William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

Enrico IV, Parte I

 

Enrico IV - Parte II

(“King Henry the Fourth, Second part” - 1598)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

Introduzione

 

L'allegria di Shakespeare è l'allegria pura della creazione, capace di rimanere tale anche quando s'intreccia con la malinconia o con la tragedia. Simile in questo a quella del grande personaggio di Falstaff che troneggia sullo sfondo di "Enrico IV".

Rappresentato la prima volta nel 1597, "Enrico IV" è un dramma storico diviso in due parti, ciascuna in cinque atti. Un'opera monumentale che, come evidenzia il sottotitolo, mette in scena "la storia di Enrico IV con le battaglie contro i ribelli del Nord e le trovate comiche di Fastaff". Mentre i nobili del Nord marciano su Londra per rovesciare il potere di re Enrico IV (1399-1413), suo figlio Enrico, il principe di Galles, ama trascorrere una vita scapestrata in compagnia di Falstaff, con il quale partecipa comunque alla risolutiva battaglia di Shrewsbury.  Qui viene ucciso il rivale Hotspur "Sperone di Fuoco" e Falstaff - novello "miles gloriosus" - cerca di farsene vanto.

Nella seconda parte, il sodalizio tra Falstaff e il giovane Enrico cessa d'improvviso con la morte di Enrico IV e l'ascesa al trono del figlio, il quale, negando tutte le aspettative di Falstaff, decide di rompere definitivamente con il proprio scapestrato passato nel nome del primato assoluto della corona "Enrico IV" può essere definito per la mirabile unità tematica nella complessità della struttura, per l'ampiezza della vicenda storica rievocata e la molteplicità dei personaggi, per la straordinaria, virtuosistica ricchezza del linguaggio nell'alternarsi di prosa e di poesia, il capolavoro di Shakespeare nell'ambito delle storie inglesi.

Mai come in "Enrico IV" Shakespeare ha saputo fondere la multiforme ricchezza cromatica del chronicle play con la forza dinamica del dramma "marlowiano", creando una realtà teatrale a un tempo molteplice e unitaria in cui un unico tema - l'allegoria morale dell'ascesa e caduta dei potenti - viene ripreso e modulato in chiavi diverse e messo a contrasto con il tema opposto e parallelo della caduta e del riscatto nei tre grandi protagonisti del dramma: re Enrico, Falstaff, l'immortale "prediletto della luna", e l'amletico e istrionico principe di Galles, autentico elemento portante e centro focale dell'opera.

 


 

Scorcio storico epigrafato in una lastra immobile dell’Inghilterra della prima decade del quattrocento. Non la storia di un re, ma l’epopea storico politica di una potenza nascitura. Due drammi di 5 atti ciascuno rappresentati in giorni diversi.

L’Enrico IV è la seconda e la terza puntata della tetralogia aperta con la cronistoria di Riccardo II (fino all’abdicazione in favore di Enrico Bolingbroke poi Enrico IV) e chiusa con l’apologia del figlio Enrico V, re di Inghilterra e Francia ed eroe del 1415 ad Agincourt. Ora che la tetralogia è finita è il caso di chiarire le tappe storiche: Riccardo II l’imbelle abdica in favore di Enrico IV; Enrico V, figlio del IV, spadroneggia per una decina d’anni; Enrico VI (tornerò su lui) figlio del V, risulterà meno capace del padre; Riccardo III usurperà il trono di Edoardo IV e sarà sfidato e ucciso da Richmond, futuro Enrico VII.

L’Enrico IV è la cerniera fondamentale; il ciglio di unione tra le profezie annunciate a seguito dell’instabilità del regnante Riccardo II e il futuro estuario di glorie e onori, che da lì a cinque secoli, la corona di Londra conoscerà con alterne vicende. Nella maniera più assoluta quindi, il doppio dramma non può e non deve essere (nelle intenzioni di Shakespeare è già chiaro alla fine del ‘500) la narrazione della vita e delle gesta di un re.

Il dramma si svincola dai binari del Riccardo II in cui lo stesso dolore di Enrico Bolingbroke futuro re, per la morte di Riccardo abdicante, lasciava presupporre coi suoi stralci apologetici e in qualche modo personalizzati in un possibile dramma successivo. L’ascesa dell’indomabile Enrico aiutata dai Percy e dai nobili più autorevoli della fine del ‘300 inglese (Riccardo muore nel 1399) si ferma con la sua incoronazione, quando l’autorevolezza di un vero re passa per gli sguardi sviliti di un ex sovrano.

L’Enrico IV è la storia di un insieme di uomini, articolata con una divergenza di prospettive, finalizzate a inquadrare nel futuro di una grande nazione colui che ne stabilizzerà i destini. Tutto sembra ruotare intorno alla figura nascente di Henry, Principe di Galles, primogenito del re ed erede al trono. A dirla tutta, la cosa non è così evidente almeno nel primo volume del dramma, ma proprio per questo appare ben concepita e quindi ancora più intenzionalmente strutturata. Nell’Enrico IV ruotano secondo i cambi di scena personaggi assolutamente antitetici, superficialmente lontani da una costruzione comune, ma in realtà utilissimi all’architettura del racconto globale.

Se da una parte Enrico IV scricchiola davanti alla parete di oppositori che gli si pone di fronte, dall’altra le gesta microcriminali e sciagurate dell’erede al trono sembrano avvalorare il destino diretto ad una nemesi storica evidente. L’antico vigore del sovrano sembra trasformarsi in pavida incapacità; le gesta che ne fecero il salvatore della Patria sembrano rilette in chiave meschina fino a sfiorare la schietta traduzione dell’incoronazione di Enrico IV con l’usurpazione del regno. Il figlio del conte di Northumerland Enrico Percy, detto Hotspur quasi ad evidenziarne la scalmanata foga in arcione, rappresenta l’eroismo possibile a fronte di un insolente e indolente prole (il figlio di Enrico IV, futuro Enrico V), sciamannata, sciagurata, fin oltre i margini dell’orribile condotta e dell’alcolismo. È evidente che a questo proposito assume una leggendaria fama la figura di John Falstaff che sembrerebbe un giubbotto lucido dei nostri tempi, ma in realtà è l’epicentro tragicomico di tutto il dramma (il personaggio reale nell’epilogo è descritto come Oldcastle ma per onore degli eredi fu commutato). Le avventure da bassa taverna del Principe di Galles in compagnia di Falstaff e degli altri personaggi quali Pistol, Peto, Bardolph e su tutti Mistress Quickly vanno esattamente in questa direzione. Un Principe destinato al fallimento come uomo e come erede di una missione storica si confonde negli spassosissimi intrecci dei bassi fondi e ignora per quasi tutta la prima parte del dramma il futuro che gli sta passando accanto. La spaccatura amplifica i tormenti e le debolezze dell’Enrico, "quarto di questo nome", e accelera il ribaltamento in fieri della storia narrata.

La scena quarta del quinto atto del primo volume è l’acme della trasformazione; la materializzazione in teatro di uno scontro sfiorato come idea all’inizio e via via sempre più intuito come realizzabile tra Hotspur e il Principe Enrico, futuro Enrico V. Lo scontro è leale. La stima dei due sanguigni rampolli cancella ogni patina di trama oscura relativa ai rispettivi padri. La morte dell’Enrico Percy (non è colpa di nessuno se si chiamano tutti Enrico) a vantaggio del ravveduto e legittimo erede al trono, avviene come l’ineluttabile disegno del destino già scritto, più grande e forte degli eroismi individuali. Da una parte il sangue versato di chi, sotto il profilo di alti ideali, vuole riscattare il decoro del proprio casato e di un Inghilterra confusa; dall’altra l’onore e l’orgoglio regale di chi è deciso a riprendersi due prospettive: quella individuale, persa in anni di scorrerie in compagnia di balordi; quella della corona, in bilico tra mala condotta e ombra di usurpazione. Lo scontro individuale nel campo di Shrewsbury è il momento più alto dell’epica dell’Enrico IV; senza dubbio. Il dramma continua lungo la via del ribaltone che da qui in poi stabilizza Enrico Principe di Galles in una nuova posizione nel cuore del padre e del popolo inglese. La forza brilla nel campo lealista e tutto il fronte dei ribelli al re, che in Hotspur incarnavano la rinascita, si incanala verso la dissipazione nell’oblio. Sempre più, scena dopo scena, nel secondo volume la figura del futuro Enrico V appare segnata da una logica morale e istituzionale diversa. Ciò che appariva buio e confuso riluce di una nuova chiarezza lasciando alle bravate di Falstaff e alle comiche del suo entourage (ci fidiamo, visto che le traduzioni degli strafalcioni da bottega lasciano il tempo che trovano) il solo scopo di alleggerire un dramma di intensità notevole. Il futuro del crapulone ubriacone compagno di merende dell’erede al trono è deposto in un letto di morte periferico, neanche troppo dettagliato nell’Enrico V. La luce del sovrano e dei destini d’Inghilterra a quel punto però già brillerà da tempo in modo autonomo e Shakespeare ne avrà tratto le note su cui ho speso altra recensione. Tutto s’incastra, tutto scivola secondo un tema preordinato. Non si percepisce con sussulti neanche la virulenza dei passaggi e il pressoché repentino cambio di orizzonti tra i personaggi. La grande stabilità espositiva è sbalorditiva in un dramma così lungo e articolato. Un’ovvietà da cui non potevo prescindere. Arriva come una porta già spalancata il riavvicinamento definitivo tra padre e figlio erede al capezzale di Enrico IV. Le lacrime del ravveduto Principe vicino al re in procinto di spirare e i consigli di buon governo per il futuro dell’Inghilterra sono immortali nella storia della drammaturgia.

“…Ebbene per quanto tu possa considerati più sicuro di quanto non fossi io, non potrai esserlo in modo assoluto…” mormora Enrico IV morente nella quinta scena del quarto atto. La ribellione è domata nelle armi; le intenzioni degli uomini sono fuochi ardenti da cui il Principe rinato a nuova vita dovrà guardarsi. Tanto più nazional popolare quanto più gli saranno utili i trascorsi da manigoldo amico di manigoldi. Ci si congeda dall’Enrico IV e si rimanda tutto al V, con la ritrovata fede nelle istituzioni di cui il nuovo Re sarà garante. Il John Falstaff simbolo della leggiadria sbandata e della cattiva e goliardica condotta sarà sospeso fino a nuovo dramma e la fierezza rurale e popolare di una nuova era dell’Inghilterra trova il plauso necessario nella giustizia distribuita a piene mani tra le ultime tre scene del quinto e ultimo atto della seconda parte.

 

 

Inizio pagina

 

RIASSUNTO

 

da Wikipedia

 

Le due parti dell’Enrico IV sono un racconto, in forma teatrale, della storia d’Inghilterra tra il 1399 e il 1413, le date che aprono e chiudono il regno di Enrico Bolingbroke, successo al cugino Riccardo II Plantageneto. Protagonista, accanto al padre re, è il figlio primogenito Enrico, principe di Galles, il futuro Enrico V, la cui ascensione al trono del padre è preceduta da una giovinezza scapestrata trascorsa in compagnia di una congrega di personaggi da trivio, autori d’ogni specie di malefatte ai danni dei sudditi di sua maestà; dai quali trascorsi il principe si ravvedrà e riscatterà, dimostrandosi idoneo ad assumere, alla morte del padre, quel ruolo di sovrano saggio e valoroso nel quale è entrato nella storia d’Inghilterra.

Enrico IV è un usurpatore. Figlio di Giovanni di Gaunt, quartogenito di re Edoardo III, s’è impadronito del trono dopo aver deposto suo cugino Riccardo II Plantageneto. Le vicende di questa usurpazione Shakespeare aveva già cantate nel Riccardo II, di cui le due parti dell’Enrico IV sono pertanto la prosecuzione. Il tormentato regno di questo re usurpatore aprirà la dinastia dei Lancaster sul trono d’Inghilterra e sarà contrassegnato, sul piano nazionale, dalle rivolte dei nobili del Galles e di Scozia, e sul piano familiare dall’amarezza del re per la giovinezza scapigliata e dissoluta del primogenito ed erede, Enrico, denominato nel dramma coi vezzeggiativi “Harry” e “Hal”.

Terzo protagonista dei due Enrico IV è il corpulento compagno d’imprese birbonesche del giovane Harry, Sir John Falstaff, la cui vicenda fa da sottotrama, a mo’ di contrappunto, a quella principale: un personaggio la cui comicità - la meglio riuscita di tutto il teatro shakespeariano - piacerà tanto alla regina Elisabetta, da indurla a chiedere a Shakespeare di farlo ancora rivivere sulle scene mostrandolo, per giunta, innamorato cavalier galante: e sarà il Sir John Falstaff delle Allegre comari di Windsor.

 



Il dramma si apre nel 1402, terzo anno di regno di Enrico IV. L’Inghilterra è impegnata militarmente su due fronti: coi ribelli gallesi ad ovest, con gli scozzesi a nord. Contro questi ultimi sta combattendo, alla testa delle forze regie, Enrico Percy, il giovane figlio del duca di Northumberland, soprannominato “Sperone ardente” (“Hotspur”) per la sua irruenza negli assalti a cavallo. Un messaggero annuncia la sua vittoria sugli scozzesi (ottobre 1402) con la cattura di molti importanti prigionieri. Per contro, sul fronte gallese le truppe regie hanno subito una severa disfatta; (l’episodio è avvenuto qualche mese prima, ma Shakespeare lo fa apparire come contemporaneo al primo perché ciò gli serve per introdurre nel dramma - e giustificarlo - il rinvio di una spedizione in Terrasanta che Enrico avrebbe voluto fare in espiazione delle colpe di cui si sente responsabile per aver usurpato il regno a Riccardo II dopo averne provocato la morte in prigione.

Con la vittoria sui ribelli gallesi, “Sperone ardente” ha catturato prigionieri diversi nobili. Il re li reclama per sé, ma “Sperone ardente” rifiuta di darglieli. Questo sarà motivo di rottura tra re Enrico e i Percy, padre e figlio, i quali, per ripicca, alleati ad altri nobili, passeranno a combattere il re a fianco degli scozzesi. I due eserciti si scontreranno a Shrewsbury, dove “Sperone ardente” sarà ucciso in duello dal giovane principe di Galles; e con questo episodio, che annuncia il ravvedimento del giovane Enrico e il riscatto dei suoi dubbi trascorsi si chiude questa prima parte dell’Enrico IV.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico IV - Parte II

(“King Henry the Fourth, Second part” - 1598)

 

 

Personaggi

 

FAMA, il prologo

RE ENRICO IV

ENRICO, PRINCIPE DI GALLES, in seguito coronato RE ENRICO V

 

Figli di Enrico IV e fratelli di Enrico V
JOHN, PRINCIPE DI LANCASTER

HUMPHREY DI GLOUCESTER,
THOMAS DI CLARENCE

 

Avversari di re Enrico IV
CONTE DI NORTHUMBERLAND

RICHARD SCROOP arcivescovo di York
LORD MOWBRAY
LORD HASTINGS
LORD BARDOLPH
TRAVERS
MORTON
SIR JOHN COLEVILLE

 

Del partito del Re
CONTE DI WARWICK
CONTE DI WESTMORELAND
CONTE DI SURREY
SIR JOHN BLUNT
GOWER
HARCOURT
LORD GIUDICE SUPREMO
IL SUO SERVO
ROBERT SHALLOW, SILENCE:
giudici di campagna
DAVY, servo di Shallow
FANG e SNARE, due sergenti


Soldati campagnoli

RALPH MUFFA
SIMONE OMBRA
TOMMASO PORRO
FRANCO FIACCO
PIETRO TORELLO


Begli umori singolari

NED POINS
SIR JOHN FALSTAFF
BARDOLPH,
PISTOL
PETO
PAGGIO DI FALSTAFF


MOGLIE DI NORTHUMBERLAND
LADY PERCY
, vedova di Henry Percy
QUICKLY, ostessa
DOLL TEARSHEET
BALLERINO come EPILOGO
FRANCIS
e altri garzoni d'osteria, guardia e altri sbirri, stallieri, guardiano, messaggero, soldati, lord, accompagnatori
Scena: Inghilterra

 

 

 

LA SECONDA PARTE DI ENRICO IV
CHE CONTINUA FINO ALLA SUA MORTE, E ALL'INCORONAZIONE DI ENRICO V.
CON LE TROVATE DI SIR JOHN FALSTAFF, E DELLO SPACCONE PISTOL.
COME È STATA RAPPRESENTATA PIÙ VOLTE PUBBLICAMENTE

DAI SERVITORI DELL'ONOREVOLISSIMO LORD CIAMBELLANO.

 

ATTO PRIMO - prologo

 

Entra la Fama, coperta di lingue dipinte.

Entrano il Re, Lord John di Lancaster, il Conte di Westmoreland, Sir Walter Blunt e altri.

 

FAMA
Aprite le orecchie, infatti chi di voi chiuderà lo spiraglio all'udito quando strepita la Fama? Dall'oriente all'occidente declinante, col vento come cavallo da posta, io sempre annuncio gli atti intrapresi sul globo di questa terra. Sulle mie lingue cavalcano calunnie ininterrotte che io racconto in tutte le loquele imbottendo le orecchie agli uomini di false nuove. Parlo di pace mentre l'inimicizia segreta sotto il sorriso della sicurezza ferisce il mondo. E chi se non la Fama, chi se non io, fa leve impaurite e difese anticipate mentre la grossa annata, gonfia per altra pena, è giudicata incinta del cupo tiranno Marte, e mica è vero? La fama è uno zufolo suonato da presagi, sospetti, congetture, con una diteggiatura così facile da apprendere che il bestione rozzo dalle mille teste, la moltitudine sempre discorde sempre incerta, lo sa suonare. Ma a cosa serve fare l'anatomia del mio ben noto corpo fra i miei seguaci? Perché la Fama è qui? Corro davanti alla vittoria di re Harry, che in un campo cruento presso Shrewsbury ha battuto il giovane Hotspur e le sue truppe, spegnendo la fiamma della rivolta ardita col sangue dei ribelli stessi. Ma che mi viene da dire la verità di primo acchito? Mio compito è spargere la voce che Harry Monmouth cadde  sottola spada irata del nobile Hotspur, e che il Re davanti alla furia di Douglas piegò la testa unta giù sino alla morte. Tanto ho vociferato per i borghi fra il campo reale di Shrewsbury e questo maniero, mucchio di pietre verminose, dove il padre di Hotspur, il vecchio Northumberland, giace finto malato. I messaggeri sopraggiungono trafelati, e non uno di essi porta notizie apprese da altri che me. Dalle lingue della Fama portano dolci lusinghe false, peggio di mali reali.

 

Esce la Fama.

 

 

 

atto primo - scena prima

 

Da una porta entra Lord Bardolph.


LORD BARDOLPH
Chi è di guardia, ehi?


Entra il guardiano.


Dov'è il Conte?

GUARDIANO
Chi devo annunciare?

LORD BARDOLPH
Di' al Conte che Lord Bardolph lo attende qui.

GUARDIANO
Sua eccellenza è a passeggio nel frutteto. Se piace a vostro onore, bussate al cancello, lui stesso risponderà.

Entra il Conte di Northumberland.

LORD BARDOLPH
Ecco che viene il Conte.


Esce il guardiano.

NORTHUMBERLAND
Che notizie, Lord Bardolph? Ogni minuto ormai dovrebbe generare qualche violenza. Sono tempi agitati. Il dissidio, come un cavallo troppo nutrito, pazzamente ha rotto il freno e travolge tutto davanti a sé.

LORD BARDOLPH
Nobile Conte, vi porto notizie certe da Shrewsbury.

NORTHUMBERLAND
Buone, se a Dio piace!

LORD BARDOLPH
Quanto vorrebbe il cuore. Il Re è ferito quasi mortalmente, e, per la buona sorte di monsignore vostro figlio, il principe Harry è spacciato e i due Blunt uccisi per mano di Douglas. Il giovane principe John e Westmoreland e Stafford si sono dati alla fuga, e il maiale di Harry Monmouth, il pancione Sir John, è prigioniero di vostro figlio. Ah, un giorno tale, così condotto, combattuto e conquistato, non ha più dato lustro alla sua epoca dai successi di Cesare!

 

NORTHUMBERLAND
Come l'avete appreso? Vedeste il campo? Venite da Shrewsbury?

LORD BARDOLPH
Ho parlato, monsignore, con uno che ne veniva, un gentiluomo fine e di buon nome, che francamente mi riferì queste notizie per vere.

NORTHUMBERLAND
Ecco il mio servo Travers, da me mandato martedì scorso a raccogliere notizie.

Entra Travers.

LORD BARDOLPH
Signore, l'ho superato a cavallo per strada ed egli non ha altre certezze che quelle che può forse udire da me.

NORTHUMBERLAND
Dunque, Travers, che buone notizie porti?

TRAVERS
Signore, Sir John Umfrevile mi rispedì con notizie felici, e, avendo cavallo migliore,  i superò. Dietro lui sopraggiunse a tutto sprone un gentiluomo, quasi esausto dalla corsa, che si fermò per dar respiro al cavallo sanguinante. Mi chiese la via per Chester, e io a lui domandai notizie di Shrewsbury. Mi disse che la ribellione aveva avuto mala sorte e lo sprone del giovane Harry Percy era ormai freddo. Quindi mollò le briglie al buon cavallo e chinandosi affondò i talloni aguzzi nei fianchi ansimanti del povero animale fino all'asta dello sprone, dando un tal balzo che sembrò divorare la strada nella corsa, senza indugiare per altre domande.

NORTHUMBERLAND
Ah! Ripeti. Ha detto che lo sprone di Harry Percy era ormai freddo? Da Hotspur, Coldspur? La ribellione aveva avuto mala sorte?

LORD BARDOLPH
Signore, lasciatemi dire. Se il giovane Lord vostro figlio non ha vinto, sul mio onore, per un nastro di seta mi vendo la baronia. Non parlatene nemmeno.

NORTHUMBERLAND
Perché allora l'uomo che passò Travers avrebbe raccontato quei disastri?

LORD BARDOLPH
Chi, lui? Era un ometto che aveva rubato il cavallo che montava e, per la mia vita, parlava a vanvera. Ecco altre notizie.

Entra Morton.

NORTHUMBERLAND
Sì, il viso di quest'uomo, come un frontespizio, annuncia il carattere di un volume tragico. Così appare la spiaggia su cui la marea imperiosa ha lasciato i segni dell'usurpazione. Di', Morton, sei venuto da Shrewsbury?

MORTON
Sono fuggito da Shrewsbury, nobile mio signore, dove la morte odiosa ha messo la maschera più orrenda per spaventare i nostri.

NORTHUMBERLAND
Che ne è di mio figlio e mio fratello? Tu tremi, e il pallore della tua guancia meglio della tua lingua fa l'ambasciata. Un uomo simile, altrettanto debole e confuso, spento, smorto d'aspetto, addolorato, scostò la tenda di Priamo a notte fonda per dirgli che mezza Troia era bruciata. Ma Priamo trovò il fuoco prima che lui la lingua, e io la morte del mio Percy prima che tu la racconti. Questo vorresti dire: "Tuo figlio fece questo e questo; tuo fratello quest'altro. Così si batté il nobile Douglas..." assordando l'orecchio ansioso con le loro imprese ardite. Ma alla fine, per assordarmi veramente, riservi un sospiro che basterà a soffiar via le lodi, e concludi: "Fratello, figlio e tutti, morti".

MORTON
Douglas è vivo, e vostro fratello, ancora; ma il mio Lord vostro figlio...

NORTHUMBERLAND
Ecco, è morto. Vedi bene come il timore ha lingua pronta! Basta che uno tema quel che non vuol sapere e apprende per istinto dagli occhi d'altri che quel che temeva è accaduto. Ma parla, Morton. Di' a un conte che il suo pronostico è falso, e io lo prenderò come un disonore grato e ti farò ricco in cambio di un tale sgarbo.

MORTON
Siete troppo grande perché io vi contraddica. Avete intùito troppo profetico, paure troppo vere.

NORTHUMBERLAND
Ma tuttavia non dire che Percy è morto. Vedo nei tuoi occhi una conferma riluttante. Scuoti la testa e ritieni pauroso o malvagio pronunciare la verità. Se è ucciso, (dillo.) La lingua che riferisce la sua morte non offende; e pecca colui che nega i morti, non chi dice che il morto non vive più. Eppure il primo a portare notizie ingrate non ne ha guadagno e la sua lingua in seguito suona sempre come una campana tetra, di cui rammentiamo i rintocchi per un amico dipartito.

LORD BARDOLPH
Non posso credere, signore, che vostro figlio è morto.

MORTON
Mi addolora dovervi costringere a credere quel che volesse Iddio che non avessi visto. Ma questi miei occhi lo videro coperto di sangue che si difendeva debolmente, allo stremo e sfiatato, da Harry Monmouth, la cui furia impetuosa schiacciò l'indomabile Percy fin giù a terra, donde vivo mai più si sollevò. In breve, la morte di lui, il cui spirito prestava fuoco anche al più spento zotico dei suoi, saputa che fu, tolse fuoco e calore anche al più coraggioso e vigoroso dei suoi uomini. Poiché la tempra di lui rendeva i suoi di acciaio, e una volta che essa si perse, tutti gli altri ricaddero su di sé, vile piombo pesante. E come quella cosa che pesa di per sé se spinta fugge con velocità maggiore, così i nostri, appesantiti dalla perdita di Hotspur, Resero questo peso tanto leggero con la paura che le frecce non volarono più veloci al bersaglio di come i nostri soldati, mirando alla salvezza, fuggirono dal campo. Allora il nobile Worcester fu in un attimo prigioniero, e il furioso scozzese, il sanguinario Douglas, la cui spada operosa aveva tre volte ucciso il simulacro del Re, perse coraggio e riabilitò la vergogna di quelli che avevano voltato le spalle, e nella fuga, cadendo per la paura, fu catturato. La conclusione è che il Re ha vinto e ha inviato un esercito veloce contro voi, signore, sotto il comando del giovane Lancaster e di Westmoreland. Queste le notizie, tutte.

NORTHUMBERLAND
Avrò tempo sufficiente per dolermene. Nel veleno è medicina, e le notizie che da sano mi farebbero ammalare ora che son malato mi hanno quasi guarito. E come il disgraziato i cui arti deboli di febbre quali cardini senza forza non reggono il corpo vivo, reagisce a un attacco del male, e si sprigiona come fiamma dalle braccia dell'infermiere, così le mie membra indebolite dal dolore, e ora dal dolore infuriate, son tre volte se stesse. Via dunque, vile stampella! Un guanto di scaglie con giunture di acciaio deve coprire questa mano. Via anche, berretta da malato! Proteggi troppo debolmente la testa che principi, incitati dalla vittoria, vogliono colpire. Le mie tempie siano ora cinte di ferro, e sopraggiunga l'ora più cupa che il tempo e l'odio ardiscano opporre all'infuriato Northumberland! Il cielo baci la terra! La mano della natura non più trattenga l'oceano sconvolto! L'ordine muoia! E questo mondo non sia più un teatro che nutra contese per un lungo atto. Invece solo l'animo del primogenito Caino regni nei petti, affinché, teso ogni cuore a azioni sanguinarie, la scena violenta finisca, e l'oscurità provveda a seppellire i morti!

TRAVERS
Questo eccesso di passione vi fa male, monsignore.

LORD BARDOLPH
Caro Conte, non disgiungete la saggezza dal vostro onore.

MORTON
Le vite di tutti i vostri alleati fedeli poggiano sulla vostra salute, la quale, se cedete all'ira tempestosa, per forza peggiorerà.  Conoscevate, signore, le conseguenze di una guerra, avevate calcolato le probabilità, prima di dire: "Armiamoci". Era vostra presupposizione che, nella sorte della battaglia, vostro figlio potesse perire. Sapevate che egli camminava fra pericoli, su un filo sottile, con più probabilità di cadere che di salvarsi. Eravate avvertito che la sua carne poteva ricevere ferite e cicatrici e che il suo spirito ardito l'avrebbe portato dove era maggior pericolo. Eppure diceste; "Parti". E nessuna di queste cose, per quanto evidentissime, poté trattenere l'azione ostinata. Dunque, cosa è avvenuto, la nostra audace impresa cosa ha generato, più di quel che era probabile accadesse?

LORD BARDOLPH
Tutti noi coinvolti in questa perdita sapevamo di affrontare mari tanto rischiosi che dieci contro uno ci avremmo rimesso la vita. Eppure rischiammo per il guadagno promesso, soffocammo la considerazione del pericolo temuto, e ora che abbiamo perso, rischiamo ancora. Suvvia, impegniamo tutto, corpi e beni.

MORTON
È più che tempo. Mio nobile signore, sento per certo, e oso dire il vero, che il buon Arcivescovo di York è in armi con forze ben provviste. È uno che si lega i seguaci a doppio filo. Monsignore vostro figlio non aveva che cadaveri, ombre e simulacri di uomini, per combattere. Poiché la stessa parola "ribellione" separava l'azione dei loro corpi dalle anime, e combattevano nauseati, controvoglia, come chi prende una medicina, e solo le loro armi sembravano stare con noi: ché l'ardimento e l'anima, il termine "ribellione" sembrava averli gelati, come pesci in uno stagno. Ora però il Vescovo rende l'insurrezione sacrosanta. Stimato sincero e religioso nel pensiero, è seguito e col corpo e con la mente, e nobilita la sua insurrezione invocando il sangue del buon re Riccardo, grattato dalle pietre di Pomfret, giustifica con il cielo la propria causa e contesa, dice che difende una terra sanguinante che implora vita sotto il superbo Bolingbroke; e grandi e piccoli accorrono a seguirlo.

NORTHUMBERLAND
Questo già lo sapevo, ma a dire il vero il dolore attuale me lo ha tolto di mente. Entrate con me e ognuno consigli la via migliore per la sicurezza e la vendetta. Preparate corrieri e lettere, fatevi subito alleati. Mai tanto pochi, mai tanto necessari.

 

Escono.

 

 

 

atto primo - scena seconda

 

Entra Sir John Falstaff solo, con il paggio che gli porta spada e scudo.


FALSTAFF
Ehi tu, gigante, che dice il dottore della mia acqua?

PAGGIO
Ha detto, signore, che l'acqua di per sé è bell'e sana, ma quanto al suo proprietario legittimo, può avere più malattie che lui non sappia.

FALSTAFF
Uomini di tutte le risme fanno a gara a punzecchiarmi. Il cervello di questa argilla impastata di sciocchezze, l'uomo, non è capace di inventare niente che faccia ridere più di quel che invento io, o si inventa su di me. Sono spiritoso non solo per me stesso, ma anche causa dello spirito ch'è negli altri. Son qui che cammino davanti a te come una scrofa che ha schiacciato tutti i suoi porcellini tranne uno. Se il Principe ti ha messo al mio servizio per altro motivo che quello di farmi da contrasto, non capisco più niente. Disgraziato mandragolino, sei più adatto a far da fregio sul mio cappello che da paggio alle mie calcagna. Sinora non mi era mai capitato di avere per attendente un cammeo. Però non ti incastonerò d'oro o d'argento, ma di vecchi stracci, e ti rimanderò come un gioiello al tuo padrone... quel tuo padroncino del Principe, che non ha ancora un pelo sul mento. Farà prima a crescermi la barba sul palmo della mano che a lui un pelo sulla guancia, eppure non si fa scrupolo di dire che la sua è la faccia di un reale. Dio la rifinirà quando vuole, per ora non ha un pelo di troppo. Può tenersela al valore di un reale, non c'è barbiere che ci guadagnerà sei soldi; e poi fa il galletto come se fosse uomo da quando suo padre era scapolo. La sua grazia se la tenga pure, la mia però l'assicuro che l'ha quasi persa. Che ha detto mastro Dommelton del raso per la mia mantella e le mie brache?

PAGGIO
Signore, ha detto che dovete procurargli una malleveria migliore di quella di Bardolph. Non ha voluto accettare né la sua né la vostra obbligazione; non gli garbava la garanzia.

FALSTAFF
Vada al diavolo, come il ricco Epulone! Anzi, Dio gli faccia bruciare la lingua anche di più! Figlio di puttana d'un Achitofel! Furfante d'un baciapile tutto salamelecchi! Incoraggiare un gentiluomo e poi far storie sulla garanzia! Ecco che questi bastardi di teste lisce se ne vanno in giro con le loro scarpe alte e con mazzi di chiavi alla cintola, e quando hai combinato con loro un onesto acquisto a credito saltan su con la garanzia. Mi va bene che mi mettano in bocca del veleno per topi se lascio che me la riempiano di garanzie. Pensavo che doveva mandarmi ventidue iarde di raso, come è vero che sono un cavaliere, e invece lui mi manda... garanzie. Be', dorma pure sodo con le sue garanzie, visto che il corno dell'abbondanza già ce l'ha, e la leggerezza di sua moglie ne traspare chiara e tonda. E dire che lui non se ne accorge, nonostante la lanterna che si ritrova in testa. Dov'è Bardolph?

PAGGIO
È andato a Smithfield a comprare un cavallo a vossignoria.

FALSTAFF
Io ho ingaggiato lui in San Paolo, ora lui mi compera un cavallo a Smithfield. Se solo trovo moglie in un bordello sarò servito, accavallato e ammogliato.

Entra il Lord Primo Giudice, con un servo.

PAGGIO
Signore, arriva il nobiluomo che mandò in prigione il Principe per averlo schiaffeggiato a causa di Bardolph.

FALSTAFF
Filiamocela, non lo voglio incontrare.

GIUDICE
Chi è quell'uomo laggiù?

SERVO
Falstaff, se piace a vossignoria.

GIUDICE
Quello che era sospettato della rapina?

SERVO
Lo stesso, signore. Ma poi ha combattuto bene a Shrewsbury, e ora, a quanto ho sentito, sta per andare con un comando da Lord John di Lancaster.

GIUDICE
A York, dunque? Chiamalo un po'.

SERVO
Sir John Falstaff!

FALSTAFF
Ragazzo, digli che sono sordo.

SERVO
Dovete parlare più forte, il mio padrone è sordo.

GIUDICE
Sono certo che è sordo, a ogni buona causa. Vai, tiralo per il gomito; devo parlargli.

SERVO
Sir John!

FALSTAFF
Come! Un furfantello, e chiede l'elemosina! Non ci sono guerre? Non c'è da lavorare? Al Re non mancano uomini? E ai ribelli non servono soldati? Sarebbe una vergogna stare da qualsiasi parte tranne una, ma mendicare è più vergognoso che stare dalla parte peggiore, fosse anche peggiore di quanto il nome di ribellione possa farla credere.

SERVO
Signore, mi prendete per un altro.

FALSTAFF
Perché, ho forse detto che sei un onest'uomo? Se l'avessi detto, avrei mentito per la gola, mettendo da parte la mia qualità di cavaliere e di soldato.

SERVO
Allora, signore, mettete da parte la vostra qualità di cavaliere e di soldato e datemi licenza di dirvi che mentite per la gola se affermate che sono altro che un onest'uomo.

FALSTAFF
Io darti licenza di parlarmi così! Io mettere da parte la dignità che mi si conviene! Se ottieni da me una licenza di questa specie, impiccami; se te la prendi, meglio che t'impicchi tu. Sei sulla pista sbagliata. Via, fuori dai piedi!

SERVO
Signore, il mio padrone vuole parlarvi.

GIUDICE
Sir John Falstaff, una parola.

FALSTAFF
Mio caro signore! Che Dio conceda a vossignoria una buona giornata. Sono felice di vedere vossignoria a spasso. Avevo sentito dire che vossignoria era ammalata. Mi auguro che vossignoria esca col parere del medico. Anche se vossignoria non è ancora del tutto fuori dalla giovinezza, pure ha già un certo sentore di vecchiaia, un po' del condimento del salino del tempo; e prego con tutta umiltà vossignoria di avere una cura assai riguardosa della vostra salute.

GIUDICE
Sir John, vi ho mandato a chiamare prima della vostra partenza per Shrewsbury.

FALSTAFF
Se piace a vossignoria, sento che sua maestà ha avuto qualche disturbo di salute tornando dal Galles.

GIUDICE
Non parlo di sua maestà. Non siete venuto quando vi ho mandato a chiamare.

FALSTAFF
E sento anche che sua altezza si è presa questa bastarda apoplessia.

GIUDICE
Be', Dio gli renda la salute! Vi prego, lasciate che vi parli.

FALSTAFF
Questa apoplessia, a mio avviso, è una sorta di letargo, se piace a vossignoria, una sorta di sonnolenza del sangue, un accidenti di formicolio.

GIUDICE
Perché me ne parlate? Sia quel che sia.

FALSTAFF
Si origina dal troppo penare, dal rimuginare e dalla perturbazione del cervello. Ho letto in Galeno le cause dei suoi effetti. È una specie di sordità.

GIUDICE
Penso che vi siate presa la stessa malattia, infatti non sentite quel che vi dico.

FALSTAFF
Benissimo, signor mio, benissimo. Piuttosto, se vi piace, mi è venuta la malattia del non ascoltare, il morbo del non intendere.

GIUDICE
A mettervi i ceppi alle caviglie forse si migliorerebbe la sensibilità delle vostre orecchie, e non mi dispiacerebbe diventare il vostro medico.

FALSTAFF
Sono povero come Giobbe, monsignore, ma non altrettanto paziente. Vossignoria può prescrivermi la medicina della prigione a causa della mia povertà, ma i dotti avranno un pizzico di dubbio, o un dubbio vero e proprio, che io mi faccia vostro paziente e mi adatti alle vostre ricette.

GIUDICE
Vi mandai a chiamare, per parlarvi, quando contro di voi c'erano delle accuse che avrebbe potuto costarvi la vita.

FALSTAFF
Seguendo il consiglio datomi allora da un avvocato edotto delle leggi militari, non venni.

GIUDICE
Insomma, Sir John, la verità è che vivete in grande infamia.

FALSTAFF
Chi usa cinture larghe come la mia non può vivere in infamie più ridotte.

GIUDICE
I vostri mezzi sono assai ristretti, ma fate un grande spendere e spandere.

FALSTAFF
Magari fosse diversamente! Vorrei avere mezzi da gran signore e una vita più ristretta.

GIUDICE
Avete traviato il giovane Principe.

FALSTAFF
Il giovane Principe ha traviato me. Io sono il pancione, lui il mio cane.

GIUDICE
Be', non mi va di irritare una ferita da poco sanata. Il servizio da voi reso di giorno a Shrewsbury ha messo in qualche modo in miglior luce la vostra impresa notturna a Gad's Hill. Ringraziate i tempi inquieti se da quella faccenda siete uscito quietamente.

FALSTAFF
Mio signore?

GIUDICE
Ma ora che tutto è tranquillo, lasciate le cose come stanno. Non svegliate il lupo che dorme.

FALSTAFF
Svegliare un lupo è brutto come fiutare una volpe.

GIUDICE
Ma cosa! Siete come una candela, per buona parte consumata.

FALSTAFF
Un bel candelone da cerimonia, mio signore, tutto sego. Se dicessi di cera, il mio bell'incarnato mi darebbe ragione.

GIUDICE
Non c'è pelo bianco sul vostro viso che non dovrebbe darvi più sussiego.

FALSTAFF
Più sugo, sugo, sugo.

GIUDICE
Andate in su e in giù dietro al giovane Principe come foste il suo angelo cattivo.

FALSTAFF
Non è così, signore. L'angelo cattivo è una moneta leggera, ma spero bene che chi mi vede mi prenderà senza pesarmi. Pure, sotto certi aspetti, lo ammetto, non ho circolazione. Non so dire. La virtù è così poco considerata in questi tempi di bottegai che il valore vero mena gli orsi ammaestrati per le fiere. La prontezza d'ingegno si riduce a taverniere e spreca il cervello a far conti. Tutte le altre qualità che si confanno a un uomo, a sentire quest'età malevola, non valgono un fico secco. Voi che siete vecchi non considerate le capacità di noi che siamo giovani, misurate il caldo dei nostri fegati con l'amaro della vostra bile. E noi che siamo nell'avanguardia della giovinezza, lo ammetto, siamo pure birbanti.

GIUDICE
Mettete il vostro nome fra i giovani, voi che avete vecchio scritto in faccia con tutti i caratteri dell'età? Non avete l'occhio umido? La mano secca? La guancia giallognola? La barba bianca? La gamba che si raccorcia? La pancia che cresce? La vostra voce non è tremula? Il fiato corto? Il mento doppio? Lo spirito impoverito? E ogni vostro organo devastato dall'età? E ancora vi definite giovane? Via, via, via, Sir John!

FALSTAFF
Monsignore, nacqui verso le tre del pomeriggio, con la testa bianca e la pancia già un po' tonda. Quanto alla voce l'ho persa a forza di incitare all'attacco e cantare inni. Altre prove della mia gioventù non le darò. La verità è che sono vecchio solo nel giudizio e nell'intelletto, e se qualcuno vuol fare con me una gara di ballo per mille marchi, mi dia prima i soldi, e poi sotto! Quanto al ceffone in faccia che vi ha dato il Principe, l'ha dato da principe maleducato e voi ve lo siete preso da Lord assennato. L'ho rimproverato a riguardo, e il leoncino fa penitenza, ma perdio non con cenere e saio, bensì con seta nuova e vino vecchio.

GIUDICE
Ebbene, Iddio mandi al Principe un compagno migliore!

FALSTAFF
Iddio mandi al compagno un principe migliore! Non riesco a togliermelo di torno.

GIUDICE
Be', il Re vi ha separato (dal principe Harry). Sento che andrete con Lord John di Lancaster contro l'Arcivescovo e il Conte di Northumberland.

FALSTAFF
Proprio così, ne ringrazio la vostra bella e cara intelligenza. Ma tutti voi che restate a casa a baciare madama Pace, pregate che i nostri eserciti non si scontrino in una giornata troppo calda, perché ho portato con me due sole camicie, e perdio non ho intenzione di sudare troppo. Se è un giorno caldo, e brandisco altro che una bottiglia, che io non possa mai più sputare bianco. Non c'è impresa pericolosa che faccia capolino, e subito tocca a me. Be', non posso durare in eterno. Però è sempre stato un vizio della nostra Inghilterra, che se ha qualcosa di buono, lo rende comune. Se insistete a dire che sono vecchio, allora lasciatemi riposare. Volesse Dio che il mio nome non facesse tanta paura al nemico. Preferirei essere mangiato dalla ruggine piuttosto che consumato a morte dal moto perpetuo.

GIUDICE
Va be', siate onesto, siate onesto, e Dio benedica la vostra spedizione!

FALSTAFF
Vostra signoria può prestarmi mille sterline per equipaggiarmi?

GIUDICE
Non un soldo, non un soldo. Siete troppo impaziente di portare croci. Buon viaggio. Salutatemi l'amico Westmoreland.

 

Escono il Primo Giudice e il servo.

FALSTAFF
Se lo faccio, schiacciatemi con un maglio che ci voglion tre uomini a sollevarlo. Non si può separare la vecchiaia dall'avidità più di quanto non si possa dividere la carne giovane dalla lussuria. Ma la gotta acciacca l'una e la sifilide rode l'altra, sicché tutte e due prevengono le mie maledizioni. Ragazzo!

PAGGIO
Signore?

FALSTAFF
Quanto c'è nella mia borsa?

PAGGIO
Sette grossi e due soldi.

FALSTAFF
Non mi riesce di trovare rimedio a questa consunzione della borsa. I prestiti non fanno che prolungarla e prolungarla, ma la malattia è incurabile. Vai e porta questa lettera al mio Lord di Lancaster, questa al Principe, questa al Conte di Westmoreland, e questa qui alla vecchia madama Ursula, che ho promesso di sposare tutte le settimane da quando mi sono scoperto sul mento il primo pelo bianco. Presto. Sai dove trovarmi.

 

Esce il paggio.

 

Una sifilide a questa gotta! Oppure una gotta a questa sifilide! Perché l'una o l'altra sta facendo il diavolo a quattro con l'alluce del mio piede. Ma non importa se zoppico, ho la scusa della guerra, e la mia pensione sembrerà tanto più giustificata. Un buon cervello trae profitto da tutto. Io muterò le malattie in vantaggi.

 

Esce.

 

 

 

atto primo - scena terza

 

Entrano l'Arcivescovo, il Lord Cerimoniere Thomas Mowbray, Lord Hastings e Lord Bardolph.
 

ARCIVESCOVO
Dunque avete udito le nostre ragioni e i nostri mezzi; perciò, nobili amici, vi prego tutti, esprimete francamente il vostro pensiero sulle nostre prospettive. E primo voi, Lord Cerimoniere, cosa dite?

MOWBRAY
Concordo interamente sulle ragioni per cui ci armiamo, ma gradirei spiegazioni più convincenti su come con i nostri mezzi pensiamo di giungere a opporci con fronte abbastanza ardita e fiera al potere e alle forze del Re.

HASTINGS
Le nostre forze ammontano sulla carta a venticinquemila soldati scelti; i rinforzi dipendono in buona parte dal grande Northumberland, il cui petto brucia d'ira furiosa per i torti subiti.

LORD BARDOLPH
Lord Hastings, allora la questione è qui: i venticinquemila uomini che abbiamo adesso possono tenere testa senza Northumberland?

 

HASTINGS
Con lui, possiamo farcela.

LORD BARDOLPH
Perdio, ecco il punto. Ma se senza di lui sembriamo troppo deboli la mia opinione è che non dovremmo andare troppo oltre, finché non abbiamo i suoi rinforzi a portata di mano. Infatti in una faccenda sanguinosa come questa, le congetture, le aspettative e le promesse di aiuti incerti non dovrebbero essere ammesse.

ARCIVESCOVO
Verissimo, Lord Bardolph, fu questo appunto il caso del giovane Hotspur a Shrewsbury.

LORD BARDOLPH
Proprio così, signore; si fece forte di speranze, mangiando aria e promesse di soccorso, illudendosi sulla grandezza delle sue forze, più piccole in realtà della sua stima più piccina, e così, con la fantasia eccessiva propria dei pazzi,  condusse i suoi alla mortee a occhi chiusi si tuffò nella disfatta.

HASTINGS
Però, consentitemi, non ha mai recato danno considerare le probabilità e le speranze.

LORD BARDOLPH
Sì invece, se la natura di questa guerra, dico, l'azione imminente, l'impresa in corso, si nutre di speranza come le gemme che vediamo a inizio di primavera, dalle quali non tanto si sperano frutti quanto si dispera per il gelo che le ucciderà. Se pensiamo di costruire, prima misuriamo il terreno, poi disegniamo il progetto. Visto il modello della casa, dobbiamo valutare il prezzo della costruzione, e se troviamo che questo supera le possibilità, che altro facciamo se non ridisegnare il modello con minore ampiezza, o almeno desistiamo del tutto dal costruire? Tanto più in questa opera grande, quasi tirar giù un regno e metterne su un altro, dovremmo considerare luogo, posizione e progetto, accordarci su fondamenta solide, interrogare architetti, conoscere i nostri mezzi, quanto capaci di sostenere tali lavori, di affrontare gli ostacoli. Altrimenti ci facciamo forti di carte e figure, usando i nomi degli uomini anziché gli uomini, come uno che fa il progetto di una casa oltre la sua capacità di realizzarla, e, a metà, rinuncia e lascia il suo investimento inconcluso nuda preda del pianto delle nuvole, rovina su cui l'inverno rude incrudelisce.

HASTINGS
Se anche le nostre speranze di un parto fausto, dovessero nascere morte, e ora possedessimo fino all'ultimo degli uomini previsti, penso che siamo un corpo abbastanza forte, già come siamo, per tener testa al Re.

LORD BARDOLPH
Come, il Re ha solo venticinquemila uomini?

HASTINGS
Non di più per noi, Lord Bardolph, anzi, neppure tanti. Infatti le sue truppe, in questi tempi inquieti, hanno tre avversari; un terzo tiene testa ai francesi, uno a Glendower, per forza un terzo deve affrontare noi. Così il Re, infermo, è spaccato in tre, e le sue casse risuonano vacuamente di povertà e vuoto.

ARCIVESCOVO
Che egli unisca le sue forze disgiunte e ci attacchi in tutta la sua potenza non è da temere.

HASTINGS
Se lo facesse si lascerebbe scoperte le spalle, mentre francesi e gallesi gli latrano alle calcagna. Niente paura.

LORD BARDOLPH
Chi dovrebbe condurre le sue forze qui?

HASTINGS
Il Duca di Lancaster e Westmoreland. Contro i gallesi, lui stesso e Harry Monmouth. Ma chi sia stato inviato contro i francesi non lo so con certezza.

ARCIVESCOVO
Procediamo, e rendiamo note le cause della nostra sollevazione. Il popolo è disgustato del suo eletto, il suo amore troppo ingordo ha ecceduto. Una casa pericolante ed insicura si fa chi costruisce sul cuore del volgo. O folla sciocca, quali applausi scroscianti levasti al cielo osannando Bolingbroke, prima che fosse quel che volevi divenisse! E ora che ti sei addobbata come desideravi, bestiale divoratrice, ne sei tanto sazia che ti stuzzichi da sola per rivomitarlo. Proprio così, cagna volgare, ti liberasti lo stomaco ingordo del regale Riccardo;  e ora vorresti rimangiarti il vomito morto, e ululi nel cercarlo. Come fidarsi di questi tempi? Coloro che, Riccardo vivo, lo volevano morto si sono ora innamorati della sua tomba. Tu che gettasti polvere sulla sua santa testa quando per l'orgogliosa Londra passò gemendo alle calcagna dell'ammirato Bolingbroke, ora gridi: "Terra, ridacci quel re, e prenditi questo!" Maledetti pensieri umani! Passato e avvenire paiono migliori, il presente un male.

MOWBRAY
Riuniamo le truppe e ci mettiamo in marcia?

HASTINGS
Siamo sudditi del tempo, e il tempo ordina di partire.


Escono.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico IV - Parte II

(“King Henry the Fourth, Second part” - 1598)

 

 

atto secondo - scena prima

 

Entrano l'ostessa della locanda e uno o due gendarm, Fang e un altro, seguiti da Snare.

 

OSTESSA
Mastro Fang, avete registrata la mia denuncia?

FANG
È stata registrata.

OSTESSA
Dov'è il vostro sbirro? È uno sbirro robusto? Ce la farà?

FANG (al gendarme)
Ehi tu, dov'è Snare?

OSTESSA
Giusto, perdio! Il buon mastro Snare.

SNARE
Eccomi, eccomi.

FANG
Snare, dobbiamo arrestare Sir John Falstaff.

OSTESSA
Sì, buon mastro Snare, ho fatto la denuncia contro lui e tutto il resto.

SNARE
Potrebbe anche costare la vita a qualcuno di noi, è uno che infilza.

 

OSTESSA
Povera me! State in guardia. Mi ha infilzato nella mia stessa casa, e nel modo più bestiale. Giuro che non gli importa cosa diavolo combina, una volta sguainata l'arma. Ci dà dentro come un diavolo; non risparmia uomo, donna o bambino.

FANG
Se solo gli metto le mani addosso, non mi curo delle sue infilzate.

OSTESSA
No, e io nemmeno. Vi starò a gomito.

FANG
Se solo riesco a dargli un pugno, se solo mi viene a tiro...

OSTESSA
La sua partenza è la mia rovina. Lui sul mio conto, ve lo giuro, è una cosa infinitiva. Buon mastro Fang, tenetelo forte. Buon mastro Snare, non lasciate che se la svigni. Viene incontinente all'Angolo del Norcino, con rispetto parlando, per comperare una sella, ed è intimato a cena alla Testa di Lardo in Via dei Lombardi da mastro Smooth il setaiolo. Fatemi la grazia, ora che il mio procedimento è avviato e il mio caso fatto noto a tutto il mondo, che egli sia costretto a risponderne. Cento marchi è un bel po' da sopportare per una povera donna sola, e io ho sopportato e sopportato e sopportato, e sono stata turlupinata e turlupinata e turlupinata a forza di rinvii di giorno in giorno, che è una vergogna pensarci. Non c'è giustizia a trattare così, a meno che una donna non diventi un'asina o una bestia da soma per sopportare le malefatte di ogni furfante. Eccolo che arriva, insieme a quello scellerato col naso rosso di malvasia, Bardolph. Fate il vostro dovere, fate il vostro dovere. Mastro Fang e mastro Snare, fatemi, fatemi, fatemi il vostro dovere.

 

Entrano Sir John Falstaff, Bardolph e il paggio.

FALSTAFF
Ohibò! A chi è morta la cavallina? Cosa c'è?

FANG
Sir John, vi arresto su denuncia di madama Quickly.

FALSTAFF
Fuori dai piedi, schiavi! Bardolph, sfodera. Tagliami la testa a questo mascalzone. E quella megera gettala nel fosso.

OSTESSA
Gettarmi nel fosso! Ti ci butto io nel fosso! È questo che vuoi, questo? Furfante bastardo! Assassinio, assassinio! Ah! disgraziato uomicida! Sei capace di uccidere i gendarmi di Dio e del Re? Ah, furfante uomicida! Sei un uomicida, un accoppauomini e un accoppadonne.

FALSTAFF
Tienili a distanza, Bardolph.

FANG
Chiamate rinforzi! Rinforzi!

OSTESSA
Brava gente, portate uno o due rinforzi. Vorresti, eh, vorresti? E provaci, dai, provaci! Forza, forza, disgraziato! Provaci, ceffo da forca!

PAGGIO
Via, servaccia! Ruffianaccia! Grassaccia! Ti solletico la catastrofe.

Entra il Primo Giudice con i suoi uomini.

GIUDICE
Cosa accade? Mantenete l'ordine, oh!

OSTESSA
Mio buon signore, siate buono con me. Vi supplico, datemi aiuto.

GIUDICE
Ma come, Sir John! Vi mettete qui a far rissa? Si addice ciò alla vostra condizione, età e incarico? Dovreste già essere da un pezzo sulla via di York. Lascialo andare, tu. Perché gli stai addosso?

OSTESSA
O monsignore onorevolissimo, se piace a vossignoria, sono una povera vedova di Eastcheap, e lui è arrestato per mia denuncia.

GIUDICE
Per quale somma?

OSTESSA
Per più di una somma, mio signore; per tutto, ecco, tutto quel che ho. Mi ha mangiato via casa e focolare, ha messo tutti i miei averi in quel suo grasso pancione. Ma un po' te lo voglio ritirare fuori, sennò verrò a cavalcarti di notte come un incubo.

FALSTAFF
Penso che è più probabile che sia io a cavalcare la giumenta, se trovo un rialzo per montarci sopra.

GIUDICE
Come si spiega tutto questo, Sir John? Vergogna! Quale uomo dabbene resisterebbe a questa tempesta di vituperi? Non vi vergognate di costringere una povera vedova a mezzi così violenti per ottenere il suo?

FALSTAFF
Quant'è che ti devo in tutto?

OSTESSA
Maria Vergine, se tu fossi un uomo onesto, il denaro e anche te stesso. Mi hai giurato su un calice mezzo indorato, standotene seduto da me nella Sala del Delfino, alla tavola tonda, accanto a un fuoco di carbone marino, il mercoledì di Pentecoste, quando il Principe ti aveva rotto la testa per aver paragonato suo padre a un cantore di Windsor... mi giurasti allora, mentre ti lavavo la ferita, che mi avresti sposato e avresti fatto di me la lady tua moglie. Puoi negarlo? Non entrò forse giusto allora quella brava comare Cicciola, la moglie del macellaio, e non mi chiamò comare Quickly? Era venuta a chiedere in prestito un po' di aceto, dicendo che aveva un bel piatto di gamberetti, al che tu hai detto che ne volevi mangiare qualcuno, al che io ti ho detto che facevano male a una ferita fresca? E poi quando quella andò dabbasso non mi hai forse chiesto di non essere tanto familiarità con gente così meschina, dicendo che in breve mi avrebbero chiamato signora? E non mi hai baciato e detto di portarti trenta scellini? Ti sfido a giurarlo sulla Bibbia. Negalo, se puoi.

FALSTAFF
Signor mio, questa è una povera matta, e va in su e in giù per la città dicendo che il suo primogenito vi assomiglia. Ha visto tempi migliori e a dire il vero la povertà le ha dato di volta al cervello. Ma per quanto riguarda questi sciocchi gendarmi, vi chiedo soddisfazione contro di loro.

GIUDICE
Ser John, ser John, conosco bene il vostro modo di capovolgere una giusta causa facendola apparire storta. Non sarà una faccia tosta né un mare di parole pronunciate con sfrontatezza peggio che impudente a farmi desistere da un giudizio obiettivo. Per quanto vedo, voi vi siete approfittato dell'animo cedevole di questa donna, e ne avete fatto uso a vostro piacere sia nella borsa che nella persona.

OSTESSA
Sì, mio signore, è la verità.

GIUDICE
Silenzio, prego. Pagate il debito che le dovete e riprendetevi il torto che le avete fatto. La prima cosa la potete fare con denaro sonante, la seconda con un pentimento corrente.

FALSTAFF
Mio signore, non subirò questa ramanzina senza rispondere. Voi chiamate l'ardimento onorevole sfrontatezza impudente. Se un uomo fa la riverenza e non dice niente è virtuoso. No, signor mio, anche tenuto conto del rispetto che vi debbo, non mi farò vostro postulante. Io vi dico che desidero essere liberato da questi gendarmi, avendo degli affari urgenti per conto del Re.

GIUDICE
Parlate come se aveste licenza di agire disonestamente. Ma rispondete come si conviene alla vostra reputazione, e date soddisfazione a questa povera donna.

FALSTAFF
Ostessa, vieni qui.

Entra un messaggero, Gower.

GIUDICE
Ordunque, messer Gower, che notizie?

GOWER
Il Re, signore, e Harry Principe di Galles sono vicini. Il resto è scritto qui.

FALSTAFF
Com'è vero che sono un gentiluomo.

OSTESSA
Questo l'hai già detto, giuro.

FALSTAFF
Com'è vero che sono un gentiluomo. Vieni, non parliamone più.

OSTESSA
Per questa terra celeste sulla quale cammino, sarò costretta a dare in pegno sia la mia argenteria che gli arazzi delle sale da banchetto.

FALSTAFF
Bicchieri, solo bicchieri vanno oggi per bere. Quanto alle pareti, un bel quadretto buffo, o la storia del Figliol Prodigo, o una scena di caccia tedesca ad acquerello, valgono mille di quelle tende da letto e di quegli arazzi mangiati dalle tarme. Cerca di arrivare a dieci sterline, se puoi. Suvvia, se non fosse per i tuoi capricci, non c'è donna migliore in tutta l'Inghilterra. Vai, lavati la faccia, e ritira la denuncia. Avanti, non devi tenermi il broncio a questo modo. Non mi conosci? Via, via, so che qualcuno ti ha istigato in questa faccenda.

OSTESSA
Ti prego, ser John, facciamo solo venti nobili. Giuro che mi manca il cuore di impegnare l'argenteria, che Dio mi salvi, ecco!

FALSTAFF
Lascia perdere allora; troverò un altro modo. Sei sempre stata una stupida.

OSTESSA
Bene, l'avrete, dovessi pure impegnarmi la gonna. Spero verrete a cena. Mi pagherete tutto in una volta?

FALSTAFF
Quant'è vero che starò in vita. (A Bardolph) Vai, stalle dietro, stalle dietro. Non la mollare, non la mollare.

OSTESSA
Volete vedere a cena Doll Tearsheet?

FALSTAFF
Basta così. Che venga.


Escono l'ostessa, il gendarme Fang, Bardolph e gli altri.

GIUDICE
Ho udito notizie migliori.

FALSTAFF
Che notizie, mio signore?

GIUDICE
Dov'ha dormito il Re la notte scorsa?

GOWER
A Basingstoke, monsignore.

FALSTAFF
Spero che vada tutto bene, signore. Che notizie, signore?

GIUDICE
Sono tutte ritornate le sue forze?

GOWER
No. Millecinquecento fanti e cinquecento cavalli si sono uniti a monsignore di Lancaster contro Northumberland e l'Arcivescovo.

FALSTAFF
Nobile mio signore, il Re torna dal Galles?

GIUDICE
Vi darò subito delle lettere. Venite via con me, buon messer Gower.

FALSTAFF
Monsignore!

GIUDICE
Cosa c'è?

FALSTAFF
Messer Gower, posso invitarvi a cena con me?

GOWER
Grazie, caro Sir John, ma devo andare con monsignore qui.

GIUDICE
Sir John, voi indugiate qui troppo tempo, visto che lungo il viaggio dovete arruolare soldati nelle contee.

FALSTAFF
Cenate con me, messer Gower?

GIUDICE
Sir John, ma quale sciocco maestro vi ha insegnato queste maniere?

FALSTAFF
Messer Gower, se non mi si addicono, sciocco è colui che me le ha insegnate. È così che si usa a perfezione il fioretto, signor mio; colpo per colpo, e si resta amici.

GIUDICE
Ma che Dio ti illumini! Sei proprio un grande sciocco.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Entrano il principe Henry e Poins.

PRINCIPE
Come Dio mi vede, sono terribilmente stanco.

POINS
Siamo a questo punto? Pensavo che la stanchezza non osasse attaccare uno di sangue così nobile.

PRINCIPE
Me sì, ti giuro, anche se l'incarnato della mia grandezza impallidisce ad ammetterlo. Forse che non mi avvilisce desiderare della birra annacquata?

POINS
Certo, un principe non dovrebbe essere così trascurato da ricordarsi di una bevanda così debole.

PRINCIPE
Forse allora il mio appetito fu procreato in modo poco principesco, infatti ti assicuro che ora mi ricordo di quella poverina, la birra leggera. Ma davvero queste considerazioni umili mi fanno disamorare della mia grandezza. Che vergogna è per me ricordare il tuo nome! O riconoscere la tua faccia domani! O tenere in mente quante paia di calze di seta hai, cioè queste, e quelle che erano color di pesca, un tempo! O rammentare l'inventario delle tue camicie, vale a dire una di ricambio e una da portare! Ma questo il custode del campo da tennis lo sa meglio di me, perché la tua biancheria è in fase calante quando non stai lì a scalmanarti con la racchetta, come non fai da parecchio tempo, perché il resto dei tuoi paesi bassi si è dato da fare per far fuori la tua stoffa d'Olanda. Dio solo sa se quelli che frignano dalle rovine della tua biancheria erediteranno il suo regno. Ma le levatrici dicono che i bambini non hanno colpa, e così il mondo cresce e le famiglie sono sempre più forti.

POINS
Come sta male faticare con tanta lena per poi parlare con tanta leggerezza! Ditemi, quanti principini ammodo farebbero così se avessero i padri tanto ammalati com'è il vostro di questi tempi?

PRINCIPE
Vuoi che ti dica una cosa, Poins?

POINS
Sì, perdio, e che sia buona davvero.

PRINCIPE
Sarà buona per ingegni non meglio educati del tuo.

POINS
Andate avanti. Saprò tener testa a quell'una cosa che mi direte.

PRINCIPE
Per la Madonna, ti dico che non è opportuno che io sia triste ora che mio padre è malato. Anche se potrei dirti, a te che in mancanza di meglio mi garba di chiamare amico, che potrei essere triste, e anche molto triste.

POINS
Difficilmente, per un tale motivo.

PRINCIPE
Per questa mano, tu mi vedi già scritto nel libro del diavolo quanto te e Falstaff, per durezza e pervicacia. L'uomo si giudichi dalla fine. Però ti dico, il cuore mi sanguina dentro che mio padre sia tanto malato. E stare con gentaglia come te mi ha tolto a ragione ogni voglia di esibire il mio dolore.

POINS
La ragione?

PRINCIPE
Cosa penseresti di me se mi mettessi a piangere?

POINS
Vi penserei un ipocrita assolutamente principesco.

PRINCIPE
Lo penserebbero tutti, e tu hai una bella fortuna a pensarla come tutti gli altri. Non c'è pensiero al mondo che si tenga alla strada maestra più del tuo. Ognuno mi giudicherebbe senz'altro un ipocrita. E cos'è che spinge il tuo pensiero degnissimo a pensare così?

POINS
Ma, perché siete stato sempre così scostumato, e così attaccato a Falstaff.

PRINCIPE
Anche a te.

POINS
Perdinci, di me si parla bene; lo sento con le mie orecchie. Il peggio che di me possano dire è che sono un fratello minore e che so menare le mani come si deve, e a queste due cose confesso che non posso farci niente. Per la messa, ecco Bardolph.

Entrano Bardolph e il paggio.

PRINCIPE
E il paggio che ho dato a Falstaff. Da me lo ha avuto che era un cristiano, e guarda se quel gaglioffo di grassone non l'ha trasformato in uno scimmiotto.

BARDOLPH
Dio conservi vostra grazia!

PRINCIPE
E la vostra, nobilissimo Bardolph!

POINS
Di' un po', somaro virtuoso, pagliaccio vergognoso, devi sempre avvampare? Che hai ora da arrossire? Che verginella d'un uomo d'armi sei diventato? È un'impresa tanto grossa sverginare un boccale di birra?

PAGGIO
Signore, costui mi ha chiamato or ora attraverso delle imposte rosse e non vedevo nessuna parte della sua faccia nella finestra. Alla fine scovai i suoi occhi, e mi è parso che avesse fatto due buchi nella sottana nuova della birraia e che mi guardasse da lì.

PRINCIPE
Ha fatto progressi il ragazzino, vero?

BARDOLPH
Fuori dai piedi, figlio di puttana d'un coniglio ritto su due zampe, fuori dai piedi!

PAGGIO
Fuori dai piedi, gaglioffo d'un sogno di Altea, fuori dai piedi!

PRINCIPE
Istruiscici, ragazzo. Un sogno di che, ragazzo?

PAGGIO
Per la Madonna, monsignore, Altea sognò di aver partorito una torcia, e perciò dico che lui è il suo sogno.

PRINCIPE
Quest'ottima spiegazione vale una corona. Eccola, ragazzo.

POINS
Oh, se solo si potesse salvare questo fiorellino dai vermi! Be', ecco sei soldi per conservarti.

BARDOLPH
Se fra voialtri due non lo fate finire impiccato, la forca subirà un torto.

PRINCIPE
E il tuo padrone come sta, Bardolph?

BARDOLPH
Bene, mio signore. Ha saputo dell'arrivo di vostra grazia in città. Eccovi una lettera.

POINS
Consegnata col dovuto rispetto. E come sta quel manzo di San Martino del tuo padrone?

BARDOLPH
Bene nel corpo, signore.

POINS
Per la Madonna, è per la parte immortale che gli serve un medico, ma questo non gli fa né caldo né freddo. Tanto l'anima per quanto malata non muore.

PRINCIPE
Io permetto a questo foruncolaccio di prendersi con me le stesse confidenze del mio cane, e lui sa stare al suo posto, perché sentite cosa scrive.

POINS (legge)
"John Falstaff cavaliere" - questo tutti lo devono sapere, ogniqualvolta ha occasione di nominarsi. Proprio come quelli che sono parenti del re, che non si pungono mai un dito che non dicano; "Ecco versata una goccia del sangue del re". "Come mai?" dice un altro che recita la parte di chi non capisce. La risposta è pronta come il cappello di un postulante; "Signore, sono il cugino povero del re".

PRINCIPE
Sicuro, devono essere a ogni costo nostri parenti, dovessero pure risalire a Jafet. Ma la lettera.

(Legge) "Sir John Falstaff, cavaliere, al figlio del Re più prossimo al padre, Harry principe di Galles, salute".

POINS
Ma questo è un certificato.

PRINCIPE
Zitto!

(Legge) "Imiterò i nobili romani nella brevità".

POINS
Certo intende la brevità di fiato, l'affanno.

PRINCIPE (Legge)
"Mi raccomando a te, ti raccomando, ti lascio. Non dare troppa confidenza a Poins, perché egli abusa della tua benevolenza tanto da giurare che sposerai sua sorella Nell. Pentiti come puoi quando non hai di meglio da fare, e con questo addio. "Tuo, per il sì o per il no, cioè secondo come lo tratti, Jack Falstaff per gli intimi, John per fratelli e sorelle, e Sir John per l'Europa tutta".

POINS
Monsignore, questa lettera la inzupperò nel vino bianco e gliela farò ingoiare.

PRINCIPE
Così gli faresti rimangiare una ventina delle sue parole. Ma è vero che mi tratti così, Ned? Devo sposare tua sorella?

POINS
Dio non le mandi fortuna peggiore! Io però non l'ho mai detto.

PRINCIPE
Be', così ci gingilliamo col tempo, e gli spiriti dei saggi siedono sulle nuvole e ridono di noi. Il tuo padrone è qui a Londra?

BARDOLPH
Sì, mio signore.

PRINCIPE
Dove cena? Il vecchio cinghiale mangia sempre nel vecchio porcile?

BARDOLPH
Al solito posto, mio signore, a Eastcheap.

POINS
Con che compagnia?

PAGGIO
Efesii, mio signore, della chiesa vecchia.

PRINCIPE
Ha delle donne a cena con sé?

PAGGIO
Nessuna, monsignore, salvo la vecchia madama Quickly e madama Doll Tearsheet.

PRINCIPE
E questa che razza di baldracca sarà?

PAGGIO
Una donna ammodo, signore, parente del mio padrone.

PRINCIPE
Sì, parente come lo sono le giovenche della parrocchia con il toro del paese. Vogliamo sorprenderli mentre stanno a tavola, Ned?

POINS
Sono la vostra ombra, signore, vi seguirò.

PRINCIPE
Tu, birbantello, e tu Bardolph, non una parola al vostro padrone che sono già arrivato in città. Ecco, per il vostro silenzio.

BARDOLPH
Non ho lingua, signore.

PAGGIO
E la mia, signore, la imbriglierò.

PRINCIPE
Statemi bene; andate.


Escono Bardolph e il paggio.
 

Questa Doll Tearsheet dev'essere una bella strada maestra.

POINS
Ve lo assicuro, aperta a tutti come la strada fra Saint Albans e Londra.

PRINCIPE
Cosa potremo fare stasera per vedere Falstaff comportarsi secondo la sua vera natura, senza essere visti?

POINS
Possiamo metterci due giacche di cuoio e due grembiuli e servirlo a tavola come sguatteri.

PRINCIPE
Da Dio a toro? Discesa pesante! Fu il caso di Giove. Da principe a principiante? Metamorfosi vile! Sarà il caso mio, perché in ogni cosa la pazzia deve corrispondere allo scopo. Seguimi, Ned.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena terza

 

Entrano Northumberland, sua moglie Lady Northumberland, e la moglie di Harry Percy, Lady Percy.


NORTHUMBERLAND
Ti prego, moglie amorevole, e gentile figlia, appianate la strada alle mie difficoltà. Non assumete il volto dei tempi e non date come essi inquietudini a Percy.

LADY NORTHUMBERLAND
Mi sono rassegnata, non dirò più nulla. Fa' quel che vuoi, ti guidi il tuo giudizio.

NORTHUMBERLAND
Ahimè, dolce moglie, il mio onore è in pegno, e solo partendo posso riscattarlo.

LADY PERCY
Però, in nome di Dio, non andate a questa guerra! Un'altra volta, padre, mancaste alla parola, quando dovevate tenerla più di adesso, quando il vostro stesso Percy, quando il mio amato Harry, guardò molte volte a nord per vedere il padre giungere coi rinforzi, ma vi attese invano. Chi vi persuase allora di restare a casa? Due onori furono perduti, vostro e del figlio. Il vostro, il Dio del cielo lo illumini! Il suo, era fermo su di lui come il sole nella volta azzurra del cielo, e alla sua luce tutta la cavalleria d'Inghilterra andava a compiere prodezze. Egli era davvero lo specchio davanti a cui si armava la giovine nobiltà. (Chi non gli stava al passo era senza gambe; e il parlare impetuoso, suo difetto naturale, diventava il modo di ogni valoroso, poiché chi parlava piano e lentamente mutava questa sua qualità in imperfezione per somigliargli. Così nella parola, nel passo, nel cibo, nei piaceri preferiti, nelle abitudini guerriere, nel temperamento, egli era l'esempio e specchio, testo e modello, che foggiava gli altri. E lui, lui straordinario miracolo tra gli uomini! lui voi lasciaste, secondo a nessuno, non secondato da voi, ad affrontare il dio orrendo della guerra svantaggiato, a scendere in campo quando nulla se non il nome di Hotspur pareva sostenerlo. Così lo lasciaste. Mai, mai, non fate al suo spirito il torto di serbare il vostro onore con più puntiglio e scrupolo verso altri che lui! Lasciateli soli. Il Cerimoniere e l'Arcivescovo sono forti. Avesse avuto il mio Harry anche metà dei loro uomini, oggi, abbracciando il mio dolce Hotspur, parlerei della tomba di Monmouth.

NORTHUMBERLAND
Ah per l'anima tua, bella figlia, mi togli ogni coraggio lamentando di nuovo gli errori del passato. Ma io devo andare lì e affrontare il pericolo, altrimenti esso mi cercherà altrove e mi troverà più impreparato.

LADY NORTHUMBERLAND
Oh fuggi in Scozia, finché i nobili e il popolo armato abbiano un poco messo a prova la loro potenza.

LADY PERCY
Se guadagnano terreno e vantaggio sul Re, allora unitevi a loro, come una costola di acciaio, per rafforzare la loro forza. Ma, per tutto il nostro amore, prima lasciate che provino. Così fece vostro figlio; consentiste che così facesse. Così divenni vedova, e mai avrò vita abbastanza lunga per innaffiare coi miei occhi quel ricordo, che germogli e cresca alto come il cielo, a memoria del mio nobile marito.

NORTHUMBERLAND
Suvvia, suvvia, venite dentro. Il mio spirito è come la marea giunta al suo culmine, che resta immobile, senza fluire né rifluire. Vorrei andare a unirmi all'Arcivescovo, ma mille e mille ragioni mi trattengono. Deciderò per la Scozia. Starò là finché il tempo e il vantaggio mi cercherà.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena quarta

 

Entrano uno o due tavernieri, Francis e un altro.
 

FRANCIS
Che diavolo hai portato lì? Mele di San Giovanni? Lo sai che Sir John non sopporta le mele vizze.

SECONDO TAVERNIERE
Sacramento, è vero. Il Principe una volta gli mise davanti un piatto di mele di San Giovanni, gli disse che erano altri cinque Sir John, e, scappellandosi, parlò così: "Ora prenderò congedo da questi sei cavalieri rinsecchiti, panciuti, vecchi, vizzi". Lui andò su tutte le furie. Ma se n'è dimenticato.

FRANCIS
Be' allora apparecchia e posale lì. E vedi se riesci a trovare l'orchestrina di Sneak; madama Tearsheet vuol sentire musica.

Entra Will, un terzo taverniere.

WILL
Sbrigatevi. La stanza dove hanno cenato è troppo calda; arriveranno subito.

FRANCIS
Bello mio, il Principe e messer Poins saranno qui a momenti, e indosseranno due delle nostre giacche e grembiuli, e Sir John non lo deve sapere. È venuto a dirmelo Bardolph.

SECONDO TAVERNIERE
Per la messa, sarà la solita baldoria. Proprio una trovata eccellente.

FRANCIS
Andrò a vedere se riesco a scovare Sneak.

 

Esce.
Entrano madama Quickly, l'ostessa e Doll Tearsheet.

OSTESSA
In verità, bellezza, mi pare che adesso hai un'ottima temperalità. Il tuo impulso batte anormale come meglio non potrebbe, e il tuo incarnato, ti garantisco, è rosso come una rosa, veramente, là. Ma, in fede mia, hai bevuto troppo vin di Canarie, che come vino è un gran traditore, e ti perfuma il sangue prima che una possa dire; "Che succede?". Adesso come ti senti?

DOLL
Meglio di prima, hic!

OSTESSA
Brava, ecco che dici bene. Un buon cuore vale il suo peso in oro. Guarda, arriva Sir John.

Entra Sir John Falstaff.

FALSTAFF (canta)
"Quando Arturo il primo a corte..."

 

Vuota il pitale.

Esce il secondo taverniere.

 

(canta)

"Ed era un degno re".

Come va, madama Doll!

OSTESSA
Ha un po' di pausa di stomaco, in fede mia.

FALSTAFF
Tutte così quelle della sua setta. Ogni volta che fanno una pausa, stanno male.

DOLL
Che tu possa restare impestato, lurida bestia, è tutta qui la consolazione che mi dai?

FALSTAFF
Sei tu che gonfi le bestie, madama Doll.

DOLL
Io gonfiarle! L'ingordigia e le malattie le gonfiano, non io.

FALSTAFF
Se il cuoco aiuta a fare l'ingordigia, tu aiuti a fare le malattie, Doll. Le prendiamo da te, Doll, le prendiamo da te. Ammettilo, mia povera santarellina, ammettilo.

DOLL
Ma sicuro, tesoro mio; le nostre collane e i nostri gioielli.

FALSTAFF
"Le vostre spille perle e carbonchi". Perché combattere valorosamente significa tornarsene zoppi, lo sai. Tornarsene dalla breccia con l'alabarda piegata, valorosamente, e correre dal chirurgo valorosamente, sfidare i cannoni carichi, valorosamente...

DOLL
Ma vatti a impiccare, capitone melmoso, vatti a impiccare!

OSTESSA
Perdiana, i vecchi modi di sempre! Mai che voi due vi vediate e non cominciate a battibeccare. In fede mia, siete tutti e due reumatici come crostini secchi; non sapete sopportare l'uno le confermità dell'altro. Ma che diavolo! Uno deve sopportare, e spetta a te (a Doll). Sei tu il vaso più fragile, come dicono, il vaso più vuoto.

DOLL
E un vaso fragile e vuoto dovrebbe sopportare un barilone grosso e pieno così? C'è in lui tutto un carico di Bordeaux; non si è mai visto uno scafo con la stiva più colma. Suvvia, Jack, voglio far la pace con te. Stai partendo per la guerra, e se ti rivedo o no non importa a nessuno.

Entra il taverniere Francis.

FRANCIS
Signore, c'è giù l'alfiere Pistol e vorrebbe parlarvi.

DOLL
Vada sulla forca, maledetto spaccone! Non lasciarlo entrare. È la canaglia con la bocca più sconcia d'Inghilterra.

OSTESSA
Se fa lo spaccone, non farlo salire. No, per la mia fede. Devo vivere coi miei vicini, non voglio spacconi. Ho buon nome e buona fama con la gente più distinta. Chiudi la porta, spacconi qui non entrano. Non ho vissuto finora per cominciare adesso a sopportare le spacconate. Chiudi la porta, ti dico.

FALSTAFF
Mi senti, ostessa?

OSTESSA
Vi prego, Sir John, mettetevi il cuore in pace. Qui spacconi non ne entrano.

FALSTAFF
Mi senti? È il mio alfiere.

OSTESSA
Sciocchezze, Sir John, non ditemi niente, e il vostro alfiere spaccone non entra dalla mia porta. Ero da messer Tisick, il debutato, l'altro giorno, e, come lui mi disse - non era più lontano di mercoledì scorso - "In fede mia", mi disse, "vicina Quickly", - era presente anche messer Dumbe, il vostro vicario -, "vicina Quickly", dice, "badate ad ospitare gente civile, perché", dice lui, "avete cattiva fama". Proprio così ha detto, so io la causa. "Infatti siete una donna onesta", mi dice, "e ben considerata; perciò fate attenzione ai clienti che ricevete. Non ricevete", dice, "degli spacconi litigiosi". Ecco, qui non ne vengono. Ci sareste rimasti di stucco a sentire ciò che ha detto. No, spacconi non ne voglio.

FALSTAFF
Non è uno spaccone, ostessa; un piccolo imbroglione, in fede; potete accarezzarlo tranquillamente come un cucciolo di levriero. Non farà lo spaccone con una gallina faraona, se le piume le si rizzano come segno che non ci sta. Fallo salire, taverniere.

 

Esce Francis.

OSTESSA
Imbroglione, lo chiami? La mia taverna non la chiuderò a nessun onest'uomo, né a nessun imbroglione. Ma non mi piacciono le spacconate, per la mia anima; già mi sento male a sentir dire "spaccone". Sentite, signori, come tremo, ecco, ve lo dico io.

DOLL
Tremate davvero, ostessa.

OSTESSA
Vedete? Sì, è la pura verità, tremo, come una foglia di pioppo. Io non li reggo gli spacconi.

Entrano l'alfiere Pistol, Bardolph, e il paggio.

PISTOL
Dio vi salvi, Sir John!

FALSTAFF
Benvenuto, alfiere Pistol. Ecco, Pistol, ti carico con una coppa di vino. Tu scarica sull'ostessa.

PISTOL
Le scaricherò addosso, Sir John, le due palle.

FALSTAFF
È a prova di pistola, vecchio mio; sarà difficile che le faccia del male.

OSTESSA
Ma va', non mi bevo né prove né palle. Non mi bevo più di quel che mi fa bene, io, piaccia o no a qualcun altro.

PISTOL
A voi dunque, madama Dorothy; vi voglio caricare.

DOLL
Caricarmi! Ti disprezzo, sporco mascalzone. Come! Miserabile canaglia schifosa, imbroglione scamiciato. Ma vai via, furfante ammuffito, vai via! Io sono pietanza per il tuo padrone.

PISTOL
Vi conosco, madama Dorothy.

DOLL
Via, furfante tagliaborse! Ladro fetente, via! Per questo vino, ti infilo il mio coltello nelle mascelle marce, se fai il tagliagole impertinente con me. Fuori dai piedi, canaglia piena di birra! Noioso buffone da fiera con la spada fasulla! Da quando, sentiamo, signore? Luce di Dio, con quelle due stringhe sopra le spalle? Puh!

PISTOL
Dio mi faccia crepare se non ti distruggo quel collettone per ciò che hai detto.

FALSTAFF
Basta così, Pistol; non mi va che ti scarichi proprio qui. Scaricati dalla nostra compagnia, Pistol.

OSTESSA
No, caro capitano Pistol, qui no, buon capitano.

DOLL
Capitano! Dannato imbroglione schifoso, non ti vergogni di farti chiamare capitano? Se i capitani la pensassero come me, te le suonerebbero di santa ragione perché gli rubi il grado prima di essertelo guadagnato. Tu capitano! Schiavo che sei, a che titolo? Per aver strappato il colletto a una povera puttana in un bordello? Capitano! Impiccatelo, mascalzone! Vive di prugne cotte marce e di dolciumi secchi. Un capitano! Luce di Dio, queste canaglie ci faranno odiare la parola"capitano" come la parola"coprire", che era un'ottima parola prima di essere usata male. Perciò i capitani dovrebbero stare in guardia.

BARDOLPH
Ti prego, torna giù, buon alfiere.

FALSTAFF
Senti qua, madama Doll.

PISTOL
No, non esco. Ti dico una cosa, caporale Bardolph, potrei farla a pezzi. Gliela farò pagare.

PAGGIO
Suvvia, vattene.

PISTOL
No, prima la vedrò dannata nell'infernale lago di Plutone, spedita da questa mano nel fondo dell'inferno, con l'Erebo e ogni infame tortura. Amo e lenza, dico. Giù, cani, giù! Giù, canaglie! Non havvi forse qui Irene?

OSTESSA
Buon capitan Pisello, calmatevi; è molto tardi, veramente. Vi congiuro, aggravate la vostra collera.

PISTOL
Begli umori davvero! I cavalli da soma e i ronzini bolsi e satolli dell'Asia che non san fare che trenta miglia al giorno, saranno paragonati ai Cesari e ai Cannibali, e ai troiani greci? No, piuttosto dannateli con re Cerbero, e ruggisca il firmamento! Forse che per quisquilie ci azzufferemo?

OSTESSA
In fede mia, capitano, queste sono parole molto dure.

BARDOLPH
Vattene, buon alfiere. Qui da un momento all'altro finisce in una rissa.

PISTOL
Muoiano gli uomini come cani! Donate corone come spilli! Non havvi forse qui Irene?

OSTESSA
Parola mia, capitano, qui non c'è nessuna con questo nome. Alla buon'ora! Credete che ve la negherei se ci fosse? Per l'amor di Dio, state quieto.

PISTOL
Nutriti dunque e ingrassa, Callipoli mia bella. Suvvia, dateci del vino. "Se fortuna me tormenta, sperare me contenta". Forse temiam le bordate? No, faccia pur fuoco il diavolo. Del vino! E tu riposa lì, bellezza.

 

Depone la spada.


Qui facciam punto, e son gli eccetera zeri?

FALSTAFF
Pistol, vorrei star quieto.

PISTOL
Dolce cavaliere, vi bacio il pugno. E che! Abbiamo visto le sette stelle.

DOLL
Per amor di Dio, buttalo giù per le scale. Un fanfarone così non lo sopporto.

PISTOL
Giù per le scale! E che, non le conosciamo le cavallacce di Galloway?

FALSTAFF
Fallo rotolare giù, Bardolph, come uno scellino a rimbalzello. Se non sa far nient'altro che dir niente, qui non ha niente da fare.

BARDOLPH
Avanti, giù per le scale.

PISTOL (Sguaina la spada.)
Ohibò! Dobbiamo incidere? Dobbiamo cavar sangue? Morte, conciliami il sonno, accorcia i tristi miei giorni! Apran le Tre Sorelle spaventose ferite atroci, spalancate! Vieni, Atropo, dico!

OSTESSA
Questo ci farà finir male!

FALSTAFF
La mia spada, ragazzo.

DOLL
Ti prego, Jack, ti prego, non sguainare.

FALSTAFF
Avanti, vattene giù.


Sguaina la spada e caccia Pistol.

OSTESSA
Questa sì ch'è una baraonda! Rinuncerò a tenere una locanda piuttosto che trovarmi ancora in simili tremori e spaventi. Ecco, ci scappa il morto, ve lo dico io. Ahi! Ahi! Rinfoderate i vostri arnesi nudi, rinfoderate i vostri arnesi nudi.

 

Escono Pistol e Bardolph.

DOLL
Ti prego, Jack, calmati; quella canaglia non c'è più. Ah, bastardo d'un bricconcello valoroso, tu!

OSTESSA
Non siete ferito all'inguine? Mi è parso che tentasse un tiro mancino alla vostra pancia.

Entra Bardolph.

FALSTAFF
L'hai cacciato fuori dalla porta?

BARDOLPH
Sissignore. Quel mascalzone è ubriaco. L'avete ferito, signore, alla spalla.

FALSTAFF
Mascalzone! Sfidare me!

DOLL
Ah mia dolce canaglietta! Ahimè, povera scimmietta, quanto sudi! Vieni, lascia che ti asciughi la faccia; vieni, pappagorgia figlio di puttana. Ah briccone, in fede mia ti voglio bene. Sei valoroso come Ettore di Troia, vali cinque Agamennoni, sei dieci volte meglio dei Nove Prodi. Ah, farabutto!

FALSTAFF
Miserabile schiavo! Lo farò ballare su una coperta, quel mascalzone.

DOLL
Sì, fallo, ché il cuore non ti manca. Se lo fai, io ti farò ballare fra due lenzuola.

Entrano i musicisti.

PAGGIO
Signore, è arrivata la musica.

FALSTAFF
Che suonino. Suonate, messeri. Siedi qua sulle mie ginocchia, Doll. Uno schiavo miserabile e fanfarone! Quel mascalzone è scappato davanti a me come argento vivo.

DOLL
Verissimo perdio, e tu gli correvi dietro come una chiesa. Figlio di puttana di un lindo cinghialetto da fiera di San Bartolomeo, quando la smetterai di dar botte di giorno e menar colpi di notte, e comincerai a rattoppare per il cielo questa tua vecchia carcassa?

Entrano dietro il Principe Henry e Poins, travestiti da tavernieri.

FALSTAFF
Zitta, buona Doll! Non parlare come una testa di morto. Non dirmi di ricordare la mia fine.

DOLL
Senti un po', che tipo è il Principe?

FALSTAFF
Un bravo giovanotto, senza carattere. Avrebbe fatto un buon dispensiere, avrebbe affettato bene il pane.

DOLL
Dicono che Poins è un tipo spiritoso.

FALSTAFF
Lui spiritoso? Sulla forca, babbuino! Il suo spirito è denso come la mostarda di Tewkesbury. In lui non c'è più spirito che in una mazzuola.

DOLL
Allora perché il Principe gli vuole tanto bene?

FALSTAFF
Perché hanno le gambe grosse allo stesso modo, e perché gioca bene agli anelli, e mangia le anguille col finocchio, e si beve l'acquavite con dentro degli stoppini accesi, e corre la cavallina coi ragazzi, e salta sui panchetti, e bestemmia con bella grazia, e porta stivali attillati come nell'insegna dei calzolai, e non fa arrabbiare nessuno perché racconta storielle discrete, e ha tante altre qualità da giocherellone, che mostrano mente fiacca in corpo sano, e per questo il Principe lo sopporta. Perché il Principe è anche lui della stessa pasta, basterebbe il peso di un capello a far pencolare la bilancia dalla parte dell'uno o dell'altro.

PRINCIPE
A questo mozzo di ruota non gli si dovrebbero tagliare le orecchie?

POINS
Suoniamogliele davanti alla sua puttana.

PRINCIPE
Ma guarda un po' quanto gode questo sambuco vizzo a farsi grattare la capoccia come un pappagallo.

POINS
Non è strano che il desiderio sopravviva tanti anni alle prestazioni?

FALSTAFF
Baciami, Doll.

PRINCIPE
Saturno e Venere in congiunzione quest'anno! L'almanacco cosa ne dice?

POINS
E guarda se quell'infuocato Trigono del suo servo non fa il cascamorto con il vecchio libro d'appuntamenti del suo padrone, la sua lavagnetta, la sua confidente.

FALSTAFF
Sono baci adulatori quelli che mi dai.

DOLL
In fede mia, ti bacio perché ti ho sempre voluto bene.

FALSTAFF
Son vecchio, son vecchio.

DOLL
A te voglio bene più che a uno qualsiasi di quei ragazzacci scorbutici.

FALSTAFF
Di che stoffa vorresti farti una gonna? Deve arrivarmi del denaro giovedì. Domani avrai una cuffietta. Suvvia, una canzone allegra. Si fa tardi, ce ne andremo a letto. Ti dimenticherai di me quando sarò partito.

DOLL
In fede mia, mi fai piangere, se parli così. Dimostrami che mi faccio elegante prima del tuo ritorno. Be', aspetta e vedrai.

FALSTAFF
Francis, porta del vino.

PRINCIPE, POINS

Subito, subito, signore.


Vengono avanti.

FALSTAFF
Però! Un figlio bastardo del Re? E tu non sei Poins, suo fratello?

PRINCIPE

GUarda un po', globo di continenti peccaminosi, è questa la vita che fai?

FALSTAFF
Migliore della tua. Io sono un gentiluomo, tu un cavabirra.

PRINCIPE
Verissimo, signore, e vengo a cavarti di qui per le orecchie.

OSTESSA
Oh, Dio s'abbia in cura la tua grazia! In fede mia, benvenuti a Londra. Orbene, Dio benedica quella tua cara faccia! O Gesù, venite dal Galles?

FALSTAFF
Figlio di puttana, miscuglio matto di maestà, giuro su questa carne frivola e sangue corrotto, sei il benvenuto.

DOLL
Ma che dici, grasso babbeo! Ti disprezzo.

POINS
Mio signore, smonterà i vostri propositi di vendetta e volterà tutto in riso se non fate le cose a caldo.

PRINCIPE
Miniera di strutto d'un figlio di puttana, in che modo sconcio hai parlato di me or ora davanti a questa gentildonna onesta, virtuosa e discreta!

OSTESSA
Dio benedica il vostro buon cuore! Lei è proprio così, in fede mia.

FALSTAFF
Perché, mi hai sentito?

PRINCIPE
Sicuro, e tu mi avevi riconosciuto, come hai fatto quando scappasti a Gad's Hill. Sapevi che ero alle tue spalle, e l'hai detto apposta per mettere alla prova la mia pazienza.

FALSTAFF
No, no, no; non è così. Non pensavo che tu fossi a portata d'orecchio.

PRINCIPE
Allora ti costringerò a confessare di avermi insultato intenzionalmente e poi saprò come trattarti.

FALSTAFF
Nessun insulto, Hal, sul mio onore, nessun insulto.

PRINCIPE
Non lo è denigrarmi, e darmi del dispensiere e affettapane e non so che altro?

FALSTAFF
Nessun insulto, Hal.

POINS
Nessun insulto?

FALSTAFF
Nessun insulto, assolutamente, Ned. Onesto Ned, proprio nessuno. Lo ho sminuito davanti ai malvagi, affinché i malvagi non si invaghiscano di te. Nel far la qual cosa ho recitato la parte di un amico premuroso e di un suddito fedele, e tuo padre me ne deve rendere grazie. Nessun insulto, Hal. Nessuno, Ned, nessuno. No, in fede, ragazzi, nessuno.

PRINCIPE
Guarda un po' se la paura più schietta e la vigliaccheria più completa non ti portano a far torto a questa gentildonna virtuosa per rabbonirci. Perché, lei sarebbe fra i malvagi? E la tua ostessa qui sarebbe fra i malvagi? E questo tuo ragazzo è fra i malvagi? E l'onesto Bardolph, il cui zelo gli arde nel naso, è fra i malvagi?

POINS
Rispondi, ceppo secco di olmo, rispondi.

FALSTAFF
Il diavolo ha segnato Bardolph irrevocabilmente, e la sua faccia è la cucina privata di Lucifero, dove non fa altro che arrostire gli avvinazzati. Quanto al ragazzo, c'è un angelo buono che gli sta accanto, ma il diavolo acceca anche lui.

PRINCIPE
E le donne?

FALSTAFF
Una è già all'inferno, e brucia le povere anime. All'altra io devo dei soldi, e se si danna per questo non so.

OSTESSA
No di certo, ve lo posso garantire.

FALSTAFF
No, penso che non ti dannerai. Da quel peccato sei assolta. Ma per la Madonna, c'è un'altra accusa che ti riguarda: lasci che si mangi carne nella tua locanda, contro la legge, per la qual ragione penso che ti toccherà ululare.

OSTESSA
Tutti gli osti lo fanno. Cos'è un cosciotto o due di montone in tutta una quaresima?

PRINCIPE
Voi, gentildonna...

DOLL
Cosa dice vostra grazia?

FALSTAFF
La sua grazia dice ciò a cui la sua carne si ribella.
Peto bussa alla porta.

OSTESSA
Chi bussa così forte alla porta? Vai alla porta, Francis.

Entra Peto.

PRINCIPE
Peto, ordunque! Che notizie?

PETO
Il Re tuo padre è a Westminster, e vi sono venti messaggeri deboli e trafelati giunti dal nord. E mentre venivo qui ho incontrato e sorpassato dodici capitani, senza cappello, sudati, che bussavano alle taverne, e ognuno chiedeva di Sir John Falstaff.

PRINCIPE
Perdio, Poins, mi sento molto in colpa a profanare con queste sciocchezze il tempo prezioso, quando la tempesta dell'insurrezione, vento del sud carico di nubi nere, comincia a sciogliersi e a piovere sulle nostre teste nude e inermi. Dammi la spada e il mantello. Falstaff, buona notte.


Escono il Principe Henry, Poins, Peto e Bardolph.

FALSTAFF
Ora arriva il bocconcino più dolce della notte, e noi dobbiamo andarcene senza coglierlo.

 

Bussano.

 

Di nuovo bussano alla porta!


Entra Bardolph.


E allora! Cosa c'è?

BARDOLPH
Signore, dovete recarvi a corte subito. Una dozzina di capitani vi attendono alla porta.

FALSTAFF (al paggio)
Paga i suonatori, briccone. Ostessa, addio. Addio, Doll. Vedete, buone donne, come le persone di merito sono ricercate. L'immeritevole può dormire mentre l'uomo d'azione viene chiamato. Addio, mie buone donne. Se non mi mandano via su due piedi, vi rivedrò prima di partire.

DOLL
Non posso parlare. Se il mio cuore non sta per scoppiare... Be', dolce Jack, abbi cura di te.

FALSTAFF
Addio, addio.


Escono Falstaff e Bardolph.

OSTESSA
Be', stammi bene. Quando rifioriscono i piselli saranno ventinove anni che ti conosco, ma un uomo più onesto, dal cuore più sincero... Be', addio.

BARDOLPH (fuori scena)
Madama Tearsheet!

OSTESSA
Cosa c'è?

BARDOLPH (fuori scena)
Di' a madama Tearsheet di venire dal mio padrone.

OSTESSA
Oh corri, Doll, corri. Corri, cara Doll. Vieni. (A Bardolph fuori scena) Sta arrivando, con la faccia tutta pesta. Allora, Doll, ti decidi a venire?

 

Escono.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico IV - Parte II

(“King Henry the Fourth, Second part” - 1598)

 

 

atto terzo - scena prima

 

Entra il Re in vestaglia, solo, con un paggio.

 

RE
Va' a chiamare i Conti di Surrey e Warwick. Ma, prima di venire, che leggano questa lettera e la meditino bene. Affrettati.
 

Esce il paggio.
 

Quante migliaia dei miei sudditi più poveri a quest'ora dormono!

O sonno, dolce sonno, tenera nutrice di natura, come ti ho spaventato,
che più non vuoi appesantire le mie palpebre e affondare i miei sensi nell'oblio?
Perché, sonno, ti corichi in tuguri fumosi,
steso su pagliericci scomodi,
conciliato da mosche ronzanti al tuo sopore,
piuttosto che nelle sale profumate dei grandi,
sotto i baldacchini del lusso e dello sfarzo,
e blandito dal suono delle melodie più dolci?
O torpido dio, perché ti corichi con gli umili in letti sordidi,

e fai del giaciglio regale una guardiola o campanella d'allarme?
Forse che tu, sull'albero alto e vertiginoso,
non chiudi gli occhi al mozzo e gli addormenti il cervello
nella culla dei cavalloni prepotenti
e nelle folate turbinose dei venti,
che afferrano le onde brutali per la cima,
arricciandone le teste mostruose

e appendendolecon clamore assordante fra nubi fuggenti,
sicché il tumulto desta anche la morte?
Puoi tu, sonno ingiusto, donare il tuo riposo
al figlio del mare fradicio in un'ora così tremenda,
e invece nella notte più calma e più silente,
a cui si aggiungono tutti i mezzi e arredi adatti, negarlo a un re?

Dunque, o felici poveri, riposate!
Inquiete giacciono le teste coronate.

 

Entrano Warwick, Surrey e Sir John Blunt.

WARWICK
Molte volte buongiorno a vostra maestà!

RE
È già buongiorno, signori?

WARWICK
È l'una passata.

 

RE
Dunque buongiorno a tutti voi, signori. Avete considerato la lettera che vi ho mandato?

WARWICK
L'abbiamo fatto, maestà.

RE
Allora sapete quanto il corpo del nostro regno è marcio, che malattie vi crescono rigogliose, e con quale pericolo, vicine al suo stesso cuore.

WARWICK
È solo come un corpo ancora indisposto che può essere restituito all'antico vigore con buoni consigli e alcune medicine. Lord Northumberland sarà presto smorzato.

RE
Dio! se si potesse leggere il libro del destino, e vedere il rivolgimento dei tempi spianare le montagne, e il continente, stanco di solidità e fermezza, sciogliersi nel mare! E altre volte vedere la cintura di spiagge dell'oceano star troppo larga ai fianchi di Nettuno; e come le beffe e i mutamenti del caso colmino la coppa dell'instabilità con liquori diversi! Ah, se ciò si vedesse, il giovane più felice, mirando il suo cammino, i pericoli scampati, le croci che lo attendono, chiuderebbe quel libro e si disporrebbe a morire. Non sono passati nemmeno dieci anni dacché Riccardo e Northumberland, grandi amici, banchettavano insieme, e solo due anni dopo erano in guerra. Sono appena otto anni che questo Percy era l'uomo più prossimo al mio cuore, come un fratello si adoperava nelle mie imprese e deponeva il suo amore e la sua vita ai miei piedi:
sì, per me, fin sotto gli occhi di Riccardo lo disfidava. Ma chi di voi era presente - (A Warwick) voi, cugino Nevil, se ricordo bene - quando Riccardo, gli occhi colmi di lacrime, contraddetto e insultato da Northumberland, pronunciò queste parole, che ora appaiono profetiche: "Northumberland, tu scala con la quale mio cugino Bolingbroke ascende al mio trono" (sebbene allora, Dio lo sa, io non avessi tale intento, se non che la necessità tanto piegò lo stato che la grandezza e io fummo costretti a baciarci), "Verrà un tempo", lui proseguì, "verrà un tempo in cui il lurido peccato, rafforzandosi, scoppierà come un bubbone marcio". E continuò, annunciando la condizione di questi nostri tempi e la rottura della nostra amicizia.

WARWICK
Vi è una storia nella vita di tutti gli uomini, che riproduce le forme dei tempi passati, osservando la quale, un uomo può predire, con buona approssimazione, gli eventi principali non ancora venuti alla luce, raccolti come sono nello scrigno dei loro semi e inizi fiochi. Tali eventi divengono la prole e nidiata del tempo, e per il carattere necessario di questo sviluppo

RE
Riccardo poté indovinare a perfezione che il grande Northumberland, allora a lui infedele, da quel seme sarebbe cresciuto a maggiore infedeltà, la quale non avrebbe trovato terreno in cui allignare se non in voi.

 

RE
Queste cose sono dunque necessità? Affrontiamole allora come necessità. Proprio questa parola adesso fa appello a noi. Dicono che il Vescovo e Northumberland sono forti di cinquantamila uomini.

WARWICK
Non può essere, signore. La fama raddoppia, come la voce e l'eco, il numero di ciò che si teme. Piaccia a vostra grazia andare a letto. Per l'anima mia, signore, le forze che avete già inviato sul campo conquisteranno con grande facilità questa preda. Per confortarvi ancor più, ho ricevuto prove sicure che Glendower è morto. Vostra maestà è malata da due settimane, e questi orari inopportuni non possono che aggravare la vostra condizione.

RE
Accetterò il consiglio. E se mai questa guerra intestina fosse terminata vorremmo, cari signori, andare in Terrasanta.


Escono.

 

 

 

atto terzo - scena seconda

 

Entrano il giudice Shallow e il giudice Silence con Muffa, Ombra, Porro, Fiacco, Torello.

 

SHALLOW
Venite, venite, venite, signore. Datemi la vostra mano, signore, datemi la vostra mano, signore. Per la croce, proprio mattiniero! Dunque come sta il mio caro cugino Silence?

SILENCE
Buon giorno, caro cugino Shallow.

SHALLOW
E come sta mia cugina la vostra compagna di letto? E la bellissima figlia vostra e mia, Ellen la mia figlioccia?

SILENCE
Ahimè, cugino Shallow, nera come un merlo!

SHALLOW
Per il sì e per il no, signore, scommetto che mio cugino William è diventato un bravo studente. È sempre a Oxford, non è così?

SILENCE
Infatti, signore, a mie spese.

SHALLOW
Allora dovrà presto iscriversi ai Collegi di Legge. Io ai miei tempi sono andato al Clement's Inn, dove penso parlino ancora di quella testa matta di Shallow.

SILENCE
Allora, cugino, vi chiamavano Shallow l'ardente.

SHALLOW
Per la messa, mi chiamavano di tutto. E ne avrei combinate di tutti i colori, anche, e senza fermarmi a mezza strada. C'eravamo io e il piccolo John Doit dello Staffordshire e George Barnes il nero e Francis Pickbone e Will Squele, che veniva dai Cotswold; in tutte le scuole di legge non si sono più visti quattro scalmanati così. E vi dirò che sapevamo dove trovare la roba buona, e avevamo le migliori fra tutte a disposizione. Allora Jack Falstaff, oggi Sir John, era un ragazzo e paggio del Duca di Norfolk, Thomas Mowbray.

SILENCE
È lo stesso Sir John, cugino, che viene fra poco per arruolare soldati?

SHALLOW
Lo stesso Sir John, proprio lo stesso. Gli vidi spaccare la testa a Scoggin all'ingresso del Collegio, quando era un monello non più alto di così. E quello stesso giorno me le sono date con un certo Sansone Stoccafisso, fruttivendolo, dietro al Gray's Inn. Gesù, Gesù, i giorni matti che ho vissuto! E pensare quante mie vecchie conoscenze sono morte!

SILENCE
Li seguiremo anche noi, cugino.

SHALLOW
Certo, è certo, sicurissimo, sicurissimo. La morte, come dice il salmista, è certa per tutti, tutti devono morire. Quanto viene un buon paio di manzi alla fiera di Stamford?

SILENCE
In verità, non ci sono stato.

SHALLOW
La morte è certa. Il vecchio Double tuo concittadino è ancora vivo?

SILENCE
Morto, amico mio.

SHALLOW
Gesù Gesù, morto! Tirava bene coll'arco, e adesso è morto! Aveva buona mira. Giovanni il Magro gli voleva un gran bene, e scommetteva parecchio su di lui. Morto! Sapeva far centro a duecentocinquanta passi, e poteva arrivare con una freccia grossa a duecentottanta-trecento passi, che faceva bene al cuore vederlo. E una ventina di pecore quanto viene oggi?

SILENCE
Secondo come sono. Una ventina di pecore buone può valere dieci sterline.

SHALLOW
Dunque il vecchio Double è morto?

SILENCE
Ecco che arrivano due degli uomini di Sir John Falstaff, penso.

Entra Bardolph e un altro con lui.

SHALLOW
Buongiorno, miei signori.

BARDOLPH
Di grazia, chi è il giudice Shallow?

SHALLOW
Sono io, signore, Robert Shallow, povero scudiere di questa contea, e uno dei giudici di pace del Re. In cosa posso servirvi?

BARDOLPH
Il mio capitano, signore, vi manda a salutare, il mio capitano Sir John Falstaff, gentiluomo gagliardo, perbacco, e comandante valorosissimo.

SHALLOW
È molto gentile da parte sua, signore. Lo conoscevo come un buon tiratore di bastone. Come sta il nostro cavaliere? E posso domandarvi come sta la signora sua moglie?

BARDOLPH
Perdonatemi, monsignore, un soldato s'accomoda meglio che con una moglie.

SHALLOW
Ben detto, in fede, signore, proprio ben detto, proprio. S'accomoda meglio! Proprio buona, sì, è proprio buona. Le buone frasi sono altamente lodevoli, sicuro, lo sono sempre state. Accomodarsi! Viene da "accomodo". Benissimo, una frase molto bella.

BARDOLPH
Scusate, signore, è solo una parola che ho sentito dire. Frase la chiamate? Per la luce del giorno, non conosco la frase, ma sosterrò con la mia spada che la parola è una parola degna di un soldato, e una parola straordinariamente soldatesca, cribbio. Accomodarsi, cioè, quando uno, come si dice, s'accomoda, o quando uno è in condizione tale che si può pensare che sia accomodato; che è cosa ottima.

Entra Sir John Falstaff.

SHALLOW
Verissimo. Guardate, ecco che arriva il buon Sir John. Datemi la vostra cara mano, datemi la cara mano di vossignoria. In fede, avete buon aspetto e portate i vostri anni benissimo. Benvenuto, caro Sir John.

FALSTAFF
Sono contento di trovarvi bene, caro messer Robert Shallow. Messer Surecard, se non erro?

SHALLOW
No, Sir John, è mio cugino Silence, giudice di pace come me.

FALSTAFF
Caro messer Silence, è ben giusto che siate di pace.

SILENCE
Vossignoria è il benvenuto.

FALSTAFF
Uffa! È proprio caldo, signori. Mi avete procurato qui una mezza dozzina di uomini abili?

SHALLOW
Per la Madonna, certo che sì, signore. Volete sedervi?

FALSTAFF
Fatemeli vedere, vi prego.

SHALLOW
Dov'è il ruolino? Dov'è il ruolino? Dov'è il ruolino? Vediamo un po', vediamo un po', vediamo un po'. Ecco, ecco, ecco, ecco, ecco, ecco, ecco. Sì, per la Madonna, signore. Ralph Muffa! Si facciano avanti quando li chiamo, faccian così, faccian così. Vediamo un po', dov'è Muffa?

MUFFA
Presente, col vostro permesso.

SHALLOW
Che pensate, Sir John? Un uomo ben messo, giovane, forte, e di buona famiglia.

FALSTAFF
Il tuo nome è Muffa?

MUFFA
Sì, con vostra licenza.

FALSTAFF
Tanto più ora di usarti.

SHALLOW
Ha ha ha! Straordinario, in fede mia! Le cose ammuffite mancano d'uso. È buonissima! In fede, ben detto, Sir John, molto ben detto.

FALSTAFF
Spuntatelo.

MUFFA
Ero già abbastanza spuntato prima e avreste potuto anche lasciarmi stare. La mia vecchia ora sarà rovinata, senza nessuno per il campo e per le altre necessità. Non mi dovevate spuntare. Ci sono altri più adatti di me a partire.

FALSTAFF
Via, taci, Muffa, devi partire. Muffa, è ora che tu venga consumato.

MUFFA
Consumato!

SHALLOW
Zitto, giovanotto, zitto. Mettiti lì da parte. Non lo sai dove ti trovi? Quanto agli altri, Sir John, vediamo qua. Simone Ombra!

FALSTAFF
Giusto, accidenti, mi servirà per starci seduto sotto. Scommetto che risulterà soldato fresco.

SHALLOW
Dov'è Ombra?

OMBRA
Presente, signore.

FALSTAFF
Ombra, di chi sei figlio?

OMBRA
Figlio di mia madre, signore.

FALSTAFF
Figlio di tua madre! Probabile, e ombra di tuo padre. Così il figlio della femmina è l'ombra del maschio. Spesso è proprio così, ben poco della sostanza del padre!

SHALLOW
Vi va bene, Sir John?

FALSTAFF
Ombra andrà bene per l'estate. Spuntatelo, che ci servono parecchie ombre per riempire il ruolino.

SHALLOW
Tommaso Porro!

FALSTAFF
Dov'è?

PORRO
Presente, signore.

FALSTAFF
Il tuo nome è Porro?

PORRO
Sissignore.

FALSTAFF
Sei un porro molto sbrindellato.

SHALLOW
Devo spuntarlo, Sir John?

FALSTAFF
Sarebbe inutile, i suoi stracci gli stanno appuntati sulla schiena, e tutto l'insieme si regge con gli spilli. Non spuntatelo affatto.

SHALLOW
Ha ha ha! Ve ne intendete, signore, ve ne intendete! Vi faccio i miei complimenti. Franco Fiacco!

FIACCO
Presente, signore.

SHALLOW
Qual è il tuo mestiere, Fiacco?

FIACCO
Sarto da donna, signore.

SHALLOW
Devo spuntarlo, signore?

FALSTAFF
Potete farlo. Ma se fosse un sarto da uomo, sarebbe lui ad appuntare voi. Sei capace di fare tanti buchi nell'esercito nemico quanti ne hai fatti nelle sottane delle donne?

FIACCO
Farò quel che potrò, signore. Di più non posso fare.

FALSTAFF
Ben detto, bravo sarto da donna! Ben detto, coraggioso Fiacco! Sarai valoroso come la colomba irata o come un arditissimo topo. Spuntate ben bene il sarto da donna, messer Shallow, con un segno profondo, messer Shallow.

FIACCO
Signore, vorrei che fosse partito Porro.

FALSTAFF
E io vorrei che tu fossi un sarto da uomo, per ricucirlo in modo che potesse partire. Non posso avere come soldato semplice chi è capitano di tante migliaia di pidocchi. Basta così, fortissimo Fiacco.

FIACCO
Basterà, signore.

FALSTAFF
Ti sono obbligato, reverendo Fiacco. A chi tocca?

SHALLOW
Pietro Torello del Prato!

FALSTAFF
Sì, per la Madonna, vediamo Torello.

TORELLO
Presente, signore.

FALSTAFF
Dio m'è testimone, un tipo in gamba! Avanti, spuntami Torello fino a farlo muggire per risposta.

TORELLO
O signore! Mio buon signor capitano...

FALSTAFF
Come, muggisci già prima di essere spuntato?

TORELLO
O Dio, signore! Sono malato.

FALSTAFF
Che malattia hai?

TORELLO
Un raffreddore fottuto, signore, una tosse, signore, che mi son preso suonando le campane in onore del Re, signore, per l'anniversario dell'incoronazione.

FALSTAFF
Va be', andrai in guerra in camicione. Ti faremo passare il raffreddore, e darò ordine che i tuoi amici suonino la campana per te. Questi sono tutti?

SHALLOW
Ne abbiamo già chiamati due di più del vostro numero. Dovete prenderne solo quattro da noi, signore. Dunque, vi prego, venite a pranzo con me.

FALSTAFF
Sentite, verrò a bere con voi, ma non posso fermarmi a pranzo. Sono lieto di vedervi, in fede mia, messer Shallow.

SHALLOW
Oh, Sir John, vi ricordate quando passammo tutta la notte al Mulino, a Campo San Giorgio?

FALSTAFF
Non dite altro, caro messer Shallow, non dite altro.

SHALLOW
Ah! Una notte coi fiocchi. E Jane Lavoradinotte è viva?

FALSTAFF
Vive, messer Shallow.

SHALLOW
Non mi poteva sopportare, mai.

FALSTAFF
Mai, mai, diceva sempre che non poteva soffrire messer Shallow.

SHALLOW
Sacramento, sapevo farla imbestialire. Era roba buona a quei tempi. Si tiene su bene?

FALSTAFF
Vecchia, messer Shallow, vecchia.

SHALLOW
Certo, deve essere vecchia. Non può fare a meno di essere vecchia. Sicuro che è vecchia, aveva avuto Robertino Lavoradinotte dal vecchio Lavoradinotte prima che io venissi in collegio al Clement's Inn.

SILENCE
Cioè cinquantacinque anni fa.

SHALLOW
Ah, cugino Silence, sapeste quello che abbiamo visto questo cavaliere ed io! Eh, Sir John, dico bene?

FALSTAFF
Abbiamo udito le scampanate di mezzanotte, messer Shallow.

SHALLOW
Sì che l'abbiamo, sì che l'abbiamo, sì che l'abbiamo, in fede mia Sir John, sì che l'abbiamo. La nostra parola d'ordine era "Su il bicchiere, ragazzi!". Venite, andiamo a pranzo, venite, andiamo a pranzo. Gesù, i giorni che abbiamo visto! Venite, venite.

 

Escono Falstaff e i giudici.

TORELLO
Buon messer corporale Bardolph, siatemi amico, ed ecco quattro pezzi da dieci scellini di Enrico in corone francesi, per voi. In verità, signore, preferirei andare sulla forca piuttosto che partire. Eppure, per parte mia, signore, non me ne importa, ma è che non ne ho voglia e, per parte mia, vorrei restare con i miei amici. Altrimenti, signore, per parte mia non me ne importerebbe tanto.

BARDOLPH
Va' là, mettiti da parte.

MUFFA
E buon messer caporale capitano, per amore della mia vecchia, siatemi amico. Non ha nessuno che le possa far i lavori quando sono partito, ed è vecchia e non può cavarsela. Ne avrete quaranta, signore.

BARDOLPH
Va' là, mettiti da parte.

FIACCO
In fede mia, non me ne importa. Un uomo muore una volta sola. Siamo in debito di una morte con Dio. Non sarò mai un vigliacco. Se è mio destino, bene. Se non lo è, bene. Nessuno vale tanto da non servire il suo principe. Vada come vada, chi muore quest'anno è già pari per l'anno prossimo.

BARDOLPH
Ben detto, sei un brav'uomo.

FIACCO
Parola mia, non sono un vigliacco.

Entrano Falstaff e i giudici.

FALSTAFF
Dunque, signor mio, quali debbo prendere?

SHALLOW
Quattro a vostra scelta.

BARDOLPH
Signore, una parola. Ho qui tre sterline per mandar liberi Muffa e Torello.

FALSTAFF
Va bene, va bene.

SHALLOW
Dunque, Sir John, quali sono i quattro che volete?

FALSTAFF
Scegliete voi per me.

SHALLOW
Per la Madonna, allora; Muffa, Torello, Fiacco e Ombra.

FALSTAFF
Muffa e Torello. Quanto a te, Muffa, resta a casa finché non puoi più prestare servizio. E quanto a te, Torello, cresci pure finché ne avrai l'età. Di voi due non ne voglio sapere.

SHALLOW
Sir John, Sir John, non fate torto a voi stesso. Sono gli uomini più in gamba, e vorrei che prendeste i migliori.

FALSTAFF
Volete insegnare a me, messer Shallow, a scegliere un uomo? Che m'importa del braccio, dei muscoli, della statura e della corporatura robusta di un uomo! Datemi lo spirito, messer Shallow. Prendiamo Porro. Vedete che aspetto sbrindellato che ha. Questo vi caricherà e scaricherà il moschetto con la rapidità dei colpi di martello di un lavoratore di peltro, lo solleverà e abbasserà più svelto di quello che appende al bastone i secchi del birraio. E quest'altro tipo smunto, Ombra. Ecco uno che mi piace. Non presenta bersaglio al nemico: l'avversario può mirare altrettanto facilmente al filo d'un temperino. Quanto poi alla ritirata, con che velocità correrà questo Fiacco che è sarto da donna! Oh, datemi uomini sparuti, e risparmiatemi i dotati. Bardolph, mettimi un moschetto in mano a Porro.

BARDOLPH
Tieni, Porro, prendi la mira. Così, così, così.

FALSTAFF
Orsù, maneggiami il tuo moschetto. Così. Benissimo. Ancora. Benissimo, eccellente. Oh, datemi sempre un tiratore piccolo, magrolino, vecchio, rinsecchito, pelato. Ben fatto davvero, Porro. Sei una buona crosta di rogna. Aspetta, eccoti sei soldi.

SHALLOW
Non è padrone del mestiere, non fa bene. Ricordo che al campo di Mile End, quando stavo al Clement's Inn - a quei tempi facevo la parte di Sir Dagonet nello spettacolo di re Artù - c'era un tipetto sottile, che maneggiava il suo pezzo così, e correva indietro e correva avanti, e si faceva sotto e si rifaceva sotto. "Ra-ta-ta", faceva, "Bum", faceva, e di nuovo se ne scappava, e di nuovo rieccolo lì. Uno così non lo vedrò più.

FALSTAFF
Questi uomini andranno bene, messer Shallow. Dio vi abbia in cura, messer Silence; con voi non userò molte parole. Addio, miei due signori. Vi sono obbligato. Devo fare dodici miglia prima di notte. Bardolph, dai ai soldati le giubbe.

SHALLOW
Sir John, Dio vi benedica! Dio renda prospere le vostre imprese! Dio ci mandi pace! Sulla via del ritorno visitate la nostra casa per rinnovare la nostra amicizia. Chissà che io non venga con voi a corte.

FALSTAFF
Davanti a Dio, vorrei proprio che veniste, messer Shallow.

SHALLOW
Andate, dicevo per dire. Dio vi conservi.

FALSTAFF
Statevi bene, gentiluomini gentili.

 

Escono i giudici.

 

Avanti, Bardolph, porta via gli uomini.

 

Escono tutti tranne Falstaff.

 

Al mio ritorno, voglio fare il pelo a questi giudici. Vedo bene il fondo del giudice Shallow. Dio, Dio, come siamo soggetti noi vecchi al vizio della menzogna! Questo giudice morto di fame non ha fatto altro che cianciare delle pazzie della sua gioventù e delle prodezze che ha fatto dalle parti di Turnbull Street, e una parola su tre era una bugia, data a bere a chi ascolta più regolarmente del tributo del Gran Turco. Me lo ricordo al Clement's Inn, pareva un omino ricavato dopo cena da una crosta di formaggio. Da nudo, era tal quale un ravanello a due radici, con sopra una testa bislacca tagliata con un coltello. Era tanto minuto che le sue forme a una vista debole risultavano invisibili. Era lo spirito stesso della carestia, ma anche lascivo come una scimmia, le puttane lo chiamavano mandragola. Era sempre in ritardo sulla moda, e cantava alle vecchie bagasce le canzoni che udiva fischiare ai carrettieri, e giurava che erano invenzioni e serenate sue. E adesso questa sciaboletta da Vizio di palcoscenico è diventato scudiere, e parla di Giovanni il Magro familiarmente come se ne fosse fratello giurato, e scommetto che non l'ha mai visto che una volta, al torneo, quando quello gli ruppe la testa per essersi intrufolato fra gli uomini del Cerimoniere. Io c'ero, e dissi a Giovanni il Magro che picchiava il proprio nome, perché avresti potuto infilare lui e tutta la sua roba in una pelle d'anguilla; per lui l'astuccio di un clarino era un palazzo, una reggia. E ora ha terre e manzi. Be', approfondirò la sua conoscenza, se ritorno, e sarà difficile che non ne cavi più che da due pietre filosofali. Se la giovane laschetta fa gola al vecchio luccio, non vedo perché, secondo legge di natura, io non possa farne un boccone. Diamo tempo al tempo, e basta.

 

Esce.

 

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico IV - Parte II

(“King Henry the Fourth, Second part” - 1598)

 

 

atto quarto - scena prima

 

Entrano l'Arcivescovo di York, Mowbray, Hastings e altri, nella Foresta di Gaultree.

 

ARCIVESCOVO
Qual è il nome di questa foresta?

HASTINGS
La foresta di Gaultree, se piace a vostra grazia.

ARCIVESCOVO
Fate sosta qui, signori miei, e mandate esploratori per scoprire il numero dei nostri nemici.

HASTINGS
Li abbiamo già inviati.

ARCIVESCOVO
Avete fatto bene.
Amici miei, fratelli in questa grande impresa, devo informarvi che ho ricevuto da Northumberland una lettera di data recente, fredda per intento, tenore e sostanza; qui egli vorrebbe essere, con forze che si addicano al suo rango, le quali non ha potuto arruolare. Perciò si è ritirato in Scozia, a maturare le sue fortune, e conclude con voti cordiali che i vostri sforzi sopravvivano al rischio e allo scontro temibile col nemico.

 

MOWBRAY
Così le speranze che riponevamo in lui crollano e vanno in pezzi.

Entra un messaggero.

HASTINGS
Dunque, che notizie?

MESSAGGERO
A occidente di questa foresta, meno di un miglio da qui, in buon ordine avanzano i nemici, e, dal terreno che coprono, valuto il loro numero a trentamila uomini o poco meno.

MOWBRAY
Giusto il numero che avevamo calcolato. Muoviamo innanzi e affrontiamoli sul campo.

ARCIVESCOVO
Quale capo, armato di tutto punto, viene avanti?

Entra Westmoreland.

MOWBRAY
Credo sia il signore di Westmoreland.

WESTMORELAND
Salute e sinceri omaggi dal nostro generale, il principe Lord John, Duca di Lancaster.

 

ARCIVESCOVO
Parlate tranquillamente, monsignore di Westmoreland. A cosa dobbiamo la vostra visita?

WESTMORELAND
Allora, signore, a vostra grazia rivolgo principalmente la sostanza del mio discorso. Se la ribellione venisse nel suo vero aspetto, con turbe abbiette e vili, condotta da giovani sanguinari, difesa con rabbia, e fomentata da monelli e mendicanti, dico, se la rivolta dannata così apparisse, nella sua forma vera, più propria e originale, voi, reverendo padre, e questi nobili signori, non sareste qui, a ornare la forma laida dell'insurrezione vile e sanguinaria con i vostri onori intatti. Voi, Lord Arcivescovo, il cui seggio posa sulla pace civile, la cui barba è inargentata dalla mano della pace, la cui dottrina e belle lettere ha educato la pace, i cui bianchi paramenti rappresentano l'innocenza, la colomba e lo stesso spirito benedetto della pace, perché traducete voi stesso così malamente dalla loquela tanto armoniosa della pace nell'idioma stonato e violento della guerra, mutando i vostri libri in tombe, l'inchiostro in sangue, le penne in lance e la vostra divina lingua in una tromba rumorosa e in un segnale di guerra?

ARCIVESCOVO
Perché faccio così? Questa la vostra domanda. La ragione in breve; siamo tutti malati, e con le ore spese nell'ingordigia e nei piaceri ci siamo procurati una febbre bruciante, per cui dobbiamo cavarci sangue. Di questo male il nostro defunto re Riccardo, contagiato, morì. Ma, nobilissimo Lord di Westmoreland, io non mi assumo qui ruolo di medico e nemmeno quale nemico della pace marcio nelle schiere degli uomini d'armi, ma indosso brevemente l'aspetto pauroso della guerra, per imporre una dieta alle menti gonfie e sazie d'agio e rimuovere gli ostacoli che cominciano a bloccare le vene stesse della nostra vita. Parlerò più chiaro. Ho pesato attentamente con una giusta bilancia i torti che le nostre armi possono fare e i torti che subiamo, e trovo che i nostri mali pesano più delle nostre offese. Vediamo in che senso corre il flusso del tempo, e siamo strappati dal luogo quieto che in esso abbiamo dal torrente impetuoso dell'occasione, e abbiamo l'elenco di tutte le nostre lagnanze da mostrare, a tempo opportuno, in una serie di articoli; elenco che già da gran tempo offrimmo al Re, ma non potemmo con nessuna istanza ottenere udienza. Quando subiamo torti e vogliamo esporre lamentele, ci è negato accesso alla sua persona, proprio da coloro che più ci hanno fatto torto. I pericoli dei giorni or ora trascorsi, la cui memoria è scritta sulla terra con sangue ancora visibile, e gli esempi che occorrono ogni minuto, anche adesso, ci hanno fatto indossare queste armi disdicevoli, non per rompere la pace o un qualsiasi suo ramo, ma per stabilire qui una pace vera, in cui al nome corrisponda il fatto.

WESTMORELAND
Quando mai il vostro appello fu respinto? In che modo siete stato offeso dal Re? Quale nobile è stato subornato per angariarvi, sicché ora sigillate il libro fuorilegge e sanguinario della ribellione menzognera con un sigillo divino e consacrate la lama amara della sommossa?

ARCIVESCOVO
Il mio fratello generale, il popolo, la crudeltà privata al mio fratello carnale, sono queste, specialmente, le mie vertenze.

WESTMORELAND
Non vi è necessità di queste riparazioni, e se vi fosse, non toccherebbero a voi.

MOWBRAY
Perché non a lui in parte, e a noi tutti, che sentiamo le ferite dei giorni passati, e sopportiamo che la situazione presente gravi con mano pesante e ingiusta sul nostro onore?

WESTMORELAND
Mio buon Lord Mowbray, interpretate i tempi secondo le loro necessità, e direte invero che sono i tempi, non già il Re, a recarvi offesa. Eppure quanto a voi, non mi sembra sia nei confronti del Re che del presente tempo che abbiate anche un solo pollice di terreno su cui basare le vostre lagnanze. Non foste reintegrato in tutte le signorie del Duca di Norfolk, il vostro nobile padre di ottima memoria?

MOWBRAY
Cosa aveva perduto mio padre nell'onore, che dovesse essere risuscitato e rianimato in me? Il Re che lo amava, come stavano le cose, fu per forza costretto a bandirlo. E allorché lui e Henry Bolingbroke, entrambi montati e ardenti in sella dei corsieri che nitrivano sfidando lo sprone, le lance in resta, le visiere calate, gli occhi di fuoco scintillanti dall'acciaio, mentre la tromba sonora li spingeva allo scontro, allora, allora, quando nulla avrebbe potuto trattenere mio padre dal petto di Bolingbroke, oh, quando il Re gettò a terra la mazza, la sua vita stessa dipendeva dallo scettro che gettò. Allora abbatté se stesso e la vita di tutti quelli che per vie legali e forza di spada sono poi periti sotto Bolingbroke.

WESTMORELAND
Lord Mowbray, ora parlate senza sapere cosa dite. A quel tempo il Conte di Hereford era stimato in Inghilterra il gentiluomo più valoroso. Chi sa a chi allora avrebbe arriso la fortuna? Ma se là vostro padre fosse stato vincitore, non sarebbe mai uscito vivo da Coventry. Poiché tutta la nazione con una sola voce gli gridava odio, e tutti i voti e affetti erano posti su Hereford, che essi amavano invero e benedivano e riverivano, più del Re. Ma tutto ciò è solo una digressione dal mio compito. Qui vengo per incarico del Principe nostro generale per conoscere le vostre lagnanze, per dirvi da parte sua che vi darà udienza e che là dove appariranno giuste le vostre richieste, avrete soddisfazione e tutto sarà ovviato che possa anche soltanto farvi pensare nemici.

MOWBRAY
Ma egli ci ha costretti a forzarlo a questa offerta, ed essa proviene da calcolo, non amore.

WESTMORELAND
Mowbray, siete arrogante a interpretarla così. L'offerta viene da clemenza, non da paura. Poiché, guardate, il nostro esercito ci è sotto gli occhi, e sul mio onore, è troppo sicuro di sé per ammettere alcun pensiero di paura. Le nostre schiere hanno nomi maggiori delle vostre, i nostri uomini sono più provetti nell'uso delle armi, le nostre armi altrettanto efficaci, la nostra causa migliore. Dunque ragione vuole che i nostri cuori siano tranquilli. Non dite perciò che la nostra offerta è forzata.

 

MOWBRAY
Per me non dovremmo ammettere nessun negoziato.

WESTMORELAND
Questo dimostra solo la vergogna del vostro delitto. Causa debole non ama discussioni.

HASTINGS
Il principe John ha piena commissione, per ampi poteri conferitigli da suo padre, di sentire e decidere definitivamente sulle condizioni che proporremo?

WESTMORELAND
Ciò è implicito nel titolo di generale. Mi sorprende che poniate una domanda così ovvia.

ARCIVESCOVO
Prendete dunque, Lord Westmoreland, questo documento, poiché esso contiene le nostre lagnanze generali.
Soddisfatta che sia ogni singola richiesta qua dentro, e quando tutti gli aderenti alla nostra causa, qui e altrove, che si sono congiunti a questa impresa siano stati assolti con formali accordi e pronta esecuzione del nostro volere, allora limitandoci a noi e ai nostri scopi rientreremo entro l'alveo dell'obbedienza e legheremo le nostre forze al braccio della pace.

WESTMORELAND
Lo mostrerò al generale. Signori, piaccia a voi che ci incontriamo davanti a entrambi i nostri eserciti, e concludiamo la pace - Dio lo voglia! - oppure chiamiamo al campo di battaglia le spade che dovranno decidere.

ARCIVESCOVO
Signore, così faremo.


Esce Westmoreland.

MOWBRAY
Qualcosa nell'animo mi dice che nessuna delle nostre condizioni di pace reggerà.

HASTINGS
Non temete. Se possiamo fare la pace con clausole così ampie e ferme come quelle su cui si fonda la nostra proposta la nostra pace starà salda come un monte roccioso.

MOWBRAY
Sì, ma la loro opinione di noi sarà tale che ogni occasione lieve e pretestuosa, sì, ogni motivo futile, frivolo e balzano per il Re avrà il sapore di questa rivolta, sicché, fossimo pure martiri per fedeltà al Re, saremo vagliati da un vento così violento che persino il nostro grano parrà leggero come pula e il bene non verrà distinto dal male.

ARCIVESCOVO
No, no, mio signore. Considerate. Il Re è stanco di sospetti tanto sottili e capziosi. Poiché ha scoperto che risolvere un dubbio con la morte ne suscita due maggiori in chi sopravvive, e pertanto cancellerà dai suoi libri i vecchi conti e non conserverà testimonianza nella mente che possa ripetere e raccontare le sue perdite a nuova memoria. Infatti sa benissimo che non può liberare dalle erbacce la sua terra con l'ampiezza che i suoi sospetti suggerirebbero. I nemici sono così radicati fra gli amici che, strappando per estirpare un nemico, svelle egualmente e scuote un amico.  Così che questa terra, come una moglie ingiuriosa che l'ha fatto adirare fino a spingerlo alle percosse, mentre egli vuol batterla tiene alto il figlioletto e sospende la punizione incombente nel braccio levato per somministrarla.

HASTINGS
Inoltre il Re ha spezzato tutte le sue verghe sui ribelli recenti, e ora gli manca lo strumento stesso per punire. Così la sua forza, come un leone sdentato, può minacciare ma non mantenere.

ARCIVESCOVO
Verissimo. E pertanto siate certo, mio buon Lord Cerimoniere, che se ora concludiamo la nostra riconciliazione, questa pace, come un arto spezzato e ricongiunto, sarà più forte per essere stata rotta.

MOWBRAY
Così sia. Ecco che torna il mio Lord di Westmoreland.

Entra Westmoreland.

WESTMORELAND
Il Principe è qui vicino. Piaccia alle vostre signorie incontrare sua grazia a distanza eguale fra i nostri eserciti.

MOWBRAY
Vostra grazia di York, il nome di Dio, fatevi avanti.

ARCIVESCOVO
Precedetemi e salutate sua grazia. Mio Lord, veniamo.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Entra il principe John di Lancaster e il suo esercito.

LANCASTER
Ben lieto di incontrarvi, cugino Mowbray. Buon giorno a voi, gentile Lord Arcivescovo. Egualmente a voi, Lord Hastings, e a tutti. Mio Lord di York, stavate meglio quando il vostro gregge, radunato dalla campana, vi circondava per udire con reverenza la vostra esposizione del testo sacro, di ora che vi vediamo fatto  uomo di ferro, incitare una turba di ribelli col vostro tamburo,volgendo il verbo in spada, la vita in morte. L'uomo che siede nel cuore di un monarca e matura al sole del suo favore, se abusa della protezione di quel re, ahimè, quali malanni può suscitare all'ombra di tanta grandezza. Per voi, Lord Vescovo, è lo stesso. Chi non ha sentito dire quanto eravate addentro ai libri di Dio? Per noi eravate l'oratore nel suo parlamento, per noi la voce immaginata di Dio stesso, l'interprete medesimo e il messaggero fra la grazia, la santità del Cielo e le nostre povere menti. Oh! chi potrà credere che voi abusate della reverenza del vostro stato, e coinvolgete l'ausilio e la grazia del Cielo, come un favorito falso usa il nome del principe, in opere disonorevoli? Avete arruolato sotto pretesto di zelo per Iddio i sudditi del Suo vicario, di mio padre, e insieme contro la pace del Cielo e di lui li avete qui fatti sollevare.

ARCIVESCOVO
Caro Lord di Lancaster non sono qui contro la pace di vostro padre, ma, come già dissi al Lord di Westmoreland, i tempi disordinati, lo vedono tutti, ci premono e costringono a un abito innaturale, in difesa della nostra sicurezza. Inviai a vostra grazia i dettagli e i particolari delle nostre lagnanze, le quali la corte ha respinto con disprezzo: da ciò è nata questa guerra, figlia dalle teste d'Idra, i cui occhi tremendi possono facilmente indursi al sonno concedendo le nostre richieste sacrosante, e la fedele obbedienza, guarita da questa follia, si piegherà sottomessa ai piedi della maestà.

MOWBRAY
Se no, siamo pronti a tentare la fortuna fino all'ultimo uomo.

HASTINGS
E anche se qui cadiamo, abbiamo rinforzi per rinnovare il nostro tentativo. Se anche questi falliscono, subentreranno i loro amici, e così nascerà una successione di malanni, e l'erede continuerà la contesa dell'altro erede finché l'Inghilterra genererà figli.

LANCASTER
Siete troppo superficiale, Hastings, troppo superficiale, per sondare a fondo i tempi futuri.

WESTMORELAND
Piaccia a vostra grazia dir loro apertamente fino a che punto vi aggradano le loro richieste.

LANCASTER
Tutte mi aggradano, e le concedo volentieri, e giuro, sull'onore del mio sangue, le intenzioni di mio padre sono state fraintese e alcuni della sua corte hanno troppo liberamente abusato dei suoi propositi e della sua autorità. Monsignore, questi torti saranno prontamente riparati, per l'anima mia, lo saranno. Se vi aggrada, rinviate le vostre forze alle loro diverse contee, come noi le nostre. E qui in mezzo ai due eserciti beviamo insieme da amici e abbracciamoci, che tutti i loro occhi possano portare a casa i segni del nostro amore e amicizia ricomposti.

ARCIVESCOVO
Accetto la vostra parola principesca che riparerete i torti.

LANCASTER

Io ve la do, e manterrò la parola: su questo bevo alla grazia vostra.

HASTINGS
Andate, capitano, e comunicate all'esercito queste notizie di pace. Che abbiano la paga, e partano. So che ne avranno piacere. Presto, capitano.


Esce il capitano.

ARCIVESCOVO
A voi, mio nobile Lord di Westmoreland.

WESTMORELAND
Brindo a vostra grazia e, se conosceste le fatiche che ho posto nel generare la pace presente berreste liberamente. Ma l'amore che vi porto si mostrerà più apertamente in seguito.

ARCIVESCOVO
Non dubito di voi.

WESTMORELAND
Ciò mi rallegra. Salute al mio Lord e gentile cugino, Mowbray.

MOWBRAY
Mi augurate salute in un momento assai opportuno, poiché d'improvviso mi sento male.

ARCIVESCOVO
Alla vigilia dei malanni gli uomini son sempre allegri, ma il malessere precorre i buoni eventi.

WESTMORELAND
Perciò state allegro, cugino, ché l'improvviso affanno serve a dire: "Cosa buona vien domani".

ARCIVESCOVO
Credetemi, sono molto allegro di spirito.

MOWBRAY
Tanto peggio, se la vostra regola è vera.


Grida fuori scena.

LANCASTER
La notizia della pace è data. Sentite che grida!

MOWBRAY
Sarebbero state grida di gioia dopo la vittoria.

ARCIVESCOVO
Una pace ha la natura di una conquista, poiché allora entrambe le parti sono nobilmente sottomesse, e nessuna delle due è sconfitta.

LANCASTER
Andate, signore, e fate congedare anche il nostro esercito.


Esce Westmoreland.


E, mio buon signore, se non vi dispiace, le nostre truppe sfilino dinanzi a noi, affinché possiamo osservare gli uomini che avremmo dovuto combattere.

ARCIVESCOVO
Andate, buon Lord Hastings, e prima di essere congedati sfilino qui davanti.


Esce Hastings.

LANCASTER
Confido, signori, che stanotte dormiremo insieme.


Entra Westmoreland.
 

Orbene, cugino, perché il nostro esercito è fermo?

WESTMORELAND
I capi, avendo da voi l'ordine di attendere, non partiranno prima di avervi udito parlare.

LANCASTER
Conoscono il loro dovere.

Entra Hastings.

HASTINGS
Signore, il nostro esercito è già disciolto. Come vitelli liberati dal giogo, si incamminano a est, nord, sud, e, come una scolaresca congedata, ognuno corre verso la casa e i giochi.

WESTMORELAND
Buone notizie, mio Lord Hastings, per le quali io ti arresto, traditore, per alto tradimento. E voi, Lord Arcivescovo, e voi, Lord Mowbray, vi accuso entrambi di tradimento capitale.

MOWBRAY
È giusto e onorevole questo modo di agire?

WESTMORELAND
Lo è forse la vostra assemblea?

ARCIVESCOVO
Mancherete alla parola?

LANCASTER
Non te ne ho data alcuna. Vi ho promesso riparazione di quelle lagnanze che lamentavate, il che, sul mio onore, attuerò con cura cristianissima. Ma quanto a voi, ribelli, preparatevi ad assaggiare quel che spetta alla ribellione. Stoltissimamente avete arruolato queste forze, scioccamente qui condotte, stupidamente congedate. Rullino i nostri tamburi, inseguite i dispersi. Dio, non noi, ha oggi combattuto sicuramente. Si portino questi traditori al ceppo della morte, vero letto del tradimento, dove esso rende l'anima.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena terza

 

Squilli di trombe, scorrerie.

Entrano Falstaff e Coleville, uno incontro all'altro.


FALSTAFF
Quale è il vostro nome, signore? Di quale grado siete, e di quale luogo?

COLEVILLE
Sono un cavaliere, signore, il mio nome è Coleville della Valle.

FALSTAFF
Bene, dunque Coleville è il vostro nome, cavaliere è il vostro grado, e il vostro luogo una valle. Coleville resterà il vostro nome, traditore il vostro grado, e la galera il vostro luogo, un luogo abbastanza profondo. Così sarete sempre Coleville della Valle.

COLEVILLE
Non siete voi Sir John Falstaff?

FALSTAFF
Uomo buono quanto lui, signore, chiunque io sia. Vi arrendete, signore, o devo sudare per voi? Se sudo, sono le lacrime di chi ti vuol bene, e piangono la tua morte. Pertanto fatti venire un terrore e tremore, e implora la mia misericordia.

COLEVILLE
Penso che siate Sir John Falstaff, e così pensando mi arrendo.

FALSTAFF
Ho tutta una folla di lingue in questa mia pancia, e non ce n'è una che non pronunci il mio nome. Se avessi appena una pancia qualsiasi, sarei l'uomo più valoroso d'Europa e basta. La mia rovina è il ventre, il ventre, il ventre. Ecco venire il nostro generale.

Entrano il principe John di Lancaster, Westmoreland, Blunt e gli altri.

Suona la ritirata.

LANCASTER
La furia è passata, non inseguite più. Richiamate le truppe, caro cugino Westmoreland.


Esce Westmoreland.


Dunque, Falstaff, dove eravate tutto questo tempo? Quando tutto è finito, allora venite. Questi vostri trucchi e indugi, per la mia vita, un giorno o l'altro spezzeranno la schiena a una forca.

FALSTAFF
Mi dispiacerebbe, signore, se non fosse così. Finora non ho mai visto che rimproveri e critiche ricompensare il valore. Pensate che io sia una rondine, una freccia, una pallottola? Ho forse, coi miei movimenti vecchi e miserevoli, la velocità del pensiero? Sono arrivato qui di corsa, al limite estremo delle possibilità. Cavalli da posta ne ho azzoppato nove ventine e rotti, e qui, impolverato dal viaggio come sono, ma immacolato e puro nel mio onore, ho fatto prigioniero Sir John Coleville della Valle, cavaliere furiosissimo e nemico valoroso. Ma a che sorprendersi? Mi ha visto e si è arreso, così che posso dire a ragione, come quel romano col naso a uncino: "Venni, vidi e vinsi".

LANCASTER
È stato più per cortesia sua che per merito vostro.

FALSTAFF
Non so. Eccolo qui, qui ve lo consegno. E prego vostra grazia che la cosa venga registrata fra le altre imprese della giornata, altrimenti perdio la farò mettere in una ballata apposta, con sopra il mio ritratto e Coleville che mi bacia i piedi. Qualora mi costringerete a tale passo, se non sembrerete tutti a mio confronto dei soldini dorati, e se nel cielo chiaro della fama non vi supererò in luminosità quanto la luna supera le ceneri dell'elemento, che a suo confronto paiono capocchie di spillo, non credete più alla parola di un gentiluomo. Perciò fate che io abbia giustizia, e che il merito s'innalzi.

LANCASTER
Il tuo è troppo pesante per alzarsi.

FALSTAFF
Che brilli allora.

LANCASTER
Il tuo è troppo opaco per brillare.

FALSTAFF
Faccia allora qualcosa che mi porti bene, caro signor mio, e chiamatelo come volete.

LANCASTER
Il tuo nome è Coleville?

COLEVILLE
Lo è, mio signore.

LANCASTER
Tu sei un famoso ribelle, Coleville.

FALSTAFF
E un suddito famoso e fedele lo ha catturato.

COLEVILLE
Lo sono, signore, solo quanto i miei superiori che qui mi condussero. Fossi stato io a comandarli voi li avreste vinti a ben più caro prezzo.

FALSTAFF
Non so a che prezzo si sono venduti. Ma tu, da persona gentile, ti sei dato via gratis, e te ne ringrazio.

Entra Westmoreland.

LANCASTER
Avete cessato l'inseguimento?

WESTMORELAND
È stata ordinata la ritirata, la carneficina è sospesa.

LANCASTER
Mandate Coleville e i suoi complici a York per essere subito giustiziati. Blunt, portatelo via e custoditelo bene.


Escono Blunt e altri con Coleville.


E ora affrettiamoci a corte, signori. Sento che il Re mio padre è gravemente ammalato. Le nostre notizie ci precederanno da sua maestà: voi, cugino, le porterete per confortarlo. E noi con misurata premura vi seguiremo.

FALSTAFF
Monsignore, vi chiedo l'autorizzazione di passare per il Gloucestershire. E quando arrivate a corte favoritemi, vi prego, con le vostre buone parole.

LANCASTER
State bene, Falstaff. Per quel che mi compete parlerò di voi meglio di quanto meritate.


Escono tutti tranne Falstaff.

FALSTAFF
Vorrei solo che aveste abbastanza spirito. Sarebbe meglio del vostro titolo di duca. In fede, questo ragazzetto sanguefreddo non mi vuol bene, e non c'è chi riesca a farlo ridere. Ma non è meraviglia, non beve vino. Non ce n'è mai uno di questi tipetti riservati che dimostri di valere qualcosa, perché l'acqua fresca gli raffredda tanto il sangue, e anche il mangiar sempre pesce, che gli prende una sorta di maschile anemia delle donne e poi, quando si sposano, fanno figlie femmine. Generalmente sono sciocchi e vigliacchi, come sarebbe anche qualcuno di noi se non fosse per le bevute che lo infiammano. Un buono sherry ha in sé un duplice effetto. Ti sale su nel cervello, ti ci prosciuga tutti i vapori sciocchi e smorti e raggrumati che lo circondano, te lo rende perspicace, pronto, fantasioso, pieno di forme agili, ardenti e dilettevoli, le quali trasmesse alla voce e alla lingua che le fa nascere si mutano in spirito eccellente. La seconda proprietà dell'ottimo sherry è che riscalda il sangue, che prima, freddo e fermo, lasciava il fegato bianco e pallido, che è l'insegna della pusillanimità e della vigliaccheria. Ma lo sherry lo riscalda e lo fa correre dalle interiora alle parti estreme. Esso illumina la faccia, che come un faro dà avviso a tutto il resto di quella piccola nazione che è l'uomo, di armarsi, e allora il popolo degli umori vitali e gli spiritelli dell'interno passano tutti in parata davanti al loro capitano, il cuore, che, grande e gonfio per tale seguito, compie qualsiasi prodezza, e questo valore viene dallo sherry. Sicché l'abilità nelle armi non è niente senza il vino, che è ciò che la mette in opera, e il sapere non è che un cumulo d'oro custodito da un diavolo, finché il vino non vi dà la stura e lo pone in movimento e funzione. Da ciò deriva che il principe Harry è gagliardo, perché il sangue freddo che ereditò naturalmente dal padre, come una terra magra, sterile e nuda, egli lo ha zappato, sarchiato e coltivato con l'eccellente pratica del bere bene e abbondantemente dello sherry fertilizzante, e così si è fatto valente e focoso. Se io avessi mille figli, il primo principio di umanità che gli insegnerei sarebbe di ripudiare le bevande leggere e attaccarsi al vino.


Entra Bardolph.
 

Che c'è Bardolph?

BARDOLPH
L'esercito è stato sciolto e tutti sono partiti.

FALSTAFF
Che vadano. Io passerò per il Gloucestershire, e lì visiterò messer Robert Shallow, scudiere. Me lo sto già lavorando fra il pollice e l'indice, come cera, e in breve ci metterò il sigillo. Vieni via.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quarta

 

Entrano il Re, Warwick, Thomas Duca di Clarence, Humphrey Duca di Gloucester e altri.

RE
Ora, signori, se Dio concede un esito felice al dissidio che sanguina alle nostre porte condurremo la nostra gioventù a campi più nobili e impugneremo solo spade santificate. La nostra flotta è pronta, le truppe raccolte, coloro che ci sostituiranno nell'assenza nominati, e tutto si accorda ai nostri desideri. Solo ci manca un poco di forza personale, e sostiamo finché i ribelli adesso in armi siano ridotti sotto il giogo del governo.

WARWICK
Due cose di cui non dubitiamo vostra maestà presto godrà.

RE
Humphrey, figlio mio Gloucester, Dov'è il Principe tuo fratello?

GLOUCESTER
Credo, signore, sia andato a caccia a Windsor.

RE
E per compagni?

GLOUCESTER
Non so, signore.

RE
Non è con lui suo fratello, Thomas di Clarence?

GLOUCESTER
No, caro signore, egli è qui presente.

CLARENCE
Cosa desidera il signore mio padre?

RE
Null'altro che il tuo bene, Thomas di Clarence. Com'è che non sei col Principe tuo fratello? Egli ti ama, e tu lo trascuri, Thomas; hai un luogo migliore nel suo affetto di tutti i tuoi fratelli. Conservalo, figlio mio, e potrai compiere nobili uffici di mediazione, quando io sarò morto, fra la grandezza di lui e gli altri tuoi fratelli. Perciò non trascurarlo, non ottundere il suo affetto, e non perdere i vantaggi del suo favore sembrando freddo e incurante dei suoi desideri. Infatti, se rispettato, è generoso, ha lacrime di pietà e una mano aperta come il giorno alla carità. Però, se provocato, diventa duro come la pietra, capriccioso come l'inverno e violento come nevischio gelato al sorgere del giorno. Il suo umore, pertanto, va osservato con cura. Rimproveragli le colpe, ma con rispetto, quando il suo sangue ti appare incline all'allegria; ma quando è ombroso, dagli tempo e spazio, finché le sue passioni, come una balena arenata, si consumino dal dibattersi. Impara questo, Thomas, e ti dimostrerai un riparo per i tuoi amici, un cerchio d'oro per legare i tuoi fratelli affinché la coppa unica del loro sangue, anche se mescolato col veleno delle calunnie che inevitabilmente i tempi vi verseranno, mai s'incrinerà, per quanto esso operi con la forza dell'aconito o della polvere da sparo.

CLARENCE
Lo rispetterò con ogni cura e affetto.

RE
Perché, Thomas, non sei con lui a Windsor?

CLARENCE
Non è là oggi; pranza a Londra.

RE
E con chi? Puoi dirmelo?

CLARENCE
Con Poins e altri suoi compagni perpetui.

RE
Il terreno più fertile è più soggetto alle erbacce, e lui, nobile immagine della mia giovinezza, ne è tutto invaso. Perciò il mio dolore si estende oltre l'ora della morte. Il mio cuore piange sangue quando mi figuro nella fantasia i giorni sregolati e i tempi marci che voi dovrete vedere quando dormirò accanto ai miei antenati. Ché quando la sua ostinata sregolatezza non avrà freno, quando furia e sangue caldo saranno suoi consiglieri, quando ricchezza e sperpero si incontreranno, ahimé con che ali i suoi desideri voleranno verso il pericolo che lo minaccia e la rovina che lo attende!

WARWICK
Mio buon signore, voi lo fraintendete. Il Principe studia solo i suoi compagni come una lingua straniera in cui, per impararla, è necessario che la parola più scabrosa sia cercata e appresa; la quale posseduta, come sa vostra signoria, non viene poi usata che per conoscerla e odiarla. Così, come parole grossolane, il Principe nella maturità dei tempi scaccerà i suoi seguaci, e la  memoria di lorovivrà come un esempio e una misura, con cui la sua grazia valuterà la vita d'altri, volgendo il male passato a suo vantaggio.

RE
Di rado l'ape abbandona l'alveare nella carogna.


Entra Westmoreland.
 

Chi arriva? Westmoreland?

WESTMORELAND
Salute al mio sovrano, e nuova felicità si aggiunga a quella che devo comunicargli. Il principe John vostro figlio vi bacia la mano. Mowbray, il vescovo Scroop, Hastings e tutti sono stati assoggettati al rigore della vostra legge. Non vi è più una spada di ribelle sguainata, ma la pace fa fiorire l'ulivo dappertutto. Il modo in cui questa impresa è stata condotta qui vostra altezza può leggerlo con comodo, con ogni evento nei suoi particolari.

RE
O Westmoreland, sei come un uccello d'estate, che sempre sul finire dell'inverno canta il sorgere del giorno.


Entra Harcourt.
 

Ecco altre notizie.

HARCOURT
Il cielo protegga vostra maestà dai nemici e quando essi si sollevano, possano cadere come quelli di cui vengo a dirvi! Il conte di Northumberland e Lord Bardolph, con un grande esercito di inglesi e di scozzesi, sono stati sconfitti dallo sceriffo dello Yorkshire. I momenti e le fasi esatte della battaglia questo plico, se vi piace, li contiene per esteso.

RE
Perché queste buone notizie mi fan star male? La Fortuna non viene mai con due mani piene, ma scrive belle parole con brutte lettere? Essa dà stomaco capace e niente cibo, come ai poveri sani, oppure un festino e toglie lo stomaco, come ai ricchi che hanno abbondanza e non la godono. Ora dovrei gioire di queste felici nuove, e ora mi manca la vista, la mia mente vacilla. Ahimè! Venitemi accanto. Sto assai male.

GLOUCESTER
Coraggio, maestà!

CLARENCE
O mio regale padre!

WESTMORELAND
Mio signore sovrano, fatevi animo, alzate gli occhi.

WARWICK
Pazienza, principi. Sapete che questi attacchi sono per sua altezza assai comuni. Lasciatelo, dategli aria, starà subito meglio.

CLARENCE
No, non può resistere a lungo a queste fitte. La cura e la fatica incessante della mente ha reso il muro che dovrebbe contenerla tanto sottile che la vita ne traspare.

GLOUCESTER
Il popolo m'impaurisce, poiché esso nota nascite senza paternità e aborti di natura. Le stagioni mutano le loro maniere, come se l'anno, trovando alcuni mesi assopiti, li avesse saltati.

CLARENCE
Il fiume ha avuto tre piene senza bassa marea, come i vecchi, che sono gli annali senili dei tempi, dicono che abbia fatto qualche tempo prima che nostro bisnonno Edward si ammalò e morì.

WARWICK
Parlate piano, principi, poiché il Re si riprende.

GLOUCESTER
Questa apoplessia sarà certo la sua fine.

RE
Vi prego, prendetemi e portatemi da qui in qualche altra camera. (Piano, per piacere.)


Lo portano in un'altra parte del palcoscenico.

 

 

 

 

atto quarto - scena quinta

 

Suonano le trombe.

Entrano il Re, il Principe di Galles, Lord John di Lancaster, il Conte di Westmoreland, con Worcester e Vernon prigionieri.
 

RE
Non fate nessun rumore, amici miei gentili, a meno che una mano lenta e propizia non sussurri musica al mio animo stanco.

WARWICK
Che facciano musica nell'altra stanza.

RE
Mettete la corona qui, sul cuscino.

CLARENCE
Ha l'occhio spento, e impallidisce molto.

WARWICK
Meno rumore, meno rumore!

Entra il principe Henry.

PRINCIPE
Chi ha visto il Duca di Clarence?

CLARENCE
Son qui, fratello, pieno di tristezza.

PRINCIPE
Ma come! Piove in casa, e fuori no!
Come sta il Re?

GLOUCESTER
Molto male.

PRINCIPE
Ha già udito le buone nuove?
Ditegliele.

GLOUCESTER
Si è alterato molto sentendole.

PRINCIPE
Se sta male per la gioia, guarirà senza medicine.

WARWICK
Meno rumore, signori. Dolce Principe, parlate piano. Il Re vostro padre desidera dormire.

CLARENCE
Ritiriamoci nell'altra stanza.

WARWICK
Se piace a vostra grazia, venite con noi.

PRINCIPE
No, siederò qui a vegliare accanto al Re.


Escono tutti eccetto il Principe.


Perché è posata lì sul suo guanciale la corona, compagna di letto così inquietante? O turbamento fulgido! Ansia dorata! Che tieni le porte del sonno spalancate a molte notti di veglia! Le dorme accanto, adesso! Ma non così sodo o con metà la profonda dolcezza di chi con la testa avvolta da una comune berretta russa tutta la notte. O regalità! Quando tormenti chi ti porta, stringi come una ricca corazza indossata nella calura, che protegge ma brucia. Accanto alle sue labbra è posata una piuma che non si muove. Se respirasse, quella lieve piuma senza peso si dovrebbe agitare. Mio grazioso signore! Padre mio! Questo è un sonno davvero profondo. È il sonno che da questo cerchio d'oro ha separato tanti re d'Inghilterra. A te io devo lacrime e greve tristezza del sangue, che affetto, amore e tenerezza filiale ti tributeranno, caro padre, in abbondanza. A me tu devi questa corona imperiale che, in quanto più prossimo al tuo sangue e stato, a me è trasmessa.

 

Si mette in testa la corona.

 

Ecco che siede dove Dio la custodirà. Entrasse pure tutta la forza del mondo in un braccio gigante, esso non mi strapperà questo onore ereditario. Questo che ebbi da te io lascerò ai miei, come esso è lasciato a me.

 

Esce.

RE
Warwick! Gloucester! Clarence!

Entrano Warwick, Gloucester, Clarence.

CLARENCE
Il Re ci chiama?

WARWICK
Cosa desidera sua maestà? Come sta vostra grazia?

RE
Perché, signori, mi avete lasciato qui solo?

CLARENCE
Maestà, abbiamo lasciato qui il Principe mio fratello, che si era impegnato a restare a vegliarvi.

RE
Il Principe di Galles! Dov'è? Voglio vederlo. Egli non è qui.

WARWICK
La porta è aperta: di qua è passato.

GLOUCESTER
Non ha attraversato la camera in cui eravamo.

RE
Dov'è la corona? Chi l'ha presa dal mio cuscino?

WARWICK
Quando ci ritirammo, maestà, la lasciammo qui.

RE
Il Principe l'ha portata via. Andate, cercatelo. Ha tanta fretta che pensa che il mio sonno sia la mia morte? Trovatelo, mio Lord di Warwick, rimproveratelo perché venga.


Esce Warwick.


Questa sua condotta si congiunge alla mia malattia e aiuta a finirmi. Vedete, figli, cosa siete! Come rapidamente la natura si rivolta quando l'oro diviene il suo scopo! Per questo i padri, sciocchi e troppo solleciti, si rovinano il sonno coi pensieri, la mente con l'ansia, le ossa col lavoro. Per questo essi hanno accumulato mucchi malsani di oro ottenuto per vie traverse; per questo si sono dati pena di insegnare ai figli le arti e gli esercizi militari; quando, raccogliendo come le api da ogni fiore (la sua dolcezza e virtù), le zampe cariche di cera, le bocche di miele, le portiamo all'alveare, come le api siamo uccisi per la nostra fatica. Questo sapore amaro le ricchezze accumulate lasciano al padre morente.

 

Entra Warwick.
 

Dunque, dov'è colui che non attende nemmeno che la malattia, sua alleata, mi conduca alla fine?

WARWICK
Maestà, ho trovato il Principe nella stanza accanto, che bagnava di lacrime filiali le guance gentili con un atteggiamento così intenso di dolore che anche la tirannia, avvezza solo a bere sangue, vedendolo avrebbe lavato il suo coltello con dolce pianto. Sta venendo qui.

RE
Ma perché ha portato via la corona?


Entra il principe Henry.

Ecco che viene. Harry, vieni da me. Uscite dalla stanza, lasciateci soli.


Escono Warwick e gli altri.

PRINCIPE
Mai avrei pensato di udirvi parlare ancora.

RE
Il tuo desiderio, Harry, ha generato quel pensiero. Ti sto accanto troppo a lungo, ti annoio. Hai tanta fame del mio trono vuoto che devi investirti dei miei onori prima che il tempo maturi? Sciocco giovane! Cerchi la grandezza che ti schiaccerà. Attendi appena un poco, la nuvola della mia regalità è trattenuta da un vento tanto debole che presto cadrà. Il mio giorno è fioco. Hai rubato quello che dopo poche ore sarebbe stato tuo senza offesa, e alla mia morte hai confermato tutte le mie paure. La tua vita rivelava che non mi amavi, e tu vuoi che io muoia divenutone certo. Nascondi mille pugnali nei pensieri, affilati sulla pietra del tuo cuore, per ferirmi mezz'ora prima della morte. Come! Non puoi concedermi mezz'ora? Allora vattene, scava tu stesso la mia tomba e ordina alle campane allegre di cantarti all'orecchio la tua incoronazione, non la mia morte. Che tutte le lacrime che dovrebbero bagnare la mia bara siano gocce di unguento per consacrare la tua testa. Mescolami solo con la polvere dimenticata; da' ai vermi chi ti diede la vita. Scaccia i miei funzionari, infrangi i miei decreti, è venuto il tempo di schernire ogni cerimonia. Harry quinto è incoronato. Viva la vanità! Abbasso la dignità regale! Saggi consiglieri, fuori! E nella corte inglese si radunino ora da ogni regione scimmie scioperate! Nazioni vicine, purgatevi della feccia. C'è da voi un mascalzone che beva, balli, bestemmi, gozzovigli la notte, rubi, uccida e commetta i peccati più vecchi nei modi più nuovi? Rallegratevi, non vi darà più fastidio. L'Inghilterra indorerà due volte la sua triplice colpa, l'Inghilterra gli darà incarichi, onori, potestà, poiché il quinto Harry alla licenza sottomessa strappa la museruola, e il cane rabbioso pianterà i denti nella carne degli innocenti. O mio povero regno, malato di ferite intestine! Se il mio stesso governo non ha curato i tuoi disordini, che farai quando il disordine ti governerà? Ahimè, sarai di nuovo una terra selvaggia, popolata di lupi, i tuoi antichi abitatori.

PRINCIPE
Perdonatemi, maestà! Non fosse stato per le mie lacrime, umidi impedimenti alle mie parole, avrei prevenuto questo rimprovero accorato e giusto prima che voi con pena aveste detto e io ascoltato tanta parte di esso. Ecco la vostra corona, e Colui che porta la corona immortale ve la custodisca a lungo. Se io la desidero più del vostro onore e della vostra grandezza, che non mi alzi mai da questo inchino che vi faccio, che il mio spirito più intimo e più devoto mi insegna, da questa umile ed esterna genuflessione. Dio mi sia testimone, quando io qui sono entrato e non ho trovato più alcun respiro nella maestà vostra, quale freddo mi ha preso il cuore. Se dico il falso che io muoia nella mia presente sregolatezza e non viva per mostrare al mondo incredulo il nobile mutamento che mi sono proposto. Venendo a visitarvi, pensandovi morto, io stesso quasi morto, maestà, a tale pensiero, ho parlato a questa corona come se mi potesse intendere, e così l'ho rimproverata: "Le ansie a te congiunte si sono nutrite del corpo di mio padre. Pertanto tu, oro dei migliori, sei il peggiore degli ori. Altri ori, meno fini per carati, sono più preziosi, perché come farmaci potabili preservano la vita, ma tu, il più fine, il più onorato e noto, hai consumato chi ti portava". Così, regia maestà, accusandola, me la sono posta in testa, per mettere alla prova con essa, come con un nemico che avesse sotto i miei occhi ucciso mio padre, la causa di un legittimo erede. Ma se essa m'infettò di gioia il sangue, o mi gonfiò i pensieri di sentimenti di orgoglio, se un qualche mio spirito ribelle e vanitoso con la minima inclinazione a un benvenuto diede accoglienza all'idea del potere che è in essa, che Dio per sempre la tenga lontana dalla mia testa e faccia di me il più misero vassallo che con timore e terrore a lei si inchina.

RE
O figlio mio, Dio ti mise in mente di portarla via, affinché tu potessi vincere meglio l'affetto di tuo padre, parlando con tanta saggezza per scusarti! Vieni qui, Harry, siediti accanto al mio letto, e ascolta il consiglio estremo, credo, che mai pronuncerò. Dio sa, mio figlio, per quali vie traverse e storte deviazioni ottenni questa corona, e io stesso conosco con quanta angoscia ha pesato sul mio capo. A te discenderà con migliore tranquillità, miglior giudizio, migliore sicurezza, poiché tutte le macchie dell'ottenerla scendono sottoterra con me. In me sembrava solo un titolo afferrato con mano ardita, e c'erano molti in vita per rimproverarmi di averla ottenuta con il loro aiuto, cosa che spesso portò a contese e sangue, ferendo la pace attesa. Queste gravi calamità sai con che pericoli le ho affrontate, poiché tutto il mio regno non è stato che una scena in cui si recitava questo soggetto. Ora la mia morte cambia il tono, poiché quello che io presi a te viene in maniera più legittima, in quanto porti la corona per diritto ereditario. Eppure, anche se la tua posizione è più sicura della mia, non sei abbastanza solido, i dolori essendo recenti. E tutti i miei amici, che tu devi farti amici, hanno avuto strappati da poco i pungiglioni e i denti, la cui durezza mi aveva all'inizio elevato, e dalla cui forza potevo ben temere di essere di nuovo cacciato. Per evitare questo li ho allontanati, e ora avevo intenzione di condurne molti in Terrasanta, per scongiurare che il riposo e la quiete li porti a considerare troppo dappresso il mio stato. Pertanto, Harry, segui questa via e occupa gli animi incostanti con guerre straniere, perché le spedizioni lontane cancellino la memoria dei giorni trascorsi. Direi di più, ma ho il respiro tanto breve che la forza di parlare mi è affatto negata. Come ottenni la corona, Dio lo voglia perdonare, e che tu in vera pace la possa conservare!

PRINCIPE
Mia graziosa maestà, voi l'avete vinta, portata, tenuta, a me data. Perciò chiaro e giusto dev'essere il mio possesso, che io con assoluta dedizione contro il mondo intero giustamente difenderò.

Entrano il principe John di Lancaster e Warwick.

RE
Vedi, vedi, viene il mio John di Lancaster.

LANCASTER
Salute, pace e felicità al mio regale padre!

RE
Tu mi porti felicità e pace, figlio John, ma la salute, ahimè, con ali giovanili è volata via da questo tronco nudo e rinsecchito. Alla tua vista le mie occupazioni terrene mettono un punto fermo. Dov'è il mio Lord di Warwick?

PRINCIPE
Mio Lord di Warwick!

RE
Vi è un nome particolare che appartiene alla camera dove ebbi il primo svenimento?

WARWICK
Si chiama Gerusalemme, nobile mio signore.

RE
Sia lode a Dio! Proprio lì la mia vita deve finire. Mi è stato profetato da molti anni che non sarei morto che in Gerusalemme, e io erroneamente pensavo fosse la Terrasanta. Ma conducetemi in quella camera: là riposerò. In quella Gerusalemme Harry morirà.

 

Escono.

 

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico IV - Parte II

(“King Henry the Fourth, Second part” - 1598)

 

 

atto quinto - scena prima

 

Entrano Shallow, Falstaff, Bardolph e il paggio.

 

SHALLOW
Per il diavolo e il messale, signore, stanotte non partirete. Ehi, Davy, dico!

FALSTAFF
Dovete scusarmi, messer Robert Shallow.

SHALLOW
Io non vi scuserò, non sarete scusato, non verranno ammesse scuse, non vi è scusa che tenga, non sarete scusato. Ehi, Davy.

Entra Davy.

DAVY
Eccomi, padrone.

SHALLOW
Davy, Davy, Davy, Davy, vediamo un po', Davy. Vediamo un po', Davy, vediamo un po'. Ah sì, perdinci, William il cuoco, digli di venire. Ser John, non sarete scusato.

DAVY
Per la Vergine, signore, dunque, quei mandati non si possono eseguire. Inoltre, signore, lo sparticampo dobbiamo seminarlo a frumento?

SHALLOW
A frumento rosso, Davy. Ma il cuoco William... non ci sono dei piccioncini?

DAVY
Sissignore. Ecco la nota del fabbro per i ferri da cavallo e per quelli dell'aratro.

SHALLOW
Controlla e paga. Sir John, non sarete scusato.

 

DAVY
E poi signore, ci vuole una nuova catena per la secchia. E, padrone, volete trattenere una parte della paga di William per il sacco che ha perso l'altro giorno alla fiera di Hinckley?

SHALLOW
Dovrà risponderne. Qualche piccione, Davy, un paio di galline nane, un cosciotto di pecora e qualche altra cosetta gustosa, dillo al cuoco William.

DAVY
L'uomo di guerra si ferma tutta la notte, signore?

SHALLOW
Sì, Davy. Lo voglio trattare bene. Un amico a corte val più di un soldo in tasca. Bada a trattare bene i suoi uomini, Davy, sono fior di canaglie e sono capaci di mordere alle spalle.

 

DAVY
Non più di quanto siano morsi loro, signore: hanno la biancheria di un lerciume pauroso.

SHALLOW
Buona la battuta, Davy. E ora all'opera, Davy.

DAVY
Signore, vi prego di favorire William Visor di Woncote nella sua causa contro Clement Perkes della Collina.

SHALLOW
Ci sono state molte lamentele, Davy, contro questo Visor. Questo Visor è un gran furfante, a quel che ne so.

DAVY
Sua signoria ha ragione che è un furfante, signore, però Dio non voglia, signore, che un furfante non sia un po' favorito su raccomandazione di un amico. Un uomo onesto, signore, si può difendere da solo, un furfante no. Ho servito vossignoria fedelmente, signore, sono otto anni, e se non mi è concesso un paio di volte l'anno di raccomandare un furfante contro un onest'uomo, vuol dire che ho ben poco credito con vossignoria. Il furfante è un mio amico onesto, signore. Perciò vi prego di favorirlo.

SHALLOW
Basta, ti prometto che non subirà torto. Muoviti, Davy.

 

Esce Davy.

 

Dove siete, Sir John? Suvvia, suvvia, suvvia, levatevi gli stivali. Qua la mano, messer Bardolph.

BARDOLPH
Son felice di vedere vossignoria.

SHALLOW
Ti ringrazio con tutto il cuore, caro messer Bardolph.

(Al paggio) Benvenuto, spilungone. Venite, Sir John.

FALSTAFF
Vengo subito, caro messer Robert Shallow.

 

Esce Shallow.

 

Bardolph, occupati dei cavalli.

 

Escono Bardolph e il paggio.

 

Se mi segassero in pezzi, ne verrebbero fuori quattro dozzine di pertiche da eremita con la barba, com'è questo messer Shallow. È straordinario vedere la somiglianza fra il suo comprendonio e quello dei suoi servitori. Questi, a forza di starci assieme, si comportano come giudici stolti; lui, a forza di parlare con loro, si è trasformato in un servo che somiglia a un giudice. I loro spiriti sono così intimamente congiunti a forza di frequentarsi che si muovono in branco all'unisono, come altrettante oche selvatiche. Se avessi da chiedere un favore a messer Shallow, mi concilierei i suoi servi sostenendo che sono in confidenza con il padrone. Se lo dovessi chiedere ai suoi servi, lusingherei messer Shallow dicendogli che nessuno meglio di lui sa comandare i servitori. Certo è che tanto l'intelligenza quanto l'ignoranza si attaccano da una persona all'altra, come le malattie. Pertanto si deve badare a chi si frequenta. Caverò fuori da questo Shallow abbastanza materiale da tenere il principe Harry in una risata perpetua finché la moda sarà cambiata sei volte, ovverosia per quattro sessioni, ovvero per due processi per debiti, e riderà senza sospensioni. Certo, una bugia con una bestemmiuccia, e una buffonata con una faccia seria, ne fanno di effetto su uno che non ha mai avuto il mal di schiena! Oh, lo vedrete ridere finché non avrà la faccia tutta spiegazzata, come un cappotto fradicio!

SHALLOW (da dentro)
Ser John!

FALSTAFF
Vengo, messer Shallow, vengo, messer Shallow.


Esce.

 

 

 

atto quinto - scena seconda

 

Entra Warwick, incontrando il Lord Primo Giudice.

WARWICK
Ebbene, Lord Primo Giudice! Dove andate?

GIUDICE
Come sta il Re?

WARWICK
Assai bene. I suoi affanni sono ormai tutti finiti.

GIUDICE
Non è morto, spero.

WARWICK
Ha preso la via della natura, E per quanto ci riguarda non è più vivo.

GIUDICE
Vorrei che sua maestà mi avesse portato con sé. Il servizio leale che gli ho reso in vita mi lascia indifeso da ogni attacco.

WARWICK
Invero penso che il giovane Re non vi ami.

GIUDICE
Io lo so, e armo me stesso a dare il benvenuto alla nuova situazione che non può essermi più nemica di come già l'immagino nella fantasia.

Entrano i principi John di Lancaster, Thomas di Clarence e Humphrey di Gloucester, con Westmoreland.

WARWICK
Ecco giungere la triste progenie del defunto Harry. Oh se Harry vivo avesse il carattere del peggiore di questi tre uomini! Quanti nobili allora conserverebbero la loro posizione che devono ammainare le vele dinanzi a spiriti volgari!

GIUDICE
O Dio, temo che tutto sarà sovvertito!

LANCASTER
Buongiorno, cugino Warwick, buongiorno a voi.

GLOUCESTER, CLARENCE
Buongiorno, cugino.

LANCASTER
Ci incontriamo come uomini che hanno dimenticato l'uso della parola.

WARWICK
No, lo ricordiamo ma il nostro soggetto è troppo triste per poterne parlare.

LANCASTER
Be', pace a colui che ci ha resi tristi.

GIUDICE
Pace a noi, che non si diventi più tristi.

GLOUCESTER
Mio buon signore, avete perduto un vero amico, e oso giurare che il vostro volto addolorato non è un prestito, ma di sicuro è il vostro.

LANCASTER
Nessuno è sicuro del favore che troverà, voi però siete colui che ha speranza più fredda.
Ciò mi rende più triste. Vorrei fosse altrimenti.

CLARENCE
Be', ora dovete parlare gentilmente a Sir John Falstaff, il che, dato il vostro grado, è nuotare controcorrente.

GIUDICE
Cari principi, quel che ho fatto fu onorevole, vi fui tratto dall'imparzialità dell'animo, e mai mi vedrete mendicare ignominiosamente una grazia che è già negata in anticipo. Se la verità e la coscienza limpida non mi serviranno mi recherò dal Re mio signore che è morto, e gli dirò chi mi ha mandato da lui.

WARWICK
Arriva il Principe.

Entra il Principe, ora nelle vesti di re Enrico V, e Blunt.

GIUDICE
Buongiorno e Dio salvi vostra maestà!

RE
Questa veste spendida e nuova, la maestà, non mi sta comoda come voi pensate. Fratelli, alla vostra tristezza unite qualche paura. Questa è la corte inglese, non quella turca. Non Amurat succede ad Amurat bensì Harry a Harry. Eppure siate tristi, cari fratelli, poiché, in fede mia, ciò molto vi si addice. Il dolore appare in voi tanto regale che anch'io adotterò fino in fondo questa maniera e lo porterò nel cuore. Dunque, siate tristi,  ma non consideratelo in misura maggiore, buoni fratelli,di un peso condiviso che tutti sopportiamo. Quanto a me, per il cielo, potete stare certi che sarò per voi un padre oltre che un fratello. Portatemi il vostro amore, io porterò i vostri affanni. Eppure piangete che Harry è morto, lo farò anch'io, ma è vivo lo Harry che muterà ciascuna delle vostre lacrime in ore di felicità.

PRINCIPI
Altro non ci aspettiamo da vostra maestà.

RE
Mi guardate tutti stranamente.
(Al Primo Giudice) Voi soprattutto. Siete sicuro, credo, che non vi amo.

GIUDICE
Sono sicuro che, se son giudicato equamente, vostra maestà non ha nessuna giusta ragione di odiarmi.

RE
No? Come può un principe con le mie grandi aspirazioni dimenticare le gravi offese che mi avete fatto? Ma come! redarguire, rimproverare e imprigionare brutalmente l'erede diretto al trono d'Inghilterra! Non è nulla? È cosa che si può lavare nel Lete e dimenticare?

GIUDICE
Allora rappresentavo la persona di vostro padre. Il simbolo del suo potere era in me riposto. E mentre amministravo la sua legge e mi adoperavo nell'interesse di tutti, piacque a vostra altezza dimenticare il mio grado, la maestà e il potere di giustizia e legge, l'immagine del Re che rappresentavo, e mi percuoteste sul seggio stesso della giustizia. Perciò, come contro uno che attentasse a vostro padre, diedi arditamente corso alla mia autorità e vi misi in prigione. Se l'azione fu ingiusta, sareste contento, ora che portate la corona, se un vostro figlio spregiasse i vostri decreti? Se cacciasse la giustizia dal vostro seggio sovrano? Se ostacolasse la legge e spuntasse la spada che protegge la pace e sicurezza della vostra persona? Di più, se disprezzasse la vostra immagine augusta, e deridesse le azioni di un vostro rappresentante? Chiedete ai vostri pensieri di re, fate vostro il caso. Siate ora il padre e immaginate un figlio, udite la vostra dignità tanto profanata, vedete le vostre leggi severe tanto dileggiate, figuratevi disprezzato così da un figlio, e poi immaginate che io prenda la vostra parte e col vostro potere faccia tacere vostro figlio. Dopo aver pacatamente riflettuto, giudicatemi, e, in quanto re, dite dal vostro stato cosa ho fatto che non si addica al mio posto, alla mia persona o alla maestà del mio sovrano.

RE
Siete la giustizia stessa, e ben considerate. Pertanto continuate a portare la spada e la bilancia. E io spero che i vostri onori si accrescano e che possiate vivere fino a vedere un figlio mio offendervi e obbedirvi, come me. Così vivrò per ripetere le parole di mio padre; "Son fortunato ad avere un uomo tanto ardito che osa far giustizia sopra il mio stesso figlio, e non meno fortunato, di avere un figlio che rimetta la propria grandezza in questo modo nelle mani della giustizia". Voi mi metteste in prigione. Per questo io metto nelle vostre mani la spada senza macchia che eravate solito portare, con questo monito, che voi la usiate con lo stesso spirito ardito, giusto e imparziale che mostraste con me. Ecco la mia mano. Sarete come un padre alla mia giovinezza. La mia voce parlerà come suggerirete al mio orecchio, e io inchinerò e sottoporrò i miei intenti alle vostre indicazioni sagge e esperte. Voi principi tutti, credetemi, vi imploro, mio padre è sceso selvatico nella fossa perché nella sua tomba giacciono le mie sregolatezze, e con il suo animo io sobrio sopravvivo per deludere le aspettative del mondo, per smentire le  profezie e per cancellarela fama malvagia, che mi ha giudicato secondo l'apparenza. In me il flusso del sangue è scorso fin qui con orgoglio e vanità. Ora si volge e rifluisce nel mare, dove si mescolerà alla regalità dei flutti per scorrere d'ora innanzi con solenne maestà. Convochiamo l'alta corte del nostro parlamento. E scegliamo membra di saggezza così nobile che il grande corpo del nostro stato possa procedere a parità con la nazione meglio governata; che la guerra o la pace, o entrambe insieme, siano cose a noi consuete e familiari, e in esse voi, padre, avrete massima parte. Avvenuta la nostra incoronazione, convocheremo, come già dissi, tutta la nobiltà. E, se Dio acconsente ai miei buoni propositi, né principe né pari avrà motivo di volere la vita felice di Harry un solo giorno più breve!

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena terza

 

Entrano Sir John Falstaff, Shallow, Silence, Davy, Bardolph e il paggio.


SHALLOW
No, dovete vedere il mio frutteto, dove, sotto la pergola, mangeremo le mele ranette dell'anno scorso che ho innestato io stesso, con un piatto di semi di finocchio, e così via. Venite, cugino Silence. E poi a letto.

FALSTAFF
Perdio, avete qui una bella casa, e una casa ricca.

SHALLOW
Nuda, nuda, nuda. Tutti poveracci, Sir John, tutti poveracci. Vergine santa, aria buona. Apparecchia, Davy, apparecchia, Davy. Così, bravo, Davy.

FALSTAFF
Questo Davy vi serve per molte cose. Vi fa da servo e da fattore.

SHALLOW
Un buon servitore, un buon servitore, Sir John, un ottimo servitore. Sacramento, ho bevuto troppo a cena. Un buon servitore. Sedetevi, sedetevi. Venite, cugino.

SILENCE
Ah, buon uomo, dice lui, noi
(Canta)
"Non faremo che mangiare, e star contenti,
e lodare Dio per l'annata allegra,
quando la carne val poco e le femmine tanto
e i ragazzi robusti girano per di qua e per di là
tanto allegramente,
e tutto il tempo tanto allegramente".

FALSTAFF
Ecco un cuore allegro! Caro messer Silence, fra un momento vi ricambierò bevendo alla vostra salute.

SHALLOW
Davy, versa del vino a messer Bardolph.

DAVY
Buon signore, sedete, sarò subito da voi. Gentilissimo signore, sedete. Messer paggio, buon messer paggio, sedete. Buon pro vi faccia! Quel che manca di carne lo avremo di vino. Dovete portare pazienza, quel che conta è il cuore.


Esce.

SHALLOW
State allegro, messer Bardolph, e, mio soldatino laggiù, stai allegro.

SILENCE (canta)
"Sta' allegro, sta' allegro, ha tutto mia moglie,
ché le donne brontolano, piccole e grandi.
È allegra la sala quando ballan le barbe,
e ben venga l'allegro Carnevale.
Sta' allegro, sta' allegro".


FALSTAFF
Non avrei mai pensato che messer Silence fosse uomo di tale nerbo.

SILENCE
Chi, io? Sono stato alticcio due volte e un'altra prima d'ora.

Entra Davy.

DAVY (a Bardolph)
Ecco a voi un piatto di mele ranette.

SHALLOW
Davy!

DAVY
Vossignoria! (a Bardolph) Sono subito da voi. - Un bricco di vino, signore?

SILENCE (canta)
"Un bricco di vino che è brusco e fino,
e bevo al mio amorino,
e un cuore allegro a lungo sta vivo".

FALSTAFF
Ben detto, messer Silence.

SILENCE
Se siamo allegri, ora arriva il bello della notte.

FALSTAFF
Salute e lunga vita a voi, messere Silence.

SILENCE (canta)
"Riempite il gotto, e dateci sotto,
fino in fondo anche un miglio ne svuoto".

SHALLOW
Benvenuto, galantuomo Bardolph. Se ti manca qualcosa e non la chiedi, tanto peggio per te! (al paggio) Benvenuto, mio ladruncolo piccino piccino, e ancora benvenuto davvero. Berrò alla salute di messer Bardolph e a tutti i cabileros che girano per Londra.

DAVY
Spero di vedere Londra una volta prima di morire.

BARDOLPH
Se ci vediamo lì, Davy...

SHALLOW
Sacramento, insieme vi scolerete un quarto, eh! Non è così, messer Bardoph?

BARDOLPH
Certo signore, anche due.

SHALLOW
Dio buono, grazie. Questo manigoldo non ti lascerà più, stai pur certo. Non si tirerà indietro, è di razza buona.

BARDOLPH
E io, signore, non lascerò lui. Qualcuno bussa alla porta.

SHALLOW
Ecco, ha parlato un re. Non fatevi mancare niente. State allegri. Vedete chi è alla porta, ehi! Chi bussa?


Esce Davy.

FALSTAFF (a Silence, vedendolo bere)
Ecco, ora sì che mi fate giustizia.

SILENCE (canta)
"Fammi giustizia,
Fammi cavaliere.
Samingo".

Non è così?

FALSTAFF
È così.

SILENCE
È così? Be', allora ammettete che un vecchio qualcosa può fare.

Entra Davy.

DAVY
Se piace a vossignoria, c'è un certo Pistol che porta notizie da corte.

FALSTAFF
Da corte! Fallo entrare.


Entra Pistol.
 

Che c'è, Pistol?

PISTOL
Sir John, Dio vi abbia in grazia!

FALSTAFF
Qual vento ti porta, Pistol?

PISTOL
Non certo un vento cattivo, di quello che non fa bene a nessuno. Dolce cavaliere, sei ora uno degli uomini più grandi del reame.

SILENCE
Per la Madonna, certo che lo è, a parte il compare Puff di Barson.

PISTOL
Puff un corno, vil rinnegato codardo! Sir John, sono il tuo Pistol e il tuo amico, e a rotta di collo son galoppato qui a cavallo, e novità ti porto e gioie fortunate e tempi d'oro e impagabili buone nuove.

FALSTAFF
Ti prego, riferiscile da uomo di questo mondo.

PISTOL
Me ne fotto del mondo, e dei vili mondani! Ti parlo d'Africa e di auree gioie.

FALSTAFF
O vil cavaliere assiro, quali son queste notizie? Fa' che re Cophetua ne conosca la sostanza.

SILENCE (canta)
"E Robin Hood, Scarlet e John".


PISTOL
Oseranno dei cani bastardi da letamaio confrontar gli Eliconii? Le buone nuove saranno disprezzate? Ma allora, Pistol, poni in grembo alle Furie la testa.

SHALLOW
Galantuomo, non conosco il vostro rango.

PISTOL
Ebbene, ciò è degno di lamento.

SHALLOW
Scusatemi, signore. Se venite, signore, con notizie da corte, mi pare che vi siano solo due possibilità; dirle, o tacerle. Sapete, signore, ho una certa autorità, conferitami dal Re.

PISTOL
Da quale re, babbeo? Parla, o morrai!

SHALLOW
Da re Harry.

PISTOL
Harry quarto, o quinto?

SHALLOW
Harry quarto.

PISTOL
Me ne fotto della tua autorità! Sir John, il tuo tenero agnellino è ora re. Harry quinto, ecco chi conta. Dico il vero. Se Pistol mente, fa' così, fammi le fiche, come ad uno sbruffone di spagnolo.

FALSTAFF
Cosa, il vecchio Re è morto?

PISTOL
Come un chiodo nell'uscio. Quel che dico è vero.

FALSTAFF
In marcia, Bardolph! Sella il mio cavallo. Messer Robert Shallow, scegli l'incarico che vuoi nel regno, è tuo. Pistol, ti caricherò e ricaricherò di onori.

BARDOLPH
O giorno di gioia!
Non scambierei questa fortuna con un cavalierato.

PISTOL
Vi porto buone nuove, nevvero?

FALSTAFF
Accompagnate a letto messer Silence. Messer Shallow, anzi Lord Shallow - puoi essere quel che vuoi, sono intendente della fortuna - mettiti gli stivali. Cavalcheremo tutta la notte. O dolce Pistol! Via, Bardolph!

 

Esce Bardolph.

 

Vieni, Pistol, dimmi di più e intanto pensa a qualche richiesta che ti faccia comodo. Gli stivali, messer Shallow, gli stivali. So che il giovane Re è in pena per la mia assenza. Prendiamo i cavalli a chi capita; le leggi dell'Inghilterra ora le comando io. Beati quelli che sono stati miei amici, o guai al Lord Primo Giudice!

PISTOL
Vili avvoltoi gli rodano i polmoni! "Dov'è la vita" dicono "che facevo un tempo?". Eccola qui. Benvenuti, giorni belli!

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena quarta

 

Entrano un agente parrocchiale e tre o quattro sbirri, trascinandosi dietro l'ostessa Quickly e Doll Tearsheet.

OSTESSA
No, furfante scellerato, vorrei che Dio mi facesse morire pur di vederti impiccato. Mi hai slogato la spalla.

AGENTE
I sergenti me l'hanno consegnata, e farà una bella scorpacciata di frustate, può star certa. Uno o due uomini sono stati uccisi a causa sua.

DOLL
Perticone, perticone infame, tu menti. Ti dico una cosa, farabutto dannato con quella faccia di trippa, se 'sto pupo che porto addosso mi abortisce, sarebbe meglio per te che tu le avessi suonate a tua madre, farabutto, faccia di carta.

OSTESSA
Gesù, se fosse qui Sir John! Questa sarebbe davvero una giornata di sangue per qualcuno. Ma Dio voglia che il frutto del suo ventre abortisca!

AGENTE
Se succede, avrai di nuovo una dozzina di cuscini. Ora ne hai solo undici. Forza, vi ordino a tutt'e due di venire con me, perché l'uomo che avete malmenato tra voi e Pistol è morto.

DOLL
Te lo dico io, tu ometto da incensiere, che ti faccio riempire di botte per questa storia - vagabondo d'un moscone blu, morto di fame d'un lurido acchiappaputtane: se non te le faccio suonare, rinuncio a portar sottane.

AGENTE
Forza, forza, cavalleressa errante, muoviti.

OSTESSA
O Dio, che il diritto debba sopraffare la forza! Be', chi sopporta si dà pace.

DOLL
Avanti, pezzente, avanti, portami da un giudice.

OSTESSA
Sicuro, avanti, cagnaccio morto di fame.

DOLL
Compare faccia di morto, compare quattr'ossa!

OSTESSA
Tu scheletro, tu!

DOLL
Avanti, stecchino, avanti, carogna.

AGENTE
Benissimo.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena quinta

 

Entrano inservienti che stendono per terra delle stuoie.
 

PRIMO INSERVIENTE
Altre stuoie, altre stuoie.

SECONDO INSERVIENTE
Le trombe hanno suonato due volte.

TERZO INSERVIENTE
Saranno le due prima che arrivano dall'incoronazione. Svelti, svelti.

 

Escono.
Suonano le trombe, e il Re e il suo seguito passano sul palcoscenico.

Dopo entrano Falstaff, Shallow, Pistol, Bardolph e il paggio.

FALSTAFF
Statemi qui accanto, messer Shallow, vi procurerò il favore del Re. Gli strizzerò l'occhio quando passa e osservate bene che faccia mi farà.

PISTOL
Mio caro cavaliere, Dio benedica i tuoi polmoni.

FALSTAFF
Vieni qui, Pistol; stammi alle spalle. Oh, avessi avuto il tempo di fare delle nuove livree, ci avrei speso le mille sterline che mi avete prestato. Ma non importa; quest'aria scalcagnata va meglio. Fa capire lo zelo che avevo di vederlo.

SHALLOW
Proprio così.

FALSTAFF
Rivela la sincerità del mio affetto.

PISTOL
Proprio così.

FALSTAFF
La mia devozione...

PISTOL
Proprio così, proprio così, proprio così.

FALSTAFF
Come dire che ho cavalcato giorno e notte, e non ho deliberato, non ho pensato, non ho avuto la pazienza di cambiarmi...

SHALLOW
È meglio così, certo.

FALSTAFF
Ma son qui sporco per il viaggio, sudando tutto dal desiderio di vederlo, senza pensare a nient'altro, mettendo ogni altro affare nel dimenticatoio, come se non ci fosse null'altro da fare che vederlo.

PISTOL
È semper idem, poiché obsque hoc nihil est. È tutto in ogni sua parte.

SHALLOW
Proprio così, invero.

PISTOL
Mio cavaliere, infiammerò il tuo nobile fegato, e ti farò infuriare. La tua Doll, l'Elena dei tuoi nobili pensieri, è in vile guardina e contagiosa galera, ivi trascinata da mano assai meccanica e sozzissima. Tu da sua tana d'ebano ridesta la vendetta con il serpente della cruda Aletto. Ché Doll è dentro. Pistol favella il vero.

FALSTAFF
Io la libererò.

PISTOL
Laggiù ha ruggito il mare, clangor di trombe suona.

Suonano le trombe.

Entra il Re e il seguito, fra cui il Lord Primo Giudice.

FALSTAFF
Dio salvi la tua grazia, re Hal, mio Hal regale!

PISTOL
I cieli ti proteggano e ti conservino, regale rampollo della fama!

FALSTAFF
Dio ti salvi, caro il mio ragazzo!

RE
Lord Primo Giudice, parlate a quell'uomo stolto.

GIUDICE
Avete cervello? Sapete quel che dite?

FALSTAFF
Mio Re! Mio Giove! Parlo a te, cuor mio!

RE
Non ti conosco, vecchio. Inginocchiati e prega.
Quanto male si addicono i capelli bianchi a un buffone!
Ho a lungo sognato un uomo come te,
così gonfio di crapula, così vecchio, così blasfemo,
ma ora, risvegliandomi, quel sogno lo disprezzo.
In futuro riduci il corpo, accresci l'onestà.
Lascia le gozzoviglie. Sappi che la tomba sbadiglia per te tre volte più ampia che per altri.
Non rispondermi con uno scherzo sciocco.
Non presumere che io sia quello che ero, poiché Dio sa, e il mondo lo vedrà,
che ho ripudiato il me stesso di un tempo.
Così ripudierò chi mi fu compagno.
Quando sentirai che io sono quale fui,
cercami, e tu sarai quel che sei stato,
tutore e fomentatore dei miei bagordi.
Fino ad allora io ti metto al bando, pena la morte,
come ho bandito gli altri miei corruttori;
non avvicinarti a meno di dieci miglia da noi.
Una rendita vitalizia vi procurerò perché la penuria non vi spinga al male.
E se sapremo che vi siete riformati,
secondo le vostre capacità e qualità vi promuoveremo.

Sia vostra cura, mio Lord,
provvedere all'esecuzione delle nostre parole.
Si proceda.

 

Escono il Re e il seguito.

FALSTAFF
Messer Shallow, vi devo mille sterline.

SHALLOW
Sì, per la Vergine, Sir John, e vi prego di ridarmele da portare a casa.

FALSTAFF
Questo sarà difficile, messer Shallow. Non rattristatevene però. Mi manderà a chiamare in privato. Capite, deve comportarsi così davanti al mondo. Non temete per la vostra carriera, sarò pur sempre colui che vi farà grande.

SHALLOW
Non vedo bene come, a meno che non mi diate il vostro farsetto e mi imbottiate di paglia. Vi imploro, caro Sir John, datemi cinquecento delle mie mille.

FALSTAFF
Signore, manterrò la parola data. Quel che avete udito non è che una verniciatura.

SHALLOW
Una verniciatura in cui temo resterete invischiato da morire, ser John.

FALSTAFF
Non temete le sbandierate. Venite a pranzare con me. Vieni, luogotenente Pistol, vieni, Bardolph. Mi manderà a chiamare appena è sera.

Entrano il Lord Primo Giudice e il principe John di Lancaster, con guardie.

GIUDICE
Andate, conducete Sir John Falstaff in carcere, alla Fleet. Con lui portate tutti i suoi compagni.

FALSTAFF
Mio signore, mio signore...

GIUDICE
Non posso parlare ora. Vi sentirò presto. Portateli via.

PISTOL
"Se fortuna me tormenta, sperare me contenta".


Escono tutti tranne il principe John e il Primo Giudice.

LANCASTER
Mi piace questo equo procedere del Re. Egli desidera che i suoi compagni d'un tempo siano trattati tutti con molta larghezza, ma tutti sono banditi finché le loro parole appariranno al mondo più sagge e più discrete.

GIUDICE
Così è stato.

LANCASTER
Il Re, signore, ha convocato il parlamento.

GIUDICE
Infatti.

LANCASTER
Scommetterei che prima che l'anno finisce porteremo in Francia le spade della guerra civile e il furore natio. Ho udito un uccellino cantar così e il Re, penso, quella musica gradì. Venite, andiamo?

 

Escono.

 

 

 

 

atto quinto - epilogo

 

RECITATO DA UN BALLERINO

Prima il mio timore, poi la mia riverenza, in ultimo le mie parole.
Il mio timore è la vostra insoddisfazione;

la mia riverenza è il mio dovere;

e le mie parole sono il chiedervi perdono.

Se ora vi aspettate un bel discorso, mi rovinate,

perché quello che ho da dire è di mia fattura,

e quello che dovrei dire temo sia la mia disfatta.

Ma veniamo al punto, e con ciò al rischio.

Sappiate dunque, e lo sapete benissimo,

che di recente mi sono trovato qui alla fine di un lavoro che non vi è piaciuto,

a chiedervi pazienza per esso e a promettervene uno migliore.

Era mia intenzione infatti ripagarvi con questo,

il quale se anch'esso fa fiasco come un'impresa sfortunata,

io manco alla promessa e faccio fallimento,

e voi, gentili creditori miei, ci perdete.

Qui vi ho promesso che sarei venuto,

e qui affido la mia persona alla vostra generosità.

Fatemi un qualche sconto e io vi pagherò qualcosa e,

come la maggior parte dei debitori,

vi farò un'infinità di promesse.
Se la mia lingua non riesce a convincervi di lasciarmi libero,

forse mi comanderete di usare le gambe?

Ma questo sarebbe un rimborso ben leggero, se mi sdebitassi ballando.

Tuttavia una coscienza tranquilla farà di tutto per dare soddisfazione, e così io.

Tutte le dame qui presenti mi hanno perdonato.

Se i signori non lo fanno, allora i signori non vanno d'accordo con le dame,

cosa che non si è mai vista in una consimile assemblea.
Un'altra parola, se permettete.

Se non siete troppo sazi di carne grassa il nostro umile autore continuerà la storia, con dentro Sir John, e vi farà divertire con la bella Caterina di Francia. Paese nel quale, per quel che ne so, Falstaff sarà ucciso da una sudata, a meno che non sia stato già ucciso dai vostri giudizi severi, poiché Oldcastle morì martire, e questo qui non è lui. La mia lingua è stanca. Quando lo saranno anche le mie gambe, vi darò la buona notte, e perciò mi inginocchio davanti a voi, ma invero onde pregare per la Regina.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 

 

Se vuoi contribuire, invia il tuo materiale, specificando se e come vuoi essere citato a shakewebit@gmail.com