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“Tutto è bene quel che finisce bene” è essenzialmente una commedia di viaggio,
la più picaresca fra quelle shakespeariane. Tutti i personaggi infatti sono
presi da una insolita frenesia di fuga, di spostamento, di ricerca di luoghi
diversi nel tentativo di cambiare gli avvenimenti che sembrano inesorabilmente
incastrarli.
Solo Elena è determinata nei suoi intenti, solo lei riconosce chiaramente i suoi
desideri e li persegue con coerenza e costanza, a volte addirittura con
violenza.
Non
a caso Shakespeare ha affidato questo carattere ad un personaggio femminile
giocando così abilmente con il sovvertimento delle regole e delle aspettative
del pubblico, che si potrebbe attendere coerenza e determinazione da un
personaggio maschile.
Bertram invece è vanesio, sfuggente, insicuro nei suoi
continui tentennamenti, si lascia influenzare da altri personaggi e dalle
convenzioni sociali più che percorrere una sua strada.
Solo la Contessa di Rossiglione rinuncia al viaggio e dall’alto della sua immobilità guarda gli
affanni della gioventù con il disincanto e l’ironia dell’esperienza.
Il viaggio tuttavia, la fuga dalla realtà, non porta a niente. I personaggi, in
barba alla realtà geografica, percorrono invano mezza Europa, partecipano a
guerre e a campagne militari, ma non trovano una nuova via, non addivengono ad
una formazione.
Bertram alla fine sembra cedere al forzato matrimonio con Elena
più per sfinimento che per vera convinzione cosicché il “Tutto è bene quel che
finisce bene” del finale ha un vago sapore di rassegnazione, di perdita di quei
sogni che forse solo la gioventù degli uomini può cullare.
Sarà infine Parolles, l’amorale per eccellenza, a trarre la morale da tutti
questi viaggi, travestimenti e smascheramenti : “Non farò più il capitano, ma
potrò mangiare, bere e dormire con l'agio di un capitano.
Sarà un bel vivere
semplicemente come sono.Chi si conosce per millantatore stia attento a sé: sarà
questione di poco.
E chiunque millanti avrà la parte del ciuco. Arrugginisci,
spada; raffreddatevi bollori; e tu Parolles vivi sicuro nella vergogna.Ferito di
beffa, fiorisci di beffa. C'è posto e mezzi per ogni uomo al mondo. E io li
troverò.”
Nonostante tutto sarà Parolles l’unico a poter rinunciare al suo ruolo, a
svestire i panni della maschera, a diventare uomo e non figura. L’unico a non
trovare posto nel rigido schema di una torta nuziale.
Raffaello Malesci
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
personaggi |
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BERTRAM, Conte di Rossiglione
La CONTESSA di Rossiglione, madre
di Bertram
ELENA, orfana allevata dalla
Contessa
PAROLLES, amico di Bertram
Rinaldo, maggiordomo della
Contessa
Lavatch, clown della Contessa
PAGGIO della Contessa
RE di Francia
LAFEW, nobile anziano
I fratelli Dumaine, due nobili
francesi, poi al servizio del Duca
di Firenze
Altri NOBILI
Due SOLDATI francesi
Un GENTILUOMO, falconiere alla corte
di Francia
Un messaggero
Il DUCA di Firenze
La VEDOVA Capuleti di Firenze
DIANA, figlia della vedova
MARIANA, amica della vedova
Nobili, servi al seguito, soldati,
cittadini
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
RIASSUNTO |
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da Wikipedia
Elena, orfana di un celebre medico e pupilla della Contessa di Rossiglione, si
innamora del figlio della sua tutrice, il giovane cavaliere Bertram, che decide
di partire per la corte di Parigi e di mettersi al servizio del Re di Francia.
Anche Elena raggiunge la corte, con il preciso scopo di curare il Re da una
fistola che tutti giudicano inguaribile.
La giovane, affidandosi alle cognizioni
di medicina trasmessele dal padre, riesce nel suo intento e ne ottiene in
ricompensa di poter scegliere un marito tra i nobili della corte.
Le sue
preferenze si rivolgono ovviamente a Bertram che, sconvolto da questa
prospettiva, accondiscende alle nozze solo perché teme di suscitare l’ira del
Re.
Subito dopo il cavaliere, insieme al capitano spaccone Parolles, parte
segretamente per Firenze dove intende offrirsi volontario nell’esercito della
duchessa.
Egli lascia un messaggio in cui fa sapere ad Elena che, se vorrà
veramente essere sua moglie, dovranno verificarsi due condizioni apparentemente
impossibili e cioè che si presenti a lui con un figlio da lui generato
mostrandogli un anello che egli porta costantemente al dito.
Con la scusa di un pellegrinaggio Elena, invece di tornare a Rossiglione, segue
Betram a Firenze con l’intento di farlo suo, ma scopre che egli sta tentando di
sedurre una fanciulla fiorentina di nome Diana Capuleti.
Accordandosi con la
madre della fanciulla Elena riesce una notte a sostituirsi a lei e a sottrarre
l’anello a Bertram sostituendolo con uno quasi uguale che il Re di Francia le
aveva donato.
Durante la guerra il capitano Parolles millanta le sue inesistenti doti militari
ma viene indotto in un tranello dagli invidiosi fratelli Dumaine, anch’essi al
seguito di Bertram, e rivela tutta la sua codardia spifferando a dei falsi
nemici i segreti dell’esercito fiorentino.
Riconosciuto per quello che è viene
degradato e si rassegna a non fare più il capitano ma a vivere sicuro nella
vergogna.
La guerra fiorentina ha termine ed Elena sparge la voce della sua morte. Bertram,
saputolo, ritorna in patria credendosi libero da ogni vincolo.
Una volta giunto a Rossiglione riappare Elena incinta di lui e Bertram è
costretto ad ammettere di fronte al Re e alla madre che la sua sposa è riuscita
a soddisfare le sue condizioni cosicché tutto si conclude per il meglio.
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto primo -
scena prima |
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Entrano il giovane Bertram,
Conte di Rossiglione, sua madre,
la Contessa, Elena e il nobile
Lafew, vestiti a lutto.
CONTESSA
Dividermi da mio figlio
è come perdere due volte
mio marito.
BERTRAM
E per me, signora,
partire è come piangere
mio padre una seconda
volta. Ma devo eseguire
l'ordine di Sua Maestà,
da sempre mio signore, e
ora mio tutore.
LAFEW
Signora, nel Re voi
avrete un marito; voi,
signore, un padre. La
bontà che egli esercita
in tutte le occasioni
tanto più virtuosa sarà
verso di voi, il cui
merito
la evocherebbe dove
fosse assente: né mai la
spengerebbe dove è così prospera.
CONTESSA
Che speranze ci sono
della guarigione di Sua
Maestà?
LAFEW
Ha congedato tutti i
medici, signora, visto
che con le loro cure ha
solo prolungato l'attesa
della speranza, senza altro vantaggio che la
perdita della speranza
nell'attesa.
CONTESSA
Questa giovane dama
aveva un padre - com'è
triste "avere" al
passato! - la cui
bravura ne uguagliava
quasi l'onestà; che se
l'avesse raggiunta
avrebbe reso
immortale la natura e la
morte avrebbe perso il
lavoro. Per il bene del
Re, fosse ancora vivo!
Sarebbe la fine per la
malattia del Re!
LAFEW
Che nome avete detto che
aveva, signora?
CONTESSA
Era famoso nella sua
professione, signore, e
con pieno diritto:
Gerardo di Narbona.
LAFEW
Lui era eccezionale,
signora. Proprio il Re
ultimamente ne parlava
con ammirazione e
rimpianto. Era talmente bravo che sarebbe ancora
vivo, se la scienza
potesse sconfiggere la
morte.
BERTRAM
Ma che cos'ha
esattamente il Re,
signore?
LAFEW
Una fistola, signore.
BERTRAM
Mai sentito dire.
LAFEW
Meglio che non si senta
dire. E questa dama
sarebbe la figlia di
Gerardo di Narbona?
CONTESSA
Figlia unica, signore, e
affidata a me. Ho ottime
speranze per il suo futuro, dato
che la sua educazione raffina le
doti innate e dà alla sua indole
un'armonia
virtuosa. Quando una natura
imperfetta ostenta qualità
elevate, queste si riconoscono a
malincuore: saranno anche virtù,
ma infide. In lei, invece,
spiccano per la loro
rettitudine: l'onestà è
ereditaria, ma la bontà è tutta
sua.
LAFEW
Le vostre lodi, signora, la
fanno lacrimare.
CONTESSA
È il migliore umido in cui una
vergine possa conservare
l'elogio ricevuto. Basta che il
ricordo del padre le sfiori il
cuore perché la tirannia del suo
dolore
tolga vita al suo volto. Ora
basta, Elena, su. Basta, che non
si creda che tu il dolore lo
ostenti più che averlo.
ELENA
Certo che sfoggio il mio dolore,
ma ce l'ho pur dentro.
LAFEW
Un compianto moderato è il
diritto dei morti; un dolore
eccessivo è il nemico dei vivi.
CONTESSA
Quando i vivi combattono il
dolore, del proprio eccesso
questo rapidamente muore.
BERTRAM
Signora, vi chiedo la
benedizione.
LAFEW
Che vorrà dire?
CONTESSA
Sii benedetto, Bertram, segui
tuo padre
nei modi e nell'aspetto! Sangue
e virtù
in te lottino per il primato; la bontà
si cumuli al diritto di nascita!
Ama tutti, fidati
di pochi, non far torto a
nessuno. Affronta il nemico
più in potenza che in atto, e
veglia sull'amico
come fai su di te. Accetta
critiche sul tuo silenzio,
ma mai per parlar troppo. E ogni
altro dono che il cielo
e che le mie preghiere possano
darti
scenda sopra il tuo capo! Addio.
- Signore,
questo è digiuno di corte:
abbiate pazienza,
consigliatelo voi.
LAFEW
Non manca mai il successo
a chi pratica il rispetto.
CONTESSA
Il cielo lo benedica! - Addio,
Bertram.
Esce.
BERTRAM
Possano avere seguito tutti i
migliori auspici frutto del
vostro pensiero!
(A Elena)
Abbiate ogni premura per mia madre, vostra signora; onoratela
ogni
momento.
LAFEW
Addio, bella damigella: tenete
alto il nome di vostro padre.
Escono Bertram e Lafew.
ELENA
Non fosse che questo! Non è a
mio padre che penso,
anche se con queste lacrime
venero la sua memoria
più ora di quando lo piansi.
Com'era veramente?
L'ho dimenticato. La mia mente
non ha posto che per Bertram.
Sono distrutta: che vivo a fare,
che vita è,
se Bertram non è qui. Sarebbe
come
pretendere di amare una stella
rilucente
e insistere a sposarla: tanto è
lontano.
Mi devo contentare del suo alone
brillante,
di una luce riflessa, fuori
della sua sfera.
Così l'aspirazione del mio amore
si castiga:
muore d'amore la cerbiatta che
agogna
di congiungersi al leone. Era
bello, pur nella pena,
vederlo ogni momento, disegnarne
sulla tela del cuore
le ciglia arcuate, l'occhio di
falco, i riccioli -
cuore tanto proclive al tratto,
al piglio del suo volto.
Ma ora è partito, e la mia mente
invasa
non ha che idolatrarne i resti.
Chi viene?
Entra Parolles.
Uno che parte con lui; mi piace
come persona,
anche se so che razza di
bugiardo è,
un gran buffone, vigliacco e nient'altro.
In fondo, però, questi
inguaribili vizi
gli sono tanto connaturati da
esser bene accetti
mentre la più ferrea virtù
illividisce al freddo. Ma sì,
è la regola: la nuda saggezza
serve l'opulenta follia.
PAROLLES
Dio ti benedica, regina delle
belle.
ELENA
Anche voi, monarca dei savi.
PAROLLES
Non io.
ELENA
Né io.
PAROLLES
State forse pensando alla
verginità?
ELENA
Come no? Voi, che avete un po'
del soldataccio, eccovi una
domanda. L'uomo è nemico della
verginità: come ci si barrica
contro di lui?
PAROLLES
Tenendolo fuori.
ELENA
Ma lui carica, e la nostra
verginità, per quanto eroica, è
debole in difesa. Svelateci
qualche mossa di resistenza.
PAROLLES
Non ce ne sono. C'è solo l'uomo
che vi assedia, sistema
l'esplosivo e vi fa saltare.
ELENA
Dio risparmi la nostra verginità
da assaltatori e dinamitardi! Ma
non c'è qualche condotta campale
per delle vergini che vogliano
far saltare gli uomini?
PAROLLES
Una volta che la verginità ha
perso la carica, l'uomo con più
facilità si prepara a saltare;
ma ascoltate: per far perdere a
lui la carica, voi stesse vi
esponete a
una tal breccia che poi perdete
la cittadella. Non è pratico,
nella grande società della
natura, tenere in serbo la
verginità. Perdere la verginità
vuol dire
aumentare il numero di esseri
ragionevoli: nessuna vergine
venne al mondo senza perdita di verginità. Voi stessa tenete
della pasta con cui si fanno le
vergini. La verginità, persa una
volta, te la ritrovi dieci volte
tanta; se invece la tieni da
parte finisce che decade. Da
sola, non dà calore: va data
via!
ELENA
Io me la tengo ancora, anche se
vorrà dire morire vergine.
PAROLLES
Detto in poche parole: è contro
la legge di natura. Star dalla
parte della verginità significa
dare addosso alle vostre madri,
che è segno incontrovertibile di
ribellione. Chi s'impicca è
vergine; la verginità si dà la
morte e dovrebbe essere sepolta
sulla pubblica via, in terra non
consacrata, come un'estrema
offesa
alla natura. La verginità
produce vermi, proprio come un
certo tipo di formaggio, si
consuma fino alla crosta, e
muore divorando se stessa. Inoltre, la
verginità è stizzosa,
orgogliosa, oziosa, fatta di
narcisismo, che è il peccato
estremo secondo le Scritture.
Non tenetela in serbo: non
farete altro che
perderci. Afrutto! Tempo dieci
anni, vi tornerà decuplicata, che è un bell'incremento tenendo
conto che il capitale resterebbe
più o meno intatto. Datela via!
ELENA
E come si fa, signore, a
perderla con suo pieno
piacimento?
PAROLLES
Dunque, vediamo. Ma certo:
facendole torto e amando chi non
l'ama. È un prodotto che va a
male se non si smercia: più
resta fermo, meno vale. Datela
via
finché è vendibile, soddisfate
in tempo la domanda. La
verginità, come un vecchio
cortigiano, porta un cappello
fuori moda, tanto altisonante
quanto
dissonante, proprio come le fibbie e gli stuzzicadenti che
ora non vanno più. Il frutto
stagionato sta meglio in una
torta che sulle guance di una
donna: e
questa vostra verginità, la
verginità di cui si favella, è
come una di quelle pere francesi
belle vizze: sgradevole
all'aspetto, secca al palato.
Per la madonna, è
vizza per davvero: sarà stata
anche buona, ma ora, per la
madonna, è solo una pera vizza. Che ci volete fare?
ELENA
Non è così la mia verginità...
Il tuo padrone ci troverà ancora
mille amori:
madre, amante, amica, una
fenice,
capitano e nemica, guida, dea, regina,
consiglio, tradimento, e affetto
-
sua umile ambizione e superba
umiltà,
suo accordo dissonante, dissonanza armoniosa,
fede, dolce malasorte; tutto un
mondo
di cari, strani nomignoli che il
cieco Cupido
hatenuto a battesimo. Così che
lui...
non lo so che farà. Dio lo
protegga!
La corte è una scuola, e lui è
uno...
PAROLLES
Uno che, di grazia?
ELENA
Cui auguro ogni bene. Peccato...
PAROLLES
Peccato che?
ELENA
Che ogni augurio non sia già
vita
in atto; se solo noi, nati fra i
poveri,
confinati da più umili stelle a
soli auguri,
potessimo un seguito concreto
presentare agli amici
manifestando ciò che invece
resta solo pensiero,
per cui nessuno ci ringrazia!
Entra un Paggio.
PAGGIO
Monsieur Parolles, il mio
signore vi attende.
Esce.
PAROLLES
Elenuccia, addio. Se mi verrai
in mente, a corte penserò a te.
ELENA
Monsieur Parolles, siete nato
sotto una stella caritatevole.
PAROLLES
No, sotto Marte.
ELENA
Penso assolutamente sotto Marte.
PAROLLES
Vediamo: perché sotto Marte?
ELENA
Le armi vi hanno tenuto tanto
sotto che per forza dovete
essere nato sotto Marte.
PAROLLES
Quando era in fase ascendente.
ELENA
Penso più quando era regressivo.
PAROLLES
Ma perché?
ELENA
In battaglia andate tanto
indietro.
PAROLLES
Per prendere più slancio.
ELENA
E scappare, quando la paura
suggerisce la scappatoia. Ma la
forma che racchiude in voi
valore e paura è proprietà che
le batte tutte, e mi piace molto
il
vostro stile.
PAROLLES
Ho tanto da sfaccendare che non
ho tempo di risponderti a tono.
Tornerò perfetto cortigiano, nel
cui ruolo i miei insegnamenti
aiuteranno anche te ad
esserlo, se sarai aperta
all'acume di un cortigiano e
prona al giudizio che ti inculcherò.Sennò, va' a sfarti
nell'ingratitudine e ti fulmini
l'ignoranza. Addio.
Quando hai tempo, di' le tue
preghiere; quando non ne hai,
ricordati degli amici. Trovati
un buon marito, e fanne l'uso
che lui fa di te. Allora, addio.
Esce.
ELENA
Spesso i rimedi stanno solo in
noi
ma li vogliamo in cielo. Il
fatidico cielo
ci dà ampio spazio, ma tira
indietro
il lento desiderio della nostra
inazione.
Qual è il potere che mette così
in alto il mio amore
che più lo vedo meno me ne sazio
l'occhio?
I separati da abissi di fortuna
unisce
la natura in parità di sorte, in
un fraterno bacio.
Imprese straordinarie sono
impossibili per chi
misura l'ardimento con la
ragione, e crede
che quel che è stato non sia
vero. C'è donna
capace di amor proprio che abbia
perso in amore?
La malattia del Re: forse il mio
piano m'inganna,
ma il mio proposito è fermo, e
non mi sposto.
Esce.
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto primo -
scena seconda |
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Squilli di tromba.
Entra il
Re di Francia, che porta
lettere, seguito da nobili.
RE
I fiorentini e i senesi si
accapigliano:
si sono battuti con ugual
fortuna, e vanno avanti
con una guerra di scaramucce.
PRIMO NOBILE
Così si dice, signore.
RE
E così è. Ce ne dà la certezza
nostro cugino Re d'Austria,
avvertendo
che i fiorentini cercheranno da
noi
aiuti urgenti. Il nostro più
caro amico
ci anticipa un parere di questo
tenore:
vorrebbe che li negassimo.
PRIMO NOBILE
Il suo affetto e giudizio,
largamente dimostrati a Vostra
Maestà,
garantiscono il più ampio
credito.
RE
Ci ha dato le armi per
rispondere:
i fiorentini avranno il nostro
no prima di chiedere.
Quanto ai nostri nobili che
vogliano
militare in Toscana, essi sono
liberi
di stare dall'una parte o
l'altra.
SECONDO NOBILE
Servirà da esperienza per la
nostra nobiltà,
che langue senza gesta e
respiro.
RE
Chi arriva?
Entrano Bertram, Lafew e
Parolles.
PRIMO NOBILE
Il Conte di Rossiglione, sire.
Il giovane Bertram.
RE
Giovane, hai il volto di tuo
padre;
con te la natura è stata
schietta,
mostrando più attenzione che
fretta. Anche i lati morali
di tuo padre tu possa ereditare!
Benvenuto a Parigi.
BERTRAM
Tutta la mia gratitudine e
obbedienza a Vostra Maestà.
RE
Potessi avere ora la vigoria
fisica di allora
quando io e tuo padre facemmo in
amicizia
i nostri primi passi da soldati.
Lui aveva talento
per l'arte militare del suo
tempo, e si perfezionò
coi più ardimentosi. Ebbe una
lunga carriera,
ma poi quella strega della
vecchiaia ci prese entrambi
e ci mise in pensione. Mi
rasserena molto
parlare del tuo buon padre. Da
giovane
aveva quell'arguzia che noto
bene
nei nostri nobili più giovani,
ma questi scherzano
senza avvedersi che si ritorce a
loro danno,
prima di mascherare la loro
frivolezza con l'onore.
Come in un cortigiano, non c'era
nel suo orgoglio
disprezzo o asprezza, o
arroganza; se c'erano,
era per causa di un suo pari, e
il suo onore,
come un orologio, sapeva al
millesimo il minuto
che lo spingeva a un appunto, e
solo allora
la lingua si affiatava alla
mano. I servitori
li considerava come esseri di un
altro mondo:
chinava il suo capo eminente al
loro basso rango,
loro s'inorgoglivano della sua
umiltà,
lui si calava nella loro povera
lode. Un uomo così
potrebbe essere un modello per
questi nostri tempi;
seguendolo, si rivelerebbero per
quel che sono:
passi all'indietro.
BERTRAM
La sua buona memoria, sire,
è più ricca nei pensieri vostri
che sulla sua tomba.
Non così vero suona il suo
epitaffio
come nel vostro elogio regale.
RE
Potessi esser con lui! Diceva
sempre -
mi sembra di sentirlo; le sue
amabili parole
non lasciava cadere negli orecchi, ma ve le piantava
perché dessero frutto - e
diceva: "Ch'io non più viva" -
così cominciava spesso la sua bella melanconia
nei postumi e alla fine del
piacere,
a quello spento - "Ch'io non più
viva" -
diceva, "quando la mia fiamma è
senza olio,
nudo lucignolo in mezzo a
spiriti più giovani,
i cui vigili sensi sdegnano
tutto quanto non sia nuovo;
le cui menti san solo ideare
nuove mode; la cui costanza
passa ancora prima di una moda".
Questo voleva.
Io, dopo di lui, come lui lo
voglio;
perché non so più fare cera o
miele,
Vorrei presto lasciare il mio
alveare.
per far posto ad api più
industriose.
SECONDO NOBILE
Ma siete amato, sire;
e chi vi ama di meno sentirà per
primo la vostra mancanza.
RE
Occupo un posto, lo so. Quant'è,
Conte,
che è morto il vostro medico di
famiglia?
Era molto famoso.
BERTRAM
Circa sei mesi, signore.
RE
Se fosse ancora vivo, vorrei
sentirlo. -
Datemi il braccio. Tutti gli
altri mi hanno prostrato
con cure di ogni tipo; la natura
e il male
dibattono con tutto l'agio. Benvenuto,
Conte,
più caro di un figlio.
BERTRAM
Grazie, Vostra Maestà.
Escono.
Squilli.
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto primo -
scena terza |
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Entrano la Contessa, il
suo Maggiordomo Rinaldo, e
il suo Clown Lavatch.
CONTESSA
Adesso voglio sentire: dicevate
di questa gentildonna?
MAGGIORDOMO
Signora, la cura da me impiegata
per incontrare il vostro favore
spero possa essere attestata sul
registro dei miei passati
servigi: ché rendendo pubblici
noi
stessi i nostri meriti ferisce
la nostra modestia e deturpa la
loro purezza.
CONTESSA
Che ci fa qui questo furfante?
Andatevene, briccone. Non credo
a tutte le lamentele avute sul
vostro conto; lo faccio per
pigrizia, ma lo so che la
scervellataggine per combinarne
di tutte non vi manca,
buonissimo come siete a studiarne sempre di nuove.
CLOWN
Vi è più che noto, signora, che
sono un poveraccio.
CONTESSA
Va bene, signore.
CLOWN
No, signora, non va bene per
niente che io sia povero, anche
se molti dei ricchi sono
dannati; ma col permesso di Vostra Signoria di metter su
famiglia, io e
la serva Isbel faremo del nostro
meglio.
CONTESSA
Ma vuoi proprio ridurti a
mendicare?
CLOWN
Mendico il vostro consenso in
questa cosa.
CONTESSA
In quale cosa?
CLOWN
La cosa di Isbel e mia. Chi
serve non fa lasciti, e come me
la dà Dio una mano se non faccio
da me qualcosa? Si dice che i
pupi sono benedizioni.
CONTESSA
E tu dimmi perché ti vuoi
sposare.
CLOWN
Lo chiede il mio povero me,
signora. Mi spinge la carne, e
non c'è che andare quando ti fa
correre il demonio.
CONTESSA
Son tutte qui le ragioni di
Vossignoria?
CLOWN
La verità vera, signora, è che
di ragioni ne ho di sante e di
sode, pensate quel che volete.
CONTESSA
E le possiamo sapere?
CLOWN
Signora, ho fatto i miei
peccati, come voi e chi c'ha
addosso carne e sangue, e voglio
sposarmi per far penitenza.
CONTESSA
Sì, ma prima per il matrimonio
che per i tuoi peccati.
CLOWN
Non ho amici, signora, e spero
di averne attraverso mia moglie.
CONTESSA
Amici di quella parte sono tuoi
nemici, barbogio.
CLOWN
Signora, di amiconi per la pelle
voi ne sapete poco: quei
manigoldi son lì per fare quello
di cui ho abbastanza io. Chi ara
la mia terra mi risparmia i buoi
e mi
lascia padrone del raccolto.
Dicano che sono becco, ma loro
sono la mia manodopera. Chi
rassetta mia moglie mi ristora
carne e sangue; chi mi ristora
carne
e sangue ama la mia carne e il
mio sangue; chi ama la mia carne
e il mio sangue è amico mio;
ergo, chi si gode mia moglie è
amico mio. Se gli uomini fossero
contenti di esser quel che sono,
non si avrebbero tante paure nel
matrimonio. Per esempio: il
giovane Charbon, puritano, e il
vecchio Poysam, papista, con
tutto che, dal lato del cuore,
la religione li divide, in testa
si trovano all'unisono:
potrebbero suonarsi le corna
come due cervi in amore.
CONTESSA
Quando la smetterai di essere
una canaglia calunniosa e
sboccata?
CLOWN
Sono un profeta, signora, e dico
la verità nuda e cruda:
Vecchia ballata, ti ripeto,
ché gli uomini il vero non san
più:
chi per destino è marito
per natura è cucù.
CONTESSA
Andatevene, ora; con voi
riparlerò fra un po'.
MAGGIORDOMO
Compiacetevi, signora, di
mandarlo a chiamare qui Elena:
volevo parlarvi di lei.
CONTESSA
Sentite un po', dite alla mia
dama di compagnia che desidero
parlarle - Elena, intendo.
CLOWN
Disse lei: fu per riprender quel
visino
che i greci distrussero Troia?
Maledetta sciagura, sciagura
maledetta,
fu questa di Re Priamo la gioia?
E le venne un sospiro a quel
pensiero,
e le venne un sospiro a quel
pensiero,
e poi questa massima lei disse:
se ogni nove cattive una è
buona,
se ogni nove cattive una è
buona,
è pur sempre una buona su ogni
dieci.
CONTESSA
Che, una sola buona su dieci?
Marrano, così cambiate il senso.
CLOWN
Invece, signora, l'ho colto
bene: una buona donna su dieci,
appunto. Dio volesse che così
andasse il mondo tutto l'anno!
Fossi parroco, mi andrebbe
benone la
decima in donne: una su dieci,
dice! Se nascesse una buona
donna a ogni cometa o terremoto,
darebbe una bella rimescolatina
al mazzo: ora come ora,
quando un uomo prende, è più
facile che gli esca il cuore che
una buona donna.
CONTESSA
Andate, andate, razza di
nobiluomo, e fate quello che vi
ho imposto.
CLOWN
Che strano! Un uomo che gli
s'impone una donna, e non
succede nulla! Ché, l'onestà è
puritana? Eppure non fa male a
nessuno. Porta la cotta
dell'umiltà
sopra la tonaca nera di un cuore
orgoglioso. Vado, state sicura.
E Elena invece ha da venire.
Esce.
CONTESSA
Era l'ora.
MAGGIORDOMO
Io so, signora, che voi amate
profondamente la vostra dama di
compagnia.
CONTESSA
Certamente. Suo padre me l'ha
affidata, e lei stessa,
indipendentemente da ogni altra
cosa, ha tutti i diritti di
avere tutto l'affetto possibile.
Vale più di
quanto è stimata, e più stima
avrà di quanta ne chiederà.
MAGGIORDOMO
Signora, ultimamente le sono
stato più vicino di quanto lei
stessa volesse. Era sola, e
comunicava con se stessa, unica
ascoltatrice delle proprie
parole - lei
pensava, ci giurerei, che esse
non fossero percepite da altri.
Quello che diceva era di amare
vostro figlio. La Fortuna,
diceva, non era una dea, se
aveva
fissato una tale differenza fra
le loro condizioni; e Amore non
era un dio, se il suo potere non
si attua che quando i suoi
soggetti sono di uguale rango; e
Diana
non era la regina delle vergini,
se lascia che il suo tenero
suddito venga conquistato, senza possibilità di salvezza, al
primo assalto e resti senza
riscatto.
Questo diceva lei nei toni più
disperati di dolore che mai
abbia udito proferire da
vergine. E di questo ho ritenuto
mio dovere informarvi
prontamente, dato
che, dovesse darsi un seguito
funesto, vi compete conoscerne
le avvisaglie.
CONTESSA
Avete fatto bene il vostro
dovere: ma tenetelo per voi.
Molti elementi me l'avevano già
fatto notare, ma erano in equilibrio così incerto, che non
sapevo se
crederci o non crederci. Vi
prego, lasciatemi. Tenete ben
segreto tutto questo, e intanto
vi ringrazio per la vostra
onesta premura. Ne riparleremo
dopo.
Esce
il Maggiordomo.
Entra Elena.
CONTESSA
Anch'io ero così da giovane:
son cose nostre com'è vero che
siamo tutte natura;
non c'è rosa di gioventù senza
la sua spina -
nasce col nostro sangue come
quello con noi.
È il segno e il timbro della
veracità della natura
la foga dell'amore che s'imprime
sulla gioventù.
Lo dice il ricordo del tempo
passato
che se fu colpa noi la
commettemmo, ad altro non
pensando.
Ha nell'occhio il suo male: ora
mi è chiaro.
ELENA
Che desiderate, signora?
CONTESSA
Sai, Elena,
sono come una madre per te.
ELENA
La mia onorata signora.
CONTESSA
Madre, madre.
Perché non madre? Quando ho
detto "madre",
sembrava tu avessi visto un
serpente.
Che ha "madre" da farti trasalire? Se dico tua madre,
ti conto fra quelli nati dal mio
grembo. Succede spesso
che l'adozione lotti con la natura, e poi si scelga
di crescere indigeno innesto da
seme forestiero.
Tu non mi hai inflitto mai pene
di parto,
eppure io ti esprimo la premura
di madre.
Misericordia, ragazza mia! Ti si
caglia il sangue
se dico che sono tua madre? Che
succede?
Che adesso questa instabile
messaggera di umidità,
iride multicolore, ti
intumidisce l'occhio?
È perché sei mia figlia?
ELENA
Non lo sono.
CONTESSA
Dico che sono tua madre.
ELENA
Perdonatemi, signora.
Il Conte di Rossiglione non può
essermi fratello:
la sua è una casa onorata, la
mia umile.
Di nessuna nota i miei genitori;
i suoi, nobili.
Mio signore, mio caro padrone,
lui, e io,
finché vivo, sua serva e, alla morte, sua vassalla.
Non può esser mio fratello.
CONTESSA
Né io tua madre?
ELENA
Siete mia madre! Lo vorrei
davvero -
purché il mio signore vostro
figlio non mi fosse fratello-
che mi foste madre! Che foste
madre di noi due -
l'avrei caro non meno che del
cielo -
ma no sua sorella. Non c'è altra
via
che io, da vostra figlia, non
abbia lui per fratello?
CONTESSA
Sì, Elena, potresti essere mia
nuora.
Non vorrai mica rifiutare!
Queste "figlia"
e "madre" ti rendono nervosa. Ma
come, impallidisci?
Il mio sospetto vede la tua
passione. Capisco ora
il mistero della tua solitudine,
e scopro
la causa delle tue lacrime
salate. È tutto chiaro:
ami mio figlio. Non c'è sfacciata
simulazione
che dica non è vero contro la
certezza del tuo amore.
Dimmi la verità: ma devi dire
sì. Guarda: le tue gote
se lo confessano a vicenda, e i
tuoi occhi
lo leggono così tangibile e nel
tuo contegno
che a modo loro parlano; solo il
segreto
e una feroce ostinazione ti
legano la lingua,
facendo dubitare della
verità. Parla: è così?
Se è così, hai combinato un bel
pasticcio...
Sennò, giura di no; comunque, ti
ordino,
se vuoi che il cielo mi ascolti
a tuo favore,
dimmi la verità.
ELENA
Perdonatemi, mia buona signora.
CONTESSA
Ami mio figlio?
ELENA
Perdono, nobile padrona.
CONTESSA
Ami mio figlio?
ELENA
E voi non l'amate, signora?
CONTESSA
Non sfuggire. Il mio amore per
lui ha dei confini,
per ragioni di mondo. Avanti, su,
rivela
lo stato dei tuoi sentimenti,
perché la tua attrazione
si è ormai dichiarata.
ELENA
E allora lo confesso,
qui in ginocchio, al cospetto di
voi e del cielo:
amo vostro figlio, più di voi
stessa e dopo il cielo.
La mia famiglia era povera ma
onesta: così io amo.
Non pensate male: che sia io ad
amarlo
a lui non porta danno: no, io
non lo perseguito
con dei mezzucci da
corteggiamento pretenzioso,
perché lo voglio solo se l'avrò
meritato,
e ancora non so se il merito
l'avrò.
So solo che amo invano, lotto
coll'inoppugnabile speranza.
Ma non smetto di versare il
fiume del mio amore
in questo capace ma incontinente
colabrodo,
e così lo disperdo. Sì, come un
indiano,
con religioso errore, adoro il sole
che dà uno sguardo al suo
cultore
ma non fa mostra di
conoscerlo. Signora carissima,
non opponete al mio amore il
vostro odio,
perché il mio amore è il vostro.
Ma se voi stessa, in cui l'onore
degli anni
parla di una virtuosa gioventù,
abbiate mai -
con la vera intensità della passione -
desiderato castamente, amato
caramente,
tanto da far di Diana, oltre se
stessa, dea dell'amore,
abbiate compassione per lo stato
di una
che non ha scelta che dare fino
a perdere sé;
che non cerca il proprio oggetto
per trovarlo,
ma, come l'oracolo, le è dolce
vivere la propria morte.
CONTESSA
Di' la verità: non avevi in
mente
d'andare a Parigi?
ELENA
Sì, signora.
CONTESSA
Perché? La verità.
ELENA
Vi dirò la verità, lo giuro
sulla grazia divina.
Sapete che mio padre mi ha
lasciato alcuni preparati
di rara e dimostrata efficacia,
vere panacee,
che aveva trovato nei suoi studi
ed esperimenti;
e lasciò detto che li
conservassi con estrema cura,
essendo prescrizioni le cui
proprietà generali
erano superiori alla conoscenza
che se ne aveva.
Fra essi c'è un rimedio,
brevettato e sperimentato,
utile per curare il debilitante
disturbo
per cui il Re viene dato per
spacciato.
CONTESSA
Questo il solo motivo per andare
a Parigi? Parla.
ELENA
Mi ci ha fatto pensare il mio
signore vostro figlio -
altrimenti Parigi, la medicina e
il Re
forse sarebbero stati assenti dal corso
dei miei pensieri.
CONTESSA
Pensi davvero, Elena,
che se tu proponessi il tuo
presunto rimedio,
il Re lo proverebbe? Lui e i
suoi medici
su questo sono concordi: lui,
che loro siano impari
al suo male - e così loro. Come
potranno dar retta
a una povera vergine incolta,
quando le accademie,
vuote di dottrina, hanno
lasciato il male
a seguire il suo corso?
ELENA
C'è una cosa da calcolare
oltre la scienza di mio padre,
senza pari
nella sua professione: che la
sua buona ricetta,
per averla io ereditata, sarà
salutata
dagli astri della fortuna in
cielo. Se Vostro Onore
mi lascerà libera di provare,
arrischierò
questa mia vita da buttare per
la guarigione
di Sua Grazia il tale giorno,
alla tale ora.
CONTESSA
Ne sei proprio sicura?
ELENA
Sì, signora, scientemente.
CONTESSA
Allora, Elena, abbi la mia
licenza e affetto,
e mezzi, servi, i miei saluti
più cari
ai miei congiunti a corte. Io
resto a casa
pregando Dio che benedica la tua
prova.
Parti domani, e sii certa di
questo:
non ti mancherà tutto l'aiuto
che ti posso dare.
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto secondo -
scena prima |
|
|
Entra il Re con diversi
giovani nobili in partenza per
la guerra fiorentina, Bertram e
Parolles, inservienti.
Trombe.
RE
Arrivederci, giovani
signori; mai svalutate
questi dettami militari;
anche a voi, signori,
arrivederci.
Seguite questo mio
consiglio: se ogni parte
l'accoglie,
è un dono che si
moltiplica secondo la
risposta,
ce n'è per tutt'e due.
PRIMO NOBILE
Sire, noi speriamo
di ritornare carichi di
esperienza,
e di trovare in buona
salute Vostra Grazia.
RE
No, no, non è possibile;
anche se in cuor mio
non accetto di aver la
malattia
che assedia la mia vita.
Alla buon'ora, giovani
signori.
Che io viva o muoia, voi
fatevi valere
da buoni figli della
Francia. Che l'alta
Italia -
tolti quelli che si godono gli avanzi
dell'Impero caduto -
noti che voi andate
per sposare l'onore, non
per corteggiarlo.
Dove i paladini più
arditi vengon meno, voi
raccogliete,
sì che v'immortali, la
fama. Di nuovo, il mio
saluto.
PRIMO NOBILE
La salute osservi il
desiderio di Sua Maestà!
RE
State in guardia con le
donne italiane!
Dicono che quando quelle
chiedono, i nostri
non sanno dir di no in
buon francese. Badate
di non farvi irretire
prima della battaglia.
NOBILI
Il vostro avvertimento
sarà legge.
RE
Addio (Agli inservienti)
Voi, venite qui.
Si allontana.
PRIMO NOBILE
Peccato, mio dolce
signore, che voi
restiate qui.
PAROLLES
Non è colpa sua, spiritoso.
SECONDO NOBILE
Splendida, la guerra!
PAROLLES
Eh, magnifica! Io ho visto come.
BERTRAM
E io sto qui di servizio: ho la
testa piena
di "troppo giovane", e "l'anno
prossimo", "è presto".
PAROLLES
Se c'hai fegato, ragazzo,
battitela alla brava.
BERTRAM
Devo restare a trottare sotto la
guida di una femmina,
a consumar le scarpe sulla cera,
finché sarà esaurito l'onore, e
la spada
servirà solo per il ballo. Giuro
su Dio, me la squaglio.
PRIMO NOBILE
È una macchia che ti fa onore.
PAROLLES
Màcchiati, conte.
SECONDO NOBILE
Sarò vostro complice: intanto,
addio.
BERTRAM
Sono attaccato a voi, separarmi
mi tortura.
PRIMO NOBILE
Addio, capitano.
SECONDO NOBILE
Squisito monsieur Parolles!
PAROLLES
Nobili eroi, lo spirito
tagliente ci affratella.
Affilati e brillanti, ovvero
leghe fini. Nel reggimento degli
Spini troverete un tal capitano
Spurio, con una
cicatrice, emblema di guerra,
qui sulla guancia sinistra;
gliel'ha fatta questo tagliere
qui. Ditegli che son vivo e
tenete a mente quel che dice di
me.
PRIMO NOBILE
Senz'altro, nobile capitano.
Escono i Nobili.
PAROLLES
Marte vi tenga come suoi novizi!
(A Bertram) Tu ora che fai?
BERTRAM
Zitto: il Re.
PAROLLES
Dimostra maggiore deferenza
verso questi nobili: ti sei
tenuto un po' freddino nei
saluti.
Sii più cordiale con
loro perché sono sulla cresta
dell'ora: e di lì
sfoggiano il meglio del
muoversi, mangiare, parlare, e
saper fare sotto l'influsso
della stella dominante; volesse
dire anche ballare col diavolo,
è a loro che
bisogna tener dietro. Raggiungili
e sii più caloroso nei saluti.
BERTRAM
Lo faccio subito.
PAROLLES
Uomini di valore, ottimi a farsi
le ossa con la spada.
Escono Bertram e Parolles.
Entra Lafew.
Il Re si fa avanti.
LAFEW (in ginocchio)
Perdono, Altezza, per me e le
mie nuove.
RE
Voglio che tu ti alzi.
LAFEW
Avete davanti un uomo che viene
a farsi perdonare.
Sire, vi foste voi inginocchiato
a chiedermi mercé,
e potessi, io, ordinarvi così di
alzarvi in piedi!
RE
L'avessi fatto! Così ti avrei
rotto la capoccia
per farmi perdonare.
LAFEW
Ahi, ahi, vi è andata storta!
Mio buon sire, questo è il
punto: volete guarire
della vostra infermità?
RE
No.
LAFEW
Così il Re fa la volpe
che non vuole l'uva? Già, ma
l'uva che so io
la mangereste, se la mia volpe
reale
potesse prenderla. Ho visto una
medicina
capace di dar vita a una pietra,
di scuotere una roccia,
di farvi ballare un fandango
tutto fuoco -
una semplice goccia può
resuscitare Re Pipino, anzi,
fa impugnare la penna al grande Carlomagno
per dichiararsi a lei.
RE
Quale "lei"?
LAFEW
Come? Ma La Sapiente! Sire, è
appena giunta,
se vorrete vederla. Ora, per la
mia fede e il mio onore,
se riesco a dimostrare la
serietà del mio pensiero
col mio leggero eloquio, ho
parlato con una persona
che per il sesso che ha, l'età,
la professione,
la dottrina e la costanza, mi ha
lasciato di stucco
più per sé che per colpa del mio
cervello tardo.
La riceverete - lei lo chiede -
per conoscerne i piani?
Poi potrete ridere di me.
RE
Avanti, mio buon Lafew,
introduci questa mirabilia, che
noi con te
si dia fondo allo stupore, o si
dia fondo al tuo
stupendoci che tu sia stupito.
LAFEW
E io vi accontento,
e non ci metto un giorno. Va
alla porta.
RE
Sempre così sproloquia del suo
grandioso nulla.
LAFEW
Venite pure qui.
Entra Elena.
RE
Una prontezza veramente alata.
LAFEW
Venite, venite avanti.
Ecco Sua Maestà: ditegli quel
che dovete.
Avete un'aria che tradisce, ma
questi tradimenti
Sua Maestà non li teme. Mi sento
tanto zio di Cressida
a lasciar due tutti soli. A
presto.
Esce.
RE
Dunque, bella mia, cosa avete
che ci riguardi?
ELENA
Sì, mio buon signore.
Mio padre era Gerardo di Narbona,
nella sua professione da tutti
ben stimato.
RE
Lo conoscevo.
ELENA
Mi risparmia di tesserne le
lodi;
conoscerlo basta. Sul suo letto
di morte
mi dette molte ricette - una
soprattutto,
che, culmine amatissimo della
sua dottrina,
e di ogni altra a lui più cara
nella sua carriera,
mi disse di custodire con un
riguardo in più,
più cara, più protetta dei miei
stessi occhi.
L'ho fatto, e udendo che Vostra
Maestà è afflitto
da quel male per la cui cura si
raccomanda proprio
la proprietà del dono del mio
caro padre,
vengo a somministrarlo con la
mia esperienza
in tutta e devotissima umiltà.
RE
Ti ringraziamo, ragazza,
ma non confidiamo più che esista
alcuna cura,
poiché i nostri medici più dotti
ci abbandonano
e l'accademia intera ha concluso
che l'arte medica non può
riscattare la natura
da condizioni incurabili. Dico
insomma che non si deve
macchiare il nostro giudizio o
distorcere la speranza
così da prostituire il nostro
male irreversibile
ai ciarlatani, dissociando il
nostro grande nome
dalla sua integrità, e dando la
patente di valore
a un rimedio insensato, non
essendoci rimedio che abbia
senso.
ELENA
Il dovere mi ripagherà di quanto
ho fatto.
Non v'imporrò più a lungo i miei
servigi,
chiedo solo fra tutti i vostri
pensieri
uno la cui modestia possa portar
con me.
RE
Non posso darti meno, per onor
di gratitudine.
Tu hai creduto di aiutarmi, e io
ti debbo grazie
come uno in punto di morte a chi
gli augura vita.
Ma tu non sai niente di quello
ch'io ben so;
tu non conosci i mezzi, io
conosco la fine.
ELENA
Non fa male provare quel che
posso fare,
visto che avete puntato tutto
contro ogni rimedio.
Chi è artefice delle opere più
grandi
spesso le compie per mezzo dei
più deboli.
Le Scritture mostrano che il giudizio è dei bambini,
mentre i giudici fanno i
bambini; correnti immani
discendono
da esigue fonti; grandi mari si sono prosciugati
mentre i più grandi negavano i
miracoli.
Spesso l'aspettativa è delusa,
più spesso
là dove promette di più, e
spesso arride
dove si è raffreddata la
speranza e vige la disperazione.
RE
Non devo ascoltarti. Addio,
gentile signorina.
Dovrai appagarti di esserti data
pensiero inutilmente:
offerte rifiutate raccolgono
solo un grazie per compenso.
ELENA
Così d'un fiato si soffoca il
merito ispirato.
Non avviene da Lui che sa tutte
le cose,
solo da noi che fondiamo il giudizio sull'esterno;
ma è il massimo della
presunzione in noi
vedere la mano del cielo come
azioni dell'uomo.
Caro signore, date l'assenso
alla mia impresa.
Date mandato al cielo, non a me.
Non sono un impostore, che canta
vittoria prima di prendere la
mira,
ma so di credere, e credo di
saper per certo
che il mio talento non è senza
potere, né voi senza potere di
guarire.
RE
Ne sei così sicura? Quanto ti ci
vorrà
per potermi guarire?
ELENA
Se Dio mi fa la grazia,
prima che i cavalli del sole
abbiano portato
due volte il fiammante carro sul
suo giro diurno,
prima che il vaporoso Espero
nella cupa bruma d'occidente
abbia due volte spento la sua
assonnata lampada,
o che la clessidra del timoniere
abbia dichiarato
ventiquattro volte il passare
dei furtivi minuti,
la parte inferma di voi fuggirà
dalle sane:
viva vivrà salute, morirà libero
il male.
RE
Su questa tua certezza e
sicurezza
qual è la posta che punti?
ELENA
L'accusa di impudenza,
di sfrontatezza da sgualdrina,
pubblica vergogna;
il mio nome di vergine corrotto
in ballate turpi,
marchiato in mille modi - ma,
ancora di più,
che la mia vita abbia fine dopo
immani torture.
RE
Penso che in te uno spirito
divino comunichi
la sua possente eco per voce di
un organo debole:
quello che l'impossibile
sopprimerebbe nel senso comune,
lo salva il senso in un'altra
direzione.
La tua vita è cara, perché quanto la vita considera
degno del nome di vita ha valore
in te:
gioventù, bellezza, saggezza,
coraggio - tutto quello
che felicità e freschezza
chiamano felice.
Per arrischiare tutto devi avere
in te
un enorme ingegno, o essere
infinitamente disperata.
Dolce guaritrice, metterò alla
prova la tua ricetta,
che se io muoio ti prescriverà
la morte.
ELENA
Se non rispetto la scadenza o
non osserverò
tutto quello che ho detto, ch'io
abbia morte spietata;
sarà meritata.Se non vi curo,
morte è il mio compenso;
ma se vi curo, cosa mi
promettete?
RE
Chiedi.
ELENA
Ma vi terrete fede?
RE
Sì, per il mio scettro e il mio
destino in cielo.
ELENA
Allora mi darai con la tua mano
regale
quel marito, tuo suddito, che io
chiederò;
lungi da me la presunzione
di scegliere fra chi abbia il
sangue reale di Francia
per coniugare il mio nome umile
e basso
con qualunque ramo o immagine
della tua dinastia.
Sarà quello, dei tuoi vassalli,
che saprò
sarà data a me libertà di
chiedere, a te di concedere.
RE
Ecco la mia mano; a patto
mantenuto,
il tuo volere sarà seguito dal
mio atto.
Fissa dunque il giorno, perché
io,
tuo convinto paziente, mi affido
tutto a te.
Dell'altro dovrei chiederti,
devo,
anche se sapere di più non
aumenterà la mia fiducia:
da dove vieni, con quale scorta
- ma sii
benvenuta senza domande, e
benedetta senza altri dubbi.
- Oh, voi, aiutatemi! - Se sarai conseguente
alla tua parola, i miei atti
rispecchieranno i tuoi.
Squilli.
Escono.
Inizio
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|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto secondo -
scena seconda |
|
Entrano la Contessa e il
Clown.
CONTESSA
Avanti, signore. Adesso esaminerò
la qualità del tuo portamento.
CLOWN
Quanto a figura sono bello pieno
ma scarso a maniere. Per quello
che mi serve a corte!
CONTESSA
A corte! Perché, che posto
vorresti, che parli di questo
con tanto disprezzo? Che mi
serve a corte!
CLOWN
Eppure è vero, signora, chi Dio
ha fornito di buone maniere a
corte le può far brillare. Chi
non sa fare l'inchino, far tanto
di cappello, far baciamano, non spiccicar parola, non ha né
gambe, né mani, labbra,
cappello; insomma, uno così non
è proprio fatto per la corte. Ma
io, una risposta ce l'ho che va
bene per
tutti.
CONTESSA
Madonna, dev'essere una risposta
prosperosa se va bene per ogni
tipo di domanda!
CLOWN
È come la sedia del barbiere che
va bene per ogni tipo di sedere:
sedere pizzuto, sedere posato,
sedere prestante, sedere
purchessia.
CONTESSA
Ma è vero che la tua risposta va
bene per tutte le domande?
CLOWN
Certamente, come fior di
quattrini per la mano
dell'avvocato, come il mal
francese per la zoccola sgargia,
come l'anello della pastorella
per l'indice del
villano, come la frittella per
il martedì grasso, la moresca
per il primo maggio, il chiodo
per il buco, il becco per le sue
corna, l'acida sgualdrina per il
pappone manesco, il labbro della monaca per la bocca del frate -
più di tutto, come il
salsicciotto per la sua pelle.
CONTESSA
Come dico, hai una risposta di
questa fatta per tutte le
domande?
CLOWN
Che va bene per ogni domanda: da
chi sta sotto al duca a chi lo
mette sotto il commissario.
CONTESSA
Dev'essere una risposta di
dimensioni mostruose per star
dentro a tutte le esigenze.
CLOWN
M'è testimone Iddio, tutto il
contrario: per dirla coi dotti,
una bagattella. Ecco qua:
insieme al companatico.
Chiedetemi se sono un cortigiano
- non fa mai
male imparare.
CONTESSA
A ritornare giovani, se si
potesse!, ti farei una domanda
da gonzi, sperando di diventare
saggia con la tua risposta:
"Scusate, signore, siete un
cortigiano?".
CLOWN
Alla grazia, signore! -Ecco un
modo semplice di scapolarsela. -
Forza, di più! Cento come
queste.
CONTESSA
Signore, sono un vostro povero
amico che vi ama.
CLOWN
Alla grazia, signore! - Fitte
fitte, senza riguardo.
CONTESSA
Signore, credo che questa cucina
alla buona sia indegna di voi.
CLOWN
Alla grazia, signore! - Forza,
vi dico, mettetemi alla prova.
CONTESSA
Signore, ho l'impressione che
siate stato appena fustigato.
CLOWN
Alla grazia, signore! - Senza
riguardo.
CONTESSA
Così, a ogni frustata, gridi
"Alla grazia, signore" e "senza
riguardo"? Quel tuo "alla
grazia!" si adatta bene a una
frustata: risponderesti a tono a
una
fustigazione se ti ci sentissi
vincolato.
CLOWN
Non ho mai avuto peggior
sfortuna nella mia vita che col
mio "alla grazia!" - ho capito
che certe cose vanno bene per un
po', ma non per sempre.
CONTESSA
Uso il mio tempo come ogni
nobile massaia:
lo passo in allegria con un
buffone!
CLOWN
Alla grazia, signore! - Funziona
ancora bene.
CONTESSA
Ora basta, signore! Alle
faccende: consegna a Elena
questo
e chiedile di rispondervi
immediatamente.
Salutami i miei congiunti e mio
figlio.
Non è molto.
CLOWN
Non molto come saluto a loro?
CONTESSA
Non molto da fare per te. Ci
sei?
CLOWN
Molto proficuamente: ci son
dentro prima dei piedi.
CONTESSA
E torna subito.
Escono.
|
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto secondo -
scena terza |
|
Entrano Bertram, Lafew e
Parolles.
LAFEW
Dicono che i miracoli non si
fanno più, che ora ci sono
tanto di filosofi che
mettono sull'ordinario di
tutti i giorni le cose
soprannaturali e senza
spiegazione. Perciò ridiamo
del terrore, facendoci forti
di un sapere fasullo e
invece dovremmo avere più
rispetto per il timore
dell'ignoto.
PAROLLES
Come no - è l'argomento di
meraviglia più straordinario
che fa rumore da un po' di
tempo a questa parte.
BERTRAM
Eh sì.
LAFEW
Se ne sono lavati le mani,
gli esperti...
PAROLLES
Appunto... sia i galenici
che i paracelsici.
LAFEW
Tutti i professoroni
qualificati...
PAROLLES
Dico bene.
LAFEW
Che l'hanno dato per
incurabile...
PAROLLES
Preciso, lo dico anch'io.
LAFEW
Un caso irreparabile.
PAROLLES
Già - come uno che gli resta
solo...
LAFEW
Vita incerta e morte sicura.
PAROLLES
Giusto, dite bene. Avrei
detto lo stesso.
LAFEW
Cosa inaudita, se posso
dirlo.
PAROLLES
Davvero.Se volete vederci
chiaro e tondo, leggete quel
comesichiama lì.
LAFEW
Dove si mostra l'operare
celeste in un agente
terreno.
PAROLLES
Preciso - proprio quello
avrei detto.
LAFEW
Guardalo: pimpante come un
delfino. Cribbio, voglio
dire quanto a...
PAROLLES
Già, è strano, stranissimo,
a volerlo esaminare sotto
tutti i profili - bisogna
essere giusto dei facinorosi
per non volerci vedere...
LAFEW
La mano stessa del cielo.
PAROLLES
Come dico io.
LAFEW
Che mostra nel più debole...
PAROLLES
E caduco suo agente, tanto
potere, tanta trascendenza
da dover pensare che la
muova un'azione più ampia
della sola guarigione del
Re, e da essere...
LAFEW
Universalmente grati.
Entrano il Re, Elena e
persone al seguito.
PAROLLES
Dite bene: lo volevo dire
io. Ecco il Re.
LAFEW
Lustique, come dicono i
tedeschi. Avrò sempre più
voglia di ragazze finché
avrò in testa quel dente
fisso. Ma guardalo: sarebbe
tipo da farle ballar la
tarantella.
PAROLLES
Mort du vinaigre! Ma non è
Elena?
LAFEW
Quant'è vero Dio, penso di
sì.
RE
Andate, voglio qui da me
tutti i nobili a corte.
Esce un servo.
Siediti, mia salvatrice, a
fianco del tuo paziente,
e da questa mano risanata,
cui tu hai restituito
la sensibilità perduta,
ricevi una seconda volta
la conferma del dono da me
promesso,
che attende solo che tu gli
dia nome.
Entrano quattro Nobili.
Bella fanciulla, guardati
intorno. Questo fresco
manipolo
di nobili celibi a
discrezione posso io
concedere,
e userò con loro potere
sovrano e autorità paterna.
Fai la tua libera scelta:
tu hai potere di scegliere,
loro solo di non rifiutare.
ELENA
A ciascuno di voi, amor lo
voglia, tocchi
una sposa bella e virtuosa!
Oddio, a tutti tolto uno!
LAFEW
Darei il mio cavallo baio e
tutti i finimenti
per avere in bocca il morso
di quei ragazzi,
a costo della nomea di
imberbe.
RE
Osservali per bene.
Non ce n'è uno che non abbia
un padre nobile.
Elena si rivolge ai Nobili.
ELENA
Signori,
il cielo per mia mano ha
ridato la salute al Re.
TUTTI I NOBILI
Lo sappiamo, e ringraziamo
il cielo per voi.
ELENA
Io sono una semplice
vergine, con una gran
ricchezza:
poter dire a voce alta di
essere semplicemente
vergine.
Vostra Maestà me lo
consenta: ho finito.
Il rossore sulle guance mi
sussurra:
"Arrossisco alla tua scelta,
ma, se sarai rifiutata,
ti resti per sempre sulle
guance la bianca morte:
io non ci torno più".
RE
Fai la tua scelta, e poi
vediamo:
chi rinuncia al tuo amore,
rinuncia a tutto il suo
amore per me.
ELENA
Ora, Diana, io fuggo dal tuo
altare,
e si affrettano i miei
sospiri al dio più alto,
Amore imperiale.
(Al Primo
Nobile) Signore, ascolterete
la mia richiesta?
PRIMO NOBILE
E l'accoglierò.
ELENA
Grazie, signore. Altro non
ho da dire.
LAFEW
Preferirei giocare a questa
scelta che rischiare la vita
su un ambo di assi.
ELENA (al Secondo Nobile)
Signore, l'onore che
infiamma i vostri begli
occhi
prima ch'io parli, risponde
troppo minaccioso.
Amore vi dia fortune venti
volte maggiori
di lei che ve lo augura, e
del suo umile amore!
SECONDO NOBILE
Di più non chiedo.
ELENA
Accettate il mio augurio,
che il grande Amore lo
realizzi. E ora vi lascio.
LAFEW
La rifiutano tutti? Fossero
figli miei li farei
frustare, o li manderei dal
Gran Turco a farne fare
eunuchi.
ELENA (al Terzo Nobile)
Non abbiate timore che io
prenda la vostra mano;
non vi farei mai del male,
per il vostro bene.
Dio benedica i vostri voti,
e se mai vi sposiate
trovate a letto una miglior
fortuna!
LAFEW
Questi sono figli del
ghiaccio: nessuno che la
voglia. Sicuro: sono
bastardi di inglesi; non li
hanno fatti dei francesi!
ELENA (al Quarto Nobile)
Voi siete troppo giovane,
troppo felice, troppo buono
per concepire un figlio del
mio sangue.
QUARTO NOBILE
Bella mia, non lo credo.
LAFEW
Butta ancora un vitigno: di
sicuro tuo padre era un buon
bevitore. Ma se non sei un
fior d'asino, io sono un quattordicenne: ti ho bel
che capito.
ELENA (a Bertram)
Non oso dire che vi prendo,
solo che affido
me e i miei servigi, finché
avrò vita,
alla vostra autorevole
guida. - È lui.
RE
E allora, giovane Bertram,
prendila: è tua moglie.
BERTRAM
Mia moglie, sire! Supplico
Vostra Altezza
che in questo caso mi
consenta
di far uso del giudizio dei
miei occhi.
RE
Non sai, Bertram,
cosa ha fatto per me?
BERTRAM
Sì, mio buon signore,
ma non posso sperare di
sapere perché dovrei
sposarla.
RE
Tu sai che mi ha rimesso in
piedi dal mio letto di
dolore.
BERTRAM
Ma è logico, signore, che
per voi rimesso in piedi
io mi debba buttar giù? Io
la conosco bene:
la sua istruzione gliel'ha
pagata mio padre.
Mia moglie la figlia di un
povero medico?
Meglio che il rifiuto mi
condanni a vita!
RE
È solo il nome che tu
rifiuti di lei, ma questo
sta a me elevarlo. È strano:
il nostro sangue,
mescolato insieme, per colore, peso e calore,
risulterebbe del tutto
uniforme, eppure
sembrano separarlo
differenze enormi. Se lei
è quel che si dice la virtù
- salvo quello che non ti
piace:
che sia figlia di un povero
medico - è segno che non ti
piace
la virtù per il suo nome. Ma
sbagli.
Quando esempi di virtù
provengono dal più basso
strato,
lo strato stesso è
nobilitato dai modi di chi
li compie.
Quando siamo gonfi di titoli
e privi di virtù,
l'onore è idropico. Il bene è
bene come è,
senza alcun nome: e così il male;
la qualità va presa per quel
che è,
non per il titolo. Lei è
giovane, saggia, bella;
come tale è erede diretta della natura,
e di qui si genera il suo
onore. L'onore
che fa valere l'onore della
schiatta
ed è impari ai padri è la vergogna dell'onore.
L'onore cresce quando deriva
dalle nostre azioni
invece che dai nostri
antenati. Quando è solo
parola
fa la sua guardia sbracata
sulla pietra delle tombe:
bugia pomposa e molto spesso
muta,
mentre le ossa del vero
onore hanno per tomba
polvere e miserando oblio.
Che cosa dire?
Se puoi volerle bene come è,
io farò il resto. Lei porta
in dote
se stessa e la virtù:
l'onore e la ricchezza
l'avrà da me.
BERTRAM
Non posso amarla né mi
sforzerò di farlo.
RE
Faresti torto a te stesso
sforzandoti di scegliere da
te.
ELENA
Sono lieta, sire, che vi
siate così ben ristabilito.
Non vi curate d'altro.
RE
È in gioco il mio onore -
per difenderlo
devo tirar fuori il mio
potere. Avanti, prendila per
mano,
giovane altero: per le tue
ripicche indegno del suo
dono.
Tu stai provando, con bassi
cavilli, a ingabbiare
il mio affetto e i suoi
meriti. Non arrivi a capire
che, con il nostro peso sul
suo piatto perdente,
il tuo salirà fino al
soffitto? Non sai che sta in
noi
piantare il tuo onore dove
più ci va che cresca?
Frena il tuo disprezzo,
obbedisci al nostro volere,
che lavora per te; non dar
retta ai tuoi pregiudizi, ma
da' subito ascolto alle tue
fortune e osserva
l'obbedienza,
che il tuo dovere impone e
il nostro potere esige.
Altrimenti ti bandirò per
sempre dal mio pensieroalle incertezze e alla
rovina temeraria
della gioventù e
dell'ignoranza, scatenandoti
addosso
in nome della giustizia la
mia vendetta e il mio odio
senza quartiere. Parla. La
tua risposta.
BERTRAM
Vi chiedo perdono, Vostra
Grazia, e assoggetto
la mia intemperanza al
vostro giudizio. Quando penso
come il vostro possente
genio amministra onore
a un vostro cenno, trovo che
lei, che fino a poco fa
aveva il più basso dei miei
nobili pensieri, ora è
la prescelta del Re. Con
questa levatura
è come se avesse nobili
natali.
RE
Prendila per mano
e dille che è tua. Io le
prometto
un adeguato contrappeso alle
tue fortune,
se non peso maggiore.
BERTRAM
Accetto la sua mano.
RE
La buona fortuna e il favore
del Re
arridano a questo contratto,
la cui cerimonia,
simultanea a questo mio mandato,
sia celebrata stasera. Il
banchetto d'onore
dovrà aspettare ancora un
po'
che arrivino gli invitati di
fuori. Se l'amerai
per me il tuo amore sarà
sacrale, sennò miscredente.
Escono tutti, fuorché
Parolles e Lafew, che si
trattengono a commentare le
nozze.
LAFEW
Monsieur, permettete una
parola?
PAROLLES
A piacer vostro, signore.
LAFEW
Il vostro signore e padrone
ha fatto bene a ricredersi.
PAROLLES
Ricredersi! Il mio signore!
Il mio padrone!
LAFEW
Certo.Che, non parlo chiaro
e tondo?
PAROLLES
E di brutto, che a voler
sentire ne scorrerebbe di
sangue! Il mio padrone!
LAFEW
Sei proprio tutto per il
Conte di Rossiglione.
PAROLLES
Per un Conte, per tutti i
Conti, per chi sia uomo.
LAFEW
Sì, uomo di Conto; ma se è
il padrone del Conte, è un
altro paio di maniche.
PAROLLES
Siete troppo vecchio,
signore; vi piaccia o no,
siete troppo vecchio.
LAFEW
E io ti dico, giovanotto,
che questo qui è un uomo: un
titolo che a te non lo dà
neanche la vecchiaia.
PAROLLES
Non oso fare cose che farei
troppo facilmente.
LAFEW
A tavola ho pensato un paio
di volte che tu fossi in
gamba: ti passavo le arie
che ti davi conversando di
viaggi, anche se le sciarpe
e le mostrine che portavi
addosso più di una volta mi
avevano fatto ricredere ad
abbondanza che tu fossi un
vascello di grossa stazza. Ora ti ho
smascherato: meglio perderti
che
trovarti. Che non sai fare altro che appiccicarti
addosso: ma chi lo vuole uno
così?
PAROLLES
Se tu non avessi il favore
della vetustà...
LAFEW
Non t'affannare troppo con
le furie ché affretti la
resa dei conti, e allora...
Dio abbia pietà delle tue
penne! Dunque addio, mio bel
pertugio: non c'è bisogno di
aprirteli i battenti, ti si
vede dentro. Qua la mano.
PAROLLES
Signor mio, mi rendete
egregissimo irrispetto.
LAFEW
E di tutto cuore, secondo i
tuoi meriti.
PAROLLES
Ma io, mio signore, non l'ho
proprio meritato.
LAFEW
Sì, perbacco, fino
all'ultimo grammo, e non te
ne sconto uno spicciolo.
PAROLLES
Bene, ci metterò rimedio.
LAFEW
E fallo subito, perché
altrimenti ne avrai da
ingoiare! Se con quella
sciarpa ti ci legheranno e
te le daranno sode, vedrai
cosa vuol dire farsi vanto
dei propri
legami. Ho voglia di
continuare a frequentarti,
o, piuttosto, a conoscerti; giusto per poter dire,
quando sarai in giudizio,
"io lo conosco bene".
PAROLLES
Signore, mi arrecate un
intollerabile tormento.
LAFEW
Vorrei per il tuo bene che
fossero le pene
dell'inferno, avessi il
talento di eternarle; è che
il far durare mi è passato,
come ti passo ora accanto
con la lestezza
che resta alla vecchiaia.
Esce.
PAROLLES
Ma ce l'hai un figlio che mi
risponderà di questa onta,
vecchio scorbutico, pezzente
d'un signore! Devo aver
pazienza, non si manda in
prigione l'autorità. Lo
picchierò, per la mia vita,
se mi capita davanti nel
momento giusto, fosse anche
quattro volte signore. Non
avrò più pietà per la sua
vecchiaia di quanta ne
avrei per...La prima volta
che lo vedo lo picchio.
Entra Lafew.
LAFEW
Giovanotto, nuove per te: il
tuo signore e padrone ha
preso moglie: ora hai anche
una padrona.
PAROLLES
Supplico sentitamente Vostra
Signoria di voler raffrenare
il proprio scherno. Lui è
solo il mio buon signore: il
padrone che servo sta lassù.
LAFEW
Chi? Dio?
PAROLLES
Sissignore.
LAFEW
È il diavolo il tuo padrone!
Perché le giarrettiere le
metti alle braccia? Porti le
calze al posto delle
maniche? È lo stile di tutti
i servitori? Perché non
porti anche il naso di sotto
al posto di quello di sopra?
Sul mio onore, se avessi
anche solo due ore di meno
te le suonerei. Quello che so
è che sei un'offesa per
tutti, e tutti dovrebbero dartele: scommetto che sei
stato creato per far mettere
i muscoli alla gente.
PAROLLES
È un trattamento duro e
immeritato, signore.
LAFEW
Ma lascia stare, signore. In
Italia sei stato menato per
il furto di un chicco di
melograno; ti dai arie da
viaggiatore, sei solo un
vagabondo: sei più insolente
con i nobili e i personaggi
di riguardo di quanto non te
ne diano diritto la tua
nascita e il tuo valore. Non
meriti una parola di più,
sennò ti chiamerei
canaglia. Ti lascio.
Esce.
Entra Bertram.
PAROLLES
Bene, benissimo, dunque è
così.Bene, benissimo:
teniamolo segreto per un
po'.
BERTRAM
Rovinato, messo in croce per
sempre!
PAROLLES
Che succede, carissimo?
BERTRAM
Con tutto il giuramento
solenne davanti al sacerdote
a letto non la porto.
PAROLLES
Come, come, carissimo?
BERTRAM
O mio Parolles, me l'hanno
imposto di sposarla!
Io vado in guerra in
Toscana: con lei a letto non
vado.
PAROLLES
La Francia è un posto da
cani: non merita
che un uomo ci metta piede.
Alla guerra!
BERTRAM
C'è una lettera di mia
madre: non so ancora che
dice.
PAROLLES
Lo saprai poi.Alla guerra,
ragazzo, alla guerra!
Il suo onore lo mette sotto
chiave
chi resta a casa addosso
alla sua gonnella:
sciala nelle sue braccia il
maschio nerbo
chiamato a reggere i balzi e
le corvette
del focoso destriero di
Marte. Ad altre mete!
La Francia è una stalla, e
noi quattro ronzini!
Perciò: alla guerra!
BERTRAM
Così sarà.La manderò a casa
mia,
farò sapere a mia madre che
non la posso vedere
e perciò sono fuggito; scriverò al Re
quel che non ho osato
dirgli. La sua elargizione
mi servirà sul campo di
battaglia italiano
dove spiriti nobili si battono. Una guerra è niente
a confronto di una casa buia
e di una moglie odiata.
PAROLLES
Sicuro che non sarà un
capriccio del momento?
BERTRAM
Seguimi alle mie stanze e
dammi un consiglio.
La manderò via subito.
Domani
io andrò alla guerra, lei a
consumarsi da sola.
PAROLLES
Ora sì che la palla risponde
in pieno al gioco.
È proprio ingrato: giovane
ammogliato, giovane
sciupato.
Perciò, via, dille addio con
fermezza: vai.
Il Re te l'ha fatta, e tu
abbozza: così vanno le cose.
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto secondo -
scena quarta |
|
ELENA
Mia madre mi manda il suo
affetto. Come sta?
CLOWN
Non sta bene, ma è ancora in
salute: è molto su, ma non sta
bene. Ma, ringraziando il cielo,
sta benissimo e non ci manca
nulla. Però non sta bene.
ELENA
Se sta benissimo, che c'ha che
non sta bene?
CLOWN
Per la verità, sta proprio
benissimo, tranne che per due
cose.
ELENA
Quali?
CLOWN
La prima: che non sta in cielo,
e Dio voglia mandarcela presto;
la seconda: che sta sulla terra,
e Dio voglia levarcela presto.
Entra Parolles.
PAROLLES
Dio vi benedica, mia fortunata
signora.
ELENA
Signore, spero che i vostri
auguri servano alle mie fortune.
PAROLLES
Avete le mie preghiere per
goderne e seguitare ad averle.
Ehi, il mio manigoldo! Come va
la vecchia?
CLOWN
Aveste voi le sue rughe e io i
suoi soldi, vorrei che andasse
come dite voi.
PAROLLES
E chi ha detto niente.
CLOWN
Per la madonna, ne avete di
senno: quante volte la lingua
del servo causa la rovina del
padrone. Non dir nulla, non far
nulla, non saper nulla, non aver
nulla: dev'esser questa la forza
che vi dà voce in capitolo,
ovvero solo un fiato da nulla.
PAROLLES
Basta, sei un manigoldo.
CLOWN
Signore, avreste dovuto dire:
"Sei un manigoldo, te lo dice un
manigoldo", ossia "Sei un
manigoldo, com'è vero che lo
sono io".La verità vera,
signore.
PAROLLES
Vai, vai, che sei un buffone di
parola: ti ho smascherato!
CLOWN
Mi avete smascherato con la
vostra testa, signore, o ve
l'hanno insegnato? È stata una
ricerca fruttuosa, signore. Possiate voi altrettanto
smascherare il
vostro buffone, per il diletto
del mondo e un incremento di
riso.
PAROLLES
Invero, un manigoldo buono e
foraggiato.
Signora, il mio signore partirà
in nottata:
lo chiamano affari molto urgenti.
Annette massima importanza al
rito dell'amore
che l'ora rivendica come a voi
dovuto,
ma lo rimanda per un forzoso
impedimento.
Laddove tale impegno e tal
rinvio si colmano
di floridi effluvi distillati
nella cucurbita del tempo,
nota per far traboccare l'ora
ventura di gioia
e di piacere fino all'orlo.
ELENA
Ha qualche desiderio?
PAROLLES
Che voi vi congediate dal Re
immediatamente,
facendo che egli creda sia
vostra iniziativa,
e aggiungiate le scuse che
meglio riterrete
la prospettino come autentica
necessità.
ELENA
Che altro comanda?
PAROLLES
Che, ottenuta licenza, voi
attendiate
sue ulteriori istruzioni.
ELENA
Farò il suo volere fino in
fondo.
PAROLLES
E io riferirò.
Esce.
ELENA
Ve ne prego. Tu, vieni con me.
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto secondo -
scena quinta |
|
Entrano Lafew e Bertram.
LAFEW
Voglio sperare che Vostra
Signoria non lo prenda per un
soldato!
BERTRAM
Certo, signore, e di specchiato
ardimento.
LAFEW
Sì, perché se lo dice da lui!
BERTRAM
E per testimonianze affidabili.
LAFEW
Allora il mio orologio sbaglia:
prende giorno per notte.
BERTRAM
Vi assicuro, signore, che è uomo
di enorme esperienza, e di
conforme valore.
LAFEW
Allora avrò peccato contro la
sua sapienza e trasgredito
contro il suo ardimento: corro
un gran rischio perché non me la
sento proprio di pentirmi. Ecco
che
viene: vi prego di adoperarvi
per la nostra amicizia; penserò
io a consolidare il rapporto.
Entra Parolles.
PAROLLES (a Bertram)
Sarà tutto fatto, signore.
LAFEW
Ditemi, signore, chi è il suo
sarto?
PAROLLES
Signore!
LAFEW
Ah, lo conosco bene.Certo,
signore, lui - signore - è un
bravo artigiano, un ottimo
sarto.
BERTRAM (a parte, a Parolles)
È andata dal Re?
PAROLLES
Sì.
BERTRAM
Andrà via stasera?
PAROLLES
Come le avete ordinato.
BERTRAM
Ho scritto lettere, messo al
sicuro il tesoro,
dato ordini per i cavalli. La
notte
che dovrei prendere possesso
della sposa
finirà prima di cominciare.
LAFEW (a parte)
La bocca di un viaggiatore si
confà alla coda di un pranzo, ma
uno che per tre terzi mente e
usa una verità nota per
gabellare mille sciocchezze,
bisogna una
volta sentirlo e tre picchiarlo.
(Alzando la voce) Dio vi salvi,
capitano!
BERTRAM
C'è qualche malanimo fra
Vossignoria e voi, monsieur?
PAROLLES
Non so come ho meritato di
cadere nel disfavore di Sua
Signoria.
LAFEW
Ce l'hai messa tutta per caderci
a capofitto, stivali, speroni e
tutto, come quello che saltò
dentro la torta. Fa' presto a
uscirne se non vuoi rendere
conto di cosa
ci sei caduto a fare.
BERTRAM
Forse, signore, non l'avete
compreso.
LAFEW
E continuo, dovessi anche
comprenderlo in ginocchio.
Statevi bene, mio signore, e
credetemi: non c'è gheriglio in questa nocella. L'anima di
quest'uomo è
fatta di panno: non dategli
fiducia in questioni
importanti. Ne ho avuti sotto di
questi tenerelli, so come
sono. Addio, monsieur: ho parlato
di te meglio di
quanto hai fatto o farai tu per
meritartelo. Ma al male bisogna
rispondere col bene.
Esce.
PAROLLES
Un signore svanito, parola mia.
BERTRAM
Non credo.
PAROLLES
Come, non lo conoscete?
BERTRAM
Sì, lo conosco bene: e tutti in
giro
ne danno un buon giudizio. Ecco
la mia palla al piede.
Entra Elena.
ELENA
Signore, come mi avete
comandato, ho parlato col Re
e mi sono procurata la sua
licenza
a partire immediatamente: solo
che desidera
parlarvi in privato.
BERTRAM
Obbedirò al suo volere.
Non dovete meravigliarvi, Elena,
per la mia condotta,
che non s'intona alle
circostanze
né assolve agli obblighi e alle
funzioni
di quello che ora sono. Non ero
preparato
a tale disbrigo: perciò mi
scopro
tanto frastornato. Questo mi
spinge a pregarvi
di partire subito per casa
nostra:
non chiedetemi nulla, trovate
voi il perché.
Ho motivi migliori di quel che
sembra,
e impegni d'importanza maggiore
di quanto non appaia a prima
vista
a voi che li ignorate. Questa è
per mia madre.
Dà a Elena una lettera.
Passeranno due giorni prima che
vi riveda, e intanto
confido nella vostra padronanza.
ELENA
Signore, dico soltanto
che sono la vostra serva più
obbediente.
BERTRAM
Sì, sì, basta così.
ELENA
E cercherò sempre
con fedele devozione di supplire
a quanto
le mie umili stelle non mi hanno
concesso
per esser degna della mia grande
fortuna.
BERTRAM
Lasciate stare. Ho molta
fretta. Addio. Andate a casa.
ELENA
Vi prego, scusatemi, signore.
BERTRAM
Allora, cosa vorreste dire?
ELENA
Non sono degna della ricchezza
che ho,
né oso dire che è mia, eppure lo
è;
ma, come un ladro timoroso,
vorrei rubare
quello che già per legge è mio.
BERTRAM
Cosa volete?
ELENA
Lo so e non lo so: proprio
nulla.
Non mi sento di dire quello che
vorrei, signore.
Ma invece sì:
solo estranei e nemici si
dividono senza baciarsi.
BERTRAM
Vi prego, non perdete tempo; su,
subito a cavallo.
ELENA
Mio buon signore, non infrangerò
i vostri ordini.
Dove sono tutti i miei
servitori? Addio, monsieur.
Esce.
BERTRAM
Vai pure a casa: io non ci verrò
di certo
finché potrò impugnare la spada
o sentire il tamburo.
Via, fuggiamo!
PAROLLES
Bravo: coraggio!
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto terzo -
scena prima |
|
|
Squilli.
Entrano il Duca di
Firenze, i due Nobili francesi,
e truppe.
DUCA
Così ora avete sentito
punto per punto
le ragioni fondamentali
di questa guerra,
il cui conflitto
violento ha già causato
molto sangue
e più ne chiede.
PRIMO NOBILE
La contesa pare
sacrosanta
dalla parte di Vostra
Grazia, torva e
miserabile
da quella
dell'oppositore.
DUCA
Perciò ci stupisce molto
che il nostro cugino di
Francia
sia stato sordo in
questa giusta campagna
alle nostre suppliche di
aiuto.
SECONDO NOBILE
Mio buon signore,
le ragioni che so io non
sono quelle di stato,
ma di un uomo comune che
tiene gli occhi aperti
coi pochi mezzi che ha
sull'alto espletamento
del governo; perciò non
oso
dire quello che penso, perché ho visto
che la mia ottica
incerta se cerca
d'indovinare
spesso sbaglia.
DUCA
A suo piacimento.
PRIMO NOBILE
Ma sono sicuro che i
giovani che la pensano
come noi,
malati d'ozio, ogni
giorno sempre più
numerosi
verranno qui a curarsi.
DUCA
Saranno i benvenuti,
Carichi di tutti gli
onori che potranno dare.
Voi conoscete bene i
vostri gradi; quando se ne presentino migliori,
saranno per i vostri
meriti. Domani al campo.
Squilli.
Escono.
Inizio pagina
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto terzo -
scena seconda |
|
Entrano la Contessa e il
Clown.
CONTESSA
È andato tutto come volevo, solo
che lui non torna insieme a lei.
CLOWN
Affèmia, ho capito che il mio
giovane signore è persona molto
melanconica.
CONTESSA
Da che, di grazia?
CLOWN
Beh, si guarda lo stivale e
canta; si aggiusta il colletto e
canta; fa domande e canta; si
stuzzica i denti e canta.
Conosco uno che c'aveva il
ticchio della
melanconia e dette via un
castello che valeva un occhio
per una cantata.
CONTESSA
Vediamo un po' cosa scrive, e
quando intende venire. Apre la
lettera.
CLOWN
Da quando sono stato a corte non
c'ho più in testa Isbel. I
nostri baccalà e le nostre Isbel
di campagna non sono nulla
rispetto ai vostri baccalà e
alle vostre
Isbel di corte. Al mio Cupido gli
è saltato il cervello: l'amore mi diventa sciapo, come la
pecunia a un vecchio.
CONTESSA
Cos'è questo?
CLOWN
Proprio quello che è.
Esce.
CONTESSA (leggendo a voce alta)
Vi mando una nuora: ha ridato la
vita al Re e l'ha tolta a me.
L'ho sposata, ma non presa, e ho
giurato di mantenere il "no" per
l'eternità. Sentirete dire che
sono fuggito. Ve lo dico prima
che arrivi la notizia. Per quanto
è grande il mondo mi terrò a
distanza. Con tutto il mio
rispetto.
Il vostro figlio sfortunato,
Bertram.
Così non va, ragazzo immaturo e
sventato:
fuggire i favori di un Re così
buono,
attirarti tutta la sua indignazione!
E per disprezzo di una fanciulla
così virtuosa
che ha il rispetto di un
imperatore.
Entra il Clown.
CLOWN
O signora, di là sono arrivate
cattive notizie con due soldati
e la mia giovane padrona.
CONTESSA
Che è successo?
CLOWN
Ah, ma c'è del confortante nelle
notizie, del confortante: vostro
figlio non sarà ucciso così
presto come credevo.
CONTESSA
Perché dovrebbe essere ucciso?
CLOWN
È quello che mi dico: o non è
scappato, come si dice in giro?
Il pericolo sta nel fare i duri:
questo fa perdere uomini, ma
fare bambini. Ora viene chi vi
può
dire di più: io lo so per
sentito dire che è scappato.
Esce.
Entrano Elena e i due Nobili
francesi.
PRIMO NOBILE
Dio vi salvi, buona signora.
ELENA
Signora, il mio signore è
partito, partito per sempre.
SECONDO NOBILE
Non dite così!
CONTESSA
Ti ci vuole pazienza! Signori,
ve ne prego...
Con tutte queste trafitte di
gioia e di dolore
non c'è più istante che l'una o
l'altro tocchi
i miei sensi di donna. Vi prego,
dov'è mio figlio?
SECONDO NOBILE
Signora, è al servizio del Duca
di Firenze.
Lo abbiamo incontrato diretto
là, da dove noi veniamo
e dove torneremo dopo aver
sbrigato
urgenti servigi a corte.
ELENA
Guardate la sua lettera,
signora: è la mia liberatoria.
(Legge a voce alta.)
Quando prenderai l'anello che io
porto al dito, e mai si sfilerà,
e mi farai vedere un figlio
partorito da te di cui sia padre
io, allora mi chiamerai marito.
Ma
questo "allora" io lo scrivo
"mai".
È una sentenza mostruosa.
CONTESSA
Signori, avete portato voi
questa lettera?
PRIMO NOBILE
Sì, signora, e visto il
contenuto ci dispiace di esserci
prestati.
CONTESSA
Ti prego, signora, rischiara il
volto.
Se fai incetta tu sola
dell'intera pena
derubi me della mia metà. Era mio
figlio;
ma io lavo il mio sangue del suo nome:
sei tu il mio unico
figlio. Allora, andava a Firenze?
SECONDO NOBILE
Sì, signora.
CONTESSA
A far la guerra?
SECONDO NOBILE
È il suo nobile intento; e,
credetemi,
il Duca gli conferirà
quell'onore
che gli si converrà.
CONTESSA
Tornate là?
PRIMO NOBILE
Sì, signora, prima possibile.
ELENA (leggendo)
Finché avrò moglie nulla mi
tiene in Francia.
È amaro.
CONTESSA
C'è scritto così?
ELENA
Sì, signora.
PRIMO NOBILE
Forse si è fatto trasportare
dalla mano, senza che il cuore
concordasse.
CONTESSA
Niente lo tiene in Francia
finché avrà moglie!
Qui non c'è nulla che sia troppo
buono per lui
se non lei, e lei merita un
nobile
cui facciano servizio venti
villani come lui
e la chiamino padrona ogni
momento. Chi c'è con lui?
PRIMO NOBILE
Soltanto un servo, e un
gentiluomo che ho conosciuto una
volta.
CONTESSA
Parolles, vero?
PRIMO NOBILE
Sì, lui, mia buona signora.
CONTESSA
Un cattivo soggetto, pieno di
viziacci:
ha il potere di avvilire la
natura
onorata di mio figlio.
PRIMO NOBILE
In effetti, buona signora,
quell'individuo se lo arroga
senza freno alcuno
e questo fa il suo gioco.
CONTESSA
Benvenuti, signori.
Vi prego, quando vedete mio
figlio,
di dirgli che l'onore che perde
non potrà riaverlo con la spada.
Altro ve lo consegnerò per
scritto.
SECONDO NOBILE
Siamo a vostra disposizione,
signora,
per questo e altri incarichi
urgenti.
CONTESSA
No, no, solo se potrò
ricambiare.
Volete seguirmi?
Escono la Contessa e i Nobili.
ELENA
"Finché avrò moglie nulla mi
tiene in Francia".
Nulla in Francia fino a che avrà
moglie!
Non ne avrai nessuna,
Rossiglione, non in Francia,
così potrai tenerti tutto. Povero
signore, io sono
chi ti caccia dal tuo paese ed
espone
le tue tenere membra
all'evenienza
della guerra che non dà scampo?
Io sono
chi ti sottrae alla dilettosa
corte, dove
ti colpivano occhiate seducenti,
a fare da bersaglio
di moschetti fumanti? O voi,
plumbei messaggeri,
che cavalcate i violenti
destrieri di fuoco,
volate fuori mira: scuotete
l'aria punta sul vivo
che canta vivace e si richiude;
non toccate il mio signore.
Se mai gli spareranno, io l'ho
esposto ai colpi;
se mai attenteranno al suo petto
ardimentoso,
io sono la sventurata che
gl'impone il confronto.
Anche se non lo uccido, io sono
la causa
se avvenisse la sua
morte. Sarebbe stato meglio
avessi incontrato un leone
ruggente
per la pressanza della fame;
meglio
che tutte le disgrazie che
natura possiede
fossero mie al completo. No,
Rossiglione, torna a casa
da dove l'onore non riceve dal
pericolo che una cicatrice,
quando, spesso, non perde
tutto. Io me ne andrò:
l'esser io qui ti fa stare
laggiù.
Per aver questo io dovrei
restare? No, no,
anche se carezzasse questa casa
il soffio del paradiso
e l'accudissero gli angeli. Me
ne andrò,
così voci comprensive ti
riferiranno la mia fuga
a conforto del tuo udito. Vieni,
notte; finisci, giorno!
Ecco una povera ladra che cerca
il buio per sparire.
Esce.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto terzo -
scena terza |
|
Squilli.
Entrano il Duca
di Firenze, Bertram, tamburi
e trombe, soldati, Parolles.
DUCA
Da ora sei generale della
nostra cavalleria, e noi,
pieni di speranza, puntiamo
sulla tua certa fortuna
tutto il nostro affetto e la
nostra fiducia.
BERTRAM
Signore, è un compito
troppo pesante per le mie
forze; tuttavia
faremo di tutto per
espletarlo per voi
fino all'estremo rischio.
DUCA
E allora in marcia
e la fortuna giochi sul tuo
elmo vittorioso
da tua compagna augurale!
BERTRAM
In questo stesso giorno,
grande Marte, mi aggiungo
alla tua schiera.
Fammi solo pari al mio
intento e io mi mostrerò
portato ai tuoi tamburi e
negato all'amore.
Escono.
|
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto terzo -
scena quarta |
|
Entrano la Contessa e il
Maggiordomo.
CONTESSA
Ahi! Ma come avete potuto
accettare la sua lettera?
Non potevate capire che avrebbe
fatto quel che ha fatto
per il fatto stesso di mandarmi
una lettera? Rileggetela.
MAGGIORDOMO (legge)
Per San Giacomo parto
pellegrina,
per ambizione d'amore
condannata.
La nuda terra salgo scalza e
china:
mio sacro voto di colpa esser
mondata.
Vogliate scrivere al mio signore
in guerra
che torni dal massacro vostro
figlio diletto:
gli sia sacra la pace data in
terra,
io da lontano lo adorerò nel
petto.
Che mi perdoni se a quel duro
travaglio
da funesta Giunone lo detti in
sorte,
lontano dalla corte, sul campo a
repentaglio,
mentre il valore teme il cane
della morte.
È troppo bello e buono per la
morte e per me:
e lei io abbraccio per liberarlo
da me.
CONTESSA
La più dolce delle sue parole
taglia come una lama!
Rinaldo, lasciarla libera di
partire è stata
la tua più grossa
leggerezza. Avessi potuto
parlarci
avrei saputo io come farle
cambiare idea:
ma sono stata prevenuta.
MAGGIORDOMO
Perdonatemi, signora:
se io ve l'avessi data ieri sera
forse si poteva ancora
raggiungere: ma scrive
che sarebbe inutile inseguirla.
CONTESSA
Che angelo mai
benedirà questo marito indegno?
Non ha futuro,
a meno che le preghiere di lei,
in cielo favorite
e amorosamente compensate, non
lo sottraggano
all'ira della giustizia
suprema. Scrivi, scrivi, Rinaldo,
a questo marito indegno della
propria moglie.
Che ogni parola pesi quanto il
merito di lei,
che lui prende troppo alla
leggera. Anche se
gl'importerà poco, insisti molto
sulla mia enorme pena.
Manda il messaggero più
provetto.
Forse quando saprà che se n'è andata,
lui tornerà; e spero che lei,
sapendolo,
faccia presto ritorno, guidata
dal suo sincero amore.
Sento che non riesco più a
capacitarmi
quale dei due mi sia più caro.
Appronta il messaggero.
Ho il cuore peso e un'età
insicura:
il dolore vorrebbe lacrime, la
pena m'induce a parlare.
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto terzo -
scena quinta |
|
Trombe in lontananza.
Entra
una vecchia Vedova di Firenze,
sua figlia Diana, Mariana e
altri cittadini.
VEDOVA
Fate presto, perché se rientrano
ci perdiamo tutto lo spettacolo.
DIANA
Dicono che il Conte francese si
sia fatto molto onore.
VEDOVA
C'è voce che abbia fatto
prigioniero il loro comandante
in capo e che abbia ucciso con
le proprie mani il fratello del
Duca.
Trombe.
Tutta fatica sprecata: hanno
preso da quell'altra parte.
Ascoltate! Si capisce dalle
trombe.
MARIANA
Su, rientriamo e accontentiamoci
di quello che dicono gli altri.
Tu, Diana, bada a questo Conte francese. L'onore di una vergine
sta nel buon nome: non c'è
dote più ricca della castità.
VEDOVA
Ho detto alla nostra vicina come
sei stata avvicinata da quel
signore che è con lui.
MARIANA
Quello lo conosco, un bel pezzo
da forca! Un certo Parolles: uno
sporco ruffiano che si dà da
fare per conto del suo padrone.
Tientene lontana, Diana: le loro
promesse, le loro lusinghe, i
giuramenti, i pegni, tutto l'armamentario delle voglie, non
fanno mai vedere quel che c'è sotto. Così sono state sedotte
molte
ragazze: e il brutto è che più
si parla di casi che dicono
com'è terribile rovinarsi la
verginità, e più tutto questo
non impedisce ad altre di cader
nella pania
che sta lì in mostra a
minacciarle. Spero di non
doverti dare altri consigli; ma
ho speranza che la tua grazia ti
conservi proprio come sei: anche
a rischio che
così ti venga negata la
modestia.
DIANA
Non c'è da aver paura per me.
Entra Elena.
VEDOVA
Speriamo. Guarda, dev'essere una
pellegrina; mi sa che viene a
pensione da me: si passano la
voce. Glielo voglio chiedere:
"Dio vi salvi, pellegrina, dove
siete
diretta?".
ELENA
Al santuario di San Giacomo.
Per cortesia, sapete mica dove
stanno i pellegrini?
VEDOVA
Al San Francesco, vicino alla
porta.
ELENA
Sempre per questa via?
Banda militare che si avvicina.
VEDOVA
Sicuro.Sentite, vengono di qua.
Devota pellegrina, se aspettate
che i soldati siano passati
vi ci porto io al vostro
albergo:
si dà il caso che conosca la sua
padrona
meglio di me stessa.
ELENA
Siete voi?
VEDOVA
Se vi fa piacere, pellegrina.
ELENA
Vi ringrazio: fate con comodo,
aspetto.
VEDOVA
Venite dalla Francia: giusto?
ELENA
Sì.
VEDOVA
Qui vedrete un vostro
connazionale
che si è distinto in guerra.
ELENA
Come si chiama?
DIANA
Il Conte di Rossiglione.Lo
conoscete?
ELENA
Solo di nome: ne parlano con
ammirazione;
ma non l'ho mai visto.
DIANA
Chiunque sia,
qui se ne fa un gran parlare. È
fuggito dalla Francia,
a quanto si dice, perché il Re
lo aveva fatto sposare
contro la sua volontà. Secondo
voi è così?
ELENA
Certo, è la verità. Io conosco
sua moglie.
DIANA
C'è un gentiluomo al servizio
del Conte
che non fa che sparlare di lei.
ELENA
Come si chiama?
DIANA
Monsieur Parolles.
ELENA
Oh, concordo con lui:
sia riguardo ai meriti di lei
sia al gran valore
dello stesso Conte. Lei è troppo
meschina
perché se ne ricordi il nome:
l'unico merito che ha
è un'inviolabile onestà, che io
sappia
mai sfiorata da dubbio.
DIANA
Oh, povera signora!
È una vita da schiava fare la
moglie
di uno che ti detesta.
VEDOVA
Di sicuro, poverina, dovunque
sia,
ha la pena nel cuore. E questa
mia ragazza, se volesse,
potrebbe anche fargliela alle
spalle.
ELENA
Che volete dire?
Forse che il Conte, invaghito,
la tenta
a scopi irrispettosi?
VEDOVA
È questo:
e traffica con tutto quel che è
buono
per corrompere il tenero onore
di una vergine:
ma lei ha le armi per guardarsi
da lui
con fermissima difesa.
Tamburi e bandiere.
Entrano
Bertram, Parolles e tutto
l'esercito.
MARIANA
Dio ci guardi, sennò!
VEDOVA
Ecco, arrivano.
Quello è Antonio, figlio
maggiore del Duca.
Quello lì, Escalus.
ELENA
Qual è il francese?
DIANA
Lui...
quello con la piuma. È molto
coraggioso.
Ma se amasse sua moglie! Se si
portasse con più onore!
Sarebbe anche più a posto. Non è
bello e gentile?
ELENA
Mi piace molto.
DIANA
Peccato che non abbia onore. E
quello è il brutto tipo
che lo porta fuori strada. Se
fossi sua moglie
gli darei il veleno a quel
ruffiano.
ELENA
Qual è?
DIANA
Quella specie di scimmia tutto
sciarpe. Perché ha un'aria così
triste?
ELENA
Forse è stato ferito in
battaglia.
PAROLLES
Ma perdere il tamburo! Ah!
MARIANA
È tutto scosso per qualcosa.
Guardate, c'ha visto.
VEDOVA
Ma va' a farti impiccare!
MARIANA
E fa anche il vagheggino, lacché
di un mezzano!
Escono Bertram, Parolles e
l'esercito.
VEDOVA
Sono passati. Venite, pellegrina,
che vi porto
dove alloggerete. A casa mia
ci sono già quattro o cinque penitenti
diretti al santuario di San
Giacomo.
ELENA
Vi ringrazio umilmente. Vorrei
che questa signora è questa cara
ragazza
cenassero da noi, a spese mie,
con il mio grazie:
e, per ripagarvi ancora meglio,
darò a questa vergine consigli
che sarà bene che segua.
VEDOVA e MARIANA
Accettiamo volentieri il vostro
invito.
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto terzo -
scena sesta |
|
Entrano Bertram e i due
Nobili francesi.
PRIMO NOBILE
Eh, no, mio buon signore,
mettetelo alla prova: lasciate
che faccia a modo suo.
SECONDO NOBILE
Ch'io possa perdere la vostra
fiducia se Vossignoria non si
accorgerà che è un gran
cialtrone.
PRIMO NOBILE
Sulla mia vita, signore, un
pallone gonfiato.
BERTRAM
Credete che mi sia sbagliato a
questo punto su di lui?
PRIMO NOBILE
Credetemi, signore; per mia
conoscenza diretta, senza
malizia, anzi come se parlassi
di un mio parente: costui è un
ben noto vigliacco, un bugiardo
recidivo
e senza fondo, un fedifrago al
minuto, detentore di non una di
quelle qualità che voi
apprezzate.
SECONDO NOBILE
Sarebbe bene che lo conosceste
meglio; altrimenti, fidando
troppo su virtù che non ha,
potrebbe farvi trovare a malpartito quando vi è
necessario per
questioni di fiducia e di gran
conto.
BERTRAM
Solo che non so come metterlo
alla prova.
SECONDO NOBILE
Niente di meglio che mandarlo a
riprendersi il tamburo: avete
appena sentito quanto si vanta
di volerlo fare.
PRIMO NOBILE
Io, con un plotone di
fiorentini, lo coglierò di
sorpresa: li sceglierò in modo
che lui non li distingua dai
nemici. Lo legheremo e
benderemo, facendogli credere
che lo stiamo portando
all'accampamento avversario,
mentre lo portiamo al nostro. Basta che Vossignoria sia
presente al suo
interrogatorio. Non fidatevi più
del mio giudizio se, per aver
salva la vita, in preda a una
paura dannata, non si offrirà di
tradirvi e di ritorcervi contro ogni vostro segreto in suo
possesso,
invocando la punizione divina se
non è vero.
SECONDO NOBILE
Ma sì, mandatelo a riprendersi
il tamburo: ci sarà da ridere;
dice che ha già in mente uno
stratagemma. Vossignoria vedrà
la sua bella riuscita, in quale
metallo si scioglierà quella
dorata gioia contraffatta: se
poi non lo fate tondo come un
tamburo, dai vostri gusti non vi
salvate più. Eccolo che viene.
Entra Parolles.
PRIMO NOBILE
Ehi, facciamoci una risata! Non
discutete l'onore che gli tocca
per questa sua missione:
l'importante è che si riprenda
il suo tamburo.
BERTRAM
Allora, monsieur! Per voi questo
tamburo è una spina nel fianco!
SECONDO NOBILE
Al diavolo! Lasciate andare: è
solo un tamburo.
PAROLLES
Solo un tamburo! È un tamburo
solo, quando si perde così? E
per un ordine supremo: caricare
con la nostra cavalleria i
nostri stessi fianchi e tagliare
in due
le nostre stesse truppe!
SECONDO NOBILE
Di questo non si può certo
incolpare la linea di comando: è
stato un incidente bellico che
Cesare stesso non avrebbe potuto
impedire se fosse stato lui in
carica.
BERTRAM
Dopo tutto, non ci possiamo
lamentare di come è andata:
perdere quel tamburo non ci ha
fatto certo onore, ma oramai è
perso.
PAROLLES
Si sarebbe potuto riprenderlo.
BERTRAM
Si sarebbe potuto, ma non si può
più.
PAROLLES
Bisogna riprenderlo. Se non
fosse che il merito di un'azione
viene raramente attribuito a chi
la fa di persona, vi farei
vedere io uno che si riprende
quel
tamburo lì, o quello che volete
voi, o hic jacet.
BERTRAM
Ma allora, monsieur, se il
fegato ce l'hai, avanti! Se
pensi che la tua magia in
stratagemmi possa restituire
questo strumento del nostro
onore al suo posto di
sempre, datti anima e corpo a
quest'impresa e parti. Sosterrò
il tuo piano come il gesto di
valore che è. Se riuscirai, il
Duca non solo ne farà parola ma
ti
conferirà onori in cui tanto
grandeggia, fino all'ultima
sillaba del tuo degno nome.
PAROLLES
Su questa mano di soldato, lo
faccio io.
BERTRAM
Ma non dormirci su.
PAROLLES
Mi metto in moto stasera, e
comincio subito a calcolare le
mie probabilità, a rafforzarmi
nell'idea del successo e a
disporre tutto per una missione
letale.
Contate di avere mie notizie per
mezzanotte.
BERTRAM
Mi dai il permesso di informare
Sua Grazia di quello che hai
deciso?
PAROLLES
Non so il successo, signore, ma
giuro di provarci.
BERTRAM
So che sei valoroso e mi farò
garante della tua preparazione
di soldato. Addio.
PAROLLES
Sono uno che non ama le parole.
Esce.
PRIMO NOBILE
Quanto un pesce non ama l'acqua. Non
è davvero strano, signore, uno
che ha l'aria di prendere così
alla leggera una simile azione?
Sa bene di non potercela
fare, ci mette la testa che ce
la farà, e arriverebbe a
rimetterci la testa piuttosto di
farla!
SECONDO NOBILE
Signore, voi non lo conoscete
quanto noi. Non c'è dubbio che
sappia imbucarsi tanto bene nel
favore di una persona da
sfuggire a ogni ricerca per una
settimana: ma una volta
smascherato lo avete in pugno
per sempre.
BERTRAM
Ma credete davvero che di quello
cui si sta preparando con tanta
decisione lui non farà nulla?
PRIMO NOBILE
Nulla di nulla. Riporterà a casa
una delle sue trovate: vi
affibbierà due o tre bugie
verosimili. Ma ormai l'abbiamo
quasi inchiodato: stanotte vi
cadrà
davanti agli occhi. Uno così non
può essere degno della stima di Vossignoria.
SECONDO NOBILE
Ma prima di spellarla vi faremo
divertire con la volpe. Il primo
a stanarla è stato il vecchio
signor Lafew. Una volta che si
strappi al suo costume, vedrete
se
non vi sembra infame - il tempo
che si faccia notte.
PRIMO NOBILE
Devo andare a preparare la
tagliola: ci finirà dentro.
BERTRAM
Vostro fratello verrà con me.
PRIMO NOBILE
Come comanda Vossignoria. Io vi
lascio.
Esce.
BERTRAM
Ora vi porterò alla casa e vi
farò vedere
la ragazza di cui vi ho parlato.
SECONDO NOBILE
Ma dite che è onesta.
BERTRAM
Questo è il difetto. C'ho
parlato una volta
e l'ho trovata gelida, ma le ho
fatto avere
per mezzo dello stesso pagliaccio che bracchiamo
pegni e lettere: anche se li ha
mandati indietro.
Più non ho fatto. È una bella
creatura:
volete vederla?
SECONDO NOBILE
Con tutto il cuore, signore.
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto terzo -
scena settima |
|
Entrano Elena e la Vedova.
ELENA
Se non credete che quella sia
proprio io
non so come darvene certezza
senza tradire la sostanza del
mio piano.
VEDOVA
Sono di buona famiglia, anche se
decaduta,
e non son pratica di queste
manovre:
non vorrei che una cosa del
genere
macchiasse la mia reputazione.
ELENA
E io mai lo vorrei.
Basta vi convinciate che il
Conte è mio marito
e che quanto vi ho confidato,
giurando voi il segreto,
è vero parola per parola, e non
c'è caso
che per l'aiuto benigno che a
voi io chiedo
possiate deviare dalla retta
via.
VEDOVA
Dovrei credervi,
perché mi avete mostrato prove
sufficienti
della vostra fortuna.
ELENA
Prendete questa borsa d'oro
che vi ripaghi dell'aiuto
amichevole datomi finora:
vi corrisponderò una doppia ricompensa
quando l'avrò visto alla
prova. Il Conte corteggia vostra
figlia
ha cinto di bramoso assedio la
sua bellezza,
deciso a conquistarla; fate che
lei infine acconsenta:
noi le diremo come deve
contenersi.
Il suo sangue molesto non
negherà nulla
di quello che lei gli chiede. Il
Conte porta un anello
passato di padre in figlio in
casa sua
per quattro o cinque
generazioni,
da quando lo mise il
capostipite. Questo anello
lo tiene in grande conto; ma nel
suo sventato ardore,
per avere quel che vuole non gli
parrà troppo,
anche se poi si pentirà.
VEDOVA
Ora vedo
cosa avete in mente.
ELENA
E vedete che è legittimo. Non
chiedo altro
che vostra figlia, prima di
mostrarsi vinta,
chieda l'anello, poi gli dia un
appuntamento,
e infine lasci che sia io a
rispettarlo,
mentre lei castissima si
astiene. Dopo,
come sua dote io aggiungerò
tremila corone
a quello che ho già dato.
VEDOVA
Acconsento,
istruite mia figlia su come deve
fare
perché vi sia accordo di tempo e
luogo
per questo inganno così legittimo. Lui viene la sera
con accozzaglie di musicanti e
serenate composte
per il di lei disdoro. Non serve
a nulla
scacciarlo via da casa: lui
tiene duro,
come se ne andasse della vita.
ELENA
E allora mettiamo in atto il
piano
stasera stessa. Se riesce bene,
sarà sordido intento in atto
legittimo
per legittimo intento in atto
legittimo:
entrambi senza peccato, in
peccato di fatto.
Ma mettiamoci all'opera.
Escono.
|
|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quarto -
scena prima |
|
|
Entra il Primo Nobile francese con cinque o sei soldati in agguato. PRIMO NOBILE
Non può girare che da
questa parte della
siepe. Quando gli
saltate addosso fate i
feroci nella lingua che
vi va di parlare, tanto
meglio se voi stessi non
la
capite: dovrà sembrare
che nessuno lo capisce,
eccetto uno di noi che
si presenterà come
interprete.
PRIMO SOLDATO
Siate buono, capitano:
fatelo fare a me
l'interprete.
PRIMO NOBILE
Non lo conosci proprio?
E lui non riconoscerà la
tua voce?
PRIMO SOLDATO
Nossignore, ve
l'assicuro.
PRIMO NOBILE
Ma per noi che parlata
ti inventerai?
PRIMO SOLDATO
Quella che voi userete
con me.
PRIMO NOBILE
Deve credere che siamo
una banda di mercenari
al servizio del nemico.
Dato che ha
un'infarinatura di tutti
i modi di parlare del
circondario, ognuno di
noi
dovrà regolarsi a modo
suo, senza capirsi con
gli altri; ma fare finta
di capirsi, è questo il
nostro scopo: la lingua
delle gazze - più si
starnazza e meglio è. Voi,
interprete, dovete darvi arie da gran
politicante. Ma ora giù!
Eccolo che se ne viene a
farsi un paio d'ore di
sonno per poi tornare e spergiurare sulle balle
che
si sarà inventato.
Entra Parolles.
PAROLLES
Le dieci. Ho tre ore di
tempo per tornare a
casa. Che racconterò di
aver fatto? Dovrà essere
un'invenzione molto verosimile perché convinca. Mi stanno
prendendo di mira e in
questi ultimi tempi gli
affronti hanno bussato
troppo spesso alla mia
porta. Lo riconosco: ho
una lingua troppo lunga
e un cuore che,
ossessionato da Marte e
dai suoi guerrieri, non
osa le imprese della
lingua.
PRIMO NOBILE
È la prima verità di cui la tua
lingua si sia resa colpevole.
PAROLLES
Che diavolo mi ha spinto a
partire alla riconquista di
questo tamburo, sapendo che era
impossibile e che non ne avevo
affatto voglia? Bisogna che mi
faccia
delle ferite e dica che le ho
avute nell'impresa; ma se sono
leggere non persuaderanno.
Diranno: "Te la sei cavata con
così poco?". Ma chi ha il
coraggio di
farsi male sul serio? Ma allora
che prova porterò? Lingua mia,
bisogna proprio che ti metta in
bocca a una lattaia e io me ne
compri un'altra dal mulo di
Bajazet, se le tue ciance sono
così letali.
PRIMO NOBILE
È possibile mai che sappia così
bene cosa è e poi séguiti a
esserlo?
PAROLLES
Bastasse alla bisogna che mi
sbranassi i vestiti o spezzassi
la mia lama spagnola!
PRIMO NOBILE
Non lo faremo bastare.
PAROLLES
Oppure radermi la barba e farlo
passare per uno stratagemma.
PRIMO NOBILE
Non basta.
PAROLLES
O buttar nell'acqua i vestiti e
dire che mi hanno denudato.
PRIMO NOBILE
Macché.
PAROLLES
E se giurassi che mi sono
buttato giù dalla cittadella...
PRIMO NOBILE
Da che altezza?
PAROLLES
Trenta tese.
PRIMO NOBILE
E chi ti crede? Neanche se fai i
salti mortali.
PAROLLES
Potessi trovare un tamburo
qualsiasi del nemico! Giurerei
che l'ho conquistato.
PRIMO NOBILE
Ora ne senti uno!
PAROLLES
Ecco, un tamburo nemico...
Allarme interno.
PRIMO NOBILE
Throca movosus, cargo, cargo,
cargo.
TUTTI
Cargo, cargo, cargo, villianda
par corbo, cargo.
Lo agguantano.
PAROLLES
Ahi, riscatto, riscatto! Lo
bendano.
Non mi coprite gli occhi!
PRIMO SOLDATO
Boskos thromuldo boskos.
PAROLLES
Sento che siete del reggimento
moscovita:
qui ci rimetto la vita non
sapendo la lingua.
Se c'è fra voi tedesco, o danese o olandese,
italiano o francese, voglio
parlarci:
dirò cose che manderanno in
rotta i fiorentini.
PRIMO SOLDATO
Boskos vauvado. Io ti capisco e
parlo
la tua lingua. Kerelybonto.
Signore, raccomandati
l'anima: hai diciassette pugnali
puntati al petto.
PAROLLES
Oh!
PRIMO SOLDATO
Su, prega, prega, prega, Manka
revania dulche.
PRIMO NOBILE
Oscorbildulchos volivorco.
PRIMO SOLDATO
Il generale si compiace di
sospendere l'esecuzione,
e, così bendato, ti vuole portar
via
per interrogarti. Forse puoi darci informazioni
utili a salvarti la vita.
PAROLLES
Oh, lasciatemi vivere,
e vi darò in dettaglio tutti i
nostri segreti:
consistenza numerica, piani. Vi
dirò, anzi,
cose che vi stupiranno.
PRIMO SOLDATO
La verità sulla tua parola?
PAROLLES
Possa essere dannato.
PRIMO SOLDATO
Acordo linta.
Vieni, ti è accordato un rinvio.
Esce con Parolles sotto scorta.
Breve allarme interno.
PRIMO NOBILE
Avverti il Conte di Rossiglione
e mio fratello
che abbiam preso il beccaccino e
lo terremo incappucciato
finché ci faranno sapere
qualcosa.
SECONDO SOLDATO
Agli ordini, capitano.
PRIMO NOBILE
E che ci vuole vendere a noi
stessi:
di' anche questo.
SECONDO SOLDATO
Sissignore.
PRIMO NOBILE
Intanto lo tengo al buio e sotto
chiave.
Escono.
Inizio
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quarto -
scena seconda |
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Entrano Bertram e Diana.
BERTRAM
Mi hanno detto che vi chiamate
Fontybell.
DIANA
No, mio buon signore, Diana.
BERTRAM
Dea di nome
e di fatto, con qualcosa in più!
Ma, anima bella,
l'amore non ha posto nella
vostra perfetta armonia?
Se il fuoco vivo della gioventù
non vi accende l'animo
voi non siete una donna ma una
statua.
Aspettate a morire per essere proprio
come siete ora, fredda e severa;
ma ora dovreste essere com'era
vostra madre
quando concepì la vostra dolce
persona.
DIANA
Lei era onesta.
BERTRAM
E voi non lo siete?
DIANA
No.
Mia madre lo fece solo per
dovere:
quello che voi negate a vostra
moglie.
BERTRAM
Basta così!
Vi prego, non rivangate la mia
risoluzione.
Lei per me fu un obbligo, ma voi
vi amo
per la sola dolce forza dell'amore; vi sarò
per sempre fedele servitore.
DIANA
Sì, voi ci servite
finché noi vi serviamo; ma avuta
la rosa
è tanto se ci lasciate le spine
per trafiggerci,
e poi ci deridete per la nostra
nudità.
BERTRAM
Non contate i miei giuramenti?
DIANA
Non è quanto si giura che fa la
verità:
ma quell'unico voto sommesso che
nasce dal cuore.
Su quel che non è sacro non ci
si giura sopra:
si chiama a testimonio l'Altissimo. Ditemi,
dunque, vi prego:
se io giurassi in nome dei
poteri dell'amore
che vi amo veramente, credereste
ai miei giuramenti
quando il mio amore è infido?
Non è sensato
giurare in nome di chi si
proclama di amare
che non si ama. Perciò i vostri
giuramenti
sono parole e miseri contratti
senza alcun vincolo -
io la penso così.
BERTRAM
Cambiate idea, cambiatela!
Non fate la santa crudele:
l'amore è sacro
e la mia integrità non pratica i
sotterfugi
che voi vedete negli uomini.Non
statemi lontana
ma datevi ai miei feriti
desideri,
portate la salute. Dite che siete
mia
e il mio amore sarà per sempre
com'è ora.
DIANA
È vero che gli uomini si
dichiarano con tal calore
da farci perdere la testa. Datemi
quell'anello.
BERTRAM
Te lo presto, mia cara, ma non
mi è concesso
di regalarlo.
DIANA
Davvero, mio signore?
BERTRAM
Rappresenta l'onore della mia
famiglia,
ereditato dai miei molti
antenati:
se lo dessi via sarei il più
grande reprobo
per il mondo intero.
DIANA
La mia onestà è come questo
anello -
la mia castità è il gioiello
della mia famiglia,
ereditata dai miei molti
antenati:
se la dessi via sarei la più
grande reproba
per il mondo intero. Vedete
allora che
nella vostra privata concezione
l'Onore combatte dalla mia parte
contro il vostro assalto.
BERTRAM
Ecco, prendete l'anello.
Per voi la mia famiglia, il mio
onore, anzi la vita:
sono pronto alle vostre
richieste.
DIANA
A mezzanotte in punto bussate
alla finestra della mia camera;
mi assicurerò che mia madre non
senta.
Ora vi dovrete impegnare a
rispettare un patto:
dopo che avrete conquistato il
mio letto verginale
non state più di un'ora, né
rivolgetemi parola.
È per motivi di forza maggiore,
che poi conoscerete
quando vi sarà restituito questo anello.
Stanotte io v'infilerò al dito
un altro anello che, per ogni
evenienza,
rammenti nel futuro l'atto che
abbiamo fatto.
Arrivederci a dopo; non mancate.
Voi con me
guadagnate una moglie, ma in
quest'atto finisce la mia speranza.
BERTRAM
Ho trovato un cielo sulla terra
corteggiando voi.
Esce.
DIANA
Vedi di vivere a lungo per
ringraziare il cielo e me!
E alla fine ti capiterà di
farlo!
Mia madre mi ha detto proprio
come mi avrebbe corteggiato,
quasi gli stesse in cuore: dice
che tutti gli uomini
fanno gli stessi giuramenti. Ha
giurato di sposarmi
alla morte di sua moglie; io
perciò mi unirò a lui
da sepolta.Dato che i francesi
sono così doppi,
lo sposi chi vuole: io voglio
vivere e morire vergine.
Ma intanto non penso sia peccato, cambiando i miei
costumi,
ingannare io uno che inganna per
vincere.
Esce.
|
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quarto -
scena terza |
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Entrano i due Nobili
francesi e due o tre
soldati.
PRIMO NOBILE
Non gli hai dato la lettera
della madre?
SECONDO NOBILE
Gliel'ho consegnata un'ora
fa. Ci dev'essere qualcosa
che l'ha punto sul vivo
perché quando la leggeva non
sembrava più lui.
PRIMO NOBILE
Si è attirato giuste
critiche per aver ripudiato
una moglie così buona e una
donna così dolce.
SECONDO NOBILE
Soprattutto è incorso nel
perpetuo sfavore del Re, che
aveva perfino accordato
tutti gli strumenti del suo
potere per accompagnarlo
nella sua felicità. Ti dirò
una cosa, ma mi farai il
favore di tenertela per te.
PRIMO NOBILE
Dilla e sarà morta: io le
farò da tomba.
SECONDO NOBILE
Ha traviato una ragazza di
buona famiglia qui di
Firenze, che aveva fama di
castissima, e stanotte
sfamerà le sue voglie con le
spoglie dell'onore di lei.
Le ha
fatto dono del suo anello di
casta e si crede a cavallo
in questa incasta posizione.
PRIMO NOBILE
Che Dio temperi in noi
questa insurrezione della
carne! In mano nostra cosa
non diventiamo!
SECONDO NOBILE
Semplicemente traditori di
noi stessi. E com'è tipico di
tutti i tradimenti, che chi
li concepisce continua a
smascherar se stesso fino a
raggiungere i suoi fini
sciagurati, così lui, che in
questa azione complotta
contro la propria nobiltà, si annega nel gorgo di se
stesso.
PRIMO NOBILE
Non è peccato grave se
strombazziamo noi stessi i
nostri intenti illeciti?
Allora stanotte non avremo
la sua compagnia?
SECONDO NOBILE
Non fin dopo mezzanotte: ha
un'ora per consumare.
PRIMO NOBILE
Ci siamo quasi.Mi piacerebbe
che fosse presente alla
lezione di anatomia sul suo
compagno: ci potrebbe
prendere le misure del suo
stesso cervello, che ha dato
una montatura preziosa a
quel gioiello fasullo.
SECONDO NOBILE
Non ci occuperemo
dell'ultimo finché non viene
il primo: la sua presenza
dovrà fare da frusta per
quello.
PRIMO NOBILE
Intanto: che notizie hai di
queste guerre?
SECONDO NOBILE
Ho sentito parlare di una
proposta di pace.
PRIMO NOBILE
C'è di più, ne sono sicuro:
la pace è fatta.
SECONDO NOBILE
E allora che farà il Conte
di Rossiglione? Se ne andrà
a nord o tornerà in Francia?
PRIMO NOBILE
Da questa domanda capisco
che non gli sei così intimo.
SECONDO NOBILE
Per carità, ti dico! Ci
andrei di mezzo io per
quello che fa lui.
PRIMO NOBILE
Senti: circa due mesi fa sua
moglie è scappa-ta di
casa. Il pretesto: un
pellegrinaggio a San
Giacomo, cosa sacrosanta che
lei ha portato a termine con
la più
austera devozione. Mentre era
lì, la sua natura delicata
cadde come preda del suo
dolore; è andata a finire
che il suo ultimo respiro è
diventato un rantolo, e
ora canta lassù nel cielo.
SECONDO NOBILE
Chi te l'assicura?
PRIMO NOBILE
Ampiamente il testo delle
sue lettere, che documenta
la sua storia giorno per
giorno fino al momento della morte. Quanto alla morte, che
non toccava certo
a lei descrivere con le
proprie parole, è stata
senza ombra di dubbio
confermata dal rettore del
santuario.
SECONDO NOBILE
E il Conte ne è stato
informato?
PRIMO NOBILE
Certo, nei minimi
particolari, che confermano
punto per punto la
veridicità della notizia.
SECONDO NOBILE
Mi duole davvero che lui ne
sia contento.
PRIMO NOBILE
Con che fierezza a volte ci
diamo a godere delle nostre
perdite!
SECONDO NOBILE
E con che fierezza altre
volte anneghiamo nelle
lacrime il successo! La
grande dignità che il suo
valore gli ha procurato qui
dovrà vedersela in patria
con
altrettanta vergogna.
PRIMO NOBILE
La tela della nostra vita
non bada a varietà: fila il
bene col male. Le nostre
virtù monterebbero in
superbia se i nostri difetti
non le fustigassero; i
nostri
misfatti ci farebbero
disperare se le nostre virtù
non li consolassero.
Entra un Messaggero.
Allora? Dov'è il tuo
padrone?
MESSAGGERO
Ha incontrato per strada il
Duca, signore, e ha preso
formalmente commiato: Sua
Signoria partirà domattina
per la Francia. Il Duca gli
ha dato
commendatizie per il Re.
SECONDO NOBILE
Ne avrà più che bisogno là,
fossero anche delle commende
gonfiate.
Entra Bertram.
SECONDO NOBILE
Non saranno mai tanto dolci
per quanta è l'amarezza del
Re. Ecco Sua Signoria. - Che
c'è, signore? Non è già mezzanotte passata?
BERTRAM
In una notte ho sbrigato
sedici faccende che in tempi
normali avrebbero richiesto
mesi. Ma vado per ordine: ho preso congedo dal Duca; ho
salutato il suo
seguito; ho seppellito una
moglie; ne ho lamentato la
perdita; ho scritto alla mia
signora madre che sarei
tornato; ho provveduto alla
mia scorta; e nelle
pause di queste incombenze
ufficiali ho preso in mano
svariati impegni più grati,
l'ultimo dei quali è stato
il più urgente e, tra
l'altro, non l'ho ancora
portato a termine.
SECONDO NOBILE
Qualsiasi difficoltà si
presenti, col fatto che
partite domattina,
Vossignoria dovrà stringere
i tempi.
BERTRAM
Quando dico che la cosa non
è ancora conclusa è perché
temo di dovermene
rioccupare. Ma che aspettiamo
a sentirci questo dialogo
fra il Buffone e il Soldato?
Su, portate qui questo eroe
del falso che mi ha
ingannato come un oracolo
doppio.
SECONDO NOBILE
Portatelo qui.
Escono i soldati.
Ha passato tutta la notte in
ceppi, povero filibustiere.
BERTRAM
Non fa nulla.Era dovuto ai
suoi calcagni per tutto il
tempo che hanno usurpato gli
speroni. Come si porta?
SECONDO NOBILE
Ve l'ho già detto,
Vossignoria: sono i ceppi a
portare lui. Ma per
rispondervi a tono: piange
come una ragazzina che ha
versato il latte. Ha
confessato a
Morgan, credendolo un frate,
tutto quello che s'è potuto
ricordare, dalla prima
infanzia a questo fulmine a
ciel sereno quando è stato
messo in ceppi. E
indovinate cosa ha
confessato?
BERTRAM
Niente che mi riguardi, no?
SECONDO NOBILE
La confessione è stata
trascritta e sarà letta alla
sua presenza. Se si fa
riferimento, come credo, a
Vossignoria, dovrete aver la
pazienza di ascoltarla.
Entrano Parolles sotto
scorta e il Primo soldato in
veste di interprete.
BERTRAM
La peste lo colga! Bendato!
Di me non può dir nulla.
PRIMO NOBILE (a parte, a Bertram)
Zitti, zitti! Arriva
Mosca-cieca. (Ad alta voce) Portotartarossa.
PRIMO SOLDATO
È l'ordine della tortura:
parli senza?
PAROLLES
Confesserò tutto quello che
so senza violenza. Altro non
potrò dire neanche se mi
fate a polpette.
PRIMO SOLDATO
Bosko chimurcho.
PRIMO NOBILE
Boblibindo chicurmurco.
PRIMO SOLDATO
Siete un generale
magnanimo. Il nostro generale
vi ordina di rispondere man
mano che vi leggerò le
seguenti domande.
PAROLLES
La pura verità per la
speranza di vivere.
PRIMO SOLDATO (legge)
"Per prima cosa chiedetegli
la consistenza numerica
della cavalleria del Duca".
Qual è la risposta?
PAROLLES
Cinque o seimila, ma male in
arnese e un po' quasi
inservibili. Le truppe sono
disperse, e i comandanti dei
poveri disgraziati; lo giuro
sulla reputazione e il
credito che ho: com'è vero
che voglio vivere.
PRIMO SOLDATO
Trascrivo tale e quale?
PAROLLES
Sicuro; e son pronto a
giurarci sul sacramento, in
qualsiasi modo volete che lo
prenda.
BERTRAM
Per lui pari sono: che razza
di impenitente leccapiedi!
PRIMO NOBILE
Vi sbagliate, signore;
questo è Monsieur Parolles,
lo spirito marziale in
persona (l'ha coniato lui),
che aveva tutta la teoria
bellica nel nodo della
sciarpa, e la
pratica nel fodero del
pugnale.
SECONDO NOBILE
Non darò più un briciolo di
fiducia a uno che non fa
altro che tenere a lucido la
spada, né farò credito
dell'onore a uno che veste
inappuntabile.
PRIMO SOLDATO
Bene, questa è scritta.
PAROLLES
Ho detto "cinque o seimila
cavalieri". Ora specifico:
mettete
"approssimativamente";
voglio dire tutta la verità.
PRIMO NOBILE
E qui l'ha quasi detta.
BERTRAM
Ma non mi sento affatto di
essergli grato per quella
che sceglie di dire.
PAROLLES
Vi prego: si deve dire
"poveri disgraziati".
PRIMO SOLDATO
Così ho scritto.
PAROLLES
Vi ringrazio umilmente,
signore. La verità è la
verità, e quei disgraziati
sono straordinariamente
poveri.
PRIMO SOLDATO (legge)
"Chiedetegli la consistenza
numerica della
fanteria".Qual è la
risposta?
PAROLLES
In fede mia, signore, mi
restasse solo un'ora di
vita, vi dirò la
verità. Fatemi pensare. Spurio,
centocinquanta; Sebastian,
altrettanti; Corambus,
altrettanti;
Jaques, altrettanti;
Guiltian, Cosmo, Lodowick e
Gratii, duecentocinquanta
ciascuno; la mia compagnia, Chitopher, Vaumond e Bentii,
duecentocinquanta ciascuno. A
ruolo quindi, calcolando fra
abili e inabili, non ci
saranno neanche quindicimila
anime, lo giuro sulla mia
vita; metà delle
quali non osano scuotersi la
neve dai mantelli per paura
di cadere a pezzi.
BERTRAM
Cosa bisogna fargli?
PRIMO NOBILE
Niente, solo
ringraziarlo.Chiedetegli la
mia posizione e che credito
ho presso il Duca.
PRIMO SOLDATO
Bene, ho scritto.
(Legge)
"Chiedetegli se in forza
hanno anche un certo
Capitano Dumaine, un
francese; di che reputazione
goda presso il Duca, quale
sia il
suo valore, la sua onestà e
la sua esperienza di guerra;
se non ritenga possibile,
con una congrua somma di
monete d'oro, comprarne la
sedizione".
Qual è la
risposta? Che sapete a
riguardo?
PAROLLES
Vi prego, lasciatemi
rispondere punto per punto a
questa domanda: ripetete una
domanda per volta.
PRIMO SOLDATO
Conoscete questo Capitano
Dumaine?
PAROLLES
Se lo conosco: faceva
l'apprendista rattoppatore a
Parigi, e poi ce lo
cacciarono a frustate per
aver messo incinta la scema
sotto tutela comunale: una
povera
idiota che essendo muta non
poteva dirgli di no.
BERTRAM
No, permettetemi: non
sprecate le mani - quando
meno se l'aspetta gli cade
una tegola sul cranio.
PRIMO SOLDATO
Bene, questo capitano è in
forza presso il Duca di
Firenze?
PAROLLES
A quanto mi consta, sì, a
fare schifo.
PRIMO NOBILE
Via, non guardatemi così:
fra un momento sentiremo di
Vossignoria.
PRIMO SOLDATO
In che conto lo tiene il
Duca?
PAROLLES
Il Duca lo conta quanto uno
dei tanti miei poveri
sottoposti: proprio l'altro
giorno mi ha scritto di
radiarlo dalla
compagnia.Devo averci la
lettera in tasca.
PRIMO SOLDATO
Perbacco! Allora
cerchiamola.
PAROLLES
A pensarci bene, non lo so:
o è lì o è al sicuro nella
mia tenda con le altre
lettere del Duca.
PRIMO SOLDATO
Eccola: c'è una carta. Devo
leggervela?
PAROLLES
Non so se sia quella o no.
BERTRAM
Il nostro interprete ci sa
fare.
PRIMO NOBILE
Davvero!
PRIMO SOLDATO (legge)
Diana, il Conte è un buffone
ricoperto d'oro.
PAROLLES
Questa non è la lettera del
Duca, signore; è solo un
avvertimento a una ragazza
perbene di Firenze, tale
Diana, perché si guardi
dagli allettamenti di un tal
Conte di Rossiglione, uno
scioccherello viziato ma
anche sempre in calore. Vi
prego, signore, rimettetela
a posto.
PRIMO SOLDATO
Un momento, prima la voglio
leggere, col vostro
permesso.
PAROLLES
E io dichiaro che avevo in
mente esclusivamente l'onore
della ragazza. L'ho sempre
saputo che il giovane Conte
è un ragazzo pericoloso e
lascivo: è una
balena con la verginità,
divora in un lampo tutti i
pesci teneri che trova.
BERTRAM
Miserabile voltagabbana!
PRIMO SOLDATO (legge)
Quando lui giura, batti alla
cassa, e incassa:
quando fa centro non paga
mai per certo.
Un buon negozio fa felice la
coppia e la fa grassa.
Non salda mai il passato:
tienti al coperto.
Ricorda, Diana, cosa ti dice
un buon soldato:
fattela con un uomo, lascia
stare il neonato.
Tiello di conto: il Conte è
un buffone, lo so:
avanti può anche pagare, ma
dopo il fatto, no.
Il tuo, come ti ha giurato
all'orecchio,
Parolles.
BERTRAM
Dovrà passare in mezzo a un
esercito di fruste con
questa ballata attaccata in
fronte.
SECONDO NOBILE
E questo è il vostro amico
devoto, signore, filologo
polivalente e soldato
armipotente.
BERTRAM
Se c'è una cosa che non ho
mai potuto sopportare sono i
gatti: ora lui è un gatto.
PRIMO SOLDATO
Vedo, signore,
dall'espressione del
generale, che non potremo
che impiccarvi.
PAROLLES
La vita, signore, come sia!
Non che io abbia paura di
morire, ma, dato che ho
commesso molti peccati,
vorrei passare quello che mi
resta a fare penitenza. Lasciate che io
viva, signore, in prigione,
in ceppi, o in un altro
modo, basta che resti in
vita.
PRIMO SOLDATO
Vedremo cosa si può fare,
purché confessiate senza
riserve. Torniamo allora a
questo Capitano Dumaine:
avete già risposto circa il
conto in cui lo tiene il
Duca e il suo valore; e
circa la sua onestà?
PAROLLES
Sarebbe capace di rubare un
uovo in un monastero; in
fatto di stupri e ratti
farebbe invidia a Nesso. Si
dà arie di uomo senza fedi:
a romperle è più forte di
Ercole. Mentisce, signore,
con tale inventività da far
sembrare follia la verità. L'ubriachezza è la
sua miglior virtù dato che,
sbronzandosi come un porco,
poi
quando dorme fa poco danno,
tranne che alle sue
lenzuola; ormai lo sanno e
lo sdraiano sulla paglia. Della sua onestà,
signore, ho ben poco altro
da dire. Ha
tutto quello che un uomo
onesto non dovrebbe avere;
nulla di quello che un uomo
onesto dovrebbe avere.
PRIMO NOBILE
Qui comincia a piacermi.
BERTRAM
Perché ti addita per la tua
onestà? Muoia impestato! Per
me è sempre più un gatto.
PRIMO SOLDATO
Che ne dite della sua
esperienza militare?
PAROLLES
In effetti, signore, per non
fargli torto, ha suonato il
tamburo per una compagnia di
tragici inglesi. Della sua combattività altro non so,
se non che in quel
paese ebbe l'onore di fare
l'ufficiale in un posto
chiamato Mile End, dove
insegnava ad andar per due. A
una persona simile vorrei
rendere tutto l'onore che
posso, ma non so se ci
riesco.
PRIMO NOBILE
Riesce tanto bene a far
rimpianger la perfidia che
l'unicità lo riscatta.
BERTRAM
Muoia impestato!Si conferma
un gatto.
PRIMO SOLDATO
Dato che le sue qualità sono
tanto in ribasso, è inutile
che vi chieda se dell'oro lo
farà tradire.
PAROLLES
Signore, per un quarto di
scudo si venderebbe il
diritto di proprietà e di
eredità della salvezza sua,
escludendo dall'usufrutto
dei diritti il perpetuarsi
della
successione perpetuamente.
PRIMO SOLDATO
E com'è suo fratello,
l'altro Capitano Dumaine?
SECONDO NOBILE
Perché chiede di me?
PRIMO SOLDATO
Com'è?
PAROLLES
Un corvo della stessa
covata; nel bene non proprio
grande come il primo, ma
molto più grande nel male. È
un vigliacco molto superiore
al fratello, con tutto
che il fratello è già
considerato tra i più puri
al mondo. Quando c'è la ritirata batte i più lesti
lacchè; quando c'è
l'avanzata ha i crampi.
PRIMO SOLDATO
Se avete salva la vita
accettate di tradire i
fiorentini?
PAROLLES
Certo, e il comandante della
cavalleria, il Conte di
Rossiglione.
PRIMO SOLDATO
Sento un momento il parere
del Generale.
PAROLLES
Ho finito coi
tamburi. S'impestino tutti i
tamburi! Se penso al rischio
che ho corso solo per fare
il benemerito e darla a
intendere a quel viziosetto
del Conte!
D'altra parte, chi si
sarebbe sognato un'imboscata
proprio lì?
PRIMO SOLDATO
Non c'è rimedio, signore,
dovete morire. Il Generale
dice che chi come voi ha
così proditoriamente
divulgato isegreti del
proprio esercito e dato
notizie così
pestifere su uomini di
provatissimo valore non ha
niente di buono da fare al
mondo; quindi dovete morire. Avanti, boia,
decapitalo.
PAROLLES
Dio mio, signore, lasciatemi
in vita, o almeno possa
affrontare la morte a occhi
aperti!
PRIMO SOLDATO
Potrete farlo: e date
l'ultimo saluto a tutti i
vostri amici.
Gli toglie la benda.
E ora guardatevi in giro:
chi riconoscete?
BERTRAM
Buon giorno, nobile
capitano.
SECONDO NOBILE
Dio vi benedica, capitano
Parolles.
PRIMO NOBILE
Dio vi salvi, nobile
capitano.
SECONDO NOBILE
Capitano, volete che porti i
vostri saluti al nostro
signor Lafew? Sono diretto
in Francia.
PRIMO NOBILE
Buon capitano, volete
compiacervi di farmi dono di
una copia del sonetto che
avete scritto a Diana a nome
del Conte di Rossiglione? Se
non fossi la codardia
in persona ve la estorcerei
io - state bene.
Escono Bertram e i Nobili.
PRIMO SOLDATO
Siete a terra, capitano, ma
la cravatta no, è ancora a
posto.
PAROLLES
Chi si salva da una
congiura?
PRIMO SOLDATO
Se scoprite un paese di sole
donne detentrici di
altrettanta vergogna,
potreste fondare insieme la
nazione dell'inverecondia.Passatevela
bene,
signore. Anch'io vado in
Francia: là sarete
chiacchierato.
Escono i soldati.
PAROLLES
Eppure devo essere contento.
Fossi un animo nobile
mi verrebbe il
crepacuore. Non farò più il
capitano,
ma potrò mangiare, bere e
dormire con l'agio
di un capitano. Sarà un bel
vivere
semplicemente come sono. Chi
si conosce per millantatore
stia attento a sé: sarà
questione di poco. E chiunque millanti avrà la
parte del ciuco.
Arrugginisci, spada;
raffreddatevi, bollori; e tu
Parolles
vivi sicuro nella
vergogna. Ferito di beffa,
fiorisci di beffa.
C'è posto e mezzi per ogni
uomo al mondo.
E io li troverò.
Esce.
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quarto -
scena quarta |
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Entrano Elena, la Vedova e
Diana.
ELENA
Perché sentiate che non vi ho
fatto torto
avrò mallevadore uno dei grandi
della Cristianità. È necessario
che m'inginocchi
davanti al suo trono per poter
raggiungere il mio scopo.
Tempo fa, io gli resi un
servizio per lui prezioso
quasi quanto la vita, tale da
volgere il petto petroso
del Tartaro a rispondere moti di
gratitudine.
E ora so per certo che Sua
Grazia è a Marsiglia
alla cui volta abbiamo già
disposto di partire.
Dovete sapere che mi si crede
morta. Ora in congedo,
mio marito si dirige a casa,
dove, con l'aiuto del cielo,
e col permesso del mio buon Re e
signore,
noi giungeremo all'insaputa
generale.
VEDOVA
Gentile signora,
mai avete avuto un servo che più
di me
gradisca che gli affidiate una
questione.
ELENA
Né voi, signora, amica che pensi
più di me
a come compensare il vostro
affetto. Non c'è dubbio
che il cielo mi ha voluto perché
io doti vostra figlia,
come ha lei destinato ad essere
mio mezzo
per ritrovare mio marito. Ma
stranezza dell'uomo!
Che sa fare uso così dolce di
ciò che odia
quando il sordido abbandono a
ingannevoli pensieri
contagia la notte più nera. Così
la lussuria si diletta
con quanto gli ripugna, assente
ciò che agogna.
Poi ci tornerò. Voi, Diana, se
seguite
le mie povere istruzioni,
dovrete soffrire
ancora un po' per me.
DIANA
Finché morte da onesta
consegua ai vostri ordini, sono
pronta
a soffrire per vostro volere.
ELENA
Aspetta, ti prego:
è così che parla il tempo prima
di ammettere l'estate,
il tempo che le rose hanno
petali oltre che spine
e sono profumate oltre che
pungenti. Dobbiamo andare;
la carrozza è pronta, l'ora ci
esalta.
Tutto è bene quel che finisce
bene; fine è coronamento.
Comunque si proceda, si plaude
al fine.
Escono.
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quarto -
scena quinta |
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Entrano la Contessa, Lafew e
il Clown.
LAFEW
No, no, no; vostro figlio si è
mescolato con un bullo alla
moda, il cui bilioso zafferano
aspirerebbe a dare il colore a tutta la gioventù sfornata
anzitempo del paese. Vostra nuora sarebbe
ancora viva, e vostro figlio qui
a casa sarebbe progredito per
mano del Re molto più di quanto
abbia fatto per quella di questo
calabrone dalla coda scarlatta
di cui sto parlando.
CONTESSA
Vorrei non averlo mai
conosciuto; è stato causa della
morte della più virtuosa
gentildonna per la cui creazione
sia stata lodata la natura: non
avrei potuto
portarle un amore più radicato
neanche se fosse stata carne
della mia carne e mi fosse
costata i più intimi spasmi di
una madre.
LAFEW
Era una buona signora, una buona
signora. Per ritrovare un'erba
così non bastano mille insalate.
CLOWN
Davvero, signora, era la
maggiorana che addolcisce le
insalate, o, piuttosto, la ruta,
l'erba della grazia.
LAFEW
Quelle non sono erbe da
insalata, furfante, ma da
odorare.
CLOWN
Io non sono il grande
Nabuccodonosor, signore, e di
erbe non m'intendo granché.
LAFEW
E allora cosa ti credi d'essere:
un furfante o uno sciocco?
CLOWN
Sciocco quando servo una donna,
signore, e furfante con un uomo.
LAFEW
Che differenza c'è?
CLOWN
All'uomo soffierei la moglie e
le farei il servizio per lui.
LAFEW
Per lui saresti davvero un
furfante al servizio.
CLOWN
E alla moglie, signore, gli
darei, per soprappiù di
servizio, l'anima del mio
bastone.
LAFEW
Ne convengo con te: sei furfante
e sciocco tutt'uno.
CLOWN
Al vostro servizio.
LAFEW
No, no, e poi no.
CLOWN
Ma, signore: se non posso
servire voi, posso sempre
servire un principe grande come
voi.
LAFEW
Chi sarebbe? Un francese?
CLOWN
In verità, signore, ha un nome
inglese, ma la sua fisionomia è
più accesa in Francia che qui.
LAFEW
Ma che principe sarebbe?
CLOWN
Il Principe Nero, signore, alias
il principe delle tenebre, alias
il diavolo.
LAFEW
Prendi, ecco la mia borsa. Non te
la do per tentarti a lasciare il
padrone di cui parli - seguita
pure a servirlo.
CLOWN
Io vengo dai boschi, signore, e
ho sempre amato i bei fuochi che
ci si fanno: il padrone di cui
parlo ne tiene sempre acceso uno
bello grande. Di certo è il
principe del mondo: ma la sua
nobiltà se ne resti pure a
corte.Io sono per la casa con la
porta stretta, che per me è
troppo piccola per far entrar la
pompa;
forse ci riescono quelli che si
umiliano, ma la maggior parte
son troppo freddolosi e delicati
e preferiscono il sentiero
fiorito che conduce alla grande
porta e al
grande fuoco.
LAFEW
Ma vattene, comincio a stufarmi
di te, e te lo dico prima perché
non voglio litigare. Vai,
vai. Bada che i cavalli siano ben
accuditi, e niente trucchi.
CLOWN
Signore, se mi metto a far dei
trucchi, sarebbero trucchi da
cavallo spompato, che è proprio
quello che gli tocca per legge
di natura.
Esce.
LAFEW
Un lestofante dalla lingua lunga
e anche un po' tapino.
CONTESSA
Così è. Per mio marito, che non
c'è più, era un grande spasso; è
per lui che è ancora qui, e lui
lo prende come licenza di far
l'impertinente; non tiene il
passo,
galoppa a destra e a manca.
LAFEW
In fondo mi piace, non c'è
niente di male. Come stavo per
dirvi, quando ho saputo della
morte della buona signora e del
prossimo ritorno a casa di
vostro figlio
e mio signore, ho suggerito al
Re mio padrone di parlargli a
favore di mia figlia; cosa cui
proprio Sua Maestà, di sua
spontanea premura, aveva pensato
quando entrambi erano bambini.Sua Altezza mi ha
promesso di farlo. Cosa più
appropriata non c'è per
cancellare il malanimo che egli
nutre verso vostro
figlio. Che ne pensa Vostra
Signoria?
CONTESSA
Ne sono assai contenta, signore,
e mi auguro vada a buon fine.
LAFEW
Sua Maestà viene espressamente
da Marsiglia, col vigore che
aveva a trent'anni. Sarà qui
domani, se non mi ha ingannato
il mio informatore di solito
affidabile.
CONTESSA
Mi rallegra poter sperare di
vederlo prima di morire. Lettere
mi dicono che mio figlio sarà
qui stasera. Vi pregherò, Vossignoria, di restare finché
non si
siano incontrati.
LAFEW
Signora, stavo proprio pensando
come fare a chiedere gradito
accesso in casa vostra.
CONTESSA
Avete solo da richiamare il
privilegio che vi dà il vostro
onore.
LAFEW
Signora, ne ho già fatto il mio
invadente biglietto da visita;
se Dio vuole, è ancora valido.
Entra il Clown.
CLOWN
O signora, di là c'è il mio
signore vostro figlio, con un
cerotto di velluto sul viso. Se
sotto ci sia una ferita o no
solo il velluto lo sa. Comunque,
è un gran bel
cerotto di velluto. La sua
guancia sinistra è una guancia a
due coste e mezzo, ma la guancia
destra è spogliata.
LAFEW
Una ferita ricevuta nobilmente,
ovvero una ferita nobile, è una
bella livrea d'onore; mi sa che
la sua lo è davvero.
CLOWN
Ma ti dà una faccia bubbonica.
LAFEW
Vi prego, andiamo a vedere
vostro figlio. Non vedo l'ora di
parlare con questo nobile
giovane soldato.
CLOWN
Veramente, ce n'è una dozzina,
con raffinatissimi cappelli e
cortesissime piume che fanno
inchini e riverenze al primo che
passa.
Escono.
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quinto -
scena prima |
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Entrano Elena, la Vedova e
Diana, con due servitori. ELENA
Certo questo continuo
viaggiare giorno e notte
deve avervi
prostrato. Non si poteva
far diversamente;
ma dato che non avete
distinto giorni da
notti,
per causa mia, fino a
logorare le vostre
membra delicate,
ardite pur pensare che
la mia riconoscenza per
voi
è così cresciuta che
niente potrà sradicarla.
Entra un Gentiluomo,
falconiere del Re.
Al momento giusto!
quest'uomo, se vuole,
con la sua autorità può
aiutarmi
ad avere un colloquio
col Re. Dio vi salvi,
signore!
GENTILUOMO
Altrettanto a voi.
ELENA
Signore, vi ho visto
alla corte di Francia.
GENTILUOMO
Mi ci sono trovato.
ELENA
Non voglio pensare,
signore, che abbiate
tralignato
dall'ampia reputazione
della vostra bontà;
perciò, fatta ardita da
urgenti necessità
che fanno a meno delle
buone maniere, vi chiedo
di voler far uso del
vostro potere, per la qual cosa
saprò esservi
eternamente grata.
GENTILUOMO
Che desiderate?
ELENA
Che vi degnaste di
consegnare
questa povera supplica
al Re
e mi aiutaste in virtù
della vostra autorità
a riceverne udienza.
GENTILUOMO
Il re non è qui.
ELENA
Non è qui?
GENTILUOMO
No davvero.
È partito di qui la
notte scorsa:
aveva più fretta del
solito.
VEDOVA
Santo cielo, tanta
fatica per nulla!
ELENA
Ciononostante, tutto è
bene quel che finisce
bene:
anche se il tempo sembra
così avverso e i mezzi
errati.
Vi supplico: dov'è
andato?
GENTILUOMO
Ma per quanto ne so, a
Rossiglione.
Dove anch'io sto andando.
ELENA
Vi prego, signore,
dato che probabilmente vedrete
il Re prima di me,
di voler consegnare questa carta
alla sua graziosa mano: sono certa che per questo non
avrete biasimo,
ma invece vi sarà grato esservi
adoperato.
Vi seguirò con la massima
rapidità
che le nostre risorse ci
consentano.
GENTILUOMO
Lo farò per voi.
ELENA
E voi vedrete quanto saprò
esservi grata,
qualunque cosa accada. Dobbiamo
rimontare a cavallo.
Su, su, provvedete.
Escono.
Inizio
pagina
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|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quinto -
scena seconda |
|
Entrano il Clown e Parolles.
PAROLLES
Buon signor Lavatch, vogliate
dare questa lettera a monsignor
Lafew. Signore, mi avete
conosciuto prima di oggi, quando
avevo dimestichezza con abiti
più
freschi; ma adesso, signore,
sono infangato del malumore
della Fortuna e maleodorante
come il suo malanimo.
CLOWN
Mi sa davvero che il malanimo
della Fortuna è ben schifoso se
è maleodorante come dici. D'ora
in poi non toccherò più pesce
che imbandisca la Fortuna. Ti
prego, non stare controvento.
PAROLLES
Via, non c'è bisogno che vi
tappiate il naso, signore:
parlavo per metafora.
CLOWN
Già, signore, ma il naso io me
lo tappo contro il puzzo della
tua o altrui metafora. Ti prego,
spostati un po'.
PAROLLES
Vi prego, signore, di portare
questo foglio.
CLOWN
Pfui! E io ti prego di startene
lontano. Io dare a un nobiluomo
un pezzo di carta del cesso
della Fortuna! Guarda, viene lui
in persona.
Entra Lafew.
Signore, c'è qui uno stronzo
della Fortuna, anzi del gatto
della Fortuna, ma non puzza di
gatto muschiato: secondo lui, è
caduto nella fogna della
malasorte e
si è ricoperto di fango. Vi
prego, signore, trattate questa
carpa concimata come meglio vi
sembra: ha tutta l'aria di un
povero furfante decaduto,
scaltro,
stupido e canaglia. Con le mie
similitudini di conforto
simpatizzo con la sua sventura e
lo lascio a Vossignoria.
Esce.
PAROLLES
Monsignore, sono un uomo
crudelmente graffiato dalla
Fortuna.
LAFEW
E che volete che ci faccia io? È
troppo tardi per tagliarle le
unghie. Che brutto tiro le avete
fatto perché la Fortuna vi
graffiasse? Presa con le buone,
la
Fortuna è una bravissima signora
che non lascia che dei bricconi
la facciano franca a lungo sotto
di lei. Ecco qua uno scudo. Ci
penseranno i giudici a metter
pace tra voi e la Fortuna; ho
altro da fare io.
PAROLLES
Supplico Vostro Onore di starmi
a sentire: ho una parola sola.
LAFEW
Ho capito, una parola per una
moneta: ecco qua, risparmia la
parola.
PAROLLES
Mio buon signore, il mio nome è
Parolles.
LAFEW
Allora non hai solo "una
parola".Sangue di Cristo! Dammi
la mano. Che fa il tamburo?
PAROLLES
O mio buon signore, siete stato
voi il primo a cogliermi
veramente.
LAFEW
Veramente? E allora anche il
primo a buttarti via.
PAROLLES
Se mi avete fatto cadere in
disgrazia, solo voi, monsignore,
avete il potere di farmi
rientrare nella grazia.
LAFEW
Sparisci, canaglia! Per te
dovrei fare sia da Dio che da
diavolo: quello che ora ti dà la
grazia e ora te la toglie!
Squilli di tromba.
Arriva il Re, lo sento dalle
trombe. Cercami più tardi, pezzo
da galera. Ieri sera si è parlato
di te. Canaglia e buffone come
sei, pure non resterai a stomaco vuoto. Avanti, seguimi.
PAROLLES
Dio sia lodato per voi.
Escono.
Inizio
pagina
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|
Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quinto -
scena terza |
|
Squilli.
Entrano il Re,
la Contessa, Lafew e i due
Nobili francesi, con servi.
RE
Con lei abbiamo perso un
gioiello: il nostro valore
ora è molto impoverito; ma
vostro figlio,
pazzo da legare, era troppo
fuor di sé per capire
i pregi che lei aveva.
CONTESSA
Il passato è passato, sire;
prego Vostra Maestà di
considerarla
ribellione naturale nello
stelo acerbo della gioventù,
quando olio e fuoco,
inattaccabili alla forza
della ragione,
la travolgono e divampano.
RE
Mia onorata signora,
ho tutto perdonato e
dimenticato,
benché l'arco della mia
vendetta fosse già teso su
di lui
e aspettasse solo di
scoccare.
LAFEW
Devo dire una cosa,
scusandomi in partenza: il
giovane signore
ha offeso in modo
imperdonabile
Sua Maestà, sua madre e la
sua sposa,
ma il torto più grande l'ha
fatto a se stesso.
Ha perduto una moglie la cui
bellezza confondeva
lo sguardo più nobile, la
cui parola imprigionava ogni
orecchio,
la cui tenera perfezione
cuori refrattari a servire
in umiltà chiamavano
signora.
RE
Lodare ciò che è perduto
ne fa amare il ricordo. Ora
chiamatelo qui;
l'abbiamo accettato: il solo
sguardo sopprimerà
qualsiasi ripercussione. Non
obbligatelo al perdono,
la natura della sua grande
offesa è morta:
più in fondo dell'oblio ne
seppelliamo
gl'incandescenti resti. Si
faccia avanti
come un uomo nuovo, non come
un incolpato.
Informatelo che questa è la
nostra volontà.
UN SERVO
Sarà fatto, mio sire.
Esce.
RE
E cosa ha detto di vostra
figlia? Ne avete parlato?
LAFEW
Si rimette in tutto e per
tutto a Vostra Maestà.
RE
Allora si andrà alle
nozze. Da lettere che ho
avuto sembra
che si sia fatto un gran
nome.
Entra Bertram.
LAFEW
È tornato in gran forma.
RE
Sono un giorno stonato:
vedi che sul mio sole
grandina.
Ma la nube s'è rotta e passa
lo splendore;
su, vieni avanti: il tempo
s'è rimesso al bello.
BERTRAM
Sovrano amato, perdonate
le colpe di cui tanto mi
pento.
RE
Tutto è a posto.
Non un'altra parola sul
passato.
Afferriamo l'istante per il
ciuffo.
Noi siamo vecchi e sui
nostri atti più pronti
s'insinua il passo inudibile
e tenue del tempo
e ci vieta di compierli. Ricordi
la figlia di questo signore?
BERTRAM
Con ammirazione, sire. Fu lei
la mia prescelta, prima che
il mio cuore
facesse della lingua il suo
sfacciato portavoce;
avevo appena impresso negli
occhi un'immagine
che il Disprezzo mi prestava
il suo specchio deformante:
e quello distorceva i
lineamenti
di ogni volto che non fosse
il suo,
sdegnava un bel carnato o lo giudicava contraffatto,
estendeva o contraeva tutte
le proporzioni
facendone un oggetto
disgustoso. Così accadde
che lei che aveva lodi da
tutti, e che io stesso
amo da quando l'ho perduta,
per me divenne
solo polvere negli occhi.
RE
Fai bene a scusarti.
Il tuo amore per lei
cancella più di un debito
dal tuo conto totale; ma
l'amore in extremis,
come un perdono concesso
troppo tardi e per rimorso,
è un gran gesto che aspro si
ritorce su chi lo fa
e grida: "Era buona e ora
non c'è più".
La nostra colpa impulsiva
svaluta il pregio che si ha,
non lo conosce appieno che
quando lo vede nella tomba.
Spesso il nostro malumore,
ingiusto con noi stessi,
distrugge chi c'è amico e
poi ne piange le ceneri.
Risvegliandosi, l'amore si
dispera vedendo cos'è stato:
l'odio non ha vergogna di
dormire tutto il giorno.
Sia questo l'addio alla
dolce Elena: ora
dimenticala.
Manda il tuo pegno d'amore
alla bella Maudlin.
C'è già il consenso di
tutti: noi stessi rimarremo
qui
per assistere alle seconde
nozze del nostro vedovo.
CONTESSA
Benedicile, o caro cielo,
meglio delle prime!
Oppure, o natura,
abbandonami prima che si
uniscano.
LAFEW
Venite, figlio mio, voi che
assorbirete
il nome della mia casata:
datemi un pegno
che accenda lo spirito della
mia figliola
a venir qui al più presto.
Bertram dà a Lafew un
anello.
Per la mia vecchia barba
e per ogni suo pelo, Elena
che non è più fra noi
era davvero una dolce
creatura! Un anello così
glielo vidi al dito l'ultima
volta
che la salutai a corte.
BERTRAM
Questo non era suo.
RE
Vi prego di farmelo vedere;
quando le parlavo,
spesso accadeva che vi
posassi l'occhio.
Questo anello era mio, e
quando lo detti a Elena
le dissi che, se mai il suo
stato si fosse trovato
nella necessità di aiuto,
per questo stesso pegno
l'avrei soccorsa. Con quale
astuzia le hai sottratto
l'unica cosa che l'avrebbe messa al sicuro?
BERTRAM
Mio grazioso sovrano,
vi sarà difficile crederlo,
ma quest'anello non fu mai
suo.
CONTESSA
Figlio, sulla mia vita,
gliel'ho visto portare: lei
lo stimava
pari alla sua vita.
LAFEW
Sono sicuro, gliel'ho visto
al dito.
BERTRAM
Vi sbagliate, monsignore:
lei non l'ha mai visto.
Mi fu buttato da una
finestra di Firenze
avvolto in una carta su cui
era scritto il nome
di lei che l'aveva
buttato. Era nobile e pensava
che con questo mi
legasse. Quando le spiegai
la mia condizione, e la
informai appieno
di non poter contraccambiare
sul mio onore
il tenore del suo nel
presentarsi, lei comprese
con triste serenità, e non
volle più
riprendersi l'anello.
RE
Pluto in persona,
artista in tinture e magiche
alchimie,
non ha più certa conoscenza
dei misteri della natura
di quanta io ne ho di questo anello. Era mio, poi di
Elena,
non importa chi te l'abbia
dato. Per la certezza che hai
di conoscere te stesso,
confessa che era suo
e tu glielo carpisti in malo
modo. Chiamò i santi a
testimoni
che non se lo sarebbe mai
tolto dal dito,
se non per darlo a te con
lei nel letto -
e tu non ci sei mai stato -
o per mandarlo a noi
in caso di disastro.
BERTRAM
Lei non lo vide mai.
RE
Per quanto tengo al mio
onore, tu dici il falso
e insinui in me terribili
sospetti
che vorrei tanto ignorare. Se
sarà provato
che sei così disumano... Non
sarà provato,
ma come saperlo? La odiavi
mortalmente
e lei è morta: niente mi
persuade a crederci
più della vista di questo
anello - a meno
che io stesso non le avessi
chiuso gli occhi.
Portatelo via. Le prove già
in mio possesso,
comunque vada, non
imputeranno d'illusione i
miei timori:
che anzi l'illusione è stata
averne avuti pochi.
Portatelo via. Poi andremo
più a fondo.
BERTRAM
Se proverete
che questo anello sia mai
stato suo, vi sarà facile
provare che io sono stato a
letto con lei a Firenze,
dove lei non venne mai.
Esce, sotto scorta.
RE
Sono immerso in cupi
pensieri.
Entra un Gentiluomo (il
falconiere).
GENTILUOMO
Grazioso sovrano,
non so se sono da biasimare
o no:
ho qui la petizione di una
fiorentina
cui è sempre mancato, quattro o cinque volte,
di consegnarvela di persona.
Me ne sono incaricato io,
conquistato dalla rara
grazia e proprietà di
linguaggio
della povera supplice, che
ormai dev'essere qui anche
lei.
Le si legge in faccia che è
cosa importante;
mi ha fatto sapere, in un
delicato accenno verbale,
che dovrebbe riguardare,
oltre lei, Sua Altezza.
RE (legge la lettera)
A sentirlo tanto assicurare
che mi avrebbe sposato alla
morte della moglie,
arrossisco nel dirlo, mi
detti a lui. Ora che il Conte
di Rossiglione è vedovo, io
reclamo il pagamento del
debito che ha con me,
avendolo io saldato col mio onore. Lui ha lasciato
Firenze senza congedarsi e
io l'ho seguito fin qui per
aver
giustizia. O Re, concedetemela! Siete il solo
che ne detenga il potere:
altrimenti è la fortuna di
un seduttore e la disgrazia
di una povera giovane.
Diana Capuleti.
LAFEW
Vuol dire che mi comprerò un
genero alla fiera; questo,
di certo, è da dare via: non
voglio più saperne.
RE
I cieli hanno a cuore la tua
sorte, Lafew,
se producono questa
prova. Cercate queste
supplici.
Fate presto e riportate qui
il Conte.
Escono alcuni dei servi.
Ho paura, signora, che Elena
sia stata soppressa
proditoriamente.
CONTESSA
La giustizia si abbatta sui
colpevoli!
Entra Bertram, sotto scorta.
RE
Mi domando, signore: se per
te le mogli sono mostri,
se fuggi appena hai promesso
loro il matrimonio,
non è strano che tu voglia
sposarti?
Entrano la Vedova e Diana.
Chi è quella donna?
DIANA
Sono, mio signore, una
povera fiorentina,
discendente dell'antica
famiglia dei Capuleti.
Se capisco bene, voi
conoscete già la mia
supplica
e sapete perciò quanto io
sia da compiangere.
VEDOVA
Io sono sua madre, sire: la
mia età e il mio onore
soffrono entrambi per questo
reclamo che avanziamo;
entrambi cesseranno se voi
non rimediate.
RE
Vieni qui, Conte. Conosci
queste donne?
BERTRAM
Mio signore, non posso né
voglio negare
che le conosco. Di cosa mi si
accusa?
DIANA
Perché guardate vostra
moglie come non la
conosceste?
BERTRAM
Monsignore, questa non è mia
moglie.
DIANA
Se vi sposate,
voi date via la vostra mano,
che è mia;
date via i voti fatti al
cielo, che sono miei;
date via me stessa, che
tutti sanno mia.
Per voto fatto io sono il
vostro corpo:
chi sposa voi deve sposare
me -
o tutti e due o nessuno.
LAFEW
La vostra reputazione non si
addice più a mia figlia; non
siete il marito per lei.
BERTRAM
Mio signore, è una creatura
temeraria e infatuata
con cui ho passato un'ora in
allegria. Vostra Altezza
dovrebbe avere un concetto
più alto del mio onore:
non pensiate che io lo
voglia degradare.
RE
A quel che penso, signore,
tu non sei bene accetto
se non farai qualcosa per
averne i favori.
Mostra il tuo onore, così
sarà nei miei pensieri.
DIANA
Mio buon signore,
chiedetegli sotto giuramento
se non crede
di avermi preso la
verginità.
RE
Cosa le rispondi?
BERTRAM
È un'impudente, sire.
Se la spassava con tutti i
militari.
DIANA
Sire, costui mi fa torto. Se
fossi come dice
mi avrebbe pagata quattro
soldi.
Non credetegli. Guardate
questo anello:
è inestimabile per autorità
e valore;
con tutto ciò costui l'ha
regalato
a una che se la fa coi
militari -
se io sono così.
CONTESSA
È andata a segno: lui
arrossisce.
Quella gemma l'hanno portata
sei generazioni,
sempre trasmessa agli eredi
per testamento.
Questa è sua moglie:
quell'anello
val più di mille prove.
RE
Mi pare che abbiate detto
di aver visto qui a corte
uno che può testimoniare.
DIANA
Vero, mio signore, ma sono
restia a presentare
un elemento così famigerato:
si chiama Parolles.
LAFEW
Ho visto quest'uomo oggi, se
può chiamarsi uomo.
RE
Trovatelo e portatelo qui.
Esce un servo.
BERTRAM
Che c'entra lui?
È additato come perfido
leccapiedi:
è stigmatizzato per avere
tutti i vizi al mondo;
è un debosciato che vomita
pur di non dir la verità.
Forse che io mi riconosco
come lui mi dipinge,
uno così che è pronto a dire
tutto?
RE
Lei ha il tuo anello.
BERTRAM
Lo so anch'io. Certo che mi
piaceva:
l'abbordai come si usa in
gioventù.
Lei mi adescò, ma mi tenne
anche a bada
facendomi impazzire di
desiderio con la sua
ritrosia.
Dato che ogni impedimento al
godimento del piacere
è causa di un più intenso
piacere, alla fine
la sua rara astuzia e in più
la sua grazia volgare
m'indussero ad accettare lesue condizioni. Lei ebbe
l'anello
e io quello che qualsiasi
sottoposto
avrebbe avuto a prezzo di
mercato.
DIANA
Avrò pazienza.
Se voi avete rifiutato una
prima moglie così nobile
è più che giusto che teniate
me a secco. Però vi prego -
e io resterò senza marito,
dato che vi manca ogni virtù
-
fatevi portare il vostro
anello: io lo restituirò al
suo padrone,
e voi mi ridarete il mio.
BERTRAM
Non ce l'ho.
RE
Dite, vi prego, qual era il
vostro anello?
DIANA
Uno quasi uguale,
Sire, a quello che portate
al dito.
RE
Riconoscete questo anello?
Ma questo era il suo.
DIANA
È quello che gli detti io
quando eravamo a letto.
RE
Allora non è vero che glielo
avete buttato
dalla finestra?
DIANA
Io ho detto la verità.
Entra Parolles.
BERTRAM
Mio signore, confesso che
quell'anello era suo.
RE
T'inalberi di colpo; basta una piuma a farti trasalire.
È questo l'uomo di cui
parlavate?
DIANA
Sì, mio signore.
RE
Dimmi, pezzo da galera - ma
dimmi la verità, te
l'ordino,
e non temere ritorsioni del
tuo padrone,
perché interverrò io se ti
porterai bene:
che cosa sai di lui e di
questa donna qui?
PAROLLES
Col permesso di Vostra
Maestà, il mio padrone è
sempre stato un gentiluomo
d'onore: ha avuto le sue
scappatelle, come fanno
tutti i gentiluomini.
RE
Va bene, ma veniamo al
dunque. Amava questa donna?
PAROLLES
Alla grazia, signore, se
l'amava: però, come?
RE
Come, dunque?
PAROLLES
L'amava, signore, come un
gentiluomo ama una donna.
RE
E come sarebbe?
PAROLLES
Amandola, signore, e non
amandola.
RE
Come tu sei una canaglia e
non sei una canaglia. Che bel
compare equivoco!
PAROLLES
Io sono un poveruomo, sempre
agli ordini di Sua Maestà.
LAFEW
È un buon tamburo, signore,
ma un misero oratore.
DIANA
Sapevate che mi aveva
promesso di sposarmi?
PAROLLES
Sarò franco: so più di
quanto dico.
RE
E non vuoi dire tutto quello
che sai?
PAROLLES
Sì, per compiacere Vostra
Maestà. Ho già detto che
facevo da messaggero tra di
loro. Ma c'è di più: lui
l'amava, in effetti era
pazzo di lei e parlava di
Satana e
del Limbo e delle furie e di
cos'altro non so. Era un
periodo che ero in gran
confidenza con loro tanto
che sapevo che andavano a
letto e dei loro progetti:
fra le
altre cose, la sua promessa
di sposarla e altre cose che
se ne parlassi mal me ne
verrebbe. È per questo che
non dico quanto so.
RE
Hai già detto tutto, a meno
che tu non voglia aggiungere
che sono sposati. Ma le tue
informazioni le fai troppo desiderare - quindi mettiti
da parte.
Dite che quest'anello era
vostro?
DIANA
Sì, mio buon signore.
RE
Dove l'avete comprato? O chi
ve l'ha dato?
DIANA
Non mi è stato dato, né l'ho
comprato.
RE
Chi ve l'ha prestato?
DIANA
Non mi è stato neanche
prestato.
RE
Allora dove l'avete trovato?
DIANA
Non l'ho trovato.
RE
Se non era vostro in nessuno
di questi modi, come avete potuto darglielo?
DIANA
Non gliel'ho mai dato.
LAFEW
Questa donna, sire, calza
come un guanto: s'infila e
si sfila a piacere.
RE
Quest'anello era mio: lo
detti alla sua prima moglie.
DIANA
Per quanto ne so io,
potrebbe essere vostro o
suo.
RE
Portatela via, ora non mi
piace più.
Mettetela in prigione. E
portate via anche lui.
Se non mi dici come hai
avuto quest'anello
entro un'ora sarai messa a
morte.
DIANA
Non ve lo dirò mai.
RE
Portatela via.
DIANA
Chiederò il riscatto, sire.
RE
Ora ci credo che tu sia solo
una prostituta.
DIANA
Per Giove, se mai ho
conosciuto uomo siete voi.
RE
Allora perché non hai fatto
che accusarlo?
DIANA
Perché ne ha colpa e non ne
ha colpa.
Sa che io non sono vergine e
lo giurerebbe.
Io invece giuro che sono
vergine e che lui non lo sa.
Grande re, non sono una
sgualdrina; per la mia vita,
o sono vergine o sono la
moglie di questo vecchio.
RE
Si prende libertà col nostro
udito. Portatela in
prigione.
DIANA
Madre cara, portatemi il
riscatto. Aspettate, regale
signore;
Esce la Vedova.
ho appena fatto chiamare il
gioielliere padrone
dell'anello,
e mi farà da garante. Ma
questo signore
che mi ha arrecato offesa
come lui sa bene,
anche senza farmi violenza,
ecco che lo ripago.
Lui sa bene di aver
sconciato il mio letto:
in quell'occasione ha dato
un figlio a sua moglie.
Benché sia morta, sente
scalciare il figlio.
Ecco l'indovinello: colei
che è morta è viva.
Avete davanti la soluzione.
Entrano la Vedova e Elena.
RE
Ma forse un esorcista
ha allucinato la vista
corretta dei miei occhi?
È reale quel che vedo?
ELENA
No, mio buon signore,
state vedendo l'ombra appena
di una moglie,
il nome e non la cosa.
BERTRAM
Tutti e due: perdono!
ELENA
Mio buon signore, quando ero
vergine come lei
mi faceste una squisita
cortesia: ecco il vostro
anello
e, guardate, ecco la vostra
lettera - e dice:
"Quando mi sfilerai dal dito
questo anello...
e sarai incinta di un mio
figlio", e altre cose. È
fatto:
volete essere mio ora che
siete due volte conquistato?
BERTRAM
Sire, se lei può dimostrarmi
tutto senza ombra di dubbio
io l'amerò sempre, sempre,
teneramente.
ELENA
Se tutto non sarà più che
certo o risultasse falso
fra me e voi intervenga un
divorzio mortale!
Mia cara madre, vi vedo
ancora in vita!
LAFEW
Gli occhi sentono di
cipolla, sta' a vedere che
mi metto a piangere. (A Parolles) Buon Tom Tamburo,
prestami un fazzoletto.
Ecco, grazie. Accompagnami a
casa, voglio divertirmi con
te. Lascia perdere le
riverenze, non ti fanno onore.
RE
Ora ci si ripeta questa
storia punto per punto,
che tutta la verità
trascorra in leggerezza.
(A Diana) Se il tuo fiore è
ancora fresco e incolto
scegli un marito e ti darò
la dote;
credo di sapere che è stato
il tuo casto aiuto
a fare di lei sposa e
vergine di te.
Con tutto l'agio di questo e
di ogni e minuto
svolgimento discetteremo
fino alla chiarezza.
Intanto, tutto sembra bene
se finisce perbene:
passato l'amaro, più
benvenuto è il dolce.
Squilli.
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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603
atto quinto -
epilogo |
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Entrano la Contessa e il
Maggiordomo.
Detto dal Re.
Finita è la commedia: il Re fa
il questuante.
Tutto finisce bene se si faccia
garante
il vostro gradimento.Noi vi
ripagheremo
cercando il vostro plauso ogni
giorno allo stremo.
Noi siamo spettatori, voi avrete
le parti:
noi con le vostre mani, voi con
le nostre arti.
Escono tutti.
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