William Shakespeare - Il Teatro

 

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Enrico IV, Parte II

 

Enrico IV - Parte I

(“King Henry the Fourth, First part” - 1597)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

Introduzione

 

L'allegria di Shakespeare è l'allegria pura della creazione, capace di rimanere tale anche quando s'intreccia con la malinconia o con la tragedia. Simile in questo a quella del grande personaggio di Falstaff che troneggia sullo sfondo di "Enrico IV".

Rappresentato la prima volta nel 1597, "Enrico IV" è un dramma storico diviso in due parti, ciascuna in cinque atti. Un'opera monumentale che, come evidenzia il sottotitolo, mette in scena "la storia di Enrico IV con le battaglie contro i ribelli del Nord e le trovate comiche di Fastaff". Mentre i nobili del Nord marciano su Londra per rovesciare il potere di re Enrico IV (1399-1413), suo figlio Enrico, il principe di Galles, ama trascorrere una vita scapestrata in compagnia di Falstaff, con il quale partecipa comunque alla risolutiva battaglia di Shrewsbury.  Qui viene ucciso il rivale Hotspur "Sperone di Fuoco" e Falstaff - novello "miles gloriosus" - cerca di farsene vanto.

Nella seconda parte, il sodalizio tra Falstaff e il giovane Enrico cessa d'improvviso con la morte di Enrico IV e l'ascesa al trono del figlio, il quale, negando tutte le aspettative di Falstaff, decide di rompere definitivamente con il proprio scapestrato passato nel nome del primato assoluto della corona "Enrico IV" può essere definito per la mirabile unità tematica nella complessità della struttura, per l'ampiezza della vicenda storica rievocata e la molteplicità dei personaggi, per la straordinaria, virtuosistica ricchezza del linguaggio nell'alternarsi di prosa e di poesia, il capolavoro di Shakespeare nell'ambito delle storie inglesi.

Mai come in "Enrico IV" Shakespeare ha saputo fondere la multiforme ricchezza cromatica del chronicle play con la forza dinamica del dramma "marlowiano", creando una realtà teatrale a un tempo molteplice e unitaria in cui un unico tema - l'allegoria morale dell'ascesa e caduta dei potenti - viene ripreso e modulato in chiavi diverse e messo a contrasto con il tema opposto e parallelo della caduta e del riscatto nei tre grandi protagonisti del dramma: re Enrico, Falstaff, l'immortale "prediletto della luna", e l'amletico e istrionico principe di Galles, autentico elemento portante e centro focale dell'opera.

 


 

Scorcio storico epigrafato in una lastra immobile dell’Inghilterra della prima decade del quattrocento. Non la storia di un re, ma l’epopea storico politica di una potenza nascitura. Due drammi di 5 atti ciascuno rappresentati in giorni diversi.

L’Enrico IV è la seconda e la terza puntata della tetralogia aperta con la cronistoria di Riccardo II (fino all’abdicazione in favore di Enrico Bolingbroke poi Enrico IV) e chiusa con l’apologia del figlio Enrico V, re di Inghilterra e Francia ed eroe del 1415 ad Agincourt. Ora che la tetralogia è finita è il caso di chiarire le tappe storiche: Riccardo II l’imbelle abdica in favore di Enrico IV; Enrico V, figlio del IV, spadroneggia per una decina d’anni; Enrico VI (tornerò su lui) figlio del V, risulterà meno capace del padre; Riccardo III usurperà il trono di Edoardo IV e sarà sfidato e ucciso da Richmond, futuro Enrico VII.

L’Enrico IV è la cerniera fondamentale; il ciglio di unione tra le profezie annunciate a seguito dell’instabilità del regnante Riccardo II e il futuro estuario di glorie e onori, che da lì a cinque secoli, la corona di Londra conoscerà con alterne vicende. Nella maniera più assoluta quindi, il doppio dramma non può e non deve essere (nelle intenzioni di Shakespeare è già chiaro alla fine del ‘500) la narrazione della vita e delle gesta di un re.

Il dramma si svincola dai binari del Riccardo II in cui lo stesso dolore di Enrico Bolingbroke futuro re, per la morte di Riccardo abdicante, lasciava presupporre coi suoi stralci apologetici e in qualche modo personalizzati in un possibile dramma successivo. L’ascesa dell’indomabile Enrico aiutata dai Percy e dai nobili più autorevoli della fine del ‘300 inglese (Riccardo muore nel 1399) si ferma con la sua incoronazione, quando l’autorevolezza di un vero re passa per gli sguardi sviliti di un ex sovrano.

L’Enrico IV è la storia di un insieme di uomini, articolata con una divergenza di prospettive, finalizzate a inquadrare nel futuro di una grande nazione colui che ne stabilizzerà i destini. Tutto sembra ruotare intorno alla figura nascente di Henry, Principe di Galles, primogenito del re ed erede al trono. A dirla tutta, la cosa non è così evidente almeno nel primo volume del dramma, ma proprio per questo appare ben concepita e quindi ancora più intenzionalmente strutturata. Nell’Enrico IV ruotano secondo i cambi di scena personaggi assolutamente antitetici, superficialmente lontani da una costruzione comune, ma in realtà utilissimi all’architettura del racconto globale.

Se da una parte Enrico IV scricchiola davanti alla parete di oppositori che gli si pone di fronte, dall’altra le gesta microcriminali e sciagurate dell’erede al trono sembrano avvalorare il destino diretto ad una nemesi storica evidente. L’antico vigore del sovrano sembra trasformarsi in pavida incapacità; le gesta che ne fecero il salvatore della Patria sembrano rilette in chiave meschina fino a sfiorare la schietta traduzione dell’incoronazione di Enrico IV con l’usurpazione del regno. Il figlio del conte di Northumerland Enrico Percy, detto Hotspur quasi ad evidenziarne la scalmanata foga in arcione, rappresenta l’eroismo possibile a fronte di un insolente e indolente prole (il figlio di Enrico IV, futuro Enrico V), sciamannata, sciagurata, fin oltre i margini dell’orribile condotta e dell’alcolismo. È evidente che a questo proposito assume una leggendaria fama la figura di John Falstaff che sembrerebbe un giubbotto lucido dei nostri tempi, ma in realtà è l’epicentro tragicomico di tutto il dramma (il personaggio reale nell’epilogo è descritto come Oldcastle ma per onore degli eredi fu commutato). Le avventure da bassa taverna del Principe di Galles in compagnia di Falstaff e degli altri personaggi quali Pistol, Peto, Bardolph e su tutti Mistress Quickly vanno esattamente in questa direzione. Un Principe destinato al fallimento come uomo e come erede di una missione storica si confonde negli spassosissimi intrecci dei bassi fondi e ignora per quasi tutta la prima parte del dramma il futuro che gli sta passando accanto. La spaccatura amplifica i tormenti e le debolezze dell’Enrico, "quarto di questo nome", e accelera il ribaltamento in fieri della storia narrata.

La scena quarta del quinto atto del primo volume è l’acme della trasformazione; la materializzazione in teatro di uno scontro sfiorato come idea all’inizio e via via sempre più intuito come realizzabile tra Hotspur e il Principe Enrico, futuro Enrico V. Lo scontro è leale. La stima dei due sanguigni rampolli cancella ogni patina di trama oscura relativa ai rispettivi padri. La morte dell’Enrico Percy (non è colpa di nessuno se si chiamano tutti Enrico) a vantaggio del ravveduto e legittimo erede al trono, avviene come l’ineluttabile disegno del destino già scritto, più grande e forte degli eroismi individuali. Da una parte il sangue versato di chi, sotto il profilo di alti ideali, vuole riscattare il decoro del proprio casato e di un Inghilterra confusa; dall’altra l’onore e l’orgoglio regale di chi è deciso a riprendersi due prospettive: quella individuale, persa in anni di scorrerie in compagnia di balordi; quella della corona, in bilico tra mala condotta e ombra di usurpazione. Lo scontro individuale nel campo di Shrewsbury è il momento più alto dell’epica dell’Enrico IV; senza dubbio. Il dramma continua lungo la via del ribaltone che da qui in poi stabilizza Enrico Principe di Galles in una nuova posizione nel cuore del padre e del popolo inglese. La forza brilla nel campo lealista e tutto il fronte dei ribelli al re, che in Hotspur incarnavano la rinascita, si incanala verso la dissipazione nell’oblio. Sempre più, scena dopo scena, nel secondo volume la figura del futuro Enrico V appare segnata da una logica morale e istituzionale diversa. Ciò che appariva buio e confuso riluce di una nuova chiarezza lasciando alle bravate di Falstaff e alle comiche del suo entourage (ci fidiamo, visto che le traduzioni degli strafalcioni da bottega lasciano il tempo che trovano) il solo scopo di alleggerire un dramma di intensità notevole. Il futuro del crapulone ubriacone compagno di merende dell’erede al trono è deposto in un letto di morte periferico, neanche troppo dettagliato nell’Enrico V. La luce del sovrano e dei destini d’Inghilterra a quel punto però già brillerà da tempo in modo autonomo e Shakespeare ne avrà tratto le note su cui ho speso altra recensione. Tutto s’incastra, tutto scivola secondo un tema preordinato. Non si percepisce con sussulti neanche la virulenza dei passaggi e il pressoché repentino cambio di orizzonti tra i personaggi. La grande stabilità espositiva è sbalorditiva in un dramma così lungo e articolato. Un’ovvietà da cui non potevo prescindere. Arriva come una porta già spalancata il riavvicinamento definitivo tra padre e figlio erede al capezzale di Enrico IV. Le lacrime del ravveduto Principe vicino al re in procinto di spirare e i consigli di buon governo per il futuro dell’Inghilterra sono immortali nella storia della drammaturgia.

“…Ebbene per quanto tu possa considerati più sicuro di quanto non fossi io, non potrai esserlo in modo assoluto…” mormora Enrico IV morente nella quinta scena del quarto atto. La ribellione è domata nelle armi; le intenzioni degli uomini sono fuochi ardenti da cui il Principe rinato a nuova vita dovrà guardarsi. Tanto più nazional popolare quanto più gli saranno utili i trascorsi da manigoldo amico di manigoldi. Ci si congeda dall’Enrico IV e si rimanda tutto al V, con la ritrovata fede nelle istituzioni di cui il nuovo Re sarà garante. Il John Falstaff simbolo della leggiadria sbandata e della cattiva e goliardica condotta sarà sospeso fino a nuovo dramma e la fierezza rurale e popolare di una nuova era dell’Inghilterra trova il plauso necessario nella giustizia distribuita a piene mani tra le ultime tre scene del quinto e ultimo atto della seconda parte.

 

 

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RIASSUNTO

 

da Wikipedia

 

Le due parti dell’Enrico IV sono un racconto, in forma teatrale, della storia d’Inghilterra tra il 1399 e il 1413, le date che aprono e chiudono il regno di Enrico Bolingbroke, successo al cugino Riccardo II Plantageneto. Protagonista, accanto al padre re, è il figlio primogenito Enrico, principe di Galles, il futuro Enrico V, la cui ascensione al trono del padre è preceduta da una giovinezza scapestrata trascorsa in compagnia di una congrega di personaggi da trivio, autori d’ogni specie di malefatte ai danni dei sudditi di sua maestà; dai quali trascorsi il principe si ravvedrà e riscatterà, dimostrandosi idoneo ad assumere, alla morte del padre, quel ruolo di sovrano saggio e valoroso nel quale è entrato nella storia d’Inghilterra.

Enrico IV è un usurpatore. Figlio di Giovanni di Gaunt, quartogenito di re Edoardo III, s’è impadronito del trono dopo aver deposto suo cugino Riccardo II Plantageneto. Le vicende di questa usurpazione Shakespeare aveva già cantate nel Riccardo II, di cui le due parti dell’Enrico IV sono pertanto la prosecuzione. Il tormentato regno di questo re usurpatore aprirà la dinastia dei Lancaster sul trono d’Inghilterra e sarà contrassegnato, sul piano nazionale, dalle rivolte dei nobili del Galles e di Scozia, e sul piano familiare dall’amarezza del re per la giovinezza scapigliata e dissoluta del primogenito ed erede, Enrico, denominato nel dramma coi vezzeggiativi “Harry” e “Hal”.

Terzo protagonista dei due Enrico IV è il corpulento compagno d’imprese birbonesche del giovane Harry, Sir John Falstaff, la cui vicenda fa da sottotrama, a mo’ di contrappunto, a quella principale: un personaggio la cui comicità - la meglio riuscita di tutto il teatro shakespeariano - piacerà tanto alla regina Elisabetta, da indurla a chiedere a Shakespeare di farlo ancora rivivere sulle scene mostrandolo, per giunta, innamorato cavalier galante: e sarà il Sir John Falstaff delle Allegre comari di Windsor.

 



Il dramma si apre nel 1402, terzo anno di regno di Enrico IV. L’Inghilterra è impegnata militarmente su due fronti: coi ribelli gallesi ad ovest, con gli scozzesi a nord. Contro questi ultimi sta combattendo, alla testa delle forze regie, Enrico Percy, il giovane figlio del duca di Northumberland, soprannominato “Sperone ardente” (“Hotspur”) per la sua irruenza negli assalti a cavallo. Un messaggero annuncia la sua vittoria sugli scozzesi (ottobre 1402) con la cattura di molti importanti prigionieri. Per contro, sul fronte gallese le truppe regie hanno subito una severa disfatta; (l’episodio è avvenuto qualche mese prima, ma Shakespeare lo fa apparire come contemporaneo al primo perché ciò gli serve per introdurre nel dramma - e giustificarlo - il rinvio di una spedizione in Terrasanta che Enrico avrebbe voluto fare in espiazione delle colpe di cui si sente responsabile per aver usurpato il regno a Riccardo II dopo averne provocato la morte in prigione.

Con la vittoria sui ribelli gallesi, “Sperone ardente” ha catturato prigionieri diversi nobili. Il re li reclama per sé, ma “Sperone ardente” rifiuta di darglieli. Questo sarà motivo di rottura tra re Enrico e i Percy, padre e figlio, i quali, per ripicca, alleati ad altri nobili, passeranno a combattere il re a fianco degli scozzesi. I due eserciti si scontreranno a Shrewsbury, dove “Sperone ardente” sarà ucciso in duello dal giovane principe di Galles; e con questo episodio, che annuncia il ravvedimento del giovane Enrico e il riscatto dei suoi dubbi trascorsi si chiude questa prima parte dell’Enrico IV.

 

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Enrico IV - Parte I

(“King Henry the Fourth, First part” - 1597)

 

 

Personaggi

 

RE ENRICO IV
ENRICO
, Principe di Galles, figlio del Re
JOHN, Principe di Lancaster, figlio del Re
CONTE DI WESTMORELAND
SIR WALTER BLUNT
THOMAS PERCY
, Conte di Worcester
HENRY PERCY, Conte di Northumberland
HENRY PERCY ("HOTSPUR"), suo figlio
EDMUND MORTIMER, Conte di March
RICHARD SCROOP, Arcivescovo di York
ARCHIBALD, Conte di Douglas
OWEN GLENDOWER
SIR RICHARD VERNON
SIR JOHN FALSTAFF
SIR MICHAEL
, amico dell'Arcivescovo di York
NED POINS
GADSHILL
PETO
BARDOLPH
OSTE
di una taverna di Eastcheap
FRANCIS, cameriere
CAMERIERE di una locanda di Rochester
STALLIERE
MUGS e un altro vetturale
VIANDANTI sulla via da Rochester a Londra
SCERIFFO
SERVO DI HOTSPUR
MESSAGGERO
di Northumberland
DUE MESSAGGERI (soldati dell'esercito di Hotspur)
LADY PERCY, moglie di Hotspur e sorella di Mortimer
LADY MORTIMER, figlia di Glendower
MISTRESS QUICKLY, proprietaria di una taverna a Eastcheap
Scena: Inghilterra e Galles

 

 

 

LA STORIA DI ENRICO IV
PARTE PRIMA
CON LA BATTAGLIA DI SHREWSBURY
FRA IL RE E LORD HENRY PERCY,
SOPRANNOMINATO HENRY HOTSPUR DEL NORD.
CON LE BATTUTE GIOCOSE DI SIR JOHN FALSTAFF.

 

 

 

atto primo - scena prima

 

 

Entrano il Re, Lord John di Lancaster, il Conte di Westmoreland, (Sir Walter Blunt) e altri.

 

RE
Tremanti come siamo, pallidi per gli affanni, lasciamo alla pace impaurita il tempo di ansimare e dare notizie trafelate di nuove contese che devono nascere su lidi lontani. Non più le crepe assetate della nostra terra si imbratteranno le labbra del sangue dei suoi figli: non più la guerra scaverà di trincee i suoi campi, né ammaccherà i fiori con gli zoccoli armati di passi ostili. Gli sguardi opposti che, come le meteore di un cielo sconvolto nate di una sola natura e sostanza, si sono testé scontrati nell'intestino assalto e nel furioso duello della carneficina civile, ora in belle schiere amiche tutti insieme marceranno né più si opporranno ad amici, parenti e alleati. La lama della guerra, coltello mal riposto, non più taglierà il suo padrone. Perciò, amici, per giungere fino al sepolcro di Cristo - di cui soldati, sotto la cui croce benedetta siamo ora arruolati e destinati a combattere - subito raccoglieremo un esercito di inglesi, le cui braccia furono formate nel ventre materno per mettere in fuga i pagani nei sacri campi sui quali passarono i piedi benedetti che millequattrocento anni fa furono inchiodati per nostra salvezza sulla croce amara. Ma questo nostro intento è ormai vecchio un anno, e non è necessario dirvi che partiremo. Non per questo siamo qui. Ditemi dunque voi, caro cugino Westmoreland, cosa ha deciso la notte scorsa il consiglio per promuovere questa importante spedizione.

WESTMORELAND
Maestà, il piano urgente fu molto dibattuto, e molti incarichi furono suddivisi proprio la notte scorsa; quando tutto sconvolto arrivò un messaggero dal Galles, con notizie gravi, la peggiore che il nobile Mortimer, condotti gli uomini del Herefordshire a combattere  contro il selvaggio e ribelle Glendower,è stato preso dalle rudi mani del gallese, mille dei suoi uomini massacrati; sui cui cadaveri un tale scempio, tali mutilazioni bestiali e vergognose, furono compiute dalle donne gallesi, da non potersi riferire senza vergogna.

 

RE
Dunque la notizia di questo scontro ha interrotto i nostri progetti di crociata.

WESTMORELAND
Questa con altre, vostra grazia. Notizie ancora più ingrate e preoccupanti vengono infatti da nord, e sono queste; nel giorno di Santa Croce il baldo Hotspur di là, il giovane Harry Percy e il coraggioso Archibald, scozzese noto e provato nell'ardimento, si sono scontrati a Holmedon e vi hanno vissuto una funesta ora di sangue, come si capì dal fragore dell'artiglieria e da ogni probabilità; poiché l'uomo che portò la notizia era partito a cavallo nel momento cruciale e più violento della battaglia, quando l'esito ne era ancora incerto.

RE
Ecco un amico caro, fedele e zelante, Sir Walter Blunt, appena sceso da cavallo, macchiato di tutte le varie terre che separano Holmedon dalla nostra corte: ci ha portato notizie buone e benvenute. Il Conte di Douglas è sconfitto; diecimila arditi scozzesi e ventidue cavalieri, Sir Walter ha visto stesi nel loro sangue sul piano di Holmedon. Hotspur ha preso prigionieri Mordake, Conte di Fife e primogenito  dello sconfitto Douglas, e i Conti di Athol, Murray, Angus e Menteith. Non è questa forse un'onorevole preda? Un premio valoroso? Cugino, che ne dite?

WESTMORELAND
Davvero una vittoria di cui anche un principe potrebbe vantarsi.

RE
Qui mi rattristi, mi fai peccare di invidia perché Lord Northumberland è padre di un figlio così dotato, un figlio che è il soggetto dei discorsi dell'onore, come la pianta più svettante di un frutteto, favorito e orgoglio della dolce fortuna; mentre io, sentendo le sue lodi, vedo disordine e disonore macchiare la fronte del mio giovane Harry. Se si potesse dimostrare che una fata ha scambiato nottetempo i nostri figli in fasce nella culla, e chiamato il mio Percy, il suo Plantageneto! Allora io avrei il suo Harry, egli il mio. Ma non pensiamo a lui. Che dici, cugino, dell'orgoglio di questo giovane Percy? I prigionieri che ha fatto nella battaglia li tiene per sé, e manda a dire che non mi darà che Mordake Conte di Fife.

WESTMORELAND
È istigato da suo zio, da Worcester, che a voi vuol male sotto tutti gli aspetti, e lo spinge a farsi bello e sollevare la cresta giovanile contro la vostra dignità.

RE
Ma io l'ho chiamato a rispondere di ciò, e per questa causa dobbiamo trascurare per breve la nostra santa missione a Gerusalemme. Cugino, mercoledì prossimo terremo consiglio a Windsor. Informatene i lord, poi tornate da noi al più presto: nfatti c'è da dire e da fare più di quanto si possa esprimere così nell'ira.

WESTMORELAND
Sarà fatto, maestà.

 

Escono.

 

 

 

atto primo - scena seconda

 

Entrano il Principe di Galles e Sir John Falstaff.

FALSTAFF
Di' un po' Hal, che ora è?

PRINCIPE
Sei così grosso d'ingegno a forza di bere vino vecchio, di sbottonarti dopo cena, di dormire sulle panche dopo mezzodì, che hai dimenticato di domandare davvero quello che davvero vuoi sapere. Che diavolo c'entri tu con l'ora che è? A meno che le ore non siano bicchieri di vino, i minuti capponi, gli orologi lingue di ruffiane, i quadranti insegne di bordelli, e il sole benedetto una bellezza calorosa vestita di taffettà rossa fiammante, non vedo proprio perché dovresti farmi una domanda così inutile come chiedere l'ora.

FALSTAFF
Vedo che mi capisci bene, Hal, infatti noi ladri andiamo secondo la luna e le sette stelle, non certo secondo Febo, il "soave cavalier vagabondo". E ti pregherei, caro il mio ragazzaccio, quando sarai re, il che, con ogni rispetto per la tua grazia, anzi dovrei dire la tua maestà, ché grazia non ne avrai...

PRINCIPE
Come, non avrò grazia?

FALSTAFF
Nessuna, giuro, nemmeno il deo gratias che basta da prologo a un uovo al burro.

PRINCIPE
E perché? Parla più chiaro, più chiaro.

FALSTAFF
Stavo dicendo, caro mio, quando sei re non permettere mica che noi guardie del corpo della notte veniamo trattati alla stregua di ladri della bellezza del giorno. Lasciaci fare i guardiacaccia di Diana, gentiluomini dell'ombra, favoriti della luna; e che la gente ci giudichi uomini di buon governo, governati come siamo, al pari del mare, dalla nostra nobile e casta signora luna, sotto la cui protezione noi... lavoriamo.

PRINCIPE
Dici bene, il paragone è azzeccato. Infatti la fortuna di noi uomini della luna cresce e scema come la marea, essendo parimenti governata dalla luna. Eccotene la prova; una borsa d'oro risolutamente sgraffignata lunedì notte e dissolutamente scialacquata martedì mattina, ottenuta gridando "Giù le mani!" e spesa sbraitando "Da bere!", ora in bassa marea come ai piedi della scala, e poco dopo in acque alte come la cima della forca.

FALSTAFF
Perdio, dici proprio giusto, ragazzo... e l'ostessa della taverna non è forse una gran buona donna?

PRINCIPE
Come il miele d'Ibla, mio buon vecchio del castello ... e il mio giubbotto di pelle non è forse un gran buon pezzo da galera?

FALSTAFF
Ma che dici, ma che dici, sciocchino? Ancora nei qui pro quo? Che diavolo c'entro io col tuo giubbotto di pelle?

PRINCIPE
E che cavolo c'entro io con l'ostessa della taverna?

FALSTAFF
Be', le hai chiesto il conto non una volta ma tante.

PRINCIPE
Forse che ho mai chiesto a te di pagare la tua parte?

FALSTAFF
No, quel che è giusto è giusto, hai pagato tutto tu in quel posto.

PRINCIPE
Anche in altri, per quello, fin dove arrivava la mia borsa; e dove non arrivava ho fatto uso del mio credito.

FALSTAFF
Certo, e l'hai usato in tal maniera che se non fosse qui apparente che sei l'erede apparente... Ma senti un po', monellaccio, ci sarà ancora la forca in Inghilterra quando sarai re? E il coraggio verrà ancora soffocato come oggi dal peso rugginoso della legge, povera vecchia matta? Tu comunque, da re, non impiccare i ladri.

PRINCIPE
D'accordo, li impiccherai tu.

FALSTAFF
Davvero? Che bellezza! Perdio, sarò un giudice provetto.

PRINCIPE
Cominci fin d'ora a giudicare male. Voglio dire che li impiccherai fisicamente, insomma sarai un boia provetto.

FALSTAFF
D'accordo, Hal, d'accordo; del resto mi andrebbe di buon grado quanto starmene a corte, te lo dico io.

PRINCIPE
A corte per ottenere la livrea?

FALSTAFF
Proprio, per ottenere degli abiti: il boia ha un guardaroba non male. Dannazione, sono malinconico come un gatto castrato o un orso aizzato.

PRINCIPE
O un leone malandato, o il liuto di un amante.

FALSTAFF
Proprio, o magari il lagno di una cornamusa di Lincoln.

PRINCIPE
Che ne diresti di una lepre, o della malinconia della fogna di Moor Ditch?

FALSTAFF
Fai davvero dei paragoni maleodoranti, anzi sei il più malizioso, il più offensivo e il più caro dei principini. Però, Hal, ti prego di non turbarmi più con le vanità. Volesse Dio che tu e io sapessimo dove far rifornimento di buona fama. L'altro giorno un vecchio lord del consiglio mi ha rimproverato per strada sul tuo conto, giovanotto, ma io non gli ho badato; eppure parlava molto saggiamente, ma io non l'ho considerato; eppure parlava proprio saggiamente, e per di più per strada.

PRINCIPE
Hai fatto bene, la saggezza grida per le strade, e nessuno la ascolta.

FALSTAFF
Hai un modo diabolico di ripetere la Bibbia, saresti capace di corrompere un santo. Tu mi hai fatto molto male, Hal, Dio ti perdoni! Prima di conoscerti, Hal, non sapevo niente, e ora invece sono, se devo dire la verità, poco meglio di un malvagio. Devo rinunciare a questa vita, e se vuoi saperlo ci rinuncerò! Perdio, se non lo faccio, sono un mascalzone! Non mi farò dannare per nessun figlio di re di tutta la cristianità.

PRINCIPE
Di' un po', Jack, dov'è che andiamo a rubare domani?

FALSTAFF
Perdio, dove vuoi, ragazzo mio, io ci sarò. Se no dammi del vigliacco e degradami da cavaliere.

PRINCIPE
Bel miglioramento: dalla preghiera al furto...

FALSTAFF
Che vuoi, Hal, è la mia vocazione, Hal. Non fa peccato chi segue la sua vocazione.
Entra Poins.
Poins! Ora sapremo se Gadshill ha combinato l'affare. Ahimè, se gli uomini dovessero salvarsi col merito, quale fossa dell'inferno sarebbe profonda abbastanza per questo qui? È il farabutto più matricolato che abbia mai gridato "Giù le mani!" a un onest'uomo.

PRINCIPE
Buon giorno, Ned.

POINS
Buon giorno, caro Hal. Che dice messer Rimorso? Che dice Sir John Vino Zuccherato? Ehi, Jack, come vi siete messi d'accordo tu e il diavolo a proposito della tua anima, che gli hai venduto il Venerdì Santo ultimo scorso per un bicchiere di Madera e una coscia di cappone freddo?

PRINCIPE
Sir John mantiene la parola data, il diavolo avrà la sua parte. Non è mai stato il tipo da andar contro ai proverbi. Darà al diavolo ciò che gli spetta.

POINS
Allora te ne vai all'inferno per aver mantenuto la parola data al diavolo.

PRINCIPE
Altrimenti si dannava per averlo ingannato.

POINS
Comunque, ragazzi miei, ragazzi miei, l'appuntamento è per domattina, alle quattro in punto, a Gad's Hill! Ci sono dei pellegrini diretti a Canterbury con ricche offerte, e dei mercanti che viaggiano alla volta di Londra con borse ben fornite. Ho maschere per tutti; i cavalli li avete voi. Gadshill questa notte la passa a Rochester. Domani sera ho ordinato la cena a Eastcheap. È roba che si può fare a occhi chiusi. Se ci state, avrete un bel po' di corone in borsa; se no, rimanete pure a casa e impiccatevi!

FALSTAFF
Stammi a sentire, Edward: se sto a casa e rinuncio ad andare, impicco te per essere andato.

POINS
Ne sei sicuro, pappagorgia?

FALSTAFF
E tu, Hal, sarai dei nostri?

PRINCIPE
Chi? Io rubare? Io ladro? Non ci penso nemmeno.

FALSTAFF
In te non c'è né onestà né virtù né amicizia, e non può essere che tu sia di sangue reale se non ti batti per una corona.

PRINCIPE
Be' allora per una volta farò il matto.

FALSTAFF
Ora sì che parli.

PRINCIPE
Comunque, vada come vada, preferisco starmene a casa.

FALSTAFF
Perdio, giuro che se tu diventi re io divento traditore.

PRINCIPE
Non me ne importa niente.

POINS
Sir John, ti prego, lasciami solo con il Principe. Gli esporrò delle ragioni che lo convinceranno a partecipare all'impresa.

FALSTAFF
Bene, Dio doni a te lo spirito della persuasione, e doni a lui le orecchie del profitto, perché quel che tu dici possa commuovere e quel che egli ode possa essere creduto, affinché il Principe vero possa (tanto per divertimento) dimostrarsi un ladro falso. Infatti le povere mascalzonate dei nostri giorni hanno bisogno di incoraggiamento. Addio, potete trovarmi a Eastcheap.

PRINCIPE
Addio, seconda primavera! Addio, estate di San Martino!

 

Esce Falstaff.

POINS
Ordunque, mio buon signore dolce come il miele, domani venite a cavallo con noi. Ho in programma uno scherzo che non posso combinare da solo. Falstaff, Bardolph, Peto e Gadshill deruberanno gli uomini a cui abbiamo preparato l'agguato; voi e io non ci saremo. Quando loro avranno il bottino, se voi e io non glielo portiamo via, staccatemi la testa dalle spalle.

PRINCIPE
Come faremo a separarci da loro alla partenza?

POINS
Facile, basta partire prima o dopo e dargli appuntamento da qualche parte, dove sta a noi non andare. Tenteranno l'impresa da soli, e appena l'avranno compiuta noi gli daremo addosso.

PRINCIPE
Va bene, ma è probabile che ci riconoscano dai cavalli, i vestiti, e tutto il resto.

POINS
Macché! I cavalli non li vedranno, li legherò nel bosco; le maschere le cambieremo dopo averli lasciati; e poi, caro mio, ho da parte delle cappe di grezzo per l'occasione, con cui coprire i vestiti che conoscono.

PRINCIPE
Però ho qualche dubbio che saranno troppi per noi.

POINS
Mah, due di loro so che sono i vigliacchi più perfetti che abbiano mai voltato schiena, quanto al terzo se combatterà più di quanto non gli paia ragionevole rinuncio alle armi. Il bello dello scherzo starà nelle bugie infinite che quel mascalzone panciuto ci racconterà quando ci troveremo a cena: che trenta uomini, almeno, combatterono con lui; e le parate, le botte, i rischi mortali che ha affrontato... E il culmine sarà smentirlo sul più bello.

PRINCIPE
Va bene, ci sto. Procura quanto ci vuole e domani sera aspettami a Eastcheap. Cenerò lì. Addio.

POINS
Addio, signore.

 

Esce.

PRINCIPE
Vi conosco tutti, e per un po' darò corda allo spirito ribelle della vostra leggerezza. Ma in ciò vedrò di imitare il sole, che consente alle nuvole vili e malvagie di nascondere al mondo la sua bellezza, affinché, quando gli aggradi essere se stesso, essendo desiderato, tanto più desti meraviglia rompendo per la nebbia vile e laida e il fumo che pareva strangolarlo. Se tutto l'anno fosse fatto di vacanze divertirsi sarebbe noioso come lavorare; ma le feste rare sono tanto più desiderate, e nulla piace se non gli eventi insoliti. Così, quando smetterò la dissipazione e pagherò il debito che mai ho promesso, di quanto sono migliore della mia parola, di tanto smentirò le aspettative di tutti; come un metallo luminoso su uno sfondo scuro  il mio ravvedimento brillerà sulla mia colpa e parrà migliore e attrarrà più occhi di quello che non ha uno sfondo per metterlo in rilievo. Peccherò in modo da fare un'arte del peccato, riscattando il tempo quando meno se lo aspettano.

 

Esce.

 

 

 

atto primo - scena terza

 

Entrano il Re, Northumberland, Worcester, Hotspur, Sir Walter Blunt e altri.

 

RE
Il mio sangue è stato troppo freddo e temperato, poco pronto a ribollire per queste offese, e ve ne siete accorti, infatti per questa ragione sfidate la mia sopportazione. Ma siate certi che d'ora in poi sarò piuttosto me stesso, forte e temibile, prescindendo dal mio carattere, sin qui liscio come l'olio, soffice come piume, per cui ha perduto la deferenza e il rispetto che l'orgoglioso tributa solo all'orgoglioso.

WORCESTER
La nostra casata, maestà, non merita che la sferza della potenza le si levi sopra: di una potenza poi che le nostre stesse mani hanno contribuito a rendere tanto forte.

NORTHUMBERLAND
Signore...

RE
Worcester, vattene, perché vedo minaccia e disobbedienza nei tuoi occhi. Signore, siete troppo ardito e imperioso, e il Re non può certo tollerare che gli si opponga il viso crucciato d'un sottoposto. Avete licenza di andare. Se avremo bisogno di voi e del vostro parere, vi faremo chiamare.


Esce Worcester.
 

(A Northumberland) Stavate per parlare.

NORTHUMBERLAND
Sì, mio buon signore.
Quei prigionieri da voi mandati a chiedere, che il nostro Harry Percy prese a Holmedon, lui dice di non averli negati con violenza come riferito a vostra maestà. Perciò è l'invidia o un malinteso a essere colpevole, non mio figlio.

HOTSPUR
Maestà, non ho negato alcun prigioniero. Ricordo però che quando la battaglia fu finita, ed ero assetato per la furia e la fatica, sfiatato e fiacco, poggiato alla mia spada, mi arriva un tal signore, lindo e ben vestito, fresco come uno sposo, e il mento appena rasato pareva un campo di stoppie a raccolto finito. Era profumato come un merciaio, e fra l'indice e il pollice teneva una boccetta di aromi, che continuamente portava al naso, e metteva via; il quale naso, irritato dall'armeggio, al nuovo arrivo della boccetta tirava su. Lui intanto continuava a sorridere e parlare; e quando passavano i soldati coi morti, gli dava dei cafoni, dei maleducati, a mettere un brutto cadavere malconcio fra il vento e sua signoria. Con molti termini ricercati ed eleganti mi pose delle domande, fra l'altro chiese i miei prigionieri a nome di vostra maestà. Al che io, tutto dolente per le ferite fredde, importunato da un tale pappagallo, per il dolore e l'insofferenza risposi sovrappensiero, non so più cosa... che andasse, o non andasse... Mi spazientiva vederlo brillare bel bello, e profumare tanto, e parlare come una dama di compagnia di fucili, tamburi e ferite, Dio me ne scampi! e dirmi che la cosa migliore di tutteper una ferita interna è lo spermaceti, e che è un gran male, proprio, che quel maledetto salnitro venga estratto dalle interiora della terra innocua, a distruggere molti giovani gagliardi vigliaccamente; non fosse per quei cannoni dannati anche lui si sarebbe fatto soldato. A queste chiacchiere vuote e sconnesse risposi senza badare, come ho detto, e vi prego, signore, che la sua relazione non abbia valore di accusa nei rapporti fra la mia lealtà e il mio Re.

BLUNT
Viste le circostanze, buon signore, tutto ciò che Lord Harry Percy ha detto a una tale persona, in un tal luogo, e a tal ora, con tutto il resto che vien riferito, può a ragione essere ignorato, e non tornare a metterlo nel torto, o in qualche modo screditare quel che egli disse, purché ora lo ritiri.

RE
Eppure continua a negarmi i prigionieri, se non con la clausola ed eccezione che noi a nostre spese riscattiamo subito suo cognato, lo stolto Mortimer; il quale, giuro, ha volutamente esposto le vite degli uomini che condusse in battaglia contro quello stregone dannato, Glendower, la cui figlia, a quanto si dice, il Conte di March ha da poco sposato. Forse che i nostri forzieri dovrebbero svuotarsi per riscattare un traditore? Pagheremo il tradimento? Verremo a patti con i pavidi quando hanno perduto e si sono venduti? No, muoia pure sulle montagne brulle! Infatti non avrò mai per amico colui che mi chiederà anche un solo soldo per riportare a casa il traditore Mortimer.

HOTSPUR
Il traditore Mortimer? Ma se non defezionò, sovrana maestà, che per sorte di guerra. A dimostrarlo basterebbe una lingua per ogni ferita, ogni bocca di ferita, riportata da quel valoroso quando sull'argine erboso della gentile Severn in singolare tenzone, corpo a corpo, egli spese quasi tutta un'ora nel gareggiare in valore col grande Glendower. Tre volte presero fiato, di comune accordo, tre volte si dissetarono alla Severn veloce, la quale, turbata dal loro aspetto insanguinato, corse impaurita fra i giunchi tremolanti e nascose la testa ricciuta nell'ansa della sponda, macchiata del sangue dei valorosi combattenti. Mai astuzia malvagia e maledetta ha nascosto le sue trame con ferite tanto tremende, e mai avrebbe potuto il nobile Mortimer riceverne tante, di sua volontà. Non lo si calunni dunque come traditore.

RE
Non dici il vero di lui, Percy, non dici il vero! Non si è mai scontrato con Glendower. Ti dico che avrebbe attaccato il diavolo da solo piuttosto che affrontare Owen Glendower da nemico. Non hai vergogna? Ma, uomo, d'ora in poi non farmi più parola di Mortimer. Mandami i tuoi prigionieri nel modo più rapido o avrai da me notizie di tal fatta che te ne pentirai. Lord Northumberland, avete licenza di partire con vostro figlio. Mandateci i vostri prigionieri, o le sentirete.

 

Escono il Re, Blunt e la corte.

HOTSPUR
Venisse pure il diavolo a chiederli ringhiando non li mando. Ora gli vado dietro e glielo dico. Voglio sfogarmi, mi costasse la testa.

NORTHUMBERLAND
Di' un po', sei ubriaco di collera? Aspetta un attimo. Ecco qui tuo zio.

Entra Worcester.

HOTSPUR

Non parlare di Mortimer? Perdio, ne parlerò e come! Mi danno l'anima pur di mettermi con lui! Sì, per sua causa sono pronto a svenarmi, a spargere il sangue goccia a goccia nella polvere, ma voglio sollevare l'umiliato Mortimer in alto quanto questo ingrato Re, questo sconoscente e corrotto Bolingbroke.

NORTHUMBERLAND
Fratello, il Re ha infuriato tuo nipote.

WORCESTER
Com'è sorto il litigio durante la mia assenza?

HOTSPUR
Vuole avere tutti i miei prigionieri, perdio, e quando gli chiesi ancora di pagare il riscatto di mio cognato, eccolo impallidire e guardarmi con la morte negli occhi, tremante al solo nome di Mortimer.

WORCESTER
Nulla di strano. Forse che Riccardo, il Re morto, non lo proclamò suo parente più prossimo?

NORTHUMBERLAND
Così fu; udii il proclama. Fu proprio quando l'infelice Re (Dio ci perdoni i torti contro lui!) partì per la spedizione in Irlanda, da cui, ostacolato, ritornò per essere deposto, e in breve assassinato.

WORCESTER
E per questa morte in bocca di tutti noi siamo calunniati e vilipesi.

HOTSPUR
Ma aspettate: Re Riccardo proclamò allora mio cognato Edmund Mortimer erede alla corona?

NORTHUMBERLAND
Certo, lo udii io stesso.

HOTSPUR
Allora non posso dar torto al Re suo cugino che vorrebbe morisse di fame sui monti brulli. Ma come può essere che voi, che poneste la corona sul capo di questo uomo dalla memoria corta, e che per causa sua vi siete macchiati della fama  di macchinatori di assassinii... come può essere che voi vi prendiate tutte le maledizioni in quanto agenti e vili strumenti, cappio, scala, o piuttosto boia? Ahimè, perdonate se scendo tanto in basso per farvi vedere la condizione e categoria in cui state per causa di questo astuto Re. Si dirà dunque a vostra vergogna ai nostri giorni,  o riempirà le cronache future, che uomini nobili e potenti come voisi legarono tutt'e due a una causa ingiusta (come entrambi, Dio lo perdoni, avete fatto) per schiacciare Riccardo, rosa bella e odorosa, e piantare questo rovo, questo marcio Bolingbroke? E si dirà inoltre, a vostra maggior vergogna, che siete ingannati, messi da parte e cacciati da quello per cui avete subito tanta vergogna? No, c'è ancora tempo per riscattare i vostri onori esiliati, e riguadagnarvi la buona considerazione del mondo;  vendicare il disprezzo e le contumelie di questo Re orgoglioso, che giorno e notte medita di ripagare il debito che vi devecol compenso sanguinoso della vostra morte. Dunque vi dico...

WORCESTER
Basta, nipote, non dire altro, ora infatti aprirò un libro segreto e al tuo scontento dall'acuto intendimento leggerò cose profonde e pericolose, piene di rischio e spirito ardito come passare su una corrente scrosciante sul ponte incerto fatto da una lancia.

HOTSPUR
Chi cade, nuoti o anneghi, buonanotte! Benvenuto il pericolo da oriente e occidente, purché l'onore l'incroci da nord e sud, e vengano alle mani. Ah, il sangue più freme a stanare un leone che a levare una lepre!

NORTHUMBERLAND
La fantasia di qualche grande impresa lo spinge fuori dai limiti della pazienza.

HOTSPUR
Perdio, mi sembra che sarebbe un balzo da niente strappare il chiaro onore dal viso smorto della luna, oppure tuffarsi fin nel fondo del mare dove nessuno scandaglio è mai arrivato, e afferrare l'onore annegato per i riccioli, purché colui che lo riscatta possa indossare  senza nessun compagno tutte le sue insegne; e basta con queste compartecipazioni!

WORCESTER
Sembra che veda un mondo di figure, ma non il progetto al quale dovrebbe mirare.
Caro nipote, ascoltami un momento.

HOTSPUR
Vi chiedo scusa.

WORCESTER
Quei nobili scozzesi tuoi prigionieri...

HOTSPUR
Li tengo tutti! Perdio, non ne avrà nemmeno uno! Nemmeno se uno scozzese gli salvasse l'anima. Giuro che li tengo!

WORCESTER
Tu ti impenni e non presti orecchio a quel che dico. I tuoi prigionieri li terrai.

HOTSPUR
Certo che li tengo, questo è chiaro! Ha detto che non riscatta Mortimer, mi ha proibito di parlargli di Mortimer, io però lo troverò quando dorme e nell'orecchio gli griderò "Mortimer!". Anzi, avrò uno storno ammaestrato che dirà solo "Mortimer", e glielo regalerò per tener sempre desta la sua rabbia.

WORCESTER
Lasciami dire, nipote, una parola.

HOTSPUR
Da oggi rinuncio a ogni proposito che non sia di irritare e stuzzicare Bolingbroke. Quanto poi a quello spadaccino del Principe di Galles: non sapessi che il padre lo detesta e sarebbe contento se gli capitasse un guaio, lo farei avvelenare con un bicchiere di birra.

WORCESTER
Arrivederci, parente. Ti parlerò quando sarai di umore più adatto ad ascoltarmi.

NORTHUMBERLAND
Via! Sei uno sciocco morso da una vespa a lasciarti andare a questo umore da donnetta, prestando orecchio solo alla tua lingua!

HOTSPUR
Ma il fatto è che mi sento preso a frustate, che mi sento orticato e punto da formiche al nome di questo vile politicante, Bolingbroke. Ai tempi di Riccardo, come si chiamava quel posto? diavolo! era nel Gloucestershire, dove stava quello stravagante di suo zio, il Duca di York, là per la prima volta mi inginocchiai a questo Re dei sorrisi, questo Bolingbroke, sangue di Cristo! quando lui e voi tornaste da Ravenspurgh...

NORTHUMBERLAND
Al Castello di Berkeley.

HOTSPUR
Dici bene. Ma che bel po' di gentilezze zuccherate mi fece allora questo levriero adulatore. "Quando la sua fortuna bambina maturerà..." e "caro Harry Percy", e "buon cugino"... Che il diavolo si prenda tali impostori. - Scusate! Caro zio, parlate pure, io ho finito.

WORCESTER
Ma no, se ne hai ancora, ricomincia pure. Aspetteremo il tuo comodo.

HOTSPUR
Giuro che ho finito.

WORCESTER
Torniamo allora ai prigionieri scozzesi. Lasciali liberi subito senza riscatto, e fai del figlio di Douglas il mezzo principale per assicurarti forze in Scozia, cosa che per varie ragioni che ti dirò per lettera, stai certo otterrai facilmente. (A Northumberland) Voi, signore, mentre vostro figlio è in Scozia per questi affari, vi insinuerete segretamente nell'affetto del beneamato prelato, l'arcivescovo.

HOTSPUR
Quello di York, è vero?

WORCESTER
Giusto. Male sopporta la morte a Bristol del fratello, Lord Scroop.
Questo non lo dico per congettura come cosa che penso possa essere, ma so che viene meditata, tramata e predisposta, e aspetta solo di vedere il volto dell'occasione per venire alla luce.

HOTSPUR
Lo fiuto. Per la mia vita, andrà bene.

NORTHUMBERLAND
Liberi sempre i cani prima di levare la selvaggina.

HOTSPUR
Ma come, non può essere che un nobile complotto. E poi le forze della Scozia e di York si uniscono a Mortimer, eh?

WORCESTER
Così faranno,

HOTSPUR
Davvero un piano eccellente, in fede mia.

WORCESTER
Inoltre non è piccola la causa che ci spinge a salvare la testa alzando la testa: per quanto ci comportiamo prudentemente il Re si sentirà sempre nostro debitore e penserà che ci pensiamo insoddisfatti, finché non ci avrà pagato una volta per tutte. E vedi già come comincia a escluderci dai suoi sguardi di affetto.


HOTSPUR
Proprio così, proprio così! Ma ci rifaremo.

WORCESTER
Nipote, addio. Non fare altri passi se non quelli che ti dirò per lettera. Al momento giusto, che verrà presto, andrò da Glendower e Lord Mortimer, dove tu, Douglas e il nostro esercito, tutti s'incontreranno secondo il mio programma, per prendere nelle nostre forti braccia la nostra sorte, che ora teniamo in modo assai incerto.

NORTHUMBERLAND
Addio, fratello. Avremo fortuna, spero.

HOTSPUR
Addio, zio. Breve sia l'intervallo finché battaglie, botte e grida applaudano il nostro gioco!


Escono.

 

Indice Teatro

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Enrico IV - Parte I

(“King Henry the Fourth, First part” - 1597)

 

 

atto secondo - scena prima

 

Entra un vetturale con una lanterna in mano.

 

PRIMO VETTURALE (sbadiglia)
Uh-ah! Se non sono le quattro di mattina io mi impicco. Il Gran Carro è già sopra il camino nuovo, e i nostri cavalli non sono ancora caricati. Ehi, stalliere!

STALLIERE
(da dentro)
Vengo, vengo.

PRIMO VETTURALE
Senti, Tom, batti un po' la sella di Cut, mettici qualche ciuffo di lana nel pomello. La povera bestia è piagata di brutto sul garrese.

Entra un altro vetturale.

 

SECONDO VETTURALE
Piselli e fagioli qua son fradici come un cane, che è il modo migliore per far venire i vermi a un ronzino. Questa locanda è andata a rotoli da quando è morto Robin stalliere.

PRIMO VETTURALE
Il poveraccio non ha avuto un attimo di allegria da quando è salito il prezzo dell'avena. Lo ha portato alla tomba.

SECONDO VETTURALE
Per conto mio, quanto a pulci questa è la locanda peggiore su tutta la strada di Londra. Sono punzecchiato come una tinca.

PRIMO VETTURALE
Come una tinca? Sacramento, non c'è re cristiano che sia stato mangiato più di me dal primo canto del gallo.

SECONDO VETTURALE
Sai com'è, non ci danno il vaso da notte, così facciamo acqua nel camino, e l'urina figlia pulci come un ghiozzo.

PRIMO VETTURALE
Ehilà, stalliere! Muoviti o vatti a impiccare! Forza!

SECONDO VETTURALE
Ho un prosciutto e due radici di zenzero da portare addirittura a Charing Cross.

PRIMO VETTURALE
Corpo di Dio! I tacchini nel mio paniere sono quasi morti di fame. Ehi, stalliere! Peste ti colga! Non ce l'hai gli occhi nella testa? Non ci senti? Se non è una buona azione quanto bere romperti quella tua zucca giuro che sono un poco di buono. Vieni e accidenti a te! Non c'è proprio da fidarsi di te?

 

Entra Gadshill.

GADSHILL
Buondì, vetturali. Che ore sono?

PRIMO VETTURALE
Saranno le due.

GADSHILL
Mi puoi prestare la lanterna, voglio vedere il mio castrone nella stalla.

PRIMO VETTURALE
Piano, perdio! Conosco un trucco che ne vale due di questo genere, lo so io.

GADSHILL
Tu allora dammi la tua.

SECONDO VETTURALE
Ah sì? Aspetta un po'. Dice di imprestargli la lanterna? Madonna, prima voglio vederti sulla forca.

GADSHILL
Di' un po', vetturale, quand'è che pensi di arrivare a Londra?

SECONDO VETTURALE
In tempo per andare a letto con una candela, sta' pur certo. Vieni, amico Mugs, svegliamo i signori. Vogliono viaggiare in compagnia, hanno molto carico.

 

Escono i vetturali.

GADSHILL
Ehilà, cameriere!

Entra il cameriere.

CAMERIERE
"A portata di mano, dice il tagliaborse".

GADSHILL
Come dire "a portata di mano, dice il cameriere". Fra te e il tagliaborse non c'è più differenza che fra dare istruzioni e fare il lavoro. Sei tu che prepari il colpo.

CAMERIERE
Buondì, signor Gadshill. È tutto come vi ho detto ieri notte. C'è un signorotto della Foresta del Kent che ha portato con sé trecento fiorini d'oro. Gliel'ho sentito dire iersera a cena a uno della sua compagnia, una sorta di ispettore, che anche lui ha abbondanza di carico, Dio sa cosa. Ora sono già alzati e reclamano uova al burro. Partiranno subito.

GADSHILL
Compare, se non si imbattono nei devoti di San Nicola prenditi pure il mio collo.

CAMERIERE
No, non so che farmene, anzi conservalo per la forca. So che sei devoto di San Nicola con quanta fedeltà può avere un traditore.

GADSHILL
Che mi parli di forca? Se m'impiccano, le forche saranno due, e ben grasse; il vecchio Sir John mi starà accanto, e sai bene che non è un morto di fame. Bah! Ci sono degli altri tipi allegri che non te li sogni, che per divertimento fanno onore alla nostra professione, e loro, se qualcuno ci ficcasse il naso, metterebbero tutto a posto per tenersi puliti. Io non sto mica con dei ladri di strada, dei banditi da quattro soldi con pertiche, o dei rumorosi ubriaconi coi mustacchi paonazzi di birra; ma sto con la nobiltà e la tranquillità, borgomastri e grossi ufficiali, di quelli che tengono la bocca chiusa, di quelli che preferiscono i colpi alle minacce, e le minacce alle bevute, e le bevute alle preghiere... ma accidenti non te la conto giusta, in realtà pregano continuamente il loro santo, lo stato, o piuttosto non lo pregano ma lo predano, vi corrono sopra in lungo e in largo e lo trattano come i loro stivali.

CAMERIERE
Cosa, lo stato come stivali? Gli tiene asciutti i piedi se la strada è fangosa?

GADSHILL
Proprio così, proprio così. Stivali ingrassati ben bene da chi ha in mano le leggi. Noi i colpi li facciamo al sicuro come in un castello, a occhi chiusi. Abbiamo scoperto la ricetta del seme di felce, siamo invisibili.

CAMERIERE
In fede mia, direi che se siete invisibili lo dovete piuttosto alla notte che ai semi di felce.

GADSHILL
Qua la mano. Avrai una parte del guadagno, com'è vero che sono un uomo veritiero.

CAMERIERE
Piuttosto la parte dammela com'è vero che sei un ladro bugiardo.

GADSHILL
Va', va'. Homo è un nome comune, vale per tutti... Di' allo stalliere di portare il mio castrone dalla stalla. Addio, zoticone.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Entrano il Principe, Poins, Peto e Bardolph.


POINS
Svelti, al riparo, al riparo! Ho portato via il cavallo di Falstaff, e lui dalla rabbia si rode come del velluto gommato.

PRINCIPE
Sta' nascosto.

 

Si nascondono.
Entra Falstaff.

FALSTAFF
Poins! Poins. E va' a impiccarti! Poins!

PRINCIPE (viene avanti)
Zitto, canaglia, grosso rognone! Che baccano che fai!

FALSTAFF
Dov'è Poins, Hal?

PRINCIPE
È andato su in cima alla collina. Vado a cercarlo.

 

Si nasconde.

FALSTAFF
Che un diavolo mi prenda per andare a rubare con quel pezzo di ladro. Lo sciagurato mi ha portato via il cavallo e l'ha legato chissà dove. Se faccio appena altri quattro passi con queste gambe resto sfiatato. Be', non dubito di fare una bella morte nonostante tutto, se non finisco sulla forca per aver fatto fuori quel disgraziato. Sono ventidue anni che non faccio che rinnegare la sua compagnia, eppure c'è come una stregoneria che me lo fa tenere appresso. Mi impicchino se quel maledetto non m'ha dato da bere un filtro perché gli volessi bene. Non può essere altrimenti; mi ha dato un filtro. Poins! Hal! La peste vi prenda tutti e due! Bardolph! Peto! Piuttosto che fare un altro passo per rubare, muoio di fame. Se non è una buona azione quanto trincare diventare onesti e lasciare questi bricconi, sono il più gran farabutto che abbia mai masticato con un solo dente. Otto passi di terreno irregolare per me è come una passeggiata di settanta miglia, e quelle canaglie dal cuore di pietra lo sanno benissimo. Che maledizione, quando i ladri non hanno onestà reciproca! (Gli altri fischiano.) Uhu! Una peste vi prenda tutti! Datemi il mio cavallo, furfanti! Datemi il mio cavallo e andatevi a impiccare!

PRINCIPE (facendosi avanti)
Zitto, pancia di lardo! Mettiti giù e posa l'orecchio per terra, vedi se riesci a sentire il passo dei viandanti.

FALSTAFF
Ma ce l'hai le leve per tirarmi su, una volta che sono giù? Sangue di Dio, la mia carne non la porto più tanto lontano a piedi, nemmeno per tutto l'oro nel tesoro di tuo padre. Che diavolo ti è venuto in mente di prendermi per un cavallo a questo modo?

PRINCIPE
Menti. Non ti hanno preso per un cavallo, t'hanno preso il cavallo.

FALSTAFF
Ti prego, buon principino Hal, fammi ritrovare il mio cavallo, bravo figlio di re!

PRINCIPE
Fuori dai piedi, briccone! Devo farti da stalliere?

FALSTAFF
Allora va' e impiccati alle tue giarrettiere di erede al trono! Se mi prendono, io canto. Se non vi faccio mettere alla berlina con filastrocche da intonare su moti vi sconci, che possa morire avvelenato con un bicchiere di vino. Non sopporto uno scherzo così sfrontato, anzi appiedato!

Entra Gadshill.

GADSHILL
Fermi tutti!

FALSTAFF
E fermo sto, mio malgrado.

POINS (uscendo da dietro)
Ah eccolo, è il nostro palo, ne riconosco la voce.

BARDOLPH
Che novità?

GADSHILL
Copritevi, copritevi, su le maschere! Dalla collina scende del denaro del Re, va al tesoro del Re.

FALSTAFF
È una menzogna, mascalzone, va alla taverna del Re.

GADSHILL
Ce n'è abbastanza per metterci tutti a posto.

FALSTAFF
Sulla forca.

PRINCIPE
Signori, voi quattro affrontateli nella strettoia. Ned Poins e io andremo più sotto. Se sfuggono alla vostra imboscata, si imbattono in noi.

PETO
Quanti ce ne sono?

GADSHILL
Circa otto o dieci.

FALSTAFF
Maledizione, deruberanno noi?

PRINCIPE
Così codardo, Sir John Pancia?

FALSTAFF
Be' a dire il vero non sono tuo nonno John di Gaunt, ma non per questo sono un codardo, Hal.

PRINCIPE
Chi vivrà vedrà.

POINS
Ehi Jack, il tuo cavallo è dietro la siepe. Quando ne hai bisogno, là lo trovi. Sta' bene e tieni duro.

FALSTAFF
Adesso non posso suonargliele, dovessi essere impiccato.

PRINCIPE (a parte a Poins)
Ned, dove sono i nostri travestimenti?

POINS (a parte al Principe)
Qui vicino, subito. Nasconditi.


Escono il Principe e Poins.

FALSTAFF
Ora, signori miei, che la fortuna ci arrida, dico io. Ognuno faccia la sua parte.

Entrano i viandanti.

VIANDANTI
Vieni, compaesano. Il ragazzo guiderà i cavalli giù per la collina, e noi faremo due passi per sgranchirci le gambe.

LADRI
Fermi tutti!

VIANDANTI
Gesù proteggici!

FALSTAFF
Date dentro! Buttateli giù! Tagliategli la gola a queste canaglie! Dannati sfruttatori figli di puttana! Furfanti sbafatori di prosciutto! Ci odiano, a noi giovani. Addosso, spellateli!

VIANDANTE
Ahimè, siamo spacciati per sempre, noi e i nostri averi!

FALSTAFF
Andate sulla forca, ciccioni furfanti, dite che siete spacciati? Macché, grassi taccagni! Vorrei che la vostra roba fosse tutta qui! Su, su, prosciutti! Come, furfanti? I giovani devono pur vivere. Dite che siete dei notabili? Vi notabiliamo noi, state certi!
Li derubano e li legano.

 

Escono.
Entrano il Principe e Poins in cappe di grezzo.

PRINCIPE
I ladri hanno legato i galantuomini. Ora se tu e io ce la facciamo a derubare i ladri e andarcene allegramente a Londra, avremo argomenti per una settimana, risate per un mese, e una bella spiritosaggine per sempre.

POINS
Attento! sento che arrivano.

 

Si nascondono.
Entrano i ladri.

FALSTAFF
Forza, padroni, facciamo le parti, e poi mettiamoci a cavallo prima che faccia giorno. Se il Principe e Poins non sono due codardi di prim'ordine non c'è più giustizia al mondo. In quel Poins di valore non ce n'è di più che in un'anatra selvatica.


Mentre dividono il bottino, il Principe e Poins li assalgono.

PRINCIPE
Fuori i soldi!

POINS
Canaglie!


Scappano tutti, e Falstaff, dopo uno o due colpi, scappa anche lui, abbandonando il bottino.

PRINCIPE
Fatto con poca fatica. E ora allegri a cavallo. I ladri se la sono data a gambe, tanto pieni di paura che non osano guardarsi in faccia; ognuno prende il compagno per uno sbirro. Via di qua, caro Ned. Falstaff suda a morte e ingrassa la magra terra camminando. Se non fosse per il ridere ne avrei pietà.

POINS
Come ruggiva il pancione!

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena terza

 

Entra Hotspur, solo, leggendo una lettera.


HOTSPUR
"Ma per parte mia, signore, sarei ben felice di essere dei vostri, per ragione dell'amore che porto alla vostra casa". Sarebbe ben felice... e allora perché non lo è? Per ragione dell'amore che porta alla nostra casa... Mostra di amare il suo fienile più di quanto non ami la nostra casa. Leggiamo ancora un po'. "Il proposito che intraprendete è pericoloso"... Eh, questo è certo! È pericoloso prendere freddo, dormire, bere... ma ti dico, sciocco d'un signorotto, che dall'ortica del pericolo si coglie il fiore della sicurezza. "Il proposito che intraprendete è pericoloso, gli amici di cui avete fatto il nome poco sicuri, il tempo stesso mal scelto, e tutto il vostro piano troppo fragile per potersi opporre a forze così grandi". Dici così, dici così? Allora ti dico un'altra volta che sei uno zotico sciocco e pauroso, e che menti. Guarda un po' che scervellato! Perdio, il nostro piano è un piano buono se mai ce n'è stato, i nostri amici fedeli e costanti; un buon piano, dei buoni amici, e pieni di ardore; un piano eccellente, amici ottimi! Che furfante dallo spirito tutto ghiaccio! Ma come, persino l'Arcivescovo di York ha approvato il piano e l'andamento dell'impresa. Sangue di Cristo, se avessi questo mascalzone a portata di mano, potrei cavargli il cervello col ventaglio di sua moglie. Non c'è forse mio padre, mio zio, ed io stesso; Lord Edmund Mortimer, l'Arcivescovo di York, e Owen Glendower? E per di più non c'è anche Douglas? E non ho qui tutte le loro lettere in cui promettono di raggiungermi con le loro forze il nove del mese prossimo, e alcuni di essi non sono già in marcia? Ma guarda che canaglia d'un miscredente mi trovo fra i piedi! Un infedele! Va' a vedere che ora, tutto sincero come gli detta la paura e il gelo al cuore, se ne andrà dal Re a spifferare tutto il nostro progetto. Diavolo, potrei farmi in due e prendere me stesso a schiaffi per aver proposto un'azione tanto onorevole a un tale piattino di latte scremato! Che si impicchi, vada pure a dirlo al Re! Siamo pronti. Partirò stanotte.


Entra sua moglie, Lady Percy.
 

Che c'è, Kate? Devo lasciarti in un paio d'ore.

LADY
Mio buon signore, perché sei così solo? Per quale offesa sono da due settimane esclusa dal letto del mio Harry? Dimmi, dolce signore, cos'è che ti toglie l'appetito, l'allegria, e l'aureo sonno? Perché abbassi gli occhi sulla terra e sussulti tanto spesso quando sei solo? Perché hai perduto il fresco colorito delle guance e hai ceduto i miei tesori, i miei diritti su te a meditazioni cupe e maledette malinconie? Nei tuoi sonni turbati io ti ho vegliato accanto e ti ho udito sussurrare storie di guerre spietate, dire espressioni equestri al tuo destriero scalpitante, gridare "Coraggio! Al campo!". Ed hai parlato di sortite e ritirate, tende e trincee, palizzate, baluardi, parapetti, basilischi, cannoni, colubrine, riscatti di prigionieri, soldati uccisi, e tutte le vicende di una battaglia violenta. Il tuo spirito ha in te fatto tanta guerra e tanto ti ha agitato nel tuo sonno, che gocce di sudore hanno bagnato la tua fronte come bolle in una corrente or ora rimescolata, e nel tuo volto sono apparsi strani moti, come quando gli uomini trattengono il fiato, per un grande sforzo. Che portenti sono questi? Qualche grave impresa ha in mano il mio signore e io la voglio conoscere, altrimenti non mi ama.

HOTSPUR
Ehilà!


Entra un servitore.
 

È partito Gilliams con le lettere?

SERVO
Sì, signore, è partito un'ora fa.

HOTSPUR
È andato a prendere Butler quei cavalli dallo sceriffo?

SERVO
Un cavallo, signore, l'ha portato proprio adesso.

HOTSPUR
Quale cavallo? Un roano, con le orecchie mozze, è vero?

SERVO
Proprio così, signore.

HOTSPUR
Quel roano sarà il mio trono. Bene, voglio provarlo subito. O espérance! Di' a Butler di condurlo fuori nel parco.


Esce il servitore.

LADY
Ascolta, mio signore.

HOTSPUR
Che dici, mia signora?

LADY
Cos'è che ti trasporta?

HOTSPUR
Ma come, il mio cavallo, amore, il mio cavallo!

LADY
Basta, scimmia d'una testa matta! Una donnola non ha tanta frenesia qual è quella che ti agita. In fede mia, scoprirò questa tua faccenda, Harry, la scoprirò! Ho paura che mio fratello Mortimer si muova per il suo titolo e si sia rivolto a te per dargli man forte. Ma se andrai...

HOTSPUR
Tanto lontano a piedi, mi stancherò, amore.

LADY
Niente frottole, parrocchetto, rispondimi senza mezzi termini a questa domanda che ti faccio. Davvero ti torcerò il mignolo, Harry, se non mi dici tutto così come sta.

HOTSPUR
Via, via, sciocchina! Amore? Io non ti amo; non m'importa di te, Kate. Non è questo un mondo per giocare a bambole e giostrare con le labbra. Dobbiamo avere nasi insanguinati e teste rotte, e anche darle. Perdio, il mio cavallo! Che dici, Kate? Che vuoi da me?

LADY
Non mi ami? Davvero non mi ami? E allora non amarmi; perché se non mi ami non amo più me stessa. Non mi ami davvero? Dimmi se parli per scherzo o sul serio.

HOTSPUR
Vieni, vuoi vedermi cavalcare? E quando sarò in sella, giurerò di amarti infinitamente. Ma senti, Kate; non voglio che d'ora in poi mi fai domande su dove vado, o discuti perché. Dove devo andare devo, e per concludere stasera devo lasciarti, buona Kate. So che sei saggia, ma poi non più saggia della moglie di Harry Percy; che sei costante, ma anche donna; e quanto a segretezza nessuna è più discreta, sono infatti certo che non dirai quello che non sai, e fino a questo punto mi fiderò di te.

LADY
Come, solo fino a questo punto?

HOTSPUR
Non un pollice di più. Ma senti, Kate; dove andrò io, tu verrai pure; oggi io partirò, domani tu. Così ti va bene, Kate?

LADY
Deve andare per forza.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena quarta

 

Entrano il Principe e Poins.
 

PRINCIPE
Ned, ti prego, vieni fuori da quella lurida stanza e aiutami a ridere un po'.

POINS
Dove sei stato, Hal?

PRINCIPE
Con tre o quattro teste di legno fra tre o quattro ventine di botti di legno. Ho toccato la corda più bassa dell'umiltà. Uomo, ho giurato fratellanza a un trio di garzoni d'osteria e so chiamarli tutti per nome; Tom, Dick e Francis. Sono già pronti a scommettersi l'anima che anche se sono solo il Principe di Galles, sono però il re della cortesia, e mi dicono apertamente che non sono un tizio borioso come Falstaff, ma un tipo allegro, un ragazzo di fegato, un bravo giovane (perdio, proprio così mi chiamano!), e quando sarò re d'Inghilterra avrò ai miei ordini tutti i bravi ragazzi di Eastcheap. Alzare il gomito loro lo chiamano "tingere scarlatto"; se prendi fiato mentre tracanni ti gridano "ehm!" e ti ordinano; "manda giù!". Insomma, ho imparato tante cose in un quarto d'ora da poter bere con ogni calderaio nel suo gergo tutta la vita. Ti dico, Ned, che hai perso parecchio onore a non accompagnarmi in questa impresa. Però, Ned mio dolce... e per addolcire questo nome di Ned ti darò questo soldo di zucchero, messomi in mano proprio adesso da un sottogarzone d'osteria, uno che in vita sua di parole non ne ha dette altre che "Otto scellini e mezzo", e "Accomodatevi", magari gridando di seguito; "Subito, subito, signore! Segna una pinta di vin dolce nella mezzaluna", o qualcosa del genere. Però Ned, dicevo, per passare il tempo finché arriva Falstaff, mettiti per piacere in una stanza qui accanto mentre io chiedo al mio novellino taverniere perché m'ha dato lo zucchero, e non smettere mai di gridare "Francis!", in modo che risponda sempre e solo "Subito!". Vai di là, che ti faccio pregustare la cosa.

POINS
Francis!

PRINCIPE
Perfetto.

POINS
Francis!

 

Esce Poins.
Entra il taverniere, Francis.

FRANCIS
Subito, subito, signore. Ralph, va' a vedere nella melagrana.

PRINCIPE
Vieni qui, Francis.

FRANCIS
Signore?

PRINCIPE
Quant'altro tempo hai di apprendistato, Francis?

FRANCIS
In verità, cinque anni, tanto da...

POINS (da dentro)
Francis!

FRANCIS
Subito, subito, signore.

PRINCIPE
Cinque anni! Madonna, un bel pezzo per far tintinnare il peltro. Ma Francis, hai il coraggio di fare il vigliacco con il tuo contratto e fargli vedere un bel paio di gambe levate e scappartene?

FRANCIS
Dio mio, signore, giuro su tutte le bibbie d'Inghilterra che saprei trovare il coraggio di...

POINS (da dentro)
Francis!

FRANCIS
Subito, signore.

PRINCIPE
Quanti anni hai, Francis?

FRANCIS

Vediamo un po'. Per San Michele avrò...

POINS (da dentro)
Francis!

FRANCIS
Subito. Vi prego di aspettare un attimo, signore.

PRINCIPE
No, ma ascolta Francis. Per lo zucchero che m'hai dato... un soldo, non è così?

FRANCIS
O signore, vorrei fossero stati due!

PRINCIPE
In cambio ti darò mille sterline. Chiedile quando vuoi e le avrai.

POINS (da dentro)
Francis!

FRANCIS
Subito, subito.

PRINCIPE
Subito, Francis? Questo no, Francis, ma domani, Francis, o magari, Francis, giovedì, o insomma, Francis, quando vuoi. Ma, Francis...

FRANCIS
Signore?

PRINCIPE

Te la senti di derubare questo qui, giubba di pelle, bottoni di vetro, zucca rapata, anello d'agata, calze di lana grigia, giarrettiere di flanella, lingua melata, sacca di pelle spagnola...

FRANCIS
Buon Dio, signore, cosa volete dire?

PRINCIPE
Allora lo zibibbo scuro è l'unico vino che fa per te. Poiché, Francis, bada che il tuo grembiule bianco non mancherà di insudiciarsi. Lo zucchero in Barberia non varrà poi tanto.

FRANCIS
Cosa, signore?

POINS (da dentro)
Francis!

PRINCIPE
Via, briccone! Non senti che ti chiamano?

Lo chiamano tutti e due. Il taverniere resta stupito, non sapendo da che parte andare.
Entra l'oste.

OSTE
Come, te ne stai impalato e senti tanta gente che ti chiama? Bada ai clienti di là.

 

Esce Francis.

 

Mio Signore, alla porta c'è il vecchio Sir John con mezza dozzina d'altri. Devo farli entrare?

PRINCIPE
Lasciali un po' soli, poi apri la porta.

 

Esce l'oste.

 

Poins!

POINS (da dentro)
Subito, subito, signore.

Entra Poins.

PRINCIPE
Messere, Falstaff e gli altri ladri sono alla porta. Vogliamo stare allegri?

POINS
Allegri come grilli, ragazzo mio. Ma sentite; dov'era il senso di questo scherzo del taverniere? Ditemi, cosa ne ricavate?

PRINCIPE
Ora mi sono venuti tutti i ghiribizzi che ci sono stati dai vecchi tempi del buon Adamo all'età neonata di questa mezzanotte.


Entra Francis.


Che ora è, Francis?

FRANCIS
Subito, subito, signore.

 

Esce.

PRINCIPE
Che quest'uomo debba avere meno parole di un pappagallo, pur essendo figlio di donna! Il suo lavoro è tutto salire e scendere scale, la sua eloquenza il totale di un conto. Non ho ancora lo spirito di Percy, lo Hotspur del Nord, che mi ammazza sei o sette dozzine di scozzesi a colazione, si lava le mani e dice a sua moglie; "Accidenti a questa vita quieta! Mi manca da fare!" "O dolce mio Harry" fa lei "quanti ne hai ammazzati oggi?" "Date una purga al mio roano" dice lui; e: "Un quattordici", le risponde un'ora dopo, "una bazzecola, una bazzecola". Ti prego, chiama Falstaff. Io farò la parte di Percy, e quel dannato maiale farà la parte di donna Mortimer sua moglie. "Più vino!", fa l'ubriacone. Chiama carne, chiama lardo.

Entrano Falstaff, Gadshill, Bardolph e Peto; Francis li segue col vino.

POINS
Benvenuto, Jack. Dove sei stato?

FALSTAFF
Peste a tutti i vigliacchi, dico io, e vadano al diavolo! Per la Madonna e amen! Dammi un boccale di secco, ragazzo. Piuttosto che continuare a fare questa vita, mi metto a cucire calze, e le rammendo e ne rifaccio anche i piedi. Peste a tutti i vigliacchi! Dammi un boccale di secco, briccone. Non c'è più virtù? (Beve.)

PRINCIPE
Hai mai visto il Titano (cuor tenero!) baciare un piatto di burro che si scioglieva alle dolci parole del sole? Se sì, guarda una tal mescolanza.

FALSTAFF
Briccone, c'è anche della calce in questo vino! Non si trova che bricconeria nella scellerata natura dell'uomo. Ma un vigliacco è peggio d'un boccale di secco con dentro della calce. Un infame vigliacco! Va' per la tua strada, vecchio Jack, ormai puoi morire. Se il coraggio virile, il buon coraggio, non è sparito dalla faccia della terra, allora io sono un'aringa svuotata. In Inghilterra non vivono che tre uomini dabbene scampati alla forca, e uno di loro è grasso e sta invecchiando. Che Dio ci aiuti, intanto! Brutto mondo, dico io. Vorrei essere un tessitore: potrei cantare i salmi o qualcos'altro. Peste a tutti i vigliacchi, ripeto.

PRINCIPE
Insomma, sacco di lana? Che vai borbottando?

FALSTAFF
Figlio di re! Se non ti scaccerò dal tuo regno con una spada di latta e non farò correre tutti i tuoi sudditi davanti a te come una frotta di oche selvatiche, non porto più peli sulla faccia. Tu Principe di Galles?

PRINCIPE
Ebbene, malalingua figlio di puttana, cosa c'è?

FALSTAFF
Non sei un vigliacco? Rispondi alla mia domanda. E quel Poins lì?

POINS
Sangue di Cristo, pancione, se mi dai del vigliacco, perdio ti infilzo.

FALSTAFF
Io darti del vigliacco? Ti vedrò all'inferno prima di darti del vigliacco, ma pagherei mille sterline per poter correre in fretta come te. Hai le spalle abbastanza dritte tu, non ti importa di far vedere la schiena. E questo lo chiameresti spalleggiare gli amici? La peste a un tale spalleggiare! Preferisco quelli che mi mostrano la faccia. Dammi un boccale di vin secco. Sono un farabutto se oggi ho bevuto.

PRINCIPE
Mascalzone, le tue labbra non sono manco asciugate da quando hai bevuto l'ultima volta.

FALSTAFF
Fa lo stesso.

(Beve.)

Peste a tutti i vigliacchi, dico e ripeto.

PRINCIPE
Cosa c'è?

FALSTAFF
Cosa c'è? Siamo in quattro qui che abbiamo preso mille sterline questa mattina.

PRINCIPE
Dove sono, Jack, dove sono?

FALSTAFF
Dove sono? Ce le hanno prese ecco dove sono. Cento addosso a noi poveri quattro!

PRINCIPE
Che dici, uomo, cento?

FALSTAFF
Peste mi colga se non fui a corpo a corpo con una dozzina di loro per due ore di seguito. L'ho scampata per miracolo. Otto volte mi hanno trafitto la giubba, quattro volte le brache, lo scudo tutto sforacchiato, la spada intaccata come una sega a mano. Ecce signum! (La sguaina.) Non mi sono battuto mai così bene da quando mi son fatto uomo. Non è servito a niente. Peste a tutti i vigliacchi! Parlino! Se dicono più o meno della verità sono scellerati e figli delle tenebre.

PRINCIPE
Parlate, signori. Come andò?

GADSHILL
Noi quattro assalimmo una dozzina...

FALSTAFF
Sedici almeno, mio signore.

GADSHILL
E li legammo.

PETO
No, no, non furono legati.

FALSTAFF
Farabutto, furono legati, dal primo all'ultimo, altrimenti sono un giudeo, un giudeo ebreo.

GADSHILL
Mentre dividevamo, sei o sette uomini freschi ci assalirono...

FALSTAFF
E slegarono i primi, poi arrivarono gli altri.

PRINCIPE
E avete combattuto contro tutti?

FALSTAFF
Tutti? Non so cosa intendi per tutti, ma se non mi sono battuto con almeno cinquanta, sono un mazzetto di ravanelli! Se non ce n'erano cinquantadue o cinquantatré addosso al povero vecchio Jack, allora io non sono una creatura a due gambe.

PRINCIPE
Dio non voglia che tu ne abbia ammazzato qualcuno.

FALSTAFF
Non c'è più preghiera che valga. Ne ho pepato due. Due sono sicuro di averli fatti fuori, due malandrini in casacche di grezzo. Ora ti racconto, Hal, e se mento sputami in faccia o dammi del cavallo. Tu conosci la mia vecchia parata. Ecco, mi metto così, e la mia punta così. Quattro gaglioffi in grezzo mi danno addosso.

PRINCIPE
Come, quattro? Se un momento fa hai detto due.

FALSTAFF
Quattro, Hal, t'ho detto quattro.

POINS
Sì, sì, ha detto quattro.

FALSTAFF
Questi quattro vennero avanti tutti di fronte e mi assalirono furiosamente. Non ho battuto ciglio, ma lasciai che le loro sette punte s'infilzassero tutte nel mio scudo, così.

PRINCIPE
Sette? Ma se erano quattro un momento fa!

FALSTAFF
In grezzo?

POINS
Sì, quattro in casacche di grezzo.

FALSTAFF
Sette, per quest'elsa, com'è vero che sono un galantuomo.

PRINCIPE (a parte a Poins)
Lascialo stare, aumenteranno presto.

FALSTAFF
Mi ascolti, Hal?

PRINCIPE
Sì, Jack, e ti vedo pure.

FALSTAFF
Continua così, ne vale la pena. Questi nove in grezzo che ti dicevo...

PRINCIPE
Già due di più.

FALSTAFF
Rotte che furono le loro punte...

POINS
Gli caddero le brache.

FALSTAFF
Cominciarono a cedere terreno; ma io gli stetti sotto, mi avvicinai di persona, e con la rapidità del pensiero sette degli undici li feci secchi.

PRINCIPE
Prodigioso! Due uomini in grezzo che diventano undici!

FALSTAFF
Ma, come diavolo volle, tre furfanti malnati vestiti di verde Kendal mi vennero alle spalle e mi diedero addosso, poiché era tanto buio, Hal, che non avresti potuto vedere la tua stessa mano.

PRINCIPE
Queste menzogne sono come il padre che le ha generate; enormi come una montagna, evidenti, palpabili. Ma che, stupido mangione, zuccone dalla testa dura, figlio di puttana, osceno e bisunto raccogli-grasso...

FALSTAFF
Ma sei impazzito? Sei impazzito? La verità non è la verità?

PRINCIPE
Ma come potevi vedere questi uomini in verde Kendal se era così buio che non potevi distinguere la tua mano? Forza, dacci le tue ragioni. Che rispondi?

POINS
Su, le tue ragioni, Jack, le tue ragioni.

FALSTAFF
Che, per forza? Sangue di Dio, fossi messo alla corda o alla tortura su tutte le ruote del mondo, non vi direi niente per forza. Darvi delle ragioni per forza? Fossero le ragioni abbondanti come more, una ragione per forza non la darei mai a nessuno, io.

PRINCIPE
Non voglio macchiarmi un minuto di più di questo peccato. Questo vigliacco sfacciato, questo schiacciamaterassi, questo sfiancacavalli, quest'enorme monte di ciccia...

FALSTAFF
Sangue di Dio, morto di fame che non sei altro, pelle di anguilla, lingua di manzo secca, nerbo di bue, stoccafisso... Avessi il fiato per dire quel che ti assomiglia! Tu, canna di sarto, tu, guaina di spada, astuccio d'archetto, vile lama stemprata!

PRINCIPE
Bene, prendi pure fiato, e poi ricomincia, e quando ti sarai stancato a furia di paragoni sporchi, sentimi dire solo una cosa.

POINS
Attento, Jack.

PRINCIPE
Noi due abbiamo visto voi quattro assalire altri quattro, legarli e impadronirvi del loro denaro. Ora sta' a sentire come una storia semplice basterà a scornarti. Poi noi due saltammo addosso a voi quattro, e bastò un grido per farvi mollare la preda, e ce l'abbiamo, e possiamo mostrarvela qui nella locanda. E tu, Falstaff, portasti via le tue trippe con tanta destrezza e velocità, e implorasti pietà, e continuasti a correre e mugolare, che non ho mai udito un torello mugolare così. Che cialtrone che sei a intaccare la tua spada a quel modo e poi dire che è stato in battaglia! Che trappola, che trucco, che sotterfugio mi trovi ora per nasconderti da questa vergogna chiara e lampante?

POINS
Avanti, facci sentire, Jack. Che trucco hai in serbo?

FALSTAFF
Giuro su Dio, vi ho riconosciuto quanto vi conosce colui che vi ha fatto. Suvvia, padroni miei, state a sentire; stava forse a me ammazzare l'erede presuntivo al trono? Dovevo forse saltare addosso al vero principe? Tu sai bene che sono valoroso quanto Ercole, ma bada all'istinto. Il leone non tocca il vero principe. L'istinto è una gran cosa. Sono stato vigliacco per istinto. Avrò una più alta opinione di me, e di te, finché vivo; di me come leone valoroso, di te come vero principino. Ma, perdio, ragazzi, sono felice che avete il denaro. Ostessa, spranga le porte. Veglia stanotte, prega domani. Galanti, compagni, ragazzi, cuori d'oro, tutti i titoli dell'amicizia siano vostri! Che dite, vogliamo divertirci? Facciamo una commedia improvvisata?

PRINCIPE
D'accordo, e il soggetto sarà il tuo dartela a gambe.

FALSTAFF
Ah, non parlarne più, Hal, se mi vuoi bene!

Entra l'Ostessa.

OSTESSA
Gesù, il mio signor Principe!

PRINCIPE
Che c'è, mia signora ostessa? Che mi dici?

OSTESSA
Maria Vergine, mio signore, alla porta c'è un nobile della corte che vuol parlarvi. Dice che lo manda vostro padre.

PRINCIPE
Dagli quanto basta a farne un reale, e mandalo indietro da mia madre.

FALSTAFF
Che tipo di uomo è?

OSTESSA
Un uomo vecchio.

FALSTAFF
Che fa la vecchiaia fuor di letto a mezzanotte? Vuoi che gli risponda io?

PRINCIPE
Sì, Jack, fallo tu.

FALSTAFF
Giuro che lo faccio filare.

 

Esce.

PRINCIPE
Dunque, signori. Per la Madonna, avete combattuto bene; tu, Peto, e tu, Bardolph. Siete dei leoni anche voi, siete scappati per istinto, non tocchereste mai il vero principe, no, figuriamoci!

BARDOLPH
Perdio, sono scappato quando ho visto scappare gli altri.

PRINCIPE
Ditemi ora, sul serio, com'è che la spada di Falstaff è finita così intaccata?

PETO
Ma, l'ha fatto col pugnale, e ha detto che, a costo di far scappare la verità dall'Inghilterra, vi avrebbe fatto credere che era stato durante il combattimento, e ci ha persuaso a fare lo stesso.

BARDOLPH
Proprio così, e a stuzzicarci il naso con della gramigna per farlo sanguinare, e poi a imbrattare di sangue i vestiti e giurare che era sangue di valorosi. Ho fatto una cosa che non mi era capitata in sette anni, sono arrossito a sentire i suoi mostruosi espedienti.

PRINCIPE
O farabutto! Hai rubato un boccale di vino secco diciotto anni fa e sei stato colto in flagrante, e da allora non hai fatto che arrossire estemporaneamente. Avevi il fuoco e la spada dalla tua parte, eppure sei scappato. Che istinto è stato a fartelo fare?

BARDOLPH
Signore, vedete queste meteore? Osservate codeste esalazioni?

PRINCIPE
Le vedo.

BARDOLPH
Che pensate che presagiscano?

PRINCIPE
Fegato caldo, borsa fredda.

BARDOLPH
Collera, mio signore, se ben colte.

PRINCIPE
No, se colte in flagrante, un collare a cappio.


Entra Falstaff.
 

Ecco che arriva Jack lo smilzo, ecco che arriva pelle ed ossa. Che c'è dunque, mia dolce creatura di bambagia? Da quanto tempo è, Jack, che non ti vedi le ginocchia?

FALSTAFF
Le ginocchia? Quando avevo suppergiù la tua età, Hal, avevo una vita non più grande d'un artiglio d'aquila; avrei potuto passare per l'anello del pollice di un qualsiasi notabile. Dannazione ai sospiri e agli affanni! Ti gonfiano come una vescica. Ci sono brutte notizie in giro. C'era Sir John Bracy da parte di tuo padre. Devi andare a corte domattina. Sai quel matto del nord, Percy, e quel gallese che ha riempito di botte Amamone e cornificato Lucifero e fatto un patto di fedeltà col diavolo giurando sulla croce di un'alabarda gallese - come peste si chiama?

POINS
Owen Glendower.

FALSTAFF
Owen, sì, Owen... e suo genero Mortimer, e il vecchio Northumberland, e quell'argento vivo di Douglas, il più scozzese degli scozzesi, che va al galoppo su per un monte a perpendicolo...

PRINCIPE
Quello che cavalcando a tutta velocità con la pistola ti prende un passero in volo.

FALSTAFF
Hai colto il segno.

PRINCIPE
Non così lui il passero.

FALSTAFF
Bene, quella canaglia è di buona tempra, non è di quelli che corrono.

PRINCIPE
Allora che canaglia sei tu a lodarlo per il correre!

FALSTAFF
A cavallo, cuculo! Ma a piedi non muove un piede.

PRINCIPE
Sì che lo fa, Jack, per istinto.

FALSTAFF
Concesso, per istinto sì. Insomma, anche lui sta con gli altri, e un certo Mordake, e altre mille coppole blu. Worcester se l'è squagliata stanotte; la barba di tuo padre si è sbiancata per queste notizie. Ormai la terra la puoi comprare al prezzo di sgombri puzzolenti.

PRINCIPE
Allora è probabile che se giugno sarà caldo e la scazzottatura civile durerà, potremo comprare le verginità all'ingrosso, come fossero chiodi da scarpe.

FALSTAFF
Per la messa, ragazzo, dici giusto; scommetto che quel genere di mercato andrà bene. Ma dimmi Hal, non sei orribilmente spaventato? Tu che sei l'erede presuntivo, dimmi se il mondo poteva opporti tre nemici peggiori di quel demonio di Douglas, quell'ossesso di Percy e quel diavolo di Glendower? Non sei orridamente impaurito? Non ti si raggela il sangue alla notizia?

PRINCIPE
Per niente, a dire il vero; mi manca un po' del tuo istinto.

FALSTAFF
Comunque, domani ti prenderai una bella sfuriata quando andrai da tuo padre. Se mi vuoi bene, esercitati a rispondere.

PRINCIPE
Tu fa' la parte di mio padre e interrogami sui particolari della mia vita.

FALSTAFF
Vuoi proprio? D'accordo. Questa sedia sarà il mio trono, questo pugnale sarà il mio scettro, e questo cuscino sarà la mia corona.

PRINCIPE
Il tuo trono si vede che è uno sgabello, il tuo scettro d'oro un pugnale finto, e la tua corona ricca e preziosa una pietosa zucca pelata.

FALSTAFF
Bene, se il fuoco della grazia non è del tutto spento in te, ora ti commuoverai. Datemi un bicchiere di vino secco per farmi venire gli occhi rossi, perché si creda che ho pianto. Devo infatti parlare appassionatamente, e lo farò nella vena del re Cambise.

PRINCIPE
Bene, ecco il mio ginocchio.

FALSTAFF
Ed ecco il mio discorso. Discostatevi, nobili.

OSTESSA
Gesù, questo sì che è uno spasso!

FALSTAFF
Non piangere, dolce regina, ché vano è il gocciar lacrime.

OSTESSA
O Dio Padre, se sa fare la faccia solenne!

FALSTAFF
Perdio, messeri, conducete la mia triste regina! Ché lacrime ostacolano le chiuse dei suoi occhi.

OSTESSA
Gesù, fa proprio come uno di quei manigoldi di attori che ho visto!

FALSTAFF
Taci, buona birraia, taci, stuzzicacervelli. Harry, mi stupisco non solo di dove passi il tempo, ma anche della compagnia che frequenti. Tutti sanno che la camomilla più la si schiaccia coi piedi più in fretta cresce, ma la gioventù più la si spreca più si consuma. Che sei mio figlio me lo garantisce in parte tua madre, in parte la mia convinzione, ma soprattutto i tuoi occhi storti e quello sciocco labbro inferiore pendulo. Se dunque sei figlio mio, ecco il punto; perché, essendomi figlio, sei così puntato a dito? Il sole, figlio benedetto del cielo, si farà perdigiorno e mangerà more? Una domanda da non fare. E il figlio del Re di Inghilterra farà il ladruncolo e ruberà borse? Una domanda da fare. C'è una sostanza, Harry, di cui spesso hai sentito parlare, e molti del nostro paese la conoscono col nome di pece. Orbene questa pece, come testimoniano antichi autori, ha la caratteristica di sporcare. Lo stesso fa la compagnia che frequenti. Poiché, Harry, adesso non ti parlo nel vino ma nelle lacrime, non per gioia ma per dolore, non solo in parole ma anche in pene... Eppure c'è un uomo virtuoso che ho spesso notato nella tua compagnia, ma il suo nome non lo conosco.

PRINCIPE
Che sorta d'uomo, se piace a vostra maestà?

FALSTAFF
Un bell'uomo robusto, in fede mia, nonché corpulento. Ha aspetto allegro, occhio affabile, portamento assai nobile. Mi pare che per età deve essere sui cinquanta o, per nostra Signora, verso i sessanta. E ora che mi ricordo, ha nome Falstaff. Se quell'uomo è un malvagio, egli mi inganna; infatti, Harry, scorgo virtù nel suo aspetto. Se dunque l'albero si conosce dal frutto, come il frutto dall'albero, allora, e te lo dico con sicurezza, c'è della virtù in questo Falstaff. Tieni lui con te, gli altri mettili al bando. E ora dimmi, furfantello, dimmi un po' dove sei stato questo mese?

PRINCIPE
Secondo te un re parlerebbe così? Fai tu la parte mia, e io farò quella di mio padre.

FALSTAFF
Mi deponi? Se sai fare tuo padre con solo metà della serietà e della maestà di parola e di sostanza che ci ho messo io, attaccami pure per i calcagni come un coniglio o una lepre dal pollivendolo.

PRINCIPE
Bene, eccomi seduto.

FALSTAFF
Ed eccomi in piedi. Giudicate, signori miei.

PRINCIPE
Dunque, Harry, donde vieni?

FALSTAFF
Mio signore, da Eastcheap.

PRINCIPE
Le lamentele che sento sul tuo conto sono pesanti.

FALSTAFF
Dio boia, signore, tutte menzogne! - Te lo faccio vedere io come si fa un principino.

PRINCIPE
Bestemmi anche, ragazzaccio? D'ora in poi non farti più vedere. Ti sei violentemente allontanato dalla grazia di Dio. C'è un diavolo che ti travia sotto l'aspetto di un vecchione grasso, un otre d'uomo ti è compagno. Perché ti intrattieni con quel baule di bizze, quel moggio di bestialità, quel fagotto rigonfio di idropisie, quella grossa bigoncia di vino secco, quel valigione imbottito di budella, quel bue arrostito di Manningtree col ripieno nel ventre, quel reverendo vizio, quell'iniquità dai capelli grigi, quel vecchio mascalzone, quel padre ruffiano, quella vanità carica d'anni? A cosa è buono se non a gustare vino secco e berlo? In cosa è pulito e abile se non a tagliare un cappone e mangiarlo? In cosa è destro se non nella scaltrezza? In cosa è scaltro, se non nella malvagità? In cosa è malvagio, se non in tutto? In cosa meritevole, se non in nulla?

FALSTAFF
Vorrei che vostra grazia si spiegasse meglio. Chi intende vostra grazia?

PRINCIPE
Quel malvagio abominevole traviatore di giovani, Falstaff, quel vecchio Satana con la barba bianca.

FALSTAFF
Signor mio, conosco l'uomo.

PRINCIPE
So che lo conosci.

FALSTAFF
Ma dire che lo conosco più malvagio di me sarebbe dire più di quel che conosco. Che sia vecchio, ed è un gran peccato, i capelli bianchi lo testimoniano; ma che sia (con vostra licenza) un puttaniere, questo assolutamente lo nego. Se il vino zuccherato è una colpa, che Dio aiuti i malvagi! Se essere vecchi e allegri è un peccato, allora molti vecchi osti che conosco andranno all'inferno. Se essere grassi vuol dire essere odiati, allora le vacche magre di Faraone bisogna amarle. No, mio buon signore; bandite Peto, bandite Bardolph, bandite Poins. Ma quanto al dolce Jack Falstaff, il buon Jack Falstaff, il fedele Jack Falstaff, il valoroso Jack Falstaff, e tanto più valoroso essendo, com'è, il vecchio Jack Falstaff, non bandirgli la compagnia del tuo Harry, non bandirgli la compagnia del tuo Harry. Bandire il paffuto Jack è bandire tutto il mondo!

PRINCIPE
Lo faccio, lo farò.


Bussano.

Escono l'Ostessa, Francis e Bardolph.
Entra Bardolph, di corsa.

BARDOLPH
Oh signore, signore! Lo sceriffo con un'enorme scorta di guardie è alla porta.

FALSTAFF
Fuori dai piedi, mascalzone! Finiamo la commedia. Ho molte cose da dire a favore di quel Falstaff.

Entra l'Ostessa.

OSTESSA
Gesù, signor mio, signor mio!

PRINCIPE
Ehi, ehi, il diavolo cavalca un archetto di violino! Cosa c'è?

OSTESSA
Sono alla porta lo sceriffo e tutta la ronda. Vogliono perquisire la locanda. Li faccio entrare?

FALSTAFF
Hai sentito, Hal? Non dire mai che una moneta d'oro è una contraffazione. Tu sei essenzialmente pazzo anche se non lo sembri.

PRINCIPE
E tu sei un vigliacco nato, senza l'istinto.

FALSTAFF
Nego la tua maggiore. Se tu neghi lo sceriffo, bene; se no, fallo entrare. Se non saprò stare su una carretta dignitosamente quanto chiunque, accidenti alla mia educazione! Spero che il capestro mi strangolerà in fretta come un altro.

PRINCIPE
Nasconditi dietro l'arazzo. Voi altri salite sopra. Ora, signori, una faccia franca e una coscienza pulita.

FALSTAFF
Le ho avute tutte e due, ma il loro tempo è passato e pertanto mi nasconderò.

 

Esce.

PRINCIPE
Chiamate lo sceriffo.
 

Escono. Restano il Principe e Peto.
Entrano lo Sceriffo e il vetturale.

Dunque, mastro sceriffo, che volete da me?

SCERIFFO
Prima di tutto, scusatemi signore. Voci e clamori hanno inseguito certi uomini fino a questa locanda.

PRINCIPE
Che uomini?

SCERIFFO
Uno è ben conosciuto, mio buon signore,
un omaccione grasso.

VETTURALE
Grasso come il burro.

PRINCIPE
Quell'uomo, vi assicuro, non è qui, poiché io stesso l'ho impiegato or ora. E, sceriffo, vi do la mia parola che per domani all'ora di pranzo lo manderò a rispondere a voi, o a chiunque altro, di ogni cosa di cui sarà accusato; e con ciò vi chiedo di lasciare la locanda.

SCERIFFO
Lo farò, signore. Vi sono due gentiluomini che in questa rapina hanno perso trecento marchi.

PRINCIPE
Può essere. Se egli li ha derubati, dovrà risponderne; per ora, addio.

SCERIFFO
Buona notte, nobile signore.

PRINCIPE
Mi sembra buon giorno, non è così?

SCERIFFO
Infatti, signore, penso siano le due.


Esce col vetturale.

PRINCIPE
Questo manigoldo bisunto è noto come la chiesa di San Paolo. Va', fallo uscire.

PETO
Falstaff! Dorme sodo dietro l'arazzo, e russa come un cavallo.

PRINCIPE
Ascolta che respiro faticoso. Frugagli le tasche.

 

Gli fruga le tasche e trova certe carte.
 

Cos'hai trovato?

PETO
Nient'altro che carte, signore.

PRINCIPE
Vediamo cosa sono. Leggile.

PETO (legge)

Un cappone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  2 scellini e 2 penny
Salsa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  4 penny
Vino secco, due galloni . . . . . . . . . . . . . 5 scellini e 8 penny
Acciughe e vino dopo cena . . . . . . . . . . 2 scellini e 6 penny
Pane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . mezzo penny

PRINCIPE
Ma è mostruoso! Appena mezzo penny di pane con quella quantità enorme di vino! Le altre carte conservale, le leggeremo quando avremo più tempo. Lascia che dorma lì fino all'alba. Io andrò a corte di mattina. Dobbiamo tutti partire in guerra, e avrai un incarico di riguardo. A questo furfante grasso procurerò il comando di una compagnia di fanti, e son certo che una marcia di duecento passi lo porterà alla tomba. Il denaro sarà restituito con gli interessi. Vieni da me per tempo domattina, e ora buon giorno, Peto.

PETO
Buon giorno, mio buon signore.

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Enrico IV - Parte I

(“King Henry the Fourth, First part” - 1597)

 

 

atto terzo - scena prima

 

Entrano Hotspur, Worcester, Mortimer, Owen Glendower.

 

MORTIMER
Le promesse sono oneste, gli alleati sicuri, e il nostro esordio è ricco di speranza.

HOTSPUR
Lord Mortimer, e cugino Glendower, volete sedervi? E voi, zio Worcester. All'inferno! Ho dimenticato la mappa.

GLENDOWER
No, eccola. Sedetevi, cugino Percy, sedetevi, buon cugino Hotspur, un nome che ogni volta che Lancaster lo pronuncia la guancia gli si fa pallida, ed egli sospirando vi vorrebbe in cielo.

HOTSPUR
E voi all'inferno, ogni volta che sente parlare di Owen Glendower.

GLENDOWER
Non gli do torto. Alla mia natività la fronte del cielo si riempì di forme di fuoco di fiaccole ardenti, e quando venni alla luce la struttura e le fondamenta stesse della terra tremarono codardamente.

HOTSPUR
Direi che l'avrebbero fatto alla stessa ora anche se avesse figliato la gatta di vostra madre, e voi non foste mai nato.

GLENDOWER
Dico che la terra tremò quando io nacqui.

HOTSPUR
E io dico che la terra non era del mio parere, se immaginate che tremò per paura vostra.

 

GLENDOWER
I cieli eran tutti infuocati, la terra sussultava.

HOTSPUR
Allora la terra tremò vedendo i cieli infuocati, non per paura della vostra nascita. La natura malata sovente prorompe in strane eruzioni; spesso la terra generatrice è premuta e sconvolta da una sorta di colica perché nel suo ventre essa imprigiona un vento ribelle che, cercando un'uscita, scuote la terra vecchia nonnetta e fa crollare campanili e torri muschiose. Alla vostra nascita la nonna terra, avendo questi acciacchi, sussultò per gli spasimi.

GLENDOWER
Cugino, non da molti sopporto tali contraddizioni. Concedetemi di dirvi ancora una volta che alla mia nascita la fronte del cielo fu piena di forme di fuoco, le capre accorsero dai monti, e gli armenti fecero strani lamenti sui campi impauriti. Questi segni indicarono la mia eccezionalità, e tutti gli eventi della mia vita dimostrano che non sono fra gli uomini comuni. Dov'è colui, circondato dai mari che battono le coste d'Inghilterra, Scozia e Galles, che può chiamarmi allievo o mi ha insegnato? E fatemi vedere un qualsiasi nato di donna che possa seguirmi nelle ardue vie della magia e starmi a passo nei profondi esperimenti.

 

HOTSPUR
Sì, penso che nessuno parla gallese meglio di voi. Vado a pranzo.

MORTIMER
Calma, cugino Percy, lo farete infuriare.

GLENDOWER
Posso chiamare dal vasto profondo gli spiriti.

HOTSPUR
Per questo, lo so fare anch'io, come chiunque: ma poi quando li chiamate vengono?

GLENDOWER
Cugino, posso insegnarvi a comandare il diavolo.

HOTSPUR
E io, cugino, posso insegnarvi a svergognare il diavolo, dicendo la verità. Dite la verità e svergognate il diavolo. Se avete il potere di evocarlo portatelo qui e giuro di avere il potere di svergognarlo e cacciarlo. Ecco, finché vivete, dite la verità e svergognate il diavolo!

MORTIMER
Suvvia, basta con questi discorsi inutili.

GLENDOWER
Tre volte Henry Bolingbroke ha condotto truppe contro le mie forze, tre volte dagli argini della Wye e della Severn sabbiosa l'ho rimandato a casa scalzato, travolto dalle intemperie.

HOTSPUR
A casa senza calze, e col cattivo tempo? Diavolo, com'è che s'è salvato dal raffreddore?

GLENDOWER
Venite, ecco la mappa. Dividiamo quanto ci spetta secondo la tripartizione che abbiamo preparato?

MORTIMER
L'Arcidiacono li ha divisi in tre territori molto giustamente. L'Inghilterra dalla Trent e dalla Severn fino a qui a sud ed est è assegnata alla mia parte; ad ovest, tutto il Galles oltre la Severn e tutta la terra fertile ivi compresa, ad Owen Glendower; e caro cugino, a voi quel che resta a nord a partire dalla Trent. Il nostro accordo è pronto in tre copie, e una volta sigillato reciprocamente (cosa che stasera si può condurre a termine) domani, cugino Percy, voi e io e il mio buon Lord Worcester partiremo per unirci a vostro padre e le sue forze scozzesi, come d'accordo, a Shrewsbury. Mio padre Glendower non è ancora pronto, e il suo aiuto non ci servirà per altri quattordici giorni. (A Glendower.) Entro allora avrete potuto radunare i vostri sudditi, amici e signori vicini.

GLENDOWER
Un tempo più breve mi vedrà da voi, signori, e con me condurrò le vostre donne, dalle quali dovete ora partire senza congedarvi poiché ci sarebbe un diluvio di lacrime nel separarvi dalle vostre mogli.

HOTSPUR
Mi sembra che la mia parte, qui a nord di Burton, per estensione è inferiore a quelle vostre. Guardate come questo fiume mi fa un gomito e si porta via dal tratto migliore della mia terra una gran mezzaluna, un pezzo enorme. In questo posto farò deviare la corrente e la leggiadra e argentea Trent scorrerà in un nuovo canale bella e dritta. Non serpeggerà con un'ansa così profonda rubandomi una vallata fertilissima.

GLENDOWER
Non serpeggerà? Ma lo farà, lo deve! Vedete che lo fa.

MORTIMER
Sì, ma guardate come continua il corso, e viene verso me dando lo stesso vantaggio all'altra parte, tagliando dalla sponda opposta quanto dall'altra parte prende a voi.

WORCESTER
Sì, ma con poca spesa si farà qui un canale per guadagnare a nord questo lembo di terra; poi corre diritta e regolare.

HOTSPUR
Farò così. Ci vorrà poca spesa.

GLENDOWER
Non voglio che venga alterata.

HOTSPUR
Ah, non volete?

GLENDOWER
No, e voi non lo farete.

HOTSPUR
Chi mi dirà di no?

GLENDOWER
Ve lo dirò io.

HOTSPUR
Allora fate in modo che non vi intenda, parlate gallese.

GLENDOWER
So parlare l'inglese, signore, quanto voi, poiché fui educato alla corte inglese dove, ancora giovane, composi per l'arpa molte canzoni inglesi in modo bellissimo, dando alle parole un ornamento proficuo: virtù questa che in voi non s'è mai vista.

HOTSPUR
Madonna, me ne rallegro con tutto il cuore! Vorrei piuttosto essere un micio e dire miao che uno di questi rivenduglioli di poesie e ballate. Piuttosto sentirei molare un candeliere di bronzo o una ruota secca stridere sull'asse, e non me ne farei allegare i denti in minima parte come dalle poesie svenevoli: è come l'andatura forzata di un ronzino zoppo.

GLENDOWER
Va be', spostate pure la Trent.

HOTSPUR
Non m'importa. Darò tre volte tanta terra a qualsiasi amico meritevole; ma quando si tratta di contrattare, badate, cavillerò sulla nona parte di un capello. Sono pronti i contratti? Partiamo?

GLENDOWER
La luna splende, potete partire di notte. Farò fretta allo scrivano, e intanto informerò le vostre mogli della partenza. Ho paura che mia figlia impazzirà, tanto è innamorata del suo Mortimer.

 

Esce.

MORTIMER
Vergogna, cugino Percy! Come contrariate mio padre!

HOTSPUR
Non posso farci niente. A volte mi infuria raccontandomi di talpe e di formiche, di Merlino sognatore e le sue profezie, di draghi e pesci senza pinne, un grifone dalle ali mozze e un corvo mudato, un leone accucciato e un gatto rampante, e un sacco di altre cose senza senso, che mi fa perdere la religione. Ve ne racconto una: la notte scorsa mi ha tenuto almeno nove ore a fare il conto dei nomi di tutti i diavoli che sono i suoi lacchè. Io facevo "ehm!" e "davvero?" ma non ascoltavo una parola. Ah, è noioso come un cavallo stanco, una moglie rampognosa, peggio di una casa fumosa. Vivrei piuttosto di cacio e aglio in un mulino, di molto, che di cibi raffinati e star con lui a parlare nella più bella dimora estiva della cristianità.

 

MORTIMER
Invero, è un nobile gentiluomo, di vastissime letture, addentro ai più strani segreti, valoroso come un leone, e straordinariamente affabile, generoso come miniere dell'India. Volete che ve lo dica, cugino? Ha alta considerazione della vostra tempra e si trattiene anche nelle parole che gli verrebbero quando ne contrariate lo spirito, proprio così. Vi garantisco che non c'è uomo su questa terra che avrebbe potuto provarlo come avete fatto voi senza qualche guaio o rimbrotto. Ma non provateci troppo spesso, vi scongiuro.

WORCESTER
Davvero, signore, siete troppo biasimevolmente ostinato e da quando siete arrivato avete fatto abbastanza per fargli perdere del tutto la pazienza. Dovete di necessità apprendere a rimediare questo difetto.
Se può rivelare grandezza, coraggio, alto sangue - ed è questo il meglio che fa per voi - spesso denota un'irascibilità rozza, un difetto nei modi, mancanza di controllo, orgoglio, boria, arroganza, disprezzo; difetti di cui il più piccolo se è congiunto a un nobile gli aliena le simpatie, e lascia una macchia sulla bellezza delle altre sue qualità, sottraendole tutte insieme alla lode.

HOTSPUR
Be', grazie per la lezione. Il galateo vi aiuti! Ecco le nostre mogli; salutiamole.

Entra Glendower con le donne.

MORTIMER
È questo il dispetto che mi punge: non conosco il gallese, mia moglie non parla inglese.

GLENDOWER
Mia figlia piange, non si separerà da voi; farà anche lei il soldato, e andrà in guerra.

MORTIMER
Buon padre, ditele che lei e la zia Percy ci seguiranno presto sotto la vostra guida.

Glendower le parla in gallese, lei gli risponde nella stessa lingua.

GLENDOWER
È disperata. È una ragazzaccia ostinata di quelle per cui non c'è persuasione che tenga.

La dama parla in gallese.

MORTIMER
Intendo i tuoi sguardi. Quel grazioso gallese che fai scrosciare dai tuoi cieli gonfi lo capisco benissimo, e se non mi vergognassi nella stessa lingua ti risponderei.


La dama ancora in gallese.
 

Comprendo i tuoi baci, tu i miei, è una conversazione piena di sentire. Ma non smetterò di studiare, amore, finché non conoscerò la tua lingua, ché le tue labbra rendono il gallese dolce come le più nobili canzoni cantate da una bella regina d'estate nel pergolato al suo liuto con melodia struggente.

GLENDOWER
No, se vi intenerite, lei impazzisce.

La dama parla ancora in gallese.

MORTIMER
Oh, sono l'ignoranza personificata in questo!

GLENDOWER
Vi invita a coricarvi sui giunchi molli e a posare la testa gentile sul suo grembo, ed essa vi canterà la canzone che vi piace e sulle vostre palpebre incoronerà il dio del sonno, incantandovi il sangue con una piacevole pesantezza, rendendo la differenza fra sonno e veglia simile a quella fra giorno e notte nell'ora prima che la pariglia celeste inizia il suo cammino dorato nell'oriente.

MORTIMER
Con tutto il cuore starò a sentirla cantare. Nel frattempo penso che gli accordi saranno scritti.

GLENDOWER
Fate così, e i musicisti che per voi suoneranno volano in aria mille leghe da qui, e subito verranno.

Sedete, e ascoltate.

HOTSPUR
Vieni, Kate, sei bravissima a coricarti. Vieni, presto, presto, che voglio posarti la testa in grembo.

LADY PERCY
Va' via, cervellino d'oca.

La musica suona.

HOTSPUR
Ora vedo che il diavolo capisce il gallese, e non fa meraviglia che sia così pieno di umori: per la Madonna, è proprio un buon musicista.

LADY PERCY
Allora anche tu dovresti essere musicalissimo, perché sei del tutto governato dall'umore. Sta' fermo, ladro, e ascolta la dama che canta in gallese.

HOTSPUR
Preferirei sentire la mia cagna Lady mugolare in irlandese.

LADY PERCY
Vuoi che ti rompa la zucca?

HOTSPUR
No.

LADY PERCY
Allora sta' zitto.

HOTSPUR
Nemmeno questo. È un vizio delle donne.

LADY PERCY
Ma che Dio ti accompagni!

HOTSPUR
Nel letto della dama gallese.

LADY PERCY
Cosa dici?

HOTSPUR
Zitta! Canta.


Qui la dama canta una canzone gallese.
 

Vieni, Kate, voglio sentire una canzone anche da te.

LADY PERCY
Non da me, affé!

HOTSPUR
Non da te, affé? Cuor mio! Imprechi come la moglie di un confettiere. "Non da te, affé!", e "Quant'è vero che vivo", e "Dio mi corregga!", e "Com'è vero che è giorno!" e dai garanzie così lievi dei tuoi giuramenti come se non fossi mai andata più lontano di Finsbury. Giurami, Kate, da quella nobildonna che sei, un bel giuramento che riempia la bocca, e lascia gli "affé" e consimili invocazioni di panpepato alle dame in velluto e ai passeggiatori domenicali. Avanti, canta.

LADY PERCY
Non canterò.

HOTSPUR
È il modo migliore di diventare sarti, o maestri di pettirossi. Se i contratti sono finiti, partirò entro due ore, e dunque vienimi a cercare quando vuoi.

 

Esce.

GLENDOWER
Suvvia, Lord Mortimer. Voi siete lento quanto l'ardente Lord Percy brucia di partire. Ormai le carte sono pronte, non dobbiamo che sigillarle e poi subito a cavallo.

MORTIMER
Con tutto il cuore.

 

Escono.

 

 

 

atto terzo - scena seconda

Entrano il Re, il Principe di Galles e altri.


RE
Signori, lasciateci; il Principe di Galles ed io dobbiamo conferire da soli, ma restate vicini perché presto avremo bisogno di voi.

 

Escono i Lord.
 

Non so se Dio ha voluto questo per qualche azione riprovevole che ho compiuto, che, nel profondo del suo giudizio, dal mio sangue vuol farmi crescere una vendetta e un flagello; vero è che tu col tuo modo di vivere fai credere di essermi destinato come cocente castigo e sferza del cielo per punire i miei peccati. Dimmi altrimenti se voglie così inappropriate e basse, se imprese così meschine, vili, nude e squallide, se piaceri vuoti e compagnie rozze come quelli cui ti sei legato e avvezzato potrebbero accompagnarsi al tuo nobile sangue e stare a pari col tuo cuore principesco?

PRINCIPE
Se piace a vostra maestà, vorrei potere scagionarmi da ogni colpa tanto chiaramente come non ho dubbi di potermi purgare di molte di cui sono stato accusato. Però consentitemi di chiedere indulgenza, sicché - dopo aver confutato molte favole, quali spesso le orecchie dei grandi devono udire da adulatori sorridenti e vili calunniatori - per alcuni fatti veri in cui la mia gioventù ha errato, colpevolmente sregolata, possa la mia confessione leale ottenere perdono.

RE
Dio ti perdoni! Ma lascia che mi stupisca, Harry, delle tue inclinazioni, che tendono le ali tanto sotto il volo dei tuoi antenati. Il posto nel consiglio l'hai perso con la villania, il tuo fratello minore ti supplisce, e sei quasi estraneo agli affetti della corte e dei principi del mio sangue. Le speranze e aspettative della tua giovinezza son rovinate, e il pensiero di tutti predice profeticamente la tua caduta. Fossi io stato così prodigo della mia presenza, così comune e trito agli occhi degli uomini, così stantio e disposto a ogni compagnia volgare, l'opinione pubblica che mi accompagnò al trono sarebbe restata fedele a chi aveva il regno e mi avrebbe lasciato nell'esilio oscuro, uomo senza particolare merito o possibilità. Facendomi vedere di rado, appena uscivo ero oggetto di stupore, come una cometa; gli uomini dicevano ai figli; "Quello è lui!" Altri dicevano; "Quale? Quale è Bolingbroke?" Allora carpivo dal cielo ogni cortesia e mi facevo vedere così modesto da ottenere fedeltà dai cuori di tutti, e forti grida di saluto dalle loro bocche persino in presenza del Re incoronato. Così conservai la mia persona fresca e nuova, la mia presenza, come una veste da pontefice, mai vista se non con stupore, e le mie apparizioni, rare ma sontuose, si presentavano come una festa, e con l'infrequenza guadagnavano solennità. Il Re sventato, lui sgambettava qua e là con buffoni sciocchi e ingegni di paglia, rapidi ad accendersi e a spegnersi; avvilì il suo stato, mescolò la sua regalità con saltimbanchi, lasciò che il suo alto nome soffrisse del disprezzo per loro, e diede la sua autorità, in contrasto al suo nome, per ridere delle beffe di ragazzi e esporsi alle frecciate di ogni sciocco imberbe schernitore, divenne familiare con le strade più comuni, facendosi servo dei popolani, i quali, saziandosi gli occhi tutti i giorni, si stuccarono del miele e cominciarono a detestare ogni sapore dolce, del quale poco più di un poco è assai di troppo. Così, quando c'era occasione di vederlo, egli era soltanto come il cuculo a giugno, udito senza badarci: visto ma con occhi che, resi ottusi e indifferenti dall'abitudine, non guardavano più con l'attenzione straordinaria che si volge alla maestà simile al sole quando di rado brilla agli sguardi ammirati, ma piuttosto sonnecchiavano e chiudevano le palpebre, gli dormivano in faccia, e offrivano sguardi come quelli di un uomo ombroso per un nemico, essendo sazi e satolli della sua presenza. E nella stessa situazione, Harry, ti trovi tu, che hai perso il privilegio principesco per le vili compagnie. Non c'è occhio che non sia stanco di vederti sempre, tranne il mio, che ti desidererebbe di più, e che ora fa ciò che non vorrei: si accieca per la sciocca tenerezza.

PRINCIPE
Sarò in futuro, signore tre volte nobile, più simile a me stesso.

RE
In tutto e per tutto come tu sei in questo momento era Riccardo allora quando io sbarcai dalla Francia, a Ravenspurgh; e come io ero allora, Percy è adesso. Giuro sul mio scettro, e anche sulla mia anima, che egli è più degno di reggere lo stato, di te, ombra di un successore. Eccolo, senza ragione o pretesto di ragione, riempire i campi del regno di uomini in armi, portare attacchi alle zanne del leone, e senza avere sulle spalle più anni di te, condurre nobili anziani e vescovi reverendi a battaglie sanguinarie e duri scontri. Che onore immortale si è guadagnato combattendo contro il famoso Douglas!, le cui alte imprese, i cui attacchi furenti e il cui gran nome in guerra hanno somma preminenza fra tutti i soldati e il più alto titolo militare in tutti i regni che riconoscono Cristo. Tre volte questo Hotspur, un Marte in fasce, questo guerriero infante, ha con le sue azioni sconfitto il grande Douglas, una volta l'ha catturato, l'ha liberato, e ne ha fatto un amico così dando più forza alla sua sfida e attentando alla pace e sicurezza del nostro trono. E che ti pare di questo? Percy, Northumberland, sua grazia l'Arcivescovo di York, Douglas e Mortimer, si accordano contro noi e si armano. Ma poi perché ti dico queste nuove? Perché, Harry, ti parlo dei miei nemici, a te che sei il mio nemico più prossimo e intimo? A te che sei capace, per paura servile, inclinazione vile, e l'impeto del dispetto, di combattere contro me al soldo di Percy, di seguirne i passi e adulare il suo broncio, per mostrare quanto sei degenerato?

PRINCIPE
Non pensate così. Non mi troverete così. E Dio perdoni a coloro che tanto hanno distolto da me i pensieri buoni di vostra maestà. Tutto questo lo riscatterò sulla testa di Percy e, al termine di un giorno glorioso, ardirò di dirvi che sono vostro figlio, quando avrò un abito tutto di sangue, e macchierò i miei tratti di una maschera sanguigna, che, lavata via, spazzerà via anche la mia vergogna. E quello sarà il giorno, quando che venga, che questo figlio dell'onore e della fama, questo prode Hotspur, cavaliere sempre lodato, e il vostro disprezzato Harry s'incontreranno. Quanto a tutti gli onori ammucchiati sul suo elmo, vorrei fossero moltitudini, e sulla mia testa il doppio di vergogne! Poiché verrà il giorno che farò scambiare a questo giovane del nord le sue gesta gloriose con le mie indegnità. Percy non è che un mio agente, buon signore, fa incetta di gesta e glorie a mio beneficio, e io gliene chiederò il conto così severamente che egli dovrà tirare fuori ogni gloria, sì, persino il più piccolo onore della sua vita, se no gli strapperò il conto dal cuore. Questo in nome di Dio qui lo prometto: e se gli piacerà che io lo compia prego vostra maestà di voler curare le vecchie ferite delle mie intemperanze. Se no, la fine della vita annullerà ogni debito, e io morirò di centomila morti prima di rompere la parte più piccola del mio voto.

RE
Centomila ribelli muoiono in queste parole! Avrai un comando e la fiducia del Re nell'impresa.


Entra Blunt.
 

Che c'è, buon Blunt? Il tuo aspetto è pieno d'urgenza.

BLUNT
Così anche la faccenda di cui vengo a parlare. Lord Mortimer di Scozia ha mandato a dire che Douglas e i ribelli inglesi si sono uniti l'undici di questo mese a Shrewsbury. Se le promesse di tutti vengono mantenute, sono una forza potente e tremenda, quale mai tramò ai danni di uno stato.

RE
Il Conte di Westmoreland si è mosso oggi, con lui mio figlio, barone John di Lancaster; poiché questa notizia è vecchia di cinque giorni. Mercoledì, Harry, ti metterai in marcia; giovedì partiremo noi stessi. Dobbiamo unirci a Bridgenorth, e, Harry, tu marcerai attraverso il Gloucestershire, ragion per cui, considerati gli affari in corso, fra circa dodici giorni le nostre forze si incontreranno a Bridgenorth. Abbiamo le mani piene d'impegni. Andiamo: il vantaggio infiacchisce mentre gli uomini indugiano.


Escono.

 

 

 

atto terzo - scena terza

 

Entrano Falstaff e Bardolph.


FALSTAFF
Bardolph, non ti pare che sono decaduto ignobilmente dalla mia ultima impresa? Non mi assottiglio forse? Non sto scemando? Ma, la pelle mi pende addosso come la gonna larga di una vecchia! Sono vizzo come una vecchia mela di San Giovanni. Bene, farò penitenza, e subito, finché me la sento ancora. Fra poco sarò tanto scoraggiato che non avrò più la forza di pentirmi. Se non ho dimenticato com'è fatta una chiesa da dentro sono un grano di pepe, un ronzino da birraio. Una chiesa da dentro! Le compagnie, le compagnie cattive son state la mia rovina.

BARDOLPH
Sir John, siete così agitato che non vivrete a lungo.

FALSTAFF
Questo è il guaio! Forza, cantami una canzone sconcia, fammi ridere. Ero portato alla virtù quanto è giusto che sia un gentiluomo, abbastanza virtuoso insomma: bestemmiavo poco, non giocavo d'azzardo più di sette volte la settimana, andavo al bordello non più di ogni quarto d'ora, restituivo i soldi dopo averli presi in prestito tre o quattro volte, vivevo bene, o con notevole ampiezza: ma ora vivo fuori di ogni ordine, di ogni ampiezza.

BARDOLPH
Ma, Sir John, siete così grasso che dovete necessariamente essere fuori di ogni ampiezza, di ogni ampiezza ragionevole, Sir John.

FALSTAFF
Tu cambia faccia e io cambierò vita. Sei la nostra ammiraglia, con la lanterna a poppa, solo tu la porti nel naso. Sei il Cavaliere della Lampada Ardente.

BARDOLPH
Ma Sir John, non vi fa nessun male la mia faccia.

FALSTAFF
Nessuno, anzi giuro che ne faccio buon uso come molti usano un teschio o un memento mori. Non vedo mai la tua faccia senza pensare al fuoco dell'inferno e al ricco epulone che viveva nella porpora; mi pare infatti di vedercelo nelle sue vesti, che brucia, brucia. Se tu fossi in qualche modo un uomo retto, giurerei sulla tua faccia, direi "Per questo fuoco, che è l'Angelo di Dio". Ma sei un caso disperato, e se non fosse per la luce che hai in faccia, saresti proprio il figlio delle tenebre. Quando salisti correndo Gad's Hill di notte per acchiappare il mio cavallo, ho pensato che fossi un fuoco fatuo o una palla incendiaria, quant'è vero che i soldi sono soldi. Ah, sei una luminaria perpetua, un falò inesauribile! Mi hai risparmiato mille marchi in torce e lanterne, accompagnandomi di notte di taverna in taverna, ma col vino che mi hai bevuto avrei potuto rifornirmi altrettanto a buon mercato di lampade dal candelaio più caro di tutta Europa. Ho mantenuto accesa questa tua salamandra per trentadue anni buoni. Dio me ne ricompensi!

BARDOLPH
Per Dio, vorrei che la mia faccia ce l'aveste in pancia!

FALSTAFF
No per pietà, che ne avrei il bruciore di stomaco.


Entra l'Ostessa.
 

Dunque come va, Madama la Chioccia? Avete già chiesto chi mi ha svuotato le tasche?

OSTESSA
Sentite, Sir John, cosa vi siete messo in testa, Sir John? Pensate che io tenga ladri nella mia locanda? Ho indagato, ho cercato, come ha fatto mio marito, uomo per uomo, ragazzo per ragazzo, servo per servo. A casa mia non si è mai persa prima d'ora la punta di un capello.

FALSTAFF
Ostessa, voi mentite. Bardolph si è raso e ha perso un bel po' di capelli, e io giuro che sono stato borseggiato. Va', va', che sei una donna!

OSTESSA
Chi, io? No, ma per chi mi prendete! Luce di Dio, nessuno mi ha mai chiamato così a casa mia prima d'ora.

FALSTAFF
Va', va', che ti conosco bene.

OSTESSA
No che non mi conoscete, Sir John. Sono io che vi conosco, Sir John. Mi dovete del denaro, Sir John, e ora litigate con un pretesto per farla franca. Io vi ho comprato una dozzina di camicie per la vostra gobba.

FALSTAFF
Roba grezza, robaccia! Le ho date via, a mogli di fornai, ne hanno fatto setacci da farina.

gMacché, com'è vero che sono una donna onesta, tela di lino a otto scellini la canna. E poi mi dovete dei soldi, Sir John, per i pasti, e per le bevute fuori pasto, e dei soldi che vi ho prestato, ventiquattro sterline.

FALSTAFF
Lui ne ha avuto una parte. Che paghi.

OSTESSA
Lui? Ma se è povero, non ha nulla.

FALSTAFF
Che dici, povero? Guardagli un po' la faccia. E allora cos'è un ricco? Col suo naso luccicante possono batterci denaro, e anche con le guance. Io non pago un soldo. Vuoi farmi passare per un pivellino? Non posso più fare il mio sonnellino nella mia locanda che mi svuotano le tasche? Ho perso un anello con sigillo di mio nonno che valeva quaranta marchi.

OSTESSA
Gesù, ho sentito il Principe dirgli non so quante volte che l'anello era di rame!

FALSTAFF
Cosa? Il principe è un furfante, una spia. Sangue di Cristo, fosse qui e lo ripetesse lo bastonerei come un cane.


Entrano il Principe e Peto, a passo di marcia, e Falstaff li accoglie, suonando il piffero sul suo bastone.
 

Ehi, ragazzo, il vento tira da quella parte, eh? Ci dobbiamo mettere in marcia tutti?

BARDOLPH
Sì, a coppie, come i galeotti tradotti a Newgate.

OSTESSA
Signore, vi prego di udirmi.

PRINCIPE
Che hai da dire, madama Quickly? Come sta tuo marito? Mi piace quell'uomo, è onesto.

OSTESSA
Buon signore, uditemi.

FALSTAFF
Senti, lasciala stare e ascolta me.

PRINCIPE
Che hai da dire, Jack?

FALSTAFF
L'altra notte mi sono addormentato qui dietro l'arazzo e sono stato derubato. Questa casa è diventata un bordello, ci si rimette la borsa.

PRINCIPE
Cos'hai perso, Jack?

FALSTAFF
Pensa un po', Hal, tre o quattro obbligazioni da quaranta sterline l'una e un anello con sigillo di mio nonno.

PRINCIPE
Robetta, varrà otto penny.

OSTESSA
Gliel'ho detto, signore, e ho detto di aver sentito vostra grazia dire lo stesso; e, signore, parla di voi nel modo più offensivo, con quella boccaccia che ci ha, e ha detto che ve le avrebbe date.

PRINCIPE
No! L'ha detto davvero?

OSTESSA
Quant'è vero che sono una femmina rispettabile, e che son devota e fedele.

FALSTAFF
Di devozione non ne hai di più di una prugna cotta, di fedeltà non più di una volpe stanata, e quanto alla femminilità, donna Mariana a tuo confronto è la moglie di un deputato rionale. Va', va', cosa che non sei altro!

OSTESSA
Di' un po', quale cosa, quale cosa?

FALSTAFF
Quale cosa? Be', una cosa da ringraziarne Iddio.

OSTESSA
Non sono una cosa da ringraziarne Iddio, vorrei che tu lo sapessi! Sono la moglie di un onest'uomo, e, mettendo da parte il tuo titolo di cavaliere, sei un mascalzone a chiamarmi così.

FALSTAFF
Mettendo da parte che sei femmina, sei una bestia a rimbeccarmi.

OSTESSA
Di' un po', che bestia, mascalzone che sei?

FALSTAFF
Che bestia? Be', una lontra.

PRINCIPE
Una lontra, Sir John? Perché una lontra?

FALSTAFF
Perché? Ma perché non è né carne né pesce: un uomo non sa come prenderla.

OSTESSA
Sei proprio ingiusto a dire così. Tu e tutti gli altri sanno come prendermi, mascalzone!

PRINCIPE
Dici bene ostessa, ti sta calunniando grossolanamente.

OSTESSA
Fa lo stesso con voi, signore, e disse pochi giorni fa che gli dovevate mille sterline.

PRINCIPE
Dimmi un po', cialtrone, è vero che ti devo mille sterline?

FALSTAFF
Mille sterline, Hal? Un milione! Il tuo affetto vale un milione: mi devi il tuo affetto.

OSTESSA
No, signore, ha detto che siete un furfante e che ve le avrebbe date.

FALSTAFF
È vero, Bardolph?

BARDOLPH
Eh sì, Sir John, così avete detto.

FALSTAFF
Certo, se diceva che il mio anello era di rame.

PRINCIPE
E allora dico che è di rame. Hai il coraggio di mantenere la parola?

FALSTAFF
Be', Hal, come è vero che sei comunque un uomo, sai che io il coraggio ce l'ho, ma siccome sei principe, ti temo come temo il ruggito del cucciolo di leone.

PRINCIPE
E perché non come il leone?

FALSTAFF
Il re stesso va temuto come il leone. Pensi che ho paura di te come di tuo padre? No, se è così, prego Dio mi si rompa la cintura.

PRINCIPE
Ah, se così fosse, le trippe ti penzolerebbero fino alle ginocchia! Ma, furfante, in quel tuo petto non c'è posto per nessuna verità, fedeltà e onestà. È tutto pieno di budella e diaframma. Accusi una donna onesta di averti svuotato le tasche? Figlio di puttana, mascalzone impudente e gonfiato, nei calzoni non avevi altro che conti di taverna, note di bordelli, e una zolletta di zucchero per darti fiato; se nelle tue tasche c'era dell'altra roba oltre a queste vergogne, sono un poco di buono. Eppure insisti: non intaschi il tuo torto. Non ti vergogni?

FALSTAFF
Mi senti, Hal? Sai che nello stato d'innocenza Adamo cadde, e cosa dovrebbe fare il povero Jack Falstaff in questi tempi infami? Vedi bene che ho più carne degli altri uomini, e perciò più debolezze. Dunque lo confessi, di avermi alleggerito le tasche?

PRINCIPE
Così appare da quanto ho detto.

FALSTAFF
Ostessa, ti perdono. Va' e prepara in fretta la colazione. Ama tuo marito, bada ai tuoi servi, tratta bene i tuoi ospiti. Mi troverai pronto ad ascoltare ogni ragione onesta. Vedi che sono sempre pronto a far la pace.

No, no, ora vai.

 

Esce l'ostessa.
 

E ora, Hal, dimmi le notizie dalla corte. Com'è finita, ragazzo mio, con la rapina?

PRINCIPE
O dolce bue, devo sempre farti da angelo custode. I soldi sono restituiti.

FALSTAFF
Ahi, non mi piace questo restituire! È fatica doppia.

PRINCIPE
Sono in buoni rapporti con mio padre, e posso fare quel che voglio.

FALSTAFF
Allora svuotami il tesoro per prima cosa, e fallo senza perder tempo a lavarti le mani.

BARDOLPH
Fatelo, signor mio.

PRINCIPE
Ti ho procurato, Jack, il comando di una compagnia di fanti.

FALSTAFF
Avrei preferito la cavalleria. Dove troverò qualcuno che rubi bene? Ah, avessi un buon ladro sui ventidue anni! Sono vergognosamente privo di mezzi. Be', Dio sia ringraziato per questi ribelli. Offendono solo i virtuosi. Li lodo, li celebro.

PRINCIPE
Bardolph!

BARDOLPH
Signore?

PRINCIPE
Porta questa lettera a Lord John di Lancaster, mio fratello John; e questa a Lord Westmoreland.


Esce Bardolph.


Via, Peto, a cavallo, a cavallo, ché tu ed io abbiamo da fare trenta miglia prima di cena.

 

Esce Peto.
 

Jack, aspettami domani a Temple Hall alle due del pomeriggio. Lì avrai il tuo comando, e riceverai denaro e istruzioni per l'equipaggiamento. La terra brucia; Percy è tutto su; e o loro o noi dobbiamo star più giù.

 

Esce.

FALSTAFF
Belle parole! Splendido mondo! Ostessa, la colazione! Ah, se questa taverna fosse la mia guarnigione!

 

Esce.

 

 

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Enrico IV - Parte I

(“King Henry the Fourth, First part” - 1597)

 

 

atto quarto - scena prima

 

Entrano Hotspur, Worcester e Douglas.

 

HOTSPUR
Ben detto, o nobile scozzese. Se la verità in questa epoca raffinata non passasse per adulazione, Douglas dovrebbe ricevere tali lodi che nessun soldato prodotto ai nostri giorni avrebbe eguale stima nel mondo. Perdio, non so adulare, disprezzo le lingue che blandiscono! Ma miglior luogo di te nessuno ha nel mio cuore. Sì, mettimi alla prova e vedrai, signore.
 

DOUGLAS
Tu sei il re dell'onore. Non c'è uomo così potente che respiri al mondo che io non osi sfidarlo.

Entra un messaggero con lettere.

HOTSPUR
Fa' così, e andrà bene. Che lettere mi porti? Posso solo ringraziare.

MESSAGGERO
È una lettera da vostro padre.

HOTSPUR
Da lui una lettera? Perché non viene di persona?

MESSAGGERO
Non può venire, signore. È assai malato.

HOTSPUR
Perdio! Com'è che ha il comodo di ammalarsi in un momento così agitato? Chi comanda le sue forze? Agli ordini di chi stanno arrivando?

MESSAGGERO
La sua lettera, non io, dice il suo pensiero.

 

WORCESTER
Dimmi, ti prego, è costretto a letto?

MESSAGGERO
Sì, i quattro giorni prima che partissi, e quando poi mi sono avviato i medici temevano molto per lui.

WORCESTER
Avrei preferito che i tempi fossero risanati prima che a lui venisse una malattia. La sua salute non ha mai avuto più valore di adesso.

HOTSPUR
Malato ora? Debole ora? Il suo è un morbo che infetta fin il sangue vitale della nostra impresa. Il contagio arriva sin qui, nel nostro campo. Egli mi scrive di una malattia interna, e che i suoi amici non poterono essere riuniti tanto in fretta per mezzo di terzi, né gli sembrava giusto affidare un incarico così pericoloso ed essenziale a chiunque altro tranne che se stesso. Eppure ci consiglia arditamente di proseguire con le nostre poche forze, per vedere come la fortuna ci sia disposta, poiché, scrive, è troppo tardi per tirarsi indietro, in quanto il Re è sicuramente al corrente di tutti i nostri piani. Che ne dite?

WORCESTER
La malattia di tuo padre è una mutilazione per noi.

 

HOTSPUR
Una incisione rischiosa, proprio un arto troncato.
Eppure, giuro che non lo è! La sua assenza attuale sembra maggiore di quel che sarà in pratica. È forse saggio mettere in gioco ogni nostra ricchezza in un solo colpo? Giocare una posta tanto grossa sulla fortuna incerta di una sola ora? Non sarebbe bene, perché in quell'ora dovremmo vedere tutta l'anima e l'essenza della speranza, il limite stesso e l'estremo confine di tutte le nostre fortune.

DOUGLAS
Sicuro, così sarebbe. Mentre ora ci resta una riserva benefica, e possiamo spendere generosamente, con la speranza di quello che ci deve venire. Questo ci dà la sicurezza di un rifugio.

HOTSPUR
Un ritiro sì, una casa in cui riparare, se il diavolo e la sfortuna minacciassero la nostra impresa ancora vergine.

WORCESTER
E tuttavia vorrei che tuo padre fosse venuto. La qualità e natura del nostro tentativo non tollera divisioni. Penseranno, quelli che non sanno perché è assente, che prudenza, lealtà o addirittura disapprovazione del nostro piano hanno allontanato il Conte. E pensate come tale sospetto può far volgere la corrente della congiura incerta e far nascere dei dubbi sulla nostra causa. Poiché sapete bene che noi della parte che attacca dobbiamo evitare ogni giudizio severo, e chiudere ogni feritoia, ogni fessura da cui l'occhio della ragione possa spiarci. L'assenza di tuo padre apre uno spiraglio che mostra agli ignoranti una paura che prima non immaginavano.

HOTSPUR
Esageri di troppo.
Per parte mia così interpreto la sua assenza: conferisce lustro e maggior prestigio, un maggiore ardimento alla nostra grande impresa, che se il Conte fosse qui, infatti penseranno che se noi senza lui possiamo radunarci e minacciare un regno, con il suo aiuto lo rovesceremo e faremo precipitare. Finora va tutto bene, le nostre membra sono integre.

DOUGLAS
Quanto il cuore può sperarlo. Non vi è parola pronunciata in Scozia che significhi paura.

Entra Sir Richard Vernon.

HOTSPUR
Cugino Vernon! Benvenuto, sulla mia anima.

VERNON
Dio voglia che le mie notizie siano anche benvenute. Il Conte di Westmoreland, con settemila uomini, marcia in questa direzione; con lui il principe John.

HOTSPUR
Niente di grave. Che altro?

VERNON
Inoltre ho appreso che il Re stesso è partito di persona cioè intende venire qui rapidamente, con un'armata forte e numerosa.

HOTSPUR
Sarà anche lui benvenuto. Dov'è suo figlio, quel pazzerello lesto di gambe, il Principe di Galles, e i suoi compagni, che disprezzavano il mondo dicendogli di andare per la sua strada?

VERNON
Tutti pronti, tutti armati; tutti piumati come struzzi con le ali al vento freschi come aquile che si siano appena bagnate; sfavillanti in armature dorate come statue; pieni di vigore come il mese di maggio e sgargianti come il sole a mezza estate; ardenti come capretti, sfrenati come torelli. Ho visto il giovane Harry con il suo elmo, i cosciali alle gambe, bellamente armato, alzarsi da terra come un Mercurio alato, e volteggiare in sella con tanta facilità come se un angelo fosse caduto dalle nuvole per far girare e roteare un Pegaso focoso e ammaliare il mondo con l'eccellente equitazione.

HOTSPUR
Non più! Non più! Peggio del sole a marzo questa lode dà la terzana. Vengano pure.
Vengono come sacrifici bardati, e alla vergine della guerra dagli occhi ardenti noi li offriremo accaldati e sanguinanti. Marte nell'armatura siederà sull'altare col sangue fino alle orecchie. Io ardo a udire che questa ricca preda è tanto vicina e ancora non nostra. Suvvia, a provare il mio cavallo, che mi porterà come una saetta contro il petto del Principe di Galles. Harry andrà contro Harry, cavallo ardente contro cavallo, cozzeranno, né si lasceranno finché uno non cada morto.
Se solo arrivasse Glendower!

VERNON
Ci sono altre notizie. Ho appreso a Worcester, nel passare in città, che egli non può raccogliere le forze per due settimane.

DOUGLAS
Questa è sin qui la novità peggiore.

WORCESTER
Sì, davvero, la cosa ha un suono gelido.

HOTSPUR
A quanto potrà ammontare l'esercito del Re?

VERNON
A trentamila.

HOTSPUR
Siano pure quarantamila, mio padre e Glendower essendo altrove, le nostre forze potranno bastare a tanta prova. Suvvia, passiamo subito le truppe in rassegna. Il giorno del giudizio è vicino. Morte a tutti, morte allegra.

DOUGLAS
Non parlare di morire. Io non temo la morte o la sua mano per mezz'anno almeno.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Entrano Falstaff e Bardolph.


FALSTAFF
Bardolph, precedimi a Coventry; riempimi una bottiglia di bianco secco. I nostri soldati continueranno a marciare. Stanotte saremo a Sutton Coldfield.

BARDOLPH
Volete darmi i soldi, capitano?

FALSTAFF
Mettili tu, mettili tu.

BARDOLPH
Questa bottiglia fa dieci scellini.

FALSTAFF
Se li fa, tienili pure per il tuo disturbo, e se ne fa venti, tienili tutti; rispondo io della coniazione. Di' al mio luogotenente Peto di incontrarmi all'uscita della città.

BARDOLPH
Lo farò, capitano. Addio.

 

Esce.

FALSTAFF
Se non mi vergogno dei miei soldati sono una triglia marinata. Ho abusato in modo abominevole del mandato di arruolamento. Ho guadagnato, in cambio di centocinquanta soldati, trecento sterline e rotti. Non recluto che solidi possidenti e figli di proprietari; mi informo sugli scapoli prossimi alle nozze, che hanno fatto due volte le pubblicazioni, gentaglia ben pasciuta che sentirebbe piuttosto il diavolo che un tamburo, che teme la detonazione di un moschetto più di un uccello impallinato o un'oca selvatica sciancata. Non ho arruolato che panini imburrati di tal fatta, con nella pancia un cuore non più grande di una capocchia di spillo, e hanno pagato per poter restare a casa. Sicché ora la mia compagnia è tutta fatta di alfieri, caporali, luogotenenti, graduati... schiavi cenciosi come Lazzaro nelle tele dipinte, dove i cani del ricco epulone gli leccano le piaghe; tipi che in realtà non sono mai stati soldati, ma servitori licenziati per disonestà, figli cadetti di fratelli cadetti, garzoni d'osteria scappati, stallieri disoccupati, i parassiti di un mondo tranquillo e di una lunga pace, dieci volte più stracciati e pezzenti di una vecchia bandiera sbrindellata. E quelli che ho preso per rimpiazzare gli altri che hanno comprato l'esonero sono così mal ridotti che sembra mi porti dietro centocinquanta figlioli prodighi cenciosi, appena tornati dal pascolare i porci, e dal mangiare avanzi e bucce. Un mattacchione mi ha incontrato per via, e m'ha detto che ho alleggerito tutte le forche e reclutato i cadaveri. Nessuno ha mai visto dei simili spaventapasseri. Per Coventry con loro non passo, questo è certo. Fra l'altro i furfanti marciano a gambe larghe, come se avessero i ceppi, e in effetti i più li ho presi di prigione. In tutta la compagnia non ci sarà una camicia e mezza, e la mezza è fatta con due fazzoletti cuciti insieme alla meglio e gettati sulle spalle come una cotta da araldo senza maniche; quanto alla camicia, a dire il vero è stata rubata all'oste di Saint Albans, oppure al locandiere di Daventry, quello col naso rosso. Ma non fa niente, troveranno tutta la biancheria che gli serve ad asciugare su ogni siepe.

Entrano il Principe e Lord Westmoreland.

PRINCIPE
Ebbene, Jack gonfiato? Ebbene, imbottita?

FALSTAFF
Che, Hal? Dunque, pazzerello? Che diavolo ci fai nella contea di Warwick? Buon Lord Westmoreland, vi chiedo scusa. Pensavo che vostro onore fosse già a Shrewsbury.

WESTMORELAND
Davvero, Sir John, dovrei essere là da un pezzo, e anche voi, ma le mie truppe mi hanno preceduto. Il Re, ve lo posso dire, ci aspetta tutti. Dobbiamo proseguire tutta la notte.

FALSTAFF
Bah, non temete per me: sono vigile come una gatta che vuol rubare della panna.

PRINCIPE
Davvero rubare della panna, visto che il tuo furto ti ha già mutato in burro. Ma di' un po', Jack, questi tipi che ti vengono dietro chi sono?

FALSTAFF
Miei, Hal, miei.

PRINCIPE
Non ho mai visto dei gaglioffi tanto male in arnese.

FALSTAFF
Bah! Abbastanza buoni per essere infilzati; carne da cannone, carne da cannone. In una fossa ci staranno bene come quelli migliori. Via, mio caro, sono mortali, sono mortali.

WESTMORELAND
Sì, però, Sir John, mi pare che sono molto poveri e magri, troppo cenciosi.

FALSTAFF
Mah, per quanto riguarda la loro povertà, non so dove l'abbiano presa, e quanto alla magrezza, non l'hanno certo imparata da me.

PRINCIPE
No, ci giurerei, a meno che non chiami magre tre dita di ciccia sulle costole. Ma, ti dico, spicciati. Percy è già sul campo.

 

Esce.

FALSTAFF
Come, il Re ha già spiegato le forze?

WESTMORELAND
Sì, Sir John. Ho paura che indugiamo troppo.

 

Esce.

FALSTAFF
Bene, gli sgoccioli di una battaglia e l'inizio di una festa sono quel che ci vuole per un lottatore pigro e un ospite affamato.

 

Esce.

 

 

 

atto quarto - scena terza

 

Entra il Re con le sue forze.

Segnale di avanzare alla battaglia.

Escono.

Poi entrano Douglas e Sir Walter Blunt, Hotspur, Worcester, Douglas, Vernon.

HOTSPUR
Lo attaccheremo stanotte.

WORCESTER
Non è possibile.

DOUGLAS
Così gli concedete un vantaggio.

VERNON
Niente affatto.

HOTSPUR
Perché dite così? Non è in attesa di rinforzi?

VERNON
Li attendiamo anche noi.

HOTSPUR
I suoi sono sicuri, i nostri incerti.

WORCESTER
Buon nipote, lasciati consigliare. Non muoverti stanotte.

VERNON
Non lo fate, mio signore.

DOUGLAS
Consigliate male. Parlate per paura e freddezza di cuore.

VERNON
Non calunniatemi, Douglas. Per la mia vita - sono pronto a provarlo con la mia vita - se l'onore ben apprezzato mi spinge avanti, sento il debole consiglio della paura tanto poco quanto voi, signore, o qualsiasi scozzese al mondo. Si vedrà domani in battaglia chi di noi teme.

DOUGLAS
Sì, o stanotte.

VERNON
D'accordo.

HOTSPUR
Stanotte, dico io.

VERNON
Suvvia, non si può fare. Mi meraviglio molto che comandanti tanto grandi come voi non prevedano quali impedimenti ostacolino la nostra azione. Certa cavalleria di mio cugino Vernon non è ancora arrivata. Quella di vostro zio Worcester è giunta solo oggi; e ora la sua baldanza e foga dorme, il suo coraggio è spento dalla dura fatica, tanto che non un cavallo vale metà della metà.

HOTSPUR
Così anche i cavalli del nemico sono per lo più fiacchi per il viaggio e accasciati. La maggior parte dei nostri è ben riposata.

WORCESTER
Il Re ha truppe più numerose delle nostre. Per carità, cugino, aspetta finché non arrivano tutti.

La tromba suona a parlamento.

Entra Sir Walter Blunt.

BLUNT
Vengo da parte del Re con offerte generose, se mi concedete udienza e rispetto.

HOTSPUR
Benvenuto, Sir Walter Blunt, e Dio volesse che foste del nostro pensiero. Alcuni di noi vi hanno caro, e questi rimpiangono i vostri grandi meriti e buon nome, perché non siete del nostro partito, ma ci state contro come nemico.


BLUNT
E Dio non voglia che io sia altrimenti, finché oltre il limite della condotta onesta voi vi opponete alla maestà consacrata. Ma vengo all'ambasciata. Il Re manda a chiedere la natura delle vostre lagnanze, e la ragione per cui evocate dal seno della pace ordinata un'ostilità tanto arrogante, e insegnate al paese obbediente la crudeltà più audace. Se è avvenuto che il Re ha in qualsiasi modo dimenticato i vostri meriti, che egli stesso afferma essere numerosi, vi invita a esprimere le vostre lagnanze: subito avrete quanto desiderate, con gli interessi, e il perdono incondizionato per voi e coloro che avete incitato e traviato.

HOTSPUR
Il Re è generoso, e ben sappiamo che il Re sa quando promettere, quando mantenere. Mio padre, mio zio e io stesso gli abbiamo dato quella regalità che indossa; e quando non aveva più di ventisei uomini, era visto male da tutti, miserevole e umile, povero fuorilegge ignorato che tornava furtivo in patria, mio padre gli diede il benvenuto sulla spiaggia; e quando lo udì giurare e promettere a Dio che veniva solo per essere Duca di Lancaster, per ottenere la sua eredità e il suo perdono, con lacrime di innocenza e parole di zelo, mio padre, mosso a pietà nel suo buon cuore, gli giurò aiuto, e glielo diede anche. Ora quando i baroni e i pari del regno videro che Northumberland inclinava a lui, piccoli e grandi vennero a scappellarsi in ginocchio, lo incontrarono in borghi, città, villaggi, lo scortarono sui ponti, gli fecero ala sulle strade, gli diedero doni, offrirono giuramenti, gli affidarono gli eredi come paggi, lo seguirono alle calcagna in moltitudini fastose. Lui subito, come la grandezza sente la sua potenza, ti sale un po' più in alto delle sue promesse fatte a mio padre, quando il suo animo era umile, sulla nuda spiaggia a Ravenspurgh; e presto, perdio, si assume il compito di riformare certi editti e certi decreti severi che pesano troppo sulla nazione; denuncia gli abusi, sembra piangere per i torti del paese; e con tale facciata, tale apparenza di giustizia, ottenne i cuori di tutti quelli a cui gettò l'esca; andò anche oltre, fece tagliare le teste di tutti i favoriti del Re assente lasciati indietro come suoi deputati quando andò di persona a far la guerra d'Irlanda.

BLUNT
Bah! Non son qui per sentire questo.

HOTSPUR
Vengo al dunque.
In breve tempo, egli depose il Re; poco dopo, lo privò della vita; alle calcagna di questo tassò l'intero stato; e peggio ancora, permise che il suo parente March (il quale, se ognuno avesse quel che gli spetta, è in realtà suo re) combattesse in Galles, e là restasse prigioniero senza riscatto; mi umiliò nelle mie vittorie fortunate, cercò di intrappolarmi per mezzo di spie; allontanò con rimproveri mio zio dal consiglio; rabbioso cacciò mio padre dalla corte; violò giuramento su giuramento, fece torti su torti; e in conclusione ci costrinse a cercare tutela in questo esercito  per salvarci, e insieme a verificare il suo titolo al trono, che a noi sembra troppo indiretto per mantenersi a lungo.

BLUNT
Devo portare questa risposta al Re?

HOTSPUR
No, Sir Walter. Ci ritireremo per poco. Andate al Re, e che ci venga dato un pegno per la sicurezza del ritorno, e domani di prima mattina mio zio gli porterà le nostre richieste. E così, addio.

BLUNT
Vorrei che da lui accettaste grazia e affetto.

HOTSPUR
Forse lo faremo.

BLUNT
Dio lo voglia.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quarta

 

Entrano l'Arcivescovo di York e Sir Michael.

 

ARCIVESCOVO
Presto, buon Sir Michael, portate con fretta alata questa lettera sigillata al lord maresciallo; questa a mio cugino Scroop; le altre a chi sono indirizzate. Se sapeste quanto sono importanti, vi affrettereste.

 

SIR MICHAEL
Buon signore, indovino il loro tenore.

ARCIVESCOVO
È probabile. Domani, buon Sir Michael, è un giorno in cui la sorte di diecimila uomini deve essere messa alla prova; infatti a Shrewsbury, secondo le informazioni che ho ricevuto, il Re con un esercito ampio e raccolto in fretta incontrerà Lord Harry; e temo, Sir Michael, che con la malattia di Northumberland, le cui forze erano in proporzione le maggiori, e con l'assenza anche di Owen Glendower, che per loro era un appoggio essenziale  e che non si presenta, trattenuto da profezie, temo che le forze di Percy siano troppo deboli per rischiare uno scontro immediato con il Re.

SIR MICHAEL
Però, buon signore, non avete da temere; c'è sempre Douglas e Lord Mortimer.

ARCIVESCOVO
No, Mortimer non c'è.

SIR MICHAEL
Ma ci sono Mordake, Vernon, Harry Percy, e c'è il mio Lord di Worcester, e una schiera di soldati valorosi, nobili gentiluomini.

ARCIVESCOVO
È vero, eppure il Re ha riunito il meglio di forze da tutte le sue terre: il Principe di Galles, Lord John di Lancaster, il nobile Westmoreland e l'impavido Blunt, e molti altri alleati e uomini forti stimati nell'esercizio delle armi.

SIR MICHAEL
Non dubitate, troveranno chi li saprà affrontare.

ARCIVESCOVO
Lo spero anch'io, ma è necessario temere; e, per prevenire il peggio, Sir Michael, fate presto. Poiché se va male per Lord Percy, il Re prima di sciogliere le sue forze, intende visitare noi, perché ha saputo della nostra alleanza, ed è solo prudente prepararci allo scontro. Perciò fate presto. Devo scrivere ancora ad altri amici. Dunque addio, Sir Michael.

 

Escono.

 

 

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Enrico IV - Parte I

(“King Henry the Fourth, First part” - 1597)

 

 

atto quinto - scena prima

 

Entrano il Re, il Principe di Galles, Lord John di Lancaster, Sir Walter Blunt, Falstaff.

 

RE
Com'è sanguigno il sole che si affaccia su quella collina tozza! Il giorno impallidisce al suo aspetto alterato.

PRINCIPE
Il vento del sud fa da araldo ai propositi del sole e col suo acuto sibilo nelle foglie annuncia tempesta e un giorno turbolento.

RE
Si accordi dunque con i perdenti, poiché nulla pare malvagio a chi vince.


Suona la tromba.

Entra Worcester e Vernon.
 

Che mi dite, mio signore di Worcester? Non è bene che voi ed io ci incontriamo in circostanze come queste. Avete tradito la nostra fiducia fino a farci smettere le comode vesti della pace per costringere le vecchie membra nell'acciaio scomodo. No, non va bene, signore, proprio no. Che rispondete? Siete pronti a disfare il nodo arcigno della guerra aborrita, e a muovervi ancora nell'orbita obbediente in cui davate una luce bella e naturale, e a non essere più una meteora di vapori, un prodigio che porta paura, e una profezia di sventure preparate per i tempi a venire?

WORCESTER
Udite, mio sovrano. Per parte mia, sarei ben felice di trascorrere l'ultimo tratto della vita in ore quiete, poiché protesto di non aver cercato questo giorno di dissidio.

 

RE
Non l'avete cercato! E allora com'è venuto?

FALSTAFF
La ribellione stava sul suo cammino, lui l'ha trovata.

PRINCIPE
Zitto, gracchio, zitto!

WORCESTER
È piaciuto a vostra maestà distogliere gli sguardi favorevoli da me e da tutta la nostra casata; eppure devo ricordarvi, signore, che fummo i primi e più cari vostri amici. Per voi spezzai il mio bastone di comando ai tempi di Riccardo, e corsi giorno e notte per incontrarvi sulla via e baciarvi la mano quando ancora come condizione e considerazione non eravate forte e fortunato quanto me. Fui io, mio fratello e suo figlio che vi riportammo in patria e arditamente sfidammo i pericoli del momento. Voi ci giuraste, e faceste quel giuramento a Doncaster, che non avevate propositi contro lo stato, né rivendicavate che il diritto recentemente ereditato, la sede di Gaunt, il ducato di Lancaster. Per ciò vi giurammo aiuto. Ma in breve tempo piovve fortuna a scrosci sul vostro capo, e su voi cadde un vero diluvio di grandezza - sia per il nostro aiuto, sia per l'assenza del Re, sia per i mali dei tempi sregolati, le sofferenze palesi che avevate sopportato, e i venti contrari che costringevano il Re tanto a lungo nelle sfortunate guerre irlandesi che tutti in Inghilterra lo reputavano morto - e da tale sciame di circostanze favorevoli traeste occasione per farvi subito indurre a prendere tutto il potere nelle vostre mani; dimenticaste il giuramento fatto a Doncaster; e, nutrito da noi, ci trattaste come il piccolo del cuculo, pulcino ingrato, tratta la passera; vi prendeste il nostro nido; cresceste col nostro cibo a una grossezza tale che neppure il nostro affetto osava farsi vedere per timore di essere trangugiato; ma con ala agile fummo costretti a prendere il volo verso la salvezza fuori dal vostro sguardo e raccogliere queste forze; per cui ci opponiamo con mezzi che voi stesso vi siete forgiato contro trattandoci malevolmente, minacciandoci nel contegno, e violando ogni giuramento e fiducia a noi promessa all'inizio della vostra ascesa.

 

RE
Queste cose, in effetti, le avete dichiarate, proclamate nei crocicchi, lette in chiesa, per addobbare l'abito della ribellione con qualche bel pretesto che attragga l'occhio dei voltagabbana volubili e dei poveri scontenti che spalancano la bocca e si grattano i gomiti alla notizia di ogni confuso rimescolamento. All'insurrezione non sono mai mancati tali colori labili per imbellettarsi né pezzenti imbronciati, affamati di un tempo di confusione e sconquasso generale.

PRINCIPE
In entrambi i vostri eserciti molte anime pagheranno caramente questo scontro, una volta iniziata la mischia. Dite a vostro nipote: il Principe di Galles s'unisce a tutto il mondo nel lodare Harry Percy. Sulla mia salvezza lo affermo, fatta eccezione per la presente impresa, non penso che gentiluomo più nobile, più attivo-valoroso, più valoroso- iovane, più ardito o coraggioso, sia oggi in vita per dar lustro a questa tarda età con grandi imprese. Per parte mia, lo confesso a mia vergogna, ho tradito i doveri d'un cavaliere; e così, sento, anch'egli mi giudica. Ma dirò questo davanti alla maestà di mio padre: accetto che egli abbia il vantaggio del suo nome glorioso e della sua fama, e, per risparmiare sangue a entrambe le parti, sono pronto a tentare la fortuna in un duello con lui.

RE
Sì, Principe di Galles, siamo pronti a questo rischio, sebbene infinite considerazioni vi militano contro. No, buon Worcester, no! Amiamo molto il nostro popolo, anche coloro che si sono traviati dietro vostro nipote; e se accetteranno l'offerta della nostra grazia, tanto lui che essi, e voi, sì, ogni uomo sarà di nuovo il mio amico, e io il suo. Dite così a vostro nipote, e fatemi sapere cosa vuol fare. Ma se non cederà, biasimo e correzione severa ci appartengono, e faranno il loro corso. Dunque andate. Non vogliamo ora essere scomodati da risposte. L'offerta è generosa; meditatela.


Esce Worcester con Vernon.

PRINCIPE
Non verrà accettata, ci scommetto la vita. Insieme, Douglas e Hotspur son convinti di spuntarla contro tutto un mondo in armi.

RE
Di qui, perciò, torni ogni capo ai suoi uomini; poiché, appena rispondono, li attaccheremo, e Dio ci aiuti come la nostra causa è giusta!


Escono.

Restano il Principe e Falstaff.

FALSTAFF
Hal, se mi vedi per terra nella battaglia e mi difendi piantandoti sopra me a gambe larghe, bene! Sarebbe un favore da amico.

PRINCIPE
Solo un colosso potrebbe farti un tal favore. Di' le tue preghiere, e addio.

FALSTAFF
Vorrei fosse l'ora di andare a letto, Hal, e tutto a posto.

PRINCIPE
Bah, devi pure una morte a Dio.

 

Esce.

FALSTAFF
Non è ancora maturato il debito, e mi dispiacerebbe pagarlo prima del tempo. Perché essere così frettoloso con lui che non mi viene a cercare? Be', non importa; l'onore mi sprona. Sì, ma che succede se l'onore mi spunta dalla lista mentre avanzo? Che fare in questo caso? Può l'onore riattaccare una gamba? No. O un braccio? No. O togliere il dolore di una ferita? No. L'onore non ha dunque alcuna abilità chirurgica? No. Cos'è l'onore? Una parola. Cos'è questa parola onore? Aria. Bella roba! Chi ce l'ha? Quello che è morto l'altrieri. Lo avverte? No. Lo ascolta? No. Allora è impercettibile? Sì, per i morti. Ma non vivrà forse coi vivi? No. Perché? La denigrazione non lo permette. Perciò non voglio averci a che fare. L'onore è solo uno stemma da funerale, e qui finisce il mio catechismo.

 

Esce.

 

 

 

atto quinto - scena seconda

 

Entrano Worcester e Sir Richard Vernon.

WORCESTER
O no, Sir Richard, mio nipote non deve conoscere l'offerta generosa e amichevole del Re.

VERNON
Meglio sarebbe di sì.

WORCESTER
Significherebbe la nostra rovina. Non è possibile, non può essere che il Re mantenga la promessa del suo favore. Ci sospetterà sempre e troverà un momento per punire questa offesa in altri errori. Il sospetto avrà mille occhi per tutta la nostra vita, poiché al tradimento si presta fede come alla volpe, che, per quanto mansueta, coccolata e rinchiusa, conserva il selvatico della sua razza. Qualunque sia il nostro aspetto, allegro o triste, esso verrà preso in mala parte, e ci nutriremo come buoi alla greppia tanto meglio trattati quanto più prossimi a morire. La trasgressione di mio nipote potrà essere dimenticata, ha la scusante della gioventù e del sangue caldo, e un soprannome che di per sé è un privilegio: Hotspur cervello di lepre, servo di ogni bizza. Tutte le sue offese ricadono sul mio capo e quello di suo padre. L'abbiamo incoraggiato; e poiché la sua colpa deriva da noi, noi, fonte di tutto, pagheremo per tutto. Pertanto, buon cugino, fate che Harry non sappia, per nessuna ragione, dell'offerta del Re.

Entrano Hotspur e Douglas.

VERNON
Dite ciò che volete, io vi asseconderò. Ecco vostro nipote.

HOTSPUR
Lo zio è tornato. Lasciate libero Lord Westmoreland. Zio, che notizie?

WORCESTER
Il Re ti darà battaglia subito.

DOUGLAS
Sfidalo per bocca di Lord Westmoreland.

HOTSPUR
Lord Douglas, va' tu a dirglielo.

DOUGLAS
Perdio, lo farò, e molto volentieri.

 

Esce.

WORCESTER
Non vi è segno di perdono nel Re.

HOTSPUR
Non l'avrete mica chiesto? Dio ne scampi!

WORCESTER
Gli ho detto gentilmente delle nostre lagnanze, del suo voto infranto... Sai come l'ha scusato? Spergiurando di non essere uno spergiuro. Ci chiama ribelli, traditori, e dice che vuole purgarci con armi altezzose di questi nomi odiosi.

Entra Douglas.

DOUGLAS
Alle armi, signori, alle armi! Ho gettato una sfida audace in faccia a re Enrico, e Westmoreland, l'ostaggio, l'ha portata, perciò non possono che esserci addosso in breve.

WORCESTER
Il Principe di Galles si fece davanti al Re e, nipote, ti ha sfidato a un duello a due.

HOTSPUR
Quanto vorrei che la lite fosse affidata a noi, e che nessuno avesse ad ansimare oggi tranne io e Harry Monmouth! Ma ditemi, ditemi, come lanciò la sfida? Lo fece in modo sprezzante?

VERNON
No, per l'anima mia. Mai nella vita ho udito pronunciare una sfida con maggior modestia, a meno che un fratello incitasse il fratello all'esercizio nobile e alla prova delle armi. Egli vi diede tutti i meriti che può avere un uomo, abbellì le vostre lodi con lingua principesca, espose le vostre glorie come una cronaca, facendovi pur sempre migliore della sua lode, sminuendo ogni suo encomio a vostro paragone, e poi, tratto degno davvero di un principe, parlò male, arrossendo, di se stesso, e biasimò la sua gioventù scapestrata con tanta grazia come se fosse padrone di due facoltà a un tempo, quella di insegnare e quella di apprendere. Qui si fermò, ma voglio dire a tutti che se sopravvive all'inimicizia di quest'oggi, l'Inghilterra non ha mai posseduto una simile speranza, tanto fraintesa per la sua leggerezza.

HOTSPUR
Cugino, penso tu ti sia innamorato delle sue follie. Mai ho udito di un principe così dissoluto e licenzioso. Ma sia come sia, ormai prima di notte lo abbraccerò con un braccio di soldato, tanto che si schermirà dal mio affetto. Armi, armi presto! E compagni, soldati, amici, pensate voi quello che avete da fare, meglio di quanto io, che non ho il dono della lingua, possa accendervi il sangue con l'oratoria.

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Signore, una lettera per voi.

HOTSPUR
Ora non posso leggerla. Signori, il tempo della vita è breve! Questa brevità, vilmente sprecata, sarebbe troppo lunga anche se la vita cavalcasse in punta alla lancetta finendo sempre al compiersi dell'ora. Se viviamo, viviamo per calpestare dei re; se moriamo, 'bella morte quando principi con noi muoiono!' Quanto alle nostre coscienze, le armi sono buone se l'intento di chi le porta è giusto.

Entra un altro messaggero.

MESSAGGERO
Signore, preparatevi. Il Re sopraggiunge.

HOTSPUR
Gli sono grato che mi tappa la bocca, non mi piace parlare. Solo questo; ognuno faccia il suo meglio. Ecco che sfodero una spada il cui filo voglio macchiare col miglior sangue che posso trovare nella ventura di questo giorno arduo. Ordunque, Espérance! Percy! All'attacco! Squillino i nobili strumenti della guerra, e a questa musica abbracciamoci tutti; poiché, quanto è vero il cielo, alcuni di noi non torneranno un'altra volta ad abbracciarsi.


Si abbracciano.

Le trombe squillano.

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena terza

 

Entra il Re con le sue forze.

Segnale di avanzare alla battaglia.

Escono.

Poi entrano Douglas e Sir Walter Blunt.


BLUNT
Chi sei tu, che in battaglia mi contrasti così? Che onore cerchi dalla mia testa?

DOUGLAS
Sappi che il mio nome è Douglas, e io così ti cerco nella mischia perché alcuni mi dicono sei un re.

BLUNT
Dicono il vero.

DOUGLAS
Il Signore di Stafford oggi ha pagato caro la somiglianza a te, poiché in vece tua, re Harry, questa spada ha finito lui. Così farò con te, a meno che tu non ti arrenda prigioniero.

BLUNT
Non sono nato per arrendermi, orgoglioso scozzese; troverai in me un re che vendicherà la morte di Lord Stafford.

Combattono.

Douglas uccide Blunt.

Poi entra Hotspur.

HOTSPUR
Douglas, se a Holmedon ti fossi battuto così, non avrei mai trionfato sugli scozzesi.

DOUGLAS
È finita, abbiamo vinto. Qui giace morto il Re.

HOTSPUR
Dove?

DOUGLAS
Qui.

HOTSPUR
Questo, Douglas? No, conosco bene questa faccia. Era un nobile cavaliere, il suo nome era Blunt; vestito in modo simile al Re stesso.

DOUGLAS
Uno sciocco vada con l'anima tua, dovunque vada! Il titolo non tuo l'hai pagato troppo caro: perché mi hai detto che tu eri un re?

HOTSPUR
Il Re ha messo in giro molti con la sua cotta.

DOUGLAS
Orbene, per questa spada, ucciderò tutte le sue cotte; farò fuori tutto il suo guardaroba, pezzo per pezzo, finché troverò il Re.

HOTSPUR
Andiamo, forza! I nostri soldati combattono bene per la vittoria.

 

Escono.
Allarme.

Entra Falstaff, solo.

FALSTAFF
A Londra riuscivo a farla franca col conto, ma qui le cose si mettono male. I conti si segnano solo sulle zucche. Piano! Chi sei? Sir Walter Blunt. Ah, ecco l'onore! Qui di vanità non ce n'è proprio! Sono accaldato come il piombo fuso, e pesante altrettanto. Dio tenga il piombo fuori di me; mi basta il peso delle mie trippe. Ho condotto i miei pezzenti dove gli hanno fatto la festa. Non ce ne sono tre vivi dei miei centocinquanta, e quei tre son destinati alle porte della città, a mendicare il resto della vita. Ma chi è che arriva?

Entra il Principe.

PRINCIPE
Come, te ne stai qui a far niente? Prestami la spada. Molti nobili sono stesi rigidi e freddi sotto gli zoccoli di nemici insolenti, la cui morte è ancora invendicata. Ti prego, prestami la tua spada.

FALSTAFF
O Hal, lasciami per favore riprendere fiato un attimo. Il turco Gregorio non ha mai compiuto azioni guerresche feroci quanto le mie di quest'oggi. Ho sistemato Percy: l'ho messo al sicuro.

PRINCIPE
Vivo e sicuro di ucciderti, vuoi dire. Ti prego, dammi la tua spada.

FALSTAFF
No, perdio, Hal, se Percy è vivo la spada non te la do; ma prenditi la mia pistola, se vuoi.

PRINCIPE
Dammela. Ma come, è nella fondina?

FALSTAFF
Sì, Hal, brucia, brucia. C'è dentro quanto basta a far girare la testa a tutta una città.

Il Principe la tira fuori e scopre che è una bottiglia di vin secco.

PRINCIPE
Ti pare il momento di scherzare e gingillarsi?

Gli butta contro la bottiglia.

Esce.

FALSTAFF
Be', se Percy è vivo, lo per...foro. Se viene sulla mia strada, appunto; se non ci viene, allora se mi metto di mia volontà sulla sua, mi faccia pure arrosto. Non mi piace l'onore ghignante che si è procacciato Sir Walter. Preferisco la vita, e se riesco a salvarla, bene; in caso contrario, l'onore verrà da sé senza che io lo cerchi, e non se ne parla più.

 

Esce.

 

 

 

atto quinto - scena quarta

 

Battaglia. Soldati.

Entrano il Re, il Principe, Lord John di Lancaster, il Conte di Westmoreland.

RE
Ti prego, Harry, ritirati; sanguini troppo. Lord John di Lancaster, va' tu con lui.

JOHN
Non io, signore, se non sanguino anch'io.

PRINCIPE
Vostra maestà, vi chiedo di andare avanti, ché la vostra ritirata non confonda gli amici.

RE
Farò così. Lord Westmoreland, conducetelo alla sua tenda.

WESTMORELAND
Venite, signore, vi condurrò alla vostra tenda.

PRINCIPE
Condurmi, signore? Non mi serve il vostro aiuto; e Dio non voglia che un lieve graffio allontani il Principe di Galles da una battaglia come questa, dove la nobiltà giace calpestata nel fango, e armi ribelli trionfano nel massacro!

JOHN
Troppo indugiamo. Venite, cugino Westmoreland, il nostro dovere è da questa parte. In nome di Dio, venite.


Escono il Principe John e Westmoreland.

PRINCIPE
Perdio, mi hai ingannato, Lancaster! Non ti sapevo padrone di un tale spirito. Prima, ti amavo come un fratello, John; ora ti considero come la mia anima.

RE
L'ho visto minacciare Percy in punta di spada con un portamento più vigoroso di quanto mi aspettassi da un guerriero tanto in erba.

PRINCIPE
Ah, questo ragazzo presta coraggio a tutti!

 

Esce.
Entra Douglas.

DOUGLAS
Un altro re? Crescono come le teste dell'Idra. Io sono Douglas, fatale a tutti quelli che indossano queste insegne. Chi sei tu che contraffai la persona di un re?

RE
Il Re stesso, Douglas, cui piange il cuore che tante sue ombre tu abbia incontrato, e non il vero Re. Ho due ragazzi che cercano Percy e te per tutto il campo; ma, visto che la fortuna ti porta a me, ti metterò alla prova. Dunque difenditi.

DOUGLAS
Temo che sei un'altra imitazione; eppure giuro che ti porti come un re.
Ma, chiunque tu sia, so che sei mia preda e così ti vinco.

Combattono.

Il Re è in pericolo, quando entra il Principe di Galles.

PRINCIPE
Alza la testa, vile scozzese, se no forse non l'alzerai mai più. Gli spiriti dei valorosi Shirley, Stafford, Blunt sono nelle mie braccia. È il Principe di Galles che ti minaccia, e che mai promise senza mantenere.


Combattono.

Douglas fugge.
 

Rinfrancatevi, signore. Come sta vostra grazia? Sir Nicholas Gawsey ha chiesto soccorso, e anche Clifton. Vado da Clifton subito.

RE
Fermati e respira un attimo. Hai riscattato il buon nome che avevi perso, e mostrato di avere cara la mia vita, portandomi questo bel soccorso.

 

PRINCIPE
Dio! mi ha fatto troppo torto chi vi ha detto che vi desideravo morto. Se così fosse, avrei potuto lasciar stare la mano trionfante di Douglas su voi alzata, che avrebbe operato la vostra morte con la rapidità di tutte le pozioni velenose del mondo, e risparmiato una fatica traditrice a vostro figlio.

RE
Raggiungi Clifton; io andrò da Sir Nicholas Gawsey.

 

Esce.
Entra Hotspur.

HOTSPUR
Se non erro, tu sei Harry Monmouth.

PRINCIPE
Parli come se io volessi negare il mio nome.

HOTSPUR
Il mio è Harry Percy.

PRINCIPE
Bene, allora vedo un ribelle assai valoroso di quel nome. Sono il Principe di Galles, e non pensare, Percy, di spartire ancora con me la gloria. Due stelle non si muovono in una stessa sfera, un'Inghilterra non sopporta un doppio regno di Harry Percy e del Principe di Galles.

HOTSPUR
Né lo farà, poiché, Harry, è venuta l'ora di finire uno di noi due; e Dio volesse che la tua fama di guerriero fosse grande come la mia!

PRINCIPE
La ingrandirò prima di lasciarti, e tutti gli onori fioriti sul tuo elmo li coglierò per farmene una ghirlanda.

HOTSPUR
Non posso più sopportare le tue vanterie.

Combattono.

Entra Falstaff.

FALSTAFF
Ben fatto, Hal! Sotto, Hal! No, stavolta non è un gioco da ragazzi, te lo dico io.

Entra Douglas.

Combatte con Falstaff, che cade come morto.

Esce Douglas.

Il Principe uccide Percy.

HOTSPUR
O Harry, tu mi hai rubato la gioventù! Sopporto meglio di perdere la vita fragile che i titoli d'orgoglio che mi hai strappato. Feriscono i miei pensieri più che la tua spada il corpo. Ma i pensieri schiavi della vita, e la vita zimbello del tempo, e il tempo che presiede a tutto il mondo, devono avere fine. Ah, potrei profetare, non fosse che la mano terrea e fredda della morte mi pesa sulla lingua. No, Percy, tu sei polvere, e cibo per... (Muore.)

PRINCIPE
Per vermi, nobile Percy. Gran cuore, addio. Ambizione mal tessuta, quanto sei rimpicciolita! Quando questo corpo conteneva uno spirito un regno era per esso spazio troppo piccolo; ma ora due passi della più vile terra sono ampi abbastanza. La terra che ti regge morto non regge vivo un più valoroso gentiluomo. Se ancora  i accorgessi delle cortesie non esprimerei un'ammirazione così sentita. Ma le mie piume celino il tuo volto lacero; e, come da parte tua, mi dirò grazie per aver compiuto questo gesto di amicizia. Addio, e porta le tue lodi con te in cielo. La tua ignominia dorma con te nella tomba, ma non sia ricordata nel tuo epitaffio.

 

Vede Falstaff per terra.
 

Come, vecchia conoscenza? Tutta questa carne non poteva trattenere un po' di vita? Povero Jack, addio! Avrei meglio perduto un migliore uomo. Ah, molto mi peserebbe la tua mancanza se molto fossi sedotto dalla vanità. La morte non ha colto quest'oggi un cervo così grosso, anche se molti più eletti, nello scontro sanguinoso. Appena è possibile ti farò imbalsamare; fino allora nel sangue col nobile Percy puoi restare.

 

Esce.
Falstaff si alza.

FALSTAFF
Imbalsamare? Se mi fai sbudellare oggi, ti autorizzo a salarmi e anche mangiarmi domani. Sangue di Cristo, era proprio ora di fingere, se no quell'ossesso d'uno scozzese fulminante mi avrebbe davvero fatto pagare lo scotto una volta per sempre. Fingere? Che dico? Non sono uno che finge. Morire è fingere, perché significa far finta di essere un uomo senza la vita di un uomo; ma fingere di morire quando così si riesce a sopravvivere, non è fingere, ma l'immagine vera e perfetta della vita. La miglior parte del valore sta nella discrezione, e con questa miglior parte mi sono salvato la vita. Sangue di Dio, ho paura di questa polvere da sparo di Percy, anche da morto. E se lui pure fingesse, e si alzasse? Perdio, ho paura che si dimostrerebbe, dei due, l'imitazione migliore. Perciò voglio essere proprio al sicuro, sì, e giurerò di averlo ucciso io. Perché non potrebbe essersi rialzato come ho fatto io? Per smentirmi ci vogliono degli occhi, e nessuno mi vede. Perciò, canaglia (lo trafigge), con una nuova ferita nella coscia, vieni con me.

Prende Hotspur in spalla.

Entrano il Principe e John di Lancaster.

PRINCIPE
Vieni, fratello John; con grande ardimento hai immerso nella carne la tua spada vergine.

JOHN
Ma, aspetta! Che vedo? Non mi avevi detto che questo grassone era morto?

PRINCIPE
Certo. L'ho visto morto, senza respiro e sanguinante sul terreno. Di', sei vivo, o un'allucinazione che ci inganna la vista? Ti prego di parlare. Non ci fidiamo degli occhi senza le orecchie. Non sei colui che sembri.

FALSTAFF
Ah no, questo è certo. Non sono un doppione, ma se non sono Jack Falstaff, allora sono proprio un Jack. Ecco qui Percy. Se vostro padre mi farà qualche onore, bene; se no, a uccidere il prossimo Percy ci pensi lui. Mi aspetto di diventare o conte o duca, ve lo assicuro.

PRINCIPE
Ma come, Percy l'ho ucciso io stesso, e te ti ho visto morto!

FALSTAFF
Ah sì? Dio mio, Dio mio, quanto è menzognero il mondo. D'accordo che ero giù, e sfiatato, e lui pure; ma ci siamo alzati tutti e due nello stesso momento e abbiamo combattuto un'ora buona secondo l'orologio di Shrewsbury. Se mi credete, bene; se no, il torto ricada sul capo di coloro che dovrebbero rimeritare il valore. Giuro sulla mia vita che gli ho dato questa ferita nella coscia. Se l'uomo fosse vivo e lo negasse, sangue di Dio!, gli farei mangiare un pezzo della mia spada.

JOHN
Questa è la storia più strana che io abbia mai udito.

PRINCIPE
E questo è il tipo più strano, fratello John. Suvvia, porta nobilmente il tuo bagaglio in schiena. Per parte mia, se una bugia può farti onore, la indorerò con le mie più belle parole.


Suona la ritirata.
 

La tromba suona la ritirata; la vittoria è nostra. Vieni, fratello, andiamo nel punto più alto del campo, per vedere quali amici sono vivi, quali morti.


Escono il Principe Henry e il Principe John.

FALSTAFF
Li seguirò, come si dice, per il compenso. Chi compensa me, Dio compensi lui. Se divento grande, divento più piccolo; infatti mi purgherò, lascerò il vino, e vivrò onestamente, come dovrebbe un nobile.


Esce, portando il cadavere.

 

 

 

atto quinto - scena quinta

 

Suonano le trombe.

Entrano il Re, il Principe di Galles, Lord John di Lancaster, il Conte di Westmoreland, con Worcester e Vernon prigionieri.


RE
Così la ribellione fu sempre rintuzzata. Malvagio Worcester, non abbiamo forse offerto perdono, e legami di affetto a tutti voi? E queste offerte non le hai volute rovesciare, abusando della fiducia di tuo nipote? Tre cavalieri dei nostri, uccisi oggi, un nobile conte, e molti altri ancora, sarebbero vivi a quest'ora, se tu da cristiano avessi portato fra i due eserciti in modo leale un messaggio veritiero.

WORCESTER
Ho fatto ciò che dettava la mia sicurezza, e accolgo rassegnato la mia sorte poiché è tale che non la posso evitare.

RE
Portate Worcester alla morte, e con lui Vernon; per gli altri colpevoli vedremo in seguito.


Escono Worcester e Vernon, sotto scorta.


Che notizie dal campo?

PRINCIPE
Lord Douglas, il nobile scozzese, quando vide l'esito della battaglia farsi a lui contrario, il nobile Percy ucciso, e tutti i suoi in fuga per paura, fuggì con gli altri; e cadde da una collina, ferendosi tanto che gli inseguitori lo presero. Nella mia tenda è Douglas, e prego vostra grazia che io possa disporne.

RE
Con tutto il cuore.

PRINCIPE
Allora, fratello John di Lancaster, a te l'onore di essere generoso. Vai da Douglas e lascialo andare come vuole, libero senza riscatto. Il valore che ha mostrato oggi a nostro danno ci ha insegnato ad apprezzare azioni tanto alte anche se compiute dai nostri avversari.

JOHN
Sono grato a vostra grazia per quest'alta cortesia, di cui subito sarò tramite.

RE
Non resta dunque che dividere le nostre forze. Tu, figlio John, e voi, cugino Westmoreland, vi dirigerete a tappe forzate verso York per attaccare Northumberland e il prelato Scroop, che, come apprendiamo, sono intenti alle armi. Io stesso e tu, figlio Harry, andremo verso il Galles, per combattere Glendower e il Conte di March. La ribellione in questa terra perderà il suo potere se subisce lo scacco di un altro giorno come questo; e poiché questa impresa è felicemente conclusa, non fermiamoci prima di esserci ripresi tutto.

 

Escono.

 

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