Aggiornato al 03 febbraio 2014

Personaggi

Riassunto

Atto Primo

Atto Secondo

Atto Terzo

Atto Quarto

Atto Quinto

Introduzione

 

Tragedia in cinque atti in versi e in prosa, scritta intorno al 1604, e rappresentata probabilmente nello stesso anno, pubblicata in in-quarto nel 1622, nell'in-folio del 1623, e di nuovo in in-quarto nel 1630 e nel 1655; il testo del primo in-quarto presenta notevoli differenze da quello del primo in-folio, si da giustificare l'ipotesi che gli editori si siano serviti d'un manoscritto diverso: il testo è quindi stabilito tenendo conto delle due redazioni. La fonte è la settima novella della terza deca degli Ecatommiti di Giovan Battista Giraldi Cintio; ma il capitano moro e l'alfiere non hanno nome in Giraldi. Si è congetturata l'identificazione del moro col patrizio Cristoforo Moro che fu luogotenente a Cipro nel 1508 e perdette la moglie nel viaggio di ritorno a Venezia, e, da altri, con "il capitano moro" (in realtà un italiano del Mezzogiorno) Francesco da Sessa che fu mandato in catene dai Rettori di Cipro, alla fine del 1544 o al principio dell'anno seguente, a Venezia, per un delitto non specificato.

 

 

Non è appurato se lo Shakespeare si servisse dell'originale italiano o della traduzione francese di Gabriel Chappuys pubblicata a Parigi nel 1584.

 

Il moro Otello, generale al servizio di Venezia, ha conquistato l'amore di Desdemona, figlia del senatore veneto Brabanzio (Brabantio), col racconto delle sue gesta e dei pericoli corsi; e l'ha sposata in seguito.

Per questo è accusato da Brabanzio dinanzi al Doge di avergli stregato e rapito la figlia.

 

Ma egli spiega come abbia lealmente conquistato il cuore di Desdemona, e la donna conferma il suo racconto.

 

Intanto giunge nuova d'un imminente assalto turco a Cipro, e si richiede il braccio d'Otello per respingerlo.

 

Brabanzio a malincuore cede la figlia al Moro che subito parte con lei per Cipro.

Contro Otello nutre odio profondo l'alfiere Iago, il quale ha visto promuovere luogotenente, in sua vece, Cassio, e a cui è giunta la voce che il Moro abbia giaciuto con Emilia, sua moglie e cameriera di Desdemona.

Iago dapprima riesce a screditare Cassio press Otello, facendolo ubriacare e turbare la pace pubblica, aizzato da Roderigo, amante non corrisposto di Desdemona.

 

Cassio, privato del grado, vien indotto da Iago a pregar Desdemona d'intercedere a suo favore; al tempo stesso Iago instilla nell'animo di Otello il sospetto che la sua sposa lo tradisca con il disgraziato luogotenente.

 

E lo zelante intervento di Desdemona a favore di Cassio sembra confermare i sospetti e fa nascere nel Moro una furiosa gelosia.

 

Iago riesce a fare in modo che un fazzoletto, dato da Otello a Desdemona come prezioso pegno, e raccolto da Emilia quando la padrona l'aveva smarrito, sia ritrovato presso Cassio.

 

Otello, accecato dalla gelosia, soffoca Desdemona nel letto. Poco dopo Cassio, che doveva essere ucciso da Roderigo a istigazione di Iago, è ritrovato ferito.

 

Ma su Roderigo, trafitto da Iago per evitare che si scopra il suo piano, vengono trovate lettere che provano la colpa di Iago e l'innocenza di Cassio.

 

Otello, fulminato dalla scoperta d'aver ucciso la sposa innocente, e ritrovata, nello stesso crollo del suo mondo, la sua lucidità di spirito, si uccide stoicamente per punirsi.

 

Questa tragedia che ha per motivo dominante la gelosia è così abilmente costruita, e avvince talmente l'attenzione che non si notano senza un freddo e minuto esame l'improbabilità di molti elementi, la contraddizione nella psicologia di vari personaggi, e una insanabile inconsistenza nella durata dell'azione.


I critici si sono sforzati di ovviare alle varie difficoltà presentate dal dramma.

 

La più grave è quella della durata dell'azione: dallo sbarco di Desdemona e di Otello a Cipro alla catastrofe finale corrono solo trentasei ore; ma molte circostanze richiedono invece che l'azione abbia uno svolgimento più lungo e duri qualche settimana almeno.

 

Si è cercato di conciliare la manifesta incongruenza in vari modi, per esempio supponendo che l'accusa di Iago contro Desdemona riguardi il periodo anteriore alla venuta a Cipro, dal momento che non vi sarebbe stato tempo nel soggiorno a Cipro per il supposto amoreggiamento.

 

Ma tale spiegazione contrasterebbe poi con quanto Iago dice di Desdemona: così nell'atto terzo (3, 230 segg.) l'infedeltà di Desdemona è ascritta a un periodo ulteriore a quello della passione di lei pel Moro, durata fino a poco fa: ché nel periodo del fidanzamento essa sarebbe rimasta interamente presa dal suo morboso appetito per un uomo di colore.

 

Dunque, nelle parole di Iago, l'infedeltà si sarebbe verificata in un'epoca recentissima.

Contraddizioni vi son poi nel carattere di Otello; d'altronde Desdemona si mostra alquanto ottusa nel non accorgersi che Otello è geloso, nel raccomandargli Cassio nel momento più inopportuno, e più tardi, quando si è accorta della gelosia del marito, nel non cercare di scoprirne il motivo e d'aver subito una spiegazione con lui.

Anche gli altri personaggi possono apparire degli sciocchi gabbati da Iago.

 

Ma confusioni e contraddizioni nella psicologia dei personaggi, e soluzioni di continuità tra il loro carattere e il loro modo d'agire erano all'ordine del giorno nel teatro elisabettiano, che contava su effetti di prospettiva che implicavano inevitabili deformazioni non avvertibili alla recita.

 

E, alla recita il dramma shakespeariano è forse il più lucido e classico di quest'autore, onde la sua fortuna sul Continente: Zaira di Voltaire, ove il personaggio d'Orosmane è calcato su quello d'Otello, è la prima adattazione francese di opera shakespeariana.

 

Tragedia meridionale per la passione che ne forma il motivo (senza, per questo, voler con lo Schlegel vedere nel dramma un tentativo di studio culturale e ambientale, per cui Otello sarebbe la tragedia del barbaro male assimilato), è quella che più ha trovato frequenti tra noi le famose interpretazioni (Tommaso Salvini, Ermete Novelli, Ermete Zacconi); mentre il soggetto è parso sempre piuttosto repellente alla mentalità inglese e puritana, onde in tempi recenti parte del pubblico seguiva con attrazione morbosa l'interpretazione del negro Paul Robson.

 

Tragedia in calzante e senza respiro intorno a una creatura innocente irretita e spinta a una morte atroce in una camera in fondo a una fortezza; un fatto di cronaca nera che lo Shakespeare circonfonde di tutta la ricchezza verbale e la sottigliezza concettuale d'un secentista.

 

Fra le espressioni divenute proverbiali di questo dramma ricordiamo:

 

"Io porterò il cuore sulla manica" ("I will wear my heart upon my sleeve", I, 1, 64);

 

"una esperienza precedente" ("a foregone conclusion", III, 3, 428, frase di solito intesa nel senso di decisione presa prima di rendersi conto degli elementi di giudizio; pregiudizio, risultato facilmente prevedibile);

 

"uno che amò non saviamente, ma troppo bene" ("one that loved not wisely but too well", V, 2, 344).

 

Famosa la canzone del salice che Desdemona canta nella scena 3 dell'atto quarto:

"La povera creatura sedeva sospirando accanto a un sicomoro: Cantate tutti un verde salice" ("The poor soul sat sighing by a sycamore tree, Sing all a green willow").

Mario Praz

 


 

Hanno detto dell'opera:

Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781), Dopo l'Edipo di Sofocle, nessun dramma può avere sulle nostre passioni una influenza maggiore di quella dell'Otello, di Re Lear e dell'Amleto.

Voltaire (1694–1778)
Shakespeare è un selvaggio con scintille di genio che brillano in una notte orribile.

Friedrich Gundolf (1880–1931)
Due azioni non solo s'accompagnano ma si generano reciprocamente in Otello: quella del vero e proprio dramma fatale e quella delta commedia d'intrigo.


François-René de Chateaubriand(1768–1848)
Non so se mai altro uomo ha gettato sguardi più profondi sulla natura umana.

Giuseppe Verdi (1813–1901)
Shakespeare, gran maestro del cuore umano.

Francesco de Sanctis (1817–1883)
Il senso della vita si comincia a rivelare in Shakespeare: il miracolo scomparisce, il Fato è l'uomo.

Thomas Stearns Eliot (1888–1965)
Otello riesce a mutarsi in personaggio patetico, adottando una attitudine estetica piuttosto che morale, drammatizzandosi di contro all'ambiente. Egli seduce lo spettatore, ma il motivo umano è primariamente di sedurre se stesso. Non credo che nessun altro scrittore abbia mai esposto questo "bovarismo" (la volontà umana di vedere le cose come in un sogno) più chiaramente di Shakespeare.

William Strachey (1572–1621)
In Shakespeare quanto più la passione fiammeggia, tanto più la parola diventa poetica e imprecisa. L'immagine sfocia nell'immagine, il pensiero nel pensiero, finché, finalmente, si rivela uno stato d'animo informe e fuso, che si fa strada nel buio di una vasta tempesta di parole.

Aldous Leonard Huxley (1894–1963)
L'uomo che ha scritto Otello era capace di esprimere con parole tutto ciò che è materialmente possibile di far esprimere alla parola.

 


Non è cosa facile accostarsi ad un testo quale l’Otello. Basta dare una rapida scorsa alla prolifica e discorde critica che ha suscitato, per capire che le diverse reazioni che in ogni epoca la tragedia ha saputo evocare non possono essere ascritte ad un semplice “dramma della gelosia”, quale non è anche ad una prima e superficiale lettura. Ci ritroviamo infatti subito catturati dal vortice delle emozioni, degli avvenimenti serrati, delle parole che prorompono solenni e di quelle tenute nascoste, lasciate fluire a metà, e sentiamo scorrere sottopelle quegli stessi ingorghi emotivi che causano, nel testo come in noi stessi, disorientamento, rifiuto, dolore.

Molto di ciò è dovuto ai temi che l’opera tratta, e soprattutto le modalità con le quali li affronta, senza tuttavia risolverli. Le due colonne sulle quali poggia la struttura del testo sono il sesso e la razza, due argomenti variamente trattati nella storia della critica dell’opera, ma troppo poco messi in interrelazione. Tali argomenti prendono le mosse dall’ambiente in cui il testo teatrale viene pensato, redatto e rappresentato: l’Inghilterra del Seicento, una società in cui l’ideologia protoborghese si alimenta del Puritanesimo per accrescersi e giustificarsi, e dove il represso sessuale (ma non solo) premeva sulle menti e sulle coscienze degli spettatori dell’epoca. Su chi riversare, quindi, tali elementi disturbanti? Sull’Altro, lo Straniero, che proprio in quegli anni cominciava ad affluire per la prima volta in maniera davvero consistente nelle loro terre. Otello, il Moro, è stato spesso accusato dalla critica per il suo compiacimento narcisistico, per la sua spiccata tendenza ad autorappresentarsi come un eroe umanistico dallo stile alto e dai modi codificati. In realtà ciò non ha nulla a che vedere con l’autocompiacimento, ma al contrario è una forma di difesa che il barbaro generale deve necessariamente attuare per trovare il suo posto nella civile Venezia. Egli sa bene che la sua funzione in quella società è strettamente strumentale (data la sua grande abilità guerriera e di comando), e inoltre si muove a cavallo fra il magico della cultura d’origine e la tradizione epica e favolistica della cultura d’arrivo: non a caso la prima accusa che gli viene mossa è proprio quella di saper usare la magia della parola (sulla quale si basa l’intero dramma, ma non è certo lui a farne uso!), elemento tipico della cultura dell’Altro insieme alle categorie dell’avventuroso e dell’anormale. In realtà, in questa tragedia ognuno vuole essere altro da ciò che è realmente: oltre all’invidia di Iago e al disadattamento d’Otello, anche Desdemona si sente costretta nel ruolo angelico che la cultura cristiana-puritana le assegna (senza mancare di denotarla, in certi frangenti, come diavolo: questo atteggiamento schizofrenico non coglie mai la sua vera essenza, di qui il disagio) e forse vorrebbe essere lei stessa lo Straniero che adora, sfidando per questo le convenzioni sociali e culturali di Venezia.
Molto più complessa risulta l’analisi delle motivazioni che nel corso dell’opera Iago adduce per la sua tragica trama: sociale e di rango all’inizio, e antropologica, legata alla propria gelosia verso la moglie e al desiderio di Desdemona per vendicarsi di Otello poi.

 

Ma in realtà questi sono tutti simulacri su cui Iago proietta la propria incapacità di amare: per lui l’amore non esiste se non come Natura non dominata dalla Ragione, e l’Eros viene così degradato a lussuria animalesca, ad appetito selvaggio. La donna, inoltre, viene ridotto satiricamente ad un essere ingordo di sesso, falso, suscettibile. Non bisogna credere, a questo punto, che questa sia l’unica visione puritana della vita: con Cassio osserviamo come il senso del peccato, la correlazione tra fortuna mondana e metafisica, la prospettiva cortese che tanto fa affidamento sulla civiltà e soprattutto sulla reputazione, siano tutti elementi che non necessariamente portano ad una esistenza sessualmente turbata. Per Cassio, al contrario, Otello è il legittimo fruitore dell’Eros, è un eroe apportatore di vita per l’intera comunità, e l’amore è visto come energia universale di unione e fertilità.
Il villain Iago è un diverso, invidioso ed orgoglioso della propria diversità, fine retore e narcisista, ma non nel senso machiavellico (dato che non ha un chiaro obiettivo da raggiungere), è un laico al di fuori del patto sociale che vuole forzare. Nella sua tentazione fa largo uso di litote, sospensione del senso, effetto d’eco e dello specchio, finti sillogismi, ma va tenuto presente che è aiutato in ciò dalla sotterranea consapevolezza di Otello della discrepanza (razziale, culturale, d’età) tra sé e la moglie, per cui è incredulo che il loro amore sia normale.
A questo punto è facile per l’Alfiere sostituire visivamente la realtà col sospetto, incuneandosi in questo divario, e mostrandogli i suoi pensieri come in un sottile e segreto metateatro permeato di voyeurismo: Otello vivrà come tragedia (condizione propria della coscienza dilaniata dal dubbio) proprio ciò che Iago custodiva e censurava in se stesso come fantasma di sesso e di morte. Nella lotta con l’Altro emergono le proiezioni dei suoi fantasmi interiori che poi infetteranno lo Straniero: le sue visioni erotiche sono sempre morbose e sospese prima dell’atto sessuale vero e proprio, a sottolineare un itinerario reticente in fondo al quale c’è l’impatto violento della visione sessuale. Otello, in preda quindi ad una vera e propria allucinazione, trova nel fazzoletto il simulacro, l’oggetto talismanico (proprio della sua natura barbara) della propria unione con Desdemona.

 

L’incontro dei due sguardi, magico e puritano, su quel feticcio provoca l’assassinio che seguirà (ma non tale viene visto da Otello, che percepisce se stesso come un “ministro sacrificante”). Il Destino vi ha quindi poca parte, se non nel senso di Caso che svia i messaggi e rende difficile la comunicazione umana, ma in definitiva la deriva tragica è il prodotto della mente di Iago pronta ad approfittarsene. Il trionfo di Iago è compiuto, ha ribaltato sull’Altro l’oscura indicibilità dell’essere che lo opprimeva, facendogli agire ciò che pensava. Otello si ritrova privato dell’onore e della reputazione, che lo inserivano nel Puritanesimo e nella civiltà europea, e infine il suo Io acculturato punisce e uccide il suo Io barbaro. Il “bacio di morte” finale non può che far coincidere le due pulsioni fondamentali, Eros e Thanatos, nella cui oscillazione si è mossa l’intera tragedia.

Il pubblico si è sempre trovato a disagio nel fare i conti con quest’opera, nella quale – volendo guardare alle categorie aristoteliche – è presente nella sua piena forma solo la metabasi, il cambiamento di situazione; l’amartìa, l’errore dell’eroe, in realtà è un malinteso (basato quindi sull’interpretazione, sull’ironia tragica della divaricazione tra referente e significato, e non sull’azione); la nemesi riguarda non il colpevole, ma chi l’ha incolpato; e soprattutto manca la catarsi, la giustificazione stessa della tragedia, e anzi c’è ancora una volta una litote, una rimozione. Con coraggio dobbiamo chiarire a noi stessi che l’intrigo di Iago, una sostituzione dei referenti reali a favore di una rete di simulacri, è in realtà una modalità storica di espressione di pulsioni individuali e collettive che la società tenta di reprimere, ma la cui rimozione (piuttosto che una serena discussione) non può tenere a freno a lungo la sua forza (a rischio di esiti ben tragici, come abbiamo visto). Senza il conforto della salvifica distanza della finzione teatrale, il pubblico ha spiato sotto il coperchio per guardare in faccia quei fantasmi d’epoca, ma in questo modo ha evocato i propri stessi fantasmi.

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OTELLO - 1602/1605

personaggi

 

OTELLO, nobile Moro al servizio della Repubblica di Venezia


BRABANZIO, senatore di Venezia e padre di Desdemona
CASSIO, luogotenente di Otello
IAGO, alfiere di Otello

RODERIGO, gentiluomo veneziano
IL DOGE DI VENEZIA

Altri senatori


MONTANO, predecessore di Otello come governatore di Cipro

GRAZIANO, fratello di Brabanzio

LODOVICO, parente di Brabanzio
CLOWN, servo di Otello
DESDEMONA, figlia di Brabanzio e moglie di Otello
EMILIA, moglie di Iago
BIANCA, una cortigiana

Marinaio, messo, araldo, ufficiali, gentiluomini,

musicanti e persone del seguito.
 
SCENA: Atto I, Venezia; Atti II-V, Cipro

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OTELLO - 1602/1605

RIASSUNTO

 

ATTO PRIMO, scena I
La scena si apre nel mezzo dell’accesa discussione fra Iago e Roderigo. Attraverso le loro parole, veniamo a conoscenza del comune odio per Otello, detto il Moro: questi ha scelto Cassio come nuovo Luogotenente piuttosto che Iago, suo Alfiere (che sotto la maschera del dovere non serve altri che se stesso e la sua borsa), e ha portato via a Roderigo la ragazza che amava, la figlia di Brabanzio.

 

È notte, e Venezia rivela poco a poco i suoi chiaroscuri alla luce delle torce.

I due giungono alla casa di Brabanzio e lo svegliano a gran voce, svelandogli che la figlia, Desdemona, è fuggita di casa per congiungersi ad Otello.

Iago lascia la scena e raggiunge il suo signore, mentre Brabanzio, verificata la fuga della figlia, si getta alla forsennata ricerca di Otello insieme a Roderigo ed altri uomini.

ATTO PRIMO, scena II
Iago conduce per strada Otello, avvertendolo dell’ira di Brabanzio, ma il Moro è sereno: ha sposato Desdemona, che ama sinceramente di un amore perfetto.

Mentre discutono incontrano Cassio e altri soldati con l’ordine di recarsi immediatamente dal Doge: Cipro è in pericolo.

Ma ecco sopraggiungere Brabanzio con i suoi, e brandendo le armi accusa Otello di aver praticato oscuri incantesimi sulla figlia per sottrarla all’affetto paterno; questi cerca di placare gli animi e accetta di sottomettersi al giudizio del Consiglio e del Doge.

ATTO PRIMO, scena III
Nel frattempo, il Doge e i Senatori sono riuniti per valutare le notizie contrastanti che arrivano da Cipro: una flotta turca viaggia verso l’isola. Brabanzio, conducendo con sé Otello, giunge al cospetto del Consiglio ed esprime la sua accusa: Desdemona è stata corrotta dalle arti magiche di Otello.

Ma egli si difende portando alla luce il suo amore, scaturito dalla storia della propria vita che le raccontava e dalla pietà ricevuta in cambio.

Viene chiamata Desdemona, che conferma l’obbedienza al marito. Brabanzio, col cuore a pezzi, piega il capo al matrimonio. Si procede con gli affari di Stato: i Turchi puntano su Cipro, e Otello deve partire a difendere l’isola, portando con sé la moglie.

Nel finale della scena Iago incita Roderigo, con la mente ormai offuscata dall’amore, a seguirlo sotto mentite spoglie a Cipro con la borsa piena di denaro, rivelandogli di voler ordire una beffa facendo credere ad Otello che Desdemona lo tradisce con Cassio.

 

ATTO SECONDO, scena I
Siamo a Cipro. Montano, attuale Governatore dell’isola, aspetta con impazienza l’arrivo di Otello: il cielo dell’isola è spazzato da una bufera ed egli teme per la sua sorte.

Intanto arrivano nuove e concitate notizie: Cassio è sbarcato, e la flotta turca è affondata.

La guerra è già finita. Giungono anche Iago e Desdemona, la più preoccupata per la sorte del Moro, ma poco dopo si vede all’orizzonte un’altra vela amica.

 

Mentre aspettano Otello, Iago dà sfoggio di tutto il suo cinismo e della sua misoginia. Al rivedersi, i due sposi si profondono in teneri atteggiamenti affettuosi, dopodiché tutti si dirigono al castello, meno Roderigo e Iago.

Questi convince l’altro che Desdemona è innamorata di Cassio, spingendolo così a provocare il Luogotenente la notte stessa mentre questi è a capo del corpo di guardia.

 

La beffa comincia a prendere corpo.

ATTO SECONDO, scena II
L’Araldo di Otello proclama una notte di festeggiamenti per lo scampato pericolo turco e per il matrimonio del Moro.

ATTO SECONDO, scena III
Otello lascia il comando del corpo di guardia a Cassio, e si congeda con la sposa. Subentra Iago, che offre a Cassio una notte di baldoria a base di vino, ma questi è facile ad ubriacarsi e quindi oppone una blanda resistenza; alla fine, però, si lascia convincere.

Comincia così il convivio con Montano ed altri ciprioti di spirito bellicoso, e in breve il Luogotenente è già alticcio.

Si allontana per il turno di guardia, ma subito Roderigo irrompe inseguito da Cassio, reso furioso dal vino e dalle ingiurie ricevute.

Montano cerca di placare gli animi, ma ottiene solo uno scontro con Cassio e viene ferito a morte.

Roderigo, istruito da Iago, corre per le strade mettendo in allarme la popolazione, per cui non tarda ad arrivare Otello che subito ferma la contesa e chiede spiegazioni a Iago di quanto accaduto.

 

Dopo il resoconto, un misto di verità supposte e ambigue falsità, Otello destituisce Cassio dal suo grado, e torna a letto con Desdemona.

Intanto Cassio comincia a riprendersi, ma non ricorda nulla eccetto la lite e l’onore perduto. Seguendo il filo della sua beffa, Iago gli consiglia di supplicare Desdemona affinché intervenga in suo favore.

 

ATTO TERZO, scena I
È la mattina successiva. Cassio cerca di recuperare il favore perduto assoldando dei musicanti che suonino per Otello. Il suo Buffone li manda via e Cassio lo prega di fargli parlare con Emilia, moglie di Iago e dama di compagnia di Desdemona. Dopo essersi intrattenuto brevemente con Iago, entra Emilia e subito lo rassicura: la sua destituzione è stata dettata dalla prudenza, ma alla prima occasione sarà riabilitato. Riesce anche a farsi promettere un incontro con Desdemona.

ATTO TERZO, scena II
Otello impartisce alcune disposizioni militari.

ATTO TERZO, scena III
Cassio incontra Desdemona, accompagnata da Emilia, che lo rasserena assicurandogli il suo intervento presso il marito.

Nel frattempo sopraggiungono Iago e Otello, e alla vista di questi Cassio, sentendosi a disagio, si allontana. Tale gesto viene subito considerato equivoco da Iago, che comincia a far sibilare le sue mezze frasi enigmatiche nella testa del suo signore.

 

Dopo il colloquio tra Otello e Desdemona, in cui quest’ultima riesce a strappargli la promessa di un incontro con Cassio, Iago continua la sua lenta opera di convincimento.

Parlando per frasi fatte, con molte reticenze, mai in modo diretto ma adducendo teorie astratte (che pure hanno un loro fondamento logico), svela a poco a poco ad Otello di temere che Desdemona lo tradisca con Cassio.

 

Il Moro, pur essendo certo dell’onestà della sua sposa, comincia a turbarsi, e un’ombra avvolge le sue parole quando sopraggiunge la sua sposa.

 

Desdemona perde il fazzoletto, che viene ritrovato da Emilia.

 

Entra Iago, che le aveva chiesto tante volte di rubarlo, e glielo strappa di mano: vuole fare in modo che sia Cassio a ritrovarlo, in modo da alimentare ancora di più i sospetti in Otello.

Ecco che questi ritorna, consumato dai pensieri angosciosi messi in moto dall’Alfiere, e per questo gli intima di trovare al più presto delle prove o porrà fine alla sua vita.

 

Iago riferisce di aver udito Cassio parlare nel sonno, mentre rivolgeva dolci frasi a Desdemona, segno di una già avvenuta notte di passione; ma non basta, gli fa credere di aver visto Cassio asciugarsi la barba col fazzoletto di Desdemona (che invece aveva ritrovato Emilia poco prima).

 

Gli occhi e la mente di Otello si colmano di sangue e di foschi propositi: affida a Iago (che nomina Luogotenente) il compito di uccidere Cassio, riservando per sé l’assassinio di Desdemona.

ATTO TERZO, scena IV
Intanto, Desdemona va alla ricerca di Cassio, e affida al Buffone il compito di ritrovarlo. Contemporaneamente si accorge di aver perso il fazzoletto.

Entra Otello, col cuore a pezzi, e fingendo di avere un forte raffreddore chiede alla moglie il fazzoletto regalatole tempo addietro.

 

Ai tentennamenti di questa, prorompe in tutta la sua furia, adducendo come scusa che il fazzoletto ha virtù magiche, e qualora l’avesse perso risulterebbe odiosa ai suoi occhi.

 

Sopraggiunge Cassio, con Iago, che insiste nelle sue preghiere verso Desdemona, ma questa gli comunica che non ha più tutta quell’autorità di cui godeva presso di lui, in quanto investita dal sospetto e dalla gelosia (benché ribadisca di non averne dato mai motivo).

 

Dopo un po’ Cassio rimane solo e incontra Bianca, la sua amante, alla quale affida il compito di copiare il ricamo del fazzoletto (di Desdemona) che ha trovato nella sua camera (appositamente lasciato lì da Iago).

Si lasciano con la promessa di rivedersi presto, forse la sera stessa.

 

ATTO QUARTO, scena I
Iago continua la sua opera di sobillatore, parlando continuamente ad Otello del fazzoletto, e inventando che Cassio s’è vantato d’aver giaciuto con Desdemona. A tali parole il Moro sviene, proprio nel momento in cui arriva l’accusato, subito mandato via con una scusa da Iago con la promessa di un prossimo incontro.

 

Questi propone al suo padrone di tendere una trappola a Cassio: Otello si nasconderà lì vicino mentre Iago lo farà parlare riguardo i suoi rapporti con Desdemona.

 

Ma, al suo arrivo, Iago comincia a parlargli di Bianca, per cui Cassio si profonde in sorrisi e atteggiamenti ironici che vengono scambiati da Otello come ostentazioni della sua tresca con Desdemona.

I due vengono raggiunti proprio da Bianca, che restituisce il fazzoletto a Cassio: alla vista di ciò, Otello decide di uccidere la fedifraga, mentre Iago si fa carico dell’assassinio dell’ex Luogotenente.

 

Lasciati Cassio e Bianca, subentrano l’accusata e il cugino Lodovico, che da Venezia reca a Otello l’ordine di richiamo a Venezia e della nomina a Governatore di Cassio.

Il Moro, leggendo la lettera, va su tutte le furie, e ai rallegramenti della moglie per il passaggio di grado dell’amico la schiaffeggia pubblicamente, mandandola poi lontano dalla sua vista.

 

Lodovico, pur preoccupato per lo sconvolgimento del Moro, accetta il suo invito a cena.


ATTO QUARTO, scena II
Otello interroga Emilia sul colloquio avvenuto poco prima tra la moglie e Cassio, e la donna non può che difendere appassionatamente l’onestà della sua signora.

Mandata a chiamare la sua sposa, le scarica addosso tutta l’ira ormai accresciuta a dismisura dai ragionamenti e dalle false prove dell’Alfiere, coprendola di insulti e di disprezzo.

 

Lasciata sola con Emilia, Desdemona la prega di prepararle il letto con le lenzuola delle nozze. Accorre anche Iago, che non riesce a darsi una spiegazione del comportamento del suo signore.

 

Emilia intuisce che ci sia un calunniatore che ha annebbiato la mente di Otello e lo maledice, ignara di star parlando del marito.

Desdemona si allontana, schiantata dal dolore e sorretta da Emilia.

 

Ecco giungere Roderigo, ormai stufo delle tante belle parole di Iago e deciso ad avere riscontro alle tante promesse fatte e ai tanti gioielli che crede donati a Desdemona, mentre in realtà sono stati sottratti dallo stesso Iago. Per evitare la resa dei conti, e allo stesso tempo continuare nella sua tragica beffa, adatta a suo vantaggio le nuove notizie appena sopraggiunte, proponendo a Roderigo di assassinare Cassio (ancora ignaro della sua nomina) per trattenere Otello sull’isola, con la vana promessa di un sicuro incontro amoroso con Desdemona. Il delitto dovrà avvenire dopo la cena presso Bianca, alla quale parteciperà lo stesso Iago.

ATTO QUARTO, scena III
Otello e Desdemona hanno appena terminato la cena, e si accompagnano con Lodovico ed il seguito. Il Moro manda a letto la moglie, e noi la seguiamo mentre si confida con Emilia.

 

Comincia a intonare “La canzone del salice”, ed è sconfinatamene triste, a tratti presaga, mentre rinnova la sua professione di fedeltà anche a costo del mondo intero. Emilia, su precedente ordine di Otello, lascia sola la padrona.

ATTO QUINTO, scena I
Siamo al momento dell’omicidio di Cassio. Sono attimi concitati: dopo essersi nascosto dietro un muro, Roderigo ferisce Cassio, ma questi, protetto da una spessa armatura, lo ferisce a sua volta; mentre l’assalitore agonizza, Iago pugnala Cassio ad una gamba e fugge.

 

Otello arriva a cose già fatte: ascoltando le grida nell’oscurità crede che il cavaliere agonizzante sia Cassio, dopodiché si volge furioso al proprio talamo.

Inquietati dalle grida sopraggiungono Lodovico e Graziano (fratello di Brabanzio), che però non si avventurano nelle tenebre.

Sbuca fuori Iago con una torcia, che si accerta delle condizioni di Cassio e pugnala Roderigo, da questi riconosciuto come l’assalitore.

 

I due gentiluomini si avvicinano al luogo del misfatto e si fanno riconoscere. Sul posto piomba anche Bianca, subito incriminata dall’Alfiere come complice degli aggressori, e viene riconosciuto Roderigo, ormai cadavere.

Iago manda Emilia, accorsa anch’ella sul posto, a portare la notizia dell’aggressione di Cassio ad Otello, che si trova alla cittadella, nella sua stanza nuziale.

 

ATTO QUINTO, scena II
Ci spostiamo proprio nella camera del Moro.

Sta entrando, in silenzio, con in mano una lampada che illumina appena il letto e Desdemona, assopita. Otello parla a se stesso, quasi cercando una giustificazione ad un delitto che il cuore gli impedisce di commettere.

Mentre la bacia, si sveglia.

Comincia il doloroso scambio di battute, e in breve le comunica la sua volontà di ucciderla; ma anche adesso l’amore gli frena il braccio.

Disperata, Desdemona gli chiede spiegazioni del suo gesto, ma Otello è ottenebrato dalla gelosia, la sua furia si abbatte su di lei e inesorabilmente gli fa stringere le dita attorno al candido collo.

 

Al di là della porta, si odono le grida di Emilia. Otello la fa entrare, dopo aver tirato le cortine del letto, e lei gli riferisce dell’assassinio di Roderigo e del ferimento di Cassio.

Ma ecco giungere dall’interno delle cortine la voce di Desdemona morente, che si accusa del suo stesso omicidio per scagionare il marito, dopodiché spira.

Invece Otello fieramente confessa, e adduce come prove i ragionamenti di Iago.

Emilia ormai non teme più il suo signore, e smentisce sia il Moro che il marito, urlando e facendo accorrere tutti gli altri. Iago ammette di aver riferito ad Otello del tradimento di Desdemona, e alle continue rimostranze di Emilia sfodera la spada per zittirla.

 

Ma ecco la rivelazione: Emilia racconta di aver trovato il fazzoletto perduto dalla sua signora e di averlo consegnato a Iago la sera precedente. In un attimo Otello comprende tutto e si getta sulla canaglia, ma questi ferisce a morte la moglie e fugge, subito rincorso da Montano.

 

Graziano viene messo a guardia della porta armato della spada del Moro; Otello si munisce di un’altra spada e vorrebbe lanciarsi anch’egli all’inseguimento del farabutto, ma è impedito dall’immenso dolore che lo paralizza e dall’arrivo degli altri, con Iago fatto prigioniero. Lodovico chiama a sé i due assassini per avere spiegazioni; non appena Otello è vicino allo schiavo maledetto lo ferisce, ma non mortalmente. Il Moro confessa di aver tramato per uccidere Cassio e di aver soffocato Desdemona per amore. Vengono ritrovate sul corpo di Roderigo delle lettere che questi aveva indirizzato a Iago, che svelano tutti i piccoli nodi che hanno composto la trama da questi ordita. Lodovico priva Otello di tutti i poteri militari e civili, e dispone di farlo prigioniero in attesa del giudizio di Venezia: ma egli, prima di lasciarsi condurre via, dannandosi per essersi lasciato sfuggire il tesoro più prezioso che avesse mai conquistato, si trafigge a morte e muore accanto a Desdemona, unendosi in un ultimo bacio. Lodovico, affranto, dà le ultime disposizioni: Graziano entrerà in possesso dell’eredità del Moro, Cassio giudicherà Iago in qualità di Governatore, ed egli stesso tornerà a Venezia a riferire su questa dolorosa vicenda.

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OTELLO - 1602/1605

atto primo - scena prima

 

Una strada di Venezia. Entrano Iago e Roderigo.

RODERIGO
No, non dirmi; proprio non mi va giù che tu, Iago, che tenevi i cordoni della mia borsa, ne fossi al corrente.

IAGO
Per Dio, non mi volete ascoltare! Se mai ne ho avuto il minimo sentore, detestatemi pure.

RODERIGO
Dicevi che era oggetto del tuo odio.

IAGO
E disprezzatemi se non è così.
Tre uomini potenti della città per chiedergli di farmi suo luogotenente gli han fatto tanto di cappello, e, in fede, conosco il mio valore, quel posto me lo merito. Ma lui, badando solo al suo orgoglio e ai propri fini, li elude con tronfie tergiversazioni infarcite di termini di guerra, e, in breve, li lascia a mani vuote.
"Il fatto è" dice, "che ho già scelto il mio luogotenente" E chi è? Perbacco, uno bravo a far di conto, un certo Michele Cassio, fiorentino, uno pronto a dannarsi per una bella donna, che non ha mai schierato in campo uno squadrone e di come si dispone un esercito non ne sa più di una ragazzina, uno che conosce solo le teorie libresche su cui togati senatori sanno discettare quanto lui.

Gran chiacchiere e niente pratica; ecco la sua esperienza di soldato. Ma è stato scelto lui, signore, ed io che ho dato prova di me a Cipro e Rodi e in altri campi cristiani e pagani, io mi devo arenare sottovento per uno che tiene partite e libri mastri; alla buon'ora, lui, questo contabile, sarà il suo luogotenente, ed io, ci aiuti Iddio, l'alfiere di Sua Signoria.

 

RODERIGO
Cielo, meglio essere il suo boia!

IAGO
Eppur non c'è rimedio, questa è la piaga della carriera militare; le promozioni dipendono da favori e raccomandazioni, non dall'anzianità, come una volta, quando il secondo succedeva al primo.

Giudicate voi, signore, se ho buone ragioni per amare il Moro.

RODERIGO
Allora perché restare al suo servizio?

IAGO
Oh, state tranquillo, signore.
Restare al suo servizio serve al mio scopo. Non tutti possono essere padroni, né tutti i padroni avere fedeli servitori. Ne conoscerete parecchi di devoti e deferenti, rimbambiti a forza di servire, che passano la propria vita come l'asino del padrone, per un po' di biada, e da vecchi vengono messi da parte.

Onesti furfanti, da prendersi a frustate! Altri, con la meschina apparenza del dovere badano solo al proprio interesse, e facendo gran mostra di fedeltà verso i padroni, ne traggono gran frutto, e una volta riempitesi le tasche non rendono omaggio che a se stessi. Queste sono persone di talento, ed io mi professo uno di loro... Signore, quant'è vero che siete Roderigo, se io fossi il Moro, non vorrei esser Iago. Stando al suo servizio, servo me stesso.
Lo sa il cielo, non è né per amore né per dovere, ma solo in apparenza per i miei fini particolari. E quando le mie azioni esteriori riveleranno l'intima natura e intento del mio animo, allora sì mi mostrerò col cuore in mano per darlo in pasto alle tortorelle. Io non sono quel che sono.

RODERIGO
Che razza di fortuna ha quel labbrone se gli va bene questa!

IAGO
Svegliate il padre, stanate il Moro, dategli addosso, avvelenategli la gioia, denunciatelo per le strade, scatenategli contro i parenti di lei, e benché viva in un clima fertile, infestatelo di mosche; e se si gode la sua gioia, creategli tali motivi di fastidio da toglierle un po' del suo splendore.

RODERIGO
Ecco la casa del padre. Ora chiamo.

IAGO
Sì, con grida di paura e di terrore, come quando in una grande città si scopre in piena notte e di sorpresa che è divampato un incendio.

RODERIGO
Ehilà, Brabanzio! Signor Brabanzio.

IAGO
Sveglia! Ehilà, Brabanzio! Al ladro, al ladro!
Attento alla casa, alla figlia, ai tesori!
Al ladro, al ladro!

Brabanzio a una finestra.

BRABANZIO
Perché tutte queste grida? Che succede?

RODERIGO
Signore, tutti i vostri familiari sono a casa?

IAGO
E le porte sono sbarrate?

BRABANZIO
Perché lo chiedete?

IAGO
Per Dio, signore, siete stato derubato; presto, vestitevi. Vi è scoppiato il cuore, vi hanno strappato via metà dell'anima. Ora, proprio ora, un vecchio caprone nero si sta montando la vostra pecorella bianca.

Su, movetevi, svegliate a suon di campane i cittadini che russano, prima che il diavolo vi renda nonno! Movetevi!

BRABANZIO
Siete usciti di senno?

RODERIGO
Reverendissimo signore, riconoscete la mia voce?

BRABANZIO
No, chi siete?

RODERIGO
Sono Roderigo.

BRABANZIO
Ti venga un accidente. Ti ho proibito di ronzare nei paraggi; ti ho detto chiaro e tondo che mia figlia non è per te. E adesso come un pazzo, ingozzato di cibo e di bevute, coi tuoi schiamazzi vieni a disturbare la mia quiete.

RODERIGO
Signore, signore...

BRABANZIO
Ma sta sicuro che con la mia forza e autorità te ne farò pentire.

RODERIGO
Calmatevi, buon signore.

BRABANZIO
Che vai cianciando di furti? Qui siamo a Venezia, non in mezzo ai campi.

RODERIGO
Siete molto severo, Brabanzio; io vengo qui con animo sincero e schietto.

IAGO
Per Dio, signore; siete uno di quelli che non servirebbero Dio nemmeno se glielo ordinasse il diavolo.
Noi veniamo a rendervi un servigio e voi ci prendete per furfanti, così vostra figlia sarà coperta da uno stallone di Barberia, i vostri nipoti nitriranno, i vostri cugini saranno corsieri e i vostri germani, giannetti.

BRABANZIO
E tu chi sei, infame canaglia?

IAGO
Sono uno, signore, che viene a dirvi che vostra figlia e il Moro ora stan facendo la bestia a due groppe.

BRABANZIO
Sei un farabutto.

IAGO
E voi, un senatore.

BRABANZIO
Ti conosco, Roderigo, e ne risponderai.

RODERIGO
Risponderò di quello che vorrete. Ma vi scongiuro; se è col vostro consenso e gradimento (come mi par di capire) che vostra figlia in quest'ora oscura e incerta della notte scortata né più né meno che da un servo prezzolato, un gondoliere, approda fra le rozze braccia d'un Moro lascivo; se la cosa vi è nota e vi sta bene, allora vi abbiamo fatto torto marcio. Ma se non vi è noto, ho il sospetto che avete torto voi a rimproverarci.
Non crediate che contro ogni regola civile io mi diverta a scherzare con Vostro Onore. Se non ha il vostro consenso, lo ripeto, vostra figlia s'è sconciamente ribellata, legando dovere, bellezza, mente e fortuna a uno straniero errabondo, senza patria, ora qua, ora là. Accertatevene subito.

Se lei è nella sua stanza o nella casa, scatenatemi addosso i rigori dello statoper avervi ingannato.

BRABANZIO
Forza con l'acciarino, su! Datemi una candela, chiamate la mia gente.
Questa sciagura s'accorda col mio sogno; già me ne sento oppresso. Luce, luce!

Esce in alto.

IAGO
Addio, devo lasciarvi.
Non si confà né giova alla mia posizione deporre contro il Moro, come mi toccherà se resto qui. So bene che la Repubblica, sebbene possa creargli qualche fastidio, non può buttarlo a mare impunemente; con tale consenso è stato imbarcato nella guerra di Cipro, in pieno svolgimento, che non troverebbero un altro della sua stazza per condurre l'impresa. Ecco perché, sebbene lo odi come le pene dell'inferno, costretto dalle attuali circostanze devo sbandierargli il mio amore, che però è solo di facciata. Per trovarlo di sicuro, il drappello si rechi dritto al Sagittario, e mi troverete lì con lui. Addio.

Esce. 
Entrano Brabanzio in vestaglia e servi con torce.

BRABANZIO
La sventura è troppo vera. È fuggita, e il futuro della mia odiosa vita sarà solo amarezza. Dove l'hai vista, Roderigo? O infelice ragazza! Col Moro, dici? Chi vorrà più esser padre? Come l'hai riconosciuta? Oh, inganno inconcepibile! Che ti ha detto? Altre torce, svegliate tutti i parenti. Si sono sposati, credi?

RODERIGO
Credo proprio di sì.

BRABANZIO
O cielo! Come ha fatto a fuggire?
Che tradimento del sangue! Padri, imparate a non fidarvi delle figlie dalle apparenze; ah, quali malie possono traviare le giovani innocenti! Hai mai letto, Roderigo, di queste cose?

RODERIGO
Sì, signore, certo.

BRABANZIO
Chiamate mio fratello. Ah, l'avessi data a te! Alcuni vadano di qua, altri di là.
Sai dove possiamo sorprenderla col Moro?

RODERIGO
Credo di sì. Seguitemi con buona scorta.

BRABANZIO
Guidaci tu, ti prego. Busserò a ogni casa, sono influente in molte.

All'armi, all'armi! E svegliate qualche ufficiale della notte. Su, buon Roderigo, sarai ricompensato.

Escono.

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OTELLO - 1602/1605

atto primo - scena seconda

 

Davanti al Sagittario.
Entrano Otello, Iago e servitori con torce.

IAGO
Benché in battaglia io abbia ucciso, per motivi di coscienza rifuggo dall'omicidio a sangue freddo. Non ho la cattiveria che potrebbe avvantaggiarmi. Ma dieci volte a Roderigo ho avuto voglia di piantare un pugnale fra le costole.

OTELLO
Meglio così.

IAGO
No, quello sbraitava, vomitava insulti così lerci e provocanti sul vostro onore, che benché poco religioso, ho fatto gran fatica a non colpirlo.
Ma ditemi, signore, siete sposato? Badate che il Magnifico è molto amato, e gode di un'influenza doppia anche del Doge. Data la sua autorità può farvi divorziare, o imporvi tutte le restrizioni ed i rigori per i quali la legge gli dà corda.

OTELLO
Sfoghi pure la sua ira; i servigi che ho reso alla Serenissima prevarranno sulle sue proteste. Non si sa ancora - e lo promulgherò quando la vanteria sarà un merito - che discendo da lignaggio regale e a fronte alta il mio valore può aspirare a un successo come quello che ho raggiunto.
Sappi, Iago, che se non fosse per amore della mia dolce Desdemona, neanche per tutti i tesori degli oceani imporrei vincoli e restrizioni al mio stato di libero soldato. Ma guarda, si avvicinan delle torce.

IAGO
Sono quelle di suo padre e dei suoi amici; fareste meglio a ritirarvi.

OTELLO
Non io. Mi trovino pure. Le mie qualità, il mio grado, la mia coscienza immacolata paleseranno il mio diritto.
Sono loro?

IAGO
Per Giano bifronte, non direi.

Entra Cassio, con ufficiali e torce.

OTELLO
Le guardie del Doge e il mio luogotenente! Felice notte a voi, amici. Quali nuove?

CASSIO
Il Doge vi saluta, generale, e richiede la vostra immediata presenza, all'istante.

OTELLO
Ne sapete il motivo?

CASSIO
Qualcosa da Cipro, immagino, e piuttosto urgente.
Stasera dalle galere si sono susseguiti svariati messaggeri, e già dal Doge si sono recati parecchi senatori svegliati nel sonno o rintracciati per via.
Voi siete stato convocato con urgenza, e non trovandovi a casa, tre drappelli vi stanno cercando per tutta la città.  


OTELLO
Mi avete trovato, meno male. Il tempo di scambiare una parola in casa, e sarò con voi.

Esce.

CASSIO
Alfiere, che ci fa qui Otello?

IAGO
Be', stanotte ha abbordato un galeone di terra. Se si dimostrerà preda legittima, è sistemato per sempre.

CASSIO
Non capisco.

IAGO
Si è sposato.

CASSIO
Con chi?

Entra Otello.

IAGO
Perbacco, con...
Ecco capitano, siamo pronti.

OTELLO
Andiamo pure.

CASSIO
Ecco un altro drappello che vi cerca.

Entrano Brabanzio, Roderigo, e altri con torce e armi.

IAGO
È Brabanzio. Attento, generale, viene con cattive intenzioni.

OTELLO
Fermi!

RODERIGO
Signore, è il Moro.

BRABANZIO
Addosso al ladro!

Snudano le spade.

IAGO
Voi, Roderigo. A noi due, allora.

OTELLO
Rinfoderate le spade risplendenti, che la rugiada non le arrugginisca.
Nobile signore, otterrete di più con l'età che con le armi.

BRABANZIO
Oh, lurido ladro! Dove hai nascosto mia figlia? Dannato come sei, tu l'hai stregata.
A lume di ragione, come pensare che se non fosse per forza di magia, una ragazza così tenera, dolce e felice, così ostile alle nozze che ha respinto i più ricchi e avvenenti partiti, si sarebbe mai sottratta alla tutela, offrendosi al dileggio generale, per gettarsi sul nero petto di un coso come te? È stata certo paura, non amore.
Giudichi il mondo, se non è palmare che le hai praticato magie nere, abusando della sua tenera età con droghe e filtri che paralizzano la mente. Ti porterò in giudizio; è chiaro e lampante. Perciò ti arresto e accuso come lercio corruttore e praticante d'arti magiche proibite ed illegali. Acciuffatelo, e se oppone resistenza, usate la forza.

OTELLO
Giù le armi, sia voi della mia parte e gli altri. Se fossimo alla scena della zuffa non mi occorrerebbe suggeritore.
Dove volete che vada, a rintuzzarequesta vostra accusa?

BRABANZIO
In prigione, finché secondo i termini di legge non ti venga intentato il processo.

OTELLO
E se obbedisco, che dirà il Doge, i cui inviati qui al mio fianco attendono di accompagnarmi da lui per qualche urgente affare di stato?

UFFICIALE
È vero, nobile signore; il Doge è in consiglio, e voi stesso siete atteso.

BRABANZIO
Come? Il Doge in consiglio? A quest'ora?
Portatelo con voi; le mie accuse non sono da poco; il Doge stesso o anche i miei colleghi del Senato la riterranno un'offesa personale.
Se questi misfatti vengon condonati, da schiavi e pagani saremo governati.

Escono.

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OTELLO - 1602/1605

atto primo - scena terza


La camera del consiglio.
Entrano il Doge e i Senatori, a un tavolo con torce e servitori.

IL DOGE
Non possiamo dar credito a notizie così discordanti.

PRIMO SENATORE
Sì, non coincidono. Le mie lettere dicono centosette galee.

IL DOGE
E le mie, centoquaranta.

SECONDO SENATORE
Le mie, duecento. Ma se non corrispondono nei numeri (come spesso nel caso di rapporti basati sulle stime), confermano tutte che una flotta turca muove su Cipro.

IL DOGE
Già, risulta logico; la discordanza non mi rassicura, mentre appare vera e allarmante la sostanza.

MARINAIO (Da dentro)
Ehilà! Ehilà!

UFFICIALE
Un messo dalle galere.

Entra un marinaio.

IL DOGE
Che c'è di nuovo?

MARINAIO
La flotta dei Turchi punta su Rodi; così mi ha ordinato di riferire il signor Angelo.

IL DOGE
Che pensate di questo cambiamento?
 
PRIMO SENATORE
Non può essere, a lume di ragione... È una finta per confonderci le idee.
Basta considerare l'importanza di Cipro per il Turco, per capire che gli sta più a cuore di Rodi; inoltre Cipro è più facile da conquistare perché non ha né fortificazioni né difese apprestate come Rodi.
Riflettendoci, non è da supporre che il Turco sia tanto scriteriato da posporre il suo primo interesse senza cercare una facile conquista, incorrendo in un inutile rischio.

IL DOGE
Sì, di sicuro non punta su Rodi.

UFFICIALE
Ecco altre notizie.

Entra un messo.

MESSO
Illustrissimi signori, gli ottomani facendo rotta sull'isola di Rodi si sono ricongiunti a un'altra flotta.

PRIMO SENATORE
Ah, come pensavo. Quante navi saranno?

MESSO
Una trentina; e ora, invertita la rotta, si dirigono apertamente su Cipro. Il signor Montano, vostro fidato e valoroso servitore, ve ne informa in base all'obbedienza che vi deve, e prega che gli prestiate fede.

IL DOGE
Senza più dubbio, puntano su Cipro. Marco Lucicco non è in città?

PRIMO SENATORE
No, è a Firenze.

IL DOGE
Scrivetegli con la massima urgenza, svelti.

PRIMO SENATORE
Arrivano Brabanzio e il valoroso Moro.

Entrano Brabanzio, Otello, Cassio, Iago, Roderigo e ufficiali.

IL DOGE
Valoroso Otello, dobbiamo subito impiegarvi contro il comune nemico ottomano.
(A Brabanzio) Non vi avevo visto; benvenuto, signore, stasera ci è mancato il vostro consiglio e il vostro aiuto.

BRABANZIO
E a me il vostro. Vostra Grazia mi perdoni; né il mio ufficio né questioni di stato mi hanno strappato dal letto, né il pubblico interesse occupa i miei pensieri; un dolore personale, di natura così prepotente e travolgente, inghiotte e assorbe tutte le altre pene senza darmi tregua.

IL DOGE
Che è successo?

BRABANZIO
Mia figlia, mia figlia!

TUTTI
Morta?

BRABANZIO
Sì, per me.
È stata sedotta, rapita, corrotta, con incanti e filtri da ciarlatani; un essere umano che non sia tarato, cieco o dissennato, non potrebbe senza malia errare in modo così assurdo.

IL DOGE
Chiunque in maniera così abbietta abbia privato vostra figlia di se stessa, e voi di lei, subirà la punizione che sarete voi stesso a decretare secondo il rigido dettame della legge, anche se l'accusato fosse mio figlio.

BRABANZIO
Ringrazio umilmente Vostra Grazia.
Ecco l'uomo; il Moro, che qui pure è stato convocato, su vostro ordine, per affari di stato.

TUTTI
Ne siamo addolorati.

IL DOGE
(A Otello) Che avete da dire a vostra discolpa?

BRABANZIO
Niente, non può negare.

OTELLO
Potenti, saggi e reverendi signori, miei nobili e venerati padroni;
è verissimo che ho portato via la figlia a questo vecchio; e l'ho sposata.
Questo è tutto il campo e la portata della mia offesa, e nulla più.
Io parlo rudemente, non ho il dono dei bei giri di frase; queste mie braccia dacché ebbero il vigore dei sett'anni fino all'incirca a nove lune or sono han compiuto la loro opera migliore sui campi di battaglia. E so dir poco del gran mondo che non si riferisca a fatti di guerra e di tumulti; poco perciò gioverà alla mia causa parlare per me stesso.
Tuttavia, col vostro grazioso permesso, vi farò un racconto semplice e completo del mio amore; con che droghe, scongiuri, incantesimi e potenti magie - che di tali pratiche vengo qui accusato - conquistai sua figlia.

BRABANZIO
Una vergine pudica, di animo così quieto e tranquillo che arrossiva persino di se stessa; e lei, contro natura, età, paese, reputazione e tutto, innamorarsi di chi avrebbe avuto paura di guardare?
È mancanza di senno e di giudizio ammettere che tale perfezione vada contro ogni legge di natura; la causa del traviamento per forza va ricercata in pratiche infernali; ribadisco perciò che con misture che influenzano il sangue, o con pozioni create a questo scopo, ha sedotto mia figlia.

IL DOGE
Affermarlo non basta come prova, ne occorrono di più chiare e esplicite che non queste labili apparenze e mere congetture su luoghi comuni, per accusarlo.

PRIMO SENATORE
Parlate, Otello; è stato con mezzi subdoli e forzosi che avete soggiogato e avvelenato i sentimenti di questa fanciulla, o è accaduto con la persuasione e il conversare che l'uno all'altro avvince?

OTELLO
Vi prego, mandate a chiamare la signora al Sagittario, e che parli di me al cospetto di suo padre. Se il suo racconto va a mio discapito, non solo toglietemi la fiducia e il compito affidatomi, ma comminatemi la pena capitale.

IL DOGE
Conducete qui Desdemona.

Due o tre servitori si avvicinano alla porta.

OTELLO
(A Iago) Alfiere, guidali; tu conosci il posto.

Escono Iago e i servitori.

E nell'attesa, con quella sincerità con cui confesso al cielo i miei peccati racconterò alle vostre sagge orecchie come ho conquistato l'amore della bella signora, e lei il mio.

IL DOGE
Racconta, Otello.

OTELLO
Suo padre mi amava, spesso mi invitava, e mi chiedeva sempre di narrargli la storia della mia vita, di anno in anno; le battaglie, gli assedi, le vittorie che ho passato.
Io raccontavo, dagli anni dell'infanzia fino ai giorni presenti; narravo di disastri ed emozionanti avventure per mare e terra, di quando per un pelo ero sfuggito a imminenti pericoli di morte, caduto in mano al nemico arrogante e venduto in schiavitù; del riscatto e di tutte le mie peregrinazioni. E così ebbi modo di parlare di antri immensi e deserti sconfinati, di cave petrose, rocce e monti che svettano nel cielo; e dei cannibali, che mangiano altri uomini, degli antropofagi e di quelli che han la testa nel petto.
Desdemona era ansiosa d'ascoltare e quando si doveva allontanare per le faccende di casa, le sbrigava in fretta per tornare a divorare avidamente le mie parole. Io me ne accorsi, e colsi modo e momento opportuno perché con tutto il cuore mi pregasse di narrarle estesamente il mio peregrinare che lei aveva sentito solo a brani, di tanto in tanto. Io acconsentii, e spesso le strappavo qualche lacrima narrandole le traversie subite in gioventù.

Conclusa la mia storia, trasse sulle mie pene un gran sospiro, giurando che era strano, molto strano, un racconto che destava pietà, molta pietà; avrebbe preferito non sentirlo, ma anche voluto essere lei quell'uomo.
Mi ringraziò e mi disse che se avevo un amico che le voleva bene, bastava insegnargli a narrare la mia storia per conquistarla. Allora le parlai; lei mi amò per le mie pene passate, ed io l'amai perché ne provò pena. La magia da me usata è tutta qui.
Ecco, lei stessa può testimoniarvelo.

Entrano Desdemona, Iago, servitori.

IL DOGE
Questo racconto avrebbe conquistato anche mia figlia. Buon Brabanzio, cercate di sistemare al meglio la faccenda; è preferibile usare armi spuntate che non le nude mani.

BRABANZIO
Vi prego di ascoltarla.

Se ammette che è stata lei a indurlo a corteggiarla, ch'io sia dannato se accuso ancora il Moro!
Avvicinatevi, dolce signora; a chi di questa nobile accolta dovete più obbedienza?

DESDEMONA
Nobile padre, il mio dovere è qui diviso in due; a voi mi legano nascita ed educazione, e nascita ed educazione mi insegnano a rispettarvi. Voi siete il mio signore, essendo io finora vostra figlia.
Ma qui c'è mio marito; e la stessa obbedienza che vi mostrò mia madre, anteponendovi al padre suo, io devo dichiarare di dovere al Moro mio signore.

BRABANZIO
Addio, che altro? Agli affari di stato, Vostra Grazia.
Meglio adottare che generare figli. Vieni qui, Moro; ti do con tutto il cuore ciò che se già non te lo fossi preso, con tutto il cuore ti rifiuterei.
Per causa tua (mia gioia) in cuore mi rallegro di non aver altri figli; la tua fuga me li farebbe costringere in ceppi, da tiranno. Ho finito, mio signore.  

IL DOGE
E allora io parlerò per voi, emettendo un giudizio sentenzioso che come una scala al vostro affetto riconduca questi due innamorati.
Se non c'è rimedio, finiscono le pene,
vedendo che il peggio ha tolto ogni speme.
Piangere un malanno già passato
è chiamarsene un altro sul capo.
Ciò che la sorte toglie non ha difesa,
sopportarlo irride la sua offesa.
Il derubato che ci ride su, deruba il ladro stesso;
indulgere a un vano dolore è derubar se stesso.

BRABANZIO
Così se Cipro al Turco abbandoniamo
e ci ridiamo su, non lo perdiamo;
accetta di buon grado la sentenza chi sopporta
solo la consolazione ch'essa gli porta;
ma ne sente tutto il peso ed il bruciore
chi con poca pazienza s'abbandona al dolore.
Queste sentenze, siano esse dolci o amare,
essendo a doppio taglio, posson equivocare.
Ma le parole volano, e non ho mai sentito
che dall'orecchio si curi il cuor ferito.
Vi supplico, agli affari di stato.

IL DOGE
Il Turco con una potente flotta dirige su Cipro.
Otello, voi conoscete bene le fortificazioni dell'isola, e sebbene ci sia già là un rappresentante di riconosciuta capacità, pure l'opinione pubblica, arbitra assoluta nelle decisioni, vede in voi l'uomo più indicato.
Dovete perciò rassegnarvi a offuscare il lustro delle vostre recenti fortune con quest'impresa più ardua e rischiosa.

OTELLO
L'abitudine tiranna, nobili senatori, mi ha reso il duro giaciglio di guerra un soffice letto di piume. Mi riconosco una naturale inclinazione alle fatiche e perciò sono pronto a intraprendere questa guerra contro gli ottomani. Inchinandomi umilmente alla vostra autorità chiedo consone disposizioni per mia moglie, mezzi e privilegi, una residenza e un seguito all'altezza del suo rango.

IL DOGE
Se volete, può restare dal padre.

BRABANZIO
Io non lo desidero.

OTELLO
Nemmeno io.

DESDEMONA
Ed io neppure; non vorrei che stando da lui la mia costante presenza rinfocolasse la sua collera. Serenissimo Doge, ascoltate serenamente quanto esporrò, fate buon viso alla mia richiesta; e se la mia inesperienza...

IL DOGE
Che cosa desiderate? Parlate.

DESDEMONA
La mia aperta ribellione e lo spregio dei beni terreni proclamano al mondo che amavo il Moro per vivere con lui.
Il mio cuore è soggiogato al suo piacere. Ho visto il volto di Otello nel suo animo, e consacrai il mio essere e le mie fortune al suo onore e valore militare.
Così, miei signori, se io resto qui come imbelle tignola, e lui va in guerra, vengo privata dei riti per cui lo amo, e sarò oppressa dall'assenza del mio caro. Lasciate che lo segua.

OTELLO
Parlate, signori. Io vi scongiuro di darle il vostro assenso, e non lo chiedo per sfogare i miei appetiti o soddisfare il calore della carne - gli ardori giovanili sono in me spenti - ma per assecondare il suo desiderio.
E Dio non voglia che in cuor vostro pensiate che per la sua presenza io trascuri il grande e grave compito affidatomi. No, se i trastulli dell'alato Cupido ottenebrassero col velo della lussuria le mie azioni e percezioni, compromettendo e intaccando il mio senso del dovere, che le massaie usino come pentola il mio elmo ed i più indegni e vili oltraggi distruggano la mia reputazione!

IL DOGE
Decidete voi stesso se Desdemona resta o v'accompagna. L'attuale emergenza va fronteggiata con urgenza. Dovete partir subito.

DESDEMONA
Questa notte stessa, mio signore?

IL DOGE
Questa notte.

OTELLO
Sono pronto.

IL DOGE
Domattina alle dieci ci ritroviamo qui. Otello, lasciate uno dei vostri ufficiali che vi porterà le nostre istruzioni e le altre cose di qualità e valore che vi competono.

OTELLO
Col vostro permesso, il mio alfiere; uomo onesto e di fiducia.
Alla sua scorta affiderò mia moglie, e le altre cose che Vostra Grazia riterrà necessario inviarmi.

IL DOGE
Sia così.

Buona notte a tutti; e, nobile signore, e se virtù e bellezza vanno assieme, vostro genero è più bianco che nero.

PRIMO SENATORE
Addio, valoroso Moro. Trattate bene Desdemona.

BRABANZIO
Tienila d'occhio, Moro, o vedrai com'è; tradito il padre, può tradire anche te.

Escono il Doge, i senatori, gli ufficiali & c.

OTELLO
Sulla sua fedeltà ci gioco la mia vita.
Onesto Iago, ti affido la mia Desdemona; ti prego, tua moglie si occupi di lei, e appena possibile conducila da me.
Vieni, Desdemona, ho soltanto un'ora d'amore, d'affari e di istruzioni, da passare con te. Dobbiamo sottostare.

Escono Otello e Desdemona

RODERIGO
Iago!

IAGO
Che dici, cuor mio?

RODERIGO
Cosa credi che farò adesso?

IAGO
Be', te ne andrai a dormire.

RODERIGO
Andrò difilato ad annegarmi.

IAGO
Se lo farai, non ti amerò più. E perché mai, sciocco d'un gentiluomo?

RODERIGO
È sciocco vivere, quando vivere è un tormento; e poi, quando la morte è il nostro medico, la prescrizione è di morire.

IAGO
Che stupidaggine!
Considero il mondo da ventotto anni e da quando so distinguere un favore da un'ingiuria non ho mai trovato un uomo che sappia amare se stesso. Prima di dire che vado ad affogarmi per una pollastra mi cambierei in babuino.

RODERIGO
Che dovrei fare? Lo confesso, innamorarsi così è una vergogna, ma non ho l'animo di porvi rimedio.

IAGO
L'animo? Un corno! Essere questo o quello dipende solo da noi.
Il nostro corpo è un giardino, e la nostra volontà è il giardiniere.
Se vogliamo piantarvi ortiche o seminarvi lattuga, farvi crescere l'issopo o estirparvi il timo, mettervi un solo genere di erbe o molte specie, tenerlo sterile per ozio o renderlo fertile col lavoro, il potere e la capacità correttiva sono nella nostra volontà.
Se la bilancia della nostra vita non avesse il piatto della ragione per equilibrare quello della sensualità, i bassi istinti della nostra natura ci porterebbero ai più assurdi esperimenti. Ma la ragione raffredda i nostri bollenti appetiti, le passioni carnali, la sfrenata lussuria; perciò quello che si chiama amore non è altro che una talea o un pollone.

RODERIGO
Impossibile.

IAGO
Non è che una fregola del sangue e un dar sfogo alla lussuria.
Su, sii uomo. Affogarti? Affoga i gattini e i cuccioli ciechi.
Io mi professo tuo amico, e mi dichiaro legato al tuo merito con gomene forti e tenaci.
Mai come ora posso esserti d'aiuto. Metti denaro nella borsa aggregati a questa spedizione, sfigurati il volto con una falsa barba; metti denaro nella borsa, dico.
Non può essere che Desdemona continui ad amare il Moro...
metti denaro nella borsa... né lui, lei.
È stato un violento inizio, e vedrai una fine corrispondente; metti denaro nella borsa. Le voglie dei mori sono volubili... riempi la borsa di denaro.
Il cibo che ora gli è gustoso come zuccherini, gli sarà presto amaro come l'assenzio. Saziatosi del suo corpo, lei si accorgerà del proprio errore; vorrà cambiare, vorrà cambiare. Perciò rifornisci la borsa. Se proprio vuoi dannarti fallo in modo più delicato che annegandoti. Raccatta tutto il denaro che puoi. Se il rituale e fragile vincolo fra un barbaro errabondo e una smaliziata veneziana non sarà troppo forte per il mio ingegno e tutta la tribù dell'inferno, te la godrai. Perciò raccogli denaro.
Altro che annegarti, non se ne parla nemmeno. Meglio finire impiccato per averla goduta che annegarti per non averla avuta.

RODERIGO
Realizzerai le mie speranze?

IAGO
Puoi star sicuro... Su, a trovar denaro...
Ti ho detto spesso e te lo ripeto ancora; io odio il Moro.
La mia causa ha validi motivi, e altrettanto la tua; uniamoci dunque nella vendetta contro di lui.
Se riesci a farlo becco, procurerai goduria a te e un bel gusto a me. Il tempo è gravido di molti eventi da partorire.
Marsch! Su, va' a procurarti il denaro. Ne riparleremo domani; addio.

RODERIGO
Dove ci incontreremo domani mattina?

IAGO
Nel mio alloggio.

RODERIGO
Ci sarò di buon'ora.

IAGO
Su, va', addio... hai sentito, Roderigo?

RODERIGO
Che cosa?

IAGO
Basta coi suicidi, hai sentito?

RODERIGO
Sono cambiato.

IAGO
Su, va'; addio! Riempi bene la borsa.

Esce Roderigo.

Come sempre, farò che l'idiota paghi le spese.
Profanerei la conoscenza che ho del mondo se perdessi tempo con un tale allocco senza trarne svago e guadagno. Io odio il Moro, e si dice che fra le mie lenzuola abbia fatto le mie veci. Non so se è vero...
Eppure il semplice sospetto a me basta quanto la certezza. Egli ha stima di me; tanto più facile mi sarà raggirarlo. Cassio è un bell'uomo; vediamo un po', soffiargli il posto e attuare il mio piano con un doppio tiro... ma come, come? Vediamo un po', dopo un certo tempo potrei insinuare nell'orecchio di Otello che si prende confidenze con sua moglie.
Ha un bel fisico e una disposizione che legittima il sospetto, da tentar le donne.
Il Moro è d'indole franca e leale, ritiene onesto chiunque tale appaia e si farà docilmente menare per il naso come un asino... È fatta, ha preso corpo. Ora la notte e l'inferno tenebroso daranno alla luce questo parto mostruoso.

Esce.

OTELLO - 1602/1605

atto secondo - scena prima

 

Un porto di Cipro. Luogo aperto vicino al molo. Entrano Montano e due altri gentiluomini.

MONTANO
Che si vede in mare dal promontorio?

PRIMO GENTILUOMO
Nulla; i flutti s'impennano alti e fra mare e cielo non si vede una vela.

MONTANO
Il vento infuria anche sulla terraferma; mai raffiche così forti si sono abbattute sui nostri bastioni. Il mare è così grosso che le navi, su cui si rovesciano montagne, finiranno per sfasciarsi... Che ne verrà?

SECONDO GENTILUOMO
La flotta dei turchi sarà dispersa; stando sul lido che fa da baluardo i marosi respinti sferzano le nubi, e sollevati dal vento i cavalloni, inarcando irte e mostruose criniere, sembrano inondare il Carro ardente e subissare le due stelle a guardia della polare. Io non ho mai visto tale sconvolgimento d'irati flutti.

MONTANO
Se la flotta turca non è protetta in rada, è colata a picco; cavarsela sembra impossibile.

Entra un terzo gentiluomo.

TERZO GENTILUOMO
Novità, signori! La guerra è finita; la terribile tempesta ha tramortito il Turco sventando il suo piano. Un altro vascello veneziano ha visto naufragio e distruzione di quasi tutta la sua flotta.

MONTANO
Davvero?

TERZO GENTILUOMO
La nave, una veronese, è approdata qui; Michele Cassio, il luogotenente del valoroso Otello, è sceso a terra; il Moro stesso dirige su Cipro con pieni poteri.

 

MONTANO
Ne sono lieto; è un ottimo comandante.

TERZO GENTILUOMO
Ma benché sollevato per la rovina dei turchi, Cassio si mostra preoccupato e prega per la salvezza del Moro; una brutta e violenta tempesta li ha separati.

MONTANO
Dio lo salvi! Sono stato ai suoi ordini e comanda come un vero soldato.
Andiamo al molo, sia per veder la nave appena giunta, sia per scrutar l'arrivo del valoroso Otello, finché il mare e l'azzurro del cielo non si confondano.

TERZO GENTILUOMO
Su, andiamo; ad ogni istante potrebbe arrivare un'altra nave.

Entra Cassio.

CASSIO
Grazie ai prodi di quest'isola guerriera che sostengono il Moro; e Dio l'assista contro la furia degli elementi. Io l'ho perso su un mare in tempesta.

MONTANO
Ha una buona nave?

CASSIO
È di solide assi e il suo pilota ha fama d'uomo abile ed esperto; perciò le mie speranze, non ferite a morte, possono arditamente riprendersi.

Da dentro: "Una vela, una vela, una vela!"

Entra un messo.

CASSIO
Che grida son queste?

MESSO
La città s'è svuotata e sulla riva s'affolla gente che grida "Una vela!"

CASSIO
La speranza mi dice che è il governatore.

Colpo di cannone.

SECONDO GENTILUOMO
Sparano salve di saluto; sono amici.

CASSIO
Vi prego, signore, andate anche voi e assicurateci di chi è arrivato.

SECONDO GENTILUOMO
Sarà fatto.

Esce.

MONTANO
Ma, buon luogotenente, il vostro generale si è sposato?

CASSIO
Felicemente; ha conquistato una donna che sfida ogni descrizione e la fama più eccelsa; una che supera gli svolazzi delle penne più magniloquenti, e nell'essenza della sua forma creata mirabilmente eccelle.

Entra il secondo gentiluomo.

Chi è arrivato?

SECONDO GENTILUOMO
Un certo Iago, alfiere del generale.

CASSIO
Il favor della fortuna gli ha dato le ali; le tempeste, i marosi, i venti scatenati, gli scogli sommersi e i banchi di sabbia - in agguato sott'acqua per tradire la carena ignara del pericolo - quasi per senso di beltà rinnegano la loro natura letale per far passare incolume la divina Desdemona.

MONTANO
Chi è?

CASSIO
Colei di cui parlavo, la capitana del nostro grande capitano, affidata alla protezione dell'audace Iago, il cui sbarco anticipa i nostri calcoli d'una settimana... Gran Giove, proteggi Otello e gonfia la sua vela col tuo possente soffio, e che presto con la sua nave rallegri questa baia, corra fra le braccia di Desdemona, ridia vigore al nostro spirito depresso riportando serenità a tutta Cipro...

Entrano Desdemona, Iago, Emilia e Roderigo.

Guardate, il tesoro della nave è sbarcato! Inginocchiatevi, voi uomini di Cipro!
Salute, mia signora! E la grazia del cielo davanti, dietro e d'ogni parte ti circondi!

DESDEMONA
Vi ringrazio, valoroso Cassio. Quali notizie mi date del mio signore?

CASSIO
Non è ancora arrivato, ma si sa che è salvo e in procinto di arrivare.

DESDEMONA
Ah, mi preoccupa... come vi siete separati?

Da dentro: "Una vela, una vela!"

CASSIO
La grande contesa fra mare e cielo ci ha separati; ma udite, una vela!

 

Colpo di cannone.

SECONDO GENTILUOMO
Salutano la cittadella; amici anche questi.

CASSIO
Non c'è da sbagliarsi.
Siate il benvenuto, alfiere; (A Emilia) e voi, signora.
Non perdete la pazienza, buon Iago, se mi sprofondo in cerimonie; per educazione sono portato a sfoggiare cortesie.
Bacia Emilia.

IAGO
Signore, se delle sue labbra vi desse quanto dà a me della sua lingua ne avreste in abbondanza.

DESDEMONA
Ma se non parla mai!

IAGO
Ahimè, anche troppo; specie quando io ho voglia di dormire.
Be', al vostro cospetto, lo ammetto, frena la lingua e rimbrotta col silenzio.

EMILIA
Non hai motivo di dir così.

IAGO
Su, su; fuor di casa siete modelli di virtù, in salotto, campane; gatte selvatiche in cucina; sante se offendete e diavoli se offese; vi gingillate nelle faccende di casa, e vi date da fare a letto.

DESDEMONA
Ah, che calunniatore!

IAGO
No, no; è così, o io sono un turco. Da alzate, giocate, e a letto lavorate.

EMILIA
Non sarai tu a scrivere il mio elogio.

IAGO
Ah, no.

DESDEMONA
Che scriveresti di me per elogiarmi?

IAGO
Oh, gentile signora, non cimentatemi, io sono un gran criticone.

DESDEMONA
Su, provaci... Qualcuno è andato al porto?

IAGO
Sì, signora.

DESDEMONA
Non sono tranquilla, ma inganno l'ansia fingendo il contrario... su, come mi elogeresti?

IAGO
Ci sto pensando, ma ahimè le parole mi escono dalla zucca come il vischio si stacca dal panno; mi stracciano il cervello e tutto il resto. Ma la mia Musa ha le doglie ed ecco il parto.
Se è bella, bionda e assennata, con senno la sua bellezza avrà sfruttata.

DESDEMONA
Ben detto! E se è mora e giudiziosa?

IAGO
Se è mora e ha per di più giudizio, si troverà un bianco che le faccia il servizio.

DESDEMONA
Di male in peggio.

EMILIA
E se è bionda e sventata?

IAGO
Non c'è bionda che sia sventata; la mercede della sua sventatezza sarà un erede.

DESDEMONA
Sono vecchi e stupidi paradossi per far ridere gli stolti all'osteria.

Che miserabile elogio hai per chi è brutta e sventata?

IAGO
Non ce ne sono di brutte e sventate che non facciano quanto le belle e sventate.

DESDEMONA
Ah, profonda ignoranza! Sai lodare meglio il peggio.
Ma che elogio attribuiresti a una donna veramente meritevole?
A una che con l'autorità del suo merito avesse giustamente l'avvallo degli stessi maligni?

IAGO
La donna che fu sempre bella e mai orgogliosa,
sciolta di lingua, ma non rumorosa;
che sdegnò il lusso nonostante i suoi tesori
e dicendo "Ben potrei" si negò agli amori;
che, infuriata, e con la vendetta sottomano
subì il torto e rinunciò al malanimo;
tanto saggia da non far confusione
fra testa di merluzzo e coda di salmone;
che seppe pensare e non parlare,
vedersi seguita senza voltarsi a guardare;
quella fu adatta, se mai la racconti...

DESDEMONA
A che cosa?

IAGO
Ad allattare gonzi e far piccoli conti.

DESDEMONA
Ah, che conclusione sbagliata e zoppicante!
Non imparare da lui, Emilia, benché sia tuo marito. Che ne dite, Cassio, non è un consigliere ribaldo e licenzioso?

CASSIO
È uno che va al sodo, signora, da apprezzarsi più come soldato che come letterato.

IAGO (A parte)
La prende per mano! Sì, benissimo; bisbiglia, dai.
Una rete impalpabile come questa irretirà quel moscone di Cassio. Sì, sorridile, avanti. Ti impanierò nella tua stessa galanteria. Dici il vero, è proprio così.
Se saranno giochetti come questi a spogliarti del grado di luogotenente rimpiangerai di aver mandato bacetti con la punta delle dita così spesso, cosa che galantemente finirai per fare anche adesso.
Benissimo, bel baciamano, che inchino perfetto! Va proprio bene così.

Ancora bacetti con la punta delle dita? Meglio per te se fossero siringhe da clisteri...

Squilli di tromba da dentro.

Il Moro! Conosco i suoi squilli.

CASSIO
È lui!

DESDEMONA
Andiamogli incontro per riceverlo.

Entrano Otello e il seguito.

CASSIO
Eccolo che arriva!

OTELLO
O mia bella guerriera!

DESDEMONA
Mio caro Otello!

OTELLO
Mi dà tanta meraviglia quanta gioia vederti qui prima di me. O anima mia, se è sempre questa la quiete dopo la tempesta che i venti infurino fino a destare i morti e la nave sconquassata s'arrampichi su montagne d'acqua alte come l'Olimpo, e risprofondi come dal cielo all'inferno.
Se fosse ora l'ora di morire, sarebbe il momento più felice; così completa è (temo) la mia gioia, che nulla d'eguale può avere in serbo l'ignoto destino.

DESDEMONA
Voglia il cielo che il nostro amore e la nostra gioia crescano con gli anni.

OTELLO
E così sia, potenze celesti!
Non so esprimere tutta la mia felicità, mi stringe alla gola, è troppa gioia; e questo, e questo siano il massimo.
(si baciano) disaccordo che incrini il nostro cuore.

IAGO (A parte)
Ah, adesso siete bene accordati, ma, sulla mia onestà, io allenterò le corde che creano questa musica!

OTELLO
Andiamo, alla rocca. La notizia, amici, è che la guerra è finita e i turchi in fondo al mare. Come stanno le vecchie conoscenze di quest'isola?
Tesoro, sarai molto benvoluta a Cipro; la gente qui mi ha sempre amato.
Mia dolcezza, parlo da sconclusionato la felicità mi ha come rimbambito.
Ti prego, buon Iago, va' tu al porto e fa' sbarcare i miei forzieri; porta il capitano alla cittadella, è valente e merita segni di rispetto. Vieni, Desdemona, ancora che gioia trovarti a Cipro.

Escono tutti tranne Iago e Roderigo.

IAGO
Tu tra poco raggiungimi al porto.
Vieni qui. Se hai coraggio - e si dice che l'amore suscita nobiltà superiore al naturale anche nell'animo dei vili, ascoltami; questa notte il luogotenente comanda il corpo di guardia. E per prima cosa ti dirò questo, che Desdemona è senza dubbio innamorata di lui.

RODERIGO
Di lui? Ma è impossibile.

IAGO
Acqua in bocca e senti bene.
Sai con che violenza Desdemona si è innamorata del Moro per le sue vanterie e i suoi racconti di favolose avventure.
Credi che l'amerà sempre per le sue ciance? Non c'è neanche da pensarci.
L'occhio va appagato; e che appagamento avrà a guardare il diavolo?
Quando il sangue s'è placato con l'atto del coito, per riaccenderlo e ridestare nuovo desiderio dopo la sazietà, occorrono un volto avvenente, congruenza d'anni, cortesia e bellezza, tutte cose che mancano al Moro.
Ora, per la mancanza di questi requisiti, la sua delicata sensibilità si sentirà ingannata, comincerà a sentir nausea, a detestare e aborrire il Moro. La natura stessa la guiderà, inducendola a scegliersi un altro. Dato questo, signor mio - ed è ipotesi naturale e inoppugnabile - chi è in situazione migliore di Cassio per godere di questa fortuna?
Un tipo dalla parlantina sciolta, perfettamente a suo agio nell'assumere un'apparenza cortese e civile per soddisfare meglio i suoi nascosti appetiti lascivi. Un tipo insinuante e sottile, uno che sa trovarsi le occasioni, capace di coniare e contraffare qualità anche se non ne ha nessuna. Inoltre, costui è bello, giovane, e ha tutte le doti che piacciono alle donne sventate e inesperte.
Un bel farabutto dalla testa ai piedi, e lei l'ha adocchiato.

RODERIGO
Non posso crederlo; ha il carattere d'una santa.

IAGO
Santa un corno! Il vino che beve è fatto d'uva. Fosse stata una santa, non si sarebbe mai innamorata del Moro. Non l'hai vista accarezzargli il palmo della mano?

RODERIGO
Sì, ma era solo per cortesia.

IAGO
Per libidine, sulla mia mano; indice e prologo a una storia di lussuria e lerci pensieri. Si sono tanto sfiorate le labbra da mescolare il fiato.

Quando ad aprire la strada sono queste intimità, segue subito l'esercizio culminante, il corpo a corpo.
Ma tu fatti guidare da me, che ti ho portato qui da Venezia. Sta di guardia stanotte, ti dirò io come muoverti.

Cassio non ti conosce; io starò nei pressi, e tu trova il modo di provocarlo o alzando la voce o mettendone in discussione la disciplina o in qualsiasi altro modo ti offra l'occasione favorevole.

RODERIGO
Va bene.

IAGO
Bada, è impulsivo e pronto alla collera, e magari può colpirti col frustino.
Provocalo a farlo, perché mi basterà a far scoppiare la rivolta a Cipro, che non sarà placata se non con la rimozione di Cassio. Così avrai la scorciatoia per i tuoi desideri grazie ai mezzi che metterò in opera per soddisfarli, e verrà profittevolmente rimosso l'impedimento che altrimenti ci sbarra la strada al successo.

RODERIGO
Farò come dici, se trovo l'occasione.

IAGO
Bravo. Troviamoci fra poco alla cittadella; devo far sbarcare i suoi bagagli. Addio.

RODERIGO
Addio.

Esce.

IAGO
Che Cassio l'ami è quanto mai credibile; che lei ami lui, è probabile e plausibile.
Benché io non possa soffrirlo, il Moro è uomo fedele, nobile, affettuoso; e non esito a pensare che per Desdemona si dimostrerà ottimo marito. Anch'io l'amo, non per lussuria e basta (anche se debba forse rispondere d'un simile peccato) ma in parte spinto da sete di vendetta perché sospetto che il Moro vigoroso sia saltato sulla mia sella, e il pensiero mi rode dentro come un tarlo velenoso; riuscirò a mettermi l'animo in pace solo se gli avrò reso la pariglia, moglie per moglie; e se fallisco in questo, almeno suscitando nel cuore del Moro una gelosia così forte e inguaribile con la ragione. E per ottenerlo, se questo botolino di Venezia, ch'io trattengo nella sua caccia vogliosa, si lascerà guidare a modo mio, avrò Michele Cassio alla mia mercé; al Moro lo dipingerò a lerci colori (anche lui temo sia entrato nel mio letto) e ne avrò grazie, amore e ricompense per averlo sapientemente menato per il naso e compromesso la sua pace e la sua quiete fino alla pazzia. Ecco la trama, ancor confusa; il vero volto lo si vedrà ad opera conclusa.

Esce.

Inizio pagina

OTELLO - 1602/1605

atto secondo - scena seconda

 

Stesso luogo.
Entra un gentiluomo che legge un proclama.
 

GENTILUOMO
È volontà di Otello, nostro nobile e valoroso generale, essendo giunta notizia sicura della completa distruzione della flotta turca, che il popolo esprima la sua gioia con danze, falò e quei giochi divertenti a cui ciascuno inclina; giacché, oltre alle buone notizie, si festeggiano anche le sue nozze.
Ciò per suo volere viene proclamato.
Tutti i luoghi pubblici resteranno aperti e vi è piena libertà di banchettare da quest'ora, le cinque, fino al tocco delle undici. Il cielo benedica l'isola di Cipro e il nostro nobile generale Otello!

Esce.

OTELLO - 1602/1605

atto secondo - scena terza


Sala nel castello. 
Entrano Otello, Cassio e Desdemona.

OTELLO
Cassio, state voi di guardia stanotte. Impariamo a contenerci onorevolmente senza eccedere nelle festività.

RODERIGO
Iago ha dato le istruzioni, ma anch'io vigilerò con i miei occhi.

OTELLO
Iago è onestissimo. Buona notte, Cassio, domattina presto desidero parlarvi.
Vieni, mio caro amore; fatto l'acquisto devon seguirne i frutti, e noi ancora non li abbiam goduti tutti. Buonanotte.

Escono Otello e Desdemona.
Entra Iago.

CASSIO
Benvenuto, Iago. Andiamo al posto di guardia.

IAGO
Manca ancora un'ora, luogotenente; non sono ancora le dieci.
Il nostro generale ci ha congedati così presto per amore della sua Desdemona, e non è certo da biasimare. Non l'ha ancora goduta una notte, e lei è roba degna di Giove.

CASSIO
Sì, è una dama squisita.

IAGO
E piena di voluttà, lo garantisco.

CASSIO
Invero, è creatura freschissima e delicata.

IAGO
Che occhi ha! si direbbero squilli di provocazione.

CASSIO
Invitanti, sì, ma direi modestissimi.

IAGO
E quando parla, una fanfara che chiama all'amore.

CASSIO
È la perfezione incarnata.

IAGO
Be', se la godano fra le lenzuola! ...
Venite, luogotenente, ho un boccale di vino e qui fuori c'è un gruppo di gagliardi ciprioti che han voglia di bere un bicchiere alla salute del nero Otello.

CASSIO
Non stasera, buon Iago; ho poca resistenza al bere, mi dà subito alla testa. Vorrei che la cortesia inventasse un altro modo di festeggiare.

IAGO
Oh, sono nostri amici. Solo un bicchiere; berrò io per voi.

CASSIO
Ne ho bevuto solo uno stasera, e annacquato a dovere; e già mi scombussola. Ho la disgrazia di questa debolezza, e non oso metterla ancora alla prova.

IAGO
Suvvia! È una notte di festa, e questi giovani lo desiderano.

CASSIO
Dove sono?

IAGO
Qui fuori; vi prego, chiamateli.

CASSIO
Va bene, ma non mi piace.

Esce.

IAGO
Se gli faccio bere solo un bicchiere, con quello che stasera ha già bevuto sarà pronto a ringhiare e adombrarsi come il cane della mia padroncina... E ora quello sciocco di Roderigo che l'amore ha tutto squinternato s'è già scolato in onore di Desdemona boccali su boccali, ed è di guardia.
E a tre giovani bellicosi di Cipro suscettibilissimi in punti d'onore, veri figli di quest'isola marziale, che pure questa sera sono in giro ho riscaldato il sangue con ampie libagioni.
Così, in mezzo a questo branco d'ubriachi farò che il nostro Cassio si comporti in modo da oltraggiare l'isola.

Entrano Montano, Cassio ed altri.

Ma ecco che arrivano.
Se il futuro al mio piano darà compimento la mia barca fila con la corrente e col vento.

CASSIO
Santo cielo, mi hanno già dato da bere.

MONTANO
In fede, uno piccolo; neanche una pinta sul mio onore di soldato.

IAGO
Del vino, ehilà!
(Canta)
Tintinni, tintinni il bicchiere,
Tintinni, tintinni il bicchiere;
L'uomo è un soldato
La sua vita solo un fiato,
Perciò non gli resta che bere.

Del vino, ragazzi!

CASSIO
Santo cielo, una bellissima canzone.

IAGO
L'ho imparata in Inghilterra, dove col bere ci dan dentro.
Danesi, tedeschi e panciuti olandesi - su, bevete! - non sono nulla a confronto degli inglesi.

CASSIO
L'inglese è bevitore così esperto?

IAGO
Caspita, continua a bere imperterrito quando il danese è ubriaco fradicio; non suda a far crollare il tedesco; e fa vomitare l'olandese quando ancora sta riempiendosi il boccale.

CASSIO
Alla salute del nostro generale!

MONTANO
Io ci sto, luogotenente, non mi tiro indietro.

IAGO
O dolce Inghilterra!
(Canta)
Re Stefano era un gran signore,
Una corona gli costarono i calzoni;
Un prezzo che gli parve superiore,
Perciò chiamò i sarti cialtroni.
Lui era di gran reputazione,
Mentre tu sei solo un poverello;
È l'ostentazione che rovina la nazione,
Perciò tienti stretto il vecchio mantello.

Del vino, ehilà!

CASSIO
Santo cielo, è una canzone ancor più bella dell'altra.

IAGO
Volete sentirla ancora?

CASSIO
No, perché reputo indegno della sua posizione chi si comporta così.
Be', Dio è al di sopra di tutto, e ci sono anime che devono essere salvate, e altre che non devono essere salvate.

 

IAGO
È vero, buon luogotenente.

CASSIO
Da parte mia - senza offesa per il generale o uomini di rango - io spero di essere salvato.

IAGO
Anch'io, luogotenente.

CASSIO
Sì, ma col vostro permesso, non prima di me; il luogotenente va salvato prima dell'alfiere.
Ma basta con questi discorsi; al lavoro! Dio perdoni i nostri peccati! Signori, il dovere ci chiama. Non pensiate, signori, che io sia ubriaco; questo è il mio alfiere, questa la mia mano destra e questa la sinistra. Non sono ubriaco, mi reggo bene in piedi e parlo anche bene.

TUTTI
Più che bene.

CASSIO
E allora benissimo; non pensiate che sia ubriaco.

Esce.

MONTANO
Ai bastioni, signori. Su, montiamo la guardia.

IAGO
Vedete quell'uomo che è appena uscito; è un soldato che può stare a pari di Cesare, fatto per comandare. Ma il suo vizio fa perfetto equinozio con la sua virtù; è lungo quanto l'altra. Che peccato! Temo che se un giorno lo coglie il malore la fiducia che in lui ripone Otello sconquassi l'isola.

MONTANO
Ma è spesso così?

IAGO
È sempre il prologo per andare a letto; starebbe sveglio due giri d'orologio se il vino non gli desse la ninnananna.

MONTANO
Bisognerebbe informarne il generale.
Forse non lo nota, o la sua bontà, mentre ne apprezza le virtù esteriori, non ne vede i difetti. Non è forse così?

Entra Roderigo.

IAGO (A parte)
Ebbene, Roderigo? Su, avanti, segui il luogotenente.

Esce Roderigo.

MONTANO
Ed è un peccato che il nobile Moro azzardi la carica di luogotenente su uno con tal congenita debolezza. Sarebbe onesto avvertire il Moro.

IAGO
Non sarò certo io, per questa bell'isola; io amo molto Cassio, e non so che farei per guarirlo del suo male.

Grida da dentro: "Aiuto! Aiuto!"

Ma ascoltate; che cos'è questo chiasso?

Entra Cassio, che spinge dentro Roderigo.

CASSIO
Corpo di Cristo, mascalzone, canaglia!

MONTANO
Che succede, luogotenente?

CASSIO
Un ribaldo insegnarmi il mio dovere! Lo bastonerò fino a ridurlo in poltiglia.

RODRIGO
Bastonarmi?

CASSIO
Ancora vai cianciando, farabutto?
Bastona Roderigo.

MONTANO
Buon luogotenente, vi prego, signore, trattenetevi!

CASSIO
Lasciatemi, signore, o ve lo darò sulla crapa.

MONTANO
Avanti, su, siete ubriaco.

CASSIO
Ubriaco io? Si battono.

IAGO (A parte a Roderigo)
Su, a gridare che è scoppiata una rissa!

Esce Roderigo.

Basta, luogotenente; per amor di Dio, signori, Aiuto!... Luogotenente... signore... Montano!
Aiuto, gente! che bel corpo di guardia!

Suona una campana.

Chi è che suona la campana? Diavolo, si sveglierà tutta la città. Calmatevi, luogotenente, per carità di Dio, o perderete per sempre la faccia.

Entrano Otello e gentiluomini armati.

OTELLO
Che succede qui?

MONTANO
Sanguino, Cristo, sono ferito a morte.

OTELLO
Fermi, ne va della vostra vita!

IAGO
Fermo, luogotenente... Montano... signori, avete dimenticato dovere e posizione?
Fermi, vi parla il generale; basta, basta, vergogna!

OTELLO
Insomma! Com'è sorto questo subbuglio?
Siam diventati turchi, e a noi stessi facciamo ciò che il cielo ha impedito di fare agli ottomani? Su, da cristiani, finitela con questa barbara rissa! Chi s'azzarda a toccare la spada spinto dall'ira, tiene in poco conto la sua vita; muore al primo gesto.
Fate tacere quell'orribile campana! Spaventa sconvenientemente tutta l'isola.
Che è successo, gente? Onesto Iago, tu che sembri morto di dolore, parla, te l'ordino per l'amore che mi porti; chi ha cominciato?

IAGO
Non lo so. Fino a un momento fa erano tutti amici, si comportavano come marito e moglie che si spogliano per andare a letto; e tutt'a un tratto come resi insensati da un pianeta snudano le spade e si avventano l'uno sull'altro con furia sanguinaria.
Non so chi abbia cominciato la furiosa rissa e vorrei aver perso in un'impresa gloriosa le gambe che mi ci hanno portato nel bel mezzo!

OTELLO
Com'è, Cassio, che avete perso la testa?

CASSIO
Perdonatemi, vi prego, non lo so.

OTELLO
Nobile Montano, siete sempre stato persona civile; tutti conoscono la vostra serietà e probità da giovane, e il vostro nome viene elogiato anche dai censori più severi. Perché rovinate così la vostra reputazione e sperperate il buon nome passando per notturno attaccabrighe? Rispondetemi.

MONTANO
Nobile Otello, sono in fin di vita; può informarvi Iago, vostro ufficiale - io risparmio il fiato, stento a parlare - di tutto quel che so; e so che questa sera non ho detto o fatto nulla di scorretto, sempre che badare a se stessi talora non sia un vizio, e un peccato difendersi quando si è assaliti.

OTELLO
Per il cielo, il sangue mi sta dando alla testa e annebbiandomi la mente, l'ira minaccia di travolgermi. Se mi muovo, per Dio, o alzo un braccio, i migliori di voi sprofonderanno sotto il mio corruccio.
Ditemi com'è nata questa rissa disgustosa e chi l'ha provocata; il colpevole, foss'anche per nascita mio fratello gemello, è perduto. Ma come, in una città in guerra, in subbuglio, con la gente piena di paura, indulgere a risse private e personali di notte, e proprio nel corpo di guardia?
È mostruoso, Iago, chi ha cominciato?

MONTANO
Se per parzialità o spirito di corpo alteri la verità, non sei un soldato.

IAGO
Mi toccate sul vivo. Mi farei tagliare la lingua prima di offendere Cassio. Ma son persuaso che dire il vero non gli farà torto. È andata così, generale; mentre Montano ed io conversavamo arrivò un tipo che invocava aiuto, inseguito da Cassio con la spada in pugno pronto ad ucciderlo. Questo gentiluomo interviene per tentare di fermarlo mentre io inseguivo quello che gridava, ché con le sue grida - com'è avvenuto - non mettesse in subbuglio la città.
Costui, lesto di gamba, mi sfuggì, e io tornai indietro, tanto più che sentivo il cozzare delle spade e le imprecazioni di Cassio, che prima non avevo mai sentito. Al mio ritorno, di lì a poco, li trovai ingaggiati in un corpo a corpo, così com'erano quando voi stesso li avete separati. Di più non so riferirvi; gli uomini sono uomini, e anche i migliori talvolta perdono la testa. Sebbene Cassio gli abbia fatto un piccolo torto (nell'ira si colpisce anche colui che ci sta più a cuore) certamente Cassio avrà subìto da quello che scappava un grave insulto che non poté ingoiare.

OTELLO
So che la tua onestà e il tuo amore, Iago, minimizzano e attenuano la colpa di Cassio. Cassio, io ti voglio bene, ma non sarai più il mio luogotenente.

Entra Desdemona con altri.

Guarda, anche la mia dolce amata è stata destata! Servirai da esempio.

DESDEMONA
Che succede?

OTELLO
Ora tutto è risolto, amore; ritorniamo a letto. Montano, curerò io stesso le vostre ferite. Conducetelo via.

Montano viene portato via.

Iago, perlustra bene la città e tranquillizza chi si è allarmato per questa ignobile rissa. Vieni, Desdemona, è destino del soldato nel cuore del dolce sonno esser svegliato.

Escono tutti tranne Iago e Cassio.

IAGO
Ma siete ferito, luogotenente?

CASSIO
Sì, e chirurgo non mi può guarire.

IAGO
Dio non voglia!

CASSIO
La reputazione, la reputazione, ho perso la mia reputazione!
Ho perso la parte immortale di me stesso; resta solo la parte bestiale! La mia reputazione, Iago, la mia reputazione!

IAGO
Sulla mia onestà, credevo che vi avessero ferito al corpo, più sensibile a questo che non la reputazione. La reputazione è un ozioso e falso attributo, spesso ottenuta senza merito, e senza meritarlo, perduta.
Non avete affatto perso la reputazione, a meno che non lo reputiate voi stesso. Diamine! ci sono modi per riconquistare il generale. Siete stato allontanato in un momento d'ira, una punizione dovuta più a opportunismo che a malevolenza, come quando si bastona un cane innocuo per intimidire un leone minaccioso.
Supplicatelo, e sarà vostro.

CASSIO
Supplicherei d'essere disprezzato piuttosto che ingannare un comandante così buono con un ufficiale così irresponsabile, ubriacone e scervellato.
Ubriaco? e dire scempiaggini, attaccar briga, fare il gradasso, imprecare? E scambiar vuote ciance con la propria ombra? O invisibile spirito del vino, se non possiedi un nome, ti chiameremo demonio!

IAGO
Chi era che inseguivate con la spada? Che cosa vi aveva fatto?

CASSIO
Non lo so.

IAGO
Com'è possibile?

CASSIO
Ricordo mille cose, ma nulla distintamente; un litigio, ma non il motivo.
O Dio, come si fa a mettersi un nemico in corpo che ti ruba il cervello? Come possiamo con festività, divertimenti, goduria e sollazzi trasformarci in bestie?

IAGO
Be', ma adesso state abbastanza bene. Come vi siete ripreso?

CASSIO
Il demone dell'ubriachezza si è compiaciuto di cedere il posto al demone dell'ira; un vizio me ne mostra un altro, per farmi francamente disprezzare me stesso.

IAGO
Su, siete un moralista troppo severo.
Dato il momento, il luogo e l'attuale situazione del paese, avrei preferito di cuore che non fosse successo; ma visto che è successo, fate in modo di rimediare per il vostro bene.

CASSIO
Gli chiederò di restituirmi la carica, e lui replicherà che sono un ubriacone.
Avessi tante bocche quante ne ha l'Idra, tale risposta le zittirebbe tutte.
Essere un uomo sensato, di lì a poco uno sciocco e tutt'a un tratto una bestia! Ogni bicchiere di troppo è maledetto, e il suo contenuto diabolico.

IAGO
Su, su, il buon vino è uno spirito buono e familiare, se ben usato; basta biasimarlo.
Bene, luogotenente, io credo che sappiate che vi amo.

CASSIO
Ne ho avuta la prova, signore... io ubriaco!

IAGO
A voi e a qualsiasi altro mortale può capitare di ubriacarsi una volta; vi dirò io che fare... La moglie del generale è ora il vero generale. Posso dirlo visto che lui si è votato e dedicato alla contemplazione, osservazione ed elencazione delle sue virtù e delle sue grazie. Apritevi liberamente con lei, implorate il suo aiuto per farvi reintegrare. Ha un'indole così generosa, buona, affabile e altruista, che ritiene una mancanza di bontà non far di più di quanto le viene chiesto.
Pregatela di steccare lei la frattura fra voi e suo marito, e scommetto tutte le mie ricchezze contro una bazzecola che questa rottura finirà per accrescere più di prima il vostro affetto.

CASSIO
Mi consigliate bene.

IAGO
Lo giuro con affetto sincero e onesta amicizia.

CASSIO
Non ho riserve, e domattina presto implorerò la virtuosa Desdemona di intercedere per me.
Se mi andrà storta, la mia sorte sarà disperata.

IAGO
Avete ragione. Buona notte, luogotenente, devo riprendere la guardia.

CASSIO
Buonanotte, onesto Iago.

Esce.

IAGO
E chi potrà dire che faccio lo scellerato se il consiglio che gli do è generoso, onesto e ragionevole, e anzi il mezzo per riconquistare il Moro? È facilissimo convincere l'arrendevole Desdemona a sostenere una causa onesta. È generosa come i liberi elementi, e per una sua supplica il Moro è disposto a rinunciare al battesimo, a tutti i simboli e sigilli della redenzione; tanto avvinto al suo amore è il suo animo, che lei può fare e disfare a piacimento, e la voglia di lei la fa da padrone sulla sua debole disposizione.
Come mi si può dunque dire scellerato se consiglio a Cassio la via diretta per il suo bene? Ah, teologia infernale! Quando istigano ai più neri peccati i diavoli dapprima li presentano con apparenze celestiali, come faccio io. E mentre questo onesto sciocco sollecita Desdemona di riacquistargli favore e lei difende con calore la sua causa, io al Moro verso questo veleno nell'orecchio; che lei chiede il reintegro di Cassio per soddisfare con lui le proprie voglie; e quanto più si adopera per il suo bene tanto più si screditerà col Moro.
Così trasformerò la sua virtù in nera pece, e della sua bontà farò la rete per impastoiarli tutti.

Entra Roderigo.

Che cosa c'è, Roderigo?

RODERIGO
In questa caccia io seguo gli altri, non come il bracco di punta, ma come uno che sta nella muta. Ho speso quasi tutto il mio denaro, stasera mi hanno bastonato a dovere, e penso che alla fine, dopo tante fatiche, mi resterà solo l'esperienza e perciò me ne ritornerò a Venezia a secco di denaro e con un po' più di senno.

IAGO
Poveraccio è chi non ha pazienza!
La ferita si sana gradualmente. Sai che noi non usiamo la magia ma l'intelligenza, e a questa occorre tempo. Non va bene? Cassio te le ha date, e tu in cambio d'un piccolo livido lo hai incastrato. Altre cose maturano sotto il sole, ma i primi a maturare sono i frutti dei fiori già sbocciati. Per ora accontentati. Caspita, è già mattina; piacere e azione fanno volare il tempo.
Ritirati, torna al tuo alloggio, su, via; presto ne saprai di più. Su, vai, vai.

Esce Roderigo

Restan da far delle cose. Mia moglie deve intenerire la padrona su Cassio; la istruirò io.
Io intanto prenderò da parte il Moro e farò in modo che sorprenda Cassio che importuna la moglie. Sì, ecco la via; da percorrere senza indugio, con energia.

Esce.

OTELLO - 1602/1605

atto terzo - scena prima


Davanti al castello. Entrano Cassio, musici e il Clown.

CASSIO
Suonate qui, maestri; la vostra fatica sarà ricompensata. Qualcosa di breve, una sorta di "Buon giorno, generale".

Suonano.

CLOWN
Embè, maestri, son stati a Napoli i vostri strumenti, che parlano così col naso?

PRIMO MUSICO
Come sarebbe, signore?

CLOWN
Di grazia, non sono strumenti a fiato?

PRIMO MUSICO
Sì, signore.

CLOWN
E allora sopra ci penzola una coda.

PRIMO MUSICO
Dove ci penzola una coda?

CLOWN
Caspita, sopra a molti strumenti a fiato che conosco.
Ma eccovi dei soldi, maestri; e il generale ama tanto la vostra musica che, per amor suo, vi prega di smetterla con questo rumore.

PRIMO MUSICO
Smettiamo, signore, smettiamo.


CLOWN
Se avete della musica che non si sente, continuate pure; ma, come dicono, al generale sentir musica non piace mica molto.

PRIMO MUSICO
Non ne abbiamo, di questa musica, signore.

CLOWN
Allora rimettete le pive nel sacco, io me ne vado. Su, via, svanire, svanire!

Escono i musici.

CASSIO
Ehi, mi senti, onest'uomo?

CLOWN
No, non vi sento onest'uomo; sento voi.

CASSIO
Ti prego, basta spiritosaggini; eccoti una monetina d'oro.
Se la dama di compagnia della moglie del generale è in piedi, dille che un certo Cassio vorrebbe scambiare qualche parola con lei. Vuoi farlo?

CLOWN
È in piedi, signore; e se volgo i piedi di qui, vedrò ben di notificarglielo.

Entra Iago.

CASSIO
Mi raccomando, buon amico.

Esce il Clown.

Proprio a proposito, Iago.

IAGO
Non siete ancora andato a letto?

CASSIO
No, era già mattina quando ci siam lasciati. Ho avuto l'ardire, Iago, di chiedere di vostra moglie . Voglio pregarla di procurarmi accesso alla virtuosa Desdemona.

IAGO
Ve la manderò subito, e troverò il modo di allontanare il Moro, ché con più agio e più libertà possiate trattare dei vostri affari.

CASSIO
Ve ne ringrazio umilmente.

Esce Iago

Non ho mai conosciuto un fiorentino più buono e onesto.

Entra Emilia.

EMILIA
Buon giorno, luogotenente. Mi rincresce per la vostra disgrazia, ma tutto si aggiusterà, sicuramente. Il generale ne sta parlando con sua moglie, e lei vi difende con calore. Il Moro replica che colui che avete ferito è conosciuto e bene imparentato a Cipro e che per previdenza ha dovuto licenziarvi; ma dichiara di amarvi, e non gli occorre altra intercessione del suo affetto per cogliere al volo l'occasione propizia di reintegrarvi nella carica.

CASSIO
Tuttavia vi prego, se vi sembra opportuno e fattibile, datemi il modo di scambiare una parola da solo con Desdemona.

EMILIA
Entrate, vi prego, farò in modo di darvi l'occasione di aprirle il vostro cuore.

CASSIO
Vi sono molto obbligato.

Escono.

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OTELLO - 1602/1605

atto terzo - scena seconda


Stesso posto.
Entrano Otello, Iago e altri gentiluomini.

OTELLO
Da' questa lettera al pilota, Iago, e che porti i miei omaggi al Senato.
Fatto questo, ispezionerò le fortificazioni, tu raggiungimi là.

IAGO
Agli ordini, signore.

OTELLO
Signori, vogliamo visitare le fortificazioni?

GENTILUOMINI
Agli ordini di Vostra Signoria.

Escono.

OTELLO - 1602/1605

atto terzo - scena terza


Stesso posto.
Entrano Desdemona, Cassio e Emilia.

DESDEMONA
Sta tranquillo, buon Cassio, farò tutto il possibile per te.

EMILIA
Ve ne prego, signora; vi assicuro che mio marito se ne duole come se riguardasse lui stesso.

DESDEMONA
Oh, è un uomo onesto. Non dubitate, Cassio, farò che voi e il mio signore ritorniate amici come prima.

CASSIO
Generosa signora, qualsiasi cosa accada a Michele Cassio sarà sempre il vostro fedele servitore.

DESDEMONA
Ve ne ringrazio. Voi amate il mio signore, lo conoscete da tempo, e state certo che il suo estraniamento da voi è soltanto questione di politica.

CASSIO
Sì, ma, signora, quella politica può durare troppo a lungo, nutrirsi d'una dieta liquida e leggera, o rafforzarsi per circostanze casuali, sicché in mia assenza e con un altro in carica il generale potrebbe scordare il mio affetto e i miei servigi.

DESDEMONA
Non temere. Qui davanti a Emilia ti garantisco che riavrai il tuo posto. Sta sicuro, se faccio una promessa ad un amico, la manterrò fino in fondo. Al mio signore non darò tregua, lo terrò sveglio e malleabile, parlerò fino a fargli perder la pazienza; gli terrò lezione a letto, a tavola gli farò da confessore, in ogni sua attività infilerò la tua difesa. Perciò allegro, Cassio; il tuo avvocato preferirà morire prima che la tua causa debba languire.

Entrano Otello e Iago.

EMILIA
Signora, arriva il padrone.

CASSIO
Prendo congedo, signora.

DESDEMONA
Resta a sentire che gli parlo.

CASSIO
Non ora, signora; sono a disagio, inabile al mio scopo.

DESDEMONA
Come volete.

Esce Cassio.

IAGO
Ah, non mi piace.

OTELLO
Cosa dici?

IAGO
Nulla, generale; cioè... non so.

OTELLO
Non era Cassio che salutava mia moglie?

IAGO
Cassio, signore?... No, non vedo perché se la svignerebbe come un colpevole al vostro arrivo.

OTELLO
Credo che fosse lui.

DESDEMONA
Ebbene, mio signore? Stavo proprio parlando con uno venuto a supplicare, uno che langue per il vostro sfavore.

OTELLO
A chi vi riferite?

DESDEMONA
Al vostro luogotenente, a Cassio. Buon signore, se ho grazia o potere per smuovervi, riconciliatevi con lui.
Se non è uno che vi ama di cuore, che sbaglia per ignoranza, non di proposito, non so riconoscere un volto onesto. Ti prego, richiamalo.

OTELLO
Se n'è appena andato?

DESDEMONA
Sì, e così umiliato che mi ha lasciato un po' del suo dolore da condividere. Richiamalo, amor mio.

OTELLO
Non ora, dolce Desdemona; un'altra volta.

DESDEMONA
Ma sarà presto?

OTELLO
Sì, presto, per te, dolcezza.

DESDEMONA
Questa sera a cena?

OTELLO
No, non questa sera.

DESDEMONA
Domani a pranzo?

OTELLO
Non sarò a casa. Ho un incontro coi capitani al forte.

DESDEMONA
Domani sera, allora, o martedì mattina, a mezzogiorno, o a sera; oppure mercoledì mattina. Ti prego, di' tu quando, ma sia entro tre giorni. È davvero pentito, e la sua colpa, a guardar bene (anche se in guerra l'esempio deve venire dall'alto, come dicono) è di quelle a cui basta una reprimenda. Quando potrà venire?
Ditemi, Otello. Mi chiedo in cuore cosa potreste chiedermi che io rifiuterei o vi farei tanto sospirare. Ma come? Michele Cassio che vi accompagnava quando mi corteggiavate, e tante volte se parlavo di voi per denigrarvi ha preso le vostre parti... ed ora tante storie per riabilitarlo? Io sono pronta...

OTELLO
Basta, ti prego. Venga quando vuole non ti negherò nulla.

DESDEMONA
Ma non vi chiedo molto, è come pregarvi di portare i guanti, mangiare piatti nutrienti, tenervi caldo, avere cura della vostra salute. No, quando avrò davvero una richiesta per mettere alla prova il vostro amore sarà grave, ponderata, non lieve da accordare.

OTELLO
Non ti negherò nulla. E tu intanto, ti prego, lasciami un po' da solo.

DESDEMONA
Io negarvi qualcosa? Addio, mio signore.

OTELLO
Addio, mia Desdemona; sarò subito da te.

DESDEMONA
Vieni, Emilia. Voi seguite i dettami del cuore, ed io farò sempre quello che vorrete.

Escono Desdemona e Emilia.

OTELLO
Straordinaria creatura! Ch'io sia dannato se non ti amo; e quando più non ti amerò sarà di nuovo il caos.

IAGO
Nobile signore...

OTELLO
Che dici, Iago?

IAGO
Quando corteggiavate la mia signora Cassio sapeva del vostro amore?

OTELLO
Sì, fin dall'inizio. Perché lo chiedi?

IAGO
Solo per soddisfare un mio pensiero. Nulla di male.

OTELLO
Quale pensiero, Iago?

IAGO
Non pensavo che già la conoscesse.

OTELLO
Oh, sì, e spesso fu il nostro intermediario.

IAGO
Davvero?

OTELLO
Davvero? Sì, davvero. Ci vedi qualcosa di male? Non è onesto?

IAGO
Onesto, mio signore?

OTELLO
Onesto? Sì, onesto.

IAGO
Mio signore, per quanto ne so io.

OTELLO
Che cosa pensi?

IAGO
Penso, signore?

OTELLO
"Penso, signore?"Per Dio, mi fa eco, come se avesse in mente un mostro troppo orrendo per essere svelato.
Tu hai in mente qualcosa. Poco fa ti ho sentito dire che non ti piaceva quando Cassio ha lasciato mia moglie. Cosa non ti piaceva? E quando ho detto che fin dall'inizio sapeva e assecondava la mia corte, hai esclamato "Davvero?" aggrottando la fronte corrucciato come per rinserrare nel tuo cervello un'idea orribile. Se mi ami, svelami cos'hai in mente.

IAGO
Mio signore, sapete che vi amo.

OTELLO
Ne sono convinto; e sapendoti colmo d'amore e d'onestà, che prima di fiatare pesi le parole, perciò tanto più mi spaventano queste tue pause. Sono espedienti abituali in un furfante falso e sleale; ma nell'uomo giusto sono segrete indicazioni che vengono dal cuore per impulsi che sono incontrollabili.

IAGO
Per Cassio, presumo di ritenerlo onesto.

OTELLO
Lo penso anch'io.

IAGO
L'uomo dovrebbe essere quel che sembra e chi non lo è neppure dovrebbe sembrarlo.

OTELLO
Certo, l'uomo dovrebbe essere quel che sembra.

IAGO
E allora io ritengo Cassio un uomo onesto.

OTELLO
Eppure c'è qualcos'altro. Ti prego, parlami di questi tuoi pensieri, di ciò che rimugini, e per il peggior pensiero usa pure le parole peggiori.

IAGO
Scusatemi, signore; benché obbligato a fare il mio dovere non sono tenuto a ciò da cui lo schiavo è esente. Rivelare i miei pensieri! E se fossero vili e ingiusti? Dov'è il palazzo in cui talvolta non si intrufolano cose sozze? Chi ha un cuore così puro che immondi sospetti non vi tengano udienza e tribunale, dettandovi legge assieme a legittime riflessioni?

OTELLO
Tu cospiri contro il tuo amico, Iago, se pensi che gli venga fatto torto e non lo metti a parte dei tuoi pensieri.

IAGO
Vi scongiuro, magari è ingiusta la mia supposizione - tanto più che mi affligge, lo ammetto, una natura incline a sospettare il male, e la mia scrupolosa vigilanza spesso vede colpe inesistenti - e quindi non dovreste dare retta a uno che ragiona così confusamente né farvi turbare dalle mie incerte e frammentarie osservazioni. Non gioverebbe alla vostra quiete né al vostro bene, né alla mia dignità, saggezza e onestà mettervi al corrente dei miei pensieri.

OTELLO
Sangue di Cristo!

IAGO
Il buon nome, signore, è caro sia all'uomo che alla donna; è la gemma più preziosa dell'anima.
Chi mi ruba la borsa, ruba robaccia, qualcosa che vale poco o anche nulla, che era mia, ora è sua, è appartenuta a migliaia. Ma chi mi toglie il buon nome mi ruba ciò che altrui non arricchisce e rende me ben povero.

OTELLO
Per Dio, devo sapere cos'hai in mente.

IAGO
Vi è impossibile, anche se aveste il controllo del mio cuore; non lo saprete finché sarà sotto la mia custodia. Ah, guardatevi dalla gelosia, il mostro dagli occhi verdi che irride il cibo di cui si nutre. Il cornuto vive beato se, sicuro del suo fato, non ama colei che lo tradisce. Ma ah, come conta i minuti del suo tormento chi ama, dubita e sospetta e insieme spasima d'amore!

OTELLO
Quale angoscia!

IAGO
Il povero che s'accontenta è ricco.
Ma infinite ricchezze sono un magro inverno per chi teme sempre d'esser povero. Buon Dio, preserva tutti i miei cari dalla gelosia!

OTELLO
Perché, perché questo? Tu credi che io potrei sopportare la vita del geloso, inseguir sempre con sempre nuovi sospetti le fasi della luna? No, cedere al dubbio è esser già convinto. Dammi del caprone, se mi abbandonerò alle vuote e gonfiate congetture implicite nelle tue frasi.

Non mi rende geloso dire che mia moglie è bella, mangia di gusto, ama la compagnia, ha la lingua sciolta, sa cantare, suonare e ballar bene; sono solo un'aggiunta alla sua virtù. Né per la pochezza dei miei meriti avrò paure o dubbi d'un suo disgusto, perché gli occhi li aveva, e ha scelto me.
No, Iago, prima di cedere al sospetto voglio vedere; e se sospetto, voglio la prova; e avuta la prova, è tutto semplice; basta di colpo con amore o gelosia!

IAGO
Ne sono contento; ora con più franchezza potrò mostrarvi l'amore e la lealtà che ho per voi. Ecco, com'è mio dovere, sentite dunque. Non parlo ancor di prove; ma tenete d'occhio vostra moglie, osservatela bene quand'è con Cassio; non siatene né geloso né sicuro.
Non vorrei che per generosità la vostra nobile e leale natura fosse ingannata. State all'erta. Conosco bene le usanze di casa; a Venezia solo Dio sa le marachelle che mai non mostrerebbero ai mariti. Si preoccupano non di non commettere, ma di tener nascosti i lor peccati.

OTELLO
Ne sei convinto?

IAGO
Sposando voi, ha ingannato il padre; e quando sembrava tremebonda e timida di fronte ai vostri sguardi, più li amava.

OTELLO
Proprio così.

IAGO
E allora non vi basta?
Lei che così giovane finse così bene da accecare totalmente il padre, tanto che egli pensò a una malia... ma faccio male, chiedo umilmente perdono per amarvi troppo.

OTELLO
Te ne sarò per sempre grato.

IAGO
Vedo che vi ha un po' turbato l'animo.

OTELLO
No, no, per nulla.

IAGO
Temo di sì, invece. Spero che consideriate quanto ho detto dettato dall'affetto. Ma vi vedo scosso; vi prego di non forzar le mie parole a una portata o ad aperture più ampie d'un semplice sospetto.

OTELLO
No, non lo farò.

IAGO
Se così fosse, signore, il mio discorso porterebbe a un abbietto risultato a cui non pensavo. Cassio è mio amico fidato... Mio signore, vi vedo molto scosso.

OTELLO
No, non molto scosso. Non penso proprio che Desdemona non sia donna onesta.

IAGO
Viva a lungo così, e voi che lo pensate!

OTELLO
Eppure, come la natura traligna...

IAGO
Ah, ecco il punto! L'ardire con voi, ad esempio, il rifiuto dei molti bei partiti, della sua città, razza e condizione, cose a cui tende sempre la natura; be', ci si può subodorare voglie scomposte, depravazione, pensieri innaturali. Ma perdonatemi; non alludo a lei in particolare; anche se temo che il suo istinto, ritornando a guardar le cose in faccia, non vi metta magari a paragone con quelli della sua gente, e non si penta.

OTELLO
Addio. Se noterai dell'altro, informami; che anche tua moglie tenga gli occhi aperti. Lasciami, Iago.

IAGO (Andando via)
Prendo congedo, mio signore.

OTELLO
Perché mi son sposato? Quest'onest'uomo certo ha visto e ne sa di più, molto, molto di più di quanto svela.

IAGO (Ritornando)
Mio signore, vorrei pregare Vostro Onore di non indagare più su questa cosa.
Date tempo al tempo. Benché sia giusto che a Cassio sia ridata la sua carica, che egli occupa con grande competenza, pure se gliela fate sospirare un po', potrete studiare lui ed i suoi metodi. Osservate se vostra moglie intercede per lui con forza o veemente insistenza; ne potrete dedurre molte cose. Nel frattempo, è meglio attribuire a eccesso di zelo le mie paure (come io stesso ho motivo di temere) e reputatela innocente, ve ne supplico.

OTELLO
Non temere, saprò dominarmi.

IAGO
Prendo nuovamente congedo.

Esce.

OTELLO
Quest'uomo è di una rara onestà, conosce per esperienza i comportamenti delle persone. Se avrò la prova che è stranita come il falco indomito scioglierò i lacci che la legano al mio cuore e lascerò che si butti su chi vuole. Forse perché sono negro e non possiedo le facili grazie del vivere mondano che hanno i damerini, o perché ormai i miei anni volgono al declino - ma non di tanto - per questo l'ho perduta, sono tradito, e il mio balsamo sarà di detestarla. La piaga del matrimonio è che possiamo chiamar nostre queste colombelle, ma non le loro voglie! Meglio essere un rospo, viver nei miasmi d'una segreta, che lasciare agli altri l'uso d'un lembo della cosa amata.
Eppur questa è la sciagura dei grandi, che ne sono meno esenti dei più vili, un destino ineluttabile, come la morte; fin dal momento della nostra nascita ci è dato in sorte il fato del cornuto. Eccola che viene. Se è infedele, oh, il cielo si fa beffe di se stesso! Non posso crederci.

Entrano Desdemona e Emilia.

DESDEMONA
Ebbene, mio caro Otello? Il pranzo, e i nobili isolani che avete invitato vi attendono.

OTELLO
È colpa mia.

DESDEMONA
Perché parlate così piano? Non vi sentite bene?

OTELLO
Ho un forte dolore qui sulla fronte.

DESDEMONA
Sarà di certo per le lunghe veglie. Vi passerà. Lasciate che la bendi stretta e nel giro d'un'ora starete bene.

OTELLO
Il tuo fazzoletto è troppo piccolo.

Il fazzoletto le cade.

Non preoccuparti. Su, vengo con te.

DESDEMONA
Mi spiace molto che non stiate bene.

Escono Otello e Desdemona.

EMILIA
Che fortuna trovare questo fazzoletto; è il primo regalo che le fece il Moro e cento volte il mio imprevedibile marito mi ha chiesto di rubarlo; ma il pegno le è così caro, avendole lui ingiunto di tenerlo sempre, che perennemente l'ha con sé, lo bacia e lo vezzeggia.
Ne farò fare una copia per Iago. Quel che ne vuol fare lo sa il cielo, non io; io accontento solo il suo capriccio.

Entra Iago.

IAGO
Be', che fai qui sola?

EMILIA
Non brontolare, ho una cosa per te.

IAGO
Una cosa per me? È cosa comune...

EMILIA
Quale?

IAGO
Avere una moglie sciocca.

EMILIA
Ah, è così? Ed ora che mi dai per questo fazzoletto?

IAGO
Che fazzoletto?

EMILIA
Che fazzoletto? Be', quello che il Moro ha dato a Desdemona, e tante volte tu mi hai chiesto di rubare.

IAGO
Gliel'hai rubato?

EMILIA
Veramente, no, ma le è caduto per distrazione ed io, trovandomi lì, l'ho raccolto. Eccolo qua.

IAGO
Ah, che brava. Dammelo.

EMILIA
Che ne vuoi fare, che eri così ansioso di farmelo rubare?

IAGO (Strappandoglielo)
E a te che te ne importa?

EMILIA
Se non è per una cosa importante, ridammelo; la povera signora si dispererà se non lo trova.

IAGO
Tu fa lo gnorri; io so cosa farne...
Su, lasciami solo.

Esce Emilia.

Lo metterò nell'alloggio di Cassio in modo che lui lo trovi. Per il geloso impalpabili inezie come l'aria diventano prove inoppugnabili come testimonianze del Vangelo.
Potrà servire. Già il Moro cambia per effetto del mio veleno; concepire sospetti è di per sé un veleno che sulle prime dà solo un senso di disgusto ma poi, agendo sul sangue, brucia come zolfo.

Entra Otello.

Lo dicevo; ecco che viene Otello.
Né il papavero, né la mandragora, né tutti i soporiferi del mondo ti ridaranno mai il dolce balsamo del sonno che godevi fino a ieri.

OTELLO
Ah, ah, infedele a me, a me?

IAGO
Su, su, che avete, generale? Basta.

OTELLO
Vade retro. Mi hai messo alla tortura. È meglio esser molto ingannato, giuro, che saperne solo un poco.

IAGO
Ma come, signore?

OTELLO
Che senso avevo io delle sue ore furtive di lussuria? Non vedevo, non pensavo, non m'affliggevo. La notte dopo dormivo tranquillo, ero allegro e spensierato; non trovavo i baci di Cassio sulle sue labbra.
Chi è derubato e non s'accorge del furto senza saperlo è come se non fosse derubato.

IAGO
Mi dispiace sentir questo.

OTELLO
Sarei stato felice se tutto l'esercito, zappatori compresi, avesse goduto del suo dolce corpo - pur di non saperlo. Ora addio per sempre all'animo tranquillo! Addio felicità! Addio schiere piumate di guerrieri, addio guerre gloriose che rendono virtuosa l'ambizione; addio nitrire di destrieri, squilli di trombe, tamburi e pifferi che incitano e scuotono l'orecchio, stendardi reali, orgoglio e pompa, parate e cerimonie di battaglia! E addio a voi, ordigni di morte, che imitate a gole spalancate il frastuono dell'immortale Giove.
L'occupazione di Otello è finita!

IAGO
Com'è possibile, mio signore?

OTELLO
Sciagurato, provami che il mio amore è una puttana; devi esserne sicuro, darmi prove oculari, o sull'anima immortale meglio per te essere nato cane che scontrarti con il mio furore.

IAGO
A questo punto?

OTELLO
Fammi vedere con i miei occhi, o provalo senza spazi o appigli per il minimo dubbio - altrimenti ne va della tua vita!

IAGO
Mio nobile signore...

OTELLO
Se infanghi lei e torturi me, smetti di pregare, di cercare indulgenza.
Accumula orrori su orrori, compi misfatti da far piangere i cieli e sbigottir la terra; nulla di peggio potrai aggiungere alla tua dannazione.

IAGO
Misericordia! Mi protegga il cielo!
Siete un uomo? Avete un'anima, o l'uso di ragione? Dio vi assista! Riprendetevi la mia carica. Povero sciocco, che finirai per scontare la tua onestà! O mondo mostruoso, nota, nota bene; essere sincero e onesto è malsicuro. Grazie per la lezione, e da questo momento non amerò gli amici, se crea tale turbamento.

OTELLO
No, aspetta, dovresti essere onesto.

IAGO
Furbo dovrei essere; l'onestà è da sciocchi, rovina chi la pratica.

OTELLO
Sul mondo intero, io credo che mia moglie sia onesta, e che non lo sia; che tu sia leale, e che non lo sia; mi occorrono prove.
Il mio nome, che era limpido come il volto di Diana, è ora insozzato e nero come la mia faccia.
Non lo sopporterò, se c'è coltello o cappio, fuoco, veleno o fiumi che travolgono.
Se potessi avere la certezza!

IAGO
Signore, vedo che siete roso dalla collera, e mi pento d'averla provocata. Voi volete avere la certezza.

OTELLO
Sì, e l'avrò.

IAGO
Sì, ma quale, quale certezza, mio signore? Vorreste stare a spiare e guardare imbambolato mentre lui la monta?

OTELLO
Morte e dannazione... ah!

IAGO
Non sarebbe tanto facile, credo, indurli a dar spettacolo. Accidenti, che occhio mortale li ha visti accoppiarsi oltre al loro? E allora? Come fare? Che devo dire? Dov'è la certezza?
È impossibile vederli all'opera, anche se fossero lascivi come capre, vogliosi come scimmie, infoiati come lupi in calore e tanto sciocchi e ubriachi d'incoscienza. Ma, io dico, se l'evidenza basata su solidi indizi che menan dritti alla soglia della verità vi potrà dare certezza, voi l'avrete.

OTELLO
Dammi una valida prova che mi tradisce.

IAGO
Quest'incarico non mi piace; ma essendo ormai dentro a questa storia, mosso da affetto e stupida onestà, andrò avanti. Ho dormito con Cassio di recente, e per un gran mal di denti non potevo dormire. Ci sono uomini col cuore sulle labbra, che nel sonno mormorano i loro affari. Cassio è di questi.
Nel sonno l'ho udito bisbigliare "Dolce Desdemona, stiamo attenti, occorre nascondere i nostri amori" Poi mi prendeva e torceva la mano gridando "Mia dolcezza!" e mi baciava forte come per spiccare alla radice i baci dalle mie labbra; poi stendeva una gamba sulla mia coscia, gemendo, baciando e gridando "Maledetto il fato che ti ha data al Moro!"

OTELLO
Oh, è mostruoso, mostruoso!

IAGO
Ma era solo in sogno.

OTELLO
Che denotava però il fatto già compiuto.

IAGO
È un indizio palese, benché solo in sogno, e può corroborare altre prove di per sé deboli.

OTELLO
La farò a pezzi!

IAGO
No, siate ragionevole. Di certo non c'è nulla, forse è ancora onesta. Ma ditemi; avete visto talvolta in mano a vostra moglie un fazzoletto con delle fragole ricamate?

OTELLO
Gliel'ho dato io; è stato il mio primo regalo.

IAGO
Questo non lo so, ma con un fazzoletto così (sono sicuro che era quello di vostra moglie) oggi ho visto Cassio asciugarsi la barba.

OTELLO
Se è quello...

IAGO
Se è quello, o un altro dei suoi, l'accusa assieme alle altre prove.

OTELLO
Oh, se quella schiava avesse mille vite! Una è poca, non basta per la mia vendetta.
Adesso so che è vero. Guarda, Iago, tutto il mio folle amore lo disperdo nell'aria, con un soffio... è svanito. Sorgi, nera vendetta, dal tuo covo, e tu, amore, cedi la tua corona e il trono che avevi nel mio cuore ll'odio tiranno! Gonfiati, petto, pel carico di mille lingue di serpenti. Si inginocchia.

IAGO
Calmatevi, vi prego.

OTELLO
Sangue, Iago, sangue!

IAGO
Calma; potreste ancora cambiar parere.

OTELLO
Mai, Iago. Come la gelida corrente e il corso impetuoso del Ponto Eusino non conoscono riflusso di marea ma volgono sempre alla Propontide e all'Ellesponto, così i miei pensieri violenti e sanguinari non torneranno mai sui loro passi, non rifluiranno nel tenero amore finché non li inghiotta piena e crudele vendetta.
Su quel cielo luminoso faccio giuramento con la solennità di un sacro voto.

IAGO
Non alzatevi ancora. Iago si inginocchia. Astri che splendete perenni nel cielo, elementi che d'ogni parte ci cingete, siate testimoni che qui Iago vota la forza del suo ingegno, mano e cuore al servizio di Otello tradito. Che comandi, e in perfetta coscienza io gli obbedirò qualsiasi sia l'azione sanguinaria.

Si alzano.

OTELLO
Ti sono grato per la tua dedizione.
Non con vani grazie ma di tutto cuore, e già fin d'ora ti metto alla prova. Entro tre giorni ti voglio sentir dire che Cassio più non vive.

IAGO
È come morto; basta il vostro comando. Ma risparmiate lei.

OTELLO
Sia maledetta, lurida puttana! Maledetta! Su, vieni via con me; vado a cercare rapidi mezzi di morte per quell'amabile demonio. Ora sei tu il mio luogotenente.

IAGO
Sono per sempre vostro.

Escono.

OTELLO - 1602/1605

atto terzo - scena quarta


Stesso posto.
Entrano Desdemona, Emilia e il Clown.

DESDEMONA
Tu sai, messere, dove dorme il tenente Cassio?

CLOWN
Non oserei mai dire che dorme.

DESDEMONA
E perché?

CLOWN
È un soldato, e dire che un soldato dorme, è da pugnalate.

DESDEMONA
Suvvia; dove sta?

CLOWN
Dirvi dove sta lui è costringere me a mentire.

DESDEMONA
Ma non c'è modo di spiegarsi?

CLOWN
Io non so dove sta, e inventarmi un posto e dire che dorme lì o dorme qui sarebbe mentire a tutto spiano.

DESDEMONA
Puoi informarti, fartelo dire da qualcuno?

CLOWN
Catechizzerò il mondo per lui; ossia, porrò domande a cui rispondere.

DESDEMONA
Cercalo e digli di venir qui. Digli che ho fatto breccia sul mio signore per lui e spero che tutto si sistemi.

CLOWN
Questo rientra nelle capacità dell'uomo, onde per cui cercherò ben di farlo.

Esce.

DESDEMONA
Dove avrò perduto quel fazzoletto, Emilia?

EMILIA
Non saprei, signora.

DESDEMONA
Credimi, avrei preferito perdere una borsa piena di scudi; e se non fosse che il mio nobile Moro è puro di cuore ed esente dai meschini sospetti dei gelosi, ciò basterebbe a farlo pensar male.

EMILIA
Non è geloso?

DESDEMONA
Chi, lui? Penso che il sole dov'è nato gli abbia prosciugato quest'umore.

Entra Otello.

EMILIA
Sta arrivando.

DESDEMONA
Ora non lo lascerò; fate venire Cassio. Come state, mio signore?

OTELLO
Bene, mia buona signora.
(A parte) Ah, che fatica fingere! Come stai, Desdemona?

DESDEMONA
Bene, mio signore.

OTELLO
Dammi la mano. Ha il palmo umidiccio, mia cara.

DESDEMONA
Non ha ancora sentito gli anni, né dolori.

OTELLO
Ciò denota fecondità e liberalità. Calda, calda, e umidiccia. Questa mano impone clausure, digiuni e preghiere, mortificazioni ed esercizi di devozione; nasconde un diavoletto focoso e sudaticcio pronto a ribellarsi. È una mano buona e generosa.

DESDEMONA
Potete ben dirlo, è stata lei a concedere il mio cuore.

OTELLO
Una mano liberale. Un tempo il cuore concedeva la mano, ma ora è la mano, con la nuova araldica, non il cuore.

DESDEMONA
Io non so di queste cose. Ma su, la vostra promessa.

OTELLO
Che promessa, cuoricino?

DESDEMONA
Ho avvisato Cassio di venir qui a parlarvi.

OTELLO
Ho un brutto raffreddore catarroso che mi tormenta; prestami il tuo fazzoletto.

DESDEMONA
Ecco, signore.

OTELLO
Quello che ti ho regalato io.

DESDEMONA
Non l'ho con me.

OTELLO
No?

DESDEMONA
No, mio signore.

OTELLO
Molto male. Quel fazzoletto l'ha dato a mia madre una zingara egiziana, una maga che leggeva nel pensiero. Le disse che finché l'avesse tenuto avrebbe soggiogato amore e dedizione del marito; ma se l'avesse perso o dato via, sarebbe divenuta odiosa agli occhi di mio padre, e il suo cuore avrebbe ricercato nuovi amori. Alla sua morte lo diede a me dicendomi di regalarlo a mia moglie quando mi fossi sposato. Ed è stato così.
Abbine cura, tienilo ben caro, come la pupilla dei tuoi occhi. Perderlo o darlo via sarebbe una rovina senza eguali.

DESDEMONA
È mai possibile?

OTELLO
Sì. C'è una malia nella sua trama.
Fu tessuto in un'estasi profetica da una sibilla, che su questa terra per ben duecento volte aveva visto il volgere del sole. Sacri erano i bachi che ne produssero la seta, tinta nell'elisir di mummia che i sapienti ricavano dai cuori delle vergini.

DESDEMONA
È vero?

OTELLO
Verissimo; perciò abbine cura.

DESDEMONA
Volesse Iddio che non l'avessi mai veduto!

OTELLO
Ah; per che motivo?

DESDEMONA
Perché parlate così duro e concitato?

OTELLO
L'hai perso? smarrito? Dimmi, non si trova più?

DESDEMONA
Ci protegga il cielo!

OTELLO
Che dici?

DESDEMONA
Non l'ho perso, ma se così fosse?

OTELLO
Come?

DESDEMONA
Non l'ho perso, vi dico.

OTELLO
Vallo a prendere, fammelo vedere.

DESDEMONA
Ci andrò, ma non adesso, mio signore. È una scusa per stornare la mia supplica. Vi prego, fate richiamare Cassio.

OTELLO
Va' a prendere il fazzoletto, ho un presentimento.

DESDEMONA
Su, su; non troverete un uomo più capace.

OTELLO
Il fazzoletto!

DESDEMONA
Vi prego, ditemi di Cassio.

OTELLO
Il fazzoletto!

DESDEMONA
È un uomo che ha sempre basato le sue fortune sul vostro affetto, condiviso i vostri pericoli...

OTELLO
Il fazzoletto!

DESDEMONA
Siete proprio da biasimare.

OTELLO
Cristo!

Esce.

EMILIA
E quest'uomo non sarebbe geloso?

DESDEMONA
Non l'ho mai visto così. Di sicuro quel fazzoletto ha virtù magiche; è una vera disgrazia averlo perso.

EMILIA
Non basta un anno o due a capire un uomo. Sono solo stomachi, e noi solo cibo; ci divorano avidi, e quando sono sazi ci rigettano.

Entrano Iago e Cassio.

Ma ecco Cassio e mio marito.

IAGO
Non c'è altro modo, deve farlo lei. Guarda, che fortuna! Andate a sollecitarla.

DESDEMONA
Ebbene, buon Cassio, quali nuove?

CASSIO
Sempre la mia supplica, signora. Vi prego che grazie alla vostra bontà possa rivivere e riconquistare l'affetto di colui che con tutto il cuore onoro e stimo.
Non sopporto l'attesa. Se il mio reato è di tale gravità che né i servizi passati né l'attuale sofferenza né le migliori intenzioni per il futuro possono farmi riavere il suo affetto, che abbia almeno la grazia di saperlo; allora farò buon viso a cattivo gioco e seguirò altre vie per ottenere un po' di carità dalla fortuna.

DESDEMONA
Ahimè, gentilissimo Cassio, oggi il mio patrocinio non funziona; il mio signore non è più se stesso, né lo riconoscerei se nell'aspetto fosse mutato quanto nell'umore.
Le anime sante mi siano testimoni che ho perorato al massimo per voi e sono stata bersaglio della sua collera per i miei discorsi. Abbiate pazienza per un po'; farò quel che posso, ed anche più di quanto non oserei per me. Vi basti questo.

IAGO
Il mio signore è in collera?

EMILIA
Se n'è appena andato e certamente era molto agitato.

IAGO
Lui in collera? Ho visto il cannone far saltare in aria le sue schiere e come il demonio strappargli dal braccio il suo commilitone; lui, in collera? Allora è qualcosa di importante. Andrò da lui; se è in collera dev'esserci qualcosa.

Esce.

DESDEMONA
Ti prego, va'. Un affare di stato, forse da Venezia, o una congiura segreta rivelatagli qui a Cipro gli hanno offuscato la mente; in questi casi uomini con la mente occupata in grandi cose si inquietano per delle sciocchezzuole.
Già; se ci fa male un dito, esso trasmette anche alle membra sane un senso di dolore. Dobbiamo infatti pensare che gli uomini non sono dèi; e non possiamo aspettarci quelle tenerezze che hanno per noi il giorno delle nozze. Caspita, Emilia, inadeguato soldato quale sono, lo accusavo coll'animo di crudeltà,ma ora vedo che subornavo il teste ed egli è ingiustamente incriminato.

EMILIA
Pregate il cielo che siano affari di stato, come voi pensate, e non sospetti o un'ombra di gelosia che vi riguardi.

DESDEMONA
Ma non gliene ho mai dato alcun motivo!

EMILIA
È una risposta che al geloso non basta.
Non sono mai gelosi per un motivo, ma gelosi perché sono gelosi. È un mostro concepito e generato da se stesso.

DESDEMONA
Il cielo tenga quel mostro lontano dalla mente di Otello!

EMILIA
Così sia, mia signora.

DESDEMONA
Andrò da lui. Cassio, restate nei paraggi.
Se lo trovo ben disposto, gli rivolgerò la vostra supplica e cercherò di sostenerla con tutte le mie forze.

CASSIO
Ringrazio umilmente vostra signoria.

Escono Desdemona ed Emilia.
Entra Bianca.

BIANCA
Salve, amico Cassio!

CASSIO
Qual buon vento vi porta? Come state, bellissima Bianca? Amore, stavo proprio venendo a casa vostra.

BIANCA
Ed io al vostro alloggio, Cassio.
Ma come, restate via una settimana, sette giorni e sette notti, centosessantotto ore? E le ore di assenza dell'amante sono centosessanta volte più lunghe delle ore d'orologio. Che conto pesante!

CASSIO
Perdonatemi, Bianca. In questi giorni sono stato oppresso da plumbei pensieri; ma questo debito d'assenze lo pagherò al momento giusto.
Dandole il fazzoletto di Desdemona.
Dolce Bianca, copiatemi questo ricamo.

BIANCA
Chi ve lo ha dato, Cassio? È il pegno d'una nuova fiamma? Ora capisco il perché dell'assenza che ho sofferto. Siamo già a questo?

CASSIO
Ma via, donna, questi vili sospetti ricacciateli in gola al diavolo, donde vengono.
Come vi salta in mente che sia il ricordo d'una qualche amante. No, parola mia, Bianca.

BIANCA
E allora di chi è?

CASSIO
Non lo so; l'ho trovato nella mia stanza. Mi piace il ricamo, e prima di renderlo come probabilmente dovrò fare, vorrei farlo copiare. Prendetelo e fatelo voi, e lasciatemi solo per un po'.

BIANCA
Perché lasciarvi?

CASSIO
Sto aspettando qui il generale; e non credo opportuno, né desiderabile, che egli mi veda qui con una donna.

BIANCA
E perché mai, vi prego?

CASSIO
Non che non vi ami.

BIANCA
E invece è che non mi amate. Vi prego, accompagnatemi un po' per strada e ditemi se questa sera vi potrò vedere presto.

CASSIO
Posso accompagnarvi solo per un po', devo aspettare qui; ma verrò presto.

BIANCA
Molto bene; mi arrendo alle circostanze.

Escono.

OTELLO - 1602/1605

atto quarto - scena prima


Stesso posto. Entrano Iago e Otello.

IAGO
Ci pensate?

OTELLO
Pensarci, Iago?

IAGO
Già, un bacio di nascosto?

OTELLO
Un bacio illecito.

IAGO
O nuda a letto col suo amico, un'ora o più, senza male intenzioni?

OTELLO
A letto nuda, Iago, e senza male intenzioni? È un'ipocrisia che truffa il diavolo.
Chi ha buone intenzioni e fa così si fa tentare dal diavolo e tenta il cielo.

IAGO
Se non fanno nulla, è peccato veniale; ma se io do a mia moglie un fazzoletto...

OTELLO
Allora?

IAGO
Be', diventa suo; ed essendo suo, signore, credo che può darlo a chi vuol lei.

OTELLO
Ma anche l'onore è suo; e può forse disporne a piacimento?


IAGO
L'onore è un'entità che non si vede; ce l'ha chi spesso non ce l'ha. Ma il fazzoletto...

OTELLO
Ah, avrei voluto scordarmelo.

Tu dicevi - sì, mi torna a mente, come fa il corvo sulla casa dell'appestato, malaugurio per tutti - che aveva lui il mio fazzoletto.

IAGO
Sì, e con questo?

OTELLO
Ora non va molto bene.

IAGO
E se avessi detto d'averlo visto farvi torto? O sentito raccontare - ci sono in giro fior di farabutti che avendo a forza di insistenze o per un volontario cedimento vinto o posseduto qualche donna si mettono a spifferare...

OTELLO
Ha detto qualcosa?

IAGO
Sì, mio signore; ma state pur sicuro non più di quanto negherà.

OTELLO
Cosa ha detto?

IAGO
Be', che ha... non so che cosa.

OTELLO
Che cosa, cosa?

IAGO
Giaciuto...

OTELLO
Con lei?

IAGO
Con lei, sopra di lei, quel che volete.

OTELLO
Ha giaciuto con lei, sopra di lei?...
Giacere sopra una donna è sputtanarla...
giacere con lei, Cristo, che schifo!
Il fazzoletto... confessioni... fazzoletto! Confessi e s'impicchi per la fatica.
Prima s'impicchi e poi confessi. Tremo tutto. Come potrebbe ottenebrarsi di collera la mia natura senza qualche terribile influenza? Non sono le parole a farmi tremare così.
Puah! Nasi, orecchie, labbra. È possibile?... Confessa?... Il fazzoletto?... Ah, demonio!

Cade a terra

IAGO
Agisci, mio veleno, agisci.
Così si prendono in trappola gli allocchi, e così molte virtuose e caste donne pur senza macchia vengon sputtanate.
Su, su, mio signore. Ehi, dico, Otello!

Entra Cassio.

Ah, Cassio.

CASSIO
Che succede?

IAGO
Il generale è andato in catalessi; è la seconda volta, successe anche ieri.

CASSIO
Strofinagli le tempie.

IAGO
No, meglio di no. Il deliquio deve seguire il suo corso.
Altrimenti sbava alla bocca ed esplode in accessi di pazzia. Ecco, si muove. Lasciateci per un po', ora si riprenderà. Dopo che se n'è andato vorrei parlarvi di una cosa importante. Ebbene, generale?

Esce Cassio.

Vi fa male la testa?

OTELLO
Mi prendi in giro?

IAGO
Prendervi in giro? Dio me ne guardi. Sopportate la vostra sorte da uomo!

OTELLO
Il cornuto è un mostro e una bestia.

IAGO
Allora le gran città son popolate di bestie e mostri civici.

OTELLO
Ha confessato?

IAGO
Signore, siate uomo; considerate che chiunque ha la barba ed è aggiogato tira lo stesso carro. Sono milioni al mondo che la sera si coricano in letti condivisi di cui si reputano gli unici padroni. Voi state meglio. Ah, è un tiro infernale, l'arcisberleffo del maligno, sbaciucchiare una sgualdrinella in un letto insospettato supponendola casta. No, meglio sapere; e sapendo come sono, so cosa le capiterà.

OTELLO
Oh, tu sei avveduto, certamente.

IAGO
Ora rimanete un po' in disparte, limitatevi pazientemente ad aspettare.
Mentre eravate qui, furibondo di dolore, (una passione inadatta a uno come voi) è venuto Cassio. Io l'ho fatto andar via con la scusa del vostro smarrimento, dicendogli di ritornare dopo un po' a parlare con me; e l'ha promesso. Nascondetevi e osservate bene le smorfie, i sorrisetti, gli sberleffi che gli si dipingeranno sul volto quando gli farò ripetere la storia di dove, come, quando e quante volte ha fottuto e fotterà vostra moglie. Basterà che osserviate i suoi gesti. Ma state calmo, che io non debba dire che siete posseduto dalla bile e non più uomo.

OTELLO
Ascoltami, Iago; sarò avvedutissimo nella mia calma ma anche - bada bene - sanguinario.

IAGO
Non è sbagliato. Ma siate sempre controllato.
Volete ritirarvi?

Otello si ritira.

Ora chiederò a Cassio di Bianca, una ganza che si procura pane e vesti vendendo i suoi favori. È infatuata di Cassio, ed è destino della sgualdrina infinocchiarne molti, ma da uno farsi infinocchiare. Sentendone parlare lui si sbellica sempre dalle risa.

Entra Cassio.

Eccolo. Lui riderà e Otello impazzirà; e con la sua gelosia da scolaretto fraintenderà sorrisi, gesti e mossette del povero Cassio.
Come va, luogotenente?

CASSIO
Malissimo, se mi date il titolo la cui mancanza ancor mi uccide.

IAGO
Insistete con Desdemona, e tutto si sistemerà. Se dipendesse da Bianca, sarebbe presto fatto!

CASSIO
Ah, poverina!

OTELLO
Guarda, ride già!

IAGO
Non ho mai visto una donna tanto innamorata.

CASSIO
Ah, poverina, credo che mi ami veramente.

OTELLO
Adesso nega per scherzo e ci ride su.

IAGO
Mi sentite, Cassio?

OTELLO
Adesso lo spinge a raccontare tutto. Avanti, bene, bene.

IAGO
Dà a intender che la sposerete. È vero?

CASSIO
Ah, ah, ah!

OTELLO
Te ne vanti, Romano, te ne vanti?

CASSIO
Sposarla? Una cortigiana? Vi prego, abbiate più carità pel mio buon senso, non ritenetelo così squinternato.
Ah, ah, ah!

OTELLO
Sì, sì, sì; ride bene chi ride ultimo.

IAGO
E invece corre voce che la sposerete.

CASSIO
Vi prego, non scherzate.

IAGO
Lo dico sul mio onore.

OTELLO
Mi hai messo il marchio? Bene.

CASSIO
È una voce che mette in giro la scimmietta; è convinta che la sposerò perché mi ama e si illude, non perché io gliel'abbia mai promesso.

OTELLO
Iago mi fa cenno. Adesso comincia la storia.

CASSIO
Era qui un momento fa, mi insegue dappertutto. L'altro giorno parlavo in riva al mare con alcuni veneziani, e quella fringuelletta capita lì e mi butta le braccia al collo, sul mio onore...

OTELLO
Gridando "O Cassio adorato!" di sicuro; lo indica il suo gesto.

CASSIO
Mi si attacca al collo penzoloni e mi inonda di lacrime, tirandomi di qua e di là. Ah, ah, ah!

OTELLO
Adesso racconta come se l'è portato in camera mia. Oh, vedo il tuo naso, ma non il cane a cui lo getterò.

CASSIO
Be', devo proprio lasciarla.

Entra Bianca.

IAGO
Parola mia, ecco che arriva.

CASSIO
È proprio una puzzola! E come olezza! Ma perché mi perseguite così?

BIANCA
Che vi perseguiti il diavolo e sua madre!
Perché mi avete dato quel fazzoletto poco fa? Sono stata una sciocca a prenderlo.
Dovrei ricopiare il ricamo, ed è proprio un bel ricamo che ve lo siate trovato in camera senza sapere chi ce l'ha lasciato! Sarà il pegno di qualche puttanella, e io dovrei ricopiarlo? Ecco, datelo alla vostra manutengola, comunque l'abbiate avuto. Io non ci metterò mano.

CASSIO
Suvvia, dolce Bianca, cosa vi prende?

OTELLO
Santo cielo, dev'essere il mio fazzoletto!

BIANCA
Se verrete a cena, bene; e se non venite stasera, sarà per un'altra volta.

Esce.

IAGO
Andatele dietro, seguitela.

CASSIO
Sì, mi converrà, altrimenti farà scenate per le strade.

IAGO
Cenerete da lei?

CASSIO
Sì, per forza.

IAGO
Be', può darsi che vi riveda; mi piace conversare con voi.

CASSIO
Volete venire?

IAGO
No, no; basta parlare.

Esce Cassio.

OTELLO (Facendosi avanti)
Come lo ucciderò, Iago?

IAGO
Avete visto come rideva della sua tresca?

OTELLO
Oh, Iago!

IAGO
E avete visto il fazzoletto?

OTELLO
Era il mio?

IAGO
Il vostro, parola mia. E vedete come stima quella stupida di vostra moglie! Lei gliel'ha regalato, e lui lo dà alla sua puttana.

OTELLO
Vorrei impiegare nove anni a ucciderlo; una donna così bella, così gentile, così dolce.

IAGO
Ah, dovete scordarvelo.

OTELLO
E che lei muoia e marcisca e sia dannata stanotte.
Non deve vivere. No, il mio cuore s'è fatto di pietra; se lo colpisco mi fa male la mano. Oh, non c'è al mondo creatura più dolce, può stare al fianco di un imperatore e comandarlo a bacchetta.

IAGO
No, non fate così.

OTELLO
Accidenti a lei, io dico solo quel che è; abilissima con l'ago, mirabile musicista -oh, ammansirebbe un orso col suo canto – con un'intelligenza e un'immaginazione così alta e ricca!

IAGO
E proprio per questo è più colpevole.

OTELLO
Oh, mille, mille volte... e di natura così gentile!

IAGO
Sì, troppo gentile.

OTELLO
Ah, non c'è dubbio; ma che peccato, Iago! O Iago, che peccato, Iago!

IAGO
Se vi commovete tanto sulla sua infamia, datele pure carta bianca d'offendere; se non tocca voi, non sfiora nessun altro.

OTELLO
La farò a pezzetti... Farmi becco!

IAGO
Oh, è un'infamia.

OTELLO
Col mio ufficiale!

IAGO
Ancor più infame.

OTELLO
Procurami del veleno, Iago; stanotte.
Non recriminerò con lei, ché il suo corpo e la sua bellezza non indeboliscano un'altra volta la mia volontà.
Stanotte, Iago.

IAGO
Non usate il veleno; strangolatela nel suo letto, proprio nel letto che ha contaminato.

OTELLO
Giusto, giusto! Mi piace la giustezza. Molto giusto.

IAGO
E quanto a Cassio, sarò io il suo becchino. Avrete notizie entro mezzanotte.

OTELLO
Benissimo.

Squilli di tromba da dentro.

Che squilli di tromba son questi?

Entrano Lodovico, Desdemona e gente del seguito.

IAGO
Di sicuro notizie da Venezia; è Lodovico, inviato dal Doge, e vostra moglie con lui.

LODOVICO
Dio vi protegga, valoroso generale!

OTELLO
Di tutto cuore, mio signore.

LODOVICO
Il Doge e i senatori di Venezia vi salutano.


Gli dà una lettera.

OTELLO
Bacio la lettera con i loro ordini.
Apre la lettera e legge.

DESDEMONA
E che notizie portate, caro cugino Lodovico?

IAGO
Felice di vedervi, signore; benvenuto a Cipro.

LODOVICO
Vi ringrazio. Come sta il luogotenente Cassio?

IAGO
Vive, signore.

DESDEMONA
C'è stata un'innaturale rottura, cugino, fra lui e il mio signore; ma voi li riconcilierete.

OTELLO
Ne sei sicura?

DESDEMONA
Mio signore?

OTELLO (Legge)
"Non mancate d'eseguirlo, come voi..."


LODOVICO
Non si rivolge a noi; è immerso nella lettera. Una rottura fra il comandante e Cassio?

DESDEMONA
Sì, purtroppo; farei di tutto per riconciliarli, dato l'amore che ho per Cassio.

OTELLO
Fuoco e zolfo!

DESDEMONA
Mio signore?

OTELLO
Sei in te?

DESDEMONA
Ma come, è in collera?

LODOVICO
Forse è stato turbato dalla lettera; credo gli ordinino di rimpatriare e di affidare il governo a Cassio.

DESDEMONA
Ne sono proprio contenta.

OTELLO
Davvero?

DESDEMONA
Mio signore?

OTELLO
Meglio se hai perso il senno.

DESDEMONA
Perché, dolce Otello?

OTELLO
Demonio!

 

La colpisce.

DESDEMONA
Questo non lo meritavo.

LODOVICO
Signore, nessuno lo crederebbe a Venezia, anche se ci giurassi sui miei occhi. È troppo. Fate la pace; lei piange.

OTELLO
Oh, demonio, demonio! Se la terra si impregnasse delle lacrime di donne ognuna genererebbe un coccodrillo.
Via di qui!

DESDEMONA
Se la mia presenza vi offende... Fa per andare.

LODOVICO
Proprio una signora obbediente. Vi prego, mio signore, richiametela!

OTELLO
Signora!

DESDEMONA
Mio signore?

OTELLO
Che volete da lei, signore?

LODOVICO
Chi, io?

OTELLO
Sì, voi volevate che la facessi tornare; ed è una, signore, che va e torna, gira e rigira, avanti e indietro, signore, e piange, oh, se piange. Ed è obbediente, come voi dite, obbediente, molto obbediente. Dai con le tue lacrime.
E quanto a questa, mio signore...
oh, come finge bene un'emozione!...
mi si ordina di rimpatriare... vattene via!
Ti farò richiamare... Signore, obbedisco all'ordine e tornerò a Venezia.
Vade retro, via!

Esce Desdemona.

Cassio mi sostituirà; e questa sera, signore, siete invitato a cena e benvenuto a Cipro... Capre e scimmie!

Esce.

LODOVICO
È questo il nobile Moro che il Senato giudica in tutto e per tutto competente?
Questa l'indole impervia alla collera, la salda virtù che i dardi della sorte o i colpi della sventura non potevano scalfire né intaccare?

IAGO
È molto cambiato.

LODOVICO
Ha la mente a posto? Non è fuori di senno?

IAGO
È quel che è; io non posso esprimere giudizi su quel che può essere. E se non è come potrebbe, volesse il cielo che lo fosse!

LODOVICO
Ma come! Picchiare sua moglie?

IAGO
Be', non fu bello; ma vorrei proprio che fosse quello il colpo suo peggiore!

LODOVICO
È suo costume? O sono state le lettere a fargli ribollire il sangue e a indurlo a questo gesto insolito?

IAGO
Ahimè, ahimè!
Non è onesto che sia io a riferire quel che ho visto e scoperto. Vedrete voi, ché il suo comportamento parla chiaro e io posso risparmiare i miei discorsi. Seguitelo, e vedrete come si comporta.

LODOVICO
Mi rincresce essermi ingannato sul suo conto.

Escono.

Inizio pagina

OTELLO - 1602/1605

atto quarto - scena seconda


Una stanza nel castello.
Entrano Otello e Emilia

OTELLO
Allora non hai visto nulla?

EMILIA
Mai sentito o sospettato nulla.

OTELLO
Sì, avrai visto che stava assieme a Cassio.

EMILIA
Ma non c'era alcun male, e ho sentito ogni sillaba che si sono scambiata.

OTELLO
Come? Non bisbigliavano mai?

EMILIA
Mai, signore.

OTELLO
E non ti allontanavano mai?

EMILIA
Mai.

OTELLO
Per prenderle il ventaglio, la maschera, i guanti, o qualcosa?

EMILIA
Mai, mio signore.

OTELLO
È strano.

EMILIA
Sarei pronta a giocarmi l'anima, signore, sulla sua onestà. Se credete altrimenti, allontanate il pensiero ingannevole. Se ve l'ha messo in capo un farabutto, il cielo gli riservi la maledizione del serpente! Se lei non è onesta, casta e fedele, non c'è al mondo marito felice; la moglie più pura, al suo confronto, è sozza come la calunnia.

OTELLO
Chiamala qui, va'!

Esce Emilia.

Per dire, dice; ma è ruffiana da poco chi non sa far così. È una scaltra puttana, una sentina inchiavardata di sozzi segreti. Eppure si inginocchia e prega; l'ho vista farlo.

Entrano Desdemona ed Emilia.

DESDEMONA
Che desidera il mio signore?

OTELLO
Vieni qui, colombella.

DESDEMONA
Che volete da me?

OTELLO
Fammi vedere gli occhi... Guardami in faccia.

DESDEMONA
Che orribile fantasia è questa?

OTELLO (A Emilia)
Su, al tuo lavoro, donna; lascia soli i fornicanti e chiudi la porta; tossisci o fa "ehm" se viene qualcuno. Avanti, è il tuo mestiere, il tuo mestiere. Svelta!

Esce Emilia.

DESDEMONA
In ginocchio, che significano le vostre parole? Ne colgo la furia, ma non il senso.

OTELLO
Come? Che cosa sei tu?

DESDEMONA
Vostra moglie, signore; vostra moglie fedele e leale.

OTELLO
Su, giuralo e dannati; ché, assomigliando a un essere del cielo, i diavoli stessi non teman di ghermirti.
Sii perciò due volte dannata; giura che sei onesta.

DESDEMONA
Il cielo lo sa bene.

OTELLO
Il cielo sa bene che sei disonesta come l'inferno.

DESDEMONA
Verso chi, signore? Con chi? Io disonesta?

OTELLO
Ah, vattene, Desdemona, vattene, vattene!

DESDEMONA
Che giorno d'angoscia! Perché piangete?
Sono io la causa di queste lacrime?
Se per caso sospettate che mio padre sia responsabile del vostro richiamo in patria, non datene la colpa a me. Se è perso per voi, lo è anche per me.

OTELLO
Se il cielo avesse voluto affliggermi per mettermi alla prova, facendomi piovere sul capo nudo piaghe e vergogne d'ogni tipo, immergendomi fino al collo nella miseria, mettendo sotto chiave me e le mie speranze, in qualche angolo del cuore avrei trovato un'ombra di pazienza. Ma ahimè, rendermi il numero fisso su cui l'ora del ludibrio appunta la lenta, inesorabile lancetta... oh, oh. Pure anche questo avrei saputo sopportarlo; ma essere strappato da quel luogo dove avevo riposto il tesoro del mio cuore, dove posso soltanto vivere o morire, la fonte da cui sgorga la mia linfa che altrimenti inaridisce... o vederla ridursi a una cisterna dove s'accoppiano e proliferano luridi rospi! Lì cambia il tuo colore; pazienza, giovane cherubino dalle labbra rosa,qui assumo il truce aspetto dell'inferno!

DESDEMONA
Spero che il mio signore mi reputi onesta.

OTELLO
Oh, sì; come le mosche estive nei macelli, che prolificano a sciami dalle uova.
O nera gramigna, leggiadra a vedersi, profumata da far dolere i sensi, se tu non fossi mai nata!

DESDEMONA
Ahimè, quale peccato, ignara, ho commesso?

OTELLO
Questa bella carta, questo bel libro son stati fatti per scriverci su "puttana"?
Che, commesso? Commesso! Ah, donna di strada!
Se solo parlassi dei tuoi misfatti le mie gote diverrebbero fornaci che ridurrebbero in cenere il pudore. Cos'hai commesso! Il cielo si tappa il naso, la luna chiude gli occhi; il vento osceno che bacia tutto quello in cui s'imbatte si rintana nelle caverne della terra per non udire... cos'hai mai commesso? Spudorata sgualdrina!

DESDEMONA
Sul cielo, mi fate torto.

OTELLO
Non sei una sgualdrina?

DESDEMONA
No, quant'è vero che sono cristiana. Se aver serbato questo corpo per il mio signore puro d'ogni odioso, lercio e illegale contatto, è non essere sgualdrina, io non lo sono.

OTELLO
Ah, non sei puttana?

DESDEMONA
No, sulla mia salvezza.

Entra Emilia. 

OTELLO
Com'è possibile?

DESDEMONA
Dio ci perdoni.

OTELLO
Ti chiedo grazia; io ti avevo presa per quella scaltra puttana di Venezia sposata a Otello. Ehi, tu, donna, che fai il mestiere opposto di San Pietro a guardia delle porte dell'inferno, sì, tu, tu!
Noi abbiamo finito la marchetta. Eccoti i soldi per il tuo disturbo. Serra a chiave, ti prego, e bocca chiusa.

Esce.

EMILIA
Ahimè, cosa s'immagina quell'uomo? E voi come state, signora, come state?

DESDEMONA
Sono imbambolata.

EMILIA
Che gli ha preso al mio signore, padrona?

DESDEMONA
A chi?

EMILIA
Al mio signore.

DESDEMONA
Chi è il tuo signore?

EMILIA
Ma il vostro, dolce signora.

DESDEMONA
Io non ne ho. Non parlarmi, Emilia. Non riesco a piangere, e l'unica risposta sarebbero le lacrime. Ti prego, stasera metti sul letto le lenzuola nuziali; ricordati, e fa venir qui tuo marito.

EMILIA
Che razza di cambiamento!

Esce.

DESDEMONA
È giusto che mi tratti così, molto bene.
Che cosa ho fatto che possa muovermi il minimo appunto d'un fallo così grave?

Entrano Iago ed Emilia.

IAGO
Cosa comandate, signora? Che avete?

DESDEMONA
Non lo so. Chi insegna ai bambinelli lo fa con dolcezza e compiti leggeri.
Doveva rimproverarmi a questo modo, quando mi sgridano io sono una bambina.

IAGO
Che è successo, signora?

EMILIA
Ahimè, Iago, il signore le ha dato della puttana con tali insulti e termini così pesanti che un cuore onesto non può sopportarlo.

DESDEMONA
Merito quel nome, Iago?

IAGO
Quale nome, signora?

DESDEMONA
Quello che lei dice mi ha dato il mio signore.

EMILIA
L'ha chiamata puttana. Un mendicante ubriaco non avrebbe usato termini simili con la sua ganza.

IAGO
Perché l'ha fatto?

DESDEMONA
Non lo so; di certo io non lo sono.

IAGO
Non piangete, non piangete. Che brutto giorno!

EMILIA
Ha lasciato tanti nobili partiti, suo padre, la sua città, tutti i suoi amici, per farsi dar della puttana? E non piangere?

DESDEMONA
È la mia cattiva stella.

IAGO
Che il diavolo se lo porti! Come gli ha preso questa follia?

DESDEMONA
Lo sa solo il cielo.

EMILIA
Mi venga un colpo se questa calunnia non l'ha inventata un inveterato farabutto, una canaglia imbrogliona e insinuante, per procurarsi un posto; ci metto la testa.

IAGO
Puah, uomini così non ce ne sono; impossibile.

DESDEMONA
Se ce n'è uno, che Iddio lo perdoni.

EMILIA
Lo perdoni il capestro, e l'inferno si roda le sue ossa! Perché chiamarla puttana? Chi sarebbe il suo amante? E dove, come, quando, su che basi? Il Moro si è lasciato infinocchiare da una lercia canaglia, da un furfante, un vile farabutto. Smascheri il cielo questi delinquenti, e in ogni mano onesta metta una frusta per sferzarli nudi da un capo all'altro di questo mondo!

IAGO
Parla più piano.

EMILIA
Oh, accidenti a lui!
È stato uno di questi a rovesciare il tuo cervello come fosse un guanto e a farti sospettare di me col Moro.

IAGO
Sei una stupida, smettila.

DESDEMONA
Buon Iago, che cosa devo fare per riconquistare il mio signore? Va' da lui, buon amico, lo giuro sul cielo, non so come l'ho perso.
Ecco, mi inginocchio, e se mai di proposito ho trasgredito contro il suo amore o col pensiero o con azioni; se mai i miei occhi, orecchi o altri sensi si sono dilettati d'un altro aspetto; se in passato, ora o nel futuro non è sempre il mio unico amore (anche se mi scaccia come una mendicante) la pace mi abbandoni! La crudeltà può molto, e la sua può distrugger la mia vita, ma non incrinare l'amor mio. Io non so dire "puttana" - mi ripugna ora che lo dico - e all'atto che procura quell'appellativo non potrebbero indurmi tutte le vanità del mondo.

IAGO
Calmatevi, vi prego; è d'umore balzano, lo assillano affari di stato, e se la prende con voi.

DESDEMONA
Se fosse solo questo...

IAGO
Ma è così, vi assicuro. Ascoltate,Trombe. gli squilli di tromba vi chiamano a cena; i messi da Venezia vi attendono. Entrate e non piangete più. Andrà tutto bene.

Escono Desdemona ed Emilia.
Entra Roderigo.

Che c'è, Roderigo?

RODERIGO
Non mi pare che tu agisca lealmente con me.

IAGO
Che cosa non va?

RODERIGO
Ogni giorno ti sbarazzi di me con un pretesto, Iago, e adesso mi pare che tu mi allontani le occasioni, anziché darmi la minima possibilità di speranza. Non lo sopporterò più. E non sono neanche più disposto a subire passivamente ciò che ho già stupidamente sopportato.

IAGO
Volete ascoltarmi, Roderigo?

RODERIGO
A dire il vero, ho ascoltato anche troppo; le tue parole non corrispondono per niente ai fatti.

IAGO
Mi accusate ingiustamente.

RODERIGO
Invece è vero. Ho dissipato tutti i miei averi.
Metà delle gioie che ti ho dato da consegnare a Desdemona avrebbero corrotto una vestale. Hai detto che le ha accettate, ricambiandole con incoraggiamenti e promesse di rapida considerazione e favori, ma io non vedo un bel niente.

IAGO
Ma benone, avanti, benone.

RODERIGO
Benone un corno!
Io non vado avanti, bello mio, e non è affatto bene. Va disastrosamente, invece, per Dio, e io comincio a sentirmi fregato.

IAGO
Benone.

RODERIGO
Per niente benone, ti dico. Mi presenterò a Desdemona.
Se mi restituisce le gioie, smetterò di corteggiarla e mi scuserò per averla illecitamente importunata; altrimenti, chiederò soddisfazione a te.

IAGO
Avete finito?

RODERIGO
Sì, e ho detto tutto quello che ho intenzione di fare.

IAGO
Be', adesso vedo che avete della stoffa, e da questo momento mi faccio di voi un'opinione migliore di quella che avevo prima. Datemi la mano, Roderigo. Ve la siete presa giustamente con me; eppure dichiaro di aver curato onestamente i vostri interessi.

RODERIGO
Non si è visto affatto.

IAGO
È vero che non si è visto, e il vostro sospetto non è campato in aria; ma se voi, Roderigo, avete veramente in voi ciò che ho ora ragione di credere più di prima - ovvero fermezza, coraggio e valore - mostratelo stanotte. – Se la notte seguente non vi godete Desdemona, speditemi all'altro mondo a tradimento, e tramate pure contro la mia vita.

RODERIGO
Ma è cosa ragionevole e fattibile?

IAGO
Signore, è arrivato da Venezia un ordine speciale che insedia Cassio al posto di Otello.

RODERIGO
È vero? Vuol dire che Otello e Desdemona ritorneranno a Venezia.

IAGO
Oh no, lui andrà in Mauritania e si porterà dietro Desdemona, a meno che il suo soggiorno qui non sia prolungato da un qualche imprevisto; e il più decisivo è di togliere di mezzo Cassio.

RODERIGO
Che intendi per togliere di mezzo?

IAGO
Be', incapacitarlo a prendere il posto di Otello - fargli saltare le cervella.

RODERIGO
E questo dovrei farlo io.

IAGO
Sì, se avete il coraggio di procurarvi ciò che vi spetta di diritto.
Stasera cena con una puttanella, e io andrò da lui...
Non sa ancora della sua grande fortuna; se starete in agguato quando esce -che farò in modo avvenga fra mezzanotte e l'una – potrete coglierlo di sorpresa.
Io sarò pronto ad assecondare il vostro tentativo, e lui non avrà scampo. Suvvia, non state lì imbambolato, ma venite con me. Vi mostrerò che la sua morte è necessaria, e voi stesso vi sentirete in obbligo di dargliela. È già ora di cena, e la notte avanza. Al lavoro!

RODERIGO
Vorrò altre ragioni per farlo.

IAGO
E io ve ne darò a sufficienza.

Escono.

OTELLO - 1602/1605

atto quarto - scena terza


Un'altra stanza del castello.
Entrano Otello, Lodovico, Desdemona, Emilia e gente del seguito.

LODOVICO
Vi prego, signore non vi disturbate oltre.

OTELLO
Ma che dite; quattro passi mi faranno bene.

LODOVICO
Buonanotte, signora. Ringrazio umilmente Vostra Signoria.

DESDEMONA
Vostra Grazia è sempre benvenuta.

OTELLO
Ci avviamo, signore?... O Desdemona...

DESDEMONA
Mio signore?

OTELLO
Va' a letto, io tornerò subito. Congeda la cameriera... bada bene di farlo.

DESDEMONA
Non mancherò, mio signore.

Escono Otello, Lodovico e il seguito.

EMILIA
Come va adesso? Sembra più tranquillo di prima.

DESDEMONA
Dice che ritornerà subito. Mi ha ordinato di andare a letto e di congedarti.

EMILIA
Congedarmi?

DESDEMONA
Ha ordinato così. Perciò, buona Emilia, dammi la camicia da notte, e addio. Non dobbiamo contrariarlo.

EMILIA
Vorrei che non l'aveste mai incontrato!

DESDEMONA
Ma io no; l'amore me lo rende così caro che anche la sua asprezza, i rabbuffi, i cipigli - ti prego, slacciami qui - hanno per me attrazione e fascino.

EMILIA
Ho messo sul letto le lenzuola che volevate.

DESDEMONA
Fa lo stesso, va bene. Ma che strani pensieri passano per la testa! Se morirò prima di te, avvolgimi, ti prego, in uno di quei lenzuoli.

EMILIA
Su, su, che discorsi.

DESDEMONA
Mia madre aveva una cameriera chiamata Barbara. Era innamorata, ma l'uomo che amava era incostante e l'abbandonò. Sapeva una vecchia canzone, la canzone del salice, che esprimeva bene la sua sorte, e lei morì cantandola. Stasera non so togliermela dalla mente... Faccio fatica a non reclinare il capo tutto da una parte e mettermi a cantarla come la povera Barbara. Fa' presto, ti prego.

EMILIA
Volete la vestaglia?

DESDEMONA
No, slacciami qui. Questo Lodovico è un bell'uomo.

EMILIA
Sì, proprio bello.

DESDEMONA
E parla bene.

EMILIA
Conosco una signora a Venezia he sarebbe andata a piedi scalzi in Palestina per farsi sfiorare dalle sue labbra.

DESDEMONA (Canta)
Sedeva presso un sicomoro l'infelice e sospirava,
Canta il verde salice;
Con la mano sul petto, il capo reclinava,
Canta il salice, salice, salice;
Accanto un rivoletto bisbigliava il suo lamento,
Canta il salice, salice, salice;
Intenerivano le pietre le lacrime sul mento...
Riponi queste...
Canta il salice, salice, salice.
Ti prego, in fretta. Verrà subito.
Canta che un verde salice sarà la mia ghirlanda.
Nessun lo biasimi, io gli condono l'incostanza...

No, questo vien dopo. Ascolta! Chi è che bussa?

EMILIA
È il vento.

DESDEMONA
Lo chiamai falso amore, ma lui mi ribatté,
Canta il salice, salice, salice;
Se io vado con le altre, fa' altrettanto anche te.
Adesso va', buonanotte. Mi bruciano gli occhi...vuol dire che piangerò?

EMILIA
Non sta né in cielo né in terra.

DESDEMONA
L'ho sentito dire. Ah, questi uomini, questi uomini!
Pensi in coscienza - Emilia, dimmelo - che ci son donne che tradiscono i mariti in modo così spudorato?

EMILIA
Altro che, ce ne sono!

DESDEMONA
Tu lo faresti, per tutto l'oro del mondo?

EMILIA
E voi no?

DESDEMONA
No, per la luce del sole!

EMILIA
Neanch'io, alla luce del sole! ma potrei bene al buio.

DESDEMONA
Tu lo faresti, per tutto l'oro del mondo?

EMILIA
Il mondo è cosa enorme, un gran premio per una scappatella!

DESDEMONA
In fede mia, non ci credo.

EMILIA
E in fede mia invece sì, e dopo averlo fatto sistemerei le cose.
Caspita, mica lo farei per un anellino, o per una pezza di lino, o per gonne, vestiti, cappelletti, per regalucci così da poco. Ma per tutto l'oro del mondo! Misericordia, chi non farebbe becco il marito per farne un re? Rischierei bene il purgatorio.

DESDEMONA
Ah no, io non mi macchierei di questa colpa per tutto il mondo.

EMILIA
Be', la colpa è una colpa di questo mondo; e se vi ripagano della fatica con tutto il mondo, la colpa fa parte di quel mondo che è vostro, e potete subito rimediarvi.

DESDEMONA
Non credo che ci siano donne così.

EMILIA
Ce ne sono a dozzine, e ancor di più, che popolano il mondo per cui si sono date.
Ma io penso che sia colpa dei mariti se le donne peccano. Diciamo che diradano le loro attenzioni, e in altri grembi riversano il tesoro che è nostro, oppure smaniano di insensate gelosie e ci tengon sotto chiave; o ci picchiano, o per dispetto ci lesinano i soldi. Be', anche a noi bolle il sangue e, seppur magnanime, sappiamo vendicarci.
Sappiano i nostri mariti che le mogli hanno i loro stessi sensi; vista, odorato, gusto per il dolce e per l'amaro, come loro. Cosa li spinge a tradirci con altre donne? Il piacere? Penso di sì. La passione? Sì, anche questa. L'umana debolezza? Sì, anche qui. E forse noi non siamo mosse da passione, voglie, umana debolezza come loro? E allora ci trattino bene, oppure sappiano che i nostri peccati dai loro ci vengono insegnati.

DESDEMONA
Buona notte, buona notte. Dio mi ammaestri a sanare il male, non a trarne pretesti!

Escono.

OTELLO - 1602/1605

atto quinto - scena prima


Una strada.
Entrano Iago e Roderigo.

IAGO
Qui, sta dietro a questo chiosco; verrà subito. Tieni la spada snudata e colpisci a morte.

Su, svelto, non temere, sarò al tuo fianco. Qui o la va o la spacca; pensaci bene, e sii fermamente risoluto.
 
RODERIGO
Stammi vicino; potrei sbagliarlo.
 
IAGO
Eccomi al tuo fianco; coraggio, la spada.


Si ritira.
 
RODERIGO
Quest'affare non mi va molto a genio; pur me ne ha dato sufficienti ragioni.
È solo uno in meno; fuori la spada, e muore.
 
IAGO
Ho sfregato sul vivo questo foruncoletto, e s'è infiammato. Che uccida Cassio, o Cassio lui, o si uccidano l'un l'altro, in ogni caso va tutto a mio vantaggio.
Se Roderigo la scampa, reclamerà ampia restituzione dell'oro e delle gioie che gli ho truffato come doni per Desdemona.
È da evitare. Se la scampa Cassio la vita gli riserba giorni radiosi che oscureranno me; inoltre il Moro potrebbe smascherarmi con lui, ed è un gran pericolo. No, deve morire. Ma zitti, lo sento avvicinarsi.


Entra Cassio.
 
RODERIGO
Conosco il suo passo; è lui. Muori, marrano!


Assale Cassio.
 
CASSIO
Quel colpo sarebbe stata la mia fine,ma la mia cotta di maglia è miglioredi quel che credi; proviamo la tua.


Ferisce Roderigo.

RODERIGO
Ah, sono morto!


Iago da dietro ferisce Cassio alla gamba e esce.
 
CASSIO
Sono storpiato per sempre, luci, luci, all'assassinio, all'assassinio!


Cade.
 
Entra Otello
 
OTELLO
La voce di Cassio. Iago è di parola.
 
RODERIGO
O furfante che sono!
 
OTELLO
Tu dici il vero.
 
CASSIO
Aiuto, aiuto! Luci! Un medico!
 
OTELLO
È lui. O nobile, onesto, giusto Iago,hai un senso magnanimo del torto fatto all'amico. Tu mi sei maestro...
Bambina mia, il tuo drudo è morto e il tuo fato incombe. Vengo, sgualdrina, i tuoi occhi incantatori mi son tolto dal cuore. Il tuo letto di lussuria insozzato di sangue lussurioso sarà macchiato.

Esce.
Entrano Lodovico e Graziano.
 
CASSIO
Ehilà, non una guardia, un passante? All'assassinio, all'assassinio!
 
GRAZIANO
È una disgrazia, il grido è straziante.
 
CASSIO
Aiuto!
 
LODOVICO
Ascoltate!
 
RODERIGO
Ah, sciagurato furfante.

LODOVICO
Due o tre gemiti. È una notte buia, potrebbe essere un agguato, non è prudente avvicinarsi a questo luogo senza scorta.
 
RODERIGO
Non viene nessuno; morirò dissanguato.
 
Entra Iago con una torcia.
 
LODOVICO
Ascolta!
 
GRAZIANO
Arriva uno in camicia, con torce e armi.
 
IAGO
Chi va là? Chi grida all'assassinio?
 
LODOVICO
Non sappiamo.
 
IAGO
Non sentiste delle grida?
 
CASSIO
Di qua, di qua; per amor del cielo, aiuto!
 
IAGO
Che succede?
 
GRAZIANO
Mi pare che sia l'alfiere del Moro.
 
LODOVICO
Proprio lui, un soldato valoroso.
 
IAGO
Chi siete, che gridate a tutto spiano?
 
CASSIO
Iago! Oh, sono stato aggredito, storpiato da furfanti! Datemi aiuto.
 
IAGO
Ah, luogotenente! Chi sono i furfanti?
 
CASSIO
Uno di loro dev'essere nei pressi, non può sfuggirvi.
 
IAGO
Ah, vili traditori! Voi, là, chi siete? Venite a dare aiuto. A Lodovico e Graziano.
 
RODERIGO
Aiuto, aiuto, qui!
 
CASSIO
È uno di loro.
 
IAGO
Canaglia assassina, furfante!


Pugnala Roderigo.
 
RODERIGO
Maledetto Iago, ah, cane disumano... oh, oh.
 
IAGO
Uccidere col favore della notte? Dove sono questi ladri sanguinari? E come tutto tace in città! All'assassinio!
E voi chi siete, amici o nemici?
 
LODOVICO
Se ci riconoscete lo saprete.
 
IAGO
Il signor Lodovico?
 
LODOVICO
Sì, signore.
 
IAGO
Chiedo venia; qui c'è Cassio ferito da furfanti.
 
GRAZIANO
Cassio!
 
IAGO
Che c'è, fratello?
 
CASSIO
Ho la gamba tagliata in due.
 
IAGO
Dio ne scampi!
Luce, signori; lo fascerò con la mia camicia.
 
Entra Bianca.
 
BIANCA
Cosa succede qui? Chi gridava?
 
IAGO
Chi gridava?
 
BIANCA
O mio caro Cassio, mio dolce Cassio! Cassio, Cassio!
 
IAGO
Ah, la solita sgualdrina! Cassio, sospettate chi sia stato a ferirvi a questo modo?
 
CASSIO
No.
 
GRAZIANO
Mi angoscia trovarvi in questo stato; vi stavo cercando.
 
IAGO
Passatemi una giarrettiera. Ecco... Una barella per rimuoverlo di qui!
 
BIANCA
Ahimè, vien meno! O Cassio, Cassio, Cassio!
 
IAGO
Signori, sospetto che questa puttanella sia implicata. Fatevi forza, buon Cassio. Datemi una torcia; conosciamo quest'uomo? Ahimè, il mio caro amico e conterraneo Roderigo? No... sì, certo... cielo, è Roderigo!
 
GRAZIANO
Il veneziano?
 
IAGO
Sì, proprio lui; lo conoscevate?
 
GRAZIANO
Sì, lo conoscevo.
 
IAGO
Signor Graziano, vi chiedo perdono; questi fatti di sangue scuseranno i miei modi trascurati.
 
GRAZIANO
Son lieto di vedervi.
 
IAGO
Come state, Cassio? Una barella, una barella!
 
GRAZIANO
Roderigo!
 
IAGO
Sì, è lui.

Viene portata una barella.

Ah, bene, la barella. Qualcuno lo porti via di qui, piano, piano; io vado a cercare il medico del generale.
(A Bianca) E tu, donna, risparmia la fatica. Cassio, l'uomo che giace qui assassinato, era mio caro amico.

C'era malanimo fra voi?
 
CASSIO
No, nessuno; io neanche lo conosco.
 
IAGO (A Bianca)
Ah, impallidisci? - Portatelo al coperto.

Cassio e Roderigo vengono portati via.

Aspetta un momento, signorinella. Impallidisci? Vedete che ha il terrore negli occhi?
Ah, se ti muovi... ne sapremo subito di più. Osservatela bene, vi prego, guardatela; vedete, signori? La colpevolezza si rivela anche se fuori uso è la favella.
 
Entra Emilia.
 
EMILIA
Ahimè, che è successo? Che è successo, marito?
 
IAGO
Cassio ha subito un agguato nel buio, da Roderigo e altri che sono fuggiti. Lui è moribondo, e Roderigo è morto.
 
EMILIA
Ahimè, povero signore! Ahimè, povero Cassio!
 
IAGO
Ecco il frutto dell'andare a puttane. Ti prego, Emilia, fatti dire da Cassio dove ha cenato questa sera.

Ah, adesso tremi?
 
BIANCA
Ha cenato da me, ma non tremo per questo.
 
IAGO
Ah, è così? Ti ingiungo di seguirmi.
 
EMILIA
Vergognati, vergognati, sgualdrina!
 
BIANCA
Non sono una sgualdrina, conduco vita onesta come voi che m'insultate.
 
EMILIA
Come me? Vergognati!
 
IAGO
Gentili signori, rechiamoci a vedere se hanno medicato Cassio. Tu, donna, vieni, dovrai raccontarci un'altra storia. Emilia, tu corri alla cittadella, e riferisci ai signori cos'è accaduto. Volete avviarvi, vi prego?

(A parte) Quest'è la nottata in cui la mia fortuna sarà fatta, o rovinata.

Escono.

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OTELLO - 1602/1605

atto quinto - scena seconda


Una camera nel castello.
Desdemona a letto addormentata.
Entra Otello con un lume.
 
OTELLO
È la causa, è la causa, anima mia;
ma a voi non la dirò, caste stelle.
È la causa; ma non verserò il suo sangue
né scalfirò la sua pelle più bianca
della neve e liscia come alabastro sepolcrale.
Pure deve morire, o tradirà altri uomini.
Prima spegni una luce, e poi quell'altra;
se spengo questa fiaccola, e mi pento,
posso ripristinare la sua luce;
ma una volta spenta la tua luce,
o modello compiuto della perfezione di natura,
non so dove si trovi il fuoco prometeico
che la riaccenda. Quand'ho svelto la rosa
non posso più ridarle il suo rigoglio;
appassisce per forza. L'odorerò sullo stelo.


La bacia.


O alito balsamico, che quasi induci
la Giustizia a spezzare la sua spada!
Un altro; un altro. Resta così nella morte,
e io ti ucciderò, e ancora ti amerò.
Ancora un bacio, e sia l'ultimo bacio.
Mai dolcezza fu così fatale. Piango,
sì, ma lacrime crudeli; è una pena celestiale,
colpisce l'oggetto del suo amore. Si ridesta...
 
DESDEMONA
Chi c'è? Otello?
 
OTELLO
Sì, Desdemona.
 
DESDEMONA
Venite a letto, mio signore?
 
OTELLO
Hai detto le preghiere questa sera, Desdemona?
 
DESDEMONA
Sì, mio signore.
 
OTELLO
Se ti sovviene d'una qualche colpa che ancora non abbia ricevuto la grazia del perdono, invocalo subito.
 
DESDEMONA
Che intendete dire, mio signore?
 
OTELLO
Fallo, e in fretta, io starò discosto.

Non voglio uccidere la tua anima impreparata, no - Dio ne guardi - non la tua anima.
 
DESDEMONA
Parlate di uccidere?
 
OTELLO
Sì, di uccidere.
 
DESDEMONA
Allora il cielo abbia pietà di me!
 
OTELLO
Amen, con tutto il cuore!
 
DESDEMONA
Se dite così, spero che non mi ucciderete.
 
OTELLO
Uhm!
 
DESDEMONA
Eppure ho paura, perché quando roteate gli occhi a questo modo, siete esiziale. Non so perché dovrei aver paura, essendo senza colpa, ma ho paura.
 
OTELLO
Pensa ai tuoi peccati.
 
DESDEMONA
L'amore che ho per voi.
 
OTELLO
E per quello morrai.
 
DESDEMONA
È una morte innaturale quella data per amore.
Ah, perché vi mordete così il labbro?
Una collera sanguinaria vi scuote tutto; sono neri presagi. Eppure spero, spero che non siano per me.
 
OTELLO
Taci e non muoverti!
 
DESDEMONA
Obbedisco. Ma cos'è mai successo?
 
OTELLO
Il fazzoletto che mi era così caro, e che ti regalai, tu l'hai dato a Cassio.
 
DESDEMONA
No, sulla vita e sull'anima mia. Mandatelo a chiamare e chiedete a lui.
 
OTELLO
Attenta, dolce anima, attenta a non spergiurare; sei sul letto di morte.
 
DESDEMONA
Sì, ma non ancora per morire.
 
OTELLO
Invece sì, e subito; confessa perciò francamente il tuo peccato, perché negare questo o quest'altro punto col giuramento, non smuoverà né soffocherà la certezza che in cuore mi tormenta.
Devi morire.
 
DESDEMONA
Dio abbia pietà di me!
 
OTELLO
Amen, io dico.
 
DESDEMONA
E abbiatene anche voi! Mai in vita mia vi ho fatto torto... Mai ho amato Cassio, se non di quell'amore ammesso anche dal cielo. Non gli ho mai dato pegni.
 
OTELLO
Per Dio, gli ho visto in mano il mio fazzoletto. Spergiura, mi rendi il cuore di pietra, e vuoi farmi chiamare assassinio il sacrificio che intendo compiere. Ho visto il fazzoletto.
 
DESDEMONA
Allora l'ha trovato, io non gliel'ho mai dato. Chiamatelo, fategli confessare la verità.
 
OTELLO
Ha confessato.
 
DESDEMONA
Che cosa, mio signore?
 
OTELLO
Che ha... usato di te.
 
DESDEMONA
Come, disonestamente?
 
OTELLO
Sì.
 
DESDEMONA
Non può dirlo.
 
OTELLO
No, ha la bocca tappata. L'onesto Iago ha provveduto a questo.
 
DESDEMONA
La mia paura m'illumina... Allora è morto?
 
OTELLO
Se avesse avuto una vita per capello tutte gliele avrebbe strappate la mia vendetta.
 
DESDEMONA
Ahimè, lui è stato tradito, ed io perduta.
 
OTELLO
Ah, sgualdrina... piangi per lui davanti a me?
 
DESDEMONA
Scacciatemi, mio signore, ma non uccidetemi.
 
OTELLO
Giù, sgualdrina!
 
DESDEMONA
Uccidetemi domani, fatemi vivere stanotte.
 
OTELLO
Ah, se resisti...
 
DESDEMONA
Solo una mezz'ora, il tempo di dire una preghiera!
 
OTELLO
È troppo tardi.


La soffoca.
 
DESDEMONA
Mio Dio, mio Dio, mio Dio!
 
EMILIA (Da dentro)
Signore, signore, ohilà, signore!
 
OTELLO
Che grida son queste? Non è morta? non ancora morta?
Io che sono crudele, sono anche pietoso, non voglio prolungarti l'agonia... Ecco, ecco.
 
EMILIA (Da dentro)
Ohilà, signore, signore!
 
OTELLO
Chi c'è?
 
EMILIA (Da dentro)
Mio buon signore, ho da dirvi una parola.
 
OTELLO
Sì, è Emilia... vengo subito... È morta;
Sì, verrà a dirmi della morte di Cassio.
Le grida erano qui... Ah, non si muove più, muta come una tomba.

Devo farla entrare? Faccio bene? Mi pare che si muova ancora.

No... che devo fare? Se la faccio entrare certamente vorrà parlare con mia moglie.

Mia moglie, mia moglie; io non ho moglie...
È insopportabile! Che ora tremenda!

Ora dovrebbe esserci un'immensa eclissi di sole e luna, e il globo atterrito spalancarsi di fronte al mutamento.
 
EMILIA (Da dentro)
Vi scongiuro, lasciate che vi parli, mio signore.
 
OTELLO
Ti avevo scordata. Entra, Emilia.
Piano, un momento. Fammi tirare le tende. Dove sei?

Apre la porta.
Entra Emilia.

 
Che cosa ti succede adesso?
 
EMILIA
Oh, mio signore, sono stati commessi turpi delitti!
 
OTELLO
Cosa? Adesso?
 
EMILIA
Adesso, mio signore.
 
OTELLO
È la luna che devia dal suo corso, avvicinandosi più del solito alla terra e fa impazzire gli uomini.
 
EMILIA
Cassio, mio signore, ha ucciso un giovane veneziano chiamato Roderigo.
 
OTELLO
Roderigo ucciso? E anche Cassio?
 
EMILIA
No, lui non è morto.
 
OTELLO
Cassio non è morto? Allora il delitto ha stonato, e la dolce vendetta dissona.
 
DESDEMONA
Ingiustamente, ingiustamente uccisa!
 
EMILIA
Mio Dio, cos'è questo grido?
 
OTELLO
Che? Quale?
 
EMILIA
Ahimè, è la voce della mia signora; aiuto, aiuto, aiuto! O signora, parlate! dolce Desdemona, dolce signora, parlate!
 
DESDEMONA
Muoio innocente.
 
EMILIA
Ah, chi ha commesso questo delitto?
 
DESDEMONA
Nessuno; io stessa. Addio.
Riverisci il mio buon signore. Addio.


Muore.
 
OTELLO
Come sarebbe stata assassinata?
 
EMILIA
Chi lo sa?
 
OTELLO
L'hai sentita dire che non sono stato io.
 
EMILIA
L'ha detto; non posso negare il vero.
 
OTELLO
È una bugiarda finita nel fuoco dell'inferno: l'ho uccisa io.
 
EMILIA
Allora è un angelo, e voi tanto più nero demonio!
 
OTELLO
S'era data al vizio, ed era una puttana.
 
EMILIA
È una calunnia, e tu sei un demonio.
 
OTELLO
Era incostante come l'acqua.
 
EMILIA
E tu impulsivo come il fuoco a crederla infedele. Era fedele come un angelo!
 
OTELLO
Cassio l'ha montata; chiedi a tuo marito. Oh, meriterei il profondo dell'inferno se non mi fossi risolto a questo passo per giusti motivi. Tuo marito sapeva tutto.
 
EMILIA
Mio marito?
 
OTELLO
Tuo marito.
 
EMILIA
Che tradiva il talamo nuziale?
 
OTELLO
Sì, con Cassio. Ah, fosse stata fedele, se il cielo mi avesse creato un altro mondo d'un unico topazio perfetto e puro, non l'avrei data in cambio.
 
EMILIA
Mio marito?
 
OTELLO
Sì, lui mi ha per primo messo sull'avviso: è un uomo onesto, e odia il lerciume che s'appiccica alle azioni immonde.

 
EMILIA
Mio marito?
 
OTELLO
Perché lo ripeti, donna? Sì, tuo marito.
 
EMILIA
O mia padrona, la perfidia s'è fatta beffe dell'amore! Mio marito dire che era infedele?
 
OTELLO
Sì, lui, tuo marito. Capisci le parole? Il mio amico, tuo marito, l'onesto, onesto Iago.
 
EMILIA
Se dice così, che la sua anima perfida marcisca un granellino al giorno!

Mente dal cuore. Era fin troppo innamorata del suo sporco acquisto.
 
OTELLO
Ah!
 
EMILIA
Fammi quel che vuoi. Il tuo misfatto è indegno del cielo, come eri tu di lei.
 
OTELLO
Faresti meglio a tacere.
 
EMILIA
Tu non puoi farmi neanche metà del male ch'io posso subire. O stupido credulone!
Misero ignorante! Il tuo è un delitto... no, non temo la tua spada, ti denuncerò anche se mi costasse venti vite.

Aiuto, aiuto! Il Moro ha ucciso la mia padrona! All'assassinio!
 
Entrano Montano, Graziano, Iago e altri.
 
MONTANO
Che succede? Che c'è, generale?
 
EMILIA
Ah, anche tu qui, Iago? Sei stato bravo, tutti ora addosseranno a te la colpa.
 
TUTTI
Che succede?
 
EMILIA
Smentisci questo furfante, se sei uomo; dice che tu gli hai raccontato che sua moglie lo tradiva. Io so che non può essere, non sei un furfante di questa risma. Parla, il cuore mi scoppia.
 
IAGO
Gli dissi quel che pensavo, e non di più di quanto egli stesso appurò che era vero.
 
EMILIA
Ma gli hai mai detto che lei lo tradiva?
 
IAGO
Sì.
 
EMILIA
Hai detto una menzogna, una sporca, maledetta menzogna; sull'anima mia, una menzogna, un'infame menzogna! Tradirlo con Cassio? Hai detto con Cassio?
 
IAGO
Con Cassio, donna. Su, frena la tua lingua.
 
EMILIA
No, non la freno; devo invece parlare. La mia padrona è assassinata sul suo letto.
 
TUTTI
Ah, Iddio non voglia!
 
EMILIA
E le tue parole hanno istigato l'assassinio.
 
OTELLO
No, non sbarrate gli occhi, padroni, è vero.
 
GRAZIANO
Ma è assurdo!
 
MONTANO
Un'azione mostruosa!
 
EMILIA
Che infamia, che infamia, che infamia!
A pensarci, par di fiutarla; che infamia!
L'avevo immaginato... Mi ucciderò per il dolore. Che infamia, che infamia!
 
IAGO
Ma sei impazzita? Ti ingiungo di tornare a casa.
 
EMILIA
Buoni signori, datemi licenza di parlare. È giusto che gli obbedisca, ma non ora. Forse, Iago, non tornerò più a casa.
 
OTELLO
Oh, oh, oh!


Cade sul letto.
 
EMILIA
Sì, accasciati e ruggisci, hai ucciso la creatura più innocente che abbia mai levato occhi al cielo.
 
OTELLO (Alzandosi)
Era corrotta.
Quasi non vi riconoscevo, zio; vostra nipote è di là, e con queste mani le ho appena soffocato il respiro.
Lo so che appare terribile e odioso...
 
GRAZIANO
Povera Desdemona, sono contento che tuo padre sia morto; le tue nozze gli son state fatali, ed il dolore gli ha troncato il filo della vita. Se fosse vivo, questa vista lo indurrebbe a un atto disperato, a scacciare bestemmiando l'angelo custode dal suo fianco, e a dannarsi.
 
OTELLO
È penoso, ma Iago sa che mille volte con Cassio ha commesso l'atto obbrobrioso. Cassio l'ha confessato; e lei ha ripagato le sue fatiche amorose con quel segno e vincolo d'amore che io le avevo regalato. Gliel'ho visto in mano; un fazzoletto, un antico pegno donato da mio padre a mia madre.
 
EMILIA
O Dio, Dio del cielo!
 
IAGO
Cristo, chiudi il becco.
 
EMILIA
Verrà fuori, verrà fuori! No, non sto zitta, signore, no, parlerò libera come l'aria; anche se il cielo, gli uomini, i demoni, mi dessero tutti addosso, io parlerò.
 
IAGO
Sii saggia, vattene a casa.
 
EMILIA
No!


Iago fa per colpirla.
 
GRAZIANO
Vergogna, alzare la spada su una donna!
 
EMILIA
Ah, stupido Moro, il fazzoletto di cui parli l'ho trovato per caso e dato a mio marito, perché spesso con pesante insistenza, più di quanto meritasse quella cosuccia, mi aveva chiesto di rubarlo.
 
IAGO
Brutta puttana!
 
EMILIA
Lei darlo a Cassio? No, l'ho trovato io e l'ho dato a mio marito.
 
IAGO
Carogna, menti!
 
EMILIA
No, per il cielo, no, signori. Stupido assassino! Che poteva farsene d'una donna così buona un tale sciocco?
 
OTELLO
Non esistono folgori nel cielo che non servano solo per il tuono? Lurida canaglia!


Si avventa su Iago.

Iago pugnala Emilia.
 
GRAZIANO
La donna si accascia; ha ucciso sua moglie.
 
EMILIA
Sì, sì... stendetemi accanto alla mia padrona.


Esce Iago.
 
GRAZIANO
È fuggito, ma sua moglie è morta.
 
MONTANO
È un gran farabutto; prendete quest'arma che ho tolto al Moro; state fuori di guardia e non fatelo passare. Piuttosto uccidetelo, io inseguirò quella canaglia, è un maledetto furfante.


Escono Montano e Graziano.
 
OTELLO
Non ho più forza, anche un omuncolo si prende la mia spada.

Ma perché l'onore sopravviverebbe all'onestà? Alla malora.
 
EMILIA
Cosa presagiva la tua canzone, mia signora? Ascolta, puoi sentirmi? Farò il cigno che muore cantando;
(Canta) "Salice, salice, salice".
Moro, era casta; ti amava, Moro crudele; Dio salvi la mia anima; dico il vero.
E parlando sincera, io muoio, muoio.


Muore.
 
OTELLO
Ho un'altra arma in questa camera; una spada di Toledo, temprata nel gelo d'un ruscello. Eccola; zio, fatemi uscire.
 
GRAZIANO (Da dentro)
Se ci provi, ti costerà caro; sei disarmato, devi sottometterti.
 
OTELLO
Allora vieni dentro a parlare con me o, disarmato come sono, ti attaccherò.
 
Entra Graziano.
 
GRAZIANO
Che succede?
 
OTELLO
Guardate, ho una spada; una migliore non ha mai poggiato sulla coscia d'un soldato. Ho visto giorni in cui con questo braccio e questa spada mi sono aperto un varco contro ostacoli venti volte più forti. Ma, sciocca vanteria, chi può controllare il suo destino?
Non è così ora. Non abbiate paura, anche se mi vedete così armato;
qui è la fine del mio viaggio, la meta e l'ultimo traguardo della mia vela.
Indietreggiate sgomento? Inutile paura;
basta puntare un giunco sul petto d'Otello e si ritira. Dove potrebbe andare Otello?
Com'è ora il tuo volto, creatura sventurata?
Bianco come la tua camicia. Quando c'incontreremo il giorno del giudizio, questo tuo aspetto farà precipitare dal cielo la mia anima, e saranno i diavoli a ghermirla. Fredda, fredda, bambina mia, come la tua castità. O maledetto scellerato! A frustate, diavoli, toglietemi questa visione celestiale;
sballottatemi in vortici di vento, bruciatemi nello zolfo, trascinatemi in precipiti abissi di fuoco liquido!
Oh, Desdemona, Desdemona, morta!
Oh, oh, oh.
 
Entrano Lodovico, Montano, ufficiali con Iago prigioniero e Cassio su una barella.
 
LODOVICO
Dov'è quel pazzo sventurato?
 
OTELLO
Colui che era Otello; eccolo qui.
 
LODOVICO
E quel serpente? Portatelo qui.
 
OTELLO
Guardo se ha il piede forcuto; ma è una favola...
Se sei un demonio, non ti posso uccidere.


Ferisce Iago.
 
LODOVICO
Toglietegli quella spada.
 
IAGO
Sanguino, ma non sono morto.
 
OTELLO
Non mi rincresce; vorrei che tu vivessi perché per me morire è una benedizione.
 
LODOVICO
Ah, Otello, tu un tempo così buono, caduto nelle trame di un verme maledetto, che cosa si dirà di te?
 
OTELLO
Quel che volete. Dite pure, un assassino per onore; non mi ha spinto l'odio, ma l'onore.
 
LODOVICO
Questo miserabile ha in parte confessato i suoi misfatti. Avevate concordato di uccidere Cassio?
 
OTELLO
Sì.
 
CASSIO
Caro generale, non ve ne diedi mai motivo.
 
OTELLO
Ti credo, e ti domando perdono. Chiedete per favore a questo semidiavolo perché mi ha così irretito anima e corpo?
 
IAGO
Non chiedetemi nulla. Sapete quel che sapete, d'ora in poi non aprirò più bocca.
 
LODOVICO
Come, nemmeno per pregare?
 
GRAZIANO
Le torture gli apriranno la bocca.
 
OTELLO
Be', tu fai bene.
 
LODOVICO
Signore, dovete sapere cos'è accaduto, quel che credo ignoriate. Ecco una lettera trovata in tasca al povero Roderigo; e questa è un'altra. Da una si deduce che Roderigo doveva uccidere Cassio.
 
OTELLO
Scellerato!
 
CASSIO
Mostruosa e perfida canaglia!
 
LODOVICO
E quest'altra lettera di recriminazione pure trovata nelle sue tasche, pare che Roderigo intendesse mandarla a questo vil dannato, ma probabilmente Iago è giunto a buon punto e l'ha spacciato.
 
OTELLO
Oh, perfido bastardo! Come hai avuto, Cassio, il fazzoletto di mia moglie?
 
CASSIO
L'ho trovato in camera mia, e lui stesso ha appena confessato d'avercelo messo perché servisse a ottenere il suo scopo.
 
OTELLO
Ah, stolto, stolto, stolto!
 
CASSIO
Inoltre nella lettera Roderigo rimprovera Iago d'averlo indotto a provocarmi durante la guardia, e causare così la mia destituzione; e or ora, dopo che pareva già morto, ha detto che fu Iago a colpirlo e a istigarlo.
 
LODOVICO
Lasciate questa stanza e venite con noi.
Siete destituito di potere e comando e Cassio assume il governo di Cipro. Per questo verme, se c'è sopraffina crudeltà per torturarlo duramente e a lungo, gli venga riservata. Voi resterete sotto stretta sorveglianza fino a quando la Repubblica di Venezia non sia informata sulla natura delle vostre colpe. Portatelo via.
 
OTELLO
Un momento; una parola o due. Alla Repubblica ho reso dei servigi e ne sono informati; basta così. Vi prego che nelle vostre lettere, quando riferirete questi tristi fatti, li presentiate come sono, senza attenuare o aggravare nulla per malanimo. Direte allora d'uno che nell'amore fu malaccorto, ma fin troppo ardente; d'uno non facilmente ingelosito, ma portato ad estremi disperati se messo su; d'uno che di sua mano, come un barbaro indiano, gettò via una perla più preziosa di tutta la sua tribù;
d'uno che non abituato a struggersi, con occhi soggiogati versa profusamente lacrime come le piante d'Arabia stillano resina. Scrivete questo; e dite ancora che una volta ad Aleppo, quando un turco prepotente e inturbantato bastonava un veneziano e ingiuriava lo stato, io afferrai alla gola quel cane circonciso, e lo finii così.

 

Si pugnala.
 
LODOVICO
Ah, sanguinoso epilogo!
 
GRAZIANO
Più non servon le parole.
 
OTELLO
Ti baciai prima d'ucciderti; per finire non c'è che di mia mano su un bacio morire.


Cade sul letto e muore.
 
CASSIO
Lo temevo, ma lo credevo disarmato, perché era un gran valoroso
 
LODOVICO (A Iago)
O cane spartano, più funesto del dolore, della fame o del mare, guarda il tragico strazio su questo letto; è opera tua! Lo spettacolo avvelena la vista; copriteli. Graziano, voi tenetevi la casa e il possesso dei beni del Moro; vi spettano in eredità.

A voi, governatore, è demandata la punizione di questo diabolico furfante, giorno, luogo e supplizio. Nessuna pietà!

Io torno subito a bordo e col cuore straziato di questi tristi eventi riferirò allo stato.

Escono.

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