Aggiornato al 03 febbraio 2014

Personaggi

Riassunto

Atto Primo

Atto Secondo

Atto Terzo

Atto Quarto

Atto Quinto

Introduzione

 

“Tutto è bene quel che finisce bene” è essenzialmente una commedia di viaggio, la più picaresca fra quelle shakespeariane. Tutti i personaggi infatti sono presi da una insolita frenesia di fuga, di spostamento, di ricerca di luoghi diversi nel tentativo di cambiare gli avvenimenti che sembrano inesorabilmente incastrarli.
Solo Elena è determinata nei suoi intenti, solo lei riconosce chiaramente i suoi desideri e li persegue con coerenza e costanza, a volte addirittura con violenza.

 

 

Non a caso Shakespeare ha affidato questo carattere ad un personaggio femminile giocando così abilmente con il sovvertimento delle regole e delle aspettative del pubblico, che si potrebbe attendere coerenza e determinazione da un personaggio maschile.

 

Bertram invece è vanesio, sfuggente, insicuro nei suoi continui tentennamenti, si lascia influenzare da altri personaggi e dalle convenzioni sociali più che percorrere una sua strada.

 

Solo la Contessa di Rossiglione rinuncia al viaggio e dall’alto della sua immobilità guarda gli affanni della gioventù con il disincanto e l’ironia dell’esperienza.

Il viaggio tuttavia, la fuga dalla realtà, non porta a niente. I personaggi, in barba alla realtà geografica, percorrono invano mezza Europa, partecipano a guerre e a campagne militari, ma non trovano una nuova via, non addivengono ad una formazione.

 

Bertram alla fine sembra cedere al forzato matrimonio con Elena più per sfinimento che per vera convinzione cosicché il “Tutto è bene quel che finisce bene” del finale ha un vago sapore di rassegnazione, di perdita di quei sogni che forse solo la gioventù degli uomini può cullare.

Sarà infine Parolles, l’amorale per eccellenza, a trarre la morale da tutti questi viaggi, travestimenti e smascheramenti : “Non farò più il capitano, ma potrò mangiare, bere e dormire con l'agio di un capitano.

 

Sarà un bel vivere semplicemente come sono.Chi si conosce per millantatore stia attento a sé: sarà questione di poco.

 

E chiunque millanti avrà la parte del ciuco. Arrugginisci, spada; raffreddatevi bollori; e tu Parolles vivi sicuro nella vergogna.Ferito di beffa, fiorisci di beffa. C'è posto e mezzi per ogni uomo al mondo. E io li troverò.”
Nonostante tutto sarà Parolles l’unico a poter rinunciare al suo ruolo, a svestire i panni della maschera, a diventare uomo e non figura. L’unico a non trovare posto nel rigido schema di una torta nuziale.

Raffaello Malesci

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

personaggi

 

BERTRAM, Conte di Rossiglione
La CONTESSA di Rossiglione, madre di Bertram
ELENA, orfana allevata dalla Contessa


PAROLLES, amico di Bertram
Rinaldo, maggiordomo della Contessa
Lavatch, clown della Contessa
PAGGIO della Contessa


RE di Francia
LAFEW
, nobile anziano
I fratelli Dumaine, due nobili francesi, poi al servizio del Duca di Firenze


Altri NOBILI
Due SOLDATI francesi
Un GENTILUOMO
, falconiere alla corte di Francia
Un messaggero
Il DUCA di Firenze
La VEDOVA Capuleti
di Firenze
DIANA, figlia della vedova
MARIANA, amica della vedova
Nobili, servi al seguito, soldati, cittadini

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

RIASSUNTO

 

da Wikipedia

 

Elena, orfana di un celebre medico e pupilla della Contessa di Rossiglione, si innamora del figlio della sua tutrice, il giovane cavaliere Bertram, che decide di partire per la corte di Parigi e di mettersi al servizio del Re di Francia.

Anche Elena raggiunge la corte, con il preciso scopo di curare il Re da una fistola che tutti giudicano inguaribile.

 

La giovane, affidandosi alle cognizioni di medicina trasmessele dal padre, riesce nel suo intento e ne ottiene in ricompensa di poter scegliere un marito tra i nobili della corte.

 

Le sue preferenze si rivolgono ovviamente a Bertram che, sconvolto da questa prospettiva, accondiscende alle nozze solo perché teme di suscitare l’ira del Re.

Subito dopo il cavaliere, insieme al capitano spaccone Parolles, parte segretamente per Firenze dove intende offrirsi volontario nell’esercito della duchessa.

 

Egli lascia un messaggio in cui fa sapere ad Elena che, se vorrà veramente essere sua moglie, dovranno verificarsi due condizioni apparentemente impossibili e cioè che si presenti a lui con un figlio da lui generato mostrandogli un anello che egli porta costantemente al dito.

Con la scusa di un pellegrinaggio Elena, invece di tornare a Rossiglione, segue Betram a Firenze con l’intento di farlo suo, ma scopre che egli sta tentando di sedurre una fanciulla fiorentina di nome Diana Capuleti.

 

Accordandosi con la madre della fanciulla Elena riesce una notte a sostituirsi a lei e a sottrarre l’anello a Bertram sostituendolo con uno quasi uguale che il Re di Francia le aveva donato.

Durante la guerra il capitano Parolles millanta le sue inesistenti doti militari ma viene indotto in un tranello dagli invidiosi fratelli Dumaine, anch’essi al seguito di Bertram, e rivela tutta la sua codardia spifferando a dei falsi nemici i segreti dell’esercito fiorentino.

Riconosciuto per quello che è viene degradato e si rassegna a non fare più il capitano ma a vivere sicuro nella vergogna.

La guerra fiorentina ha termine ed Elena sparge la voce della sua morte. Bertram, saputolo, ritorna in patria credendosi libero da ogni vincolo.
Una volta giunto a Rossiglione riappare Elena incinta di lui e Bertram è costretto ad ammettere di fronte al Re e alla madre che la sua sposa è riuscita a soddisfare le sue condizioni cosicché tutto si conclude per il meglio.

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto primo - scena prima

 

Entrano il giovane Bertram, Conte di Rossiglione, sua madre, la Contessa, Elena e il nobile Lafew, vestiti a lutto.

 

CONTESSA
Dividermi da mio figlio è come perdere due volte mio marito.

BERTRAM
E per me, signora, partire è come piangere mio padre una seconda volta. Ma devo eseguire l'ordine di Sua Maestà, da sempre mio signore, e ora mio tutore.

LAFEW
Signora, nel Re voi avrete un marito; voi, signore, un padre. La bontà che egli esercita in tutte le occasioni tanto più virtuosa sarà verso di voi, il cui merito la evocherebbe dove fosse assente: né mai la spengerebbe dove è così prospera.

CONTESSA
Che speranze ci sono della guarigione di Sua Maestà?

LAFEW
Ha congedato tutti i medici, signora, visto che con le loro cure ha solo prolungato l'attesa della speranza, senza altro vantaggio che la perdita della speranza nell'attesa.

CONTESSA
Questa giovane dama aveva un padre - com'è triste "avere" al passato! - la cui bravura ne uguagliava quasi l'onestà; che se l'avesse raggiunta avrebbe reso immortale la natura e la morte avrebbe perso il lavoro. Per il bene del Re, fosse ancora vivo! Sarebbe la fine per la malattia del Re!

LAFEW
Che nome avete detto che aveva, signora?

CONTESSA
Era famoso nella sua professione, signore, e con pieno diritto: Gerardo di Narbona.

 

LAFEW
Lui era eccezionale, signora. Proprio il Re ultimamente ne parlava con ammirazione e rimpianto. Era talmente bravo che sarebbe ancora vivo, se la scienza potesse sconfiggere la morte.

BERTRAM
Ma che cos'ha esattamente il Re, signore?

LAFEW
Una fistola, signore.

BERTRAM
Mai sentito dire.

LAFEW
Meglio che non si senta dire. E questa dama sarebbe la figlia di Gerardo di Narbona?

 

CONTESSA
Figlia unica, signore, e affidata a me. Ho ottime speranze per il suo futuro, dato che la sua educazione raffina le doti innate e dà alla sua indole un'armonia virtuosa. Quando una natura imperfetta ostenta qualità elevate, queste si riconoscono a malincuore: saranno anche virtù, ma infide. In lei, invece, spiccano per la loro rettitudine: l'onestà è ereditaria, ma la bontà è tutta sua.

LAFEW
Le vostre lodi, signora, la fanno lacrimare.

CONTESSA
È il migliore umido in cui una vergine possa conservare l'elogio ricevuto. Basta che il ricordo del padre le sfiori il cuore perché la tirannia del suo dolore tolga vita al suo volto. Ora basta, Elena, su. Basta, che non si creda che tu il dolore lo ostenti più che averlo.

ELENA
Certo che sfoggio il mio dolore, ma ce l'ho pur dentro.

LAFEW
Un compianto moderato è il diritto dei morti; un dolore eccessivo è il nemico dei vivi.

CONTESSA
Quando i vivi combattono il dolore, del proprio eccesso questo rapidamente muore.

BERTRAM
Signora, vi chiedo la benedizione.

LAFEW
Che vorrà dire?

CONTESSA
Sii benedetto, Bertram, segui tuo padre nei modi e nell'aspetto! Sangue e virtù in te lottino per il primato; la bontà si cumuli al diritto di nascita! Ama tutti, fidati di pochi, non far torto a nessuno. Affronta il nemico più in potenza che in atto, e veglia sull'amico come fai su di te. Accetta critiche sul tuo silenzio, ma mai per parlar troppo. E ogni altro dono che il cielo e che le mie preghiere possano darti scenda sopra il tuo capo! Addio. - Signore, questo è digiuno di corte: abbiate pazienza, consigliatelo voi.

LAFEW
Non manca mai il successo a chi pratica il rispetto.

CONTESSA
Il cielo lo benedica! - Addio, Bertram.

 

Esce.

BERTRAM
Possano avere seguito tutti i migliori auspici frutto del vostro pensiero!

(A Elena) Abbiate ogni premura per mia madre, vostra signora; onoratela ogni momento.

LAFEW
Addio, bella damigella: tenete alto il nome di vostro padre.

 

Escono Bertram e Lafew.

ELENA
Non fosse che questo! Non è a mio padre che penso, anche se con queste lacrime venero la sua memoria più ora di quando lo piansi. Com'era veramente?
L'ho dimenticato. La mia mente non ha posto che per Bertram. Sono distrutta: che vivo a fare, che vita è, se Bertram non è qui. Sarebbe come pretendere di amare una stella rilucente e insistere a sposarla: tanto è lontano. Mi devo contentare del suo alone brillante, di una luce riflessa, fuori della sua sfera. Così l'aspirazione del mio amore si castiga: muore d'amore la cerbiatta che agogna di congiungersi al leone. Era bello, pur nella pena, vederlo ogni momento, disegnarne sulla tela del cuore le ciglia arcuate, l'occhio di falco, i riccioli - cuore tanto proclive al tratto, al piglio del suo volto.
Ma ora è partito, e la mia mente invasa non ha che idolatrarne i resti. Chi viene?

 

Entra Parolles.


Uno che parte con lui; mi piace come persona, anche se so che razza di bugiardo è, un gran buffone, vigliacco e nient'altro. In fondo, però, questi inguaribili vizi gli sono tanto connaturati da esser bene accetti mentre la più ferrea virtù illividisce al freddo. Ma sì, è la regola: la nuda saggezza serve l'opulenta follia.

 

PAROLLES
Dio ti benedica, regina delle belle.

ELENA
Anche voi, monarca dei savi.

PAROLLES
Non io.

ELENA
Né io.

PAROLLES
State forse pensando alla verginità?

ELENA
Come no? Voi, che avete un po' del soldataccio, eccovi una domanda. L'uomo è nemico della verginità: come ci si barrica contro di lui?

PAROLLES
Tenendolo fuori.

ELENA
Ma lui carica, e la nostra verginità, per quanto eroica, è debole in difesa. Svelateci qualche mossa di resistenza.

PAROLLES
Non ce ne sono. C'è solo l'uomo che vi assedia, sistema l'esplosivo e vi fa saltare.

ELENA
Dio risparmi la nostra verginità da assaltatori e dinamitardi! Ma non c'è qualche condotta campale per delle vergini che vogliano far saltare gli uomini?

PAROLLES
Una volta che la verginità ha perso la carica, l'uomo con più facilità si prepara a saltare; ma ascoltate: per far perdere a lui la carica, voi stesse vi esponete a una tal breccia che poi perdete la cittadella. Non è pratico, nella grande società della natura, tenere in serbo la verginità. Perdere la verginità vuol dire aumentare il numero di esseri ragionevoli: nessuna vergine venne al mondo senza perdita di verginità. Voi stessa tenete della pasta con cui si fanno le vergini. La verginità, persa una volta, te la ritrovi dieci volte tanta; se invece la tieni da parte finisce che decade. Da sola, non dà calore: va data via!

ELENA
Io me la tengo ancora, anche se vorrà dire morire vergine.

PAROLLES
Detto in poche parole: è contro la legge di natura. Star dalla parte della verginità significa dare addosso alle vostre madri, che è segno incontrovertibile di ribellione. Chi s'impicca è vergine; la verginità si dà la morte e dovrebbe essere sepolta sulla pubblica via, in terra non consacrata, come un'estrema offesa alla natura. La verginità produce vermi, proprio come un certo tipo di formaggio, si consuma fino alla crosta, e muore divorando se stessa. Inoltre, la verginità è stizzosa, orgogliosa, oziosa, fatta di narcisismo, che è il peccato estremo secondo le Scritture. Non tenetela in serbo: non farete altro che perderci. Afrutto! Tempo dieci anni, vi tornerà decuplicata, che è un bell'incremento tenendo conto che il capitale resterebbe più o meno intatto. Datela via!

ELENA
E come si fa, signore, a perderla con suo pieno piacimento?

PAROLLES
Dunque, vediamo. Ma certo: facendole torto e amando chi non l'ama. È un prodotto che va a male se non si smercia: più resta fermo, meno vale. Datela via finché è vendibile, soddisfate in tempo la domanda. La verginità, come un vecchio cortigiano, porta un cappello fuori moda, tanto altisonante quanto dissonante, proprio come le fibbie e gli stuzzicadenti che ora non vanno più. Il frutto stagionato sta meglio in una torta che sulle guance di una donna: e  questa vostra verginità, la verginità di cui si favella, è come una di quelle pere francesi belle vizze: sgradevole all'aspetto, secca al palato. Per la madonna, è  vizza per davvero: sarà stata anche buona, ma ora, per la madonna, è solo una pera vizza. Che ci volete fare?

ELENA
Non è così la mia verginità...
Il tuo padrone ci troverà ancora mille amori: madre, amante, amica, una fenice, capitano e nemica, guida, dea, regina, consiglio, tradimento, e affetto - sua umile ambizione e superba umiltà, suo accordo dissonante, dissonanza armoniosa, fede, dolce malasorte; tutto un mondo di cari, strani nomignoli che il cieco Cupido hatenuto a battesimo. Così che lui... non lo so che farà. Dio lo protegga! La corte è una scuola, e lui è uno...

PAROLLES
Uno che, di grazia?

ELENA
Cui auguro ogni bene. Peccato...

PAROLLES
Peccato che?

ELENA
Che ogni augurio non sia già vita in atto; se solo noi, nati fra i poveri, confinati da più umili stelle a soli auguri, potessimo un seguito concreto presentare agli amici manifestando ciò che invece resta solo pensiero, per cui nessuno ci ringrazia!

Entra un Paggio.

PAGGIO
Monsieur Parolles, il mio signore vi attende.

 

Esce.

PAROLLES
Elenuccia, addio. Se mi verrai in mente, a corte penserò a te.

ELENA
Monsieur Parolles, siete nato sotto una stella caritatevole.

PAROLLES
No, sotto Marte.

ELENA
Penso assolutamente sotto Marte.

PAROLLES
Vediamo: perché sotto Marte?

ELENA
Le armi vi hanno tenuto tanto sotto che per forza dovete essere nato sotto Marte.

PAROLLES
Quando era in fase ascendente.

ELENA
Penso più quando era regressivo.

PAROLLES
Ma perché?

ELENA
In battaglia andate tanto indietro.

PAROLLES
Per prendere più slancio.

ELENA
E scappare, quando la paura suggerisce la scappatoia. Ma la forma che racchiude in voi valore e paura è proprietà che le batte tutte, e mi piace molto il vostro stile.

PAROLLES
Ho tanto da sfaccendare che non ho tempo di risponderti a tono. Tornerò perfetto cortigiano, nel cui ruolo i miei insegnamenti aiuteranno anche te ad esserlo, se sarai aperta all'acume di un cortigiano e prona al giudizio che ti inculcherò.Sennò, va' a sfarti nell'ingratitudine e ti fulmini l'ignoranza. Addio.
Quando hai tempo, di' le tue preghiere; quando non ne hai, ricordati degli amici. Trovati un buon marito, e fanne l'uso che lui fa di te. Allora, addio.

 

Esce.

ELENA
Spesso i rimedi stanno solo in noi ma li vogliamo in cielo. Il fatidico cielo ci dà ampio spazio, ma tira indietro il lento desiderio della nostra inazione.
Qual è il potere che mette così in alto il mio amore che più lo vedo meno me ne sazio l'occhio? I separati da abissi di fortuna unisce la natura in parità di sorte, in un fraterno bacio. Imprese straordinarie sono impossibili per chi misura l'ardimento con la ragione, e crede che quel che è stato non sia vero. C'è donna capace di amor proprio che abbia perso in amore?
La malattia del Re: forse il mio piano m'inganna, ma il mio proposito è fermo, e non mi sposto.

 

Esce.

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto primo - scena seconda

 

Squilli di tromba.

Entra il Re di Francia, che porta lettere, seguito da nobili.

RE
I fiorentini e i senesi si accapigliano: si sono battuti con ugual fortuna, e vanno avanti con una guerra di scaramucce.

PRIMO NOBILE
Così si dice, signore.

RE
E così è. Ce ne dà la certezza nostro cugino Re d'Austria, avvertendo che i fiorentini cercheranno da noi aiuti urgenti. Il nostro più caro amico ci anticipa un parere di questo tenore: vorrebbe che li negassimo.

PRIMO NOBILE
Il suo affetto e giudizio, largamente dimostrati a Vostra Maestà, garantiscono il più ampio credito.

RE
Ci ha dato le armi per rispondere: i fiorentini avranno il nostro no prima di chiedere.
Quanto ai nostri nobili che vogliano militare in Toscana, essi sono liberi di stare dall'una parte o l'altra.

SECONDO NOBILE
Servirà da esperienza per la nostra nobiltà, che langue senza gesta e respiro.

RE
Chi arriva?

Entrano Bertram, Lafew e Parolles.

PRIMO NOBILE
Il Conte di Rossiglione, sire. Il giovane Bertram.

RE
Giovane, hai il volto di tuo padre; con te la natura è stata schietta, mostrando più attenzione che fretta. Anche i lati morali di tuo padre tu possa ereditare! Benvenuto a Parigi.

BERTRAM
Tutta la mia gratitudine e obbedienza a Vostra Maestà.

RE
Potessi avere ora la vigoria fisica di allora quando io e tuo padre facemmo in amicizia i nostri primi passi da soldati. Lui aveva talento per l'arte militare del suo tempo, e si perfezionò coi più ardimentosi. Ebbe una lunga carriera, ma poi quella strega della vecchiaia ci prese entrambi e ci mise in pensione. Mi rasserena molto parlare del tuo buon padre. Da giovane aveva quell'arguzia che noto bene nei nostri nobili più giovani, ma questi scherzano senza avvedersi che si ritorce a loro danno, prima di mascherare la loro frivolezza con l'onore. Come in un cortigiano, non c'era nel suo orgoglio disprezzo o asprezza, o arroganza; se c'erano, era per causa di un suo pari, e il suo onore, come un orologio, sapeva al millesimo il minuto che lo spingeva a un appunto, e solo allora la lingua si affiatava alla mano. I servitori li considerava come esseri di un altro mondo: chinava il suo capo eminente al loro basso rango, loro s'inorgoglivano della sua umiltà, lui si calava nella loro povera lode. Un uomo così potrebbe essere un modello per questi nostri tempi; seguendolo, si rivelerebbero per quel che sono: passi all'indietro.

BERTRAM
La sua buona memoria, sire, è più ricca nei pensieri vostri che sulla sua tomba.
Non così vero suona il suo epitaffio come nel vostro elogio regale.

RE
Potessi esser con lui! Diceva sempre - mi sembra di sentirlo; le sue amabili parole non lasciava cadere negli orecchi, ma ve le piantava perché dessero frutto - e diceva: "Ch'io non più viva" - così cominciava spesso la sua bella melanconia nei postumi e alla fine del piacere, a quello spento - "Ch'io non più viva" - diceva, "quando la mia fiamma è senza olio, nudo lucignolo in mezzo a spiriti più giovani, i cui vigili sensi sdegnano tutto quanto non sia nuovo; le cui menti san solo ideare nuove mode; la cui costanza passa ancora prima di una moda".

Questo voleva. Io, dopo di lui, come lui lo voglio; perché non so più fare cera o miele, Vorrei presto lasciare il mio alveare. per far posto ad api più industriose.

SECONDO NOBILE
Ma siete amato, sire; e chi vi ama di meno sentirà per primo la vostra mancanza.

RE
Occupo un posto, lo so. Quant'è, Conte, che è morto il vostro medico di famiglia? Era molto famoso.

BERTRAM
Circa sei mesi, signore.

RE
Se fosse ancora vivo, vorrei sentirlo. - Datemi il braccio. Tutti gli altri mi hanno prostrato con cure di ogni tipo; la natura e il male dibattono con tutto l'agio. Benvenuto, Conte, più caro di un figlio.

BERTRAM
Grazie, Vostra Maestà.


Escono.

Squilli.

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto primo - scena terza

 

Entrano la Contessa, il suo Maggiordomo Rinaldo, e il suo Clown Lavatch.

CONTESSA
Adesso voglio sentire: dicevate di questa gentildonna?

MAGGIORDOMO
Signora, la cura da me impiegata per incontrare il vostro favore spero possa essere attestata sul registro dei miei passati servigi: ché rendendo pubblici noi stessi i nostri meriti ferisce la nostra modestia e deturpa la loro purezza.

CONTESSA
Che ci fa qui questo furfante? Andatevene, briccone. Non credo a tutte le lamentele avute sul vostro conto; lo faccio per pigrizia, ma lo so che la scervellataggine per combinarne di tutte non vi manca, buonissimo come siete a studiarne sempre di nuove.

CLOWN
Vi è più che noto, signora, che sono un poveraccio.

CONTESSA
Va bene, signore.

CLOWN
No, signora, non va bene per niente che io sia povero, anche se molti dei ricchi sono dannati; ma col permesso di Vostra Signoria di metter su famiglia, io e la serva Isbel faremo del nostro meglio.

CONTESSA
Ma vuoi proprio ridurti a mendicare?

CLOWN
Mendico il vostro consenso in questa cosa.

CONTESSA
In quale cosa?

CLOWN
La cosa di Isbel e mia. Chi serve non fa lasciti, e come me la dà Dio una mano se non faccio da me qualcosa? Si dice che i pupi sono benedizioni.

CONTESSA
E tu dimmi perché ti vuoi sposare.

CLOWN
Lo chiede il mio povero me, signora. Mi spinge la carne, e non c'è che andare quando ti fa correre il demonio.

CONTESSA
Son tutte qui le ragioni di Vossignoria?

CLOWN
La verità vera, signora, è che di ragioni ne ho di sante e di sode, pensate quel che volete.

CONTESSA
E le possiamo sapere?

CLOWN
Signora, ho fatto i miei peccati, come voi e chi c'ha addosso carne e sangue, e voglio sposarmi per far penitenza.

CONTESSA
Sì, ma prima per il matrimonio che per i tuoi peccati.

CLOWN
Non ho amici, signora, e spero di averne attraverso mia moglie.

CONTESSA
Amici di quella parte sono tuoi nemici, barbogio.

CLOWN
Signora, di amiconi per la pelle voi ne sapete poco: quei manigoldi son lì per fare quello di cui ho abbastanza io. Chi ara la mia terra mi risparmia i buoi e mi lascia padrone del raccolto. Dicano che sono becco, ma loro sono la mia manodopera. Chi rassetta mia moglie mi ristora carne e sangue; chi mi ristora carne e sangue ama la mia carne e il mio sangue; chi ama la mia carne e il mio sangue è amico mio; ergo, chi si gode mia moglie è amico mio. Se gli uomini fossero contenti di esser quel che sono, non si avrebbero tante paure nel matrimonio. Per esempio: il giovane Charbon, puritano, e il vecchio Poysam, papista, con tutto che, dal lato del cuore, la religione li divide, in testa si trovano all'unisono: potrebbero suonarsi le corna come due cervi in amore.

CONTESSA
Quando la smetterai di essere una canaglia calunniosa e sboccata?

CLOWN
Sono un profeta, signora, e dico la verità nuda e cruda:
Vecchia ballata, ti ripeto,
ché gli uomini il vero non san più:
chi per destino è marito
per natura è cucù.

CONTESSA
Andatevene, ora; con voi riparlerò fra un po'.

MAGGIORDOMO
Compiacetevi, signora, di mandarlo a chiamare qui Elena: volevo parlarvi di lei.

CONTESSA
Sentite un po', dite alla mia dama di compagnia che desidero parlarle - Elena, intendo.

CLOWN
Disse lei: fu per riprender quel visino che i greci distrussero Troia?
Maledetta sciagura, sciagura maledetta,

fu questa di Re Priamo la gioia?
E le venne un sospiro a quel pensiero,
e le venne un sospiro a quel pensiero,
e poi questa massima lei disse:
se ogni nove cattive una è buona,
se ogni nove cattive una è buona,
è pur sempre una buona su ogni dieci.

CONTESSA
Che, una sola buona su dieci? Marrano, così cambiate il senso.

CLOWN
Invece, signora, l'ho colto bene: una buona donna su dieci, appunto. Dio volesse che così andasse il mondo tutto l'anno! Fossi parroco, mi andrebbe benone la decima in donne: una su dieci, dice! Se nascesse una buona donna a ogni cometa o terremoto, darebbe una bella rimescolatina al mazzo: ora come ora, quando un uomo prende, è più facile che gli esca il cuore che una buona donna.

CONTESSA
Andate, andate, razza di nobiluomo, e fate quello che vi ho imposto.

CLOWN
Che strano! Un uomo che gli s'impone una donna, e non succede nulla! Ché, l'onestà è puritana? Eppure non fa male a nessuno. Porta la cotta dell'umiltà sopra la tonaca nera di un cuore orgoglioso. Vado, state sicura. E Elena invece ha da venire.

 

Esce.

CONTESSA
Era l'ora.

MAGGIORDOMO
Io so, signora, che voi amate profondamente la vostra dama di compagnia.

CONTESSA
Certamente. Suo padre me l'ha affidata, e lei stessa, indipendentemente da ogni altra cosa, ha tutti i diritti di avere tutto l'affetto possibile. Vale più di quanto è stimata, e più stima avrà di quanta ne chiederà.

MAGGIORDOMO
Signora, ultimamente le sono stato più vicino di quanto lei stessa volesse. Era sola, e comunicava con se stessa, unica ascoltatrice delle proprie parole - lei pensava, ci giurerei, che esse non fossero percepite da altri. Quello che diceva era di amare vostro figlio. La Fortuna, diceva, non era una dea, se aveva fissato una tale differenza fra le loro condizioni; e Amore non era un dio, se il suo potere non si attua che quando i suoi soggetti sono di uguale rango; e Diana non era la regina delle vergini, se lascia che il suo tenero suddito venga conquistato, senza possibilità di salvezza, al primo assalto e resti senza riscatto.  Questo diceva lei nei toni più disperati di dolore che mai abbia udito proferire da vergine. E di questo ho ritenuto mio dovere informarvi prontamente, dato che, dovesse darsi un seguito funesto, vi compete conoscerne le avvisaglie.

CONTESSA
Avete fatto bene il vostro dovere: ma tenetelo per voi. Molti elementi me l'avevano già fatto notare, ma erano in equilibrio così incerto, che non sapevo se crederci o non crederci. Vi prego, lasciatemi. Tenete ben segreto tutto questo, e intanto vi ringrazio per la vostra onesta premura. Ne riparleremo dopo.

 

Esce il Maggiordomo.
Entra Elena.

CONTESSA
Anch'io ero così da giovane: son cose nostre com'è vero che siamo tutte natura; non c'è rosa di gioventù senza la sua spina - nasce col nostro sangue come quello con noi. È il segno e il timbro della veracità della natura la foga dell'amore che s'imprime sulla gioventù.
Lo dice il ricordo del tempo passato che se fu colpa noi la commettemmo, ad altro non pensando. Ha nell'occhio il suo male: ora mi è chiaro.

ELENA
Che desiderate, signora?

CONTESSA
Sai, Elena, sono come una madre per te.

ELENA
La mia onorata signora.

CONTESSA
Madre, madre.
Perché non madre? Quando ho detto "madre", sembrava tu avessi visto un serpente. Che ha "madre" da farti trasalire? Se dico tua madre, ti conto fra quelli nati dal mio grembo. Succede spesso che l'adozione lotti con la natura, e poi si scelga di crescere indigeno innesto da seme forestiero.
Tu non mi hai inflitto mai pene di parto, eppure io ti esprimo la premura di madre.
Misericordia, ragazza mia! Ti si caglia il sangue se dico che sono tua madre? Che succede? Che adesso questa instabile messaggera di umidità, iride multicolore, ti intumidisce l'occhio? È perché sei mia figlia?

ELENA
Non lo sono.

CONTESSA
Dico che sono tua madre.

ELENA
Perdonatemi, signora.
Il Conte di Rossiglione non può essermi fratello: la sua è una casa onorata, la mia umile.
Di nessuna nota i miei genitori; i suoi, nobili. Mio signore, mio caro padrone, lui, e io, finché vivo, sua serva e, alla morte, sua vassalla. Non può esser mio fratello.

CONTESSA
Né io tua madre?

ELENA
Siete mia madre! Lo vorrei davvero - purché il mio signore vostro figlio non mi fosse fratello- che mi foste madre! Che foste madre di noi due - l'avrei caro non meno che del cielo - ma no sua sorella. Non c'è altra via che io, da vostra figlia, non abbia lui per fratello?

CONTESSA
Sì, Elena, potresti essere mia nuora.
Non vorrai mica rifiutare! Queste "figlia" e "madre" ti rendono nervosa. Ma come, impallidisci? Il mio sospetto vede la tua passione. Capisco ora il mistero della tua solitudine, e scopro la causa delle tue lacrime salate. È tutto chiaro: ami mio figlio. Non c'è sfacciata simulazione che dica non è vero contro la certezza del tuo amore.
Dimmi la verità: ma devi dire sì. Guarda: le tue gote se lo confessano a vicenda, e i tuoi occhi lo leggono così tangibile e nel tuo contegno che a modo loro parlano; solo il segreto e una feroce ostinazione ti legano la lingua, facendo dubitare della verità. Parla: è così? Se è così, hai combinato un bel pasticcio... Sennò, giura di no; comunque, ti ordino, se vuoi che il cielo mi ascolti a tuo favore, dimmi la verità.

ELENA
Perdonatemi, mia buona signora.

CONTESSA
Ami mio figlio?

ELENA
Perdono, nobile padrona.

CONTESSA
Ami mio figlio?

ELENA
E voi non l'amate, signora?

CONTESSA
Non sfuggire. Il mio amore per lui ha dei confini, per ragioni di mondo. Avanti, su, rivela lo stato dei tuoi sentimenti, perché la tua attrazione si è ormai dichiarata.

ELENA
E allora lo confesso, qui in ginocchio, al cospetto di voi e del cielo: amo vostro figlio, più di voi stessa e dopo il cielo. La mia famiglia era povera ma onesta: così io amo. Non pensate male: che sia io ad amarlo a lui non porta danno: no, io non lo perseguito con dei mezzucci da corteggiamento pretenzioso, perché lo voglio solo se l'avrò meritato, e ancora non so se il merito l'avrò.
So solo che amo invano, lotto coll'inoppugnabile speranza. Ma non smetto di versare il fiume del mio amore in questo capace ma incontinente colabrodo, e così lo disperdo. Sì, come un indiano, con religioso errore, adoro il sole che dà uno sguardo al suo cultore ma non fa mostra di conoscerlo. Signora carissima, non opponete al mio amore il vostro odio, perché il mio amore è il vostro.
Ma se voi stessa, in cui l'onore degli anni parla di una virtuosa gioventù, abbiate mai - con la vera intensità della passione - desiderato castamente, amato caramente, tanto da far di Diana, oltre se stessa, dea dell'amore, abbiate compassione per lo stato di una che non ha scelta che dare fino a perdere sé; che non cerca il proprio oggetto per trovarlo, ma, come l'oracolo, le è dolce vivere la propria morte.

CONTESSA
Di' la verità: non avevi in mente d'andare a Parigi?

ELENA
Sì, signora.

CONTESSA
Perché? La verità.

ELENA
Vi dirò la verità, lo giuro sulla grazia divina.
Sapete che mio padre mi ha lasciato alcuni preparati di rara e dimostrata efficacia, vere panacee, che aveva trovato nei suoi studi ed esperimenti; e lasciò detto che li conservassi con estrema cura, essendo prescrizioni le cui proprietà generali erano superiori alla conoscenza che se ne aveva.
Fra essi c'è un rimedio, brevettato e sperimentato, utile per curare il debilitante disturbo per cui il Re viene dato per spacciato.

CONTESSA
Questo il solo motivo per andare a Parigi? Parla.

ELENA
Mi ci ha fatto pensare il mio signore vostro figlio - altrimenti Parigi, la medicina e il Re forse sarebbero stati assenti dal corso dei miei pensieri.

CONTESSA
Pensi davvero, Elena, che se tu proponessi il tuo presunto rimedio, il Re lo proverebbe? Lui e i suoi medici su questo sono concordi: lui, che loro siano impari al suo male - e così loro. Come potranno dar retta a una povera  vergine incolta, quando le accademie, vuote di dottrina, hanno lasciato il male a seguire il suo corso?

ELENA
C'è una cosa da calcolare oltre la scienza di mio padre, senza pari nella sua professione: che la sua buona ricetta, per averla io ereditata, sarà salutata dagli astri della fortuna in cielo. Se Vostro Onore mi lascerà libera di provare, arrischierò questa mia vita da buttare per la guarigione di Sua Grazia il tale giorno, alla tale ora.

CONTESSA
Ne sei proprio sicura?

ELENA
Sì, signora, scientemente.

CONTESSA
Allora, Elena, abbi la mia licenza e affetto, e mezzi, servi, i miei saluti più cari ai miei congiunti a corte. Io resto a casa pregando Dio che benedica la tua prova.

Parti domani, e sii certa di questo: non ti mancherà tutto l'aiuto che ti posso dare.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto secondo - scena prima

 

Entra il Re con diversi giovani nobili in partenza per la guerra fiorentina, Bertram e Parolles, inservienti.

Trombe.

 

RE
Arrivederci, giovani signori; mai svalutate questi dettami militari; anche a voi, signori, arrivederci. Seguite questo mio consiglio: se ogni parte l'accoglie, è un dono che si moltiplica secondo la risposta, ce n'è per tutt'e due.

PRIMO NOBILE
Sire, noi speriamo di ritornare carichi di esperienza, e di trovare in buona salute Vostra Grazia.

RE
No, no, non è possibile; anche se in cuor mio non accetto di aver la malattia che assedia la mia vita. Alla buon'ora, giovani signori. Che io viva o muoia, voi fatevi valere da buoni figli della Francia. Che l'alta Italia - tolti quelli che si godono gli avanzi dell'Impero caduto - noti che voi andate per sposare l'onore, non per corteggiarlo. Dove i paladini più arditi vengon meno, voi raccogliete, sì che v'immortali, la fama. Di nuovo, il mio saluto.

PRIMO NOBILE
La salute osservi il desiderio di Sua Maestà!

RE
State in guardia con le donne italiane!
Dicono che quando quelle chiedono, i nostri non sanno dir di no in buon francese. Badate di non farvi irretire prima della battaglia.

 

NOBILI
Il vostro avvertimento sarà legge.

RE
Addio (Agli inservienti) Voi, venite qui.


Si allontana.

PRIMO NOBILE
Peccato, mio dolce signore, che voi restiate qui.

 

PAROLLES
Non è colpa sua, spiritoso.

SECONDO NOBILE
Splendida, la guerra!

PAROLLES
Eh, magnifica! Io ho visto come.

BERTRAM
E io sto qui di servizio: ho la testa piena di "troppo giovane", e "l'anno prossimo", "è presto".

PAROLLES
Se c'hai fegato, ragazzo, battitela alla brava.

BERTRAM
Devo restare a trottare sotto la guida di una femmina, a consumar le scarpe sulla cera, finché sarà esaurito l'onore, e la spada servirà solo per il ballo. Giuro su Dio, me la squaglio.

PRIMO NOBILE
È una macchia che ti fa onore.

PAROLLES
Màcchiati, conte.

SECONDO NOBILE
Sarò vostro complice: intanto, addio.

BERTRAM
Sono attaccato a voi, separarmi mi tortura.

PRIMO NOBILE
Addio, capitano.

SECONDO NOBILE
Squisito monsieur Parolles!

PAROLLES
Nobili eroi, lo spirito tagliente ci affratella. Affilati e brillanti, ovvero leghe fini. Nel reggimento degli Spini troverete un tal capitano Spurio, con una  cicatrice, emblema di guerra, qui sulla guancia sinistra; gliel'ha fatta questo tagliere qui. Ditegli che son vivo e tenete a mente quel che dice di me.

PRIMO NOBILE
Senz'altro, nobile capitano.

 

Escono i Nobili.

PAROLLES
Marte vi tenga come suoi novizi! (A Bertram) Tu ora che fai?

BERTRAM
Zitto: il Re.

PAROLLES
Dimostra maggiore deferenza verso questi nobili: ti sei tenuto un po' freddino nei saluti.

Sii più cordiale con loro perché sono sulla cresta dell'ora: e di lì sfoggiano il meglio del muoversi, mangiare, parlare, e saper fare sotto l'influsso della stella dominante; volesse dire anche ballare col diavolo, è a loro che bisogna tener dietro. Raggiungili e sii più caloroso nei saluti.

BERTRAM
Lo faccio subito.

PAROLLES
Uomini di valore, ottimi a farsi le ossa con la spada.

 

Escono Bertram e Parolles.
Entra Lafew.

Il Re si fa avanti.

LAFEW (in ginocchio)
Perdono, Altezza, per me e le mie nuove.

RE
Voglio che tu ti alzi.

LAFEW
Avete davanti un uomo che viene a farsi perdonare.
Sire, vi foste voi inginocchiato a chiedermi mercé, e potessi, io, ordinarvi così di alzarvi in piedi!

RE
L'avessi fatto! Così ti avrei rotto la capoccia per farmi perdonare.

LAFEW
Ahi, ahi, vi è andata storta! Mio buon sire, questo è il punto: volete guarire della vostra infermità?

RE
No.

LAFEW
Così il Re fa la volpe che non vuole l'uva? Già, ma l'uva che so io la mangereste, se la mia volpe reale potesse prenderla. Ho visto una medicina capace di dar vita a una pietra, di scuotere una roccia, di farvi ballare un fandango tutto fuoco - una semplice goccia può resuscitare Re Pipino, anzi, fa impugnare la penna al grande Carlomagno per dichiararsi a lei.

RE
Quale "lei"?

LAFEW
Come? Ma La Sapiente! Sire, è appena giunta, se vorrete vederla. Ora, per la mia fede e il mio onore, se riesco a dimostrare la serietà del mio pensiero col mio leggero eloquio, ho parlato con una persona che per il sesso che ha, l'età, la professione, la dottrina e la costanza, mi ha lasciato di stucco più per sé che per colpa del mio cervello tardo. La riceverete - lei lo chiede - per conoscerne i piani? Poi potrete ridere di me.

RE
Avanti, mio buon Lafew, introduci questa mirabilia, che noi con te si dia fondo allo stupore, o si dia fondo al tuo stupendoci che tu sia stupito.

LAFEW
E io vi accontento, e non ci metto un giorno. Va alla porta.

RE
Sempre così sproloquia del suo grandioso nulla.

LAFEW
Venite pure qui.

Entra Elena.

RE
Una prontezza veramente alata.

LAFEW
Venite, venite avanti.
Ecco Sua Maestà: ditegli quel che dovete. Avete un'aria che tradisce, ma questi tradimenti Sua Maestà non li teme. Mi sento tanto zio di Cressida a lasciar due tutti soli. A presto.

 

Esce.

RE
Dunque, bella mia, cosa avete che ci riguardi?

ELENA
Sì, mio buon signore.
Mio padre era Gerardo di Narbona, nella sua professione da tutti ben stimato.

RE
Lo conoscevo.

ELENA
Mi risparmia di tesserne le lodi; conoscerlo basta. Sul suo letto di morte mi dette molte ricette - una soprattutto, che, culmine amatissimo della sua dottrina, e di ogni altra a lui più cara nella sua carriera, mi disse di custodire con un riguardo in più, più cara, più protetta dei miei stessi occhi. L'ho fatto, e udendo che Vostra Maestà è afflitto da quel male per la cui cura si raccomanda proprio la proprietà del dono del mio caro padre, vengo a somministrarlo con la mia esperienza in tutta e devotissima umiltà.

RE
Ti ringraziamo, ragazza, ma non confidiamo più che esista alcuna cura, poiché i nostri medici più dotti ci abbandonano e l'accademia intera ha concluso che l'arte medica non può riscattare la natura da condizioni incurabili. Dico insomma che non si deve macchiare il nostro giudizio o distorcere la speranza così da prostituire il nostro male irreversibile ai ciarlatani, dissociando il nostro grande nome dalla sua integrità, e dando la patente di valore a un rimedio insensato, non essendoci rimedio che abbia senso.

ELENA
Il dovere mi ripagherà di quanto ho fatto. Non v'imporrò più a lungo i miei servigi, chiedo solo fra tutti i vostri pensieri uno la cui modestia possa portar con me.

RE
Non posso darti meno, per onor di gratitudine. Tu hai creduto di aiutarmi, e io ti debbo grazie come uno in punto di morte a chi gli augura vita. Ma tu non sai niente di quello ch'io ben so; tu non conosci i mezzi, io conosco la fine.


ELENA
Non fa male provare quel che posso fare, visto che avete puntato tutto contro ogni rimedio.
Chi è artefice delle opere più grandi spesso le compie per mezzo dei più deboli. Le Scritture mostrano che il giudizio è dei bambini, mentre i giudici fanno i bambini; correnti immani discendono da esigue fonti; grandi mari si sono prosciugati mentre i più grandi negavano i miracoli. Spesso l'aspettativa è delusa, più spesso là dove promette di più, e spesso arride dove si è raffreddata la speranza e vige la disperazione.

RE
Non devo ascoltarti. Addio, gentile signorina.
Dovrai appagarti di esserti data pensiero inutilmente: offerte rifiutate raccolgono solo un grazie per compenso.

ELENA
Così d'un fiato si soffoca il merito ispirato. Non avviene da Lui che sa tutte le cose, solo da noi che fondiamo il giudizio sull'esterno; ma è il massimo della presunzione in noi vedere la mano del cielo come azioni dell'uomo. Caro signore, date l'assenso alla mia impresa. Date mandato al cielo, non a me. Non sono un impostore, che canta vittoria prima di prendere la mira, ma so di credere, e credo di saper per certo che il mio talento non è senza potere, né voi senza potere di guarire.

RE
Ne sei così sicura? Quanto ti ci vorrà per potermi guarire?

ELENA
Se Dio mi fa la grazia, prima che i cavalli del sole abbiano portato due volte il fiammante carro sul suo giro diurno, prima che il vaporoso Espero nella cupa bruma d'occidente abbia due volte spento la sua assonnata lampada, o che la clessidra del timoniere abbia dichiarato ventiquattro volte il passare dei furtivi minuti, la parte inferma di voi fuggirà dalle sane: viva vivrà salute, morirà libero il male.

RE
Su questa tua certezza e sicurezza qual è la posta che punti?

ELENA
L'accusa di impudenza, di sfrontatezza da sgualdrina, pubblica vergogna; il mio nome di vergine corrotto in ballate turpi, marchiato in mille modi - ma, ancora di più, che la mia vita abbia fine dopo immani torture.

RE
Penso che in te uno spirito divino comunichi la sua possente eco per voce di un organo debole: quello che l'impossibile sopprimerebbe nel senso comune, lo salva il senso in un'altra direzione. La tua vita è cara, perché quanto la vita considera degno del nome di vita ha valore in te: gioventù, bellezza, saggezza, coraggio - tutto quello che felicità e freschezza chiamano felice.

Per arrischiare tutto devi avere in te un enorme ingegno, o essere infinitamente disperata. Dolce guaritrice, metterò alla prova la tua ricetta, che se io muoio ti prescriverà la morte.

ELENA
Se non rispetto la scadenza o non osserverò tutto quello che ho detto, ch'io abbia morte spietata; sarà meritata.Se non vi curo, morte è il mio compenso; ma se vi curo, cosa mi promettete?

RE
Chiedi.

ELENA
Ma vi terrete fede?

RE
Sì, per il mio scettro e il mio destino in cielo.

ELENA
Allora mi darai con la tua mano regale quel marito, tuo suddito, che io chiederò; lungi da me la presunzione di scegliere fra chi abbia il sangue reale di Francia per coniugare il mio nome umile e basso con qualunque ramo o immagine della tua dinastia. Sarà quello, dei tuoi vassalli, che saprò sarà data a me libertà di chiedere, a te di concedere.

RE
Ecco la mia mano; a patto mantenuto, il tuo volere sarà seguito dal mio atto.
Fissa dunque il giorno, perché io, tuo convinto paziente, mi affido tutto a te.
Dell'altro dovrei chiederti, devo, anche se sapere di più non aumenterà la mia fiducia: da dove vieni, con quale scorta - ma sii benvenuta senza domande, e benedetta senza altri dubbi. - Oh, voi, aiutatemi! - Se sarai conseguente alla tua parola, i miei atti rispecchieranno i tuoi.

 

Squilli.

Escono.

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto secondo - scena seconda

 

Entrano la Contessa e il Clown.

CONTESSA
Avanti, signore. Adesso esaminerò la qualità del tuo portamento.

CLOWN
Quanto a figura sono bello pieno ma scarso a maniere. Per quello che mi serve a corte!

CONTESSA
A corte! Perché, che posto vorresti, che parli di questo con tanto disprezzo? Che mi serve a corte!

CLOWN
Eppure è vero, signora, chi Dio ha fornito di buone maniere a corte le può far brillare. Chi non sa fare l'inchino, far tanto di cappello, far baciamano, non spiccicar parola, non ha né gambe, né mani, labbra, cappello; insomma, uno così non è proprio fatto per la corte. Ma io, una risposta ce l'ho che va bene per tutti.

CONTESSA
Madonna, dev'essere una risposta prosperosa se va bene per ogni tipo di domanda!

CLOWN
È come la sedia del barbiere che va bene per ogni tipo di sedere:

sedere pizzuto, sedere posato, sedere prestante, sedere purchessia.

CONTESSA
Ma è vero che la tua risposta va bene per tutte le domande?

CLOWN
Certamente, come fior di quattrini per la mano dell'avvocato, come il mal francese per la zoccola sgargia, come l'anello della pastorella per l'indice del villano, come la frittella per il martedì grasso, la moresca per il primo maggio, il chiodo per il buco, il becco per le sue corna, l'acida sgualdrina per il pappone manesco, il labbro della monaca per la bocca del frate - più di tutto, come il salsicciotto per la sua pelle.

CONTESSA
Come dico, hai una risposta di questa fatta per tutte le domande?

CLOWN
Che va bene per ogni domanda: da chi sta sotto al duca a chi lo mette sotto il commissario.

CONTESSA
Dev'essere una risposta di dimensioni mostruose per star dentro a tutte le esigenze.

CLOWN
M'è testimone Iddio, tutto il contrario: per dirla coi dotti, una bagattella. Ecco qua: insieme al companatico. Chiedetemi se sono un cortigiano - non fa mai male imparare.

CONTESSA
A ritornare giovani, se si potesse!, ti farei una domanda da gonzi, sperando di diventare saggia con la tua risposta: "Scusate, signore, siete un cortigiano?".

CLOWN
Alla grazia, signore! -Ecco un modo semplice di scapolarsela. - Forza, di più! Cento come queste.

CONTESSA
Signore, sono un vostro povero amico che vi ama.

CLOWN
Alla grazia, signore! - Fitte fitte, senza riguardo.

CONTESSA
Signore, credo che questa cucina alla buona sia indegna di voi.

CLOWN
Alla grazia, signore! - Forza, vi dico, mettetemi alla prova.

CONTESSA
Signore, ho l'impressione che siate stato appena fustigato.

CLOWN
Alla grazia, signore! - Senza riguardo.

CONTESSA
Così, a ogni frustata, gridi "Alla grazia, signore" e "senza riguardo"? Quel tuo "alla grazia!" si adatta bene a una frustata: risponderesti a tono a una fustigazione se ti ci sentissi vincolato.

CLOWN
Non ho mai avuto peggior sfortuna nella mia vita che col mio "alla grazia!" - ho capito che certe cose vanno bene per un po', ma non per sempre.

CONTESSA
Uso il mio tempo come ogni nobile massaia: lo passo in allegria con un buffone!

CLOWN
Alla grazia, signore! - Funziona ancora bene.

CONTESSA
Ora basta, signore! Alle faccende: consegna a Elena questo e chiedile di rispondervi immediatamente. Salutami i miei congiunti e mio figlio. Non è molto.

CLOWN
Non molto come saluto a loro?

CONTESSA
Non molto da fare per te. Ci sei?

CLOWN
Molto proficuamente: ci son dentro prima dei piedi.

CONTESSA
E torna subito.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto secondo - scena terza

 

Entrano Bertram, Lafew e Parolles.

LAFEW
Dicono che i miracoli non si fanno più, che ora ci sono tanto di filosofi che mettono sull'ordinario di tutti i giorni le cose soprannaturali e senza spiegazione. Perciò ridiamo del terrore, facendoci forti di un sapere fasullo e invece dovremmo avere più rispetto per il timore dell'ignoto.

PAROLLES
Come no - è l'argomento di meraviglia più straordinario che fa rumore da un po' di tempo a questa parte.

BERTRAM
Eh sì.

LAFEW
Se ne sono lavati le mani, gli esperti...

PAROLLES
Appunto... sia i galenici che i paracelsici.

LAFEW
Tutti i professoroni qualificati...

PAROLLES
Dico bene.

LAFEW
Che l'hanno dato per incurabile...

PAROLLES
Preciso, lo dico anch'io.

LAFEW
Un caso irreparabile.

PAROLLES
Già - come uno che gli resta solo...

LAFEW
Vita incerta e morte sicura.

PAROLLES
Giusto, dite bene. Avrei detto lo stesso.

LAFEW
Cosa inaudita, se posso dirlo.

PAROLLES
Davvero.Se volete vederci chiaro e tondo, leggete quel comesichiama lì.

LAFEW
Dove si mostra l'operare celeste in un agente terreno.

PAROLLES
Preciso - proprio quello avrei detto.

LAFEW
Guardalo: pimpante come un delfino. Cribbio, voglio dire quanto a...

PAROLLES
Già, è strano, stranissimo, a volerlo esaminare sotto tutti i profili - bisogna essere giusto dei facinorosi per non volerci vedere...

LAFEW
La mano stessa del cielo.

PAROLLES
Come dico io.

LAFEW
Che mostra nel più debole...

PAROLLES
E caduco suo agente, tanto potere, tanta trascendenza da dover pensare che la muova un'azione più ampia della sola guarigione del Re, e da essere...

LAFEW
Universalmente grati.

Entrano il Re, Elena e persone al seguito.

PAROLLES
Dite bene: lo volevo dire io. Ecco il Re.

LAFEW
Lustique, come dicono i tedeschi. Avrò sempre più voglia di ragazze finché avrò in testa quel dente fisso. Ma guardalo: sarebbe tipo da farle ballar la tarantella.

PAROLLES
Mort du vinaigre! Ma non è Elena?

LAFEW
Quant'è vero Dio, penso di sì.

RE
Andate, voglio qui da me tutti i nobili a corte.


Esce un servo.


Siediti, mia salvatrice, a fianco del tuo paziente, e da questa mano risanata, cui tu hai restituito la sensibilità perduta, ricevi una seconda volta la conferma del dono da me promesso, che attende solo che tu gli dia nome.

 

Entrano quattro Nobili.


Bella fanciulla, guardati intorno. Questo fresco manipolo di nobili celibi a discrezione posso io concedere, e userò con loro potere sovrano e autorità paterna. Fai la tua libera scelta: tu hai potere di scegliere, loro solo di non rifiutare.

ELENA
A ciascuno di voi, amor lo voglia, tocchi una sposa bella e virtuosa! Oddio, a tutti tolto uno!

LAFEW
Darei il mio cavallo baio e tutti i finimenti per avere in bocca il morso di quei ragazzi, a costo della nomea di imberbe.

RE
Osservali per bene. Non ce n'è uno che non abbia un padre nobile.


Elena si rivolge ai Nobili.

ELENA
Signori, il cielo per mia mano ha ridato la salute al Re.

TUTTI I NOBILI
Lo sappiamo, e ringraziamo il cielo per voi.

ELENA
Io sono una semplice vergine, con una gran ricchezza: poter dire a voce alta di essere semplicemente vergine.
Vostra Maestà me lo consenta: ho finito. Il rossore sulle guance mi sussurra: "Arrossisco alla tua scelta, ma, se sarai rifiutata, ti resti per sempre sulle guance la bianca morte: io non ci torno più".

RE
Fai la tua scelta, e poi vediamo: chi rinuncia al tuo amore, rinuncia a tutto il suo amore per me.

ELENA
Ora, Diana, io fuggo dal tuo altare, e si affrettano i miei sospiri al dio più alto, Amore imperiale.

(Al Primo Nobile) Signore, ascolterete la mia richiesta?

PRIMO NOBILE
E l'accoglierò.

ELENA
Grazie, signore. Altro non ho da dire.

LAFEW
Preferirei giocare a questa scelta che rischiare la vita su un ambo di assi.

ELENA (al Secondo Nobile)
Signore, l'onore che infiamma i vostri begli occhi prima ch'io parli, risponde troppo minaccioso.
Amore vi dia fortune venti volte maggiori di lei che ve lo augura, e del suo umile amore!

SECONDO NOBILE
Di più non chiedo.

ELENA
Accettate il mio augurio, che il grande Amore lo realizzi. E ora vi lascio.

LAFEW
La rifiutano tutti? Fossero figli miei li farei frustare, o li manderei dal Gran Turco a farne fare eunuchi.

ELENA (al Terzo Nobile)
Non abbiate timore che io prenda la vostra mano; non vi farei mai del male, per il vostro bene.
Dio benedica i vostri voti, e se mai vi sposiate trovate a letto una miglior fortuna!

LAFEW
Questi sono figli del ghiaccio: nessuno che la voglia. Sicuro: sono bastardi di inglesi; non li hanno fatti dei  francesi!

ELENA (al Quarto Nobile)
Voi siete troppo giovane, troppo felice, troppo buono per concepire un figlio del mio sangue.

QUARTO NOBILE
Bella mia, non lo credo.

LAFEW

Butta ancora un vitigno: di sicuro tuo padre era un buon bevitore. Ma se non sei un fior d'asino, io sono un quattordicenne: ti ho bel che capito.

ELENA (a Bertram)
Non oso dire che vi prendo, solo che affido me e i miei servigi, finché avrò vita, alla vostra autorevole guida. - È lui.

RE
E allora, giovane Bertram, prendila: è tua moglie.

BERTRAM
Mia moglie, sire! Supplico Vostra Altezza che in questo caso mi consenta di far uso del giudizio dei miei occhi.

RE
Non sai, Bertram, cosa ha fatto per me?

BERTRAM
Sì, mio buon signore, ma non posso sperare di sapere perché dovrei sposarla.

RE
Tu sai che mi ha rimesso in piedi dal mio letto di dolore.

BERTRAM
Ma è logico, signore, che per voi rimesso in piedi io mi debba buttar giù? Io la conosco bene: la sua istruzione gliel'ha pagata mio padre.
Mia moglie la figlia di un povero medico? Meglio che il rifiuto mi condanni a vita!

RE
È solo il nome che tu rifiuti di lei, ma questo sta a me elevarlo. È strano: il nostro sangue, mescolato insieme, per colore, peso e calore, risulterebbe del tutto uniforme, eppure sembrano separarlo differenze enormi. Se lei è quel che si dice la virtù - salvo quello che non ti piace: che sia figlia di un povero medico - è segno che non ti piace la virtù per il suo nome. Ma sbagli.
Quando esempi di virtù provengono dal più basso strato, lo strato stesso è nobilitato dai modi di chi li compie. Quando siamo gonfi di titoli e privi di virtù, l'onore è idropico. Il bene è bene come è, senza alcun nome: e così il male; la qualità va presa per quel che è, non per il titolo. Lei è giovane, saggia, bella; come tale è erede diretta della natura, e di qui si genera il suo onore. L'onore che fa valere l'onore della schiatta ed è impari ai padri è la vergogna dell'onore. L'onore cresce quando deriva dalle nostre azioni invece che dai nostri antenati. Quando è solo parola fa la sua guardia sbracata sulla pietra delle tombe: bugia pomposa e molto spesso muta, mentre le ossa del vero onore hanno per tomba polvere e miserando oblio. Che cosa dire? Se puoi volerle bene come è, io farò il resto. Lei porta in dote se stessa e la virtù: l'onore e la ricchezza l'avrà da me.

BERTRAM
Non posso amarla né mi sforzerò di farlo.

RE
Faresti torto a te stesso sforzandoti di scegliere da te.

ELENA
Sono lieta, sire, che vi siate così ben ristabilito. Non vi curate d'altro.

RE
È in gioco il mio onore - per difenderlo devo tirar fuori il mio potere. Avanti, prendila per mano, giovane altero: per le tue ripicche indegno del suo dono.
Tu stai provando, con bassi cavilli, a ingabbiare il mio affetto e i suoi meriti. Non arrivi a capire che, con il nostro peso sul suo piatto perdente, il tuo salirà fino al soffitto? Non sai che sta in noi  piantare il tuo onore dove più ci va che cresca? Frena il tuo disprezzo, obbedisci al nostro volere, che lavora per te; non dar retta ai tuoi pregiudizi, ma da' subito ascolto alle tue fortune e osserva l'obbedienza, che il tuo dovere impone e il nostro potere esige.  Altrimenti ti bandirò per sempre dal mio pensieroalle incertezze e alla rovina temeraria della gioventù e dell'ignoranza, scatenandoti addosso in nome della giustizia la mia vendetta e il mio odio senza quartiere. Parla. La tua risposta.

BERTRAM
Vi chiedo perdono, Vostra Grazia, e assoggetto la mia intemperanza al vostro giudizio. Quando penso come il vostro possente genio amministra onore a un vostro cenno, trovo che lei, che fino a poco fa aveva il più basso dei miei nobili pensieri, ora è la prescelta del Re. Con questa levatura è come se avesse nobili natali.

RE
Prendila per mano e dille che è tua. Io le prometto un adeguato contrappeso alle tue fortune, se non peso maggiore.

BERTRAM
Accetto la sua mano.

RE
La buona fortuna e il favore del Re arridano a questo contratto, la cui cerimonia, simultanea a questo mio mandato, sia celebrata stasera. Il banchetto d'onore dovrà aspettare ancora un po' che arrivino gli invitati di fuori. Se l'amerai per me il tuo amore sarà sacrale, sennò miscredente.


Escono tutti, fuorché Parolles e Lafew, che si trattengono a commentare le nozze.

LAFEW
Monsieur, permettete una parola?

PAROLLES
A piacer vostro, signore.

LAFEW
Il vostro signore e padrone ha fatto bene a ricredersi.

PAROLLES
Ricredersi! Il mio signore! Il mio padrone!

LAFEW
Certo.Che, non parlo chiaro e tondo?

PAROLLES
E di brutto, che a voler sentire ne scorrerebbe di sangue! Il mio padrone!

LAFEW
Sei proprio tutto per il Conte di Rossiglione.

PAROLLES
Per un Conte, per tutti i Conti, per chi sia uomo.

LAFEW
Sì, uomo di Conto; ma se è il padrone del Conte, è un altro paio di maniche.

PAROLLES
Siete troppo vecchio, signore; vi piaccia o no, siete troppo vecchio.

LAFEW
E io ti dico, giovanotto, che questo qui è un uomo: un titolo che a te non lo dà neanche la vecchiaia.

PAROLLES
Non oso fare cose che farei troppo facilmente.

LAFEW
A tavola ho pensato un paio di volte che tu fossi in gamba: ti passavo le arie che ti davi conversando di viaggi, anche se le sciarpe e le mostrine che portavi addosso più di una volta mi avevano fatto ricredere ad abbondanza che tu fossi un vascello di grossa stazza. Ora ti ho smascherato: meglio perderti che trovarti. Che non sai fare altro che appiccicarti addosso: ma chi lo vuole uno così?

PAROLLES
Se tu non avessi il favore della vetustà...

LAFEW
Non t'affannare troppo con le furie ché affretti la resa dei conti, e allora... Dio abbia pietà delle tue penne! Dunque addio, mio bel pertugio: non c'è bisogno di  aprirteli i battenti, ti si vede dentro. Qua la mano.

PAROLLES
Signor mio, mi rendete egregissimo irrispetto.

LAFEW
E di tutto cuore, secondo i tuoi meriti.

PAROLLES
Ma io, mio signore, non l'ho proprio meritato.

LAFEW
Sì, perbacco, fino all'ultimo grammo, e non te ne sconto uno spicciolo.

PAROLLES
Bene, ci metterò rimedio.

LAFEW
E fallo subito, perché altrimenti ne avrai da ingoiare! Se con quella sciarpa ti ci legheranno e te le daranno sode, vedrai cosa vuol dire farsi vanto dei propri legami. Ho voglia di continuare a frequentarti, o, piuttosto, a conoscerti; giusto per poter dire, quando sarai in giudizio, "io lo conosco bene".

PAROLLES
Signore, mi arrecate un intollerabile tormento.

LAFEW
Vorrei per il tuo bene che fossero le pene dell'inferno, avessi il talento di eternarle; è che il far durare mi è passato, come ti passo ora accanto con la lestezza che resta alla vecchiaia.

 

Esce.

PAROLLES
Ma ce l'hai un figlio che mi risponderà di questa onta, vecchio scorbutico, pezzente d'un signore! Devo aver pazienza, non si manda in prigione l'autorità. Lo  picchierò, per la mia vita, se mi capita davanti nel momento giusto, fosse anche quattro volte signore. Non avrò più pietà per la sua vecchiaia di quanta ne avrei per...La prima volta che lo vedo lo picchio.

Entra Lafew.

LAFEW
Giovanotto, nuove per te: il tuo signore e padrone ha preso moglie: ora hai anche una padrona.

PAROLLES
Supplico sentitamente Vostra Signoria di voler raffrenare il proprio scherno. Lui è solo il mio buon signore: il padrone che servo sta lassù.

LAFEW
Chi? Dio?

PAROLLES
Sissignore.

LAFEW
È il diavolo il tuo padrone! Perché le giarrettiere le metti alle braccia? Porti le calze al posto delle maniche? È lo stile di tutti i servitori? Perché non  porti anche il naso di sotto al posto di quello di sopra? Sul mio onore, se avessi anche solo due ore di meno te le suonerei. Quello che so è che sei un'offesa per  tutti, e tutti dovrebbero dartele: scommetto che sei stato creato per far mettere i muscoli alla gente.

PAROLLES
È un trattamento duro e immeritato, signore.

LAFEW
Ma lascia stare, signore. In Italia sei stato menato per il furto di un chicco di melograno; ti dai arie da viaggiatore, sei solo un vagabondo: sei più insolente con i nobili e i personaggi di riguardo di quanto non te ne diano diritto la tua nascita e il tuo valore. Non meriti una parola di più, sennò ti chiamerei canaglia. Ti lascio.

 

Esce.
Entra Bertram.

PAROLLES
Bene, benissimo, dunque è così.Bene, benissimo: teniamolo segreto per un po'.

BERTRAM
Rovinato, messo in croce per sempre!

PAROLLES
Che succede, carissimo?

BERTRAM
Con tutto il giuramento solenne davanti al sacerdote
a letto non la porto.

PAROLLES
Come, come, carissimo?

BERTRAM
O mio Parolles, me l'hanno imposto di sposarla! Io vado in guerra in Toscana: con lei a letto non vado.

PAROLLES
La Francia è un posto da cani: non merita che un uomo ci metta piede. Alla guerra!

BERTRAM
C'è una lettera di mia madre: non so ancora che dice.

PAROLLES
Lo saprai poi.Alla guerra, ragazzo, alla guerra!
Il suo onore lo mette sotto chiave chi resta a casa addosso alla sua gonnella: sciala nelle sue braccia il maschio nerbo chiamato a reggere i balzi e le corvette del focoso destriero di Marte. Ad altre mete! La Francia è una stalla, e noi quattro ronzini! Perciò: alla guerra!

BERTRAM
Così sarà.La manderò a casa mia, farò sapere a mia madre che non la posso vedere e perciò sono fuggito; scriverò al Re quel che non ho osato dirgli. La sua elargizione mi servirà sul campo di battaglia italiano dove spiriti nobili si battono. Una guerra è niente a confronto di una casa buia e di una moglie odiata.

PAROLLES
Sicuro che non sarà un capriccio del momento?

BERTRAM
Seguimi alle mie stanze e dammi un consiglio. La manderò via subito.

Domani io andrò alla guerra, lei a consumarsi da sola.

PAROLLES
Ora sì che la palla risponde in pieno al gioco.
È proprio ingrato: giovane ammogliato, giovane sciupato. Perciò, via, dille addio con fermezza: vai. Il Re te l'ha fatta, e tu abbozza: così vanno le cose.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto secondo - scena quarta


ELENA
Mia madre mi manda il suo affetto. Come sta?

CLOWN
Non sta bene, ma è ancora in salute: è molto su, ma non sta bene. Ma, ringraziando il cielo, sta benissimo e non ci manca nulla. Però non sta bene.

ELENA
Se sta benissimo, che c'ha che non sta bene?

CLOWN
Per la verità, sta proprio benissimo, tranne che per due cose.

ELENA
Quali?

CLOWN
La prima: che non sta in cielo, e Dio voglia mandarcela presto; la seconda: che sta sulla terra, e Dio voglia levarcela presto.

Entra Parolles.

PAROLLES
Dio vi benedica, mia fortunata signora.

ELENA
Signore, spero che i vostri auguri servano alle mie fortune.

PAROLLES
Avete le mie preghiere per goderne e seguitare ad averle. Ehi, il mio manigoldo! Come va la vecchia?

CLOWN
Aveste voi le sue rughe e io i suoi soldi, vorrei che andasse come dite voi.

PAROLLES
E chi ha detto niente.

CLOWN
Per la madonna, ne avete di senno: quante volte la lingua del servo causa la rovina del padrone. Non dir nulla, non far nulla, non saper nulla, non aver nulla: dev'esser questa la forza che vi dà voce in capitolo, ovvero solo un fiato da nulla.

PAROLLES
Basta, sei un manigoldo.

CLOWN
Signore, avreste dovuto dire: "Sei un manigoldo, te lo dice un manigoldo", ossia "Sei un manigoldo, com'è vero che lo sono io".La verità vera, signore.

PAROLLES
Vai, vai, che sei un buffone di parola: ti ho smascherato!

CLOWN
Mi avete smascherato con la vostra testa, signore, o ve l'hanno insegnato? È stata una ricerca fruttuosa, signore. Possiate voi altrettanto smascherare il vostro buffone, per il diletto del mondo e un incremento di riso.

PAROLLES
Invero, un manigoldo buono e foraggiato. Signora, il mio signore partirà in nottata: lo chiamano affari molto urgenti. Annette massima importanza al rito dell'amore che l'ora rivendica come a voi dovuto, ma lo rimanda per un forzoso impedimento. Laddove tale impegno e tal rinvio si colmano di floridi effluvi distillati nella cucurbita del tempo, nota per far traboccare l'ora ventura di gioia e di piacere fino all'orlo.

ELENA
Ha qualche desiderio?

PAROLLES
Che voi vi congediate dal Re immediatamente, facendo che egli creda sia vostra iniziativa, e aggiungiate le scuse che meglio riterrete la prospettino come autentica necessità.

ELENA
Che altro comanda?

PAROLLES
Che, ottenuta licenza, voi attendiate sue ulteriori istruzioni.

ELENA
Farò il suo volere fino in fondo.

PAROLLES
E io riferirò.

 

Esce.

ELENA
Ve ne prego. Tu, vieni con me.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto secondo - scena quinta

 

Entrano Lafew e Bertram.
 

LAFEW
Voglio sperare che Vostra Signoria non lo prenda per un soldato!

BERTRAM
Certo, signore, e di specchiato ardimento.

LAFEW
Sì, perché se lo dice da lui!

BERTRAM
E per testimonianze affidabili.

LAFEW
Allora il mio orologio sbaglia: prende giorno per notte.

BERTRAM
Vi assicuro, signore, che è uomo di enorme esperienza, e di conforme valore.

LAFEW
Allora avrò peccato contro la sua sapienza e trasgredito contro il suo ardimento: corro un gran rischio perché non me la sento proprio di pentirmi. Ecco che viene: vi prego di adoperarvi per la nostra amicizia; penserò io a consolidare il rapporto.

Entra Parolles.

PAROLLES (a Bertram)
Sarà tutto fatto, signore.

LAFEW
Ditemi, signore, chi è il suo sarto?

PAROLLES
Signore!

LAFEW
Ah, lo conosco bene.Certo, signore, lui - signore - è un bravo artigiano, un ottimo sarto.

BERTRAM (a parte, a Parolles)
È andata dal Re?

PAROLLES
Sì.

BERTRAM
Andrà via stasera?

PAROLLES
Come le avete ordinato.

BERTRAM
Ho scritto lettere, messo al sicuro il tesoro, dato ordini per i cavalli. La notte che dovrei prendere possesso della sposa finirà prima di cominciare.

LAFEW (a parte)
La bocca di un viaggiatore si confà alla coda di un pranzo, ma uno che per tre terzi mente e usa una verità nota per gabellare mille sciocchezze, bisogna una volta sentirlo e tre picchiarlo.

(Alzando la voce) Dio vi salvi, capitano!

BERTRAM
C'è qualche malanimo fra Vossignoria e voi, monsieur?

PAROLLES
Non so come ho meritato di cadere nel disfavore di Sua Signoria.

LAFEW
Ce l'hai messa tutta per caderci a capofitto, stivali, speroni e tutto, come quello che saltò dentro la torta. Fa' presto a uscirne se non vuoi rendere conto di cosa ci sei caduto a fare.

BERTRAM
Forse, signore, non l'avete compreso.

LAFEW
E continuo, dovessi anche comprenderlo in ginocchio. Statevi bene, mio signore, e credetemi: non c'è gheriglio in questa nocella. L'anima di quest'uomo è  fatta di panno: non dategli fiducia in questioni importanti. Ne ho avuti sotto di questi tenerelli, so come sono. Addio, monsieur: ho parlato di te meglio di quanto hai fatto o farai tu per meritartelo. Ma al male bisogna rispondere col bene.

 

Esce.

PAROLLES
Un signore svanito, parola mia.

BERTRAM
Non credo.

PAROLLES
Come, non lo conoscete?

BERTRAM
Sì, lo conosco bene: e tutti in giro ne danno un buon giudizio. Ecco la mia palla al piede.

Entra Elena.

ELENA
Signore, come mi avete comandato, ho parlato col Re
e mi sono procurata la sua licenza
a partire immediatamente: solo che desidera
parlarvi in privato.

BERTRAM
Obbedirò al suo volere.
Non dovete meravigliarvi, Elena, per la mia condotta, che non s'intona alle circostanze né assolve agli obblighi e alle funzioni di quello che ora sono. Non ero preparato a tale disbrigo: perciò mi scopro tanto frastornato. Questo mi spinge a pregarvi di partire subito per casa nostra: non chiedetemi nulla, trovate voi il perché.
Ho motivi migliori di quel che sembra, e impegni d'importanza maggiore di quanto non appaia a prima vista a voi che li ignorate. Questa è per mia madre.

 

Dà a Elena una lettera.


Passeranno due giorni prima che vi riveda, e intanto confido nella vostra padronanza.

ELENA
Signore, dico soltanto che sono la vostra serva più obbediente.

BERTRAM
Sì, sì, basta così.

ELENA
E cercherò sempre con fedele devozione di supplire a quanto le mie umili stelle non mi hanno concesso per esser degna della mia grande fortuna.

BERTRAM
Lasciate stare. Ho molta fretta. Addio. Andate a casa.


ELENA
Vi prego, scusatemi, signore.

BERTRAM
Allora, cosa vorreste dire?

ELENA
Non sono degna della ricchezza che ho, né oso dire che è mia, eppure lo è; ma, come un ladro timoroso, vorrei rubare quello che già per legge è mio.

BERTRAM
Cosa volete?

ELENA
Lo so e non lo so: proprio nulla.
Non mi sento di dire quello che vorrei, signore. Ma invece sì: solo estranei e nemici si dividono senza baciarsi.

BERTRAM
Vi prego, non perdete tempo; su, subito a cavallo.

ELENA
Mio buon signore, non infrangerò i vostri ordini. Dove sono tutti i miei servitori? Addio, monsieur.

 

Esce.

BERTRAM
Vai pure a casa: io non ci verrò di certo finché potrò impugnare la spada o sentire il tamburo. Via, fuggiamo!

PAROLLES
Bravo: coraggio!

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto terzo - scena prima

 

Squilli.

Entrano il Duca di Firenze, i due Nobili francesi, e truppe.

 

DUCA
Così ora avete sentito punto per punto le ragioni fondamentali di questa guerra, il cui conflitto violento ha già causato molto sangue e più ne chiede.

PRIMO NOBILE
La contesa pare sacrosanta dalla parte di Vostra Grazia, torva e miserabile da quella dell'oppositore.

DUCA
Perciò ci stupisce molto che il nostro cugino di Francia sia stato sordo in questa giusta campagna alle nostre suppliche di aiuto.

SECONDO NOBILE
Mio buon signore, le ragioni che so io non sono quelle di stato, ma di un uomo comune che tiene gli occhi aperti coi pochi mezzi che ha sull'alto espletamento del governo; perciò non oso dire quello che penso, perché ho visto che la mia ottica incerta se cerca d'indovinare spesso sbaglia.

DUCA
A suo piacimento.

 

PRIMO NOBILE
Ma sono sicuro che i giovani che la pensano come noi, malati d'ozio, ogni giorno sempre più numerosi verranno qui a curarsi.

 

DUCA
Saranno i benvenuti, Carichi di tutti gli onori che potranno dare. Voi conoscete bene i vostri gradi; quando se ne presentino migliori, saranno per i vostri meriti. Domani al campo.

 

Squilli.

Escono.

Inizio pagina

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto terzo - scena seconda

 

Entrano la Contessa e il Clown.

CONTESSA
È andato tutto come volevo, solo che lui non torna insieme a lei.

CLOWN
Affèmia, ho capito che il mio giovane signore è persona molto melanconica.

CONTESSA
Da che, di grazia?

CLOWN
Beh, si guarda lo stivale e canta; si aggiusta il colletto e canta; fa domande e canta; si stuzzica i denti e canta. Conosco uno che c'aveva il ticchio della melanconia e dette via un castello che valeva un occhio per una cantata.

CONTESSA
Vediamo un po' cosa scrive, e quando intende venire. Apre la lettera.

CLOWN
Da quando sono stato a corte non c'ho più in testa Isbel. I nostri baccalà e le nostre Isbel di campagna non sono nulla rispetto ai vostri baccalà e alle vostre Isbel di corte. Al mio Cupido gli è saltato il cervello: l'amore mi diventa sciapo, come la pecunia a un vecchio.

CONTESSA
Cos'è questo?

CLOWN
Proprio quello che è.

 

Esce.

CONTESSA (leggendo a voce alta)
Vi mando una nuora: ha ridato la vita al Re e l'ha tolta a me. L'ho sposata, ma non presa, e ho giurato di mantenere il "no" per l'eternità. Sentirete dire che sono fuggito. Ve lo dico prima che arrivi la notizia. Per quanto è grande il mondo mi terrò a distanza. Con tutto il mio rispetto. Il vostro figlio sfortunato, Bertram. Così non va, ragazzo immaturo e sventato: fuggire i favori di un Re così buono, attirarti tutta la sua indignazione! E per disprezzo di una fanciulla così virtuosa che ha il rispetto di un imperatore.

Entra il Clown.

CLOWN
O signora, di là sono arrivate cattive notizie con due soldati e la mia giovane padrona.

CONTESSA
Che è successo?

CLOWN
Ah, ma c'è del confortante nelle notizie, del confortante: vostro figlio non sarà ucciso così presto come credevo.

CONTESSA
Perché dovrebbe essere ucciso?

CLOWN
È quello che mi dico: o non è scappato, come si dice in giro? Il pericolo sta nel fare i duri: questo fa perdere uomini, ma fare bambini. Ora viene chi vi può dire di più: io lo so per sentito dire che è scappato.

 

Esce.
Entrano Elena e i due Nobili francesi.

PRIMO NOBILE
Dio vi salvi, buona signora.

ELENA
Signora, il mio signore è partito, partito per sempre.

SECONDO NOBILE
Non dite così!

CONTESSA
Ti ci vuole pazienza! Signori, ve ne prego...
Con tutte queste trafitte di gioia e di dolore non c'è più istante che l'una o l'altro tocchi i miei sensi di donna. Vi prego, dov'è mio figlio?

SECONDO NOBILE
Signora, è al servizio del Duca di Firenze.
Lo abbiamo incontrato diretto là, da dove noi veniamo e dove torneremo dopo aver sbrigato urgenti servigi a corte.

ELENA
Guardate la sua lettera, signora: è la mia liberatoria.
(Legge a voce alta.)
Quando prenderai l'anello che io porto al dito, e mai si sfilerà, e mi farai vedere un figlio partorito da te di cui sia padre io, allora mi chiamerai marito. Ma questo "allora" io lo scrivo "mai". È una sentenza mostruosa.

CONTESSA
Signori, avete portato voi questa lettera?

PRIMO NOBILE
Sì, signora, e visto il contenuto ci dispiace di esserci prestati.

CONTESSA
Ti prego, signora, rischiara il volto.
Se fai incetta tu sola dell'intera pena derubi me della mia metà. Era mio figlio; ma io lavo il mio sangue del suo nome: sei tu il mio unico figlio. Allora, andava a Firenze?

SECONDO NOBILE
Sì, signora.

CONTESSA
A far la guerra?

SECONDO NOBILE
È il suo nobile intento; e, credetemi, il Duca gli conferirà quell'onore che gli si converrà.

CONTESSA
Tornate là?

PRIMO NOBILE
Sì, signora, prima possibile.

ELENA (leggendo)
Finché avrò moglie nulla mi tiene in Francia. È amaro.

CONTESSA
C'è scritto così?

ELENA
Sì, signora.

PRIMO NOBILE
Forse si è fatto trasportare dalla mano, senza che il cuore concordasse.

CONTESSA
Niente lo tiene in Francia finché avrà moglie! Qui non c'è nulla che sia troppo buono per lui se non lei, e lei merita un nobile cui facciano servizio venti villani come lui e la chiamino padrona ogni momento. Chi c'è con lui?

PRIMO NOBILE
Soltanto un servo, e un gentiluomo che ho conosciuto una volta.

CONTESSA
Parolles, vero?

PRIMO NOBILE
Sì, lui, mia buona signora.

CONTESSA
Un cattivo soggetto, pieno di viziacci: ha il potere di avvilire la natura onorata di mio figlio.

PRIMO NOBILE
In effetti, buona signora, quell'individuo se lo arroga senza freno alcuno e questo fa il suo gioco.

CONTESSA
Benvenuti, signori.
Vi prego, quando vedete mio figlio, di dirgli che l'onore che perde non potrà riaverlo con la spada.
Altro ve lo consegnerò per scritto.

SECONDO NOBILE
Siamo a vostra disposizione, signora, per questo e altri incarichi urgenti.

CONTESSA
No, no, solo se potrò ricambiare. Volete seguirmi?


Escono la Contessa e i Nobili.

ELENA
"Finché avrò moglie nulla mi tiene in Francia".
Nulla in Francia fino a che avrà moglie! Non ne avrai nessuna, Rossiglione, non in Francia, così potrai tenerti tutto. Povero signore, io sono chi ti caccia dal tuo paese ed espone le tue tenere membra all'evenienza della guerra che non dà scampo? Io sono chi ti sottrae alla dilettosa corte, dove ti colpivano occhiate seducenti, a fare da bersaglio di moschetti fumanti? O voi, plumbei messaggeri, che cavalcate i violenti destrieri di fuoco, volate fuori mira: scuotete l'aria punta sul vivo che canta vivace e si richiude; non toccate il mio signore.
Se mai gli spareranno, io l'ho esposto ai colpi; se mai attenteranno al suo petto ardimentoso, io sono la sventurata che gl'impone il confronto.

Anche se non lo uccido, io sono la causa se avvenisse la sua morte. Sarebbe stato meglio avessi incontrato un leone ruggente per la pressanza della fame; meglio che tutte le disgrazie che natura possiede fossero mie al completo. No, Rossiglione, torna a casa da dove l'onore non riceve dal pericolo che una cicatrice, quando, spesso, non perde tutto. Io me ne andrò: l'esser io qui ti fa stare laggiù.

Per aver questo io dovrei restare? No, no, anche se carezzasse questa casa il soffio del paradiso e l'accudissero gli angeli. Me ne andrò, così voci comprensive ti riferiranno la mia fuga a conforto del tuo udito. Vieni, notte; finisci, giorno! Ecco una povera ladra che cerca il buio per sparire.

 

Esce.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto terzo - scena terza

 

Squilli.

Entrano il Duca di Firenze, Bertram, tamburi e trombe, soldati, Parolles.

DUCA
Da ora sei generale della nostra cavalleria, e noi, pieni di speranza, puntiamo sulla tua certa fortuna tutto il nostro affetto e la nostra fiducia.

BERTRAM
Signore, è un compito troppo pesante per le mie forze; tuttavia faremo di tutto per espletarlo per voi fino all'estremo rischio.

DUCA
E allora in marcia e la fortuna giochi sul tuo elmo vittorioso da tua compagna augurale!

BERTRAM
In questo stesso giorno, grande Marte, mi aggiungo alla tua schiera. Fammi solo pari al mio intento e io mi mostrerò portato ai tuoi tamburi e negato all'amore.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto terzo - scena quarta

 

Entrano la Contessa e il Maggiordomo.

CONTESSA
Ahi! Ma come avete potuto accettare la sua lettera?
Non potevate capire che avrebbe fatto quel che ha fatto per il fatto stesso di mandarmi una lettera? Rileggetela.

MAGGIORDOMO (legge)
Per San Giacomo parto pellegrina,

per ambizione d'amore condannata.
La nuda terra salgo scalza e china:
mio sacro voto di colpa esser mondata.
Vogliate scrivere al mio signore in guerra
che torni dal massacro vostro figlio diletto:
gli sia sacra la pace data in terra,
io da lontano lo adorerò nel petto.
Che mi perdoni se a quel duro travaglio
da funesta Giunone lo detti in sorte,
lontano dalla corte, sul campo a repentaglio,
mentre il valore teme il cane della morte.
È troppo bello e buono per la morte e per me:
e lei io abbraccio per liberarlo da me.

CONTESSA
La più dolce delle sue parole taglia come una lama!
Rinaldo, lasciarla libera di partire è stata la tua più grossa leggerezza. Avessi potuto parlarci avrei saputo io come farle cambiare idea: ma sono stata prevenuta.

MAGGIORDOMO
Perdonatemi, signora: se io ve l'avessi data ieri sera forse si poteva ancora raggiungere: ma scrive che sarebbe inutile inseguirla.

CONTESSA
Che angelo mai benedirà questo marito indegno? Non ha futuro, a meno che le preghiere di lei, in cielo favorite e amorosamente compensate, non lo sottraggano all'ira della giustizia suprema. Scrivi, scrivi, Rinaldo, a questo marito indegno della propria moglie.

Che ogni parola pesi quanto il merito di lei, che lui prende troppo alla leggera. Anche se gl'importerà poco, insisti molto sulla mia enorme pena. Manda il messaggero più provetto. Forse quando saprà che se n'è andata, lui tornerà; e spero che lei, sapendolo, faccia presto ritorno, guidata dal suo sincero amore. Sento che non riesco più a capacitarmi quale dei due mi sia più caro. Appronta il messaggero. Ho il cuore peso e un'età insicura: il dolore vorrebbe lacrime, la pena m'induce a parlare.


Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto terzo - scena quinta

 

Trombe in lontananza.

Entra una vecchia Vedova di Firenze, sua figlia Diana, Mariana e altri cittadini.


VEDOVA
Fate presto, perché se rientrano ci perdiamo tutto lo spettacolo.

DIANA
Dicono che il Conte francese si sia fatto molto onore.

VEDOVA
C'è voce che abbia fatto prigioniero il loro comandante in capo e che abbia ucciso con le proprie mani il fratello del Duca.

 

Trombe.


Tutta fatica sprecata: hanno preso da quell'altra parte. Ascoltate! Si capisce dalle trombe.

MARIANA
Su, rientriamo e accontentiamoci di quello che dicono gli altri.

Tu, Diana, bada a questo Conte francese. L'onore di una vergine sta nel buon nome: non c'è  dote più ricca della castità.

VEDOVA
Ho detto alla nostra vicina come sei stata avvicinata da quel signore che è con lui.

MARIANA
Quello lo conosco, un bel pezzo da forca! Un certo Parolles: uno sporco ruffiano che si dà da fare per conto del suo padrone. Tientene lontana, Diana: le loro  promesse, le loro lusinghe, i giuramenti, i pegni, tutto l'armamentario delle voglie, non fanno mai vedere quel che c'è sotto. Così sono state sedotte molte  ragazze: e il brutto è che più si parla di casi che dicono com'è terribile rovinarsi la verginità, e più tutto questo non impedisce ad altre di cader nella pania  che sta lì in mostra a minacciarle. Spero di non doverti dare altri consigli; ma ho speranza che la tua grazia ti conservi proprio come sei: anche a rischio che  così ti venga negata la modestia.

DIANA
Non c'è da aver paura per me.

Entra Elena.

VEDOVA
Speriamo. Guarda, dev'essere una pellegrina; mi sa che viene a pensione da me: si passano la voce. Glielo voglio chiedere: "Dio vi salvi, pellegrina, dove siete diretta?".

ELENA
Al santuario di San Giacomo. Per cortesia, sapete mica dove stanno i pellegrini?

VEDOVA
Al San Francesco, vicino alla porta.

ELENA
Sempre per questa via?


Banda militare che si avvicina.

VEDOVA
Sicuro.Sentite, vengono di qua. Devota pellegrina, se aspettate che i soldati siano passati vi ci porto io al vostro albergo: si dà il caso che conosca la sua padrona meglio di me stessa.

ELENA
Siete voi?

VEDOVA
Se vi fa piacere, pellegrina.

ELENA
Vi ringrazio: fate con comodo, aspetto.

VEDOVA
Venite dalla Francia: giusto?

ELENA
Sì.

VEDOVA
Qui vedrete un vostro connazionale che si è distinto in guerra.

ELENA
Come si chiama?

DIANA
Il Conte di Rossiglione.Lo conoscete?

ELENA
Solo di nome: ne parlano con ammirazione; ma non l'ho mai visto.

DIANA
Chiunque sia, qui se ne fa un gran parlare. È fuggito dalla Francia, a quanto si dice, perché il Re lo aveva fatto sposare contro la sua volontà. Secondo voi è così?

ELENA
Certo, è la verità. Io conosco sua moglie.

DIANA
C'è un gentiluomo al servizio del Conte che non fa che sparlare di lei.

ELENA
Come si chiama?

DIANA
Monsieur Parolles.

ELENA
Oh, concordo con lui: sia riguardo ai meriti di lei sia al gran valore dello stesso Conte. Lei è troppo meschina perché se ne ricordi il nome: l'unico merito che ha è un'inviolabile onestà, che io sappia mai sfiorata da dubbio.

DIANA
Oh, povera signora! È una vita da schiava fare la moglie di uno che ti detesta.

VEDOVA
Di sicuro, poverina, dovunque sia, ha la pena nel cuore. E questa mia ragazza, se volesse, potrebbe anche fargliela alle spalle.

ELENA
Che volete dire? Forse che il Conte, invaghito, la tenta a scopi irrispettosi?

VEDOVA
È questo: e traffica con tutto quel che è buono per corrompere il tenero onore di una vergine: ma lei ha le armi per guardarsi da lui con fermissima difesa.

Tamburi e bandiere.

Entrano Bertram, Parolles e tutto l'esercito.

MARIANA
Dio ci guardi, sennò!

VEDOVA
Ecco, arrivano.
Quello è Antonio, figlio maggiore del Duca.
Quello lì, Escalus.

ELENA
Qual è il francese?

DIANA
Lui... quello con la piuma. È molto coraggioso. Ma se amasse sua moglie! Se si portasse con più onore! Sarebbe anche più a posto. Non è bello e gentile?

ELENA
Mi piace molto.

DIANA
Peccato che non abbia onore. E quello è il brutto tipo che lo porta fuori strada. Se fossi sua moglie gli darei il veleno a quel ruffiano.

ELENA
Qual è?

DIANA
Quella specie di scimmia tutto sciarpe. Perché ha un'aria così triste?

ELENA
Forse è stato ferito in battaglia.

PAROLLES
Ma perdere il tamburo! Ah!

MARIANA
È tutto scosso per qualcosa. Guardate, c'ha visto.

VEDOVA
Ma va' a farti impiccare!

MARIANA
E fa anche il vagheggino, lacché di un mezzano!


Escono Bertram, Parolles e l'esercito.

VEDOVA
Sono passati. Venite, pellegrina, che vi porto dove alloggerete. A casa mia ci sono già quattro o cinque penitenti diretti al santuario di San Giacomo.

ELENA
Vi ringrazio umilmente. Vorrei che questa signora è questa cara ragazza cenassero da noi, a spese mie, con il mio grazie: e, per ripagarvi ancora meglio, darò a questa vergine consigli che sarà bene che segua.

VEDOVA e MARIANA
Accettiamo volentieri il vostro invito.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto terzo - scena sesta

 

Entrano Bertram e i due Nobili francesi.

PRIMO NOBILE
Eh, no, mio buon signore, mettetelo alla prova: lasciate che faccia a modo suo.

SECONDO NOBILE
Ch'io possa perdere la vostra fiducia se Vossignoria non si accorgerà che è un gran cialtrone.

PRIMO NOBILE
Sulla mia vita, signore, un pallone gonfiato.

BERTRAM
Credete che mi sia sbagliato a questo punto su di lui?

PRIMO NOBILE
Credetemi, signore; per mia conoscenza diretta, senza malizia, anzi come se parlassi di un mio parente: costui è un ben noto vigliacco, un bugiardo recidivo  e senza fondo, un fedifrago al minuto, detentore di non una di quelle qualità che voi apprezzate.

SECONDO NOBILE
Sarebbe bene che lo conosceste meglio; altrimenti, fidando troppo su virtù che non ha, potrebbe farvi trovare a malpartito quando vi è necessario per  questioni di fiducia e di gran conto.

BERTRAM
Solo che non so come metterlo alla prova.

SECONDO NOBILE
Niente di meglio che mandarlo a riprendersi il tamburo: avete appena sentito quanto si vanta di volerlo fare.

PRIMO NOBILE
Io, con un plotone di fiorentini, lo coglierò di sorpresa: li sceglierò in modo che lui non li distingua dai nemici. Lo legheremo e benderemo, facendogli credere che lo stiamo portando all'accampamento avversario, mentre lo portiamo al nostro. Basta che Vossignoria sia presente al suo interrogatorio. Non fidatevi più del mio giudizio se, per aver salva la vita, in preda a una paura dannata, non si offrirà di tradirvi e di ritorcervi contro ogni vostro segreto in suo possesso, invocando la punizione divina se non è vero.

SECONDO NOBILE
Ma sì, mandatelo a riprendersi il tamburo: ci sarà da ridere; dice che ha già in mente uno stratagemma. Vossignoria vedrà la sua bella riuscita, in quale metallo si scioglierà quella dorata gioia contraffatta: se poi non lo fate tondo come un tamburo, dai vostri gusti non vi salvate più. Eccolo che viene.

Entra Parolles.

PRIMO NOBILE
Ehi, facciamoci una risata! Non discutete l'onore che gli tocca per questa sua missione: l'importante è che si riprenda il suo tamburo.

BERTRAM
Allora, monsieur! Per voi questo tamburo è una spina nel fianco!

SECONDO NOBILE
Al diavolo! Lasciate andare: è solo un tamburo.

PAROLLES
Solo un tamburo! È un tamburo solo, quando si perde così? E per un ordine supremo: caricare con la nostra cavalleria i nostri stessi fianchi e tagliare in due le nostre stesse truppe!

SECONDO NOBILE
Di questo non si può certo incolpare la linea di comando: è stato un incidente bellico che Cesare stesso non avrebbe potuto impedire se fosse stato lui in carica.

BERTRAM
Dopo tutto, non ci possiamo lamentare di come è andata: perdere quel tamburo non ci ha fatto certo onore, ma oramai è perso.

PAROLLES
Si sarebbe potuto riprenderlo.

BERTRAM
Si sarebbe potuto, ma non si può più.

PAROLLES
Bisogna riprenderlo. Se non fosse che il merito di un'azione viene raramente attribuito a chi la fa di persona, vi farei vedere io uno che si riprende quel tamburo lì, o quello che volete voi, o hic jacet.

BERTRAM
Ma allora, monsieur, se il fegato ce l'hai, avanti! Se pensi che la tua magia in stratagemmi possa restituire questo strumento del nostro onore al suo posto di sempre, datti anima e corpo a quest'impresa e parti. Sosterrò il tuo piano come il gesto di valore che è. Se riuscirai, il Duca non solo ne farà parola ma ti
conferirà onori in cui tanto grandeggia, fino all'ultima sillaba del tuo degno nome.

PAROLLES
Su questa mano di soldato, lo faccio io.

BERTRAM
Ma non dormirci su.

PAROLLES
Mi metto in moto stasera, e comincio subito a calcolare le mie probabilità, a rafforzarmi nell'idea del successo e a disporre tutto per una missione letale. Contate di avere mie notizie per mezzanotte.

BERTRAM
Mi dai il permesso di informare Sua Grazia di quello che hai deciso?

PAROLLES
Non so il successo, signore, ma giuro di provarci.

BERTRAM
So che sei valoroso e mi farò garante della tua preparazione di soldato. Addio.

PAROLLES
Sono uno che non ama le parole.

 

Esce.

PRIMO NOBILE
Quanto un pesce non ama l'acqua. Non è davvero strano, signore, uno che ha l'aria di prendere così alla leggera una simile azione? Sa bene di non potercela fare, ci mette la testa che ce la farà, e arriverebbe a rimetterci la testa piuttosto di farla!

SECONDO NOBILE
Signore, voi non lo conoscete quanto noi. Non c'è dubbio che sappia imbucarsi tanto bene nel favore di una persona da sfuggire a ogni ricerca per una settimana: ma una volta smascherato lo avete in pugno per sempre.

BERTRAM
Ma credete davvero che di quello cui si sta preparando con tanta decisione lui non farà nulla?

PRIMO NOBILE
Nulla di nulla. Riporterà a casa una delle sue trovate: vi affibbierà due o tre bugie verosimili. Ma ormai l'abbiamo quasi inchiodato: stanotte vi cadrà davanti agli occhi. Uno così non può essere degno della stima di Vossignoria.

SECONDO NOBILE
Ma prima di spellarla vi faremo divertire con la volpe. Il primo a stanarla è stato il vecchio signor Lafew. Una volta che si strappi al suo costume, vedrete se non vi sembra infame - il tempo che si faccia notte.

PRIMO NOBILE
Devo andare a preparare la tagliola: ci finirà dentro.

BERTRAM
Vostro fratello verrà con me.

PRIMO NOBILE
Come comanda Vossignoria. Io vi lascio.


Esce.

BERTRAM
Ora vi porterò alla casa e vi farò vedere la ragazza di cui vi ho parlato.

SECONDO NOBILE
Ma dite che è onesta.

BERTRAM
Questo è il difetto. C'ho parlato una volta e l'ho trovata gelida, ma le ho fatto avere per mezzo dello stesso pagliaccio che bracchiamo pegni e lettere: anche se li ha mandati indietro.

Più non ho fatto. È una bella creatura: volete vederla?

SECONDO NOBILE
Con tutto il cuore, signore.


Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto terzo - scena settima

 

Entrano Elena e la Vedova.
 

ELENA
Se non credete che quella sia proprio io non so come darvene certezza senza tradire la sostanza del mio piano.

VEDOVA
Sono di buona famiglia, anche se decaduta, e non son pratica di queste manovre: non vorrei che una cosa del genere macchiasse la mia reputazione.

ELENA
E io mai lo vorrei.
Basta vi convinciate che il Conte è mio marito e che quanto vi ho confidato, giurando voi il segreto, è vero parola per parola, e non c'è caso che per l'aiuto benigno che a voi io chiedo possiate deviare dalla retta via.


VEDOVA
Dovrei credervi, perché mi avete mostrato prove sufficienti della vostra fortuna.

ELENA
Prendete questa borsa d'oro che vi ripaghi dell'aiuto amichevole datomi finora: vi corrisponderò una doppia ricompensa quando l'avrò visto alla prova. Il Conte corteggia vostra figlia ha cinto di bramoso assedio la sua bellezza, deciso a conquistarla; fate che lei infine acconsenta: noi le diremo come deve contenersi. Il suo sangue molesto non negherà nulla di quello che lei gli chiede. Il Conte porta un anello passato di padre in figlio in casa sua per quattro o cinque generazioni, da quando lo mise il capostipite. Questo anello lo tiene in grande conto; ma nel suo sventato ardore, per avere quel che vuole non gli parrà troppo, anche se poi si pentirà.

VEDOVA
Ora vedo cosa avete in mente.

ELENA
E vedete che è legittimo. Non chiedo altro che vostra figlia, prima di mostrarsi vinta, chieda l'anello, poi gli dia un appuntamento, e infine lasci che sia io a rispettarlo, mentre lei castissima si astiene. Dopo, come sua dote io aggiungerò tremila corone a quello che ho già dato.

VEDOVA
Acconsento, istruite mia figlia su come deve fare perché vi sia accordo di tempo e luogo per questo inganno così legittimo. Lui viene la sera con accozzaglie di musicanti e serenate composte per il di lei disdoro. Non serve a nulla scacciarlo via da casa: lui tiene duro, come se ne andasse della vita.

ELENA
E allora mettiamo in atto il piano stasera stessa. Se riesce bene, sarà sordido intento in atto legittimo per legittimo intento in atto legittimo: entrambi senza peccato, in peccato di fatto. Ma mettiamoci all'opera.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quarto - scena prima

 

Entra il Primo Nobile francese con cinque o sei soldati in agguato.

 

PRIMO NOBILE
Non può girare che da questa parte della siepe. Quando gli saltate addosso fate i feroci nella lingua che vi va di parlare, tanto meglio se voi stessi non la capite: dovrà sembrare che nessuno lo capisce, eccetto uno di noi che si presenterà come interprete.

PRIMO SOLDATO
Siate buono, capitano: fatelo fare a me l'interprete.

PRIMO NOBILE
Non lo conosci proprio? E lui non riconoscerà la tua voce?

PRIMO SOLDATO
Nossignore, ve l'assicuro.

PRIMO NOBILE
Ma per noi che parlata ti inventerai?

PRIMO SOLDATO
Quella che voi userete con me.

 

PRIMO NOBILE
Deve credere che siamo una banda di mercenari al servizio del nemico. Dato che ha un'infarinatura di tutti i modi di parlare del circondario, ognuno di noi dovrà regolarsi a modo suo, senza capirsi con gli altri; ma fare finta di capirsi, è questo il nostro scopo: la lingua delle gazze - più si starnazza e meglio è. Voi, interprete, dovete darvi arie da gran politicante. Ma ora giù! Eccolo che se ne viene a farsi un paio d'ore di sonno per poi tornare e spergiurare sulle balle che si sarà inventato.

Entra Parolles.

PAROLLES
Le dieci. Ho tre ore di tempo per tornare a casa. Che racconterò di aver fatto? Dovrà essere un'invenzione molto verosimile perché convinca. Mi stanno prendendo di mira e in questi ultimi tempi gli affronti hanno bussato troppo spesso alla mia porta. Lo riconosco: ho una lingua troppo lunga e un cuore che,  ossessionato da Marte e dai suoi guerrieri, non osa le imprese della lingua.

 

PRIMO NOBILE
È la prima verità di cui la tua lingua si sia resa colpevole.

PAROLLES
Che diavolo mi ha spinto a partire alla riconquista di questo tamburo, sapendo che era impossibile e che non ne avevo affatto voglia? Bisogna che mi faccia delle ferite e dica che le ho avute nell'impresa; ma se sono leggere non persuaderanno. Diranno: "Te la sei cavata con così poco?". Ma chi ha il coraggio di farsi male sul serio? Ma allora che prova porterò? Lingua mia, bisogna proprio che ti metta in bocca a una lattaia e io me ne compri un'altra dal mulo di Bajazet, se le tue ciance sono così letali.

PRIMO NOBILE
È possibile mai che sappia così bene cosa è e poi séguiti a esserlo?

PAROLLES
Bastasse alla bisogna che mi sbranassi i vestiti o spezzassi la mia lama spagnola!

PRIMO NOBILE
Non lo faremo bastare.

PAROLLES
Oppure radermi la barba e farlo passare per uno stratagemma.

PRIMO NOBILE
Non basta.

PAROLLES
O buttar nell'acqua i vestiti e dire che mi hanno denudato.

PRIMO NOBILE
Macché.

PAROLLES
E se giurassi che mi sono buttato giù dalla cittadella...

PRIMO NOBILE
Da che altezza?

PAROLLES
Trenta tese.

PRIMO NOBILE
E chi ti crede? Neanche se fai i salti mortali.

PAROLLES
Potessi trovare un tamburo qualsiasi del nemico! Giurerei che l'ho conquistato.

PRIMO NOBILE
Ora ne senti uno!

PAROLLES
Ecco, un tamburo nemico...


Allarme interno.

PRIMO NOBILE
Throca movosus, cargo, cargo, cargo.

TUTTI
Cargo, cargo, cargo, villianda par corbo, cargo.


Lo agguantano.

PAROLLES
Ahi, riscatto, riscatto! Lo bendano.
Non mi coprite gli occhi!

PRIMO SOLDATO
Boskos thromuldo boskos.

PAROLLES
Sento che siete del reggimento moscovita: qui ci rimetto la vita non sapendo la lingua.
Se c'è fra voi tedesco, o danese o olandese, italiano o francese, voglio parlarci: dirò cose che manderanno in rotta i fiorentini.

PRIMO SOLDATO
Boskos vauvado. Io ti capisco e parlo la tua lingua. Kerelybonto. Signore, raccomandati l'anima: hai diciassette pugnali puntati al petto.

PAROLLES
Oh!

PRIMO SOLDATO
Su, prega, prega, prega, Manka revania dulche.

PRIMO NOBILE
Oscorbildulchos volivorco.

PRIMO SOLDATO
Il generale si compiace di sospendere l'esecuzione, e, così bendato, ti vuole portar via per interrogarti. Forse puoi darci informazioni utili a salvarti la vita.

PAROLLES
Oh, lasciatemi vivere, e vi darò in dettaglio tutti i nostri segreti: consistenza numerica, piani. Vi dirò, anzi, cose che vi stupiranno.

PRIMO SOLDATO
La verità sulla tua parola?

PAROLLES
Possa essere dannato.

PRIMO SOLDATO
Acordo linta. Vieni, ti è accordato un rinvio.

 

Esce con Parolles sotto scorta.
Breve allarme interno.

PRIMO NOBILE
Avverti il Conte di Rossiglione e mio fratello che abbiam preso il beccaccino e lo terremo incappucciato finché ci faranno sapere qualcosa.

SECONDO SOLDATO
Agli ordini, capitano.

PRIMO NOBILE
E che ci vuole vendere a noi stessi: di' anche questo.

SECONDO SOLDATO
Sissignore.

PRIMO NOBILE
Intanto lo tengo al buio e sotto chiave.

 

Escono.

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quarto - scena seconda

 

Entrano Bertram e Diana.

BERTRAM
Mi hanno detto che vi chiamate Fontybell.

DIANA
No, mio buon signore, Diana.

BERTRAM
Dea di nome
e di fatto, con qualcosa in più! Ma, anima bella, l'amore non ha posto nella vostra perfetta armonia? Se il fuoco vivo della gioventù non vi accende l'animo voi non siete una donna ma una statua. Aspettate a morire per essere proprio come siete ora, fredda e severa; ma ora dovreste essere com'era vostra madre quando concepì la vostra dolce persona.

DIANA
Lei era onesta.

BERTRAM
E voi non lo siete?

DIANA
No.
Mia madre lo fece solo per dovere: quello che voi negate a vostra moglie.

BERTRAM
Basta così!
Vi prego, non rivangate la mia risoluzione. Lei per me fu un obbligo, ma voi vi amo per la sola dolce forza dell'amore; vi sarò per sempre fedele servitore.

DIANA
Sì, voi ci servite finché noi vi serviamo; ma avuta la rosa è tanto se ci lasciate le spine per trafiggerci, e poi ci deridete per la nostra nudità.

BERTRAM
Non contate i miei giuramenti?

DIANA
Non è quanto si giura che fa la verità: ma quell'unico voto sommesso che nasce dal cuore.
Su quel che non è sacro non ci si giura sopra: si chiama a testimonio l'Altissimo. Ditemi, dunque, vi prego: se io giurassi in nome dei poteri dell'amore che vi amo veramente, credereste ai miei giuramenti quando il mio amore è infido? Non è sensato giurare in nome di chi si proclama di amare che non si ama. Perciò i vostri giuramenti sono parole e miseri contratti senza alcun vincolo - io la penso così.

BERTRAM
Cambiate idea, cambiatela!
Non fate la santa crudele: l'amore è sacro e la mia integrità non pratica i sotterfugi che voi vedete negli uomini.Non statemi lontana ma datevi ai miei feriti desideri, portate la salute. Dite che siete mia e il mio amore sarà per sempre com'è ora.

DIANA
È vero che gli uomini si dichiarano con tal calore da farci perdere la testa. Datemi quell'anello.

BERTRAM
Te lo presto, mia cara, ma non mi è concesso di regalarlo.

DIANA
Davvero, mio signore?

BERTRAM
Rappresenta l'onore della mia famiglia, ereditato dai miei molti antenati: se lo dessi via sarei il più grande reprobo per il mondo intero.

DIANA
La mia onestà è come questo anello - la mia castità è il gioiello della mia famiglia, ereditata dai miei molti antenati: se la dessi via sarei la più grande reproba per il mondo intero. Vedete allora che nella vostra privata concezione l'Onore combatte dalla mia parte contro il vostro assalto.

BERTRAM
Ecco, prendete l'anello. Per voi la mia famiglia, il mio onore, anzi la vita: sono pronto alle vostre richieste.

DIANA
A mezzanotte in punto bussate alla finestra della mia camera; mi assicurerò che mia madre non senta. Ora vi dovrete impegnare a rispettare un patto: dopo che avrete conquistato il mio letto verginale non state più di un'ora, né rivolgetemi parola. È per motivi di forza maggiore, che poi conoscerete quando vi sarà restituito questo anello. Stanotte io v'infilerò al dito un altro anello che, per ogni evenienza, rammenti nel futuro l'atto che abbiamo fatto. Arrivederci a dopo; non mancate. Voi con me guadagnate una moglie, ma in quest'atto finisce la mia speranza.

BERTRAM
Ho trovato un cielo sulla terra corteggiando voi.

 

Esce.

DIANA
Vedi di vivere a lungo per ringraziare il cielo e me!
E alla fine ti capiterà di farlo!
Mia madre mi ha detto proprio come mi avrebbe corteggiato, quasi gli stesse in cuore: dice che tutti gli uomini fanno gli stessi giuramenti. Ha giurato di sposarmi alla morte di sua moglie; io perciò mi unirò a lui da sepolta.Dato che i francesi sono così doppi, lo sposi chi vuole: io voglio vivere e morire vergine. Ma intanto non penso sia peccato, cambiando i miei costumi, ingannare io uno che inganna per vincere.

 

Esce.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quarto - scena terza

 

Entrano i due Nobili francesi e due o tre soldati.

PRIMO NOBILE
Non gli hai dato la lettera della madre?

SECONDO NOBILE
Gliel'ho consegnata un'ora fa. Ci dev'essere qualcosa che l'ha punto sul vivo perché quando la leggeva non sembrava più lui.

PRIMO NOBILE
Si è attirato giuste critiche per aver ripudiato una moglie così buona e una donna così dolce.

SECONDO NOBILE
Soprattutto è incorso nel perpetuo sfavore del Re, che aveva perfino accordato tutti gli strumenti del suo potere per accompagnarlo nella sua felicità. Ti dirò una cosa, ma mi farai il favore di tenertela per te.

PRIMO NOBILE
Dilla e sarà morta: io le farò da tomba.

SECONDO NOBILE
Ha traviato una ragazza di buona famiglia qui di Firenze, che aveva fama di castissima, e stanotte sfamerà le sue voglie con le spoglie dell'onore di lei. Le ha fatto dono del suo anello di casta e si crede a cavallo in questa incasta posizione.

PRIMO NOBILE
Che Dio temperi in noi questa insurrezione della carne! In mano nostra cosa non diventiamo!

SECONDO NOBILE
Semplicemente traditori di noi stessi. E com'è tipico di tutti i tradimenti, che chi li concepisce continua a smascherar se stesso fino a raggiungere i suoi fini sciagurati, così lui, che in questa azione complotta contro la propria nobiltà, si annega nel gorgo di se stesso.

PRIMO NOBILE
Non è peccato grave se strombazziamo noi stessi i nostri intenti illeciti? Allora stanotte non avremo la sua compagnia?

SECONDO NOBILE
Non fin dopo mezzanotte: ha un'ora per consumare.

PRIMO NOBILE
Ci siamo quasi.Mi piacerebbe che fosse presente alla lezione di anatomia sul suo compagno: ci potrebbe prendere le misure del suo stesso cervello, che ha dato una montatura preziosa a quel gioiello fasullo.

SECONDO NOBILE
Non ci occuperemo dell'ultimo finché non viene il primo: la sua presenza dovrà fare da frusta per quello.

PRIMO NOBILE
Intanto: che notizie hai di queste guerre?

SECONDO NOBILE
Ho sentito parlare di una proposta di pace.

PRIMO NOBILE
C'è di più, ne sono sicuro: la pace è fatta.

SECONDO NOBILE
E allora che farà il Conte di Rossiglione? Se ne andrà a nord o tornerà in Francia?

PRIMO NOBILE
Da questa domanda capisco che non gli sei così intimo.

SECONDO NOBILE
Per carità, ti dico! Ci andrei di mezzo io per quello che fa lui.

PRIMO NOBILE
Senti: circa due mesi fa sua moglie è scappa-ta di casa. Il pretesto: un pellegrinaggio a San Giacomo, cosa sacrosanta che lei ha portato a termine con la più austera devozione. Mentre era lì, la sua natura delicata cadde come preda del suo dolore; è andata a finire che il suo ultimo respiro è diventato un rantolo, e ora canta lassù nel cielo.

SECONDO NOBILE
Chi te l'assicura?

PRIMO NOBILE
Ampiamente il testo delle sue lettere, che documenta la sua storia giorno per giorno fino al momento della morte. Quanto alla morte, che non toccava certo a lei descrivere con le proprie parole, è stata senza ombra di dubbio confermata dal rettore del santuario.

SECONDO NOBILE
E il Conte ne è stato informato?

PRIMO NOBILE
Certo, nei minimi particolari, che confermano punto per punto la veridicità della notizia.

SECONDO NOBILE
Mi duole davvero che lui ne sia contento.

PRIMO NOBILE
Con che fierezza a volte ci diamo a godere delle nostre perdite!

SECONDO NOBILE
E con che fierezza altre volte anneghiamo nelle lacrime il successo! La grande dignità che il suo valore gli ha procurato qui dovrà vedersela in patria con altrettanta vergogna.

PRIMO NOBILE
La tela della nostra vita non bada a varietà: fila il bene col male. Le nostre virtù monterebbero in superbia se i nostri difetti non le fustigassero; i nostri misfatti ci farebbero disperare se le nostre virtù non li consolassero.

 

Entra un Messaggero.
 

Allora? Dov'è il tuo padrone?

MESSAGGERO
Ha incontrato per strada il Duca, signore, e ha preso formalmente commiato: Sua Signoria partirà domattina per la Francia. Il Duca gli ha dato  commendatizie per il Re.

SECONDO NOBILE
Ne avrà più che bisogno là, fossero anche delle commende gonfiate.

Entra Bertram.

SECONDO NOBILE
Non saranno mai tanto dolci per quanta è l'amarezza del Re. Ecco Sua Signoria. - Che c'è, signore? Non è già mezzanotte passata?

BERTRAM
In una notte ho sbrigato sedici faccende che in tempi normali avrebbero richiesto mesi. Ma vado per ordine: ho preso congedo dal Duca; ho salutato il suo seguito; ho seppellito una moglie; ne ho lamentato la perdita; ho scritto alla mia signora madre che sarei tornato; ho provveduto alla mia scorta; e nelle pause di queste incombenze ufficiali ho preso in mano svariati impegni più grati, l'ultimo dei quali è stato il più urgente e, tra l'altro, non l'ho ancora portato a termine.

SECONDO NOBILE
Qualsiasi difficoltà si presenti, col fatto che partite domattina, Vossignoria dovrà stringere i tempi.

BERTRAM
Quando dico che la cosa non è ancora conclusa è perché temo di dovermene rioccupare. Ma che aspettiamo a sentirci questo dialogo fra il Buffone e il Soldato?
Su, portate qui questo eroe del falso che mi ha ingannato come un oracolo doppio.

SECONDO NOBILE
Portatelo qui.

 

Escono i soldati.
 

Ha passato tutta la notte in ceppi, povero filibustiere.

BERTRAM
Non fa nulla.Era dovuto ai suoi calcagni per tutto il tempo che hanno usurpato gli speroni. Come si porta?

SECONDO NOBILE
Ve l'ho già detto, Vossignoria: sono i ceppi a portare lui. Ma per rispondervi a tono: piange come una ragazzina che ha versato il latte. Ha confessato a Morgan, credendolo un frate, tutto quello che s'è potuto ricordare, dalla prima infanzia a questo fulmine a ciel sereno quando è stato messo in ceppi. E indovinate cosa ha confessato?

BERTRAM
Niente che mi riguardi, no?

SECONDO NOBILE
La confessione è stata trascritta e sarà letta alla sua presenza. Se si fa riferimento, come credo, a Vossignoria, dovrete aver la pazienza di ascoltarla.

Entrano Parolles sotto scorta e il Primo soldato in veste di interprete.

BERTRAM
La peste lo colga! Bendato! Di me non può dir nulla.

PRIMO NOBILE (a parte, a Bertram)
Zitti, zitti! Arriva Mosca-cieca. (Ad alta voce) Portotartarossa.

PRIMO SOLDATO
È l'ordine della tortura: parli senza?

PAROLLES
Confesserò tutto quello che so senza violenza. Altro non potrò dire neanche se mi fate a polpette.

PRIMO SOLDATO
Bosko chimurcho.

PRIMO NOBILE
Boblibindo chicurmurco.

PRIMO SOLDATO
Siete un generale magnanimo. Il nostro generale vi ordina di rispondere man mano che vi leggerò le seguenti domande.

PAROLLES
La pura verità per la speranza di vivere.

PRIMO SOLDATO (legge)
"Per prima cosa chiedetegli la consistenza numerica della cavalleria del Duca".
Qual è la risposta?

PAROLLES
Cinque o seimila, ma male in arnese e un po' quasi inservibili. Le truppe sono disperse, e i comandanti dei poveri disgraziati; lo giuro sulla reputazione e il credito che ho: com'è vero che voglio vivere.

PRIMO SOLDATO
Trascrivo tale e quale?

PAROLLES
Sicuro; e son pronto a giurarci sul sacramento, in qualsiasi modo volete che lo prenda.

BERTRAM
Per lui pari sono: che razza di impenitente leccapiedi!

PRIMO NOBILE
Vi sbagliate, signore; questo è Monsieur Parolles, lo spirito marziale in persona (l'ha coniato lui), che aveva tutta la teoria bellica nel nodo della sciarpa, e la  pratica nel fodero del pugnale.

SECONDO NOBILE
Non darò più un briciolo di fiducia a uno che non fa altro che tenere a lucido la spada, né farò credito dell'onore a uno che veste inappuntabile.

PRIMO SOLDATO
Bene, questa è scritta.

PAROLLES
Ho detto "cinque o seimila cavalieri". Ora specifico: mettete "approssimativamente"; voglio dire tutta la verità.

PRIMO NOBILE
E qui l'ha quasi detta.

BERTRAM
Ma non mi sento affatto di essergli grato per quella che sceglie di dire.

PAROLLES
Vi prego: si deve dire "poveri disgraziati".

PRIMO SOLDATO
Così ho scritto.

PAROLLES
Vi ringrazio umilmente, signore. La verità è la verità, e quei disgraziati sono straordinariamente poveri.

PRIMO SOLDATO (legge)
"Chiedetegli la consistenza numerica della fanteria".Qual è la risposta?

PAROLLES
In fede mia, signore, mi restasse solo un'ora di vita, vi dirò la verità. Fatemi pensare. Spurio, centocinquanta; Sebastian, altrettanti; Corambus, altrettanti;  Jaques, altrettanti; Guiltian, Cosmo, Lodowick e Gratii, duecentocinquanta ciascuno; la mia compagnia, Chitopher, Vaumond e Bentii, duecentocinquanta ciascuno. A ruolo quindi, calcolando fra abili e inabili, non ci saranno neanche quindicimila anime, lo giuro sulla mia vita; metà delle  quali non osano scuotersi la neve dai mantelli per paura di cadere a pezzi.

BERTRAM
Cosa bisogna fargli?

PRIMO NOBILE
Niente, solo ringraziarlo.Chiedetegli la mia posizione e che credito ho presso il Duca.

PRIMO SOLDATO
Bene, ho scritto.

(Legge) "Chiedetegli se in forza hanno anche un certo Capitano Dumaine, un francese; di che reputazione goda presso il Duca, quale sia il suo valore, la sua onestà e la sua esperienza di guerra; se non ritenga possibile, con una congrua somma di monete d'oro, comprarne la sedizione".

Qual è la risposta? Che sapete a riguardo?

PAROLLES
Vi prego, lasciatemi rispondere punto per punto a questa domanda: ripetete una domanda per volta.

PRIMO SOLDATO
Conoscete questo Capitano Dumaine?

PAROLLES
Se lo conosco: faceva l'apprendista rattoppatore a Parigi, e poi ce lo cacciarono a frustate per aver messo incinta la scema sotto tutela comunale: una povera idiota che essendo muta non poteva dirgli di no.

BERTRAM
No, permettetemi: non sprecate le mani - quando meno se l'aspetta gli cade una tegola sul cranio.

PRIMO SOLDATO
Bene, questo capitano è in forza presso il Duca di Firenze?

PAROLLES
A quanto mi consta, sì, a fare schifo.

PRIMO NOBILE
Via, non guardatemi così: fra un momento sentiremo di Vossignoria.

PRIMO SOLDATO
In che conto lo tiene il Duca?

PAROLLES
Il Duca lo conta quanto uno dei tanti miei poveri sottoposti: proprio l'altro giorno mi ha scritto di radiarlo dalla compagnia.Devo averci la lettera in tasca.

PRIMO SOLDATO
Perbacco! Allora cerchiamola.

PAROLLES
A pensarci bene, non lo so: o è lì o è al sicuro nella mia tenda con le altre lettere del Duca.

PRIMO SOLDATO
Eccola: c'è una carta. Devo leggervela?

PAROLLES
Non so se sia quella o no.

BERTRAM
Il nostro interprete ci sa fare.

PRIMO NOBILE
Davvero!

PRIMO SOLDATO (legge)
Diana, il Conte è un buffone ricoperto d'oro.

PAROLLES
Questa non è la lettera del Duca, signore; è solo un avvertimento a una ragazza perbene di Firenze, tale Diana, perché si guardi dagli allettamenti di un tal Conte di Rossiglione, uno scioccherello viziato ma anche sempre in calore. Vi prego, signore, rimettetela a posto.

PRIMO SOLDATO
Un momento, prima la voglio leggere, col vostro permesso.

PAROLLES
E io dichiaro che avevo in mente esclusivamente l'onore della ragazza. L'ho sempre saputo che il giovane Conte è un ragazzo pericoloso e lascivo: è una balena con la verginità, divora in un lampo tutti i pesci teneri che trova.

BERTRAM
Miserabile voltagabbana!

PRIMO SOLDATO (legge)
Quando lui giura, batti alla cassa, e incassa:
quando fa centro non paga mai per certo.
Un buon negozio fa felice la coppia e la fa grassa.
Non salda mai il passato: tienti al coperto.
Ricorda, Diana, cosa ti dice un buon soldato:
fattela con un uomo, lascia stare il neonato.
Tiello di conto: il Conte è un buffone, lo so:
avanti può anche pagare, ma dopo il fatto, no.
Il tuo, come ti ha giurato all'orecchio,
Parolles.

BERTRAM
Dovrà passare in mezzo a un esercito di fruste con questa ballata attaccata in fronte.

SECONDO NOBILE
E questo è il vostro amico devoto, signore, filologo polivalente e soldato armipotente.

BERTRAM
Se c'è una cosa che non ho mai potuto sopportare sono i gatti: ora lui è un gatto.

PRIMO SOLDATO
Vedo, signore, dall'espressione del generale, che non potremo che impiccarvi.

PAROLLES
La vita, signore, come sia! Non che io abbia paura di morire, ma, dato che ho commesso molti peccati, vorrei passare quello che mi resta a fare penitenza. Lasciate che io viva, signore, in prigione, in ceppi, o in un altro modo, basta che resti in vita.

PRIMO SOLDATO
Vedremo cosa si può fare, purché confessiate senza riserve. Torniamo allora a questo Capitano Dumaine: avete già risposto circa il conto in cui lo tiene il Duca e il suo valore; e circa la sua onestà?

PAROLLES
Sarebbe capace di rubare un uovo in un monastero; in fatto di stupri e ratti farebbe invidia a Nesso. Si dà arie di uomo senza fedi: a romperle è più forte di Ercole. Mentisce, signore, con tale inventività da far sembrare follia la verità. L'ubriachezza è la sua miglior virtù dato che, sbronzandosi come un porco, poi quando dorme fa poco danno, tranne che alle sue lenzuola; ormai lo sanno e lo sdraiano sulla paglia. Della sua onestà, signore, ho ben poco altro da dire. Ha tutto quello che un uomo onesto non dovrebbe avere; nulla di quello che un uomo onesto dovrebbe avere.

PRIMO NOBILE
Qui comincia a piacermi.

BERTRAM
Perché ti addita per la tua onestà? Muoia impestato! Per me è sempre più un gatto.

PRIMO SOLDATO
Che ne dite della sua esperienza militare?

PAROLLES
In effetti, signore, per non fargli torto, ha suonato il tamburo per una compagnia di tragici inglesi. Della sua combattività altro non so, se non che in quel paese ebbe l'onore di fare l'ufficiale in un posto chiamato Mile End, dove insegnava ad andar per due. A una persona simile vorrei rendere tutto l'onore che  posso, ma non so se ci riesco.

PRIMO NOBILE
Riesce tanto bene a far rimpianger la perfidia che l'unicità lo riscatta.

BERTRAM
Muoia impestato!Si conferma un gatto.

PRIMO SOLDATO
Dato che le sue qualità sono tanto in ribasso, è inutile che vi chieda se dell'oro lo farà tradire.

PAROLLES
Signore, per un quarto di scudo si venderebbe il diritto di proprietà e di eredità della salvezza sua, escludendo dall'usufrutto dei diritti il perpetuarsi della successione perpetuamente.

PRIMO SOLDATO
E com'è suo fratello, l'altro Capitano Dumaine?

SECONDO NOBILE
Perché chiede di me?

PRIMO SOLDATO
Com'è?

PAROLLES
Un corvo della stessa covata; nel bene non proprio grande come il primo, ma molto più grande nel male. È un vigliacco molto superiore al fratello, con tutto che il fratello è già considerato tra i più puri al mondo. Quando c'è la ritirata batte i più lesti lacchè; quando c'è l'avanzata ha i crampi.

PRIMO SOLDATO
Se avete salva la vita accettate di tradire i fiorentini?

PAROLLES
Certo, e il comandante della cavalleria, il Conte di Rossiglione.

PRIMO SOLDATO
Sento un momento il parere del Generale.

PAROLLES
Ho finito coi tamburi. S'impestino tutti i tamburi! Se penso al rischio che ho corso solo per fare il benemerito e darla a intendere a quel viziosetto del Conte! D'altra parte, chi si sarebbe sognato un'imboscata proprio lì?

PRIMO SOLDATO
Non c'è rimedio, signore, dovete morire. Il Generale dice che chi come voi ha così proditoriamente divulgato isegreti del proprio esercito e dato notizie così pestifere su uomini di provatissimo valore non ha niente di buono da fare al mondo; quindi dovete morire. Avanti, boia, decapitalo.

PAROLLES
Dio mio, signore, lasciatemi in vita, o almeno possa affrontare la morte a occhi aperti!

PRIMO SOLDATO
Potrete farlo: e date l'ultimo saluto a tutti i vostri amici.
 

Gli toglie la benda.
 

E ora guardatevi in giro: chi riconoscete?

BERTRAM
Buon giorno, nobile capitano.

SECONDO NOBILE
Dio vi benedica, capitano Parolles.

PRIMO NOBILE
Dio vi salvi, nobile capitano.

SECONDO NOBILE
Capitano, volete che porti i vostri saluti al nostro signor Lafew? Sono diretto in Francia.

PRIMO NOBILE
Buon capitano, volete compiacervi di farmi dono di una copia del sonetto che avete scritto a Diana a nome del Conte di Rossiglione? Se non fossi la codardia in persona ve la estorcerei io - state bene.


Escono Bertram e i Nobili.

PRIMO SOLDATO
Siete a terra, capitano, ma la cravatta no, è ancora a posto.

PAROLLES
Chi si salva da una congiura?

PRIMO SOLDATO
Se scoprite un paese di sole donne detentrici di altrettanta vergogna, potreste fondare insieme la nazione dell'inverecondia.Passatevela bene, signore. Anch'io vado in Francia: là sarete chiacchierato.


Escono i soldati.

PAROLLES
Eppure devo essere contento. Fossi un animo nobile mi verrebbe il crepacuore. Non farò più il capitano, ma potrò mangiare, bere e dormire con l'agio di un capitano. Sarà un bel vivere semplicemente come sono. Chi si conosce per millantatore stia attento a sé: sarà questione di poco. E chiunque millanti avrà la parte del ciuco.
Arrugginisci, spada; raffreddatevi, bollori; e tu Parolles vivi sicuro nella vergogna. Ferito di beffa, fiorisci di beffa. C'è posto e mezzi per ogni uomo al mondo. E io li troverò.

 

Esce.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quarto - scena quarta

 

Entrano Elena, la Vedova e Diana.

ELENA
Perché sentiate che non vi ho fatto torto avrò mallevadore uno dei grandi della Cristianità. È necessario che m'inginocchi davanti al suo trono per poter raggiungere il mio scopo. Tempo fa, io gli resi un servizio per lui prezioso quasi quanto la vita, tale da volgere il petto petroso del Tartaro a rispondere moti di gratitudine. E ora so per certo che Sua Grazia è a Marsiglia alla cui volta abbiamo già disposto di partire.
Dovete sapere che mi si crede morta. Ora in congedo, mio marito si dirige a casa, dove, con l'aiuto del cielo, e col permesso del mio buon Re e signore, noi giungeremo all'insaputa generale.

VEDOVA
Gentile signora, mai avete avuto un servo che più di me gradisca che gli affidiate una questione.

ELENA
Né voi, signora, amica che pensi più di me a come compensare il vostro affetto. Non c'è dubbio che il cielo mi ha voluto perché io doti vostra figlia, come ha lei destinato ad essere mio mezzo per ritrovare mio marito. Ma stranezza dell'uomo! Che sa fare uso così dolce di ciò che odia quando il sordido abbandono a ingannevoli pensieri contagia la notte più nera. Così la lussuria si diletta con quanto gli ripugna, assente ciò che agogna.

Poi ci tornerò. Voi, Diana, se seguite le mie povere istruzioni, dovrete soffrire ancora un po' per me.

DIANA
Finché morte da onesta consegua ai vostri ordini, sono pronta a soffrire per vostro volere.

ELENA
Aspetta, ti prego: è così che parla il tempo prima di ammettere l'estate, il tempo che le rose hanno petali oltre che spine e sono profumate oltre che pungenti. Dobbiamo andare; la carrozza è pronta, l'ora ci esalta.
Tutto è bene quel che finisce bene; fine è coronamento. Comunque si proceda, si plaude al fine.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quarto - scena quinta

 

Entrano la Contessa, Lafew e il Clown.


LAFEW
No, no, no; vostro figlio si è mescolato con un bullo alla moda, il cui bilioso zafferano aspirerebbe a dare il colore a tutta la gioventù sfornata anzitempo del paese. Vostra nuora sarebbe ancora viva, e vostro figlio qui a casa sarebbe progredito per mano del Re molto più di quanto abbia fatto per quella di questo calabrone dalla coda scarlatta di cui sto parlando.

CONTESSA
Vorrei non averlo mai conosciuto; è stato causa della morte della più virtuosa gentildonna per la cui creazione sia stata lodata la natura: non avrei potuto portarle un amore più radicato neanche se fosse stata carne della mia carne e mi fosse costata i più intimi spasmi di una madre.

LAFEW
Era una buona signora, una buona signora. Per ritrovare un'erba così non bastano mille insalate.

CLOWN
Davvero, signora, era la maggiorana che addolcisce le insalate, o, piuttosto, la ruta, l'erba della grazia.

LAFEW
Quelle non sono erbe da insalata, furfante, ma da odorare.

CLOWN
Io non sono il grande Nabuccodonosor, signore, e di erbe non m'intendo granché.

LAFEW
E allora cosa ti credi d'essere: un furfante o uno sciocco?

CLOWN
Sciocco quando servo una donna, signore, e furfante con un uomo.

LAFEW
Che differenza c'è?

CLOWN
All'uomo soffierei la moglie e le farei il servizio per lui.

LAFEW
Per lui saresti davvero un furfante al servizio.

CLOWN
E alla moglie, signore, gli darei, per soprappiù di servizio, l'anima del mio bastone.

LAFEW
Ne convengo con te: sei furfante e sciocco tutt'uno.

CLOWN
Al vostro servizio.

LAFEW
No, no, e poi no.

CLOWN
Ma, signore: se non posso servire voi, posso sempre servire un principe grande come voi.

LAFEW
Chi sarebbe? Un francese?

CLOWN
In verità, signore, ha un nome inglese, ma la sua fisionomia è più accesa in Francia che qui.

LAFEW
Ma che principe sarebbe?

CLOWN
Il Principe Nero, signore, alias il principe delle tenebre, alias il diavolo.

LAFEW
Prendi, ecco la mia borsa. Non te la do per tentarti a lasciare il padrone di cui parli - seguita pure a servirlo.

CLOWN
Io vengo dai boschi, signore, e ho sempre amato i bei fuochi che ci si fanno: il padrone di cui parlo ne tiene sempre acceso uno bello grande. Di certo è il principe del mondo: ma la sua nobiltà se ne resti pure a corte.Io sono per la casa con la porta stretta, che per me è troppo piccola per far entrar la pompa; forse ci riescono quelli che si umiliano, ma la maggior parte son troppo freddolosi e delicati e preferiscono il sentiero fiorito che conduce alla grande porta e al grande fuoco.

LAFEW
Ma vattene, comincio a stufarmi di te, e te lo dico prima perché non voglio litigare. Vai, vai. Bada che i cavalli siano ben accuditi, e niente trucchi.

CLOWN
Signore, se mi metto a far dei trucchi, sarebbero trucchi da cavallo spompato, che è proprio quello che gli tocca per legge di natura.

 

Esce.

LAFEW
Un lestofante dalla lingua lunga e anche un po' tapino.

CONTESSA
Così è. Per mio marito, che non c'è più, era un grande spasso; è per lui che è ancora qui, e lui lo prende come licenza di far l'impertinente; non tiene il passo, galoppa a destra e a manca.

LAFEW
In fondo mi piace, non c'è niente di male. Come stavo per dirvi, quando ho saputo della morte della buona signora e del prossimo ritorno a casa di vostro figlio e mio signore, ho suggerito al Re mio padrone di parlargli a favore di mia figlia; cosa cui proprio Sua Maestà, di sua spontanea premura, aveva pensato quando entrambi erano bambini.Sua Altezza mi ha promesso di farlo. Cosa più appropriata non c'è per cancellare il malanimo che egli nutre verso vostro figlio. Che ne pensa Vostra Signoria?

CONTESSA
Ne sono assai contenta, signore, e mi auguro vada a buon fine.

LAFEW
Sua Maestà viene espressamente da Marsiglia, col vigore che aveva a trent'anni. Sarà qui domani, se non mi ha ingannato il mio informatore di solito affidabile.

CONTESSA
Mi rallegra poter sperare di vederlo prima di morire. Lettere mi dicono che mio figlio sarà qui stasera. Vi pregherò, Vossignoria, di restare finché non si siano incontrati.

LAFEW
Signora, stavo proprio pensando come fare a chiedere gradito accesso in casa vostra.

CONTESSA
Avete solo da richiamare il privilegio che vi dà il vostro onore.

LAFEW
Signora, ne ho già fatto il mio invadente biglietto da visita; se Dio vuole, è ancora valido.

Entra il Clown.

CLOWN
O signora, di là c'è il mio signore vostro figlio, con un cerotto di velluto sul viso. Se sotto ci sia una ferita o no solo il velluto lo sa. Comunque, è un gran bel cerotto di velluto. La sua guancia sinistra è una guancia a due coste e mezzo, ma la guancia destra è spogliata.

LAFEW
Una ferita ricevuta nobilmente, ovvero una ferita nobile, è una bella livrea d'onore; mi sa che la sua lo è davvero.

CLOWN
Ma ti dà una faccia bubbonica.

LAFEW
Vi prego, andiamo a vedere vostro figlio. Non vedo l'ora di parlare con questo nobile giovane soldato.

CLOWN
Veramente, ce n'è una dozzina, con raffinatissimi cappelli e cortesissime piume che fanno inchini e riverenze al primo che passa.

 

Escono.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quinto - scena prima

 

Entrano Elena, la Vedova e Diana, con due servitori.

 

ELENA
Certo questo continuo viaggiare giorno e notte deve avervi prostrato. Non si poteva far diversamente; ma dato che non avete distinto giorni da notti, per causa mia, fino a logorare le vostre membra delicate, ardite pur pensare che la mia riconoscenza per voi è così cresciuta che niente potrà sradicarla.


Entra un Gentiluomo, falconiere del Re.
 

Al momento giusto! quest'uomo, se vuole, con la sua autorità può aiutarmi ad avere un colloquio col Re. Dio vi salvi, signore!

GENTILUOMO
Altrettanto a voi.

ELENA
Signore, vi ho visto alla corte di Francia.

GENTILUOMO
Mi ci sono trovato.

ELENA
Non voglio pensare, signore, che abbiate tralignato dall'ampia reputazione della vostra bontà; perciò, fatta ardita da urgenti necessità che fanno a meno delle buone maniere, vi chiedo di voler far uso del vostro potere, per la qual cosa saprò esservi eternamente grata.

 

GENTILUOMO
Che desiderate?

ELENA
Che vi degnaste di consegnare questa povera supplica al Re e mi aiutaste in virtù della vostra autorità a riceverne udienza.

GENTILUOMO
Il re non è qui.

ELENA
Non è qui?

GENTILUOMO
No davvero. È partito di qui la notte scorsa: aveva più fretta del solito.

VEDOVA
Santo cielo, tanta fatica per nulla!

ELENA
Ciononostante, tutto è bene quel che finisce bene: anche se il tempo sembra così avverso e i mezzi errati.
Vi supplico: dov'è andato?

GENTILUOMO
Ma per quanto ne so, a Rossiglione. Dove anch'io sto andando.

ELENA
Vi prego, signore, dato che probabilmente vedrete il Re prima di me, di voler consegnare questa carta alla sua graziosa mano: sono certa che per questo non avrete biasimo, ma invece vi sarà grato esservi adoperato.
Vi seguirò con la massima rapidità che le nostre risorse ci consentano.

GENTILUOMO
Lo farò per voi.

ELENA
E voi vedrete quanto saprò esservi grata, qualunque cosa accada. Dobbiamo rimontare a cavallo.
Su, su, provvedete.

 

Escono.

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quinto - scena seconda

 

Entrano il Clown e Parolles.

PAROLLES
Buon signor Lavatch, vogliate dare questa lettera a monsignor Lafew. Signore, mi avete conosciuto prima di oggi, quando avevo dimestichezza con abiti più freschi; ma adesso, signore, sono infangato del malumore della Fortuna e maleodorante come il suo malanimo.

CLOWN
Mi sa davvero che il malanimo della Fortuna è ben schifoso se è maleodorante come dici. D'ora in poi non toccherò più pesce che imbandisca la Fortuna. Ti prego, non stare controvento.

PAROLLES
Via, non c'è bisogno che vi tappiate il naso, signore: parlavo per metafora.

CLOWN
Già, signore, ma il naso io me lo tappo contro il puzzo della tua o altrui metafora. Ti prego, spostati un po'.

PAROLLES
Vi prego, signore, di portare questo foglio.

CLOWN
Pfui! E io ti prego di startene lontano. Io dare a un nobiluomo un pezzo di carta del cesso della Fortuna! Guarda, viene lui in persona.


Entra Lafew.


Signore, c'è qui uno stronzo della Fortuna, anzi del gatto della Fortuna, ma non puzza di gatto muschiato: secondo lui, è caduto nella fogna della malasorte e si è ricoperto di fango. Vi prego, signore, trattate questa carpa concimata come meglio vi sembra: ha tutta l'aria di un povero furfante decaduto, scaltro, stupido e canaglia. Con le mie similitudini di conforto simpatizzo con la sua sventura e lo lascio a Vossignoria.

 

Esce.

PAROLLES
Monsignore, sono un uomo crudelmente graffiato dalla Fortuna.

LAFEW
E che volete che ci faccia io? È troppo tardi per tagliarle le unghie. Che brutto tiro le avete fatto perché la Fortuna vi graffiasse? Presa con le buone, la Fortuna è una bravissima signora che non lascia che dei bricconi la facciano franca a lungo sotto di lei. Ecco qua uno scudo. Ci penseranno i giudici a metter pace tra voi e la Fortuna; ho altro da fare io.

PAROLLES
Supplico Vostro Onore di starmi a sentire: ho una parola sola.

LAFEW
Ho capito, una parola per una moneta: ecco qua, risparmia la parola.

PAROLLES
Mio buon signore, il mio nome è Parolles.

LAFEW
Allora non hai solo "una parola".Sangue di Cristo! Dammi la mano. Che fa il tamburo?

PAROLLES
O mio buon signore, siete stato voi il primo a cogliermi veramente.

LAFEW
Veramente? E allora anche il primo a buttarti via.

PAROLLES
Se mi avete fatto cadere in disgrazia, solo voi, monsignore, avete il potere di farmi rientrare nella grazia.

LAFEW
Sparisci, canaglia! Per te dovrei fare sia da Dio che da diavolo: quello che ora ti dà la grazia e ora te la toglie!

 

Squilli di tromba.
 

Arriva il Re, lo sento dalle trombe. Cercami più tardi, pezzo da galera. Ieri sera si è parlato di te. Canaglia e buffone come sei, pure non resterai a stomaco vuoto. Avanti, seguimi.

PAROLLES
Dio sia lodato per voi.

 

Escono.

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Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quinto - scena terza

 

Squilli.

Entrano il Re, la Contessa, Lafew e i due Nobili francesi, con servi.

RE
Con lei abbiamo perso un gioiello: il nostro valore ora è molto impoverito; ma vostro figlio, pazzo da legare, era troppo fuor di sé per capire i pregi che lei aveva.

CONTESSA
Il passato è passato, sire; prego Vostra Maestà di considerarla ribellione naturale nello stelo acerbo della gioventù, quando olio e fuoco, inattaccabili alla forza della ragione, la travolgono e divampano.

RE
Mia onorata signora, ho tutto perdonato e dimenticato, benché l'arco della mia vendetta fosse già teso su di lui e aspettasse solo di scoccare.

LAFEW
Devo dire una cosa, scusandomi in partenza: il giovane signore ha offeso in modo imperdonabile Sua Maestà, sua madre e la sua sposa, ma il torto più grande l'ha fatto a se stesso.
Ha perduto una moglie la cui bellezza confondeva lo sguardo più nobile, la cui parola imprigionava ogni orecchio, la cui tenera perfezione cuori refrattari a servire in umiltà chiamavano signora.

RE
Lodare ciò che è perduto ne fa amare il ricordo. Ora chiamatelo qui; l'abbiamo accettato: il solo sguardo sopprimerà qualsiasi ripercussione. Non obbligatelo al perdono, la natura della sua grande offesa è morta: più in fondo dell'oblio ne seppelliamo gl'incandescenti resti. Si faccia avanti come un uomo nuovo, non come un incolpato. Informatelo che questa è la nostra volontà.

UN SERVO
Sarà fatto, mio sire.

 

Esce.

RE
E cosa ha detto di vostra figlia? Ne avete parlato?

LAFEW
Si rimette in tutto e per tutto a Vostra Maestà.

RE
Allora si andrà alle nozze. Da lettere che ho avuto sembra che si sia fatto un gran nome.

Entra Bertram.

LAFEW
È tornato in gran forma.

RE
Sono un giorno stonato: vedi che sul mio sole grandina.
Ma la nube s'è rotta e passa lo splendore; su, vieni avanti: il tempo s'è rimesso al bello.

BERTRAM
Sovrano amato, perdonate le colpe di cui tanto mi pento.

RE
Tutto è a posto. Non un'altra parola sul passato. Afferriamo l'istante per il ciuffo.
Noi siamo vecchi e sui nostri atti più pronti s'insinua il passo inudibile e tenue del tempo e ci vieta di compierli. Ricordi la figlia di questo signore?

BERTRAM
Con ammirazione, sire. Fu lei la mia prescelta, prima che il mio cuore facesse della lingua il suo sfacciato portavoce; avevo appena impresso negli occhi un'immagine che il Disprezzo mi prestava il suo specchio deformante: e quello distorceva i lineamenti di ogni volto che non fosse il suo, sdegnava un bel carnato o lo giudicava contraffatto, estendeva o contraeva tutte le proporzioni facendone un oggetto disgustoso. Così accadde che lei che aveva lodi da tutti, e che io stesso amo da quando l'ho perduta, per me divenne solo polvere negli occhi.

RE
Fai bene a scusarti. Il tuo amore per lei cancella più di un debito dal tuo conto totale; ma l'amore in extremis, come un perdono concesso troppo tardi e per rimorso, è un gran gesto che aspro si ritorce su chi lo fa e grida: "Era buona e ora non c'è più".
La nostra colpa impulsiva svaluta il pregio che si ha, non lo conosce appieno che quando lo vede nella tomba. Spesso il nostro malumore, ingiusto con noi stessi, distrugge chi c'è amico e poi ne piange le ceneri. Risvegliandosi, l'amore si dispera vedendo cos'è stato:  l'odio non ha vergogna di dormire tutto il giorno. Sia questo l'addio alla dolce Elena: ora dimenticala. Manda il tuo pegno d'amore alla bella Maudlin.
C'è già il consenso di tutti: noi stessi rimarremo qui per assistere alle seconde nozze del nostro vedovo.

CONTESSA
Benedicile, o caro cielo, meglio delle prime! Oppure, o natura, abbandonami prima che si uniscano.

LAFEW
Venite, figlio mio, voi che assorbirete il nome della mia casata: datemi un pegno che accenda lo spirito della mia figliola a venir qui al più presto.


Bertram dà a Lafew un anello.


Per la mia vecchia barba e per ogni suo pelo, Elena che non è più fra noi era davvero una dolce creatura! Un anello così glielo vidi al dito l'ultima volta che la salutai a corte.

BERTRAM
Questo non era suo.

RE
Vi prego di farmelo vedere; quando le parlavo, spesso accadeva che vi posassi l'occhio.
Questo anello era mio, e quando lo detti a Elena le dissi che, se mai il suo stato si fosse trovato nella necessità di aiuto, per questo stesso pegno l'avrei soccorsa. Con quale astuzia le hai sottratto l'unica cosa che l'avrebbe messa al sicuro?

BERTRAM
Mio grazioso sovrano, vi sarà difficile crederlo, ma quest'anello non fu mai suo.

CONTESSA
Figlio, sulla mia vita, gliel'ho visto portare: lei lo stimava pari alla sua vita.

LAFEW
Sono sicuro, gliel'ho visto al dito.

BERTRAM
Vi sbagliate, monsignore: lei non l'ha mai visto.
Mi fu buttato da una finestra di Firenze avvolto in una carta su cui era scritto il nome di lei che l'aveva buttato. Era nobile e pensava che con questo mi legasse. Quando le spiegai la mia condizione, e la informai appieno di non poter contraccambiare sul mio onore il tenore del suo nel presentarsi, lei comprese con triste serenità, e non volle più riprendersi l'anello.

RE
Pluto in persona, artista in tinture e magiche alchimie, non ha più certa conoscenza dei misteri della natura di quanta io ne ho di questo anello. Era mio, poi di Elena, non importa chi te l'abbia dato. Per la certezza che hai di conoscere te stesso, confessa che era suo e tu glielo carpisti in malo modo. Chiamò i santi a testimoni che non se lo sarebbe mai tolto dal dito, se non per darlo a te con lei nel letto - e tu non ci sei mai stato - o per mandarlo a noi in caso di disastro.

BERTRAM
Lei non lo vide mai.

RE
Per quanto tengo al mio onore, tu dici il falso e insinui in me terribili sospetti che vorrei tanto ignorare. Se sarà provato che sei così disumano... Non sarà provato, ma come saperlo? La odiavi mortalmente e lei è morta: niente mi persuade a crederci più della vista di questo anello - a meno che io stesso non le avessi chiuso gli occhi.
Portatelo via. Le prove già in mio possesso, comunque vada, non imputeranno d'illusione i miei timori: che anzi l'illusione è stata averne avuti pochi. Portatelo via. Poi andremo più a fondo.

BERTRAM
Se proverete che questo anello sia mai stato suo, vi sarà facile provare che io sono stato a letto con lei a Firenze, dove lei non venne mai.

 

Esce, sotto scorta.

RE
Sono immerso in cupi pensieri.

Entra un Gentiluomo (il falconiere).

GENTILUOMO
Grazioso sovrano, non so se sono da biasimare o no: ho qui la petizione di una fiorentina cui è sempre mancato, quattro o cinque volte, di consegnarvela di persona. Me ne sono incaricato io, conquistato dalla rara grazia e proprietà di linguaggio della povera supplice, che ormai dev'essere qui anche lei.
Le si legge in faccia che è cosa importante; mi ha fatto sapere, in un delicato accenno verbale, che dovrebbe riguardare, oltre lei, Sua Altezza.

RE (legge la lettera)
A sentirlo tanto assicurare che mi avrebbe sposato alla morte della moglie, arrossisco nel dirlo, mi detti a lui. Ora che il Conte di Rossiglione è vedovo, io reclamo il pagamento del debito che ha con me, avendolo io saldato col mio onore. Lui ha lasciato Firenze senza congedarsi e io l'ho seguito fin qui per aver giustizia. O Re, concedetemela! Siete il solo che ne detenga il potere: altrimenti è la fortuna di un seduttore e la disgrazia di una povera giovane. Diana Capuleti.

LAFEW
Vuol dire che mi comprerò un genero alla fiera; questo, di certo, è da dare via: non voglio più saperne.

RE
I cieli hanno a cuore la tua sorte, Lafew, se producono questa prova. Cercate queste supplici. Fate presto e riportate qui il Conte.


Escono alcuni dei servi.
 

Ho paura, signora, che Elena sia stata soppressa proditoriamente.

CONTESSA
La giustizia si abbatta sui colpevoli!

Entra Bertram, sotto scorta.

RE
Mi domando, signore: se per te le mogli sono mostri, se fuggi appena hai promesso loro il matrimonio, non è strano che tu voglia sposarti?

 

Entrano la Vedova e Diana.

 

Chi è quella donna?

DIANA
Sono, mio signore, una povera fiorentina, discendente dell'antica famiglia dei Capuleti.
Se capisco bene, voi conoscete già la mia supplica e sapete perciò quanto io sia da compiangere.

VEDOVA
Io sono sua madre, sire: la mia età e il mio onore soffrono entrambi per questo reclamo che avanziamo; entrambi cesseranno se voi non rimediate.

RE
Vieni qui, Conte. Conosci queste donne?

BERTRAM
Mio signore, non posso né voglio negare che le conosco. Di cosa mi si accusa?

DIANA
Perché guardate vostra moglie come non la conosceste?

BERTRAM
Monsignore, questa non è mia moglie.

DIANA
Se vi sposate, voi date via la vostra mano, che è mia; date via i voti fatti al cielo, che sono miei; date via me stessa, che tutti sanno mia. Per voto fatto io sono il vostro corpo: chi sposa voi deve sposare me - o tutti e due o nessuno.

LAFEW
La vostra reputazione non si addice più a mia figlia; non siete il marito per lei.

BERTRAM
Mio signore, è una creatura temeraria e infatuata con cui ho passato un'ora in allegria. Vostra Altezza dovrebbe avere un concetto più alto del mio onore: non pensiate che io lo voglia degradare.

RE
A quel che penso, signore, tu non sei bene accetto se non farai qualcosa per averne i favori. Mostra il tuo onore, così sarà nei miei pensieri.

DIANA
Mio buon signore, chiedetegli sotto giuramento se non crede di avermi preso la verginità.

RE
Cosa le rispondi?

BERTRAM
È un'impudente, sire. Se la spassava con tutti i militari.

DIANA
Sire, costui mi fa torto. Se fossi come dice mi avrebbe pagata quattro soldi.
Non credetegli. Guardate questo anello: è inestimabile per autorità e valore; con tutto ciò costui l'ha regalato a una che se la fa coi militari - se io sono così.

CONTESSA
È andata a segno: lui arrossisce. Quella gemma l'hanno portata sei generazioni, sempre trasmessa agli eredi per testamento. Questa è sua moglie: quell'anello val più di mille prove.

RE
Mi pare che abbiate detto di aver visto qui a corte uno che può testimoniare.

DIANA
Vero, mio signore, ma sono restia a presentare un elemento così famigerato: si chiama Parolles.

LAFEW
Ho visto quest'uomo oggi, se può chiamarsi uomo.

RE
Trovatelo e portatelo qui.

 

Esce un servo.

BERTRAM
Che c'entra lui?
È additato come perfido leccapiedi: è stigmatizzato per avere tutti i vizi al mondo; è un debosciato che vomita pur di non dir la verità. Forse che io mi riconosco come lui mi dipinge, uno così che è pronto a dire tutto?

RE
Lei ha il tuo anello.

BERTRAM
Lo so anch'io. Certo che mi piaceva: l'abbordai come si usa in gioventù. Lei mi adescò, ma mi tenne anche a bada facendomi impazzire di desiderio con la sua ritrosia. Dato che ogni impedimento al godimento del piacere è causa di un più intenso piacere, alla fine la sua rara astuzia e in più la sua grazia volgare m'indussero ad accettare lesue condizioni. Lei ebbe l'anello e io quello che qualsiasi sottoposto avrebbe avuto a prezzo di mercato.

DIANA
Avrò pazienza.
Se voi avete rifiutato una prima moglie così nobile è più che giusto che teniate me a secco. Però vi prego - e io resterò senza marito, dato che vi manca ogni virtù - fatevi portare il vostro anello: io lo restituirò al suo padrone, e voi mi ridarete il mio.

BERTRAM
Non ce l'ho.

RE
Dite, vi prego, qual era il vostro anello?

DIANA
Uno quasi uguale, Sire, a quello che portate al dito.

RE
Riconoscete questo anello? Ma questo era il suo.

DIANA
È quello che gli detti io quando eravamo a letto.

RE
Allora non è vero che glielo avete buttato dalla finestra?

DIANA
Io ho detto la verità.

Entra Parolles.

BERTRAM
Mio signore, confesso che quell'anello era suo.

RE
T'inalberi di colpo; basta una piuma a farti trasalire. È questo l'uomo di cui parlavate?

DIANA
Sì, mio signore.

RE
Dimmi, pezzo da galera - ma dimmi la verità, te l'ordino, e non temere ritorsioni del tuo padrone, perché interverrò io se ti porterai bene: che cosa sai di lui e di questa donna qui?

PAROLLES
Col permesso di Vostra Maestà, il mio padrone è sempre stato un gentiluomo d'onore: ha avuto le sue scappatelle, come fanno tutti i gentiluomini.

RE
Va bene, ma veniamo al dunque. Amava questa donna?

PAROLLES
Alla grazia, signore, se l'amava: però, come?

RE
Come, dunque?

PAROLLES
L'amava, signore, come un gentiluomo ama una donna.

RE
E come sarebbe?

PAROLLES
Amandola, signore, e non amandola.

RE
Come tu sei una canaglia e non sei una canaglia. Che bel compare equivoco!

PAROLLES
Io sono un poveruomo, sempre agli ordini di Sua Maestà.

LAFEW
È un buon tamburo, signore, ma un misero oratore.

DIANA
Sapevate che mi aveva promesso di sposarmi?

PAROLLES
Sarò franco: so più di quanto dico.

RE
E non vuoi dire tutto quello che sai?

PAROLLES
Sì, per compiacere Vostra Maestà. Ho già detto che facevo da messaggero tra di loro. Ma c'è di più: lui l'amava, in effetti era pazzo di lei e parlava di Satana e del Limbo e delle furie e di cos'altro non so. Era un periodo che ero in gran confidenza con loro tanto che sapevo che andavano a letto e dei loro progetti: fra le altre cose, la sua promessa di sposarla e altre cose che se ne parlassi mal me ne verrebbe. È per questo che non dico quanto so.

RE
Hai già detto tutto, a meno che tu non voglia aggiungere che sono sposati. Ma le tue informazioni le fai troppo desiderare - quindi mettiti da parte. Dite che quest'anello era vostro?

DIANA
Sì, mio buon signore.

RE
Dove l'avete comprato? O chi ve l'ha dato?

DIANA
Non mi è stato dato, né l'ho comprato.

RE
Chi ve l'ha prestato?

DIANA
Non mi è stato neanche prestato.

RE
Allora dove l'avete trovato?

DIANA
Non l'ho trovato.

RE
Se non era vostro in nessuno di questi modi, come avete potuto darglielo?

DIANA
Non gliel'ho mai dato.

LAFEW
Questa donna, sire, calza come un guanto: s'infila e si sfila a piacere.

RE
Quest'anello era mio: lo detti alla sua prima moglie.

DIANA
Per quanto ne so io, potrebbe essere vostro o suo.

RE
Portatela via, ora non mi piace più.
Mettetela in prigione. E portate via anche lui. Se non mi dici come hai avuto quest'anello entro un'ora sarai messa a morte.

DIANA
Non ve lo dirò mai.

RE
Portatela via.

DIANA
Chiederò il riscatto, sire.

RE
Ora ci credo che tu sia solo una prostituta.

DIANA
Per Giove, se mai ho conosciuto uomo siete voi.

RE
Allora perché non hai fatto che accusarlo?

DIANA
Perché ne ha colpa e non ne ha colpa. Sa che io non sono vergine e lo giurerebbe. Io invece giuro che sono vergine e che lui non lo sa. Grande re, non sono una sgualdrina; per la mia vita, o sono vergine o sono la moglie di questo vecchio.

RE
Si prende libertà col nostro udito. Portatela in prigione.

DIANA
Madre cara, portatemi il riscatto. Aspettate, regale signore;


Esce la Vedova.


ho appena fatto chiamare il gioielliere padrone dell'anello, e mi farà da garante. Ma questo signore che mi ha arrecato offesa come lui sa bene, anche senza farmi violenza, ecco che lo ripago. Lui sa bene di aver sconciato il mio letto: in quell'occasione ha dato un figlio a sua moglie. Benché sia morta, sente scalciare il figlio.

Ecco l'indovinello: colei che è morta è viva. Avete davanti la soluzione.

Entrano la Vedova e Elena.

RE
Ma forse un esorcista ha allucinato la vista corretta dei miei occhi? È reale quel che vedo?

ELENA
No, mio buon signore, state vedendo l'ombra appena di una moglie, il nome e non la cosa.

BERTRAM
Tutti e due: perdono!

ELENA
Mio buon signore, quando ero vergine come lei mi faceste una squisita cortesia: ecco il vostro anello e, guardate, ecco la vostra lettera - e dice: "Quando mi sfilerai dal dito questo anello... e sarai incinta di un mio figlio", e altre cose. È fatto: volete essere mio ora che siete due volte conquistato?

BERTRAM
Sire, se lei può dimostrarmi tutto senza ombra di dubbio io l'amerò sempre, sempre, teneramente.

ELENA
Se tutto non sarà più che certo o risultasse falso fra me e voi intervenga un divorzio mortale!
Mia cara madre, vi vedo ancora in vita!

LAFEW
Gli occhi sentono di cipolla, sta' a vedere che mi metto a piangere. (A Parolles) Buon Tom Tamburo, prestami un fazzoletto. Ecco, grazie. Accompagnami a casa, voglio divertirmi con te. Lascia perdere le riverenze, non ti fanno onore.

RE
Ora ci si ripeta questa storia punto per punto, che tutta la verità trascorra in leggerezza.
(A Diana) Se il tuo fiore è ancora fresco e incolto scegli un marito e ti darò la dote; credo di sapere che è stato il tuo casto aiuto a fare di lei sposa e vergine di te.
Con tutto l'agio di questo e di ogni e minuto svolgimento discetteremo fino alla chiarezza.
Intanto, tutto sembra bene se finisce perbene: passato l'amaro, più benvenuto è il dolce.


Squilli.

Tutto è bene quel che finisce bene - 1602/1603

atto quinto - epilogo

 

Entrano la Contessa e il Maggiordomo.

Detto dal Re.

Finita è la commedia: il Re fa il questuante.
Tutto finisce bene se si faccia garante
il vostro gradimento.Noi vi ripagheremo
cercando il vostro plauso ogni giorno allo stremo.
Noi siamo spettatori, voi avrete le parti:
noi con le vostre mani, voi con le nostre arti.
 

Escono tutti.