Lepido.
Entrano Enobarbo e Lepido.

LEPIDO
Buon Enobarbo, sarebbe meritevole e degno di voi invitare il vostro capitano ad un colloquio calmo e pacato.

ENOBARBO
Lo inviterò a parlare da par suo: se Cesare lo provoca, che Antonio guardi al di sopra del capo di Cesare, e gli parli tuonando come Marte. Per Giove, se fossi barbuto come Antonio, oggi non mi raderei la barba.

LEPIDO
Non è momento per risentimenti personali.

ENOBARBO
Ogni momento è buono per ciò che in esso matura.

LEPIDO
Ma le piccole cose alle grandi devono pur cedere il passo.

ENOBARBO
No,
non se vengono prima.

LEPIDO
Parlate per ira: ma, vi prego, non soffiate sulla brace. Ecco che viene il nobile Antonio.

Entrano Antonio e Ventidio.

ENOBARBO
È di là Cesare.

Entrano Cesare, Mecenate ed Agrippa.

ANTONIO
Se qui troviamo un accordo, addosso ai Parti. Ascolta, Ventidio.

CESARE
Non so, Mecenate; chiedi ad Agrippa.

LEPIDO
Nobili amici, importanti motivi ci hanno qui riuniti e non ci dividano cose di poco conto. Ciò che non va, lo si ascolti pazienti: se alziamo la voce per banali dissensi, cercando di sanare le ferite diamo la morte. Quindi, nobili triumviri, tanto più ardentemente vi scongiuro, toccate con delicatezza i punti più dolenti e il malanimo non s'aggiunga alle parole.

ANTONIO
Ben detto. Fossimo in testa alle truppe, pronti alla battaglia, farei così.

 

Squilli di tromba.

CESARE
Benvenuto a Roma.

ANTONIO
Grazie.

CESARE
Siedi.

ANTONIO
Dopo di te.

CESARE
Su, avanti.

ANTONIO
Sento dire che prendi a male cose che non son male, o se lo fossero, non ti riguardano.

CESARE
Mi farei rider dietro se per nulla o per poco mi reputassi offeso e soprattutto da te al mondo; e ancor più, se facessi il tuo nome anche una sola volta con disprezzo, quando farlo non fosse affar mio.

ANTONIO
Che io stessi in Egitto, Cesare, che ti importava?

CESARE
Quanto il mio star qui, a Roma, poteva importare a te in Egitto.
Ma se tu lì tramavi contro il mio potere, che tu stessi in Egitto mi riguardava, eccome.

ANTONIO
Che intendi, "tramavo"?

CESARE
Ti prego, cogli il senso delle mie parole da ciò che avvenne qui.
Tua moglie e tuo fratello sono scesi in guerra contro di me, e in nome tuo: tu eri l'istigatore di quella guerra.

ANTONIO
Ti sbagli. Mai in essa mio fratello ha accampato il mio nome; ho fatto indagini, lo so da gente fidata, militante al tuo fianco. Piuttosto, con la tua, non ha screditato la mia autorità, facendo guerra dal pari contro il mio volere, essendo la mia causa anche la tua? Di ciò ti ho ragguagliato nelle mie lettere.
Se vuoi imbastirci su un litigio, questo non basta, ti occorre panno intero.

CESARE
Ti elogi da solo, attribuendo a me errori di giudizio: tu hai imbastito le tue scuse.

ANTONIO
No, non è così. Devi ammettere, ne sono certo, la logica del mio pensiero: io, tuo socio nella causa che egli osteggiava, non potevo guardare con occhio benevolo a quelle guerre che compromettevano la mia stessa pace. Quanto a mia moglie, ti auguro di trovarne una col suo temperamento; un terzo del mondo è tuo, e con un morso lento lo puoi governare, ma non una donna così!

ENOBARBO
Avessimo tutti mogli come questa, per poter guerreggiare con le donne!

ANTONIO
Ingovernabile com'era, Cesare, mi duole ammettere che i suoi intrighi, frutto della sua irrequietudine, e non privi di abilità politica, ti han procurato notevoli fastidi.
Ma al riguardo devi riconoscere che io non potevo farci nulla.

CESARE
Ti ho scritto, e tu, immerso nei bagordi ad Alessandria, hai intascato le mie lettere, sbeffeggiato e cacciato il mio messo dal tuo cospetto.

ANTONIO
Mi è piombato addosso, signore, prima di essere ammesso; avevo appena intrattenuto a banchetto tre re, e non ero più com'ero al mattino. Ma il giorno dopo glielo spiegai io stesso, e fu come avergli chiesto scusa.

Costui non c'entri come motivo di contesa; se dobbiamo discutere, ne resti fuori.

 

CESARE
Hai mancato ai termini del tuo giuramento, cosa di cui non potrai mai accusar me.

LEPIDO
Piano, Cesare!

ANTONIO
No, Lepido, lascialo dire: il punto d'onore di cui parla ora, anche posto che io vi sia venuto meno, è sacro. Avanti, Cesare, i termini del mio giuramento.

CESARE
Di prestarmi armi ed aiuto quando li chiedessi: cose che entrambe hai rifiutato.

ANTONIO
Trascurato, piuttosto. E quando ore avvelenate mi avevano irretito, fino a farmi perdere conoscenza di me stesso. Ne farò penitenza come posso. Ma la mia lealtà non sminuirà la mia grandezza, né senza di essa agirà la mia potenza. Il fatto è che Fulvia, per allontanarmi dall'Egitto, ha scatenato queste guerre, ed io, causa inconsapevole, ne chiedo venia, secondo quanto l'onore mi permette di piegarmi in tal caso.

LEPIDO
Nobili parole!

MECENATE
Compiacetevi di non insistere più sui risentimenti. Dimenticarli del tutto sarebbe ricordare che l'esigenza del momento reclama la vostra riconciliazione.

LEPIDO
Belle parole, Mecenate.

ENOBARBO
Ossia, se per ora volete prestarvi reciprocamente affetto, quando non sentirete più parlare di Pompeo potrete restituirvelo di nuovo. Avrete tempo di attaccar briga quando non avrete altro da fare.

ANTONIO
Tu sei solo un soldato, sta' zitto.

ENOBARBO
M'ero quasi scordato che la verità deve tacere.

ANTONIO
Fai torto a questo consesso, smetti di ciarlare.

ENOBARBO
E va bene, sarò una pietra pensante.

CESARE
Non mi dispiace la sostanza, quanto la forma del suo discorso. Come si fa a restare amici, se poi in pratica tanto divergono i nostri intendimenti.
Ma se sapessi quale cerchio potesse tenerci strettamente vincolati, da un capo all'altro del mondo andrei a cercarlo.

AGRIPPA
Permettimi, Cesare...

CESARE
Parla, Agrippa.

AGRIPPA
Da parte di madre hai una sorella, la mirabile Ottavia. Il grande Marcantonio ora è vedovo.

CESARE
Non dir così, Agrippa: se ti sente Cleopatra ti meriteresti la taccia d'avventato.

ANTONIO
Non sono sposato, Cesare: sentiamo quel che ha da dire Agrippa.

AGRIPPA
Per tenervi in perpetua amicizia, rendervi fratelli, legare i vostri cuori con nodo indissolubile, Antonio prenda Ottavia per moglie, la cui beltà esige quanto meno come sposo il migliore degli uomini, la cui virtù e le cui altre grazie parlano da sole meglio di chiunque altro. Con queste nozze i piccoli sospetti che ora sembrano grandi, e i grandi timori che comportano pericoli, non sarebbero più nulla: le verità parrebbero parole, mentre ora mezze parole paiono verità; amandovi entrambi ella vi attirerebbe l'uno verso l'altro, e l'amore di tutti seguirebbe il suo.
Perdonate quello che ho detto, è un'idea meditata, non del momento, ispirata al senso del dovere.

ANTONIO
Cesare parlerà?

CESARE
Non prima di sentire come Antonio reagisce a quel che è stato detto.

ANTONIO
Che potere ha Agrippa di mandarlo a compimento se io dicessi, "Agrippa, sia così"?

CESARE
Il potere di Cesare, e il suo potere su Ottavia.

ANTONIO
Che io non mi sogni mai d'ostacolare quest'ottimo proposito, così propizio! Dammi la mano, a ratificare quest'atto di grazia, e d'ora in poi cuor di fratelli governi il nostro amore e guidi le nostre grandi imprese.

CESARE
Ecco la mia mano. Ti concedo mia sorella, che mai fratello amò di tanto amore. Viva per riunire i nostri regni e i nostri cuori, e mai più s'estranei il nostro affetto.

LEPIDO
Amen!

ANTONIO
Non pensavo di sfoderare la spada contro Pompeo, perché recentemente mi ha reso grandi e insoliti favori.
Ora devo limitarmi a ringraziarlo, per non essere tacciato d'ingratitudine, e subito dopo gli lancerò la sfida.

LEPIDO
Il tempo stringe. Bisogna senza indugio mettersi a dar la caccia a Pompeo, o altrimenti sarà lui a cercarci.

ANTONIO
Dove si trova?

CESARE
Verso Capo Miseno.

ANTONIO
Quali sono le sue forze?

CESARE
Per terra grandi e crescenti; ma sul mare è padrone incontrastato.

ANTONIO
Così si dice. Vorrei essermi già scontrato con lui!

Affrettiamoci a farlo; ma prima di armarci, sbrighiamo la faccenda di cui si è parlato.

CESARE
Con gran piacere, e ti invito a vedere mia sorella, da cui ti porto subito.

ANTONIO
Non ci manchi, Lepido, la tua compagnia.

LEPIDO
Nobile Antonio, neanche una malattia potrebbe tenermi lontano.

Squilli di tromba.

Escono tutti, tranne Enobarbo, Agrippa e Mecenate.

MECENATE
Benvenuto dall'Egitto, signore.

ENOBARBO
Amatissimo da Cesare, nobile Mecenate! Illustre amico, Agrippa!

AGRIPPA
Caro Enobarbo!

MECENATE
Abbiamo motivo di rallegrarci, che le cose si siano accomodate così bene. Ve la siete spassata bene in Egitto.

ENOBARBO
Sì, mio caro, a forza di dormire abbiam fatto perdere la faccia al giorno, e reso la notte brillante a furia di bere.

MECENATE
Otto cinghiali interi arrosto a colazione, e per solo dodici persone: è vero?

ENOBARBO
Non è che un moscerino a confronto di un'aquila. Abbiamo avuto banchetti ben più straordinari, proprio degni di nota.

MECENATE
È una donna bellissima, se ciò che si dice corrisponde al vero.

ENOBARBO
Quando incontrò la prima volta Antonio, sul fiume Cidno, si mise in saccoccia il suo cuore.

AGRIPPA
Gli apparve proprio là, a meno che il mio informatore non se la sia inventata.

ENOBARBO
Vi dirò. La galea in cui sedeva, come trono brunito ardea sull'acqua.
La poppa era d'oro battuto, di porpora le vele, così profumate che le brezze ne languivano d'amore; d'argento i remi, che tenevano il ritmo al suon dei flauti, e l'acqua smossa li rincorreva rapida, come innamorata dei loro colpi. Quanto alla sua persona, superava ogni descrizione: giaceva nel baldacchino intessuto d'oro e seta, più bella di Venere nel dipinto dove la fantasia sopravanza la natura.
Dai due lati, bimbetti paffuti, come sorridenti amorini, con flabelli multicolori, il cui vento pareva infiammare  la guance delicate che rinfrescavano, e così, insieme, fare e disfare.

AGRIPPA
Impareggiabile visione per Antonio!

ENOBARBO
Le sue ancelle, come le Nereidi, altrettante sirene, la servivano standole di fronte, e in pose leggiadre adornavano  la scena. Alla barragoverna una di queste sirene; sartie di seta vibrano al tocco di quelle mani morbide come fiori, agili ad eseguire le manovre. Dalla galea un profumo sottile e arcano colpisce i sensi sulle rive vicine. La città si riversò fuori ad ammirarla e Antonio, in trono sulla piazza del mercato, rimase solo, a fischiettare all'aria: e anche questa, fosse stato possibile, sarebbe volata a contemplare Cleopatra, lasciando un vuoto nella natura.

AGRIPPA
Mirabile egiziana!

ENOBARBO
Quando approdò, Antonio mandò ad invitarla a cena; lei rispose che era meglio fosse lui suo ospite, e implorò il favore; il galante Antonio, che a una donna non disse mai di no, fattasi rassettare dieci volte la barba, va al banchetto e, per la sua cena, paga col cuore, per ciò che soltanto con gli occhi avea mangiato.

AGRIPPA
Donna da re! Al grande Cesare fece deporre la spada a letto; egli la arò, e lei gli portò frutto.

ENOBARBO
Una volta l'ho vista saltellare a pie' zoppo quaranta passi sulla pubblica via; rimasta senza fiato, parlò ansando, trasformando in perfezione quel difetto, e pur senza respiro, alitava fascino.

 

MECENATE
Adesso Antonio deve lasciarla per sempre.

ENOBARBO
No, non lo farà mai.
L'età non può farla appassire, né l'abitudine rendere stantia la sua infinita varietà. Altre donne saziano le voglie che appagano, ma lei rende vogliosi quanto più soddisfa.
Le cose più turpi a lei si addicono, se i sacerdoti stessi la benedicono quand'è in fregola.

MECENATE
Se bellezza, saggezza, modestia possono acquetare il cuore d'Antonio, Ottavia è per lui una benedizione del cielo.

AGRIPPA
Andiamo. Buon Enobarbo, finché rimani qui, sii mio ospite.

ENOBARBO
Ve ne ringrazio umilmente, signore.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto secondo - scena terza

 

La stessa. Casa di Cesare.
Entrano Antonio, Cesare, con Ottavia fra loro.

ANTONIO
Il mondo e il mio alto ufficio mi separeranno talvolta dal tuo seno.

OTTAVIA
E per tutto quel tempo, in ginocchio io pregherò gli dei per te.

ANTONIO
Buona notte, signore. Mia Ottavia, sui miei difetti non dare ascolto alla voce del mondo. Non sono sempre stato in  riga, main futuro tutto sarà fatto in regola. Buona notte, mia cara.

OTTAVIA
Buona notte, signore.

CESARE
Buona notte.

 

Escono Cesare e Ottavia.
Entra l'Indovino.

ANTONIO
Ebbene, compare: vorresti essere in Egitto?

INDOVINO
Vorrei non essermi mai allontanato di là, e che tu non ci fossi mai andato!

ANTONIO
E la ragione, se puoi?

INDOVINO
La vedo per intuito, non so esprimerla: ma affrettati a ritornare in Egitto.

ANTONIO
Dimmi, quale fortuna salirà più in alto, quella di Cesare o la mia?

INDOVINO
Quella di Cesare. Perciò, Antonio, non restare al suo fianco.
Il tuo demone, il tuo spirito custode, è nobile, coraggioso e senza pari, quando non c'è quello di Cesare. Ma se c'è quello, il tuo angelo ha paura, si sente soverchiato: perciò metti spazio sufficiente fra voi.

ANTONIO
Non parlar più di questo.

INDOVINO
Ne parlo solo a te: non ad altri. Se entri con lui in qualsiasi lizza, sei sicuro di perdere; con la sua fortuna, anche se svantaggiato egli ti vince. Il tuo lustro si offusca accanto al suo.
Lo ripeto, il tuo spirito ha paura di guidarti quando lui è vicino, ma torna nobile quando lui è lontano.

ANTONIO
Vattene. Di' a Ventidio che voglio parlargli.

 

Esce l'Indovino.

Egli andrà in Partia. Sia arte o caso, ha detto il vero. I dadi stessi gli obbediscono, e nel gioco la mia maggior destrezza soccombe alla sua fortuna. Se tiriamo a sorte, vince lui, nelle lotte di galli i suoi han sempre la meglio sui miei, anche se dati a zero; e le sue quaglie chiuse nel recinto battono sempre le mie.
Andrò in Egitto: e benché contragga queste nozze per la mia pace, in Oriente è il mio piacere. Oh, entra, Ventidio.

Entra Ventidio.

Andrai in Partia, la nomina è pronta. Seguimi, vieni a prenderla.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto secondo - scena quarta

 

Entrano Lepido, Mecenate ed Agrippa.

LEPIDO
Non incomodatevi oltre: affrettatevi a seguire i vostri generali.

AGRIPPA
Marcantonio darà un bacio a Ottavia, e noi lo seguiremo.

LEPIDO
Finché non vi vedrò vestiti da soldati, che ben si addice a entrambi, addio.

MECENATE
Secondo il mio computo, saremo a Capo Miseno prima di voi, Lepido.

LEPIDO
La vostra strada è più breve, il mio itinerario mi porta in giro, guadagnerete due giorni su di me.

ENTRAMBI
Buon successo, signore!

LEPIDO
Addio.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto secondo - scena quinta

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Cleopatra, Carmiana, Iras ed Alessa.


CLEOPATRA
Un po' di musica... il cibo malinconico di noi che traffichiamo in amore.

TUTTI
Musica, musica!

Entra l'eunuco Mardiano.

CLEOPATRA
No, niente musica. Al biliardo. Vieni, Carmiana.

CARMIANA
Io ho male al braccio, è meglio che giochiate con Mardiano.

CLEOPATRA
Tanto varrebbe a una donna giocare con una donna, che con un eunuco. Giocherai con me, messere?

MARDIANO
Per quel che posso fare, signora.

CLEOPATRA
Se mostra buona volontà, e non ci arriva, il giocatore può invocare venia. Ma non adesso, no, datemi la lenza, andremo giù al fiume, con la mia musica che suona di lontano. Adescherò pesci dalle pinne scure, l'amo ricurvo trapasserà le loro guance viscide, e tirandoli su, penserò che ognuno sia un Antonio, e dirò: "Ah, ah, sei preso!"

CARMIANA
Ci fu da ridere, quando scommetteste su una gara di pesca, e uno dei vostri, tuffatosi sott'acqua, gli attaccò all'amo un pesce salato, che egli tirò su in trionfo!

 

CLEOPATRA
Quella volta? Ah, che bei tempi! Risi finché egli perse la pazienza, e la notte risi fino a fargliela tornare, e al mattino, avanti l'ora prima, lo feci crollare a letto ubriaco: poi gli misi le mie acconciature e il mio manto, mentre io indossavo la sua spada di Filippi. Oh, dall'Italia.

Entra un messo.

Ficcami le tue fertili notizie nell'orecchio da lungo tempo sterile.

MESSO
Signora... signora...

CLEOPATRA
Antonio è morto!... Se così dici, marrano, uccidi la tua padrona. Ma se annunci che è libero e sta bene, ecco dell'oro, ed ecco le mie vene più azzurre da baciare: una mano che re han sfiorato con le labbra e baciato tremanti.

MESSO
Per prima cosa, signora, sta bene.

CLEOPATRA
Eccoti altro oro. Ma attento, messere, da noi si dice che i morti stan bene: se intendi questo l'oro che ti do lo colerò fuso nella tua gola nefanda.

MESSO
Ascoltatemi, signora.

CLEOPATRA
Ebbene, avanti, ascolto. Ma il tuo volto non dà segni di gioia, se Antonio è libero e sta bene... un aspetto così tetro, se hai da proclamare ai quattro venti notizie così buone? Se non sta bene, dovresti venire come una furia coronata di serpi, e non come un uomo normale.

MESSO
Volete ascoltarmi?

CLEOPATRA
Ho voglia di dartele, prima che tu parli; ma se dici che Antonio vive, sta bene, è in buone con Cesare, e non suo prigioniero, ti metterò sotto una pioggia d'oro, ed una grandinata di perle.

MESSO
Signora, sta bene.

CLEOPATRA
Ben detto.

MESSO
E in buone con Cesare.

CLEOPATRA
Sei un uomo onesto.

MESSO
Lui e Cesare son più amici che mai.

CLEOPATRA
Farò la tua fortuna.

MESSO
Però, signora...

CLEOPATRA
Non amo quel "però", stempera le buone notizie precedenti, un accidente al "però"! Il "però" è come un carceriere che liberi un mostruoso malfattore. Ti prego, amico, vuota tutto il sacco nel mio orecchio, buone e cattive nuove assieme: è amico di Cesare, in buona salute, dici, e dici anche, libero.

MESSO
Libero no, signora: questo non l'ho detto. È legato a Ottavia.

CLEOPATRA
Per quale buon servizio?

MESSO
Il miglior servizio: a letto.

CLEOPATRA
Impallidisco, Carmiana.

MESSO
Signora, è sposato a Ottavia.

CLEOPATRA
Ti prenda la peste peggiore!


Lo percuote gettandolo a terra.

MESSO
Calmatevi, buona signora!

CLEOPATRA
Che dici? (Lo percuote.)

Via di qui, lurida canaglia, o ti caverò gli occhi per prenderli a calci come palle; ti strapperò i capelli e ti farò frustare  (Scuotendolo su e giù.) con verghe di ferro, mettere in salamoia a macerare lentamente.

MESSO
Graziosa signora, non son stato io che vi porto le notizie a fare il matrimonio.

CLEOPATRA
Di' che non è vero, e ti darò un'intera provincia, rialzerò le tue fortune. Le botte che hai preso saranno per la collera che mi hai provocato, e per di più ti arricchirò di qualsiasi dono tu possa chiedere in coscienza.

MESSO
È sposato, signora.

CLEOPATRA
Furfante, hai vissuto fin troppo.


Estrae un pugnale.

MESSO
Devo scappare; che volete fare, signora? Non è colpa mia.

 

Esce.

CARMIANA
Buona signora, mantenetevi calma, l'uomo è innocente.

CLEOPATRA
Certi innocenti non sfuggono alla folgore. Si dissolva l'Egitto nel Nilo! e tutte le miti creature diventino serpenti! Richiama lo schiavo, benché sia furiosa non lo morderò; richiamalo!

CARMIANA
Ha paura di tornare.

CLEOPATRA
Non gli farò del male.

Queste mani perdono di nobiltà, colpendo uno che mi è così inferiore, giacché io stessa ne sono responsabile.

Rientra il messo.

Vieni qui, messere. Benché sia onesto, non è mai bene portar cattive nuove.
A un bel messaggio da' mille voci, ma le cattive notizie si annuncino da sole, al momento di colpire.

MESSO
Ho fatto il mio dovere.

CLEOPATRA
È sposato? Non potrò detestarti di più, se dici ancora sì.

MESSO
È sposato, signora.

CLEOPATRA
Gli dei ti distruggano, ancora insisti?

MESSO
Dovrei mentire, signora?

CLEOPATRA
Vorrei di sì, anche se metà del mio Egitto fosse sommersa e ridotta a una cisterna di serpenti squamosi! Vattene di qui, avessi anche il volto di Narciso, per me saresti orribile. È sposato?

MESSO
Imploro il perdono di Vostra Altezza.

CLEOPATRA
È sposato?

MESSO
Non offendetevi, io non vorrei offendervi: non è giusto unirmi per quel che voi mi fate fare. È sposato ad Ottavia.

CLEOPATRA
Ah, la sua colpa ti renda così odioso, tu che pure non sei ciò di cui sei così sicuro. Vattene via di qui: le mercanzie che hai portato da Roma per me son troppo care: ti restino sul gozzo, e sian la tua rovina!

 

Esce il messo.

CARMIANA
Calmatevi, Altezza.

CLEOPATRA
Lodando Antonio ho disprezzato Cesare.

CARMIANA
Molte volte, signora.

CLEOPATRA
Ecco la mia ricompensa. Portatemi via, svengo, Iras, Carmiana! No, non è nulla.
Vai da quell'uomo, caro Alessa, digli di riferire l'aspetto di Ottavia, la sua età e il suo temperamento, senza tralasciare il colore dei capelli; ritorna subito con la sua risposta.

 

Esce Alessa.

Che se ne vada per sempre... no, no, Carmiana: anche se è dipinto da un lato come la Gorgone, dall'altro è come Marte.

(A Mardiano.) Di' ad Alessa di riferire quant'è alta.

Compiangimi, Carmiana, ma non parlare. Conducimi nelle mie stanze.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto secondo - scena sesta

 

Vicino a Miseno.
Squilli di tromba.
Entrano Pompeo da una porta, con tamburi e trombe;
da un'altra Cesare, Lepido, Enobarbo, Mecenate, Agrippa, Menas e soldati in marcia.

POMPEO
Io ho i vostri ostaggi, e voi i miei; tratteremo, prima di combattere.

CESARE
È opportuno che prima si discuta: perciò abbiamo inviato in anticipo le nostre proposte scritte. Avendole vagliate, facci sapere se varranno a fermare la tua spada scontenta, e a riportare in Sicilia molti giovani gagliardi, che altrimenti periranno qui.

POMPEO
A voi tre, unici senatori del mondo, ministri supremi degli dei: non so perché a mio padre dovrebbe mancare chi lo vendichi, avendo amici e un figlio.
Giulio Cesare, che a Filippi apparve in forma di spettro al virtuoso Bruto, là vi vide al lavoro per lui.
Cosa spinse il pallido Cassio a cospirare? e che cosa spinse l'onesto romano, Bruto, da tutti onorato, con gli altri armati, corteggiatori della bella libertà, a bagnare di sangue il Campidoglio - se non il desiderio che un uomo sia soltanto un uomo? E per questo ho armato la mia flotta, che col suo peso fa schiumare di collera l'oceano e con la quale intendo punire l'ingratitudine di Roma tracotante verso il mio nobile padre.

CESARE
Come vuoi.

ANTONIO
Non puoi spaventarci, Pompeo, con le tue vele. Ti affronteremo sul mare.

Per terra, sai bene di quanto ti soverchiamo.

POMPEO
Già, bella soperchieria, per terra, mi hai fatto con la casa di mio padre!
Ma giacché il cuculo non costruisce il nido per se stesso, restaci quanto puoi.

LEPIDO
Dicci, ti prego - il resto non c'entra - come accogli le proposte da noi inviate.

CESARE
Questo è il punto.

ANTONIO
Non cedere a un invito, ma soppesa che cosa ti conviene.

CESARE
E quello che può nascere, se tenti più grande ventura.

POMPEO
Mi avete offerto Sicilia e Sardegna: io dovrei ripulire tutto il mare dai pirati; inviare a Roma misure di grano e, con questo accordo, ci separeremmo senza intaccare il filo delle spade, a scudi intonsi.

 

CESARE, LEPIDO ed ANTONIO
Questa è la nostra offerta.

POMPEO
Sappiate, allora, che son venuto qui pronto ad accettare l'offerta. Ma Marcantonio mi ha fatto spazientire. Anche se dirlo me ne toglie il merito, sappi che quando Cesare e tuo fratello erano in guerra, tua madre venne in Sicilia, e vi trovò amichevole accoglienza.

ANTONIO
L'ho appreso, Pompeo, e sono ben disposto a porgerti l'ampio ringraziamento che ti devo.

POMPEO
Stringiamoci la mano: non pensavo di incontrarti qui.

ANTONIO
I letti sono molli, in Oriente, e ti ringrazio d'avermi fatto venire prima del previsto. Ci ho guadagnato.

CESARE
Dall'ultima volta, noto in te un cambiamento.

POMPEO
Beh, non so che segni sul volto m'abbia lasciato la dura sorte, ma non mi entrerà nell'animo per renderlo vassallo.

 

LEPIDO
Ben ritrovato!

POMPEO
Lo spero, Lepido. Dunque, d'accordo: ma desidero che la nostra intesa sia messa per iscritto e sigillata.

CESARE
È la prima cosa da fare.

POMPEO
Ci inviteremo a banchetto, prima di separarci, quindi tiriamo a sorte chi comincerà.

ANTONIO
Tocca a me, Pompeo.

POMPEO
No, Antonio, tirerai a sorte; comunque, primo o ultimo, la palma andrà alla tua squisita cucina egiziana. Ho udito che laggiù Giulio Cesare s'è ingrassato a forza di banchetti.

ANTONIO
Quante ne hai sentite...

POMPEO
Dicevo in senso buono.

ANTONIO
E con belle parole.

POMPEO
Dunque, ho sentito questo, e poi che Apollodoro portò...

ENOBARBO
Meglio non continuare: la portò.

POMPEO
Che cosa?

ENOBARBO
Una certa regina, a Giulio Cesare, dentro un materasso.

POMPEO
Ora ti riconosco: come stai, soldato?

ENOBARBO
Bene, e presto ancor meglio, vedendo che ci aspettano quattro banchetti.

POMPEO
Voglio stringerti la mano, non ti ho mai odiato: ti ho visto combattere, e invidiato il tuo valore.

ENOBARBO
Io, signore, non vi ho mai molto amato; ma vi ho lodato, e voi meritavate dieci volte di più delle mie lodi.

POMPEO
Indulgi pure alla tua franchezza, che ti si addice. Vi invito tutti sulla mia galea. Vi prego di precedermi, signori.

CESARE, LEPIDO ed ANTONIO

Facci strada.

POMPEO
Di qui.

 

Escono tutti, tranne Menas e Enobarbo.

MENAS (A parte.)
Tuo padre, Pompeo, non avrebbe mai fatto questo patto. - Noi ci siamo conosciuti, signore.

ENOBARBO
Sul mare, credo.

MENAS
Sì, signore.

ENOBARBO
E sul mare ve la siete cavata bene.

MENAS
E così voi per terra.

ENOBARBO
Loderò chiunque mi loda, benché non si possa negare quel che ho fatto per terra.

MENAS
Né quel che io ho fatto per mare.

ENOBARBO
Sì, una cosa puoi negare nel tuo interesse: per mare sei stato un gran ladro.

MENAS
E tu per terra.

ENOBARBO
Qui sconfesso il mio servizio di terra. Ma dammi la mano, Menas.

Se i nostri occhi fossero due gendarmi, qui potrebbero sorprendere due ladri che si baciano.

MENAS
Gli uomini son tutti onesti in volto, checché siano le loro mani.

ENOBARBO
Ma non c'è bella donna che abbia il volto onesto.

MENAS
Non è una calunnia: rubano i cuori.

ENOBARBO
Eravamo venuti per farvi guerra.

MENAS
A me dispiace che sia finita in una gran bevuta. Quest'oggi Pompeo butta via ridendo la sua fortuna.

ENOBARBO
Se lo fa, non riuscirà certo a riprendersela piangendo.

MENAS
L'hai detto. Non ci aspettavamo qui Antonio. Di grazia, è sposato a Cleopatra?

ENOBARBO
La sorella di Cesare si chiama Ottavia.

MENAS
È vero: era la moglie di Caio Marcello.

ENOBARBO
E adesso è la moglie di Marcantonio.

MENAS
Come?

ENOBARBO
È vero.

MENAS
Allora lui e Cesare sono per sempre legati.

ENOBARBO
Se dovessi azzardare una predizione su quel legame, direi di no.

MENAS
Ritengo che la convenienza politica contò di più in queste nozze che non l'amore.

ENOBARBO
Lo ritengo anch'io.

Ma vedrai che il nodo che sembra tener assieme la loro amicizia, sarà proprio quello che la strozzerà: Ottavia è d'indole austera, fredda e riservata.

MENAS
Chi non vorrebbe avere una moglie così?

ENOBARBO
Non uno che è tutt'altro - ossia Antonio. Ritornerà al suo piatto egiziano; e allora i sospiri di Ottavia faranno infiammare Cesare e (come ho detto prima) ciò che era la forza della loro amicizia si dimostrerà causa diretta della loro discordia. Antonio si abbandonerà alla passione là dov'è. Qui ha sposato soltanto la sua convenienza.

MENAS
Può ben darsi. Vuoi salire a bordo, signore? Ho un brindisi per te.

ENOBARBO
Lo accetterò, signore. In Egitto non abbiamo tenuto le gole a secco.

MENAS
Su, andiamo.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto secondo - scena seTTIMa

 

A bordo della galea di Pompeo, al largo di Capo Miseno.
Suon di musica.

Entrano due o tre servi con un rinfresco.

PRIMO SERVO
Eccoli che arrivano, marinaio. Le piante di qualcuno sono già mal piantate, il minimo soffio di vento le butterà a terra.

SECONDO SERVO
Lepido è già paonazzo.

PRIMO SERVO
Gli han fatto dar fondo alle bottiglie.

SECONDO SERVO
Quando si stuzzicano sul punto debole, egli grida "Basta"; riconcilia gli altri a quell'invito, e se stesso al bere.

PRIMO SERVO
Ma sollevando gran guerra fra lui e il buon senso.

SECONDO SERVO
Ebbene, càpita, ad avere un nome fra i grandi. Io preferirei avere una canna che non mi serve a nulla, piuttosto d'una partigiana che non potessi sollevare.

PRIMO SERVO
Esser chiamati in un'alta sfera, e non mostrare di sapercisi muovere, è come avere vuote orbite al posto degli occhi: sfigura miseramente il viso.

Suon di musica.

Entrano Cesare, Antonio, Pompeo, Lepido, Agrippa, Mecenate, Enobarbo, Menas, e altri capitani.

ANTONIO (A Cesare.)
Fanno così: misurano il livello del Nilo da certe tacche graduate sulla piramide, e se è alto, basso o medio, sanno se seguirà abbondanza o carestia. Più gonfia il Nilo, e più promette; quand'esso si ritrae, il seminatore sparge sul limo e sulla melma la semente, e in breve tempo si ha il raccolto.

LEPIDO
Laggiù avete strani serpenti?

ANTONIO
Sì, Lepido.

LEPIDO
Il vostro serpente d'Egitto nasce dal vostro fango per opera del vostro sole: e così il vostro coccodrillo.

ANTONIO
Proprio così.

POMPEO
Sedete... e del vino! Alla salute di Lepido!

LEPIDO
Non mi sento bene come dovrei: ma non mi tiro indietro.

ENOBARBO
Non finché non ci avrete dormito su: fino allora non ci passerà la sbornia.

LEPIDO
Eh già. Ho sentito che le piramidi dei Tolomei son cose bellissime: l'ho sentito senza tema di smentita.

MENAS (A parte a Pompeo.)
Pompeo, una parola.

POMPEO (A parte a Menas.)
Dimmela in un orecchio. Che c'è?

MENAS (A parte a Pompeo.)
Lascia il sedile, per un momento, ti prego, capitano, e ascoltami.

POMPEO (A parte a Menas.)
Aspetta un momento. Brindo a Lepido!

LEPIDO
Che specie di bestia è il vostro coccodrillo?

ANTONIO
Ha una forma uguale alla sua, signore, ed è grande quanto la sua grandezza; è alto proprio quant'è alto, e si muove coi suoi organi. Vive di ciò che lo nutre, e quando non ha più gli elementi vitali, trasmigra.

LEPIDO
Di che colore è?

ANTONIO
Del suo colore.

LEPIDO
È un rettile straordinario.

ANTONIO
Già, e le sue lacrime sono bagnate.

CESARE
Gli basterà questa descrizione?

ANTONIO
Con tutti i brindisi che gli fa Pompeo... se no è un vero epicureo.

POMPEO (A parte a Menas.)
Va' sulla forca, va'! Parlarmi di questo? Via! Fa' come ti dico. Dov'è la coppa che ho chiesto?

MENAS (A parte a Pompeo.)
Se per i miei meriti vorrai ascoltarmi, alzati dal sedile.

POMPEO (A parte a Menas.)
Credo tu sia ammattito. Che cosa c'è?


S'alza e va da parte.

MENAS
Alle tue fortune ho sempre fatto tanto di cappello.

POMPEO
Mi hai sempre servito fedelmente. Che altro hai da dire? Allegri, signori.

ANTONIO
Da queste sabbie mobili, Lepido, tienti alla larga, o ci affonderai.

MENAS
Vuoi essere padrone del mondo intero?

POMPEO
Che dici?

MENAS
Per la seconda volta, vuoi essere padrone del mondo intero?

POMPEO
E come?

MENAS
Accogli solo l'idea, e benché tu mi creda povero, sarò io a darti il mondo intero.

POMPEO
Hai bevuto?

MENAS
No, Pompeo, mi sono astenuto dal bere.
Se solo osi, sarai Giove in terra. Tutto ciò che l'oceano circonda o il cielo abbraccia, se vuoi sarà tuo.

POMPEO
Mostrami come.

MENAS
Questi triumviri, tuoi soci, sono sulla nave. Io taglio gli ormeggi, e al largo, saltiamogli alla gola; e tutto sarà tuo.

POMPEO
Dovevi farlo, e non parlarmene! È un'infamia, per me, mentre per te sarebbe stato rendermi un buon servigio. Devi sapere che non è il mio profitto a guidare il mio onore, ma il contrario. Pentiti che la tua lingua così abbia tradito la tua azione. Se fatta senza dirmelo, dopo l'avrei trovata ben fatta; ma ora devo condannarla. Desisti, e bevi.

MENAS (A parte.)
E allora io più non seguirò la tua fortuna indebolita.

Chi cerca e non la prende, quand'abbia l'occasione, non la ritroverà mai più.

POMPEO
Brindo a Lepido!

ANTONIO
Portalo a terra. Brinderò io per lui, Pompeo.

ENOBARBO
E quest'è per te, Menas.

MENAS
Benvenuto, Enobarbo.

POMPEO
Riempite le coppe fino a traboccare!

ENOBARBO
Ecco un uomo robusto, Menas.


Indica il servo che porta via Lepido.

MENAS
Perché?

ENOBARBO
Porta un terzo del mondo: non vedi?

MENAS
Allora un terzo del mondo è ubriaco: lo fosse interamente, tutto filerebbe liscio!

ENOBARBO
Bevi; aumentiamo la baldoria.

MENAS
Avanti.

POMPEO
Non è ancora una festa alessandrina.

ANTONIO
Ma vi si avvicina. Spillate i barili! Alla salute di Cesare!

CESARE
Ne farei a meno. È gran fatica, lavarsi il cervello, e quello ti si intorbida.

ANTONIO
Adèguati alle circostanze.

CESARE
Dòminale, io dico. Ma meglio digiunar per quattro giorni, che bere tanto in uno solo.

ENOBARBO (Ad Antonio.)
Ah, valoroso generale, vogliamo ballare il baccanale egiziano, per celebrare le nostre libagioni?

POMPEO
Ma sì, certo, buon soldato!

ANTONIO
Prendiamoci tutti per mano, finché il vino vincitore sprofondi i nostri sensi in un morbido e dolcissimo lete.

ENOBARBO
Tutti per mano. Bombardateci con musica fragorosa le orecchie; intanto io vi metto ai vostri posti, e poi faremo cantare il ragazzo. E ciascuno a gran voce il ritornello sosterrà con quanto fiato ha in corpo.


Musica.

Enobarbo li mette per mano.

CANZONE
Vieni, tu, signore del vino,
Bacco paffuto, con l'occhiolino!
Nei tuoi tini le cure affoghiamo
Dei tuoi pampini ci incoroniamo.
Versa, fin che il mondo giri!
Versa, fin che il mondo giri!

CESARE
Che volete di più? Buona notte, Pompeo.
Caro fratello, prendiamo congedo: i nostri gravi impegni aggrottano le ciglia a questa leggerezza. Separiamoci, gentili signori: come vedete, abbiamo fatto avvampare le gote. Il forte Enobarbo è più debole del vino, e la mia lingua farfuglia quando parla.
Questa sfrenata ebbrezza ci ha quasi resi tutti buffoni. Perché altre parole? Buona notte. Antonio, dammi la mano.

POMPEO
Vi metterò alla prova sulla riva.

ANTONIO
D'accordo. Stringiamoci la mano.

POMPEO
Ah, Antonio, tu hai la casa di mio padre. Ma... non siamo amici? Caliamoci nella scialuppa.

ENOBARBO
Attenti a non cadere. Menas,


Escono tutti tranne Enobarbo e Menas.


io non scendo a terra.

MENAS
No, nella mia cabina. Quei tamburi, quelle trombe e flauti! Su!
Che Nettuno senta che fragoroso addio diamo a questi grandi amici! Sonate, che vi venga un accidente, sonate!


Squilli di tromba e tamburi.

ENOBARBO
Ohè, dice lui! Ecco il mio berretto.

MENAS
Oho! Vieni, nobile capitano.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena prima

 

Una pianura in Siria.
Entra Ventidio, come in trionfo, con Silio e altri romani, ufficiali, soldati; preceduto dalla salma di Pacoro.

VENTIDIO
Ora sei vinta, terra saettante dei Parti, ed ora la fortuna ben contenta mi fa vendicare la morte di Marco Crasso.
Il corpo del figlio del re apra la sfilata dell'esercito. Il tuo Pacoro, Orode, paga così per Marco Crasso.

SILIO
Nobile Ventidio, mentre ancora del loro sangue è calda la tua spada, incalza i Parti fuggitivi. Irrompi in Media, in Mesopotamia, dove si rifugian gli sconfitti. Così il tuo supremo comandante Antonio ti porrà sul carro trionfale, e cingerà il tuo capo di ghirlande.

 

VENTIDIO
Oh, Silio, Silio, ho fatto abbastanza.
Ricorda che un subalterno può esorbitare con le sue azioni. Impara questo, Silio: è preferibile lasciar incompiuta qualcosa piuttosto che acquistare gloria troppo alta compiendola quando chi serviamo è via. Cesare e Antonio hanno sempre vinto più pel tramite dei loro ufficiali che non di persona. Il mio pari grado in Siria, Sossio, suo luogotenente, per la fama rapidamente accumulata e che aumentava in continuazione, perse il suo favore. Colui che in guerra fa più del proprio capo, diventa capo del suo capo; e così l'ambizione, virtù del soldato, preferisce una sconfitta a una vittoria che lo metta in ombra.
Potrei far di più per il bene di Antonio, ma ciò l'offenderebbe. E nell'offesa si annullerebbe ogni mio sforzo.


SILIO
Tu, Ventidio, possiedi quella dote senza la quale ben poco si distinguono soldato e spada. Scriverai ad Antonio?

VENTIDIO
Gli esporrò umilmente ciò che in nome suo, magica parola d'ordine, abbiam compiuto; come coi suoi vessilli e le sue truppe ben pagate l'imbattuta cavalleria dei Parti abbiam scacciata stremata dal campo.

SILIO
Adesso dov'è?

VENTIDIO
Si dirige su Atene, dove con la fretta che ci consentirà il bottino che portiamo con noi, ci presenteremo a lui.
Laggiù, in marcia!

Escono.

Inizio pagina

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena seconda

 

Roma. Anticamera nel palazzo di Cesare.
Entra Agrippa da una porta, Enobarbo dall'altra.

AGRIPPA
Come, i fratelli si sono separati?

ENOBARBO
Si sono sbarazzati di Pompeo, che se n'è andato. Gli altri tre stan suggellando il trattato. Ottavia piange perché deve lasciar Roma; Cesare è triste e, come dice Menas, dopo il banchetto di Pompeo, Lepido è afflitto da languidi sospiri.

AGRIPPA
Quel nobile Lepido!

ENOBARBO
Un uomo degnissimo: oh, come ama Cesare!

AGRIPPA
Ah, come adora Marcantonio!

ENOBARBO
Cesare: ecco un uomo come Giove!

AGRIPPA
E Antonio? È il dio di Giove.

ENOBARBO
Parlavate di Cesare? L'impareggiabile?

AGRIPPA
Oh, Antonio, tu araba fenice!

ENOBARBO
Per lodare Cesare basta dire "Cesare", non occorre altro.

AGRIPPA
Già, li ha subissati entrambi di lodi strabilianti.

ENOBARBO
Ma il suo beniamino è Cesare; eppure ama Antonio.
Ah, non possono cuori lingue e cifre, scribi poeti e bardi, pensare dire e numerare, scrivere cantare e versificare il suo amore per Antonio. Ma quanto a Cesare, in ginocchio, in ginocchio, ad ammirare.

AGRIPPA
Li ama entrambi.

ENOBARBO
Essi sono le èlitre, ed egli è il loro coleottero. Ah,

 

Squilli di tromba da dentro.


il segnale di montare a cavallo. Addio, nobile Agrippa.

AGRIPPA
Buona fortuna, valoroso soldato, e addio.

Entrano Cesare, Antonio, Lepido ed Ottavia.

ANTONIO
Basta, mio signore.

CESARE
Mi strappi una gran parte di me stesso: fanne buon uso. Sorella, dimostrati una moglie secondo i miei pensieri, e che sulla tua riuscita possa impegnarsi tutto il mio credito. Nobilissimo Antonio, che quest'esempio di virtù, posto fra noi per cementare il nostro amore e tenerlo ben saldo, non si trasformi nell'ariete che ne abbatte la fortezza.
Giacché meglio sarebbe stato amarci senza codesto intermediario, se poi ad entrambe le parti non starà a cuore.

ANTONIO
Non offendermi con la tua diffidenza.

CESARE
Ho detto.

ANTONIO
Anche con tutta la tua pignoleria non troverai il minimo pretesto per ciò che sembri temere. Che quindi ti proteggano gli dei, e volgano ai tuoi fini il cuore dei romani. Qui ci separiamo.

CESARE
Addio, carissima sorella, addio. Gli elementi ti siano propizi, e diano al tuo animo ogni conforto! Addio!

OTTAVIA
Mio nobile fratello!

ANTONIO
Ha l'aprile negli occhi, è primavera dell'amore: e queste sono le pioggette che la fanno sbocciare. Sii serena.

OTTAVIA
Signore, bada bene alla casa di mio marito; e...

CESARE
Che cosa, Ottavia?

OTTAVIA
Te lo dirò in un orecchio.

ANTONIO
La lingua non obbedisce al suo cuore, né il cuore sa come ispirarla: così la soffice piuma del cigno, che sta immobile sull'acqua rigonfia al culmine della marea, senza propendere dall'una o l'altra parte.

ENOBARBO (A parte ad Agrippa.)
Cesare piange?

AGRIPPA (A parte a Enobarbo.)
Ha un'ombra sul volto.

ENOBARBO (A parte ad Agrippa.)
Ne scapiterebbe se fosse un cavallo, ma non essendo un uomo.

AGRIPPA (A parte a Enobarbo.)
Perché, Enobarbo?

Quando trovò Giulio Cesare morto, Antonio pianse a tutto spiano, e a Filippi pianse vedendo Bruto ucciso.

ENOBARBO (A parte ad Agrippa.)
Quell'anno soffrì invero di lacrime facili: pianse per ciò che di proposito distrusse, credimi, fino a far piangere anche me.

CESARE
No, dolce Ottavia, avrai sempre mie notizie; non cesserò col tempo di pensarti.

ANTONIO
Suvvia, signore: lotterò con te con la forza del mio amore: ecco, ti tengo, e così ti lascio, affidandoti agli dei.

CESARE
Addio: sii felice!

LEPIDO
Che tutte le stelle innumerevoli illuminino il tuo prospero cammino!

 

Bacia Ottavia.

CESARE
Addio, addio!

ANTONIO
Addio!

 

Squilli di tromba.

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena terza

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Cleopatra, Carmiana, Iras ed Alessa.

CLEOPATRA
Dov'è quell'uomo?

ALESSA
Ha paura d'entrare.

CLEOPATRA
Su! Avanti! Vieni qui, messere.

Entra come prima il messo.

ALESSA
Maestà, Erode di Giudea osa guardarvi soltanto quando siete compiaciuta.

CLEOPATRA
Avrò la testa di questo Erode. Ma in che modo se è via Antonio, grazie al quale io potevo ottenerla? Avvicinati.

MESSO
Graziosissima maestà!

CLEOPATRA
Hai visto Ottavia?

MESSO
Sì, temuta regina.

CLEOPATRA
Dove?

MESSO
A Roma, signora: l'ho vista in volto, condotta fra Antonio e suo fratello.

CLEOPATRA
È alta come me?

MESSO
No, signora.

CLEOPATRA
L'hai sentita parlare? Ha la voce alta oppure bassa?

MESSO
L'ho udita parlare, signora: bassa.

CLEOPATRA
Non è male. Non potrà piacergli a lungo.

CARMIANA
Piacergli? O Iside, è impossibile!

CLEOPATRA
Lo penso anch'io, Carmiana: di voce spenta, e nanerottola! Ha il passo maestoso?

Ricordati, se mai hai visto inceder la maestà.

MESSO
Striscia per terra: ferma o che si muova, è identico. Mostra un corpo, non già vita, è una statua, non un essere animato.

CLEOPATRA
Sei sicuro?

MESSO
O io non so osservare.

CARMIANA
Tre egizi non sanno osservar meglio.

CLEOPATRA
È esperto, lo vedo: non c'è nulla in lei. È uno che sa giudicare.

CARMIANA
Ottimamente.

CLEOPATRA
Quanti anni può avere, ti prego?

MESSO
Signora, era vedova...

CLEOPATRA
Vedova? Senti, Carmiana.

MESSO
E credo abbia trent'anni.

CLEOPATRA
Ricordi
il suo volto? È allungato o tondo?

MESSO
Tondo, anche troppo.

CLEOPATRA
E il più delle volte chi ha il volto così è anche sciocco. Di che colore, i capelli?

MESSO
Castani, signora, e non potrebbe aver fronte più bassa.

CLEOPATRA
Eccoti dell'oro. Non avertela a male se prima sono stata così brusca: ti riprenderò al mio servizio. Trovo che sai far bene il tuo lavoro. Va', preparati, le nostre lettere son pronte.

 

Esce il messo.

CARMIANA
Un uomo dabbene.

CLEOPATRA
Sì, per davvero. Mi pento molto d'averlo tartassato. Be', a sentir lui, pare che questa donna non sia gran cosa.

CARMIANA
Nulla di nulla, signora.

CLEOPATRA
Lui ha visto una regina, e dovrebbe sapere.

CARMIANA
Ha visto una regina? Per Iside, e che altro... servendo voi per tanti anni!

CLEOPATRA
Ho ancora una cosa da chiedergli, Carmiana: ma non importa, lo condurrai da me dove scriverò;

tutto può andar bene.

CARMIANA
Ve lo garantisco, signora.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena quarta

 

Atene. Stanza in casa di Antonio.
Entrano Antonio ed Ottavia.

ANTONIO
Ma no, ma no, Ottavia, non solo quello...
quello sarebbe scusabile, quello e mille altre cose di simile portata...
ma ha mosso nuovamente guerra a Pompeo; ha fatto testamento, e l'ha letto in pubblico: ha sì e no parlato di me; e quando per forza non ha potuto non tributarmi onore, lo ha fatto in modo freddo e fiacco, lesinando al massimo.
Quando gliene fu dato l'estro, l'ignorò o lo fece a denti stretti.

OTTAVIA
Mio buon signore, non credere a tutto, o se devi, non prendere tutto a mal partito.
Se fra voi due ci sarà discordia nessuna più di me sarà infelice, pregando per l'uno e l'altro di voi.
Gli dei benigni si burleranno di me, che imploro: "Benedite mio marito!" e subito rendo vana quella preghiera implorando con altrettanto ardore "Oh, benedite mio fratello!" Vinca il marito, no, il fratello: una preghiera annulla l'altra, non c'è via di mezzo fra i due estremi.

ANTONIO
Gentile Ottavia, che il tuo amore si indirizzi a chi meglio vuole conservarlo. Se io perdo il mio onore, perdo me stesso: meglio non esser tuo, se così mutilo.
Ma secondo il tuo stesso desiderio, sarai tu stessa il tramite fra noi; intanto preparerò una guerra tale che eclisserà tuo fratello. Affrettati; così il tuo desiderio sarà esaudito.

OTTAVIA
Grazie al mio signore. Il potente Giove faccia di me così debole, debole, la vostra riconciliatrice! Una guerra fra di voi, sarebbe come se nel mondo s'aprisse una voragine, e occorressero pile di cadaveri per colmarla.

ANTONIO
Quando ti sarà chiaro chi ne è causa, su di lui indirizza il tuo sdegno, giacché mai le nostre colpe potranno equivalersi, sì che il tuo amore equamente si divida. Preparati alla partenza, scegli il seguito, ordina qualsiasi spesa, a tuo piacere.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena QUINTA

 

La stessa. Un'altra stanza.
Entrano, venendosi incontro, Enobarbo ed Eros.

ENOBARBO
Ebbene, Eros?

EROS
Son giunte strane notizie, mio signore.

ENOBARBO
Quali?

EROS
Cesare e Lepido han mosso guerra a Pompeo.

ENOBARBO
È cosa vecchia. E l'esito qual è?

EROS
Cesare, dopo essersene servito nelle guerre contro Pompeo, gli nega parità, non vuol farlo compartecipe della gloria dell'impresa e, non fermandosi qui, lo accusa per certe lettere scritte in precedenza a Pompeo; in base alla sua sola accusa, lo fa arrestare, e così il povero triumviro è sotto chiave, finché la morte non lo liberi della prigionia.

ENOBARBO
Allora, mondo, hai solo un paio di mascelle, e se in mezzo ci butti tutto il cibo che hai, se lo macineranno.

Dov'è Antonio?

EROS
Passeggia in giardino... così, e prende a calci i fuscelli che incontra sul cammino.
Esclama "Stupido Lepido!", e minaccia di tagliare la gola all'ufficiale che ha ucciso Pompeo.

ENOBARBO
La grande flotta è pronta.

EROS
Per l'Italia e per Cesare. Inoltre, Domizio, il mio signore ti vuole subito: le notizie avrei potuto dirtele più tardi.

ENOBARBO
Sarà cosa da nulla. Ma lascia stare. Portami da Antonio.

EROS
Vieni, signore.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena SESTA

 

Roma. Casa di Cesare.
Entrano Agrippa, Mecenate e Cesare.

CESARE
In spregio a Roma ha fatto tutto questo, e peggio ad Alessandria.

Ecco come: nel foro, su di un palco d'argento, lui e Cleopatra davanti a tutti sono stati insediati in troni d'oro; ai loro piedi stava Cesarione, che chiamano figlio di mio padre, e tutta la progenie bastarda che la loro lussuria ha generato. A lei ha dato il governo dell'Egitto, l'ha nominata sovrana assoluta della bassa Siria, di Cipro, di Lidia.

MECENATE
E ciò pubblicamente?

CESARE
Nella pubblica piazza, dove si fanno le esercitazioni militari.
Lì proclamò i suoi figli re dei re; dette ad Alessandro la Grande Media, la Partia e l'Armenia; a Tolomeo assegnò Siria, Cilicia e Fenicia; e nei paramenti della dea Iside lei si mostrò quel giorno, e spesso prima si dice che in tal modo diede udienza.

MECENATE
Che i romani ne siano informati.

AGRIPPA
Così che, già disgustati della sua insolenza, rinuncino alla stima che ne hanno.

CESARE
Il popolo lo sa; e ora ha ricevuto le sue accuse.

AGRIPPA
E chi accusa?

CESARE
Cesare: perché dopo aver spogliato Sesto Pompeo della Sicilia, non gli avremmo assegnato la sua parte dell'isola. Inoltre dice d'avermi prestato delle navi che non gli sono state restituite.
Da ultimo, si infuria perché Lepido è stato deposto dal triumvirato e noi ci tratteniamo le sue rendite.

AGRIPPA
Signore, bisognerebbe rispondergli.

CESARE
È stato fatto, il messo è già partito.

Gli rispondo che Lepido era diventato troppo crudele, e che abusava  della suaalta autorità, meritandosi tale cambiamento. Delle mie conquiste  gli concedo una parte: ma esigo altrettanto da lui per la sua Armenia e gli altri regni da lui soggiogati.

MECENATE
Non acconsentirà mai.

CESARE
E allora non si consentirà alla sua richiesta.

Entra Ottavia col suo seguito.

OTTAVIA
Salve, Cesare! Signori! Carissimo Cesare!

CESARE
Che mai dovessi chiamarti reietta!

OTTAVIA
Non l'hai mai fatto, e non ce n'è motivo.

CESARE
Perché arrivi fra noi così in sordina? Non vieni come sorella di Cesare; la moglie di Antonio dovrebbe avere un esercito intero per araldo, nitriti di cavalli che avvisino del suo arrivo ben prima che compaia.
Gli alberi lungo la strada dovevano esser carichi di gente, e l'aspettativa svenire per il desiderio di ciò che s'attendeva. Sì, la polvere doveva levarsi fino al cielo per la ressa dei soldati. Tu invece giungi a Roma come una ragazza di mercato impedendoci di mostrare al mondo il nostro affetto: e, se non si mostra, esso rischia di non esser ricambiato. Ti saremmo venuti incontro per mare e terra, accrescendo ad ogni tappa il nostro omaggio.

OTTAVIA
Buon signore, a venire così non fui costretta, ma l'ho fatto di mia libera scelta.
Il mio signore, Marcantonio, udendo che ti apprestavi a muover guerra, ne informò il mio orecchio desolato: al che implorai il permesso di tornare.

CESARE
Che egli subito concesse, per rimuovere un ostacolo fra lui e la sua lussuria.

OTTAVIA
Non dire così, signore.

CESARE
Lo tengo d'occhio, e il vento mi porta sue notizie. Dov'è, adesso?

OTTAVIA
Ad Atene, signore.

CESARE
No, fin troppo offesa sorella. Cleopatra gli ha fatto cenno di raggiungerla.
Ha ceduto il suo regno a una bagascia, ed ora essi stanno arruolando i re della terra per la guerra. Ha radunato Bocco, re di Lidia, Archelao di Cappadocia, Filadelfo, re di Paflagonia: Adalla, re dei Traci, re Malco d'Arabia, il re del Ponto, Erode di Giudea, Mitridate, re di Comagene, Polemone ed Aminta, i re della Media e di Licaonia, ed una sfilza ancor più ampia di scettri.

OTTAVIA
Ah, me infelice, col cuore così diviso fra due amici che si osteggiano!

CESARE
Sii qui la benvenuta: le tue lettere han ritardato la nostra rottura finché non fu chiaro che tu eri ingannata, e noi in pericolo per la nostra negligenza.

Su, fatti coraggio! Non lasciarti turbare dai fatti che mettono a dura prova la tua felicità, ma senza pianti lascia che le cose stabilite dal destino seguano il loro corso. Benvenuta a Roma, tu che più di tutto mi sei cara; oltraggiata più di quanto si possa concepire!
Ma gli alti dei, per renderti giustizia, fanno di noi, e di quelli che ti amano, i loro ministri. Sta' di buon animo, e sii sempre fra noi la benvenuta.

AGRIPPA
Benvenuta, signora.

MECENATE
Benvenuta. Tutti a Roma vi amano e compiangono: solo l'adultero Antonio, sfrenato nei suoi abomini, vi scaccia via,  e cede la sua grande autorità a una baldracca che contro di noi lo conclama.

OTTAVIA
È così?

CESARE
Sicuro. Benvenuta, sorella. Ti prego, sii sempre paziente, mia carissima.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena SETTIMA

 

Vicino ad Azio. Campo di Antonio.
Entrano Cleopatra ed Enobarbo.

CLEOPATRA
Farò i conti con te, non dubitare.

ENOBARBO
Ma perché, perché, perché?

CLEOPATRA
Ti sei opposto a che partecipassi a questa guerra, e dici che non è opportuno.

ENOBARBO
E lo è, forse, lo è?

CLEOPATRA
Se anche non fosse dichiarata a me, perché non dovrei parteciparvi di persona?

ENOBARBO (A parte.)
Potrei rispondere: se militassimo con cavalli e giumente in compagnia, i cavalli sarebbero perduti: le giumente porterebbero via cavallo e cavaliere.

 

CLEOPATRA
Cos'è che dici?

ENOBARBO
La vostra presenza deve per forza imbarazzare Antonio, distraendo dal suo cuore, dalla sua mente e tempo ciò che non ne va distolto. Già a Roma è tacciato di leggerezza, e dicono che Fotino, l'eunuco, e le vostre donne conducon questa guerra.

CLEOPATRA
Sprofondi Roma, e crepino le sue male lingue! Ho una responsabilità in questa guerra e come capo del mio regno vi comparirò come un uomo. Non fare obiezioni, non resterò indietro.

Entrano Antonio e Canidio.

ENOBARBO
Be', io ho finito, viene il comandante.

ANTONIO
Non è strano, Canidio, che da Taranto, e da Brindisi con tanta celerità abbia tagliato il mar Ionio e conquistato Toròna? Ne hai avuto notizia, mia cara?

CLEOPATRA
Nessuno ammira la rapidità più dei pigri.

ANTONIO
Un buon rimprovero, adatto anche al miglior soldato, prendersela con l'ignavia.

Noi, Canidio, gli daremo battaglia sul mare.

CLEOPATRA
Sul mare, e cos'altro?

CANIDIO
Perché vuol fare questo il mio signore?

ANTONIO
Perché lui ci sfida a farlo.

ENOBARBO
Ma anche voi
lo avete sfidato a singolar tenzone.

CANIDIO
Sì, e a ingaggiar battaglia a Farsalia, dove Cesare combatté con Pompeo.
Ma egli respinge queste profferte che non si risolvono a suo vantaggio, e altrettanto dovreste fare voi.

ENOBARBO
Le vostre navi son male equipaggiate, i marinai sono mulattieri, mietitori, gente arruolata a forza in tutta fretta. Cesare ha nella sua flotta quelli che si son spesso cimentati con Pompeo; le loro navi son leggere, le vostre pesanti.

Non incorrerete in alcun disonore rifiutando d'affrontarlo per mare: la nostra forza è per terra.

ANTONIO
Sul mare, sul mare.

ENOBARBO
Nobilissimo signore, in questo modo gettate via la superiorità assoluta che avete per terra, dividete l'esercito, che consiste soprattutto di fanti ben provati, non mettete a partito la vostra rinomata perizia militare, rinunciate alla via che porta al successo affidando tutto alla sorte e al caso invece che a una strada sicura.

ANTONIO
Darò battaglia per mare.

CLEOPATRA
Io ho sessanta navi. Cesare niente di meglio.

ANTONIO
Bruceremo le navi in sovrappiù, e con il resto ben equipaggiato al promontorio di Azio bloccheremo l'avanzata di Cesare. E se non vi riusciamo, lo potremo allora fare per terra.

Entra un messo.

Che c'è?

MESSO
La notizia è sicura, signore: Cesare è avvistato, ha preso Toròna.

ANTONIO
Come può essere già lì? È impossibile... è già strano che vi sia il suo esercito.
Canidio, tu comanderai per terra le nostre diciannove legioni e i nostri dodicimila cavalieri.

Noi, sulla nave: andiamo, mia Tetide!

Entra un soldato.

Ebbene, soldato?

SOLDATO
Nobile comandante, non per mare, non affidatevi al legname marcito; non avete fiducia di questa mia spada, e di queste mie ferite? Che egizi e fenici vadano per acqua: noi abbiam sempre vinto stando sulla terra battendoci piede contro piede.

ANTONIO
Su, su, andiamo!


Escono Antonio, Cleopatra e Enobarbo.

SOLDATO
Per Ercole, credo d'aver ragione io.

CANIDIO
Sì, soldato: ma tutta la sua azione non procede dalla sua forza effettiva: così il nostro condottiero viene condotto, e noi uomini siamo in mano alle donne.

SOLDATO
Voi guidate per terra le legioni e tutta la cavalleria, non è vero?

CANIDIO
Marco Ottavio, Marco Giusteio, Celio e Publicola vanno sul mare: ma noi ci teniamo uniti per terra.
Questa rapidità di Cesare ha dell'incredibile.

SOLDATO
Mentr'era ancora a Roma, fece uscire l'esercito in piccoli distaccamenti tali da ingannare le spie.

CANIDIO
Hai sentito chi è il suo luogotenente?

SOLDATO
Dicono un certo Tauro.

CANIDIO
Lo conosco bene.

Entra un messo.

MESSO
Il comandante chiama Canidio.

CANIDIO
Il tempio gravido di notizie ha le doglie e ad ogni minuto ne sforna qualcuna.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena OTTAVA

 

Pianura vicino ad Azio.
Entrano Tauro e Cesare col suo esercito, in marcia.

CESARE
Tauro!

TAURO
Mio signore?

CESARE
Nessun attacco per terra, restate uniti, non provocate battaglia finché non avremo concluso per mare.

Attenetevi agli ordini che sono qui specificati. La nostra sorte dipende da quest'alea.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena NONA

 

Pianura vicino ad Azio.
Entrano Antonio ed Enobarbo.

ANTONIO
Schieriamo gli squadroni su quel fianco del colle, in faccia all'esercito di Cesare, da dove possiamo vedere il numero delle navi, e regolarci in conseguenza.

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena DECIMA

 

Pianura vicino ad Azio.
Canidio marcia con l'esercito di fanti da un lato del palcoscenico, e Tauro, luogotenente di Cesare, dall'altro.
Dopo la loro uscita, si ode il fragore d'una battaglia navale.


Squilli di tromba.
Entra Enobarbo.

ENOBARBO
Tutto è perduto, perduto, perduto!
Non posso più guardare. L'Antoniade, l'ammiraglia egizia, inverte la rotta e fugge con le altre sessanta navi.

Entra Scaro.

SCARO
Dèi e dee, e tutto il loro sinodo!

ENOBARBO
Perché ti disperi?

SCARO
Il grande arco del mondo è perduto per mera stupidaggine; ci siam giocati coi baci, regni e province.

ENOBARBO
Come si presenta la battaglia?

SCARO
Per noi come la peste con i suoi bubboni, che porta morte sicura.

Quella sfondata cavallaccia egiziana - se la divori la lebbra! - nel bel mezzo della battaglia, quando le sorti, come due gemelle, erano pari pari, anzi maggior la nostra, morsa dal tafàno, come una vacca in giugno, alza le vele e fugge!

ENOBARBO
L'ho veduto: e gli occhi mi si sono rivoltati a quella vista, e non son riusciti a guardare più.

SCARO
Appena lei ebbe orzato, Antonio, nobile rovina della sua malia, spiega al vento le sue ali marine, e come un germano infatuato le corre dietro, quando la battaglia è proprio al culmine. Non ho mai visto una vergogna simile.
Mai prima esperienza, virilità, onore, sono stati profanati in tal maniera.

ENOBARBO
Ahimè, ahimè!

Entra Canidio.

CANIDIO
La nostra fortuna in mare è rimasta senza fiato, e va malauguratamente a picco. Se il nostro generale fosse stato quel che sapeva di essere, finiva bene: così ci ha dato l'esempio obbrobrioso della fuga!

ENOBARBO
Ah, siete a questo punto! Allora sì, davvero buonanotte!

 

CANIDIO
Sono fuggiti al Peloponneso.

SCARO
È facile arrivarci, e lì aspetterò gli sviluppi.

CANIDIO
Consegnerò a Cesare le mie legioni e la cavalleria. Già sei re mi indicano la strada della resa.

ENOBARBO
Io invece seguirò ancora le sorti compromesse di Antonio, sebbene la ragione col vento mi dia contro.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena UNDICESIMA

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Antonio col seguito.

ANTONIO
Ascoltate, la terra mi ingiunge di non camminarci più sopra. Si vergogna di portarmi. Venite qui, amici: mi sono tanto attardato nel mondo, da perdere la strada. Ho una nave carica d'oro, prendetela e spartitelo: fuggite, e fate la pace con Cesare.

TUTTI
Fuggire? Non noi!

ANTONIO
Io sono fuggito da me stesso, io ho insegnato ai codardi a darsela a gambe e a mostrar le spalle. Andate via, amici, mi sono deciso a un passo che non ha bisogno di voi. Andate, il mio tesoro è nel porto. Prendetelo; oh, ho seguito un corso che mi fa arrossire, i miei stessi capelli s'azzuffano: quelli bianchi rinfacciano ai castani la precipitazione, e questi a quelli paura e infatuazione.

Andatevene, amici, riceverete mie lettere per amici che vi spianeranno la strada. Vi prego, non mostratevi così tristi, e non datemi risposte riluttanti, ma cogliete il destro che vi offre la mia disperazione. Abbandonate chi abbandona se stesso: dritti alla spiaggia, vi consegnerò quella nave e quel tesoro.

Lasciatemi per un po', vi prego: sì, ora vi prego, lasciatemi solo: perduta ogni mia autorità mi tocca infatti pregare. A tra poco.

 

Siede.
Entrano Cleopatra sorretta da Carmiana ed Eros; le segue Iras.

EROS
Su, gentile signora, andate a confortarlo.

IRAS
Sì, carissima regina.

CARMIANA
Suvvia, che altro resta?

CLEOPATRA
Fatemi sedere. Oh, Giunone!

ANTONIO
No, no, no, no, no.

EROS
Vedete chi c'è, signore?

ANTONIO
Vergogna, vergogna, vergogna!

CARMIANA
Signora!

IRAS
Signora! Buona regina!

EROS
Signore, signore!

ANTONIO
Sì, mio signore, sì: egli a Filippi teneva la spada come un ballerino, mentr'io colpivo il magro e grinzo Cassio; fui io a finire lo scatenato Bruto.

Lui combatteva solo per procura, e non aveva pratica di guerra, con le magnifiche truppe: e adesso...

Ma non importa.

CLEOPATRA
Ah, statemi vicine.

EROS
La regina, signore, la regina.

IRAS
Andate da lui, regina, parlategli. Non è più lui per la vergogna.

CLEOPATRA
Avanti, sostenetemi: oh!

EROS
Alzatevi, nobilissimo signore, la regina s'accosta a capo chino, la ghermirà la morte, se non la confortate.

ANTONIO
Ho distrutto la mia reputazione, ed è il traviamento più ignobile.

EROS
Signore, la regina.

ANTONIO
Oh, dove mi hai condotto, egizia? Vedi come nascondo la mia vergogna ai tuoi occhi, rivolgendo lo sguardo a ciò che mi son lasciato dietro, distrutto dal disonore.

CLEOPATRA
Signore, mio signore, perdona le mie vele pusillanimi! Non pensavo che mi avresti seguita.

ANTONIO
Sapevi bene, egizia, che il mio cuore era avvinto coi lacci al tuo timone, e tu mi avresti rimorchiato. Sapevi che dominavi il mio animo, che un tuo cenno bastava a sottrarmi agli ordini stessi degli dèi.

CLEOPATRA
Ah, perdono!

ANTONIO
Adesso devo mandare umili proposte a quello sbarbatello, tergiversare e barcamenarmi con gli espedienti di chi è caduto in basso, io che prima giocavo a piacimento con metà del globo, facendo e disfacendo fortune. Tu sapevi fino a che punto ero soggiogato, e che la mia spada, indebolita dall'amore, l'avrebbe obbedito in ogni cosa.

CLEOPATRA
Perdono, perdono!

ANTONIO
Non versare una lacrima, ti dico; una di esse vale tutto ciò che si può perdere e vincere: dammi un bacio, basta a ripagarmi. Abbiamo inviato il nostro precettore; è tornato? Amore, mi sento di piombo: del vino, laggiù, e le vivande!

La fortuna sa che più la disprezziamo quanto più si accanisce coi suoi colpi.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena DODICESIMA

 

Egitto. Campo di Cesare.
Entrano Cesare, Agrippa, Dolabella e Tidia, con altri.

CESARE
Fate entrare l'inviato di Antonio. Lo conoscete?

DOLABELLA
È il suo precettore, Cesare, segno che è spennacchiato, se manda qui una piuma così misera della sua ala, lui che come messi fino a poche lune fa aveva re a bizzeffe.

Entra il messo di Antonio.

CESARE
Avvicinati, e parla.

MESSO
Quale sono, vengo da parte di Antonio: finora contavo tanto poco per i suoi fini quanto la guazza mattutina sulla foglia di mirto rispetto al suo gran mare.

CESARE
Bene, riferisci.

MESSO
Signore della sua sorte ti saluta, e chiede di poter vivere in Egitto; se non gli vien concesso, egli mòdera le sue richieste e fa istanza di poter respirar fra cielo e terra come privato cittadino ad Atene.
Questo per lui. Quanto a Cleopatra, riconosce la tua grandezza, si sottomette al tuo potere e da te implora la corona dei Tolomei per i suoi eredi, ora alla mercé del tuo favore.

CESARE
Quanto ad Antonio, non ho orecchie per la sua richiesta. La regina troverà ascolto e accoglienza, purché scacci dall'Egitto il suo amico infamato, o là lo sopprima. Se farà questo, non avrà implorato invano. Così ai due.

MESSO
La fortuna ti accompagni!

CESARE
Scortatelo tra le truppe.


Esce il messo.


(A Tidia.) Ora è il momento di mettere alla prova la tua eloquenza, presto: dividi Cleopatra da Antonio, promettile a nome nostro quel che chiede: falle altre offerte, di tua invenzione; le donne non san resistere nemmeno all'apice della fortuna, e il bisogno rende spergiura anche l'intatta vestale.
Usa la tua astuzia, Tidia; decreta tu stesso il compenso per le tue fatiche, che per noi sarà legge.

TIDIA
Vado, Cesare.

CESARE
Osserva come Antonio si adatta alla sua disgrazia, e cosa pensi che il suo comportamento riveli nell'esercizio di ogni sua facoltà.

TIDIA
Sarà fatto, Cesare.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto terzo - scena TREDICESIMA

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Cleopatra, Enobarbo, Carmiana ed Iras.

CLEOPATRA
Che cosa dobbiamo fare, Enobarbo?

ENOBARBO
Abbandonarci all'umor nero, e morire.

CLEOPATRA
È stata colpa di Antonio o nostra?

ENOBARBO
Solo di Antonio, che alle sue voglie ha sottomesso il ben dell'intelletto.
Che importava che voi abbandonaste quel gran teatro di guerra, le cui schiere l'una all'altra incutevano paura? Perché doveva seguirvi? La fregola non avrebbe dovuto intaccare la sua qualità di comandante proprio quando una metà del mondo affrontava l'altra, e lui era l'unico motivo di contesa. Fu una vergogna non minore della sua sconfitta, seguire le vostre bandiere spiegate in fuga e lasciare la flotta sbalordita.

CLEOPATRA
Ti prego, basta.

Entra il messo, con Antonio.

ANTONIO
È questa la sua risposta?

MESSO
Sì, mio signore.

ANTONIO
Dunque la regina troverà indulgenza se si sbarazzerà di noi.

MESSO
Così dice.

ANTONIO
Dillo a lei. A quel ragazzino di Cesare manda questa testa brizzolata, ed egli colmerà ogni tuo desiderio di principati.

CLEOPATRA
Quella testa, mio signore?

ANTONIO
Torna da lui, e digli che ha su di sé la rosa della giovinezza, e che il mondo potrebbe aspettarsi cose strepitose; le sue monete, le sue navi e legioni possono anche essere quelle d'un codardo, ma i suoi ministri vincerebbero lo stesso, tanto al servizio d'un fanciullo quanto sotto il comando di Cesare.
Perciò lo sfido a mettere da parte la vistosa superiorità di cui gode e a battersi con me così in declino spada contro spada, in singolar tenzone. Glielo scriverò: seguimi.

 

Escono Antonio e il messo.

ENOBARBO (A parte.)
Sì, è probabile!
Cesare, il capo di un grande esercito, rinuncerà alla sua felice posizione per esibirsi con uno spadaccino!
Vedo che il giudizio dell'uomo segue la sua fortuna, e che i fatti esteriori influiscono sulle qualità interiori, compromettendole in egual misura, se uno ridotto come lui può illudersi, conoscendo qual è la situazione, che Cesare nella sua pienezza si misuri con la sua pochezza. Cesare, hai soggiogato anche il suo cervello!

Entra un servo.

SERVO
Un messo di Cesare.

CLEOPATRA
Come, niente più cerimoniale? Vedete, donne, dinanzi alla rosa sfiorita si turano il naso anche quelli che prima ne adoravano i boccioli. Sia ammesso, messere.

 

Esce il servo.

ENOBARBO (A parte.)
Io e la mia onestà qui cominciamo a litigare. La lealtà fedelmente serbata a chi è fuor di senno, rende quella fedeltà mera follia: eppure colui che ha la forza di seguire lealmente un principe caduto, conquista chi abbia vinto il suo signore e si guadagna un posto nella storia.

Entra Tidia.

CLEOPATRA
Il volere di Cesare.

TIDIA
Ascoltatelo in privato.

CLEOPATRA
Qui siamo tra amici: parla apertamente.

TIDIA
Magari sono amici di Antonio.

ENOBARBO
Gliene occorrono quanti ne ha Cesare, sennò non gli serviamo neanche noi. Se Cesare vuole, il nostro signore non vede l'ora di ritornare suo amico: quanto a noi, lo sapete, noi siamo di chi è lui, vale a dire di Cesare.

TIDIA
Bene. Ecco allora, illustre regina, Cesare vi prega di considerare non tanto la vostra condizione, ma che lui è Cesare.

CLEOPATRA
Prosegui. È un parlare da re.

TIDIA
Egli sa che vi siete unita ad Antonio non tanto per amore, ma per paura.

CLEOPATRA
Ah!

TIDIA
Perciò commisera le ferite al vostro onore come macchie dovute a una violenza, e non meritate.

CLEOPATRA
Egli è un dio, e sa ciò che è vero. Il mio onore non fu concesso, ma preso con la forza.

ENOBARBO (A parte.)
Per esserne sicuro, lo chiederò ad Antonio. Ah, mio signore, signore: da tante parti fa acqua la tua barca che noi dobbiamo lasciarti affondare se anche chi ti è più cara ti abbandona.

 

Esce.

TIDIA
Devo riferire a Cesare le vostre richieste? Egli quasi implora che gli si chiedano grazie.
Gli piacerebbe molto che delle sue fortune voi faceste un bastone a cui appoggiarvi.
Ma gli colmerebbe l'animo di gioia sentir da me che avete abbandonato Antonio mettendovi sotto la sua protezione, di lui che è signore dell'universo.

CLEOPATRA
Come vi chiamate?

TIDIA
Mi chiamo Tidia.

CLEOPATRA
Messo gentile, da parte mia dite questo al grande Cesare: bacio la sua mano vincitrice; sono pronta a deporre la mia corona ai suoi piedi e a inginocchiarmi lì; ditegli che dalla sua voce sovrana attendo di conoscere il destino d'Egitto.

TIDIA
È il vostro più nobile proposito. Se la saggezza si sposa alla fortuna, e la prima osa solo ciò che può, nulla può scuoterla. Datemi licenza di deporre il mio omaggio sulla vostra mano.

CLEOPATRA
Il padre del vostro Cesare spesso, dopo aver meditato la conquista di regni, posò le sue labbra su questa indegna mano, e piovevano baci.

Rientrano Antonio ed Enobarbo.

ANTONIO
Favori? Per Giove tonante! Tu chi sei, gaglioffo?

TIDIA
Uno che esegue gli ordini dell'uomo più potente e più degno di essere obbedito.

ENOBARBO (A parte.)
Sarai frustato.

ANTONIO
Avvicinati! Ah, avvoltoio! Ora, per gli dei e tutti i diavoli, la mia autorità si dissolve; prima, quando gridavo "Olà!", come ragazzi che fanno a riffa raffa si presentavano re, esclamando "Agli ordini!" Non avete orecchi? Sono ancora Antonio.

Entrano servi.

Portate via questo gaglioffo e frustatelo.

ENOBARBO (A parte.)
Meglio giocare con un leoncino giovane che con un vecchio leone morente.

ANTONIO
Luna e stelle, frustatelo! Si trattasse di venti dei maggiori tributari soggetti a Cesare, e li trovassi a prendersi tanta licenza con la mano di questa... come si chiama, lei che era Cleopatra? Frustatelo, miei fidi, finché non gli vedrete storcere la faccia come un bambino, e piangendo implorare pietà. Portatelo via di qui.

TIDIA
Marcantonio!

ANTONIO
Trascinatelo via: e dopo averlo frustato riportatelo qui: questo cialtrone di Cesare gli porterà un nostro messaggio.

 

Escono i servi con Tidia.


Eri mezza sfiorita già quando ti conobbi, no? E io ho lasciato intatto il mio guanciale a Roma, rinunciato a una legittima progenie, ed a una gemma di donna, per essere tradito da una che getta occhiate ai servi?

CLEOPATRA
Mio buon signore...

ANTONIO
Sei sempre stata ingannatrice. Ma quando ci induriamo nel vizio - oh, che miseria! - gli dei sapienti ci cuciono gli occhi, nel nostro stesso lezzo cacciano il nostro limpido giudizio, ci fanno adorare i nostri errori e ci ridono dietro mentre pavoneggiandoci ci avviamo alla rovina.

CLEOPATRA
Ah, siamo giunti a questo?

ANTONIO
Ti ho trovata come un boccone freddo sul piatto di Cesare morto: anzi, eri un rimasuglio di Gneo Pompeo, senza contare le ore lascive, ignorate dalla fama popolare, che hai spiluccato per la tua lussuria. Sono infatti sicuro che anche se puoi immaginare cosa sia la temperanza, non sai proprio cos'è.

CLEOPATRA
Perché tutto ciò?

ANTONIO
Permettere a un tizio che accetta mance e dice "Dio vi ricompensi" di prendersi familiarità col mio trastullo, la tua mano, questo sigillo regale e pegno di nobili cuori! Ah, foss'io sulla collina di Basan, a soverchiare il muggito del gregge dei cornuti, ché ne ho fieri motivi; e proclamarli con buona grazia sarebbe come avere il cappio al collo e ringraziare il boia per la sua destrezza.

Rientra un servo con Tidia.

L'avete frustato?

SERVO
Per bene, mio signore.

ANTONIO
Ha urlato? chiesto perdono?

SERVO
Ha chiesto grazia.

ANTONIO
Se tuo padre è vivo rimpianga che tu non fossi una figlia; e tu pèntiti di seguire Cesare nel suo trionfo, perché hai assaggiato la frusta per averlo seguito. D'ora in poi la candida mano di una signora ti metta la febbre addosso, trema solo a guardarla. Torna da Cesare, raccontagli dell'accoglienza: guarda di dirgli che mi fa andare in collera con lui, assumendo l'aria superba e sprezzante, insistendo su ciò che io sono ora, e non su quel che sa che ero. Mi fa adirare, ed ora è facilissimo riuscirvi, ora che le buone stelle, mia guida un tempo, han lasciato vuoti i loro cieli, schizzando i loro fuochi nell'abisso dell'inferno.
Se non gli garba quel che ho detto e fatto, digli che ha Ipparco, il mio liberto, che può frustare, impiccare o torturare quanto vuole, per fare pari. Aizzalo tu stesso. Via di qui, con le tue frustate, vattene!

 

Esce Tidia.

CLEOPATRA
Hai finito?

ANTONIO
Ahimè, la nostra luna terrena ora s'è eclissata, e presagisce soltanto la caduta di Antonio!

CLEOPATRA
Devo aspettare che ritorni in sé.

ANTONIO
Per blandire Cesare, fai gli occhi dolci a uno che gli allaccia le stringhe?

CLEOPATRA
Non mi conosci ancora?

ANTONIO
Così gelida con me?

CLEOPATRA
Ah, caro, se così fosse, che il cielo dal gelo del mio cuore generi grandine, l'avveleni alla fonte, e scagli il primo chicco nel mio seno, e come quello si scioglie così si dissolva la mia vita; il secondo colpisca Cesarione, finché gradualmente tutta la discendenza del mio grembo con tutti i miei magnifici egiziani, squagliandosi quella tempesta di grandine, giaccia insepolta, finché le mosche e le zanzare del Nilo l'abbian divorata!

 

ANTONIO
Così mi piace. Cesare ora è accampato ad Alessandria, dove mi opporrò al suo destino. Le nostre forze di terra hanno tenuto valorosamente, anche la nostra flotta dispersa s'è riunita, e solca il mare minacciosa. Dov'eri, mio coraggio? Mi senti, mia signora?
Se ancora una volta ritornerò dal campo a baciare queste labbra, sarò coperto di sangue, io e la mia spada avremo meritato gloria. C'è ancora speranza!

CLEOPATRA
Ecco il mio signore coraggioso.

ANTONIO
Triplicherò i miei muscoli, il mio cuore, il mio fiato, e combatterò come una furia.
Quando passavo ore felici e fortunate, da me si otteneva salva la vita per uno scherzo: ora stringerò i denti, e caccerò nella tenebra infernale chiunque mi ostacoli. Su, vieni, faremo un'altra notte di festa, chiamate tutti i miei tristi capitani, riempiteci ancora una volta le coppe; ci burleremo del rintocco di mezzanotte.

CLEOPATRA
Oggi è il mio compleanno: pensavo di non festeggiarlo. Ma poiché il mio Antonio è ritornato ad essere se stesso, io tornerò ad essere Cleopatra.

ANTONIO
Potremo ancora farcela.

CLEOPATRA
Tutti i nobili capitani dal mio signore!

ANTONIO
Sì, parlerò con loro, e questa notte dalle lor cicatrici farò sprizzare il vino. Vieni, mia regina, c'è ancora vita.
La prossima volta che scendo in battaglia mi farò amare dalla morte, perché gareggerò anche con la sua falce pestifera.

 

Escono tutti tranne Enobarbo.

ENOBARBO
Adesso vorrà abbagliare la folgore: mostrarsi così furioso significa aver tanta paura da non provarne più, e in quella condizione una colomba assalirà lo sparviero. Noto sempre che il cervello ottenebrato ridà coraggio al nostro capitano; se il valore intacca la ragione, mangia la spada che impugna. Cercherò un qualche modo di lasciarlo.

 

Esce.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena prima

 

Davanti ad Alessandria. Campo di Cesare.
Entrano Cesare, Agrippa, e Mecenate, con l'esercito;
Cesare legge una lettera.


CESARE
Mi chiama ragazzo e sbraita, quasi avesse la forza di scacciarmi dall'Egitto.
Ha fatto frustare il mio inviato, mi sfida a singolar tenzone, Antonio contro Cesare. Sappia il vecchio ruffiano che io ho molti altri modi di morire; e intanto della sua sfida me ne rido.

MECENATE
Consideri Cesare che quando uno tanto in alto comincia a infuriare vuol dire che si sente allo stremo.
Non dargli respiro, approfitta subito della sua frenesia: l'ira non è mai stata una buona custode di se stessa.

CESARE
Sappiano i nostri capi che domani intendiamo ingaggiare l'ultima di molte battaglie. Nelle nostre schiere ce ne sono di quelli che recentemente hanno abbandonato Antonio, tanti che bastano a catturarlo. Si esegua, e si banchetti l'esercito: abbiamo provviste, per farlo, e merita che si largheggi. Povero Antonio!

 

Escono.

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Antonio, Cleopatra, Enobarbo, Carmiana, Iras, Alessa ed altri.

ANTONIO
Non si batterà con me, Domizio?

ENOBARBO
No.

ANTONIO
Perché dovrebbe rifiutarsi?

ENOBARBO
Sentendosi in posizione venti volte migliore pensa di essere venti a uno.

ANTONIO
Domani, soldato, combatterò per mare e terra: vivrò o laverò nel sangue l'onore morente, fino a farlo rivivere. Combatterai bene?

ENOBARBO
Colpirò gridando "Tutto per tutto".

ANTONIO
Ben detto, avanti, chiama i servi di casa,

Entrano tre o quattro inservienti.

questa sera si sia liberali a cena.
Dammi la mano, sei stato proprio onesto. E anche tu... e tu... e tu; mi avete servito bene, e avuto re per compagni.

CLEOPATRA (A parte a Enobarbo.)
Che significa questo?

ENOBARBO (A parte a Cleopatra.)
È una di quelle stranezze che il dolore fa scaturire dalla mente.

ANTONIO
E anche tu sei onesto. Vorrei poter essere altrettanti uomini e che voi foste tutti riuniti in un Antonio, per rendervi un servigio pari al vostro.

TUTTI
Dio ce ne guardi!

ANTONIO
Ebbene, bravi compagni, accuditemi questa sera: non risparmiate le coppe, e disponete di me come quando anche il mio impero vi era compagno, e sottostava al mio comando.

CLEOPATRA (A parte a Enobarbo.)
Che cosa ha in mente?

ENOBARBO (A parte a Cleopatra.)
Far piangere i suoi seguaci.

ANTONIO
Servitemi stanotte, forse è la fine del vostro servizio, magari non mi vedrete più, oppure come un'ombra sconosciuta. Forse domani servirete altro padrone. Vi guardo come chi prende congedo. Onesti amici, io non vi scaccio, ma come un padrone sposato al vostro buon servizio, resto fino alla morte. Servitemi due ore, questa notte, altro non chiedo, e che gli dei ve ne rendano merito!

ENOBARBO
Perché mai, signore, turbarli così? Guardate, piangono, ed io, asino, ho gli occhi di cipolla!

Vergogna, non trasformateci in donnette.

ANTONIO
Oh, oh! Il diavolo mi porti, se lo volevo!
Grazia divina cresce dove cadono quelle gocce, amici di buon cuore: mi prendete in senso troppo doloroso, io vi parlavo per incoraggiarvi, volevo che infiammaste di torce questa notte. Sappiate, cari amici, che per domani ho grandi speranze, e vi guiderò dove mi aspetto piuttosto vita vittoriosa e gloria, non già morte. A cena, su, andiamo, e affoghiamo i pensieri.

 

Escono.
 

Inizio pagina

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena seconda

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Antonio, Cleopatra, Enobarbo, Carmiana, Iras, Alessa ed altri.

ANTONIO
Non si batterà con me, Domizio?

ENOBARBO
No.

ANTONIO
Perché dovrebbe rifiutarsi?

ENOBARBO
Sentendosi in posizione venti volte migliore pensa di essere venti a uno.

ANTONIO
Domani, soldato, combatterò per mare e terra: vivrò o laverò nel sangue l'onore morente, fino a farlo rivivere. Combatterai bene?

ENOBARBO
Colpirò gridando "Tutto per tutto".

ANTONIO
Ben detto, avanti, chiama i servi di casa,

Entrano tre o quattro inservienti.

questa sera si sia liberali a cena.
Dammi la mano, sei stato proprio onesto. E anche tu... e tu... e tu; mi avete servito bene, e avuto re per compagni.

CLEOPATRA (A parte a Enobarbo.)
Che significa questo?

ENOBARBO (A parte a Cleopatra.)
È una di quelle stranezze che il dolore fa scaturire dalla mente.

ANTONIO
E anche tu sei onesto. Vorrei poter essere altrettanti uomini e che voi foste tutti riuniti in un Antonio, per rendervi un servigio pari al vostro.

TUTTI
Dio ce ne guardi!

ANTONIO
Ebbene, bravi compagni, accuditemi questa sera: non risparmiate le coppe, e disponete di me come quando anche il mio impero vi era compagno, e sottostava al mio comando.

CLEOPATRA (A parte a Enobarbo.)
Che cosa ha in mente?

ENOBARBO (A parte a Cleopatra.)
Far piangere i suoi seguaci.

ANTONIO
Servitemi stanotte, forse è la fine del vostro servizio, magari non mi vedrete più, oppure come un'ombra sconosciuta. Forse domani servirete altro padrone. Vi guardo come chi prende congedo. Onesti amici, io non vi scaccio, ma come un padrone sposato al vostro buon servizio, resto fino alla morte. Servitemi due ore, questa notte, altro non chiedo, e che gli dei ve ne rendano merito!

ENOBARBO
Perché mai, signore, turbarli così? Guardate, piangono, ed io, asino, ho gli occhi di cipolla!

Vergogna, non trasformateci in donnette.

ANTONIO
Oh, oh! Il diavolo mi porti, se lo volevo!
Grazia divina cresce dove cadono quelle gocce, amici di buon cuore: mi prendete in senso troppo doloroso, io vi parlavo per incoraggiarvi, volevo che infiammaste di torce questa notte. Sappiate, cari amici, che per domani ho grandi speranze, e vi guiderò dove mi aspetto piuttosto vita vittoriosa e gloria, non già morte. A cena, su, andiamo, e affoghiamo i pensieri.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena terza

 

La stessa. Davanti al palazzo.
Entra una compagnia di soldati.

PRIMO SOLDATO
Buonanotte, fratello: domani è il giorno.

SECONDO SOLDATO
Si risolverà in un modo o nell'altro. Statti bene. Non hai udito nulla, per le strade?

PRIMO SOLDATO
No. Che notizie?

SECONDO SOLDATO
Forse è solo una voce. Buonanotte.

PRIMO SOLDATO
Bene. Buonanotte.

Incontrano altri soldati.

TERZO SOLDATO
Fate buona guardia, soldati.

PRIMO SOLDATO
Anche tu. Buonanotte, 'notte.


Si mettono ai quattro angoli del palcoscenico.

SECONDO SOLDATO
Noi qui. E se domani la flotta avrà prospera fortuna, sono sicuro che l'esercito terrà duro.

PRIMO SOLDATO
È un buon esercito, pieno di determinazione.


Musica di oboi da sotto il palcoscenico.

SECONDO SOLDATO
Zitti; che cos'è questa musica?

PRIMO SOLDATO
Ascoltate...

SECONDO SOLDATO
Ascolta!

PRIMO SOLDATO
Musica per l'aria...

TERZO SOLDATO
Da sotto terra.

IV SOLDATO
Un buon segno, no?

TERZO SOLDATO
No.

PRIMO SOLDATO
Zitti, dico: che significa?

SECONDO SOLDATO
È il dio Ercole, amato da Antonio, che ora l'abbandona.

PRIMO SOLDATO
Andiamo a vedere se gli altri della scorta sentono quel che sentiamo noi.

SECONDO SOLDATO
Allora, soldati?

 

Parlano assieme.

TUTTI
Allora? Sentite anche voi?

PRIMO SOLDATO
Sì,
non è strano?

TERZO SOLDATO
Sentite o no, soldati?

PRIMO SOLDATO
Seguiamo la musica fin dove arriva la nostra guardia. Vediamo se cessa.

TUTTI
D'accordo. È proprio strano.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena quarta

 

La stessa. Stanza del palazzo.
Entrano Antonio, Cleopatra, Carmiana ed altri del seguito.

ANTONIO
Eros! La mia armatura, Eros!

CLEOPATRA
Dormi ancora un po'.

ANTONIO
No, mia colomba. Eros! Presto, la mia armatura, Eros!

Entra Eros, con l'armatura.

Su, buon amico, mettimi la corazza: se oggi la sorte non ci è amica è perché la sfidiamo. Avanti.

CLEOPATRA
Orsù, aiuterò anch'io. Questo a che serve?

ANTONIO
Ah, lascia stare, lascia. Tu sei colei che mi rinsalda il cuore. No, non così; così!

CLEOPATRA
Ah, ti aiuterò lo stesso: sta' sicuro.

ANTONIO
Bene, bene. Ora andrà tutto bene. Vedi, mio buon amico? Su, anche tu, va' a indossare la corazza.

EROS
Subito, signore.

CLEOPATRA
Non è affibbiata bene?

ANTONIO
A meraviglia, a meraviglia. Chi la sfibbierà prima che ci vada di togliercela per riposare, incontrerà tempesta.
Sei maldestro, Eros: la mia regina è scudiero più abile di te. Svelto! Oh, amore, se oggi potessi vedermi combattere, e tu ben conoscessi tale regale occupazione, vedresti all'opera un artista.

Entra un soldato armato.

Buon giorno a te, sii il benvenuto, sembri uno che conosce il mestiere di soldato: per ciò che piace, ci alziamo di buonora, e lo facciamo con gioia.

SOLDATO
Un migliaio, signore, anche se è presto, han già indossato ben ribadite armature. Aspettano alle porte.


Urla. Squilli di tromba.
Entrano capitani e soldati.

CAPITANO
È un bel mattino. Buon giorno, generale.

TUTTI
Buon giorno, generale.

ANTONIO
Comincia bene, ragazzi. Questo giorno come lo spirito d'un giovanotto che intende eccellere, comincia di buonora. Ecco, così. Datemi quello. Ben fatto. Addio, signora, checché mi accada; questo è il bacio d'un soldato: reprensibile.

 

La bacia.


E meriteremmo censura vergognosa se facessimo più volgari complimenti. Ora ti lascio come uomo d'acciaio.
Voi pronti alla battaglia, seguitemi da presso: io vi guiderò. Addio.


Escono Antonio, Eros, capitani e soldati.

CARMIANA
Volete ritirarvi nelle vostre stanze?

CLEOPATRA
Fammi strada. Se ne parte da eroe. Se lui e Cesare potessero risolvere questa gran guerra a singolar tenzone!
Allora Antonio... Ma ora... Beh, andiamo.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena quinta

 

Alessandria. Campo di Antonio.
Squilli di tromba.
Entrano Antonio ed Eros.
Un soldato li incontra.


SOLDATO
Gli dei rendano questo un fausto giorno per Antonio.

ANTONIO
Ah, se tu e le tue ferite mi avessero allora convinto a battermi per terra!

SOLDATO
Se aveste fatto così i re che si sono rivoltati, e il soldato che questa mattina vi ha lasciato sarebbero stati sempre al vostro séguito.

ANTONIO
Chi mi ha lasciato stamattina?

SOLDATO
Chi? Uno a voi sempre vicino.

Chiamate Enobarbo, e non vi sentirà, oppure dal campo di Cesare risponderà "Non sono più dei vostri".

ANTONIO
Che cosa dici?

SOLDATO
Signore, è passato a Cesare.

EROS
Signore, non ha con sé né casse né tesoro.

ANTONIO
Se n'è proprio andato?

SOLDATO
Sì, è sicuro.

ANTONIO
Va', Eros, mandagli dietro il tesoro, senza trattenere nulla. Te l'ordino.
Scrivigli - io firmerò - addii e bei saluti; che vorrei non trovasse più motivo di cambiare padrone.

Oh, la mia sorte ha corrotto uomini onesti. Presto... Enobarbo.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena SESTA

 

Alessandria. Campo di Cesare.
Squilli di tromba.
Entrano Agrippa, Cesare con Enobarbo e Dolabella.

CESARE
Avanza, Agrippa, e ingaggia battaglia. Vogliamo che Antonio sia preso vivo: rendilo noto.

AGRIPPA
Cesare, eseguirò.

 

Esce.

CESARE
Il tempo della pace universale s'approssima: se questo è un fausto giorno, liberalmente il mondo tripartito produrrà l'ulivo.

Entra un messo.

MESSO
Antonio è sceso in campo.

CESARE
Va', ordina ad Agrippa che in prima linea metta chi ha disertato Antonio, in modo che egli abbia l'impressione di spendere su di sé la propria furia.


Escono tutti tranne Enobarbo.

ENOBARBO
Alessa ha disertato Antonio: e giunto in Giudea per suo ordine lì riuscì a convincere il grande Erode a passare dalla parte di Cesare, abbandonando Antonio. Per questo Cesare l'ha fatto impiccare. Canidio e gli altri disertori hanno mansioni, non onorevole fiducia. Ho agito male, e me ne accuso tanto duramente che non avrò più gioia.

Entra un soldato di Cesare.

SOLDATO
Enobarbo, Antonio ti ha mandato tutto il tuo tesoro, e in sovrappiù un suo dono generoso. Il messo è sotto la mia scorta, e alla tua tenda sta ora scaricando i suoi muli.

ENOBARBO
Te ne faccio dono.

SOLDATO
Non scherzare, Enobarbo.
Dico il vero: è meglio che tu scorti il messo fuori del campo. L'avrei fatto io, ma devo eseguire i miei ordini. Il tuo imperatore si comporta come Giove.

 

Esce.

ENOBARBO
Solo io sono lo scellerato del mondo, e sento che lo sono più di tutti.
Oh, Antonio, miniera di generosità, come avresti ripagato un miglior servizio, se così coroni d'oro la mia infamia!
Mi scoppia il cuore: se rapida non lo spezza l'afflizione, un mezzo ancor più rapido farà prima: ma sarà l'afflizione, lo sento. Io combattere contro di te?
No, mi cercherò un fosso in cui morire: il più sozzo meglio si conviene all'ultima parte della mia vita.

 

Esce.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena SETTIMA

 

Campo di battaglia fra i due accampamenti.
Squilli di tromba. Tamburi e allarmi.
Entrano Agrippa ed altri.

AGRIPPA
Indietro, ci siam spinti troppo avanti: Cesare stesso ha il suo bel da fare, e la pressione a cui siamo sottoposti supera quello che ci aspettavamo.

 

Escono.
Squilli di tromba.

Entrano Antonio e Scaro, ferito.

SCARO
Oh, mio valoroso imperatore, questo è combattere! Avessimo fatto così prima, li avremmo ricacciati a casa loro col capo fasciato.

ANTONIO
Tu sanguini abbondantemente.

SCARO
Avevo una ferita a forma di T, ma ora è diventata una H.

 

Squilli di ritirata in distanza.

ANTONIO
Battono in ritirata.

SCARO
Li cacceremo nelle latrine, ho ancora spazio per altre sei tacche.

Entra Eros.

EROS
Sono sconfitti, signore, e il nostro vantaggio equivale a una bella vittoria.

SCARO
Segnamogli la schiena, becchiamoli da tergo come si prendono le lepri. È un gusto malmenare chi scappa.

ANTONIO
Per il tuo vivace incoraggiamento avrai una ricompensa, e altre dieci per il tuo gran valore. Vienimi dietro.

SCARO
Seguirò zoppicando.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena OTTAVA

 

Sotto le mura di Alessandria.
Squilli di tromba.
Entra ancora Antonio, in marcia; Scaro ed altri.

ANTONIO
Lo abbiamo ricacciato nel suo campo: qualcuno corra a informare la regina delle nostre gesta. Domani, prima che spunti il sole, faremo scorrere il sangue che oggi ci è sfuggito. Vi ringrazio tutti, per aver combattuto con mano gagliarda, non come se serviste una causa, ma come se la mia fosse la vostra.
Ognuno di voi è stato un Ercole. Entrate in città, abbracciate le mogli, gli amici, raccontate le nostre imprese mentre essi con lacrime di gioia vi lavano dalle ferite il sangue rappreso e con i baci risanano le piaghe gloriose.

Entra Cleopatra.

(A Scaro.) Dammi la mano: a questa grande maga elogerò il tuo valore, e ti benedirà il suo grazie. O tu, luce del mondo, cingi il mio collo armato, balza con tutti i tuoi ornamenti al mio cuore attraverso l'impenetrabile armatura, e lì cavàlcane i battiti in trionfo!

CLEOPATRA
Re dei re! O grande valoroso, ritorni sorridendo, sei sfuggito indenne alla grande trappola del mondo?

ANTONIO
Mio usignolo, li abbiamo ricacciati nei loro letti. Ah, bambina mia, anche se capelli grigi si mescolano a quelli più giovani e castani, abbiamo ancora un cervello che nutre i nostri nervi, e può vincere punto per punto i ragazzini. Guarda quest'uomo: offri alle sue labbra la tua mano che dispensa grazie.
Baciala, mio guerriero. Oggi s'è battuto come se in odio agli uomini un dio menasse strage sotto il suo sembiante.

CLEOPATRA
Ti regalerò, amico, un'armatura tutta d'oro, appartenuta a un re.

ANTONIO
L'ha meritata, anche se fosse tempestata di rubini come il carro del sacro Febo.

Dammi la mano, marceremo allegramente per Alessandria portando i nostri scudi intaccati come soldati che ne han fatto buon uso. Se il nostro palazzo avesse posto da accogliere questo nostro esercito staremmo a banchetto tutti insieme, vuotando le coppe per brindare alla fortuna di domani, che promette pericoli regali. Trombettieri, assordate con strepito di bronzo le orecchie della città, unitevi al rullio dei nostri tamburi, e per acclamare il nostro arrivo al loro fragore facciano eco cielo e terra.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena NONA

 

Campo di Cesare.
Entra una sentinella coi soldati; segue Enobarbo.

SENTINELLA
Se non ci danno il cambio in un'ora dobbiamo tornare al corpo di guardia.
La notte è limpida, e si vocifera che alle due del mattino si avrà l'attacco.


PRIMO SOLDATO
Ieri è stato un giorno infausto per noi.

ENOBARBO
Oh, fammi da testimone, notte...

SECONDO SOLDATO
Chi è quest'uomo?

PRIMO SOLDATO
Fermo, ascoltiamo.

ENOBARBO
Fammi da testimone, benedetta luna, quando i traditori nel registro della storia verranno ricordati odiosamente: sotto i tuoi occhi il povero Enobarbo s'è pentito.

SENTINELLA
Enobarbo?

SECONDO SOLDATO
Zitto! Ascoltiamo!

ENOBARBO
O sovrana signora della malinconia, il venefico umidore della notte còlami addosso, affinché la vita ribelle alla mia stessa volontà più non mi stia attaccata. Scaglia il mio cuore contro la dura pietra della mia colpa, che seccata dal dolore si sbricioli e ponga termine ai cupi pensieri. O Antonio, più nobile di quanto il mio tradimento non sia infame, perdonami per ciò che ti riguarda, ma che il mondo mi metta nel novero di chi ha abbandonato il suo capo e ha disertato. O Antonio, Antonio!

PRIMO SOLDATO
Parliamogli.

SENTINELLA
Ascoltiamo quel che dice, potrebbe interessare Cesare.

SECONDO SOLDATO
Va bene. Ma dorme.

SENTINELLA
Direi che è svenuto. Una mala preghiera come la sua non fu mai preludio al sonno.

PRIMO SOLDATO
Avviciniamoci.

SECONDO SOLDATO
Sveglia, signore, sveglia! Su, parlate.

PRIMO SOLDATO
Signore, ci sentite?

SENTINELLA
L'ha ghermito la mano della morte.


Tamburi in lontananza.


Ascoltate! I tamburi sommessi risvegliano i dormienti. Portiamolo al corpo di guardia. È uomo di rango, e il nostro turno è finito.

SECONDO SOLDATO
Avanti, allora, può ancora riaversi.

Escono col corpo.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena DECIMA

 

Fra i due campi.
Entrano Antonio e Scaro, con l'esercito.

ANTONIO
Oggi fanno preparativi per mare, per terra non gli andiamo a genio.

SCARO
Per tutti e due, signore.

ANTONIO
Ah, se combattessero nel fuoco o nell'aria, li batteremmo anche lì. Ma ecco: la fanteria sulle colline circostanti la città starà con noi (la flotta ha già gli ordini, hanno lasciato il porto), da dove potremmo nel modo migliore osservare l'assetto di battaglia, e gli sviluppi.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena UNDICESIMA

Fra i due campi.
Entra Cesare con l'esercito.

CESARE
A meno che non ci attacchino, per terra non ci muoveremo. E andrà così, ritengo, perché gli uomini migliori li ha sulle galee. Verso le valli, per mantenere le posizioni migliori.

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena DODICESIMA

 

Fra i due campi.
Squilli in lontananza, come di battaglia navale.
Entrano Antonio e Scaro.

ANTONIO
Ancora non si sono scontrati.

Da dove si erge quel pino, potrò vedere tutto: ti avvertirò subito di come si mettono le cose.

 

Esce.

SCARO
Nelle vele di Cleopatra le rondini han fatto il nido. Gli àuguri dicono che non sanno e non possono dir nulla; hanno l'aspetto torvo, e non osano manifestare i loro responsi. Antonio ora è intrepido, ora avvilito e a sbalzi l'incerta sua fortuna lo fa ora sperare e ora paventare per quel che ha e quello che non ha.

Rientra Antonio.

ANTONIO
Tutto è perduto. Quest'infame egiziana mi ha tradito.
La mia flotta si è arresa al nemico, e laggiù buttano in aria i berretti e sbevazzano assieme come amici ritrovatisi dopo tanto tempo. Tre volte fedifraga puttana, tu mi hai venduto a questo novizio, e il mio cuore fa guerra solo a te.
Di' a tutti di fuggire. Perché quando mi sarò vendicato di questa ammaliatrice avrò finito tutto. Digli di fuggire, va'.

 

Esce Scaro.


O sole, non ti vedrò più sorgere, qui si separano Antonio e la fortuna, qui, proprio qui, ci stringiamo la mano.
Tutto ridotto a questo? I cuori che mi scodinzolavano alle calcagna, e a cui concedevo ogni desiderio, si squagliano, e il loro dolciume liquefatto colano sul fiorente Cesare: sfrondato è questo pino che li sovrastava tutti.

Sono tradito. Oh, anima falsa d'Egitto!
Questa fatale incantatrice, che con uno sguardo scatenava e revocava le mie guerre, nel cui seno trovavo coronamento e ultimo mio fine, da vera zingara col suo tira e molla mi ha abbindolato e portato alla rovina.
Ehi, Eros, Eros!

Entra Cleopatra.

Ah, strega! Vade retro!

CLEOPATRA
Perché il mio signore è così infuriato con il suo amore?

ANTONIO
Sparisci, o ti darò quel che ti meriti, guastando il trionfo di Cesare. Che ti prenda e ti esponga alla plebe urlante; segui il suo carro, come la più grande vergogna del tuo sesso. Fatti esibire proprio come un vero mostro di natura alla più bassa marmaglia, ai babbei, e la paziente Ottavia ti strazi il viso con le sue unghie affilate.

 

Esce Cleopatra.

 

Fai bene ad andartene. se è un bene vivere. Ma meglio sarebbe stato cadere sotto la mia furia, ché una morte sola avrebbe risparmiato molte altre vite. Ehi, Eros, Eros!
Mi sento addosso la camicia di Nesso; insegnami, o mio antenato Alcide, il tuo furore. Fa' che io scaraventi Lica sulle corna della luna, e con le mani che sollevarono la clava più pesante reprima la mia più fulgida natura.
Quella strega morrà. Mi ha venduto al ragazzino romano, e io cado per questo complotto. Morrà. Eros!

 

Esce.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena TREDICESIMA

 

Alessandria. Palazzo di Cleopatra.
Entrano Cleopatra, Carmiana, Iras e Mardiano.

CLEOPATRA
Aiutatemi, mie donne! Oh, è più furioso di Aiace a causa dello scudo; il cinghiale di Tessaglia non fu mai tanto schiumante di rabbia.

CARMIANA
Al mausoleo, chiudetevi là dentro, e mandategli a dire che siete morta.
Veder sfuggire la grandezza strazia come quando anima e corpo si separano.

CLEOPATRA
Al mausoleo! Mardiano, va' a dirgli che mi sono uccisa: riferiscigli che l'ultima mia parola fu "Antonio", e fallo, ti prego, in modo commovente. Va', Mardiano, e portami notizia di come prende la mia morte al mausoleo.

 

Escono.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena QUATTORDICESIMA

 

La stessa. Altra stanza.
Entrano Antonio ed Eros.

ANTONIO
Eros, tu mi vedi ancora?

EROS
Sì, nobile signore.

ANTONIO
Alle volte noi vediamo una nuvola che sembra un drago, dei vapori, talvolta, che somigliano a un orso, o a un leone, a una cittadella turrita o roccia strapiombante, a una montagna forcuta o azzurro promontorio con gli alberi che dall'alto si piegano sul mondo, e si burlano dei nostri occhi con l'aria.
Anche tu hai visto di questi segni: sono i cortei di figure dell'ora vespertina.

EROS
Sì, mio signore.

ANTONIO
Quello che ora è un cavallo, rapida come il pensiero la nuvolaglia lo dissolve, rendendolo indistinto com'è l'acqua nell'acqua.

EROS
È vero, mio signore.

ANTONIO
Eros, mio buon fante, ora il tuo capitano è uno di quei corpi: qui sono Antonio, eppure io non posso conservare questa forma visibile, mio fante. Ho fatto questa guerra per Cleopatra, e la regina - di cui credevo avere il cuore, avendo lei il mio; e al quale, mentr'era mio, ne avevo aggiunto altri mille, ora perduti - lei, Eros, ha fatto le carte per Cesare, e consegnato barando la mia gloria al trionfo d'un nemico.

No, non piangere, buon Eros; a noi restiamo noi stessi
per finirci.

Entra Mardiano.

O la tua infame signora! Mi ha derubato della mia spada.

MARDIANO
No, Antonio, la mia padrona ti amava, e le sue fortune facevano tutt'uno con le tue.

ANTONIO
Via di qui, eunuco insolente! Taci! Mi ha tradito, e sarà messa a morte.

MARDIANO
La morte si può pagare solo una volta e lei ha già saldato quel debito.
Quel che tu volevi fare, è già fatto: le sue ultime parole sono state "Antonio! nobilissimo Antonio!"
Poi nel mezzo d'un gemito straziante si ruppe il nome di Antonio, diviso fra il cuore e le labbra, e lei spirò col tuo nome così sepolto in lei.

ANTONIO
Allora è morta?

MARDIANO
Morta.

ANTONIO
Spogliamoci delle armi, Eros, il compito del lungo giorno è finito, e dobbiamo dormire.

(A Mardiano.) Che di qui tu te ne vada impunito, ripaga largamente la tua fatica. Vattene.

 

Esce Mardiano.


Via, togli tutto, via. Nemmeno lo scudo a sette strati di Aiace può stornare l'assalto al mio cuore.
Oh, squarciatevi, miei fianchi! O cuore, sii una volta più forte del tuo involucro, e infrangi la tua fragile custodia!
Svelto, Eros, svelto! Non più soldato: addio, armatura ammaccata, sei stata portata con onore. Lasciami un po'.

 

Esce Eros.


Ti raggiungerò, Cleopatra, e chiederò piangendo il tuo perdono. Così bisogna, perché ora ogni indugio è una tortura: poiché la torcia s'è spenta, stenditi, e più non brancolare. Ora ogni sforzo ottiene il suo contrario: sì, anche la forza resta impigliata in se stessa. Chiudiamo, dunque, e tutto sia finito.
Eros!... Vengo, mia regina... Eros!... Aspettami: là dove le anime giacciono sui fiori ce ne andremo tenendoci per mano, e con il nostro radioso portamento faremo meravigliare le ombre.
Didone e il suo Enea non avranno più corteo, e tutti verranno al nostro seguito. Vieni, Eros. Eros!

Rientra Eros.

EROS
Che vuole il mio signore?

ANTONIO
Dacché è morta Cleopatra, son vissuto in tale disonore che gli dei detestano la mia bassezza. Io, che con la spada dividevo il mondo, e che sul verde dorso di Nettuno facevo sorgere città di navi, mi accuso d'aver meno coraggio d'una donna, un animo meno nobile di lei che a Cesare con la sua morte dice "Io sono la vincitrice di me stessa".
Tu hai giurato, Eros, che quando arrivasse il momento, che ora è proprio giunto, in cui vedessi alle mie spalle la spinta inesorabile del disonore e dell'orrore, al mio comando mi avresti ucciso. Ora ci siamo, fallo: non colpisci me, sconfiggi Cesare.

Fa' tornare il colore alle tue guance.

EROS
Che gli dei mi trattengano la mano: dovrei far io ciò che le frecce dei Parti, benché nemiche, sbagliando bersaglio non riuscirono a fare?

 

ANTONIO
Eros, vorresti trovarti a una finestra a Roma e vedere il tuo padrone così, a braccia conserte, piegare il collo all'umiliazione, con il volto disfatto dalla vergogna diffusa, mentre davanti a lui l'alto carro del trionfo di Cesare marchia la sua abiezione di seguace?

EROS
No, non vorrei vederlo.

ANTONIO
Avanti, allora: poiché a guarirmi dev'essere una ferita, sfodera quella tua onesta spada, che hai usato con onore per la patria.

EROS
Oh, signore, esimetemi.

ANTONIO
Quando ti ho emancipato, non giurasti di farlo se te lo comandavo? Fallo ora, o tutti i tuoi servizi precedenti saranno stati solo accidentali. Snuda la spada, e vieni qui.

EROS
Allora distogliete da me quel nobile volto in cui è racchiusa la maestà del mondo intero.

ANTONIO
Ecco! (Distogliendo il volto.)

EROS
La mia spada è sguainata.

ANTONIO
Allora compi subito l'azione per cui l'hai sfoderata.

EROS
Caro padrone, mio capitano e mio imperatore: prima di compiere l'atto sanguinoso fatemi dire addio.

ANTONIO
È detto fatto, uomo: addio.

EROS
Addio, grande condottiero. Devo colpire ora?

ANTONIO
Ora, Eros.

EROS
Ecco, allora: così sfuggo al dolore della morte d'Antonio.

 

Si uccide.

ANTONIO
Oh, tu,
tre volte più nobile di me, tu mi insegni, valoroso Eros, quello che io dovevo, e tu non hai potuto fare.
Con il loro esempio di coraggio la mia regina e Eros si son presi una patente di nobiltà nei miei riguardi. Ma nella morte io sarò come uno sposo, e le andrò incontro come al letto di un'amante.
Avanti, dunque: il tuo padrone, Eros, muore tuo discepolo. A far così

(Cade sulla sua spada.)
ho imparato da te. Ah, non muoio? Non muoio? Ehi, là, guardie! Finitemi!

Entrano guardie, con Decreta che segue.

PRIMA GUARDIA
Cosa sono queste grida?

ANTONIO
Ho compiuto male il mio lavoro, amici: oh, completate quel che ho iniziato.

SECONDA GUARDIA
La stella è caduta.

PRIMA GUARDIA
E il tempo è alla sua fine.

TUTTI
Ahimè, sventura!

ANTONIO
Chi mi ama mi dia il colpo di grazia.

PRIMA GUARDIA
Non io.

SECONDA GUARDIA
Neanch'io.

TERZA GUARDIA
E nessun altro di noi.

 

Escono le guardie.

DECRETA
La tua morte e le tue sventure consigliano la fuga ai tuoi seguaci.

Se porto a Cesare questa notizia e la tua spada, avrò i suoi favori.

Entra Diomede.

DIOMEDE
Dov'è Antonio?

DECRETA
Là, Diomede, là.

DIOMEDE
È vivo? Perché non rispondi?

 

Esce Decreta.

ANTONIO
Sei tu, Diomede? Sfodera la spada e dammi la morte.

DIOMEDE
Supremo signore, mi manda Cleopatra, la mia padrona.

ANTONIO
Quando ti ha mandato?

DIOMEDE
Or ora, mio signore.

ANTONIO
Dov'è?

DIOMEDE
Rinchiusa nel suo mausoleo. Ha avuto un timore profetico di quel che è accaduto. Vedendo infatti - cosa infondata - che la sospettavate d'aver fatto lega con Cesare, e che l'ira vostra non si placava, vi mandò a dire che era morta: ma poi, temendone l'effetto, inviò me a proclamare la verità, ed io temo di essere arrivato troppo tardi.

ANTONIO
Troppo tardi, mio buon Diomede: chiama le mie guardie, ti prego.

DIOMEDE
Ehilà, le guardie, le guardie dell'imperatore! Correte, il vostro signore vi chiama.

Entrano quattro o cinque guardie di Antonio.

ANTONIO
Portatemi, cari amici, dov'è Cleopatra, è l'ultimo servizio che vi ordinerò.

PRIMA GUARDIA
Ah che dolore, che dolore, signore, che non viviate tanto da servirvi dei vostri fedeli seguaci fino in fondo.

TUTTI
Oh, triste giorno!

ANTONIO
No, buoni amici, non assecondate il destino crudele gratificandolo del vostro dolore. Si dia il benvenuto al destino che viene a punirci; e noi puniamo lui dando a vedere di non sentirne il peso. Sollevatemi.
Io vi ho spesso guidato, cari amici; ora portate me, e ve ne rendo grazie.


Escono portando Antonio.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quarto - scena QUINDICESIMA

 

La stessa. Un mausoleo.
Entrano Cleopatra e le sue ancelle sopra, con Carmiana ed Iras.

CLEOPATRA
Oh, Carmiana, non uscirò mai di qui.

CARMIANA
Confortatevi, signora.

CLEOPATRA
No, non voglio: tutti gli eventi strani e terribili sian benvenuti: noi spregiamo i conforti. La dimensione del nostro dolore, in proporzione alla sua causa, sia grande quanto quella.

Entra, sotto, Diomede.

Allora? È morto?

DIOMEDE
La morte è su di lui, ma non è morto. Guardate dall'altra parte del mausoleo, le guardie l'han portato là.

Entra, sotto, Antonio, portato dalle guardie.

CLEOPATRA
O sole, brucia la grande sfera in cui ti muovi, si coprano di tenebre le rive mutevoli del mondo.

O Antonio, Antonio, Antonio!
Aiuto, Carmiana, aiuto, Iras, aiuto!
Aiutate, amici là sotto, a sollevarlo fin qui.

ANTONIO
Silenzio! Non il valore di Cesare ha rovesciato Antonio, ma quello d'Antonio ha trionfato di se stesso.

CLEOPATRA
Così dev'essere, nessun altri che Antonio doveva vincere Antonio: ma che sciagura!

ANTONIO
Io muoio, regina d'Egitto, muoio: solo qui per un po' importuno la morte, finché di mille e mille, il povero ultimo bacio posi sulle tue labbra.

CLEOPATRA
Non oso, caro, perdona, mio signore, non oso scendere per non esser presa.
Mai nel suo trionfo imperiale Cesare al colmo della fortuna s'adornerà di me se solo pugnali, veleni, serpenti avranno taglio, efficacia, denti.
Qui sono salva: tua moglie Ottavia coi suoi occhi pudichi e la muta riprovazione, non avrà l'onore di squadrarmi;

ma vieni, vieni, Antonio... Aiutatemi, donne... dobbiamo tirarti su... Assistetemi, buoni amici.

ANTONIO
Fate presto, o muoio.

CLEOPATRA
Bell'esercizio! Pesa, il mio signore!
La nostra forza s'è tutta dileguata nella pesante afflizione che ci opprime.
Se avessi il potere della grande Giunone, Mercurio dalle forti ali ti solleverebbe mettendoti al fianco di Giove. Su, ancora un po', a sognar miracoli si è sempre degli sciocchi. Oh, vieni, vieni, vieni.

 

Sollevano Antonio da Cleopatra.

Benvenuto, benvenuto!

Rivivi, prima di morire, ti rianimino i baci: se le mie labbra avessero un tal potere, le consumerei così.

TUTTI
Che doloroso spettacolo!

ANTONIO
Muoio, regina d'Egitto, muoio. Dammi del vino, voglio parlare un po'.

CLEOPATRA
No, sarò io a parlare e a imprecare così alto, che quella falsa donnaccia, la Fortuna, spezzerà la sua ruota, esasperata dalla mia insolenza.

ANTONIO
Una parola, dolce regina: assicurati salvezza e onore da Cesare. Ah!

CLEOPATRA
Non vanno assieme.

ANTONIO
Ascoltami, mia cara, fidati solo di Proculeio, attorno a Cesare.

CLEOPATRA
Della mia risoluzione e delle mie mani, mi fiderò, ma di nessuno di Cesare.

ANTONIO
Non lamentare e non compiangere il miserevole cambiamento ora alla mia fine, ma solleva la tua pena ripensando alle antiche fortune in cui vivevo: il più grande e nobile principe del mondo; ed ora io non muoio ignobilmente, né mi tolgo l'elmetto da codardo davanti ad un compatriota: resto un romano vinto onorevolmente da un romano.

Ora il mio spirito si invola, non reggo più.

CLEOPATRA
Tu, più nobile tra gli uomini, vuoi morire? Non ti curi di me, dovrò io restare in questo mondo scialbo, che senza di te non è migliore d'un porcile? Guardate, donne mie; la corona del mondo si dissolve. Mio signore?


Muore Antonio.


Ah, la ghirlanda di guerra è sfiorita,
crollata la stella polare del soldato;
ragazzini e ragazze ora sono alla paridegli uomini:

ogni confronto è svanito,
e più nulla rimane di notevole sotto l'orbita della luna.

 

Sviene.

CARMIANA
Calma, signora!

IRAS
È morta anche lei, la nostra sovrana.

CARMIANA
Signora!

IRAS
Signora!

CARMIANA
Signora, signora!

IRAS
Regina d'Egitto: imperatrice!

 

Cleopatra si muove.

CARMIANA
Zitta, Iras, zitta!

CLEOPATRA
Non altro che una semplice donna,
dominata dalle stesse misere passioni
d'una ragazza che munge le bestie
e fa le più umili faccende.

Dovrei scagliare lo scettro agli dei malvagi,
dirgli che questo mondo era come il loro
prima che ci rubassero il suo gioiello.
Tutto si riduce a nulla: la pazienza è da stupidi,

e la furia si conviene a un cane idrofobo.

È dunque peccato precipitarsi nella casa segreta della morte
prima che essa stessa ci raggiunga? Ma come, donne?
Su, su, animo! Anche tu, Carmiana?
Mie nobili ragazze! Ah, donne, donne.
Guardate, la nostra lampada è finita,
s'è spenta. Suvvia, donne mie care,
fatevi coraggio, lo seppelliremo:
e poi, ciò che è coraggioso e nobile
lo faremo secondo l'uso dei romani,
rendendo la morte orgogliosa di ghermirci.
Su, la spoglia di questo grande spirito adesso è fredda.

Ah, donne, donne,
venite, ora non abbiamo altri amici
che la risoluzione e la fine più spiccia.


Escono, con quelli di sopra che portano il corpo di Antonio.

ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quinto - scena prima

 

Alessandria. Campo di Cesare.
Entrano Cesare, Agrippa, Dolabella, Mecenate, Proculeio e altri, suo consiglio di guerra.

CESARE
Va' da lui, Dolabella, intimagli la resa.
Data la sconfitta subita, digli
che rende ridicoli i suoi indugi.

DOLABELLA
Cesare, eseguirò.

 

Esce.
Entra Decreta, con la spada di Antonio.

CESARE
Cos'è mai questo? E tu chi sei, che osi comparirci dinanzi a questo modo?

DECRETA
Mi chiamo Decreta, servivo Antonio, quanto mai degno del miglior servizio.
Finché fu in piedi e poté parlare era il mio padrone, ed io ero pronto a usare la mia vita contro i suoi nemici. Se vorrete prendermi al vostro servizio, sarò per Cesare quel che ero per lui; altrimenti, la mia vita è nelle vostre mani.

CESARE
Cosa dici?

DECRETA
Dico che Antonio è morto, Cesare.

 

CESARE
Il crollo d'un essere così grande dovrebbe fare uno schianto maggiore. Il mondo stesso avrebbe dovuto spingere leoni nelle strade cittadine, e i cittadini nelle tane dei leoni.
La morte di Antonio non è semplice perdita, nel suo cuore s'iscriveva una metà del mondo.

DECRETA
È morto, Cesare. Non per mano d'un pubblico ministro di giustizia, né colpito da un pugnale prezzolato: quella stessa mano che scriveva la sua gloria negli atti che eseguiva  con il coraggio che il cuore le forniva ha spaccato il suo cuore. Ecco qui la sua spada, l'ho strappata alla ferita; è macchiata d'un sangue nobilissimo.

CESARE
Così tristi, amici? Mi sconfessino gli dei, ma è notizia da far lacrimare occhi di re.

AGRIPPA
Ed è strano che la natura ci spinga a rimpiangere le azioni in cui più ci siamo accaniti.

MECENATE
Difetti e glorie si bilanciavano in lui.

AGRIPPA
Spirito più raro non guidò mai l'umanità. Ah, dei, per renderci uomini ci date dei difetti. Cesare è commosso.

MECENATE
Quando un tale specchio gli è messo davanti, deve per forza vederci riflesso se stesso.

CESARE
O Antonio, io ti ho incalzato fin qui, ma è col bisturi che occorre curare il male che abbiamo nel nostro corpo. Dovevo per forza farti contemplare il mio giorno al tramonto, o contemplare il tuo: assieme non potevamo stare, nel grande mondo. Eppure io piango con lacrime sovrane quanto il sangue dei cuori, che tu, mio fratello, mio socio nell'alto di ogni impresa; mio pari nell'impero, amico e compagno sul fronte di guerra, braccio del mio corpo, cuore dove il mio accendeva i suoi pensieri... che le nostre stelle, inconciliabili, dovessero così scindere la nostra parità.
Ascoltate, buoni amici... ma ve lo dirò in un momento più appropriato, l'urgenza di quest'uomo gli si legge in faccia. Sentiamo cos'ha da dire.

 

Entra un egiziano.


Da dove vieni? 

EGIZIANO
Da una povera egiziana. La regina, mia padrona, rinchiusasi in ciò che le resta, il suo mausoleo, desidera sapere dei tuoi intenti, per predisporsi a quanto verrà imposto.

CESARE
Dille di stare di buon animo. Saprà presto, da qualcuno dei nostri, con che onore e bontà decideremo di lei. Cesare non può vivere senz'essere clemente.

EGIZIANO
Gli dei ti proteggano!

 

Esce.

CESARE
Vieni qui, Proculeio. Va' a dirle che non le riserviamo alcuna vergogna; confortala come richieda il suo stato d'animo, affinché con un gesto disperato, conforme alla sua grandezza, non ci eluda.
La sua presenza in carne e ossa a Roma renderebbe immortale il mio trionfo: va', e con la massima rapidità riferisci che dice, e come la trovi.

PROCULEIO
Cesare, eseguirò.

 

Esce.

CESARE
Gallo, va' anche tu.

 

Esce Gallo.


Dov'è Dolabella, per accompagnare Proculeio?

TUTTI
Dolabella!

CESARE
Lasciatelo stare. Ora ricordo com'è impegnato. Sarà pronto a suo tempo.
Venite con me nella mia tenda, dove constaterete con che riluttanza sia stato trascinato in queste guerre, con che calma e misura mi sia sempre espresso nei miei scritti. Venite, e vedrete quel che ho da mostrare.

 

Escono.

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ANTONIO E CLEOPATRA - 1607

atto quinto - scena seconda

 

Alessandria. Una stanza del mausoleo.
Entrano Cleopatra, Carmiana ed Iras.

CLEOPATRA
La desolazione ora comincia a rendere migliore la mia vita.
È misera cosa, essere Cesare: non essendo la Fortuna, egli è solo un servitore della Fortuna, mero ministro della sua volontà. Ed è grande compiere quell'atto che pone termine a tutti gli altri atti, che mette in ceppi le evenienze e sbarra la porta ai cambiamenti; che fa dormire, e non fa più assaggiare il letame che nutre il pitocco come Cesare.

Entra Proculeio.

PROCULEIO
Cesare saluta la Regina d'Egitto, e vi prega di ponderare quali giuste richieste farvi accordare.

CLEOPATRA
Come vi chiamate?

PROCULEIO
Proculeio.

CLEOPATRA
Antonio mi ha parlato di voi, mi ha detto di fidarmi, ma ora non mi curo molto di essere ingannata, non sapendo più che farmi della fedeltà. Se il vostro padrone vuole che una regina mèndichi favori, dovete dirgli che la maestà, per mantenere il suo decoro, non può mendicare meno d'un regno: se egli si compiace di concedermi l'Egitto conquistato per mio figlio,  mi concede tanto del mio, da farmi inginocchiare grata ai suoi piedi.

PROCULEIO
State di buon animo, siete caduta in mani principesche, non temete alcunché, rimettetevi pienamente al mio signore, così colmo di grazia, che essa trabocca su chi ne ha bisogno. Datemi licenza di riferirgli che vi sottomettete di buon grado, e troverete in lui un conquistatore desideroso d'aiuto per mostrarsi generoso quando in ginocchio gli si chiede grazia.

CLEOPATRA
Vi prego, ditegli che sono vassalla della sua fortuna e che gli riconosco la grandezza che si è conquistata. Di ora in ora apprendo la lezione dell'obbedienza, e vorrei di buon grado vederlo faccia a faccia.

PROCULEIO
Lo riferirò,
gentile signora. Confortatevi, perché io so che la vostra condizione è commiserata da chi ne è la causa.

Entrano Gallo e soldati alle spalle.

GALLO
Vedete come è facile sorprenderla.
(A Proculeio e alle guardie.) State di guardia finché arriva Cesare.

 

Esce.

IRAS
Oh, maestà!

CARMIANA
Cleopatra, mia regina, sei presa!

CLEOPATRA
Svelte, svelte, mie buone mani.


Estrae un pugnale.

PROCULEIO
Ferma, degna signora, ferma:


L'afferra e la disarma.


non fatevi un tale torto: questo è un modo per salvarvi, non per tradirvi.

CLEOPATRA
Come, privata anche della morte che libera delle sofferenze persino i cani?

PROCULEIO
Cleopatra, non insultate la generosità del mio padrone, distruggendo voi stessa: che il mondo veda la nobiltà delle sue azioni, che la vostra morte non permetterebbe di esibire.

CLEOPATRA
Dove sei, morte? Vieni, vieni qui: vieni, vieni a prendere una regina che vale molti bambini e mendicanti!

PROCULEIO
Calmatevi, signora!

CLEOPATRA
Signore, non prenderò né cibo né bevanda (se per una volta occorre fare discorsi oziosi) e neppure dormirò. Rovinerò questa casa mortale, qualsiasi cosa possa fare Cesare.
Sappiate, signore, che non comparirò con le ali tarpate alla corte del vostro padrone, né mi farò castigare dall'occhio sobrio della spenta Ottavia.
Dovranno issarmi in alto e mostrarmi alla plebaglia urlante di Roma austera? Meglio mi sia tomba pietosa un fosso in Egitto, meglio giacermi nuda nella melma del Nilo, enfiarmi pei morsi delle zanzare fino a sfigurarmi: meglio fare dell'alte piramidi del mio paese una forca e impiccarmi in catene.

PROCULEIO
Spingete questi orridi pensieri più oltre di quanto non vi darà motivo Cesare.

Entra Dolabella.

DOLABELLA
Proculeio, il tuo padrone Cesare sa quel che hai fatto, e ti richiama: la regina resta sotto la mia guardia.

PROCULEIO
Per me va bene, Dolabella: sii gentile con lei.
(A Cleopatra.) Riferirò a Cesare i vostri desideri, se vorrete impiegarmi a questo scopo.

CLEOPATRA
Ditegli che voglio morire.

 

Esce Proculeio.

DOLABELLA
Nobile imperatrice, vi hanno parlato di me?

CLEOPATRA
Non posso dirlo.

DOLABELLA
Mi conoscete di certo.

CLEOPATRA
Non importa, signore, quel che io ho sentito o conosciuto. Voi ridete quando le donne ed i ragazzini raccontano i loro sogni. Non fate così?

DOLABELLA
Non capisco, signora.

CLEOPATRA
Io ho sognato che c'era un Imperatore di nome Antonio.
Oh, fare un altro sogno come quello solo per rivedere uno come lui!

DOLABELLA
Se volete compiacervi...

CLEOPATRA
Il suo volto era come il cielo,

e vi splendevano un sole ed una luna che nel loro corso illuminavano questa piccola O, la terra.

DOLABELLA
Sovrana creatura...

CLEOPATRA
Le sue gambe stavano a cavalcioni dell'oceano, il suo braccio alzato era il cimiero del mondo; la sua voce, se parlava agli amici era melodiosa come le sfere intonate: ma se voleva atterrire e scuotere l'orbe, era come il fragore del tuono. La sua generosità non conosceva inverno: era un autunno che s'accresceva mietendone il raccolto; i suoi piaceri eran come delfini, mostravano la schiena al di sopra dell'elemento in cui movevano;
della sua livrea andavano vestite teste coronate, isole e reami erano come monete che gli cadevano di tasca.

DOLABELLA
Cleopatra!

CLEOPATRA
Pensate che ci sia stato o possa esistere un uomo come questo che ho sognato?

DOLABELLA
No, gentile signora.

CLEOPATRA
Mentite al cospetto stesso degli dei.
Ma se c'è, o mai ci fu uno simile, supera la dimensione del sogno: alla natura manca il materiale per competere con la fantasia nella creazione di forme prodigiose,  eppure immaginare un Antoniosarebbe un capolavoro della natura, contro la fantasia, di cui scredita le ombre.

DOLABELLA
Ascoltatemi, mia buona signora: la vostra perdita è grande, come voi; voi ne sopportate degnamente il peso.
Che mai mi arrida il successo agognato se per riflesso del vostro non provo un dolore che morde il cuore alla radice.

CLEOPATRA
Vi ringrazio, signore: forse sapete che cosa Cesare intende fare di me?

DOLABELLA
Mi ripugna riferirlo. Vorrei che lo sapeste già.

CLEOPATRA
Suvvia, vi prego...

DOLABELLA
Nonostante la sua nobiltà d'animo...

CLEOPATRA
Egli mi trascinerà nel suo trionfo.

DOLABELLA
Sì, signora, lo so.


Squilli di tromba e grida da dentro, "Fate largo a Cesare!".
Entrano Proculeio, Cesare, Gallo, Mecenate, ed altri del seguito.

CESARE
Qual è la regina d'Egitto?

DOLABELLA
È l'imperatore, signora.

 

Cleopatra s'inginocchia.

CESARE
Alzati, non devi inginocchiarti: ti prego, alzati, alzati, Egitto.

CLEOPATRA
Signore, così vogliono gli dei: debbo obbedire al mio padrone e signore.

CESARE
Non abbandonarti a tristi pensieri; la nota delle ferite che ci hai cagionato, benché scritta sulla nostra carne viva, la considereremo frutto di cause accidentali.

CLEOPATRA
Unico signore del mondo, io non so prospettare la mia causa sì da farla apparire incensurabile, ma confesso d'essermi caricata di quelle debolezze che in passato hanno spesso svergognato il nostro sesso.

CESARE
Sappi, Cleopatra, che noi attenueremo, piuttosto che far pesare le mancanze: se asseconderai i nostri disegni che verso di te sono molto miti, avrai da guadagnar dal cambiamento; ma se seguendo l'esempio di Antonio cerchi di addossare a me una colpa, eluderai da sola i miei buoni intenti, esponendo i tuoi figli a quella distruzione da cui li guarderò se fidi in me.
Ora prendo congedo.

CLEOPATRA
E puoi farlo per tutto quanto il mondo: è tuo, e noi, trofei e insegne della tua vittoria, staremo appesi là dove ti piaccia. Ecco, mio buon signore.

CESARE
Accetterò il tuo consiglio in tutto, per Cleopatra.

CLEOPATRA (Porgendo un foglio.)
Ecco la nota dell'argenteria, del denaro e dei gioielli che possiedo, un elenco completo, tranne qualche inezia.
Dov'è Seleuco?

Entra Seleuco.

SELEUCO
Eccomi, signora.

CLEOPATRA
Costui è il mio tesoriere; dica lui, a suo rischio, mio signore, che per me non ho serbato nulla. Di' la verità, Seleuco.

SELEUCO
Signora, preferirei cucirmi le labbra che, a mio rischio, dichiarare il falso.

CLEOPATRA
Che cosa avrei trattenuto per me?

SELEUCO
Abbastanza da comprarci tutto quello che avete elencato nella nota.

CESARE
No, non arrossire, Cleopatra; io approvo la saggezza del tuo atto.

CLEOPATRA
Vedi, Cesare! Ecco come gli uomini seguon la fortuna! I miei seguaci ora saranno tuoi, e se per caso cambiassimo le nostre condizioni, i tuoi sarebbero miei.

L'ingratitudine di questo Seleuco mi rende furiosa.
Ah, schiavo, non più degno di fede dell'amore prezzolato? Come, ti ritrai?
Sì, ti assicuro, ti ritrarrai: gli occhi ti caverò, anche se avessero le ali.
Schiavo, scellerato senz'anima, cane!
Prodigio di bassezza!

 

CESARE
Buona regina, vi prego...

CLEOPATRA
Oh, Cesare, che dolorosa vergogna è mai questa, che mentre tu ti degni di farmi visita, e di onorare con la tua sovranità una così sottomessa, che il mio stesso servo accresca la somma delle mie sventure con l'aggiunta della sua perfidia!
Diciamo, buon Cesare, che abbia serbato qualche gingillo da donna, ninnoli di nessun conto, cose di tal valore che si regalano ad amici ordinari, e diciamo pure che abbia tenuto da parte doni più nobili per Livia e Ottavia, per indurle a far da mediatrici...
e ora debbo venir smascherata da uno che ho nutrito io stessa? Gran dei! Ciò mi butta più giù di dove son caduta.
(A Seleuco.) Vattene, ti prego, o ti farò vedere i tizzoni ardenti della mia collera sotto le ceneri della mia sfortuna. Se tu fossi un vero uomo, mi avresti compatito!

CESARE
Ritirati, Seleuco.

 

Esce Seleuco.

CLEOPATRA
Si sappia che noi grandi fra i grandi siamo giudicati male per cose compiute da altri, e quando cadiamo per colpe altrui, paghiamo di persona; perciò siamo da commiserare.

CESARE
Cleopatra, né quel che hai tenuto, né il resto che hai dichiarato lo considereremo bottino di guerra: sia sempre tuo, disponine a tuo piacere e, credi, Cesare non è un mercante che con te contratti cose vendute dai mercanti. Sta' perciò di buon animo, non fare dei tuoi pensieri la tua prigione. No,  cara regina, noi ci proponiamodi disporre di te secondo il tuo consiglio.
Nutriti, e dormi: per te abbiamo tanta premura e tanta compassione, che restiamo tuoi amici, e così addio.

CLEOPATRA
Mio signore e padrone!

CESARE
No, non così: addio.


Squilli di tromba.

Esce Cesare col suo seguito.

CLEOPATRA
Mi riempie di chiacchiere, ragazze, di chiacchiere, perch'io non sia nobile verso me stessa. Ma ascolta, Carmiana.

(Sussurra.)

IRAS
Chiudi, buona signora; il giorno luminoso è finito, e ci avviamo alla tenebra.

CLEOPATRA
Affrettati, tu, ho già parlato e tutto è predisposto: va' a vedere che si faccia in fretta.

CARMIANA
Subito, signora.

Rientra Dolabella.

DOLABELLA
Dov'è la regina?

CARMIANA
Eccola, signore.

 

Esce Carmiana.

CLEOPATRA
Dolabella!

DOLABELLA
Signora, fedele al mio giuramento, su vostro comando (a cui il mio amore rende sacro dovere obbedire) così vi informo: Cesare intende passare per la Siria, e entro tre giorni vi manderà avanti con i figli.
Fate il miglior uso di questa informazione. Ho esaudito il vostro desiderio e la mia promessa.

CLEOPATRA
Vi resto debitrice, Dolabella.

DOLABELLA
Ed io, vostro servo. Addio, buona regina, debbo ritornare da Cesare.

CLEOPATRA
Addio,

 

Esce Dolabella.


e grazie. Che cosa ne pensi, Iras?
Tu, come me, sarai mostrata a Roma come una marionetta egiziana: schiavi e artigiani, con bisunti grembiuli, règoli e martelli, ci alzeranno alla vista di tutti.
Saremo avvolte dal loro alito pesante, rancido di cibi plebei, e costrette a inalare il loro tanfo.

IRAS
Dio ne guardi!

CLEOPATRA
Ma, sì, è più che sicuro, Iras: sguaiati littori ci abbrancheranno come zòccole, e rozzi rimatori ci porranno in ballate stonate. Subito, improvvisando, i commedianti ci metteranno in scena presentando i nostri conviti ad Alessandria.
Antonio verrà portato ubriaco alla ribalta, ed io dovrò vedere un ragazzo squittente nei panni di Cleopatra svilire la mia grandezza in pose da puttana.

IRAS
Oh, bontà degli dei!

CLEOPATRA
Sì, sì, è sicuro.

IRAS
Io non lo vedrò mai. Sono sicura di avere unghie più forti degli occhi.

CLEOPATRA
Ebbene, questo è il modo di eludere i loro preparativi e sconfiggere i loro assurdi propositi.

Rientra Carmiana.

Orsù, Carmiana!
Mostratemi come una regina, mie donne, prendete le mie vesti più sontuose.
Ritorno sul Cidno ad incontrare Antonio.
Va', cara Iras (generosa Carmiana, ora proprio la faremo finita) e quando avrai eseguito questo compito ti darò il permesso di giocare fino al giorno del giudizio: portami la corona e tutto il resto.


Escono Carmiana e Iras.

Rumore da dentro.


Cos'è questo rumore?

Entra una guardia.

GUARDIA
C'è un contadino che insiste per vedere vostra altezza: vi porta dei fichi.

CLEOPATRA
Fatelo entrare.

 

Esce la guardia.


Che povero istrumento può compiere un atto così nobile! Mi porta la libertà.
La mia decisione è presa, e di femmineo non ho più nulla in me: da capo a piedi sono salda come il marmo: la luna mutevole ora non è più il mio pianeta.

Rientra la guardia con lo zotico che porta un cesto.

GUARDIA
Ecco l'uomo.

CLEOPATRA
Esci e lasciami con lui.

 

Esce la guardia.


Hai con te il serpentello del Nilo che uccide senza far soffrire?

ZOTICO
Sì, ce l'ho: ma io non sarei quello che desidera che lo toccate, perché il suo morso è immortale; chi ne muore di rado o quasi mai guarisce.

CLEOPATRA
Ricordi qualcuno che ne sia morto?

ZOTICO
Moltissimi, uomini e donne. Ho sentito di una non più tardi di ieri, una donna onestissima (anche se un poco portata a andar giù di bugie, come una donna non dovrebbe fare, se non per onestà), che è morta per il morso del serpente, e che dolore provò: davvero, dice molto bene del serpente; ma chi crede a tutto quel che dicono, non si salverà neanche dalla metà di quel che combinano.

Ma questa è cosa molto fallibile, il serpente è uno strano serpente.

CLEOPATRA
Vattene, addio.

ZOTICO
Vi auguro ogni felicità col serpente. (Deponendo il cesto.)

CLEOPATRA
Addio.

ZOTICO
Dovete pensare, state attenta, che il serpente segue il suo istinto.

CLEOPATRA
Sì, sì, addio.

ZOTICO
State attenta, non bisogna affidare il serpente altro che a gente di sesto, perché davvero non c'è mica bontà nel serpente.

CLEOPATRA
Non preoccuparti, se ne avrà cura.

ZOTICO
Benone. Non dategli niente, vi prego, perché non val pena dargli da mangiare.

CLEOPATRA
E mangerà me?

ZOTICO
Non dovete mica credere che sia così semplice da non sapere che neanche il diavolo mangerebbe una donna: lo so che la donna è un piatto per gli dei, se il diavolo non ci mette lo zampino. Ma davvero, questi stessi figli di troia di diavoli quante non ne combinano agli dei con le donne; su dieci che ne fanno, i diavoli gliene rovinano cinque.

CLEOPATRA
Va bene, ma ora vattene, addio.

ZOTICO
Sì, bene: vi auguro di godere del serpente.

 

Esce.
Rientrano Carmiana ed Iras col manto, la corona e altri gioielli.

CLEOPATRA
Datemi il manto, mettetemi la corona, ho in me aneliti di immortalità.
Ora non più mi bagnerà il labbro il succo dell'uva d'Egitto. Svelta, svelta, Iras mia buona; fa' presto: mi pare di udire Antonio che chiama. Lo vedo alzarsi per elogiare il mio nobile gesto. Lo sento deridere la fortuna di Cesare, che gli dei danno ai mortali per giustificare la loro collera futura. Marito, vengo: che il mio coraggio mi dia titolo a quel nome!
Sono fuoco e aria: gli altri elementi li lascio a una vita inferiore. Allora, avete finito? Venite dunque a cogliere l'ultimo calore dalle mie labbra.
Addio, buona Carmiana, un lungo addio, Iras.


Le bacia.

Iras cade e muore.

Ho l'aspide sulle labbra? Tu cadi?
Se con tanta dolcezza puoi separarti dalla tua vita, il tocco della morte è come il pizzicotto d'un amante, che fa male, eppur lo si desidera.

Giaci immobile? Se te ne vai così, dici al mondo che non merita un addio.

CARMIANA
Sciogliti in pioggia, densa nube, ch'io possa dire che piangono gli stessi dei!

CLEOPATRA
Questa morte mi dimostra vile: se lei incontra per prima il riccioluto Antonio,
lui si rivolgerà a lei, spendendo quel bacio che per me è come il paradiso.
Vieni, creatura letale, coi tuoi dentini aguzzi
(A un aspide, che si applica al seno.) sciogli di colpo il nodo aggrovigliato di questa vita: povero sciocco velenoso, accanisciti, sbrigati a spacciarmi.
Oh, se tu potessi parlare, sentirti chiamare asino il grande Cesare, frustrato nei suoi piani!

CARMIANA
O stella d'oriente!

CLEOPATRA
Zitta! Non vedi che ho il bimbo al seno che succhiando fa addormentare la nutrice?

CARMIANA
O basta, basta!

CLEOPATRA
Dolce come un balsamo, lieve e delicato come l'aria.

Oh, Antonio! Ma sì, prenderò anche te.
(Applicando un altro aspide al seno.) Perché dovrei restare...

 

Muore.

CARMIANA
In questo basso mondo? E così, addio.
Adesso, morte, puoi ben vantarti, hai in tuo possesso una ragazza senza eguali. Finestre vellutate, chiudetevi, e occhi così regali non ti guardino più, Febo dorato!
La corona è storta; la raddrizzerò, e poi potrò giocare.

Entra la guardia di corsa.

PRIMA GUARDIA
Dov'è la regina?

CARMIANA
Parlate piano, non svegliatela.

PRIMA GUARDIA
Cesare ha mandato...

CARMIANA
Un messo troppo lento.
(Si applica un aspide.) Oh, vieni presto, sbrigati; ti sento appena.

PRIMA GUARDIA
Ehi, avvicinatevi: qualcosa non va.
Cesare è stato giocato.

SECONDA GUARDIA
Ecco là Dolabella, mandato da Cesare: chiamatelo.

PRIMA GUARDIA
Che succede qui, Carmiana? Ti sembra cosa ben fatta?

CARMIANA
Molto ben fatta, e degna di una principessa che appartiene ad una grande dinastia di re. Ah, soldato!

 

Muore.

Rientra Dolabella.

DOLABELLA
Cos'è successo qui?

SECONDA GUARDIA
Tutte morte.

DOLABELLA
Quel che pensavi, Cesare, s'avvera: stai venendo di persona a veder realizzato l'atto temuto che avrei tanto cercato d'impedire.


Da dentro "Fate largo, fate largo a Cesare!".
Entra Cesare col seguito, in marcia.

DOLABELLA
Oh, signore, siete stato buon àugure: quel che voi temevate è avvenuto.

CESARE
Coraggiosa fino alla fine, ha colto le nostre intenzioni, e da regina ha scelto la sua strada. Come son morte?
Non vedo traccia di sangue.

DOLABELLA
Chi è stato da ultimo con loro?

PRIMA GUARDIA
Un povero contadino, che le portò dei fichi: ecco il suo cesto.

CESARE
Avvelenate, allora.

PRIMA GUARDIA
Oh, Cesare, questa Carmiana un attimo fa era viva; stava in piedi e parlava:
l'ho trovata che sistemava la corona alla padrona morta: tremava, e di colpo cadde a terra.

CESARE
Nobile mancamento!
Se avessero ingoiato del veleno si vedrebbe dal gonfiore del corpo: sembra invece che dorma, come se volesse prendere un altro Antonio al laccio robusto dei suoi vezzi.

DOLABELLA
Qui sul suo petto c'è un puntolino di sangue e un leggero gonfiore; lo stesso sul braccio.

PRIMA GUARDIA
È la traccia d'un aspide, e sulle foglie dei fichi c'è una bava come quella che gli aspidi lasciano nelle caverne del Nilo.

CESARE
È molto probabile che sia morta così. Dice il suo medico che aveva fatto infiniti esperimenti sui modi più spediti di morire. Sollevate il suo letto, e portate le sue donne fuor del mausoleo: sarà sepolta accanto al suo Antonio. Nessuna tomba sulla terra terrà avvinta coppia così famosa: accadimenti come questi affliggono coloro che li provocano, e la loro storia è tanto miseranda quant'è grande la gloria di colui che li ha portati ad essere compianti.
Il nostro esercito in solenne parata farà ala a questo funerale, e poi a Roma! Vieni, Dolabella, assicura il massimo ordine in questa cerimonia.

 

Escono.
 

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