William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

 

Il mercante di Venezia

(“The Merchant of Venice” 1594 - 1597)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

Introduzione

 

          Scontro etico, sociale e culturale. Conflitto fra amicizia e amore. Potere del denaro. Lealtà e giustizia. Questi i temi portanti del Mercante di Venezia. Ancora una volta Shakespeare riesce a scavalcare il limite temporale e a fornirci materia per riflettere su di noi e sul nostro presente.

Venezia è un mercato frenetico, colmo di grida e attività, dove le vele delle navi biancheggiano in alto, raccolte dalle sartie. Belmonte è un’isola assolata della vicina Dalmazia, sovrastata da un impalpabile velo bianco e azzurro, un tendalino spiegato a proteggere dal sole, in un onda di musiche sognanti. Due universi destinati ad incontrarsi: uno maschile, indaffarato a costruire ed alimentare un impero finanziario, e uno femminile, tutto volto al desiderio di inventare alternative di piacere al mondo del dovere.

Mentre lo squattrinato Bassanio, ancora agitato da umori adolescenziali, trascina l’amico Antonio lungo una strada che potrebbe portarlo alla rovina, la bella Porzia aspetta invano qualcuno che la liberi dal voto paterno e che ne faccia una donna a tutti gli effetti. Il loro incontro determina l’inevitabile contaminazione di quei due mondi. L’amore e la generosità di Porzia dovranno superare con l’intelligenza e con l’arma gentile del perdono il tradimento che l’amante compirà ai suoi danni per favorire l’amico Antonio, che proprio lei riuscirà a salvare.
Diverso è l’esito della partita fra l’Ebreo e il Mercante cristiano. Una libbra di carne umana è l’immagine che segna la vicenda e disegna un ponte tra la carne e il suo simbolo, l’oro. Quando si traffica col denaro si dimentica che si sta toccando la carne degli uomini, i loro corpi e i loro destini. Anche amori, affetti, passioni in questa storia si traducono in denaro, in oro, in gioielli. E da ciò deriva il tono tragicomico dell’opera. A Venezia è la classe dei mercanti ad essere “principesca” e il commercio è la loro zona di eccellenza; l’aristocrazia si occupa di tutelare quella classe con leggi che ne difendano gli affari e arricchiscano la città. La Repubblica si dimostra perciò tollerante con gli stranieri, ed offre ospitalità al mondo eterogeneo dell’epoca.

Venezia ieri, come New York, Londra, Parigi oggi. Ma quando uno straniero tocca i privilegi di un mercante anche rispettando la legge e portandola alle sue estreme, paradossali conseguenze, allora la legge vorrebbe flettersi alla necessità di salvare il Mercante. La giustizia cristiana e cattolica si accanisce sulla libbra di carne, cerca con tutti i mezzi di riportarla al suo significato simbolico, di trasformarla in denaro. Ma fallisce. L’etica inflessibile dell’Ebreo Shylock, che non conosce mediazione né perdono, punta il dito sulla parzialità della legge veneziana che risulta troppo elastica nelle sue sentenze e assai poco affidabile. Il diritto e la clemenza si mostrano insufficienti a placarlo. A trovare la soluzione è una donna, che comprende di poter vincere sulle ragioni legittime dell’ebreo proprio “usando” con determinazione e senza deroghe la legge stessa, applicandola alla lettera. L’uscita di scena dell’ebreo segna così l’inizio della moderna, proteiforme legalità. Shylock se ne va sconfitto e solo. In silenzio torna alla sua condizione di “ibril”, colui che vive al di là del fiume, l’Altro in tutte le sue accezioni: lo straniero.

 


 

da Venezia.net
 

Il Mercante di Venezia, è forse una delle creazioni più discusse e controverse di Shakespeare a causa della quale venne da molti tacciato di antisemismo. Ad una prima lettura, infatti, il protagonista della storia, l’ebreo Shylock può sembrare soltanto un malvagio, colui che concepisce la perversa idea di prestare denaro a un cristiano prendendo come pegno una libbra di carne e che esige ciò che gli è dovuto con implacabile e disumana durezza. Già una seconda lettura permette di comprendere come Shakespeare non si muovesse affatto all’interno dei consueti stereotipi antisemiti, perché l’attitudine crudele di Shylock è spiegata con i torti che egli ha subito e che hanno indurito il suo cuore, ed anzi si può dire che la parte finale dell’opera contenga una vera e propria filippica contro le crudeltà di cui il mondo cristiano si è reso colpevole nei confronti degli ebrei. E non a caso proprio Venezia viene utilizzata come teatro della vicenda. Venezia è la- città dei mercanti, simbolo di un mondo concreto basato sul potere a sul commercio, e proprio qui è stata coniata la parola Ghetto, perché è qui che venne eretto il più antico Ghetto della storia. Difatti la città fin dai tempi antichi concesse agli ebrei di svolgere tranquillamente alcune professioni come l’usuraio (in quale città dove circoli molto denaro non sono indispensabili i prestiti e per far girare meglio gli affari?) e il medico, e quindi tollerò la loro presenza anche se ad una certa ora della sera venivano poi rinchiusi con un enorme lucchetto nella zona dove risiedevano, sede di un’antica fonderia di acciaio, il “getto” per l’appunto, da cui la parola ghetto.
Lo straordinario intreccio del patto 'sanguinario' tra I'usuraio ebreo Shylock, che nella più recente versione cinematografica è impersonificato da uno straordinario Al Pacino, animato da una sete inestinguibile di vendetta dovuta agli affronti subiti per la sua avidità e 'diversità', ed il mercante cristiano Antonio, Jeremy Irons, uomo 'nuovo' di una società borghese ed affaristica, intriso di nobili sentimenti ma afflitto da una inesauribile malinconia esistenziale e forse chissà da un segreto amore per Bassanio, Joseph Fiennes, si svolge a Venezia, mentre è a Belmonte, rappresentazione di un universo mitico, sprofondato in un clima da romanzo cavalleresco tra fiaba e realtà, che si sviluppa la vicenda delle nozze di Porzia, maga-regina a metà tra una languida Ginevra a una crudele Turandot, legata dalla volontà del padre a sposare il 'cavaliere' che supererà la prova dei tre scrigni. Solo il nobiluomo che sceglierà lo scrigno giusto, tra uno d’oro, uno d’argento e uno di piombo potrà sposare la bella Porzia. Anello di congiunzione tra questi due universi opposti destinati ad incontrarsi e a deflagrare, è Bassanio, gentiluomo squattrinato, che è al tempo stesso causa dell'infido contratto che lega la carne di Antonio all'inveterato odio di Shylock e sposo 'predestinato' di Porzia: userà il suo spropositato e ambiguo ascendente su Antonio per farsi prestare il denaro indispensabile per apparire un nobile principe e poter così aspirare alla mano di Porzia. Su queste due 'trame' principali, si innestano le storie parallele, quella di Jessica, figlia di Shylock, che scappa dalla casa del padre, rinnegandolo e derubandolo, con l'amante cristiano Lorenzo; quella di Lancillotto Gobbo, servo deforme ed impiccione che non esita a barattare la 'ricchezza' del vecchio padrone ebreo con la 'grazia' del nuovo signore cristiano Antonio; quella del gaudente a sfaccendato Graziano che, giunto con l'amico a Belmonte, sposerà l'ancella Nerissa, ribaltando in tono scherzoso il romanticismo simbolico dell'unione tra Porzia e Bassanio.
Evitando quindi di fermarsi alle apparenze etichettando superficialmente l’opera come antisemita, non si può non rimanere profondamente affascinati dal 'Mercante' proprio per la sua profonda ambiguità, il delicatissimo equilibrio di capolavoro in bilico tra intolleranza a razzismo, senso dell'etica a denuncia delle false apparenze. Dopo un approfondita lettura risulta essere un testo difficile e misterioso, che costringe a un'avventura sincera e senza possibilità di fuga e ci mette di fronte alla complessa contraddittorietà dell'umano, alla sua incapacità di costruire un mondo adeguato ai suoi struggenti desideri. II mondo concreto di Venezia si contrappone al mondo mitico di Belmonte, ma i problemi degli uomini a delle donne che li abitano sono gli stessi: la malinconia d'amore, il valore del denaro che non basta a riempire la vita, il dilemma della scelta del proprio destino, la ricerca disperante di un equilibrio impossibile e di un'indefinibile felicità. Sia la ricca Venezia che la sognante Belmonte diventano trappole con percorsi obbligati che, nonostante l'apparente lieto fine, sono disseminati di presagi verso un inevitabile crollo.
E via via che gli universi paralleli si intrecciano, rivelandosi l'uno specchio dell'altro - pur nello scontro di climi e atmosfere divergenti -, ogni certezza presunta comincia ad incrinarsi e a creare un’altra possibile realtà, mentre davanti ai nostri occhi si svela il carattere doppio o sfuggente di quasi tutti i personaggi. Gli "eroi" rivelano le proprie debolezze e i "malvagi" sanno spiegare le ragioni dell'odio, che sempre nasce da violenze reciproche, a turno inflitte e subite. Tutti – giovani innamorati e nobili gaudenti, mercanti cristiani e usurai ebrei, belle ereditiere e servi deformi – si preoccupano della propria sopravvivenza e della propria felicità, difendendo con feroce determinazione il proprio ideale di vita come l’unico possibile, calpestando la tolleranza e confidando ciecamente nel potere del denaro.
Shakespeare ci regala, anche in quest'opera, un formidabile affresco della natura umana e il mondo che ci sembra così equilibrato, chiaramente diviso in buoni a malvagi, colpevoli e innocenti, eletti e reietti, mostra le sue crepe e si rivela fragile, precario e relativo. Si pensa di aver compreso ma ci si accorge che la verità può essere un'altra. E' chiaro perché Shakespeare apra la sua opera con la meravigliosa battuta di Antonio "...questa malinconia mi confonde... e non so più chi sono": allora come oggi, ci sfugge la radice più profonda della felicità, distratti come siamo a preoccuparci di una sopravvivenza che vorremmo eterna, e ci troviamo a combattere con gli inferni di guerra, sopraffazione e vuoto che noi stessi abbiamo creato. Solo rinunciando alla tentazione di fermare la vita con l'acquisizione di labili certezze, si riesce ad abbracciare il senso profondo dell'opera: una grande tenerezza per la feroce ma anche disarmata lotta per l'esistenza che accomuna tutti, questa sì, al di là di ogni razza, censo o dote di natura, a dunque la profonda necessità della tolleranza e del rispetto reciproci che pure tutti i personaggi della vicenda sembrano ostinatamente voler rifiutare.

 

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Riassunto

 

Venezia, XVII secolo. Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte. Per corteggiare degnamente Porzia, chiede al suo carissimo amico Antonio 3.000 ducati in prestito. Antonio, pur essendo affezionatissimo a Bassanio, non può prestargli il denaro poichè le sue sostanze sono interamente investite nei suoi traffici marittimi, tuttavia garantirà per lui presso Shylock, ricco usuraio ebreo. Shylock è disprezzato dai cristiani e a sua volta non li sopporta, soprattutto Antonio, che presta denaro gratuitamente facendo abbassare il tasso dell'interesse nella città e che lo umilia coi suoi insulti. Nonostante ciò, Shylock accorda il prestito a Bassanio con Antonio come garante. L'ebreo però in caso di mancato pagamento vuole una libbra della carne di Antonio. Bassanio cerca di far desistere il mercante di Venezia dal fargli da garante, ma egli è sicuro di poter saldare il debito, dato che tre navi sono in viaggio per riportare a Venezia ricchezze tre volte più grandi. Il tempo concesso per il saldo del prestito è di tre mesi, mentre le navi arriveranno tra due. Bassanio si reca a Belmonte; i pretendenti di Porzia però, secondo la volontà del suo defunto padre, per ottenere la sua mano devono scegliere quello giusto tra tre scrigni contrassegnati da un indovinello. Bassanio ci riesce. Intanto la sfortuna si accanisce su Shylock: sua figlia Jessica infatti fugge di casa sposando un cristiano di nome Lorenzo, amico di Antonio e Bassanio. La ragazza è fuggita portando con sé 2000 ducati e soprattutto lo scrigno contenente l’anello donato a Shylock dalla defunta moglie. L'unica consolazione di Shylock deriva dalla pari sfortuna di Antonio: infatti le sue tre navi sono naufragate e capisce che non potrà saldare il debito.

Shylock porta Antonio di fronte al Doge e alla corte e chiede di far valere i suoi diritti. Nonostante la crudeltà della proposta, il Doge non può rifiutare di applicare la legge perché il caso creerebbe un precedente dannoso per lo stato. Bassanio e Graziano partono immediatamente in aiuto di Antonio. Ma le mogli Porzia e Nerissa donano loro un anello e fanno promettere loro di non separarsene mai. È proprio Porzia che, travestita da avvocato, salverà Antonio. Una volta giunta in tribunale, Porzia, sotto le spoglie di Baldassare, invita Shylock ad accettare i seimila ducati offertigli da Bassanio ed essere misericordioso. Poi, finge di essere d’accordo con lui citando l’Editto degli Stranieri, e gli comunica che se avesse versato una sola goccia di sangue cristiano i suoi beni sarebbero stati divisi tra Antonio e lo stato, e condannato a morte. Antonio propone anziché la morte, la conversione di Shylock al cristianesimo. Ma, in queste condizioni, senza più le sue proprietà, né la sua religione, Shylock preferirebbe morire e rinuncia ai suoi propositi. Baldassare chiede a Bassanio, come ricompensa per aver salvato l'amico, solo il suo anello e l'uomo finisce con il cederglielo e lo stesso fa Graziano con il suo scrivano. Quando tutti i cristiani giungono a Belmonte, Porzia e Nerissa chiedono ai mariti gli anelli, ma entrambi non li hanno più. Quindi le due donne fanno credere di aver trascorso una notte con i nuovi possessori dell’anello per riaverli, prima di rivelar loro che l’avvocato e il suo assistente erano in realtà elle stesse.  Antonio fa di nuovo da garante per Bassanio che giura di non separarsi mai più dall’anello. Le proprietà di Shylock saranno donate a Jessica alla morte del padre. Nel frattempo si viene a sapere che tre delle navi di Antonio sono tornate sane e salve in porto.

 

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Il mercante di Venezia

(“The Merchant of Venice” 1594 - 1597)

 

 

Personaggi

 

IL DOGE DI VENEZIA

IL PRINCIPE DEL MAROCCO pretendente di Porzia

IL PRINCIPE DI ARAGONA pretendente di Porzia

ANTONIO, un mercante di Venezia

BASSANIO, suo amico, pretendente di Porzia

PORZIA, la Signora di Belmonte

SHYLOCK, un ebreo di Venezia

GRAZIANO amico di Antonio e Bassanio

SALERIO amico di Antonio e Bassanio

SOLANIO amico di Antonio e Bassanio

LORENZO, innamorato di Gessica

NERISSA, ancella di Porzia

GESSICA, figlia di Shylock

TUBAL, un ebreo di Venezia, amico di Shylock

LEONARDO, servo di Bassanio

BALDASSARRE servo di Porzia

STEFANO servo di Porzia

LANCILLOTTO GOBBO, servo di Shylock

VECCHIO GOBBO, padre di Lancillotto

 

I Magnifici di Venezia, magistrati del tribunale, un carceriere, servi e altre persone al seguito.

 

 

atto primo - scena PRIMA

 

Entrano Antonio, Salerio e Solanio.

ANTONIO
In verità non so perché sono così triste; mi stanca e voi dite che vi stanca; ma come l'abbia presa, dove l'ho trovata, o me la sono procurata, di che sostanza è fatta, da dove è nata devo capirlo; e così ottuso mi rende la tristezza che faccio fatica a conoscere me stesso.

SALERIO
La tua mente si agita sull'oceano, là dove le tue ragusee con vele maestose, come signori e ricchi borghesi dei flutti, oppure carri trionfali del mare, guardano dall'alto i piccoli trafficanti che si piegano a loro, fanno reverenza, mentre esse volan loro accanto con ali intessute.

SOLANIO
Credimi, se io avessi tali imprese per via, i miei sentimenti seguirebbero in gran parte le mie speranze lontane. Starei sempre a strappar l'erba per sapere dove tira il vento, a scrutare sulle mappe porti, moli e ancoraggi; e qualsiasi oggetto potesse farmi temere una disgrazia per le mie imprese, senza dubbio mi farebbe triste.


SALERIO
Un soffio per raffreddare il brodo mi darebbe brividi di febbre al pensiero di qual danno potrebbe fare in mare un vento troppo forte. Non potrei guardare scorrere la clessidra senza pensare a bassifondi e a secche e vedere il mio ricco galeone, incagliato nella sabbia,abbassar l'alta coffa più giù delle sue coste per baciare il suo sepolcro. Andando in chiesa  e vedendo il sacro edificio di pietra, non penserei d'un tratto ai pericolosi scogli che, solo a toccare sul fianco il mio gentile vascello, ne spargerebbero tutte le spezie sui flutti vestendo delle mie sete le acque ruggenti? In una parola, solo ora, valeva tanto e, ora, non vale niente? Posso avere capacità di pensiero per pensarlo e non riuscire a pensare che, se una tal cosa accadesse, mi farebbe triste? Ma non mi dire nulla, io so che Antonio è triste perché pensa alle sue mercanzie.

ANTONIO
No, credimi; e ne ringrazio la mia fortuna: le mie imprese non sono affidate a una sola stiva, né a un solo posto; né dipende il mio patrimonio dalla fortuna di questo solo anno.
Quindi le mie mercanzie non mi fanno triste.

SOLANIO
Ma allora sei innamorato.

ANTONIO
Via, via!

SOLANIO
Neppure innamorato? Diciamo allora che sei triste perché non sei allegro; e ti sarebbe altrettanto facile ridere e saltare, e dire che sei allegro perché non sei triste. Già, per Giano bifronte, la natura ha foggiato nel tempo strani personaggi: certi che strizzano sempre gli occhi e ridono come pappagalli al zampognaro, e altri dall'aspetto come l'aceto, che non mostrano i denti in un sorriso nemmeno se Nestore giura che la battuta è da ridere.

Entrano Bassanio, Lorenzo e Graziano.

Ecco che arriva Bassanio, il tuo nobile parente, e Graziano e Lorenzo. Arrivederci, ti lasciamo in migliore compagnia.

SALERIO
Sarei rimasto finché non t'avessi reso allegro, se più degni amici non mi avessero prevenuto.

ANTONIO
Il tuo merito ha tutta la mia stima. Immagino che siano i tuoi affari a chiamarti, e tu cogli l'occasione per andartene.

SALERIO
Buongiorno, miei gentili signori.

BASSANIO
Cari signori, quando ci faremo due risate? Dite, quando? Tenete troppo le distanze, è necessario?

SALERIO
Metteremo a vostra disposizione il nostro tempo libero.


Escono Salerio e Solanio.

LORENZO
Nobile Bassanio, poiché hai trovato Antonio, noi due ti lasceremo, ma per cena ricordati, ti prego, dove dobbiamo incontrarci.

BASSANIO
Non mancherò.

GRAZIANO
Non hai un bell'aspetto, signor Antonio, ti preoccupi troppo del mondo: quelli che lo comprano con troppo affanno, lo perdono. Credimi, sei straordinariamente cambiato.

ANTONIO
Io tengo il mondo per quello che è, Graziano, un palcoscenico, dove ogni uomo deve recitare una parte, e la mia è triste.

GRAZIANO
Che la mia sia quella del buffone, con l'allegria e le risate vengano pure le vecchie rughe, e il mio fegato si riscaldi per il vino prima che il mio cuore si raffreddi per i lamenti della mortificazione. Perché dovrebbe un uomo che ha dentro sangue caldo starsene a sedere come il suo antenato scolpito in alabastro? e dormire quando c'è da far veglia? e farsi venire l'itterizia per la stizza? Ecco che cosa ti dico, Antonio, (ti voglio bene ed è il mio affetto che parla): c'è una sorta d'uomini il cui volto schiuma e s'ammanta come un immobile stagno, e mantiene un ostinato fermo silenzio col proposito di ricevere una reputazione di saggezza, gravità, profondo intendimento, come a dire: "Io sono il Signor Oracolo, e quando apro bocca, guai se abbaia un cane". O mio Antonio, ne conosco di questi, che sono reputati saggi proprio perché non dicono nulla, mentre son certo che se parlassero, spingerebbero quasi a dannarsi chi, a udirli, dovrebbe chiamarli, questi fratelli, scemi. Di questo ti racconterò di più un'altra volta. Ma tu non pescare con quest'esca di malinconia questo stupido ghiozzo, questa reputazione. Vieni, buon Lorenzo; addio per ora, terminerò la mia predica dopo cena.

LORENZO
Bene, vi lasciamo dunque fino all'ora di cena. Io devo essere uno di quei saggi muti, perché Graziano non mi lascia mai parlare.

GRAZIANO
Resta in mia compagnia altri due anni e dimenticherai il suono della tua voce.

ANTONIO
Arrivederci, diventerò un chiacchierone per la circostanza.

GRAZIANO
Grazie davvero, perché il silenzio è commendevole solo in lingua salmistrata o in zitella non vendevole.


Escono Graziano e Lorenzo.

ANTONIO
Questo significa qualcosa?

BASSANIO
Graziano dice un'enorme quantità di niente, più di chiunque altro a Venezia. Le sue ragioni sono come due chicchi di grano nascosti in due staia di pula: devi cercarle tutto il giorno prima di trovarle e, quando ce l'hai, non valevano la ricerca.

ANTONIO
Bene, ora dimmi chi è la signora a cui hai giurato di fare segreto pellegrinaggio, e di cui mi hai promesso di parlarmi oggi.

BASSANIO
Non ti è ignoto, Antonio, quanto io abbia dissestato il mio patrimonio, esibendo un modo di vita alquanto più fastoso di quel che i miei scarsi mezzi potessero consentire; né ora mi lamento di dover rinunciare a un così nobile andazzo, ma mia cura principale è districarmi con onore dai grossi debiti cui la mia giovinezza, un po' troppo prodiga, mi ha impegnato. A te, Antonio, devo il più, e in denaro e in affetto, e nel tuo amore trovo la garanzia per confidarti tutti i miei piani e propositi su come liberarmi di tutti i debiti che ho.

ANTONIO
Ti prego, caro Bassanio, dimmi tutto, e se la cosa resta, come sempre resti tu, nell'ambito dell'onore, sta' sicuro che la mia borsa, e la mia persona, ogni mia risorsa saranno a disposizione dei tuoi bisogni.

BASSANIO
Quando andavo a scuola, se perdevo una freccia, ne tiravo un'altra della stessa portata nella stessa direzione, mirando più attentamente per ritrovare l'altra, e, rischiandone due, spesso le ritrovavo entrambe. Adduco questa prova infantile perché ciò che sto per dire è pura innocenza.
Io ti devo molto, e, da giovane testardo, tutto ciò che ti devo l'ho perso; ma se ti piacerà tirare un'altra freccia nella stessa direzione in cui hai tirato la prima, non dubito che, stando ben attento al bersaglio, io le troverò entrambe, o ti riporterò indietro la seconda che hai arrischiato, restandoti grato debitore della prima.

ANTONIO
Tu mi conosci bene, e sprechi tempo a circuire il mio amore a parole; e certamente mi fai ora più torto a dubitare che io voglia fare tutto il possibile che se tu avessi sperperato tutto quello che ho. Dunque, dimmi solo ciò che dovrei fare che, a tua conoscenza, possa da me essere fatto, ed io sono pronto: quindi parla.

BASSANIO
A Belmonte vive una signora, orfana e ricca, ed è bella, e ciò che è più bello ancora, ha meravigliose virtù. Una volta dai suoi occhi ho ricevuto dolci messaggi muti. Il suo nome è Porzia, in nulla inferiore alla figlia di Catone, la Porzia di Bruto; né il vasto mondo ignora il suo valore, poiché i quattro venti vi spingono da ogni costa rinomati pretendenti, e i suoi riccioli solari le scendono sulle tempie come un vello d'oro, che fa della sua sede di Belmonte una spiaggia della Colchide, e molti Giasoni vengono alla sua ricerca. O mio Antonio, se solo avessi i mezzi per poter rivaleggiare con loro, l'animo mi presagisce tale profitto che senza dubbio troverei fortuna.

ANTONIO
Tu sai che le mie fortune sono per mare, né ho denaro, né mercanzie per raccogliere una somma in contanti. Va', quindi, a saggiare cosa può ottenere, a Venezia, il mio credito. Sarà spremuto fino in fondo per darti i mezzi per Belmonte, dalla bella Porzia. Va' subito a informarti, come farò anch'io, dove c'è denaro, e non farà differenza ottenerlo a credito o per conoscenza.

 

Escono.

 

 

atto primo - scena seconda

 

Entra Porzia con la cameriera Nerissa.

PORZIA
Parola mia, Nerissa, il mio piccolo corpo è stanco di questo grande mondo.

NERISSA
Stanca sareste, dolce signora, se le vostre disgrazie fossero abbondanti quanto lo sono le vostre fortune; eppure, a quel che vedo, sta male chi troppo si rimpinza come chi si affama di nulla. Non è perciò felicità da niente trovarsi nel mezzo; il superfluo fa prima i capelli bianchi, ma il sufficiente vive più a lungo.

PORZIA
Belle sentenze, e ben pronunciate.

NERISSA
Sarebbero migliori se messe in atto.

PORZIA
Se fare fosse così facile come sapere cosa sarebbe bene fare, le cappelle sarebbero chiese e le casupole dei poveri, palazzi da principi. È un buon prete quello che mette in atto i suoi stessi precetti. Per me è più facile insegnare a venti persone ciò che sarebbe bene fare, che essere una di quelle venti a seguire il mio stesso insegnamento. Il cervello può ideare leggi per il sangue, ma un temperamento caldo scavalca un feddo decreto: tale lepre è la follia, la gioventù, da balzare oltre le reti del buon consiglio, lo storpio. Ma questi ragionamenti non servono a scegliermi un marito. Ahimè, la parola "scegliere"! Io non posso né scegliere chi vorrei né rifiutare chi non mi piace; a tal punto la volontà di una figlia viva è dominata dal volere di un padre morto. Non è dura, Nerissa, che io non possa né scegliere qualcuno né rifiutare nessuno?

NERISSA
Vostro padre è stato sempre virtuoso, e gli uomini pii sul punto di morte hanno buone ispirazioni. Perciò nella lotteria che egli ha ideato, con questi tre scrigni, d'oro, d'argento e di piombo, per cui chi sceglierà secondo il suo intendimento sceglierà voi, certo non farà mai la scelta giusta se non chi giustamente voi amerete. Ma si è riscaldato il vostro affetto per qualcuno dei nobili pretendenti che sono già venuti?

PORZIA
Ridimmi i loro nomi, ti prego, e come li nomini io li descriverò, e dalla mia descrizione tu indovina il mio affetto.

NERISSA
Prima c'è il principe napoletano.

PORZIA
Già, un pivello davvero, che non fa che parlare del suo cavallo e si fa grande merito, fra le sue qualità, di saperlo ferrare da sé. Ho una gran paura che monsignora sua madre se la sia intesa con un maniscalco.

NERISSA
Poi c'è il conte palatino.

PORZIA
Non fa che aggrottar le ciglia, come a dire: "Se non volete avermi, fatti vostri". Se sente una storia buffa, mica ride. Temo che da vecchio sarà come quel filosofo piagnucoloso, visto che è così pieno di scorbutica tristezza in gioventù. Preferirei sposare una testa di morto con un osso in bocca piuttosto che uno di questi due!

NERISSA
Che mi dite del signore francese, Monsieur Le Bon?

PORZIA
Dio l'ha fatto e quindi passiamolo per uomo. In verità, so che deridere è peccato, ma lui! Ah, ha un cavallo migliore di quello del napoletano, una migliore cattiva abitudine di aggrottar le ciglia del conte palatino, è ognuno e nessuno; se canta un tordo, si mette a far le capriole; e tirerebbe di spada con la propria ombra. Dovessi sposarlo, sposerei venti mariti. Mi disprezzasse lo perdonerei, perché se mi amasse alla follia non potrei mai ricambiarlo.

NERISSA
E che direte allora a Falconbridge, il giovane barone d'Inghilterra?

PORZIA
Sai che non gli dico nulla, perché né lui capisce me, né io lui. Non sa né latino, né francese, né italiano; e tu puoi andare in tribunale a giurare che il mio inglese non vale più di un soldo. È il ritratto di un bell'uomo, ma ahimè, chi può conversare con una pantomima? E in che modo strano si veste! Credo che si sia comprato il farsetto in Italia, le brache a sbuffo in Francia, il cappello in Germania, e il comportamento un po' dappertutto.

NERISSA
Che ne pensate del signore scozzese, suo vicino prossimo?

PORZIA
Che ha carità per il suo prossimo, perché s'è preso un ceffone dall'inglese e ha giurato che lo ripagherà quando gli sarà possibile. Credo che il francese se ne sia fatto garante sottoscrivendo per un altro ceffone.

NERISSA
E quanto gradite il giovane tedesco, il nipote del duca di Sassonia?

PORZIA
Bassamente al mattino, quando è sobrio, e abominevolmente al pomeriggio, quando è ubriaco. Al suo meglio, è un po' peggio che un uomo, e al suo peggio è un po' meglio che una bestia. Capitasse il peggio che possa capitare, spero di trovare il modo di farne senza.

NERISSA
Se decidesse di scegliere, e scegliesse lo scrigno giusto, rifiutereste di adempiere la volontà di vostro padre, se rifiutaste di accettarlo.

PORZIA
Perciò, per paura del peggio, ti prego di mettere un bel bicchiere di vino del Reno su uno scrigno sbagliato, perché se ci fosse il diavolo dentro, e quella tentazione fuori, so che sceglierà quello. Farò qualsiasi cosa, Nerissa, prima di sposarmi con una spugna.

NERISSA
Non dovete temere, signora, di prender nessuno di questi signori. Mi hanno avvertita della loro decisione di tornarsene a casa e non disturbarvi più con i loro corteggiamenti, a meno che non possiate essere conquistata in modo diverso da quanto imposto da vostro padre con la condizione degli scrigni.

PORZIA
Dovessi diventar vecchia come la Sibilla, morirò casta come Diana, se non sarò conquistata secondo la volontà di mio padre. Sono contenta che questo gruppo di pretendenti sia così ragionevole, perché fra di loro non ce n'è uno di cui io non brami l'assenza, e prego Dio che gli conceda una bella partenza.

NERISSA
Non vi ricordate, signora, quand'era vivo vostro padre, di un veneziano, uomo colto e soldato, che venne qui in compagnia del marchese del Monferrato?

PORZIA
Sì, sì, era Bassanio, così mi sembra che si chiamasse.

NERISSA
Proprio così, signora. Lui, fra tutti gli uomini che mai abbiano visto i miei stupidi occhi, era quello che più meritava una bella signora.

PORZIA
Lo ricordo bene, e lo ricordo degno del tuo apprezzamento.

Entra un servo.

Ebbene, che notizie?

SERVO
I quattro forestieri vi cercano, signora, per prendere congedo; e c'è un messo da parte di un quinto, il principe del Marocco, che fa sapere che il principe suo padrone sarà qui stasera.

PORZIA
Se potessi dare il benvenuto al quinto con lo stesso cuore con cui do l'addio agli altri quattro, sarei lieta del suo arrivo. Se ha tempra di santo e pelle di diavolo, preferirei che mi confessasse piuttosto che mi sposasse. Vieni, Nerissa; e tu, brav'uomo, facci scorta. Mentre a un pretendente chiudiamo l'uscio, eccone un altro che bussa alla porta.

 

Escono.

 

 

atto secondo - scena TERZA

 

Entra Bassanio con Shylock l'ebreo.

SHYLOCK
Tremila ducati, bene.

BASSANIO
Sì, signore, per tre mesi.

SHYLOCK
Per tre mesi, bene.

BASSANIO
Per i quali, come vi ho detto, si obbligherà Antonio.

SHYLOCK
Antonio resterà obbligato, bene.

BASSANIO
Potete aiutarmi? Mi farete il favore? Posso sapere la vostra risposta?

SHYLOCK
Tremila ducati per tre mesi, e Antonio obbligato.

BASSANIO
La vostra risposta.

SHYLOCK
Antonio è un uomo buono.

BASSANIO
Avete udito qualche voce in contrario?

SHYLOCK
Oh no, no, no, no; dicendo che è un uomo buono intendevo farvi capire che è solvibile. E tuttavia ci sono dubbi sui suoi beni. Ha una ragusea diretta a Tripoli, un'altra verso le Indie, e poi ho sentito dire a Rialto che ne ha una terza in Messico, una quarta in Inghilterra, e altre imprese le ha sparse in giro. Ma le navi non sono che assi, i marinai solo uomini; ci sono topi di terra e topi d'acqua, ladri d'acqua e ladri di terra (voglio dire, pirati); e poi c'è il pericolo delle acque, dei venti e degli scogli. L'uomo, tuttavia, è solvibile. Tremila ducati. Credo di poter accettare la sua obbligazione.

BASSANIO
State sicuro che potete.

SHYLOCK
Voglio assicurarmi di potere, e per potermene assicurare, ci voglio riflettere. Posso parlare con Antonio?

BASSANIO
Se volete cenare con noi.

SHYLOCK
Già, per sentire odore di maiale, cibarsi della carne che il vostro profeta, il Nazareno, popolò di diavoli con una magia. Sono disposto a comprare e vendere con voi, parlare con voi, camminare con voi, e così di seguito; ma non sono disposto a mangiare con voi, bere con voi, né a pregare con voi. Che notizie a Rialto? Chi è che arriva?

Entra Antonio.

BASSANIO
Questo è il signor Antonio.

SHYLOCK
Come somiglia a un servile pubblicano! Lo odio perché è cristiano; ma di più perché nella sua bassa ingenuità presta denaro gratis e ci abbassa il tasso d'interesse qui a Venezia. Se riesco una volta a prenderlo di fianco potrò saziare il vecchio rancore che gli porto. Lui odia la nostra sacra nazione e inveisce proprio dove più si radunano i mercanti, contro di me, i miei affari, il mio ben meritato profitto, che lui chiama interesse. Sia maledetta la mia tribù, se gli perdono!

BASSANIO
Ascoltate, Shylock?

SHYLOCK
Sto considerando le mie attuali disponibilità, e, per quanto mi viene in mente ora, non posso raccogliere l'intera somma di tremila ducati. Ma che importa? Tubal, un ricco ebreo della mia tribù, me ne rifornirà. Piano, però, per quanti mesi li volete? (Ad Antonio) Statemi bene, buon signore, Vossignoria è proprio la persona di cui parlavamo.

ANTONIO
Shylock, sebbene io non faccia prestiti né li contragga prendendo o dando interessi, tuttavia per provvedere ai pressanti bisogni del mio amico, violerò questa abitudine. (A Bassanio) È informato di quanto vorresti?

SHYLOCK
Sì, sì, tremila ducati.

ANTONIO
E per tre mesi.

SHYLOCK
Dimenticavo, tre mesi, così m'avete detto. Bene, dunque, la vostra obbligazione; vediamo un po'; ma sentite, mi sembra che dicevate di non fare né contrarre prestiti a lucro.

ANTONIO
Non l'ho mai fatto.

SHYLOCK
Quando Giacobbe pascolava le pecore di suo zio Labano, questo Giacobbe, discendente del nostro santo Abramo, fu, per quanto fece a suo favore la sua saggia madre, il terzo padrone; sì, lui fu il terzo.

ANTONIO
Lui che c'entra? Prendeva interessi?

SHYLOCK
No, non prendeva interessi, non interessi diretti, come direste voi. Ascoltate che fece Giacobbe: quando lui e Labano s'accordarono che tutti gli agnelli striati e pezzati sarebbero stati il salario di Giacobbe, come, alla fine d'autunno, le pecore in calore si volsero ai montoni e tra questi lanosi procreatori fu in atto il lavoro della generazione, l'accorto pastore scortecciò dei virgulti, e, mentre si compiva l'atto di natura, li piantò ritti davanti alle pecore infoiate, che, concependo allora, figliarono, allo sgravarsi, agnelli pezzati, ed essi furono di Giacobbe. Questo fu un modo di profittare, ed egli fu benedetto; perché il profitto è una benedizione, se gli uomini non lo rubano.

ANTONIO
Fu un caso, signore, in cui Giacobbe fu strumento, una cosa che non era sua facoltà far accadere, ma diretta e foggiata dalla mano del cielo. Fu inserito, questo, per giustificare l'usura? O è forse il vostro oro e argento pecore e montoni?

SHYLOCK
Non lo so, io lo faccio generare con ugual rapidità. Ma ascoltatemi, signore.

ANTONIO
Notalo questo, Bassanio, il diavolo sa citare le Scritture ai suoi fini. Un'anima malvagia che adduce sacre prove è come una canaglia dal volto sorridente, una bella mela marcia al centro. Oh che bell'aspetto ha la falsità!

SHYLOCK
Tremila ducati, è una bella cifra tonda. Tre mesi su dodici; vediamo allora l'interesse.

ANTONIO
Allora, Shylock, vi dovremo essere obbligati?

SHYLOCK
Signor Antonio, più e più volte a Rialto voi mi avete insultato per le mie somme di denaro e i miei interessi; ho sempre sopportato con una paziente scrollata di spalle, perché la sopportazione è l'insegna di tutta la nostra tribù. Mi chiamate miscredente, cane assassino, sputate sulla mia gabbana d'ebreo, e tutto per l'uso che io faccio di quello che è mio. Ebbene, ora sembra che abbiate bisogno del mio aiuto. Ma bravo! Venite da me e mi dite, "Shylock, vogliamo del denaro", così mi dite, voi che mi avete scatarrato sulla barba e preso a calci come si scaccia dalla soglia un cane randagio, voi mi chiedete del denaro! Cosa dovrei dire a voi? Non dovrei dire, "Ha denaro un cane? È possibile che un bastardo presti tremila ducati?", oppure dovrò prosternarmi e con il tono di uno schiavo, col fiato sospeso, e in un umile sussurro, dirvi così: "Buon signore, mi avete sputato addosso mercoledì scorso, scacciato a pedate il tal giorno, un'altra volta m'avete chiamato cane, e per queste cortesie io vi presterò tutto questo denaro"?

ANTONIO
È probabile che ti chiami così ancora, che ti sputi addosso ancora, e anche che ti scacci a pedate. Se vuoi prestare questo denaro, non prestarlo come ad amici, perché quando mai l'amicizia ha preteso da un amico quel che può generare lo sterile metallo? Ma prestalo piuttosto al tuo nemico; così, se mancherà all'impegno, potrai con miglior viso esigere la penale.

SHYLOCK
Ma guarda che tempesta fate! Io vorrei essere vostro amico, avere il vostro affetto, dimenticare le offese di cui mi avete sporcato, venire incontro ai vostri attuali bisogni, senza pretendere un soldo di interessi per i miei denari, e voi non state ad ascoltarmi. Ciò che offro è generoso.

BASSANIO
Potrebbe essere generosità.

SHYLOCK
Questa generosità ve la dimostrerò. Venite con me da un notaio, firmatemi una semplice obbligazione, e, tanto per scherzo, se non mi pagate il tal giorno nel tal luogo, la somma o le somme specificate nel contratto, la penale sia indicata in una libbra esatta della vostra carne chiara, da tagliare e prendere in quella parte del vostro corpo che piacerà a me.

ANTONIO
Mi sta bene, in fede, firmerò tale obbligazione e dirò che c'è molta generosità in questo ebreo.

BASSANIO
Non firmerai una simile obbligazione per me, preferisco restare nel bisogno.

ANTONIO
Via, non temere, amico, non mancherò all'impegno. Entro due mesi, cioè un mese prima della scadenza, mi aspetto proventi tre volte il triplo di questa obbligazione.

SHYLOCK
O padre Abramo, cosa sono questi cristiani che dai loro duri comportamenti imparano a sospettare dei pensieri altrui! Vi prego, ditemi, se lui non rispettasse la scadenza, che guadagnerei ad esigere la penale? Una libbra di carne umana, presa da un uomo, non ha altrettanto pregio né profitto della carne di montone, o manzo o capra. Vi dico, è per guadagnarmi il suo favore che offro questo segno d'amicizia. Se vuole accettarla, bene; se no, addio, e per questo mio gesto d'affetto vi prego di non farmi torto.

ANTONIO
Sì, Shylock, firmerò questa obbligazione.

SHYLOCK
Allora incontriamoci tra poco dal notaio; voi ditegli come stendere questa buffa obbligazione ed io vado subito a mettere in borsa i ducati e a dare un'occhiata alla casa, lasciata alla sorveglianza poco sicura di un servo dissipatore, e sarò subito da voi.

 

Esce.

ANTONIO
Sbrigati, gentile giudeo! L'ebreo si farà cristiano; sviluppa natura gentile.

BASSANIO
Non mi piacciono belle parole e animo malvagio.

ANTONIO
Andiamo, in questo non c'è nulla da temere; le mie navi ritorneranno un mese prima dello scadere.

Escono.

 

Indice Teatro

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Il mercante di Venezia

(“The Merchant of Venice” 1594 - 1597)

 

atto secondo - scena prima

 

Fanfara di cornette.

Entra il principe del Marocco, un moro di pelle bruna tutto vestito di bianco, con tre o quattro persone al seguito simili a lui, e Porzia, Nerissa e il loro seguito.

MAROCCO
Non mi disdegnate per la mia carnagione, l'ombrato emblema del sole brunìto, cui io sono vicino e prossimo parente. Portatemi la più bianca creatura del nord, dove a stento il fuoco di Febo scioglie i ghiaccioli, e entrambi, per amor vostro, incidiamoci la carne per mostrare di chi è il sangue più rosso, il suo o il mio. Io vi dico, signora, che questo mio aspetto ha atterrito i valorosi. Giuro, sul mio amore, che l'hanno amato, invece, le più stimate vergini delle nostre regioni. Non cambierei questo colore se non per rubare i vostri pensieri, mia gentile regina.

PORZIA
In fatto di scelte, non sono guidata solamente dagli esigenti consigli dei miei occhi di donna.
Inoltre, la lotteria del mio destino mi preclude il diritto di scegliere con la mia volontà. Ma se mio padre non mi avesse posto limiti e costretta, con la sua saggezza, a concedermi in sposa a chi mi vincerà nel modo che vi ho detto, voi sareste, illustre principe, non meno gradito ai miei occhi di tutti quelli che son venuti per il mio affetto.


MAROCCO
Proprio per questo vi ringrazio. Quindi vi prego di condurmi agli scrigni a tentare la mia fortuna. Per questa scimitarra, che ha ucciso il Sofì e un principe persiano che tre volte batté in campo il sultano Solimano, io piegherò lo sguardo degli occhi più fieri, batterò lo spirito più ardito della terra, strapperò all'orsa i cuccioli poppanti, sì, sfiderò il leone quando ruggisce alla preda, per vincere voi, signora. Ma, ahimè!se Ercole e Lica si giocassero ai dadi chi dei due è il più forte, la miglior gettata, per caso, potrebbe riuscire alla mano più debole: così Alcide è battuto dalla sua furia, e così potrei io, guidato dalla cieca Fortuna, perdere ciò che uomo men degno potrebbe ottenere, e ne morirei di dolore.

PORZIA
Dovete rischiare la sorte: non tentare affatto la scelta oppure, prima di scegliere, giurare che se sbagliate non parlerete mai più di matrimonio ad una signora. Quindi riflettete bene.

MAROCCO
Non lo farò. Su, portatemi alla mia sorte.

PORZIA Prima al tempio; dopo cena farete il vostro azzardo.

MAROCCO
Allora sarà il fato a far di me l'uomo più felice o più sventurato!

Cornette.

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Entra Lancillotto Gobbo, solo.

LANCILLOTTO
Certo la mia coscienza mi darà il permesso di scappare da quest'ebreo del mio padrone. Il demonio mi sta alle costole e mi tenta dicendomi, "Gobbo, Lancillotto Gobbo, buon Lancillotto" o "buon Gobbo" o "buon Lancillotto Gobbo, usa le gambe, datti una spinta e scappa via". La mia coscienza dice, "No, sta' attento, onesto Lancillotto, sta' attento, onesto Gobbo", o, come ho già detto, "onesto Lancillotto Gobbo, non scappare, prendi a calci quest'idea di scappare". Ma ecco che il molto coraggioso demonio mi ordina di far fagotto; "Via!" dice il demonio, "vattene" dice il demonio, "in nome del cielo, tira fuori il coraggio" dice il demonio "e scappa". Beh, la mia coscienza, attaccata al collo del mio cuore, mi dice molto saggiamente, "Mio onesto amico Lancillotto", poiché sono il figlio di un onest'uomo, o meglio di una onesta donna, perché in realtà mio padre puzzava un poco, un che di attaccaticcio, aveva un certo odore - beh, dice la mia coscienza, "Lancillotto, non muoverti". "Muoviti", dice il demonio. "Non muoverti", dice la mia coscienza. "Coscienza", dico io, "mi consigli bene". "Diavolo", dico io, "mi consigli bene". A farmi guidare dalla mia coscienza, resterei coll'ebreo mio padrone, che, Dio mi perdoni, è una specie di diavolo; e a scappare dall'ebreo, mi farei guidare dal demonio che, con rispetto parlando, è il diavolo in persona. Certo l'ebreo è proprio il diavolo incarnato; e, in coscienza, la mia coscienza non è che una specie di coscienza incallita da mettersi a consigliarmi di restare con l'ebreo. Il demonio mi dà il consiglio più da amico. Scapperò, demonio; le mie calcagna stanno al tuo comandamento; scapperò.

Entra il vecchio Gobbo con un canestro.

GOBBO
Signor giovanotto, voi, vi prego, qual è la strada per il signor ebreo?

LANCILLOTTO (a parte)
O cielo! Questo è il mio padre legittimamente generato, che, più che sabbia davanti agli occhi, ha fitta ghiaia, e non mi riconosce. Voglio mettermi in confusione con lui.

GOBBO
Signor gentiluomo, vi prego, qual è la strada per il signor ebreo?

LANCILLOTTO
Girate a destra alla prima svolta, ma alla primissima a sinistra, e per carità alla prima di tutte non girate da nessuna parte, ma girate giù e di traverso alla casa dell'ebreo.

GOBBO
Per i santi di Dio, sarà una strada dura da azzeccare! Sapete dirmi se un tale Lancillotto, che sta con lui, sta con lui o no?

LANCILLOTTO
Parlate voi del giovane signor Lancillotto? (A parte) Attenti ora, ora faccio venir giù i torrenti. Parlate voi del giovane signor Lancillotto?

GOBBO
Non signore, signore, ma il figlio di un pover'uomo. Suo padre, anche se sono io a dirlo, è un onest'uomo molto molto povero, e, sia ringraziato Iddio, se la cava bene.

LANCILLOTTO
Bene, suo padre sia quel che vuole, parliamo del giovane signor Lancillotto.

GOBBO
L'amico di vossignoria, Lancillotto, signore.

LANCILLOTTO
Ma vi prego, ergo buon vecchio, ergo vi supplico, parlate del giovane signor Lancillotto.

GOBBO
Di Lancillotto, se piace a vossignoria.

LANCILLOTTO
Ergo, il signor Lancillotto. Non parlate del signor Lancillotto, vecchio mio, perché il giovane gentiluomo, in conformità con i Fati e i Destini e tali strani detti, le Tre Sorelle e tali branche del sapere, è in verità deceduto, o, come voi direste in termini piani, è andato in cielo.

GOBBO
Maria, Dio non voglia! Il ragazzo era il bastone della mia vecchiaia, proprio il mio puntello.

LANCILLOTTO
Ho l'aspetto di una mazza o di un palo, un bastone o un puntello? Mi riconoscete, padre?

GOBBO
Ahimè, non vi riconosco, giovane gentiluomo! Ma vi prego ditemi, il mio ragazzo, pace all'anima sua, è vivo o morto?

LANCILLOTTO
Non mi riconoscete, padre?

GOBBO
Ahimè, signore, c'è sabbia sui miei occhi, non vi riconosco.

LANCILLOTTO
Beh, in verità anche se aveste occhi non mi riconoscereste: è un padre saggio quello che riconosce il suo proprio figlio. Bene, vecchio, vi darò notizie di vostro figlio. (S'inginocchia) Datemi la vostra benedizione. La verità verrà alla luce, l'assassinio non può rimaner nascosto a lungo - il figlio di un uomo sì, ma alla fine la verità verrà fuori.

GOBBO
Vi prego, signore, alzatevi; son sicuro che non siete Lancillotto il mio ragazzo.

LANCILLOTTO
Vi prego, non ci scherziamo più sopra, ma datemi la vostra benedizione: io sono Lancillotto, quello che era il vostro ragazzo, è vostro figlio, e sarà il vostro bambino.

GOBBO
Non posso pensare che siete mio figlio.

LANCILLOTTO
Io non so cosa pensare, ma io sono Lancillotto, il servo dell'ebreo e sono sicuro che Ghita vostra moglie è mia madre.

GOBBO
Il suo nome è Ghita davvero. Giuraddio, se tu sei Lancillotto, sei carne e sangue mio. Perdio, sia lode a lui, che barba hai fatto! Hai più peli al mento di quanti ne ha sulla coda Dobbin il mio cavallo da tiro.

LANCILLOTTO
Sembra, allora, che la coda di Dobbin cresca all'incontrario. Sono sicuro che l'ultima volta che l'ho visto aveva più peli nella coda di quanti ne ho io in faccia.

GOBBO
Dio, come sei cambiato! Andate d'accordo tu e il tuo padrone? Gli ho portato un regalo. Andate d'accordo?

LANCILLOTTO
Sì, sì, ma per parte mia, poiché ho deciso di puntar tutto sulla fuga, non pianterò le tende finché non avrò corso per un bel pezzo. Il mio padrone è un vero ebreo. Dargli un regalo? Dategli un capestro! Muoio di fame al suo servizio. Potete contarmi con le costole tutte le dita che ho. Padre, sono contento che siete venuto. Date per conto mio il vostro regalo a un certo signor Bassanio che dà davvero meravigliose livree nuove. Se non entro al suo servizio, scapperò per tutta la terra che Dio ha fatto. O che meravigliosa fortuna, eccolo che viene! Da lui, padre, ché sono anch'io ebreo, se servirò ancora quell'ebreo.

Entra Bassanio, con Leonardo e una o due persone al seguito.

BASSANIO
Puoi far così, ma in fretta, che la cena sia pronta al più tardi per le cinque. Guarda di consegnare queste lettere, fa preparare le livree e prega Graziano di venir subito a casa mia.


Esce un servo.

LANCILLOTTO
Sotto, padre.

GOBBO
Dio benedica Vossignoria!

BASSANIO
Molte grazie. Vuoi qualcosa da me?

GOBBO
Ecco mio figlio, signore, un povero ragazzo.

LANCILLOTTO
Non un povero ragazzo, signore, ma il servo di un ricco ebreo, che vorrebbe, signore, come mio padre specificherà...

GOBBO
Lui, signore, ha come si direbbe, una grande infezione a servire.

LANCILLOTTO
In verità, a farla breve e lunga, io servo l'ebreo, e ho il desiderio, come mio padre specificherà...

GOBBO
Il suo padrone e lui, con tutto il rispetto per Vossignoria, non mangiano proprio alla stessa tavola.

LANCILLOTTO
In breve, la verità vera è che l'ebreo avendomi fatto torto mi spinge, come mio padre, essendo spero un vecchio, vi fruttificherà...

GOBBO
Ho qui un piatto di piccioni che vorrei offrire a Vossignoria, e la mia richiesta è...

LANCILLOTTO
A farla brevissima, la richiesta è impertinente a me stesso, come Vossignoria apprenderà da questo onesto vecchio, e anche se lo dico io, anche se è vecchio, pure, pover'uomo, è mio padre.

BASSANIO
Parli uno per tutti e due. Che volete?

LANCILLOTTO
Servirvi, signore.

GOBBO
Questo è il vero dissenso della questione, signore.

BASSANIO
Ti conosco bene, la tua richiesta è accolta. Il tuo padrone Shylock mi ha parlato oggi, e ti ha proposto per un avanzamento, se avanzamento è lasciare il servizio di un ricco ebreo per entrare al seguito di un così povero gentiluomo.

LANCILLOTTO
Il vecchio proverbio si spartisce molto bene fra il mio padrone Shylock e voi, signore. Voi avete "la grazia di Dio", signore, e lui ha "quel che basta".

BASSANIO
Dici bene. Va', vecchio, con tuo figlio; tu prendi congedo dal tuo vecchio padrone e trova la mia abitazione.

(A un servo) Dategli una livrea più guarnita dei suoi compagni. Che sia fatto.

LANCILLOTTO
Sotto, padre. Non so procurarmi un servizio, no! Non riesco a frenare la mia lingua, bah! Se c'è uno in Italia con una palma di mano migliore della mia per giurare su un libro, io avrò buona sorte! Ma via! Ecco qui una linea della vita bella semplice, e qui una sciocchezzuola di mogli, ahimè, quindici mogli è un nonnulla; undici vedove e nove fanciulle è un'entrata normale per un uomo. E poi scampare tre volte all'annegamento e rischiare la vita sull'orlo di un letto di piume, sono scampi da nulla. Beh, se la Fortuna è donna, è una buona giovincella per questa faccenda. Venite, padre, prenderò congedo dall'ebreo in un batter d'occhio.


Esce Lancillotto col vecchio Gobbo.

BASSANIO
Ti prego, buon Leonardo, pensaci tu. E dopo aver comprato e ben stivato queste cose, torna in fretta, perché stanotte faccio festa con i miei più stimati conoscenti. Sbrigati, va'.

LEONARDO
Farò del mio meglio.

Entra Graziano.

GRAZIANO
Dov'è il tuo padrone?

LEONARDO
È lì che passeggia.

 

Esce.

GRAZIANO
Signor Bassanio!

BASSANIO
Graziano!

GRAZIANO
Ho da farti una richiesta.

BASSANIO
Già accordata.

GRAZIANO
Non mi devi dir di no, devo venire con te a Belmonte.

BASSANIO
Beh, se devi - ma ascolta, Graziano, tu sei troppo avventato, brusco e ardito di lingua, qualità che ti si addicono certo felicemente e, ad occhi come i nostri, non risultano difetti, ma dove non ti si conosce, beh, appaiono un po' sfrenate. Abbi cura, ti prego, di temperare con fredde gocce di moderazione il tuo spirito balzano, che i tuoi modi avventati non mi mettano in cattiva luce nel posto dove vado facendomi perdere le mie speranze.

GRAZIANO
Signor Bassanio, ascoltami: se non mi metto un abito sobrio, non parlo con riguardo, non bestemmio che ogni tanto, non porto in tasca libri di preghiera, non prendo un'aria compunta; di più, se non mi calco il cappello sugli occhi, così, mentre vien detto il ringraziamento, e non sospiro e dico "amen", se non osservo tutte le regole della creanza, come uno che si è studiato un'apparenza grave, per compiacere sua nonna, non fidarti più di me.

BASSANIO
Bene, vedremo come ti comporti.

GRAZIANO
Ma escludo stasera; non dovrai valutarmi da quanto faremo stasera.

BASSANIO
No, sarebbe un peccato. Ti pregherei anzi di mettere l'abito più allegro e ardito, perché abbiamo amici che vogliono divertirsi. Ma a dopo, ho qualcosa da fare.

GRAZIANO
E io devo andare da Lorenzo e gli altri, ma verremo da te all'ora di cena.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena TERZA

 

Entrano Gessica e Lancillotto il clown.

GESSICA
Mi dispiace che tu voglia lasciare così mio padre. La nostra casa è un inferno e tu, diavolo allegro, le rubavi un po' del suo tedio. Ma addio, ecco un ducato per te. E, Lancillotto, presto a cena vedrai Lorenzo, che è ospite del tuo nuovo padrone; dagli questa lettera; fallo di nascosto. E così addio; non vorrei che mio padre mi vedesse parlare con te.

LANCILLOTTO
Addio! Le lacrime mi esibiscono la lingua, bellissima pagana, dolcissima ebrea! Se un cristiano non fa il furfante per prenderti, mi sbaglio di grosso. Ma addio! Queste stupide gocce annegano un po' il mio virile spirito. Addio!

 

Esce.

GESSICA
Addio, buon Lancillotto.
Ahimè, che odioso peccato è il mio, vergognarmi di essere figlia di mio padre! Ma se sono figlia del suo sangue, non lo sono dei suoi modi. O Lorenzo, se mantieni la promessa, finirà in me questa contesa, diventerò cristiana e tua amorosa sposa.

 

 

 

atto secondo - scena QUARTA

 

Entrano Graziano, Lorenzo, Salerio e Solanio.

LORENZO
Allora, ce la svigneremo durante la cena, ci maschereremo a casa mia, e torneremo nel giro di un'ora.

GRAZIANO
Non abbiamo fatto i preparativi giusti.

SALERIO
Non abbiamo ancora fissato i portatorce.

SOLANIO
È cosa da poco, se non si organizza con eleganza; meglio rinunciarvi, a mio parere.

LORENZO
Non sono che le quattro, abbiamo due ore per equipaggiarci.

Entra Lancillotto con una lettera.

Quali nuove, amico Lancillotto?

LANCILLOTTO
Se vi piacerà aprire questa, potrà significarvelo.

LORENZO
Conosco la mano. In fede mia, una bella mano, e più bianca della carta su cui ha scritto è la mano che vi scrisse.

GRAZIANO
Nuove d'amore, in fede mia!

LANCILLOTTO
Col vostro permesso, signore.

LORENZO
Dove te ne vai?

LANCILLOTTO
Perdio, signore, a invitare il mio vecchio padrone, l'ebreo, a cenare stasera dal mio nuovo padrone, il cristiano.

LORENZO
Aspetta, prendi questo, e di' alla gentile Gessica che non mancherò. Parlale di nascosto.


Esce Lancillotto.

Su, signori, volete prepararvi per questa mascherata stanotte? Io ho trovato un portafiaccola.

SALERIO
Sì perdio, mi ci metto subito.

SOLANIO
E anch'io.

LORENZO
Mi troverete con Graziano, tra un'ora circa, a casa di Graziano.

SALERIO
Bene, si farà così.

 

Esce con Solanio.

GRAZIANO
Non era della bella Gessica quella lettera?

LORENZO
Devo per forza raccontarti tutto. Mi ha indicato come portarla via dalla casa di suo padre, e quanto oro e quanti gioielli si è procurati, e quale vestito da paggio ha pronto. Se mai l'ebreo suo padre andrà in cielo, sarà per merito della sua figlia gentile; e mai oserà la sfortuna sbarrarle il passo, a meno che non lo faccia col pretesto che è figlia di un ebreo infedele. Su, vieni con me, e leggi questa intanto. La bella Gessica sarà il mio portafiaccola.


Esce con Graziano.

 

 

 

atto secondo - scena QUINTA

 

Entrano Shylock l'ebreo e Lancillotto, suo servitore d'un tempo, il clown.

SHYLOCK
Bene, lo vedrai, la giudicheranno i tuoi occhi la differenza tra il vecchio Shylock e Bassanio... Ehi, Gessica! Non potrai più rimpinzarti come hai fatto con me... Ehi, Gessica!... e dormire e russare e ridurti i vestiti in stracci... Ehi, Gessica, dico!

LANCILLOTTO
Ehi, Gessica!

SHYLOCK
Chi ti ordina di chiamare? Io non ti ordino di chiamare.

LANCILLOTTO
Vossignoria mi diceva sempre che non sapevo far nulla senza ordini.

Entra Gessica.

GESSICA
Mi chiamate? Cosa desiderate?

SHYLOCK
Sono invitato a cena fuori, Gessica, eccoti le mie chiavi. Ma perché dovrei andarci? Non mi invitano per affetto, mi lusingano; ma io ci andrò per odio, per nutrirmi a spese del prodigo cristiano. Gessica, ragazza mia, bada alla mia casa. Mi ripugna proprio andare. C'è del male che bolle in pentola contro la mia pace, perché ho sognato sacchi di denaro stanotte.

LANCILLOTTO
Vi supplico, signore, andate. Il mio giovane padrone si aspetta il vostro rimproccio.

SHYLOCK
Ed io il suo.

LANCILLOTTO
E loro hanno cospirato insieme. Non dirò che vedrete una mascherata, ma se la vedrete, allora non è stato per caso che il mio naso s'è messo a sanguinare lo scorso Lunedì Nero, alle sei del mattino, che cadeva quell'anno il Mercoledì delle Ceneri quand'erano quattro anni nel pomeriggio.

SHYLOCK
Cosa, ci saranno mascherate? Ascoltami, Gessica: spranga le porte, e, quando sentirai il tamburo e il vile pigolìo del pifferaio dal collo torto, non arrampicarti alle finestre allora e non sporgere la testa sulla strada a guardare folli cristiani dalle facce dipinte; ma chiudi le orecchie della mia casa, voglio dire le mie finestre; che il suono della futile vanità non entri nella mia casa austera. Per il bastone di Giacobbe, giuro che non ho voglia di cenare fuori stasera, ma andrò. Va' avanti, briccone. Di' che verrò.

LANCILLOTTO
Andrò avanti, signore. Padrona, guardate dalla finestra tuttavia: di qui un cristiano dovrà passare che l'ebrea non potrà che amare.

 

Esce.

SHYLOCK
Che dice quello stupido della stirpe di Agàr?

GESSICA
Queste parole, "Addio, padrona", nient'altro.

SHYLOCK
Quel buffone è un brav'uomo, ma mangia troppo, è lento come una lumaca ad imparare, e dorme di giorno più di un gatto selvatico. Niente fuchi nel mio alveare; perciò me ne libero; e me ne libero per darlo a uno che vorrei aiutasse a scialacquare la sua borsa di soldi imprestati. Beh, Gessica, ritirati. Forse tornerò immediatamente. Fa' come ti dico; chiuditi dietro le porte. Ben serrato, ben trovato: per l'animo frugale un proverbio mai invecchiato.

 

Esce.

GESSICA
Addio; e se la mia fortuna non sarà avversa, io un padre, voi una figlia avrete persa.

 

Esce.

 

 

 

atto secondo - scena SESTA

 

Entrano quelli della mascherata, Graziano e Salerio.

GRAZIANO
Questo è il portico dove Lorenzo ci ha chiesto di aspettarlo.

SALERIO
 L'ora è quasi passata.

GRAZIANO
E fa meraviglia che egli sia in ritardo, perché gli amanti corrono sempre più dell'orologio.

SALERIO
Oh, dieci volte più veloci le colombe di Venere volano a suggellare nuovi patti d'amore che non a mantenere la fedeltà già stipulata!

GRAZIANO
Ciò è vero sempre. Chi s'alza da un banchetto col pungente appetito con cui s'è seduto? Dov'è il cavallo che ripercorre i suoi tediosi passi con la foga scatenata con cui prima li mosse? Tutte le cose che ci sono, son con più ardore inseguite che godute. Com'è simile a un cadetto o a un figliol prodigo il vascello pavesato che salpa dal suo porto natìo, avvolto e abbracciato dalle brezze sgualdrine. Com'è simile al figliol prodigo quando ritorna, le costole snudate dal maltempo e le cenciose vele, sparuto, lacerato, e immiserito dalle raffiche sgualdrine.

Entra Lorenzo.

SALERIO
Ecco che arriva Lorenzo; ne riparleremo dopo.

LORENZO
Cari amici, scusate il mio lungo ritardo. Non io, ma i miei affari vi han fatto aspettare. Quando piacerà anche a voi rubarvi una moglie, vi aspetterò altrettanto a lungo. Avvicinatevi. Abita qui il mio padre ebreo. Ehi di casa!

Entra Gessica in alto, vestita da ragazzo.

GESSICA
Chi siete? Ditemelo per maggior certezza, anche se potrei giurare di conoscere la vostra voce.

LORENZO
Lorenzo, il tuo amore.

GESSICA
Lorenzo, certo, e il mio amore davvero, perché chi amo tanto? E ora chi se non tu, Lorenzo, sa se io sono tua?

 

LORENZO
Il cielo e i tuoi pensieri testimoniano che lo sei.

GESSICA
Ecco, prendi questo scrigno, ne vale la pena. Son contenta che sia notte, tu non guardarmi, perché mi vergogno molto del mio cambio. Ma l'amore è cieco, e gli amanti non possono vedere le scaltre follie che essi stessi commettono; che, se potessero, Cupìdo stesso arrossirebbe a vedermi così trasformata in un ragazzo.

LORENZO
Scendi, che devi farmi da portafiaccola.

GESSICA
Cosa? Devo reggere il moccolo alla mia vergogna? Essa è davvero, di per sé, troppo troppo chiara. Questo, amore, è un compito che mette allo scoperto, ed io dovrei restare in ombra.

LORENZO
E ci resti, dolcezza, nel tuo amabile costume da ragazzo. Ma vieni, presto, ché la segreta notte gioca a fare la fuggiasca, e noi siamo attesi alla festa di Bassanio.

GESSICA
Sprango le porte, mi faccio d'oro con un altro po' di ducati, e sono subito da te.


Esce dall'alto.

GRAZIANO
Per questo mio cappuccio, gentile e non giudea.

LORENZO
Ch'io sia dannato se non l'amo con tutto il cuore, perché è saggia, se la giudico bene, e bella, se i miei occhi meritano fede, e fedele, quale si è dimostrata; e quindi, come è, saggia, bella e fedele, ella sarà insediata nel mio animo devoto.

Entra Gessica.

Ah, sei arrivata? Su, signori, andiamo allora. I compagni di mascherata ci aspettano a quest'ora.

 

Esce con Gessica e Salerio.
Entra Antonio.


ANTONIO
Chi è là?

GRAZIANO
Signor Antonio?

ANTONIO
Via, via, Graziano! Dove sono tutti gli altri? Sono le nove, tutti i nostri amici vi aspettano. Niente mascherate stanotte. Il vento s'è levato. Bassanio salirà a bordo immediatamente. Ho mandato venti uomini a cercarvi.

GRAZIANO
Ne son felice. Non m'attira maggiore diletto che spiegar le vele stanotte, lontan diretto.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena SETTIMA

 

Suono di trombe.

Entra Porzia con il principe del Marocco e i loro seguiti.

PORZIA
Andate ad aprire le tende e mostrate i vari scrigni a questo nobile principe. Ora fate la vostra scelta.

MAROCCO
Questo primo, d'oro, porta questa iscrizione, "Chi sceglie me, otterrà ciò che desiderano molti".
Il secondo, d'argento, reca questa promessa, "Chi sceglie me, avrà quanto si merita". Questo terzo, d'ottuso piombo, ha un avviso altrettanto cupo, "Chi sceglie me, dovrà dare e azzardare tutto quello che ha". Come saprò se scelgo quello giusto?

PORZIA
Quello che contiene il mio ritratto, principe; se scegliete quello, io sarò vostra.

MAROCCO
Un dio guidi il mio giudizio! Vediamo: voglio riesaminare le iscrizioni. Cosa dice questo scrigno di piombo? "Chi sceglie me, dovrà dare e azzardare tutto quello che ha". Dovrà dare - per cosa? per del piombo, azzardare per del piombo! Questo scrigno minaccia: l'uomo che azzarda tutto lo fa nella speranza di un buon profitto. Un'aurea mente non s'abbassa alla bella mostra delle scorie. Quindi non darò né azzarderò niente per del piombo. Cosa dice l'argento col suo colore verginale? "Chi sceglie me, avrà quanto si merita". Quanto si merita. Soffermati qui, Marocco, e pesa il tuo valore con mano imparziale. Se vieni valutato secondo la tua stima, tu meriti abbastanza, e tuttavia "abbastanza" può non arrivare fino alla signora; e tuttavia dubitare dei miei meriti non sarebbe che uno stupido svilir me stesso. Quanto io merito. Ebbene, è la signora! Per la mia nascita la merito e per le mie fortune, per le mie virtù e per le qualità della mia educazione; ma, più ancora, per il mio amore io la merito. E se non mi perdessi oltre, ma scegliessi qui? Vediamo ancora una volta questo detto inciso nell'oro: "Chi sceglie me, otterrà ciò che desiderano molti". Certo, è la signora, tutto il mondo la desidera. Dai quattro angoli del mondo vengono a baciare questa effige, questa santa mortale che respira. I deserti ircani e le distese selvagge dell'immensa Arabia sono, ora, come grandi strade per i principi che vengono a contemplare la bella Porzia. Il regno marino, il cui ambizioso volto sputa in faccia al cielo, non è barriera che fermi gli spiriti forestieri, che lo passano come un ruscello per vedere la bella Porzia. Uno di questi tre contiene il suo divino ritratto. Possibile che il piombo lo contenga? Sarebbe una dannazione pensare un pensiero così vile: troppo volgare metallo per racchiudere il suo sudario nell'oscura tomba. O dovrò pensare che ella sia murata nell'argento, che vale dieci volte meno dell'oro puro? Oh pensiero peccaminoso! Mai così ricca gemma fu incastonata in meno che oro. In Inghilterra hanno una moneta che reca l'effige di un angelo stampata in oro, ma quella vi è incisa sopra; mentre qui dentro in un letto d'oro giace un angelo. Datemi la chiave. Qui faccio la mia scelta, e possa aver fortuna.

PORZIA
Ecco, prendetela, principe; e se vi giace la mia immagine, allora sono vostra.

MAROCCO
Per l'inferno! Che c'è qui? La Morte carogna, con un rotolo di carta nella vuota occhiaia. Leggerò quel che c'è scritto. Non è oro tutto quel che luce, il proverbio te lo dice. Molti han perso l'esistenza mirando all'apparenza. Racchiude vermi il dorato legno. Fossi tu stato, oltre che audace, degno, giovin di membra, vecchio di intelletto, tale responso non avresti letto. Addio, la tua domanda ebbe freddo effetto. Freddo in verità, e lavoro perduto; addio allora, calore, gelo benvenuto. Porzia, addio! Ho il cuore troppo afflitto per un tedioso congedo. Così parte chi è sconfitto.


Esce con il suo seguito.

Fanfara di cornette.

PORZIA
Una felice liberazione. Via, accostate la tenda. Mi scelgano alla sua stessa maniera altri della sua pelle nera.

 

Escono.

 

atto secondo - scena OTTAVA

 

Entrano Salerio e Solanio.

SALERIO
Certo, amico, ho visto Bassanio spiegar le vele, e insieme a lui è andato Graziano; e sono certo che Lorenzo è sulla loro nave.

SOLANIO
Quella canaglia d'ebreo con i suoi urli ha svegliato il doge che è andato con lui a perquisire la nave di Bassanio.

SALERIO
È arrivato troppo tardi, la nave aveva spiegato le vele, ma al porto c'è chi ha dato a capire al doge che Lorenzo e la sua amorosa Gessica sono stati visti assieme in una gondola. D'altronde, Antonio ha assicurato il Doge che non erano con Bassanio sulla sua nave.

SOLANIO
Non ho mai udito passione così confusa, così strana e violenta, e così mutevole, come quella che il cane ebreo ha urlato per le strade. "Mia figlia! Oh, i miei ducati! Oh, mia figlia! Fuggita con un cristiano! Oh, i miei ducati cristiani! Giustizia! La legge! I miei ducati e mia figlia! Un sacco pieno, due sacchi pieni di ducati, di doppi ducati, rubatimi da mia figlia! E gioielli, due pietre, due ricche pietre preziose, rubate da mia figlia! Giustizia! Trovate la ragazza! Ha le pietre con sé, e i ducati!"

SALERIO
E tutti i ragazzi di Venezia gli vanno dietro gridando le sue pietre, sua figlia e i suoi ducati.

SOLANIO
Stia attento il buon Antonio a rispettare la scadenza, o pagherà lui per questo.

SALERIO
Giusto, ben ricordato. Parlavo ieri con un francese che m'ha detto che, nello stretto di mare che separa i francesi dagli inglesi, s'è perduta una nave dal nostro paese con un carico prezioso. Ho pensato ad Antonio quando me l'ha detto e ho sperato in cuor mio che non fosse la sua.

SOLANIO
Faresti meglio a dire ad Antonio quel che hai sentito, ma fallo cautamente, per non addolorarlo.

SALERIO
Signore più gentile non calpesta il mondo. Ho visto Bassanio e Antonio separarsi; Bassanio gli diceva che avrebbe affrettato il suo ritorno; e lui ha risposto, "Non farlo; non sciupare per causa mia il tuo affare, Bassanio, ma aspetta che il tempo dia i suoi frutti. E, quanto alla mia obbligazione con l'ebreo, non farla entrare nella tua mente innamorata. Sta' allegro, e impiega i tuoi più scelti pensieri nel corteggiamento e nelle manifestazioni d'amore che là ti sembreranno più opportune." E a questo punto, gli occhi gonfi di lacrime, girando il volto, ha teso una mano dietro di sé e con un affetto straordinariamente intenso ha stretto la mano di Bassanio; e così si sono lasciati.

SOLANIO
Io credo che egli ami il mondo solo per lui. Ti prego andiamo a trovarlo per animare con qualche diletto la tristezza che ha abbracciato.

SALERIO
Facciamolo.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena NONA

 

Entrano Nerissa e un servo.

NERISSA
Presto, presto, mi raccomando, apri subito la tenda! Il Principe d'Aragona ha fatto giuramento e viene ora a fare la sua scelta.

Fanfara di cornette.

Entrano il Principe d'Aragona con il seguito e Porzia.

PORZIA
Guardate, ecco gli scrigni, nobile principe. Se scegliete quello che mi contiene, verranno subito celebrati i nostri riti nuziali; ma se fallite, senza dire altro, mio signore, dovrete andarvene di qui immediatamente.

ARAGONA
Sono obbligato dal giuramento ad osservare tre cose: primo, non rivelare mai a nessuno quale scrigno ho scelto; poi, se manco lo scrigno giusto, non corteggiare mai più in vita mia fanciulla per sposarla; infine, se la fortuna mi fallisce nella scelta, lasciarvi immediatamente e partire.

PORZIA
Su questi obblighi giurano tutti quelli che vengono a fare il loro azzardo sulla mia indegna persona.

ARAGONA
E così mi sono preparato. Buona fortuna, ora, alla speranza del mio cuore! Oro, argento e vile piombo. "Chi sceglie me, dovrà dare e azzardare tutto quello che ha". Dovrai aver miglior aspetto prima che io dia o azzardi. Che cosa dice il cofanetto d'oro? Ah, vediamo, "Chi sceglie me, otterrà ciò che desiderano molti". Ciò che desiderano molti: quel "molti" può significare la sciocca moltitudine che sceglie dall'aspetto, non apprendendo più di quanto l'occhio stolto insegna, che non penetra all'interno, ma fa come il rondone che costruisce sulle mura esposte alle intemperie, proprio in balìa della cattiva fortuna. Io non sceglierò ciò che desiderano molti, perché non mi accordo con gli spiriti volgari e non mi schiero con le barbare moltitudini. A te, dunque, argentea casa di tesori. Dimmi ancora una volta che iscrizione rechi: "Chi sceglie me, avrà quanto si merita". E ben detto anche, perché chi andrà in giro a ingannare la fortuna e ad acquistare onore senza il sigillo del suo merito? Nessuno presuma di rivestire una dignità non meritata. Oh se posizione, rango, carica, non fossero ottenuti con la corruzione, e se il limpido onore venisse acquistato dal merito di chi se ne riveste! Allora quanti si metterebbero il cappello che ora stanno a testa nuda! Quanti prenderebbero ordini che ora li danno! Quanti vili bifolchi sarebbero sradicati di fra le vere piante dell'onore! E quanto onore verrebbe tirato fuori dalla pula e dalla rovina dei tempi per essere dipinto a nuovo! Bene, alla mia scelta. "Chi sceglie me avrà quanto si merita". Io rivendico il mio merito. Datemi una chiave per questo, e subito disserro qui la mia fortuna.

Apre lo scrigno d'argento.

PORZIA
Pausa troppo lunga per ciò che vi trovate.

ARAGONA
Che c'è qui? Il ritratto di un ammiccante idiota che mi presenta un rotolo di carta! Lo leggerò. Quanto diverso tu sei da Porzia! Quanto diverso dalle mie speranze e dai miei meriti! "Chi sceglie me, avrà quanto si merita"! Non ho meritato altro che la testa di un buffone? È questo il mio premio? Non sono di più i miei meriti?

PORZIA
Commetter reato e giudicare sono funzioni distinte, e di natura opposta.

ARAGONA
Che c'è qui?
Il fuoco sette volte l'ha provato:
sette volte quel giudizio è temprato
che nella scelta non ha mai errato.
C'è chi dà molti baci ad un ritratto
e gioia di un'ombra ne ha solo tratto.
Esiste lo sciocco, ormai è accertato,
che, al par di questo, è sopra inargentato.
La moglie che vuoi portati a letto,
avrà il suo capo il mio stesso aspetto.
Vattene dunque, sei licenziato.
Sempre più sciocco mi dimostrerò
ogni minuto che qui rimarrò.
Con testa d'idiota ho corteggiato,
ma con due me ne vado scornato.
Bella, addio! Terrò il giuramento,
di portar con pazienza il mio tormento.


Esce con il suo seguito.

PORZIA
Così la candela ha bruciato la farfalla. Oh questi sciocchi che stanno a meditare! Quando scelgono, han la saggezza, con tutto il loro ingegno, di sbagliare!

NERISSA
Non è eresia l'antico dettato: forca e moglie dipendono dal fato.

PORZIA
Su, chiudi la tenda, Nerissa.

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Dov'è la mia signora?

PORZIA
Qui, che vuole il mio signore?

MESSAGGERO
Signora, è smontato alla vostra porta un giovane veneziano, che viene ad annunciare l'arrivo del suo signore, del quale porta tangibili saluti, ossia, oltre ad ossequi e parole cortesi, regali di ricco valore. Non avevo ancora veduto un così aggraziato ambasciatore d'amore. Giorno d'aprile mai giunse così dolce a mostrar vicina la preziosa estate, come questo araldo che precede il suo signore.

PORZIA
Basta così, ti prego, ho quasi paura che tra un momento mi dirai che è tuo parente, tanto ingegno festivo impieghi a lodarlo. Vieni, vieni, Nerissa, sono ansiosa di vedere il messo del rapido Cupido che arriva così cortese.

NERISSA
Bassanio, Signore, ama se vuoi che così sia!

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Il mercante di Venezia

(“The Merchant of Venice” 1594 - 1597)

 

 

atto terzo - scena prima

 

Entrano Solanio e Salerio.

SOLANIO
Allora, che notizie a Rialto?

SALERIO
Corre voce, non smentita, che una nave di Antonio sia naufragata col suo ricco carico nella Manica; Goodwins, credo, si chiama il punto, un bassofondo assai pericoloso, e fatale, dove sono sepolte le carcasse di molte navi, così si dice - se la comare Diceria è di parola onesta.

SOLANIO
In questo caso vorrei che fosse una comare così falsa quant'altra mai ha rosicchiato zenzero o dato a intendere ai suoi vicini di aver pianto per la morte del terzo marito. Ma senza tanti fronzoli prolissi o interruzioni nella strada maestra del discorso, è vero che il buon Antonio, l'onesto Antonio - oh se trovassi un epiteto degno di tener compagnia al suo nome...

SALERIO
Su, metti il punto.

SOLANIO
Eh, che dici? Beh, la conclusione è che ha perso una nave.

SALERIO
Speriamo che sia anche la conclusione di tutte le sue perdite.


SOLANIO
Lasciami dire "amen" in tempo, prima che il diavolo incroci la mia preghiera, perché eccolo che arriva nelle sembianze di un ebreo.

Entra Shylock.

Allora, Shylock, che notizie fra i mercanti?

SHYLOCK
Voi sapevate, e nessun altro, nessun altro meglio di voi, che mia figlia prendeva il volo.

SALERIO
Questo è sicuro. Io, per parte mia, conoscevo il sarto che le ha fatto le ali per volare via.

SOLANIO
E Shylock, per parte sua, sapeva che l'uccellino aveva messo le penne, e allora la natura vuole che lascino il nido.

SHYLOCK
Sia dannata per questo.

SALERIO
Questo è sicuro, se il diavolo sarà il suo giudice.

SHYLOCK
La mia stessa carne e il mio stesso sangue ribellarsi!

SOLANIO
Vergogna, vecchia carogna! Si ribella alla tua età?

SHYLOCK
Dico che mia figlia è mia carne e mio sangue.

SALERIO
C'è più differenza fra la tua carne e la sua che fra giaietto e avorio, e ce n'è più fra il tuo e il suo sangue che tra vino rosso e vino del Reno. Ma, dicci, hai sentito se Antonio ha avuto qualche perdita in mare?

SHYLOCK
Quello è un altro cattivo affare! Un bancarottiere, uno scialacquatore, che quasi non osa più mostrar la faccia a Rialto, un accattone che aveva l'abitudine di venire al mercato tutto azzimato! Pensi alla sua obbligazione! Aveva l'abitudine di prestar denaro per generosità cristiana: pensi alla sua obbligazione!

SALERIO
Ma son sicuro che, se manca all'impegno, non vorrai prenderti la sua carne. A che servirebbe?

SHYLOCK
A far da esca ai pesci. Non dovesse nutrire altro, nutrirà la mia vendetta. Mi ha sempre danneggiato, m'ha impedito di farmi un mezzo milione, ha riso delle mie perdite, deriso i miei guadagni, offeso la mia nazione, ostacolato i miei affari, raffreddato i miei amici, infiammato i miei nemici; e per quale ragione? Io sono un ebreo. Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, un ebreo, organi, membra, sensi, affetti, passione? Non è nutrito dallo stesso cibo, ferito dalle stesse armi, assoggettato alle stesse malattie, curato dagli stessi rimedi, riscaldato e raffreddato dallo stesso inverno e dalla stessa estate, come lo è un cristiano? Se ci pungete, non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci fate torto, non dovremo vendicarci? Se siamo come voi per il resto, vogliamo assomigliarvi anche in questo. Se un ebreo fa torto a un cristiano, che benevolenza ne riceve? Vendetta. Se un cristiano fa un torto ad un ebreo, che sopportazione avrà questi, secondo l'esempio cristiano? Chiaro, vendetta! La malvagità che m'insegnate io la metterò in opera, e sarà difficile che non superi chi m'ha istruito.

Entra un servo da parte di Antonio.

SERVO
Signori, il mio padrone Antonio è a casa sua, e desidera parlare a entrambi.

SALERIO
Siamo andati su e giù a cercarlo.

Entra Tubal.

SOLANIO
Ecco che arriva un altro della tribù. Un terzo uguale non si trova, a meno che il diavolo non si faccia ebreo.
Escono Solanio e Salerio con il servo.

SHYLOCK
Allora, Tubal? Che notizie da Genova? Hai trovato mia figlia?

TUBAL
Sono stato in molti posti dove ho sentito di lei, ma non ho potuto trovarla.

SHYLOCK
Ah, ecco, ecco, ecco, ecco! Sparito un diamante costatomi duemila ducati a Francoforte! Tale maledizione non era mai caduta sul nostro popolo fino ad ora; io non l'avevo mai provata fino ad ora. Duemila ducati per quello, e altri preziosi, preziosi gioielli. Vorrei mia figlia morta ai miei piedi, con i gioielli negli orecchi. La vorrei ai miei piedi in una bara, con i ducati nella cassa. Nessuna notizia di loro, è così? E non so quanto ho speso nella ricerca. E tu... Perdita su perdita! La ladra sparita con tanto, e tanto per trovare la ladra, e nessuna soddisfazione, né vendetta, né malasorte all'orizzonte se non quella che cade sulle mie spalle, né sospiri se non quelli del mio fiato, né lacrime se non quelle che io verso.

TUBAL
Sì, ma anche altri hanno sfortuna. Antonio, come ho sentito a Genova...

SHYLOCK
Cosa, cosa, cosa? Sfortuna, sfortuna?

TUBAL
... ha perduto una ragusea proveniente da Tripoli.

SHYLOCK
Ringrazio Dio, ringrazio Dio! È vero, è vero?

TUBAL
Ho parlato con alcuni marinai scampati al naufragio.

SHYLOCK
Ti ringrazio, buon Tubal, buone notizie, buone notizie! Ah, ah! L'hai sentito a Genova?

TUBAL
Vostra figlia ha speso a Genova, a quanto ho sentito, ottanta ducati in una notte.

SHYLOCK
M'infili dentro un pugnale. Non rivedrò mai più il mio oro. Ottanta ducati in una volta sola, ottanta ducati!

TUBAL
Sono venuti in mia compagnia a Venezia parecchi creditori di Antonio, che giurano che non potrà fare che bancarotta.

SHYLOCK
Questo mi fa molto piacere. Lo tormenterò, lo torturerò. Questo mi fa piacere.

TUBAL
Uno di loro mi ha mostrato un anello che ha avuto da vostra figlia in cambio di una scimmia.

SHYLOCK
Maledetta lei! Tu mi torturi Tubal. Era la mia turchese, la ebbi da Lia, quando ero scapolo. Non l'avrei data via neanche per una foresta di scimmie.

TUBAL
Ma Antonio è rovinato di sicuro.

SHYLOCK
Questo è vero, è verissimo. Va', Tubal, assoldami un gendarme, prenotalo con due settimane di anticipo. Voglio avere il suo cuore se manca all'impegno, perché se non ci fosse lui a Venezia potrei fare il commercio che voglio. Va', Tubal, ci vediamo alla sinagoga; va', buon Tubal; alla nostra sinagoga, Tubal.


Escono.

 

 

atto terzo - scena seconda

 

Entrano Bassanio, Porzia, Graziano, Nerissa, e i loro seguiti.

PORZIA
Vi prego, indugiate, aspettate un giorno o due prima di cimentarvi, ché se scegliete male perdo la vostra compagnia. Perciò pazientate un poco. C'è qualcosa che mi dice, ma non è amore, che non vorrei perdervi; e sapete da voi stesso che l'odio non dà consigli di tal sorta. Ma perché non abbiate a fraintendermi - anche se una fanciulla non deve dire ciò che pensa - io vorrei trattenervi qui un mese o due prima che per me tentiate la fortuna. Io potrei insegnarvi come scegliere giusto, ma allora sarei spergiura; così non sarò mai; così voi potreste perdermi. Ma se mi perdete, mi farete rimpiangere un peccato: se avessi spergiurato! Che dannati occhi! Essi mi hanno ammaliata e spaccata: una metà di me è vostra, l'altra metà vostra, mia, volevo dire; ma se mia, allora vostra, e così son tutta vostra. Oh, questi tempi malvagi che metton barriere fra chi possiede e i suoi diritti! E così, benché vostra, non vostra. Se andrà così, che all'inferno ci vada la fortuna, non io. Parlo troppo, ma è per metter pesi al tempo, aumentarlo, tirarlo in lungo, e trattenervi dalla scelta.

BASSANIO
Lasciatemi scegliere, perché, così, son torturato sulla ruota.

PORZIA
Sulla ruota, Bassanio? Allora confessate quale tradimento si mischia al vostro amore.

BASSANIO
Nessuno, tranne il vile tradimento della sfiducia che mi fa temere di non poter godere del mio amore. È più probabile che vi sia amicizia tra il fuoco e la neve che tra il mio amore e il tradimento.

PORZIA
Sì, ma temo che sian parole dette sulla ruota, quando, costretti, gli uomini dicono qualsiasi cosa.

BASSANIO
Promettetemi la vita, e vi confesserò la verità.

PORZIA
Bene, confessate e vivete.

BASSANIO
"Confessate e amate" sarebbe stata l'essenza della mia confessione. Oh felice tormento, se la mia torturatrice m'insegna le risposte per la mia liberazione. Ma lasciatemi agli scrigni e alla mia fortuna.

PORZIA
Avanti, allora! Io sono rinchiusa in uno di essi; se mi amate davvero, voi mi troverete. Nerissa e gli altri, state tutti lontano. Che la musica suoni, mentre egli fa la sua scelta; così, se fallisce, farà la fine del cigno, che si spegne nella musica. Perché il paragone sia più appropriato, il mio occhio sarà per lui il fiume e l'acquoreo letto di morte. Egli può vincere, e che sarà la musica allora? La musica sarà come la fanfara, quando s'inchinano i sudditi fedeli al monarca appena incoronato. Allora sarà come quei melodiosi suoni allo spuntar del giorno che s'insinuano nell'orecchio del sognante sposo e lo chiamano alle nozze. Eccolo che va, con non meno nobiltà, ma con molto più amore, del giovane Alcide, quando liberò la vergine offerta dalla gemente Troia come tributo al mostro marino: io rappresento la vittima, gli altri, in disparte, sono le mogli troiane, accorse con volti lacrimosi per assistere all'esito dell'impresa. Va', Ercole! Vivi, e io vivo. Con molto, molto più sgomento assisto io allo scontro di te che ti cimenti.

Una canzone mentre Bassanio fa commenti tra sé e sé sugli scrigni.

Dimmi dove nasce amore,
nella testa oppur nel cuore?
Come esso vien creato,
come è poi alimentato?
Rispondi, rispondi.
Dentro gli occhi è generato,
e di sguardi vien nutrito;
e così l'amore muore
nella culla dove è nato.
Per l'amor si suoni a morto.
Din don dan, qui suonate la campana.


TUTTI
Din, don, dan.

BASSANIO
Così possono le apparenze rivelarsi false. Il mondo si fa sempre ingannare dagli ornamenti. Nella legge, quale arringa per quanto corrotta e guasta, insaporita da una voce aggraziata, non nasconde la sua apparenza di male? Nella religione, quale dannato errore non può una fronte austera benedire e comprovare con una citazione, celando la grossolanità con un bell'ornamento? Non esiste vizio così manifesto che non assuma un segno di virtù nel suo aspetto esteriore. Quanti codardi, i cui cuori sono falsi come scale di sabbia, portano al mento la barba di Ercole o dell'accigliato Marte; ma se li guardi dentro, hanno il fegato bianco come il latte. Costoro non assumono che le escrescenze del valore per rendersi temibili. Considerate la bellezza e vedrete che la si acquista a peso, e in ciò si compie un miracolo di natura, perché quelle che più se ne coprono più si fan leggere: così quei serpenteschi riccioli dorati, che fanno al vento tali capricciose capriole in una bellezza finta, sono spesso riconosciuti come il lascito di un'altra testa, essendo nel sepolcro il cranio che li nutrì. Così l'ornamento non è che l'insidiosa riva di un mare pericoloso, la bella sciarpa che vela una bellezza indiana; in una parola, l'apparente verità di cui si vestono le epoche astute per intrappolare anche i più saggi. Perciò, tu, oro sfarzoso, duro cibo per Mida, non fai per me; e neanche tu, pallido e volgare mezzano tra uomo e uomo. Ma tu, misero piombo, che non prometti nulla e, piuttosto, minacci, il tuo pallore mi muove più dell'eloquenza, e qui io scelgo - la mia gioia ne sia la conseguenza!

PORZIA (a parte)
Come svanisce nell'aria ogni altra passione: dubbiosi pensieri, e precipitosa disperazione, e tremante timore, e gelosia dagli occhi verdi. Oh amore, sii moderato, calma la tua estasi, misura e frena la tua gioia, trattieni questo eccesso, troppo io sento la tua felicità, diminuiscila, che non mi venga a sazietà.

BASSANIO (aprendo lo scrigno di piombo)
Che trovo qui? Il ritratto della bella Porzia! Quale semidio s'è tanto avvicinato alla creazione? Si muovono questi occhi? O, girando sulle mie pupille, paiono aver moto? Ecco le labbra dischiuse che divide un fiato soave: solo così dolce barriera può separare così dolci amiche. E qui, nei suoi capelli, il pittore ha fatto come il ragno e tessuto una rete dorata che i cuori degli uomini rinserra più forte che la ragnatela i moscerini. Ma i suoi occhi, come poté guardarli per ritrarli? Fattone uno, non ebbe quello il potere di rubargli entrambi i suoi, rimanendo scompagnato? Ma guardate, quanto più la sostanza del mio elogio fa torto a quest'ombra sottovalutandola, tanto più quest'ombra va zoppa dietro alla sua sostanza. Ecco il rotolo che contiene e riassume la mia fortuna. Tu che non scegli da ciò che appare arrischi giusto e scegli esatto. Or che questa fortuna hai estratto, sta' contento, e altro non cercare. Se di questo sei del tutto appagato - e tal fortuna è la tua felicità - volgiti dove la tua signora sta e prendila con un bacio appassionato. Un rotolo gentile. Bella signora, con vostra licenza, vengo con una cambiale, a dare e anche a ricevere, Come uno di due contendenti in una gara, che crede di aver meritato agli occhi della gente udendo applausi e acclamazioni generali, lo spirito stordito, lo sguardo fisso nel dubbio che siano per lui quegli scrosci di approvazione; così, tre volte bella signora, io qui me ne sto altrettanto dubbioso se ciò che vedo è vero finché non sia da voi confermato, firmato, ratificato.

PORZIA
Voi mi vedete, signor Bassanio, dove io sto, tale e quale sono. Quantunque per mio conto non avrei alcuna ambizione di desiderare me stessa molto migliore, tuttavia per voi, vorrei triplicare venti volte me stessa, essere mille volte più bella, diecimila volte più ricca; e solo per potermi elevare ai vostri occhi vorrei, in virtù, bellezza, beni, amici, superare ogni stima; ma la somma totale di me è una somma da poco; diciamo, all'ingrosso, è una ragazza senza istruzione, senza cultura, né esperienza, fortunata in questo, di non essere ancora così vecchia da non poter imparare; e più fortunata ancora di non essere così sciocca da non saper imparare; e fortunatissima, perché il suo docile spirito si affida al vostro per esserne diretto, come dal suo signore, governatore e re. Ora io stessa, e ciò che è mio, a voi e a ciò che è vostro ci consegnamo. Finora ero io il signore di questa bella dimora, il padrone dei miei servi, la regina di me stessa; e ora, proprio ora, questa casa, questi servi, e questa mia stessa persona sono vostri: del mio signore. Ve li do con quest'anello; se mai ve ne separate, o lo perdete, o regalate, ciò sia presagio della rovina del vostro amore e dia a me il diritto di vituperarvi.

BASSANIO
Signora, mi avete tolto ogni parola, solo il mio sangue vi parla dentro le mie vene, e nelle mie facoltà c'è tale confusione, quale si manifesta dopo un discorso ben proferito da un amato sovrano tra la folla compiaciuta e bisbigliante, quando ogni qualcosa, mescolato al resto, diventa un deserto di nulla, che non è altro che gioia espressa, e non espressa. Ma se quest'anello si separa da questo dito, si separa da qui anche la vita, e allora dite forte che Bassanio è morto.

NERISSA
Mio signore e signora, ora tocca a noi, che in disparte abbiamo visto compiersi i nostri desideri, di augurarvi tanta gioia. Tanta gioia, mio signore e mia signora!

GRAZIANO
Bassanio, signor mio, e mia gentile signora, vi auguro ogni gioia che desiderate perché son certo che a me non ne levate; e quando le vostre signorie vorranno celebrare il contratto della loro fede, io vi prego che in quella stessa occasione anch'io possa sposare.

BASSANIO
Con tutto il mio cuore, se riesci a trovar moglie.

GRAZIANO
Ringrazio Vossignoria, voi me l'avete trovata. I miei occhi, mio signore, sanno guardare svelti come i tuoi; tu vedesti la padrona, io guardai l'ancella; tu amasti, io amai, perché l'indugiare non s'addice a me, signore, più che a te. La tua fortuna dipendeva da quegli scrigni, e così la mia, come attestano i fatti: corteggiando fino a coprirmi di sudore, e giurando, fino a seccarmi il palato, voti d'amore, alla fine, se non ha già avuto fine, ottenni la promessa da questa bella fanciulla d'avere il suo amore, a condizione che la tua fortuna conquistasse la padrona.

PORZIA
È vero questo, Nerissa?

NERISSA
Sì, è vero, signora, se a voi non dispiace.

BASSANIO
E tu, Graziano, sei in buona fede?

GRAZIANO
Sì, in buona fede, mio signore.

BASSANIO
La nostra festa sarà molto onorata dalle vostre nozze.

GRAZIANO
Scommettiamo con loro su chi ha il primo maschio mille ducati.

NERISSA
Cosa? E metter giù la puntata?

GRAZIANO
No, non vinceremo mai a questo gioco con la punta in giù! Ma chi arriva? Lorenzo e la sua infedele! E anche il mio vecchio amico veneziano, Salerio!

Entrano Lorenzo, Gessica e Salerio, un messaggero da Venezia.

BASSANIO
Lorenzo e Salerio, siate benvenuti, se la mia nuova posizione qui mi consente di darvi il benvenuto. Con vostra licenza, dolce Porzia, do il benvenuto ai miei cari amici e concittadini.

PORZIA
E lo do anch'io, mio signore. Sono davvero benvenuti.

LORENZO
Ringrazio Vostra Signoria. Per parte mia, signore, non era mio scopo venir qui a trovarti, ma ho incontrato Salerio per strada e mi ha tanto pregato di accompagnarlo che non ho potuto dir di no.

SALERIO
È vero, mio signore. E ne avevo motivo. Il signor Antonio s'affida al tuo ricordo.

Dà una lettera a Bassanio.

BASSANIO
 Prima ch'io apra la sua lettera, dimmi, ti prego, come sta il mio buon amico?

SALERIO
Non male, mio signore, se non di spirito, non bene, se non per il suo spirito. La sua lettera ti dirà il suo stato.

Bassanio apre la lettera.

GRAZIANO
Nerissa, saluta quella straniera, dalle il benvenuto. Qua la mano, Salerio. Che notizie da Venezia? Come sta il principe dei mercanti, il buon Antonio? Io so che sarà lieto del nostro successo; noi siamo i Giasoni, abbiamo conquistato il vello.

SALERIO
Vorrei che aveste conquistato il vascello che egli ha perso.

PORZIA
C'è qualche notizia di sventura in quel foglio, che ruba colore al volto di Bassanio: la morte di un caro amico, ché nient'altro al mondo potrebbe così alterare l'umore di un uomo equilibrato. Oh, di male in peggio!
Permettete, Bassanio, io sono per metà voi stesso, e debbo avere liberamente la metà di ciò che quella lettera vi reca.

BASSANIO
O dolce Porzia, qui ci sono alcune delle parole più sgradite che mai abbiano macchiato carta! Mia gentile signora, quando la prima volta vi rivelai il mio amore, vi dissi sinceramente che la mia sola ricchezza mi scorreva nelle vene: ero un gentiluomo, e vi dissi la verità; tuttavia, dolce signora, anche nel valutarmi nulla, ora vedrete quanto io mi vantassi. Quando vi dissi che i miei beni erano nulla, avrei dovuto dirvi che eran meno che nulla; perché in verità io mi sono indebitato con un caro amico e ho indebitato il mio amico con il suo peggior nemico, per provvedere ai miei mezzi. Ecco una lettera, signora, la carta è come il corpo del mio amico, e ogni sua  parola una ferita aperta che getta sangue vitale. Ma è vero, Salerio? Son tutte fallite le sue imprese? Neanche una a segno? Da Tripoli, dal Messico e dall'Inghilterra, da Lisbona, la Barberia e l'India, neanche un vascello è sfuggito al terribile urto degli scogli che rovinano i mercanti?

SALERIO
Non uno, mio signore. Del resto, sembra che anche se avesse pronto il denaro per pagare l'ebreo, quello non lo prenderebbe. Mai ho conosciuto creatura, che avesse forma d'uomo, così avida e smaniosa di rovinare un uomo. Importuna il doge giorno e notte e mette in questione la libertà dello stato, se gli negano giustizia. Venti mercanti, il doge stesso, e i magnifici del più alto rango hanno cercato di persuaderlo, ma nessuno può smuoverlo dalla malevola pretesa della penale, della giustizia, della sua obbligazione.

GESSICA
Quando stavo con lui, io l'ho sentito giurare a Tubal e a Chus, i suoi connazionali, che avrebbe preferito avere la carne d'Antonio che venti volte il valore della somma che lui gli doveva; e io so, mio signore, che, se la legge, l'autorità e il potere non lo fermano, sarà dura per il povero Antonio.

PORZIA
È il vostro caro amico che si trova in questi guai?

BASSANIO
L'amico a me più caro, l'uomo più gentile, lo spirito più buono e instancabile, nei suoi atti generosi, uno in cui l'antico onore romano più si mostra che in chiunque altro respiri in Italia.

PORZIA
Quale somma deve all'ebreo.

BASSANIO
Per me, tremila ducati.

PORZIA
Soltanto?
Pagategliene seimila e cancellate l'obbligazione; raddoppiate i seimila e triplicate il risultato, prima che un amico quale avete descritto perda un capello per colpa di Bassanio. Prima venite con me in chiesa e chiamatemi moglie, e poi via a Venezia dal vostro amico! Perché mai al fianco di Porzia giacerete con l'animo turbato. Avrete oro da pagare quel piccolo debito venti volte. Quando sarà pagato, portate con voi il fedele amico. La mia ancella Nerissa ed io, nel frattempo, vivremo come vedove o fanciulle. Andiamo ora, ché dovete lasciarmi nel giorno delle nozze. Fate festa ai vostri amici, abbiate un'aria ridente; poiché vi ho comprato a caro prezzo, vi amerò caramente. Ma leggetemi la lettera del vostro amico.

BASSANIO
Caro Bassanio, le mie navi sono tutte perdute, i miei creditori si fanno crudeli, le mie fortune sono quasi finite, la mia obbligazione con l'ebreo è inadempiuta, e poiché pagandola è impossibile che io viva, i debiti che hai con me sono cancellati, solo che io possa vederti alla mia morte: ciononostante, fa come ti piace; se il tuo amore non ti persuade a venire, non lo faccia questa lettera.

PORZIA
O amore, sbrigate ogni cosa e partite!

BASSANIO
Poiché ho il vostro permesso di andare, lo farò in fretta, ma, finché non ritorno, nessun letto mi farà ritardare, né riposo mi farà perdere un giorno.

 

Escono.

 

 

atto terzo - scena TERZA

 

Entrano Shylock l'ebreo, e Solanio, Antonio e il carceriere.

SHYLOCK
Carceriere, tienilo d'occhio, non parlarmi di pietà, questo è l'idiota che prestava denaro gratis. Carceriere, tienilo d'occhio.

ANTONIO
Ascoltami, buon Shylock.

SHYLOCK
La mia obbligazione! Non dir nulla contro la mia obbligazione! Ho fatto giuramento d'esigere la mia obbligazione. Tu m'hai chiamato cane senza ragione, ma, poiché io sono un cane, attento alle mie zanne. Il doge dovrà rendermi giustizia. Mi stupisco, tu maligno carceriere, che tu sia così stupido da portartelo in giro a sua richiesta.

ANTONIO
Ti prego, lasciami parlare.

SHYLOCK
Esigo la mia obbligazione. Non voglio sentir parole, esigo la mia obbligazione, e perciò non parlare più. Non si farà di me un tenero idiota dall'occhio spento, che scuota la testa, s'addolcisca, sospiri e ceda all'intercessione dei cristiani. Non mi seguire, non voglio parole, esigo la mia obbligazione.

 

Esce.

SOLANIO
È il cane più spietato che mai abbia vissuto tra gli uomini.

ANTONIO
Lascialo andare, non l'inseguirò più con inutili preghiere. Vuole la mia vita; ne conosco bene il motivo: ho spesso sottratto ai suoi processi molti debitori che si appellavano a me; perciò mi odia.

SOLANIO
Sono sicuro che il doge non permetterà mai che vada in forza questa penale.

ANTONIO
Il doge non può impedire il corso della legge, perché, se fossero negati i privilegi che gli stranieri hanno da noi a Venezia, ciò screditerebbe la giustizia dello stato, dato che il commercio e il profitto della città dipendono da tutte le nazioni. Perciò va'. Queste pene e queste perdite mi hanno così prostrato che non mi resterà una libbra di carne, domani, per il mio sanguinario creditore. Su, carceriere, andiamo. Prego Iddio che venga Bassanio a vedermi pagare il suo debito, e allora non m'importa.


Escono.

 

 

 

atto terzo - scena QUARTA

 

Entrano Porzia, Nerissa, Lorenzo, Gessica e Baldassarre, un servo di Porzia.

LORENZO
Signora, non dovrei dirlo in vostra presenza, ma voi avete un nobile e giusto concetto della divina amicizia, e lo mostrate chiaramente sopportando così l'assenza del vostro signore. Se però sapeste a chi riservate tale onore, a quale vero gentiluomo mandate soccorso, a quale appassionato amico del mio signore, vostro marito, son sicuro che sareste più fiera di quest'azione di quanto non vi ispiri l'abituale generosità.

PORZIA
Non mi sono mai pentita delle buone azioni, né lo farò ora; perché tra compagni che in comunione tra loro consumano il tempo, e le cui anime portano un eguale giogo d'amore, dev'esserci per forza un'eguale proporzione di tratti, di maniere e di spirito; e ciò mi fa pensare che questo Antonio, l'amico del cuore del mio signore, debba per forza assomigliare al mio signore. Se è così, com'è piccolo il prezzo che ho pagato per riscattare Antonio, la sembianza dell'anima mia, da uno stato di crudeltà infernale! Ma con ciò rischio di lodare me stessa, e quindi basta. Ho altro da dirvi: Lorenzo, affido nelle vostre mani la conduzione e il governo della mia casa, fino al ritorno del mio signore. Per parte mia, ho fatto al cielo un voto segreto di vivere in preghiera e contemplazione, assistita soltanto dalla mia Nerissa, fino al ritorno di suo marito e del mio signore. A due miglia da qui c'è un monastero e lì ci ritireremo. Desidero che voi non rifiutiate questa incombenza, che il mio affetto e la necessità ora vi assegnano.

LORENZO
Signora, con tutto il mio cuore. Vi obbedirò in ogni gradito comando.

PORZIA
La mia gente conosce la mia decisione, e accetteranno voi e Gessica come se foste Bassanio e me stessa. Così, statemi bene finché non ci rivedremo.

LORENZO
V'accompagnino buoni pensieri e ore felici!

GESSICA
Auguro a vostra signoria ogni gioia del cuore.

PORZIA
Grazie del vostro augurio che mi è molto gradito ricambiare. Arrivederci, Gessica.


Escono Gessica e Lorenzo.

Ora, Baldassarre,
ti ho sempre trovato onesto e fedele, e tale dimostrati ancora. Prendi questa lettera e recati a Padova quanto più in fretta ti sarà possibile; devi consegnarla nelle mani del dottor Bellario, mio parente, e le carte e gli abiti,  che ti darà, guarda di portarli, ti prego, con la massima velocità al traghetto, al battello che fa servizio per Venezia. Non sprecar tempo in parole, ma parti. Io sarò lì prima di te.

BALDASSARRE
Vado, signora, con tutta la fretta necessaria.


Esce.

PORZIA
Andiamo, Nerissa, ho per mano qualcosa che tu non conosci ancora; vedremo i nostri mariti prima che essi pensino a noi.

NERISSA
E loro ci vedranno?

PORZIA
Ci vedranno, Nerissa, ma in tale abbigliamento che ci crederanno dotate di ciò che a noi manca. Scommetto con  te qualsiasi cosa che, quando saremo vestite da giovanotti, risulterò io il più bello dei due, e porterò il  pugnale con più vistosa grazia, e parlerò con la voce zufolante del ragazzo che si cambia in uomo, e di due passettini farò una maschia falcata; e parlerò di risse come un bel giovane spaccone; e racconterò fandonie,  su come onorate signore cercarono il mio amore, e, al mio rifiuto, ammalarono e spirarono; ma che potevo farci? Poi mi pentirò e dirò che, dopotutto, vorrei non averle uccise. E di queste piccole bugie ne racconterò venti, al che tutti giureranno che ho lasciato la scuola da più di un anno. Ho qui in mente  mille stupidi trucchi di questi giovani vantoni, e voglio metterli in atto.

NERISSA
 Come! Ci mettiamo a uomini?

PORZIA
Vergogna! che domanda è questa, se la interpretasse uno sporcaccione! Ma vieni, ti racconterò l'intero mio disegno quando saremo nella carrozza che ci aspetta al cancello del parco. Oggi abbiamo l'impegno di coprir venti miglia; perciò, via, in fretta.

 

Escono.

 

 

 

atto terzo - scena QUINTA

 

Entrano Lancillotto il clown e Gessica.

LANCILLOTTO
Sì, davvero, perché, badate, i peccati dei padri devono ricadere sui figli, quindi, vi assicuro che temo per voi; sono sempre stato chiaro con voi, e così ora vi dico la mia agitazione della faccenda: perciò state contenta, perché penso davvero che siete dannata; avete solo una speranza che vi possa giovare, ma non è che una razza di speranza bastarda.

GESSICA
E che speranza è, di grazia?

LANCILLOTTO
Beh, potete in qualche modo sperare che vostro padre non vi ha generata, che non siete la figlia dell'ebreo.

GESSICA
Quella sarebbe davvero una razza di speranza bastarda! Così ricadrebbero su di me i peccati di mia madre.

LANCILLOTTO
Allora, davvero, temo che siete dannata sia da parte di padre che di madre: così, se evito Scilla, vostro padre, vado a cadere su Cariddi, vostra madre; beh, siete spacciata da tutt'e due le parti.

GESSICA
Sarò salvata da mio marito: lui mi ha fatto cristiana.

LANCILLOTTO
Tanto più da biasimare lui! Eravamo già abbastanza noi cristiani, da star bene uno accanto all'altro, al completo. Questo far nuovi cristiani alzerà il prezzo del porco; se ci mettiamo tutti a mangiar maiale, presto non ci saranno soldi per comprare il lardo da metter sulla brace.

Entra Lorenzo.

GESSICA
Riferirò quel che dici a mio marito, Lancillotto. Eccolo che viene.

LORENZO
Diventerò geloso di te, Lancillotto, se continui a portarti mia moglie negli angoli.

GESSICA
No, non preoccuparti per noi, Lorenzo: Lancillotto ed io abbiamo rotto. Mi ha detto chiaro e tondo che non c'è misericordia per me in cielo perché sono figlia di un ebreo, e dice che tu non sei un buon membro della comunità perché, convertendo gli ebrei in cristiani, alzi il prezzo del maiale.

LORENZO
Risponderò di ciò alla comunità meglio di quanto potrai fare tu che hai fatto salire la pancia alla negra. La mora è incinta per opera tua, Lancillotto.

LANCILLOTTO
Se la mora cresce, ciò è dovuto a più che ad un pensiero; ma se la sua onestà diminuisce, questo quanto meno mi colpisce.

LORENZO
Come ogni buffone sa giocar con le parole! Credo che presto la miglior grazia dell'ingegno starà nel silenzio e il discorrere diverrà apprezzabile solo nei pappagalli. Va' dentro, briccone, di' che preparino per cena.

LANCILLOTTO
Già fatto, signore, ogni stomaco è pronto!

LORENZO
Buon Dio, tu le afferri al volo le arguzie! Allora di' che preparino la cena.

LANCILLOTTO
Già fatto anche questo, signore; solo che la parola è "mettere il coperto".

LORENZO
Vuoi metterlo tu il coperto, amico?

LANCILLOTTO
Coprirmi? No davvero, mio signore. Conosco il mio dovere.

LORENZO
Ancora bisticci ad ogni occasione! Vuoi esibire l'intera ricchezza del tuo ingegno in un istante? Ti prego d'intendere un uomo semplice nei suoi semplici significati: va' dai tuoi compagni, di' loro di mettere i coperti e di servire le vivande, e noi verremo a cena.

LANCILLOTTO
Quanto alla tavola, signore, sarà servita; quanto alle vivande, signore, saranno coperte; quanto al vostro accomodarvi a cena, beh quello sia come comandano l'umore e la fantasia.


Esce Lancillotto.

LORENZO
O rara sagacia, come s'acconciano le sue parole! Il buffone s'è piantato nella mente un esercito di belle parole; e ne conosco molti di buffoni, che stanno più in alto, equipaggiati come lui, che per una parola arguta sfidano il significato. Come ti senti, Gessica? Ora, mia dolcezza, di' la tua opinione, come la trovi la moglie del signor Bassanio?

GESSICA
Superiore a ogni lode. E sarà opportuno che il signor Bassanio conduca una vita retta: perché, avendo una moglie che è una tale benedizione, ha trovato le gioie del paradiso qui in terra, e, se non se le merita sulla terra, sarà giusto che non possa entrare in paradiso. Se due dèi dovessero giocare una partita celeste mettendo come posta due donne terrene, e Porzia fosse una, insieme all'altra si dovrebbe puntare qualcos'altro, perché questo povero rozzo mondo non ne ha l'uguale.

LORENZO
Un marito di tal fatta hai tu in me, quale lei è come moglie.

GESSICA
Già, ma chiedi anche la mia opinione!

LORENZO
Lo farò presto; prima, andiamo a cena.

GESSICA
Lasciami dire le tue lodi finché ho appetito.

LORENZO
No, ti prego, riserviamole per parlare a tavola; così, qualunque cosa tu dica, insieme al resto io potrò digerirla.

GESSICA
Bene, lì ti servirò.


Escono.

 

Indice Teatro

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Il mercante di Venezia

(“The Merchant of Venice” 1594 - 1597)

 

 

atto quarto - scena prima

 

Entrano il Doge, i Magnifici, Antonio, Bassanio, Salerio, Graziano e altri.

DOGE
Ebbene, è qui Antonio?

ANTONIO
Sono qui, se piace a Vostra Grazia.

DOGE
Mi rincresce per te. Devi rispondere a un avversario di pietra, una disumana canaglia, incapace di pietà, prosciugato della più piccola goccia di misericordia.

ANTONIO
Ho saputo che Vostra Grazia si è data grande pena per moderare il suo rigido atteggiamento; ma poiché resta inflessibile, e non c'è mezzo legale che mi metta al riparo dalla sua cattiveria, io oppongo la mia pazienza al suo furore e sono armato a sopportare con la tranquillità del mio spirito la crudeltà e la ferocia del suo.

DOGE
Fate venire l'ebreo dinanzi alla corte.

SALERIO
È pronto alla porta; eccolo, mio signore.


Entra Shylock.

DOGE
Fategli largo, che ci venga davanti. Shylock, tutti credono, e così credo anch'io, che persisterai in questo perfido atteggiamento fino all'ultimo atto; e poi si pensa che mostrerai clemenza e compassione più strane di questa tua strana crudeltà manifesta; e laddove ora tu esigi la penale, che è una libbra di carne di questo povero mercante, non solo vorrai rinunciare all'obbligazione, ma, toccato da umana gentilezza e benevolenza, gli condonerai una parte del capitale, considerando con misericordia le perdite che di recente gli si sono accumulate sulle spalle, tali da schiacciare un principe dei mercanti e strappare commiserazione per il suo stato a petti di bronzo e duri cuori di pietra, a inflessibili turchi e tartari mai educati ad azioni d'affettuosa generosità.
Aspettiamo tutti una risposta gentile, ebreo.

SHYLOCK
Ho informato Vostra Grazia del mio intendimento, e sul nostro santo Sabato ho giurato di prendermi la penale che mi è dovuta dall'obbligazione. Se me lo negate, ne ricada il danno sul vostro statuto e sulla libertà della vostra città. Mi chiederete perché io preferisca prendere una porzione di putrida carne anziché accettare tremila ducati. Non risponderò a questo, ma diciamo che è un mio capriccio. È una risposta? E se la mia casa fosse molestata da un topo, e a me piacesse dar diecimila ducati per farlo avvelenare? Vi basta la risposta? C'è chi non sopporta un maiale cotto a bocca aperta, c'è chi dà in smanie se vede un gatto, e altri che non riescono a trattenere l'orina quando la zampogna suona di naso; perché l'emozione, signora delle passioni, le governa secondo il modo che le piace o le ripugna. Ora, per rispondervi: come non può dare una sicura ragione chi non sopporta un maiale a bocca aperta, chi un gatto innocuo e necessario, chi una lanosa zampogna, ma deve per forza sottomettersi all'inevitabile vergogna di offendere, ricevendo egli stesso offesa; così non sono io in grado di dare una ragione, né voglio, al di là di un odio radicato e di una certa ripugnanza che ho per Antonio, per cui così insisto in un costoso processo contro di lui. Vi basta la risposta?

BASSANIO
Questa, non è una risposta, uomo insensibile, da giustificare il fiume della tua crudeltà.

SHYLOCK
Io non sono obbligato a compiacerti nelle mie risposte.

BASSANIO
Forse che si uccidono le cose che non si amano?

SHYLOCK
Si odia forse la cosa che non si vuole uccidere?

BASSANIO
Non ogni offesa è subito odio.

SHYLOCK
Cosa? Lasceresti che il serpente ti morda due volte?

ANTONIO
Ti prego di ricordare che discuti con un ebreo. Tanto varrebbe che ti mettessi sulla spiaggia a dire all'alta marea d'abbassare il suo livello; tanto varrebbe che disputassi con il lupo perché fa belare la pecora per il suo agnello; tanto varrebbe che proibissi ai pini montani di agitare le alte cime e di stormire quando sono scossi dalle raffiche del cielo; piuttosto che cercare di ammorbidire - cosa c'è di più duro? - il suo cuore giudeo. Perciò, ti scongiuro, non fare altre offerte, non usare altri mezzi, ma lascia che nel modo più semplice e breve io abbia la mia sentenza, e l'ebreo ciò che vuole.

BASSANIO
Per i tuoi tremila ducati qui ce ne sono sei.

SHYLOCK
Se ogni ducato dei seimila ducati fosse diviso in sei parti, e ogni parte un ducato, io non li prenderei. Voglio la mia obbligazione!

DOGE
Come potrai sperare clemenza, se non ne concedi?

SHYLOCK
Quale giudizio dovrei temere, se non faccio alcun male? Voi avete con voi molti schiavi comprati, che, come i vostri asini e cani e muli, usate per compiti abbietti e servili, perché li avete acquistati. Dovrei dirvi, lasciateli liberi, sposateli alle vostre figlie! Perché sudano sotto i loro carichi? Che i loro letti siano soffici come i vostri e i loro palati stuzzicati dalle stesse vivande. Rispondereste: gli schiavi sono nostri. Così vi rispondo io: la libbra di carne che esigo da lui fu pagata cara, è mia e voglio averla. Se me la negate, vergogna sulla vostra legge! Non hanno forza i decreti di Venezia. Aspetto la sentenza. Rispondete, l'avrò?

DOGE
Per i miei poteri, potrei sciogliere questa corte, a meno che Bellario, un sapiente dottore che ho convocato per deliberare su questo caso, non venga qui oggi.

SALERIO
Mio signore, c'è qui fuori un messaggero appena giunto da Padova con lettere del dottore.

DOGE
Portateci le lettere. Chiamate il messaggero.

BASSANIO
Sta su, Antonio! Fatti coraggio, amico! L'ebreo avrà la mia carne, e sangue e ossa e tutto, prima che tu perda per me una goccia di sangue.

ANTONIO
Io sono un infetto castrato del gregge, il più adatto alla morte. Il frutto più debole cade per primo al suolo, e così sia di me; tu non puoi trovar miglior impiego, Bassanio, che vivere ancora e scrivere il mio epitaffio.

Entra Nerissa vestita da assistente di avvocato.

DOGE
Vieni da Padova? Da Bellario?

NERISSA
Da entrambi, mio signore. Bellario ossequia Vostra Grazia.

Consegna una lettera.

BASSANIO
Perché affili il tuo coltello con tanta lena?

SHYLOCK
Per tagliare la mia penale da quella bancarotta lì.

GRAZIANO
Non sul tuo cuoio, ma sul tuo cuore, crudele ebreo, affili il tuo coltello; ma nessun metallo, no, neanche l'ascia del boia, può avere metà del filo del tuo tagliente odio. Nessuna preghiera può penetrarti?

SHYLOCK
No, nessuna che tu abbia l'ingegno di fare.

GRAZIANO
Oh sii dannato, esecrabile cane, e per il fatto che vivi sia accusata la giustizia! Mi fai quasi vacillare nella mia fede e accettare l'opinione di Pitagora che le anime degli animali si trasfondono nei  corpi degli uomini: il tuo spirito ringhioso governò già un lupo, che, impiccato per strage d'uomini, esalò dalla forca la sua anima scellerata, e, mentre tu alloggiavi ancora nella tua empia fattrice, si trasfuse in te; perché i tuoi desideri sono lupeschi, sanguinari, voraci e insaziabili.

SHYLOCK
Finché con i tuoi insulti non toglierai il sigillo dalla mia obbligazione, offenderai solo i tuoi polmoni a urlare così; aggiustati il cervello, giovanotto, o è destinato a irrimediabile rovina. Io sono qui per avere giustizia.

DOGE
Questa lettera di Bellario raccomanda alla nostra corte un giovane e sapiente dottore. Dov'è?

NERISSA
Attende qui vicino di conoscere la Vostra risposta, se volete riceverlo.

DOGE
Con tutto il cuore. Vadano tre o quattro di voi e lo conducano gentilmente in quest'aula; nel frattempo la corte ascolterà la lettera di Bellario. (Legge)

"Sappia Vostra Grazia che la Vostra lettera mi giunge mentre sono molto malato; ma, proprio quando è venuto il Vostro messo, era qui con me in visita affettuosa un giovane dottore di Roma; il suo nome è Baldassarre. L'ho informato della causa pendente fra l'ebreo e Antonio, il mercante. Abbiamo consultato insieme molti libri. Egli conosce la mia opinione, che, migliorata dalla sua dottrina (la cui vastità non posso lodare a sufficienza) egli Vi porta, su mia sollecitazione, per soddisfare la richiesta di Vostra Grazia in mia vece. La sua giovane età, ve ne prego, non sia motivo perché debba mancargli una rispettosa stima; non ho mai conosciuto una persona così giovane con una testa così matura. Lo affido alla Vostra graziosa accoglienza: messo alla prova, rivelerà meglio i suoi meriti."

Entra Porzia come Baldassarre.

DOGE
Avete udito cosa scrive il dotto Bellario, ed ecco, mi sembra, è arrivato il dottore. Datemi la mano. Venite da parte del vecchio Bellario?

PORZIA
Sì, mio signore.

DOGE
Siate il benvenuto, prendete posto. Siete al corrente della disputa che impegna la corte in questa seduta?

PORZIA
Sì, conosco bene questa causa. Chi è il mercante qui e chi l'ebreo?

DOGE
Antonio e il vecchio Shylock si facciano avanti.

PORZIA
Il vostro nome è Shylock?

SHYLOCK
Shylock è il mio nome.

PORZIA
Strana è la natura della causa che intentate, ma così legittima che la legge veneziana non può invalidarla se voi procedete. Voi siete in suo potere, non è così?

ANTONIO
Sì, così lui dice.

PORZIA
Riconoscete l'obbligazione?

ANTONIO
Sì.

PORZIA
Allora l'ebreo deve essere clemente.

SHYLOCK
Per quale costrizione devo esserlo? Ditemelo.

PORZIA
La clemenza ha natura non forzata, cade dal cielo come la pioggia gentile sulla terra sottostante; è due volte benedetta, benedice chi la offre e chi la riceve; è più potente nei più potenti, e si addice al monarca in trono più della sua corona. Lo scettro mostra la forza del potere temporale, è l'attributo della soggezione e della maestà, sede del timore che incutono i regnanti; ma la clemenza sta sopra al dominio dello scettro, ha il suo trono nel cuore dei re, è un attributo di Dio stesso; e il potere terreno più si mostra simile al divino, quando la clemenza mitiga la giustizia. Quindi, ebreo, pur se giustizia è ciò che chiedi, considera questo, che a rigore di giustizia nessuno di noi troverebbe salvezza. Noi invochiamo clemenza, e quella stessa preghiera insegna a tutti noi a fare atti di clemenza. Tanto ho detto per mitigare la giustizia della tua richiesta; se la manterrai, questa rigorosa corte di Venezia dovrà per forza dar sentenza contro il mercante.


SHYLOCK
I miei atti mi ricadano sulla testa! Io invoco la legge e la penale della mia obbligazione.

PORZIA
Non è in grado di restituire il denaro?

BASSANIO
Sì, ecco che io offro, per lui, in questa corte, il doppio della somma. Se ciò non basta, mi impegno a pagarne dieci volte tanto, pena le mie mani, la mia testa, il mio cuore. Se ciò non basterà, sarà evidente che la perfidia schiaccia l'onestà. Ed io vi supplico, per una volta distorcete la legge con la vostra autorità; per una grande giustizia, fate un piccolo torto, e frenate il volere di questo diavolo crudele.

PORZIA
Questo non sarà mai, non c'è potere a Venezia che possa alterare una legge stabilita: ciò costituirebbe un precedente, e molti abusi, dietro tale esempio, irromperebbero nello stato. Così non può essere.

SHYLOCK
Un Daniele è venuto a giudicare! Sì, un Daniele! O saggio giovane giudice, quanto ti onoro!

PORZIA
Vi prego, fatemi vedere l'obbligazione.

SHYLOCK
Eccola, riveritissimo dottore, eccola.

PORZIA
Shylock, ti viene offerto tre volte il tuo denaro.

SHYLOCK
Un giuramento! Ho fatto al cielo un giuramento; dovrò gravarmi l'anima di uno spergiuro? No, non per Venezia!

PORZIA
Ebbene, quest'obbligazione è inadempiuta! e legittimamente con essa l'ebreo può reclamare una libbra di carne, che dev'essere da lui stesso tagliata quanto più vicino al cuore del mercante. Sii clemente, prendi tre volte il tuo denaro, fammi stracciare l'obbligazione.

SHYLOCK
Quando sarà pagata secondo quanto è scritto. Si direbbe che voi siate un degno giudice, conoscete la legge; la vostra interpretazione è stata molto corretta. Vi invito, in nome della legge, di cui voi siete un meritevole pilastro, di procedere alla sentenza. Per l'anima mia, io giuro che non c'è potere in lingua d'uomo che mi muti. Io m'attengo alla mia obbligazione.

ANTONIO
Con tutto il cuore io supplico la corte di emettere la sentenza.

PORZIA
Ebbene, allora è questa: dovete preparare il vostro petto per il suo coltello.

SHYLOCK
O nobile giudice! O giovane eccellente!

PORZIA
Perché il senso e il proposito della legge comportano chiaramente la penale che appare qui dovuta nell'obbligazione.

SHYLOCK
È verissimo. O saggio e retto giudice, quanto sei più adulto del tuo aspetto!

PORZIA
Perciò denudatevi il petto.

SHYLOCK
Sì, il suo petto. Così dice l'obbligazione, non è vero, nobile giudice? "Quanto più vicino al suo cuore", sono le parole esatte.

PORZIA
È così. C'è una bilancia per pesare la carne?

SHYLOCK
L'ho pronta.

PORZIA
Fate venire un chirurgo a vostre spese, Shylock, per stagnare le ferite, che non muoia dissanguato.

SHYLOCK
È formulato così nell'obbligazione?

PORZIA
Non è espresso così, ma che importa? Sarebbe bene che lo faceste per carità.

SHYLOCK
Non lo trovo; non c'è nell'obbligazione.

PORZIA
Voi, mercante, avete qualcosa da dire?

ANTONIO
Ben poco; sono pronto e ben preparato.
Dammi la tua mano, Bassanio, addio, non t'addolorare se sono giunto a questo per te, perché la Fortuna si mostra più gentile di quanto è suo costume: di solito lascia sopravvivere alla sua ricchezza un uomo rovinato, che veda con occhio vuoto e rugosa fronte una vecchiaia di povertà; la lenta punizione di simile disgrazia essa a me risparmia. Ricordami alla tua onorata sposa, raccontale qual processo ebbe la fine d'Antonio, dille che t'amai, lodami nella mia morte; e, finito il racconto, dille che sia lei giudice se Bassanio non ebbe una volta un amore. Tu rammaricati soltanto di perdere il tuo amico, ed egli non si rammarica di pagare il tuo debito, perché se l'ebreo taglia appena a fondo lo pagherò in un istante con tutto il mio cuore.

BASSANIO
Antonio, sono sposato ad una donna che mi è cara quanto la vita stessa, ma la vita stessa, mia moglie e tutto il mondo non sono da me stimati più della tua vita. Perderei tutto, li sacrificherei tutti, qui, a questo diavolo, per poterti liberare.

PORZIA
Vostra moglie non ve ne sarebbe molto grata, se fosse qui a sentirvi fare tale offerta.

GRAZIANO
Io ho una moglie che proclamo di amare; vorrei che fosse in cielo a invocare qualche divina potenza di ammansire questo cane giudeo.

NERISSA
È bene che facciate tale offerta alle sue spalle, se no questo augurio vi creerebbe dei guai a casa.

SHYLOCK
Eccoli i mariti cristiani! Io ho una figlia; fosse stato suo marito uno della stirpe di Barabba, piuttosto che un cristiano. Perdiamo tempo, procedi alla sentenza.

PORZIA
Una libbra della carne di quel mercante è tua, la corte l'aggiudica, e la legge l'assegna.

SHYLOCK
Giustissimo giudice!

PORZIA
E tu devi tagliare questa carne dal suo petto, la legge lo concede, e la corte l'aggiudica.

SHYLOCK
Dottissimo giudice! Che sentenza! Vieni, preparati!

PORZIA
Aspetta un momento, c'è qualcos'altro: questa obbligazione non ti concede neanche una goccia di sangue; le parole  icono espressamente "una libbra di carne". Prendi dunque la tua penale, prendi la tua libbra di carne, ma se, nel tagliarla, versi una goccia di sangue cristiano, le tue terre e i tuoi averi sono, per le leggi di Venezia, confiscati dallo stato di Venezia.

GRAZIANO
O retto giudice! Osserva, ebreo. O dotto giudice!

SHYLOCK
È questa la legge?

PORZIA
Vedrai tu stesso il testo, perché, dato che esigi giustizia, sta' certo che avrai più giustizia di quanta ne desideri.

GRAZIANO
O dotto giudice! Osserva, ebreo, che dotto giudice!

SHYLOCK
Accetto quest'offerta allora. Pagate il debito tre volte e lasciate andare il cristiano.

BASSANIO
Ecco il denaro.

PORZIA
Piano! L'ebreo deve avere completa giustizia. Piano, niente fretta! Non deve avere nient'altro che la penale.

GRAZIANO
O ebreo! Un retto giudice, un dotto giudice!

PORZIA
Quindi preparati a tagliare la carne. Non versare sangue e non tagliarne né più né meno di una libbra esatta di carne. Se ne prendi più o meno di una libbra esatta, fosse solo quel tanto che la renda più leggera o più pesante della ventesima parte d'un misero grammo, o d'una frazione di quella, o meglio se la bilancia pende della misura di un capello, tu muori, e tutti i tuoi beni sono confiscati.

GRAZIANO
Un secondo Daniele! Un Daniele, ebreo! Ora, infedele, ti ho messo sotto!

PORZIA
Perché si ferma l'ebreo? Prenditi la penale.

SHYLOCK
Datemi il mio capitale, e lasciatemi andare.

BASSANIO
L'ho pronto per te, eccolo.

PORZIA
Egli l'ha rifiutato davanti alla corte, ora avrà solo giustizia e la sua penale.

GRAZIANO
Un Daniele, torno a dire, un secondo Daniele! Ti ringrazio, ebreo, per avermi insegnato la parola.

SHYLOCK
Non devo avere neppure il mio capitale?

PORZIA
Tu non devi avere altro che la tua penale, da prendere a tuo rischio, ebreo.

SHYLOCK
Beh, allora il diavolo glielo faccia godere! Non resterò a far questione.

PORZIA
Aspetta, ebreo, la legge ti tiene ancora in pugno. È stabilito nelle leggi di Venezia che se è provato contro uno straniero che, con mezzi diretti o indiretti, egli attenta alla vita di un cittadino, la persona contro cui egli ha tramato  entrerà in possesso di metà dei suoi beni, l'altra metà va alle casse dello stato, e la vita del reo è alla mercé del doge soltanto, escluso ogni altro appello. In questa situazione io dichiaro che tu ti trovi, perché risulta manifesto dalla tua azione  che, indirettamente, e direttamente anche, tu hai tramato contro la vita stessa del convenuto e sei incorso nel danneggiamento sopra da me recitato. Giù, dunque, e supplica clemenza al doge.

GRAZIANO
Supplica di aver licenza d'impiccarti, anche se, confiscata la tua ricchezza dallo stato, non ti resterà di che comprarti una corda, e finirà che dovrai essere impiccato a spese dello stato.

DOGE
Perché tu veda la differenza del nostro animo, ti faccio grazia della vita prima che tu lo chieda. Metà della tua ricchezza va ad Antonio, l'altra metà viene allo stato, ma la tua umiltà può mutare la confisca in un'ammenda.

PORZIA
Sì per lo stato, no per Antonio.

SHYLOCK
No, prendetemi la vita e tutto, non fatemene grazia! Mi prendete la casa, quando mi prendete la trave che sostiene la mia casa; mi prendete la vita quando mi prendete i mezzi con cui vivo.

PORZIA
Quale clemenza potete concedergli, Antonio?

GRAZIANO
Un capestro gratis, nient'altro, perdio!

ANTONIO
Se piace al mio signore il doge, e alla corte, di condonare l'ammenda per metà dei suoi beni, io ne sono contento. Ma egli mi lasci l'altra metà in usufrutto, da consegnare, alla sua morte, al gentiluomo che gli ha di recente rapito la figlia. Altre due condizioni per quest'atto di clemenza: che egli si faccia subito cristiano, e che firmi, qui dinanzi alla corte, un atto di donazione per cui, alla sua morte, ogni suo bene andrà al suo nuovo figlio Lorenzo e a sua figlia.

DOGE
Egli lo farà, altrimenti revoco la grazia che ho appena pronunciato.

PORZIA
Ti accontenti così, ebreo? Che ne dici?

SHYLOCK
Mi accontento.

PORZIA
 Scrivano, stendi un atto di donazione.

SHYLOCK
Vi prego di darmi licenza di andar via di qui, non sto bene; mandatemi l'atto, e io lo firmerò.

DOGE
Va' pure, ma fallo.

GRAZIANO
Al battesimo avrai due padrini. Fossi stato io il giudice, avresti avuto dodici giurati, per portarti alla forca, non al fonte.


Esce Shylock.

DOGE
Signore, vi prego di venire a cena a casa mia.

PORZIA
Chiedo umilmente perdono a Vostra Grazia, devo partire per Padova questa sera e mi conviene mettermi in viaggio senz'indugio.

DOGE
Mi spiace che vi manchi il tempo.
Antonio, ricompensate questo gentiluomo, perché, a parer mio, gli siete molto obbligato.

 

Esce il Doge con il suo seguito.

BASSANIO
Degnissimo signore, io e il mio amico siamo stati oggi prosciolti, per la vostra saggezza, da dolorose condanne, e in contraccambio i tremila ducati dovuti all'ebreo volentieri offriamo a compenso delle vostre cortesi fatiche.

ANTONIO
E vi restiamo debitore ben oltre questo, d'affetto e di servigi per sempre.

PORZIA
È ben ripagato chi è ben soddisfatto, ed io, ben soddisfatto di avervi liberato, mi ritengo ben ripagato; il mio animo non è mai stato mercenario. Vi prego di riconoscermi quando c'incontreremo; vi auguro ogni bene e prendo congedo.

BASSANIO
Caro signore, devo per forza insistere ancora; accettate un piccolo ricordo come omaggio, non come compenso. Concedetemi due cose, vi prego: di non dirmi di no, e di perdonarmi.

PORZIA
Voi insistete molto, e quindi cederò. Datemi i vostri guanti, li porterò in vostro ricordo,

Bassanio si sfila i guanti.

e, per amor vostro, prenderò da voi quest'anello. Non ritirate la mano, non prenderò altro, e voi, per affetto, non me lo negherete.

BASSANIO
Quest'anello, buon signore? Ahimè, è un'inezia! Non mi coprirò di vergogna dandovi questo!

PORZIA
Non voglio nient'altro che questo, e ora mi sembra di volerlo davvero!

BASSANIO
Ma questo conta per me più del suo valore. Vi darò l'anello più prezioso di Venezia, lo troverò con un pubblico bando; ma per questo vi prego di perdonarmi.

PORZIA
Vedo, signore, che siete generoso nelle offerte.
Prima m'avete insegnato a mendicare, e ora, mi pare, m'insegnate quale risposta si debba a un mendicante.

BASSANIO
Buon signore, quest'anello mi fu dato da mia moglie, e quando me l'ha messo, mi ha fatto giurare che non l'avrei né venduto, né donato, né perduto.

PORZIA
Tale scusa serve a molti per risparmiarsi i regali, e se vostra moglie non è pazza, quando saprà come io abbia meritato quest'anello, non potrà serbarvi eterno rancore per avermelo dato. Bene, la pace sia con voi!


Escono Porzia e Nerissa.

ANTONIO
Mio caro Bassanio, lascia che abbia l'anello, e contino i suoi meriti e il mio amore più di quanto tua moglie t'ha comandato.

BASSANIO
Va', Graziano, corri e raggiungilo; dagli l'anello e conducilo, se puoi, a casa di Antonio. Via, in fretta!

 

Esce Graziano.

Vieni, tu ed io ci andremo subito, e domattina presto tutti e due voleremo a Belmonte. Vieni, Antonio.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Entrano Porzia e Nerissa, camuffata come prima.

PORZIA
Trova la casa dell'ebreo, dagli questo atto, e faglielo firmare. Partiremo stasera e saremo a casa un giorno prima dei nostri mariti. Questo atto sarà ben gradito da Lorenzo!

Entra Graziano.

GRAZIANO
Buon signore, fortuna che vi ho raggiunto. Il signor Bassanio ci ha ripensato e vi manda quest'anello, e vi invita a tenergli compagnia a cena.

PORZIA
Ciò non è possibile; il suo anello lo accetto con molta riconoscenza, così vi prego di dirgli; inoltre, vi prego di indicare al mio giovane la casa del vecchio Shylock.

GRAZIANO
Lo farò.

NERISSA
Signore, vorrei parlarvi. (A parte a Porzia) Voglio vedere se riesco ad avere l'anello di mio marito che gli ho fatto giurare di conservare per sempre.

PORZIA (a parte a Nerissa)
Ci riuscirai, sta' certa. Ci faranno solenni giuramenti d'aver donato gli anelli a degli uomini, ma noi li svergogneremo spergiurando. Via, in fretta! Sai dove ti aspetto.

NERISSA
Venite, mio buon signore, volete indicarmi questa casa?


Escono.

 

Indice Teatro

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Il mercante di Venezia

(“The Merchant of Venice” 1594 - 1597)

 

 

atto quinto - scena unica

 

Entrano Lorenzo e Gessica.

LORENZO
La luna splende chiara. In una notte come questa,
quando lieve baciava gli alberi il dolce vento,
senza stormir di fronda, in una notte come questa
credo che Troilo salì sulle mura troiane
e sospirò l'anima sua verso le tende greche,
dove Cressida giaceva quella notte.

GESSICA
In una notte come questa,
timorosa, Tisbe sfiorò col piede la rugiada,
vide l'ombra del leone prima di lui,
e fuggì via atterrita.

LORENZO
In una notte come questa,
con un ramo di salice in mano stette Didone
sulla costa del mare selvaggio, facendo segnali
al suo amore di tornare a Cartagine.

GESSICA
In una notte come questa,
Medea raccolse le erbe incantate
che ringiovanirono il vecchio Esone.

LORENZO
In una notte come questa,
Gessica lasciò furtiva il ricco ebreo
e, con un amante scialacquatore, da Venezia scappò
fino a Belmonte.

GESSICA
In una notte come questa,
il giovane Lorenzo le giurò d'amarla molto,
rubandole l'anima con tante parole devote,
neppure una sincera.

LORENZO
In una notte come questa,
la graziosa Gessica, piccola bisbetica,
calunniò il suo amore, e lui la perdonò.

GESSICA
A notti, ti batterei, se non venisse nessuno; ma piano, sento i passi di un uomo.


Entra Stefano, un messaggero.

LORENZO
Chi arriva così in fretta nel silenzio della notte?

STEFANO
Un amico.

LORENZO
Un amico? Il tuo nome, ti prego, amico.

STEFANO
Stefano è il mio nome, e porto notizia che la mia signora, prima che spunti il giorno, sarà qui a Belmonte. Segue, nel suo cammino, croci sante, dove s'inginocchia a pregare per felici ore coniugali.

LORENZO
Chi viene con lei?

STEFANO
Solo un santo eremita e la sua ancella. Ti prego, è già tornato il mio padrone?

LORENZO
No, né abbiamo avuto sue notizie. Ma entriamo, ti prego, Gessica, e prepariamo un solenne benvenuto alla padrona di questa casa.

Entra Lancillotto.

LANCILLOTTO
Op-la, op-la! ih, oh! op-la, op-la!

LORENZO
Chi chiama?

LANCILLOTTO
Op-la! avete visto padron Lorenzo? Padron Lorenzo! Op-la, op-la!

LORENZO
Smettila di gridare, uomo! È qui.

LANCILLOTTO
Op-la! Dove, dove?

LORENZO
Qui!

LANCILLOTTO
Ditegli che è arrivato un corriere di posta del mio padrone, con un corno pieno di buone notizie; il mio padrone sarà qui prima di mattina.

 

Esce.

LORENZO
Dolce anima mia, entriamo ad aspettare il loro arrivo. Ma non importa: perché dovremmo entrare? Amico Stefano, ti prego, informa quelli di casa che la padrona è in arrivo e fa uscire i musici all'aperto.


Esce Stefano.

Come dorme dolce la luna su questo pendìo!
Ci siederemo qui e ci scorrerà nell'orecchio il suono della musica: mite quiete e notte s'accordano alle note della dolce armonia.
Siedi, Gessica; guarda come il fondo del cielo è intarsiato fitto fitto di patène d'oro lucente;
non c'è astro, il più piccolo che vedi,
che non canti, nel suo moto, come un angelo,
nel coro eterno dei cherubini dal giovane sguardo:
tale armonia è nelle anime immortali,
ma fino a che questa fangosa veste che si corrompe le rinserra rozzamente, noi non possiamo udirla.

Entrano i musici.

Venite, su! e svegliate Diana con un inno, con le più dolci note penetrate l'orecchio della vostra signora, e attiratela a casa con la musica.

Musica.

GESSICA
Io non sono mai allegra quando ascolto una dolce musica.

LORENZO
La ragione è che la tua mente è sempre all'erta.
Ma osserva una mandria selvaggia e sbrigliata,
o un branco di giovani indomiti puledri,
che saltano folli e mugghiano e fanno alti nitriti,
secondo la calda natura del loro sangue;
se solo sentono per caso un suono di tromba,
o gli tocca l'orecchio un qualche motivo musicale,
noterai che tutti insieme si arrestano,
e gli occhi selvaggi si placano in sguardi mansueti per il dolce potere della musica.

Perciò il poeta si finse che Orfeo ammaliava alberi, pietre e fiumi,
poiché niente è così ottuso, duro e furente,
che la musica non ne cambi la natura con il suo tempo.
L'uomo che non ha musica in se stesso,
e non è mosso dall'armonia dei dolci suoni,
è buono per tradire, tramare e depredare;
i moti del suo animo sono cupi come la notte e i suoi affetti neri come l'Erebo.
Un uomo così non riceva mai fiducia.

Ascolta la musica.

Entrano Porzia e Nerissa.

PORZIA
La luce che vediamo arde nella mia sala: come getta lontano i suoi raggi quella piccola candela! Così risplende una buona azione in un mondo malvagio.

NERISSA
Quando risplendeva la luna non vedevamo la candela.

PORZIA
Così un maggior splendore offusca il minore; un reggente splende chiaro come un re finché un re non arriva, e allora la sua magnificenza si svuota, come un ruscello montano nell'oceano. Musica! Ascolta!

NERISSA
Sono i musici della vostra casa, signora.

PORZIA
Ogni cosa risulta buona solo in relazione: mi pare che suoni molto più dolce ora che di giorno.

NERISSA
Il silenzio le conferisce tale qualità, signora.

PORZIA
Il corvo canta dolce come l'allodola quando è solo, e credo che l'usignolo, se cantasse di giorno, quando ogni oca schiamazza, non sarebbe tenuto miglior musicista dello scricciolo. Quante cose, al loro tempo giusto, incontrano il loro giusto elogio, e la vera perfezione! Silenzio! Come dorme la luna con Endimione, e non vuol essere svegliata!

 

Cessa la musica.

 

LORENZO
Quella è la voce di Porzia, se non mi inganno molto.

PORZIA
Mi riconosce come il cieco riconosce il cuculo, dalla brutta voce.

LORENZO
Cara signora, bentornata a casa.

PORZIA
Siamo state a pregare per il bene dei nostri mariti, che speriamo siano stati favoriti dalle nostre parole. Sono tornati?

LORENZO
Non ancora, signora; ma poco fa è venuto un messo ad annunziare il loro arrivo.

PORZIA
Va' dentro, Nerissa, e da' ordine ai servi di non far parola della nostra assenza da qui, né voi, Lorenzo, né voi, Gessica.

Squillo di trombe.

LORENZO
Vostro marito è vicino, sento la sua tromba. Non siamo spioni, signora, non abbiate timore.

PORZIA
Questa notte mi sembra come un'alba malata, nel suo accentuato pallore: è giorno come è il giorno quando il sole si nasconde.

Entrano Bassanio, Antonio, Graziano, con il seguito.

BASSANIO
Se tu andassi in giro quando si assenta il sole, avremmo giorno come agli antipodi.

PORZIA
Lasciami dar luce, ma non lasciarmi allo scoperto, perché una moglie scoperta può coprire la testa del marito, e ciò non capiti mai a Bassanio. Ma Dio disponga! Bentornato a casa, mio signore.

BASSANIO
Ti ringrazio, mia signora. Saluta il mio amico. Questo è l'uomo, questo è Antonio, al quale io sono così infinitamente obbligato.

PORZIA
Dovresti in ogni senso essergli molto obbligato, perché sento che egli per te si era molto obbligato.

ANTONIO
Non più di quanto ne sia stato ripagato.

PORZIA
Signore, siete il benvenuto in casa nostra, come vi sarà mostrato, più che a parole, in altri modi: quindi non mi dilungherò in cerimonie.

GRAZIANO (a Nerissa)
Per quella luna ti giuro che mi fai torto! In fede, l'ho dato allo scrivano del giudice. Vorrei che fosse castrato chi l'ha ricevuto, amore, visto che te la prendi tanto a cuore.

PORZIA
Una lite, di già? Di che si tratta?

GRAZIANO
Di un cerchietto d'oro, di un misero anello che lei mi diede, con un motto tale e quale alla poesia d'un arrotino su un coltello, "Amami e non lasciarmi mai".

NERISSA
Perché parli del motto o del valore? Mi giurasti, quando te lo diedi, che l'avresti portato fino all'ora della morte, e che sarebbe stato sepolto con te nella tomba. Se non per me, per i tuoi ardenti giuramenti, avresti dovuto averne riguardo e conservarlo. Dato allo scrivano di un giudice! No, Dio m'è giudice, non avrà mai peli in faccia lo scrivano che l'ha avuto!

GRAZIANO
Li avrà, se vive tanto da farsi uomo.

NERISSA
Già, se una donna vive tanto da farsi uomo.

GRAZIANO
Giuro su questa mano che l'ho dato a un giovane, una specie di ragazzo, un ragazzino stentato, non più alto di te, lo scrivano del giudice, un blaterone che lo chiedeva per compenso; non ho avuto il cuore di negarglielo.

PORZIA
Sei da biasimare - sarò sincera con te - se hai dato via con tanta leggerezza il primo regalo di tua moglie, messo al dito con giuramenti e inchiodato per fedeltà alla tua carne. Io diedi un anello al mio amore e gli feci giurare di non separarsene mai; lui è qui: oso giurare per lui che non lo cederebbe né lo toglierebbe dal dito per tutte le ricchezze di questo mondo. In verità, Graziano, tu dai a tua moglie troppo crudele motivo di dolore. Succedesse a me, ne sarei furiosa.

BASSANIO (a parte)
Ahimè, farei meglio a tagliarmi la sinistra, e a giurare che persi l'anello per difenderlo.

GRAZIANO
Il mio signor Bassanio ha dato l'anello al giudice che glielo chiedeva e in verità lo meritava; e allora il ragazzo, lo scrivano, che s'era dato tanta pena a scrivere, chiese il mio; e né lui né il suo padrone vollero accettare altro che i due anelli.

PORZIA
Quale anello hai dato, mio signore? Non quello, spero, che ricevesti da me.

BASSANIO
Potessi aggiungere una menzogna ad una colpa, lo negherei, ma come vedi il mio dito non porta più l'anello, è andato.

PORZIA
Altrettanto spoglio di fedeltà è il tuo falso cuore. Per il cielo, non verrò mai nel tuo letto finché non rivedrò l'anello!

NERISSA
Né io nel tuo finché non rivedrò il mio!

BASSANIO
Dolce Porzia, se tu sapessi a chi ho dato l'anello, se tu sapessi per chi ho dato l'anello, e immaginassi per cosa ho dato l'anello e quanto a malincuore ho ceduto l'anello quando non veniva accettato nient'altro che l'anello, mitigheresti la violenza della tua indignazione.


PORZIA
Se tu avessi conosciuto le virtù dell'anello, o la metà del valore di chi ti diede l'anello, o quanto dovessi per onore conservare l'anello, non ti saresti separato allora dall'anello. Esiste forse un uomo così irragionevole che, se tu ti fossi compiaciuto di difenderlo con un minimo di zelo, avrebbe avuto l'impudenza di esigere un oggetto tenuto come sacro? Nerissa m'insegna cosa credere: che io possa morire se non hai dato ad una donna l'anello!

BASSANIO
No, sul mio onore, signora, sull'anima mia, non una donna l'ha avuto, ma un avvocato civile, che m'ha rifiutato tremila ducati e ha chiesto l'anello, che io gli ho negato lasciandolo partire tutto dispiaciuto, lui che aveva salvato la vita stessa del mio caro amico. Che devo dirti, dolce signora? Fui costretto a mandarglielo, mosso com'era da vergogna e cortesia; il mio onore non voleva macchiarsi di tale ingratitudine. Perdonami, buona signora, perché, per queste candele benedette della notte, se tu fossi stata lì, credo che tu stessa m'avresti chiesto l'anello, per darlo a quel degno dottore.

PORZIA
Che quel dottore non s'avvicini mai alla mia casa. Poiché egli ha il gioiello che io amavo, quello che tu giurasti di serbare per me, io diventerò liberale come te, e non gli negherò nulla di quello che ho, no, né il mio corpo, né il letto di mio marito: un giorno lo conoscerò, ne sono sicura. Non dormire una notte fuori casa. Sorvegliami come Argo; se non lo farai, se sarò lasciata sola, per il mio onore, che è ancora mio, prenderò per compagno di letto quel dottore.

NERISSA
Ed io il suo scrivano; quindi, sta' bene attento se mi lasci sola a custodir me stessa.

GRAZIANO
Bene, fa' pure; ma attenta che io non lo prenda, se no allo scrivano gli sciupo la penna.

ANTONIO
Sono io l'infelice causa di queste liti.

PORZIA
Non v'addolorate, signore: voi siete, ciononostante, il benvenuto.

BASSANIO
Porzia, perdonami questo torto involontario, e in presenza di tutti questi amici, io ti giuro, per questi tuoi begli occhi, in cui vedo me stesso...

PORZIA
Ma sentitelo! Nei miei due occhi lui si vede doppio, uno in ogni occhio. Giuri sulla tua doppiezza; ecco un giuramento degno di fede!

BASSANIO
No, ascoltami. Perdona questa mia colpa, e per l'anima mia ti giuro che mai più romperò con te un giuramento.

ANTONIO
Una volta io impegnai il mio corpo per il suo bene, e non fosse stato per chi ebbe l'anello di vostro marito, esso sarebbe perduto. Oso impegnarmi di nuovo, pena l'anima mia, che mai più il vostro signore deliberatamente mancherà alla sua parola.

PORZIA
Allora voi sarete il suo garante. Dategli questo, e ditegli di conservarlo meglio dell'altro.

ANTONIO
Ecco, caro Bassanio, giura di conservare quest'anello.

BASSANIO
Per il cielo, è lo stesso che ho dato al dottore!

PORZIA
L'ho avuto da lui. Perdonami, Bassanio, se, per quest'anello, il dottore s'è giaciuto con me.

NERISSA
E tu perdonami, mio caro Graziano, se quel ragazzo stentato, lo scrivano del dottore, in cambio di questo, l'altra notte s'è giaciuto con me.

GRAZIANO
Ma questo è come riparar strade l'estate quando il fondo è ancora buono. E che, dobbiamo essere cornuti prima di essercelo meritato?

PORZIA
Non essere così volgare. Siete tutti stupefatti. Ecco una lettera, leggetela a vostro comodo; viene da Padova, da parte di Bellario. In essa scoprirete che Porzia era il dottore, Nerissa il suo scrivano. Lorenzo, qui, testimonierà che io son partita subito dopo di voi, e sono appena ritornata. Non sono ancora entrata nella mia casa. Antonio, siete il benvenuto, e ho in serbo per voi migliori notizie di quanto vi aspettiate. Aprite subito questa lettera e scoprirete che tre delle vostre ragusee sono giunte in porto inaspettatamente con ricchi carichi.
Non vi dirò per quale strana circostanza ho trovato questa lettera.

ANTONIO
Sono senza parole!

BASSANIO
Eri tu il dottore e io non ti ho riconosciuta?

GRAZIANO
Eri tu lo scrivano che doveva farmi cornuto?

NERISSA
Sì, ma uno scrivano che non lo farà mai, a meno che un giorno non si faccia uomo.

BASSANIO
Dolce dottore, voi sarete mio compagno di letto. Quando mi assenterò, coricatevi pure con mia moglie.

ANTONIO
Dolce signora, voi m'avete dato vita e di che vivere, perché leggo qui la conferma che le mie navi sono giunte salve in porto.

PORZIA
E ora a te, Lorenzo, il mio scrivano ha buone notizie anche per te.

NERISSA
Sì, e gliele darò senza compenso. Ecco, do a voi e a Gessica, da parte del ricco ebreo, uno speciale atto di donazione di ogni suo bene dopo la sua morte.

LORENZO
Gentili signore, voi fate piover manna davanti a gente affamata.

PORZIA
È quasi mattina, ma son sicura che non avete afferrato questi fatti completamente. Entriamo, e sottoponeteci pure a interrogatori, e noi risponderemo ad ogni cosa fedelmente.

GRAZIANO
Così sia dunque. Il primo interrogatorio cui la mia Nerissa presterà giuramento è se le va fino a notte aspettare o coricarsi ora che sta per albeggiare.
Ma, fosse giorno, lo vorrei senza chiarore,

per giacermi con lo scriba del dottore.
E poi, finché vivo, io di nient'altro mi curo

che di tener l'anello di Nerissa ben sicuro.


Escono.

 

 

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