William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

 

Re Lear

(“King Lear”  1605 - 1606)

 

 

Introduzione

Giorgio Strehler - Appunti di regia

Riassunto - Personaggi

Atto Primo - Atto Secondo

Atto Terzo - Atto Quarto

Atto Quinto

 

Introduzione

 

La storia che ne fornisce l'intreccio principale affonda le radici nell'antica mitologia britannica. È una tragedia straordinaria a doppio intreccio nella quale la trama secondaria contribuisce a far risaltare e a commentare i vari momenti dell'azione principale.

 

La storia di Lear.

Lear era un leggendario sovrano della Britannia, benché sia ovvio che la sua vicenda faccia parte del patrimonio folcloristico delle più svariate culture. Il Lear "storico" sarebbe vissuto poco prima del tempo della fondazione di Roma, ossia nell'VIII secolo a.C.; secondo uno scritto latino Lear, approssimandosi la vecchiaia, aveva deciso di dividere la Britannia fra le sue tre figlie e i mariti che egli avrebbe loro assegnati, pur mantenendo l'autorità regale. Quando chiede loro di dichiarare l'affetto che gli portano, Cordelia, la figlia minore, disgustata dalla sfacciata adulazione delle sorelle Gonerill e Regan, risponde che il suo affetto è quello dovuto da ogni figlia a ogni padre. Lear adirato la disereda, mentre dà in moglie le altre due figlie rispettivamente al Duca di Albany e al Duca di Cornovaglia, che diventano governatori ciascuno di metà del suo regno. Poco dopo il Re di Francia, e cioè di un terzo della Gallia, avendo notizia della bellezza di Cordelia, la sposa rinunciando alla dote e la porta con sè. Molto tempo dopo i due governatori insorgono contro Lear e lo depongono; egli si reca allora presso la figlia in Gallia, dove viene bene accolto. Il Re di Francia raduna un esercito e conquista l'intera Britannia, restaurando Lear sul suo trono. Dopo altri tre anni, però, in seguito alla morte sia di Lear che del Re di Francia, Cordelia rimane sola regina di Britannia. Passano altri cinque anni di pacifico governo, allorché il figlio del Duca di Albany ed il figlio del Duca di Cornovaglia si ribellano a Cordelia e dopo una lunga guerra la fanno prigioniera. La regina spodestata si suicida in carcere.

 

La storia di Gloucester.

Si direbbe proprio che la coloritura arcadico-cavalleresca del Re Lear abbia indotto Shakespeare a cercare lo spunto per la trama secondaria della sua tragedia in un capolavoro di quel genere letterario. In questo modo Shakespeare ha portato avanti la storia di Gloucester e presentato la macchinazione di Edmund (suo figlio bastardo), il quale è deciso a vendicarsi dell'ingiusta infamia che pesa su di lui dalla nascita comportandosi come se fosse un figlio legittimo contro il suo nobile ma ingenuo fratello Edgard, che è costretto a fuggire attraverso i campi travestito da accattone demente. È stata una mossa di straordinaria audacia, da parte di Shakespeare, quella di riunire nello stesso dramma Edgardo, che si finge pazzo, Lear, che sta diventando pazzo per davvero, e il buffone (il pazzo); egli è riuscito a tenere separati questi tre livelli di follia. Shakespeare pone il problema del rapporto che esiste tra ingenuità e forza morale di realizzazione: Edgardo, con la sua ingenua credulità, è la causa della situazione in cui viene lui stesso a trovarsi e della crudele sorte che tocca a suo padre, il Conte di Gloucester. Così Edmund definisce Edgard: "un nobile fratello così lontano dal fare del male che non sa che significhi sospetto".

Shakespeare ebbe la straordinaria capacità di organizzare un discorso teatrale estremamente articolato e insieme unitario attingendo ai materiali accumulati da tutta una tradizione narrativa, così da creare una nuova struttura autonoma. L'efficacia drammatica di Lear risiede soprattutto nella forza espressiva dei personaggi. L'elemento che domina tutta la parte centrale del dramma è la pazzia di Lear, che coincide con la tempesta e lo sconvolgimento della natura; il temporale era presente marginalmente nel dramma di Lear, in funzione di ammonimento celeste a un sicario; ora diviene proiezione a livello cosmico della follia umana di Lear, e d'altra parte tale follia è a sua volta manifestazione di quello sconvolgimento, che coinvolge valori religiosi e sociali. Le cosiddette leggi divine sono giochi di ragazzi crudeli e la totale sovversione dei ruoli sociali è chiara nella scena della tempesta, con un re spodestato, un conte nella parte di servitore (Kent) e un altro nobile (Edgar, figlio legittimo del Conte di Gloucester ed erede del titolo di Gloucester) in quella di mendicante pazzo; con amara ironia il vecchio Conte di Gloucester, che non è stato ancora accecato e perciò non sa vedere nulla, nel soccorrere il re vuole che sia rispettata la gerarchia, ed offre a quest'ultimo il ricovero di un granaio, ma cerca di scacciare il mendicante in una capanna; solo la pietà per la follia di Lear che - divenuto uomo fra gli uomini - vuole portare con sè il mendicante, lo induce ad acconsentire, ma affida la bisogna di occuparsi del poveretto a Kent che egli crede un servitore. La follia ha permesso a Lear di vedere chiaro, di giungere alla radice della natura umana, all'uomo in sè. Il Matto che si accompagna a Lear, personaggio che non si trova in nessuna delle fonti rappresenta forse la più grande intuizione drammaturgica di Shakespeare: è il caso di una parola che si è incarnata imponendosi come personaggio.

Il Matto è la pazzia di Lear, e cioè la sua saggezza, è anzi la figurazione concreta della coscienza (e consapevolezza) di Lear, coscienza del proprio errore di giudizio, della propria "cecità", e appunto della propria follia - coscienza come rimorso e come illuminazione. Il Matto è la dimostrazione anche della straordinaria maturità di Shakespeare come uomo di teatro: in una vicenda che comportava l'assenza dalla della principale figura femminile per tutta la parte centrale del dramma, il Matto compensa e sostituisce l'assenza dell'eroina assumendone la funzione. Lear si fonda sulla figura della metafora. Quando ci si sia resi conto di questo, appare subito chiaro il perché dell'introduzione della trama secondaria assente nelle altre tragedie, e proprio di quella trama attinta ad una fonte che non sembrava aver nulla a che fare con quella della trama principale. In altre parole, la trama secondaria, la storia di colui che Shakespeare ha chiamato Gloucester, è il referente "reale" di quell'immensa metafora che è la storia di Lear, allo stesso modo che la tempesta è contemporaneamente referente e metafora della condizione umana, e della condizione dell'universo. Re Lear è strutturato dunque come una catena o una scatola cinese di metafore; da questo punto di vista l'introduzione della trama secondaria serve anche a ridurre l'incidenza dei ruoli femminili. Essendo Kent un fedele seguace del re, egli è presente in scena più di qualsiasi altro personaggio, Lear compreso; e spetta proprio a Kent presentare gli antefatti di entrambe le trame: la decisione di Lear di dividere il regno, e il rapporto fra Gloucester e il figlio bastardo Edmund. Più limitato è il ruolo di Oswald, fedele complice di Gonerill, che però diventa mezzano negli intrighi fra le sorelle e Edmund - quegli intrighi che sono l'altro modo con il quale Shakespeare ha intrecciato le due vicende; e Oswald assume alla fine anche la parte di sicario, ma non contro il re, bensì contro Gloucester, la controparte del re nella trama secondaria.

Re Lear è per tre quarti in versi e per un quarto in prosa ma, contrariamente alla convenzione che voleva la prosa riservata ai personaggi di rango inferiore, alle scene comiche, o a quelle ove maggiore è la concitazione dell'azione, in quest'opera (a parte ovviamente le scene del Matto che alternano prosa a filastrocche allusive) versi e prosa si alternano senza tener conto del rango dei parlanti. In questa tragedia si svolge un gioco paradossale di rapporti tra ragione e pazzia. Ciò che la tragedia vuole dimostrare è che l'universo morale è più complicato e intimamente contraddittorio di quanto la nostra vita di ogni giorno possa indurci a credere.

 

 

da Piccolo Teatro - Milano

Giorgio Strehler

Appunti per il «Re Lear» stagione 1972-1973
 

Appunti preparatori per l'allestimento dello spettacolo del Re Lear andato in scena nel 1972 e ripreso nel 1973, 1974, 1977, e 1978

 

 

Non trascurare nel Lear un dato di fatto: la «favola» di Leir-Lear per Holinshed è datata nel 3105 dalla nascita del mondo (55 anni prima della fondazione di Roma).
In Israele regnavano Guida e Geroboamo.
La tragedia è stata mantenuta da Shakespeare in una lontananza alle soglie del tempo, non fuori tempo, ma non storicizzata.
In tale modo si ottiene una «astrazione» delle situazioni senza però perdere del tutto una «connotazione storica» possibile: cioè storia di uomini in un certo tempo.

Solo che il tempo è remotissimo.
La più remota tragedia di Shakespeare; notare che non a caso si parla qui di Dei e non di Dio.
Non portarla nel vuoto.
Non farla diventare un pretesto storico.

È certo che la prima scena ha come nucleo un love-test di fama popolare: la figlia o le figlie che dicono o non dicono di amare il padre come il pane e il sale.

Evidentemente dunque: un rituale a senso unico, con soluzione stabilita a priori. Esso serve a «dare una forma» ad un atto pubblico, con la «rappresentazione» della ubbidienza dei figli ai padri e quindi dei giovani ai vecchi. Come tutti i rituali essi non possono essere né mutati né tantomeno capovolti. Essi seguono una loro logica simbolica di gesti e parole.

Il fatto che insistessi sul carattere di prologo della prima scena, nel suo nucleo, di «cosa data a priori», ha dunque un suo fondamento preciso. Non è una «recita» per divertire Lear, non è una invenzione di Lear o una sua bizzarria. È un «fatto» che si deve fare e che sanziona praticamente la sua abdicazione.

Lo sconvolgimento di Lear è quello dell’officiante che vede il blasfemo, che si avvicina all’ostia e la sputa per terra. È incredulità ed è orrore e smarrimento. E altro.

Le reazioni sono a senso unico, sebbene di tipo diverso secondo i diversi caratteri. Quello di Lear reagisce come reagirebbero tutti, nel fondo, ma con il suo particolare modo: ira, maledizione, grida, collera, ecc. ecc.
Cordelia insomma spezza tutto un giro rito-costruzione storica e «senza avere avvertito», di colpo, inattesa!

È chiaro che in questa versione la posizione di Kent diventa ancora più difficile. Kent si oppone alla violenza del re, certo, ma deve sapere che il re «ha ragione».

Forse non si aspetta nemmeno lui che Cordelia spezzi il nodo, ma non si aspetta nemmeno che il re «prenda così sul serio» l’atto di Cordelia ... Però… La storia potrebbe essere raccontata così: il vecchio Re Lear, deciso ad abdicare e delegare il potere alle sue figlie e per esse ai loro mariti e dividere fra di esse il suo regno, decide la spartizione e la solenne cerimonia che sanzionerà l’avvenimento.

A questo scopo viene usato il rituale del «love-test», pubblicamente.

Egli spiega l’antefatto della spartizione e poi pone le domande rituali alle tre figlie. Le prime due rispondono come devono, con atto di sottomissione completa. La terza, la più giovane, si ribella alla «forma» rituale, che le appare vuota ed inutile. Il vecchio re, di fronte allo scandalo e di fronte al grave attentato alla sua regalità, al sistema stesso su cui poggia il suo potere e lo stato, disereda la figlia e la dà in sposa al re di Francia che se la porta via, all’estero.

 

Cordelia
Cordelia da tempo ha capito di quale stampo sono fatte le sorelle ed i rispettivi mariti, ha capito che la decisione del re è errata, che i tempi sono ormai maturi per un’altra forma di vita e di rapporti e che grave pericolo correrà il padre stesso quando realizzasse il suo desiderio.

La figlia più giovane sceglie al tempo stesso il momento più giusto e quello più errato per significare al padre il suo pensiero. Ma ella non è una politica, è una «sentimentale» con un forte carattere, propenso all’introversione e, con ogni probabilità, al tempo stesso irriflessiva e testarda come il padre.

In Cordelia esistono alcune qualità e difetti del padre e sono proprio questi che in un dialogo che spezza la calma del rituale del «love-test» rende insanabile il contrasto tra i due.
Basterebbe un poco più di umiltà da parte di Cordelia, un poco più di flessibilità politica, un poco più di capacità di spiegare a parole i sentimenti più profondi per chiarire, forse, l’equivoco. Ma i due, troppo simili in fondo, si allontanano sempre più.
Il re è convinto che la mancanza di Cordelia alle formule del «love-test» nasconda una reale mancanza di amore e nel tempo stesso sia la manifestazione della più aperta ribellione ai suoi voleri, e insieme, ai voleri della legge che è come è sempre stata.
L’atteggiamento di Cordelia è ribelle, pericoloso per l’unità politica del suo disegno. Deve andarsene. E la scaccia senza terre né dote. Se la prenda il primo che vuole. Nel caso specifico: il re di Francia.

Costui accetta di sposare ugualmente Cordelia privata di ogni bene (a differenza di Borgogna che rifiuta). Probabilmente per due ragioni che collimano, in questo caso: affetto o amore verso Cordelia e ragione politica, in quanto un matrimonio con la figlia ripudiata e che è stata privata della sua parte di regno potrà forse essere in futuro una «ragione di stato» per intervenire negli affari del regno di Britannia. Si vedrà col tempo.

 

Il Fool
Il Fool che sparisce alla fine del terzo atto (cosiddetto), comunque al centro quasi della tragedia? Perché? Se c’è un perché.

Ma il perché che si cerca non è logico ma poetico. Lear è al massimo della cecità.È solo con se stesso. Perché il Fool lo lascia per sempre? (per noi è «per sempre»).

Comunque l’ultimo gesto del Fool non è la sua battuta famosa «e io andrò a dormire a mezzogiorno» (cioè assolutamente fuori tempo). Indicazione di una morte prematura. Bradiev pensa addirittura che si sia ammalato per la pioggia e il freddo e che si senta male!
Il Fool esce «portando con Kent e Gloster» il corpo inerte del vecchio Lear. È questo corteo che segna la fine della sua parte. Ed è naturale che la didascalia non shakespeariana faccia parte della logica dell’azione fin dalla prima rappresentazione. Quindi è valida. C’è poi la battuta di Kent, indiretta, per il Fool che «suggella» un rapporto di tenerezza tra lui e il vecchio. È un epitaffio comunque, per il ruolo, la figura.

Bisogna partire probabilmente dalla fine. Resta sempre un punto interrogativo, tra tanti altri, da svelare.
Nei miei primi appunti c’è una indicazione del tutto intuitiva: Fool-Cordelia. Quando sparisce Cordelia appare il Fool, quando il Fool sparisce riappare Cordelia.
Ciò è evidente ma di per se stesso non giustifica una identificazione di Cordelia col Fool. Certamente crea una «premessa», come dire, di strano malessere, di coincidenza che «risulta» più scenica che letta. Non di più.

Più tardi soccorre una citazione del Bradley, che presuppone che tale sparizione-apparizione duplice sia dovuta al fatto che al tempo di Shakespeare l’attore che impersonificava Cordelia recitasse anche la parte del Fool. Bisognerebbe controllare tale affermazione: su quali basi è nata, dai registi? (non credo); dalla tradizione? (non mi pare); da quale notizia allora?
Dall’altra parte Lear non è una tragedia così «piena» da richiedere doppioni in gran numero.

Tuttavia una spiegazione relativa potrebbe essere il fatto che ragazzi adatti a recitare le parti di Cordelia, Regan e Goneril non dovevano essercene molti (le parti di giovani donne in Shakespeare sono sempre limitate, anche per questo evidentemente).

Tre ragazzi in tre parti femminili, dunque. Tutti sfruttati. Se, a questo punto, il testo richiedeva un «ragazzo» (boy) per il Fool poteva essere naturale doppiarlo o pensare ad una metodologia di palcoscenico per farlo. Qui nasce però il problema dell’età del Fool.

Era necessario che il Fool del Lear fosse giovane (boy) Si potrebbe continuare con le congetture «di necessità» all’infinito.
Giova piuttosto esaminare altre congetture, poetiche, e controllare se esse possono avere un senso.
Qui si entra in un mondo oscuro, di sensazioni sfuggenti, di sensibili intuizioni che possono sfiorare l’immaginifico, l’elucubrazione intellettualistica e altro.
Una cosa mi pare però certa: c’è qualcosa di misterioso in questo legame, inesistente in apparenza, tra il Fool e Cordelia. Lo si sente e non si spiega. Persino il Bradley parla di un Fool che «ama Cordelia e che è rimasto a soffrire quando Cordelia è andata via». Il Fool è il Fool di Cordelia più che di Lear.
In un certo senso appare che il Fool è un «prolungamento» della presenza di Cordelia. Per Bradley, in termini naturalistici caratteriali, «il povero Fool che tanto amava Cordelia» (vedi battuta) è un «ragazzo» non del tutto pazzo, ma...
O il Fool fa sentire di più l’assenza di Cordelia? Infatti i suoi primi argomenti-lazzi-rimproveri sono gli stessi di Cordelia: il vecchio re sbaglia, è pazzo. Perché non prende la berretta del pazzo? Le due figlie sono diverse da quelle che crede (ecco la frase di Cordelia) e si riveleranno presto per quello che sono.
La verità però più segreta per me è questa: il Fool è la «persistenza» di un bene che è stato cacciato via.

 

La tempesta
La luce è immobile, da diluvio universale, chiarissima, lancinante, trafiggente. Come la luce di un lampo interminabile o arrestatosi nel momento della scintilla. Poi buio.

Poi un altro, a lungo. Scandito nel vuoto, a intervalli. Nudo nella luce impietosa di un fulmine che non si spegne.

Il problema della tempesta è un problema acustico terrificante. O semplicissimo, trovata la chiave.
Il punto più difficile di ciò, è il risveglio di Lear. La musica che accompagna il risveglio di Lear. Due soluzioni iniziali.

L’oboe elisabettiano, solo, che «risillaba» accanto a Lear (invisibile ma vicino e vero) un tema sommerso. O un suono di voci umane calme, piano, lontano; col pericolo che diventino metafisiche, o voci del sogno di Lear od altro.

Grande impressione per il «quarto atto» ma soprattutto in modo sconvolgente ed inaspettato per la scena del «risveglio» di Lear con Cordelia.
Dopo «la tempesta» di Lear, la follia degli uomini, la cattiveria, il sangue ed il dolore, appare una incredibile pace.

Lear si risveglia, anzi sta risvegliandosi. Ed è qui che è avvenuto il «capovolgimento», qui la conquista della «verità» che è al di là delle cose.

Chi parla è ancora Lear ma al tempo stesso un altro: parla con acutezza e soprattutto con una infinita tristezza; lui che non ha mai conosciuto il distacco, la tristezza, la malinconica contemplazione della vita.
È un monologo lento, calmo, sereno, direi, da un «altro mondo».
L’effetto è stupendo, drammaticamente perfetto.

È stato scelto il momento giusto perché avvenga. È «un colpo di scena» di una grandezza assoluta, perché semplice, perché logico, perché naturale, perché poetico, perché drammaturgico, perché...
Non ci sono problemi per la realizzazione. Semmai uno iniziale, quello della musica, dell’attesa. Ma anche questo meno, risolto il problema del «dove» e «come» stanno Lear e Cordelia, il «luogo» drammatico (è sdraiato Lear? Certamente, non può non esserlo. Ma: su un letto grande o altro? O per terra? Dovrebbe a mio avviso essere per terra, rinascere dalla terra come un «neonato vecchissimo». Se è «per terra», cosa ha sotto? Se ha sotto qualcosa, non è più «per terra»!).

Il resto è semplice, fino all’uscita di Lear che se ne va solo, nel vuoto. Ma non piange, non si dispera, sorride quasi e scuote un poco la testa in un «no» misterioso mentre esce e fissa per un attimo gli «altri».
Cordelia che aspetta il risveglio di Lear. La «carezza» sulla fronte per liberarla dai bianchi capelli, «il pallido elmo». Le parole di Cordelia sembrano dedicate ad un «altro uomo».
Cioè sono un «anticipo» di quello che Lear ci apparirà tra poco. Ma non lo sappiamo. Questo è genio. Si potrebbe pensare che, per Cordelia, Lear sia apparso un poco «sempre» così, vecchissimo e tenero. Forse Cordelia con l’occhio del cuore ha visto sempre la «bontà» di Lear, che è al di là della sua collera e del suo dispotismo.

 

Un uomo vecchissimo come un bambino
Sempre la scena del risveglio di Lear.
Una immagine lancinante: un uomo vecchissimo come un bambino appena nato da un sonno di morte, bianco e diafano, le mani raccolte, piccole unghie incredibilmente trasparenti, nel grembo di una giovanissima quietamente seduta, composta, che gli accarezza lenta i capelli, li scosta dalla fronte piena di crepe azzurre come vene sottilissime. Il gesto dolcissimo, il sorriso, la tenerezza, la pena, l’amore, la pietà per la vita che ritorna, che riaffiora. Il vecchio ha le ginocchia piegate, i pugni quasi stretti, e respira appena. Poi apre gli occhi e fissa quelli della giovane. Il vecchio è il padre. La giovane è la figlia. Il padre che rinasce alla vita (la più vera di sé) dalla figlia che l’ha «amato sempre». La figlia-madre, eternamente.

Il cerchio della vita e delle età che si chiude in un gesto. In un atto d’amore.

Alla fine, quando Lear porta dentro Cordelia, Cordelia è nelle sue braccia: l’idea di un fantoccio rotto, un fantoccino pallido, esangue, dal viso bianco bianco. Lear la porta proprio come un fantoccio, quasi facendogli trascinare le punte dei piedi per terra, tenendolo abbracciato, al petto, con fatica perché pesa, nonostante tutto. I piedini sfiorano il fango e qualche volta strisciano lasciando una riga più lunga.
L’avanzata è faticosa. Poi sul davanti (al centro? più avanti ancora? sulla passerella dopo aver tirato giù Cordelia-fantoccio morta?), la lascia andare a terra, scomposta, e la guarda in ginocchio, come un bambino antichissimo che guarda il suo giocattolo rotto. Con curiosità. Qui arriverà la battuta «my poor Fool is hanged».
Oppure durante le battute di Kent, Lear avrà incominciato a toccare il fantoccio-Cordelia, a darle piccole scosse, ritirandosi per vedere l’effetto del colpo, tirandola poi per le braccine, poi sollevando un braccino per il polso, in alto, piegandolo un poco e poi lasciandolo.
Il braccino ricade morto e resta. Lear allora, proprio alla battuta, in ginocchio, accucciato ha un lampo. La fissa, si allontana col busto, si riavvicina lentissimo con le palme a terra, fissando Cordelia faccia a faccia e mormora, adagio, con orrore tenerissimo, al di là del male: - «Ti hanno impiccato, povero Matto mio!».
E furiosamente se la stringe al cuore, mentre le braccine inerti dondolano nel ritmo di una straziante ninna nanna, perduta, immemore.

 

 

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Riassunto

 

Atto Primo
Il dramma si apre con la decisione del re Lear, stanco e in tarda età, di abdicare al trono e di dividere il regno tra le sue tre figlie ponendo loro un “love test”: la figlia che dimostrerà di amarlo di più, otterrà la migliore porzione del Regno. Regan sposa del duca di Cornovaglia e Goneril del duca di Albany, sono le prime a protestare con parole piene di trasporto il loro amore al padre. Lear è compiaciuto ed assegna a ciascuna di esse una parte del regno. Ne conserva un’ultima, la migliore, per la figlia più giovane e favorita, Cordelia, chiesta in sposa sia dal duca di Borgogna che dal re di Francia. Cordelia, purtroppo, è poco incline alle falsità e alle menzogne e non intende per nulla al mondo comportarsi come le sorelle. Dichiara perciò semplicemente di amare Lear tanto quanto una figlia può amare un padre, avendo sulle labbra ciò che ha in cuore, non di più, né più di meno (no more nor less). Lear furioso tenta di persuadere Cordelia di riconsiderare la sua risposta, ma senza successo e, avventatamente, in preda al furore, decide di non concederle alcuna terra e di bandirla dal regno, che divide invece tra le altre due figlie.
Il duca di Borgogna, pretendente di Cordelia, perde ogni interesse per lei, ormai diseredata. Il re di Francia invece riconosce e apprezza le virtù di Cordelia e la prende in sposa anche senza dote. Il leale Kent tenta di far cambiare opinione a Lear con oneste e cortesi parole, ma è bandito anch’egli per aver contraddetto la decisione del re. Lear decide di andare a vivere con la figlia più anziana, mantenendo tuttavia ancora il titolo di “re ” e un seguito di cento cavalieri. Segretamente, Goneril e Regan, invece, già cospirano per impedire a Lear l’impiego del titolo e l’esercizio del potere.
Viene introdotta la vicenda parallela (subplot) di Gloucester. Il Conte di Gloucester è vittima anch’egli di una nefandezza da parte del figlio bastardo Edmond. Questi infatti redige una falsa lettera nella quale coinvolge il figlio legittimo di Gloucester nonché suo fratellastro, Edgar, in una cospirazione per uccidere il padre. Fa sì che Gloucester “casualmente” legga la lettera, e, sviluppando ancor più le sue intenzioni diaboliche, mente a Edgar, dicendogli che Gloucester è adirato contro di lui, suggerendogli di fuggire. Riesce il suo progetto di mettere l’uno contro l’altro i due congiunti e in più Edmond guadagna i favori del padre. Edgar fugge nella foresta e prende le sembianze di un mentecatto chiamato “Poor Tom”. Dimostrando il suo valore e la sua lealtà, anche se grande è stato il torto che gli ha fatto Lear, Kent ritorna anch’egli sotto mentite spoglie e chiede a Lear di prenderlo come servo. Lear accetta, inconsapevole della sua vera identità e gli dà incarico di recapitare una lettera a Gloucester. È chiaro a questo punto del dramma che Lear pensa di essere trattato come un re anche se non ha più la forza per riavere indietro il titolo. È ciò che gli viene fatto presente dal buffone di corte, il Matto in una brutale ma veritiera ricognizione della sua reale situazione. In un confronto con il padre, Goneril manca di rispetto verso Lear sia come re che come padre. Rimprovera Lear di avere al seguito dei cavalieri troppo chiassosi e gli chiede di ridurne il numero. Lear furioso convoca i suoi cavalieri e inveisce contro la figlia più anziana col fermo proposito di lasciare la sua residenza e di raggiungere l’altra figlia. Invia perciò Kent da Regan per metterla dell’avviso del suo proposito di raggiungerla. Lear pensa che certamente l’altra figlia lo ami di più e che Goneril si rammaricherà del suo oltraggio una volta che Regan sarà a conoscenza del fatto.

Atto secondo
Al castello dei Gloucester è di scena Oswald, maggiordomo di Goneril, che apertamente manca di rispetto a Lear insultando Kent, suo messaggero. Anche Regan e suo marito duca di Cornovaglia, ospiti di Gloucester, si aggiungono nel non tener in alcun conto Kent, che pur sanno messaggero del re e che anzi fanno mettere in ceppi, contro il debole parere di Gloucester. Quando Lear infine arriva è incredulo nel trovare il suo uomo in ceppi. Ne chiede ragione mentre, concitato, racconta a Regan dell’alterco con Goneril. Regan non crede a Lear e dà ragione alla sorella, che nel frattempo sopraggiunge. Unite le forze le due sorelle sferrano l’attacco contro il padre: dimezzi la scorta dei cavalieri, anzi ne tenga venticinque, dieci, cinque, anzi nessuno: ne ha proprio bisogno una volta perso il regno? Lear capisce il complotto e lancia improperi alle figlie, le quali annunciandosi una bufera si chiudono nel castello lasciando il vecchio padre all’addiaccio.


Atto terzo
Mentre Kent prende contatti con la corte di Francia e con Cordelia e va alla ricerca del re, Lear è da solo nella tormenta, a invocare gli elementi naturali, tuoni, lampi, pioggia, vento con la sola compagnia del matto in una notte da tregenda in cui anche i lupi benché affamati tengono all’asciutto il proprio pelo senza lasciar la tana. Kent infine trova Lear e lo porta al riparo verso una capanna. Gloucester, ancora in preda al rimorso per non aver aiutato il re, confida al figlio Edmond che andrà in cerca di lui, per protestargli fedeltà. Ingiunge anche al figlio di tenere segreta la sua decisione: ma Edmond coglie l’occasione propizia di scalzare definitivamente il padre, ed è deciso a svelare ai Duchi, generi di Lear, le intenzioni del genitore. Nella capanna, Lear e il matto incontrano Edgar, il Povero Tom colà rifugiatosi. Lear vedendo il Povero Tom così conciato rispecchia in lui la sua disgrazia: certamente anch’egli è stato ridotto così da figlie snaturate. Sopraggiunge Gloucester ed offre riparo a Lear, che ormai fuori di senno vuol discutere di filosofia col Povero Tom/Edgar che Gloucester non riconosce. Edmond trama contro il padre alla corte del conte di Cornovaglia, mentendo circa suoi presunti complotti alla corte di Francia contro il regno di Gran Bretagna. In una stanza attigua al castello di Gloucester Lear ormai del tutto pazzo inscena un grottesco processo, col Matto e il Povero Tom, contro le figlie. Sopraggiunge Gloucester che convince Kent a mettere in salvo il vecchio re, a Dover, poiché ha saputo che è in pericolo di vita. Lear viene portato via a braccia. Il gruppo dei reprobi, ossia le due sorelle, Edmond e Cornovaglia, vengono a conoscenza del “tradimento” di Gloucester. Edmond va alla ricerca di Lear. Entra Gloucester e viene prontamente arrestato, legato e maltrattato da Goneril e interrogato circa le sue presunte tresche col re di Francia. Il vecchio Gloucester resiste e viene accecato da Goneril e Cornovaglia non senza aver ucciso anche un servo venuto in soccorso del vecchio Gloucester che invoca il figlio Edmond, ma ricevendone in cambio la rivelazione dei Cornovaglia del suo odio per lui.  Gloucester comprende adesso la calunnia di Edmond verso il fratello Edgar e se ne duole con se stesso, per la sua “cecità” di padre. Esce Cornovaglia perdendo sangue a seguito dello scontro col servo.

Atto quarto
In una landa deserta si incontrano Edgar e il vecchio Gloucester ormai cieco sorretto da un vecchio. I due non si riconoscono ed Edgar accetta di guidare Gloucester verso le scogliere di Dover. Nel palazzo del duca d’Albany Goneril ed Edmond uniscono le loro forze contro il paventato sbarco del re di Francia. Goneril bacia Edmond di cui è segretamente innamorata. Entra il marito, duca d’Albany. Si scontra con la moglie, cui rimprovera i misfatti dell’ingratitudine filiale. Entra un servo che reca una lettera e la notizia della morte del Cornovaglia a seguito della ferita. Esce Albany in cerca di Gloucester, esterrefatto dalle truci notizie. Nel campo dei francesi Kent apprende da un gentiluomo che Cordelia regina di Francia è venuta a conoscenza di tutto, dell’ingratitudine delle sorelle e della notte all’addiaccio del vecchio padre. Apprende anche che il vecchio Lear nei pressi di Dover si rifiuta di rivedere la figlia per la vergogna e riceve notizie che l’esercito britannico (guidato da Edmond) mobilita per tema dello sbarco dei nemici del re di Francia. Nelle lande sferzate dal vento nei pressi di Dover, Edgar perde il controllo di Gloucester che cerca di suicidarsi buttandosi da una balza credendola una scogliera. Sopraggiunge anche Osvald mandato da Regan che tenta di uccidete Gloucester, ma viene a sua volta ucciso da Edgard. Questi entra in possesso di una lettera di Osvald. Infine nel campo dei francesi avviene il commovente incontro fra il re Lear e Cordelia.

Atto quinto
Nel campo britannico Regan chiede ad Edmond se ama Goneril e se l’ha posseduta. Gli dice anche che non sopporterebbe ciò. Amando lo stesso uomo l’odio tra le due sorelle diventa strisciante e infetta ogni loro pensiero, gesto, parola. Ma Edmondo ha progetti tutti suoi dove entrambe le donne sono mezzo e non fine. Entra Edgar che consegna la lettera di Osvald ad Albany. In una piana tra i due campi nemici Edgard conduce Gloucester in attesa che si definisca la battaglia. L’esito è fulmineo: i francesi sconfitti, Lear e Cordelia prigionieri di Edmond. Padre e figlia nella sventura davanti al trionfo dei malvagi e del male trovano parole di affetto. Nel campo dei vincitori invece sorge aspra contesa fra le sorelle da un lato ed Albany ed Edmond dall’altro. Il primo dà del traditore al secondo e gli getta il guanto di sfida. Si decide di dare un bando per mezzo di araldo: se c’è qualcuno disposto a sostenere l’accusa di tradimento contro Edmond si faccia avanti al terzo squillo di tromba. Salta fuori Edgar, deciso alla resa finale dei conti contro il fratello, che accusa di tradimento. Si battono. Edmond cade. Albany chiede che venga risparmiato. Goneril grida al tranello: Edmond per il codice cavalleresco infatti poteva non battersi con uno sconosciuto. Albany le fa vedere la lettera di Osvald, prova dei suoi intrighi. Goneril non resiste e fugge verso il castello. Edgar si rivela infine al fratello morente. Albany protesta la sua sincera fedeltà ai Gloucester che Edgar non ha difficoltà a riconoscergli. Nel mentre Edgar racconta tutte le sue sventure - il suo travestimento e quello di Kent - sopraggiunge un gentiluomo che riporta la notizia della morte delle due sorelle: una ha avvelenato l'altra e poi s'è data la morte. Sopraggiunge Kent in tempo per assistere all’esibizione dei cadaveri delle due sorelle morte. Edmond morente ha uno scatto di resipiscenza. Avverte che un suo precedente ordine prescriveva la morte per Lear e Cordelia: per costei aveva ordinato l’impiccagione camuffata da suicidio. Ma è troppo tardi. Entra Lear portando in braccio il corpo di Cordelia morta. La pena di Lear è senza fine. Lo strazio esplode e gli squassa il cuore. Lear muore di dolore.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Re Lear

(“King Lear”  1605 - 1606)

 

 

Personaggi

 

LEAR, Re di Britannia
RE DI FRANCIA
DUCA DI BORGOGNA
DUCA DI CORNOVAGLIA
, marito di Regan
DUCA DI ALBANY, marito di Goneril
CONTE DI KENT
CONTE DI GLOUCESTER
EDGAR,
figlio di Gloucester
EDMUND, figlio bastardo di Gloucester
CURAN, cortigiano
OSWALD, maggiordomo di Goneril
Vecchio, fittavolo di Gloucester

Dottore

Matto
Ufficiale, al servizio di Edmund
Gentiluomo, al servizio di Cordelia
Araldo
Servi di Cornovaglia
GONERIL, figlia di Lear
REGAN, figlia di Lear
CORDELIA, figlia di Lear
Cavalieri al seguito di Lear,

ufficiali, messaggeri, soldati, e servi

Scena: Britannia

 

 

 

 

atto primo - scena prima

 

Sala nel palazzo di Re Lear.

Entrano Kent, Gloucester e Edmund.

KENT
Credevo che il Re avesse più considerazione per il duca di Albany che per il Cornovaglia.

GLOUCESTER
A noi era sempre parso così. Ma ora, nella divisione del regno, non è chiaro quale dei Duchi egli valuti di più: le parti sono così equilibrate che nemmeno l'esame più minuzioso riesce a far preferire all'uno quella dell'altro.

KENT
Questo non è vostro figlio, mio signore?

GLOUCESTER
Il suo allevamento, signore, è stato a mio carico: sono diventato rosso tante volte nel riconoscerlo, che ormai ci ho fatto l'abitudine.

KENT
Non riesco a concepirlo.

GLOUCESTER
La madre del giovanotto ci riuscì, signore. Dopo di che le venne la pancia ed ebbe un figlio per la culla, signore, prima d'avere un marito per il letto. Annusate odore di colpa?

KENT
Non posso augurarmi che la colpa svanisca, dato che il prodotto è così buono.

GLOUCESTER
Ma ho anche un figlio in regola con la legge, signore, di circa un anno più anziano, che non per questo mi è più caro. Sebbene questo furfante sia venuto al mondo un po' troppo alla svelta, prima d'essere stato chiamato, tuttavia sua madre era una bellezza. Ce la spassammo nel farlo, e il figlio di puttana va riconosciuto. Edmund, sai chi è questo nobiluomo?

EDMUND
No, mio signore.

 

GLOUCESTER
È il signore di Kent. D'ora in avanti consideralo mio amico e uomo d'onore.

EDMUND
I miei servigi a Vostra Signoria.

KENT
Vi avrò caro e vorrò conoscervi meglio.

EDMUND
Mi sforzerò di meritarlo, signore.

GLOUCESTER
È stato fuori nove anni e andrà via di nuovo. Ecco il Re.

Squilli di tromba.

Entra un cortigiano che porta una corona. Entrano poi Re Lear, Cornovaglia, Albany, Goneril, Regan, Cordelia e il seguito.

LEAR
Gloucester, intrattieni i signori di Francia e di Borgogna.

GLOUCESTER
Vado, mio Re.

 

Escono Gloucester e Edmund.

LEAR
Noi nel frattempo riveleremo il nostro proposito più oscuro. Datemi quella mappa. Sappiate che il nostro regno noi lo abbiamo diviso in tre - ed è nostro fermo intento scrollare tutte le incombenze e le cure dai nostri vecchi anni per affidarle a forze più giovani, mentre noi, leggeri, strisciamo verso la morte. Tu, nostro figlio di Cornovaglia, e tu, non meno amato figlio di Albany, è nostra salda volontà in quest'ora di render  pubbliche le diverse dotidelle nostre figlie, sì da prevenire ogni disputa futura. I principi di Francia e di Borgogna, grandi rivali nell'amore della nostra figlia più giovane, a lungo nella nostra corte hanno protratto il loro soggiorno d'amore e qui debbono avere una risposta. Ditemi, figlie mie (poiché noi ora ci spogliamo del potere, d'ogni interesse di territorio, delle cure dello stato), quale di voi diremo che ci ama di più, sì che la nostra maggior munificenza vada dove la natura col merito gareggia? Goneril, primogenita nostra, parla tu per prima.

GONERIL
Signore, io vi amo più di quanto la parola possa dire, più caro voi mi siete della vista degli occhi, di spazio e libertà; al di là di quanto può essere valutato ricco o raro, non meno d'una vita che abbia grazia, salute, bellezza, onore; vi amo tanto quanto mai figlio amò o padre scoprì: un amore che rende povero il fiato e la lingua incapace. Oltre ogni misura io, padre, vi amo.

CORDELIA (a parte.)
Che dirà Cordelia? Ama, e taci.

LEAR
Di tutte queste terre, da questa linea a quest'altra, ricche di foreste ombrose e di campagne, di fiumi abbondanti e prati vasti, rendiamo te signora. Ai discendenti tuoi e di Albany rimarranno in perpetuo. Che cosa dice la nostra seconda figlia, l'amatissima Regan, sposa di Cornovaglia?

REGAN
Io sono fatta della stessa lega di mia sorella, e ritengo di valere quanto lei. Nel mio cuore sincero trovo che lei definisce il mio stesso amore, ma con troppa parsimonia; io mi dichiaro nemica di ogni gioia procurata dai sensi nella loro più fine armonia e scopro che trovo felicità soltanto nell'amore dell'amata Altezza Vostra.

CORDELIA (a parte.)
Povera Cordelia, allora. Eppure no, sono certa che il mio amore pesa più della mia lingua.

LEAR
A te e ai tuoi eredi rimanga per sempre quest'ampio terzo del nostro splendido regno, non inferiore per spazio, valore e bellezza a quello assegnato a Goneril. E ora, nostra gioia, sebbene l'ultima e la più piccola, per il possesso del cui giovane amore sono in lizza le vigne di Francia e il latte di Borgogna: cosa sai dire per guadagnarti un terzo più opulento di quello delle tue sorelle? Parla.

CORDELIA
Niente, mio signore.

LEAR
Niente?

CORDELIA
Niente.

LEAR
Dal niente nasce il niente: parla ancora.

CORDELIA
Infelice che sono, non riesco a sollevare il mio cuore fino alla bocca. Amo Vostra Maestà secondo il mio dovere: né più né meno.

LEAR
Suvvia, Cordelia! Correggi un po' il tuo discorso se non vuoi guastare le tue fortune.

CORDELIA
Mio buon signore, voi mi avete generata, nutrita, amata. Io ripago quei debiti secondo il dovuto, vi obbedisco, vi amo e al di sopra di tutto vi onoro. Perché le mie sorelle hanno un marito, se dicono di amare soltanto voi? Se mai mi sposerò, il signore la cui mano avrà il mio pegno prenderà con sé metà del mio amore, metà delle mie cure e del dovere: certo non mi sposerò, come le mie sorelle, per amare soltanto mio padre.

LEAR
Ma c'è il tuo cuore, in questo?

CORDELIA
Sì, mio buon signore.

LEAR
Così giovane e così impietosa?

CORDELIA
Così giovane, mio signore, e così sincera.

LEAR
E così sia! La tua sincerità sia dunque la tua dote; e infatti, per i sacri raggi del sole, per i misteri di Ecate e della notte, per tutti gli influssi delle sfere per cui esistiamo e cessiamo di esistere, qui io ripudio ogni mia cura paterna, affinità e legame di sangue, e d'ora in poi ti avrò per sempre straniera al mio cuore e a me. Il barbaro Scita o colui che muta i propri nati in cibo per soddisfare la sua fame, troverà nel mio petto più comprensione, pietà e conforto che non te, un tempo mia figlia.

KENT
Mio buon sovrano...

LEAR
Taci, Kent! Non frapporti fra il drago e la sua ira. Più di tutte la amavo, e alla sua cura affettuosa pensavo di affidare ciò che resta. Via! Va' lontano dalla mia vista! La tomba sia la mia pace come è vero che qui le tolgo il cuore di padre. Chiamate il Francia! Chi si muove? Chiamate il Borgogna! Cornovaglia e Albany, aggiungete la terza alle doti delle mie due figlie. Se la sposi l'orgoglio, che lei chiama sincerità! Io investo congiuntamente voi del mio potere, della dignità e dei grandi onori che scortano la maestà. Noi ogni mese con diritto a cento cavalieri che voi dovrete mantenere, dimoreremo a turno presso di voi. Del Re conserveremo soltanto il nome e le prerogative; il potere, le rendite, il governo saranno, amati figli, vostri: e a conferma, dividete tra voi questa corona.

 

KENT
Regale Lear, da me come mio Re sempre onorato, amato come mio padre, seguito come mio signore, ed esaltato come mio grande patrono nelle mie preghiere.

LEAR
Curvato è l'arco, la corda tesa: evita la freccia.

KENT
Cada, piuttosto, seppur dovesse la punta forcuta invadere la regione del mio cuore. Sia Kent villano, se Lear è pazzo. Che vuoi fare, vecchio? Credi che il dovere abbia paura di parlare quando il potere si piega all'adulazione? L'onore è tenuto alla franchezza quando la maestà cede alla follia. Conserva il tuo potere, riacquista il controllo e frena questa furia inumana. Risponda la mia vita del giudizio che esprimo: la tua figlia più giovane non ti ama di meno, né coloro la cui voce sommessa non riecheggia il vuoto sono vuoti di cuore.

LEAR
Kent, sulla tua vita, basta!

KENT
La mia vita l'ho sempre ritenuta una posta da giocare contro i tuoi nemici: di perderla non temo, se il motivo è la tua salvezza.

LEAR
Via dalla mia vista!

KENT
Vedi meglio, Lear, e lascia ch'io rimanga il bianco veritiero del tuo occhio.

LEAR
Ora, per Apollo...

KENT
Ora, per Apollo, i tuoi Dei, Re, li bestemmi invano.

LEAR
Vassallo miscredente! (Mettendo mano alla spada.)

ALBANY E CORNOVAGLIA
Amato sire, calmatevi.

KENT
Uccidi il tuo dottore e paga la parcella alla turpe malattia. Revoca il tuo dono o altrimenti, finché un grido mi esce dalla gola ti dirò che fai male.


LEAR
Ascolta, rinnegato! Per l'obbedienza che mi devi, ascolta! Poiché hai cercato di farci rompere il nostro voto, il che mai finora osammo, e di frapporti con orgoglio protervo tra la nostra sentenza e il nostro potere - cosa intollerabile per la nostra natura e il nostro rango - eccoti, con ribadita autorità, la ricompensa. Cinque giorni ti concediamo per rifornirti di ciò che ti difenda dalle minacce del mondo, mentre al sesto dovrai volgere la tua schiena odiata al nostro regno: se al decimo giorno troveremo nei nostri domini la tua carcassa esiliata, quel momento sarà la tua morte. Via! Per Giove, quest'ordine non sarà revocato.

KENT
Addio, Re: se vuoi mostrarti così, non c'è libertà ma solo esilio, qui. (A Cordelia.) Gli Dei ti accolgano, fanciulla, nel loro sacro santuario, tu che pensi con giustizia e giustamente hai parlato. (A Goneril e Regan.) E possano le vostre azioni confermare i vostri discorsi grandiosi, e le parole d'amore produrre buoni effetti. Così, Principi, Kent dice a tutti addio; in una terra nuova seguirà la strada antica.

 

Esce.
Trombe.

Rientra Gloucester, con Francia, Borgogna e seguito.

GLOUCESTER
Ecco Francia e Borgogna, mio nobile signore.

LEAR
Mio signore di Borgogna, a voi per primo ci indirizziamo, rivale di questo re per nostra figlia. Qual è il minimo che richiedete, con lei, come dote immediata per non rinunciare alla proposta d'amore?

BORGOGNA
Regale Maestà, non chiedo più di quanto ha offerto Vostra Altezza, la quale non vorrà offrire di meno.

LEAR
Nobilissimo Borgogna, quando lei ci era cara, tanto valeva: ma ora il suo prezzo è calato. Signore, eccola là: se c'è qualcosa in quella piccola vacua sostanza, o tutto, che con l'aggiunta del nostro sfavore e nulla più possa piacere a Vostra Grazia, eccola, è vostra.

BORGOGNA
Non so che rispondere.

LEAR
Con tutte le mancanze che lei stessa ammette, senza amici, appena nata al nostro odio, con in dote la nostra maledizione e resa straniera dal nostro giuramento, la volete prendere o lasciare?

BORGOGNA
Perdonate, regale signore, in queste condizioni non c'è scelta.

LEAR
E allora lasciatela, signore; per la potenza che mi ha creato, vi ho detto quale sia la sua ricchezza. (Al Francia.) In quanto a voi, grande Re, non vorrei demeritare del vostro affetto al punto da accoppiarvi a chi odio; perciò vi prego di indirizzare il vostro favore ad un oggetto più degno di una sciagurata che la Natura quasi ha vergogna a riconoscere propria.

FRANCIA
È strano che colei che appena ora era il vostro pezzo più pregiato, il tema del vostro panegirico, il balsamo della vostra vecchiaia, la migliore, la più cara, abbia commesso, in questo briciolo di tempo, un atto così mostruoso da scancellare tanti segni di favore. La sua offesa dev'essere certo innaturale al punto da farne un mostro: ché altrimenti era guasto l'affetto sbandierato prima. Ma credere questo di lei dev'essere una fede  che la ragione,senza un miracolo, mai pianterà in me.

CORDELIA
Supplico Vostra Maestà (poiché mi manca l'arte loquace e untuosa di dire senza intendere di fare, dato che ciò che intendo lo faccio prima di dirlo), vi supplico di render noto che non è stata macchia odiosa, delitto o turpitudine, azione impura o passo disonorevole a privarmi della grazia vostra e del vostro favore, ma proprio la mancanza di quello per cui sono più ricca: un occhio che seduce e una lingua che sono felice di non avere, anche se il non averla mi ha perduto nel vostro favore.


LEAR
Meglio se tu non fossi nata che non avermi meglio compiaciuto.

FRANCIA
Tutto qui? Un ritegno di natura che spesso lascia non detta la storia di ciò che intende fare? Mio signore di Borgogna, cosa dite alla fanciulla? L'amore non è amore quando è mischiato a pregiudizi estranei alla questione. La volete? È lei stessa una dote.

BORGOGNA
Regale Lear, datele quella parte da voi stesso offerta, e io qui prendo per mano Cordelia, Duchessa di Borgogna.

LEAR
Niente! Ho giurato. Non mi sposto.

BORGOGNA
Mi dispiace che, perduto un padre, dobbiate perdere anche un marito.

CORDELIA
Il Duca di Borgogna vada in pace. Poiché reputazione e fortune sono tutt'uno col suo amore, io non sarò sua moglie.

FRANCIA
Bellissima Cordelia, tanto più ricca essendo povera; più scelta perché ripudiata; e più amata perché disprezzata! Di te e delle tue virtù io prendo qui possesso. Sia legittimo che io raccolga quello che è stato gettato via. O Dei, Dei! È strano che dal loro più freddo rifiuto il mio amore s'infiammi a devozione ardente. O Re, la figlia tua gettata senza dote al mio destino, è ora Regina di noi, dei nostri, e della bella Francia. Tutti i duchi dell'acquosa Borgogna non potranno ricomprare da me questa fanciulla disprezzata e preziosa. Salutali, Cordelia, pur se sono scortesi. Perdente qui, tu vai in un altrove migliore.

LEAR
Prendila, Francia; sia tua perché noi non abbiamo una simile figlia né mai  vedremo il suo viso. Va', dunque, senza la nostra grazia, il nostro amore, la nostra benedizione! Venite, nobile Borgogna!


Trombe.

Escono Lear, Borgogna, Cornovaglia, Albany, Gloucester e il seguito.

FRANCIA
Congedatevi dalle vostre sorelle.

CORDELIA
Gioielli di nostro padre, con occhi lavati Cordelia vi lascia. Io so che cosa siete e, da sorella, mi ripugna chiamare col loro nome le vostre colpe. Amate vostro padre! Lo affido ai cuori che gli avete promesso. Ma ahimè, se io fossi nelle sue grazie, vorrei che avesse un posto migliore. Addio ad entrambe, allora.


REGAN
Non prescriverci il nostro dovere.

GONERIL
Preoccupati di accontentare il tuo signore che ti ha preso come un'elemosina della Fortuna. Hai scarseggiato di obbedienza e ti meriti la miseria che hai voluto.

CORDELIA
Il tempo rivelerà ciò che l'astuzia nasconde nelle sue pieghe; chi copre le colpe alla fine deride e svergogna. Possiate prosperare!

FRANCIA
Venite, mia bella Cordelia.

 

Escono Francia e Cordelia.

GONERIL
Sorella, non è poco ciò che ho da dire su quel che ci riguarda entrambe tanto da vicino. Credo che nostro padre se ne andrà da qui, stasera.

REGAN
Certo, e con te; il mese prossimo starà da noi.

GONERIL
Vedi com'è capricciosa la sua vecchiaia. Ne abbiamo avuto prova non piccola. Ha sempre amato nostra sorella più di tutte; e con che scarso giudizio l'abbia ora ripudiata è fin troppo evidente.

REGAN
È la malattia della sua età. Comunque ha sempre conosciuto poco se stesso.

GONERIL
Anche quand'era al suo meglio, è stato sempre impulsivo. Dalla sua vecchiaia dobbiamo allora aspettarci non solo i difetti radicati nella sua natura ma anche quella capricciosità incontrollabile che gli anni infermi e collerici portano con sé.

REGAN
È probabile che avremo da lui accessi improvvisi come questo della messa al bando di Kent.

GONERIL
Tra il Francia e lui ci sono ancora cerimonie di saluto. Ti prego, agiamo di conserva. Se nostro padre esercita l'autorità in questo modo, la sua recente rinuncia finirà col danneggiarci.

REGAN
Ci penseremo sopra.

GONERIL
Dobbiamo fare qualcosa, e a caldo.

 

Escono.

 

 

 

atto primo - scena seconda

 

Castello del Conte di Gloucester.
Entra Edmund con una lettera.

EDMUND
Sei tu, Natura, la mia dea; i miei servigi sono legati alla tua legge. Perché dovrei accettare la peste dell'abitudine e consentire alle convenzioni del mondo di impoverirmi solo perché ho dodici o quattordici lune meno d'un fratello? Perché bastardo? Perché basso? Quando le mie proporzioni sono altrettanto perfette, la mia mente altrettanto generosa e la mia forma genuina come il prodotto d'una donna onesta? Perché ci marchiano con "basso"? Con "bassezza"? "Bastardaggine"? Basso, basso! Noi che dalla passione clandestina della natura riceviamo più vigore e qualità più fiera di quelli che in uno stanco, monotono letto stantio servono a creare un'intera tribù di babbei generati tra un sonno e una veglia? Ebbene, allora, legittimo Edgar, io debbo avere la tua terra. Nostro padre ama il bastardo Edmund quanto il legittimo (bella parola!). Ebbene, mio "legittimo", se questa lettera va a segno e la mia trama agisce, Edmund il basso soverchierà il legittimo. Io cresco. Io prospero. Avanti, Dei, schieratevi coi bastardi!

Entra Gloucester.

GLOUCESTER
Kent bandito così! E il Francia partito in collera! E il Re andato via stanotte! E ha rinunciato al suo potere! S'è ridotto a un vitalizio! E tutto questo in un batter d'occhio! - Che succede, Edmund? Che novità?

EDMUND
Se non dispiace a Vostra Signoria, nessuna. (Nascondendo la lettera.)

GLOUCESTER
Perché tanti sforzi per nascondere quella lettera?

EDMUND
Non so di nessuna novità, signore.

GLOUCESTER
Che foglio stavi leggendo?

EDMUND
Niente, signore.

GLOUCESTER
Niente? E allora perché questa terribile fretta di ficcartelo in tasca? Il niente non ha tutta questa necessità di nascondersi. Vediamo. Su, se non è niente non ho bisogno di occhiali.

EDMUND
Vi supplico, signore, perdonatemi È una lettera di mio fratello che non ho nemmeno letta tutta; e da quel tanto che ne ho scorso non mi sembra adatta al vostro sguardo.

GLOUCESTER
Datemi la lettera, signore.

EDMUND
Faccio male sia a trattenerla sia a darla. Il contenuto, a quel che in parte arguisco, è da condannare.

GLOUCESTER
Vediamo, vediamo!

EDMUND
Spero, a giustificazione di mio fratello, che l'abbia scritta solo per sondare o mettere alla prova la mia virtù.

GLOUCESTER (legge.)
Questa pratica di riverire la vecchiaia ci rende il mondo amaro nell'età migliore; tiene le ricchezze lontane da noi fino a quando la nostra decrepitezza ci impedisce di gustarle. Comincio a sentire come un legame inutile e sciocco questa opprimente tirannia della vecchiaia, che domina non in quanto ha il potere ma in quanto noi la subiamo. Passa da me; ti dirò di più su questo. Se nostro padre si addormentasse e dovessi essere io a svegliarlo, tu godresti per sempre di metà delle sue rendite, e vivresti amato da tuo fratello Edgar.

- Uh! Cospirazione! "... si addormentasse e dovessi essere io a svegliarlo... tu godresti per sempre di metà delle sue rendite". Mio figlio Edgar! Ha avuto mano a scrivere questo? Cuore e mente per concepirlo? Quando l'hai ricevuta? Chi l'ha portata?

EDMUND
Non mi è stata portata, signore. Qui è l'astuzia. È stata gettata nella mia stanza dalla finestra.

GLOUCESTER
La calligrafia la riconosci per quella di tuo fratello?

EDMUND
Se si trattasse di cosa buona, signore, oserei giurare che è la sua; ma in questo caso preferirei pensare di no.

GLOUCESTER
È la sua?

EDMUND
È la sua mano, signore; ma spero che nel contenuto non ci sia il suo cuore.

GLOUCESTER
Ti ha mai sondato su questa faccenda, prima?

EDMUND
Mai, signore. Ma gli ho spesso sentito dire che quando i figli hanno raggiunto la piena maturità e i padri sono in declino, sarebbe giusto che il padre venisse messo sotto la tutela del figlio e il figlio amministrasse i suoi beni.

GLOUCESTER
Ah, canaglia, canaglia! È l'opinione espressa nella lettera! Delinquente odioso! Delinquente snaturato, detestabile, bestiale! Peggio che bestiale! Tu va' a cercarlo. lo farò arrestare. Delinquente abominevole! Dov'è?

EDMUND
Di preciso non lo so, signore. Se vi vorrete compiacere di sospendere il vostro sdegno nei confronti di mio fratello finché non otteniate da lui una migliore testimonianza delle sue intenzioni, seguirete la strada giusta, mentre, se agiste con violenza contro di lui, fraintendendo i suoi propositi, ciò aprirebbe una grande breccia nel vostro onore e farebbe a pezzi il cuore stesso della sua obbedienza. Mi giocherei la vita che ha scritto questo per saggiare la mia devozione a Vostro Onore senza nessun altro fine delittuoso.

GLOUCESTER
Lo credi?

EDMUND
Se Vostro Onore lo giudica opportuno, vi farò mettere dove potrete sentirci parlare di questo e aver così soddisfazione in base a una testimonianza auricolare; e ciò non più tardi di questa stessa sera.

GLOUCESTER
Non può essere un tale mostro...

EDMUND
E certo non lo è.

GLOUCESTER
... verso suo padre, che lo ama in modo così tenero e totale. Cielo e terra! Scovalo, Edmund! Penetra per me dentro di lui, ti prego: vedi tu come è meglio fare. Mi priverei del mio rango pur di avere una qualche certezza.

EDMUND
Lo cerco subito, signore. Porterò avanti la cosa a seconda dei mezzi che avrò e vi terrò informato.

GLOUCESTER
Queste recenti eclissi del sole e della luna non ci promettono niente di buono. Sebbene la scienza della natura possa farle apparire, in un modo o nell'altro, razionali, tuttavia la natura si vede colpita dai seguenti effetti: l'amore si raffredda, l'amicizia si interrompe, i fratelli si dividono. Nelle città, sommosse; nelle nazioni, discordia; nei palazzi, tradimento; e si spezza il vincolo tra figlio e padre. Questo mio malfattore rientra nella predizione; il figlio contro il padre. Il Re abbandona la traiettoria naturale; e abbiamo il padre contro il figlio. Il meglio dei nostri anni lo abbiamo visto. Macchinazioni, vuoto, tradimento e ogni sorta di disordini rovinosi ci accompagnano, senza requie, alle nostre tombe. Scova questa canaglia, Edmund! Non ci perderai niente. Fallo con prudenza. E il nobile e fedele Kent bandito! Il suo delitto? L'onestà. È strano.

 

Esce.

EDMUND
Ecco la mirabile stupidità del mondo: quando le nostre fortune decadono - spesso per gli eccessi del nostro stesso comportamento - rendiamo colpevoli dei nostri disastri il sole, la luna e le stelle, come se fossimo delinquenti per necessità, sciocchi per coercizione celeste, furfanti, ladri e traditori per il movimento delle sfere, ubriaconi, bugiardi e adulteri per obbedienza forzata all'influsso dei pianeti - e tutto il male che facciamo è dovuto all'imperativo divino. Magnifica trovata dell'uomo puttaniere, quella di mettere i suoi istinti da caprone a carico d'una stella. Mio padre si accoppiò con mia madre sotto la coda del Drago e la mia natività ebbe luogo sotto la Ursa major: ne consegue che io sono sensuale e lascivo. Cristo! Sarei stato quello che sono anche se a far l'occhiolino alla mia bastardaggine fosse stata la stella più virginale del firmamento. Edgar -

Entra Edgar.

eccolo che viene, puntuale come la catastrofe nella commedia antica. Il mio ruolo è quello del furfante malinconico, con un sospiro da manicomio alla Tom di Bedlam. - Oh! queste eclissi annunciano discordanze. Fa, sol, la, mi.

EDGAR
Ehi, fratello Edmund! In quale profonda contemplazione sei immerso?

EDMUND
Sto pensando, fratello, a una predizione che ho letto l'altro giorno su ciò che dovrebbe seguire a queste eclissi.

EDGAR
Ti occupi di queste cose?

EDMUND
Credimi, gli effetti di cui scrive costui sono tremendi. odio innaturale tra il figlio e il padre; morte, carestia, rottura di antiche amicizie, divisioni nello stato, minacce e maledizioni contro re e nobili, diffidenze infondate, messa al bando di amici, dissoluzione di eserciti, rottura di matrimoni e non so che altro.

EDGAR
Da quando appartieni alla setta degli astronomi?

EDMUND
Quand'è che hai visto mio padre l'ultima volta?

EDGAR
Ieri sera.

EDMUND
Gli hai parlato?

EDGAR
Sì, per due ore di seguito.

EDMUND
Vi siete lasciati in buona armonia? Hai notato qualche segno di risentimento nelle sue parole o nei suoi modi?

EDGAR
Nessuno.

EDMUND
Pensa in che cosa puoi averlo offeso e, ti prego, sta' lontano da lui finché non passi un po' di tempo e si attenui così il fuoco della sua irritazione, che in questo momento infuria a tal punto, in lui, che nemmeno aggredendoti riuscirebbe a calmarsi.

EDGAR
È l'opera di qualche canaglia

EDMUND
È ciò che temo. Ti prego, sopporta con pazienza finché la corsa della sua ira non rallenti. Poi vieni nel mio alloggio, da dove troverò il modo di farti ascoltare le parole di Sua Signoria. Ora va', ti prego. Ecco la chiave. Se esci, gira armato.

EDGAR
Armato, fratello?

EDMUND
Fratello, ti consiglio per il meglio. Che io non sia un uomo onesto se nei tuoi confronti spirano intenzioni buone. Ti ho detto ciò che ho visto e sentito; ma è niente rispetto all'orrore della cosa. Ti prego, va'.

EDGAR
Ti farai sentire presto?

EDMUND
Sono al tuo servizio, in questa storia.

 

Esce Edgar.


Un padre credulo e un nobile fratello la cui natura è così lontana dal fare il male, che nemmeno sospetta. Sulla sua sciocca onestà cavalcano con agio le mie trame! Vedo la cosa. Se non per nascita, avrò le terre grazie alla fantasia; per me va bene tutto purché ai miei fini sappia renderlo adatto.

 

Esce.

 

 

 

atto primo - scena terza

 

Sala nel Palazzo del Duca di Albany.
Entrano Goneril e Oswald, suo maggiordomo.

GONERIL
E dunque mio padre ha picchiato uno del mio seguito perché aveva sgridato il suo Matto?

OSWALD
Sì, signora.

GONERIL
Mi perseguita giorno e notte, non c'è ora in cui non compia azioni dissennate che ci mettono tutti in difficoltà. Non lo sopporto! I suoi cavalieri si fanno rissosi e lui stesso ci sgrida per ogni sciocchezza. Quando torna dalla caccia, rifiuterò di parlargli: digli che sto male. E se sarai meno zelante di prima farai bene: rispondo io della colpa.


OSWALD
Sta arrivando, signora: lo sento.

 

Corni all'interno.

GONERIL
Assumete tutta l'aria negligente che volete, tu e i tuoi colleghi. Bisogna arrivare al punto. Se non gli piace, se ne vada da mia sorella che su questo, lo so, ha le mie stesse idee, di non farsi sopraffare. Vecchio rimbambito che vorrebbe esercitare ancora il potere al quale ha rinunciato! Ora, per la mia vita,i vecchi sciocchi ridiventano bambini e vanno trattati non solo con le carezze ma coi rimproveri, quando appaiono viziati. Ricorda quel che ho detto.

OSWALD
Bene, signora.

GONERIL
E che i suoi cavalieri trovino tra voi sguardi più freddi. Quel che ne seguirà, non ha importanza. Avverti i tuoi colleghi. Da questo vorrei cogliere l'occasione per parlare, e lo farò. Scrivo subito a mia sorella di seguire la mia linea. Preparate il pranzo.

 

Escono.

 

 

 

atto primo - scena QUARTA

 

Salone nello stesso Palazzo.
Entra Kent, travestito.

KENT
Se riesco a indossare accenti con i quali travestire il mio linguaggio, forse potrò realizzare pienamente il buon intento per cui ho scancellato la mia fisionomia. Ora, esiliato Kent, se riesci a servire dove sei stato condannato, può darsi che il signore che tu ami s'accorga dei tuoi sforzi.

Corni all'interno.

Entrano Lear, Cavalieri e seguito.

LEAR
Non fatemi aspettare il pranzo nemmeno un secondo! Avanti, andate a prepararlo.

 

Esce un servo.

 

E tu chi sei?

KENT
Un uomo, signore.

LEAR
Che professi? Che vuoi da noi?

KENT
Professo di non essere nulla di meno di quel che sembro: di servire fedelmente chi avrà fiducia in me, di amare chi è onesto, di conversare con chi è saggio e parla poco, di temere il giudizio, di battermi quando non posso farne a meno e di non mangiare pesce.

LEAR
Che cosa sei?

KENT
Uno dal cuore molto onesto e povero come il Re.

LEAR
Se come suddito sei povero quanto lo è lui come Re, sei povero abbastanza. Che vuoi?

KENT
Servire.

LEAR
E chi vuoi servire?

KENT
Voi.

LEAR
Mi conosci, amico?

KENT
No, signore, ma avete qualcosa nell'aspetto per cui volentieri vi chiamerei padrone.

LEAR
Che cos'è?

KENT
L'autorità.

LEAR
Quali servigi sai prestare?

KENT
So tenere un segreto onesto, cavalcare, correre, rovinare raccontandola una storia infiocchettata e riferire francamente un messaggio franco. Sono qualificato per tutto ciò cui sono adatti gli uomini semplici, e la mia dote migliore è la diligenza.

LEAR
Quanti anni hai?

KENT
Non sono così giovane, signore, da innamorarmi di una donna perché sa cantare, né così vecchio da rimbambirmi per lei come che sia. Sul groppone ho quarantotto anni.

LEAR
Seguimi; mi servirai. Se dopo pranzo non mi piacerai di meno non mi separerò da te. Ehi, il pranzo! Il pranzo! Dov'è il mio furfante? il mio Matto? Ehi, tu, va' a chiamare il mio Matto.

 

Esce un servo.
Entra Oswald.


Ehi, tu, dov'è mia figlia?

OSWALD
Se non vi dispiace...

 

Esce.

LEAR
Che dice quello? Richiamate quella testa di rapa.


Esce un Cavaliere.


Dov'è il mio Matto? L'universo mondo è addormentato!


Rientra il Cavaliere.

Ehi! Dov'è quel cane bastardo?

CAVALIERE
Dice, signore, che vostra figlia non sta bene.

LEAR
E perché quello zotico non è tornato indietro quando l'ho chiamato?

CAVALIERE
Signore, mi ha risposto senza cerimonie che non ne aveva voglia.

LEAR
Non ne aveva voglia!

CAVALIERE
Mio signore, io non so che cosa stia succedendo ma a mio parere Vostra Altezza non viene trattata con la devozione rispettosa cui eravate abituato. C'è una forte diminuzione di cortesia nei dipendenti in genere ma anche nello stesso Duca e in vostra figlia.

LEAR
Ah! È così, secondo te?

CAVALIERE
Se sbaglio vi prego di perdonarmi, signore; ma il mio dovere non può tacere quando ritengo che si faccia torto a Vostra Altezza.

LEAR
Tu non fai che ricordarmi idee che avevo nutrito anch'io. Ultimamente ho osservato una certa trascuratezza, ma l'ho attribuita alla mia eccessiva permalosità piuttosto che ad una vera e propria intenzione di essere scortesi. Approfondirò la cosa. Ma dov'è il mio Matto? Sono due giorni che non lo vedo.

CAVALIERE
Da quando la mia giovane signora è andata in Francia, Maestà, il Matto è molto in pena.

LEAR
Basta così, l'ho notato. Va' a dire a mia figlia che voglio parlare con lei.

 

Esce un servo.

 

E tu va' a chiamare il mio Matto.

 

Esce un servo.
Rientra Oswald.

Ehi, voi, signore, voi! Venite qui, signore. Chi sono io, signore?

OSWALD
Il padre della mia signora.

LEAR
"Il padre della mia signora", tu furfante del mio signore! Figlio di puttana, zotico, cane bastardo!

OSWALD
Io non sono nessuna di queste cose, signore. Vogliate perdonarmi.

LEAR
Mi ribatti i colpi, mascalzone?

 

Lo colpisce.

OSWALD
Non mi farò picchiare, signore.

KENT
E nemmeno sgambettare, volgare giocatore di pallone.

 

Lo sgambetta.

LEAR
Ti ringrazio, amico; tu mi servi e io ti avrò caro.

KENT
Avanti, alzati e vattene. Ti insegnerò io le differenze. Via, via! Se vuoi misurare di nuovo la lunghezza della tua carcassa, fermati pure. Ma vattene, vattene via! Non ce l'hai un po' di buon senso?

 

Esce Oswald.

 

Bravo.

LEAR
Amico mio furfante, ti ringrazio. Ecco un anticipo per i tuoi servizi.

 

Dà del denaro a Kent.

Entra il Matto.

MATTO
Lasciate che lo assuma anch'io. Ecco il mio berretto a sonagli.

 

Offre a Kent il suo berretto.

LEAR
Oh, furfantello mio grazioso, come stai?

MATTO
Ehi, amico, faresti meglio a prendertelo tu il mio berretto a sonagli.

KENT
Perché, Matto?

MATTO
Perché? Per aver preso le parti di uno che è in disgrazia. Se non sai sorridere secondo il vento che tira ti acchiappi subito un bel raffreddore! Su, prenditi il mio berretto. Costui ha messo al bando due delle sue figlie e alla terza ha dato una benedizione contro la sua volontà! Se segui lui, devi per forza metterti il mio berretto. E allora, Zietto? Magari potessi avere due berretti e due figlie.

LEAR
Perché, ragazzo mio?

MATTO
Se dessi loro tutti i miei beni, almeno mi terrei due berretti. Eccoti il mio. Chiedine un altro alle tue figlie.

LEAR
Attento alla frusta, briccone.

MATTO
La verità è un cane che deve stare nel canile. Lui dev'essere cacciato di casa con la frusta mentre la Levriera di Madama se ne può stare accanto al fuoco e puzzare.

LEAR
Che veleno per me!

MATTO
Ehi, ti insegno un discorso.

LEAR
Avanti.

MATTO
Attento, Zietto:
Abbi più di quel che mostri,
parla men di quel che sai,
presta men di ciò che devi,
va' a cavallo più che a piedi,
impara più di quel che credi,
punta men di quel che vinci,
lascia il bere e le puttane
e stattene a casa.

Così avrai più di due dieci
per ogni ventina.

KENT
Questo è niente, Matto.

MATTO
Allora è come il fiato di un avvocato non pagato: tu non mi hai dato niente. Sai far uso di niente, Zietto?

LEAR
Eh no, ragazzo mio. Da niente non nasce niente.

MATTO (a Kent.)
Ti prego, diglielo tu che a questo ammonta tutta la rendita della sua terra. Lui a un Matto non ci crede.

LEAR
Un Matto amaro!

MATTO
Ragazzo mio, conosci la differenza tra un Matto amaro e uno dolce?

LEAR
No, ragazzo, insegnamela.

MATTO
Il signore che ti ha consigliato di dar via la tua terra, mettilo qui accanto a me e tu mettiti al posto suo. Il Matto dolce e quello amaro subito appariranno: uno ha il vestito a colori, l'altro si trova - lì.

LEAR
Mi dai del Matto, ragazzo?

MATTO
Tutti gli altri tuoi titoli li hai dati via. Con quello ci sei nato.

KENT
Costui non è del tutto matto, mio signore.

MATTO
No davvero. i signori e i potenti non me lo permettono. Se ne avessi il monopolio, loro ne vorrebbero una parte. E anche le dame - non vogliono che abbia il Matto tutto per me ma ci vogliono mettere le mani sopra. Zietto, dammi un uovo e io ti do due corone.

LEAR
Che corone possono essere?

MATTO
Dopo che ho spaccato l'uovo nel mezzo e mangiato il tuorlo ecco le due corone dell'uovo. Quando tu hai spaccato la tua corona a metà dando via tutt'e due le parti, ti sei caricato l'asino sulla schiena per fargli attraversare lo sporco. Avevi poco cervello nella tua corona pelata quando hai dato via quella d'oro. Se parlo come il Matto che sono, sia frustato chi s'accorge per primo che è così. I matti non sono mai stati peggio, perché i savi son diventati sciocchi, non sanno più come portare il cervello, si sono trasformati in scimmiotti.

LEAR
Da quand'è che sei così pieno di canzoni, furfante?

MATTO
Da quando, Zietto, hai fatto delle tue figlie le tue madri; perché quando hai dato loro la verga e ti sei calato le brache,
Loro piangevano per la contentezza
e io cantavo per la tristezza
che un simile re a mosca cieca giocasse,
e in mezzo ai matti se ne andasse.
Ti prego, Zietto, assumi un maestro di scuola che sappia insegnare al tuo Matto a mentire. Imparare a mentire mi piacerebbe proprio.

LEAR
Se menti, canaglia, ti faremo frustare.

MATTO
Mi domando che razza di parenti siete, tu e le tue figlie. Loro mi vogliono far frustare perché dico la verità, tu perché mento: e certe volte vengo frustato perché sto zitto. Preferirei essere qualsiasi cosa piuttosto che un Matto. Eppure non vorrei essere te, Zietto. Tu ti sei rasato il cervello da tutt'e due le parti e non hai lasciato niente in mezzo. Ecco che viene una delle tue rasature.

Entra Goneril.

LEAR
Ebbene, figlia? Perché quella fronte aggrottata? Ultimamente sei troppo spesso di questo umore.

MATTO
Tu eri un bel tipo quando non avevi nessun bisogno di preoccuparti per i suoi aggrottamenti. Ora sei uno zero senza cifre davanti. Sono meglio io di te, ora; io sono un Matto: tu non sei niente. (A Goneril.) Sì, sì, terrò la lingua a posto. Me lo comanda la tua faccia, anche se tu non dici niente. Uhm, uhm, chi non ha più una briciola o una crosta, stanco di tutto, ne vorrebbe un po'. Quello è un baccello svuotato. (Indicando Lear.)

GONERIL
Non solo, signore, questo vostro Matto patentato, ma altri del vostro seguito insolente ogni ora si lagnano e litigano, provocando tumulti pestiferi che non si possono tollerare. Signore, rendendovi noto tutto questo pensavo d'aver trovato un rimedio sicuro; ma ora, da quanto voi stesso ultimamente avete detto e fatto, comincio a temere che voi proteggiate questo andazzo, incoraggiandolo col vostro consenso. Se così fosse, la colpa non sfuggirebbe alla censura, né la punizione dormirebbe. La quale per la salvezza dello stato potrebbe arrecarvi qualche offesa che sarebbe vergognosa se a sancirne la correttezza non fosse la necessità.

MATTO
Perché lo sai, Zietto, il passero nutrì il cuculo così a lungo che i suoi piccoli gli mangiarono la testa. Così la candela si spense e noi restammo al buio.

LEAR
Siete nostra figlia?

GONERIL
Su, signore, vorrei che usaste il buonsenso di cui vi so provvisto e rinunciaste a questi umori che ultimamente vi trasportano lontano da ciò che siete.

MATTO
Perché un asino non dovrebbe saperlo, quando è il carro che tira il cavallo? Corri, corri, Jug, ti voglio bene.

LEAR
C'è qualcuno qui che mi conosce? Questo non è Lear. Cammina Lear così, parla così? Dove sono i suoi occhi? Forse il suo cervello è indebolito, la sua ragione in letargo. Oh! È sveglio. Non è vero. Chi può dirmi chi sono?

MATTO
L'ombra di Lear.

LEAR
Vorrei saperlo. Perché i segni della sovranità, la conoscenza e la ragione, vorrebbero a torto persuadermi che avevo delle figlie.

MATTO
Che faranno di te un padre obbediente.

LEAR
Il vostro nome, bella signora?

GONERIL
Questo vaneggiamento, signore, sa molto delle altre vostre recenti bizzarrie. Vi scongiuro di intendere al giusto i miei propositi: poiché siete vecchio e venerando dovreste essere savio. Voi tenete qui cento cavalieri e scudieri, uomini così rissosi, debosciati e tracotanti che questa nostra corte, infettata dalle loro maniere, somiglia a una locanda malfamata: gozzoviglie e lussuria la rendono più simile a una bettola o a un bordello che non a un nobile palazzo. È la vergogna a esigere un pronto rimedio. E dunque fatevi persuadere da colei che altrimenti si prenderà ciò che chiede, a ridurre un poco il vostro seguito, e a far sì che coloro che resteranno con voi siano uomini adatti alla vostra vecchiaia e tali da conoscere se stessi e voi.

LEAR
Tenebra e demoni! Sellate i miei cavalli; radunate il mio seguito! Bastarda degenere, non ti disturbo più: ma ho ancora un'altra figlia.

GONERIL
Voi picchiate la mia gente, e la vostra marmaglia rissosa tratta da servo chi le è superiore.

Entra Albany.

LEAR
Guai a chi si pente troppo tardi. Signore, siete venuto? Sono ordini vostri? Parlate, signore. Preparate i miei cavalli. Ingratitudine, demonio dal cuore di marmo, più odioso, quando appari in un figlio, del mostro marino.

ALBANY
Vi prego, signore, abbiate pazienza.

LEAR (a Goneril.)
Nibbio maledetto, tu menti! Il mio seguito è fatto di uomini scelti e dalle doti più rare, che conoscono ogni aspetto del dovere e col massimo scrupolo sostengono l'onore del loro nome. O colpa minuscola, come mi apparisti brutta in Cordelia, sì da svellere, come una macchina da guerra, la struttura del mio essere dal suo luogo fisso,togliendo ogni  affetto dal mio cuore e aggiungendo al fiele. O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare (Battendosi il capo.) la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso! Andiamo, andiamo, gente mia.


Escono Kent e i Cavalieri.

ALBANY
Mio signore, sono tanto incolpevole quanto ignorante di ciò che vi ha turbato.

LEAR
Può darsi, signore. Ascolta, Natura, ascolta! Ascolta, amata dea! Sospendi il tuo proposito se mai intendevi rendere questa creatura feconda! Versa la sterilità nel suo ventre, dissecca in lei gli organi della generazione, e dal suo corpo degradato mai non venga un bimbo ad onorarla! Se deve generare, fa' che suo figlio sia fatto di bile, sì che viva solo per esserle tormento crudele e snaturato! Stampi rughe sulla sua giovane fronte, scavi con le lacrime canali nelle sue guance, e tutte le sue pene e gioie di madre le volga in riso e disprezzo, sì che senta quant'è più aspro del dente del serpente avere un figlio ingrato!

Via, via!

 

Esce.

ALBANY
Per gli Dei che adoriamo, da dove viene tutto questo?

GONERIL
Non curatevi di saperne di più ma lasciate che il suo umore abbia lo sfogo che gli offre il rimbambimento.

Rientra Lear.

LEAR
Come! cinquanta dei miei uomini in un colpo? Entro due settimane?

ALBANY
Di che si tratta, signore?

LEAR
Ve lo dirò.

(A Goneril.) Vita e morte! Mi vergogno che tu abbia il potere di scuotere così la mia virilità, che queste lacrime cocenti che sgorgano a forza da me ti rendano degna di loro. Bufere e nebbie su di te! La maledizione di un padre penetri tutti i tuoi sensi con ferite senza rimedio. Vecchi stupidi occhi,piangete ancora per questo, e io vi strapperò gettandovi con l'acqua che versate a temperare la calce. Ah! Siamo a questo? E sia così. Ho un'altra figlia, la quale, ne son certo, è buona e premurosa. Quando saprà di questo, con le unghie lacererà il tuo viso di lupa. Scoprirai che saprò riprendere la forma che tu credi abbia gettato per sempre via.


Escono Lear, Kent e seguito.

GONERIL
Avete visto?

ALBANY
Non posso essere così parziale, Goneril, verso il grande amore che vi porto -

GONERIL
Tacete, vi prego. Ehi, Oswald! (Al Matto.) E tu, più canaglia che matto, segui il tuo padrone!

MATTO
Zietto Lear, Zietto Lear, aspetta, e prendi il Matto con te. Una volpe catturata e una figlia come questa debbono finire ammazzate se col berretto un capestro riesco a comprare. Intanto il Matto ti viene dietro.

 

Esce.

GONERIL
Quest'uomo è stato proprio consigliato bene. Cento cavalieri! Vi pare politico e sicuro che tenga pronti cento cavalieri? Sì, perché ad ogni sogno, ogni sussurro, capriccio, lamento, antipatia possa difendere con la loro forza la sua demenza e mettere alla sua mercé le nostre vite! Oswald, dico!

ALBANY
Mah, forse temete troppo.

GONERIL
È più sicuro che essere troppo fiduciosi. Lasciate che liquidi i mali che temo piuttosto che temere d'essere liquidata io. Conosco il suo cuore. Ciò che ha detto l'ho scritto a mia sorella: se lei mantiene lui e i suoi cento cavalieri dopo che io le ho dimostrato quanto sia pericoloso.


Rientra Oswald.

Ebbene, Oswald! hai scritto quella lettera a mia sorella?

OSWALD
Sì, signora.

GONERIL
Prenditi qualcuno e via a cavallo. Informala esattamente del mio particolare timore e a ciò aggiungi di tuo le ragioni che possono meglio ribadirlo. Va', e torna in fretta.

 

Esce Oswald.

No, no, mio signore, questa vostra lattea tolleranza, che io pure non condanno, vi rende, perdonatemi, più da criticare per mancanza di saggezza che non da lodare per una mitezza dannosa.

ALBANY
Non so fino a che punto vedano i vostri occhi. Cercando il meglio, spesso guastiamo il bene.

GONERIL
E allora....

ALBANY
Bene, bene... aspettiamo.

 

Escono.

 

 

 

atto primo - scena QUINTA

 

Cortile davanti al Palazzo di Albany.
Entrano Lear, Kent e Matto.


LEAR
Precedimi da Gloucester con questa lettera. A mia figlia comunica, di quel che sai, solo ciò che nascerà dalle sue domande, dopo che l'avrà letta. Se non ti affretti sarò lì prima di te.

KENT
Non dormirò, signore, finché non avrò consegnato la vostra lettera.

 

Esce.

MATTO
Se un uomo avesse il cervello nei calcagni, non rischierebbe che gli venissero i geloni?

LEAR
Sì, ragazzo.

MATTO
Allora sta' allegro, per piacere. Il tuo non andrà in pantofole.

LEAR
Ah, ah, ah!

MATTO
Vedrai come ti tratterà bene l'altra figlia; perché sebbene somigli a questa come una mela selvatica a una ranetta, tuttavia, ti dico io quel che ti dico.

LEAR
E che puoi dirmi, ragazzo?

MATTO
Che avrà il sapore di questa come la mela selvatica ha quello della ranetta. Sai dirmi perché il naso sta in mezzo alla faccia?

LEAR
No.

MATTO
Ebbene, per tenere gli occhi da tutt'e due le parti del naso, così che quello che non si odora si può vedere.

LEAR
Le ho fatto torto.

MATTO
E sai dire in che modo l'ostrica fa il guscio?

LEAR
No.

MATTO
Nemmeno io. Ma so perché la lumaca ha la casa.

LEAR
Perché?

MATTO
Ma per metterci dentro la testa. Per non darla alle sue figlie e lasciare le corna allo scoperto.

LEAR
Scorderò la mia natura. Un padre così buono! Sono pronti i miei cavalli?

MATTO
Sono andati a prenderli i tuoi somari. La ragione per cui le sette stelle non sono più di sette è una ragione sottile.

LEAR
Perché non sono otto?

MATTO
Giusto! Faresti il Matto molto bene.

LEAR
Riprenderlo a forza! Mostro di ingratitudine!

MATTO
Se tu fossi il mio Matto, Zietto, ti farei picchiare perché sei vecchio prima del tempo.

LEAR
Che vuoi dire?

MATTO
Prima di diventare vecchio avresti dovuto aspettare d'essere savio.

LEAR
Non farmi diventare pazzo, pazzo, dolce Cielo! Fammi conservare la ragione: non voglio essere pazzo.


Entra un Gentiluomo.

E allora? Sono pronti i miei cavalli?

GENTILUOMO
Pronti, mio signore.

LEAR
Vieni, ragazzo.

MATTO
Chi è ancora fanciulla
e ride alla mia partenza
fanciulla a lungo non resta
se la cosa non s'accorcia.

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Re Lear

(“King Lear”  1605 - 1606)

 

 

atto secondo - scena prima

 

Cortile nel Castello del Conte di Gloucester.

Entrano Edmund e Curan che s'incontrano.

EDMUND
Salve, Curan.

CURAN
Salve, signore. Sono stato da vostro padre e l'ho informato che il Duca di Cornovaglia e Regan, la Duchessa, saranno qui da lui questa sera.

EDMUND
Come mai?

CURAN
Non lo so proprio. Avete sentito le novità? Quelle bisbigliate, voglio dire, perché sono ancora discorsi che sfiorano l'orecchio.

EDMUND
No. Ditemi, di che si tratta?

CURAN
Non avete sentito di probabili scontri tra i Duchi di Cornovaglia e di Albany?

EDMUND
Nemmeno una parola.

CURAN
Forse a suo tempo lo saprete. Arrivederci, signore.


Esce.

EDMUND
Il Duca qui stasera! Bene! benissimo! Ciò s'innesta perfettamente nella trama. Mio padre ha ordinato di catturare mio fratello e io ho qualcosa di natura scabrosa da porre in atto. Rapidità e Fortuna, si mettano all'opera. Fratello, una parola! Scendi, fratello, dico!


Entra Edgar.

Mio padre è all'erta. Fuggi, fratello, da questo posto; il tuo nascondiglio è stato scoperto. Ora hai il buon vantaggio della notte. Per caso hai parlato contro il Duca di Cornovaglia? Sta venendo qui, di notte, in tutta fretta, e con lui c'è Regan. Hai detto niente in suo favore e contro il Duca di Albany? Pensaci bene.

EDGAR
Ne sono certo, nemmeno una parola.

 

EDMUND
Sento venire mio padre. Perdonami, debbo far finta di sguainare la spada contro di te. Avanti! Fingi di difenderti. Bene, così. Arrenditi! Presentati a mio padre! Ehi, luce! Qui! Fuggi, fratello! Torce, torce! E dunque addio.

 

Esce Edgar.


Un po' di sangue darà l'impressione (Si ferisce al braccio.) che ho lottato fieramente. Ho visto ubriachi fare cose più gravi solo per gioco. Padre, padre! Ferma, ferma! Aiuto!

Entrano Gloucester e servi con torce.

GLOUCESTER
Allora, Edmund, dov'è quel criminale?

EDMUND
Stava nel buio, con la spada sguainata, biascicando incantesimi infernali e invocando il favore della luna.

GLOUCESTER
Ma dov'è?

EDMUND
Guardate, signore, sanguino!

GLOUCESTER
Dov'è il criminale, Edmund?

EDMUND
È fuggito da questa parte, signore, dopo che non è riuscito in nessun modo.

GLOUCESTER
Inseguitelo! Dietro!

 

Escono alcuni servi.

Continua. "In nessun modo" a che?

EDMUND
A persuadermi ad assassinare Vostra Signoria. Ma avendogli detto che gli Dei vendicatori scagliano tutti i fulmini contro i parricidi e con quanti forti vincoli il figlio sia legato al padre - alla fine, signore, vedendo con quanto sdegno mi opponevo al suo proposito contro natura, con fiera mossa, la spada già pronta, assale il mio corpo impreparato e mi ferisce al braccio. Ma quando vide che il mio spirito ridesto e reso audace dalla bontà della causa si ergeva ad affrontarlo, oppure spaventato dal rumore che facevo, all'improvviso fuggì.

GLOUCESTER
Fugga quanto vuole, in questa terra non rimarrà in libertà; e una volta trovato, a morte! Il nobile Duca, il mio signore, il mio degno patrono e protettore, sarà qui stasera. Con la sua autorità farò proclamare che chiunque lo trovi meriterà il nostro grazie se ci aiuterà a portare al patibolo quel vigliacco assassino. Per chi lo nasconde, morte.

EDMUND
Tentando di dissuaderlo dal suo intento e trovandolo deciso a realizzarlo, con parole dure minacciai di denunciarlo. Così rispose: "Tu bastardo spiantato, credi che se io parlassi contro di te, basterebbero fiducia, merito, virtù a endere  le tue parole degne di fede? No, quel che io negassi - e lo farei anche se tu producessi parole scritte da me - lo userei come prova delle tue istigazioni, delle tue trame e azioni maledette. E certo dovresti prendere il mondoper idiota se non pensasse che la mia morte ti darebbe profitto, diventando un potenziale, grande movente per fartela cercare."


GLOUCESTER
Delinquente incallito e mostruoso! Dice che negherebbe la lettera? Non l'ho mai generato.


Trombe all'interno.


Ascolta, le trombe del Duca. Non so perché venga. Farò chiudere tutti i porti. Il criminale non sfuggirà. Il Duca me lo deve concedere. Inoltre, manderò il suo ritratto da ogni parte, vicina e lontana, perché l'intero regno possa riconoscerlo; e della mia terra, figlio leale e naturale, troverò il modo di rendere te l'erede.

Entrano Cornovaglia, Regan e seguito.

CORNOVAGLIA
E dunque, mio nobile amico? Da quando sono arrivato qui - appena ora, si può dire - ho sentito notizie strane.

REGAN
Se sono vere, qualsiasi vendetta contro il colpevole è troppo blanda. Come state, mio signore?

GLOUCESTER
Oh signora, il mio vecchio cuore s'è rotto, rotto!

REGAN
E dunque il figlioccio di mio padre attentava alla vostra vita? Lui al quale mio padre diede il nome? Il vostro Edgar?

GLOUCESTER
Oh signora, signora, la vergogna vorrebbe tenerlo nascosto.

REGAN
Non frequentava quei cavalieri rissosi al seguito di mio padre?

GLOUCESTER
Non so, signora. È troppo, è troppo.

EDMUND
Sì, signora, era di quella banda.

REGAN
Nessuna meraviglia, allora, che ne venisse traviato. La morte del vecchio sono stati loro a mettergliela in testa, per poter poi arraffare e sperperare le sue rendite. Su di loro proprio stasera ho avuto da mia sorella precise informazioni, e con avvertimenti tali  che se vengono a stabilirsi a casa mia io non ci sarò.

CORNOVAGLIA
E nemmeno io, Regan, te lo assicuro. Edmund, so che hai mostrato a tuo padre una devozione filiale.

EDMUND
Era mio dovere, signore.

GLOUCESTER
Ha scoperto le sue trame e cercando di catturarlo ha ricevuto la ferita che vedete.

CORNOVAGLIA
Lo stanno inseguendo?

GLOUCESTER
Sì, mio buon signore.

CORNOVAGLIA
Se verrà preso non ci sarà mai più pericolo che faccia del male. Disponete del mio potere a vostro piacimento. In quanto a te, Edmund, la cui virtù e obbedienza in questa circostanza tanto si raccomanda, tu sarai nostro. Avremo grande bisogno di nature dotate d'una lealtà così profonda: prendiamo te per primo.

EDMUND
Vi servirò, signore, almeno con fedeltà.

GLOUCESTER
Per lui sono riconoscente a Vostra Grazia.

CORNOVAGLIA
Voi non sapete perché siamo venuti a farvi visita.

REGAN
In quest'ora inconsueta, percorrendo la notte dall'occhio cupo, occasioni importanti, nobile Gloucester, per cui dobbiamo valerci del vostro consiglio. Ci ha scritto nostro padre, e così nostra sorella, di divergenze alle quali ho creduto opportuno rispondere lontano dalla nostra casa. I diversi messaggeri attendono di muoversi da qui. O vecchio e buon amico nostro, riconfortate il cuore e offrite il vostro necessario consiglio ai nostri problemi che ne esigono uso immediato.

GLOUCESTER
Al vostro servizio, signora. Le Vostre Grazie sono benvenute.

 

Trombe.

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Davanti al Castello di Gloucester.
Entrano Kent e Oswald, separatamente.

OSWALD
Buon giorno a te, amico. Sei della casa?

KENT
Sì.

OSWALD
Dove possiamo lasciare i cavalli?

KENT
Nel letame.

OSWALD
Ti prego, se mi vuoi bene dimmelo.

KENT
Io non ti voglio bene.

OSWALD
E allora io non mi curo di te.

KENT
Se ti avessi tra le ganasce, ti costringerei io a curartene.

OSWALD
Perché mi tratti così? Io non ti conosco.

KENT
Compare, io conosco te.

OSWALD
Per che cosa mi conosci?

KENT
Per una canaglia, un delinquente, uno che si nutre di avanzi di carne, un malfattore ignobile, superbo, vuoto, miserabile, con tre vestiti, cento sterline e calzerotti di lana sporchi. Un figlio di puttana dal fegato di giglio, che chiede sempre aiuto alla legge, un super-leccapiedi, un damerino che sta sempre davanti allo specchio, un mendicante che possiede solo un baule. Sei pronto a fare il ruffiano per farti bello ma non sei altro che un misto di furfante, mendicante, vigliacco, mezzano, e il figlio e l'erede di una cagna bastarda. Sei uno che io farò strillare come un maiale a furia di botte se negherai una sola sillaba dell'elenco.

OSWALD
Che essere mostruoso sei, per insultare così uno che non conosci e che non ti conosce!

KENT
Che servo dalla faccia di bronzo sei se neghi di conoscermi! Sono appena due giorni che ti ho fatto lo sgambetto e picchiato davanti al Re! Fuori la spada, canaglia! Anche se è notte, la luna splende ancora. Ti ci inzupperò, nella luna. (Sguainando la spada.) Figlio di puttana profumato! Fuori la spada!

OSWALD
Vattene! Non ho niente da spartire con te.

KENT
Fuori la spada, canaglia! Tu vieni qui con lettere contro il Re e prendi le parti di quella marionetta, Vanità, contro la regalità di suo padre. Fuori la spada, carogna, o ti trincio le zampe. Fuori, farabutto! Fatti avanti!

OSWALD
Aiuto, oh! All'assassino! Aiuto!

KENT
Colpisci, schiavo! In guardia, delinquente, in guardia. Colpisci, schiavo.

 

Lo batte.

OSWALD
Aiuto, oh! All'assassino, all'assassino!

Entra Edmund con la spada sguainata.

EDMUND
Che c'è, che succede? Separatevi!

KENT
Ce n'è anche per te, giovincello mio, se vuoi. Su, ti insegno io. Avanti, signorino.

Entrano Cornovaglia, Regan, Gloucester e servi.

GLOUCESTER
Spade? Armi? Che succede qui?

CORNOVAGLIA
Fermi, pena la vita. Chi colpisce ancora muore. Che succede?

REGAN
I messaggeri di nostra sorella e del Re -

CORNOVAGLIA
Qual è il motivo della lite? Parlate.

OSWALD
Mi manca il fiato, signore.

KENT
Sfido, ne hai soffiato tanto sul tuo valore! Vigliacco farabutto, la natura ti disconosce, a fare te è stato un sarto.

CORNOVAGLIA
Sei uno strano tipo. Un sarto che fa un uomo?

KENT
Sì, un sarto, signore. Un tagliapietre o un pittore non avrebbero potuto farlo così male, anche se avessero imparato il mestiere solo da due anni.

CORNOVAGLIA
Parlate, com'è nata la vostra lite?

OSWALD
Questo vecchio ruffiano, signore, la cui vita ho risparmiato grazie alla sua barba grigia.

KENT
Tu zeta figlio di puttana, tu lettera superflua dell'alfabeto! Mio signore, se me ne date licenza, pesterò questa carogna scatenata in polvere e ci intonacherò i muri di un cesso. "Grazie alla mia barba grigia", eh, cutrettola scodinzolante?

CORNOVAGLIA
Taci, furfante. Bestione, non hai nessun rispetto?

KENT
Sì, signore, ma l'ira ha un privilegio.

CORNOVAGLIA
E perché sei adirato?

KENT
Perché uno schiavo come questo porta la spada senza essere onesto. Canaglie sorridenti come questa, simili a topi rodono spesso quei sacri legami che per natura non si possono sciogliere. Lusingano le passioni a ribellarsi nei cuori dei loro signori, sono olio per il fuoco, neve per gli umori più freddi, negano, affermano, ruotano i loro becchi da alcione ad ogni vento e mutare dei loro padroni, nulla sapendo fare, come i cani, se non seguire. Peste alla tua faccia di epilettico! Sorridi dei miei discorsi come se fossi un Matto? Tu oca, se ti avessi sulla piana di Salisbury ti farei correre starnazzando fino a Camelot.

CORNOVAGLIA
Sei pazzo, vecchio?

GLOUCESTER
Perché avete litigato? Parla.

KENT
Tra nessun contrario c'è più antipatia che tra me e un simile delinquente.

CORNOVAGLIA
Perché lo chiami delinquente? Qual è la sua colpa?

KENT
Il suo aspetto non mi piace.

CORNOVAGLIA
Né forse ti piace il mio, o il suo, o quello di lei.

KENT
Signore, mi ingegno di essere franco. Ai miei tempi ho visto facce migliori di quelle piantate su tutte le spalle che ora vedo qui davanti a me.

CORNOVAGLIA
Costui è di quelli che, lodati per la loro franchezza, affettano insolenza e forzano il loro contegno al di là della loro stessa natura. Non può adulare, lui! Animo schietto e onesto, lui deve dire la verità. E se l'accettano, bene; altrimenti, lui è schietto. Conosco questa razza di furfanti, che in questa schiettezza nascondono più astuzia e fini più corrotti di venti futili damerini cerimoniosi tutti intenti a far salamelecchi.

KENT
Signore, in buona fede e verità sincera, col consenso della vostra somma luce la cui influenza, come il serto di radioso fuoco sulla fronte fiammeggiante di Febo.

CORNOVAGLIA
Che vuoi dire, con questo?

KENT
Voglio uscire da questo mio linguaggio che voi tanto disapprovate. Lo so, signore, non sono un adulatore: colui che vi ha ingannato con un linguaggio semplice era un semplice furfante. Il che da parte mia non sarò, anche se dovessi indurre il vostro sfavore a chiedermi di esserlo.

CORNOVAGLIA
Che torto gli hai fatto?

OSWALD
Non gliene ho mai fatto nessuno. Piacque al Re suo padrone, ultimamente, di battermi, per un suo fraintendimento, e lui, d'accordo, e per adulare il suo sfavore, mi fece da dietro lo sgambetto; mentre ero a terra mi insultò, mi offese, fece l'eroe guadagnandosi elogi, e la lode del Re, per avere aggredito uno già caduto. E sullo slancio di questa impresa gigantesca di nuovo s'avventò contro di me.

KENT
Non c'è uno di questi vigliacchi delinquenti per cui Aiace non sia un matto.

CORNOVAGLIA
Portate i ceppi! Tu, vecchia canaglia testarda, tu, venerando fanfarone, ti insegneremo noi.

KENT
Signore, sono troppo vecchio per imparare. Non ordinate i ceppi per me. Io servo il Re, e su suo comando sono stato mandato da voi. Troppo scarso rispetto e troppo audace avversione mostrerete alla grazia e alla persona del mio padrone mettendo in ceppi il suo messaggero.

CORNOVAGLIA
Portate i ceppi! Sulla mia vita e sul mio onore, ci starà fino a mezzogiorno.

REGAN
Mezzogiorno, signore? Fino a notte, e per tutta la notte.

KENT
Se fossi, signora, il cane di vostro padre non mi trattereste così.

REGAN
Poiché sei il suo sgherro, lo farò.

CORNOVAGLIA
Questo è un tipo della stessa razza di cui parla nostra sorella. Avanti, i ceppi!


Vengono portati i ceppi.

GLOUCESTER
Lasciate ch'io scongiuri Vostra Grazia di non farlo. La sua colpa è grande e il buon Re, suo padrone, lo punirà. Con la pena ignominiosa da voi emanata si puniscono i malfattori più infimi e vili per piccoli furti e delitti di scarso conto. Il Re se l'avrà a male se lo rispetterete tanto poco punendo così il suo messaggero.

CORNOVAGLIA
Ne risponderò io.

REGAN
Mia sorella può ritenersi ancora più offesa nel vedere il suo uomo insultato e aggredito perché si occupa dei suoi affari. I ceppi alle caviglie!


Kent viene messo in ceppi.

CORNOVAGLIA
Venite, mio signore, andiamo.


Escono tutti tranne Gloucester e Kent.


GLOUCESTER
Mi dispiace per te, amico. È un ordine del Duca, di cui il mondo ben sa che ha un'indole che non si può addolcire né fermare. Intercederò per te.

KENT
Vi prego, signore, non fatelo. Ho vegliato e fatto un duro viaggio, per qualche tempo dormirò, il resto lo passerò fischiando. La fortuna d'un giusto può stargli alle calcagna. Vi auguro una buona giornata!

GLOUCESTER
Il Duca è da biasimare, in questo. La cosa verrà presa male.

 

Esce.

KENT
Buon Re, questo conferma il detto che se esci dalla benedizione del cielo trovi il sole che scotta. Avvicinati, tu, faro di questo globo inferiore, in modo che coi tuoi raggi confortanti io possa scorrere questa lettera. Ormai nessuno vede più miracoli tranne gli infelici. So che viene da Cordelia, che per somma fortuna è stata informata del mio travestimento e troverà il tempo, in questa grande crisi, di dare alle perdite i loro rimedi. Stanchi e da troppo insonni, approfittate, occhi miei pesanti, per non guardare questa dimora di vergogna. Buona notte, fortuna. Sorridi un'altra volta. Gira la tua ruota.

 

Si addormenta.

 

 

 

atto secondo - scena terza

 

Un bosco.
Entra Edgar.
 

EDGAR
Ho sentito il bando e grazie alla propizia cavità d'un albero sono sfuggito alla caccia. Nessun porto è libero, non c'è luogo in cui guardie e una eccezionale vigilanza non siano pronte alla mia cattura. Finché posso fuggire sono in salvo. E ho pensato di assumere la forma più bassa e miserevole con cui la povertà, in dispregio dell'uomo, mai lo abbia portato più vicino alla bestia. Insozzerò il mio viso di sudiciume. Intorno ai fianchi metterò stracci, mi arrufferò, come gli elfi, i capelli, e affronterò, con scoperta nudità, i venti e le persecuzioni del cielo. Il nostro paese mi offre la prova e il precedente dei mendicanti di Bedlam, che con voce ruggente si conficcano nelle braccia nude, insensibili e smunte, spilli, scaglie di legno, chiodi, rametti di rosmarino, e con questo aspetto orrendo per squallide fattorie, villaggi fatiscenti, ovili, mulini, a volte con discorsi lunatici, a volte con preghiere, chiedono la carità: "Povero Turlygod! Povero Tom!" Questo è ancora qualcosa; io, Edgar, non sono niente.

 

Esce.

 

 

 

atto secondo - scena QUARTA

 

Davanti al castello di Gloucester.
Kent in ceppi.
Entrano Lear, il Matto e un Gentiluomo.

LEAR
È strano che se ne siano andati via da casa e non mi abbiano rimandato il messaggero.

GENTILUOMO
A quel che ho sentito, la notte prima non avevano alcuna intenzione di partire.

KENT
Salute a voi, nobile padrone!

LEAR
Ehi! Fai di questa infamia un passatempo?

KENT
No, mio signore.

MATTO
Ah! ah! Guardate, porta giarrettiere pesanti. I cavalli si legano per la testa, i cani e gli orsi per il collo, le scimmie per i fianchi e gli uomini per le gambe. Quando uno dimena troppo le gambe si infila calzerotti di legno.

LEAR
Chi è colui che ha tanto frainteso la tua posizione da metterti qui?

KENT
Colui e colei: vostro genero e vostra figlia.

LEAR
No.

KENT
Sì.

LEAR
No, dico.

KENT
E io dico sì.

LEAR
No, no, non lo farebbero.

KENT
Sì, l'hanno fatto.

LEAR
Per Giove, giuro di no.

KENT
Per Giunone, giuro di sì.

LEAR
Non oserebbero farlo; non potrebbero, né vorrebbero. È peggio di un assassinio oltraggiare il rispetto con tanta violenza. In poche parole, dimmi in che modo hai potuto meritare questo trattamento o perché, venendo tu da parte mia, te l'hanno inflitto.

KENT
Mio signore, mentre nella loro casa consegnavo la lettera di Vostra Altezza, prima che mi rialzassi dal luogo in cui m'ero debitamente inginocchiato, ecco che arriva un messaggero fumante, sudato per la corsa, quasi sfiatato, che rantola saluti da parte di Goneril, la sua signora: e, senza curarsi di interrompere me, consegna lettere, che loro leggono senza indugio. E dopo averle lette chiamano i servi, inforcano i cavalli, ordinano a me, guardandomi freddamente, di seguirli e di aspettare la loro risposta. Qui ho incontrato l'altro messaggero, il cui arrivo aveva avvelenato il mio, e che era lo stesso individuo che ultimamente era stato così insolente con Vostra Altezza. Avendo in me più coraggio che cervello ho sguainato la spada; lui da vigliacco sveglia la casa con urla laceranti. Vostro genero e vostra figlia hanno giudicato questa azione degna della vergogna che essa ora subisce.

MATTO
L'inverno non è ancora passato, se le oche selvatiche volano da quella parte. Padri che indossano stracci rendono i loro figli ciechi. Ma padri che portano sacchi vedono i loro figli lieti. La fortuna, maledetta puttana, ai poveri non apre mai la tana. Ma, malgrado tutto questo, dalle tue figlie avrai tanti dollari di dolori quanti potrai contarne in un anno.

LEAR
Ah, come questo mal della madre si gonfia verso il cuore! Giù, histerica passio, dolore che monti! Il tuo elemento è in basso. Dov'è questa figlia?

KENT
È dentro con il Conte, signore.

LEAR
Non seguitemi: aspettatemi qui.

 

Esce.

GENTILUOMO
Che altro hai fatto, oltre ciò di cui hai parlato?

KENT
Niente.
Come mai il Re viene con un seguito così ridotto?

MATTO
Se t'avessero messo in ceppi per questa domanda, te lo saresti meritato.

KENT
Perché, Matto?

MATTO
Ti manderemo a scuola da una formica perché ti insegni che d'inverno non si lavora. Tutti quelli che seguono il loro naso vengono guidati dagli occhi tranne i ciechi; non c'è un naso tra venti che non s'accorga se uno puzza. Quando una grande ruota corre giù per una montagna, tu molla la presa, se non vuoi spezzarti il collo seguendola. Ma quando sale fatti trascinare. Se un saggio ti dà un consiglio migliore, restituiscimi il mio; a seguirlo voglio che siano solo le canaglie, visto che a darlo è un Matto. Il signore che ti serve per amore di guadagno e ti segue soltanto per amore della forma, fa i bagagli appena piove e ti lascia nel temporale. Ma io rimango; il Matto resta e lascia che se ne vada il saggio. La canaglia che scappa fa il Matto, ma il Matto, perdio, non è canaglia.

KENT
Questa dove l'hai imparata, Matto?

MATTO
Non stando in ceppi, Matto.

Rientra Lear, con Gloucester.

LEAR
Rifiutare di parlarmi! Stanno male! Sono stanchi! Hanno viaggiato tutta la notte! Meri pretesti, segni di ribellione e di fuga. Procurami una risposta migliore.

GLOUCESTER
Mio caro signore, voi conoscete l'indole irascibile del Duca, e sapete come sia irremovibile e fermo quando ha preso la sua strada.

LEAR
Vendetta, peste, morte, distruzione!
Irascibile? Quale indole? Ah, Gloucester, Gloucester, voglio parlare al Duca di Cornovaglia e a sua moglie.

GLOUCESTER
Mio buon signore, li ho informati.

LEAR
Li hai informati! Ma tu mi capisci, uomo?

GLOUCESTER
Sì, mio buon signore.

LEAR
Il Re vuole parlare con Cornovaglia, il padre amato vuole parlare con sua figlia, lo comanda, lo esige. Sono stati informati di questo? Mio fiato e sangue! L'irascibile! L'irascibile Duca! Di' al focoso Duca che - No, non ancora. Può darsi che non stia bene. L'infermità trascura quei doveri cui la salute è tenuta - noi non siamo noi stessi quando la natura oppressa comanda alla mente di soffrire insieme al corpo. Pazienterò. Condanno l'umore più ostinato che mi aveva spinto a scambiare l'accesso di un uomo malato per l'uomo sano. Morte al mio stato! (Guardando Kent.) Perché sta qui? Quest'atto mi convince che il ritirarsi del Duca e di lei è solo un espediente. Ridatemi il mio servo! Andate a dire al Duca ed a sua moglie che io voglio parlare con loro, immediatamente! Dite loro di venire ad ascoltarmi, ché altrimenti alla porta della loro camera suonerò il tamburo finché il sonno non diventi morte.

GLOUCESTER
Spero che tra voi tutto si appiani.

 

Esce.

LEAR
Ahimè, il mio cuore, il mio cuore che sale! Sta' giù, giù.

MATTO
Gridagli, Zietto, come quella cuoca che gridava alle anguille quando le metteva vive nella pasta della focaccia. Le picchiava in testa con un bastone e gridava: "Giù, canaglie, giù!" Quello che, per pura bontà verso il suo cavallo gli imburrava il fieno, era suo fratello.


Rientra Gloucester, con Cornovaglia, Regan e servi.

LEAR
Buon giorno a tutti e due.

CORNOVAGLIA
Salute a Vostra Grazia.

 

Kent viene messo in libertà.

REGAN
Sono lieta di vedere Vostra Altezza.

LEAR
Lo credo, Regan. Conosco la ragione per cui debbo crederlo. Se tu non fossi lieta, dovrei divorziare dalla tomba di tua madre come dal sepolcro di un'adultera. (A Kent.) Oh! Sei libero? Di questo un'altra volta.

 

Esce Kent.

 

Amata Regan, tua sorella è cattiva. Oh, Regan, ha incatenato la malvagità dal dente aguzzo qui, come un avvoltoio. (Indica il suo cuore.) Posso a stento parlarti. Tu non crederai con quale perversità - o Regan!

REGAN
Vi prego, signore, calmatevi. Spero che siate voi a non sapere come valutare i suoi meriti più che lei a mancare ai suoi doveri.

LEAR
Cosa? Che vuoi dire?

REGAN
Non posso credere che mia sorella sia in alcun modo venuta meno ai suoi obblighi. Se magari ha frenato, signore, i tumulti dei vostri seguaci, il motivo è così giusto, e il fine così sano, da assolverla da ogni colpa.

LEAR
Le mie maledizioni su di lei!

REGAN
Oh signore, voi siete vecchio. La natura in voi è all'orlo stesso del suo confine: dovreste essere governato e guidato da un qualche occhio che veda il vostro stato meglio di voi. Perciò vi prego di far ritorno da nostra sorella. Ditele che le avete fatto torto.

LEAR
Chiederle perdono?
Guarda come la scena si addice alla casa: "Figlia cara, confesso d'essere vecchio; la vecchiaia è innecessaria; in ginocchio ti prego (Si inginocchia.) di concedermi vestiario, letto e cibo."

REGAN
Basta, buon signore. Queste sono bizze indecorose. Tornate da mia sorella.

LEAR (alzandosi.)
Mai, Regan. Lei mi ha privato di metà del mio seguito, mi ha guardato con odio, mi ha colpito con la lingua, come un serpente, proprio al cuore. Tutte le vendette che il Cielo ha in serbo cadano sulla sua testa ingrata! Voi, arie infette, deformate in lei le ossa non nate!

CORNOVAGLIA
Vergogna, signore, vergogna!

LEAR
Voi, fulmini veloci, scagliate le vostre fiamme accecanti sui suoi occhi sprezzanti! Voi nebbie che il sole potente succhia dalle paludi, infettate la sua bellezza perché decada e si copra di piaghe.

REGAN
O Dei benedetti! Questo augurerete a me quando sarete in collera!

LEAR
No, Regan, tu non avrai mai la mia maledizione. La tua natura mite non ti consegnerà all'asprezza. I suoi occhi sono feroci ma i tuoi confortano e non bruciano. Non è da te negarmi quel che mi piace, tagliarmi il seguito, parlarmi con durezza, ridurre le mie rendite e, per finire, opporre al mio ingresso il catenaccio. Tu conosci meglio i doveri della natura, il legame dei figli, gli effetti della bontà, i doveri della tenerezza.
Tu non hai scordato la metà del regno di cui ti ho fatto dote.

REGAN
Al punto, buon signore.

LEAR
Chi ha messo in ceppi il mio uomo?


Trombe dall'interno.

CORNOVAGLIA
Che trombe sono queste?

REGAN
Le conosco - sono quelle di mia sorella. Ciò conferma la lettera in cui diceva che sarebbe venuta qui immediatamente.

 

Entra Oswald.

La tua signora è arrivata?

LEAR
Questo è uno schiavo la cui superbia d'accatto s'appoggia al favore volubile di quella che lui serve. Via dalla mia vista, lacchè.

CORNOVAGLIA
Che intende Vostra Grazia?

LEAR
Chi ha messo in ceppi il mio servo? Regan, spero proprio che tu non sappia niente.


Entra Goneril.


Chi viene? O Cieli! se amate i vecchi, se il vostro dolce potere apprezza l'obbedienza, se siete vecchi anche voi, fate vostra la nostra causa! Venite a prendere le mie parti! (A Goneril.) Non ti vergogni di guardare questa barba? E tu, Regan, la prendi per mano?

GONERIL
E perché non per mano, signore? In che modo ho offeso? Non è offesa tutto ciò che la villania ritiene tale e che il rimbambimento definisce così.

LEAR
O fianchi troppo forti, resisterete? Come mai il mio uomo è in ceppi?

CORNOVAGLIA
Ce l'ho messo io, signore; ma era già troppo per il suo contegno indecoroso.

LEAR
Voi? Voi?

REGAN
Vi prego, padre, siete debole, ammettetelo. Se fino allo spirare del vostro mese tornerete a risiedere da mia sorella congedando metà del vostro seguito, verrete poi da me. Ora io sono lontana da casa e mi mancano i mezzi necessari ad ospitarvi.

LEAR
Tornare da lei? Congedando cinquanta uomini? No, piuttosto rinuncio ad ogni tetto e scelgo di affrontare l'inimicizia dell'aria, di essere compagno del lupo e del gufo, duro morso della necessità. Tornare da lei? Tanto varrebbe inginocchiarmi davanti al trono del Francia dal sangue caldo, che prese senza dote la nostra figlia più giovane, e come uno scudiero chiedere a lui una pensione per sostentare una vita meschina. Tornare da lei! Persuadimi piuttosto a fare da schiavo e da bestia a questo detestabile lacchè. (Indica Oswald.)

GONERIL
A vostra scelta, signore.

LEAR
Ti prego, figlia, non farmi impazzire. Non ti disturberò, figlia mia. Addio. Non ci incontreremo più, non ci vedremo.
Eppure sei mia carne, mio sangue, mia figlia. O piuttosto una malattia che ho nella carne e che debbo per forza chiamare mia. Tu sei un bubbone, una piaga, o una pustola rigonfia nel mio sangue corrotto. Ma io non ti rimprovero. Venga la vergogna quando vuole, io non la chiamo. Non chiedo al dio del fulmine di scagliarlo, né racconto di te all'alto giudice Giove. Emèndati quando puoi, migliora a tuo piacere. Io posso essere paziente, posso stare con Regan, io e i miei cento cavalieri.

REGAN
Non proprio, signore. Non vi aspettavo ancora né sono pronta a un'accoglienza degna. Ascoltate mia sorella, signore: chi osservi con lucidità la vostra furia non può non pensare che siete vecchio, e dunque - ma lei sa quello che fa.

LEAR
È giusto, questo?

REGAN
Direi di sì, signore. Come! Cinquanta cavalieri non vanno bene? Cosa fareste con più di cinquanta? Ma perché anche questi, dato che spese e rischi parlano contro un numero così grande? Com'è possibile che nella stessa casa tante persone sotto due padroni vivano in armonia? È difficile, quasi impossibile.

GONERIL
Non potreste, signore, farvi servire da coloro che servono lei, o me?

REGAN
Perché no, mio signore? Così, se capitasse che vi mancassero di rispetto, potremmo redarguirli. Se verrete da me - ora infatti scorgo il pericolo - vi chiedo di portarne soltanto venticinque: a non più di questi io darò alloggio o accesso.

LEAR
Io vi ho dato tutto.

REGAN
Ed era ora.

LEAR
Vi ho fatto mie tutrici, mie depositarie, a condizione d'essere seguito da questo numero. Come! Debbo venire da te con venticinque? Regan, hai detto questo?

REGAN
E lo ripeto, mio signore. Non di più, da me.

LEAR
Le creature mostruose sembrano belle, se altre sono più mostruose. Non essere il peggiore diventa titolo di lode. (A Goneril.) Verrò da te, i tuoi cinquanta sono il doppio di venticinque, e il tuo affetto è il doppio del suo.

GONERIL
Ascoltate, mio signore: che bisogno avete che vi seguano venticinque, o dieci, o cinque in una casa in cui due volte tanti hanno l'ordine di servirvi?

REGAN
Che bisogno avete di uno?

LEAR
Oh, non ragionare sul bisogno! I più umili mendicanti hanno pur sempre il superfluo. Se alla natura non si concede più di quello di cui la natura ha bisogno, la vita dell'uomo è misera come quella della bestia. Tu sei una signora: se essere elegante significasse soltanto stare al caldo, la natura non avrebbe bisogno delle vesti sontuose che tu porti e che ben poco ti tengono calda. Quanto al bisogno vero - voi Cieli, datemi la pazienza, di pazienza ho bisogno! - voi, Dei, mi vedete qui, un povero vecchio, pieno di dolore quanto di anni, tormentato da entrambi. Se siete voi a muovere i cuori di queste figlie contro il loro padre, non prendetemi in giro facendomi sopportare docilmente; toccatemi con una nobile ira, e non lasciate che le armi delle donne, le gocce d'acqua, macchino le mie guance di uomo. No, streghe snaturate, su tutt'e due mi prenderò vendette tali che il mondo - farò cose tali - quali saranno non so ancora ma saranno il terrore della terra. Voi pensate che io piangerò. No, non piangerò. Ho tutte le ragioni


Si ode il temporale a distanza.


per piangere ma questo cuore si spezzerà in centomila frammenti prima ch'io pianga. O Matto! Impazzirò.


Escono Lear, Gloucester, Gentiluomo e Matto.

CORNOVAGLIA
Ritiriamoci: si prepara un temporale.

REGAN
Questa casa è piccola: il vecchio e la sua gente non possono essere alloggiati bene.

GONERIL
È colpa sua - si è tolto dalla quiete e deve per forza assaggiare la sua follia.

REGAN
In quanto a lui, lo accoglierei con piacere, ma nessuno dei suoi seguaci.

GONERIL
A questo sono decisa anch'io. Dov'è il signore di Gloucester?

CORNOVAGLIA
Ha seguito fuori il vecchio. Eccolo che torna.

Rientra Gloucester.

GLOUCESTER
Il re è infuriato.

CORNOVAGLIA
Dove sta andando?

GLOUCESTER
Ha chiesto i cavalli ma non so dove vada.

CORNOVAGLIA
Meglio lasciarlo fare. Decida lui.

GONERIL
Mio signore, non chiedetegli in nessun modo di restare.

GLOUCESTER
Ahimè, scende la notte e i venti freddi battono crudelmente. Per molte miglia non c'è nemmeno un cespuglio.

REGAN
Oh, signore, per gli uomini cocciuti, il male che si procurano da soli dev'essere il loro maestro di scuola. Chiudete le porte. È accompagnato da un seguito di disperati, e la saggezza impone, facile com'è il suo orecchio a cedere all'inganno, di temere ciò che loro possono indurlo a fare.

CORNOVAGLIA
Chiudete le vostre porte, mio signore: è una notte dura. La mia Regan ha ragione: ripariamoci dal temporale.

 

Escono.

 

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Re Lear

(“King Lear”  1605 - 1606)

 

 

atto terzo - scena prima

 

Brughiera.
Temporale, con lampi e tuoni.
Entrano Kent e un Gentiluomo che s'incontrano.

KENT
Chi è là, oltre il cattivo tempo?

GENTILUOMO
Uno che è come il tempo, inquieto.

KENT
Vi conosco. Dov'è il Re?

GENTILUOMO
In lotta con gli elementi scatenati: ordina al vento di soffiare la terra nel mare o di gonfiare le acque arricciolate al di sopra della terra, sì che le cose possano trasformarsi o cessare; si strappa i capelli bianchi, che le raffiche impetuose con rabbia cieca afferrano nella loro furiacome fossero niente; si sforza nel suo piccolo mondo di uomo di sovrastare il vento e la pioggia in violento conflitto. In una notte come questa, in cui l'orsa spossata dai figli vorrebbe accucciarsi, e il leone e il lupo dal ventre famelico mantengono asciutto il pelo, lui a capo scoperto corre, e grida che chi vuole prenda tutto.

KENT
Ma chi è con lui?

GENTILUOMO
Nessuno tranne il Matto che si affanna a lenire con gli scherzi le ferite del suo cuore.

KENT
Signore, vi conosco, e su questa garanzia oso rivelarvi una cosa che mi preoccupa. C'è discordia - sebbene il suo volto sia ancora coperto dalla reciproca astuzia - tra Albany e Cornovaglia; i quali hanno - come tutti coloro le cui grandi stelle li hanno innalzati e messi in trono - dei servi che non sembrano altro ma che sono spie che informano il Francia sul nostro stato. Gli attriti e i complotti dei Duchi, le dure redini da entrambi usate verso il vecchio buon Re, o qualcosa di più profondo di cui questi, forse, sono solo segni, il fatto è che dalla Francia in questo regno lacerato giunge un esercito che, sfruttando la nostra negligenza, ha messo piede segretamente in alcuni dei nostri porti migliori ed è sul punto di dispiegare apertamente le sue bandiere. Ora a voi: se osate darmi tanta fiducia da raggiungere al più presto Dover, lì troverete alcuni che vi saranno grati se riferirete esattamente di quale dolore contro natura e tale da fare impazzire, il Re abbia ragione di lamentarsi. Io sono un gentiluomo di nobile sangue, e sulla base della fiducia e di sicure informazioni vi propongo questo incarico.

 

GENTILUOMO
Voglio parlare più a lungo con voi.

KENT
No, no. A conferma ch'io sono assai più di quel che sembro, aprite questa borsa e prendete ciò che contiene. Se vedrete Cordelia - e son certo che la vedrete - mostratele questo anello, e lei vi dirà chi è l'individuo che voi ancora non conoscete. Maledetto temporale! Vado a cercare il Re.

GENTILUOMO
Datemi la mano. Avete altro da dire?

KENT
Poche parole, ma più importanti di tutto il resto: quando troveremo il Re - voi da questa parte, io da quest'altra - chi lo vede per primo dia una voce all'altro.

Escono separatamente.

 

 

 

atto terzo - scena seconda

 

Un'altra parte della brughiera.
Ancora temporale.
Entrano Lear e il Matto.

LEAR
Soffiate, venti, e rompetevi le guance! Infuriate! Soffiate! Voi, cateratte e uragani, eruttate finché non avrete sommerso i nostri campanili e annegato i galli sui tetti! Voi fuochi sulfurei, e veloci più del pensiero, voi avanguardie di fulmini che fendono le querce, bruciate la mia testa bianca! E tu, tuono che tutto scuoti, spiana la spessa rotondità del mondo, infrangi gli stampi della natura, distruggi tutti i semi che fanno l'uomo ingrato!

MATTO
O Zietto, acquasanta di corte in una casa asciutta è meglio di quest'acqua piovana all'aperto. Dentro, buon Zietto, e chiedi la benedizione alle tue figlie. Questa è una notte che non ha pietà né per savi né per Matti.

LEAR
Rutta quanto vuoi! Sputa, fuoco! Scroscia, pioggia! Né la pioggia, né il vento, né il tuono, né il fuoco sono mie figlie. Voi elementi, non vi accuso di crudeltà: a voi non ho mai dato un regno, non vi ho chiamato figlie. Voi non mi dovete sottomissione, e perciò fate cadere come vi piace il vostro orrore. Io sono qui, vostro schiavo, un vecchio povero, infermo, debole e disprezzato. Eppure vi chiamo ministri servili perché uniti a due figlie perniciose scatenate battaglioni celesti contro una testa vecchia e bianca come questa. Oh! è turpe.

MATTO
Chi ha una casa dove mettere la testa ha un bel copricapo.
La brachetta che vuole casa
Prima che ce l'abbia la testa
Si troverà impidocchiata.
Così molti sposati son pezzenti.
L'uomo che al posto del cuore
Ci mette il ditone
Per un callo griderà di dolore
E farà del suo sonno una veglia.
Perché non c'è mai stata bella donna che non abbia fatto le boccacce allo specchio.

Entra Kent.

LEAR
No, sarò il modello della pazienza. Non dirò nulla.

KENT
Chi è là?

MATTO
Per la Madonna, Sua Grazia e una brachetta, ovverossia un savio e un Matto.

KENT
Ahimè, signore, siete qui? Le cose che amano la notte non amano notti come queste. I cieli irosi spaventano gli stessi vagabondi del buio e li costringono nelle loro caverne. Da quando sono uomo tali lenzuoli di fuoco, tali scoppi di orrendo tuono, tali lamenti di vento e pioggia urlanti non ricordo di averli mai sentiti. La natura dell'uomo non può sopportare tanta afflizione e paura.

LEAR
Che i grandi Dei che sulle nostre teste fanno questo frastuono tremendo, scoprano ora i loro nemici; trema, tu sciagurato che hai dentro di te delitti segreti che la giustizia non ha colpito. Nasconditi, tu, mano sanguinaria, tu spergiuro e tu simulacro di virtù che sei incestuoso. Cadi a pezzi, criminale che sotto un'apparenza onesta hai tramato contro la vita dell'uomo. Colpe chiuse e nascoste, aprite i vostri ricettacoli e urlando chiedete grazia a questi tremendi messaggeri. Io sono un uomo che ha patito più peccati di quanti non ne abbia commessi.

KENT
Ahimè, a testa nuda? Mio grazioso signore, qua vicino c'è una capanna; vi offrirà qualche conforto contro la tempesta. Riposate lì mentre io a questa dura casa - più dura della pietra di cui è costruita, e che proprio ora, a me che chiedevo di voi, ha negato l'ingresso; farò ritorno per ottenere a forza una avara cortesia.

LEAR
Comincio a perdere il cervello. Vieni, ragazzo mio. Come stai, ragazzo? Hai freddo? Ho freddo anch'io. Dov'è questa paglia, amico? L'arte del bisogno è strana e può rendere preziose cose vili. Andiamo. Alla tua capanna! Povero Matto e furfante, nel mio cuore c'è una parte che ancora soffre per te.

MATTO
Chi abbia ancora un tantino di cervello, ehi, oh, col vento e con la pioggia, si accontenti di ciò che passa il convento, anche se ogni giorno piove pioggia.

LEAR
È vero, ragazzo. Su, portaci a questa capanna.


Escono Lear e Kent.

MATTO
Questa è la notte adatta a raffreddare una puttana. Prima di andare dirò una profezia:
quando i preti saran più parole che fatti;
quando i birrai la birra annacqueranno;
quando i nobili faranno da tutori ai loro sarti
e i donnaioli saranno i soli eretici a bruciare!
Quando ogni causa di tribunale sarà giusta
e nessun povero cavaliere o scudiero indebitato,
quando le calunnie non vivranno nelle lingue,
né i tagliaborse tra la folla,
quando gli usurai l'oro sepolto mostreranno e ruffiani e puttane chiese costruiranno,

allora il regno di Albione,
finirà in gran confusione.
Allora verrà il tempo, per chi vivrà per vederlo,
che per camminare i piedi si useranno.
Questa profezia la farà Merlino perché io vivo prima del suo tempo.

 

Esce.

 

 

 

atto terzo - scena terza

 

Sala nel Castello di Gloucester.
Entrano Gloucester e Edmund, con torce.

GLOUCESTER
Ahimè, ahimè, Edmund, questo comportamento innaturale non mi piace. Quando ho chiesto loro licenza di mostrargli compassione, mi hanno proibito l'uso della mia stessa casa e mi hanno intimato, sotto pena di perpetuo sfavore, di non parlare di lui, né di intercedere per lui, né di aiutarlo in qualsiasi modo.

EDMUND
Comportamento bestiale e contro natura!

GLOUCESTER
Taci. Non dire nulla. C'è discordia tra i Duchi; e anche di peggio. Stanotte ho ricevuto una lettera: parlarne è pericoloso; ho chiuso la lettera nel mio scrittoio. Queste offese che il Re riceve ora saranno vendicate a fondo. Parte di un esercito è già sbarcata. Dobbiamo prendere le difese del Re. Lo cercherò e aiuterò segretamente. Tu va' a conversare col Duca in modo che non s'accorga delle mie mosse. Se chiede di me, sto male e sono andato a letto. Anche se io debbo morirne, perché di questo mi si minaccia, il mio vecchio signore, il Re, dev'essere aiutato. Si preparano strane cose, Edmund. Ti prego, sii prudente.

 

Esce.

EDMUND
Di questo soccorso, a te proibito, sarà all'istante informato il Duca, e così della lettera. Sembra un atto meritorio che deve portare a me quel che mio padre perde: nulla di meno che tutto. Quando cade il vecchio, il più giovane sale.

Esce.

 

 

 

atto terzo - scena quarta

 

Brughiera. Davanti a una capanna.
Entrano Lear, Kent e il Matto.

KENT
Ecco il posto, mio signore; mio buon signore, entrate.

La tirannia della notte all'aperto è feroce e la natura non la sopporta.

 

Continua il temporale.

LEAR
Lasciami stare.

KENT
Mio buon signore, entrate qui.

LEAR
Vuoi spezzarmi il cuore?

KENT
Preferirei spezzare il mio. Mio buon signore, entrate.

LEAR
A te sembra gran cosa che questa tempesta furibonda ci invada fino alla pelle: così è per te. Ma dove si è piantato un male più grande quello minore si sente appena. Tu sfuggi a un orso: ma se la fuga ti porta verso il mare ruggente, affronti le fauci dell'orso. Quando l'animo è sgombro, il corpo è delicato; questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non sia quello che mi batte dentro. Ingratitudine filiale! Non è come se questa bocca mordesse questa mano perché le porge il cibo? Ma io punirò a fondo. No, non piango più. In una notte come questa, chiudermi fuori! Continua, pioggia: lo sopporterò. In una notte come questa! O Regan, Goneril! Il vostro vecchio, buon padre, il cui cuore generoso ha dato tutto! Oh, da quella parte sta la pazzia; debbo evitarla. Basta!

KENT
Mio buon signore, entrate qui.

LEAR
Ti prego, entra tu; trovati il tuo riposo. A me questa tempesta non consente di pensare le cose che mi farebbero più male. Ma andrò dentro. (Al Matto.) Prima tu, ragazzo. Tu, povertà senza tetto, entra. Io voglio pregare e poi dormire.

 

Il matto va dentro.


Poveri nudi sventurati, ovunque voi siate che patite i colpi di questa tempesta spietata, in che modo le vostre teste senza casa e i vostri fianchi scarni, i vostri stracci pieni di buchi e di finestre potranno difendervi da tempi come questi? Ah, me ne sono curato troppo poco! Prendi la medicina, fasto regale! Esponiti a sentire ciò che sentono i poveri, per poterti scuotere di dosso il superfluo e darlo a loro, rivelando Cieli più giusti.

EDGAR (dall'interno.)
Una tesa e mezza! Una tesa e mezza! Povero Tom!

 

Il Matto esce correndo dalla capanna.

MATTO
Non entrare qua dentro, Zietto, c'è uno spirito. Aiutatemi, aiutatemi!

KENT
Dammi la mano. Chi è là?

MATTO
Uno spirito, uno spirito! Dice di chiamarsi povero Tom.

KENT
Chi sei tu che grugnisci nella paglia? Vieni fuori!

Entra Edgar travestito da pazzo.

EDGAR
Via! Il turpe demonio mi insegue! Sul biancospino spinoso soffiano i venti! Uhm, va' nel tuo letto a riscaldarti.

LEAR
Hai dato tutto alle tue figlie? E ti sei ridotto a questo?

EDGAR
Chi dà qualcosa al povero Tom? Il turpe demonio lo ha trascinato tra fuoco e fiamme, palude e gorgo, acquitrino e pantano; gli ha messo coltelli sotto il cuscino, capestri sull'inginocchiatoio, erba velenosa nella minestra; lo ha reso superbo di cuore facendolo trottare su un cavallo baio sopra ponti larghi quattro pollici per inseguire la sua ombra di traditore. Benedetti i tuoi cinque sensi! Tom ha freddo. Oh! do de, do de, do de. Sii protetto contro il turbine, il malocchio e le infezioni! Fate un po' di carità al povero Tom, che il turpe demonio tormenta. Potessi averlo qui sotto, ora, qui sotto, qui, qui.

 

Continua il temporale.

LEAR
Come? Le sue figlie lo hanno ridotto in questo stato? Non sei riuscito a salvare niente? Hai dato tutto?

MATTO
No, si è riservato una coperta, altrimenti ci saremmo tutti vergognati.

LEAR
Tutte le piaghe che nella pendula aria sovrastano le colpe degli uomini, cadano sulle tue figlie!

KENT
Lui non ha figlie, signore.

LEAR
Morte, traditore! Niente potrebbe aver ridotto la natura a tanta bassezza se non le sue figlie ingrate. È di moda che i padri ripudiati non abbiano pietà della loro carne? Giusta punizione. È stata questa carne a generare quelle figlie-pellicano.

EDGAR
E Pillicock sedeva in cima al Pillicock: Ahi, oh, ahi, oh!

MATTO
Questa notte fredda ci farà diventare tutti pazzi e buffoni.

EDGAR
Attento al turpe demonio! Obbedisci ai genitori, mantieni la parola data, non bestemmiare, non fornicare con la sposa di un altro uomo, non bramare abiti di lusso. Tom ha freddo.

LEAR
Che cosa sei stato?

EDGAR
Un servitore, superbo nel cuore e nella mente; m'arricciavo i capelli, attaccavo guanti alla berretta, servivo la lascivia della mia padrona e commettevo con lei l'atto delle tenebre; facevo tanti giuramenti quante erano le mie parole e li infrangevo alla faccia dolce del cielo; ero uno che andava a dormire tramando lussuria e si svegliava per farla. Amavo il vino appassionatamente, i dadi follemente, e per numero di donne superavo il Turco - falso di cuore, leggero d'orecchio, sanguinario di mano; pigro come il cinghiale, furbo come la volpe, avido come il lupo, pazzo come il cane, vorace come il leone. Non lasciare che lo scricchiolio delle scarpe e il fruscio delle sete tradiscano il tuo povero cuore ad una donna. Tieni il piede lontano dai bordelli, la mano dagli spacchi delle sottane, la penna dai libri degli strozzini, e sfida il turpe demonio. Ma il vento freddo soffia ancora sul biancospino. Dice uhm, uhm, ehi, oh. Delfino, ragazzo mio, su, su! Lasciatelo trottare.

 

Continua il temporale.

LEAR
Staresti meglio in una tomba piuttosto che rispondere col tuo corpo scoperto a questa violenza dei cieli. E dunque l'uomo non è niente più di questo? Consideralo bene. Tu non devi seta al baco, pelle alla bestia, lana alla pecora, profumo al gatto. Ah! tre di noi sono sofisticati. Tu sei la cosa in sé. L'uomo non adulterato non è più di un povero, nudo, forcuto animale come te. Via, via, cose prese a prestito! Vieni, sbottona qui! (Strappandosi i vestiti di dosso.)

MATTO
Ti prego, Zietto, sta' calmo: è una brutta notte per nuotarci dentro. Ora un fuocherello in un campo incolto sarebbe come il cuore di un vecchio puttaniere: una piccola scintilla, tutto il resto del corpo gelato. Guarda, arriva un fuoco che cammina.

Entra Gloucester con una torcia.

EDGAR
Questo è il turpe demonio Flibbertigibbet. Comincia al coprifuoco e va in giro fino al primo canto del gallo. Fa venire la cataratta, gli occhi strabici e il labbro leporino. Dà il mal della ruggine al grano che matura e tormenta la povera creatura della terra. Tre volte San Vitoldo la terra percorse, la diavolessa incontrò e le sue nove compagne, scendere la fece e la sua fede abiurare, vattene, strega, vattene, va' via!

KENT
Come sta Vostra Grazia?

LEAR
Chi è quello?

KENT
Chi è là? Che cercate?

GLOUCESTER
Chi siete voi? I vostri nomi!

EDGAR
Il povero Tom, che mangia la ranocchia che nuota, il rospo, il girino, la lucertola e il ramarro; che nella furia del suo cuore, quando il turpe demonio si scatena, mangia sterco di vacca al posto dell'insalata, inghiotte il ratto vecchio e il cane morto, beve il mantello verde dell'acqua stagnante, è cacciato via a frustate di parrocchia in parrocchia, messo in ceppi e incarcerato; ha tre vestiti per la schiena e sei camicie per il corpo, un cavallo per cavalcare, armi da portare, ma topi, ratti e simile cacciagione per sette lunghi anni sono stati il cibo di Tom. Attenti a chi mi segue. Sta' buono, Smulkin! Sta' buono, demonio.

GLOUCESTER
Come? Vostra Grazia non ha compagnia migliore?

EDGAR
Il Principe delle Tenebre è un gentiluomo; si chiama Modo, e Mahu.

GLOUCESTER
La nostra carne e sangue, mio signore, è diventata così vile che odia chi l'ha fatta.

EDGAR
Il povero Tom ha freddo.

GLOUCESTER
Venite dentro con me. Il mio dovere non sopporta ch'io obbedisca in tutto agli ordini crudeli delle vostre figlie. Sebbene m'abbiano ingiunto di sbarrare le mie porte lasciando che questa notte tiranna s'impadronisca di voi, io ho osato venir fuori a cercarvi per condurvi dove fuoco e cibo sono pronti.

LEAR
Lasciami parlare, prima, con questo filosofo. Qual è la causa del tuono?

KENT
Mio buon signore, accettate la sua offerta, andate al coperto.

LEAR
Voglio dire una parola a questo dotto Tebano. Che cosa studi?

EDGAR
Come prevenire il demonio e uccidere i pidocchi.

LEAR
Lascia che ti chieda una cosa in privato.

KENT
Insistete un'altra volta perché venga, mio signore. La sua mente vacilla.

GLOUCESTER
Puoi fargliene una colpa?

 

Continua il temporale.


Le sue figlie vogliono la sua morte. Il buon Kent l'aveva detto, lui, povero esiliato! Tu dici che il re impazzisce; io ti dico, amico, che sono quasi pazzo anch'io. Avevo un figlio, che ora ho bandito dal mio sangue, voleva la mia vita, ora, appena ora. Lo amavo, amico, a nessun padre il figlio era più caro. Per dirti il vero, il dolore mi ha toccato la mente. Che notte è questa! Supplico Vostra Grazia.

LEAR
Oh, vi chiedo pietà, signore. Concedetemi, nobile filosofo, la vostra compagnia.

EDGAR
Tom ha freddo.

GLOUCESTER
Su, amico, nella capanna: ti riscalderà.

LEAR
Avanti, andiamo dentro tutti.

KENT
Da questa parte, mio signore.

LEAR
Con lui. Voglio stare con il mio filosofo.

KENT
Accontentatelo, buon signore; lasciate che se lo porti dietro.

GLOUCESTER
Pensaci tu.

KENT
Ehi, tu, vieni. Vieni con noi.

LEAR
Avanti, buon Ateniese.

GLOUCESTER
Niente parole, niente parole! Ssst.

EDGAR
Rolando il cavaliere
giunse alla torre nera,
sempre diceva: "Dan, dan,
sento sangue di Britanno."

 

Escono.

 

 

 

atto terzo - scena QUINTA

 

Sala nel Castello di Gloucester.
Entrano Cornovaglia e Edmund.

CORNOVAGLIA
Avrò la mia vendetta prima di lasciare la sua casa.

EDMUND
È possibile, mio signore, ch'io venga criticato per aver subordinato la natura alla lealtà: è qualcosa che a pensarci mi spaventa.

CORNOVAGLIA
Ora mi rendo conto che non è stata soltanto la malvagia disposizione di tuo fratello a fargli cercare la sua morte, ma una trama ambiziosa messa in atto da una riprovevole malvagità anche in tuo padre.

EDMUND
Sorte maligna, la mia, se debbo pentirmi di essere onesto. Questa è la lettera di cui parlava e che lo dimostra una spia del Francia. Oh, volessero i Cieli che questo tradimento non ci fosse, o che non fossi io a scoprirlo.

CORNOVAGLIA
Vieni con me dalla Duchessa.

EDMUND
Se ciò di cui si parla in questo foglio è vero avete in mano una grossa carta.

CORNOVAGLIA
Vero o falso, ti ha fatto Conte di Gloucester. Cerca di sapere dov'è tuo padre, in modo che sia pronto per la cattura.

EDMUND (a parte.)
Se lo trovo ad aiutare il Re, questo rafforzerà i suoi sospetti. (Ad alta voce.) Persevererò nella mia linea di lealtà, anche se il conflitto tra questa e il mio sangue è duro.

CORNOVAGLIA
Avrò fiducia in te, e tu troverai nel mio affetto un padre più caro.

 

Escono.

 

 

 

atto terzo - scena SESTA

 

Stanza in una casa di campagna presso il Castello.
Entrano Gloucester e Kent.

GLOUCESTER
Qui è meglio che all'aria aperta: accontentatevi. Cercherò di accrescere il conforto come posso. Non starò via molto.

KENT
Tutti i poteri del suo intelletto hanno ceduto alla sua furia. Gli Dei ricompensino la vostra bontà.


Esce Gloucester.
Entrano Lear, Edgar e il Matto.

EDGAR
Frateretto mi chiama e mi dice che Nerone va a pesca sul lago delle tenebre. Prega, innocente, e guardati dal turpe demonio!

MATTO
Ti prego, Zietto, dimmi se un pazzo è un gentiluomo o un borghese.

LEAR
Un Re, un Re!

MATTO
No! È un borghese che ha un gentiluomo come figlio, perché è pazzo quel borghese che fa di suo figlio un gentiluomo prima di lui.

LEAR
Averne mille con rossi spiedi ardenti che vengano fischiando su di loro!

EDGAR
Il turpe demonio mi morde la schiena.

MATTO
È pazzo chi si fida della docilità di un lupo, della salute di un cavallo, dell'amore di un ragazzo, o del giuramento di una puttana.

LEAR
Sarà fatto; le citerò subito in giudizio. (A Edgar.) Vieni, siediti qui, dottissimo giudice. (Al Matto.) Tu, sapiente signore, siedi qui. Ora voi, volpi!

EDGAR
Guardate come sta fermo e ci fissa! Ti servono occhi al processo, madama? Vieni da me, Bessy, sul torrente.

MATTO (canta.)
La sua barca ha una falla
e lei non può dire
perché non osa venire da te!


EDGAR
Il turpe demonio perseguita il povero Tom con la voce d'un usignolo. Saltapicchio grida nella pancia di Tom perché vuole due aringhe bianche. Non ruttare, angelo nero, io non ho cibo per te.

KENT
Come state, signore? Non rimanete in piedi stupefatto. Non volete stendervi sui cuscini?

LEAR
Voglio vedere il loro processo, prima. Entrino i testimoni. (A Edgar.) Tu, togato ministro di giustizia, prendi il tuo posto. (Al Matto.) E tu, suo degno collega nel giudizio, siedigli accanto. (A Kent.) Tu fai parte della corte: siedi anche tu.

EDGAR
Lavoriamo con giustizia. Mio bel pastorello, dormi o sei sveglio? Le tue pecore sono nel campo, ma basta un fischio della tua bocca graziosa e le tue pecore non avranno danno. Purr, il gatto è grigio.

LEAR
Cominciamo con lei. È Goneril. Qui giuro davanti a questa onorevole assemblea che ha preso a calci il povero Re suo padre.

MATTO
Venite qui, madama. Vi chiamate Goneril?

LEAR
Non può negarlo.

MATTO
Vi chiedo scusa, vi avevo preso per uno sgabello.

LEAR
Ed eccone un'altra il cui viso distorto dice di che stoffa è fatto il suo cuore. Fermatela! Armi, armi! spada! fuoco! Qui c'è corruzione! Falso giustiziere, perché l'hai lasciata fuggire?

EDGAR
Benedetti i tuoi cinque sensi!

KENT
O pietà! Signore, dov'è ora la pazienza di cui tanto spesso vi siete vantato?

EDGAR (a parte.)
Le mie lacrime cominciano a prendere a tal punto le sue parti, che danneggiano il mio travestimento.

LEAR
I cagnolini e tutti, Trappola, Bianchetto e Dolcino, vedete, mi abbaiano contro.

EDGAR
Tom gli tirerà dietro la testa. Avanti, cagnacci!
Sia la tua bocca nera o bianca,
e velenoso il dente che morde,
feroce mastino, levriero, bastardo,
segugio o bracco, botolo o spagnolo,
coda mozza o coda lunga,
Tom lo farà piangere e guaire.
Ecco, gli getto dietro la testa tutti i cani saltano via.
Do, de, de, de. Sciò! Avanti, in marcia verso le veglie, le fiere e i mercati.

Povero Tom, il tuo corno è secco.

LEAR
E allora si faccia l'autopsia a Regan, vediamo che cosa le cresce intorno al cuore. C'è una qualche causa naturale che renda i cuori così duri? (A Edgar.) Voi, signore, vi arruolo tra i miei cento. Solo che non mi piace la foggia dei vostri abiti. Voi direte che sono persiani: ma cambiateli.

KENT
Ora, mio buon signore, stendetevi e riposate un poco.

LEAR
Non fate rumore, non fate rumore. Tirate le tende. Così, così. Andremo a cena al mattino.

MATTO
E io andrò a letto a mezzogiorno.

Rientra Gloucester.

GLOUCESTER
Vieni qui, amico: dov'è il Re mio signore?

KENT
Qui, signore; ma non disturbatelo, è fuor di senno.

GLOUCESTER
Ti prego, buon amico, prendilo tra le braccia: ho sentito d'un complotto mortale contro di lui. C'è una lettiga pronta; stendilo là e muovi verso Dover, amico, dove avrai buona accoglienza e protezione. Solleva il tuo padrone: se ritarderai di mezz'ora, la sua vita, la tua e quella di quanti si offrono di difenderlo, troveranno morte sicura. Su, su, seguimi, ti guiderò dove potrai ricevere i primi aiuti.


KENT
La natura oppressa dorme. Questo riposo avrebbe potuto come un balsamo lenire i tuoi nervi spezzati, che sarà arduo curare se non soccorrono le circostanze. (Al Matto.) Su, aiuta a trasportare il tuo padrone; non devi restare indietro.

GLOUCESTER
Avanti, avanti, via!


Escono Kent, Gloucester e il Matto, trasportando via il Re.

EDGAR
Quando vediamo chi è più grande di noi sopportare i nostri mali, quasi non sentiamo nemiche le nostre sventure. Chi soffre solo soffre soprattutto nell'animo, lasciandosi indietro libertà e gioia, ma l'animo può sopportare molta sofferenza quando il dolore ha amici, e il male compagnia. Come la mia pena mi sembra leggera e sopportabile quando ciò che piega me fa curvare il Re: per lui le figlie, per me mio padre. Via, Tom! Attento alle discordie dei grandi, e rivelati  quando la falsa calunnia, i cui pensieri ingiusti ti diffamano, sarà smentita dalla verità delle tue prove, e tu riabilitato. Accada stanotte quel che vuole, purché il Re sia salvo! Nasconditi, nasconditi!

 

Esce.

 

 

 

atto terzo - scena SETTIMA

 

Sala nel Castello di Gloucester.
Entrano Cornovaglia, Regan, Goneril, Edmund e servi.

CORNOVAGLIA (a Goneril.)
Recatevi al più presto da Monsignore vostro marito. Mostrategli questa lettera. L'esercito di Francia è sbarcato. Cercate il traditore Gloucester.


Escono alcuni dei servi.

REGAN
Impiccatelo all'istante!

GONERIL
Strappategli gli occhi!

CORNOVAGLIA
Lasciatelo al mio sfavore. Edmund, accompagna nostra cognata. Le vendette che siamo costretti a prenderci su tuo padre traditore non sono fatte perché tu le veda. Avvisa il Duca da cui ti stai recando che si prepari al più presto; noi faremo lo stesso. Dovremo scambiarci informazioni rapide. Addio, cara sorella. Addio, signore di Gloucester.


Entra Oswald.

E allora? Dov'è il Re?

OSWALD
Il signore di Gloucester lo ha fatto fuggire. Trentacinque o trentasei dei suoi cavalieri, che lo cercavano affannosamente, l'hanno incontrato alla porta e con altri dipendenti del Conte sono andati con lui verso Dover; lì si vantano di avere amici bene armati.

CORNOVAGLIA
Ordina i cavalli per la tua padrona.

GONERIL
Addio, dolce signore, addio, sorella.

CORNOVAGLIA
Edmund, addio.

 

Escono Goneril, Edmund e Oswald.

Andate a cercare il traditore Gloucester. Legatelo come un ladro, portatelo davanti a noi.

 

Escono altri servi.

 

Sebbene non possiamo metterlo a morte senza un processo formale, tuttavia il nostro potere s'inchinerà alla nostra collera, che gli uomini possono biasimare ma non controllare. Chi è là? Il traditore?

Rientrano i servi con Gloucester prigioniero.

REGAN
Volpe ingrata, è lui!

CORNOVAGLIA
Legategli strette le braccia rinsecchite.

GLOUCESTER
Cosa intendono le Vostre Grazie? Ricordate, miei buoni amici, che siete miei ospiti. Non trattatemi male, amici.

CORNOVAGLIA
Legatelo, dico.

 

I servi lo legano.

REGAN
Stretto, stretto! Sporco traditore!

GLOUCESTER
Non io, spietata signora.

CORNOVAGLIA
Legatelo a questa sedia. Canaglia, ora vedrai !


Regan gli tira la barba.

GLOUCESTER
Per gli Dei benigni, tirarmi la barba è un atto ignobile.

REGAN
Così bianco, e così traditore!

GLOUCESTER
Donna malvagia, questi peli che mi strappi dal mento si rizzeranno ad accusarti. Io sono il vostro ospite; con mani di banditi non dovreste far violenza ai miei favori ospitali. Che intenzioni avete?

CORNOVAGLIA
Su, signore, che lettere avete ricevuto ultimamente dalla Francia?

REGAN
Rispondete con franchezza, conosciamo la verità.

CORNOVAGLIA
E che rapporti avete con i traditori appena sbarcati nel regno?

REGAN
Nelle mani di chi avete mandato il Re lunatico? Parlate.

GLOUCESTER
Ho ricevuto una lettera con qualche congettura che veniva da uno di parte neutrale e non da uno a voi ostile.

CORNOVAGLIA
Astuto.

REGAN
E falso.

CORNOVAGLIA
Dove hai mandato il Re?

GLOUCESTER
A Dover.

REGAN
Perché a Dover? Non avevi il dovere, a costo di....

CORNOVAGLIA
Perché a Dover? Lascia che prima risponda a questo.

GLOUCESTER
Sono al palo e debbo affrontare i cani.

REGAN
Perché a Dover?

GLOUCESTER
Non volevo vedere le tue unghie crudeli strappargli i poveri vecchi occhi; né la tua feroce sorella affondare le sue zanne di cinghiale nella sua carne consacrata. Il mare, con una tempesta come quella che la sua testa nuda ha sopportato nella notte nera come l'inferno, si sarebbe sollevato a spegnere i fuochi delle stelle; eppure, povero vecchio cuore, ha aiutato i cieli a piovere. Se in quell'ora paurosa alla tua porta avessero ululato i lupi, avresti detto: "Aprila, buon portiere." Tutti gli altri esseri crudeli cedono alla pietà. Ma io vedrò la vendetta alata raggiungere tali figlie.

CORNOVAGLIA
Vederla non potrai mai. Voi, tenete ferma la sedia. Metterò il piede su questi tuoi occhi.

GLOUCESTER
Chi vuole vivere fino alla vecchiaia mi porga aiuto! O crudele! O Dei!

REGAN
Una parte riderà dell'altra. Anche l'altro!

CORNOVAGLIA
Se vedi la vendetta.

PRIMO SERVO
Fermatevi, signore!

Vi ho servito da quando ero bambino ma mai vi ho fatto servizio migliore che dicendovi di fermarvi.

REGAN
Ebbene, cane?

PRIMO SERVO
Se sul mento portaste la barba ve la scuoterei, davanti a questo.

REGAN
Che significa?

CORNOVAGLIA
A me, canaglia!

 

Sguainano la spada e combattono.

PRIMO SERVO
Avanti allora, e decida l'ira.

REGAN
Dammi la spada. Un villano ribellarsi così!

Prende una spada e lo assale da dietro.

PRIMO SERVO
Oh! sono stato colpito! Mio signore,
v'è rimasto un occhio per vederlo punito. Oh!

 

Muore.

CORNOVAGLIA
Impediamo che veda di più. Via, gelatina ignobile! Dov'è la tua lampada, ora?

GLOUCESTER
Tutto è buio e senza consolazione. Dov'è mio figlio Edmund? Accendi, Edmund, tutte le faville della natura per vendicare questo atto orrendo.

REGAN
Via, scellerato traditore! Tu chiami colui che ti odia. È stato lui a rivelarci i tuoi tradimenti, lui troppo buono per avere pietà di te.

GLOUCESTER
Oh la mia follia! Allora Edgar è stato calunniato. O Dei benigni, perdonate me e aiutate lui!

REGAN
Buttatelo fuori della porta. Si trovi col naso la strada per Dover.

 

Esce un servo con Gloucester.

Come state, mio signore? Come vi sentite?

CORNOVAGLIA
Sono stato ferito. Seguitemi, signora. Cacciate via quella canaglia senza occhi. Gettate questo schiavo nel letamaio. Sanguino, Regan. Questa ferita giunge nel momento sbagliato. Datemi il braccio.


Esce Cornovaglia, condotto da Regan.

SECONDO SERVO
Non m'importa quale infamia compirò se costui finisce bene.

TERZO SERVO
Se lei vive a lungo e alla fine trova il corso usuale della morte, tutte le donne diventeranno mostri.

SECONDO SERVO
Seguiamo il vecchio Conte e troviamo il pazzo che lo conduca dove vuole; la sua pazzia scatenata si può permettere qualsiasi cosa.

TERZO SERVO
Va' tu. Io cerco stoppa e chiara d'uovo per la sua faccia sanguinante. Il cielo lo aiuti!


Escono separatamente.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Re Lear

(“King Lear”  1605 - 1606)

 

 

atto quarto - scena prima

 

Brughiera.
Entra Edgar.

EDGAR
Meglio così, tuttavia: sapere d'essere disprezzato piuttosto che stare ancora peggio, disprezzato senza saperlo. La cosa più bassa e priva di fortuna ha ancora una speranza, non vive in paura: il mutamento più lamentevole è dal meglio: il peggio torna al sorriso. E allora, sii benvenuta, aria senza sostanza che qui abbraccio. Lo sventurato che tu hai soffiato nel peggio, non deve nulla alle tue raffiche. Ma chi viene?


Entra Gloucester, condotto da un Vecchio.

Mio padre, con questa scorta? O mondo, mondo. o mondo! Se non fosse che i tuoi strani mutamenti ti fanno odiare da noi, la vita non cederebbe alla vecchiaia.

VECCHIO
Mio buon signore, sono stato per ottant'anni fittavolo vostro e di vostro padre.

GLOUCESTER
Via! Vattene! Vattene, buon amico, a me il tuo conforto non può fare alcun bene, a te può fare male.

VECCHIO
Ma voi non vedete la strada.

GLOUCESTER
Io non ho strada e perciò non ho bisogno di occhi; quando vedevo ho inciampato. Si osserva spesso che ciò che abbiamo ci danneggia e ciò che ci manca si dimostra utile. O caro figlio Edgar, nutrimento dell'ira di tuo padre ingannato! Potessi vivere tanto da vederti al tatto, direi che ho di nuovo gli occhi.

VECCHIO
Ebbene? Chi è là?

EDGAR (a parte.)
O Dei! Chi può dire "Sono al peggio"? Io sto peggio di come mai sia stato.

VECCHIO
È il povero Tom, il pazzo.

EDGAR (a parte.)
E posso stare ancora peggio; non siamo al peggio finché possiamo dire "questo è il peggio".

 

VECCHIO
Dove vai, amico?

GLOUCESTER
È un mendicante?

VECCHIO
Mendicante, e anche pazzo.

GLOUCESTER
Un po' deve ragionare, ché altrimenti non potrebbe mendicare. Durante il temporale della notte scorsa ho visto un tale che mi ha fatto pensare all'uomo come ad un verme. Mi è venuto in mente mio figlio; eppure la mia mente, allora, non gli era amica. Da allora ho imparato di più. Noi siamo per gli Dei come le mosche per i monelli: ci uccidono per il loro spasso.

EDGAR (a parte.) Come può essere? Brutto mestiere, quello di chi al dolore deve fare da buffone, facendo adirare se stesso e gli altri. (Ad alta voce.) Dio ti benedica, padrone!

GLOUCESTER
È l'uomo nudo?

VECCHIO
Sì, mio signore.

GLOUCESTER
Ti prego, allora, vattene. Se vorrai, per amor mio, raggiungerci a un miglio o due sulla strada di Dover, per l'antico affetto porta qualche vestito per quest'anima nuda alla quale chiederò di guidarmi.

VECCHIO
Ahimè, signore, è pazzo.

GLOUCESTER
È la piaga dei tempi quando i pazzi guidano i ciechi. Fa' come ti ho detto, o, piuttosto, fa' come vuoi.

Ma, soprattutto, vattene.

VECCHIO
Gli porterò i vestiti migliori che possiedo, e vada come vada.

 

Esce.

GLOUCESTER
Ehi, tu, uomo nudo!

EDGAR
Il povero Tom ha freddo.

(A parte.) Non so più recitare questa parte.

GLOUCESTER
Vieni qui, amico.

EDGAR (a parte.)
Eppure devo. Benedetti i tuoi dolci occhi, sanguinano.

GLOUCESTER
Conosci la strada per Dover?

EDGAR
Ogni varco e porta, pista per cavalli e sentiero per uomini. Al povero Tom hanno fatto tanta paura che è andato fuor di senno: guardati, figlio di un uomo buono, dal turpe demonio. Cinque demoni sono entrati insieme nel povero Tom: quello della lussuria, Obidicut; Hoberdidance, principe del silenzio; Mahu, dei ladri; Modo, degli assassini; Flibbertigibbet, degli smorfiosi e dei damerini che da allora possiede cameriere e dame di compagnia. Perciò sii benedetto, padrone!

GLOUCESTER
Ecco, prendi questa borsa, tu che le piaghe del cielo hanno umiliato con tutti i loro colpi. Che io sia sventurato rende te più felice. O cieli, fate che l'uomo che ha il superfluo e si nutre di lussuria, piegando a sé i vostri decreti, e che non vede perché non sente, senta subito il vostro potere. Una giusta distribuzione dovrebbe in tal modo porre fine agli eccessi e ogni uomo avere abbastanza. Conosci Dover?

EDGAR
Sì, padrone.

GLOUCESTER
C'è una scogliera il cui alto capo ricurvo guarda impaurito l'abisso sottostante; basta che tu mi conduca all'orlo e io riparerò la miseria che sopporti con qualcosa di prezioso che ho con me. Da lì non avrò bisogno di una guida.

EDGAR
Dammi il braccio. Il povero Tom ti guiderà.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Davanti al Palazzo del Duca di Albany.
Entrano Goneril e Edmund.

GONERIL
Benvenuto, mio signore. Mi stupisce che il nostro mite marito non ci sia venuto incontro.

 

Entra Oswald.

Ebbene, dov'è il tuo padrone?

OSWALD
Dentro, signora: ma un uomo non è mai cambiato tanto. Gli ho detto dell'esercito ch'era sbarcato; ha sorriso. Gli ho detto che voi stavate venendo. Ha risposto: "Tanto peggio". Quando l'ho informato del tradimento di Gloucester e del servizio leale di suo figlio mi ha chiamato sciocco e mi ha detto che avevo frainteso tutto. Quello che gli dovrebbe dispiacere sembra rallegrarlo; quello che è giusto, offenderlo.

GONERIL (a Edmund.)
Voi allora non procedete oltre. È il terrore codardo del suo animo che non osa agire. Non sente i torti che lo legano a una risposta. I desideri espressi da noi lungo il cammino forse si compiranno. Tornate, Edmund, da mio cognato. Affrettate l'arruolamento e guidate le sue forze. Io qui debbo cambiare le insegne e mettere la conocchia nelle mani di mio marito. Questo servo fidato sarà tramite tra noi; se oserete rischiare a vostro vantaggio è probabile che tra non molto sentirete il richiamo d'una donna. Prendete questo. Non parlate. (Dandogli un pegno.) Piega il capo. Se osasse parlare, questo bacio tenderebbe il tuo spirito al cielo. Pensaci, e addio.

EDMUND
Vostro nei ranghi della morte.

GONERIL
Mio carissimo Gloucester!

 

Esce Edmund.


Oh la differenza tra uomo e uomo! A te sono dovuti i servigi di una donna: il mio corpo è usurpato da un pagliaccio.

OSWALD
Signora, viene il Duca.

 

Esce.
Entra Albany.

GONERIL
Forse valgo ancora un fischio.

ALBANY
O Goneril! Tu non vali la polvere che il vento rude soffia sul tuo viso. Temo le tue inclinazioni: la natura che disprezza la propria origine non può essere frenata. La pianta che strappa e sradica se stessa dalla sua linfa materiale deve per forza avvizzire e produrre frutti morti.

GONERIL
Basta ! Questa predica è insulsa.

ALBANY
Saggezza e bontà sembrano vili ai vili.
Gli immondi gustano solo se stessi. Che cosa avete fatto? Tigri, non figlie, che cosa avete compiuto? Un padre, un vecchio gentile e buono la cui reverenza persino l'orso tirato per il naso leccherebbe, voi barbare, degeneri, l'avete fatto impazzire. E il mio buon fratello ha potuto sopportarlo? Un uomo, un principe da lui tanto beneficato? Se i cieli non mandano presto i loro spiriti visibili a punire queste offese vili, l'umanità per forza deve far preda di se stessa, come mostri dell'abisso.

GONERIL
Uomo dal fegato di latte, che porti una guancia per gli schiaffi e una testa per le offese, che sul viso non hai un occhio che distingua il tuo onore dalla tua umiliazione, che non sai che sono gli sciocchi ad avere pietà dei criminali da punire prima che facciano danno. Dov'è il tuo tamburo? Il re di Francia dispiega le sue bandiere nella nostra terra silenziosa, con elmo piumato prende a minacciare il tuo stato, mentre tu, sciocco moralista, te ne stai seduto ed esclami: "Ahimè, perché mai fa così?"

ALBANY
Guardati, diavolo! La smorfia è meno orrenda in un demonio che in una donna.

GONERIL
O inutile idiota!

ALBANY
Tu cosa mutata e travestita, per la vergogna non rendere mostruosi i tuoi tratti. Se lasciassi che queste mani  obbedissero al mio sangue, sarebbero tali da slogarti e lacerartile ossa e la carne. Per quanto demonio, la tua forma di donna ti protegge.

GONERIL
Al diavolo la tua maschilità - miao!

Entra un Messaggero.

ALBANY
Che novità?

MESSAGGERO
Mio buon signore, il duca di Cornovaglia è morto, ucciso dal suo servo mentre stava cavando a Gloucester un occhio.

ALBANY
Gli occhi di Gloucester!

MESSAGGERO
Un servitore da lui allevato, scosso dal rimorso si è opposto a quest'atto, minacciando con la spada il suo grande padrone; il quale, infuriato, si è gettato su di lui e insieme alla moglie lo ha ucciso ma non senza ricevere quel colpo mortale che dopo lo ha finito.

ALBANY
Ciò dimostra che voi ci siete, lassù, giustizieri che potete vendicare così presto i nostri delitti di quaggiù.

Ma oh, povero Gloucester, ha perduto un occhio?


MESSAGGERO
Tutt'e due, mio signore. Questa lettera, signora, esige una pronta risposta. È di vostra sorella.


Porge una lettera.

GONERIL (a parte.)
Per un verso questo mi piace molto. Ma diventata vedova, e il mio Gloucester con lei, potrebbe far crollare sulla mia vita odiosa tutto l'edificio delle mie fantasie. Per altro verso, la notizia non è cattiva. (Ad alta voce.) Leggo e rispondo.

 

Esce.

ALBANY
Dov'era suo figlio mentre gli cavavano gli occhi?

MESSAGGERO
Era venuto qui con la mia signora.

ALBANY
Qui non c'è.

MESSAGGERO
No, mio buon signore; l'ho incontrato che tornava.

ALBANY
Sa di quest'infamia?

MESSAGGERO
Sì, mio buon signore. È stato lui a far la spia contro di lui, e ha lasciato la casa perché la loro punizione potesse avere più libero corso.

ALBANY
Gloucester, io vivo per ringraziarti dell'amore che hai mostrato al Re e per vendicare i tuoi occhi. Vieni qui, amico, dimmi che altro sai.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena terza

 

Il campo francese vicino Dover.
Entrano Kent e un Gentiluomo.

KENT
Perché il Re di Francia è tornato indietro così all'improvviso? Ne conoscete il motivo?

GENTILUOMO
Qualcosa che ha lasciato in sospeso nel suo regno e cui ha pensato fin dal suo arrivo; qualcosa che implica tanti timori e pericoli per il regno da esigere e rendere necessario il suo ritorno di persona.

KENT
A chi ha lasciato il comando?

GENTILUOMO
Al Maresciallo di Francia, Monsieur La Far.

KENT
La vostra lettera ha spinto la Regina a manifestare un qualche dolore?

GENTILUOMO
Sì, signore: l'ha presa, l'ha letta in mia presenza, e di tanto in tanto una grande lacrima le scendeva lungo la guancia delicata. Sembrava regina d'una passione che, ribelle, cercasse di diventare il suo re.

KENT
Dunque era commossa!

GENTILUOMO
Non fino all'ira: pazienza e dolore lottavano per chi dovesse renderla più bella. Avete visto sole e pioggia insieme: così le sue lacrime e i suoi sorrisi, ma con più grazia; quei sorrisetti lieti che giocavano sul suo ricco labbro parevano ignorare gli ospiti dei suoi occhi, che di lì si congedavano come perle sgocciolate da diamanti. In breve, il dolore sarebbe una rarità da tutti amata, se a tutti si addicesse così.

KENT
Non ha parlato, non ha fatto domande?

GENTILUOMO
Sì, una volta o due ha esalato la parola "padre", ansimando, come se le opprimesse il cuore. Ha gridato; "Sorelle! Sorelle! Vergogna delle donne! Sorelle! Kent! padre! sorelle! Come? Nel temporale? Di notte? Più non si abbia fede nella pietà!" E lì scosse la sacra acqua dai suoi occhi celesti, irrorando il grido. Poi si allontanò per trattare col dolore da sola.

KENT
Sono le stelle, le stelle lassù, a governare la nostra condizione. Altrimenti la stessa coppia non potrebbe generare frutti così diversi. Da allora non le avete più parlato?

GENTILUOMO
No.

KENT
Fu prima che il Re tornasse?

GENTILUOMO
No, dopo.

KENT
Buon signore, il povero, tormentato Lear è in città. A volte ricorda, nei suoi momenti migliori, perché siamo qui e in nessun modo vuole vedere sua figlia.

GENTILUOMO
Perché, buon signore?

KENT
Una sovrana vergogna lo trattiene; la crudeltà che tolse a lei la sua benedizione, la spinse verso pericoli stranieri, cedendo i suoi diritti alle figlie dal cuore di cane; tutto questo punge il suo animo con tanto veleno che una vergogna cocente lo tiene lontano da Cordelia.

GENTILUOMO
Ahimè, povero signore!

KENT
Avete notizia delle forze di Albany e Cornovaglia?

GENTILUOMO
Sì, sono in marcia.

KENT
Bene, signore, vi porterò dal nostro padrone Lear, e vi lascerò al suo servizio. Motivi importanti mi terranno nascosto ancora un poco. Quando potrò rivelarmi non vi pentirete di questa conoscenza. Vi prego, venite con me.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quarta

 

La stessa.
Entrano, con tamburi e stendardi, Cordelia, un dottore e soldati.

CORDELIA
Ahimè, è lui! Proprio ora l'hanno incontrato, pazzo come il mare in tempesta, che a piena voce cantava, incoronato di fumaria marcia e di malerba, lappole, cicuta, ortiche, fior di cuculo, loglio, e d'ogni erbaccia che cresce nel frumento che ci nutre. Mandate una centuria - cercate in ogni acro del campo erboso e portatelo davanti ai nostri occhi.

 

Esce un ufficiale.


Cosa può la sapienza dell'uomo per ridargli il senso di cui fu privato? Chi l'aiuta si prenda tutta la mia ricchezza.

DOTTORE
I mezzi ci sono, signora; la nutrice della natura è il riposo, di cui egli manca, e per poterlo provocare in lui esistono molte erbe efficaci il cui potere chiude gli occhi all'angoscia.

CORDELIA
Voi tutti, segreti benedetti, voi tutte, virtù sconosciute della terra, sgorgate con le mie lacrime! Siate d'aiuto e rimedio alla sventura di un uomo buono! Cercatelo, cercatelo, affinché la sua furia senza controllo non distrugga la vita che manca dei mezzi per guidarla.

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Novità, signora. Le forze inglesi marciano verso di noi.

CORDELIA
Lo sapevamo. Siamo preparati ad affrontarle. O caro padre, è per causa tua che sono qui. Per questo il grande Francia ha avuto compassione delle mie lacrime dolenti ed importune. Nessuna gonfia ambizione spinge le nostre armi, ma amore, amore vero, e il diritto del nostro vecchio padre. Presto possa io sentirlo e vederlo!

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quinta

 

Sala nel Castello di Gloucester.
Entrano Regan e Oswald.

REGAN
Ma le forze di mio cognato sono in campo?

OSWALD
Sì, signora.

REGAN
E lui è lì in persona?

OSWALD
Molto a malincuore, signora. Tra i due, vostra sorella è il soldato migliore.

REGAN
Il conte Edmund ha parlato, a casa, col tuo signore?

OSWALD
No, signora.

REGAN
Cosa può esserci nella lettera di mia sorella a lui?

OSWALD
Non lo so, signora.

REGAN
Credimi, da qui è ripartito per ragioni serie. È stato un grande errore, cavati gli occhi a Gloucester, lasciarlo in vita. Dovunque vada muove tutti i cuori contro di noi. Edmund è andato, per pietà, credo, della sua sventura, a finire la sua vita di buio e a controllare, inoltre, la forza del nemico.

OSWALD
Debbo seguirlo, signora, con la mia lettera.

REGAN
Le nostre truppe si mettono in marcia domani. Resta con noi. C'è pericolo sulle strade.

OSWALD
Non posso, signora. La mia padrona mi impegna a questo incarico.

REGAN
Perché scrivere a Edmund? Non potresti comunicargli a voce le sue intenzioni? Forse - certe cose - non so. Ti amerò molto, fammi dissigillare la lettera.

OSWALD
Preferirei, signora.


REGAN
So che la tua padrona non ama suo marito - ne sono certa - e l'ultima volta che è stata qui lanciava occhiate strane ed eloquenti al nobile Edmund. So che ti ha nel cuore.

OSWALD
Me, signora?

REGAN
In confidenza, voglio dire. È così - lo so. Perciò ti consiglio di riflettere su questo: il mio signore è morto. Edmund e io ci siamo parlati e lui è più adatto alla mia mano che non a quella della tua padrona. Il resto puoi immaginarlo. Se lo trovi dagli questo, ti prego, e quando parlerai con la tua padrona, dille, ti prego, di usare saggezza. Addio, intanto. Se ti capita di sentire di quel cieco traditore, sarà premiato chi saprà liquidarlo.

OSWALD
Vorrei poterlo incontrare, signora. Mostrerei a quale partito appartengo.

REGAN
Addio.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena SESTA

 

Campagna nei pressi di Dover.
Entra Gloucester, con Edgar vestito da contadino.

GLOUCESTER
Quando arriverò in cima alla montagna?

EDGAR
State già salendo. Che fatica!

GLOUCESTER
Mi sembra d'essere in pianura.

EDGAR
La strada è terribilmente ripida. Ascoltate! Sentite il mare?

GLOUCESTER
Per la verità, no.

EDGAR
Gli altri vostri sensi sono resi imperfetti dal dolore degli occhi.

GLOUCESTER
Può darsi che sia così. Mi sembra che la tua voce sia mutata, e che tu parli e ragioni meglio di prima.

EDGAR
Vi ingannate di molto. In nulla sono mutato se non negli abiti.

GLOUCESTER
Mi sembra che tu parli meglio.

EDGAR
Avanti, signore, il posto è qui. Fermatevi! Gettare gli occhi così in basso fa paura e la testa gira! I corvi e le cornacchie che volano a mezz'aria sembrano grandi appena come scarafaggi. A mezza costa spenzola uno che raccoglie finocchio - mestiere orrendo! Mi sembra non più grande della sua testa. I pescatori che camminano sulla riva sembrano topi, e il grande bastimento che sta all'ancora è come una scialuppa, e la scialuppa una boa troppo piccola per la vista. L'onda mormorante che s'abbatte sugli innumerevoli immobili ciottoli da quassù non si può udire. Non guardo più, per paura che il cervello impazzisca e la vista offuscata mi getti giù a capofitto.

GLOUCESTER
Mettimi dove stai tu.

EDGAR
Datemi la mano. Ora siete a un passo dal limite estremo. Per tutto ciò che esiste sotto la luna, da lì non salterei.

GLOUCESTER
Lascia la mano. Ecco, amico, un'altra borsa. In essa c'è un gioiello che a un povero conviene prendere: Dei e fate te lo facciano fruttare. Vattene, ora. Dimmi addio, e fammi sentire che te ne vai.

EDGAR
Allora addio, buon signore.

GLOUCESTER
Con tutto il cuore.

EDGAR (a parte.)
Se scherzo con la sua disperazione è solo per guarirla.

GLOUCESTER (inginocchiandosi.)
O Dei potenti!
Rinuncio a questo mondo e davanti ai vostri occhi mi scuoto con pazienza di dosso la mia grande afflizione. Se potessi sopportarla ancora e non scontrarmi con le vostre immense volontà dominatrici, il lucignolo e la parte odiata della mia natura brucerebbero fino a consumarsi. Edgar, se vive, beneditelo! E ora addio, amico.

EDGAR
Vado, signore, addio.

 

Gloucester si getta in avanti e cade.


E però può darsi che il pensiero lo derubi del tesoro della vita, se la vita stessa cede al furto. Fosse stato dove pensava, ora il pensiero sarebbe passato. Vivo o morto? Signore! Amico! Mi sentite, signore? Parlate - potrebbe morire davvero.

 

Ma rinviene.

 

Chi siete, signore?

GLOUCESTER
Via, e lasciami morire.

EDGAR
Se fossi stato altro che ragnatela, piume, aria, precipitando giù per tante tese, ti saresti rotto come un uovo. Ma tu respiri, hai una sostanza dura, non sanguini, parli, sei intero. Dieci alberi maestri uno sull'altro non fanno l'altezza da cui tu a perpendicolo sei caduto. La tua vita è un miracolo. Parla di nuovo.

GLOUCESTER
Ma sono caduto o no?

EDGAR
Dalla cima paurosa di questo bastione di gesso. Guarda lassù! L'allodola stridente non si può più né vedere né sentire. Guarda su.

GLOUCESTER
Ahimè, io non ho occhi. La sventura è dunque privata del beneficio di finire se stessa con la morte? Era un conforto, quando l'infelice poteva ingannare l'ira del tiranno e deluderne la volontà superba.

EDGAR
Datemi il braccio. Su, così. Come va? Vi sentite le gambe? State in piedi.

GLOUCESTER
Troppo bene, troppo bene.

EDGAR
Questo è al di là di ogni prodigio. Cos'era che in cima alla scogliera si staccava da voi?

GLOUCESTER
Un povero mendicante sfortunato.

EDGAR
Stando quaggiù mi pareva che i suoi occhi fossero due lune piene; aveva mille nasi, corna ritorte e ondulate come il mare increspato. Era un qualche demonio. Padre felice, pensa perciò che gli Dei purissimi, onore dei quali sono gli atti impossibili agli uomini, ti hanno salvato.

GLOUCESTER
Ricordo, adesso. D'ora in avanti sopporterò l'afflizione finché essa stessa non gridi "basta, basta!", e muoia. La cosa di cui tu parli la presi per un uomo; spesso diceva "il demonio, il demonio!": mi ha condotto lassù.

EDGAR
Abbi pensieri liberi e pazienti. Ma chi viene?

 

Entra Lear, fantasticamente vestito di fiori selvatici.

Una mente sana non consentirebbe a chi la possedesse di vestirsi così.

LEAR
No, non possono accusarmi di battere moneta falsa: io sono il Re.

EDGAR
O vista che spezza il cuore!

LEAR
La natura è al di sopra dell'arte, su quel punto. Ecco il denaro per le reclute. Quel tipo maneggia l'arco come uno spaventapasseri. Tendimene un metro da sarto. Guarda, guarda! un topo. Zitti, zitti, questo pezzo di formaggio tostato basterà. Ecco il mio guanto: mi batterò con un gigante. Fate avanzare gli alabardieri. Bel volo, uccello! A bersaglio, a bersaglio! Iuuh! La parola d'ordine.

EDGAR
Dolce maggiorana.

LEAR
Passate.

GLOUCESTER
Quella voce la conosco.

LEAR
Ah! Goneril con la barba bianca! Mi hanno lisciato come un cane e mi hanno detto che avevo peli bianchi nella barba prima che ci fossero quelli neri. Dire "sì" e "no" a tutto quello che dicevo. "Sì" e insieme "no" non era buona teologia. Quando la pioggia è venuta a bagnarmi e il vento a farmi battere i denti, quando il tuono non ha taciuto al mio comando: allora li ho scoperti, allora li ho stanati. Via, non sono uomini di parola; mi hanno detto che ero tutto. È una menzogna. Non sono a prova di febbre.

GLOUCESTER
Il tono di quella voce lo ricordo bene. Non è il Re?

LEAR
Sì, il Re, ogni pollice un Re. Se lo fisso, guarda come il suddito trema. A quell'uomo faccio grazia della vita. Qual era la sua colpa? L'adulterio? Non morirai. Morire per adulterio? No, lo compie lo scricciolo, e la minuscola mosca dorata pecca di lussuria alla mia vista. Prosperi la copula! Il figlio bastardo di Gloucester fu più buono verso suo padre delle mie figlie generate tra lenzuola legittime. Avanti, lussuria, in mucchio! Mi mancano soldati. Guardate quella dama civettuola il cui viso tra le sue forche fa presagire neve, che biascica virtù e scuote la testa nell'udire il nome del piacere, nemmeno la puzzola e lo stallone ingrassato vi si danno con appetito più sfrenato del suo. Dalla vita in giù sono Centauri, anche se sopra sono donne. Ma la proprietà degli Dei arriva alla cintura: sotto è tutto del demonio: lì è l'inferno, lì le tenebre, lì il pozzo di zolfo - consumazione che brucia, ferisce, puzza. Via, via, via! puah, puah! Dammi un'oncia di zibetto, buon farmacista, per profumare la mia immaginazione. Ecco del denaro per te.

GLOUCESTER
Oh, lasciatemi baciare quella mano!

LEAR
Fammela pulire, prima: puzza di mortalità.

GLOUCESTER
O capolavoro in rovina della Natura! Questo grande mondo si consumerà nel nulla. Mi riconoscete?

LEAR
I tuoi occhi li ricordo abbastanza bene. Mi guardi storto? No, fa del tuo peggio, cieco Cupido: io non m'innamoro. Leggi questa sfida: osserva la calligrafia.

GLOUCESTER
Se tutte le tue lettere fossero soli, non li potrei vedere.

EDGAR (a parte.)
Se me lo dicessero, non ci crederei. Ma è così; e il mio cuore si spezza.

LEAR
Leggi.

GLOUCESTER
Come? Con le occhiaie?

LEAR
Oh, sei anche tu come me? Niente occhi nella testa, niente denaro nella borsa? I tuoi occhi sono in una custodia pesante, la tua borsa in una leggera; eppure, vedi come va il mondo.

GLOUCESTER
Lo vedo a tentoni.

LEAR
Cosa? Sei pazzo? Come va questo mondo si può vederlo senza occhi. Guarda con le orecchie. Vedi come quel giudice rampogna quel ladruncolo? Porgi l'orecchio: cambiamo posto e, hoplà, qual è il giudice e qual è il ladro? Hai mai visto il cane di un contadino abbaiare a un mendicante?

GLOUCESTER
Sì, signore.

LEAR
E la creatura umana che scappava davanti alla bestia? Lì potresti vedere la grande immagine dell'Autorità: un cane in carica viene obbedito. Tu, maledetto aguzzino, ferma la mano sanguinaria! Perché frusti quella puttana? Scopriti la schiena: tu ardi dal desiderio di fare con lei quello per cui la frusti. L'usuraio impicca l'imbroglione. I vestiti stracciati fanno vedere i più piccoli vizi: i mantelli e le pellicce nascondono tutto. Rivesti il peccato d'una corazza d'oro e la forte lancia della giustizia si spezza senza far danno; armalo di stracci e la paglia d'un pigmeo basta a trapassarlo. Nessuno è colpevole, nessuno, dico, nessuno: li assolvo io. Credimi, amico mio, io ho il potere di sigillare le labbra di chi accusa. Procurati occhi di vetro e, da furbo politicante, fa finta di vedere le cose che non vedi. Su, su, su, su! Toglietemi gli stivali! Più forte, più forte - così.

EDGAR (a parte.)
Buon senso e assurdità mischiati insieme, ragione nella pazzia!

LEAR
Se vuoi piangere le mie fortune, prenditi i miei occhi. Ti conosco abbastanza bene; il tuo nome è Gloucester. Devi aver pazienza: qui siamo venuti piangendo. Tu sai che la prima volta che annusiamo l'aria gridiamo e piangiamo.

Ti faccio la predica: attento!

GLOUCESTER
Ahimè, ahimè, giorno di dolore!

LEAR
Nascendo piangiamo perché siamo venuti su questo grande palcoscenico di pazzi. Questo è un buon cappello! Che stratagemma sottile, ferrare di feltro uno squadrone di cavalli. Farò la prova, e quando di nascosto piomberò alle spalle di questi miei generi, allora ammazza, ammazza, ammazza, ammazza, ammazza, ammazza!

Entra un Gentiluomo con dei servi.

GENTILUOMO
Oh, eccolo! Prendetelo. Signore, la vostra amatissima figlia.

LEAR
Nessun aiuto? Cosa? Prigioniero? Sono proprio lo zimbello della Fortuna. Trattatemi bene, avrete il riscatto. Voglio dei chirurghi: sono ferito al cervello.

GENTILUOMO
Avrete qualsiasi cosa.

LEAR
Nessun soccorso? Tutto da solo? Questo farebbe di un uomo un uomo di sale, con gli occhi da usare per innaffiare le piante, sì, e per bagnare la polvere dell'autunno. Morirò bravamente come uno sposo novello.

Sì! Sarò allegro! Andiamo, andiamo. Io sono un Re, signori, lo sapete?

GENTILUOMO
Siete regale, e noi vi obbediamo.

LEAR
Allora c'è ancora vita. Avanti, se lo volete dovete prendervelo di corsa. Za, za, za, za.


Esce di corsa.

I servi lo seguono.

GENTILUOMO
Spettacolo pietoso nel più umile sventurato, al di là d'ogni dire in un Re. Tu hai una figlia che riscatta la natura dalla maledizione universale cui le altre due l'hanno portata.

EDGAR
Salve, gentile signore.

GENTILUOMO
Salute a voi, che volete?

EDGAR
Avete sentito d'una battaglia vicina?

GENTILUOMO
Certo, e da tutti. La sente chiunque sappia distinguerne il suono.

EDGAR
Ma, per favore, quanto è lontano l'altro esercito?

GENTILUOMO
È vicino, e cammina veloce. Il grosso sarà qui da un'ora all'altra.

EDGAR
Grazie, signore. È tutto.

GENTILUOMO
Sebbene, per motivi speciali, la Regina sia qui, il suo esercito è in marcia.

EDGAR
Grazie, signore.

 

Esce il Gentiluomo.

GLOUCESTER
Voi Dei benigni, toglietemi il respiro.

Non lasciate che il mio spirito peggiore mi tenti di nuovo a morire prima che piaccia a voi!

EDGAR
Pregate bene, padre.

GLOUCESTER
Dite, mio buon signore, chi siete?

EDGAR
Un pover'uomo domato dai colpi della Fortuna, che, grazie ai dolori che ha conosciuto e provato, è incline alla pietà. Datemi la mano, vi guiderò a un rifugio.


GLOUCESTER
Grazie di cuore, e vi si aggiungano la ricompensa e generosità del cielo.

Entra Oswald.

OSWALD
Il fuggiasco con la taglia! Che fortuna! Quella tua testa senza occhi s'è fatta carne per accrescere le mie sostanze. Vecchio traditore disgraziato, ripensa a te stesso al più presto; è già sguainata la spada che ti deve distruggere.

GLOUCESTER
Possa la tua mano amica metterci abbastanza forza.

 

S'interpone Edgar.

OSWALD
Come osi, tu, villano sfrontato, aiutare un pubblico traditore? Via di qui, se non vuoi che l'infezione della sua sorte afferri anche te. Lasciagli il braccio!


EDGAR
Non lo farò, signore, senza una ragione.

OSWALD
Lascialo andare, schiavo, o muori!

EDGAR
Buon signore, andate per la vostra strada e lasciate passare la povera gente. Se dovessi aver paura d'un fanfarone, sarei morto da due settimane. Ehi, non ti avvicinare al vecchio o proverò se è più dura la tua mela o il mio bastone. Te lo dico chiaro.

OSWALD
Via, letame!

EDGAR
Vi stuzzico i denti, signore. Avanti, dei vostri colpi non m'importa.

 

Combattono, e Edgar lo abbatte.

OSWALD
Mi hai ucciso, schiavo. Prendi la mia borsa, villano. Se mai ti vada bene seppellisci il mio corpo e consegna la lettera che mi trovi addosso a Edmund, conte di Gloucester. Cercalo nel campo inglese. O morte, morte troppo precoce.

 

Muore.

EDGAR
Ti conosco bene: una canaglia servizievole, fedele ai vizi della tua padrona quanto il male può desiderare.

GLOUCESTER
Cosa? È morto?

EDGAR
Sedetevi, padre, riposatevi. Vediamo queste tasche: la lettera di cui parla può essermi amica. È morto. Mi dispiace soltanto che non avesse un altro boia. Vediamo. Con permesso, cera gentile, e non ci biasimi la buona educazione. Per conoscere l'animo dei nostri nemici strappiamo loro il cuore: strapparne le carte è più legale.

 

(Legge.)
Ricordiamo i nostri reciproci voti. Tu hai molte occasioni per liquidarlo. Se non ti manca la volontà, il tempo e il luogo si offriranno con vantaggio. Se torna vincitore non si è concluso niente; io sarò la prigioniera e il suo letto il mio carcere. Liberami dal suo calore odioso e per le tue fatiche prendi il suo posto.
La tua - moglie, vorrei dire - serva affezionata,

Goneril.

O spazio smisurato delle voglie delle donne! Un complotto contro la vita del suo virtuoso marito, e mio fratello in cambio! Qui nella sabbia ti seppellirò, nel posto sconsacrato di assassini lussuriosi. E quando il tempo sarà maturo, con questo foglio scellerato colpirò la vista del Duca minacciato dalla morte. Per lui è un bene che io possa dire della tua morte e dei tuoi atti.

GLOUCESTER
Il Re è pazzo: i miei sensi sono tesi al punto che ho chiara la percezione dei miei dolori enormi! Meglio sarebbe se fossi folle: i miei pensieri sarebbero separati dai miei mali e i mali, grazie all'illusione, perderebbero la coscienza di sé.

 

Tamburi in lontananza.

EDGAR
Datemi la mano. Da lontano mi pare di sentire il rullo del tamburo. Venite, padre, vi affiderò a un amico.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena SETTIMA

 

Tenda nel campo francese.
Entrano Cordelia, Kent, il dottore e un gentiluomo.

CORDELIA
O tu buon Kent, come posso vivere e operare per eguagliare la tua bontà? La mia vita sarà troppo breve e ogni misura mi mancherà.

KENT
Il riconoscimento, signora, è più che pagamento. Ogni notizia su di me sia la modesta verità, né più né meno.

CORDELIA
Vestiti meglio. Questi stracci sono i ricordi delle tue ore peggiori. Ti prego, mettili via.

KENT
Perdonate, cara signora, ma venir riconosciuto guasterebbe il mio piano. Vi chiedo il dono di non riconoscermi finché il momento e io non lo riterremo opportuno.

CORDELIA
E allora sia così, mio buon signore. (Al dottore.) Come sta il Re?

DOTTORE
Dorme ancora, signora.

CORDELIA
O Dei benigni, sanate questa grande breccia nella sua natura offesa. Oh riaccordate i sensi stonati e stridenti di questo padre ridotto a bimbo.

DOTTORE
Vostra Maestà vuole che destiamo il Re? Ha dormito a lungo.

CORDELIA
Fatevi guidare dalla vostra sapienza e procedete come volete. È vestito?

Entra Lear in una poltrona portata da servi.

GENTILUOMO
Sì, signora, nella pesantezza del suo sonno gli abbiamo messo addosso abiti freschi.

DOTTORE
Rimanete qui, buona signora, mentre lo risvegliamo. So che starà calmo.

CORDELIA
Benissimo.

 

Musica.

DOTTORE
Vi prego, avvicinatevi. Quella musica, più forte!

CORDELIA
O caro padre! il ristoro deponga la tua medicina sulle mie labbra e questo bacio ripari il male crudele che le mie due sorelle hanno fatto alla tua riverenza.

KENT
Buona e cara Principessa!

CORDELIA
Anche se tu non fossi stato loro padre, questi fiocchi bianchi avrebbero richiesto la loro misericordia. Era un volto, questo, con cui sfidare i venti tra loro in guerra? Da opporre al cupo terrore del tuono lampeggiante? Al colpo terribile e improvviso del fulmine veloce? E fargli fare la guardia - povero disperso - con quest'elmo sottile? Il cane del mio nemico, quella notte, sarebbe stato al mio focolare anche se mi avesse morso. E tu, povero padre, dovevi rifugiarti in un capanno coi porci e gli sbandati sulla paglia mozzata ed ammuffita? Ahimè, ahimè! È un miracolo che la tua vita non sia finita insieme alla tua mente. Si sveglia. Parlategli.

DOTTORE
Signora, fatelo voi; è meglio.

CORDELIA
Come sta il mio regale signore? Come si sente Vostra Maestà?

LEAR
Mi fate torto a tirarmi fuori dalla tomba. Tu sei un'anima in estasi, ma io sono legato a una ruota di fuoco, e le mie lacrime scottano come piombo fuso.

CORDELIA
Mi conoscete, signore?

LEAR
Sei uno spirito, lo so. Dov'è che sei morto?

CORDELIA
È ancora lontano, lontano.

DOTTORE
S'è appena svegliato; lasciatelo stare per un poco.

LEAR
Dove sono stato? Dove sono? La luce del giorno? Che confusione tremenda. Morirei di pietà vedendo un altro in questo stato. Non so che dire. Non giurerei che queste sono le mie mani. Vediamo. Sento questa puntura di spillo. Vorrei esser sicuro della mia condizione.

CORDELIA
Oh! guardatemi, signore, e alzate la mano per benedirmi. No, signore, non dovete inginocchiarvi.

LEAR
Vi prego, non burlatevi di me. Io sono un vecchio svanito e molto sciocco. Ottant'anni e oltre, nemmeno un'ora di più o di meno. E, per parlar chiaro, temo di non avere la testa a posto. Mi pare che dovrei conoscere voi   conoscere quest'uomo; eppure sono in dubbio, soprattutto perché non so che posto è questo e tutta l'abilità che ho non rammenta questi abiti; né so dove ho alloggiato la notte scorsa. Non ridete di me, perché, quanto è vero che sono un uomo, credo che questa signora sia mia figlia Cordelia.

CORDELIA
Lo sono, lo sono!

LEAR
Le vostre lacrime sono bagnate? Sì, davvero! Vi prego, non piangete. Se avete veleno per me, lo berrò. So che non mi amate perché le vostre sorelle mi hanno, a quel che ricordo, fatto torto. Voi ne avete qualche motivo, loro no.

CORDELIA
Nessun motivo, nessun motivo.

LEAR
Sono in Francia?

KENT
Nel vostro regno, signore.

LEAR
Non ingannatemi.

DOTTORE
Consolatevi, buona signora. Vedete, in lui la grande furia è stata uccisa. E tuttavia è pericoloso ricordargli il tempo che ha perduto. Fatelo ritirare. Non turbatelo, finché non sia più calmo.

CORDELIA
L'Altezza Vostra si sente di camminare?

LEAR
Dovete aver pazienza, con me. Vi prego, ora dimenticate e perdonate. Sono vecchio e svanito.


Escono Lear, Cordelia, il dottore e servi.

GENTILUOMO
È vero, signore, che il Duca di Cornovaglia è stato ucciso in quel modo?

KENT
È certo, signore.

GENTILUOMO
Chi comanda la sua gente?

KENT
Si dice che sia il figlio bastardo di Gloucester.

GENTILUOMO
E dicono che Edgar, il figlio messo al bando, sia in Germania con il conte di Kent.

KENT
Le notizie variano. È tempo di stare in guardia. Le forze del regno si avvicinano in fretta.

GENTILUOMO
È probabile che l'esito sia sanguinoso. Addio, signore.

 

Esce.

KENT
Combattuta questa battaglia, nel bene o nel male, metterò un punto fermo alla mia frase.

 

Esce.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Re Lear

(“King Lear”  1605 - 1606)

 

 

atto quinto - scena prima

 

Il campo inglese vicino Dover.
Entrano, con tamburi e stendardi, Edmund, Regan, ufficiali, soldati e altri.

EDMUND
Chiedete al Duca se la sua ultima decisione regge, o se da allora qualcosa lo ha indotto a mutare i suoi programmi; è pieno di ripensamenti e di accuse a se stesso. (Ad un ufficiale, che esce.) Fatemi sapere che cosa ha stabilito.


REGAN
All'uomo di mia sorella è successo qualcosa.

EDMUND
C'è da sospettarlo, signora.

REGAN
Ora, dolce signore, conoscete il bene che m'aspetto per voi. Ditemi - ma veramente, voglio solo la verità - amate mia sorella?

EDMUND
D'un affetto rispettoso.

REGAN
Non siete stato nel posto proibito che spetta a mio cognato?

EDMUND
Questo pensiero vi fa torto.

REGAN
Dubito che vi siate congiunto a lei, e l'abbiate conosciuta nel suo profondo.

EDMUND
No, sul mio onore, no, signora.

REGAN
Non lo sopporterò; mio caro signore, non siate intimo con lei.

EDMUND
Non temete. Eccola, col Duca suo marito.

Entrano, con tamburi e stendardi, Albany, Goneril e soldati.

 

GONERIL (a parte.)
Preferirei perdere la battaglia piuttosto che quella mia sorella mi sciolga da lui.

ALBANY
Amatissima sorella, ben trovata. Signore, ho udito che il Re è venuto da sua figlia, con altri che il nostro stato, nel suo rigore, ha costretto a fuggire. Quando non sono giusto, io non sono capace di lottare. Questa faccenda ci tocca perché la Francia invade la nostra terra non perché sostiene il Re e altri che a noi s'oppongono, temo, per ragioni giuste e gravi.


EDMUND
Parlate nobilmente, signore.

REGAN
Perché ragionarne?

GONERIL
Mettetevi insieme contro il nemico. Questi dissidi particolari e domestici non sono il problema.

ALBANY
Decidiamo dunque la nostra condotta con gli esperti della guerra.

EDMUND
Sarò subito nella vostra tenda.

REGAN
Vieni con noi, sorella?

GONERIL
No.

REGAN
È opportuno. Ti prego, vieni con noi.

GONERIL (a parte.)
Eh, ho capito l'antifona, vado.

Mentre escono, entra Edgar, travestito.

EDGAR
Se mai Vostra Grazia ha dato udienza a un uomo così povero, ascoltate una parola.

ALBANY
Vi raggiungo.

 

Escono Edmund, Regan, Goneril, ufficiali, soldati e servi.


Parla.

EDGAR
Prima di combattere la battaglia, leggete questa lettera. Se vincerete, fate squillare la tromba per chiamare chi ve l'ha data. Pur con quest'aspetto miserabile, posso produrre un campione che dimostrerà quello che vi si dice. Se sarete sconfitto, il vostro rapporto col mondo sarà chiuso e finita ogni macchinazione. Buona fortuna.

ALBANY
Rimani finché abbia letto la lettera.

EDGAR
Non posso. Quando sarà il momento, l'araldo faccia l'annuncio e io riapparirò.

ALBANY
Addio, allora. Leggerò il tuo foglio.

 

Esce Edgar.
Rientra Edmund.

EDMUND
Il nemico è in vista. Schierate le vostre forze.

Ecco la stima della sua consistenza in base a controlli accurati. Ma ora dovete far presto.

ALBANY
Ci affretteremo.

 

Esce.

EDMUND
A entrambe queste sorelle ho giurato il mio amore. Ciascuna diffida dell'altra, come chi è stato morso diffida della vipera. Quale delle due debbo prendere? Entrambe? Una? O nessuna delle due? Non posso avere nessuna delle due se entrambe rimangono vive. Prendere la vedova esaspera fino a farla impazzire sua sorella Goneril, e finché vive suo marito non potrò prendermi quest'altra. Per ora, dunque, useremo l'autorità di lui per la battaglia; dopo, quella che se ne vuole liberare escogiti il modo per liquidarlo alla svelta. Quanto alla misericordia che lui intende mostrare per Lear e per Cordelia, finita la battaglia, e loro nelle nostre mani, mai vedranno la sua grazia, perché a me spetta difendere il mio stato, non cavillarci sopra.

 

Esce.

 

 

 

atto quinto - scena seconda

 

Pianura tra i due campi.
Trombe dall'interno.
Entrano, con tamburi e stendardi, Lear, Cordelia e le loro forze; poi escono. Entrano Edgar e Gloucester.

EDGAR
Qui, padre, prendete l'ombra di quest'albero come un ospite benigno. Pregate che possa vincere il diritto. Se mai tornerò da voi, vi porterò conforto.

GLOUCESTER
La grazia divina vi accompagni, signore!

 

Esce Edgar.
Trombe; poi squilli di ritirata.

Rientra Edgar.

EDGAR
Via, vecchio! Dammi la mano: via! Re Lear ha perso: lui e sua figlia sono prigionieri. Dammi la mano, vieni.

GLOUCESTER
Basta, signore: si può marcire anche qui.

EDGAR
Cosa? Ancora cattivi pensieri? Gli uomini debbono sopportare l'uscita da qui come la loro entrata.
Esser maturi è tutto. Vieni.

GLOUCESTER
Anche questo è vero.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena terza

 

Campo inglese vicino Dover.
Entrano vincitori, con tamburi e stendardi, Edmund, con Lear e Cordelia prigionieri, ufficiali, soldati ecc.

EDMUND
Qualcuno degli ufficiali li porti via. Si faccia buona guardia, finché non siano conosciute le decisioni di coloro che debbono giudicarli.

CORDELIA
Non siamo i primi che con le intenzioni migliori hanno sofferto il peggio; sono infelice per te, Re oppresso; in quanto a me saprei affrontare il cipiglio della falsa Fortuna. Non vedremo queste figlie, queste sorelle?

LEAR
No, no, no, no! Vieni, andiamo in prigione. Noi due da soli canteremo come uccelli in gabbia; quando tu chiederai la mia benedizione, io cadrò in ginocchio e chiederò il tuo perdono; così vivremo e pregheremo e canteremo e ci racconteremo antiche storie, e rideremo delle farfalle dorate, e ascolteremo poveri malviventi parlare delle novità della corte; e anche noi parleremo con loro - di chi perde e di chi vince, di chi è dentro e di chi è fuori - e prenderemo su di noi il mistero delle cose come se fossimo le spie degli Dei; e tra i muri di una prigione vedremo consumarsi partiti e sette di potenti, che s'alzano e s'abbassano come la marea sotto l'influsso della luna.

EDMUND
Portateli via.

LEAR
Su simili sacrifici, mia Cordelia, gettano incenso gli stessi Dei. Ti ho presa? Chi ci separa dovrà portarsi un tizzone dal cielo e col fuoco scacciarci da qui come volpi. Asciuga i tuoi occhi; li divoreranno i malanni, carne e tutto, prima che ci facciano piangere. Li vedremo morire di fame, prima. Vieni.

 

Escono Lear e Cordelia, sotto scorta.

EDMUND
Vieni qui, capitano. Ascolta. Prendi questo foglio; (Dandogli un foglio.) seguili alla prigione. Un passo avanti te l'ho fatto fare; se agirai secondo le istruzioni, ti aprirai la strada a nobili fortune. Sappi questo, che gli uomini sono com'è il tempo; alla spada, non s'addice esser teneri; il tuo grande lavoro non ammette domande. Di' che lo farai o cerca la tua fortuna in altro modo.

UFFICIALE
Lo farò, mio signore.

EDMUND
All'opera. E quando avrai finito ti dirai fortunato. Attento, io dico "all'istante", e tutto va eseguito come ho scritto qui.
UFFICIALE
Non posso tirare la carretta né mangiare bacche secche. Se è lavoro da uomo, lo farò.

 

Esce.
Fanfara.

Entrano Albany, Goneril, Regan, ufficiali e soldati.

ALBANY
Signore, oggi voi avete dimostrato la vostra tempra valorosa e bene la Fortuna vi ha guidato. Avete fatto prigionieri i vostri avversari di questa giornata: ve ne chiedo la consegna, perché siano trattati secondo un'equa valutazione dei loro meriti e della nostra sicurezza.

EDMUND
Signore, ho ritenuto opportuno mandare il vecchio e sventurato Re in un luogo di reclusione, e sotto buona guardia.

La sua vecchiaia e ancor più il suo titolo hanno la virtù di attirare dalla sua parte il popolo comune e di volgere le picche arruolate da noi contro i nostri occhi. Con lui per la stessa ragione ho mandato la Regina, e domani, o anche più tardi, sono pronti a comparire dove terrete la vostra udienza. Per ora tutto è sudore e sangue. L'amico ha perduto l'amico, e a caldo anche le cause migliori vengono maledette da coloro che ne sentono l'asprezza. La questione di Cordelia e di suo padre esige un luogo più adatto.

ALBANY
Col vostro permesso, signore, vi considero soltanto un subalterno, in questa guerra, non un fratello.

REGAN
Questo dipende dal favore che noi intendiamo offrirgli. Prima di parlare, credo che si sarebbe dovuto chiedere il nostro parere. Egli ha guidato le nostre forze, assumendo tale funzione al posto mio, e questo ruolo può meritargli il nome di fratello.


GONERIL
Non riscaldarti tanto! Lui s'innalza per il suo valore più che per la tua investitura.

REGAN
Investito da me dei miei diritti egli è pari ai più grandi.

ALBANY
Lo sarebbe ancor più se vi sposasse.

REGAN
Spesso chi scherza si dimostra profeta.

GONERIL
Ehi, ehi!
L'occhio che te l'ha detto guardava storto.

REGAN
Signora, non sto bene; risponderei, altrimenti, svuotando tutto lo stomaco. Generale, prendi i miei soldati, i prigionieri, il patrimonio; disponi di loro, di me; le mura sono tue. Il mondo sia testimone che io ti creo qui mio signore e padrone.

GONERIL
Intendi godertelo?

ALBANY
Impedirlo non sta nella vostra volontà.

EDMUND
Né nella vostra, signore.

ALBANY
Sì, mezzosangue.

REGAN (a Edmund.)
Rulli il tamburo per dimostrare che il mio titolo è il tuo.

ALBANY
Fermi. Ascoltate. Edmund, io ti arresto per alto tradimento, e, con te, questo serpente dipinto d'oro. (Indicando Goneril.) La vostra pretesa, cara sorella, la impedisco nell'interesse di mia moglie. È lei che s'è subaffittata a questo signore e io, suo marito, vieto il vostro annuncio. Se volete sposarvi, fate la corte a me: mia moglie è impegnata.

GONERIL
È una farsa!

ALBANY
Tu sei già armato, Gloucester: suoni la tromba. Se non compare nessuno a dimostrare contro la tua persona il tuo odioso, manifesto, molteplice tradimento, ecco il mio pegno.


Getta un guanto a terra.


Proverò sul tuo cuore, prima di assaggiar pane, che tu non sei nulla di meno di quello che qui ho proclamato.

REGAN
Sto male! Sto male!

GONERIL (a parte.)
In caso contrario, non mi fiderei delle droghe.

EDMUND
Ecco il mio scambio.

 

Getta un guanto a terra.

 

Chiunque sia nel mondo colui che mi chiama traditore, mente da furfante. Squilli la tromba. Chiunque osi avvicinarsi, contro di lui, o voi, o altri, io sosterrò fermamente la mia fede e il mio onore.

ALBANY
Un araldo! Affidati soltanto al tuo valore: i tuoi soldati, tutti arruolati in mio nome, hanno avuto, in mio nome, il congedo.

REGAN
Il mio male peggiora.

ALBANY
Non sta bene. Portatela nella mia tenda.


Esce Regan, sorretta.
Entra un araldo.


Vieni qui, araldo. Si suoni la tromba. Leggi questo.

UFFICIALE
Si suoni la tromba!

 

Suona una tromba.

ARALDO (legge.)
Se un uomo di qualità o di rango nelle schiere dell'esercito vuol sostenere che Edmund, presunto Conte di Gloucester, è molte volte traditore, compaia entro il terzo squillo di tromba. Egli è pronto a difendersi.

Suonate! (Primo squillo.)
Ancora! (Secondo squillo.)
Ancora! (Terzo squillo.)


Una tromba risponde dall'interno.
Entra Edgar, armato, con una tromba che lo precede.

ALBANY
Chiedigli le sue intenzioni e perché compare all'appello della tromba.

ARALDO
Chi siete? Il vostro nome, il vostro titolo, e perché rispondete a questo appello?

EDGAR
Sappiate che il mio nome s'è perduto, roso e infettato dal dente del tradimento: eppure sono nobile quanto l'avversario che vengo qui ad affrontare.

ALBANY
Chi è questo avversario?

EDGAR
Chi è che parla per Edmund, Conte di Gloucester?

EDMUND
Lui stesso. Che vuoi dirgli?

EDGAR
Sguaina la spada, e se le mie parole offendono un nobile cuore, il tuo braccio potrà farti giustizia. Ecco la mia.
Guarda. È privilegio dei miei onori, dei miei voti e della mia condizione. Io affermo, malgrado la tua forza e posizione, giovinezza e gloria, malgrado la tua spada vincitrice e la recente fortuna, il tuo valore e il tuo coraggio, che tu sei un traditore, che sei falso nei confronti dei tuoi Dei, di tuo fratello, di tuo padre, che cospiri contro questo nobile principe illustre, e che dalla punta estrema del tuo capo giù fino alla polvere sotto i tuoi piedi, sei un rospo traditore. Dici di no? Questa spada, questo braccio e i miei spiriti migliori sono tesi a provare sul tuo cuore, a cui parlo, che tu menti.

EDMUND
Prudenza vorrebbe che chiedessi il tuo nome: ma poiché i tuoi tratti esteriori sono così fini e marziali, e poiché la tua lingua rivela una buona educazione, quel rinvio che potrei tranquillamente ottenere in base al codice della cavalleria, lo disdegno e disprezzo. Sul tuo capo rigetto questi tradimenti, e con queste menzogne infernali travolgo il tuo cuore: ma poiché le parole sfiorano e feriscono appena, questa mia spada aprirà un varco che le porti all'istante dove riposeranno per sempre. Parlate, trombe!


Squilli.

Duello.

Edmund cade.

ALBANY
Risparmiatelo, risparmiatelo!

GONERIL
È una trappola, Gloucester. Per la legge di guerra non sei tenuto a rispondere a un avversario sconosciuto. Non sei stato battuto ma ingannato e tradito.

ALBANY
Chiudete la bocca, madama, o ve la chiuderò io con questo foglio. Fermo, signore. Tu, peggio di qualsiasi nome, leggi il tuo delitto. Non lo strapperete, signora. Vedo che lo riconoscete.

GONERIL
E se fosse? Le leggi sono mie, non tue. Chi può accusarmi per questo?

ALBANY
O mostro! riconosci questo foglio?

GONERIL
Non chiedermi quello che conosco.

 

Esce.

ALBANY
Seguitela. È fuori di sé. Badate a lei.

Esce un ufficiale.

EDMUND
Ciò di cui mi avete accusato, l'ho fatto. E di più, molto di più: il tempo lo renderà manifesto. È finita, e così io. Ma tu chi sei che su di me hai avuto questa fortuna? Se sei nobile ti perdono.

EDGAR
Scambiamoci la pietà. Per sangue, Edmund, io non sono inferiore a te; se superiore, tanto di più mi hai fatto torto. Il mio nome è Edgar, e sono figlio di tuo padre. Gli Dei sono giusti e rendono i nostri colpevoli piaceri strumenti per tormentarci. L'oscuro luogo del vizio in cui lui ti generò gli è costato gli occhi.

EDMUND
Hai parlato bene; è vero. La ruota ha compiuto il suo giro: eccomi qua.

ALBANY
M'era parso che il tuo stesso incedere mostrasse una regale nobiltà. Devo abbracciarti: che il dolore mi spezzi il cuore se mai ho odiato te o tuo padre.

EDGAR
Degno principe, lo so.

ALBANY
Dove ti sei nascosto? Come hai appreso le sventure di tuo padre?

EDGAR
Avendone cura, mio signore. Ascoltate un breve racconto; e quando l'avrò narrato, possa scoppiarmi il cuore! Per sfuggire al bando sanguinario che mi incalzava da presso - o dolcezza della vita che ci induce a morire d'ora in ora le pene della morte piuttosto che a morire d'un colpo - imparai a infilarmi negli stracci di un pazzo, ad assumere sembianze che gli stessi cani disdegnavano; e in questa veste incontrai mio padre, coi suoi cerchi sanguinanti che avevano appena perduto le loro pietre preziose. Divenni la sua guida, lo condussi, mendicai per lui, lo salvai dalla disperazione, mai - e fu una colpa - rivelandomi fino a mezz'ora fa, quando, armato, non essendo sicuro, anche se lo speravo, del successo, gli chiesi di benedirmi e da cima a fondo gli narrai il mio pellegrinaggio; ma il suo cuore incrinato - troppo debole, ahimè, per sopportare il conflitto tra i due estremi della passione, gioia e dolore - si spezzò in un sorriso.

EDMUND
Questo tuo racconto mi ha commosso e forse potrò fare del bene; ma seguita a parlare: hai l'aria d'avere altro da dire.

ALBANY
Se c'è altro, e di più triste, taci. Già udendo questo, sono sconvolto.

EDGAR
Già questo sarebbe parso un punto fermo per chi non ama il dolore: aggiungerne un altro da descrivere in dettaglio sarebbe andare oltre il limite. Mentre clamorosamente mi lamentavo venne un uomo che, vedendomi nel mio stato peggiore, evitò la mia aborrita compagnia; ma poi, scoprendo chi era che tanto sopportava, con le sue forti braccia mi strinse al collo e urlando come se volesse rompere il cielo si gettò su mio padre, e raccontò la storia più pietosa, di Lear e di sé, che orecchio mai ascoltasse; e nel narrarla il suo dolore si fece più potente e le corde della vita cominciarono a spezzarsi. Due volte poi suonarono le trombe, e lo lasciai lì svenuto.

ALBANY
Ma chi era?

EDGAR
Kent, signore, l'esiliato Kent che, travestito, seguì il Re suo nemico e gli rese servigi indegni d'uno schiavo.

Entra un Gentiluomo con un coltello insanguinato.

GENTILUOMO
Aiuto, aiuto, aiuto!

EDGAR
Quale aiuto?

ALBANY
Parla.

EDGAR
Che significa questo coltello insanguinato?

GENTILUOMO
È caldo. Fuma. È appena uscito dal cuore di - Oh, è morta!

ALBANY
Chi è morta? Parla!

GENTILUOMO
Vostra moglie, signore, vostra moglie! E sua sorella è stata avvelenata da lei: l'ha confessato.

EDMUND
Ero promesso ad entrambe. Tra un istante ci sposiamo tutti e tre.

EDGAR
Ecco Kent.

Entra Kent.

ALBANY
Siano vive o morte, portate qui i loro corpi.


Esce il Gentiluomo.


Questo giudizio dei cieli che ci fa tremare non ci muove a pietà. (A Kent.) Oh, è lui? Il tempo non consente le dovute cerimonie.

KENT
Sono venuto per dare al mio signore e Re la buona notte. Non è qui?

ALBANY
Che cosa grande abbiamo dimenticato! Parla, Edmund, dov'è il Re? E dov'è Cordelia? Vedi questo spettacolo, Kent?

 

Vengono portati i corpi di Goneril e Regan.

KENT
Ahimè, che è accaduto?

EDMUND
Eppure Edmund è stato amato. Una ha avvelenato l'altra per amor mio e poi si è uccisa.

ALBANY
È stato così. Coprite i loro visi.

EDMUND
Mi manca il fiato; ma del bene voglio farlo malgrado la mia natura. Mandate subito - fate presto - qualcuno al Castello: ho ordinato di togliere la vita a Lear e a Cordelia. Su, affrettatevi!

ALBANY
Correte, correte! Oh, correte!

EDGAR
Da chi, signore? Chi è che ha l'ordine? Manda un segno che lo annulli.

EDMUND
Giusto. Prendi la mia spada e dalla al Capitano.

EDGAR
Corri, se tieni alla vita.

 

Esce un ufficiale.

EDMUND
Ha l'ordine da tua moglie e da me di impiccare Cordelia nella prigione e incolpare del suo suicidio la sua disperazione.

ALBANY
Gli Dei la difendano! Portatelo via di qui.


Edmund viene portato fuori.
Rientra Lear, con Cordelia, morta, tra le braccia; ufficiale.

LEAR
Urlate, urlate, urlate! Oh! Siete uomini di pietra. Se avessi io le vostre lingue e i vostri occhi, li userei in modo da far spezzare la volta del cielo.  Lei se n'è andata per sempre; io so quand'uno è morto e quando è vivo. Lei è morta come la terra. Datemi uno specchio: se il suo fiato appanna o macchia la pietra, allora è viva.

KENT
È questa la fine promessa?

EDGAR
O è l'immagine di quell'orrore?

ALBANY
Tutto cada e finisca!

LEAR
Questa piuma si muove: è viva! Se è così, è un caso che redime tutti i dolori che ho mai provato.

KENT (inginocchiandosi.)
O, mio buon padrone!

LEAR
Vattene, ti prego.

EDGAR
È il nobile Kent, vostro amico.

LEAR
Peste su di voi, assassini, traditori, tutti! Avrei potuto salvarla, ma se n'è andata per sempre. Cordelia, Cordelia, fermati un poco. Ah! Cos'è che dici? La sua voce è stata sempre dolce, gentile e bassa, una cosa eccellente in una donna. Io ho ucciso lo schiavo che ti stava impiccando.

UFFICIALE
È vero, miei signori, lo ha fatto.

LEAR
Non è vero, amico? Passato è il giorno in cui con la mia brava lama acuminata li avrei fatti saltare. Ora sono vecchio e queste croci mi distruggono. Voi chi siete? I miei occhi non sono dei migliori, ve lo dico francamente.

KENT
Se la Fortuna può vantarsi di due che ha amato e insieme odiato, noi ne vediamo uno.

LEAR
Ho la vista annebbiata. Non sei Kent?

KENT
Proprio lui. Il vostro servo Kent. Dov'è il vostro servo Caio?

LEAR
È un brav'uomo, te lo dico io. Sa colpire, e presto. È morto e putrefatto.

KENT
No, mio buon signore, quell'uomo sono io.

LEAR
Me ne occupo subito.

KENT
Che dall'inizio del vostro mutamento e declino ha seguito i vostri tristi passi -

LEAR
Sei il benvenuto qui.

KENT
Né io né nessun altro. Tutto è senza gioia, buio e mortale. Le vostre figlie maggiori si sono distrutte da sé e sono morte disperate.

LEAR
Sì, così credo.

ALBANY
Non sa quello che vede, ed è vano che noi ci presentiamo a lui.

EDGAR
Non serve a niente.

Entra un ufficiale.

UFFICIALE
Edmund è morto, mio signore.

ALBANY
Questa è un'inezia. Voi, signori, e nobili amici, apprendete il nostro intento: quale conforto possa venire a questa grande rovina, verrà applicato. In quanto a noi, durante la vita di questa antica Maestà, a lui rassegneremo il nostro potere assoluto. Voi due restituiamo ai vostri diritti (A Edgar e Kent.) con quelle aggiunte che i vostri onori hanno più che meritato. Tutti gli amici gusteranno la ricompensa del loro valore, e tutti i nemici la coppa dei loro demeriti. Oh! guardate, guardate!

LEAR
E il mio povero matto è morto impiccato. No, no, niente vita! Perché un cane, un cavallo, un topo hanno vita e tu nemmeno un respiro? Tu non tornerai più. Mai, mai, mai, mai, mai più. Vi prego, slacciate questo bottone. Grazie, signore. Vedete questo? Guardatela! Guardate le sue labbra! Guardate là, guardate!

 

Muore.

EDGAR
Viene meno. Mio signore, mio signore!

KENT
Spezzati, cuore! Ti prego, spezzati.

EDGAR
Aprite gli occhi, signore.

KENT
Non tormentate il suo spirito. Lasciate che passi. Lo odia chi vuole stenderlo ancora sulla ruota di questo mondo crudele.

EDGAR
Se n'è andato veramente.

KENT
Quel che stupisce è che abbia sopportato così a lungo. Ha usurpato la sua vita.

ALBANY
Portateli via. Il nostro primo dovere è il lutto universale. (A Kent e Edgar.) Voi due, amici della mia anima, governate in questo regno e sanate lo stato piagato.

KENT
Io debbo presto fare un viaggio, signore. Il mio padrone mi chiama, non posso dire di no.

EDGAR
Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste. Dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene dire.
I più vecchi hanno sopportato di più: noi che siamo giovani non vedremo tanto né tanto a lungo vivremo.


Escono, con una marcia funebre.

 

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