William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

 

La dodicesima notte (o “Quel che volete”)

(“Twelfth night” or “What you will” 1599 - 1601)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi e Analisi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

 

Introduzione

Note di Regia

da Pontifex_Roma

 

Scritta a 36 anni è la migliore commedia di Shakespeare, ma non appartiene a nessun genere preciso: è un’opera infinita, non perché offre “un’immagine fedele della vita” ma perché ne da “un’esatta rappresentazione di natura generale”. La commedia è la parodia di altre commedie di Shakespeare e potrebbe, per complessità e struttura, rimanere ultima nella creazione. Tutti i personaggi sono folli, senza saperlo, per questo il ritmo è frenetico. Ha le Atmosfere tipiche dei saturnali, legati alle celebrazioni religiose dell’Epifania, ma a questa festa non si fa mai nessun riferimento. Il testo si muove, invece, continuamente sulle note della violenza, che però si sublima nella vena ironica del linguaggio shakespeariano. Olivia, incarnazione della passionalità, della sessualità esplicita, è l’elemento dionisiaco sublime, la dispensatrice dell’erotismo. Fa parte di quei personaggi shakespeariani in cui l’amore carnale è al centro delle attività umane e di conseguenza è sempre narcisistico e incontrollabile. Maria, Sir Tobia, Sir Andrea e Fabian, pur essendo dei personaggi un po’ sgradevoli per la loro cattiveria, sono al contrario sempre al limite del sadismo. Maria è un’ arrampicatrice sociale, un personaggio maligno. Sir Tobia e Sir Andrea sono entrambi delle caricature. Malvolio ci viene presentato come un individuo rispettabile per poi subire una radicale trasformazione in corso d’opera. La dodicesima notte diventa il dramma, a poco a poco, di Malvolio, un don Chisciotte erotomane. È vittima della sue stessa inclinazione, dei suoi sentimenti. Il suo sogno socio-erotico è una delle più brillanti invenzioni di Shakespeare, e ciò che adesso può apparirci un vezzo (le giarrettiere e le calze) allora era davvero trasgressione. Ha un ruolo enigmatico soprattutto quando legge la lettera di Olivia, il brano più irriverente della produzione shakespeariana. Porta dentro di sé tutto il suo universo erotico, incapace di distinguere la realtà dalla fantasia. Sogna con tanta intensità da deformare il proprio senso della realtà e cadere vittima nella mani di Maria.

Il suo essere puritano altro non è che la copertura della sua sete di grandezza e subisce costantemente le conseguenze della pericolosa preminenza della propria immaginazione. Malvolio è un opportunista, uno dei più crudeli della produzione shakespeariana. Il personaggio nasce dalla penna dell’Autore, come si racconta, più per una battaglia poetica contro Ben Jonson, ma nello scriverlo gli sfugge di mano; dato che il dramma non ha bisogno di Malvolio per procedere. Malvolio non vuole bene a nessuno tranne che a sé stesso. È un personaggio che non sa ridere e che detesta le risate degli altri suscitando nel pubblico anche un leggero sadismo euforico; e lo stesso pubblico non lo deve vedere come un personaggio simpatico. Uno snob, per dirla in breve. Tormentare Malvolio, quindi, non è sadismo ma catarsi perché funge da capro espiatorio. Perennemente intrappolato nella stanza buia della propria ossessiva considerazione del sé, tende alla moralità come esemplificazione ipercritica. È Feste a vincere il premio dell’arguzia ma dalla saggezza di Feste, Malvolio non imparerà nulla. Feste è il genio della dodicesima notte, il più affascinate dei buffoni shakespeariani, il più savio ma anche il più folle. Olivia lo ha ereditato dal padre ma in lui avvertiamo ormai la stanchezza del proprio professionismo di talento: si è stancato del suo ruolo. E manifesta questa stanchezza con brio e arguzia, dando l’impressione di sapere tutto quello che c’è da sapere. Olivia perdona la sua svogliatezza e in cambio lui cerca di farla uscire dal suo lutto prolungato. Abilissimo cantante, canta in chiave minore, e pur lavorando per Olivia è presente anche verso il duca, di cui conosce benissimo i piani. Feste è il monito di Shakespeare ad invitarci a non cercare a tutti i costi la moralità: una faccia, una voce, un vestito, due persone. Feste, inoltre, canta la canzone più malinconica mai scritta da Shakespare, un addio lirico, l’epilogo di un folle spettacolo, ma conserva il suo canto erotico-domestico in cui probabilmente la “follia” è l’organo maschile.

Un tempo. quando ero un fanciullo
Trallillalera al vento e alla pioggia
Ogni follia diventava un trastullo
e pioveva, pioveva ed ero contento.

 

Nicasio Anzelmo

 


 

da Wikipedia

 

La dodicesima notte o Quel che volete (in inglese: Twelfth Night, or What You Will) è una commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601. Il titolo allude alla festa della dodicesima notte (corrispondente all'Epifania) chiamata in questo modo per il numero dei giorni che trascorrono dal Natale fino alla festività.

Fu rappresentata con certezza il 2 febbraio 1602 al Middle Temple Hall ed è stato ipotizzato che la prima assoluta sia avvenuta un anno prima, proprio il giorno dell'Epifania. Le sue origini letterarie derivano da Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531.
Ambientata nell'antica regione balcanica dell'Illiria, racconta una storia di amori e inganni, nella quale i gemelli Viola e Sebastian, a seguito di un naufragio, si trovano a conoscere il Duca Orsino e la dama Olivia. Orsino ama Olivia che ne ignora la corte, ma quando si trova davanti al messaggero di Orsino (la giovane Viola che dopo la perdita del fratello si è camuffata da uomo per entrare al servizio del Duca), se ne innamora, scatenando una serie di eventi e imprevisti che condurranno al lieto fine.

Una sottotrama, importante ai fini dello svolgimento della trama, vede protagonisti i personaggi che popolano la corte di Olivia: il giullare Feste, il maggiordomo Malvolio, la cameriera Maria, lo zio Sir Toby, il servo Fabian e Sir Andrew Aguecheek. Il maggiordomo Malvolio viene beffato dagli altri cinque che, falsificando una lettera, gli fanno credere di essere oggetto di attenzioni da parte della padrona Olivia.

 

Fonti

Alcuni elementi dell'opera derivano dalla commedia Menecmi di Plauto, dove uno dei due gemelli si reca a Epidamno (Durazzo), in Illiria, in cerca del fratello. La commedia plautina è peraltro all'origine di molti intrecci basati sullo scambio di identità, tra cui La commedia degli errori composta dello stesso Shakespeare dieci anni prima.

Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 e stampata a Venezia nel 1537, fornì la guida principale per la vicenda amorosa. La storia era nota in Inghilterra attraverso le imitazioni e le riscritture del sedicesimo secolo, tra le quali il racconto Of Apolonius and Silla presente nel Rich his Farewell to Military Profession (1581) di Barnabe Rich che Shakespeare potrebbe aver avuto a disposizione. Dell'esatto modo in cui la fonte sia stata trasmessa, tuttavia, non esistono prove documentali. Lo spettacolo era stato messo in scena dagli accademici senesi in seguito ad un sacrificio goliardico accaduto la notte dell'Epifania: avendo ognuno degli uomini bruciato (o finto di bruciare) i pegni d'amore delle proprie donne, queste ultime avevano preteso un risarcimento. Gli accademici composero quindi in tre giorni una commedia, dedicandola alle gentildonne. Nel prologo è menzionata espressamente la "notte di beffana" (corrispondente appunto alla dodicesima notte dopo il Natale). «La favola è nuova e non altronde cavata che della loro industriosa zucca onde si cavorno anco, la notte di beffana, le sorti vostre [...] »
Ne Gl'Ingannati la tredicenne Lelia fugge travestita da uomo, divenendo paggio del cavaliere Flamminio, che la adopera per trasmettere messaggi d'amore all'ereditiera Isabella. Lo schema amoroso è lo stesso della commedia scespiriana, compreso l'arrivo del gemello Fabrizio e il conseguente scambio di persona. Intorno alla vicenda principale si muove un cospicuo numero di servitori, zanni e fantesche, tra cui Pasquella, che ordisce una beffa a spese dello spagnolo Giglio, pretendente di Isabella, allo scopo di derubarlo. La commedia senese ebbe una grande diffusione, venendo tradotta e adattata in tutta Europa. Lo studioso britannico Morton Luce, nei suoi studi sulle fonti della commedia, ne elenca ben 12 versioni in diverse lingue. In Francia comparve come Le Sacrifice (poi Les Abusés) nel 1543; in Spagna Lope de Rueda ne propose un adattamento. A Firenze nel 1547 fu rappresentata come Gli Inganni, di Nicolò Secchi, poi stampata nel 1562, mentre una commedia omonima fu pubblicata da Curzio Gonzaga, a Venezia, nel 1592. Una versione in latino con il titolo Laelia fu rappresentata per Lord Essex al Queens' College di Cambridge nel 1595. Dalla storia Matteo Bandello ne ricavò la XXXVI novella della seconda parte della sua raccolta (Nicuola innamorata di Lattanzio va a servirlo vestita da paggio e dopo molti casi seco si marita, e ciò che ad un suo fratello avvenne.), tradotta da Belleforest, a sua volta fonte dell'Apolonius e Silla di Barnabe Rich. Da quest'ultimo Shakespeare sembra aver tratto i maggiori spunti. La congettura deriva da dettagli drammaturgici di quest'ultima versione leggermente differenti dall'originale, e presenti in modo straordinariamente simile nella commedia scespiriana. Nel racconto di Rich il protagonista maschile Apolonius è innamorato di una gentildonna (Julina) che a sua volta si innamora di Silla (giunta fortunosamente a Costantinopoli per amore di Apolonio, mascherata da uomo), credendola Silvio. Quest'ultimo è il fratello di Silla, che infine sposerà Julina. Tra gli elementi nuovi, quello più evidente è il naufragio della nave che trasporta Silla, assente dalle altre fonti.

 

Composizione e stampa

I diari dello studente di giurisprudenza John Manningham sono il primo documento certo che attesti l'esistenza della commedia: Manningham ricorda di avere assistito alla commedia, di cui riporta il titolo completo, il giorno della Candelora (2 febbraio) del 1602 presso la Middle Temple Hall, e la definisce simile alla Commedia degli equivoci, ai Menaechmi plautini e a una commedia italiana, da lui chiamata Inganni (il titolo di almeno due delle versioni italiane della commedia degli Intronati). La composizione, anche ipotizzando una rapida stesura, è quindi senz'altro precedente alle prime settimane del 1602. Quella a cui Manningham ha assistito non può che essere infatti la commedia scespiriana: nel suo resoconto, lo studente descrive senza alcun dubbio la scena di Malvolio. Tuttavia non è accertato che quella fosse la prima rappresentazione.
Secondo lo studioso Leslie Hotson ci sarebbe stata una rappresentazione precedente, il 6 gennaio, 1601: la commedia sarebbe stata composta rapidamente per essere eseguita in onore del duca di Bracciano don Virginio Orsino, in visita a Londra, la sera dell'Epifania del 1601. L'ipotesi è suffragata da una lettera che il duca spedì alla moglie, ma non ci sono elementi di certezza se non la coincidenza fra il nome del personaggio Orsino e quello del duca a cui sarebbe stata offerta, e fra il titolo e le circostanze della rappresentazione: le feste per la dodicesima notte. Il termine a quo per retrodatare l'opera si basa invece su una serie di riferimenti interni al testo dell'opera e sull'assenza di informazioni riguardanti l'opera nel Palladis Tamia, Wits Treasury di Francis Meres del settembre 1598, contenente brevi annotazioni preziose per la cronologia delle opere di Shakespeare. Nel libro si citano svariate opere nuove ma non si fa alcun accenno alla commedia, che quindi non era ancora nota al pubblico. Il testo inoltre rimanda al viaggio di William Barents, il cui resoconto fu pubblicato in Inghilterra nel 1598, a una nuova mappa delle Indie, stampata nel 1600 e allo Shah di Persia, riferimento probabilmente ispirato al racconto della avventure di Anthony Sherley, pubblicate nel 1600 e 1601. Tutti questi dati appaiono ragionevolmente indicare il 1600-1601 come il periodo di probabile stesura del testo. La commedia fu pubblicata postuma, nell'in-folio del 1623, fra le commedie registrate dagli editori Blount e Jaggard come inedite.

Come ritiene il critico e studioso scespiriano Harold Bloom, La dodicesima notte è una delle migliori commedie pure di William Shakespeare, e contiene al suo interno una buona dose di autoironia, «A metà strada tra le feroci ironie di Amleto e l'irriverenza di Troilo e Cressida, superbamente espressa da Tersite.», tra l'altro, probabilmente le due opere che rispettivamente ci furono subito prima e subito dopo della commedia in questione. La commedia fa parte delle cinque che Shakespeare scrisse negli anni successivi alla costituzione della compagnia dei Chamberlain's Men.

Seppure il drammaturgo ormai ricorra sempre più spesso a toni scuri e tragici, mischiando i generi, l'intento giocoso anche nella scelta dei titoli suggerisce la volontà di presentare lo spettacolo come una occasione di intrattenimento, tramite il trucco teatrale del travestimento e dell'inganno, e soprattutto venendo incontro alle aspettative dello spettatore: ciò che verrà rappresentato non ha un vero e proprio titolo, ma è quel che volete, come vi piace. In questo senso si è parlato di drammi d'occasione a proposito di questa e altre commedie di questo periodo.
Proprio il doppio titolo della commedia è stato oggetto di dibattito tra gli studiosi. La seconda parte, What You WillQuel che volete»), richiama immediatamente il titolo di una commedia di poco precedente, As You Like It (Come vi piace). È possibile che il parallelismo fosse voluto, e che questo fosse il titolo originariamente voluto da Shakespeare. Nel 1601, tuttavia, John Marston scrisse e fece rappresentare da una compagnia di giovani una commedia omonima, What You Will, appunto, ed è probabile che vi fosse la necessità di distinguere la nuova commedia da quella di Marston. Anche sul significato della prima parte del titolo, La dodicesima notte, le opinioni sono discordanti. Nella commedia è assente qualsiasi riferimento alle feste dell'Epifania, e l'unica citazione di un dodicesimo giorno viene fatta da Toby Belch nel secondo atto, nella canzone On the twelfth day of December. Le uniche chiavi di interpretazione disponibili sono quelle relative alle fonti (Gl'Ingannati, rappresentata per l'Epifania) e alle circostanze della possibile prima rappresentazione del 1601, ma anche su questo sono stati avanzati dubbi, facendo propendere alcuni studiosi per il carattere casuale del titolo, proprio a sottolineare l'impianto fantasioso della commedia.

Travestitismo e metateatro
La scelta di un tema legato a travestimenti, scambi di persone e inganni è certamente condizionato dal successo, che già era stato sperimentato, del duplice travestimento di un giovane attore nei panni di una giovane donna, la quale a sua volta è mascherata da uomo. I personaggi femminili, interpretati da giovinetti, creavano così un gioco ambiguo, confondendo la realtà e la rappresentazione. Lo schema era già stato collaudato ne Il mercante di Venezia e ancor di più in Come vi piace. La confusione di ruoli arrivava al suo massimo allorché l'attore che impersonava una giovane donna (come succede in ben tre commedie consecutive) doveva passare per necessità narrativa ad un ulteriore travestimento maschile
Il gioco del teatro (e il gioco metateatrale interno ad esso) è evidente in alcuni passaggi del testo. Al primo incontro tra Olivia e Cesario (alter ego maschile di Viola) nel primo atto scena quinta la dama le chiede Siete un commediante? (nell'accezione elisabettiana il termine sta per attore, la risposta di Viola non sono quel che paio (in inglese il gioco di parole I am not that I play, play=recitare, verrebbe dunque non sono quel che recito) serve a far mostra del ruolo di Cesario, il ruolo che sta recitando, e viene messa tra le molte referenze al teatrale e al teatro dentro il teatro. Un'altra citazione è quella che fa Fabian nel terzo atto alla quarta scena parlando di Malvolio: If this were play'd upon a stage now, I could condemn it as an improbable fiction/ La vedessi in teatro direi che è un po' tirata con le funi.

Nella seconda scena del quarto atto, Feste recita due parti nella recita a beneficio di Malvolio, alternate tra la voce di Sir Topas e quella di se stesso. Altre influenze vengono dalla tradizione popolare inglese e si possono vedere nelle canzoni di Feste e nei suoi dialoghi, come la canzone finale nel quinto atto. L'ultimo verso della canzone And I'll strive to please you every day/e cercheremo di soddisfarvi ogni giorno è un verso derivante da diversi spettacoli popolari inglesi.

 

Struttura

La commedia si divide nei canonici cinque atti, divisi a loro volta in scene: il primo e secondo atto in cinque, il terzo in quattro, il quarto in tre e l'ultimo in un solo atto. Dal punto di vista narrativo è riconoscibile una struttura in quattro momenti: protasi, in cui si introducono i personaggi e la situazione; epitasi, lo svolgimento della trama; catastasi, il raggiungimento di un punto in cui la situazione sembra senza via d'uscita; catastrofe ovvero l'epilogo finale, risolutivo della trama e delle vicende dei personaggi. Lo schema è quello teorizzato dai grammatici latini quali Evanzio e Donato e ripreso dalle teorie drammaturgiche dell'umanesimo e del rinascimento.
Uno schema fisso contraddistingue anche la dimensione temporale: il dramma si divide in una introduzione e tre giornate differenti, una per ognuno degli altri momenti drammatici. Tuttavia, all'interno del testo ci sono indicazioni contraddittorie riguardo al tempo trascorso, come nel quinto atto in cui si afferma come siano passati ormai tre mesi («...for three months before, no interim, not a minute's vacancy» Antonio, V, i). I luoghi si susseguono con simmetria: la protasi e le giornate, con l'eccezione della sequenza finale, iniziano sempre alla corte di Orsino per poi concludersi a casa di Olivia o nelle vicinanze, dove infine si svolge l'epilogo. All'interno di questo schema fisso si muovono le variazioni, con il ripetersi di questa struttura nelle diverse trame parallele, intrecciate fra loro.

L'azione scenica si muove tra le due corti del duca Orsino e della contessa Olivia, e l'attenzione è polarizzata da un lato dalla vicenda principale, e dall'altro dalla beffa ai danni di Malvolio. Quest'ultima vicenda permette la variazione del linguaggio, l'introduzione di alcuni personaggi caratterizzati e in definitiva amplifica la comicità dell'intero dramma.
Gli avvenimenti presentati in successione talvolta si stanno svolgendo contemporaneamente, come le prime tre scene del primo atto, alla corte di Orsino, sul luogo del naufragio e alla corte di Olivia. Nella parte centrale delle giornate, con l'eccezione dell'ultima, sono collocati avvenimenti al di fuori delle due ambientazioni principali, spesso interrompendo la sequenza temporale o sovrapponendosi ad essa. Questi intermezzi introducono i personaggi che fungono da mediatori tra le due corti: Viola e il capitano di mare e in seguito Antonio e Sebastiano. Le discrepanze spaziali e temporali suggeriscono una dimensione differente dalla realtà, che è in effetti la dimensione fantastica, al di fuori del tempo e dello spazio convenzionali. C'è da ricordare, infatti, che nel quarto atto Antonio racconta di aver passato tre mesi in compagnia di Sebastian: sebbene possano sorgere dubbi se tale periodo fosse quello trascorso in mare o in terra d'Illiria, il dissiparsi degli stessi avviene quando Orsino dice di aver Cesario al suo servizio per un periodo di tre mesi. In questo modo si produce una ellissi della narratio: mentre lo spettatore vive il tempo della rappresentazione con continuità, i personaggi accelerano il tempo della storia narrata permettendo lo scorrere di tre mesi con poche battute, che per convenzione teatrale il pubblico accetta e fruisce senza risentire di alcuna incongruenza.

 

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RIASSUNTO

 

La commedia si svolge in Illiria, antica regione dei Balcani occidentali, intesa da Shakespeare come una ambientazione esotica, di pura fantasia. Le prime tre scene introducono ai luoghi e ai personaggi principali dell'opera, con l'eccezione di Olivia, che compare solo nella quinta scena.

 

Il primo atto si apre alla corte del Duca Orsino, nobile gentiluomo d'Illiria, che lamenta il suo amore non corrisposto per la bella Olivia, gentildonna che ha deciso di non concedersi a nessun uomo per sette anni al fine di onorare il lutto per il fratello morto. Inutilmente Orsino manda messaggeri al palazzo della donna: essi non vengono neppure ricevuti. Contemporaneamente, sulla costa, la protagonista femminile Viola ha fatto naufragio, e crede che suo fratello gemello Sebastian sia morto. Interrogando il capitano del bastimento naufragato, viene informata del luogo dove si trova e delle vicende di Orsino e Olivia. Viola decide allora di travestirsi da eunuco e di prendere servizio da Orsino con il nome di Cesario. In casa di Olivia, nel frattempo, il chiassoso zio della ragazza, Sir Toby Belch, intrattenendosi con la cameriera Maria, tesse le lodi del suo compare di bevute Sir Andrew Aguecheek, pretendente alla mano della giovane. Maria lo descrive invece come un perfetto beota e ubriacone, e quando Sir Andrew entra in scena non disattende le aspettative, dimostrandosi tardo e di spirito poco pronto.  La quarta scena del primo atto inaugura la prima sequenza della commedia (da I, iv a II, iii), della durata di un giorno, dal mattino a notte inoltrata. Nel palazzo del duca, Orsino incarica Cesario (Viola) di recarsi da Olivia per l'ennesimo messaggio d'amore. A parte, Viola lamenta quanto ingrato sia il compito affidatole, facendoci intendere l'amore che nutre per Orsino. La scena si sposta a casa di Olivia, dove Maria sgrida il giullare Feste per essersi assentato a lungo da palazzo. Sopraggiunti Malvolio e la contessa, entrambi interrogano il matto. Questi offre una esibizione verbale condita da nonsense e ragionamenti non privi di sferzante saggezza, dimostrando infine di non essere lui la testa matta bensì la stessa Olivia. All'arrivo di Viola, Maria avverte la padrona della presenza di un giovane, frattanto intrattenuto da Sir Toby. Olivia è decisa a non ricevere alcun messo, e incarica Malvolio di scacciarlo. Tuttavia, dopo le ferme insistenze di Viola, Olivia, munitasi di velo per celarsi il volto, lo riceve. Nei panni di Cesario, la giovane si dimostra così suadente e di nobile portamento da far innamorare la contessa, pur non avendone intenzione alcuna. Quando Viola esce, Olivia mette in pratica uno stratagemma per poter rivedere colui che crede essere un giovane uomo, palesando in qualche modo i suoi sentimenti: affida a Malvolio un suo anello che sostiene di avere avuto in pegno da Cesario per conto di Orsino, e gli ordina di 'restituirlo' al paggio.

Il secondo atto si apre sulla riva del mare dove fanno il loro ingresso in scena Sebastian, il gemello di Viola, fino a quel momento fattosi chiamare Roderigo, e il capitano Antonio, il quale mostra di nutrire per lui un profondo attaccamento. Sebastian, crucciato dalla presunta morte della sorella che crede annegata è deciso a recarsi alla corte di Orsino. Antonio, nonostante i nemici che l'uomo sostiene di avere lì, promette di raggiungerlo in seguito. Malvolio frattanto ha raggiunto Cesario in strada e gli ha consegnato in malo modo l'anello. Viola, dopo lo stupore iniziale, intuisce trattarsi di un dono, e comprende le reali intenzioni di Olivia. Cantando la vulnerabilità del cuore femminile, torna verso la corte del duca. Alla corte di Olivia, seguono altri intrighi: Malvolio è protagonista delle trame burlesche di Maria, di Sir Toby e di Sir Andrew alla presenza del buffone Feste: dopo l'ennesima presa di posizione del maggiordomo che redarguisce Sir Toby del suo comportamento dissoluto, viene architettato alle sue spalle un piano per farlo sfigurare agli occhi di Olivia.[2] Maria, che è capace di imitare la calligrafia della padrona, stilerà una missiva contenente allusioni amorose all'uomo per trarlo in inganno e renderlo protagonista di una clamorosa beffa. La seconda giornata (da II, iv a IV, i) dura dalla mattina al tramonto ed è la parte più estesa della commedia. Nel suo palazzo, Orsino, non ancora arresosi ai rifiuti di Olivia, dialoga sulla natura dell'amore con Cesario, il servo Curio e Feste, il quale intona canzoni d'amore su richiesta del duca. Viola viene nuovamente incaricata di recarsi da Olivia per conto dell'uomo e a nulla valgono i tentativi della giovane di dissuaderlo. Per allusioni, tenta di esprimere i suoi sentimenti per il duca, fingendo siano diretti a una donna in tutto simile a Orsino, provocando solo l'ignaro commento di quest'ultimo, che lo invita a dirigere le sue attenzioni a una donna giovane, e non ad una matura. Nel mentre sir Toby, sir Andrew e Fabian attendono da Maria notizie sullo svolgimento della beffa: la donna, concitata dall'aver appena stilato la falsa lettera diretta a Malvolio, informa di averla lasciata in bella vista nel viale che l'uomo a breve percorrerà. Nascostasi la cricca, Malvolio trova la lettera che, con allusioni indirette[3], gli fa credere di essere oggetto delle mire amorose di Olivia. Seguendo le indicazione riportate sulla missiva, Malvolio corre a indossare calze gialle e giarrettiere incrociate che crede amate dalla donna, ignorando invece che, in realtà, ad ella sono invise.

Il terzo atto vede il ritorno di Cesario alla corte di Olivia, dove incontra Feste, il buffone, che lo annuncia alla contessa. Rimasta sola con Olivia, Viola ne subisce il corteggiamento. Toby, Andrew e Fabian, assistono e commentano la scena: Andrew, pretendente di Olivia, è particolarmente furibondo per le attenzioni che la donna riserva al giovane paggio e viene spinto dai due a sfidarlo a duello. L'azione perà è interrotta da Maria che annuncia la vestizione di Malvolio secondo quanto scritto nella falsa missiva. Sulla strada intrapresa da Sebastian per arrivare da Orsino, il giovane si separa da Antonio il quale, nonostante riveli aver combattuto contro il duca in una precedente battaglia navale sottraendogli del denaro e corra dunque il rischio di essere fatto prigioniero o addirittura giustiziato, non vuole abbandonare Sebastian, per l'affetto che lo lega al giovane. Mentre Sebastian visiterà la città dove sono giunti, Antonio lo aspetterà in una locanda. In via precauzionale, Antonio consegna a Sebastian la borsa dei denari, nella quale sono contenuti i soldi sottratti in passato ad Orsino. La beffa a Malvolio intanto arriva a compimento: Maria e Olivia sono nel giardino quando giunge, convocato da quest'ultima, il maggiordomo in calze gialle e giarrettiere incrociate, convinto di soddisfare le richieste dell'amata contessa. Al trasecolare di Olivia, Malvolio allude alla finta lettera, citandone dei passi che la donna, ovviamente, non comprende, dubitando del fatto che Malvolio sia uscito di senno. Prega Sir Toby di badare a Malvolio, e resta sola con Cesario. Fabian, Maria e Toby trattano Malvolio come un folle e architettano di chiuderlo, legato, in una stanza. Sir Andrew ha frattanto terminato una lettera di sfida diretta a Cesario, piena di errori e dabbenaggini. Sir Toby, che medita un altro inganno ai danni del compare, lo consiglia di sfidarlo seduta stante. Mentre Andrew si apposta, Toby decide di non consegnare la missiva, ma di riportare a voce a Cesario la sfida a duello. Olivia prosegue nella sua corte spassionata a Cesario, mentre Viola tenta di frapporre l'amore di Orsino per la donna. La conversazione è interrotta da Sir Toby e Fabian che irrompono annunciando la sfida imminente. Viola, stupita e preoccupata poiché non sa tirar di scherma, tenta di scampare allo scontro. Sir Toby e Fabian rincarano la dose: essendo i due contendenti divisi, fanno credere ad ognuno dei due che l'avversario vanta una capacità di combattimento senza pari, aumentando le ansie sia di Andrew che di Viola. Il duello fa per iniziare quando entra Antonio che prende subito le difese di Viola, scambiandola per Sebastian. L'entrata gli è però fatale dal momento che le guardie di Orsino, riconosciutolo su denuncia di Malvolio, lo arrestano: Antonio chiede a Viola di restituirgli la borsa del denaro affidata in realtà a Sebastian ma la giovane, non sospettando lo scambio di persona, nega di possederla scatenando la delusione, lo sbigottimento e l'ira di Antonio. Antonio si è rivolto a Viola chiamandola «Sebastian», convincendo Viola non della salvezza del fratello ma solo del fatto che, in abiti maschili, la somiglianza al fratello perduto è notevole. Distrutta dai ricordi abbandona il duello, instillando nella mente di Sir Toby, Andrew e Fabian che 'Cesario' sia un ribaldo che abbandona gli amici nel momento del bisogno e che non sia in grado di battersi.

All'inizio del quarto atto Feste è alla ricerca di Cesario, su ordine di Olivia. Il buffone incontra invece Sebastian. Sopraggiunto Sir Andrew, Sebastian è costretto ad affrontarlo in duello sconfiggendolo in una sola mossa. Al duello accorrono gli astanti tra cui Olivia che, vedendo Sebastian e scambiandolo per Cesario, lo invita a seguirlo a palazzo. Qui Maria incita Feste a infierire sul beffato Malvolio, recandosi da lui nelle vesti di Monsignor Topas, esorcista gallese, per convincerlo della sua pazzia. Non riconoscendolo, Malvolio affida al buffone una lettera da consegnare alla padrona con la quale protesta per la sua situazione. Olivia frattanto ha chiesto a Sebastian di sposarlo. Lui, incredulo di fronte a ciò che considera una sorta di sogno, acconsente. L'ultima sequenza (da IV, ii a V, i), dalla notte del giorno precedente fino al mattino seguente, inizia con Malvolio rinchiuso come pazzo e prosegue con il matrimonio notturno tra Sebastian e Olivia.

Il quinto atto si apre con l'ingresso di Viola ed Orsino col seguito al palazzo di Olivia. Qui Viola riconosce Antonio come salvatore del duello tra lei e Sir Andrew: al contempo Orsino lo indica come passato nemico. Inutilmente Antonio narra di come ha salvato l'uomo dal naufragio offrendogli la propria borsa di denaro: Viola nega l'accaduto, essendo Sebastian e non lei il reale amico del capitano. L'ingresso di Olivia interrompe il discorso di Antonio, introducendo una particolare conversazione a tre: mentre Orsino tenta inutilmente di dichiararsi a Olivia, questa chiede spiegazioni delle disattese promesse matrimoniali a Cesario, costretta a tacere per non disattendere le volontà del suo padrone, che vede in Viola un intermediario al suo servizio. Il discorso sembra chiarirsi ad Orsino, che vede in Cesario un nemico da affrontare per ottenere il cuore di Olivia: Viola, dal canto suo, cieca d'amore, è pronta a morire per mano dell'uomo amato, facendo intendere ad Olivia di non gradire la sua corte. L'ingresso del prete in scena porta a conoscenza Orsino del matrimonio tra Olivia e Sebastian, scambiato per Cesario. Nel momento di maggiore confusione entra in scena anche Sir Andrew con la testa fasciata, pronto a giurare di esser stato offeso nel corso di un duello da Cesario, il quale difende invece la sua innocenza. Il colpo di scena è l'ingresso di Sebastian, che si reca da Olivia per scusarsi delle ferite provocate ad Andrew e vede Viola. Riconoscendosi, i gemelli comprendono che le morti erano presunte e gioiscono dell'avvenimento, narrandosi le vicissitudini che li hanno condotti a tali circostanze. Orsino chiede a Viola di vederla in veste da donna, e lei rivela di aver lasciato le vesti a casa di Antonio, ora in galera su denuncia di Malvolio. Orsino vuole ch'egli ritiri la querela quando giunge Feste con la lettera indirizzata ad Olivia scritta da Malvolio: grazie allo sfogo scritto gli astanti capiscono che l'uomo non è uscito fuori di senno e ne ordinano la scarcerazione. All'arrivo di Malvolio egli chiede spiegazioni sulla lettera d'amore ricevuta dalla padrona, la quale riconosce in essa la falsificazione della propria calligrafia, capendo che si tratta di un inganno architettato ai danni del maggiordomo da parte di Maria e degli altri. Fabian confessa di essere uno degli autori della beffa. Sir Toby, frattanto, entusiasta delle capacità di Maria, vi è convolato a nozze. Orsino chiede a Viola di essere sua sposa, ed Olivia le promette di essere una sorella sincera e devota: al lieto fine delle due coppie fa da contrasto l'ira di Malvolio, che scopre d'esser stato raggirato e promette vendetta.

 

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La dodicesima notte (o “Quel che volete”)

(“Twelfth night” or “What you will” 1599 - 1601)

 

PERSONAGGI

 

ORSINO, Duca d'Illiria
VALENTINE, gentiluomo del seguito del Duca
CURIO, gentiluomo del seguito del Duca
PRIMA GUARDIA, al servizio del Duca
SECONDA GUARDIA, al servizio del Duca
VIOLA, nel corso della commedia travestita da Cesario
SEBASTIAN, suo fratello gemello
IL CAPITANO DELLA NAVE AFFONDATA, amico di Viola
ANTONIO, un altro capitano di mare, amico di Sebastian
OLIVIA, contessa
MARIA, cameriera di Olivia

SIR TOBY BELCH, zio di Olivia

SIR ANDREW AGUECHEEK,compagno di gozzoviglie di Sir Toby
MALVOLIO, maggiordomo di Olivia
FABIAN, gentiluomo al servizio di Olivia
BUFFONE (FESTE), al seguito di Olivia
SERVO di Olivia
UN PRETE
Musici, signori, marinai e persone del seguito.

SCENA: l'Illiria e un altro stato a sud dell'Illiria lungo la costa adriatica.

 

 

 

I personaggi curtensi
I personaggi provenienti dalle due corti, o che si trovano a mediare fra esse, fanno parte del nucleo lessicale e narrativo della vicenda principale. Il colto discettare sull'amore, il triangolo sentimentale tra Orsino, Olivia e Viola e le implicazioni comiche che ne derivano, fino all'arrivo di Sebastian e l'ulteriore confusione generata dalla somiglianza tra i due gemelli costituiscono l'asse portante della commedia.

Viola è la protagonista femminile indiscussa della commedia, figlia del duca di Messalina e sorella gemella di Sebastian. Crede di aver perso il fratello nel corso del naufragio che l'ha portata in terra d'Illiria. Innamoratasi perdutamente del duca Orsino ma sapendolo innamorato a sua volta di Olivia, si finge uomo travestendosi per servirlo a corte. Preso il nome di Cesario, sarà il motore scatenante degli intrighi della commedia.

Il duca Orsino, signore di Illiria, è descritto come giovane virtuoso e gentiluomo, e riconosciuto come tale da Olivia. Non corrisposto, arde d'amore per la donna. A suo tempo, è amato da Viola, che si finge uomo per servirlo e stargli vicino.

La contessa Olivia, contessa di Illiria, celebra il lutto per la morte del fratello celandosi alla vista di coloro che vengono a farle visita tramite un velo che le nasconde il volto. Rifiuta la corte di Orsino per il fioretto autoimpostosi di sette anni di clausura: riceve Viola mascherata da Cesario e se ne innamora, infittendo l'intreccio della commedia.

Sebastian è il figlio del duca di Messalina e fratello gemello di Viola, da lei creduto inizialmente morto nel corso del naufragio che li ha separati. Sebastian crede deceduta invece Viola.

Antonio è capitano di vascello e amico di Sebastiano. Da una battuta di Sebastian sappiamo che quest'ultimo viaggiava sotto il falso nome di Roderigo. Esistono teorie più che chiare sul fatto che Antonio sia attratto a livello omoerotico dal giovane Sebastian. All'inizio della vicenda Antonio salva il giovane Sebastian e gli dice che o il giovane sarebbe stato lì con lui oppure alla corte di Orsino ci sarebbero andati insieme, usando la frase:

«If you will not murder me for my love, let me be your servant. »
«Se non vuoi assassinarmi per l'amore che ti porto, lasciami farti da servo. » ( II, i.)


Gli spiega anche che in Illiria egli è ricercato perché in una guerra antecedente all'inizio della commedia ha ucciso molti dei soldati del conte. Nella quarta scena del terzo atto irrompe nel duello tra Viola/Cesario e Sir Andrew, offrendosi per combattere dalla parte di Cesario, scambiandola per il gemello Sebastian. Dopo il suo arresto, Antonio chiede a Cesario dei soldi che aveva prestato a Sebastian, e al suo diniego prende questo come un tradimento ed esclama: «O, how vile an idol proves this god!» («Invece, era un idolo vile, non un Dio!» III, iv). Quando infine viene portato davanti ad Orsino e Cesario, chiama Sebastian «most ingrateful boy» ( «il più ingrato ragazzo V, i) per poi perdersi, incredulo, nella visione dei due fratelli. Le sue ultime battute sono, pieno di stupore: «How have you made division of yourself/An apple cleft in two is not more twin/Than these two creatures. Which is Sebastian?» ( «Come ti sei così diviso in due? Una mela spaccata fa due parti meno uguali di queste due creature. Ma chi è Sebastian?» V, i). Sebbene il giovane risponda, spiegando la storia, non sappiamo più nulla di Antonio, di quello che farà alla fine della commedia ed insieme a Malvolio rimane escluso dai festeggiamenti. Come nota Harold Bloom il personaggio può facilmente essere accostato all'Antonio de Il mercante di Venezia, anche lui attratto da un giovane, Bassanio. Secondo il critico Harold Bloom l'Antonio della dodicesima notte potrebbe essere una sorta di parodia di quello del Mercante di Venezia. Pare che questa parte sia stata recitata dallo stesso Shakespeare, come anche l'omonima del Mercante di Venezia.

Valentino e Curio sono gentiluomini al seguito del Duca Orsino.
 

 


I protagonisti della beffa
Un secondo nucleo narrativo è costituito dai personaggi che ruotano intorno al motivo della beffa, Sir Toby, Sir Andrew, Maria, Fabian, il giullare Feste e l'oggetto della beffa: Malvolio. Le vicende che si svolgono intorno all'intrigo e alle sue modalità di esecuzione, pur essendo secondarie rispetto alla narrazione principale, hanno un grande spazio nel testo in contrapposizione con le vicende amorose dei nobili, creando una dialettica tra due mondi differenti e diseguali.

Malvolio, personaggio caratterizzato e di ampio rilievo nella commedia, è il maggiordomo di Olivia, di lei segretamente innamorato. Di carattere irruente, fa parte della schiera dei personaggi comici che animano il sub-plot che si intreccia con la trama principale dell'opera.

Alla fine della commedia rimane solo, dichiara di vendicarsi della beffa subita e non viene incluso nei festeggiamenti.  Nella commedia, a Malvolio viene attribuito il carattere tipico di un «bacchettone». Va in questo senso una battuta di Maria, che lo paragona ad un puritano: nel paragone è infatti insito un attacco alle municipalità puritane che furono grandi nemiche del teatro, tanto da portare alla chiusura di diversi stabili. Rappresenta l'esatto contrario dei personaggi ai quali si oppone, come Sir Toby e Sir Andrew Aguecheek. Il suo innamoramento per la padrona va insieme con il suo desiderio di innalzamento sociale e le sue fantasticherie di una vita da nobile, in cui indosserebbe la zimarra di velluto damascata, venendo appena dal divano dove ha lasciato Olivia dormiente.

Il primo attore ad impersonare il personaggio fu Richard Burbage. Altri famosi attori che lo hanno interpretato a teatro sono stati, tra gli altri: Henry Irving, E. H. Sothern, Herbert Beerbohm Tree, Henry Ainley, John Gielgud, Simon Russell Beale, Maurice Evans e Richard Briers. Alcuni studiosi di Shakespeare ipotizzano che il personaggio di Malvolio fu ispirato dal proprietario terriero puritano Sir Thomas Posthumous Hoby che rimase coinvolto in un famoso caso contro alcuni suoi vicini dello Yorkshire, nel quale li cito' in giudizio per essere arrivati senza invito in casa sua, bevuto, giocato a carte, bestemmiato e minacciato di violentare sua moglie, caso che alla fine vinse; la scena alla quale si farebbe riferimento in questa vicenda è quella in cui Malvolio interrompe la festa di notte tarda del trio Toby, Andrew, Feste. Esiste una poesia, scritta dal poeta Eugenio Montale che si intitola Lettera a Malvolio. La dimostrazione dell'importanza di questo personaggio si nota anche dal fatto che la commedia stessa era conosciuta comunemente con il titolo Malvolio

Sir Toby Belch è il personaggio con maggiore spazio nel testo, più ancora della protagonista Viola. Zio di Olivia, si caratterizza per essere un ubriacone: irrompe in scena con rutti (è questo il significato di belch) e battute disdicevoli, aumentando l'effetto comico della sua chiassosa presenza. Si fa promotore del matrimonio tra Andrew e la nipote. Impressionato dalla acutezza di Maria nell' organizzare la beffa ai danni di Malvolio, Sir Toby dichiara di volerla sposare alla fine della commedia.

Sir Andrew Aguecheek, amico di Sir Toby e pretendente di Olivia, è un allocco e non maschera la sua dabbenaggine, rendendosi ridicolo con battute poco salaci.

Maria, cameriera di Olivia, tende (di concerto con gli altri personaggi) una trappola a Malvolio scrivendo una lettera nella quale, imitando la calligrafia della padrona, dichiara il suo amore spassionato per lui. Dopo la beffa a Malvolio che la unisce come complice con Sir Toby alla fine della commedia lo sposa, celebrando le nozze insieme alle due coppie Orsino/Viola-Olivia/Sebastian.

Feste è il buffone di corte di Olivia, detto anche fool o matto, e si produce con i suoi lazzi anche alla corte di Orsino. Protagonista di divertenti parentesi, è anche il latore di diverse canzoni presenti nel testo. Feste non assomiglia ai fool di altri lavori come Il mercante di Venezia o I due gentiluomini di Verona. Rispettivamente Lancillotto Gobbo nel primo e Launce e Speed nel secondo agiscono come punto di svolta comico nell'opera, ad esempio con battute e monologhi dal ritmo molto veloce, o scombinando l'ordine della scena. Feste invece potrebbe assomigliare di più al matto di Re Lear: quando inizialmente appare al cospetto di Olivia subito inizia con battute d'insegnamento, per rispondere alle domande della dama.

«For what says Quinalpus? ‘Better a witty fool than a foolish wit.’, virtue that transgresses is but patch’d with sin, and sin that amends is but patch’d with virtue.»


«Che dice infatti Quinalpus? Meglio un pazzo di spirito che uno spirito da strapazzo. E come la virtù che degenera ha le toppe di peccato, così il peccato che si emen ha le pezze di virtù. » (I, iv.)


Di lui si sa poco, e persino il suo arrivo è misterioso: alla domanda perentoria di Maria, che gli chiede dove sia stato, pena l'impiccagione si rifiuta di rispondere.

Fabian è un servo di Olivia, compare di inganni di sir Toby.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

La dodicesima notte (o “Quel che volete”)

(“Twelfth night” or “What you will” 1599 - 1601)

 

 

atto primo - scena PRIMA

 

Entrano Valentino e Proteo.

Il palazzo di Orsino. Musica.

Entrano Orsino, Duca d'Illiria, Curio, e altri signori.

 

DUCA
Se la musica è l'alimento dell'amore, seguitate a suonare, datemene senza risparmio, così che, ormai sazio, il mio appetito se ne ammali, e muoia. Ancora quell'accordo! Finisce su una nota melanconica. Giungeva alle mie orecchie come dolce brezza che alita su un banco di violette, carpendone il profumo e diffondendolo. Basta! Non più. Non è più così dolce. Oh, spirito d'amore, quanto sei vivo e fresco! Sebbene tu sia immenso, come il mare, niente può penetrare in te, neppure il sentimento più potente e sublime, senza svilirsi e deprezzarsi, in un istante. Così multiforme si presenta amore, da esser, lui solo, il trionfo della fantasia.

CURIO
Volete andare a caccia, signore?

DUCA
Di cosa, Curio?

CURIO
Del cervo.

 

DUCA
Ma è proprio quel che faccio, anche se non del cervo bensì della parte più nobile di me stesso, del cuore. Oh, quando i miei occhi videro Olivia per la prima volta, mi parve che purificasse l'aria da ogni miasmo. Fu in quell'istante che venni trasformato in cervo e i miei desideri, come veltri feroci e crudeli, da allora sono sulle mie tracce.

Entra Valentine

Suvvia, che notizie di lei?

VALENTINE
Non vogliatemene, signore, ma non sono stato neppure ammesso in sua presenza. Comunque sono latore di un messaggio che mi è stato trasmesso dalla sua cameriera. Neppure il cielo, prima che siano trascorse sette estati, ne vedrà il volto completamente scoperto. Invece, come una monaca, se ne andrà in giro velata cospargendo ogni giorno la sua stanza d'amare lacrime. Tutto ciò in omaggio all'amore che le portava il fratello morto, un amore che vorrebbe eternamente fresco nei suoi tristi ricordi.

 

DUCA
Oh, colei che ha un cuore di così squisita fattura da pagare un tal tributo d'amore solo per un fratello morto, come saprà amare quando la freccia d'oro avrà fatto strage nel branco degli altri affetti che ora vivono in lei? Quando fegato, cervello e cuore, questi troni sovrani, verranno occupati da un solo re che ne domini le dolci perfezioni? Suvvia, precedetemi nelle dolci aiuole fiorite. I pensieri d'amore sbocciano sotto un pergolato in fiore.

 

Escono.

 

atto primo - scena seconda

 

La riva del mare,
Entrano Viola, un capitano e alcuni marinai.

VIOLA
Che paese è questo, amici?

CAPITANO
È l'Illiria, signora.

VIOLA
E che ci faccio io in Illiria? Mio fratello si trova nell'Eliso. O magari, chissà, potrebbe non essere annegato. Che ne pensate, marinai?

CAPITANO
È stato un caso se vi siete salvata.

VIOLA
E se la stessa sorte fosse toccata anche al mio povero fratello?

CAPITANO
È possibile, signora. A conforto delle vostre speranze, vi dirò che dopo lo schianto della vostra nave, mentre voi e lo sparuto drappello dei superstiti v'aggrappavate alla nostra scialuppa alla deriva, vidi io stesso vostro fratello, lucido anche in quella situazione disperata, assicurarsi a un forte albero che galleggiava sul mare, con una manovra nata dal coraggio e dalla speranza. E lì, come Arione in groppa al delfino, lo vidi tener testa ai marosi finché non lo persi di vista.

VIOLA
Le tue parole meritano una ricompensa: eccoti dell'oro. Il mio salvataggio m'induce a sperare che una sorte simile sia toccata anche a lui. Sono le tue parole ad autorizzarmi a tanto. Conosci questo paese?

CAPITANO
Sì, signora, e bene. Sono nato e cresciuto a tre ore scarse di cammino da qui.

VIOLA
Chi governa questo paese?

CAPITANO
Un duca, nobile d'indole e di nascita.

VIOLA
Come si chiama?

CAPITANO
Orsino.

VIOLA
Orsino! Ne ho sentito parlare da mio padre. Era scapolo allora.

CAPITANO
E tale è rimasto, almeno fino alla mia partenza che risale a un mese fa. Proprio allora però giravano delle voci - giacché, come si sa, la gente da niente non fa che chiacchierare di quel che fanno i personaggi di spicco - secondo cui si fosse invaghito della bella Olivia.

VIOLA
Chi è costei?

CAPITANO
Una giovane virtuosa, figlia di un conte morto dodici mesi orsono, che l'affidò in custodia a suo figlio, il fratello di lei che però morì poco tempo dopo. È per amor suo, a quel che si dice, che lei ha rinunciato alla compagnia e alla vista degli uomini.

VIOLA
Oh, se solo potessi entrare al servizio di quella signora, magari celando a tutti il mio stato, almeno fino al momento in cui giudichi opportuno farlo!

CAPITANO
Una impresa non delle più semplici perché quella dama non accetta proposte, ivi comprese quelle del duca.

VIOLA
I tuoi modi sono quelli di uno spirito nobile, capitano. E, pur se la natura nasconde spesso la corruzione dietro a una cinta di belle mura, tuttavia, nel tuo caso, sono convinta che la tua anima rifletta il tuo aspetto così nobile e aperto. Ti prego, e perciò ti ricompenserò generosamente, di tener celata la mia identità e di aiutarmi a scegliere il travestimento più adatto a dar corpo alle mie intenzioni. Sono decisa a entrare al servizio del duca. Mi presenterai a lui nelle vesti di eunuco. La tua non sarà fatica sprecata perché so cantare e accompagnarmi con molti strumenti, tutte cose che mi rendono quanto mai idonea al suo servizio. Gli sviluppi della situazione sono legati al fattore tempo. Tu dovrai solo adeguare il tuo silenzio alla mia astuzia.

CAPITANO
Bene, siate dunque il suo eunuco mentre io sarò il vostro muto. Che io sia accecato se la mia lingua vi tradirà.

VIOLA
Ti ringrazio. Guidami.

 

Escono.

 

 

atto primo - scena terza

 

La casa di Olivia.
Entrano Sir Toby Belch e Maria.


SIR TOBY
Che diavolo s'è messa in testa mia nipote che se la prende tanto per la morte del fratello? I dispiaceri sono nemici della vita, è certo.

MARIA
Se proprio devo esser sincera, Sir Toby, vi dirò che dovreste rincasare un po' più presto la sera. Vostra nipote, la mia padrona, trova molto da eccepire sulla vostra abitudine di far le ore piccole.

SIR TOBY
Eccepisca pure sulle eccezioni già eccepite.

MARIA
Già, ma voi dovreste cercare di limitarvi, restando nei limiti imposti dalla modestia e dall'ordine.

SIR TOBY
Limitarmi io? Non mi limiterò mai a niente che sia meglio di me. Non mi limiterò mai a indossare un vestito migliore di quello che indosso. Quest'abito è perfetto per andare a sbronzarsi, e così questi stivali. Se poi così non fosse, il prossimo può anche impiccarsi coi suoi stessi lacci.

MARIA
I vostri bagordi, le vostre sbronze, finiranno per rovinarvi. Giusto ieri vostra nipote si esprimeva con queste parole e ha parlato altresì di quel cretino di cavaliere che una sera vi siete portato appresso perché la corteggi.

SIR TOBY
Ti riferisci forse a Sir Andrew Aguecheek?

MARIA
Sì, parlo proprio di lui.

SIR TOBY
Ma è un uomo in gamba, più di tanti altri che vivono in Illiria.

MARIA
E con ciò?

SIR TOBY
Ma ha una rendita di tremila ducati l'anno!

MARIA
Già, ma con tutti i suoi ducati riuscirà a camparne giusto uno, cretino e spendaccione com'è.

SIR TOBY
Vergognati! Non si parla così. Lo sai che suona la viola da gamba, che parla tre o quattro lingue, parola per parola e senza ricorrere alla grammatica, e che può vantare tutti i più bei doni di madre natura?

MARIA
Certo che è così, e sono naturali all'ennesima potenza. Infatti, oltre a essere uno scimunito, non fa che litigare. Se non avesse la vigliaccheria a tener a freno il suo gusto per i litigi, presto, molto presto, avrebbe in dono una bella tomba. La gente dotata di comprendonio ne è convinta.

SIR TOBY
Giuro su questa mano che a parlar così è solo una manica di farabutti e di calunniatori. Chi mai sarebbero?

MARIA
Gente che per sopramercato aggiunge che tutte le sere si ubriaca in vostra compagnia.

SIR TOBY
Già, ma brindando alla salute di mia nipote. Anch'io ho intenzione di brindare alla sua salute, almeno finché avrò un pertugio in gola e ci sarà vino in Illiria. Se poi qualcuno si rifiutasse di bere alla salute di lei finché il cervello non gli giri come una trottola, gli darò del vigliacco e dello spudorato. Chiaro, ragazza? Parli del diavolo... ed ecco qui Sir Andrew Aguecheek.

Entra Sir Andrew Aguecheek.

SIR ANDREW
Sir Toby Belch! Come va, Sir Toby Belch?

SIR TOBY
Soave Sir Andrew!

SIR ANDREW
Dio ti benedica, topolina.

MARIA
Altrettanto a voi, signore.

SIR TOBY
Abbordate, Sir Andrew, abbordate!

SIR ANDREW
Chi è costei?

SIR TOBY
La dama di compagnia di mia nipote.

SIR ANDREW
Buona Madama Abbordaggio, non mi dispiacerebbe conoscervi meglio.

MARIA
Mi chiamo Maria, signore.

SIR ANDREW
Buona Madama Maria Abbordaggio...

SIR TOBY
Vi sbagliate di grosso, amico. «Abbordate» significa affrontatela, attraccatela, corteggiatela, assalitela.

SIR ANDREW
In fede mia, non oserei mai intraprenderla in compagnia di tutta quella gente. È questo il senso di «abbordate»?

MARIA
Arrivederci, signori.

SIR TOBY
Se la lasciate andar via così, Sir Andrew, vi auguro di non riuscir più a sguainar la spada.

SIR ANDREW
Se ve ne andate così, signora, mi auguro di non dover più sguainar la spada. Insomma, signora, credete forse di aver a che fare con due rimbambiti?

MARIA
Guardate che non vi tengo per mano, signore.

SIR ANDREW
Per la Madonna, e invece l'avrete: eccola!

MARIA
Be', pensate un po' come vi pare, signore. Ve ne prego, portate quella mano all'osteria e datele da bere.

SIR ANDREW
Spiegatevi meglio, carina, non capisco la metafora.

MARIA
È asciutta, signore.

SIR ANDREW
Bella scoperta! Non sono mica così rimbecillito da non sapere come si fa a tener le mani asciutte. Il tuo gioco di parole continua a sfuggirmi.

MARIA
È un gioco asciutto, signore.

SIR ANDREW
Ne conoscete molti?

MARIA
Proprio così, signore, ce li ho sempre sulla punta delle dita. Accidenti, adesso vi lascio andar la mano, ha finito la sua riserva di giochetti.

 

Esce.

SIR TOBY
Amico, mi sa tanto che abbiate bisogno di un bicchiere di vin santo: non vi ho mai visto così giù.

SIR ANDREW
Neppure una volta, in tutta la vita, se non per effetto del vin santo. Certe volte ho l'impressione di non aver più cervello di un cristiano, o di un uomo qualunque. Purtroppo sono un gran divoratore di carne di manzo, ecco perché, temo, il mio cervello va a rilento.

SIR TOBY
Mi sa tanto che abbiate ragione.

SIR ANDREW
Se ne fossi convinto, smetterei di mangiar carne. Lo giuro. Domani salto a cavallo e me ne torno a casa, Sir Toby.

SIR TOBY
Pourquoi, mio caro cavaliere?

SIR ANDREW
Che significa questo pourquoi? Vuol dire «debbo» o «non debbo»? Magari avessi sfruttato meglio il tempo studiando le lingue piuttosto che la scherma, il ballo e il combattimento degli orsi! Ah, se solo mi fossi dedicato all'arte!

SIR TOBY
In questo caso avreste avuto una capigliatura magnifica!

SIR ANDREW
Da quando in qua l'arte giova alla capigliatura?

SIR TOBY
Sì perché i vostri capelli non sono naturalmente ricci.

SIR ANDREW
Però mi donano comunque, giusto?

SIR TOBY
A meraviglia. Vi pendono come lino da una conocchia. Mi auguro di vedere una puttana prenderseli tra le gambe e filarli!

SIR ANDREW
Insomma, domani me ne torno a casa, Sir Toby. Vostra nipote non ha intenzione di mostrarsi e, se mai fosse, ve lo do a quattro contro uno, non vorrà saperne di me. Anche il conte che abita qui vicino le fa la corte.

SIR TOBY
Ma lei non vuol saperne del conte. Non ha intenzione di sposar qualcuno che le sia superiore per rango, beni, età o intelligenza. Glielo ho sentito giurare. Via, via, finché c'è vita..., amico.

SIR ANDREW
Mi tratterrò qui ancora un mese. Sono l'uomo più strambo del mondo. Vado pazzo per mascherate e festini, se capita anche insieme.

SIR TOBY
Ve ne intendete di queste quisquilie, cavaliere?

SIR ANDREW
Né più né meno degli altri abitanti dell'Illiria, a eccezione di quelli più bravi di me. Comunque mi guarderei bene dal competere con gli anziani.

SIR TOBY
Come ve la cavate con la gagliarda, cavaliere?

SIR ANDREW
So tagliar netta una capriola, credetemi.

SIR TOBY
Sì, come io so tagliare il montone...

SIR ANDREW
E nello scambietto rovesciato sono pronto a sfidare qualunque abitante dell'Illiria.

SIR TOBY
Perché allora tener per voi tutte queste virtù? Perché stendere un velo su tutti questi doni di natura? Non avrete mica paura che prendan la polvere, come il ritratto di Madama Mall? Perché non ve ne andate in chiesa ballando la gagliarda e non ve ne tornate a casa a passo di corrente? Quanto a me, credo che il mio passo ideale dovrebbe uniformarsi a quello della giga e vorrei spander acqua su un ritmo quinario. Che volete dire? Non verrete mica a dirmi che questo mondo sia ideale per nascondere i propri meriti? A giudicar dalla bella forma delle vostre gambe, si direbbe che si sono formate sotto il segno della gagliarda.

SIR ANDREW
Già, sono forti. E fanno la loro bella figura anche quando indosso una calzamaglia rossa. Perché non organizziamo un bel festino?

SIR TOBY
Che altro dovrebbe fare gente come noi? Non siamo nati entrambi sotto il segno del Toro?

SIR ANDREW
Il Toro! Il segno che protegge i fianchi e il cuore!

SIR TOBY
Nient'affatto! Polpacci e cosce! Fatemi un po' vedere come eseguite lo scambietto. Su, più in alto! Ecco, così, magnifico!

 

Escono.

 

 

atto primo - scena quarta

 

Il palazzo del Duca.
Entrano Valentine e Viola, travestita da uomo.


VALENTINE
Se il duca continuerà con tutti questi favori, farai molta strada, Cesario. Ti conosce da appena tre giorni ma non ti tratta più da estraneo.

VIOLA
Ma allora temi che lui sia capriccioso e io negligente, se metti in dubbio che continuerà ad aver simpatia per me. È forse volubile nei suoi favori?

VALENTINE
No, credimi.

Entrano il Duca, Curio e persone del seguito.

VIOLA
Te ne sono grato. Ecco il duca.

DUCA
Chi ha visto Cesario?

VIOLA
Eccomi, per servirvi, signore.

DUCA
Allontanatevi pure voi. Cesario, ormai sai tutto di me. Ti ho dischiuso il libro dei miei sentimenti più segreti. Perciò, mio caro ragazzo, corri da lei, e non farti bloccare. Fermati alla sua porta e di' ai suoi servitori che nessuno riuscirà a schiodarti di lì finché lei non ti avrà concesso udienza.

VIOLA
Lo farò, monsignore. Ma se, a quel che si dice, lei è ancora immersa nel suo dolore, non accetterà mai di ricevermi.

DUCA
E allora strepita, metti da parte le buone maniere piuttosto che tornartene qui a mani vuote.

VIOLA
Ma, ammesso che riesca a parlarle, cosa dovrei dirle?

DUCA
Manifestale tutta la passione del mio amore, stupiscila parlandole della mia devozione: nessuno meglio di te può dar corpo alle mie pene. La tua giovane età otterrà più udienza presso di lei di un messaggero di più grave aspetto.

VIOLA
Non ne sono affatto certo, monsignore.

DUCA
E invece credimi, ragazzo, anche perché farebbe torto ai tuoi anni felici chi ti prendesse per adulto: le labbra di Diana non sono certo più tenere e vermiglie delle tue; la tua piccola voce, pura e squillante com'è, rivaleggia con quella di una ragazza, tanto da renderti adatto a interpretare una parte femminile. So che sei nato sotto un segno adatto al compito che ti affido. Quattro o cinque di voi vadano con lui, anche tutti, se ne avete voglia. Quanto a me, mi sento meglio lon tano da qualsiasi compagnia. Se riuscirai nella tua impre sa, potrai spartire gli agi col tuo signore e chiamar tue le sue ricchezze.

VIOLA
Farò quanto in mio potere per corteggiare la donna che amate. [A parte] Eppure quanta pena nei miei sforzi! Potrei corteggiar per lui questa e altre donne ma sarei sempre io a desiderare di sposarlo.

 

Escono.

 

 

atto primo - scena quinta

 

La casa di Olivia.
Entrano Maria e il Buffone.

 

MARIA
Insomma, se non mi dici dove sei stato, non aprirò bocca in tua difesa, neppure quanto basti per farci passare una paglia. La mia signora ti farà impiccare per la tua assenza.

BUFFONE
Faccia pure: in questo mondo chi finisce sulla forca può farsi un baffo dei nemici.

MARIA
Spiegati.

BUFFONE
Quando avrà tirato le cuoia, non dovrà più temer nessuno.

MARIA
Una spiegazione magra, come la Quaresima.

Però io so dove è stata coniata quell'espressione, sai, «farsi un baffo dei nemici».

BUFFONE
E dove, brava la mia signora Maria?

MARIA
In guerra. Potrai sbandierarla a ragion veduta, in mezzo alle tue corbellerie.

BUFFONE
Bene. Allora Dio dia saggezza a chi già ce l'ha: chi invece è folle metta a frutto il suo talento.

MARIA
Comunque sia, verrai impiccato per la tua lunga assenza. Se invece ti dessero gli otto giorni, non ti andrebbe ugualmente bene?

BUFFONE
L'impiccagione può salvarti da un matrimonio sbagliato. Quanto al licenziamento, per fortuna d'estate si campa con poco.

MARIA
Allora sei proprio deciso.

BUFFONE
Non esattamente, ma su due punti sì.

MARIA
Sì, perché se uno si spezza l'altro regge. Ma se si spezzano entrambi si perdono le brache per strada.

BUFFONE
Brava, perdio! Bravissima! Be', va' per la tua strada. Se Sir Toby smettesse di bere, saresti il pezzo di carne d'Eva più spiritoso di tutta l'Illiria.

MARIA
Adesso basta, birbante. Ecco la mia signora: se vuoi un consiglio, scusati con lei.

 

Esce.
Entrano Olivia, Malvolio e il seguito.

BUFFONE
Cervello, se questo è quel che vuoi, mettimi in vena di facezie. Quei buffoni che sono convinti d'essere svegli, spesso finiscono per far la parte dei deficienti. Io invece, che non credo di possederne, riesco anche a passare per una persona assennata. Come dice Quinapalus? «Meglio un cretino spiritoso che un cervellone rincretinito». Iddio vi benedica, signora.

OLIVIA
Portate via il buffone.

BUFFONE
Avete sentito, amici? Portate via la signora.

OLIVIA
Come buffone ormai sei a secco. Non voglio più saperne di te. E poi sei diventato disonesto.

BUFFONE
Due difetti emendabili, signora, con un po' di vino e qualche buon consiglio. Date da bere al buffone, e il buffone non sarà più a secco. Ordinate allo scansafatiche di emendarsi e, sempre ammesso che lo faccia, non farà più lo scansafatiche, altrimenti ci penserà il rammendatore a rammendarlo. Perché quel che è emendato è solo rammendato. La virtù trasgredita non è rammendata che col peccato, e il peccato che si emenda non è rammendato che con la virtù. Se questo semplice sillogismo funziona, bene, in caso contrario che posso farci io? Se l'unico cornuto in giro è la disgrazia allora la bellezza è un fiore. La signora ha ordinato di allontanare il buffone, ecco perché insisto: allontanate la signora.

OLIVIA
Ma io ho ordinato di cacciar te solo.

BUFFONE
Un equivoco all'ennesima potenza!

Signora: «Cucullus non facit monachum», che poi sarebbe a dire che il mio cervello non è vestito da buffone. Signora, mi sia concessa la possibilità di dimostrarvi che la pazza siete voi.

OLIVIA
Sei proprio sicuro di riuscirci?

BUFFONE
Con un paio di battute, signora.

OLIVIA
E allora provaci.

BUFFONE
Prima però dovrò catechizzarvi. Topolino di virtù, rispondimi.

OLIVIA
Suvvia, amico, in mancanza di passatempi migliori, sono pronta a sottopormi alla prova.

BUFFONE
Perché portate il lutto, signora?

OLIVIA
Per la morte di mio fratello, buon buffone.

BUFFONE
A parer mio, la sua anima è all'inferno, signora.

OLIVIA
Io invece sono certa che la sua anima sia in paradiso, buffone.

BUFFONE
È ancor più pazzesco portare il lutto se l'anima di vostro fratello è in paradiso. Signori, conducete via la pazza.

OLIVIA
Che idea ti sei fatto di questo buffone, Malvolio? Vorrà mai correggersi?

MALVOLIO
Certo, e continuerà a farlo finché non sarà in preda agli spasimi della morte. Le infermità, che pure fanno deperire le persone assennate, rafforzano gli scimuniti.

BUFFONE
Che Iddio vi favorisca con un'infermità a tambur battente, così da rafforzare la vostra pazzia! Sir Toby è pronto a giurare che come volpe valgo veramente poco, ma non scommette un soldo bucato sul fatto che voi non siate un deficiente.

OLIVIA
Cosa hai da rispondere, Malvolio?

MALVOLIO
Mi meraviglio che vossignoria si diverta con quest'insulso gaglioffo. L'ho visto io stesso, l'altro giorno, messo a tacere da un buffone qualsiasi, con meno spirito di una patata. Guardatelo: ha già abbassato la guardia. Se non ridete, dandogli così modo di riprendersi, è bell'e imbavagliato. In fede mia la gente di buon senso che s'entusiasma per questa genia di buffoni, non vale più degli imitatori dei buffoni.

OLIVIA
Oh, ma allora siete ammalato di amor proprio, Malvolio, e assaggiate tutto con l'aria più schifiltosa del mondo. Generosità, rettitudine e magnanimità sembrano pallini da uccelletti appetto a quelle che prendete per palle da cannone. Non c'è malanimo in un buffone patentato, anche quando vomita improperi, così come in una persona notoriamente discreta, quando gli capita di protestare.

BUFFONE
Che Mercurio vi sia maestro di menzogne, se difendete un buffone!

Entra Maria.

MARIA
Signora, alla porta c'è un giovane dabbene che insiste per parlarvi.

OLIVIA
È un messo del duca Orsino, giusto?

MARIA
Non saprei, signora. Posso dirvi solo che è un bel ragazzo con una nutrita scorta.

OLIVIA
Chi dei miei uomini lo blocca sulla porta?

MARIA
Sir Toby, signora, il vostro congiunto.

OLIVIA
Allontanalo, te ne prego. Quello è capace solo di dir stupidaggini. Roba da vergognarsi!

 

Esce Maria.

 

Andate anche voi, Malvolio. Se è un messo del duca ditegli che sono malata, ditegli che non sono in casa. Insomma, inventate una scusa qualsiasi purché se ne vada.

 

Esce Malvolio.

 

Quanto a te, hai potuto constatare da solo che le tue facezie sono invecchiate e che non incantano più nessuno.

BUFFONE
Avete difeso la categoria, signora, come se il vostro primogenito fosse destinato a diventar buffone. Che Giove dia un cervello a prova di bomba a quel tuo congiunto che, quanto a materia grigia, se la passa proprio male. Ecco che viene!

Entra Sir Toby.

OLIVIA
Sul mio onore è mezz'ubriaco. Chi c'è alla mia porta, zio?

SIR TOBY
Un gentiluomo.

OLIVIA
Un gentiluomo? Che gentiluomo?

SIR TOBY
Sì, un gentiluomo che... [Rutta.] Accidenti a quelle aringhe marinate! Come andiamo, imbecille?

BUFFONE
Buon sir Toby!

OLIVIA
Zio, zio, come osi presentarti qui di prima mattina in questo stato di prostrazione?

SIR TOBY
Prostituzione? Chi, io? Prostituirmi? Mai e poi mai! C'è un tale alla porta.

OLIVIA
Sì, ma chi è?

SIR TOBY
Fosse anche il diavolo, me ne farei un baffo. Se poi non mi credete, non me ne importa un fico.

 

Esce.

OLIVIA
Di' un po', buffone, come definiresti l'ubriaco?

BUFFONE
Somiglia a un affogato, a un buffone e a un pazzo furioso. Un goccio più della norma ed ecco il buffone, al secondo gli dà di volta il cervello, al terzo è bell'e affogato.

OLIVIA
Vai a cercare il giudice e digli che promuova un'indagine su mio zio perché è al terzo stadio d'ubriachezza, in altre parole è affogato. Adesso va', ma non perderlo di vista.

BUFFONE
Per ora è solo al secondo stadio, signora. Ci penserà il buffone a tener d'occhio il pazzo.

 

Esce.
Entra Malvolio.

MALVOLIO
Signora, quel giovanotto giura che riuscirà a conferire con voi. Gli ho detto che siete malata, ma lui, sostiene d'esserne già al corrente, anzi, è proprio per questo che è venuto qui a parlarvi. Gli ho detto che dormivate ma lui sembrava informato anche di quello. Perciò insiste per parlarvi. Non so più cosa dirgli, signora. Lui aspetta, corazzato contro qualsiasi rifiuto.

OLIVIA
E voi ditegli che non riuscirà mai a conferire con me.

MALVOLIO
Glielo ho già detto, al che mi ha risposto che se ne starà davanti alla vostra porta, ritto come un pennone, e che magari farà da supporto a una panchina, ma che vi parlerà comunque.

OLIVIA
Che tipo è?

MALVOLIO
Be', è un essere umano.

OLIVIA
Sì, ma descrivilo.

MALVOLIO
È un vero caratteraccio: ha detto che vi parlerà, che lo vogliate o no.

OLIVIA
Già, ma com'è? Quanti anni dimostra?

MALVOLIO
Non è abbastanza maturo da poter essere definito uomo, né così acerbo da poter passare per ragazzo. È come un baccello prima di riempirsi di piselli o una mela sul punto di giungere a maturazione. È come il mare, tra una marea e l'altra, a mezza via tra l'adolescenza e la virilità. D'aspetto direi che è avvenente e parla con toni bruschi. Si potrebbe dire che puzzi ancora del latte materno.

OLIVIA
Fatelo passare e chiamate la mia dama di compagnia.

MALVOLIO
Damigella, la mia signora chiede di voi.
 

Esce.
Entra Maria.

OLIVIA
Dammi il velo. Andiamo, abbassalo sul volto. Son pronta ad ascoltare un'altra ambasciata del duca.

Entra Viola.

VIOLA
Qual è, di grazia, l'onorevole padrona di casa?

OLIVIA
Parlate pure a me, risponderò io per lei. Desiderate?

VIOLA
Oh fulgida, squisita, impareggiabile bellezza! Ve ne prego, ditemi se è qui presente la padrona di casa perché non l'ho mai vista. Mi rincrescerebbe molto pronunciare il mio discorso per niente perché, oltre ad averlo redatto con estrema cura, ho penato non poco per mandarlo a mente. Belle signore, non prendetevi gioco di me giacché sono molto suscettibile, perfino al più piccolo sgarbo.

OLIVIA
Di dove venite, signore?

VIOLA
Posso dirvi solo poco più della parte che ho imparato perché questa domanda non risulta sul mio copione. Oh, nobile signora, datemi una speranza, per piccola che sia, che siate voi la padrona di casa così da permettermi d'attaccar senza indugio il mio discorso.

OLIVIA
Siete un attore?

VIOLA
No, in tutta sincerità. Eppure giuro, sui denti avvelenati della sorte, che non sono quello che sembro. Siete voi la padrona di casa?

OLIVIA
Se non recito la mia parte, lo sono.

VIOLA
Se le cose stanno così, vi fate torto perché non potete serbare quel che avete da donare. Ma la cosa non rientra nei miei compiti. Adesso consentitemi di pronunciare il pistolotto a voi dedicato, e vi svelerò il cuore del messaggio di cui sono latore.

OLIVIA
Venite subito al sodo, vi dispenso dalle lodi.

VIOLA
Ahimè, ho penato tanto a studiarlo! Senza contare che trabocca di poesia.

OLIVIA
Nel qual caso è probabile che sia falso. Ve ne prego tenetelo per voi. Mi è stato riferito che avete fatto l'arrogante alla mia porta e, se ho deciso di lasciarvi passare, l'ho fatto per la curiosità di conoscervi piuttosto che per ascoltare la vostra ambasciata. Se non siete folle, fareste meglio a sparire. Se invece avete un briciolo di senno, siate breve. Non sono così di buon umore da perder tempo in chiacchiere insulse.

MARIA
Se siete pronto a spiegar le vele, lasciate che vi indichi la rotta.

VIOLA
No, mio buon mozzo, rimarrò in rada ancora per un po'. Dolce signora, procurate di calmare il vostro gigante di guardia. Svelatemi il vostro pensiero, io sono soltanto un messaggero.

OLIVIA
Di certo avete delle rivelazioni orribili da farmi, se cominciate con così cauta cortesia. Ditemi il messaggio.

VIOLA
Riguarda solo il vostro orecchio. Non reco con me né una dichiarazione di guerra né una pretesa di omaggio. In mano stringo un ramoscello d'ulivo. Le mie sono parole di pace, e così le mie azioni.

OLIVIA
Eppure vi siete presentato con modi poco urbani. Chi siete? Cosa volete?

VIOLA
Se sono stato rude è per il trattamento che mi è stato riservato in quest'ambiente. Chi io sia e cosa desideri sono faccende intime, come la verginità. Misteri divini per le vostre orecchie, per le altrui, profani.

OLIVIA
Lasciateci soli: siamo pronti ad ascoltare questo mistero divino. Allora, signore, qual è il messaggio?

 

Escono Maria e il seguito.

VIOLA
Dolcissima signora...

OLIVIA
Quanto a dottrina siamo consolanti e se ne potrebbe discutere a lungo. Ma dov'è il messaggio?

VIOLA
Nel petto di Orsino.

OLIVIA
Nel suo petto? In quale capitolo del suo petto?

VIOLA
Per rispondervi per le rime, vi dirò che è nel primo capitolo del suo petto.

OLIVIA
Oh, ma lo ho già letto: sono eresie. Avete altro da aggiungere?

VIOLA
Buona signora, fate che vi veda il volto.

OLIVIA
È stato forse il vostro signore a chiedervi di negoziare col mio volto? Ormai siete uscito dal seminato, ciononostante alzeremo il sipario per mostrarvi la scena. [Si toglie il velo.] Ecco, signore, è questa. Non vi sembra ben fatta?

VIOLA
Stupendamente, se è fatta come Dio l'ha fatta.

OLIVIA
È fatta di colori indelebili, resistenti al vento e alle intemperie.

VIOLA
È una bellezza magnificamente fusa, di toni bianchi e rosei, a cui ha posto mano abilmente, soavemente, la natura. Signora, sareste la più crudele delle donne se destinaste alla tomba queste grazie senza che il mondo ne possegga copia.

OLIVIA
Signore, il mio cuore non è indurito a tal punto. Predisporrò vari cataloghi della mia bellezza che verrà inventariata. Ogni sua particella, ogni suo articolo, verrà elencato nel mio testamento. Ad esempio: paragrafo uno, due labbra abbastanza vermiglie; paragrafo due, due occhi grigi con relative palpebre; paragrafo tre, un collo, un mento ecc. ecc. Non sarete mica venuto fin qui solo per valutarmi?

VIOLA
Adesso comprendo cosa siete: troppo superba. Ma, foste anche il diavolo, siete bella. Il mio signore e padrone vi ama. Ah, tanto amore è degno di ricompensa, quand'anche veniste incoronata come la più bella tra le donne.

OLIVIA
Ma come mi ama?

VIOLA
Con animo devoto, con lacrime generose, con gemiti che tuonano amore, con sospiri infuocati.

OLIVIA
Il vostro signore è al corrente del mio pensiero: non posso amarlo benché lo immagini virtuoso; a quel che ne so è nobile, di grandi mezzi, nel fiore della giovinezza, per fama è liberale, colto e valente, aggraziato di statura e di proporzioni. E tuttavia non mi è dato di amarlo. Da tempo ormai avrebbe dovuto accettare questa risposta.

VIOLA
Se solo vi amassi con l'ardore del mio signore, con le sue pene, con la sua totale abnegazione, non troverei senso nella vostra ripulsa, mi rifiuterei di comprenderla.

OLIVIA
Cosa fareste?

VIOLA
Mi costruirei una capanna di salice alla vostra porta e invocherei l'anima mia rinchiusa qui dentro. Scriverei leali canti all'amore respinto e li intonerei con voce chiara nel cuore della notte. Griderei il vostro nome alle colline echeggianti costringendo l'aria pettegola a ripetere «Olivia!». Oh, non riuscireste a trovar requie tra l'aria e la terra, se non provaste pietà per me.

OLIVIA
Voi potreste far molto. Qual è il vostro rango?

VIOLA
Superiore a quello attuale, ciononostante non mi lamento: sono un gentiluomo.

OLIVIA
Tornate dal vostro signore. Ditegli che non posso amarlo e che non insista con le ambasciate, a meno che, per caso, chieda a voi di riferirmi come abbia accolto il mio rifiuto. Addio. Vi ringrazio per le pene che vi siete dato. Spendete questo danaro in mio ricordo.

VIOLA
Non sono un messaggero prezzolato, signora. Tenete pure la vostra borsa. È il mio signore, non io, ad aver diritto a una ricompensa. Possa l'amore trasformare in pietra il cuore dell'uomo che amerete. E che la vostra passione, come quella del mio signore oggi, non abbia che ripulse. Addio, bella crudele.

 

Esce.

OLIVIA
«Qual è il vostro rango?» «Superiore a quello attuale, ciononostante non mi lamento: sono un gentiluomo».

Sono pronta a giurare che tu lo sia: il linguaggio, il volto, la corporatura, le azioni, lo spirito sono lì a provare che hai un blasone quintuplo. Non correr troppo: frena, frena! Ah, se solo il padrone fosse il paggio. Suvvia! È mai possibile che il morbo attecchisca così in fretta? Ah, quel ragazzo! Sentivo le sue perfezioni insinuarsi in me, invisibili e furtive, attraverso gli occhi. Ebbene, sia. Ehi tu, Malvolio!

Entra Malvolio.

MALVOLIO
Eccomi, signora, per servirvi.

OLIVIA
Corri appresso a quel messo insolente, il servo del duca. Mi ha lasciato quest'anello malgrado le mie proteste. Digli che non so che farmene. E soprattutto che non illuda il suo padrone: io non sono fatta per lui. Se quel giovane dovesse ripresentarsi qui domani, gliene dirò io stessa le ragioni. Spicciati, Malvolio.

MALVOLIO
Corro, signora.

 

Esce.

OLIVIA
Non so neppur io quel che faccio. Temo che gli occhi siano stati cattivi consiglieri. Oh, fato, dispiega il tuo potere. Non siamo neppure padroni di noi stessi. Quel che è scritto si compia: così sia.

 

Esce.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

La dodicesima notte (o “Quel che volete”)

(“Twelfth night” or “What you will” 1599 - 1601)

 

 

atto secondo - scena prima

 

Una strada.
Entrano Antonio e Sebastian.
 

ANTONIO
Non vuoi trattenerti ancora un po'? E non vuoi neppure che ti accompagni?

SEBASTIAN
Perdonami, ma devo dirti di no. Le stelle mi sono contrarie. La sfortuna che m'accompagna potrebbe aver effetti deleteri sulla tua. Quindi ti supplico di farmi affrontar da solo la mia cattiva sorte. Ti farei un cattivo servizio, dopo tutto l'affetto che mi hai dimostrato, se qualcuna delle mie disgrazie ricadesse su di te.

ANTONIO
Dimmi almeno dove sei diretto.

 

SEBASTIAN
Niente da fare, amico. Il mio è solo un vagabondaggio. Eppure leggo in te un animo così discreto da indurmi a credere che tu non voglia estorcermi segreti che preferisco tener per me. Perciò mi sento in obbligo di cortesia di aprirti il mio cuore. Devi sapere, Antonio, che mi chiamo Sebastian e non Rodrigo. Mio padre era quel Sebastian di Messalina di cui hai certamente sentito parlare. Costui lasciò due figli: me e mia sorella, nati nella stessa ora: ah, se solo il cielo avesse voluto che fossimo morti insieme! Si deve proprio a te, amico, se le cose sono cambiate perché, un'ora prima che tu mi salvassi dai marosi, mia sorella è annegata.

ANTONIO
Giorno funesto!

SEBASTIAN
Una ragazza che, pur se mi somigliava come una goccia d'acqua, pure, a giudizio di molti, era bellissima. Non vorrei che l'affetto mi fuorviasse, tuttavia m'azzardo a sostenere che lei aveva un'anima così bella che anche l'invidia era costretta a riconoscergliela. Lei è annegata nelle acque amare, quanto a me penso che dovrò annegare il suo ricordo in acque ancor più amare.

ANTONIO
Perdonami se non ho saputo offrirti che un'ospitalità fin troppo modesta.

SEBASTIAN
Oh, buon Antonio, sei tu a dovermi perdonare per tutti i disagi che ti ho procurato.

ANTONIO
Se non m'accetti al tuo servizio, il dolore di perderti mi porterà alla tomba.

 

SEBASTIAN
Se non vuoi disfare ciò che hai fatto, cioè uccidere colui che hai salvato, non insistere oltre. È arrivato il momento dell'addio. Il mio cuore trabocca gratitudine ma somiglio tanto a mia madre che i miei occhi tradiscono ogni mio turbamento. Sono diretto alla corte del duca Orsino. Addio!

 

Esce.

ANTONIO
Gli dei ti siano propizi! Ho molti nemici alla corte di Orsino, altrimenti ti avrei raggiunto al più presto. Ma accada quel che vuole, ti adoro al punto che ogni pericolo mi sembrerà uno scherzo. Ti seguirò comunque.

 

Esce.

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Una strada.
Entrano Viola e Malvolio da due diversi ingressi.


MALVOLIO
Non eravate forse voi in compagnia della contessa Olivia fino a pochi istanti fa?

VIOLA
Giusto fino a qualche secondo fa, signore, e, passo passo, sono arrivato fin qui.

MALVOLIO
La contessa vi restituisce quest'anello, signore. Avreste potuto risparmiarmi la fatica se solo lo aveste preso con voi. Mi ha detto anche di dare al vostro signore la più disperata delle certezze che non vuol saperne di lui. Ancora una cosa, non dovrete più immischiarvi negli affari del vostro padrone a meno che non torniate qui per riferire alla contessa le sue reazioni. Suvvia, prendete questo.

VIOLA
Lei ha accettato l'anello, adesso non lo voglio più.

MALVOLIO
Suvvia, signore, siete stato voi a gettarglielo con modi assai bruschi e lei mi ha ordinato di restituirvelo allo stesso modo. Se val la pena chinarsi per raccattarlo, eccolo lì, sotto i vostri occhi, altrimenti finirà per essere di chi lo trova.

 

Esce.

VIOLA
Non le ho lasciato alcun anello. Che cerca questa signora? Dio non voglia che si sia incapricciata di me. Già, mi ha squadrato da capo a piedi, mentre i suoi sguardi andavano da una parte e la sua lingua dall'altra, tanto da mettersi a parlare a scatti, sconnessamente. Sì, sono certa che si sia innamorata di me. È un'astuzia legata alla sua passione se mi ha invitata a casa sua per mezzo di quel messaggero screanzato. Non sa che farsene dell'anello del mio signore? Ma se non gliene ha mandato nessuno! Il suo uomo sono io. Se è così, com'è certo, povera signora, farebbe meglio a innamorarsi d'un sogno. Ah, travestimento, lo vedo bene, sei un maleficio che serve magnificamente la causa del demonio! Con quanta facilità quegli uomini, a un tempo belli e falsi, modellano a piacere il tenero cuore femminile! Ahimè, la colpa è tutta della nostra fragilità e di nessun altro, perché noi donne siamo come ci hanno fatto. Chissà come andrà a finire? Il mio signore è innamorato pazzo di lei, mentre io, povero mostriciattolo, vado pazza per lui; invece lei, ingannandosi, sembra essersi invaghita di me. Come si metteranno le cose? Finché mi presenterò sotto le spoglie di un uomo non potrò mai sperare nell'amore del mio signore. Come donna, ahimè, quanti inutili sospiri provocherò nella povera Olivia! Oh, tempo, tocca a te sciogliere questo groviglio, non a me. È un nodo troppo complesso perché io ne venga a capo.

 

Esce.

 

 

atto secondo - scena terza

 

La casa di Olivia.
Entrano Sir Toby e Sir Andrew.

SIR TOBY
Attraccate, Sir Andrew. Chi non è a letto dopo la mezzanotte è come se si fosse alzato presto. E diluculo surgere, come dovreste sapere anche voi...

SIR ANDREW
No, ve lo giuro, non lo so. In compenso però so che chi sta in piedi fino a tardi, sta in piedi fino a tardi.

SIR TOBY
Una conclusione falsa che, in quanto tale, detesto come un boccale vuoto. Chi è ancora in piedi dopo la mezzonotte e, solo allora, si decide ad andare a letto, si corica presto. Ne consegue che, chi va a letto dopo la mezzanotte, va a letto presto. La nostra vita non si fonda forse su quattro elementi?

SIR ANDREW
Questo è poco ma sicuro, a quanto sembra. Io però sono propenso a credere che si fondi sul mangiare e sul bere.

SIR TOBY
Parlate da persona istruita, perciò diamoci alla pazza gioia. Ehi, Maria, portaci un boccale di vino.

Entra il Buffone.

SIR ANDREW
Ecco che spunta il buffone, corpo di Bacco!

BUFFONE
Come ve la passate, cuoricini miei? Avete mai visto quell'insegna d'osteria con la scritta «Noi tre»?

SIR TOBY
Benvenuto, asino. Perché non cantiamo una canzone?

SIR ANDREW
Credetemi, il buffone ha una gran bella voce. Sarei pronto a sacrificare quaranta scellini pur di avere un paio di gambe belle come le sue e una voce altrettanto dolce. A onor del vero, eri in gran forma ieri sera quando hai raccontato la storia di Pigrogromitus e di come i Vapii passino l'equatore a Queubus. Proprio una gran bella storia, te lo giuro. Hai avuto i sei soldi che ti ho mandato tramite la tua morosa?

BUFFONE
Mi sono intascato la tua gratificazione. E dal momento che il naso di Malvolio non è un manico di scopa, la mia signora ha le mani bianche e «Ai Mirmidoni» non è una taverna.

SIR ANDREW
Bene! Bravo! Come buffoneria siamo al massimo, tutto sommato. E adesso canta!

SIR TOBY
Suvvia, ecco sei soldi. Sentiamo la canzone!

SIR ANDREW
E io ne aggiungo altri sei. Signori si nasce...

BUFFONE
Preferite una canzone d'amore o una strofetta da ubriachi?

SIR TOBY
Una canzone d'amore, una canzone d'amore.

SIR ANDREW
Sì, sì. Chi se ne frega delle strofette da ubriachi?

BUFFONE (Canta)
Dove vaghi, oh bella mia?
Fermati e ascolta,
Il tuo uomo è una badia
Sa cantar con voce colta.
Non fuggire, oh mio tesoro,
Agli amanti s'addice il ristoro
Lo sa bene ogni saggio
Come termina ogni viaggio.


SIR ANDREW
Ottima, dico sul serio.

SIR TOBY
Bene, bene.

BUFFONE (Canta)
Non ha domani l'amore
Subito vuol vincere il cuore
I rinvii vengono a noia
Impedendo di fatto ogni gioia
Dammi un bacio, oh bella mia
Presto la gioventù esaurisce ogni energia.


SIR ANDREW
Una voce mielata, sul mio onore di gentiluomo.

SIR TOBY
Un'aria contagiosa.

SIR ANDREW
Molto dolce e contagiosa, in fede mia.

SIR TOBY
A lume di naso direi di sì, è un dolce contagio. Ma siamo veramente intenzionati a far ballare il cielo insieme a noi? Vogliamo per caso svegliare una civetta con un concertato così bello da strappar tre anime allo stesso tessitore? Allora si fa?

SIR ANDREW
Se mi volete bene, facciamolo: sono un asso nei concertati.

BUFFONE
Per la Madonna, signore, conosco dei cani che duettano a meraviglia.

SIR ANDREW
E adesso cantiamo «Tu, furfante!».

BUFFONE
«Frena la lingua, furfante», cavaliere? Sarò forse costretto a darvi del furfante, cavaliere?

SIR ANDREW
Non sarebbe la prima volta che costringo qualcuno a darmi del furfante. Attacca, buffone: la canzone comincia «Frena la lingua».

BUFFONE
Ma come faccio ad attaccare se devo tener a freno la lingua?

SIR ANDREW
Hai ragione, non c'è che dire. Suvvia, attacca.

 

Cantano.
Entra Maria.

MARIA
Cos'è questo baccano? Se non risponde al vero che la mia signora ha mandato a chiamare Malvolio, il maggiordomo, per ordinargli di cacciarvi fuori di qui, sbugiardatemi pure.

SIR TOBY
La signora è del Catai, noi siamo dei furbastri, Malvolio non è che un Peg-a-Ramsey e

(Canta)

«Noi siamo tre burloni».

Io e lei non siamo forse parenti? Non abbiamo lo stesso sangue? Marameo, madama!

(Canta)

C'era un tale in Babilonia, Signora mia, Signora mia.

BUFFONE
Accipicchia, il nostro cavaliere è in forma smagliante.

SIR ANDREW
Già, se la cava bene, quand'è in forma, e lo stesso vale anche per me. Lui ci mette più grazia, io più naturalezza.

SIR TOBY (Canta)
Oh, quel dodici di dicembre...

MARIA
Per amor di Dio, zitti!

Entra Malvolio.

MALVOLIO
Siete forse ammattiti, signori miei? Non avete un'ombra di giudizio, di educazione, di decenza, da mettervi a vociare come calderai a quest'ora di notte? Avete intenzione di ridurre la casa della mia signora a locanda urlando a squarciagola le vostre canzoni da ciabattini, senza temperar la voce e senza remore? Senza alcun rispetto per il luogo, per l'ora e per il prossimo?

SIR TOBY
Guarda, amico, che siamo andati a tempo, senza mai stonare. Vai sulla forca!

MALVOLIO
Sir Toby, voglio essere chiaro con voi. La mia signora mi ha ordinato di dirvi che, pur ospitandovi in qualità di parente, non per questo ha sposato le vostre gozzoviglie. Se riuscirete a smetterla coi bagordi, sarete il benvenuto in casa sua. In caso contrario, se vorrete accomiatarvi da lei, è disposta a dirvi addio.

SIR TOBY (Canta)
Addio mia bella, separarci conviene.

MARIA
Suvvia, Sir Toby, fate il bravo.

BUFFONE (Canta)
Dagli occhi si direbbe che il momento fatale s'avvicina.


MALVOLIO
Dici sul serio?

SIR TOBY (Canta)
Ma io non morrò mai.


BUFFONE (Canta)
Sir Toby, mai dire mai.


MALVOLIO
La cosa vi fa onore.

SIR TOBY (Canta)
E se gli ordinassi d'andarsene?


BUFFONE (Canta)
E se poi dovesse dolersene?

SIR TOBY (Canta)
Se gli ordinassi d'andarsene, senza averne dei guai?

BUFFONE (Canta)
No, no, non oserete mai.


SIR TOBY
E così non andremmo a tempo, eh, amico? Menti! Del resto sei solo un maggiordomo. Non ti sarai mica messo in testa che, solo perché sei virtuoso, al mondo non debbano più esistere né birra né mirra?

BUFFONE
Sì, per Sant'Anna, e magari neanche lo zenzero per infiammarci il palato?

 

Esce.

SIR TOBY
Bravo! Ben detto! Quanto a te, faresti meglio ad andarti a lustrare il cordone da maggiordomo con mollica di pane. Un boccale di vino, Maria!

MALVOLIO
Signora Maria, se tenete al favore della mia signora, dovreste evitare di favorire questa chiassata. Glielo riferirò, ci potete giurare.

 

Esce.

MARIA
Andate a scrollar le orecchie da qualche altra parte.

SIR ANDREW
Sfidarlo a duello per poi fargli un bidone e ridere alle sue spalle, sarebbe come dar da bere a un affamato.

SIR TOBY
Sì, giusto così, amico. Ci penserò io a scrivere il cartello di sfida, oppure a insultarlo verbalmente a vostro nome.

MARIA
Caro Sir Toby, portate pazienza per stanotte. Da quando si è presentato il messo del duca, la mia padrona è molto inquieta. Quanto a Messer Malvolio, lasciate che ci pensi io. Se non riuscirò a metterlo alla berlina, facendone un caso esemplare, vi autorizzo a pensare che sono tanto rincitrullita da non saper neppure come ci si stende su un letto. Lasciate fare a me.

SIR TOBY
Dicci come, diccelo! Parlaci di lui!

MARIA
Per la Madonna, signore, a volte lo si direbbe un puritano.

SIR ANDREW
Se fosse vero, lo bastonerei come un cane.

SIR TOBY
Solo perché è un puritano? Fuori i motivi reconditi, cavaliere.

SIR ANDREW
Non ho proprio nessun motivo recondito, solo le mie buone ragioni.

MARIA
Ma sì, puritano o diavolo che sia, è un leccapiedi, un asino pieno di sussiego che manda a mente il comportamento da tenere, senza testo, e lo ripete sbracciandosi a più non posso. È così presuntuoso, così convinto - a parer suo - d'essere un pozzo di virtù da mettersi in testa che tutti quelli che lo incontrano debbano innamorarsi di lui. È proprio su questo suo vizio che s'abbatterà la mia vendetta.

SIR TOBY
Cosa hai in mente?

MARIA
Gli farò trovar sulla sua strada un'oscura lettera d'amore in cui, dal color della barba, dalla forma delle gambe, dal modo di camminare, dall'espressione dello sguardo, dalla sua fronte e, in generale, dalla sua fisionomia, non avrà problemi a riconoscersi. Non ho difficoltà a imitare la calligrafia della mia signora, vostra nipote. In una lettera, scritta non so più in quali circostanze, riesce difficile distinguere la mia dalla sua calligrafia.

SIR TOBY
Ottimo, sento odor di bruciato.

SIR ANDREW
Vien su per il naso anche a me.

SIR TOBY
La lettera che gli farai trovar per strada, lo indurrà a credere che a scriverla sia stata mia nipote, che magari s'è presa una sbandata per lui.

MARIA
Ero intenzionata a puntare proprio su questo cavallo.

SIR ANDREW
E il tuo cavallo farebbe di lui un asino.

MARIA
Un asino? Ma certo.

SIR ANDREW
Ah, che beffa stupenda!

MARIA
Un sollazzo da re, ve lo garantisco. Sono convinta che la mia pozione farà effetto. Vi farò appostare, mentre il buffone fungerà da terzo, nel posto in cui troverà la lettera. Vedrete come ci arzigogolerà su. Basta così, almeno per stanotte. Andatevene a letto a sognar l'avventura. Addio.

 

Esce.

SIR TOBY
Buona notte, Pentesilea.

SIR ANDREW
Parola mia, è una ragazza in gamba.

SIR TOBY
Un segugio di razza. E mi adora, giusto?

SIR ANDREW
Anch'io, una volta, fui adorato.

SIR TOBY
Via, a letto, cavaliere. Dovreste chiedere dell'altro denaro.

SIR ANDREW
Se non riuscirò a impalmare vostra nipote, per me saranno guai.

SIR TOBY
Rifornitevi di soldi, amico. Alla fine, se non avrete partita vinta, datemi pure del damerino.

SIR ANDREW
Sicuro! Se però non lo faccio, mai fidarsi di me, prendetela come vi pare.

SIR TOBY
Via, via, m'è venuta voglia di un vin brulé. È troppo tardi per andare a letto proprio adesso. Andiamo, amico, andiamo.


Escono.

 

 

atto secondo - scena quarta

 

Il palazzo del Duca.
Entrano il Duca, Viola, Curio e altri.


DUCA
Datemi un po' di musica. Ah, buon giorno, amici. Tocca a te, buon Cesario, cantarmi quella canzone, sì proprio quel vecchio motivetto che abbiamo ascoltato giusto ieri sera. Ho avuto la sensazione che abbia alleviato le mie pene più di quelle ariette insulse, dalle rime elaborate, così di moda in quest'epoca frettolosa. Suvvia, m'accontento di un verso.

CURIO
Con licenza di vossignoria, colui che dovrebbe cantarla non è qui.

DUCA
E chi sarebbe?

CURIO
Feste, il buffone, monsignore, il matto che faceva tanto divertire il padre di Donna Olivia. Dev'essere da queste parti.

DUCA
Cercatelo e, nel frattempo, suonate il motivo.


Curio esce.

Musica.
 

Avvicinati, ragazzo. Se mai ti capitasse d'innamorarti, ricordati di me nelle dolci agonie d'amore. Perché anch'io sono come tutti gli innamorati fedeli, instabili e capricciosi in ogni impulso che non sia l'anelito per la persona amata. Ti piace questo motivo?

VIOLA
Risveglia un'eco profonda dove trionfa amore.

DUCA
Parli da maestro. Scommetterei la vita che, pur se sei ancora molto giovane, hai già posato gli occhi su un volto che ti attira. Non è così, ragazzo?

VIOLA
In qualche misura, sì, col vostro permesso.

DUCA
Che tipo di donna è?

VIOLA
Vi somiglia un po'.

DUCA
Allora non è degna di te. Quanti anni ha?

VIOLA
Più o meno i vostri, signore.

DUCA
Troppi, in nome del cielo! Che la donna scelga sempre un uomo più in là negli anni! Che sia lei ad adattarsi per conservare intatto il suo fascino sul marito. Perché, ragazzo, malgrado tutte le nostre vanterie, le fantasie degli uomini sono più instabili, fluide, incostanti e vaghe, prima consumate e spente, rispetto a quelle muliebri.

VIOLA
Lo credo anch'io, monsignore.

DUCA
Quand'è così, innamorati di una donna più giovane di te, altrimenti il tuo affetto scemerà in fretta. Le donne sono simili alle rose che, non appena sbocciate, cominciano subito a sfiorire.

VIOLA
Proprio così, purtroppo. Morire non appena giungono a fioritura!

Entrano Curio e il Buffone.

DUCA
Avvicinati, amico, e cantaci la canzone della notte scorsa. E tu, Cesario, ascoltala bene: è un vecchio motivetto, molto semplice. Lo cantano filatrici e cucitrici, sotto il sole, e le ragazze spensierate che tessono il filo con la spola. È semplice nella sua verità e scherza sull'innocenza dell'amore, come accadeva al bel tempo che fu.

BUFFONE
Siete pronto, signore?

DUCA
Sì, canta pure. Musica.

BUFFONE (Canta)
Vieni, deh vieni, o morte,
E sia la bara il miele
Che spegne l'alito di una triste sorte.
Morto son io per mano di una donna di fiele.
Sul bianco sudario fronde di tasso
Spargete.
Mai ci fu amante sceso dabbasso
Più di me fedele.
Neppure un fiore, neanche un fiore profumato
Spargete sulla mia nera fossa.
Neppure un amico, neanche un amico sfortunato
Venga a salutar le mie povere ossa.
Risparmiate mille e mille sospiri
Deponetemi in un luogo sì nascosto
Che nessun amante infelice ne ritrovi il posto
E lì versare lacrime e deliri.


DUCA
Prendi, per il disturbo. (Dando alcune monete al Buffone.)

BUFFONE
Nessun disturbo, monsignore, dato che mi piace cantare.

DUCA
Quand'è così, pagherò il tuo piacere.

BUFFONE
D'accordo, anche perché il piacere si paga sempre, una volta o l'altra.

DUCA
E adesso, ti prego di scusarmi.

BUFFONE
Che il dio della malinconia vi protegga e che il sarto vi tagli un corsetto di seta cangiante perché il vostro cuore è un autentico opale. Uomini costanti, come voi, dovrebbero andar per mare, così da interessarsi a mille cose diverse e da puntare un po' in tutte le direzioni. È questo il sistema più sicuro per fare un bel viaggio a vuoto. Addio!

 

Esce.

DUCA
Che tutti gli altri ci lascino soli.

 

Escono Curio e gli altri.
 

Cesario, torna ancora una volta da quella regina crudele. Dille che il mio amore, il più nobile che esista, non sa che farsene di terre sordide; che le ricchezze di cui la colmò la fortuna sono, diglielo!, ai miei occhi, insignificanti, proprio come la fortuna; e che il mio amore è attratto solo dal miracolo della sua bellezza, la più preziosa delle gemme.

VIOLA
Ma se vi rispondesse che non può amarvi, signore?

DUCA
Non accetterei mai una risposta simile.

VIOLA
Capisco, eppur dovrete. Ammettiamo che esista una donna, e non si può escludere che ci sia, che si strugga d'amore per voi, proprio come voi per Olivia, e voi non potete amarla, e glielo dite, non dovrebbe forse rassegnarsi a una risposta simile?

DUCA
Non c'è cuore di donna capace di resistere a una passione così potente come quella che l'amore ha acceso in me. Non esiste cuore di donna così grande e capace da contenerlo tutto. Ahimè, il loro amore è meglio definito come appetito; non come un'emozione viscerale ma palatale, pronta al disgusto, alla sazietà e alla repulsione. Il mio invece è famelico, come il mare, e può digerire di tutto. Non osare paragonare l'amore di una donna col sentimento che provo per Olivia.

VIOLA
Sì, ma io so...

DUCA
Cosa?

VIOLA
... fin troppo bene quanto possa esser grande l'amore di una donna per un uomo. A ben vedere le donne sanno esser schiette almeno quanto gli uomini. Mio padre aveva una figlia che amava un uomo con la stessa passione con cui, se fossi donna, potrei innamorarmi di vostra grazia.

DUCA
Raccontami la sua storia.

VIOLA
È una storia fatta di nulla, monsignore. Quella donna non rivelò mai il suo amore ma lasciò che il suo segreto, come un verme in un bocciolo, si nutrisse delle sue rosee gote. Si consumava nel pensiero e, illividita dalla malinconia, se ne stava come la statua della Pazienza su un sepolcro, sorridendo al suo stesso dolore. Come si può negare che fosse amore, amore vero? Noi uomini ci perdiamo dietro alle parole, magari giuriamo e spergiuriamo, ma in realtà le nostre manifestazioni esteriori superano di gran lunga i nostri sentimenti. Siamo pieni d'amore, a parole, ma in realtà amiamo ben poco.

DUCA
Quella tua sorella è forse morta d'amore, ragazzo?

VIOLA
Io sono tutta la famiglia di mio padre, tutte le sue figlie ma anche tutti i suoi figli: tuttavia non saprei come rispondervi. Insomma devo andare da quella signora?

DUCA
Già, questo è il punto. Corri da lei e consegnale questo monile. Dille che l'amore non mi dà tregua e che non tollera dinieghi.

 

Escono.

 

 

atto secondo - scena quinta

 

Il giardino di Olivia.
Entrano Sir Toby, Sir Andrew e Fabian.

 

SIR TOBY
Vieni qui, messer Fabian.

FABIAN
Eccomi: se perdo un solo istante di questa beffa che io possa finir lessato in un pentolone di malinconia.

SIR TOBY
Non verrai mica a dirmi che non ti farebbe piacere veder messo alla berlina quello spilorcio, quel ribaldo, quell'avaraccio?

FABIAN
Ne avrei tanto piacere da esultare, amico. Non lo sapevate che mi ha fatto perdere i favori della mia padrona in occasione di un combattimento di orsi che si è svolto qui?

SIR TOBY
Per farlo dar fuori di testa, faremo in modo che l'orso ritorni. Vedrai, lo faremo diventar di tutti i colori per la rabbia. Giusto, Sir Andrew?

SIR ANDREW
Certo, certo. E se non ci riuscissimo, peggio per noi.

Entra Maria.

SIR TOBY
Ecco che arriva la streghetta. Come va, ragazzina mia d'oro?

MARIA
Nascondetevi tutti e tre dietro a quella siepe di bosso. Malvolio sta per arrivare per questo vialetto. È stato mezz'ora sotto il sole, laggiù, a provar inchini alla sua ombra. Non perdetelo d'occhio se volete scompisciarvi dalle risate perché so per certo che questa mia lettera segnerà il suggello della sua idiozia. Nascondetevi, se volete spassarvela! (Mentre gli uomini si nascondono, lascia cader a terra la lettera.) Quanto a te, resta pur qui: ecco che arriva la trota da prendere col solletico.

 

Esce.
Entra Malvolio.

MALVOLIO
È sempre e solo questione di fortuna. Maria una volta mi ha detto che la padrona sentiva simpatia per me. Io stesso, poi, l'ho sentita dire che, se avesse voluto incapricciarsi, lo avrebbe fatto per qualcuno del mio tipo. Senza contare che mi tratta con più garbo rispetto agli altri suoi servitori.

SIR TOBY
Che mascalzone! Che arrogante!

FABIAN
Silenzio! La sua sfrenata fantasia fa di lui un tacchino impareggiabile. Guardate come si pavoneggia sotto a quelle piume ritte!

SIR ANDREW
Ah, se solo potessi prenderlo a legnate!

SIR TOBY
Silenzio, dico!

MALVOLIO
Ah, se solo fossi il conte Malvolio!

SIR TOBY
Ah, briccone!

SIR ANDREW
Impallinatelo! Impallinatelo!

SIR TOBY
Calma, calma!

MALVOLIO
Eppure ci sarebbe un precedente. Lady Strachy non ha forse sposato un gentiluomo addetto al suo guardaroba?

SIR ANDREW
Accidenti a quel Gezabele!

FABIAN
ilenzio! C'è dentro fino al collo: le sue fantasie l'hanno gonfiato come un pallone.

MALVOLIO
... sposato a lei già da tre mesi, assiso sul trono...

SIR TOBY
Se solo avessi in mano una fionda gli centrerei un occhio!

MALVOLIO
... convocherei i miei ufficiali, nella mia toga di velluto a fiori, subito dopo essermi alzato dal divano dove avrò lasciato Olivia addormentata...

SIR TOBY
Fuoco e fiamme!

FABIAN
Zitti, zitti!

MALVOLIO
... a quel punto assumerei un atteggiamento consono alla mia posizione. Dopo aver lanciato in giro uno sguardo severo per far capire a tutti che so valutare i miei diritti come loro devono saper fare coi loro doveri, gli ordino di cercare Toby, il mio parente.

SIR TOBY
Ceppi e manette!

FABIAN
Silenzio! Ci siamo!

MALVOLIO
Sette dei miei servi, in un impeto d'obbedienza, corrono a cercarlo. Nell'attesa prendo un'aria accigliata, di tanto in tanto carico l'orologio, o giocherello (Toccandosi il cordone) con qualche ricco gioiello. Toby arriva e mi s'inchina davanti.

SIR TOBY
Com'è possibile che un simile gaglioffo abbia diritto a vivere?

FABIAN
Zitti, mi raccomando, anche se dovessero torturarci. Silenzio!

MALVOLIO
Gli porgo la mano, così, spegnendo il mio sorriso naturale sotto uno sguardo severo, autoritario...

SIR TOBY
E Sir Toby non t'affibbia un bel cazzotto sul muso?

MALVOLIO
... e dico: «Cugino Toby, poiché il destino ha voluto che vostra nipote fosse mia, concedetemi la facoltà di parlare...».

SIR TOBY
Cosa? Cosa?

MALVOLIO
«... È bene che smettiate di cedere all'ebrezza alcolica».

SIR TOBY
Pussa via, cane rognoso!

FABIAN
Suvvia, zitti, altrimenti rischiamo di scoprire il gioco!

MALVOLIO
«Senza contare che sprecate tempo prezioso con un cavaliere cretino...».

SIR ANDREW
Sono io, senz'ombra di dubbio.

MALVOLIO
«... un certo Sir Andrew».

SIR ANDREW
Ho capito subito che alludeva a me, anche perché c'è tanta gente che mi dà del cretino.

MALVOLIO (Vede la lettera.)
Che cos'è questa?

FABIAN
Il merlo s'è posato sulla trappola.

SIR TOBY
Silenzio! Speriamo che il nume tutelare della burla lo induca a leggerla ad alta voce!

MALVOLIO (Raccatta la lettera)
Sulla mia vita, ma questa è la calligrafia della mia signora: questa è la sua C, la sua U, la sua T. La P maiuscola la scrive proprio così. Questa è la sua mano, senza dubbio alcuno.

SIR ANDREW
La sua C, la sua U, la sua T. Che significa?

MALVOLIO (Legge)
Al mio diletto ignoto: questa lettera e i miei voti augurali.

Ma è proprio il suo stile! Scusami tanto, ceralacca. Piano! La figura di Lucrezia che lei usa sempre per sigillo: è la mia signora senz'ombra di dubbio. Chissà a chi sarà destinata?
 

Rompe il sigillo.

FABIAN
Ci è cascato in pieno, fino al collo.

MALVOLIO (Legge)
Giove ben sa chi io amo
Ma il suo nome resti lontano
Chiuditi bocca mia.
Nessuno sappia chi sia.

«Nessuno sappia chi sia». E poi? E poi? Il verso cambia metro. «Nessuno sappia chi sia»!

E se fossi proprio tu, Malvolio?

SIR TOBY
Per la Madonna, va' a impiccarti, marmotta!

MALVOLIO (Legge)
Dove posso comandare, io adoro
Ma come di Lucrezia il pugnale,
Il suo silenzio al cuor mi fa male
E, senza sparger sangue, mi fa sanguinare
M.O.A.I. ha in pugno la mia vita.


FABIAN
Ecco un indovinello che più ingarbugliato non si può.

SIR TOBY
Quella ragazza è in gamba; garantisco io.

MALVOLIO
«M.O.A.I. ha in pugno la mia vita». Già, ma prima vediamo un po'. Vediamo!

FABIAN
Che bel piattino all'arsenico gli ha preparato!

SIR TOBY
E con quale foga vi si avventa sopra, il falchetto!

MALVOLIO
«Dove posso comandare, io adoro». Be', potrebbe sempre comandare me. Io sono al suo servizio e lei è la mia padrona. Sì, è ovvio per chiunque abbia un minimo di cervello. Fino a qui nessun problema. Ma alla fine... chissà cosa si nasconde dietro a quella cabala alfabetica? Ah, se solo vi scoprissi un nesso col sottoscritto! Procediamo con ordine. «M.O.A.I.»...

SIR TOBY
«O.A.I.» Risolvi un po' l'indovinello! Ormai è su una falsa traccia.

FABIAN
Il cagnolino si metterà ad abbaiare, come se avesse fiutato chissà quale volpe.

MALVOLIO
«M»... come Malvolio! «M»! Ma è l'iniziale del mio nome!

FABIAN
Non vi avevo anticipato che avrebbe abboccato? Quel segugio è un vero campione nel ritrovar le tracce perse.

MALVOLIO
«M». Purtroppo però quel che segue non combacia. La supposizione si scontra con la realtà.

Alla «M» dovrebbe seguire una «A» e invece c'è una «O».

FABIAN
Spero proprio che finisca con un «Oh»!

SIR TOBY
Sì, lo dirà, a forza di legnate che gli propinerò io!

MALVOLIO
Seguito da una «I».

FABIAN
Già, se aguzzassi gli occhi, t'accorgeresti di aver alle calcagna più guai che fortune.

MALVOLIO
«M.O.A.I.» Questo indovinello si presenta molto più oscuro dell'altro. Eppure, se solo lo si forza un po', calza a pennello perché ogni lettera si ritrova anche nel mio nome. Un momento! Ecco un brano in prosa.
(Legge) Se questa lettera cadrà in mano tua, rifletti! La mia buona stella mi pone in una posizione superiore alla tua quanto a ricchezze, ma tu non lasciarti intimorire dalla grandezza. C'è chi nasce grande, c'è chi lo diventa, mentre ad altri la grandezza viene imposta. Il tuo destino si offre di stringerti la mano, e tu afferrala, anima e corpo; e, per prepararti a quel che forse ti destina il fato, spogliati della tua veste umile e fattene una nuova. Affronta a muso duro un congiunto, sii severo con la servitù. Blatera su problemi d'alta politica, cerca di distinguerti dalla massa. A consigliarti è una donna che per te sospira. Ricordati di colei che lodò la tua calzamaglia gialla e che vorrebbe sempre vederti indossare le tue giarrettiere incrociate: lo ripeto, non dimenticartene! E ora va', la tua fortuna è fatta, sempre che tu lo voglia. Altrimenti resta come sei, un semplice maggiordomo, della razza dei servi, indegno di toccar le dita della Fortuna. Addio. Colei che scambierebbe volentieri il suo posto col tuo, la fortunata infelice.
Ma è chiaro, come una giornata di sole in aperta campagna. Metterò su superbia, leggerò trattati di politica, farò rigar dritto Sir Toby schernendolo, eliminerò ogni amicizia triviale, insomma diventerò come lei desidera ch'io sia. No, nessuna illusione, non mi lascerò fuorviare da sfrenate fantasie. Ogni ragionamento converge su un punto: la mia padrona mi ama. Ultimamente le ho sentito lodare la mia calzamaglia gialla, e così le mie gambe perché indossavo le giarrettiere incrociate. Il che rivela il suo amore per me, indicandomi perentoriamente di vestire come piace a lei. Grazie alla mia buona stella, sono felice. Sarò tenebroso, superbo, indosserò la calzamaglia gialla e le giarrettiere incrociate. Vado subito a metterle. Sia lode a Giove e alla mia buona stella. Ah, ma c'è un proscritto!

(Legge) Non puoi fingere di non sapere ch'io sia. Se condividi il mio amore, provamelo col tuo sorriso, già di per sé così accattivante. Perciò, quando sarai in mia presenza, non smetter mai di sorridere, tesoro caro. Te ne prego.

Che Giove te ne renda grazie. Sorriderò. Siine certa. Farò tutto quel che vuoi.

 

Esce.

FABIAN
Non scambierei la mia parte di spasso neppure con una pensione di mille pezzi garantita dallo Scià di Persia.

SIR TOBY
Sono pronto a sposare quella ragazza solo perché è riuscita ad architettare una burla così.

SIR ANDREW
E io m'associo.

SIR TOBY
In dote le chiederei di portare solo un'altra burla simile.

Entra Maria.

SIR ANDREW
D'accordo.

FABIAN
Ecco che arriva la mia nobile accalappiagonzi.

SIR TOBY
Se intendi mettermi un piede sul collo, eccomi, son qua.

SIR ANDREW
Usa pure il mio.

SIR TOBY
Vuoi che mi giochi la libertà a dadi con te e che diventi tuo schiavo?

SIR ANDREW
Anch'io sono disposto a tanto. Parola mia.

SIR TOBY
Già, lo hai sprofondato in un sogno tale che, quando ne uscirà, darà fuori di matto.

MARIA
Ditemi la verità: ha funzionato il trucco?

SIR TOBY
Come acquavite nello stomaco di una levatrice.

MARIA
E allora, se volete constatare gli sviluppi della burla, fate in modo d'esser presenti al suo primo incontro con la mia signora. Lui si presenterà in calzamaglia gialla, un colore che lei detesta, e con le giarrettiere incrociate, un accessorio alla moda che le piace come fumo negli occhi. Lui sarà tutto un sorriso, un atteggiamento che più inopportuno non si può, se si considera lo stato d'animo della mia signora, così melanconico, col bel risultato che si prenderà una bella lavata di capo. Se volete assistere alla scena, seguitemi.

SIR TOBY
Fino alle porte del Tartaro, diabolica maestra di beffe!

SIR ANDREW
Sarò anch'io della partita.

 

Escono.

 

Indice Teatro

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La dodicesima notte (o “Quel che volete”)

(“Twelfth night” or “What you will” 1599 - 1601)

 

 

atto terzo - scena prima

 

Il giardino di Olivia
Entrano Viola e il Buffone, che suona il piffero e il tamburino.
 

VIOLA
Salute a te, amico, e alla tua musica. Vivi forse alle spalle del tuo tamburino?

BUFFONE
No, signore, vivo alle spalle della chiesa.

VIOLA
Ma allora sei un ecclesiastico!

BUFFONE
Niente di tutto ciò, signore. Vivo alle spalle della chiesa perché vivo a casa mia e la mia casa si trova dietro a una chiesa.

VIOLA
Allo stesso modo si potrebbe dire che un re vive alle spalle di un mendicante, sempre che costui abiti dalle parti del palazzo reale; e magari che la chiesa viva alle spalle del tuo tamburino, se il tuo strumento si trovasse nei pressi della chiesa.

BUFFONE
Parole sante, signore. Così va il mondo attuale! In bocca a una persona sveglia le parole valgono quanto un guanto di capretto. Niente di più facile che ribaltarne il senso!

VIOLA
Proprio così: chi sa giocar con le parole non fatica a sfruttarle come baldracche.

 

BUFFONE
Quand'è così, vorrei che mia sorella non avesse un nome, signore.

VIOLA
E perché mai?

BUFFONE
Ma perché il suo nome è una parola e, se ci si giocasse un po' su, mia sorella potrebbe diventare una poco di buono. In realtà le parole, da quando le si usa per i contratti, sono diventate delle canaglie.

 

VIOLA
Spiegati meglio.

BUFFONE
In realtà non mi è dato di farlo senza ricorrere alle parole, che però sono diventate così infide che mi ripugna ricorrervi per spiegarmi.

VIOLA
Sul tuo senso dell'umorismo, così come sulla tua indifferenza, garantisco io.

BUFFONE
Non è esatto, signore. In effetti c'è qualcosa che mi sta a cuore, anche se, in coscienza, non siete voi. Se poi ciò stesse a significare che sono indifferente, be', vorrei che la cosa vi facesse diventare invisibile.

VIOLA
Sbaglio o sei il buffone di Lady Olivia?

BUFFONE
Oh, no, signore. Lady Olivia non vuol saperne di follie né si circonda di matti almeno fino a quando non si sarà sposata. I buffoni stanno ai mariti come le sardine alle aringhe; i mariti stanno per i pesci più grossi. A ben vedere, non sono il suo bufffone ma il suo corruttore di parole.

VIOLA
Non ti ho forse visto di recente in casa del duca Orsino?

BUFFONE
La follia, signore, va in giro per il mondo, come il sole, e come il sole, splende un po' ovunque. Sarei sinceramente dispiaciuto, signore, se la follia fosse di casa dal vostro padrone come lo è in casa della mia. Non ho forse visto Vostra Saggezza da quelle parti?

VIOLA
Be', se credi di prendermi in giro, non vorrò più saperne di te. (Porgendo una moneta.) Tieni, per le tue spese.

BUFFONE
Che Giove, alla prossima distribuzione di barbe, ne mandi una anche a te.

VIOLA
In fede mia, te lo confesso, sarei felicissimo se ne crescesse una anche a me, (A parte) sebbene non sarei affatto contenta se mi spuntasse sul mento. È in casa la tua padrona?

BUFFONE
Se me ne aveste date due magari si sarebbero messe a figliare.

VIOLA
Sì, se messe vicine e a buon frutto.

BUFFONE
Sarei pronto a fare il Pandaro pur di procurare una Cressida a questo Troilo.

VIOLA
Capisco, amico, l'hai mendicata con stile.

 

Gli passa un'altra moneta.

BUFFONE
Ho l'impressione, signore, che non sia un gran buon affare mendicare a una mendicante. Cressida ha finito per far la mendicante. Sì, la mia padrona è in casa. Andrò a dir loro che siete qui. Invece chi siete e che cosa vogliate, sono cose fuori della mia portata. Avrei potuto ricorrere alla parola «elemento» se non fosse che è troppo logora.

 

Esce.

VIOLA
Costui è sufficientemente saggio da far la parte del matto ma, per farla bene, occorre un certo ingegno. Deve capire lo stato d'animo, il rango e il momento adatto di coloro che prende in giro. Sbaglierebbe se si comportasse come un falco selvatico che si lancia su ogni pennuto che gli capiti a tiro. Il suo è un mestiere difficile, quanto quello del saggio. La sua follia, se praticata con intelligenza, è saggia mentre il saggio, quando si lascia andare alla follia, perde il ben dell'intelletto una volta per tutte.

Entrano Sir Toby e Sir Andrew.

SIR TOBY
Salute, gentiluomo!

VIOLA
Salute a voi, signore.

SIR ANDREW
Dieu vous garde, monsieur.

VIOLA
Et vous aussi: votre serviteur.

SIR ANDREW
Lo spero, signore. E io il vostro.

SIR TOBY
Perché non entrate in casa? Mia nipote vi attende con impazienza, sempre che dobbiate trattare con lei.

VIOLA
In effetti sono diretto da vostra nipote, signore. Voglio dire che son qui per lei.

SIR TOBY
E allora gambe in spalla, signore. Fate un po' di moto.

VIOLA
Le mie gambe non mi capiscono meglio di quanto io capisca voi quando mi invitate a mettere le gambe in spalla.

SIR TOBY
Insomma, volevo solo dirvi di muovervi, di entrare.

VIOLA
Per tutta risposta m'avvio all'entrata. Ma siamo stati preceduti.

Entrano Olivia e Maria.

Oh, eccellentissima signora, colma d'ogni perfezione, il cielo faccia piovere su di voi le sue brezze più profumate!

SIR ANDREW
Questo ragazzo è un cortigiano pieno di virtù: «le sue brezze più profumate». Splendido!

VIOLA
Il messaggio di cui sono latore, signora, ha voce solo per il vostro orecchio pregno e comprensivo.

SIR ANDREW
«Brezze», «pregno», «comprensivo».
Voglio tenere a mente queste parole.

OLIVIA
Chiudete la porta del giardino e lasciatemi al mio colloquio.

 

Escono Sir Toby, Sir Andrew e Maria.
 

Datemi la mano, signore.

VIOLA
I miei doveri, signora, i miei più umili servizi.

OLIVIA
Come vi chiamate?

VIOLA
Il vostro umile servitore si chiama Cesario, bella principessa.

OLIVIA
Servitor mio, signore? Il mondo non è più stato felice da quando la più bassa adulazione viene spacciata per cortesia. Voi siete il servitore del conte Orsino, giovanotto.

VIOLA
Ed egli è il vostro e quindi il servo del vostro servitore è servo vostro, signora.

OLIVIA
Non mi viene fatto di pensare a lui. Quanto ai suoi pensieri, preferirei che fossero vuoti anziché pieni di me.

VIOLA
Signora, se sono qui, è solo per stimolare in voi pensieri gentili nei suoi confronti.

OLIVIA
Basta così, ve ne prego! Vi avevo ordinato di non parlarmi più di lui. Ma se solo aveste intenzione di presentarmi un'altra supplica, l'ascolterei con più trasporto della musica delle sfere celesti.

VIOLA
Cara signora...

OLIVIA
Non interrompetemi, ve ne prego. Subito dopo il vostro ultimo incantesimo qui, vi ho mandato un anello ingannando me stessa, il mio servo e, temo, anche voi. Mi sono esposta al vostro severo giudizio costringendovi ad accettare quel che sapevate non esser vostro. Che giudizio vi sarete fatto di me? Non avrete mica messo alla berlina il mio buon nome sguinzagliandogli contro tutti i pensieri più impietosi che un cuore tiranno potrebbe concepire? Ho svelato fin troppo a una persona intelligente come voi. Un velo, non certo il mio seno, vi nasconde il mio cuore. E adesso ascoltiamo quel che avete da dirmi.

VIOLA
Provo pietà per voi.

OLIVIA
Già questa è una forma d'amore.

VIOLA
No, neppure l'ombra. È perfettamente normale aver pietà, perfino dei nemici.

OLIVIA
Quand'è così, è bene che io torni a imparare a sorridere. Oh, mondo, quant'è facile per i poveri far mostra d'orgoglio! Se si deve morire, meglio farlo nelle fauci del leone che in quelle del lupo.

 

Un orologio batte le ore.

 

L'orologio mi rimprovera per il tempo che perdo. Non abbiate timore, ragazzo, non vi voglio per me. Tuttavia quando l'intelletto e la giovinezza vostri saranno giunti a maturazione, vostra moglie potrà mietere un uomo degno di questo nome. Ecco la vostra strada: andate a ponente.

VIOLA
A ponente, allora! Iddio vi benedica e vi mandi in pace. Avete niente da comunicare al mio signore pel mio tramite?

OLIVIA
Fermatevi! Ditemi almeno cosa pensate di me.

VIOLA
Che voi pensate di non essere quella che siete.

OLIVIA
Se la penso così, lo stesso potrebbe dirsi di voi.

VIOLA
Quand'è così, avete visto giusto perché non sono quel che sembro.

OLIVIA
Ah, se solo foste quel che io desidero!

VIOLA
Siete così certa che sarebbe meglio, signora? Vorrei che aveste ragione perché per ora sono il vostro zimbello.

OLIVIA (A parte)
Ah, quant'è affascinante un rifiuto sulle sue labbra stizzite e superbe! È facile nascondere l'amore, proprio come un delitto. La notte dell'amore è il meriggio. Cesario, te lo giuro sulle rose di primavera, sulla verginità, sull'onore, sulla verità, su ogni altra cosa, che ti amo al punto che, nonostante tutto il tuo orgoglio, né il discernimento né il calcolo m'aiutano a nascondere la mia passione. E non rispondermi che se anche imploro il tuo amore, non vedi ragione per contraccambiarmi. Al contrario, annodando ragione a ragione, penso che, se l'amore implorato è bello, ancor più bello è l'amore spontaneamente offerto.

VIOLA
Sull'innocenza e sulla giovinezza mie, giuro che ho anch'io un cuore, un'anima e una fede di cui nessuna donna, né ora né mai, potrà esser padrona. E ora addio, signora, non verrò più a piangere davanti a voi le lacrime del mio padrone.

OLIVIA
No, torna ancora, perché solo tu potresti indurre il mio cuore, che ora lo detesta, ad accettarlo.

 

Escono.

 

 

atto terzo - scena seconda

 

La casa di Olivia. Entrano Sir Toby, Sir Andrew e Fabian.


SIR ANDREW
No, perdio! sono deciso a non restare un minuto di più.

SIR TOBY
Ditemi perché, caro il mio velenoso, spiegatemene le ragioni.

FABIAN
Bisogna assolutamente che ci diate delle spiegazioni, Sir Andrew.

SIR ANDREW
Per la Madonna, ho visto anch'io che vostra nipote è stata più prodiga di favori col servo del conte di quanti ne abbia dimostrati a me. Ho visto la scena in giardino.

SIR TOBY
Ma lei, nel frattempo, vi vedeva o no, vecchio ragazzo? Ditemelo.

SIR ANDREW
Più che bene, come io voi in quest'istante.

FABIAN
S'è trattato di una magnifica prova d'amore nei vostri confronti.

SIR ANDREW
Andiamo, via, non vorrete mica prendermi in giro?

FABIAN
Ve ne dimostrerò la legittimità sotto il doppio giuramento del giudizio e della ragione.

SIR TOBY
Due giudici eccellenti, prima ancora che Noè s'improvvisasse marinaio.

FABIAN
Se ha fatto gli occhi dolci al giovanotto in vostra presenza, è stato solo per provocarvi, per risvegliare in voi il coraggio assopito, per infiammarvi il cuore, per mettervi zolfo nel fegato! Era quello il momento adatto per passare all'offensiva e, con qualche battuta intelligente, ma soprattutto nuova, zittire il pollastrello. Ecco cosa ci si aspettava da voi, ma l'attesa è andata delusa: avete aspettato che il tempo cancellasse la doppia doratura di quest'occasione e ormai, dal punto di vista della mia signora, siete tornato in alto mare. E lì resterete, come un ghiacciolo appeso alla barba di un olandese, a meno che non riusciate a riscattarvi con qualche lodevole saggio di coraggio o di abilità politica.

SIR ANDREW
Se m'è dato di scegliere, vado per il coraggio giacché detesto la politica. Preferirei entrare in una setta di puritani piuttosto che darmi alla politica.

SIR TOBY
Quand'è così, perché non puntate tutto sul coraggio? Sfidate a duello il giovane messo del duca e feritelo in undici punti diversi: mia nipote dovrà tenerne conto. Potete star sicuro che non esiste al mondo, almeno con le donne, un mezzano migliore del coraggio.

FABIAN
Non c'è altra via, Sir Andrew.

SIR ANDREW
Chi di voi è disposto a consegnargli la mia sfida?

SIR TOBY
Suvvia, scrivetela con mano marziale, senza perdervi in inutili giri di frase. Non importa se la sfida non brillerà per eleganza purché sia eloquente e inventiva. Insultatelo col coraggio consentito da carta e penna. Se gli darete tre volte del tu, meglio ancora. Scrivete pure tutte le bugie che stanno in un foglio di carta, fosse anche grande come il letto di Ware, in Inghilterra. All'opera! Fate in modo che nel vostro inchiostro ci sia fiele in abbondanza, anche se finirete per scrivere con una penna d'oca. Suvvia, al lavoro!

SIR ANDREW
Dove vi troverò?

SIR TOBY
Passeremo a prendervi in camera vostra. Andate!

 

Esce Sir Andrew.

FABIAN
Certo che quell'ometto vi è proprio caro, eh, Sir Toby?

SIR TOBY
Be', direi che caro gli son costato io, sulle duemila sterline o giù di lì.

FABIAN
La lettera che ci darà è piuttosto preziosa. Ma avrete poi il coraggio di consegnarla?

SIR TOBY
Ne dubitavate? E poi farò di tutto per aizzare il giovane a battersi. Eppure, a mio avviso, non si scontreranno mai, neppure se li facessimo trainare dai buoi. Quanto a Sir Andrew, se lo si squartasse, nel fegato non gli si troverebbe neppure il sangue necessario a invischiar la zampa di una pulce. In caso contrario sono pronto a divorare quanto resta dell'insetto.

FABIAN
Mentre l'altro, il giovanotto, non reca in volto le stimmate della ferocia.

Entra Maria.

SIR TOBY
Ecco arrivare il pulcino di una nidiata di nove.

MARIA
Se volete farvi delle matte risate, da non star più nella pelle, seguitemi. Quella zucca vuota di Malvolio s'è fatto pagano rinnegando la sua fede. Perché non c'è cristiano al mondo che pretenda di salvarsi l'anima credendo ciecamente a tante stupidaggini. Va in giro in calzamaglia gialla!

SIR TOBY
E con le giarrettiere incrociate?

MARIA
Una scena abominevole, roba da maestri parrocchiali. Mi sono messa a pedinarlo, come per ucciderlo. Obbedisce punto a punto alla lettera che gli abbiamo fatto trovar per strada per accalappiarlo. Quando sorride si riempie di rughe, più di quante non se ne trovino segnate su un mappamondo a cui siano state aggiunte le Indie. Non s'è mai visto niente di simile. Devo farmi forza per evitare di tirargli dietro qualcosa. Sono certa che la mia padrona gli darà una bella ripassatina, con la conseguenza che lui si metterà a sorridere, prendendola come un segno di favore.

SIR TOBY
Via, via portaci da lui.

 

Escono.

 

 

atto terzo - scena terza

 

Entrano Sebastian e Antonio.


SEBASTIAN
Non avrei mai voluto importunarti ma, dal momento che per te il piacere coincide col dolore, non ti rimprovererò più.

ANTONIO
Non ho potuto rimaner indietro. Il mio desiderio, più tagliente di una lama affilata, mi ha spinto a raggiungerti. Ma non era solo il desiderio di rivederti, pur se per farlo avrei affrontato anche un viaggio ben più lungo, bensì l'angoscia di quel che avrebbe potuto capitarti lungo la strada, ignaro come sei di questi luoghi. Per un forestiero, senza amici e senza guida, questa regione si rivela spesso aspra e inospitale. Perció il mio affetto, sollecitato dal timore, mi ha indotto a seguirti.

SEBASTIAN
Mio buon Antonio, la mia risposta può esser solo grazie, grazie e ancora grazie. Spesso le buone azioni vengono ripagate con questa moneta fuori corso. Se solo le mie ricchezze fossero pari alla mia gratitudine avresti miglior ricompensa. Che si fa? Perché non andiamo a visitare i monumenti di questa città?

ANTONIO
Meglio rimandare a domani. Prima sarà bene cercarti un alloggio.

SEBASTIAN
Non mi sento stanco e manca molto al crepuscolo. Te ne prego, andiamo a lustrarci gli occhi coi monumenti che vanta questa città.

ANTONIO
Ti chiedo di scusarmi: non posso aggirarmi per queste strade senza correr pericoli. Una volta, nel corso di una battaglia navale, proprio contro le galee del duca, ho svolto un ruolo di qualche rilievo; così, se venissi catturato da queste parti, costoro non mi sarebbero granché grati.

SEBASTIAN
Chissà quanti uomini del duca devi aver massacrato!

ANTONIO
No, le mie colpe non hanno connotazioni sanguinarie, pur se le circostanze e la questione avrebbero potuto concludersi con un grande spargimento di sangue. Da allora avremmo potu to rimediare ai danni fatti restituendo il bottino, come fecero appunto i miei concittadini per ragioni di natura mercantile. Io solo mi sono rifiutato; ecco perché, se venissi scoperto in questo luogo, me la farebbero pagar cara.

SEBASTIAN
Quand'è così, evita di farti vedere troppo in giro.

ANTONIO
È un atteggiamento che mi è estraneo. Eccoti la mia borsa. Meglio alloggiare nella zona sud della città, alla Taverna dell'Elefante. Ci penserò io a ordinar la cena, mentre tu ingannerai il tempo nutrendo il tuo desiderio di conoscenza, visitando la città. Mi troverai alla locanda.

SEBASTIAN
Perché vuoi darmi la borsa?

ANTONIO
Non si può escludere che i tuoi occhi cadano su qualche oggetto che ti attiri al punto da desiderare di acquistarlo. Temo che tu non abbia abbastanza danaro da spendere in generi voluttuari.

SEBASTIAN
Bene, ti farò da tesoriere e ti lascerò per un'ora.

ANTONIO
All'Elefante.

SEBASTIAN
Non lo dimenticherò.


Escono separatamente.

 

 

atto terzo - scena quarta

 

La casa di Olivia. Entrano Olivia e Maria.

OLIVIA (A parte)
L'ho mandato a chiamare e ha fatto sapere che verrà. Come festeggiarlo? Cosa offrirgli in dono? Coi giovani è meglio metter mano alla borsa, piuttosto che convincerli con le preghiere o coi prestiti. Ma parlo a voce troppo alta. Dov'è Malvolio? È un giovane serio ed educato, il meglio che ci si possa aspettare da un servo nella mia condizione. Dov'è Malvolio?

MARIA
Sta arrivando, signora, ma se vedeste in quale stato! Gli ha dato di volta il cervello, signora.

OLIVIA
Che gli succede? Farnetica?

MARIA
Tutt'altro, signora, non smette mai di sorridere. Forse sarebbe opportuno che vossignoria ordinasse a una guardia di stargli al fianco nel caso in cui vi si facesse troppo vicino, perché ha perso il ben dell'intelletto.

OLIVIA
Ordinagli di venir qui.

 

Maria esce.

 

Anch'io sono pazza, come lui, sempre che la pazzia triste e quella allegra si equivalgano.

Entra Malvolio, seguito da Maria.

E allora, Malvolio?

MALVOLIO
Dolce signora, oh, oh!

OLIVIA
Davvero sorridi? E pensare che ti ho mandato a chiamare per un problema serio.

MALVOLIO
Serio, signora? Se c'è qualcuno che ha diritto di esser serio sono io perché queste giarrettiere incrociate m'impediscono un regolare flusso del sangue. Niente di male, però. Se servono a lustrare gli occhi di una certa persona potrò dire col poeta: «Contenta lei, contenti tutti».

OLIVIA
Sei proprio sicuro di star bene? Che ti succede?

MALVOLIO
I miei pensieri non sono neri, anche se c'è del giallo sulle mie gambe. È finita nelle mani di lui... e gli ordini verranno eseguiti. Credo di saper riconoscere la calligrafia in corsivo.

OLIVIA
Perché non ti metti a letto, Malvolio?

MALVOLIO
A letto? Sì, anima mia, ma in tua compagnia.

OLIVIA
Dio t'assista! Si può sapere perché continui a sorridere e a sbaciucchiarti la mano?

MARIA
Come ti senti, Malvolio?

MALVOLIO
Come? Chi sarei io, un usignolo, da rispondere a una gazza come te?

MARIA
Come osi presentarti alla mia padrona con un'aria così arrogante?

MALVOLIO
«Non lasciarti intimorire dalla grandezza», così era scritto.

OLIVIA
Spiegati, Malvolio.

MALVOLIO
«C'è chi nasce grande...».

OLIVIA
Cosa?

MALVOLIO
«C'è chi lo diventa...».

OLIVIA
Che dici?

MALVOLIO
«Ad altri la grandezza viene imposta...».

OLIVIA
Il cielo t'assista!

MALVOLIO
«Ricordati di colei che lodava la tua calzamaglia gialla...».

OLIVIA
La calzamaglia gialla?

MALVOLIO
«E che vorrebbe sempre vederti indossare le giarrettiere incrociate...».

OLIVIA
Le giarrettiere incrociate?

MALVOLIO
«E ora va', la tua fortuna è fatta, sempre che tu lo desideri...».

OLIVIA
Di cosa sarei fatta?

MALVOLIO
«Altrimenti resta come sei, un semplice maggiordomo».

OLIVIA
Ma allora il solleone ti ha fatto uscir di senno.

Entra un servo.

SERVO
Signora, il paggio del duca Orsino è tornato. Ho faticato non poco a convincerlo a tornare! Ora attende di servire vossignoria.

OLIVIA
Sarò subito da lui!

 

Esce il servo.

 

Maria, fa' in modo che qualcuno si occupi del nostro amico. Dove s'è cacciato mio zio Toby? Incarica qualcuno di prendersi cura di lui. Sono disposta a dar metà della mia dote purché non gli succeda niente di male.

 

Escono Olivia e Maria in direzioni opposte.

MALVOLIO
Oh, oh! Ma allora cominciamo a intenderci! Nientemeno che Sir Toby per prendersi cura di me! Tutto coincide con la lettera: me lo ha messo alle costole di proposito, perché io possa esser severo con lui, proprio com'era scritto nella lettera. «Spogliati della tua veste umile» diceva, «affronta a muso duro un congiunto, sii severo con la servitù, blatera su problemi d'alta politica, cerca di distinguerti dalla massa». E, di conseguenza, mi suggerisce come comportarmi: espressione grave, portamento solenne, parole pronunciate con studiata lentezza, come si conviene a un signore distinto, ecc. ecc. Ce l'ho in pugno, anche se per merito di Giove. Sia resa grazia a Giove! Che dire della frase che ha pronunciato prima di andarsene: «Fa' in modo che qualcuno si occupi del nostro amico»? Amico! Non Malvolio, non mi ha indicato col mio rango, ma amico! Bene, tutto torna. Non c'è ombra di dubbio, né ombra di ombra, nessun ostacolo, nessuna circostanza che dia adito a incertezze - che dire? - ormai niente può frapporsi tra me e la realizzazione dei miei desideri. Bene! È stato Giove, non il sottoscritto, a render possibile tutto ciò. Sia resa grazia a Giove!

Entrano Sir Toby, Fabian e Maria.

SIR TOBY
In nome di tutti i santi, dove s'è cacciato? Se anche fosse un concentrato di tutti i diavoli dell'inferno, se anche Lucifero in persona si fosse impadronito di lui, gli parlerò comunque.

FABIAN
Eccolo, eccolo! Come andiamo, signore? Come vi sentite, amico?

MALVOLIO
Andatevene, vi congedo. Lasciatemi solo. Andatevene.

MARIA
Sentite un po' come parla il demonio per bocca sua. Non ve lo avevo detto? Sir Toby, la mia signora vi prega di prendervi cura di lui.

MALVOLIO (A parte)
Oh, oh! Davvero?

SIR TOBY
Suvvia, smettetela! Silenzio! Dobbiamo prenderlo con le buone. Lasciatemi solo. Come va la vita, eh, Malvolio? Come te la passi? Cosa? Sei proprio deciso a sfidare il diavolo? Non dimenticare mai che è il nemico del genere umano.

MALVOLIO
Ma sapete quel che dite?

MARIA
Avete visto come s'accalorava quando parlavate male del diavolo? Dio non voglia che sia indemoniato!

FABIAN
Portate una bottiglietta con le sue urine alla fattucchiera!

MARIA
Per la Madonna, lo farò domattina, se sarò ancora viva. La mia signora non vorrebbe perderlo, per tutto l'oro del mondo.

MALVOLIO
E allora, signora?

MARIA
Oh, Signore!

SIR TOBY
Cerca di controllarti, te ne prego. Non è questo il modo di trattare con lui. Non vedi che lo turbi? Lascia fare a me.

FABIAN
C'è un solo modo per trattare con lui: prenderlo con le buone, a modino. Il diavolo sarà anche maleducato ma non accetta di esser trattato con maleducazione.

SIR TOBY
Come andiamo, cocco bello? Come te la passi, bella gioia?

MALVOLIO
Ma, signore!

SIR TOBY
Sì, tesoruccio, vieni con me. Insomma, amico, non è da persone serie giocare a biglie con Satana! Che possa finire sulla forca, quel lurido carbonaio!

MARIA
Fategli dire le orazioni, buon Sir Toby, fatelo pregare.

MALVOLIO
Le mie preghiere, streghetta?

MARIA
Già, dimenticavo, il diavolo non sa cosa farsene delle preghiere.

MALVOLIO
Andate sulla forca! Tutti, senz'eccezione. Siete una masnada di fannulloni, siete dei buoni a nulla! Non abbiamo niente in comune, voi e io. Ve ne accorgerete in seguito.

 

Esce.

SIR TOBY
Sogno o son desto?

FABIAN
Se una scena simile venisse recitata a teatro, verrebbe bollata d'artificiosità.

SIR TOBY
Il suo spirito, amico, s'è fatto infettare dalla burla.

MARIA
Adesso però seguiamolo altrimenti si corre il rischio che la burla si risappia finendo per guastarsi.

FABIAN
Ho idea che gli faremo perdere la trebisonda.

MARIA
Tanto meglio, per la tranquillità della casa.

SIR TOBY
Suvvia, spicciamoci. Lo cacceremo in una stanza buia, legato come un salame. Mia nipote è già convinta che sia matto. A noi non resta che proseguir per questa strada, non solo per divertirci ma anche per dargli una lezione finché, ormai stanchi della burla, ci decideremo ad aver pietà di lui. A quel punto porteremo la burla alla sbarra e tu sarai incoronata regina degli scoprimatti. Ma guarda un po' chi si vede!

Entra Sir Andrew.

FABIAN
Un nuovo svago per una mattina di maggio!

SIR ANDREW
Ecco la sfida, leggetela. Potete credermi se vi dico che è una lettera molto pepata!

FABIAN
È così piccante?

SIR ANDREW
Altroché, ve lo garantisco io! Leggete, dunque!

SIR TOBY
Datemela. (Legge) Giovanotto, chiunque tu sia, sei solo un tipo spregevole.

FABIAN
Bell'attacco, degno di un valoroso.

SIR TOBY
Non scervellarti a capire perché ti abbia affibbiato quell'epiteto. Tanto non te lo dirò mai.

FABIAN
Buona idea, così non incorrerete nei fulmini della legge.

SIR TOBY
Ti sei recato a far visita a Donna Olivia che ti ha trattato con grande benevolenza, proprio davanti ai miei occhi. Ma tu menti per la gola, giacché non è questa la causa che m'induce a sfidarti.

FABIAN
Bene, molto conciso e in... sensato.

SIR TOBY
Ti aspetterò sulla strada di casa e, se il fato vuole che tu m'uccida...

FABIAN
Ottimo!

SIR TOBY
... mi ucciderai come una canaglia e un furfante.

FABIAN
Ancora e sempre rispettoso della legge. Benissimo.

SIR TOBY
Arrivederci e che Dio possa aver pietà di una delle nostre due anime! Può darsi che debba aver pietà della mia ma ho speranze migliori, perciò bada a te! Il tuo amico, a giudicar da come lo tratterai, e tuo nemico giurato,
Andrew Aguecheek.
Se una lettera così non riesce a smuoverlo, non ce la faranno neppure le sue gambe. Adesso gliela porto.

MARIA
Il momento è quanto mai favorevole. Malvolio sta conversando con la mia padrona, ma presto se ne andrà.

SIR TOBY
Muovetevi, Sir Andrew. Appostatevi in un angolo del giardino, come un sbirro. Non appena spunta, sguainate la spada. Nel farlo, investitelo con una valanga d'improperi. Non sarebbe la prima volta che una bella bestemmia, pronunciata con voce tonante, possa più, per la reputazione di un uomo coraggioso, di cento prove di valore. Suvvia, muovetevi!

SIR ANDREW
Quanto a bestemmie, so il fatto mio.

 

Esce.

SIR TOBY
Non ci penso nemmeno a recapitare questa lettera giacché il contegno di quel giovane gentiluomo sta a suggerire che è sensibile e raffinato. Ne è conferma il suo ruolo d'intermediario tra il duca e mia nipote. Ecco perché questa lettera, un autentico capolavoro d'imbecillità, non lo metterà certamente in angustie perché il giovanotto capirà che a scriverla è stato un cretino. Invece, signori cari, gli presenterò la sfida verbalmente; gli dirò che Aguecheek è un mostro di coraggio e farò in modo che il giovane, in quanto tale, ci caschi in pieno facendosi un'idea formidabile della sua rabbia, della sua abilità, del suo impeto e della sua furia. Alla fine avranno tanta paura l'uno dell'altro che gli basterà scambiare un'occhiata per uccidersi, come due basilischi.

Entrano Olivia e Viola.

FABIAN
Ecco arrivare il giovanotto in compagnia di vostra nipote. Lasciamoli soli finché lui non se ne sarà andato, dopo di che lo pedineremo.

SIR TOBY
Nel frattempo voglio meditare sul tenore di un messaggio di sfida che gli faccia venire i brividi.

 

Escono Sir Toby, Fabian e Maria.

OLIVIA
Ho detto fin troppo a un cuore di pietra e ho esposto la mia reputazione, commettendo un'imprudenza. C'è qualcosa in me che biasima il mio errore. Eppure il mio errore è così ostinato da farsi beffe d'ogni rimprovero.

VIOLA
Il dolore del mio signore è di fatto pari alla vostra passione.

OLIVIA
Accetta questo monile. È la mia miniatura. Non rifiutarlo: non avendo il dono della parola non può importunarti. Però torna domani, te ne prego. Cosa potrei negarti, se solo me lo chiedessi, a eccezione dell'onore?

VIOLA
Non vi chiedo nulla, salvo l'amore per il mio signore.

OLIVIA
Ma come potrei concedergli, senza disonorarmi, quel che ho appena offerto a te?

VIOLA
Ve ne dispenso.

OLIVIA
Bene. Torna domani. Addio. Un demonio che ti somigli potrebbe trascinar l'anima mia all'inferno.

 

Esce.
Entrano Sir Toby e Fabian.

SIR TOBY
Dio vi salvi, ragazzo!

VIOLA
Voi pure, signore.

SIR TOBY
Preparatevi a difendervi con tutti i mezzi di cui disponete. Ignoro la natura dei torti che possiate aver commesso contro di lui ma il vostro sfidante, furioso, assetato di sangue come il cacciatore, vi aspetta in fondo al giardino. Sguainate la spada e fatevi trovar pronto perché il vostro assalitore è rapido, esperto e spietato.

VIOLA
Vi sbagliate, signore. Son certo di non aver offeso nessuno e la mia memoria non reca tracce d'offese fatte a chicchessia.

SIR TOBY
Scoprirete di sbagliarvi, ve l'assicuro. Perciò, se tenete alla vita, state in guardia. Il vostro avversario ha in sé tutto quel che gioventù, forza, abilità e furore possono offrire a un uomo.

VIOLA
Posso sapere di chi state parlando?

SIR TOBY
Di un cavaliere che venne armato tale con una spada senza tacche e sul tappeto, anziché sul campo di battaglia. Però nei duelli è un vero demonio. Ha già divorziato tre anime dai loro corpi e ora è invasato al punto che si placherà solo con gli spasimi della morte e del sepolcro. Il suo motto è: «Allo sbaraglio!». Insomma: darle o prenderle.

VIOLA
Allora me ne tornerò in casa e chiederò una scorta alla padrona. Non sono un uomo d'armi. Ho sentito parlare di uomini che provocano il prossimo solo per mettere il loro coraggio alla prova. Chissà, forse anche il mio sfidante ha questo pallino.

SIR TOBY
Nossignore. La sua rabbia scaturisce da un'offesa ben precisa. Perciò coraggio, dategli soddisfazione. Volete tornare a casa? Impossibile, a meno che siate disposto a battervi con me, il che equivarrebbe, quanto a pericolo, a incrociar la spada con lui. Perciò o gli andate incontro o sguainate la spada. Dovrete battervi per forza a meno che preferiate rinunciare a portar la spada al fianco.

VIOLA
Tutto questo non è solo incivile ma anche strano. Ve ne scongiuro, signore, chiedete almeno a quel cavaliere quale sia l'offesa di cui m'accusa. Deve trattarsi di un torto involontario, indipendente dalla mia volontà.

SIR TOBY
Farò quel che mi chiedete. Messer Fabian, resta con questo gentiluomo fino al mio ritorno.

 

Esce Sir Toby.

VIOLA
Ve ne prego, signore, ditemi cosa sapete di quest'imbroglio.

FABIAN
So solo che il cavaliere è infuriato con voi al punto da esser pronto a rischiare la vita. Non m'è dato di sapere altro.

VIOLA
Ditemi almeno che tipo d'uomo è.

FABIAN
Incontrandolo, non lo si direbbe granché abile, cosa invece di cui vi renderete conto di persona quando ne metterete alla prova il coraggio. In realtà, signor mio, egli è l'avversario più abile, più sanguinario e più esiziale tra quanti ne possiate trovare in Illiria. Se avete intenzione di muovergli incontro, farò quanto è in mio potere per farlo rappacificare con voi.

VIOLA
Ve ne sarei molto obbligato. Sono un uomo che preferisce la compagnia di un ecclesiastico a quella di un cavaliere. Se poi in giro si dirà che ho un temperamento piuttosto tiepido, non me ne dorrò più di tanto.

 

Escono.
Entrano Sir Toby e Sir Andrew.

SIR TOBY
Insomma, amico, è il diavolo in persona. Non mi è mai capitato d'imbattermi in una virago simile. Ho fatto un assalto con lui, con le spade rinfoderate, e mi ha tirato una stoccata così precisa che non mi è riuscito di pararla. Quando poi para e risponde, lo fa con una fermezza paragonabile solo a quella del terreno che avete sotto ai piedi. Ho sentito dire che è stato maestro d'armi dello Scià di Persia.

SIR ANDREW
Maledizione! Non ho intenzione di battermi con costui!

SIR TOBY
Capisco, ma quel signore non vuol sentir parlare di pace. Fabian lo trattiene laggiù a fatica.

SIR ANDREW
Canchero! Se solo avessi saputo che era così coraggioso, così provetto a tirar di scherma, avrei preferito andare all'inferno piuttosto che sfidarlo. Se lascerà cader la sfida, prometto di regalargli Capilet, il mio cavallo.

SIR TOBY
Glielo proporrò. Voi però restate qui e cercate d'assumere un atteggiamento dignitoso. La vicenda finirà senza morti né feriti. (A parte) Per la Madonna, il suo cavallo lo monterò io, proprio come ho montato lui.

Entrano Fabian e Viola.

(Rivolto a Fabian) L'ho convinto a cedere il suo cavallo per comporre la disputa. Gli ho raccontato che quel giovane è il diavolo in persona.

FABIAN
E il giovanotto s'è fatto un'idea in tutto simile dello sfidante. Ansimava, è impallidito, come se avesse avuto un orso alle calcagna.

SIR TOBY (A Viola)
Niente da fare, signore. È deciso a battersi con voi per tenere fede al giuramento fatto. Per la Madonna, dice di aver riflettuto sulla lite e che non val la pena riparlarne. Quindi sguainate la spada, in modo che lui possa essere coerente con l'impegno preso. Del resto ha promesso che non vi farà alcun male.

VIOLA (A parte)
Te ne prego, Iddio, proteggimi. Ci vorrebbe poco per costringermi a rivelare cosa mi manca per essere un uomo.

FABIAN (A Sir Andrew)
Cedete terreno, se lo vedete furioso.

SIR TOBY
Animo, Sir Andrew, non c'è rimedio. Quel giovanotto ha deciso di battersi con voi per tutelare il suo onore. Il codice cavalleresco gli impedisce di ritirar la sfida ma mi ha promesso, sul suo onore di gentiluomo e di soldato, che non vi farà neanche un graffio. Orsù, preparatevi!

SIR ANDREW
Dio mio, fa' che mantenga la sua parola!

Entra Antonio.

VIOLA
Insisto: sono costretto a battermi contro la mia volontà.

 

Sir Andrew e Viola sguainano la spada.

ANTONIO (Sfoderando la spada)
Ringuainate le spade! Se il giovane qui presente ha offeso qualcuno, me ne assumo io la colpa. Se invece a offenderlo siete stato voi, l'onore di battermi tocca a me.
sir toby A voi, signore? Ma chi siete?

ANTONIO
Sono uno che, per amor di costui, è pronto a far molto di più di quanto l'abbiate appena sentito vantarsi.

SIR TOBY
Bene, se vi presentate come sostituto, sono a vostra disposizione.

 

Sguaina la spada.

Entrano le guardie.

FABIAN
Fermo, buon Sir Toby! Ecco le guardie!

SIR TOBY (A Antonio)
Sarò subito a vostra disposizione.

VIOLA (A Sir Andrew)
Ve ne prego, signore, rinfoderate la spada.

SIR ANDREW
Perdio! Subito, signore. Quanto alla promessa che vi ho fatto manterrò la parola. Vedrete come si fa cavalcar bene ed è docile alle redini.

PRIMA GUARDIA
Ecco il nostro uomo: fai il tuo dovere.

SECONDA GUARDIA
Antonio, vi arresto in nome del Duca Orsino.

ANTONIO
Ma qui c'è un errore di persona.

PRIMA GUARDIA
Nient'affatto. Riconosco i vostri lineamenti anche se non indossate il berretto da marinaio. Portatelo via. Lo sa anche lui che lo conosco bene.

ANTONIO
Non mi resta che obbedire.

(A Viola) Ecco la ricompensa per averti raggiunto qui. Non c'è rimedio, ormai siamo alla resa dei conti. Ma adesso come te le caverai visto che mi vedo costretto a chiederti di restituirmi la borsa? M'addolora non poter far più nulla per te, molto di più che per la sorte che m'attende. Mi sembri sconvolto, animo, via!

SECONDA GUARDIA
Andiamo, signore.

ANTONIO
Mi vedo obbligato a chiederti una parte di quel danaro.

VIOLA
Di quale danaro parlate, signore? In considerazione della vostra dimostrazione d'affetto nei miei confronti e per aiutarvi in un frangente per voi così difficile, vi presterò qualcosa attingendo alle mie magre risorse. Dividerò con voi quanto ho in tasca, anche se non è una gran somma. Eccovi la metà del mio forziere.

 

Offre delle monete ad Antonio che le rifiuta.

ANTONIO
Mi rinnegheresti proprio adesso? Possibile che tu voglia negare quel che ho fatto per te? Non provocar la mia miseria, altrimenti mi vedrò costretto ad abbassarmi al punto da rinfacciarti la mia generosità nei tuoi confronti.

VIOLA
Non so di quali servizi parliate. Non vi conosco, né alla voce né alla vista. In un uomo detesto l'ingratitudine, più ancora delle menzogne, della vanità, delle farneticazioni alcoliche o di qualsiasi macchia di vizio che s'insinui nel nostro debole sangue.

ANTONIO
Santi del paradiso!

SECONDA GUARDIA
Andiamo, signore, è l'ora.

ANTONIO
Ancora una parola, ve ne prego. Si deve a me se un giorno ho strappato questo ragazzo dalle fauci della morte. L'ho confortato con tutto l'affetto di cui sono capace. Sono stato devoto alla sua immagine che sembrava promettere la più venerabile delle virtù.

PRIMA GUARDIA
Questa storia non mi riguarda. Il tempo passa. Andiamo!

ANTONIO
Oh, maledetto sia l'idolo che per me era un dio! Tu, Sebastian, hai deturpato le tue belle fattezze. In natura la sola bruttezza è quella dell'anima. Solo gli ingrati sono deformi. La virtù è bellezza ma chi è bello, ma ha un'anima malvagia, somiglia a una cassapanca vuota, ricca solo d'intagli creati dal demonio.

PRIMA GUARDIA
Quest'uomo farnetica: portatelo via! Suvvia, signore, andiamo!

ANTONIO
Andiamo pure.

 

Esce accompagnato dalle guardie.

VIOLA
S'è espresso con accenti così appassionati che, a parer mio, crede in quel che dice. Ma io no. Ah, se solo questo sogno potesse esser vero, esser vero che io sono stata scambiata con te, caro fratello!

SIR TOBY
Venite qui, cavaliere, e anche voi, Fabian. Insieme sussurreremo un paio di massime.

VIOLA
Ha pronunciato il nome di Sebastian. Io so che mio fratello vive nella mia immagine, come in uno specchio. I suoi lineamenti sono identici ai miei. Questi i suoi vestiti, questi i suoi colori, questi i suoi ornamenti, che imito in tutto. Ah, se solo fosse vero, benedirei le tempeste e l'acqua salata sarebbe un balsamo d'amore!

 

Esce.

SIR TOBY
Un ragazzaccio, un vile, un disonesto, più codardo di una lepre, ecco cos'è. Una canaglia che abbandona l'amico in difficoltà, e lo rinnega pure. Quanto alla sua vigliaccheria, chiedete informazioni a Fabian.

FABIAN
Un codardo, un vigliacco devoto, un apostolo della vigliaccheria.

SIR ANDREW
Accidenti, adesso gli corro dietro per dargli un fracco di botte!

SIR TOBY
Sì, sì. Ammazzatelo di cazzotti ma non mettete mano alla spada.

SIR ANDREW
Se non lo farò ...

 

Esce.

FABIAN
Presto, andiamo a vedere come va a finire.

SIR TOBY
Sono pronto a scommettere la camicia che non accadrà niente, neanche stavolta.

 

Escono.

 

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La dodicesima notte (o “Quel che volete”)

(“Twelfth night” or “What you will” 1599 - 1601)

 

 

atto quarto - scena prima

 

La strada davanti alla casa di Olivia.
Entrano Sebastian e il Buffone.

 

BUFFONE
Non pretenderete mica di farmi credere che non sono stato mandato a cercarvi!

SEBASTIAN
Vattene, sei solo un pazzerello. Togliti dai piedi.

BUFFONE
Credetemi se vi dico che come attore ve la cavate bene! No, non vi conosco e non è vero neppure che la mia padrona mi abbia ordinato di cercarvi perché vuole parlarvi, e neppure che vi chiamate Cesario o che questo naso sia il mio. Insomma, niente di quel che è, lo è davvero.

SEBASTIAN
Te ne prego, va' a far sfoggio della tua follia da qualche altra parte. Tu non mi conosci.

BUFFONE
Sfoggiar la mia follia! Deve aver sentito pronunciare questa frase da un grand'uomo e adesso pretenderebbe d'applicarla a un buffone! Sfoggiar la mia follia! Mi sa proprio che il mondo, quel gran cialtrone, pretenda di darsi arie da damerino. Bando alle stranezze, ve ne prego, e ditemi cosa posso sfoggiare con la mia padrona. Volete ch'io sfoggi che andate a trovarla?

SEBASTIAN
Scemo che non sei altro, lasciami perdere. Eccoti del danaro. Se invece hai intenzione d'indugiare ancor un po', ti pagherò con una moneta ben peggiore!

BUFFONE
Siete un tipo generoso, parola mia. Quei saggi che danno danaro ai cretini si guadagnano una buona reputazione, pari alla somma di una rendita quattordicennale.

 

Entrano Sir Toby, Sir Andrew e Fabian.

SIR ANDREW
Ah, vi ritrovo! Tenete! Questa è per voi!


Colpisce Sebastian.

SEBASTIAN
Ah, è così? E allora beccatevi questa, e anche questa e quest'altra.

 

Colpisce Sir Andrew.

 

Son tutti matti da queste parti?

SIR TOBY
Alto là, signore, altrimenti la vostra spada farà un volo fino all'altro lato della casa.

BUFFONE
Vado a spifferar tutto alla mia padrona. Non vorrei trovarmi nei vostri panni, neppure per due soldi.

 

Esce.

 

SIR TOBY
Ehi, voi, dico, finitela!

SIR ANDREW
No, lasciatelo fare. Conosco un altro sistema per lavorarmi questo signore. Lo citerò per lesioni, sempre che la legge funzioni qui in Illiria. Sì, sono stato io a colpirlo per primo ma poco importa.

SEBASTIAN
Giù le mani!

SIR TOBY
Suvvia, signore, non ho la minima intenzione di lasciarvi andare. Via, mio giovane soldatino, rinfoderate la spada: a questo punto dovreste aver capito di che pasta siam fatti. Seguitemi.

SEBASTIAN
Intanto mi libererò di voi. Cosa pretendete adesso da me? Se avete intenzione di continuare a provocarmi, sguainate la spada!

 

Sfodera la spada.

SIR TOBY
Come osate? Mi sa tanto che dovrò cavarvi un'oncia o due del vostro sangue riottoso.

 

Sguaina la spada.

Entra Olivia.

OLIVIA
Fermati, Toby! Se ci tieni alla vita, ti ordino di fermarti!

SIR TOBY
Ma signora!

OLIVIA
Ma allora sei proprio incorreggibile! Resterai sempre un villano, più adatto a vivere sui monti e nelle caverne, tutti posti in cui nessuno insegna le buone maniere! Sparisci! Caro Cesario, non offendetevi! E tu, villano, vattene!


Escono Sir Toby, Sir Andrew e Fabian.

 

Te ne prego, dolcissimo amico, fa' prevalere la ragione e non la passione di fronte a questo attentato, incivile e ingiusto, alla tua pace. Ti prego, seguimi in casa mia, dove ti racconterò i tanti scherzetti inutili architettati da quel birbante. Solo così potrai sorridere di quello ordito ai tuoi danni. Insisto perché tu venga, anzi te lo ordino. Non dirmi di no. Maledetto sia colui che ha fatto tremare il mio povero cuore per te.

SEBASTIAN
Che significa tutto ciò? In che direzione scorre la corrente? O sono pazzo oppure questo è un sogno. Che l'illusione continui a tenere i miei sensi immersi nel Lete. Se è un sogno, ch'io possa non destarmi mai!

OLIVIA
Te ne prego, seguimi! Oh, se solo tu fossi disposto a obbedirmi!

SEBASTIAN
Volentieri, signora!

OLIVIA
Oh, dillo, dillo, e così sia!


Escono.

 

 

atto quarto - scena seconda

 

La casa di Olivia.
Entrano Maria e il Buffone.


MARIA
Suvvia, indossa questa tonaca e questa barba. Dobbiamo fargli credere che tu sia Topas, il curato. Sbrigati! Intanto andrò a chiamare Sir Toby.

 

Esce.

BUFFONE
Bene, mi metterò la barba e mi travestirò con la tonaca. Magari fossi io il primo che si nasconde sotto una tonaca! Non sono abbastanza alto per il ruolo che sono chiamato a sostenere, né magro quanti basti per passare per un erudito. Tuttavia la fama di brav'uomo ospitale vale quanto quella dell'erudito capace dei pensieri più sublimi. Ma ecco i miei alleati.

Entrano Sir Toby e Maria.

SIR TOBY
Che gli dei ti aiutino, buon curato.

BUFFONE
Bonos dies, Sir Toby. Per dirla col vecchio eremita di Praga che non conosceva l'uso né della penna né dell'inchiostro, dando però prova di grande arguzia, alla nipote di Re Gordobuc: «Sia quello che sia». Così io, essendo il curato, sono il curato. Infatti, cos'è un «ciò» se non un «ciò» e una «e» se non una «e»?

SIR TOBY
Andate da lui, padre Topas.

BUFFONE
Ehi, voi, dico! Un po' di silenzio in questa prigione!

SIR TOBY
Il briccone finge in modo perfetto. Come briccone è proprio in gamba.

Malvolio

MALVOLIO (dall'interno.)
Chi è là?

BUFFONE
Monsignor Topas, il curato, venuto a render visita a Malvolio, il lunatico.

MALVOLIO
Monsignor Topas, monsignor Topas, buon monsignor Topas correte dalla mia padrona.

BUFFONE
Fuori, demonio iperbolico! Come osi tormentare quest'uomo? Non sai parlar d'altro che di donne?

SIR TOBY
Ben detto, signor curato.

MALVOLIO
Monsignor Topas, non c'è mai stato un uomo che abbia subito i miei torti. Buon monsignor Topas, non crediate che io sia pazzo: sono stato costretto in queste terribili tenebre.

BUFFONE
Ah, imbroglione d'un Satana! Se ti parlo in termini moderati è solo perché sono un uomo dabbene che tratta gentilmente perfino il diavolo. Dici che quel locale è buio?

MALVOLIO
Come l'inferno, monsignor Topas.

BUFFONE
Ma come? Io vedo solo bovindi trasparenti come barricate e finestroni che guardano a mezzogiono luminosi come l'ebano. E avresti il coraggio di lamentarti che manca la luce?

MALVOLIO
Non sono pazzo, monsignor Topas. Lo ripeto: questo locale è buio.

BUFFONE
Pazzo tu sei, nell'errore. Non c'è altro buio che non sia il frutto dell'ignoranza, e in questo tu procedi a tentoni, come gli egiziani nella nebbia.

MALVOLIO
Riaffermo che questa casa è buia quanto l'ignoranza, anche se l'ignoranza fosse tenebrosa come l'inferno. E dico anche che non c'è stato al mondo un uomo trattato peggio di me. Quanto alla follia, non sono più folle di voi. Mettetemi alla prova ponendomi qualche domanda che presupponga una risposta sensata.

BUFFONE
Come la pensava Pitagora sulla cacciagione?

MALVOLIO
Che l'anima di mia nonna potrebbe trovarsi in un uccello.

BUFFONE
Ma tu che ne pensi?

MALVOLIO
Io ho un concetto troppo nobile dell'anima per condividere quest'opinione.

BUFFONE
E allora, tanti saluti. Resta al buio. Perché io creda alla tua guarigione, dovrai deciderti a condividere l'opinione di Pitagora e, in conseguenza, non farti scrupoli d'uccidere una beccaccia nel timore di sloggiar l'anima di tua nonna. Addio.

MALVOLIO
Monsignor Topas! Monsignor Topas!

SIR TOBY
Eccellentissimo monsignor Topas!

BUFFONE
Be', so nuotare in tutte le acque, io.

MARIA
Avresti anche potuto evitare di nasconderti sotto la barba e la tonaca, non può mica vederti.

SIR TOBY
Adesso parlagli con la tua voce vera, poi dimmi in che stato l'hai trovato perché vorrei farla finita con questa burla. Se riuscissimo a liberarlo senza complicazioni, ne sarei lieto giacché godo di così scarso favore con mia nipote che non me la sento di spinger la beffa alle estreme conseguenze. Ti aspetto subito in camera mia

 

Esce, con Maria.

BUFFONE (Canta)
Ehi tu, uccellino, uccellin d'amore
Parlami della tua morosa.


MALVOLIO
Buffone!

BUFFONE
La mia morosa è crudele, in verità.

MALVOLIO
Buffone!

BUFFONE
Ah, ma perché così farà?

MALVOLIO
Buffone, dico!

BUFFONE
Ama un altro... Ma chi mi chiama?

MALVOLIO
Buon buffone, se vuoi guadagnarti i miei favori, procurami una candela, carta, penna e inchiostro. Quant'è vero che sono un gentiluomo, te ne sarò grato per tutta la vita.

BUFFONE
Messer Malvolio!

MALVOLIO
Sì, buon buffone!

BUFFONE
Ahimè, signore, come mai avete perso il ben dell'intelletto?

MALVOLIO
Ah, buffone, non c'è mai stato nessuno più vergognosamente maltrattato di me. Sono perfettamente sano di mente, almeno quanto te.

BUFFONE
Soltanto? Ma allora siete folle per davvero se non siete più sano di mente di un buffone.

MALVOLIO
Mi hanno trattato da oggetto, mi tengono al buio, mi spediscono qui dei preti, degli asini, insomma fanno di tutto perch'io dia le traveggole.

BUFFONE
Attento a come parlate: il curato è qui.

(Cambia voce.) Malvolio, Malvolio, che Iddio ti renda il senno. Cerca di prender sonno e smettila di parlare a vanvera.

MALVOLIO
Monsignor Topas!

BUFFONE

(Nelle vesti di Monsignor Topas.) «Attento a quel che dite, giovanotto».

(Nelle vesti del Buffone.) «Chi, io, monsignore? Ma vi pare? Dio vi protegga, monsignor Topas».

(Nelle vesti di Monsignor Topas.) «Ci siamo capiti, eh?»

(Nelle vesti del Buffone.) «Certo, monsignore, certo».

MALVOLIO
Buffone, buffone, ascoltami.

BUFFONE
Ahimè, signore, portate pazienza. Avete visto? Mi sono preso una lavata di capo perché parlo con voi.

MALVOLIO
Buon buffone, procurami un lume e un po' di carta. Credimi quando ti dico che ho il cervello a posto, quanto qualsiasi altro in Illiria!

BUFFONE
Volesse il cielo che fosse così, signore!

MALVOLIO
Te lo giuro sul mio onore, buffone! Buon buffone, portami un po' di carta, dell'inchiostro e un lume e consegna subito quel che scriverò alla mia padrona. Per questo riceverai una ricompensa superiore a quella che tu abbia mai ricevuto per la consegna di una lettera.

BUFFONE
D'accordo, vi aiuterò. Prima però ditemi la verità: è proprio vero che non siete uscito di senno oppure vi fingete pazzo?

MALVOLIO
Credimi, non lo sono. Ti dico la verità.

BUFFONE
Quand'è così, non voglio più credere a un pazzo finché non gli avrò visto il cervello. Vado a prendervi un lume, un po' di carta e dell'inchiostro.

MALVOLIO
Te ne ricompenserò lautamente. Adesso va'!

BUFFONE (Canta)
Signor, son già partito
E bell' e ritornato
Più rapido del lampo
Torno per darvi scampo
E come il Vecchio Vizio
Che si toglie uno sfizio
Con un pugnale di latta,
Furioso e ossesso, grida al Maligno «Cacca!»
Come un ragazzo impazzito
Fatti le unghie e «Zitto!»

Addio Diavolaccio!

 

Esce.

 

 

atto quarto - scena terza

 

Il giardino di Olivia.
Entra Sebastian.

 

SEBASTIAN
Ecco l'aria, ecco il sole radioso. Questa la perla che mi ha dato, la vedo, la sento. Anche se quel che mi circonda sa di miracolo, non lo si può definire folle. Ma Antonio dov'è? Non mi è riuscito di trovarlo alla Taverna dell'Elefante, eppure c'è stato e mi hanno riferito che s'è messo a setacciare la città per cercarmi. Proprio adesso che i suoi consigli potrebbero tornarmi così preziosi! La ragione, il buon senso mi suggeriscono che questa situazione sarà sì misteriosa ma non è frutto di follia. Eppure quest'avventura, col suo diluvio di casi fortunati, è così incredibilmente eccezionale che son pronto a non credere più ai miei occhi e a oppormi alla ragione che vorrebbe persuadermi che sono pazzo o che lo sia questa dama. Ma, se lo fosse, non potrebbe gestire la casa, comandare la servitù, trattar gli affari con la calma, con la saggezza, con la fermezza che ho notato in lei. C'è qualcosa che mi sfugge in questa vicenda. Ma ecco la signora.

Entra Olivia accompagnata da un prete.

OLIVIA
Non giudicar male la mia fretta. Se le tue intenzioni sono oneste, segui me e questo sant'uomo nella cappella vicina. Lì giunti, dinanzi a lui, sotto quelle volte consacrate, dammi il pegno della tua fede. Solo allora la mia anima gelosa, nutrita di sospetti, avrà pace. Il prete non ne farà parola con nessuno, almeno finché tu non ti deciderai di rivelare l'accaduto. Allora il rito verrà celebrato con una cerimonia degna del mio rango. Cosa rispondi?

SEBASTIAN
Seguirò questo sant'uomo e verrò con te. Una volta giurata fedeltà, ti sarò fedele per sempre.

OLIVIA
Quand'è così, precedeteci buon padre. E che il cielo risplenda, santificando così questa mia azione.

 

Escono.

 

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La dodicesima notte (o “Quel che volete”)

(“Twelfth night” or “What you will” 1599 - 1601)

 

 

atto quinto - scena UNICa

 

La strada davanti alla casa di Olivia.
Entrano il Buffone e Fabian.

 

FABIAN
E adesso, se mi vuoi bene, mostrami la lettera.

BUFFONE
E voi, buon messer Fabian, acconsentite a un'altra richiesta.

FABIAN
Tutto quel che vuoi.

BUFFONE
Usatemi la cortesia di non guardare questa lettera.

FABIAN
Sarebbe come regalare un cane per poi, a mo' di ricompensa, chiederne la restituzione.

Entrano il Duca, Curio e signori del seguito.

DUCA
Non appartenete a Donna Olivia, amici?

BUFFONE
Siamo parte dei suoi finimenti, signore.

DUCA
Ti conosco bene, come te la passi, amico?

 

BUFFONE
Francamente, mi va meglio per merito dei nemici e peggio per colpa degli amici.

DUCA
Al contrario, ti dovrebbe andar meglio per merito degli amici.

BUFFONE
No, signore, peggio.

DUCA
Com'è possibile?

BUFFONE
Per la Madonna, gli amici m'incensano e così mi fanno far la parte del cretino. I nemici, invece, non hanno problemi a darmi dell'imbecille con la conseguenza che, proprio grazie a loro, progredisco nella conoscenza di me stesso, mentre i miei amici m'ingannano. Quindi, se per i sillogismi valgono gli stessi principi dei baci secondo cui quattro negazioni fanno due affermazioni, se ne conclude che sto meglio per merito dei nemici e peggio per colpa degli amici.

 

DUCA
Un ragionamento impeccabile.

BUFFONE
Credetemi, signore, non lo è affatto, anche se avete la bontà d'essermi amico.

DUCA
Con me non starai certo peggio. Eccoti dell'oro.

BUFFONE
Se non fosse un invito a fare un doppio gioco, quasi quasi vi pregherei di raddoppiar l'offerta.

DUCA
Bel consiglio mi dai!

BUFFONE
Per stavolta, signore, mettetevi in tasca l'onore e lasciate che il sangue e la carne seguano il mio consiglio.

DUCA
E va be', per stavolta peccherò di doppiogiochismo. Eccoti dell'altro oro.

BUFFONE
Primo, secundo, tertio, è proprio un bel gioco. Stando a un vecchio proverbio «Il terzo paga per tutti».

Il tempo triplo è un meraviglioso passo di danza. E magari potreste anche ricordarvi delle campane di San Benedetto: uno, due e tre.

DUCA
Stavolta non riuscirai a spillarmi altro danaro. Ma se vorrai informar la tua padrona che sono venuto fin qui per parlarle convincendola a seguirti, potresti risvegliare la mia generosità.

BUFFONE
Per la Madonna, signore, cantate la ninna nanna alla vostra generosità fino al mio ritorno. Adesso vado, signore, ma non vorrei che pensaste che il mio desiderio di possesso sia frutto di cupidigia. Comunque, per dirla con le vostre parole, mettete a nanna la vostra generosità. Ci penserò io a risvegliarla.

 

Esce.
Entra Antonio tra le guardie.

VIOLA
Ecco arrivare l'uomo che mi ha soccorso.

DUCA
Quella faccia la conosco bene anche se, l'ultima volta che l'ho vista, era annerita dal fumo della battaglia, come quella di Vulcano. Capitanava un guscio di noce, una nave di scarso pescaggio e di altrettanto scarsa stazza, cionondimeno si lanciò all'abbordaggio della mia nave ammiraglia tanto che l'invidia stessa e la voce dei vinti furono costrette a cantar lodi al suo valore. Che accade?

PRIMA GUARDIA
Orsino, costui è quell'Antonio che catturò la Fenice con tutto il carico proveniente da Candia. È quello stesso Antonio che abbordò la Tigre quando vostro nipote, Tito, perse una gamba. L'abbiamo arrestato qui, per strada, dove, incurante della sua triste fama e del pericolo che avrebbe corso, s'era cacciato in una rissa.

VIOLA
È intervenuto solo per difendermi, signore, dando mano alla spada. Dopo di che mi ha fatto un discorso così strano, talmente incomprensibile, da indurmi a credere alla sua follia.

DUCA
Pirata esimio! Predone dei mari! Quale folle audacia ti ha ridotto alla mercé di coloro che ti sei reso nemici in circostanze così sanguinose e arrischiate?

ANTONIO
Orsino, nobile signore, concedetemi di negare gli epiteti che mi avete affibbiato. Antonio non è mai stato né un predone né un pirata anche se, lo confesso, è stato nemico di Orsino, ma per una causa giusta. È stato un sortilegio a condurmi fin qui. Si deve a me se quel giovane ingrato che sta al vostro fianco è scampato alle acque procellose e schiumanti del mare in burrasca. Ormai era ridotto a un relitto di naufrago, senza speranza alcuna. Io gli ho ridato la vita e a questa ho aggiunto un affetto incondizionato, una dedizione totale. Per lui, e solo per amor suo, mi sono esposto ai rischi di questa città ostile. Vedendolo assalito, l'ho difeso con la spada in pugno ma, quando sono stato tratto in arresto, questo sleale simulatore, non volendo farsi trascinare in una situazione pericolosa, è stato indotto a disconoscere la nostra amicizia. Così, in un batter di ciglia, s'è trasformato in un estraneo che non mi vedeva da almeno vent'anni. S'è perfino rifiutato di restituirmi il danaro che avevo messo a sua disposizione neppure mezz'ora prima.

VIOLA
Com'è possibile?

DUCA
Quand'è arrivato in città costui?

ANTONIO
Oggi, monsignore, ma per tre mesi, giorno e notte, senza mai separarci neppure per un momento, siamo stati insieme.

Entra Olivia col suo seguito.

DUCA
Ecco la contessa. Il cielo è sceso sulla terra! Quanto a te, amico, le tue parole sono semplicemente folli. Sono tre mesi ormai che questo giovane è al mio servizio. Ma ne riparleremo tra poco. Portatelo via.


Escono le guardie con Antonio.

OLIVIA
Cosa desidera, monsignore, a parte quel che Olivia non è in grado d'offrirgli? Sono pronto a servirvi. Cesario, hai mancato alla promessa.

VIOLA
Signora! (Parla all'unisono col Duca.)

DUCA
Dolce Olivia! (Parla all'unisono con Viola.)

OLIVIA
Che dici, Cesario? Mio buon signore...

VIOLA
Il mio signore desidera parlarvi. Il dovere m'impone il silenzio.

OLIVIA
Se avete intenzione d'attaccare il solito ritornello, monsignore, sappiate che alle mie orecchie risulta sgradevole come un latrar di cane dopo una bella musica.

DUCA
Sempre così crudele?

OLIVIA
E voi sempre così costante?

DUCA
Nella crudeltà, donna scortese? Di fronte ai vostri altari, ingrati e nefasti, la mia anima ha pronunciato i voti più fervidi d'una devozione tenera e piena. Che altro v'aspettate che io faccia?

OLIVIA
Tutto quel che monsignore reputa giusto, purché degno di lui.

DUCA
Perché, allora, sempre che abbia il cuore di farlo, non dovrei comportarmi come quel ladrone egiziano che, in punto di morte, decise d'uccidere l'oggetto dei suoi desideri? Questa selvaggia gelosia talvolta ha un che di nobile. Ma ascoltate: dal momento che continuate a non tener conto alcuno della mia devozione e che credo di conoscere in parte chi usurpa quel posto nel vostro cuore, quel posto che invece dovrebbe esser mio, continuate pure a vivere, tiranna dal cuore di pietra. Ma quel vostro protetto, che so quanto amate e che, lo giuro al cielo, è caro anche a me, saprò ben strapparlo a quegli occhi crudeli in cui troneggia sovrano al posto del suo padrone. Andiamo, ragazzo: la mia mente è pronta per pensieri maligni. Sono disposto a sacrificare l'agnello che amo per angustiare quel cuore di corvo che si cela in una colomba.

VIOLA
Sono pronto a morire mille volte, in perfetta letizia, con animo ben disposto, pur di rendervi la pace.

OLIVIA
Dove vai, Cesario?

VIOLA
Con colui che amo più dei miei occhi, più della vita stessa, più, mille volte di più, di quanto potrei amare una sposa. E se mentissi, e voi potenze celesti siatemi testimoni, punite con la morte l'oltraggio fatto all'amore.

 

OLIVIA
Ahimè, uomo abominevole! Sono stata tradita!

VIOLA
Ma chi vi tradisce? Chi ha osato farvi torto?

OLIVIA
Te lo sei già dimenticato? Così presto? Chiamate il santo sacerdote.

 

Esce un servo.

DUCA
Suvvia!

OLIVIA
Dove vai, mio signore? Cesario, marito mio, resta.

DUCA
Marito?

OLIVIA
Sì, mio marito. Lo neghi, se può.

DUCA
Sei dunque suo marito?

VIOLA
Ah, no, signore.

OLIVIA
Ahimè, solo la tua natura vile t'induce a negare il tuo stato. Non temere, Cesario, ma piuttosto accetta il dono della sorte, sii quello che sai di essere e allora sarai pari a quel che temi.

Entra il prete.

Benvenuto, padre! Padre, vi scongiuro di rivelare, per la reverenza dovutavi, anche se poco fa vi avevo chiesto di mantenere il segreto su fatti che siamo costretti a portare prematuramente alla luce, il patto che ho appena stretto con questo giovane.

PRETE
Un contratto d'amore eterno, confermato da una reciproca stretta di mano, concluso col bacio sulle labbra, rinsaldato dallo scambio degli anelli, da me consacrato sia in veste di sacerdote che di testimone. Da allora, se devo prestar fede al mio orologio, mi sono avvicinato di due ore alla mia tomba.

 

DUCA
Ah, tu, volpacchiotto ipocrita! Cosa sarà di te quando il tempo ti avrà brizzolato i capelli? Non è forse possibile che la tua scaltrezza aumenterà così in fretta da tirarti lo sgambetto prima del tempo? Addio, prendi pure questa donna in moglie ma bada bene a che le nostre strade non s'incrocino mai.

VIOLA
Monsignore, ve lo giuro...

OLIVIA
Oh, non giurare! Conserva un po' d'onore, anche se grande è la tua paura!

Entra Sir Andrew.

SIR ANDREW
Per amor di Dio, chiamate un chirurgo e mandatelo subito da Sir Toby!

OLIVIA
Che accade?

SIR ANDREW
Mi ha spaccato il cranio e inferto una bella mazzata anche a quello di Sir Toby. Per amor di Dio, accorrete! Darei quaranta sterline pur di essere a casa.

OLIVIA
Chi è stato, Sir Andrew?

SIR ANDREW
Il paggio del Duca, un certo Cesario. E dire che c'eravamo messi in testa che fosse un codardo, invece è il diavolo in carne e ossa.

DUCA
Il mio paggio?

SIR ANDREW
Corpo di un cane, eccolo! Mi avete spaccato il cranio senza motivo. Se ho fatto qualcosa, è solo perché me lo aveva suggerito Sir Toby.

VIOLA
Perché vi rivolgete a me? Non sono stato io a ferirvi. Avete sguainato la spada contro di me senza motivo, ma io vi ho trattato con molta cortesia e non vi ho fatto un graffio.

Entrano Sir Toby e il Buffone.

SIR ANDREW
Se romper la testa vuol dire fare una scalfittura, allora me l'avete rotta. Ma sembra che per voi rompere una testa sia una bazzecola. Ecco che arriva Sir Toby, mezzo azzoppato. Adesso ne sentiremo altre. Certo che, se non fosse stato ubriaco, una ripassatina ve l'avrebbe data di sicuro.

DUCA
Allora, signore, come va?

SIR TOBY
Niente di grave. Mi ha ferito, ma la cosa è morta lì. Ehi, ubriacone, non è mica che tu abbia visto Dick, il chirurgo?

BUFFONE
Quel signore, Sir Toby, è ubriaco da un'oretta buona. Alle otto di stamattina era già stralunato.

SIR TOBY
Ma allora è un gran briccone, una pavana pass'e mezzo. Non ho mai sopportato un briccone ubriaco.

OLIVIA
Conducetelo via. Chi li ha ridotti in quello stato pietoso?

SIR ANDREW
Vi aiuterò io, Sir Toby, ci faremo medicare insieme.

SIR TOBY
Cosa? Vorresti aiutarmi proprio tu idiota, briccone, faccia da uccello, insomma deficiente che non sei altro?

OLIVIA
Portatelo a letto e fategli medicare le ferite.

 

Escono il Buffone, Fabian, Sir Toby e Sir Andrew.
Entra Sebastian.

SEBASTIAN
Sono addolorato, signora, di aver ferito un tuo parente ma se anche fosse stato mio fratello, non avrei agito diversamente, per la mia incolumità e per la prudenza. Ma cosa significa quello sguardo stranito? Ti ho forse offeso? Ti chiedo perdono, tesoro, in nome di quei voti che ci siamo appena scambiati.

DUCA
Stesso volto, stessa voce, stesso abito, e due persone.

Un'illusione ottica, qualcosa che è e a un tempo non è.

SEBASTIAN
Antonio! Oh, mio caro Antonio! Quali tormenti, quali torture non ho dovuto sopportare da quando ci siamo separati!

ANTONIO
Sei proprio tu, Sebastian?

SEBASTIAN
Perché, ne dubiti, Antonio?

ANTONIO
Come hai fatto a sdoppiarti così? Perché una mela, spaccata a metà, non è più gemella di queste due creature. Chi dei due è Sebastian?

OLIVIA
Stupefacente!

SEBASTIAN
Che sia io quello lì? Eppure non ho fratelli, né possiedo il dono divino dell'ubiquità. Avevo sì una sorella, che però è stata inghiottita dalle nere onde e dai marosi. Oh, per pietà, ditemi se siamo parenti. Donde venite? Come vi chiamate? Chi erano i vostri genitori?

VIOLA
Sono di Messalina. Mio padre si chiamava Sebastian e così anche mio fratello, precipitato nella sua liquida tomba con indosso un abito identico al vostro. Se agli spiriti è dato di prendere forma e abiti, siete qui solo per spaventarci.

SEBASTIAN
Uno spirito son io, è certo, ma rivestito di quella solida forma corporea che m'accompagna da quando ero nel grembo di mia madre. Se voi foste una donna, visto che il resto torna, farei scorrere lacrime sulle vostre guance dicendovi: «Tre volte benvenuta, o Viola annegata».

VIOLA
Mio padre aveva un neo sulla fronte.

SEBASTIAN
Anche il mio.

VIOLA
E morì il giorno del tredicesimo compleanno di Viola.

SEBASTIAN
Oh, quel ricordo m'è rimasto impresso nell'anima! Egli uscì dalla scena mortale il giorno in cui mia sorella compì tredici anni.

VIOLA
Anche se niente, a eccezione di quest'abito maschile che ho usurpato, impedisce la nostra felicità, non abbracciarmi, almeno fino a quando i particolari di luogo, di tempo e di fortuna non concordino a dimostrare che io sono proprio Viola. Ma per confermartelo ti accompagnerò da un capitano di questa città dove ho lasciato i miei abiti femminili. Devo a lui se mi sono salvata e se sono al servizio di questo nobile duca. Da allora la sorte ha voluto che la mia vita abbia avuto come testimoni questa dama e questo signore.

SEBASTIAN (A Olivia)
Ne consegue che sei rimasta visttima di un equivoco: ma la natura ha dovuto seguire il suo corso. Avresti voluto fidanzarti con una vergine e, lo giuro, ti sei sbagliata perché sei promessa, contemporaneamente, a un uomo e a una vergine.

DUCA
Non restate lì impietrita, perché il suo sangue è nobile. E se la situazione è questa, poiché l'inganno prospettico sembra corrispondere al vero, anch'io avrò la mia parte in questo felicissimo naufragio. (A Viola) Ragazzo, mi hai ripetuto mille volte che non avresti mai amato una donna quanto me.

VIOLA
Quello che ho detto sono pronta a giurarlo ancora una volta. E rimarrò fedele a tutti quei giuramenti con la stessa certezza con cui il sole separa la notte dal giorno.

DUCA
Dammi la mano e lascia che io ti veda nelle tue vesti femminili.

VIOLA
Il capitano che mi condusse a terra ha i miei abiti muliebri. Ma adesso lui è in prigione in seguito a una querela di Malvolio, un gentiluomo del seguito di madama.

OLIVIA
Verrà rimesso in libertà. Portate qui Malvolio. Ahimè, solo adesso mi viene fatto di ricordare che il povero gentiluomo, a quel che si dice, è uscito di senno.

Entrano il Buffone con una lettera e Fabian.

Il mio delirio mi aveva fatto completamente passar di mente il suo. Come sta Malvolio, amico?

BUFFONE
In verità, signora, è impegnato a tener a distanza Belzebù, come può farlo un uomo nel suo stato. Vi ha scritto una lettera che avrei dovuto consegnarvi stamane ma, considerato che le epistole di un pazzo non sono Vangelo, ho pensato che non fosse così importante recapitarvela prima o poi.

OLIVIA
Aprila e leggila.

BUFFONE
E allora aspettatevi d'esserne edificata solo perché un buffone legge il messaggio di un pazzo. (Legge) In nome di Dio, signora...

OLIVIA
Cosa c'è da urlare? Sei matto sul serio?

BUFFONE
No, signora, ma devo legger cose da pazzi. E se vossignoria pretende che faccia le cose come van fatte, dovrete permettermi di leggere col tono giusto.

OLIVIA
Te ne prego, leggila in modo ragionevole.

BUFFONE
Ma è quello che sto facendo, signora. Per leggerla in modo ragionevole, va letta così. Quindi, principessa mia, prestate orecchio.

OLIVIA (A Fabian)
Leggetela voi, signore.

FABIAN (Legge)
In nome di Dio, signora, Voi mi fate torto e la cosa si saprà in giro. Anche se mi avete segregato nelle tenebre e lasciato in custodia a quell'ubriacone di vostro zio, tuttavia sono in possesso delle mie facoltà mentali, proprio come vossignoria. Ho in mano la vostra lettera che mi indusse a prendere l'aspetto che assunsi e con quella non dubito di riuscire a giustificarmi o a svergognarvi completamente. Pensate di me quel che vi pare. È pur vero che trascuro un poco il rispetto che invece vi è dovuto ma vogliate tener conto che parlo sotto l'assillo dell'ingiuria patita.
Il maltrattatissimo Malvolio.

OLIVIA
È stato lui a scriver la lettera?

BUFFONE
Sì, signora.

DUCA
Dal testo non traspare alcuna pazzia.

OLIVIA
Fatelo rimettere in libertà, Fabian, e conducetelo qui.

 

Esce Fabian.

 

Monsignore, mi auguro, in considerazione degli eventi, che vogliate accettarmi come sorella piuttosto che come moglie. E sia un sol giorno, se non vi dispiace, a coronare questa doppia unione, in casa mia e a mie spese.

DUCA
Signora, sono prontissimo ad accettare la vostra offerta. (A Viola) Il vostro signore vi dà il benservito e per i servizi resigli, così incompatibili con la natura del vostro sesso, e allo stesso tempi inferiori alla vostra educazione, così raffinata, e per il fatto stesso che lo avete chiamato così a lungo signore, eccovi la mia mano. D'ora in poi sarete la padrona del vostro signore.

OLIVIA
È anche mia sorella! Del resto lo siete già.

Entrano Fabian e Malvolio.

DUCA
È questo il pazzo?

OLIVIA
Sì, proprio lui, signore. Ebbene, Malvolio?

MALVOLIO
Signora, mi avete usato torto, un torto grandissimo.

OLIVIA
Ne sei davvero convinto, Malvolio? Guarda che non è così.

MALVOLIO
Signora, insisto. Vi prego, leggete attentamente questa lettera. Non potrete negare che a scriverla siete stata voi. Provatevi, se vi riesce, a scrivere con un altro stile o un'altra calligrafia o a dire che questo non è il vostro sigillo o che la lettera non sia il frutto della vostra inventiva. Impossibile negare una qualsiasi di queste cose. Ammettetelo dunque e ditemi, in nome della modestia e dell'onore, perché mi avete offerto tanti chiari segni di favore, ordinandomi di presentarmi a voi col sorriso sulle labbra e le giarrettiere incrociate, d'indossare la calzamaglia gialla, di far la faccia feroce a Sir Toby e alla vostra servitù. E quando mi sono uniformato, con speranzosa obbedienza, ai vostri desideri, perché avete lasciato che mi cacciassero in prigione, mi chiudessero in gattabuia, mi visitasse il prete e diventassi lo zimbello e l'idiota più grande partorito da una macchinazione? Ditemi, perché?

OLIVIA
Ahimè, Malvolio, questa non è la mia calligrafia anche se, lo confesso, le somiglia molto. È fuori discussione, invece, che a vergarla sia stata Maria. Ora che ci penso è stata proprio lei la prima a dirmi che eri uscito di senno. E poi sei entrato tu, tutto sorridente, agghindato come ti era stato prescritto nella lettera. Ma ora, te ne prego, datti pace. Ti hanno giocato un tiro maligno ma, quando ne scopriremo le ragioni e gli autori, tu sarai a un tempo giudice e querelante nella tua causa.

FABIAN
Buona signora, abbiate la bontà d'ascoltarmi: non lasciate che dispute e querele vengano a turbare la serenità di quest'ora che ci ha felicemente stupiti. Con questa speranza vi confesserò, con molta franchezza, che Sir Toby e io abbiamo ordito questa burla ai danni di Malvolio e che gliela abbiamo fatta per colpa dei suoi modi altezzosi e villani. È stata Maria a scrivere la lettera dopo molte insistenze di Sir Toby che, per ricompensarla, l'ha sposata. Quanto all'esecuzione materiale della burla, per maligna che sia stata, può provocare più il riso che la vendetta, specie tenendo equamente conto i torti dall'una e dall'altra parte.

OLIVIA
Ahimè, poveretto, come sei stato preso in giro!

BUFFONE
Già. «C'è chi nasce grande, c'è chi lo diventa mentre ad altri la grandezza viene imposta».

Anch'io, signora, ho recitato una parte nell'interludio, quella di monsignor Topas, monsignore, non altro. «In nome di Dio, buffone, non sono pazzo». Ricordate? «Signora, cosa mai vi fa ridere di questo briccone? Se non sorridete, è bell'e imbavagliato». E così la ruota del tempo porta le sue vendette.

MALVOLIO
Ve la farò pagare! A tutti! Senza eccezioni!

 

Esce.

OLIVIA
La burla è stata spietata.

DUCA
Inseguitelo e cercate di persuaderlo a far pace: ancora non ci ha parlato del capitano.

 

Esce Fabian.

 

Quando anche questo caso sarà risolto, al momento opportuno, le nostre care anime si uniranno in matrimonio con solenne cerimonia. Nel frattempo, dolce sorella, non ce ne andremo di qui. Vieni Cesario, perché tale sarai finché resterai uomo. Ma quando avrai indossato abiti femminili, allora sarai l'amata di Orsino e la regina del suo cuore.

 

Escono tutti tranne il Buffone.

BUFFONE (Canta.)
Quand'ero bambino
Trallallero il vento e la pioggia
Mi divertivo a far casino
Mentre la pioggia ingrossava ogni roggia.

Ma quando diventai adulto
Trallallero il vento e la pioggia
Ladri e briganti non ebbero più indulto
Mentre la pioggia ingrossava ogni roggia.

Ma quando, ahimè, finii per maritarmi
Trallallero il vento e la pioggia
Le mie birbonate non riuscirono a sfamarmi
Mentre la pioggia ingrossava ogni roggia.

Quando il capello divenne bianchino
Trallallero il vento e la pioggia
Andavo a letto gonfio di vino
Mentre la pioggia ingrossava ogni roggia.

Nella notte dei tempi si perde la creazione
Trallallero il vento e la pioggia
Ma che c'importa? La commedia è giunta a conclusione
Quel che conta è solo la vostra soddisfazione.

 

Esce.

 

 

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