William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

 

Molto rumore per nulla

(Much Ado About Nothing1598-1599)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

 

Introduzione

 

Come la maggior parte delle commedie shakesperiane Much Ado About Nothig sviluppa due vicende parallele. La vicenda principale, quella di Hero e Claudio, passa in parte in secondo piano davanti a quella di Beatrice e Benedick che non è altro che un pretesto per una serie di dialoghi brillanti e arguti. Alla base della vicenda c’è l’uso della parola e dei bisticci verbali. L’intera commedia appare costruita su questo gioco, che si estende perfino al suo titolo: “Molto rumore per nulla” il quale suggerisce che si tratta di un puro e semplice divertimento, senza significati riposti e senza conseguenze. Molto rumore, molte parole per non dire, per non approdare a nulla. Tutte le complicazioni, il baccano, le confusioni e gli equivoci sono dovuti ad un eccesso di attenzione, al gusto della notazione sia verbale che visiva. E da qui si ritorna al titolo, esso è infatti da considerarsi un pun, in quanto esso contiene il primo dei molteplici bisticci verbali di questa commedia, che viene creato dalla parola ‘nothingh’ comparata a ‘noting’, la quale, in periodo Elisabettiano, aveva la stessa pronuncia della prima. Tutti i personaggi sono portati a vedere, sentire e soprattutto notare quello che normalmente non coglierebbero.

Come nella vicenda seria Claudio è ingannato da quel che vede mentre spia il convegno notturno della presunta Hero, così Beatrice e Benedick sono a turno ingannati da quel che odono mentre separatamente origliano i discorsi dei loro compagni o compagne. La scoperta fatta li porterà poi a farsi nuovamente indagatori per quel concerne i propri sentimenti e si scopriranno piacevolmente ben disposti verso la nuova situazione. Tra tutti questi inganni l’unico elemento superiore è la realtà che prima o poi viene colta. La parola, arriva velocemente ai nostri cuori perché è il mezzo migliore per comunicare emozioni, ma non solo. Essa, se associata ad altre può portare a discorsi o a ragionamenti. E sono proprio questi ultimi, con le loro conclusioni frutto della logica ad essere un punto essenziale di questa commedia. La ragione indica la semplice conoscenza tramite la parola ma questo concetto è assolutamente scisso dall’intelletto e dalla realtà. È quindi evidente il fatto che l’autore voglia mettere in evidenza quanto l’uomo sia influenzabile e che si fidi più degli altri che del proprio cuore. L’uomo è dunque debole ed è sufficiente un semplice rumore, un disturbo casuale per piegare la sua integrità, anche quella di uno scapolo convinto come Benedick. L’uso della parola è una delle più grandi arti concesse all’essere umano ma è assai complesso gestirla nel modo adeguato, capirla e capirne i molteplici significati. La parola, il suono e il rumore in fondo sono elementi affini. Chi non riesce a comunicare in modo consono con gli altri è come una persona che non capisce la musica perché è come se fosse privo di quella sensibilità necessaria nei rapporti umani. Le diversità dei linguaggi dei vari personaggi hanno creato molteplici equivoci ma l’importante alla fine è rendesi conto che non si tratta altro che nulla, vuoti e ingannevoli artifici. Questa commedia è dunque solo un divertimento, una vacanza dove tutti hanno tempo da perdere, fanno errori ma non approdano a nulla.

Prendiamo ora in considerazione i personaggi più importanti.

Hero è davvero dolce, amabile e discreta nel suo animo e nel suo temperamento ed è questa stessa tranquillità ciò che essa offre a chi diventerà suo sposo. Hero e Claudio sono da immaginarsi più giovani di Benedetto e Beatrice in quanto, contengono tutta la grazia e l’inesperienza dei giovani, che credono ancora che la vita sia una bella favola dove nulla di male può accadere. Benedetto e Beatrice, con la loro arguzia possiedono una grande saggezza di fondo propria dell’esperienza che si acquista col tempo. Sappiamo infatti che essi sono stati già innamorati in passato ma che tutto è finito per dei reciproci errori, questo li ha feriti e li ha portati ad assumere un atteggiamento difensivo nei confronti dei sentimenti d’amore. Forse anche loro possedevano la stessa ingenuità di Hero e Claudio, la lezione è stata capita e ora, anche se tramite un inganno sono pronti ad amarsi di nuovo e forse con maggiore ardore di prima. A questo punto sembra quasi che l’autore abbia voluto volontariamente creare questo disturbo nella quiete della vita dei due giovani per farli crescere interiormente. Ora, essi sanno di potersi fidare l’uno dell’altro e forse in futuro presteranno meno attenzione alle vane parole altrui.La lezione che ne riceviamo allora qual è? Bisogna essere pronti a qualsiasi inconveniente nella vita, ma questo non ci deve cogliere di sorpresa, bisogna affrontarlo a viso aperto, con coraggio, senza farci travolgere dagli eventi e dalle emozioni come fa Claudio, ma soprattutto si deve capire se si tratta di un vero problema o se è solo molto rumore per nulla. Abbiamo poi Don John che è semplicemente una canaglia, una persona che vive per far del male al suo prossimo e gode di ciò. Il suo rancore nei confronti del fratello e di chiunque lo circondi è così radicato da non fargli vedere null’altro che la vendetta. La sua presenza all’interno della commedia è comunque necessaria per far scattare l’elemento di disturbo nella vicenda. Dogberry e la sua ronda di notte sono poi importanti perché annullano i dubbi creati da Don John sull’onesta di Hero. Fin ad ora, avevamo incontrato in questa commedia solo dei rappresentanti della corte, con una mentalità e un linguaggio del tutto differente da quello di Dogberry, un popolano. Egli ha in se tutta l’arguzia popolare, ed in fondo l’autore non poteva conferire a nessun altro il compito di dare risoluzione alle macchinazioni di Don John, in quanto egli in questo caso, come in altre sue commedie, ci presenta la corte come un luogo di menzogne e falsità che egli cerca di guarire da questo suo male introducendovi un elemento estraneo. Seguono Benedetto e Beatrice, che con la loro mente brillante spiccano enormemente in questa vicenda anche se nati come personaggi di contorno alla vicenda principale. Benedetto in particolare riesce a stupirci perché non credendo alla colpevolezza di Hero si dimostra notevolmente superiore al Principe e a Claudio e dotato di una maggiore padronanza di se stesso. Egli è il primo ad offrirci la soluzione dell’inghippo, ma in queste cose ci vogliono prove e la conoscenza del proprio cuore non è sufficiente a dare risoluzione ad un tranello animato dalla potente voce della calunnia, che ha in se la facoltà di distruzione di un incendio. Beatrice, è molto simile a Benedetto, ugualmente fiera e desiderosa di vendetta per la cara cugina calunniata. Benedetto e Beatrice, però con il loro atteggiamento iniziale, così orgoglioso e spumeggiante non ci fanno capire realmente il loro carattere, è come se si nascondessero dietro ad una maschera per non far capire quali sono i loro veri sentimenti. Questo li spinge spesso a non capirsi o a non essere capiti, e li ferisce, come succede a Benedetto quando si sente definire da Beatrice: “il pagliaccio del Principe”. Il loro agire, apparentemente così sicuro non è altro che un altro aspetto del molto rumore, del fiume di parole che hanno avvolto tutta questa storia, gentili nella concordia, e malvagie per far andar via senza baci e che Benedetto vuole finalmente frenare baciando la propria dama. Egli infine ci ricorda la natura volubile dell’uomo e a quanto pare, l’unica cosa che possa misurare questo suo stato è l’ascoltare il proprio cuore e dar fiato a quel bellissimo suono che si chiama amore.

 

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Riassunto

 

La commedia si apre con il principe Pedro D'Aragona che al ritorno dalla guerra si ferma a Messina da un suo vecchio amico Leonato.Uno dei favoriti del principe era il conte Claudio, che si innamora della figlia di Leonato, Ero. Leonato accetta di celebrare il matrimonio,ma don Juan (che è il fratello del principe), cerca in tutti i modi di non farli sposare. Un complotto, ordito dal principe Pedro cerca di farli innamorare. Don Juan, con la complicità dei suoi servi, riesce a disonorare Ero agli occhi di Claudio, che al momento delle nozze la ripudia pubblicamente, accusandola di lussuria. Tutto sembra perduto, ma il frate che doveva celebrare il matrimonio, aiuta Ero cominciando a far luce sulla verità e spiegandoli che Ero è una persona con un carattere angelico e puro. Durante la notte la pattuglia di guardia cattura i servi di Don Juan, e dopo averli interrogati svela il complotto. Nel frattempo però Benedetto, che ha confessato il suo amore a Beatrice (nipote di Leonato) sfida per amore suo il conte Claudio a duello. Claudio e il principe, dopo aver discusso con Benedetto, ricevono la notizia del complotto e Claudio non esita ad accettare la richiesta di Leonato di sposare una ragazza, che si rivela infine essere la figlia Ero. Beatrice e Benedetto, quando tutti erano pronti per le nozze, preparano l'ultimo duello di parole, che si conclude con il loro fidanzamento. Alla fine Don Juan fugge da Messina ma viene preso e imprigionato.

 

 


 

da Wikipedia

 

Ambientazione
La commedia si svolge a Messina, ma il contesto storico nel quale si situa la commedia non è ben delineato: dato il carattere giocoso dell'opera, non è stata data una forte caratterizzazione reale all'ambientazione. Nell'anno di composizione della commedia, databile tra il 1599 ed il 1600, la Sicilia era sotto la dominazione spagnola: per questo motivo alcuni personaggi, più precisamente Don Pedro ed il suo seguito, sono evidentemente di nazionalità spagnola e legati da rapporti di amicizia con il governatore di Messina rappresentato da Leonato. Si afferma come Don Pedro e i gentiluomini italiani al suo seguito siano appena giunti in Sicilia di ritorno da una battaglia, ma non ci viene fornita alcuna indicazione utile per una precisa connotazione dello spazio d'azione. Ben più esplicito al riguardo era stato Matteo Bandello nella novella, che indirettamente ha fatto da fonte all'opera, ambientandola al tempo dei Vespri siciliani e introducendo direttamente tra i personaggi la figura storica del re Pietro III di Aragona, chiamato dai siciliani per sbarazzarsi degli angioini. « Correndo gli anni di nostra salute MCCLXXXIII, i siciliani, non parendo loro di voler piú sofferire il dominio dei francesi, con inaudita crudeltà quanti ne l'isola erano un giorno, ne l'ora del vespro, ammazzarono; ché cosí per tutta l'isola era il tradimento ordinato. ... Il re Piero di Ragona, avuto questo avviso, subito ne venne con l'armata e prese il dominio de l'isola, perciò che papa Niccolò III a questo lo sospinse dicendogli che a lui, come a marito di Gostanza figliuola del re Manfredi, l'isola apparteneva. »
(Novelle (prima parte) - Novella XXII)

Struttura
Molto rumore per nulla è considerata una tragicommedia per la commistione di generi che la trama presenta. In realtà, la sua lettura può avvenire a più livelli, proprio perché il genere è difficilmente identificabile. Va detto che la separazione tra commedia e tragedia, di stampo aristotelico, è difficilmente applicabile ai drammi di Shakespeare. Già Samuel Johnson nel suo "Preface to Shakespeare" (1765) mise in discussione tale impostazione affermando come le combinazioni di gioia e dolore presenti nei drammi scespiriani avessero tali e tante variazioni da impedirne una netta distinzione. A lungo fu definita commedia romantica, poiché ne presenta alcune caratteristiche: in particolare nell'intreccio amoroso che lega Claudio ed Ero e nelle vicende che si susseguono per garantirne la felice unione. Anche la spiritosa schermaglia tra Benedetto e Beatrice, che si risolve nel fidanzamento tra i due, ha corrispondenze nella commedia romantica, sebbene sposti le convenzioni sceniche dell'amore e delle virtù, incarnati dalla coppia formata da Claudio ed Ero, su un piano più strettamente materiale, presentando i pregi ed i difetti di due personaggi lontani dall'incarnare astratti idealismi. Allo stesso tempo il dramma si presenta come commedia giocosa, perché il copione si sviluppa in una serie di fraintendimenti e di scherzi orditi alle spalle di Benedetto e Beatrice, vittime inconsapevoli delle giocose trame degli astanti alla corte di Messina. Sono infatti lo scherzo e l'inganno a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo del sub-plot che ha come protagonisti i due eterni litiganti. Anche la finta morte di Ero potrebbe rientrare negli schemi della commedia giocosa in quanto mistificazione della realtà per il raggiungimento di uno scopo nobile, ma Shakespeare fa precedere l'evento dall'ingresso dell'elemento tragico. Quest'ultimo si ravvisa, infatti, nella messa a segno delle oscure trame di Don Juan, che causa il ripudio di Ero ad opera di Claudio, che la insulta. Non è solo in tale momento che l'asse del dramma si sposta dal comico alla parte più propriamente tragica: durante il corso dell'intera pièce, infatti, Don Juan è presentato come un malvagio a tutto tondo che non perde occasione, nei dialoghi con i suoi sgherri Corrado e Borraccio, di palesare la volontà di farsi portatore di rovina e morte.
A dimostrazione dell'organicità della commedia e della complementarietà dei toni scuri e di quelli gioiosi, è facile riconoscere una funzione di necessità narrativa nei fatti tragici: è infatti nella tragedia che i personaggi di Beatrice e Benedetto riescono ad avvicinarsi, forzando i loro rispettivi caratteri. La trama, in questo modo, utilizzando gli incidenti di percorso, riesce a proseguire nella direzione prevista. Una ulteriore notazione sulla permeabilità degli elementi tragici e comici riguarda il finale: lo svelamento di Ero e il seguente matrimonio non dà luogo ad una completa ed evidente ricomposizione. Claudio non si profonde in scuse, né Ero accorda il suo perdono. La loro vicenda si conclude in modo repentino, senza dissipare del tutto l'amarezza del ripudio, scivolando infine sullo sfondo della più gioiosa unione tra Benedetto e Beatrice.
La struttura dell'opera è contrassegnata da elementi narrativi speculari, come a voler mostrare, per ogni situazione e personaggio, l'esatto opposto. Alle trame in buona fede di Don Pedro fanno da contraltare gli intrighi perfidi di Don Juan. Alle vicende amorose di Ero e Claudio si contrappongono quelle tra Beatrice e Benedetto in un doppio intreccio a chiasmo: il primo inizia sotto i migliori auspici e culmina con un rifiuto, il secondo parte dal rifiuto reciproco per evolversi nell'intesa amorosa. Già nel carattere tragicomico si evidenzia l'intreccio di generi, che potrebbe facilmente far volgere in tragedia la serie di eventi causati dal "molto rumore": è fondamentale come il susseguirsi degli stessi avvenga in base ad una serie di illusioni e mistificazioni della realtà dei quali lo spettatore, grazie allo svelamento degli stessi da parte dei personaggi, è al corrente al contrario dei protagonisti. Proprio l'illusione, caratteristica di molte delle opere scespiriane, è l'elemento su cui si basa Molto rumore per nulla; prima nel tentativo, andato a buon fine, di far innamorare Benedetto e Beatrice e poi nell'accettazione della finta morte di Ero.

La scena del ballo in maschera del secondo atto, col trionfo di maschere e fraintendimenti, è esemplare della commedia degli errori.
Altri due intrecci chiastici sono ravvisabili, in misura però minore rispetto al gioco delle due coppie principali, nella contrapposizione tra i personaggi che vivono alla corte di Leonato e gli esterni, come la ronda e i bislacchi Carruba e Sorba. Oltre ad essere definiti linguisticamente, con una proprietà di linguaggio differente dai residenti nel palazzo di Messina, nel loro rocambolesco comportamento si fanno latori della verità, facendo fallire i piani di Don Juan. Il secondo chiasmo è proprio nella contrapposizione, se vogliamo, tra due nuclei familiari, composti dalla corte di Messina e la famiglia di Aragona col suo seguito. Nonostante quest'ultima provochi un'alterazione dell'equilibrio della casa siciliana, Shakespeare non intacca l'onore della famiglia vestendo il protagonista malvagio dei panni di un "outsider": bastardo e rifiutato in passato dal fratello Don Pedro, del quale ha ottenuto il perdono.

Realtà e immaginazione
Come già accennato (e come sottolinea Nemi D'Agostino in una sua introduzione all'opera), il percorso dei personaggi principali (e del proprio 'doppio') si evolve attraverso l'edificazione di realtà immaginarie contrapposte, create dal "molto rumore", in un insieme paradigmatico dell'affannarsi umano intorno a questioni di poco conto. Tali costruzioni fittizie sono castelli di carte, destinati ad essere spazzati via in un attimo dalla Fortuna. L'agnizione finale permette ad un nuovo mondo di emergere, presupponendo per i personaggi l'inizio di una nuova esistenza maggiormente aderente alla realtà.
Benedetto, che inizialmente appare come meno dotato di sensibilità rispetto a Claudio, si trova (in seguito al doppio inganno benevolo/malevolo ordito dai due principi) a intessere una vera e propria conversazione sentimentale con Beatrice, acconsentendo persino alla richiesta di una prova d'amore (il dover sfidare a duello l'amico). Al contrario Claudio darà libero sfogo alla sua hýbris misogina, in una apparente trasformazione radicale del personaggio da primo amoroso a sgradevole e infantile soldato punto sull'onore. La romantica sposa Ero e Beatrice 'incapace d'amare' si ritroveranno anch'esse a parti invertite a fare i conti con opposti sentimenti. Infine, il disvelamento della realtà riporterà un equilibrio. Emblematico dell'esito di questo percorso da un'illusione all'altra fino alla scoperta del mondo reale è il dialogo finale tra Benedetto e Beatrice: la ripresa dei reciproci punzecchiamenti verbali, ma questa volta con dolcezza, ci mostra la loro natura più sincera, lontana tanto dall'iniziale disprezzo quanto dal successivo amoreggiare convenzionale.
Il linguaggio nella commedia scespiriana quando si riferisce a personaggi di alto rango utilizza preferibilmente la versificazione a danno della prosa. In questa commedia invece Claudio, Ero, Leonato e Frate Francesco, in virtù della posizione che ricoprono e della caratterizzazione dei personaggi, sono gli unici ad esprimersi sempre in versi, mentre Benedetto e Beatrice, pur essendo di condizione elevata, parlano per mezzo di un andamento prosastico che esprime e si adatta meglio al contenuto non certo aulico dei loro dialoghi. Il personaggio di Carruba (Dogberry) è invece fortemente raffigurato per l'incapacità di esprimersi correttamente in lingua inglese: gli strafalcioni presenti nelle sue battute, infatti, infarciti da errori dovuti alla somiglianza fonetica tra lemmi che facilmente egli confonde, mostrano l'archetipo del futuro poliziotto onesto ma di estrazione sociale modesta, incapace di competere linguisticamente con gli appartenenti ad una classe sociale differente dalla sua. Ogni tentativo di ingentilire i discorsi nei confronti di Leonato si tramuta, infatti, in una parentesi comica.  L'incapacità di Carruba, tuttavia, si manifesta anche nei dialoghi con i suoi sottoposti: si può facilmente dedurre che non solo il confronto con i nobili lo ridicolizzi, ma che l'autore abbia voluto inserire in lui una sorta di buffonesca natura, che lo rende di per sé esilarante. Don Juan è caratterizzato solitamente dall'utilizzo di frasi brevi. Benedetto e Beatrice usano spesso metafore per esprimersi, come di norma nel teatro scespiriano, e non mancano di caustica mordacità. Non rari sono i nomignoli con i quali si appellano: Mentre Beatrice si riferisce a Benedetto come "Signior Mountanto" (letteralmente, Signor Stoccata), Benedetto la saluta appellandola "Lady Disdain" (Madama Sdegno). Non mancano, inoltre, metafore e doppi sensi a carattere sessuale che gravitano intorno all'intera commedia e che spesso sono presenti nelle opere di Shakespeare. Nell'atto II, scena IV, nel corso di una dialogo tra Margherita ed Ero che si prepara per le nozze, quest'ultima afferma, discorrendo dell'abito da sposa:

 

Hero:

God give me joy to wear it! for my heart is exceeding heavy.

 

Ero:

Dio mi dia la gioia di portarlo, perché ho un gran peso sul cuore.

 

(Molto rumore per nulla, ATTO SECONDO, Scena IV. Traduzione di Maura Del Serra.)

 

I riferimenti alla futura perdita della verginità di Ero, in seguito al previsto matrimonio con Claudio, sono evidenti. Già il titolo della commedia, allude a doppi sensi: l'omofonia, non più presente nella lingua inglese contemporanea, tra Nothing (trad.: Niente) e Noting (trad.: Annotare), sottolinea la presenza, nel corso dell'opera, di sfumature nel molto rumore generato per nessun motivo (l'adulterio di Ero non è infatti mai avvenuto) ma anche di molto rumore causato da maldicenze, spionaggi, confidenze sibilline. Secondo alcune interpretazioni, inoltre, il titolo allude all'espressione vittoriana 'n "O-thing" (una cosa a forma di "o"), eufemismo per indicare gli organi genitali femminili.

 

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Molto rumore per nulla

(Much Ado About Nothing1598-1599)

 

 

Personaggi

 

DON PEDRO, Principe di Aragona

BENEDETTO, giovane signore, di Padova compagno di Don Pedro

CLAUDIO, giovane signore, di Firenze compagno di Don Pedro

DON JUAN, fratello bastardo di Don Pedro

BORRACCIA al seguito di Don Juan

CORRADO al seguito di Don Juan

LEONATO, Governatore di Messina

ANTONIO, suo fratello anziano

BALDASSARRE, cantore

FRATE FRANCESCO, un religioso

ERO, figlia di Leonato

MARGHERITA al servizio di Ero

ORSOLA al servizio di Ero

BEATRICE, un'orfana, nipote di Leonato 

SANGUINELLO, brigadiere al comando della ronda di notte

CRESCIONE, capodistretto e parigrado di Sanguinello

Un sagrestano, e varie guardie ai comandi di Sanguinello.

Un ragazzo, servitore di Benedetto.

Domestici e suonatori in casa di Leonato

Messaggeri

 

 

 

atto primo - scena PRIMA

 

Entrano Leonato, Governatore di Messina, sua figlia Ero, sua nipote Beatrice, e un messo.

LEONATO
Apprendo da questa lettera che Don Pedro d'Aragona viene stasera a Messina.
 
MESSO
Sarà qui a due passi ormai. L'ho lasciato a meno di tre leghe.
 
LEONATO
Quanti gentiluomini avete perduti in questa campagna?
 
MESSO
Pochi nel complesso, e nessuno di gran nome.
 
LEONATO
Si vince due volte quando chi vince riporta a casa quasi tutti. Vedo qui che Don Pedro ha molto onorato un gentiluomo di Firenze, un certo Claudio.
 
MESSO
Onori meritati e giustamente concessi da Don Pedro. Il giovane ha fatto più di quanto prometteva la sua età: pareva un agnello e si comportò da leone. Se la cavò davvero superando ogni attesa, tanto che non saprei come cavarmela a dirvelo.
 
LEONATO
Ha uno zio qui a Messina che ne sarà felicissimo.
 
MESSO
Gli ho appena lasciata una lettera e pareva felicissimo; tanto che per mostrarsi modesta la sua felicità si mise un distintivo di tristezza.
 
LEONATO
Che ha fatto, si è messo a piangere?
 
MESSO
Sì, ha pianto parecchio.


LEONATO
Umano traboccare d'umanità! Non c'è faccia più sincera di quella che si lava in quel modo. Meglio assai lacrimare di piacere che aver piacere delle lacrime!
 
BEATRICE
Scusatemi, il barone Spaccata è tornato pure lui?
 
MESSO
Non conosco nessuno che si chiami così, signorina; non c'era nessuno con quel nome nella nostra forza.
 
LEONATO
Nipote, chi è costui, si può sapere?
 
ERO
Mia cugina vuol dire il signor Benedetto, il padovano.
 
MESSO
Ah sicuro, è tornato, e più faceto che mai.
 
BEATRICE
Qui a Messina ha reclamizzato la sua sfida al dio dell'amore, a tirar frecce. E quando il buffone di mio zio lesse la sfida, andò a firmare lui al posto di Cupido, e lo sfidò col suo archetto da buffone. Ma ditemi, per favore, in questa guerra quanti ne ha ammazzati e mangiati? Si può sapere quanti ne ha uccisi? Perché ho scommesso di mangiarmi tutto ciò che ammazzava.
 
LEONATO
Via, nipote, sei troppo cattiva col singor Benedetto! Ma sono certo che lui saprà risponderti e come!
 
MESSO
Signora, il barone ha fatto il suo dovere in questa guerra.
 
BEATRICE
Certo che avrà mangiato tutta la roba ammuffita. È una forchetta valorosa, ha uno stomaco di ferro.
 
MESSO
È anche svelto di mano, signorina.
 
BEATRICE
Svelto di mano con le signorine. Ma con i signori?
 
MESSO
Signore coi signori, uomo con gli uomini, pieno di tutte le virtù dell'onore.
 
BEATRICE
Per essere pieno è pieno, non c'è dubbio, ma di che imbottitura? Lasciamo perdere, via, siamo tutti mortali.
 
LEONATO
Amico mio, non la pigliate sul serio mia nipote. Il signor Benedetto e lei stanno sempre a beccarsi allegramente. E mai una volta s'incontrano senza fare a scherma con lo spirito di patata.
 
BEATRICE
Sì ma lui, ahimè, non sa trarne vantaggio. L'ultima volta che ci siamo scontrati, quattro dei suoi cinque spiriti se ne andarono azzoppati, e adesso lui tutt'intero è governato dall'ultimo. Se ancora ha spirito abbastanza per tenersi caldo, dovrebbe metterlo come distintivo per non esser confuso col suo cavallo. È tutto ciò che gli resta per passare da creatura che ragiona. Ma ora chi è il suo amico del cuore? Ne ha uno nuovo ogni mese.
 
MESSO
Ma no, è possibile?
 
BEATRICE
È possibilissimo. Per lui l'attaccamento è come la moda del suo cappello. Il cappellaio cambia la forma e lui cambia l'affetto.
 
MESSO
Vedo, signora, che il signore non è nelle vostre grazie.
 
BEATRICE
Se lui fosse nelle mie grazie io sarei proprio una disgraziata. Ma ditemi, chi è dunque l'amico? C'è o non c'è uno smargiasso disposto ad andare all'inferno con lui?
 
MESSO
Sta per lo più insieme col nobile Claudio.
 
BEATRICE
O Signore, gli si appiccicherà come un malanno. S'attacca peggio della peste, e chi lo piglia perde subito il senno. Dio l'aiuti il nobile Claudio! Se ha preso la benedettite, guarirne gli costa un migliaio di scudi.
 
MESSO
Signorina, spero di restarvi amico.
 
BEATRICE
Sperate, sperate, amico.
 
LEONATO
Nipote, tu il senno non lo perdi mai.
 
BEATRICE
No, finché il mondo non andrà a rovescio.
 
MESSO
Ecco, arriva Don Pedro.
 
Entrano Don Pedro, Claudio, Benedetto, Baldassare e Don Juan il Bastardo.
 
DON PEDRO
Caro Signor Leonato, vi cacciate nei guai da voi stesso? Davanti alle spese tutti alzano i tacchi, e voi ve le andate cercando.
 
LEONATO
In casa mia Vossignoria non ha mai portato dei guai: difatti quando un guaio se ne va resta il sollievo, ma quando se ne va Vossignoria, la gioia parte e resta il dispiacere.
 
DON PEDRO
Il vostro è proprio un eccesso di zelo. Questa è vostra figlia o mi sbaglio?
 
LEONATO
Così m'ha detto sua madre più d'una volta.
 
BENEDETTO
Dunque la era in sospetto, che glielo domandava?
 
LEONATO
No, signor Benedetto, visto che all'epoca eravate un bebè.
 
DON PEDRO
Toccato in pieno, Benedetto: possiamo immaginare da questo ciò che sei ora da uomo fatto. Comunque la signorina è tutta suo padre, basta guardarla. Mi congratulo, signorina, siete il ritratto di un uomo onorato.
 
BENEDETTO
Sarà il ritratto di suo padre, ma certo non vorrebbe aver quella faccia sulle spalle per tutta Messina.
 
BEATRICE
Signor Benedetto, state ancora parlando? Qua nessuno vi ascolta.
 
BENEDETTO
Toh, guarda chi si rivede, la Siora Spussetta! La è ancora in vita?
 
BEATRICE
E come può morire l'indignazione, quando trova per nutrirsi un alimento di suo gusto come il Signor Benedetto? Anche la Cortesia avrà la puzza al naso, se l'avvicinate voi.
 
BENEDETTO
Ma allora è una banderuola. La verità è che le donne mi adoran tutte tranne voi; e io vorrei veramente riuscire a non essere duro di cuore, perché in realtà non ne amo nessuna.
 
BEATRICE
Felici le donne, che altrimenti avrebbero il fastidio di un cascamorto pernicioso! Io ringrazio Iddio e il mio sangue freddo, chè in questo siamo uguali: meglio sentire un cane che abbaia alle cornacchie, che uno che giura che m'ama.
 
BENEDETTO
E Dio la conservi sempre così! Qualche valentuomo scamperà agli sgraffi in faccia.
 
BEATRICE
Se la faccia è come la vostra, non c'è sgraffio che può peggiorarla.
 
BENEDETTO
Dovrebbe far la maestra ai pappagalli.
 
BEATRICE
Meglio un uccello con la mia lingua che una bestia con la vostra.
 
BENEDETTO
Magari il mio cavallo andasse veloce come la vostra lingua, e con uguale tenuta. E ora la vada dove vuole, Maria Vergine. Io ho finito.
 
BEATRICE
Finite sempre impuntato come un cavallo pazzo. Da quel dì vi conosco.
 
DON PEDRO
Questo è tutto, Leonato. Signor Claudio e Signor Benedetto, il mio caro amico Leonato vi invita entrambi. Io gli dico che staremo qui per un mese almeno, e lui si augura che qualche imprevisto ci trattenga di più. E son sicuro che non fa l'ipocrita, parla col cuore.
 
LEONATO
Ci potete giurare, monsignore, non c'è pericolo di smentita. (A Don Juan) Benvenuto anche a voi, monsignore, ora che siete riconciliato col principe vostro fratello. Sono servo vostro.
 
DON JUAN
Grazie. Non sono di molte parole. Vi dico grazie.
 
LEONATO
Volete favorire, eccellenza?
 
DON PEDRO
Datemi il braccio, Leonato. Andiamo insieme.
 
Escono tutti tranne Benedetto e Claudio.
 
CLAUDIO
Di', Benedetto, hai notato la figliola del signor Leonato?
 
BENEDETTO
Non l'ho notata, l'ho vista.
 
CLAUDIO
E non ti pare una figlia ben costumata?
 
BENEDETTO
Dico, me lo domandi da valentuomo, per aver un giudizio schietto, spassionato? O vuoi che ti parli com'è la mia abitudine, da tiranno eterno di quel sesso?
 
CLAUDIO
No per amor di Dio, io vorrei che me ne dicessi con giudizio.
 
BENEDETTO
Mah! A dirti il vero, la mi è parsa un po' troppo bassina per farne alte lodi, un po' troppo brunetta per dirla una ragazza d'oro, e un po' piccina per dei grandi elogi. Posso dir solo questo al suo credito, che se fosse diversa non sarebbe così bellina; e non essendo altra da quella che è, a me non piace.
 
CLAUDIO
Oh di', tu credi ch'io vo scherzando! Ti prego di dirmi onestamente che cosa ne pensi.
 
BENEDETTO
Cos'è, la vorresti comprare che mi chiedi tante informazioni?
 
CLAUDIO
Stai fresco! C'è forse tant'oro al mondo che compri un gioiello così?
 
BENEDETTO
Come no! E ti dan pure l'astuccio in omaggio. Ma dimmi, Claudio, stai parlando sul serio? O mi vuoi minchionare venendomi a dire che Cupido è un buon cacciator di lepri, e Vulcano è in gamba come mastro d'ascia? In altre parole, con quale solfa va accompagnata la tua canzone?
 
CLAUDIO
Agli occhi miei è la figliola più acconcia ch'abbia mai veduta.
 
BENEDETTO
A me ancora non servono occhiali, e queste meraviglie non le ho notate. Piglia sua cugina ad esempio, se non avesse il diavolo in corpo, sarebbe una ragazza che, come bellezza, tanto val confrontare maggio a dicembre. Non ti sarai messo in testa di accasarti, spero?
 
CLAUDIO
Se ti giurassi che no e poi la figlia mi volesse, mi fiderei assai poco del mio giuramento.
 
BENEDETTO
Ohè siamo arrivati a questo punto? Maria Vergine, dunque non c'è un sol uomo al mondo che possa portar cappello senza destar sospetti? Non vedrò più attorno uno scapolo di sessant'anni? Fai pure se ti garba, infila il capo nel cappio, porta il segno al collo, e tira via le domeniche a forza di sospiri. Toh, è tornato Don Pedro a cercarti.
 
Entra Don Pedro.
 
DON PEDRO
Si può sapere che segreto vi tiene qui fuori, che non ci seguite in casa di Leonato?
 
BENEDETTO
Vostra Grazia dovrebbe ordinarmi di dirlo.
 
DON PEDRO
Te lo ordino sul tuo giuramento di fede.
 
BENEDETTO
Lo senti, caro il mio conte. Io so esser muto come un pesce, tu lo sai bene, spero; ma davanti a un ordine, capisci, davanti a un ordine: s'è innamorato. Di chi? Questo lo deve dir vostra grazia. Ma notate com'è corta la risposta: di Ero, la corta figlia di Leonato.
 
CLAUDIO
Se fosse così, così l'avrebbe detto.
 
BENEDETTO
È come il vecchio adagio, monsignore: non è così, né fu così, ma Dio non voglia che sia così!
 
CLAUDIO
Se il mio desiderio non muta a breve scadenza, Dio non voglia che sia in modo diverso.
 
DON PEDRO
Amen, se tu la ami. La dama ne è ben degna.
 
CLAUDIO
Voi lo dite, monsignore, solo per farmi scoprire.
 
DON PEDRO
Sulla mia parola, dico ciò che penso.
 
CLAUDIO
E io pure, sul mio onore.
 
BENEDETTO
E io pure, monsignore, sulla parola data a ognuno dei due.
 
CLAUDIO
Che io la ami, lo sento.
 
DON PEDRO
Che lei lo meriti, lo so.
 
BENEDETTO
Che io al contrario non senta come la si possa amare, né sappia perché mai lo meriti, è un'idea che il fuoco non mi squaglierebbe dentro; morrò con essa sul rogo.
 
DON PEDRO
Sei sempre stato un eretico proprio ostinato nel disprezzare la bellezza.
 
CLAUDIO
E mai ha trovato una base alla sua posizione, se non nella sua testardaggine.
 
BENEDETTO
Una donna mi ha messo al mondo e le dico grazie. Una donna mi ha allevato, e di nuovo la ringrazio molto umilmente. Però, che debba farmi avvitare in fronte un arnese di quei che chiamano i cani alla caccia, o che debba appendermi un corno a una bandoliera segreta, eh no, mi perdonino tutte quante le femmine. Non voglio fare il torto di mancar di fiducia a nessuna, e perciò mi riservo il diritto di non fidarmi di nessuna. E la fine di questo, per cui avrò una vita più fine, è che vivrò da scapolo.
 
DON PEDRO
Prima di morire, va! ti vedrò pallido d'amore.
 
BENEDETTO
Di rabbia forse, di febbre, o di fame, monsignore; d'amore mai andiamo. Provate ch'io perda sangue per amore più che non possa rifarmelo con una buon trincata, e poi cavatemi gli occhi con la penna d'un poetastro e appendetemi al posto del dio orbo sulla porta di un bordello.
 
DON PEDRO
Beh, se mai ritratti questa profession di fede, sarai la burletta di tutti.
 
BENEDETTO
Se lo faccio appendetemi in gabbia come un gatto e fate con me il tirassegno: l'uomo che mi becca, battetegli la mano sulla spalla e chiamatelo Guglielmo Tell.
 
DON PEDRO
Vedremo, vedremo col tempo:
"Il tempo abitua al giogo il toro fiero."
 
BENEDETTO
Il toro fiero, può essere; ma se mai la dovesse capitare a Benedetto che è uomo sennato, staccate le corna al toro e appiccicatemele in fronte, sporcatemi tutto di vernice e a lettere di scatola, come quando si legge "Cavallo da nolo", mettetemi questa insegna: "Benedetto, uomo maritato."
 
CLAUDIO
Se questo mai accadesse saresti un toro furioso.
 
DON PEDRO
Vedrai che se Cupido non ha speso tutte le sue frecce in Venezia, non passa molto e anche tu ballerai il fandango.
 
BENEDETTO
Vorrà dire che c'è il terremoto, allora.
 
DON PEDRO
Bene, il tempo ti ammansirà. Intanto, caro signor Benedetto, va' dal signor Leonato, salutalo da parte mia e digli che non mancherò alla cena. Ha fatto grandi preparativi.
 
BENEDETTO
Mi resta ancora senno bastante per una simile ambasceria; col che affido Vossignoria...
 
CLAUDIO
Alla custodia del Padreterno. Scritto nella mia magione, se io una ne avessi...
 
DON PEDRO
Addì sei di luglio eccetera, il Vostro devotissimo Benedetto.
 
BENEDETTO
Sfottete, sfottete pure! Ma nella zimarra del pensiero vostro c'è qua e là qualche toppa, e l'è pure cucita assai male. Prima di andare avanti col vostro spirito di patata, mettetevi una mano sulla coscienza. E con ciò riverisco.


Esce.
 
CLAUDIO
Monsignore, la vostra altezza può darmi una mano d'aiuto.
 
DON PEDRO
L'amore che ti porto devi istruirlo. Dimmi che cosa fare e vedrai com'è diposto a imparare qualunque lezione, per quanto difficile sia ma che ti possa aiutare.
 
CLAUDIO
Leonato ha figli maschi, monsignore?
 
DON PEDRO
No, solo Ero. È lei la sola erede. Tu l'ami davvero, Claudio?
 
CLAUDIO
Ah monsignore! Quando partiste per questa campagna che ora l'è finita, questa figlia io la guardai con occhio di soldato che ammira, ma al momento ha doveri più duri del portare all'amore un'attrazione. Ma sendo ora tornato, i pensieri di guerra lasciarono vacante il loro sito, e quivi s'affollano le voglie tenere, delicate, e tutte mi bisbigliano com'è bella la tosa e quanto mi piacesse prima d'andare in guerra.

 

DON PEDRO
Ecco che già mi fai l'innamorato che affligge l'uditorio con tomi di parole. Ami la bella Ero? Ebbene, abbila cara, ed io le parlerò e parlerò a suo padre e tu l'avrai. Non era a questo scopo che volevi intrecciare questa bella vicenda?
 
CLAUDIO
Ah con quale dolcezza aiutate l'amore voi che ne conoscete le pene dalla cera! Io volevo, parlandone più a lungo, giustificarlo, che non vi sembrasse troppo improvviso.
 
DON PEDRO
E che bisogno c'è di fare il ponte più largo del fiume? Il regalo migliore è ciò che serve alla bisogna. Tutto ciò che serve va bene. In breve, tu sei innamorato, e io ti troverò il rimedio. So che avremo una festa, stasera; io torrò la tua parte con una qualche maschera, e dirò alla bella che sono Claudio, e chiedo di versare il mio cuore nel suo seno, ed il suo udito l'avrò prigioniero col forte assalto della mia eloquenza. Dopo di questo, mi aprirò col padre, e come risultato, sarà tua. Andiamo, su, mettiamo il piano in atto.

 

Escono.

 

 

 

atto primo - scena seconda

 

Entra Leonato e incontra il fratello Antonio, un vecchio.
 
LEONATO
Allora, fratello! Dov'è mio nipote tuo figlio? È riuscito a trovarla questa musica?
 
ANTONIO
Se ne sta occupando e come! Ma, fratello, t'ho a dare una notizia strana, che neanche te la sogni.
 
LEONATO
Una notizia buona?
 
ANTONIO
Dipende da ciò che succede, ma a fermarsi alla facciata la facciata è buona. Uno dei miei giovanotti ha sentito parlare il Principe e il conte Claudio che passeggiavano sul viale di frasche fitte nel mio frutteto; e il Principe confessava a Claudio che è innamorato di mia nipote tua figlia, e glielo vuol dire, diceva, stasera mentre ballano; e se la trova consenziente dice che vuol battere il ferro finché è caldo e parlartene subito.
 
LEONATO
Ma questo che te l'ha detto è sano di cervello?
 
ANTONIO
Sano? È sveglio come un grillo! Lo faccio chiamare, così gli chiedi tu stesso.
 
LEONATO
No, no, facciamo conto d'averlo sognato finché non si mostra da sé. Però lo dico a mia figlia, così sarà più pronta a rispondere se per caso fosse vero. Anzi va', diglielo tu stesso. Alcuni servitori attraversano la scena guidati dal figlio di Antonio, e accompagnati dal cantore Baldassarre. Nipote, lo sai cosa devi fare. (Al cantore) Oh, amico mio, chiedo scusa: venite con me che ho bisogno dell'arte vostra. Nipote, pensaci tu a tutte le cose da fare.


Escono.

 

atto primo - scena terza

 

Entrano Don Juan il Bastardo e il suo compagno Corrado.
 
CORRADO
O diavolo, monsignore! Ma perché mai ha un magone tanto smisurato?
 
DON JUAN
È la causa che non ha misura, e pertanto la mia malinconia è senza limite.
 
CORRADO
La dovrebbe ascoltar ragione.
 
DON JUAN
E quando l'avrò ascoltata che vantaggio ne avrò?
 
CORRADO
Se non un rimedio immediato, almeno il conforto della pazienza.
 
DON JUAN
Mi meraviglio che tu, caro mio - se come dici sei nato sotto Saturno - mi venga qui a porgere una medicina morale per una sfortuna che mi ammazza. Io non posso nascondere ciò che sono. Quando ne ho causa sono triste, e non sorrido a nessuno scherzo; quando ho fame mangio senza aspettare i comodi di nessuno; vado a dormire se ho sonno senza badare a nessuno, rido se mi gusta e non gratto la schiena a nessuno.
 
CORRADO
Sì ma è dannoso mostrare tutto ciò ai quattro venti sinché non siete proprio libero di farlo. Vi siete messo di recente contro vostro fratello, e lui vi ha appena riammesso nelle sue grazie, epperò non riuscirete a mettervi radice se non badate voi stesso a mantenere il bel tempo; e insomma vi occorre preparar la stagione per un buon raccolto.
 
DON JUAN
Ma io preferisco essere un rosolaccio nella siepe e non una rosa nella serra della sua grazia! Il mio sangue ama più il disprezzo di tutti che il comportarsi in modo da mendicar simpatie. In questo, se non si può dire che sono un leccatore onesto, però sono un farabutto sincero. Mi ridanno fiducia con una museruola e mi affrancano coi ceppi ai piedi: per questo ho deciso che non canterò in gabbia. Se la mia bocca fosse libera morderebbe. Avessi la libertà so io cosa farei. Intanto mi gusta essere ciò che sono, e nessuno cerchi di cambiarmi.
 
CORRADO
Ma non potreste metterlo a frutto, il magone?
 
DON JUAN
Certo che lo metto a frutto, non possiedo altro. Ma chi arriva?


Entra Borraccia.

Ci sono novità, Borraccia?
 
BORRACCIA
Vengo di là da un gran banchetto! Il Prence fratello vostro, Monsù Leonato lo sta trattando da re. E vi posso informare su un progetto matrimoniale.
 
DON JUAN
Si tratta per caso di cosa su cui imbastire qualche mascalzonata? Chi è tanto matto da legarsi con la mancanza di pace?
 
BORRACCIA
Il matto è il braccio dritto del fratello vostro.
 
DON JUAN
Chi, il raffinatissimo Claudio?
 
BORRACCIA
Signorsì.
 
DON JUAN
Bel cavaliere davvero! E lei, lei chi è? Da che lato punta?
 
BORRACCIA
Ih, quello punta la Ero, figlia ed erede di Leonato.
 
DON JUAN
Uh, che faccia di bronzo! E tu come l'hai saputo?
 
BORRACCIA
M'avevano messo, per soldi, a bruciar profumi in una stanzaccia ammuffita. Arrivano il Principe e Claudio, sotto braccio, bisbigliando tutti seriosi. M'infilo dietro un arazzo e sento che pigliano accordi, ci pensa lui, dice il Prence, a corteggiar la guagliona, e quando gli ha detto di sì la passa dritto al Contino.
 
DON JUAN
Presto, presto, rientriamo. È un buon boccone per la mia rabbia. Quel piccolo arrampicatore si è fatto fama sui miei guai. Se posso contrariarlo mi sentirò in paradiso. Posso fidarmi di voi due? Mi darete una mano?
 
CORRADO
Sino alla morte, signore.
 
DON JUAN
Andiamo alla grande cena. Scoppiano tutti di gioia nel vedermi umiliato. Ah, se il cuoco la pensasse come me! Vogliamo andare a vedere cosa può farsi?
 
BORRACCIA
Sempre ai comandi vostri, Signoria!

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Molto rumore per nulla

(Much Ado About Nothing” 1598-1599)

 

atto secondo - scena prima

 

Entrano Leonato, Antonio, Ero, Beatrice, Margherita e Orsola.

LEONATO
Il Conte Don Juan non è venuto a cena?
 
ANTONIO
Io non l'ho visto.
 
BEATRICE
Che faccia acida ha quel cristiano! Ogni volta che lo vedo mi brucia lo stomaco per un'ora.
 
ERO
Ha un carattere proprio tetro.
 
BEATRICE
Un uomo eccellente dovrebbe essere a mezza strada fra Don Giovanni e Benedetto. Il primo è come un ritratto, non parla mai; e l'altro somiglia troppo a un signorino viziato, non sta mai zitto.
 
LEONATO
Insomma, mezza lingua di Benedetto in bocca a Don Giovanni, e mezza tristizia del Conte in faccia a Benedetto...
 
BEATRICE
Con un bel paio di gambe e piedi, zio, e un sacco di soldi in tasca, un uomo così può avere tutte le donne del mondo - se ce la fa a persuaderle.
 
LEONATO
Per Sant'Apollonia, nipote, con questa lingua pizzuta è difficile che trovi marito.
 
ANTONIO
Davvero, è troppo scorbutica!

 

BEATRICE
Troppo scorbutica è più che scorbutica. Io lo faccio per rimediare ai regali che Dio m'ha fatto, perché si dice: "A vacca scorbutica Dio dà le corna corte", ma ad una troppo scorbutica non ne dà per niente.

LEONATO
Allora, troppo scorbutica e niente corna?

BEATRICE
Proprio così, se non mi manda un marito. Questa è la grazia che chiedo in ginocchio mattina e sera. Signore mio, e chi lo sopporta un marito con tanto di barba! Meglio dormire senza lenzuola.

LEONATO
Potreste trovarne uno senza barba.

BEATRICE
E che me ne faccio? Gli metto la mia sottana e me lo piglio per cameriera? Chi ha la barba è più che un ragazzo, e chi non ne ha è meno che un uomo; chi è più che un ragazzo non fa per me, e chi è meno che un uomo io non faccio per lui. Perciò finirò all'inferno, perché si dice che delle zitelle i diavoli fan frittelle.

LEONATO
Allora te ne andrai all'inferno?

BEATRICE
Ma solo fino al portone. E là il diavolo, come un vecchio becco con le corna in testa, mi viene incontro e mi dice: "Vattene in cielo Beatrice, vattene in cielo che qui non è posto per ragazze come te." Sicché riparto per il cielo e trovo San Pietro, e lui mi porta dove stanno gli scapoli e lì viviamo tutto il giorno in allegria.

ANTONIO (a Ero)
Beh, nipote, spero che tu farai ciò che ti dice tuo padre.

BEATRICE
Non c'è paura, mia cugina sa il suo dovere, fare la riverenza e dire: "Babbo, a tuo piacere". E però, cugina, purché si tratti di un bel ragazzo, e sennò fa' un'altra riverenza e dici: "Babbo, a mio piacere".

LEONATO
Nipote, nipote, prima o poi maritata t'ho da vedere.

BEATRICE
Non sinché il Padreterno non farà gli uomini con una materia diversa dal fango. Non è triste per una donna farsi comandare da un bel pugno di polvere? O render conto della propria vita a una zolla di viscida creta? No, caro zio, non mi marito. I figli d'Adamo sono miei fratelli, e per me sposare un parente è un peccato.

LEONATO
Figlia, ricorda quel che t'ho detto. Se il Principe fa un approccio di quel genere, sai cosa devi rispondere.

BEATRICE
Dai la colpa alla musica, cugina, se lui fa un passo falso. Se lui dovesse insistere troppo digli che in tutto c'è misura, e rispondi con un giro di ballo. Perché credimi, Ero: corteggiamento, matrimonio e pentimento sono come una giga scozzese, un passo lento e un cinque passi. Il corteggiamento è caldo e svelto come una giga scozzese, e come quella pieno di fantasia; il matrimonio è manieroso-impettito come un passo lento, pieno di pompa e vetustà; e poi viene il pentimento e, con le sue gambe indolenzite, attacca il cinquepassi e va sempre più svelto, sempre più svelto sino a un passo dalla tomba.

LEONATO
Nipote, sei tutta pepe figlia mia.

BEATRICE
Gli occhi ce l'ho buoni, zio: vedo quel che c'è da vedere.

LEONATO
Arrivano gli ospiti, fratello. Fate spazio!

Tutti indossano le maschere.

Entrano Don Pedro, Claudio, Benedetto, Baldassarre, Don Juan, Borraccia e altri, tutti in maschera e accompagnati da un tamburino.

DON PEDRO
Signora, un giro di danza con un amico?

ERO
Se andate piano, guardate dolce e nulla dite, sono contenta di ballare con voi, e specie poi di andar via.

DON PEDRO
Andar via con me?

ERO
Lo dirò se mi aggrada di dirlo.

DON PEDRO
E quando vi aggraderà?

ERO
Quando mi piacesse la vostra faccia, che non vorrei che il liuto sia come l'astuccio.

DON PEDRO
La mia maschera è come il tetto di Filemone, in casa c'è Giove.

ERO
Ma allora dovrebbe essere di paglia.

DON PEDRO
Parlate piano se parlate d'amore.
La conduce da parte.

BALDASSARRE
Beh, vorrei che mi prendeste in simpatia.

MARGHERITA
E io no invece, ma per amor vostro: perché ho tante brutte qualità.

BALDASSARRE
Ditene una.

MARGHERITA
Io prego sempre a voce alta.

BALDASSARRE
Mi piacete di più: chi sente può dire amen.

MARGHERITA
Dio mi accoppi con uno che sappia ballare!

BALDASSARRE
Amen.

MARGHERITA
E a ballo finito lo faccia sparire! Rispondi, chierichetto.

BALDASSARRE
Basta, il chierico ha avuto la sua risposta.


Si fanno da parte.

ORSOLA
Vi riconosco benissimo, siete il signor Antonio.

ANTONIO
No, sulla mia parola.

ORSOLA
Ma sì, vi riconosco dal dondolio della testa.

ANTONIO
No, la verità è che fingo di essere lui.

ORSOLA
Ma via, un difetto non si può fingere così bene, dovreste essere lui stesso. E questa è proprio la sua manaccia secca: siete lui, siete lui.

ANTONIO
Parola d'onore non sono lui.

ORSOLA
Via, via, ma vi pare che non riconosca il vostro spirito di patata? Si può nascondere una virtù? Uh, siete proprio voscenza! La grazia di Dio viene a galla e dunque basta.


Si fanno da parte.

BEATRICE
Non me lo volete dire da chi l'avete saputo?

BENEDETTO
No, la mi scusi, no.

BEATRICE
E non volete neppure dirmi chi siete?

BENEDETTO
Non ora.

BEATRICE
Che io ci ho la puzza al naso, e che tutto il mio spirito l'ho preso dal Centonovelle, beh solo uno può avervelo detto, il signor padovano.

BENEDETTO
E chi sarebbe?

BEATRICE
Eh, son sicura che lo conoscete.

BENEDETTO
No, la mi creda.

BEATRICE
Non vi ha mai fatto ridere?

BENEDETTO
No perché, di che tipo si tratta?

BEATRICE
Ma come! Del buffone del principe si tratta, un buffone deficiente è. Bravo solo a dir corna assurde. Solo agli scostumati piace, ma non per lo spirito, per le sporchezze che dice. La gente la fa ridere e insieme arrabbiare, e quelli prima ridono e poi lo bastonano. Sono sicura che è in mezzo al vostro naviglio. Peccato che non m'abbia abbordata.

BENEDETTO
Appena lo conosco, quel gentiluomo, gli racconto cosa ne dite.

BEATRICE
Fatelo, fatelo; mi sparerà alle spalle un paio di paragoni, e se per caso nessuno gli dà retta o ride, gli viene una botta di malinconia; e allora vien risparmiata un'ala di pernice, perché il matto non avrà più voglia di cenare.


Musica da ballo.
 

Ma ora dobbiamo seguire i capofila.

BENEDETTO
Sì, se van per la strada onesta.

BEATRICE
Certo, se guidano al male li lascio alla prima svolta.


Escono tutti danzando, tranne Don Juan, Borraccia e Claudio.

DON JUAN
Sono sicuro, mio fratello è innamorato di Ero e si è ritirato col padre per dichiararsi. Le signore hanno seguito la sposa e resta solo una maschera.

BORRACCIA
E la maschera è Claudio, lo conosco dal portamento.

DON JUAN
Voi siete il signor Benedetto, nevvero?

CLAUDIO
Mi conoscete bene, sono lui.

DON JUAN
Signore,Vossignoria è molto intimo di mio fratello. Il mio fratello si è innamorato di Ero. Io prego Vossignoria di dissuaderlo da questo affetto. La dama non gli è uguale per nascita. In ciò voscenza può fare un'azione onorata.

CLAUDIO
Ma come fate a sapere che ama la ragazza?

DON JUAN
L'ho udito giurare che l'ama.

BORRACCIA
Pure io l'ho sentito, giura che se la vuole maritare stasera stessa.

DON JUAN
Andiamo, andiamo al rinfresco.


Escono Don Juan e Borraccia.

CLAUDIO
Io gli ho risposto al nome di Benedetto, però la briga l'è andata dentro gli orecchi miei. Così è di certo: il Principe corteggia a suo vantaggio. È vero che l'amicizia in tutto è onesta tranne che negli affari d'amore; quindi ognuno che s'innamori deve fare per suo conto, di lingua come d'occhio, né fare fare a nessun altro, perché la beltà l'è una strega e le sue stregonerie sempre squagliarono la lealtà in lascivia. Questo l'è provato a ogni ora e io non l'ho avuto in sospetto. Dunque addio Ero!

Entra Benedetto.

BENEDETTO
Sei tu, sior conte?

CLAUDIO
Sono.

BENEDETTO
Venga qui, venga con me.

CLAUDIO
Ma dove?

BENEDETTO
Al più vicino salice piangente, e per questione che la riguarda, illustrissimo! Come la porterà la corona da cuore infranto? La vorrebbe portar alla strozza come un collar d'usuraio? O sottobraccio come una sciarpa d'uffiziale? In qualche modo l'ha da portare, perché il principale le ha fregato la sua Ero.

CLAUDIO
Buon pro gli faccia.

BENEDETTO
Bravo, ora parli proprio come un onesto bovaro, ché così vendono i vitelli. Ma dimmi, ti saresti aspettato che il principe t'infinocchiasse a questo modo?

CLAUDIO
Lasciami in pace, ti prego.

BENEDETTO
Oh guarda! Ora va menando come il cieco al quale il ragazzo ha fregato la polpetta, e lui bastona il palo.

CLAUDIO
Se non vuoi lasciarmi me ne vado io.

 

Esce.

BENEDETTO
O poveraccio, ora va a strisciare nella frasca come un uccelletto ferito! Però, mi meraviglio che la signora Beatrice mi conosca e non mi riconosca! Il buffone del Principe! Guarda tu! Ma sì, mi chiaman così perché son sempre allegro, può essere. Già ma così corro il rischio di farmi torto. Ma non è vero niente. È la natura di lei, selvaggia, amara pure, che dà a tutti i suoi occhi e così mi sparla. Ma stavolta lo trovo il modo di vendicarmi.

Entra Don Pedro con Leonato e Ero.

DON PEDRO
Dov'è il Conte, signor cavaliere? Lo hai visto?

BENEDETTO
Come no, illustrissimo, ho fatto la parte di madama Chiacchiera. L'ho trovato qui, triste come un capanno in una riserva di caccia. Gli ho detto la verità, almeno credo, che vostra grazia aveva vinto il consenso di questa ragazza, e mi son anche profferto di accompagnarlo a un salice piangente, vuoi per confezionarsi una corona di cuore infranto, ovvero per farsi il frustino col quale merita di frustarsi.

DON PEDRO
Frustarsi! E che ha fatto di male?

BENEDETTO
Eh, ha fatto come lo scolaretto che ha trovato un nido e per contentezza lo mostra al compagno che glielo frega.

DON PEDRO
E tu lo castighi per la fiducia? La colpa è tutta del ladro.

BENEDETTO
Signorsì, ma non era sbagliato preparare la frusta e anche la corona da becco. Questa poteva accollarsela lui, e la frusta riservarla per vossignoria perché, a quel che sento, gli ha rubato il nido degli uccelletti.

DON PEDRO
Ma io voglio insegnar loro il canto e poi restituirli al proprietario.

BENEDETTO
Dice bene, ma qui si tratta di vedere cos'è questo canto.

DON PEDRO
Ascolta, madama Beatrice ce l'ha con te. Il signore che ballava con lei le ha detto che tu la vai diffamando.

BENEDETTO
Oh bella! Mi ha strapazzato che neanche un palo lo sopporterebbe! Una quercia con una foglia sola le avrebbe risposto per le rime. Persino la mia maschera incominciava a prender vita per dirgliene quattro. Senza sapere a chi parlava m'ha detto che sono il buffone del principe, e che son più noioso d'una giornata di fango. Scagliava su me botta su botta con una tale gragnuola di perfidie che me ne stavo come l'uomo al bersaglio con tutta un'armata a tirarmi indosso. Questa femmina ha pugnali al posto della lingua e ogni parola t'infilza. Se avesse il fiato cattivo come ogni sua fine di frase non si potrebbe viverle vicino, la infetterebbe pure la stella polare. Io non la torrei in moglie neanche se avesse in dote tutti i poderi di Adamo prima di peccare. Ercole pure, lei l'avrebbe messo a girar lo spiedo in cucina, sicuro, e gli avrebbe spaccato il bastone per farne legna. Non mi parli più di lei la prego, ché in questa donna Sua Grazia scoprirebbe la Zizzania infernale travestita da signora. Per Dio, qua ci vorrebbe un astrologo che la esorcizzi. Perché di sicuro, finché l'è in terra, un uomo starebbe all'inferno come nella pace d'un chiostro, e la gente pecca a intenzione per andarci, tant'è vero che dove c'è lei le stanno alle costole tutti i flagelli, le angosce e i diavoli di sto mondo.

Entrano Claudio e Beatrice.

DON PEDRO
Eccola qui in persona.

BENEDETTO
Monsignore, presto, non può darmi un incarico qualunque in capo al mondo? Una qualsiasi inezia che le passi per la mente, e io parto subito per i luoghi dove stanno a capo in giuso. Andrò a pigliarvi uno stuzzichino dall'Estremo Oriente, vi saprò dire quant'è lungo il piede del Prete Gianni, vi porterò un pelo della barba del Gran Can, oppur vi farò qualsiasi ambasciata presso i Pigmei, pur di non scambiar due parole con questa arpia. Non vi serve proprio niente monsignore?

DON PEDRO
Non mi serve altro che la tua compagnia.

BENEDETTO
O Maria vergine, signore, c'è qui un boccon che non amo affatto. Madama Lingua di vipera la mi sdegna lo stomaco.

 

Esce.

DON PEDRO
Venga, venga avanti, signora. Avete perduto il cuore del signor Benedetto.

BEATRICE
Le dirò, signore, il cuore me l'ha prestato una volta per un poco, e io gli ho pagato gli interessi, un cuore doppio gli ho ridato. Ma poi, perdinci, me l'ha rivinto coi dadi falsi, perciò Voscenza ha ragione nel dire che l'ho perduto.

DON PEDRO
L'avete steso, signora, l'avete steso.

BEATRICE
Beh, non vorrei che lui lo facesse con me, non voglio diventare mamma di mammalucchi. V'ho portato qui il Conte che mi mandaste a cercare.

DON PEDRO
Dunque che succede, Conte! Perché sei triste?

CLAUDIO
Non sono triste, monsignore.

DON PEDRO
E allora? Sei malato?

CLAUDIO
Neanche, monsignore.

BEATRICE
Il Conte non è né triste né malato, né allegro né sano. Solo un conte giallo è, giallo come un limone, un po' del colorito della gelosia.

DON PEDRO
Parola d'onore, signorina, il vostro ritratto è vero, ma se è così io giuro che il sospetto è falso. Ascolta, Claudio, io ho corteggiato per te, la bella Ero è tua. Ne ho parlato al padre ed ho ottenuto il suo consenso. Decidi il giorno delle nozze e Iddio te ne dia gioia.

LEONATO
Signor Conte, prendete da me mia figlia e con lei la mia fortuna. Sua Grazia ha combinato l'unione e l'approvi la Grazia di Dio.

BEATRICE
Parlate, Conte, a voi tocca.

CLAUDIO
Il silenzio l'è il perfettissimo segno della felicità; e la sarebbe ben poca se la potessi dire. Madonna, dacché siete mia io son vostro, a voi mi dono e muoio dalla voglia del ricambio.

BEATRICE
Cugina, parla! Oppure fermagli la bocca con un bacio, così zittisci pure lui.

DON PEDRO
Però, signorina, avete un'anima allegra.

BEATRICE
Signorsì e la ringrazio, quest'anima sciocchina, che si tiene al riparo dei dispiaceri. Ora mia cugina gli sta dicendo all'orecchio che lui è nel cuore di lei.

CLAUDIO
È la verità, cugina.

BEATRICE
Santo Iddio, un altro parente! Ognuno segue l'usanza del mondo tranne me, che per giunta ho la pelle tutta bruciata dal sole. Potrei piazzarmi in qualche cantone a gridare: "Cerco marito!"

DON PEDRO
Ve lo trovo io un marito, signora Beatrice.

BEATRICE
Piuttosto vorrei che me lo desse vostro padre. Voscenza non ha un fratello che le somiglia? Vostro padre ha fatto mariti eccellenti, se una potesse acchiapparli.

DON PEDRO
Vi piacerebbe aver me, signora?

BEATRICE
No, eccellenza, che poi mi ce ne vorrebbe un altro per i giorni feriali. Vossignoria è troppo di lusso per averlo tutta la settimana. Ma prego vostra grazia di perdonarmi, io nacqui per dire cose allegre senza capo né coda.

DON PEDRO
È il vostro silenzio che può offendermi, e l'allegria è la vostra grazia, perché senza dubbio siete nata in un'ora allegrissima.

BEATRICE
Oh no, illustrissimo, mia madre piangeva, ma c'era una stella ballerina e sotto di essa io nacqui. Dio vi dia gioia, cugini!

LEONATO
Nipote, ti dispiace pensare a ciò che ti dissi?

BEATRICE
Subito, zio, e mi scuso. (A Don Pedro) Con licenza, monsignore.

 

Esce.

DON PEDRO
Davvero, la piccola è uno spirito lieto!

LEONATO
Sì, eccellenza, ha in sé ben poco dell'umor malinconico. È triste solo quando dorme e neanche. Mia figlia mi dice che, quando ha brutti sogni, in quattro e quattr'otto si sveglia ridendo.

DON PEDRO
D'un marito non vuole sentirne parlare.

LEONATO
Oh, eccellenza! Chi la corteggia gli fa cascare le braccia.

DON PEDRO
Sarebbe un'ottima moglie per Benedetto.

LEONATO
O Santamadre, monsignore, se stessero uniti una settimana, a furia di battibecchi al manicomio finirebbero.

DON PEDRO
Conte, quando hai intenzione di andare in chiesa?

CLAUDIO
Domattina, signor mio, ché il tempo è sciancato fin quando l'amore non compie i riti suoi.

LEONATO
No, non prima di lunedì, figlio mio, tra una settimana giusta. E neanche ci basta per preparare tutto come dico io.

DON PEDRO
Animo! Scuoti il capo davanti a un'attesa così lunga, ma t'assicuro, Claudio, che non ci annoieremo. Ho intenzione, in questo frattempo, di compiere una fatica degna di Ercole; e cioè di portare il signor Benedetto e la signora Beatrice a volersi una montagna di bene. Voglio far nascere un matrimonio, e non dubito di poterlo combinare se voi tre m'aiutate seguendo il piano che vi dirò.

LEONATO
Sono vostro, eccellenza, mi costasse dieci notti di sonno.

CLAUDIO
E io anche, monsignore.

DON PEDRO
E voi, mia gentile?

ERO
Io? Se è cosa onesta, monsignore, farò di tutto per trovare un buon marito a mia cugina.

DON PEDRO
E Benedetto non è certo il peggior marito del mondo. Dico questo a suo favore: è di ottima famiglia, di provato valore e di sicura onestà. V'insegnerò come lavorarvi vostra cugina per farla innamorare di Benedetto. E io, con l'aiuto di voialtri due, saprò operare su Benedetto in modo da portarlo, con tutto il suo spiritaccio e il suo palato difficile, a innamorarsi di Beatrice. Se riusciamo a far questo, Cupido può mollare il suo arco; la sua gloria sarà nostra, ché solamente noialtri siamo gli dei dell'amore. Venite con me e vi spiegherò il mio piano.


Escono.

 

atto secondo - scena seconda

 

Entrano Don Juan e Borraccia.

DON JUAN
È così, il Conte Claudio sposa la figlia di Leonato.

BORRACCIA
Signorsì, ma io posso mandar tutto all'aria.

DON JUAN
Un intoppo, un incaglio, un impedimento qualsiasi, per me saranno elisiri: il rancore che provo mi fa star male, e ciò che contrasta i suoi desideri viene incontro ai miei. Come puoi impedire queste nozze?

BORRACCIA
Non certo onestamente, padrone mio; ma sotto sotto, che non mi si possa accusare di niente.

DON JUAN
Dimmi come, presto.

BORRACCIA
Mi pare che un anno fa avevo detto a vossignoria come filavo forte con Margherita, la damigella di Ero.

DON JUAN
Ricordo, sì.

BORRACCIA
A un'ora sconveniente della nottata posso farla affacciare al balcone della sua padrona.

DON JUAN
E questo come vive per ammazzare le nozze?

BORRACCIA
Eh, tocca a vossignoria metterci il veleno. Andate a trovare il Principe fratello vostro; non abbiate scrupolo di dirgli che fa torto all'onore suo maritando il nobile Claudio - e la sua stima gonfiatela assai - con una svergognata notoria come Ero.

DON JUAN
E come posso provarlo?

BORRACCIA
Potete, potete, ho prove bastanti a imbrogliare il principe, vessare Claudio, rovinare la donna e spezzare il cuore a Leonato. Vi basta no?

DON JUAN
Per fare del male a costoro sono pronto a tutto.

BORRACCIA
Forza, allora. Trovate il momento giusto per portare in disparte Don Pedro e il Conte Claudio. Dite loro che vi risulta che Ero è cotta di me; fingetevi preoccupato per il principe e Claudio, perché tenete all'onore di vostro fratello che ha combinato la faccenda, ed alla reputazione dell'amico suo che sta per essere fatto fesso da una verginella fasulla - come voi avete scoperto. Quelli naturalmente non lo crederanno senza prove; e voi dategliele le prove, nientedimeno che vedere il sottoscritto sul balcone e sentirmi chiamare Ero la sua damigella, e sentir Margherita che mi chiama Claudio; e tutto questo fateglielo vedere proprio la notte prima del matrimonio. Io frattanto trovo la scusa per allontanare la donna, così il suo tradimento parrà tanto vero che ogni sospetto diventerà certezza, e tutta la preparazione andrà a farsi fottere.

DON JUAN
Anche se la cosa andasse a finire male voglio metterla in atto. Sii astuto nel prepararla e il tuo compenso è mille ducati.

BORRACCIA
Stia fermo vossignoria dentro la calunnia vostra, e io non sarò fesso dentro l'astuzia mia.

DON JUAN
Vado subito a informarmi sul giorno delle nozze.


Escono.

 

atto secondo - scena terza

Entra Benedetto, solo.

BENEDETTO
Ragazzo!

Entra un paggio.

PAGGIO
Signore?

BENEDETTO
C'è un libro sulla finestra della mia camera. Portamelo qui in giardino.

PAGGIO
Torno subito, signore.

BENEDETTO
Lo so, ma prima vai e poi torna.


Esce il paggio.

Io mi meraviglio assai che qualcuno, che veda impazzire un altro che si dà tutto all'amore, e si sloga le ossa dalle risate per l'idiozia degli altri, possa poi diventare anche lui l'oggetto del proprio scherno innamorandosi a sua volta: e costui è Claudio. Ricordo che una volta per lui la sola musica era quella di tamburi e cennamelle, e ora l'è tutto pifferi e gnacchere. Una volta egli avrebbe fatto a piedi dieci miglia per vedere una bella corazza, e ora e' passa dieci notti a vegliare per inventarsi l'ultima moda della giacchetta. Soleva parlare chiaro e latino, come un valentuomo e un soldato, e ora l'è divenuto tutt'un'infioratura, quel che gli esce di bocca è un cenone fantastico di stramberie, fatto solo d'intingoli forestieri. È mai possibile che anch'io mi possa stramutare così e ancora guardare con questi occhi? Non si può dire. Non credo. Non giurerei che l'amore non mi possa trasformare in un'ostrica, posso però giurare che, finché non mi tramuta in un'ostrica, non farà di me, come ha fatto di lui, un cretino. Una donna è bella: e con ciò? Un'altra è saggia: io son fresco. Una terza è onesta: e allora? Ma finché tutte queste grazie non si saran concentrate in una femmina sola, nessuna potrà entrar nelle grazie mie. Prima di tutto ha da essere ricca, di questo non si discute. Svelta di comprendonio, o non se ne parla affatto. Femmina onesta, o io non entro in contrattazione. Bella o non la sbircio neanche. Dolce, o la lascio stare. Nobile o non ci spendo un soldo. Che la sappia ben chiacchierare, provetta a sonar strumenti, e i suoi capelli han da essere - beh, al colore dei capelli ci pensi Iddio. Toh guarda! Il Principe e il Sior Amorasso! È meglio che io m'imboschi in questo pergolato.

Si nasconde.

Entrano Don Pedro, Leonato e Claudio.

DON PEDRO
Allora vogliamo sentire questa musica?

CLAUDIO
Sì, signore. La sera è senza moto, per dar, muta, più grazia alle armonie!

DON PEDRO
Ma tu riesci a veder dov'è nascosto?

CLAUDIO
Oh lo vedo benissimo. Non appena finita la musica acchiapperemo la volpicina per men d'un baiocco.

Entrano Baldassare e dei suonatori.

DON PEDRO
Avanti, Baldassare, riascoltiamola questa canzone.

BALDASSARRE
O Signore, non metta a dura prova questa voce pessima, non faccia ancora un insulto alla musica.

DON PEDRO
Va là, è sempre prova di maestria fingere di sconoscere il proprio valore. Canta, dunque, non farti più pregare.

BALDASSARRE
Dacché parlate di pregare, canterò, visto che più d'un uomo comincia con preghiere la corte a una che stima indegna; però la prega e giura che l'ama.

DON PEDRO
Via, ti prego, comincia, e se vuoi discutere ancora fallo con le note.

BALDASSARRE
Sì ma noti questo prima delle note: che non c'è mia nota degna di nota.

DON PEDRO
Ah questa poi l'è proprio una nota di testa! Nota le note, per l'amore di Dio, e nient'altro.

Musica.

BENEDETTO
Oh, aria divina! E la sua anima è tutta estasiata! Non è strano che un budello di pecora possa cavar l'anima fuori dal corpo d'un cristiano? Beh, tutto considerato preferisco comprarmi un corno da caccia.

BALDASSARRE (canta)
Mai più sospiri, donne,
mai più sospiri ormai,
che ogn'uom v'inganna,
un piè sull'onda,
un sulla sponda,
donne, fedele mai.
Perciò non sospirate,
ma ogn'uom lasciate
andar, gaie e gioconde,
vostre doglie voltate
in canti allegri, allegri e gai.


Non più lai, non più lai
dai modi lassi e grevi,
che ognun sempre v'inganna,
dacché la prima estate
ebbe sue foglie:
perciò non sospirate,
ma ognun lasciate andar
gaie e gioconde,
vostre doglie voltate
in canti allegri, allegri e gai.

DON PEDRO
Affé mia, una bella canzone!

BALDASSARRE
E un brutto cantore, principe.

DON PEDRO
No, no, perché: te la cavi abbastanza, per quel che serve.

BENEDETTO
Se era un cane a ulular in questa maniera, l'avrebbero già impiccato. E prego Iddio che la sua vociazza non porti scalogna. Con tutto il suo malaugurio, tanto valeva ascoltar la cornacchia.

DON PEDRO
M'hai inteso bene, Baldassarre, Madre di Dio? Mi devi procurare qualche concerto eccellente: per domani sera lo vogliamo, sotto il balcone della signora Ero.

BALDASSARRE
Farò del mio meglio, monsignore.

DON PEDRO
Bravo. Addio.

 

Esce Baldassarre.


Venga qui, Leonato. Che mi dicevate oggi, che vostra nipote Beatrice s'è innamorata di Benedetto?

CLAUDIO (a parte)
Oh, sì, avanti, avanti, che il merlotto s'è posato. - Io avrei giurato che mai la giovane si sarebbe presa di qualcuno.

LEONATO
No, neanch'io lo credevo. Ma la cosa più strana è che abbia perso la testa proprio per Benedetto. A giudicare dall'apparenza pareva averlo a schifo.

BENEDETTO (a parte)
Toh, è possibile? Cos'è ora questa storia?

LEONATO
Parola d'onore, eccellenza, io non so che pensarne, ma la cotta che pigliò sta ragazza ogni pensiero impensabile passa.

DON PEDRO
Forse finge e nient'altro.

CLAUDIO
Ah, sì, può essere.

LEONATO
Ma Santa Madonna quale finge e finge! Una finta così prossima al vero come lei la mostra, non s'è mai vista.

DON PEDRO
Perché, che segni di passione si vedono?

CLAUDIO (a Don Pedro e Leonato)
Mettete l'esca all'amo per benino, che il pesce abbocca.

LEONATO
Che segni, eccellenza? Se ne sta lì, sulla sedia - conte, l'avete sentito come disse mia figlia.

CLAUDIO
Sì, disse che...

DON PEDRO
Come, come, veramente? Io resto attonito! Avrei pensato il suo spirito inespugnabile a ogni assalto d'amore.

LEONATO
Anch'io l'avrei giurato, eccellenza, soprattutto trattandosi di Benedetto.

BENEDETTO (a parte)
Io penserei che questa l'è una burla, se non fosse quella barba bianca a parlare. Che un vecchione così sia un furfante, mi par impossibile.

CLAUDIO (a Don Pedro e Leonato)
Egli è infettato vah! Insistete!

DON PEDRO
E lei, lei non l'ha fatto capire a Benedetto?

LEONATO
No, e giura che mai lo farà. Per questo si tormenta.

CLAUDIO
È proprio così, come dice la figliola vostra. "Dovrei io," dice lei, "io che l'ho tante volte attaccato con lo sfottimento, scrivergli ora che l'amo?"

LEONATO
Queste parole precise dice ora quando comincia a scrivergli, perché si leva dal letto venti volte la notte, e sta lì seduta in camicia da notte fino a quando ha scritto un foglio di carta. Mia figlia ci dice tutto.

CLAUDIO
E ora che voi mi dite un foglio di carta, ricordo il fatto che l'è tutto da ridere che ci ha contato vostra figlia.

LEONATO
O quale? Che avendo scritto e rileggendo si rende conto che Benedetto e Beatrice stavano lì tra un foglio e l'altro come tra due lenzuola?

CLAUDIO
Quello.

LEONATO
O e allora ti straccia la lettera in mille pezzi, e se la piglia con sé che sia così svergognata da scrivere a uno che di sicuro la sfotte. "Io lo capisco," dice, "perché lui è come me, io lo sfotterei se mi scrivesse, ah lo farei di sicuro con tutto che l'amo."

CLAUDIO
Poi si butta ginocchioni, piange, singhiozza, la si picchia il cuore, la si cava i capelli, e impreca e prega: "O caro Benedetto! Dio dammi resistenza!"

LEONATO
Proprio, fa così, è mia figlia che lo dice. E la smania la fa smaniare al punto che mia figlia ha paura che faccia qualche fesseria mi capite. A questo punto è arrivata.

DON PEDRO
Saria bene che Benedetto lo sapesse da qualcun altro, se lei non si vuole scoprire.

CLAUDIO
A quale scopo? La piglierebbe in giro solamente e anche peggio la farebbe fracida la poverina.

DON PEDRO
In questo caso sarebbe poco impiccarlo. Una ragazza così dolce, e senza dubbio purissima!

CLAUDIO
E anche saggissima oh va!

DON PEDRO
Saggia in tutto fuorché nell'innamorarsi di lui.

LEONATO
Eh, illustrissimo! Quando sangue e senno s'azzuffano in un corpo così tenero, dieci contro uno che vince il sangue! Mi dispiace per lei e ne ho motivo, suo zio e tutore sono.

DON PEDRO
Ah come mi piacerebbe se invece avesse preso una sbandata per me! Io metterei da canto ognun'altra considerazionee ne farei di netto la mia metà. Vi prego, ditelo a Benedetto e sentite che cosa risponde.

LEONATO
Vossignoria crede che è il caso di dircelo?

CLAUDIO
Ero è convinta che certo ne morrà. Dice ne morrà se colui non l'ama, e morrà prima che fargli sapere che l'ama. E morrà se lui la corteggia prima che smorzar d'un fiato il suo scorno abituale.

DON PEDRO
E ha ragione! Che se offre il suo amore è assai probabile che lui lo rifiuti: dacché l'uomo, come sapete, ha un cuore pieno di sprezzo.

CLAUDIO
Egli è nondimeno un uomo ammodo.

DON PEDRO
Come no, come no, a guardar la facciata.

CLAUDIO
Anche un uomo arguto e molto, che domine!

DON PEDRO
Sì, tiene qualche scintilla che assomiglia all'arguzia.

CLAUDIO
Io lo tengo anche per uomo valoroso.

DON PEDRO
Certo, come Ettore. Negli alterchi, per esempio, può dirsi giudizioso, perché li evita con grande discrezione, oppure li affronta con molto cristiana circospezione.

LEONATO
Uomo timorato di Dio è, ergo uomo di pace! Se guerra ha da fare la fa, ma si piscia addosso di tremarella.

DON PEDRO
Così è, l'uomo teme Iddio, per quanto non lo si direbbe da certe burle che fa. Bene, mi dispiace per vostra nipote. Vogliamo cercar Benedetto e dirgli di questa passione?

CLAUDIO
Non lo fate, monsignore. Lasciamo il rimedio al tempo e alla riflessione.

LEONATO
Ma non si può, non si può! Che intanto questa ragazza mi si consuma la corata.

DON PEDRO
Via, sentiremo altre nuove da vostra figlia. Lasciamo che la cosa si raffreddi un poco. Io voglio bene a Benedetto e vorrei che facesse con umiltà un buon esame di coscienza, per capire che non si merita affatto una ragazza così brava.

LEONATO
Vogliamo rientrare, eccellenza? Il pranzo è pronto.

CLAUDIO (a parte)
Se dopo questo lui non impazza di lei, non mi fido mai più delle mie previsioni.

DON PEDRO (a Leonato)
E ora stendiamo la stessa rete per la ragazza, e questo devono farlo vostra figlia e le sue donzelle. Il divertimento verrà quando ciascheduno crede che l'altro muore d'amore per lui, e senza fondamento alcuno. Questa è la scena che vorrei godermi, e sarà meramente una scena muta. Su, mandiamo Beatrice a chiamarlo a pranzo.

Escono Don Pedro, Claudio e Leonato

BENEDETTO (viene avanti)
Non può essere un trucco. Parlavano sul serio. L'hanno saputo da Ero. parevano compatirla, la poveretta: ché la ragazza pare sia fuori di sé. Innamorata di me? Diavolo, qui bisogna ricompensarla. E come m'han scorticato! Dicono che farò il fanfarone se vedo l'amor venire da lei. Dicono anche che la ragazza preferirebbe schiattare piuttosto che farmi capire che le piaccio. Io, non ho mai pensato di accasarmi. Non devo parer arrogante. Beati quelli che, strapazzati, di questo strapazzo profittano per migliorarsi. Dicono che la ragazza è bella, ed è vero, lo posso testimoniare. Dicono che l'è onesta, è vero, non posso negarlo. E savia, se non era che ha la smania di me. Diavol, questo non è gran prova di senno, ma non è neanche una dimostrazione d'idiozia, perché qua finisce che m'innamoro di lei orribilmente. Magari mi scaricheranno addosso qualche frecciata, qualche scampolo di spirito di patata, perché le ho sparate grosse e alla lunga contro il matrimonio. Ma forse che l'appetito umano non cambia? A un uomo gli piace mangiar manzo da giovane, che poi cresciuto gli fa schifo. Non si può mica rinunziare a una cosa che attrae, per quattro frizzi e stambezzi e balle di carta del cervello. No il mondo ha da popolarsi che diavol! Quand'io ho detto che sarei morto da scapolo, non mi credevo di vivere sin a dovermi accasare. Oe, vedila qua che viene. Perdiana è un bel tocco di ragazza! E già le vedo in faccia che s'è cotta di me.

Entra Beatrice.

BEATRICE
Contro la mia volontà mi mandano a chiamarvi a pranzo.

BENEDETTO
Oh la si è disturbata, grazie cara.

BEATRICE
Non mi sono disturbata per i vostri ringraziamenti, più di quanto non si disturba vossignoria a ringraziarmi. Se mi fossi disturbata non venivo.

BENEDETTO
Perciò è stato un piacer chiamarmi?

BEATRICE
Sì, il piacere che può stare sopra il pizzo d'un coltello, e che vi può servire per strozzare un pappagallo. Ma vedo che non avete appetito, signore. Statevi bene.


Esce.

BENEDETTO
Ohibò! "Contro la mia volontà m'han mandato a chiamarvi al pranzo." Qua c'è da interpretare il doppio senso. "Non mi son disturbata per i ringraziamenti più di quanto voscenza non si disturba a farli" - ma è come dire in altre parole: "Qualunque disturbo mi possa prender per voi, per me è dolce come dir grazie." Qua se non faccio niente per lei sono un cagnaccio. Se non m'innamoro di lei sono un giudeo. Qua vò subito a farmi fare il suo ritratto.


Esce.

 

Indice Teatro

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Molto rumore per nulla

(Much Ado About Nothing” 1598-1599)

 

atto terzo - scena prima

Entrano Ero e due damigelle, Margherita e Orsola.

ORSOLA (a Ero)
La pesca migliore è quando vedi il pesce tagliar l'acqua d'argento con i suoi remi d'oro per inghiottire avidamente l'esca traditora. Così adeschiamo lei, che in questo istante sta lì accucciata sotto i caprifogli. La mia parte la so, niente paura.

ERO (a Orsola)
Allora su, andiamole vicine, che il suo orecchio non perda proprio nulla dell'esca dolce-falsa che le gettiamo. Si avvicinano al pergolato. No, veramente, Orsola, lei è troppo smorfiosa, io la conosco bene, i suoi spiriti sono selvaggi e fuggitivi come falchetti montagnoli.

ORSOLA
Ma siete sicura che Benedetto le vuol tanto bene?

ERO
Così dicono il Principe e il mio sposo.

ORSOLA
E v'han detto di dirglielo, signora?

ERO
M'hanno pregato, sì, di dirlo a lei, ma li ho persuasi, se gli voglion bene, di lasciarlo combattere contro la sua passione, ma a Beatrice non dirlo.

ORSOLA
E perché, via! Forse che sto bravuomo non si merita un letto grande altrettanto felice di quel che prima o poi ospiterà Beatrice?

 

ERO
O dio d'amore! Lo so che si merita tutto quello che un uomo può mai avere. Ma la Natura mai fece un cuore di femmina più superbioso del cuore di lei. Nei suoi occhi disprezzo e baronia son cavalli da corsa che mandano faville, e tutto ciò che vedono disprezzano. Il cervello che ha si crede superiore tanto che tutto il resto le par cacca. Non sa cos'è l'amore né sa avere concetto o forma d'affetto tanto è innamorata solo di se stessa.

ORSOLA
È vero, è vero. E allora, certamente che sappia che lui l'ama, non pare conveniente, sennò comincia a sfotterlo.

 

ERO
Certo, è proprio così. Io non ho visto mai uomo al mondo, per quanto intelligente, nobile, giovanotto, pieno d'ogni bellezza, che lei non te lo legga a contropelo. Se è bello, giura che le potrebbe fare da sorella. Se è scuro di pelle, bah, allora la Natura nel fare qualche maschera s'è lasciata scappare una macchia assai brutta. Se è alto, una lancia spuntata. Basso? Un cammeo mal fatto. Se è loquace, ma guarda, pare una bandueruola che gira a ogni vento. Se è taciturno, un masso che nessun vento smuove. Ogni cristiano lo rivolta a rovescio in questo modo e mai concede a verità e virtù ciò che s'acquista con sincerità e con merito.

ORSOLA
È vero, una linguaccia così non è possibile lodarla.

ERO
Eh no! Ste stravaganze, questo andare contro l'usanza sempre, non si possono certo accettare. Ma chi l'ha il coraggio di dirlo a lei? Se io le parlo, quella mi polverizza con le beffe, mi stravolge a furia di risate, e schiaccia a morte con l'arguzia! Allora è meglio che Benedetto si consumi, come un fuoco soffocato dalla cenere, e si corroda dentro a furia di sospiri. Meglio morire così che morire sfottuto, il che è come morire di solletico.

ORSOLA
Però potete dirglielo, e vedere che dice.

ERO
No. Io piuttosto vado da Benedetto e gli consiglio di tenere testa a questa sua passione. Anzi, davvero, escogito una qualche onesta maldicenza con cui macchiare un poco mia cugina. Nemmeno se l'immagina, una, fino a che punto na brutta parola t'avvelena tutta una simpatia.

ORSOLA
Oh, non faccia quel torto a sua cugina! Non può essere tanto sfornita di buonsenso - visto che tutti dicon meraviglie del suo spirito sveglio ed eccellente - da rifiutare un gentiluomo raro come il signor Benedetto.

ERO
Il quale è in tutta Italia il solo uomo vero, dopo il mio caro Claudio si capisce.

ORSOLA
Signora, non s'arrabbi con me, prego, se dico pane pane che il signor Benedetto, per bellezza, maniera, chiacchiera e valore, passa per voce unanime come il primo di tutti.

ERO
Certo ha una rinomanza eccellentissima.

ORSOLA
Ed è la sua virtù che gliel'ha guadagnata. Ma voi, signora mia, quando avrete marito?

ERO
Beh, da domani, tutti i santi giorni. Ora torniamo in casa. Che ti voglio mostrare certi vestiti, e domandarti quale secondo te è meglio per domani.

 

ORSOLA (a Ero)
È impaniata, sicuro. Cara signora, è presa.

ERO (a Orsola)
Se è così, davvero l'Amore è un pazzerello; uno cade per freccia, e un altro per tranello.


Escono Ero e Orsola.

BEATRICE (viene avanti)
Perché mi bruciano gli orecchi? Sarà vero? Merito tante accuse per orgoglio e disprezzo? Addio arroganza! Addio, verginità selvaggia! Non c'è riputazione al vostro seguito. E tu continua pure, Benedetto, ad amarmi, che io te ne saprò ricompensare: ammansirò il mio cuore aspro per le tue mani. La mia dolcezza, se anche tu mi ami, saprà spingerti a unire i nostri affetti in un santo legame. Tutti dicono che tu hai meriti grandi, e io li credo più grandi assai che tutti non li credano.

 

Esce.

 

 

atto terzo - scena seconda

Entrano Don Pedro, Claudio, Benedetto e Leonato.

DON PEDRO
Resto qui solo fino al tuo matrimonio, e poi mi metto in viaggio per l'Aragona.

CLAUDIO
Io vi scorto costà, signor mio, col consenso vostro.

DON PEDRO
No, sarebbe macchiare il lustro delle tue nozze, come mostrare a un bambino il suo vestito nuovo e poi proibirgli di metterlo. Oserò solo pregare Benedetto di farmi compagnia: perché lui è tutta allegrezza, dalla cima della zucca alla punta dei piedi. Ha spezzato già due o tre volte la corda all'arco di Cupido, e ora quel birichino non osa più tirargli. Ha un cuore sano come una campana e la lingua è il battaglio: ciò che il cuore pensa la lingua dice.

BENEDETTO
Signori miei, io non son più quel di una volta.

LEONATO
Anch'io lo dico; mi pare più ammosciato.

CLAUDIO
Sarà cotto e lo spero.

DON PEDRO
Ma chi, questo forcaiolo? Non c'è goccia di sangue in lui che possa toccarla Amore. Se è triste è a corto di denaro.

BENEDETTO
Ho male a un dente.

DON PEDRO
Càvalo.

BENEDETTO
Sì, impiccalo!

CLAUDIO
Prima devi impiccarlo, e poi cavarlo.

DON PEDRO
Ma come, sospirare per un mal di denti!

LEONATO
È solo un cattivo umore, oppure un verme.

BENEDETTO
Ma guarda, son tutti eroi quando son gli altri a soffrire!

CLAUDIO
Io vi dico ch'egli è cotto.

DON PEDRO
Però non mostra segni di sbandata, lui sbanda solo nel mettersi addosso roba stravagante: oggi ti fa l'olandese, domani il francese, oppure si mette indosso due paesi in una volta, ed è tedesco dalla cintola in giù, tutto bragasse al vento, e spagnolo al nord dei fianchi, senza ombra di giacchetta. E se non va pazzo per queste pazzie come fa ora, non è di certo il tipo da impazzire per amore come voi credete di vedere che sia.

CLAUDIO
Se non ha preso una cotta per qualche donna, non è più il caso di credere ai sintomi antichi. Oh va, si spazzola il tocco ogni mattina: e cosa mostrerebbe questo?

DON PEDRO
Qualcuno l'ha visto dal barbiere?

CLAUDIO
No, ma il garzon del barbiere è stato visto in camera sua, e ora il consueto ornamento della guancia l'è andato a imbottire balle da tennis.

LEONATO
Difatti pare più ragazzo, così senza barba.

DON PEDRO
E inoltre si sfrega pure con lo zibetto: non subodorate qualcosa?

CLAUDIO
Ma questo l'è come dire che il nostro giovine è cotto.

DON PEDRO
Il sintomo più eloquente è comunque la malinconia.

CLAUDIO
E quando mai soleva lavarsi il muso?

DON PEDRO
Giusto, o usar cosmetici? Lo so, lo si dice in giro.

CLAUDIO
E che mi dite voi del suo bello spirito, che ora s'è infilato in una corda di liuto e l'è governato dai tasti?

DON PEDRO
Questo di sicuro è un pessimo indizio: ergo, si può concludere che questo giovane è cotto.

CLAUDIO
E io per giunta lo so chi è l'amorosa.

DON PEDRO
Vorrei saperlo anch'io: una che non lo conosce, scommetto.

CLAUDIO
Sbagliate, conosce lui e i suoi difetti: e ciononostante lei lo ama che muore.

DON PEDRO
Allora la seppelliamo - a pancia in su.

BENEDETTO
Ciarlate, ma serve poco contro il mal di denti. Signor Leonato, vi prego, fate due passi con me. Ho preparate tre o quattro cose sennate da dirvi, cose da non far sentire a questi pappagalli.


Escono Benedetto e Leonato.

DON PEDRO
Sull'anima mia, va a parlargli di Beatrice.

CLAUDIO
Senza dubbio. E a quest'ora Ero e Margherita avranno fatto la loro parte con lei, e d'orinnanzi i due orsi non si azzanneranno più se s'incontrano.

Entra Don Juan.

DON JUAN
Salute, fratello e signore!

DON PEDRO
Fratello Juan, buona sera.

DON JUAN
Se avete il tempo, vorrei parlare con voi.

DON PEDRO
Da soli?

DON JUAN
Se non vi spiace; ma il Conte Claudio può sentire, che ciò che vorrei dirvi lo riguarda.

DON PEDRO
Di che si tratta?

DON JUAN (a Claudio)
Vossignoria intende sposarsi domani?

DON PEDRO
Ma sì, lo sapete bene.

DON JUAN
Non lo so se lui sa ciò che so io.

CLAUDIO
Se vi è impedimento vi prego svelarlo.

DON JUAN
Vossignoria penserà che non m'è simpatico. Questo si chiarirà poi, e la vostra mira va corretta da quanto ora faccio chiaro. In quanto a mio fratello io credo che vi ami molto, ed è per affetto sincero che ha dato una mano a effettuare queste prossime nozze: corteggiamento mal mirato, fatica male impiegata.

DON PEDRO
Ma perché, si può sapere?

DON JUAN
Son qui per dirvelo. E per farla breve, perché di lei s'è parlato fin troppo: la ragazza v'inganna.

CLAUDIO
Chi, Ero?

DON JUAN
Sì, lei - Ero di Leonato, Ero vostra e di tutti.

CLAUDIO
Mi inganna?

DON JUAN
Dire così è troppo poco per dire la sua malizia. Potrei dire di peggio. Trovate voi un insulto peggiore e io lo farò calzare. Non vi stupite prima di averne la prova. Venite stanotte con me e vedrete scalare il suo balcone proprio alla vigilia delle nozze. Se dopo continuerete ad amarla, sposatela pure domani. Ma al vostro onore converrebbe cambiare idea.

CLAUDIO
Ma questo può essere?

DON PEDRO
No, non lo voglio credere.

DON JUAN
Se non osate credere a quel che vedete, non dichiarate di sapere. Se venite con me vi mostrerò quanto basta. E quando avrete visto e sentito di più, potete agire di conseguenza.

CLAUDIO
Se stanotte vedessi cosa per cui non possa sposarla domani, la voglio svergognare davanti a tutti, in chiesa.

DON PEDRO
E io che l'ho corteggiata per te, con te mi unirò per infamarla.

DON JUAN
Io non dirò altro contro di lei finché voi stessi mi sarete testimoni. Tenetevi calmi sino a mezzanotte, e poi la parola ai fatti.

DON JUAN
Oh, il giorno è finito male!

CLAUDIO
Oh, questo malanno incredibile storce tutto!

DON JUAN
Oh questo guaio però è felicemente sventato! Così direte quando avrete visto il resto.

 

Escono.

 

atto terzo - scena terza

 

Entrano Sanguinello e il suo collega Crescione con la ronda di notte.

SANGUINELLO
Giovanotti, siete gente affidabile?

CRESCIONE
E già! O nel caso contrario sarebbe un vero peccato non condannarli a salvezza, corpo e anima.

SANGUINELLO
E poco sarebbe, dico io, se fossero gente incorrotta, dato che sono scelti a fare la ronda del Principe.

CRESCIONE
Avanti, dategli le consegne, compare Sanguinello.

SANGUINELLO
Primo, sentiamo chi è il più disadatto per fare il caposquadra.

PRIMA GUARDIA
Ugo Focaccia, commissario, oppure Giorgio Carbone, che sanno leggere e scrivere.

SANGUINELLO
Venite qua, compare Carbone. Ringraziate Iddio per il buon nome che avete. Essere un pezzo d'uomo è dono di fortuna, ma leggere e scrivere è dono di natura.

SECONDA GUARDIA
E tutt'e due, signor brigadiere...

SANGUINELLO
Li avete voi! Sapevo che rispondevate così. Dunque, per la faccia vostra, compare, ringraziate Iddio e non ve ne vantate. E quanto a leggere e scrivere ne parliamo poi, in un momento inadatto a queste vanità. Qua dicono che siete l'uomo più insensato e adatto a fare il caposquadra della ronda: perciò portate voi la lanterna. Le consegne sono: comprendere tutti i vagabondi. Dovete dare l'altolà a tutti nel nome del Principe.

SECONDA GUARDIA
E se qualcuno non si ferma?

SANGUINELLO
Beh, allora, non fateci caso: lasciatelo andare, e immantinente chiamate a raccolta il resto della ronda e ringraziate Iddio che v'ha sbarazzati da un mascalzone.

CRESCIONE
Chi all'altolà non si ferma non è suddito di Sua Eccellenza.

SANGUINELLO
Bravo, e loro solo dei sudditi si devono impicciare. Inoltre, non fate rumore per strada, perché una ronda che ciancia e parla è assolutamente tollerabile e non va sopportata.

PRIMA GUARDIA
Meglio ronfare che ciarlare; lo conosciamo il nostro dovere.

SANGUINELLO
Ehi, questo parla come un uomo di pace e un vero deretano, perché non vedo come ronfare può essere reato. Attenti però a non farvi fottere le alabarde. Dunque, dovete portarvi in tutte le taverne, e se ci sono ubriachi ordinategli di andare a letto.

SECONDA GUARDIA
E se quelli non ci vogliono andare?

SANGUINELLO
Beh, in quel caso lasciateli in pace finché non gli passa la sbornia. E se a sbornia passata non rispondono meglio, potete dire che avete fatto uno sbaglio di persona.

SECONDA GUARDIA
Va bene, capo.

SANGUINELLO
Ah, se incontrate un ladro, per diritto d'ufficio lo potete sospettare di non essere una persona per bene. E con gente di quella razza meno ci avete a che fare, e meglio è per la vostra onestà.

SECONDA GUARDIA
Ma sapendo che è un ladro non dobbiamo acchiapparlo?

SANGUINELLO
Lo potete fare, per diritto d'ufficio lo potete fare, ma per me chi tocca merda si smerda. La cosa più pacifica per voi, se beccate un ladro, è di lasciarlo libero di mostrarsi com'è, e dunque di involarsi dalla presenza vostra.

CRESCIONE
Compare, lo dicono tutti che siete un uomo di cuore.

SANGUINELLO
Io? Bbi! Per me non impiccherei un cane, figuratevi un cristiano che forse gli resta un po' d'onestà.

CRESCIONE
Se di notte sentite piangere qualche bambino, dovete chiamare la balia e ordinarle di farlo zittire.

SECONDA GUARDIA
E se la balia dorme e non ci sente?

SANGUINELLO
Beh, allora partite in pace, che ci pensa il bambino a svegliarla con gli strilli. Perché la pecora che non sente belare l'agnello non risponde mai e poi mai al muggito del vitello.

CRESCIONE
Vero e più che vero.

SANGUINELLO
E qua finiscono le consegne. Tu, caposquadra, stai a rappresentare il Principe in persona. Se di notte incontri il Principe, lo puoi fermare.

CRESCIONE
Madonna! No, questo, non credo che lo può fare.

SANGUINELLO
Scommetto cinque danari contro uno, con un qualunque cristiano che conosca la statuaria: lo può fermare. O domine, certo solo se lui si vuol fare fermare; perché la ronda di notte non deve offendere nessuno, ed è offesa fermare un uomo contro la sua volontà.

CRESCIONE
Per la Madosca, credo sia proprio così.

SANGUINELLO
Ah, ah, ah! Baciamo le mani! E se succede qualcosa d'importantissimo, svegliatemi. Non rivelate i segreti dei colleghi e incominciate dal vostro, e buona notte. Andiamo, compare.

PRIMA GUARDIA
Padroni miei, li avete sentiti gli ordini. Qua, andiamo a sederci sulla panchina della chiesa fino alle due, e poi tutti a letto.

SANGUINELLO
Un'ultima parola, compaesani. Mi raccomando, sorvegliate il portone del barone Leonato, che domani lo sposalizio lì sarà, e stanotte ci sarà un putiferio. Adiòs! Occhi aperti, mi raccomando.


Escono Sanguinello e Crescione.
Entrano Borraccia e Corrado.

BORRACCIA
Ehi Corrado!

SECONDA GUARDIA (a parte)
Zitti! Non vi muovete.

BORRACCIA
Dico a te, Corrado!

CORRADO
Ma se son qui, al tuo gomito.

BORRACCIA
Mannaggia, per questo mi prudeva il braccio; credevo fosse la rogna.

CORRADO
A questo ti rispondo appresso. E ora avanti con la tua storia.

BORRACCIA
Vieni qua allora sotto la tettoia, che qui pioviggina, e io come un vero ubriacone ti racconto tutto.

SECONDA GUARDIA (a parte)
Tradimento, compari. State nascosti.

BORRACCIA
Dunque devi sapere che mi son guadagnato mille ducati da Don Giovanni.

CORRADO
Possibile che una mascalzonata sia così cara?

BORRACCIA
M'avresti a domandare piuttosto come mai una mascalzonata sia così ricca. Mo' te lo spiego: quando i furfanti ricchi tengono bisogno dei mascalzoni pezzenti, i morti di fame possono fare il prezzo che gli pare.

CORRADO
Beh, la cosa mi sorprende.

BORRACCIA
Si vede che non hai esperienza. Tu sai che la moda d'una giacchetta, d'un cappello o d'un mantello non son nulla rispetto all'uomo.

CORRADO
Ma sì, sono i suoi addobbi.

BORRACCIA
Io voglio dire, la moda.

CORRADO
Beh, la moda è la moda.

BORRACCIA
Allora è come dire che un fesso è fesso. Ma non ti sei capacitato che questa moda è un ladro fetente?

PRIMA GUARDIA (a parte)
Fetente? Questo nome lo conosco. È uno che ha fatto il ladro sett'anni e ora se la spasseggia come un signorino. Lo ricordo bene il suo soprannome.

BORRACCIA
Hai sentito qualcuno?

CORRADO
Ma va, è stata la bandueruola sulla casa.

BORRACCIA
Ti stavo dicendo, non ti capaciti che la moda è un ladro fetente, che fa girare la capoccia a tutte le teste calde tra i quattordici e i trentacinque? Che a volta li camuffa come i soldati del faraone nelle pitture affumicate, e un'altra volta come i preti di Bal dentro la vetrata della chiesa vecchia, e una terza come lo sbarbato Ercole negli arazzi zozzi e mangiati dai vermi, che tiene una braghetta massiccia come il suo bastone?

CORRADO
Tutto questo lo capisco, e so che la moda la consuma più roba che l'uomo. Ma tu stesso non sei mica imbriacato di moda, che mi cambi discorso dalla tua storia a queste storie di moda?

BORRACCIA
Ma quando mai, quale cambiare! Devi sapere che stanotte mi sono filata la Margherita, la cameriera di Ero, e chiamandola Ero. Lei mi sporgeva le zinne dal balcone della sua padrona, mi dava mille volte la buonanotte - ma ora racconto proprio da fare schifo - che anzitutto ti dovrei dire come il Principe, Claudio e il padrone se ne stavano lì piantati, piazzati e indiavolati dal padrone mio Don Giovanni, e da lontano nel giardino vedevano questo amabile scambio.

CORRADO
Non credettero mica che la ragazza fosse la Ero?

BORRACCIA
Due di loro sì, il Principe e Claudio, perché quel diavolo del mio padrone sapeva che era Margherita. Insomma un po' per i suoi spergiuri che li avevano già assatanati, un po' grazie alla notte scura che li faceva fessi, ma soprattutto per la mia furfanteria, che confermava tutte le calunnie di Don Gianni, il Conte Claudio se ne andò inferocito giurando che l'indomani mattina l'avrebbe incontrata in chiesa com'era stabilito, indove in mezzo a tutti la voleva svergognare dicendo quello che aveva visto di notte, e dopo la rimandava a casa sua senza marito.

PRIMA GUARDIA
Fermi tutti in nome del Principe!

SECONDA GUARDIA
Presto, andate a svegliare il commissario. Abbiamo recuperato il più rischioso fatto di fottisterio in tutta la monarchia.

PRIMA GUARDIA
E uno di essi è un certo Fetente; io lo conosco, porta il ciuffetto.

CORRADO
Ma signori miei, signori miei...

SECONDA GUARDIA
Zitto, che prima il Fetente ci devi portare.

CORRADO
Ma via, signori...

PRIMA GUARDIA
Statti zitto, è un comando! Ai tuoi ordini e marcia!

BORRACCIA
Bel colpo han fatto, lo vedranno poi, a beccarci coi loro spiedoni.

CORRADO
Un colpo dubbio, puoi contarci. Andiamo, ai vostri ordini.

 

Escono.

 


 

atto terzo - scena quarta

 

Entrano Ero, Margherita e Orsola.

ERO
Orsola bella, va a svegliare mia cugina, dille che si deve alzare.

ORSOLA
Subito, signora.

ERO
E dille che venga qui.

ORSOLA
Bene.

 

Esce.

MARGHERITA
Davvero, l'altro colletto vi stava meglio.

ERO
No, Rita, ti prego, questo qui mi metto.

MARGHERITA
Giuro che non vi sta molto bene, e vedrete, vostra cugina mi darà ragione.

ERO
Mia cugina non capisce niente e tu neanche. Mi metto questo e basta.

MARGHERITA
L'acconciatura che è di là mi piace assai, se i capelli fossero un tantino più scuri, e il vestito è davvero bellissimo. Ho visto quello della duchessa di Milano, che ne dicono meraviglie.

ERO
Quello è uno schianto, dicono.

MARGHERITA
Ma quale, rispetto al vostro, una camicia da notte è! Broccato d'oro traforato a ricami d'argento, perle cucite, maniche e contromaniche, e le sottane col bordo listato di lamè celestino. Però per grazia e moda eccellente, fresca e fina, il vostro dieci ne vale.

ERO
Dio me ne dia gioia a portarlo, che ho il cuore pesante assai.

MARGHERITA
E tra non molto sarà più pesante, del peso d'un uomo.

ERO
Oh che sfacciata! Non ti vergogni?

MARGHERITA
E di che, signora? Di parlare pulito? Il matrimonio non è forse pulito, anche tra morti di fame? E il vostro sposo non è pulito, matrimonio a parte? Forse volevate che dicessi, "salvognuno, il peso di vostro marito"; ma se chi pensa male non storce le parole oneste, io non offendo nessuno. Che male c'è nel dire"il peso di vostro marito"? Nessuno, penso, trattandosi del marito legittimo e della moglie legittima: sennò sarebbe leggero e non pesante. Domandatelo alla signorina Beatrice, eccola lì.

Entra Beatrice.

ERO
Buondì, cugina.

BEATRICE
Buon giorno, dolce Ero.

ERO
Oh senti! Cos'è questo tono lagnoso?

BEATRICE
Altri non he ho, sono stonata credo.

MARGHERITA
Attacchiamo la canzone "Amor mi fa leggera" che non ha bisogno di bordone. Voi cantate e io ballo.

BEATRICE
Leggera coi piedi all'aria? Allora, se tuo marito ha le stalle, tu non gli farai mancare i vitelli.

MARGHERITA
Oh che cavillo! Sotto i piedi me lo metto.

BEATRICE
Cugina, sono quasi le cinque, dovresti essere pronta. Per l'anima mia sto proprio male, ohé!

MARGHERITA
Cosa volete, un falco, un cavallo o un marito?

BEATRICE
Voglio un richiamo per tutti e tre.

MARGHERITA
Mamma mia, non vi riconosco più, il mondo è davvero sottosopra.

BEATRICE
Che vuol dire questa scema, non la capisco.

MARGHERITA
Niente, che Dio esaudisca i desideri di ognuno.

ERO
Questi guanti me li manda il Conte; senti che buon profumo.

BEATRICE
Sono tappata, cugina, non sento niente.

MARGHERITA
Come, come, vergine e tappata? Questo sì è un raffreddore!

BEATRICE
O Dio m'aiuti! Dio m'aiuti! Da quando sei diventata spiritosa?

MARGHERITA
Da quando voi avete smesso. Perché, non mi sta bene il mio spirito?

BEATRICE
Non si nota abbastanza, dovresti portarlo sul cappellino. Mi sento male, davvero.

MARGHERITA
Prendetevi un poco di questo Cardo Benedetto e fatevene un impiastro sul cuore: nulla di meglio per le palpitazioni.

ERO
Rita, così la pungi, col tuo cardo.

BEATRICE
Benedetto! Perché benedetto? Che vuoi insinuare con questo benedetto?

MARGHERITA
Io insinuare? No, sul mio onore, non voglio insinuare niente, voglio dire cardo benedetto e basta. Forse pensate che io pensi che voi vi siete innamorata. No, per la Nostra Signora, non sono così sciocca da pensare ciò che mi piace, ma non mi piace non pensare ciò che posso, né davvero posso non pensare, anche se potessi convincere a non pensare il mio cuore, che vi siete innamorata o sarete innamorata o potete essere innamorata. Eppure Benedetto era anche lui così e ora è diventato un uomo; giurava di non sposarsi mai e ora malgrado il cuore si mangia la sua polpetta senza fare smorfie. Come voi potreste cambiare non lo so, ma so che gli occhi per vedere ce l'avete come le altre donne.

BEATRICE
Madre mia come galoppa la tua lingua!

MARGHERITA
Sì, galoppa e non intoppa.

Entra Orsola.

ORSOLA
Signora ritiratevi! Il Principe, il Conte, il signor Benedetto, Don Giovanni e tutti i giovanotti di Messina vengono per portarvi in chiesa.

ERO
Aiutatemi a vestirmi cugina cara, cara Rita, cara Orsola.


Escono.

 

 

 

atto terzo - scena quinta

 

 

Entrano Leonato col commissario Sanguinello e il capozona Crescione.

LEONATO
Che posso fare per voi, cari compaesani?

SANGUINELLO
O Madonna, Eccellenza, solo un minuto di confidenza per cosa che la discerne da vicino.

LEONATO
Di prescia per favore, lo vedete che ho cento cose da fare.

SANGUINELLO
Vedo, vedo, la Madosca!

CRESCIONE
Vediamo, vediamo, eccellenza!

LEONATO
Allora amici miei di che si tratta?

SANGUINELLO
Eccellenza, il compare Crescione oramai va uscendo un poco dal seminato. Vecchiarello è, eccellenza, e oramai il suo cervello non è più deficiente come io lo vorrei con l'aiuto di Domineddio. Ma sul mio onore uomo pulito è, come la pelle in tra gli occhi.

CRESCIONE
Sì graziaddio, pulito come ognuno pulito a questo mondo, dico ogni vecchiarello che più puliti di me non ce n'è.

SANGUINELLO
I paragoni odorosi sono: palabras, compare Crescione.

LEONATO
Compari, siete proprio tediosi.

SANGUINELLO
Bontà vostra, eccellenza, ma noi poveri sbirri del Duca siamo. Ma io ci dico per parte mia che pure se fossi tedioso come un re, tutto il mio è sempre a disposizione di voscenza, con tutto il cuore.

LEONATO
Tutto il tedio tuo mi daresti, ah?

SANGUINELLO
Ci può contare, anche se era mille volte quello che è, perché di voscenza in questa città sento sparlare più di ogni altra persona, e io un povero cristo sono, ma a sentire sparlare di voscenza sono contento assai.

CRESCIONE
E io pure.

LEONATO
Ma allora si può sapere ciò che avete a dirmi?

CRESCIONE
Madonna mia, eminenza, stanotte la ronda di notte pigliò, con rispetto parlando, una coppia di malacarne che più malacarne a Messina non c'è.

SANGUINELLO
Vecchio pulito è, eccellenza! Gli piace parlare. Come dice il proverbio: "Vecchiarello vecchiarello scimunì nel suo cervello." Bella Madonna, che mi tocca vedere! Compare Crescione, bene parlàstivo. Il Padreterno un buon uomo è. E se due vanno sul somaro, uno dei due ha da stare di dietro. Un uomo pulito davvero, barone, sull'onore mio, ché uno più pulito non spezzò mai pane. Ma Dio va ringraziato: non siamo tutti uguali. Purtroppo, compare mio!

LEONATO
Certo che non è, compare, alla vostra altezza.

SANGUINELLO
Grazia di Dio è, baronello.

LEONATO
Amici, vi debbo lasciare.

SANGUINELLO
Una parola, eccellenza! Ieri notte, proprio così, la ronda di notte arrostì due cristiani sospettosi assai, e stamattina li vogliamo dirupare davanti a vostra eminenza.

LEONATO
No, interrogateli voi e poi mi fate sapere. Ora vado proprio di fretta lo vedere bene.

SANGUINELLO
Questo basta e avanza.

LEONATO
Bevete un bicchiere di vino prima di andare. Beneditevi!

Entra un messo.

MESSO
Monsignore, vi aspettano tutti per dar via la sposa allo sposo.

LEONATO
Ci vado subito, eccomi.

Escono Leonato e il messo.

SANGUINELLO
Sveglia, compare, sveglia, va subito a cercare Ciccio Carbone, digli che pigli penna e calamaio e portalo in galera. Dobbiamo subito emanare questi carcerati.

CRESCIONE
E questo va fatto con ingegno.

SANGUINELLO
L'ingegno c'è ci puoi contare. C'è abbastanza qua dentro da mettere qualcuno col culo al muro. Tu pensa solo a far venire il nostro eccellente cancelliere per scancellare la nostra scomunicazione. Ci vediamo tutti in galera.


Escono.

 

 

Indice Teatro

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Molto rumore per nulla

(Much Ado About Nothing” 1598-1599)

 

atto QUARTO - scena prima

Entrano Don Pedro, Don Juan, Leonato, Frate Francesco, Claudio, Benedetto, Ero, Beatrice e altri invitati.

LEONATO
Avanti, Frate Francesco, fatela spiccia. Solo la pura e semplice formula matrimoniale, e i doveri specifici glieli ricordate poi.

FRATE
Siete venuto qua, monsignore, per sposare questa signora?

CLAUDIO
No.

LEONATO
Per essere sposato con lei, frate, siete voi a sposarla!

FRATE
Signora, siete venuta per essere sposata col Conte?

ERO
Sì.

FRATE
Se l'uno o l'altro di voi conosce qualche segreto impedimento, gli ordino di rivelarlo se vuol salvarsi l'anima.

CLAUDIO
Tu Ero ne sai qualcuno?

ERO
No, signor mio.

FRATE
E voi, signor Conte?

LEONATO
Con licenza rispondo per lui: nessuno.

CLAUDIO
Oh quali licenze gli uomini si prendono! Cosa non possono fare! Quali cose non fanno ogni giorno senza sapere che fanno!


BENEDETTO
Oh guarda! Quanti punti esclamativi! Mo' che ci siamo mettiamoci pure qualcosa da ridere come ah! eh! ih!

CLAUDIO
Scostati, frate. Padre, se così posso dire: volete voi con animo spontaneo e liberale dare a me questa giovane figlia vostra?

LEONATO
Ma certo, figlio, come Dio me l'ha data.

CLAUDIO
E che ho da darvi in cambio, che sia degno d'un dono tanto ricco e prezioso?

DON PEDRO
Nulla, tranne restituire la sposa.

CLAUDIO
Principe caro, m'insegni nobile riconoscenza. Ella è qui, Leonato, ripigliatevela, non date a un amico quest'arancia marcia. Costei non è che veste e sembianza di onore. Guarda la verginella com'è tutta rossore! Ah di quale parvenza e dignità di vero sa coprirsi la furbastra colpa! Codesto sangue non vi par venire come modesto segno di semplice virtù? Non giurereste, voi tutti che la vedete, ch'ella sia la fanciulla che provano quei segni? Ma non lo è. Conosce già il calore d'un letto lussurioso. E il suo rossore non è modestia, è vergogna.

LEONATO
Che domine dice vossignoria?

CLAUDIO
Dico che non mi sposo, non lego la mia anima a una ganza provata.

LEONATO
Conte mio, se voi, per metterla a prova, vincístevo la resistenza di questa giovane e le rubástivo l'onore...

CLAUDIO
Lo so bene cosa vorreste dire: l'avessi conosciuta, direste che mi accolse in quanto suo marito e così smorzereste il peccato d'anticipo. No, Leonato, non la ho mai tentata con libere parole, ma come frate a sorella ho mostrato sincerità modesta e amore lecito.

ERO
E io, vi son sembrata mai diversa?

CLAUDIO
Vergognati! "Sembrata!" Io per iscritto lo voglio denunciare. A me tu pari Diana dentro la sua sfera, casta come il bocciolo avanti che si schiuda. Ma nel tuo sangue tu sei più sfrenata di Venere o di quelle bestie straviziate che impazzano di fregola selvaggia.

ERO
Sta bene il mio signore, che parla così a torto?

LEONATO
Principe, e voi non dite niente?

DON PEDRO
E cosa dovrei dire? Sono disonorato perché ho voluto unire un caro amico con una donna di strada.

LEONATO
Ma questo è detto veramente, o me lo sogno?

DON JUAN
È detto, monsignore, e tutto vero.


BENEDETTO
Questo sarebbe un matrimonio?


ERO
Vero? Oh Dio!

CLAUDIO
Leonato, io sono qua, nevvero? E questo non è il Principe? E quest'altro non è il fratello? E codesta facciata non è di Ero? E i nostri occhi sono i nostri occhi, vero?

LEONATO
Sicuro, ma che c'entra, monsignore?

CLAUDIO
Fatemi solo porre una domanda a vostra figlia, e col potere vostro paterno e naturale che avete su di lei ordinate che dica la verità.

LEONATO
Ti ordino di farlo, se sei mia figlia.

ERO
Oh difendimi, Dio! Sono assediata! Questo interrogatorio che vuol dire?

CLAUDIO
Vuol farti dare una risposta degna del nome che porti.

ERO
E non mi chiamo Ero? Chi può macchiarlo d'una accusa giusta?

CLAUDIO
Lo puoi tu stessa, per Dio! Il tuo nome stesso può cancellare la virtù di Ero. Con chi parlavi ieri notte, fra le dodici e la una, al tuo balcone? Ora, se sei ragazza costumata, rispondi.

ERO
Monsignore, non ho parlato a nessuno, a quell'ora.

DON PEDRO
Ah, non siete una vergine. Leonato, mi duole che dobbiate udire. Sul mio onore, io stesso, mio fratello, e questo conte che soffre l'abbiamo vista e sentita, a quell'ora, la notte scorsa parlare al balcone con un furfante. Il quale poi, da vero farabutto ha di fatto confessati i vili incontri segreti che hanno avuti mille volte.

 

DON JUAN
Ah che vergogna, no, no, non ne parlate, monsignore, non ne parlate! Le parole non hanno castità bastante a dirli senza offesa. E allora, bella dama, mi duole di tanta impudicizia.

CLAUDIO
Ero! Oh che Ero avresti potuto essere se una metà delle tue grazie esterne fossero state concesse ai pensieri e alle intenzioni del tuo cuore! Ma addio, donna bellissima e laida assai! Addio, pura empietà, empia purezza! Dopo te sprangherò ogni porta del cuore, su queste ciglia graverà il sospetto, e tutte le bellezze le muterà in paure di male, e non avranno mai più grazie, mai più.

LEONATO
Nessuno ha qui un pugnale che mi uccida?


Ero sviene.

BEATRICE
Ma via, perché ti abbatti? Via, cugina, via!


DON JUAN
Su andiamo. Queste cose che vengono alla luce la prostrano.

 

Escono Don Pedro, Don Juan e Claudio.

BENEDETTO
Come sta la signora?

BEATRICE
Sembra morta. Zio, aiuto! Ero! Su, Ero! Zio! Signor Benedetto! Frate!

LEONATO
Destino, non levarle di dosso la tua mano. Non c'è niente di meglio per coprire la sua vergogna, della morte.

BEATRICE
Allora, cugina, come stai?

FRATE
Signora mia consolatevi.

LEONATO
Riapri gli occhi?

FRATE
Sì, perché non dovrebbe?

LEONATO
Perché? Ma come! Ma ogni cosa terrena non la svergogna? Forse che ha negato l'accusa ch'è stampata nel suo sangue? Non ti svegliare, Ero, non aprire gli occhi! Perché se penso che non muori subito e la tua vita è forte più della tua vergogna, io stesso dopo averti coperta di rampogne t'ammazzo. E io, bestia, mi lamentavo perché ne avevo una sola, e per questo rimproveravo la natura avara. Amaro a me, ché una troppo è stata! Perché t'ho avuta? E come mai t'ho vista sempre piena di grazia? Non era meglio fare una carità, pigliarmi in casa un figlio di nessuno lasciato alla mia porta, che ora, disonorato e insozzato d'infamia, potrei dire: "Io che c'entro? La vergogna viene da un seme ignoto"? Ma il mio sangue, il mio sangue l'ho amato, il mio sangue l'ho vantato, ne andavo fiero, ed era tanto mio che io stesso per me non ero mio, era mia solo lei - e ora lei, ah lei è caduta in tale pozzo nero che il mare grande com'è non ha acqua che basti per lavarla, e non ha sale che basti a preservare la sua carne corrotta!

BENEDETTO
Signore mio, si calmi. Per me io strabilio, non so cosa dire.

BEATRICE
O per l'anima mia, lei è calunniata!

BENEDETTO
Signora, avete dormito con lei ieri notte?

BEATRICE
No, veramente no. Però prima di ieri siamo state compagne di letto per un anno.

LEONATO
E questa è la prova, è la prova! E fa più forte ciò ch'era già ferrato con cerchioni di ferro. Potevano mai mentire i Principi, e Claudio che era tanto preso che parlando di lei le lavava l'infamia con le lacrime? No lasciatela sola, lasciatela morire!

FRATE
Signor barone, datemi un po' retta: ché sono stato zitto tanto tempo senza mai intervenire in su gli eventi per non perder di vista sta figlietta. E le ho notato in faccia mille vampe venire a galla, e poi mille vergogne come angioletti bianchi a la riscossa dell'innocenza, per scacciare i rossi. E le appariva un foco negli occhi, per bruciare questi errori che i principi ammucchiorno contro la verità sua verginale. Ditemi pure fesso, non fidatevi di tante mie letture e osservazioni che imprimono il sigillo d'esperienza a quel che dicono i libri. E poi scordatevi età, uffizio, vocazione, tonaca, se sta signora qua non è innocente, vittima d'uno sbaglio che l'attossica.

LEONATO
Non è possibile, frate. Lo vedete, tutta la sua innocenza è che non vuole aggiungere un peccato di spergiuro alla sua dannazione. Lei non nega. E allora perché cerchi di scusare ciò che risulta, com'è giusto, nudo?

FRATE
Signora, chi è quest'uomo per cui siete accusata?

ERO
Chi mi accusa lo sa, io non lo so. Se c'è un uomo al mondo che io conosca più di quanto permette la modestia, possano i miei peccati non trovare misericordia. Padre mio, provate che ho parlato a un uomo in un momento sconveniente, oppure che ieri notte ho scambiato parole con qualcuno, e allora ripudiatemi, odiatemi e suppliziatemi a morte.

FRATE
Quei Principi sono stati imbrogliati in modo strano.

BENEDETTO
Ma due di loro, è certo, son l'onore personificato. Se in vero sono stati turlupinati in questo, questa l'ha combinata quel Giovanni il Bastardo che in testa ha un vero arsenale d'infamie.

LEONATO
Io niente so. Se dicono la verità la faccio a pezzi con queste mie mani. Ma se le fanno torto, il più superbo di loro avrà a vedersela con me. Ancora il tempo non m'ha seccato il sangue, e la vecchiaia non m'ha mangiato il cervello, né la fortuna ha fatto scempio della mia roba, o i peccati m'han fatto perdere gli amici a tal punto che loro non possano vedere se sono provocato fino a tanto forza di braccio e furbizia di testa, e ricchezza di mezzi e amici scelti per saldare i miei conti.

FRATE
Ora calmatevi, e fatemi guidarvi in questo imbroglio. La vostra figlia qua codesti principi l'han lasciata per morta; e voi tenetela nascosta per un poco, e in gran segreto, date a intendere ch'è defunta vera. Nel frattempo ostentate il vostro lutto e sulla sepoltura di famiglia metteteci, che so, qualche epitaffio lagnoso, e fate fare tutte le cerimonie adeguate al mortorio.

LEONATO
Ma per quale ragione? Questo dove può portare?

FRATE
Oh la Madonna! Questo, se viene ben condotto tramuterà ogni insulto in un rimorso a favor suo, che è già qualcosa. Ma non soltato per questo io mi sono inventato questo mio strano imbroglio, anzi da queste doglie m'aspetto assai migliore neonato. Morta lei, che così si dà a intendere, proprio al momento ch'ella fu accusata, la gente che lo sente ti si mette a lamentarla, a compatirla, a piangerla, ché così va al mondo, e ciò che abbiamo sino a quando l'abbiamo non val niente ma quando è perso, e manca, il suo valore cresce e stracresce, e di colpo si vede la virtù che ilpossesso,  mentre ch'eranostro, non ti faceva più vedere. Così sarà per Claudio: quando sente come lei è morta per le sue parole subito il suo ricordo gli entra vivo e dolce dolce nella fantasia: ogni bellezza, ogni forma piacente gli torna avanti in veste più preziosa, più commovente, viva, palpitante nel fuoco e nel prospetto della mente di quando lei era viva. E allora, allora la piangerà, se mai l'amore gli abbia toccato veramente il fegato, e vorrà non averla accusata - no, neppure se crede vere le sue accuse. Fate dunque come vi dico e non temere niente ché questa cosa avrà capo, e impronterà gli eventi meglio ch'io non possa ora mostrarvelo probabile. E quand'anche tutto ciò non avesse altro successo che questo, questa voce della morte di vostra figlia servirà a smorzare la vampata di scandalo. Che se dopo la cosa non va pel verso giusto, vossignoria potrà tenere lei nascosta come meglio s'addice a una reputazione zoppa: chiusa alla badìa, lontana da occhi e lingue, da giudizi e insulti.

BENEDETTO
Signor Leonato, accetti il consiglio del frate. Per me, sapete bene che mi lega un affetto profondissimo al Principe e a Claudio. Tuttavia v'assicuro sul mio onore, terrò la bocca chiusa e sarò giusto, come la vostra anima sarebbe col suo corpo.

LEONATO
Io sono alla deriva in un mare di pene, e il filo più sottile mi può guidare.

FRATE
Un ottimo consenso! E dunque, all'opera! Per male strano ci vuol cura strana. Signora Ero, venga. S'ha da morir per vivere. Il vostro matrimonio gli è capace che è solo rimandato. Abbiate dunque pazienza e sopportazione.


Escono tutti tranne Benedetto e Beatrice.

BENEDETTO
Signora Beatrice, ha pianto tutto questo tempo?

BEATRICE
Sì, e ne ho ancora da spandere di lacrime.

BENEDETTO
A me questo non mi piace.

BEATRICE
E perché? Lo faccio liberamente.

BENEDETTO
Io non ho dubbio che la vostra bella cugina è stata calunniata.

BEATRICE
Ah come stimerei un uomo che raddrizzasse questo torto!

BENEDETTO
Ma c'è una qualche maniera di mostrarvi quest'amicizia?

BEATRICE
La maniera c'è, bella e dritta. È l'amico che manca.

BENEDETTO
Toh, l'è cosa fattibile a un uomo?

BEATRICE
Fattibilissima, ma da un uomo, non da voi.

BENEDETTO
Io non amo niente al mondo come amo voi, non è strano?

BEATRICE
Sì, è strano come non so come. Io pure vi potrei dire che non amo niente come amo voi. Però non mi dovete credere, eppure non dico menzogna. Non confesso niente, non nego niente. Mi dispiace per mia cugina.

BENEDETTO
Ah, per la spada mia, tu mi vuoi bene, Beatrice.

BEATRICE
Non giurate per poi rimangiarvelo.

BENEDETTO
No perbacco io lo giuro che mi vuoi bene, e faccio magnar le parole a chi dice che non ti amo.

BEATRICE
Allora non la rimangiate la vostra parola?

BENEDETTO
No, con nessuna salsa che si possa inventare. Io ti dico che ti amo.

BEATRICE
Allora Dio mi perdoni!

BENEDETTO
Per cosa, Beatrice cara?

BEATRICE
Mi avete fermata in tempo, volevo dirvi che vi amo.

BENEDETTO
Ma dillo con tutto il cuore.

BEATRICE
Ti amo con tanta parte del cuore che non ho più cuore per dirlo.

BENEDETTO
Avanti, dimmi di fare qualunque cosa per te.

BEATRICE
Ammazza Claudio.

BENEDETTO
Oibò, neanche per tutto l'oro del mondo!

BEATRICE
Dicendo di no ammazzi me. Addio.

BENEDETTO (le prende la mano)
Aspetta carissima.

BEATRICE
Aspetto ma sono lontana. Non mi vuoi bene affatto. No, fammene andare, ti prego.

BENEDETTO
Beatrice...

BEATRICE
Voglio andar via, davvero.

BENEDETTO
Prima facciamo la pace.

BEATRICE
Fare la pace con me è più facile che affrontare il mio nemico.

BENEDETTO
Ma Claudio è il tuo nemico?

BEATRICE
Perché, non è forse un farabutto di prim'ordine l'uomo che ha calunniato, umiliato e disonorato mia cugina? Oh se fossi un uomo! Ma come, portarla in palmo di mano fino al momento di darle la mano, e poi svergognarla così in pubblico, con calunnia spudorata, con un odio smisurato - Oh Dio se fossi un uomo! Mi mangerei il suo cuore in piazza...

BENEDETTO
Ascolta, Beatrice...

BEATRICE
Parlare con un uomo al balcone! Che trovata!

BENEDETTO
Beatrice, senti...

BEATRICE
Povera Ero! Offesa, calunniata, rovinata.

BENEDETTO
Bea...

BEATRICE
Principi e conti! Bei principi questi principi, bel conte dei conti, il Conte di Marzapane, bel cavaliere davvero! Ah se fossi un uomo per lui, oppure avessi un amico che fosse un uomo per me! Ma oggi gli uomini sanno solo fare riverenze, il coraggio si squaglia in complimenti, e di un uomo resta solo la lingua, e che lingua puntuta! Bastano solo una menzogna e uno spergiuro e un uomo diventa un Ercole. Ma visto che non posso diventare maschio per desiderio, dovrò morire femmina per disperazione.

BENEDETTO
Aspetta, Beatrice. Ti voglio bene lo giuro su questa mano.

BEATRICE
Usala allora per qualcosa di meglio che giurarci sopra.

BENEDETTO
Tu credi veramente che il conte Claudio ha fatto torto a Ero?

BEATRICE
Ne sono sicura, come che ho un'anima e un cervello.

BENEDETTO
Basta così. Io m'impegno, lo sfiderò. E ora ti bacio la mano e così ti lascio. Ora per questa mia mano il Sior Claudio me l'ha da pagare e salata. Tu pensa di me ciò che sentirai di me. Va a consolare tua cugina. Io debbo dire che è morta. E così, riverisco.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Entrano Sanguinello, Crescione e il sagrestano vestito con la toga, e poi la ronda di notte con Corrado e Borraccia.

SANGUINELLO
Giovanotti, si fa o no questa disunione?

CRESCIONE
Oh, portate una seggiola e un cuscino per il sagrestano.

SAGRESTANO
I malfattori chi sono?

SANGUINELLO
O Bella Madre, siamo noi, io e il compare.

CRESCIONE
Non ci piove, dobbiamo esaminare l'esibizione.

SAGRESTANO
Ma, dico io, quali sono gli offensori da esaminare? Portateli davanti al Commissario.

SANGUINELLO
Portateli qua davanti per la Madosca! Tu come ti chiami, amico?

BORRACCIA
Borraccia.

SANGUINELLO
Prego, vossignoria, scriva: Borraccia. E tu buonalana?

CORRADO
Io sono un gentiluomo, signor commissario, e mi chiamo Corrado.

SANGUINELLO
Voscenza scriva: signor gentiluomo Corrado. Signori miei, il Patreterno lo rispettate o no?

CORRADO e BORRACCIA
Eh sì, lo speriamo bene.

SANGUINELLO
Scriva che sperano bene di rispettare il Patreterno. E lo scriva per primo, Patreterno, che Dio non voglia che Dio non si trovi davanti a questa gentaglia. Padroni miei, è già provato che voi non siete altro che gente falsa, e questo tra poco sarà quasi chiaro per tutti. Che avete a dire a discarico?

CORRADO
Signor commissario, perdio, diciamo che non è vero.

SANGUINELLO
Caspita, un giovanotto spiritoso abbiamo! Ora lo sistemo io. Muoviti e vieni qua, buonalana. Una parola all'orecchiaSignor gentiluomo, ti dico che qua pensiamo che siete soldi falsi.

BORRACCIA
E io vi dico, signore, che non lo siamo.

SANGUINELLO
E bravo. Spostati! Minchia, questi d'accordo si sono messi. L'ha scritto voscenza che non sono soldi falsi?

SAGRESTANO
Compare commissario, questa procedura non mi pare regolare. Dovete chiamare la ronda che li accusa.

SANGUINELLO
Giusto, è la via più spicciola. Si avanzi la ronda. Padroni miei, vi ordino in nome del Principe, accusate questi uomini.

PRIMA GUARDIA
Signor commissario, questo qui disse che Don Giovanni il fratello del Principe era un figlio di puttana.

SANGUINELLO
Scriva, Don Giovanni figlio di puttana. Mizzica, questo è spergiuro, chiamare il fratello del Principe un figlio di puttana.

BORRACCIA
Ma signor commissario...

SANGUINELLO
Tu zitto per favore, che la tua facciazza non mi piace, te lo dico io.

SAGRESTANO
Che altro gli avete sentito dire?

SECONDA GUARDIA
Per la Madosca, disse che aveva avuto mille ducati da Don Giovanni per calunniare la signora Ero.

SANGUINELLO
Questo è scassinamento, pari pari.

CRESCIONE
Sì, santo diavolone.

SAGRESTANO
Seguitiamo, giovanotto.

PRIMA GUARDIA
E poi disse che il Conte Claudio voleva sulla sua parola scomunicare la signorina Ero davanti a tutta l'assemblea, e non sposarla più.

SANGUINELLO
O scomunicato! Per questo sarai condannato all'eterna redenzione.

SAGRESTANO
E poi che altro?

SECONDA GUARDIA
Questo è tutto, non c'è altro.

SAGRESTANO
E questo padroni miei basta e avanza. Stamattina il Principe Don Giovanni se n'è scappato come un ladro, la signorina Ero è stata in questa maniera scomunicata e proprio così risputata, e per questa botta di veleno è morta di colpo. Compare commissario, fate legare questi due e portateli a casa del signor Leonato. Io ci vado avanti per mostrarci il verbale.

 

Esce.

SANGUINELLO
Avanti, manipolateli.

CRESCIONE
Forza le mani.

CORRADO
Va via, buffone!

SANGUINELLO
Madonna santissima, il sacrestano dov'è? Deve scrivere subito che l'ufficiale del Principe è un buffone! Forza, legateli. Debosciato!

CORRADO
Non mi toccare! Sei un somaro, un somaro.

SANGUINELLO
Amaro a me, così mi manchi di sospetto? Manco la vecchiaia sospetti? Ah se quello fosse qui, per scrivere che sono un somaro! Ma ricordatevelo voi, compari: sono un somaro. Anche se non è verbalizzato non ve lo scordate: sono un somaro. No, debosciato, tu un filantropo sei, come sarà provato con tanto di testimoni. Io un uomo sapiente sono, anzi di più, un uomo ufficiale sono, anzi di più, un possidente sono, anzi di più, uno dei più bei pezzi d'uomo di Messina sono; e un uomo che conosce la legge, tieh! e un uomo abbastanza benestante, tieh! e un uomo che ne ha passate tante, e un uomo che tiene due palandrane e una casa piena di bellezze. Portatelo via! O porco Giuda, dovevano verbalizzarlo che sono un somaro!

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Molto rumore per nulla

(Much Ado About Nothing” 1598-1599)

 

atto QUINTO - scena prima

Entrano Leonato e suo fratello Antonio.

ANTONIO
Se continui così, ti uccidi; e non ha senso assecondare così un dolore contro te stesso.

LEONATO
Ti prego, risparmia i consigli. Mi entrano nell'orecchio senza profitto come acqua in un setaccio. Non me ne dare. Nessuno può darmi consigli grati al mio udito se non ha ricevuto dei torti uguali ai miei. Portami qui un padre che amava sua figlia come me, ed ha avuto anche lui soffocata questa gioia, e digli che mi parli di pazienza. Misura la sua sofferenza sulla mia in lungo e in largo, mettile a controcanto, spasimo a spasimo, di qua e di là, pena per pena, ceppo e ramo, foggia e formato. Se uno così può sorridere e grattarsi la barba, e, povero pagliaccio, raschiarsi la gola quando dovrebbe gemere, e rattoppare la pena coi proverbi, e stordire i guai con chi spreca sui libri le candele, portalo qui e da lui imparerò la pazienza. Ma un uomo così non esiste. Fratello, gli uomini sanno dare consigli e conforto ai guai che non hanno. Alla prima boccata di veleno i consigli diventano strilli in bocca a chi voleva dare all'ira sciroppo di morale, legare la forte pazzia con fili di seta, e incantare il dolore con l'aria e con le parole l'angoscia. No, no, ognuno sa cantare pazienza a chi si torce sotto quel peso, ma poi nessuno è buono e bravo a farci la lezione quando soffre pure lui. Perciò non mi dare consigli: il mio dolore è più forte di ogni esortazione.


ANTONIO
In questo gli uomini sono proprio come i bambini.

LEONATO
Ma statti zitto per favore. Io voglio essere carne e sangue; e finora mai un filosofo sopportò con pazienza un mal di denti anche se poi scriveva come fosse un dio sfidando con disprezzo il caso e i patimenti.

ANTONIO
Ma almeno non accollartelo tutto, il male; fanne assaggiare un poco a chi t'offende.

LEONATO
Ora sì che ragioni; certo che lo farò. Il cuore mi dice che Ero è calunniata, e questo dovranno saperlo Claudio, e il Principe e tutti quelli che l'hanno disonorata.

ANTONIO
Ecco il Principe e Claudio, van di prescia.

Entrano Don Pedro e Claudio.

DON PEDRO
Buon dì, buon dì.

CLAUDIO
Buon giorno a tutti e due.

LEONATO
Una parola, signori!

DON PEDRO
Leonato, abbiamo fretta.

LEONATO
Avete fretta, monsignore? Statevi bene allora! Ora avete tanta fretta? Sta bene, non fa niente.

DON PEDRO
Via, non attaccate briga con noi, vecchio mio.

ANTONIO
Se lui potesse farsi giustizia con la briga, qualcuno andrebbe a terra.

CLAUDIO
Chi gli fa torto?

LEONATO
Diavolo, tu mi fai torto, tu mentitore, tu! E non metter la mano sulla spada hai capito? Che di te me ne fotto.

CLAUDIO
Che domine, no, la mi caschi la mano se volevo dare a un anziano cagione di temere! Vi giuro, la mia mano non voleva toccare la spada.

LEONATO
Ppù, ppù! Bel tipo, non mi sfottere hai capito? Chi ti parla non è né rimbambito né matto e non si fa riparo degli anni per vantarsi di ciò che ha fatto da giovane o ciò che farebbe se non fosse vecchio. Ti dico in faccia, Claudio, hai fatto tale torto a mia figlia innocente e a me che sono forzato a scordarmi la mia dignità e con i capelli bianchi e le cicatrici degli anni, ti sfido da uomo a uomo. Dico che hai calunniata la mia figlia illibata, e la tua calunnia le ha trafitto il cuore, e ora è stesa sotterra coi suoi antenati - ahimè in una tomba dove mai dormì uno scandalo, tranne questo suo, fabbricato dalla tua infamia!

CLAUDIO
La mia infamia?

LEONATO
Sì lo ripeto, Claudio: la tua infamia.

DON PEDRO
Voi non parlate con giustizia, vecchio mio.

LEONATO
Monsignore, monsignore, io glielo provo sopra la sua carne se ha il coraggio, anche se è bravo di spada e in pieno esercizio, anche se ha il maggio della gioventù e lo scialo della forza.

CLAUDIO
Andate via! Non voglio aver a che fare con voi.

LEONATO
E mi getti da canto? M'hai ammazzata la figlia e se ammazzi me, bamboccio, ammazzi un uomo.

ANTONIO
Eh no, ne ammazza due, e uomini con tanto di balle. Ma lasciamo stare, incomincia con uno. Vincimi e vantati! A me deve rispondere! Vieni con me, bamboccio, vieni con me, signorino, contino, a colpi di frusta ti faccio smettere con le tue spaccate, e lo farò, sul mio onore!

LEONATO
Fratello...

ANTONIO
Zitto tu. Dio lo sa se amavo mia nipote e ora lei è morta per le calunnie di cani che hanno il coraggio di rispondere a un uomo come io di pigliare un serpe per la lingua.
Bambocci, babuini, spacconi, femminelle, minchioni!

LEONATO
Fratello Antonio...

ANTONIO
Zitto, ti dico. Che credi! Li conosco bene io e so quanto pesano fino all'ultimo grammo, ragazzacci insolenti, modaioli, maneschi, che mentono e imbrogliano, e sfottono e diffamano, fanno i buffoni, mostrano delle facce feroci, sparano mezza serqua di parole terribili, che ti spaccano il cuore e pum e pam e poi niente.

LEONATO
Fratello, via, fratello...

ANTONIO
Lascia stare, ripeto. Non t'immischiare, questa me la sbrigo io.

DON PEDRO
Signori miei, entrambi, non vi vogliamo dare altro disturbo. Mi duole assai la morte della vostra figliola, però, sul mio onore, ella non fu accusata di niente che non fosse vero e assai provato.

LEONATO
Signor mio, signor mio...

DON PEDRO
Non voglio udirvi.

LEONATO
Ah no? Andiamo via, fratello. Però mi ascolterete!

ANTONIO
Lo faranno, o qualcuno qui si farà del male!


Escono Leonato e Antonio.

DON PEDRO
Guarda, guarda chi arriva, l'uomo che cercavamo.

Entra Benedetto.

CLAUDIO
Oh, messere, che nuove?

BENEDETTO
Monsignore, buondì.

DON PEDRO
Benvenuto, signore! Sei quasi arrivato in tempo per impedire una quasi rissa.

CLAUDIO
Per poco noialtri due non avremmo avuto i nostri due nasi staccati da due vecchiarelli senza denti.

DON PEDRO
Leonato e suo fratello. Che ne dici? Fossimo venuti alle mani, forse ci avrebbero trovati un po' troppo giovani per loro.

BENEDETTO
Non c'è valore in una lite ingiusta. Ero venuto a cercarvi.

CLAUDIO
E noi siamo andati su e giù a cercare te, ché a dirti il vero siamo tristi da morire, e si vorrebbe che qualcuno ce ne guarisse. Vuoi tu usare la tua acutezza?

BENEDETTO
È nel fodero. La tiro fuori?

DON PEDRO
Perché, la porti appesa all'anca?

CLAUDIO
Nessuno fa questo, sebbene molta gente entrando la lasci al guardarobiere. Ebbene ti prego di tirarlo fuori il tuo strumento, come si fa coi musici: tiralo fuori e svagaci.

DON PEDRO
Sul mio onore è pallido. Sei malato o arrabbiato?

CLAUDIO
Confortati amico! Ché se il magone uccide il gatto, tu sei ben ferrigno per fregare il magone.

BENEDETTO
Signore, se mi volete caricare col vostro spirito, io son capace adessadesso di affrontarlo di petto. Scegliete un altro tema vi prego.

CLAUDIO
Avanti dategli un'altra lancia, ché questa qui l'ha rotta.

DON PEDRO
Per la luce del dì diventa sempre più cupo. È proprio arrabbiato, credo.

CLAUDIO
Se l'è arrabbiato sa bene come girar la cintola.

BENEDETTO
Posso dirvi una parola all'orecchio?

CLAUDIO
Uh, Dio mi scampi da una sfida!

BENEDETTO (a parte a Claudio)
Sei una canaglia. Non scherzo mica. Ti risponderò come, quando e dove vorrai, se hai il coraggio. Dammi soddisfazione, o proclamerò che sei un codardo. Hai ammazzato una cara ragazza, e la sua morte ricadrà pesante su di te. Fatti sentire.

CLAUDIO
Eh bene, vo' vederti presto, e non faremo che ridere.

DON PEDRO
Che c'è, un festino, un festino?

CLAUDIO
Sì e lo ringrazio, gnaffe, ché m'ha invitato a cenare d'un capo di castrone, e d'un cappone che s'io non lo scalco ammodo, dite che il mio coltello non val nulla. Dico, non vi troverò anche un pollo beccaccio?

BENEDETTO
Il tuo spirito fila bene, come un mulo all'ambio.

DON PEDRO
Ti dirò come Beatrice elogiava il tuo spirito l'altro giorno. Io le dicevo che tu avevi uno spirito sottile. "Sì," dice, "non si vede quasi." "No," dico, "ha una grande arguzia." "Sì," dice, "grande e grossa." "Via," dico, "ha un buon ingegno." "Sì," fa lei, "non fa male a nessuno." "Ma no," dico, "il nostro amico è sapiente." "Come no," risponde, "è un sapientone." "Andiamo," faccio, "possiede più lingue." "Questo è vero," ribatte, "perché mi giurò una cosa il lunedì sera, e se la rimangiò il marte mattina, e questa sì ch'è una lingua doppia, cioè due lingue." E così per tutta un'ora rivoltò le tue virtù personali. Però finì con un sospiro dicendo che sei il tipo più in gamba in Italia.

CLAUDIO
E per ciò pianse molto e disse che non gliene fregava niente.

DON PEDRO
Proprio così. E però, tutto sommato, se non lo odiasse a morte lo amerebbe alla follia. Ci ha detto tutto la figlia del vecchio.

CLAUDIO
Parola a parola. E per giunta Domineddio l'ha visto, che se ne stava celato in giardino.

DON PEDRO
E allora quando le attaccheremo le corna del toro salvatico alla fronte del delicato conte?

CLAUDIO
Sì, e con sotto il cartello: "Questo qui è Benedetto, uomo ammogliato".

BENEDETTO
Ti saluto, cocco di mamma. La mia intenzion la conosci. Io ora ti lascio al tuo uzzolo di cicala. Vai mulinando il tuo spirito d'anguria come lo spaccone il suo spadone, che graziaddio non fa male. (A Don Pedro) Illustrissimo, la ringrazio per le sue molte cortesie, ma ora sono obbligato a lasciar la sua compagnia. Vostro frate il Bastardo è scappato da Messina. Voialtri due tra voi signori avete accoppato una cara e innocente ragazza. E in quanto al Signor Sbarbino lì, io e lui ci rincontreremo. Fino ad allora ch'el stia bene.

 

Esce.

DON PEDRO
Fa sul serio.

CLAUDIO
Altroché, lo fa davvero, né io dubito che lo faccia per amor di Beatrice.

DON PEDRO
E ti ha sfidato.

CLAUDIO
Sì, proprio di cuore.

DON PEDRO
Che spettacolo è l'uomo, quando indossa giacca e stivali e lascia a casa il cervello!

CLAUDIO
E allora pare un gigante appetto a una scimia, ma la scimia appetto a lui l'è un gran dottore.

DON PEDRO
Piano però, fammi pensare. Cuore mio, sveglia e sii serio. Non ha detto che mio fratello è scappato?

Entrano Sanguinello, Crescione, la ronda, Corrado e Borraccia.

SANGUINELLO
Muoviamoci, signorino! Che se la giustizia non t'ammansisce lei, non peserà più ragioni sulla bilancia. Visto che una volta m'hai fatto il turco, bisogna tenerti d'occhio.

DON PEDRO
Che succede? Due uomini di mio fratello ammanettati? E uno è Borraccia!

CLAUDIO
Chiedete che han fatto, monsignore.

DON PEDRO
Signori agenti, che reato han commesso questi due?

SANGUINELLO
Bellamadonna, Eccellenza, falsa relazione fecero, e per giunta balle dissero, secondariamente calunnie effettuarono, sesto e ultimo una signora insultarono, terzamente disonestà verificarono, e per finire sono menzogneri fottuti.

DON PEDRO
Primo, ti chiedo che cosa han fatto; terzo, ti domando qual è il reato; sesto e ultimo, perché sono in arresto, e per concludere di che cosa li accusi.

CLAUDIO
Uh, ben ragionato, e nel suo ordine stesso. E affé mia qua il senso è preciso e bene esposto.

DON PEDRO
Chi avete offeso, signori miei, per esser così portati in manette a risponderne? Questo colto commissario è troppo sottile per farsi capire. Qual è la vostra colpa?

BORRACCIA
Principe mio, non mi fate andar oltre a rispondere del mio reato. Sentitemi voi, e poi il conte mi può pure ammazzare. Ho ingannato i vostri stessi occhi. Ciò che il vostro senno non seppe scoprire, l'hanno portato alla luce questi pulcinelli incoglioniti. Loro stanotte m'hanno sentito dichiarare a quest'uomo come vostro fratello Don Giovanni mi ha spinto a calunniare la signorina Ero; come vi condussero in quell'orto e là m'avete visto che mi filavo la Margherita vestita coi vestiti di Ero; come voi l'avete disonorata invece di sposarvela. Si sono messi a verbale il mio delitto, e ora io tengo genio di metterci la firma della morte piuttosto che tornare a riferirlo per la vergogna mia. La signorina è morta per le accuse false mie e del padrone mio. E insomma io non voglio altro che ciò che merita uno scellerato come me.

DON PEDRO
Non t'entra nel sangue come un ferro questo discorso?

CLAUDIO
Sentendolo ho bevuto veleno.

DON PEDRO
Ma è stato mio fratello a indurti a questo?

BORRACCIA
Signorsì, e m'ha pagato profumatamente per farlo.

DON PEDRO
È un uomo composto e forgiato di tradimento, ed è per quest'infamia che è scappato.

CLAUDIO
Ero dolce, adesso la tua immagine m'appare nella rara sembianza che m'aveva innamorato.

SANGUINELLO
Forza, levatemi dai piedi queste parti lese! A quest'ora il nostro sacrestano ha riformato del fatto il signor Leonato.

E vi raccomando padroni miei, non vi scordate di specificare, a suo tempo e luogo, che io sono un somaro.

CRESCIONE
Qua, qua arriva mastro Leonato, e pure il sacrestano.

Entrano Leonato e Antonio col sacrestano.

LEONATO
Chi è lo scellerato? Fatemelo guardare negli occhi che quando vedo un altro come lui me ne possa scappare.

Chi è di questi due?

BORRACCIA
Se volete saper chi vi ha fatto male guardate me.

LEONATO
Sei tu la carogna
che col suo fiato uccise mia figlia innocente?

BORRACCIA
Sì, io solo.

LEONATO
Questo non è vero, no, lazzarone, tu menti. Qui ci sta una coppia di nobiluomini - un terzo se n'è scappato - che t'han dato mano. Principi, vi ringrazio per la morte di mia figlia; segnatela tra le vostre imprese più alte. Vera prodezza è stata, se ci pensate bene.

 

CLAUDIO
Io non so come implorare la pazienza vostra, però debbo parlare. Scegliete voi la vendetta. Imponetemi qualsiasi penitenza che la vostra fantasia saprà imporre al mio peccato. Eppure non ho peccato che per errore.

DON PEDRO
E anch'io, sull'anima mia. E però per risarcire questo degno vecchio, sono pronto a piegarmi sotto qualunque peso che vorrà impormi.

LEONATO
Certo non posso dirvi, "Risuscitate mia figlia", sarebbe impossibile. Ma, vi prego tutti e due, fate sapere a tutta Messina come morì innocente. E se l'affetto vostro saprà partorire qualche triste invenzione, appendete un epitaffio per lei sulla sua tomba, e stanotte cantatelo alle sue ossa. Domani mattina poi venite a casa mia; e visto che non potete più essermi genero, conte, siate almeno mio nipote. Mio fratello ha una figlia, quasi una copia di mia figlia morta, e lei sola è  l'erede di noialtri due.Fate a lei la giustizia che avreste dovuto alla cugina, e così muore la mia vendetta.

CLAUDIO
O nobile signore! La vostra gran bontà mi strappa le lacrime. La vostra offerta l'accetto, e d'ora in poi disponete del povero Claudio.

LEONATO
Domani dunque v'aspetto in casa. Per stasera mi congedo. Questo mascalzone sia messo faccia a faccia con Margherita. Anche lei, io credo, è stata complice in tutto quest'imbroglio, pagata da vostro fratello.

BORRACCIA
No, sull'anima mia. Quando parlava con me lei non sapeva che facesse. Quella ragazza è stata sempre giusta e onesta in tutto quello che conosco di lei.

SANGUINELLO
E poi, eccellenza, una cosa, che per disgrazia non fu messa nero su bianco: il qui presente querelante e offensore mi ha chiamato somaro. Supplico vostra eccellenza che sia tenuto presente all'atto della condanna. E poi la ronda li sentì parlare di un certo Fetente, che dicono porta una chiave appesa all'orecchia col lucchetto che pende, e piglia soldi in prestito a nome del padreterno, cosa che ha fatto tanto e senza restituzione che ora la gente diventa dura di cuore e non impresta niente a nome d'Iddio. Vi prego di esaminarlo su questo punto.

LEONATO
Ti ringrazio per la premura e le oneste fatiche.

SANGUINELLO
Voscenza parla come un giovanotto riconoscente e riverente, e io lodo Iddio per voscenza.

LEONATO
Prendi questo per il disturbo.

SANGUINELLO
Dio salvi la casata!

LEONATO
Vai che al prigioniero ci penso io, e grazie.

SANGUINELLO
Lascio a vostro onore uno scannapecore, che supplico vossignoria di castigarsi in persona per esempio di tutti gli altri. Voscenza benedica! Auguri, auguri e una rapida guarigione! Vi do umilmente licenza di andarvene, e Dio ne scampi e liberi sempre dal rivederci in buona salute! Andiamo via compare.


Escono Sanguinello e Crescione.

LEONATO
Signori miei, ci vediamo domattina.

ANTONIO
Statevi bene signori, vi aspettiamo domani.

DON PEDRO
Non mancheremo.

CLAUDIO
Stanotte farò veglia con Ero.


Escono Don Pedro e Claudio.

LEONATO (alla ronda)
Portate avanti quei due. Voglio parlare a Margherita, per sapere come ha conosciuto questo svergognato.


Escono.

 

atto quinto - scena seconda

Entrano Benedetto e Margherita.

BENEDETTO
Cara signora Margherita, la prego mi faccia il favor d'aiutarmi a parlare con Beatrice.

MARGHERITA
Sì, ma voscenza me lo scrive un sonetto in lode delle bellezze mie?

BENEDETTO
Come no, Margherita, e in uno stile così alto che nessun uomo vivente potrà mai montar sopra, perché la verità sacrosanta è che tu te lo meriti.

MARGHERITA
Come come, nessuno potrà montarmi sopra? E perché, dovrò sempre restare nel sottoscala?

BENEDETTO
Uh, hai la lingua pronta tu, come la bocca d'un can levriere: chiappa di botto.

MARGHERITA
E voi invece l'avete spuntata come una spada per la scherma: tocca e non picca.

BENEDETTO
Oh beh, è una lingua da uomo, Margherita, non fa male a una ragazza. Ora la pregherei, mi chiami Beatrice, che io abbasso lo scudo e glielo do.

MARGHERITA
Dateci le spade piuttosto, ché gli scudi li abbiamo già.

BENEDETTO
Guarda che se usi lo scudo, Margherita, vi devi avvitar ben bene lo spunzone col cacciavite; e sono strumenti pericolosi per le ragazze.

MARGHERITA
Bbi, meglio chiamarvi Beatrice che ha buone gambe.

 

Esce Margherita.

BENEDETTO (canta)
E quindi verrà
Il Dio d'amor
che sta lassù
e sa, e sa di me,
com'io meriti merzè...

per come canto voglio dire. Ma nell'amore, il campion di nuoto Leandro, e Troilo che per primo diè lavoro a un ruffiano, e poi anche un intero tomo di storie di questi fu-strapazzatappeti, i nomi dei quali saltano ancor dolcemente sul liscio cammino dei versi sciolti, bene, tutti sti eroi non fur mai così voltati e rivoltati dall'amore come il mio povero me. Maria vergine, riuscissi a metterla in rima quest'idea! Ci ho provato. Macché, non riesco a trovar altra rima a "fanciulla" che "culla", una rima da bebè; a"scorno" che "corno", una rima sboccata; e a "scolaro" "somaro", una rima scema. Rime poi che non annunziano niente di buono. No, si vede che non son nato sotto una stella poetica, e non so far la corte con questi termini da festival.

Entra Beatrice.

O Beatrice cara, io ti chiamo e tu vieni!

BEATRICE
Signorsì e me ne vado appena me lo dici.

BENEDETTO
Oh, resta finché dico "vai!"

BEATRICE
Hai detto "Vai" e perciò ti saluto. Però me ne voglio andare con ciò che cercavo, cioè, sapendo che cosa è successo tra te e Claudio.

BENEDETTO
Solo brutte parole. Dopodiché voglio darti un bacio.

BEATRICE
Le brutte parole son brutto vento, e il vento brutto è brutto fiato, e il fiato brutto è fastidioso, perciò me ne vado senza baci.

BENEDETTO
Eh, hai spaventato la parola facendola cambiar di senso, tanto gagliardo è il tuo spirito. Ma allora ti dico chiaro e tondo che Claudio ha avuto la mia sfida, e perciò o mi dà una risposta pronta, o lo dichiaro un codardo. E ora ti prego di dirmi, per quale dei miei difetti hai cominciato a innamorarti di me?

BEATRICE
Per tutti insieme. Perché essi formano una repubblica viziosa così perfetta, che non ci può entrare neanche una virtù. E ora dimmi, per quale delle mie virtù ti sei ammalato d'amore per me?

BENEDETTO
Ammalato! Hai detto bene, io son davvero ammalato d'amore, perché ti amo contro la mia volontà.

BEATRICE
Sì, a dispetto del cuore, penso. O povero cuore! Se tu gli fai dispetto per amor mio, io gli farò dispetto per amor tuo: non posso certo amare quel che il mio amico non ama.

BENEDETTO
Tu ed io siamo troppo intelligenti per amarci in pace.

BEATRICE
Non si direbbe da ciò che dici: su venti uomini intelligenti non ce n'è uno che si loderebbe da sé.

BENEDETTO
Ma cara Beatrice, codesta l'è un'idea superatissima, l'andava bene ai tempi di mio nonno. Oggi, se un uomo non si tira su il monumento da solo e avanti che crepi, poi dopo la sua memoria non durerà più d'un tocco di campana, o più d'una lacrima di vedova.

BEATRICE
Vale a dire quanto esattamente?

BENEDETTO
Mo' quanto può essere? Un'ora di strilli e un quartin di moccio, oh vé. Perciò gli conviene assai a un uomo savio, se Padron Tarlo la coscienza non ha niente contro, di far la trombetta delle sue virtù, proprio come faccio io. E tanto basta per le lodi di me sopra me, che, l'attesto io stesso, son ben meritate. E ora dimmi, come sta tua cugina?

BEATRICE
Sta molto male.

BENEDETTO
E tu come stai?

BEATRICE
Anch'io molto male.

BENEDETTO
Raccomandati a Dio, amami e ravvediti. E ora ti lascio, che arriva qualcuno di fretta.

Entra Orsola.

ORSOLA
Signora, deve venire subito da suo zio. C'è gran confusione in casa. Hanno provato che la signora Ero è stata calunniata, il Principe e Claudio pigliati per fessi, e l'autore di tutto è Don Giovanni, che se n'è scappato. Volete venire subito?

BEATRICE
Vuol sentire voscenza queste novità?

BENEDETTO
Io voglio starti nel cuore, venir meno nel tuo grembo e farmi seppellir nei tuoi occhi; e poi anche voglio andare con te da tuo zio.

 

Escono.

 

atto quinto - scena terza

 

Entrano Claudio, Don Pedro, Baldassarre, e tre o quattro con fiaccole, tutti vestiti a lutto.

CLAUDIO
È questa la cappella di Leonato?

UN GENTILUOMO
Sì, monsignore.

CLAUDIO (legge su un rotolo)
Epitaffio
Da false lingue uccisa
fu Ero che qui giace;
Morte, a farle giustizia,
le dà fama immortale.
Così la vita morta nell'infamia
vive in sua morte e gloria l'accompagna.
Pendi sulla sua polvere
e lodala quand'io non ho più voce.
Suonate ora, musicisti, cantate l'inno solenne.


Canzone.

BALDASSARRE
Mercè, dea della notte,
per chi tua ninfa spense;
con canti di dolore
qui attorno viensi.
Anche tu piangi, notte,
accompagna il corrotto
coi gemiti.
Apritevi voi, tombe,
mentre lodiamo l'ombre
coi gemiti, coi gemiti.


CLAUDIO
E ora, buona notte alle tue ossa!
Verrò ogni anno a celebrare il rito.

DON PEDRO
Signori miei, buon giorno! Spegnete quelle torce. I lupi han rapinato. Ed ecco, il dolce dì precede le ruote del Sole, e tutt'intorno screzia di grigio il sonnolento oriente. Grazie a voi tutti, andate pure: addio.

CLAUDIO
Buon giorno, amici. Vada ognuno a casa.

DON PEDRO
Via, usciamo da qui. Andiamo a indossare altri vestiti, e poi a casa di Leonato.

CLAUDIO
Ci sia propizio Imene più che non fu con questa giovane per la quale abbiamo pianto.

 

Escono.

 

atto quinto - scena quarta

 

Entrano Leonato, Antonio, Benedetto, Beatrice, Margherita, Orsola, Frate Francesco, e Ero.

FRATE
Non ve l'ho detto io ch'era innocente?

LEONATO
Anche il Principe e Claudio: l'accusarono per l'errore di cui avete sentito; però, anche senza volerlo, Margherita ha qualche colpa, com'è risultato nel corso dell'inchiesta.

ANTONIO
Beh, son lieto che tutto sia finito così bene.

BENEDETTO
Anch'io! Sennò dovevo, sulla parola data, chiamare Claudio a rendermi ragione.

LEONATO
E ora, figlia, e voi altre donne, ritiratevi tutte in una stanza, e quando chiamo entrate con le maschere. Il Principe e Claudio mi han promesso di venire a quest'ora. Tu, fratello, conosci la tua parte: devi essere il padre di tua nipote, e darla in moglie al conte.

 

Escono le donne.

ANTONIO
Il che farò con aria imperturbabile.

BENEDETTO
Frate Francesco, forse avrò bisogno del vostro aiuto.

FRATE
In cosa, monsignore?

BENEDETTO
Per legarmi o disfarmi: o l'una o l'altra. Signor Leonato, la verità è, caro sior, che questa sua nipote mi guarda di buon occhio.

LEONATO
Certo, è l'occhio
che le ha dato mia figlia.

BENEDETTO
E io la guardo con un occhio d'amore.

LEONATO
E questo è l'altro occhio, mi pare, che v'abbiamo dato io, Claudio e il Principe. Ma che intenzione avete?

BENEDETTO
Signor mio, la risposta l'è enigmatica. Ma per me voglio, e spero lo vogliate anche voi, maritarmi ora oggi stesso con lei, onorabilmente. Ed è in questo, buon frate, che vi chiedo di aiutarmi.

LEONATO
Per me, con tutto il cuore.

FRATE
E col mio aiuto. Ma arrivano il Principe e Claudio.

Entrano Don Pedro, Claudio, e due o tre altri.

DON PEDRO
Buon giorno a questa bella compagnia!

LEONATO
Buon giorno, Principe. Claudio, buon mattino. Siamo qui per servirvi. Siete ancora deciso a sposar oggi la figlia di mio fratello?

CLAUDIO
Io sto deciso, fosse lei un'etiope.

LEONATO
Chiamatela, fratello. E qui c'è pronto il prete.
 

Esce Antonio.

DON PEDRO
Buon giorno, Benedetto. Dico, che ti succede, che tieni quella faccia di febbraio piena di gelo, nuvole e tormenta?

CLAUDIO
Credo che pensi a quel toro selvatico. Suvvia, amico, non ti dare briga. Alle tue corna mettonsi capsule di oro e tutta quanta Europa sarà lieta di te, come già fu una volta per l'addietro che l'era in groppa a Giove infatuato mutato in animale eletto ed arrapato.

BENEDETTO
Amico, Giove aveva un muggito leggiadro e un toro ugual montò la mucca di tuo padre, e in quella nobile impresa fé un vitello che a belar t'assomiglia come un fratello.

CLAUDIO
L'è a buon rendere. Ora ho altri conti a saldare.

Entrano Antonio e le donne mascherate.

Qual è la donna ch'io debbo spiccare?

ANTONIO
Questa qui, e io ve la do.

CLAUDIO
Beh, allora è mia. Cara, fatti vedere in viso.

ANTONIO
No, non dovete. Prima, pigliatele la mano davanti al frate, e giurate di sposarla.

CLAUDIO
Dammi la mano. Davanti a questo santo frate, se mi vuoi, sono tuo marito.

ERO (si toglie la maschera)
E io, quando vivevo, ero l'altra vostra moglie, e quando voi amavate, eravate il mio altro marito.

CLAUDIO
Un'altra Ero!

ERO
Niente di più certo. Una Ero morì disonorata, ma io sono viva, e com'è vero che vivo, sono vergine.

DON PEDRO
La Ero di prima! Ero che è morta!

LEONATO
Monsignore, era morta mentre viveva la sua calunnia.

FRATE
Posso smorzarvi io tutta la meraviglia quando avremo finito i sacri riti e vi dirò ampiamente com'è morta la bella Ero. Intanto, che il miracolo vi sembri cosa naturale, e subito andiamo in chiesa.

BENEDETTO
Piano, piano, frate, chi è Beatrice?

BEATRICE (si toglie la maschera)
Io mi chiamo così. Cosa volete?

BENEDETTO
Mo' non mi amate più?

BEATRICE
Beh no, non più di quanto è ragionevole.

BENEDETTO
Ma allora vostro zio, Don Pedro e Claudio sono stati imbrogliati: giuravano che mi amavate.

BEATRICE
Voi mi volete bene?

BENEDETTO
Ah no, non più di quanto è ragionevole.

BEATRICE
Ma allora mia cugina, e Margherita, e Orsola sono state imbrogliate di brutto; mi giuravano che me ne volevate.

BENEDETTO
A me m'hanno giurato che eri quasi malata per me.

BEATRICE
E a me giurarono che eri quasi morto, a causa mia.

BENEDETTO
Che favole! Ma allora non mi ami?

BEATRICE
No davvero, vi contraccambio come amica e basta.

LEONATO
Nipote, la finiamo? Sono certo che l'ami.

CLAUDIO
E io lo giurerei che lui l'ama. Difatti ecco una carta scritta di sua mano, un sonettaccio zoppo che figliò la sua mente, imbastito per lei.

ERO
E questo è un altro scritto da mia cugina, che le sfilai di tasca, coi suoi trasporti per un certo Benedetto.

BENEDETTO
Miracolo! Le nostre mani contro i nostri stessi cuori. Dai, vieni, ti accetto. Ma per la luce del sole lo faccio per filantropia.

BEATRICE
E io non ti dico di no. Ma, per questa bella giornata, lo faccio perché cedo a tante insistenze, e un po' per salvarti la vita, perché mi dicono che sennò muori tisico.

BENEDETTO (baciandola)
Taci! Ti tappo la bocca.

DON PEDRO
E ora come ti senti, Benedetto, uomo ammogliato?

BENEDETTO
Le dirò, illustrissimo: un battaglion di burloni non mi farebbe cambiar idea. Cosa crede che m'importi di una satira o d'un epigramma? Ma no! Se un uomo si fa battere dallo spirito di patata, non avrà mai indosso nulla di bello. Per farla corta, visto che ho intenzion d'accasarmi, non ho intenzion di curarmi affatto di ciò che il mondo può dire al contrario. E dunque non è il caso di sfottermi per quel che ho detto contro: l'uomo è una bestia volubile, e questa è la mia conclusione. Quanto a te, figlio bello, pensavo di darti una lezione, ma visto che sei al punto di diventar mio parente, vivi pure senza sgraffi per amar mia cugina.

CLAUDIO
E io speravo che tu dicessi no a questa giovane, che io t'avrei fatto sortire a legnate dalla tua scapolaggine, così da fare di te un uomo a due facciate: il che tu sarai senza dubbio, se mia cugina non ti tiene d'occhio strettamente.

BENEDETTO
Va là, va là, siamo amici no? Orsù facciamo una bella danza prima di maritarci, per far più leggeri i nostri cuori e i calcagni di queste sposine.

LEONATO
Il ballo lo avremo dopo.

BENEDETTO
L'avremo prima, vi dico! Perciò, musica, attacca! Principe, tu sei triste. Trovati moglie, trovati moglie! Non c'è bastone più degno di uno col manico di corno.

Entra un messo.

MESSO
Monsignore, vostro fratello Don Juan l'han preso in fuga, e riportato a Messina sotto scorta.

BENEDETTO
Non ci pensi, non ci pensi fino a domani! Gliela trovo io una punizione coi fiocchi. Su attaccate pifferai!


Ballano e poi escono.

 

 

 

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