Aggiornato al 03 febbraio 2014

Personaggi

Analisi dei Personaggi

Riassunto

Atto Primo

Atto Secondo

Atto Terzo

Atto Quarto

Atto Quinto

Introduzione

 

La società inglese dilaniata dai conflitti di interesse al termine della Guerra delle due Rose, combattuta tra le casate dei Lancaster e degli York nel 1400, appariva la metafora esemplare di infiniti altri nuclei sociali, non importa se piccoli o grandi, se passati presenti o futuri, in cui l’ambizione, l’intrigo, la paura, l’incertezza, il sospetto, il tradimento, la menzogna, inevitabilmente accompagnano la lotta senza esclusione di colpi per la conquista e il mantenimento del potere. In questo mondo, che le scelte registiche hanno collocato in una sorta di platoniana caverna popolata di ombre e veli, non c’è riposo e non si dorme perché non ci si può permettere nemmeno per un attimo di abbassare la guardia.

 

 

Fin dall’inizio ci è chiaro che interiormente tutti sono contro tutti, e di tutti diffidano. Eppure esteriormente ogni cosa risulta apparire sotto controllo. E l’odio e la diffidenza sono contenuti e dissimulati. Siamo di fronte a una società la cui intima essenza potrebbe ricondurre iconograficamente all’universo dei mostri di Bosch o di Bacon e che tuttavia ci appare formalmente impeccabile.

Ma tutto è destinato a degenerare. Alleanze e complicità svelano presto la loro precarietà e ipocrisia in un susseguirsi di ribaltoni in cui gli “amici” di ieri diventano i nemici di oggi e viceversa e in cui il male interiore deborda e si espande su tutto.


Principale motore dell’azione è Riccardo, non avvoltoio in un gregge di pecore, ma “straordinario” rapace in un branco di rapaci.
Attore, stratega, affabulatore, genio della menzogna venduta come verità, approfittatore di chiunque gli possa servire per raggiungere i suoi fini, manipolatore talmente abile da far sembrare altruistiche anche le più abbiette ed egoistiche macchinazioni e da volgere a suo vantaggio persino le circostanze più sfavorevoli, Riccardo parla, comunica, dichiara. E la sua parola si fa azione immediata.

 

Primo spettatore di se stesso, compiaciuto ma anche stupito delle sue istrioniche interpretazioni, Riccardo brucia il tempo e non concede a nessuno il tempo per pensare. E’ l’attore e il suo pubblico, è l’inquadratura da riprendere e l’obbiettivo che la inquadra, è il pensiero che agisce nel momento stesso in cui si manifesta. E agli altri non resta che soccombere.

 


 

Riccardo III è l'ultima di quattro opere nella tetralogia minore di Shakespeare sulla storia inglese: conclude un racconto drammatico cominciato con Enrico VI: Parte I e continuato con Enrico VI: Parte II e Enrico VI: Parte III. L'intera tetralogia è stata composta presto nella carriera di Shakespeare: il più probabile periodo di composizione è tra il 1591 e il 1592. Culminando con la sconfitta del malvagio re Riccardo III nella battaglia del campo di Bosworth alla fine dell'opera, Riccardo III è una drammatizzazione dei recenti (per Shakespeare) eventi storici conclusi nel 1485, quando il potere dei Plantageneti in Inghilterra fu sostituito dalla dinastia Tudor. Ai tempi di Shakespeare, questi eventi erano certamente noti alla gente. Ognuno era particolarmente affascinato dal personaggio di Riccardo III, così il pubblico di Shakespeare poteva realmente identificarsi con ogni fazione politica ed era anche più interessato.

 

Temi principali

 

La seduzione del male

Quando Riccardo accusa la sua malformazione fisica come la causa delle sue azioni malvagie, sembra che ci stia manipolando per avere la nostra simpatia, esattamente come fa con gli altri personaggi dell'opera. Così, Riccardo III non indaga sulla causa del male nella mente umana, ma le sue azioni, mostrando le macchinazioni nella mente di Riccardo e i metodi che usa per manipolare, controllare a danneggiare gli altri a suo vantaggio.

 

A questo proposito, nell'opera è importante l'idea che le vittime di Riccardo siano partecipi della loro stessa distruzione. Infatti, come Lady Anna si lascia sedurre da Riccardo, anche sapendo che è malvagio, anche altri personaggi si lasciano prendere dal suo carisma e non fanno attenzione al suo carattere disonesto e violento. Questa tendenza si nota nella relazione tra Riccardo e il pubblico per quasi tutta l'opera.

Nonostante noi siamo inorriditi dalle azioni di Riccardo, i suoi brillanti e significativi monologhi lo fanno apprezzare dalla maggior parte degli spettatori e addirittura speriamo che riesca nei suoi piani a dispetto della sua chiara malizia.

 

Il collegamento tra governati e stato  

Alcune scene in Riccardo III, come la discussione della gente nell'atto secondo, scena 3; il discorso di Buckingham alla massa e l'incoronazione di Riccardo nell'atto secondo; e la scena dello scrivano nell'atto secondo, scena 4, ci danno una visione di come il dramma nel palazzo reale influenzi la vita della gente comune.

Come opera storica, Riccardo III parla delle conseguenze del comportamento di coloro che sono al potere, e delle idee di un buon governo. È significativo che la gente comune prenda paura di Riccardo e cominci a non credere in lui molto prima di quasi tutti i nobili a palazzo, e che l'opposizione del popolo a Riccardo sia una delle migliori armi che aiutano Richmond a detronizzarlo. Con Riccardo III Shakespeare esplora un tema che ha poi rivisto in Amleto e Macbeth: l'idea che la virtù morale di un governante ha un diretto effetto sulla salute dello stato.

Uno stato con un buon governate tende a fiorire (come la Danimarca sotto il re Amleto), mentre uno stato con un cattivo governate tende a soffrire (come la Scozia sotto Macbeth).

 

L'importanza del linguaggio per mantenere il potere politico

Questo è un tema secondario molto interessante di Riccardo III. Il linguaggio non è sempre un indispensabile strumento di potere, ma per Riccardo è un'arma cruciale. La sua straordinaria abilità con le parole lo rende capace di manipolare, confondere e controllare chiunque. Questa abilità di Riccardo è ciò che gli permette di corteggiare Lady Anna, far imprigionare Clarence, ingannare il re per avere la morte di Clarence e ottenere l'esecuzione di Hastings, tutto con minimi rischi per lui. Ma il linguaggio sembra essere anche l'unica difesa contro Riccardo, come si vede quando i principi sfidano la sua abilità nei giochi di parole e parlano della loro capacità di capire cosa gli passa per la testa. In alcuni casi, Riccardo usa semplicemente la violenza come espediente e fa assassinare i suoi nemici, inclusi i principi.

 

La nascita della dinastia Tudor

Quest'opera rappresenta un momento importante della storia inglese: la fine della Guerra delle due Rose e l'ascesa della dinastia Tudor con Enrico VII. I Tudor continuavano a governare l'Inghilterra anche ai tempi di Shakespeare (la regina Elisabetta I, che sedeva sul trono quando Riccardo III fu scritto, era una Tudor, cosí Shakespeare doveva accattivarsi i favori dei governanti, che potevano letteralmente favorire o stroncare la sua carriera). Poiché Enrico Tudor ha deposto Riccardo, Shakespeare lo presentò come un buon personaggio (per aver sconfitto un uomo così malvagio). Shakespeare fece così anche per far piacere a Elisabetta I, e per avere ancora il suo supporto per la sua carriera. Così, l'immagine che Shakespeare dà di Riccardo III come un uomo vile e odioso è in parte costruita per creare una gloriosa ascensione di Enrico VII alla fine dell'opera. Ovviamente, queste considerazioni politiche non sono molto importanti per la tragedia. L'esplorazione di Shakespeare della psicologia del male è a sé stante ed esula dalla propaganda. È importante capire che la storia che Shakespeare racconta nel suo dramma era ancora viva quando la scrisse e che le considerazioni del suo tempo influenzarono fortemente la sua visione del passato.

 

Il soprannaturale

Per essere un'opera basata sulla storia reale, Riccardo III contiene molti elementi soprannaturali. Alcuni di questi elementi some le maledizioni profetiche di Margherita, i sogni premonitori di Clarence e Stanley, i collegamenti alla stregoneria che Riccardo attribuisce a Elisabetta, le continue associazione di Riccardo con diavoli e demoni (è spesso chiamato "hellhound", che letteralmente significa "levriero infernale", quindi "creatura infernale"), la discussione dei principi sui fantasmi dei loro zii morti, e la parata di undici fantasmi che visitano Riccardo e Richmond la notte prima della battaglia. Questi elementi soprannaturali servono a creare un'atmosfera di intensa paura e tristezza che mostra la malizia e la malvagità di Riccardo, e anche ad aumentare il senso che il suo regno sia malvagio per natura, trasformando l'Inghilterra in una specie di mondo gotico e inferiore.

 

I sogni

Il tema dei sogni premonitori è collegato con il soprannaturale, ma l'idea dei sogni emerge come un tema separato dopo il sogno di Stanley sulla morte di Hastings. Sia Clarence che Stanley fanno dei sogni che, non solo predicono il futuro, ma hanno anche un importante simbolismo. Per esempio, Clarence sogna che Riccardo lo affoga al mare. Subito dopo viene annegato in un barile di vino dai sicari di Riccardo. Inoltre, Stanley sogna che Hastings viene ferito da un cinghiale, il simbolo araldico di Riccardo. Poi Riccardo ordina l'esecuzione di Hastings.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

personaggi

 

RICCARDO, duca di Gloucester, poi re Riccardo III

 

IL DUCA DI CLARENCE, suo fratello (poi il suo spettro)

SIR ROBERT BRAKENBURY, luogotenente della Torre

LORD HASTINGS, lord Ciambellano (poi il suo spettro)

LADY ANNE, vedova di Edward, principe di Galles (poi il suo spettro)

TRESSEL, gentiluomo al seguito di Lady Anne

BERKELEY, gentiluomo al seguito di Lady Anne

 

Un Alabardiere

Un Gentiluomo

 

REGINA ELISABETTA, moglie del re Edoardo IV

LORD RIVERS, suo fratello (poi il suo spettro)

LORD GREY, suo figlio (poi il suo spettro)

IL MARCHESE DI DORSET, suo figlio

IL DUCA DI BUCKINGHAM (poi il suo spettro)

STANLEY, CONTE DI DERBY

REGINA MARGHERITA, vedova del re Enrico VI

SIR WILLIAM CATESBY

 

Due sicari

Il Custode della Torre

 

RE EDOARDO IV

SIR RICHARD RATCLIFFE

LA DUCHESSA DI YORK, madre di Riccardo, Edoardo IV e Clarence

Bambino e Bambina: figli di Clarence

Tre cittadini

ARCIVESCOVO DI YORK

IL DUCA DI YORK, figlio minore di Edoardo IV (poi il suo spettro)

Messo

 

PRINCIPE EDWARD, principe di Galles, figlio maggiore di Edoardo IV

LORD CARDINALE BOURCHIER, arcivescovo di Canterbury

Lord Sindaco di Londra

Messo

HASTINGS, messaggero di corte

Prete

SIR THOMAS VAUGHAN

VESCOVO DI ELY, John Morton

IL DUCA DI NORFOLK

LORD LOVELL

Scrivano

Due vescovi (Shaw e Penker)

Paggio

 

SIR JAMES TYRREL

CHRISTOPHER URSWYCK, prete

Quattro messi, Sceriffo del Wiltshire

CONTE DI RICHMOND, futuro Enrico VII

CONTE DI OXFORD

SIR JAMES BLUNT

SIR WALTER HERBERT

CONTE DI SURREY

SIR WILLIAM BRANDON

Spettro di EDWARD,principe di Galles,figlio di Enrico VI

Spettro di RE ENRICO VI

 

Messo

Guardie di scorta, Alabardieri, Gentiluomini,

Nobili, Cittadini, Uomini del seguito, Soldati.

 

 

 

 

 

Riccardo Terzo - 1591/1594

analisi dei personaggi

 

 

Riccardo III

Riccardo è il personaggio principale dell'opera: infatti è sia il protagonista, che il personaggio più negativo.

Riccardo III è un'intensa esplorazione della psicologia del male, e questa esplorazione è incentrata sulla mente di Riccardo. Soprattutto nelle ultime scene, Riccardo prova di essere molto riflessivo e complicato, rendendo più glaciali le sue terribili azioni.


Forse più che in ogni altra opera di Shakespeare, il pubblico di Riccardo III prova una relazione complessa, ambigua e molto variabile con il protagonista.

Riccardo è palesemente malvagio, infatti racconta molto chiaramente cosa vuole fare per ottenere il potere nel suo primo discorso.

Ma nonostante la sua aperta fedeltà al male, è un uomo così carismatico e affascinante, che, per quasi tutta l'opera, tendiamo a simpatizzare per lui, o almeno a esserne impressionati.

 

Il nostro rapporto con Riccardo è simile a quello che hanno gli altri personaggi, comunicando un forte senso dell'influenza della sua personalità.

Persino personaggi come Lady Anna, che hanno una chiara conoscenza del suo carattere malvagio, si lasciano sedurre dal suo brillante modo di parlare, dalle sue abili argomentazioni, e dalla sua implacabile ricerca della realizzazione dei suoi desideri.


I lunghi e affascinanti monologhi di Riccardo, in cui esplicita i suoi piani e confessa tutti i suoi pensieri maligni, sono importanti per il pubblico per capire Riccardo.

 

Shakespeare usa questi monologhi brillantemente per controllare l'impressione che ha il pubblico di Riccardo, rendendolo capace di usare il suo fascino sugli spettatori. Nell'atto secodo, scena 1, per esempio, Riccardo dice tristemente che la sua malizia viene dal fatto che lui non è amato, a causa della sua deformità fisica.

 

Così il pubblico simpatizza facilmente per Riccardo e vediamo gli altri personaggi dell'opera come malvagi perché puniscono Riccardo per il suo aspetto. Ma presto capiamo che Riccardo parla della sua deformità semplicemente per accattivarsi la simpatia degli altri, compresi noi.

La malvagità è una parte innata del personaggio, più che la semplice tristezza per il suo corpo deforme.

 

Ma parla così per vincere la nostra buona fede, e continua a farlo per essere incoronato.

Dopo l'incoronazione e l'inizio dell'insurrezione di Richmond, finiscono i monologhi di Riccardo.

 

Appena Riccardo smette di usare il suo carisma sul pubblico, la sua vera natura si mostra chiaramente, ed entro la fine della tragedia possiamo vederlo per il mostro che in effetti è.

 

I principi

Il più famoso crimine dello storico Riccardo III è l'omicidio dei due giovani principi nella Torre di Londra. Per secoli, dopo la morte di Edoardo IV, il destino dei principi è stato un mistero, tutto ciò che si sapeva era che erano scomparsi. Qualcuno diceva che Riccardo li aveva fatti uccidere, qualcun'altro che avevano passato tutta la loro vita prigionieri nella Torre, e altri che erano scappati ed erano vissuti all'estero. L'autore inglese Sir Thomas More scrisse che erano stati uccisi e bruciati ai piedi di uno scalone nella White Tower. Molti anni dopo, nel 1674, degli operai nella Torre di Londra scoprirono due piccoli scheletri nascosti in un baule bruciato lì. Gli scheletri risalgono all'incirca al tardo quindicesimo secolo, e sono la prova più convincente che i due figli di Edoardo IV sono stati assassinati nella Torre. Non c'è ancora la prova definitiva che sia stato Riccardo a farli uccidere. Comunque, grazie alle leggende popolari, all'opera di Shakespeare, e alla biografia di Riccardo che More scrisse pochi anni prima, Riccardo è conosciuto come il colpevole più probabile. Poiché la storia dei principi nella Torre era così ben conosciuta, era importante che Shakespeare li rappresentasse come figure memorabili e affascinanti, nonostante la loro giovinezza e il loro piccolo ruolo nella storia. Così, Shakespeare rappresenta dei principi molto intelligenti, infatti sono i soli personaggi dell'opera per capire interamente i piani di Riccardo. Loro sono coraggiosi, e si oppongono senza paura al potente zio. Superano Riccardo nell'abilità con le parole. Comunque, non hanno alcun aiuto per la loro giovinezza. Elisabetta dice che suo figlio è un parlous boy, per indicarne l'acutezza o brillantezza, ma i principi non sono un problema per Riccardo, perché sono incapaci di difendersi da lui. Shakespeare crea il senso che i principi, una volta cresciuti, sarebbero stati un grosso problema per Riccardo.

 

La regina Margherita

Nonostante abbia un ruolo minore nell'opera, per lo più camminando intorno al castello maledicendo se stessa, Margherita è uno dei più importanti e memorabili personaggi in Riccardo III.

 

L'imponente furia che rivolge a Riccardo e la sua famiglia è la giusta rabbia di tutte le vittime di Riccardo. Le maledizioni che rivolge alla famiglia reale nell'atto secodo, sono le più memorabili di tutte le opere di Shakespeare, anche perché determinano gli eventi futuri nell'opera.

Le sue lezioni a Elisabetta e alla duchessa su come maledire, mostrano una forte immagine della psicologia dell'essere vittime e l'uso del linguaggio per alleviare i tormenti.


Come moglie del defunto re Enrico VI, Margherita rappresenta anche la condizione delle donne sotto la potente struttura patriarcale dell'Inghilterra del rinascimento.

Senza un marito che le garantisca il titolo e la sicurezza, Margherita è ridotta a dipendere dalla carità degli assassini della sua famiglia per sopravvivere: una situazione terribile che poi augura ad Elisabetta.

 

Margherita è un personaggio monodimensionale, che rappresenta la rabbia e il dolore, ma lei è vitale per l'opera per il tormento che porta al mondo circostante alla malvagità di Riccardo.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

RIASSUNTO

 

Il Riccardo III (The Life and Death of King Richard III, "Vita e morte di re Riccardo III") è l'ultima di quattro opere teatrali nella tetralogia minore di William Shakespeare sulla storia inglese: conclude un racconto drammatico cominciato con Enrico VI, Parte I e continuato con Enrico VI, Parte II e Enrico VI, Parte III. Dopo Amleto, questa è l'opera teatrale più lunga di Shakespeare.

L'intera tetralogia è stata composta verso l'inizio della carriera di Shakespeare: il periodo più probabile di composizione è tra il 1591 e il 1592.

Culminando con la sconfitta del malvagio re Riccardo III di York nella battaglia del campo di Bosworth alla fine dell'opera, il Riccardo III è una drammatizzazione degli eventi storici recenti per Shakespeare, conclusi nel 1485, dopo la guerra tra le due famiglie dei Lancaster e degli York (Guerra delle due rose) e la presa di potere definitiva dei Tudor. Il monarca Riccardo III è descritto in modo particolarmente negativo.

La commedia ha inizio con Riccardo che elogia il fratello, re Edoardo IV d'Inghilterra, il maggiore dei figli di Riccardo, Duca di York.

 

«Ormai l’inverno del nostro travaglio
s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York»

Da notare come nella traduzione italiana si perda l'assonanza fra il termine sole (sun) e figlio (son). Il monologo rivela l'invidia e l'ambizione di Riccardo, in quanto suo fratello Edoardo regna il paese con successo. Riccardo è un orrendo gobbo, che descrive sé stesso come

 

«plasmato da rozzi stampi" e "deforme, monco", privo della minima atrattiva

per "far lo sdilinquito bellimbusto davanti all’ancheggiar d’una ninfa".»

 

Egli risponde all'angoscia della sua condizione affermando la sua volontà:

 

«Ho deciso di fare il delinquente
E odiare gli oziosi passatempi di questa nostra età.»

 

Senza molte pretese di accuratezza cronologica (che egli professa di disprezzare), Riccardo cospira affinché suo fratello Giorgio, che lo precede come erede al trono, sia condotto nella Torre di Londra come sospettato di assassinio; Riccardo, per riuscire nel suo intento, corrompe un indovino per confondere il re sospettoso.

Successivamente Riccardo entra nelle grazie di Lady Anna, la vedova di un Lancaster, Edoardo di Westminster, il principe di Galles. Riccardo si confida con il pubblico:

 

«Prenderò per moglie la figlia più giovane di Warwick.
Sì, le ho ucciso marito e padre, ma che importa?»

 

Nonostante il pregiudizio di lei nei confronti di Riccardo, Anna è vinta dal suo corteggiamento e accetta di sposarlo. Riccardo, in collaborazione con il suo amico Buckingham, Enrico Stafford, secondo duca di Buckingham, trama per la successione al trono, e si presenta agli altri signori come un uomo devoto e modesto, senza alcuna pretesa di grandezza. Riesce così a convincerli a sceglierlo come re alla morte di Edoardo IV - la morte del quale, ironicamente, non vede Riccardo coinvolto in alcun modo - eventualmente non dando peso alle rivendicazioni del giovane nipote innocente, il principe nella torre.

Riccardo si assicura attivamente il possesso della corona. Egli assassina chiunque si frapponga ad esso nella scalata al potere, inclusi il giovane principe, Lord Hastings, il suo precedente alleato Buckingham, e addirittura sua moglie. Questi crimini non passano inosservati,e quando Riccardo perde ogni tipo di appoggio, egli si trova ad affrontare il conte di Richmond, Enrico VII' d'Inghilterra nella battaglia di Bosworth Field. Prima della battaglia, Riccardo riceve la visita dei fantasmi delle persone che ha ucciso, i quali gli dicono

 

«Dispera e muori!»

 

Si sveglia implorando Gesù di aiutarlo, e lentamente comprende di essere rimasto solo nel mondo che egli stesso odia. Nonostante il combattimento inizialmente sembri procedere per il verso giusto, Riccardo si ritrova presto solo in mezzo al campo di battaglia, e urla sconsolato il verso sovente citato "Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!". Riccardo viene quindi sconfitto in seguito ad un combattimento corpo a corpo con Richmond, che lo trafigge con la spada.

In termini drammatici, forse la caratteristica più importante (e, opinabilmente, la più divertente) è l'improvviso cambiamento del personaggio di Riccardo. Per la prima metà della commedia, lo vediamo come una sorta di anti eroe, che provoca violenza e si compiace per questo:

 

«Io mi sono ingannato fino ad oggi sopra la mia figura;
 

S'ella mi trova, al contrario di me,
Un uomo di straordinario fascino.

M'accollerò, costi quel che costi, la spesa d'uno specchio;»

 

Quasi immediatamente dopo l'incoronazione, comunque, la sua personalità e le sue azioni prendono una piega oscura. Egli tradisce il fedele Buckingham ("Non sono in vena oggi!"), e cade vittima dell'insicurezza ("Sono così corroso dal sangue, che peccato richiamerà peccato"); ora egli vede ombre dove non ve ne sono e il suo destino che verrà. ("Dispera e muori!").

 

Il ritratto scespiriano di re Riccardo Plantageneto e del suo "regno del terrore" offre un'immagine del tutto negativa del personaggio. La verità storica, secondo i maggiori storici contemporanei, è molto diversa. Secondo e ultimo monarca della casa di York, regnò per poco più di due anni, e il suo breve regno non fu più crudele o ingiusto dei suoi predecessori o di coloro che lo seguirono.

 

Le opere teatrali di argomento 'storico' di Shakespeare, non sono, in ogni caso, da intendere come storicamente accurate, ma bensì come opere d'intrattenimento, il cui valore va oltre le persone descritte. In Riccardo III attraverso la storia del re crudele e ambizioso e della sua rovina Shakespeare descrive la sete umana di potere, e le conseguenze malsane di una smodata volontà di rivincita. Come con Macbeth, l'infamia di Riccardo è enfatizzata, resa un archetipo, anche allo scopo di aumentare l'effetto drammatico.

 

Shakespeare, come in altri casi, approfitta di una letteratura precedente: il personaggio di Riccardo dipinto come il più vile farabutto della storia inglese era già stato descritto da numerosi scrittori in precedenza.

 

Per comprendere come mai Riccardo divenne simbolo di villania durante il periodo Elisabettiano, bisogna inserire il dramma nel suo contesto storico. Durante la vita di Shakespeare, era sul trono Elisabetta I, discendente di Enrico VII, il conte lancasteriano del Richmond, che sconfisse e uccise l'ultimo discendente dei Plantageneti, Riccardo III di York, dando così inizio alla dinastia Tudor. L'opera di Shakespeare, di cui la corte reale fu spesso committente, propone la versione storica dei Tudor-Lancaster, dipingendone a tinte fosche gli avversari ed esaltandone gli antenati (come nel caso dell'opera dedicata alla figura di Enrico V di Lancaster).

In realtà l'unica colpa di Riccardo Plantageneto, discendente di Edoardo III, poi duca di York, fu quella di aver preso parte alla guerra delle due rose, nella quale gli York, con il simbolo della rosa bianca si allearono con Richard Neville, Conte di Warwick per deporre il re Lancaster Enrico VI, ormai incapace e malato di mente. Nella fazione opposta le casate di Somerset e Suffolk si allearono con i Lancaster sotto il simbolo della rosa rossa, in difesa del monarca. La versione degli avvenimenti che si affermò nelle epoche successive fu, come si direbbe oggi, la storia dei vincitori.

In Enrico VI Parte III, Shakespeare aveva già iniziato il processo di costruzione del carattere di Riccardo come quello di un vile, anche se non avrebbe potuto essere stato coinvolto in nessuno degli eventi narrati. Egli difatti partecipa a battaglie quando storicamente è ancora un bambino.

La fonte primaria a cui attinse Shakespeare per la sua opera furono le cronache di Raphael Holinshed, ma sembra plausibile che si sia servito del lavoro di Tommaso Moro, autore dell'incompleta 'Storia di Riccardo III', pubblicata da John Rastell dopo la morte di Moro. Rastell, fratellastro di Moro, compilò il testo da due manoscritti in via di scrittura, uno in inglese e uno in latino, in diversi stadi di composizione. Il lavoro di Moro non è storico nel senso moderno della parola. È un resoconto letterario molto variopinto che contiene (discutibilmente) dettagli storici e inventati in egual misura. Moro ebbe molte fonti a disposizione per il suo resoconto (molte delle quali, come il suo protettore, il Cardinale John Morton, altamente ostili al vecchio regime), ma come per Shakespeare la fonte principale fu la sua propria immaginazione: più di un terzo del testo consiste in discorsi inventati.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto primo - scena prima

 

Entra Riccardo, duca di Gloucester.

RICCARDO
Ormai l'inverno del nostro rovello
s'è tramutato in fulgida estate sotto questo sole di York;
e tutte le nuvole che gravavano minacciose sulla nostra casa
sono state sepolte nel profondo grembo dell'oceano.
Ora le nostre tempie s'inghirlandano delle fronde della vittoria,
le nostre armi ammaccate si appendono come trofei,
alle veglie agitate subentrano ameni festini,
alle marce massacranti, voluttuose cadenze di danza.
La guerra dalle truci fattezze ha spianato la fronte rugosa
ed ora, invece d'inforcare il destriero corazzato
e d'atterrire il cuore di nemici sgomenti,
volteggia agile nelle camere delle dame
al ritmo lascivo d'un liuto.
Ma io, che non sono formato per i sollazzi d'amore,
né tagliato per contemplarmi compiaciuto in uno specchio;
io che una perfida natura ha defraudato d'ogni armonia di tratti
e d'ogni lineamento aggraziato, mandandomi anzitempo, deforme e incompleto,
in questo mondo di vivi, solo per metà sbozzato
e talmente claudicante e goffo
che i cani mi abbaiano quando gli passo accanto arrancando;
ebbene, io in questa zufolante stagione di pace
non conosco altro piacere, per ingannare il tempo,
che sbirciare la mia ombra al sole
e intonar variazioni sulla mia deformità.
Visto, perciò, che non posso fare il galante,
in questi tempi dalla loquela ornata,
ho deciso di fare il furfante
e di odiare gli oziosi piaceri del giorno d'oggi.
Ho tramato complotti, avviato insidiosi tranelli
fondati su insensate profezie, maldicenze e sogni,
per suscitare odio mortale fra mio fratello Clarence
e il re; e se re Edoardo è retto e giusto
quanto io sono obliquo, perfido e traditore,
quest'oggi dovrebbe vedere Clarence messo in gattabuia
per una predizione che dice che G
sarà l'assassino degli eredi di Edoardo.
Tuffatevi, pensieri, in fondo al mio cuore:
ecco che viene Clarence.

Entra Clarence, scortato, e Brakenbury.

Buon giorno, fratello; che significa questa scorta armata
al seguito di vostra Grazia?

 

CLARENCE
Sua Maestà, preoccupato per la mia incolumità personale, ha incaricato queste guardie di scortarmi alla Torre.

RICCARDO
Per quale motivo?

CLARENCE
Perché mi chiamo Giorgio.

RICCARDO
Oibò, monsignore, non è colpa vostra; per questo, il re avrebbe dovuto mandare in prigione i vostri padrini. Ma forse sua Maestà ha qualche intenzione di farvi ribattezzare nella Torre. Di che si tratta, Clarence, posso saperlo?

CLARENCE
Certo, Riccardo, quando lo saprò io stesso: giacché dichiaro che ancora non lo so. Ma, a quanto mi si dice, il re dà ascolto a profezie e sogni e dall'abbecedario estrae la lettera G e dice che un mago gli ha predetto che G diserederà la sua prole. E poiché il mio nome, Giorgio, comincia con G, ne consegue, a suo modo di pensare, che quel tale sarei io. Queste, mi si dice, ed altrettali quisquilie hanno indotto sua Altezza a farmi adesso carcerare.

RICCARDO
Ecco, questo succede quando gli uomini son governati dalle donne: non è il re a spedirvi nella Torre; è lady Grey, sua moglie; è lei, Clarence, che lo ha spinto a questa misura estrema. Non fu lei e suo fratello, quell'esimio uomo d'onore, Antony Woodeville, ad indurlo a rinchiudere nella Torre lord Hastings, che proprio oggi ha ottenuto la libertà? Non siamo al sicuro, Clarence, non siamo al sicuro!

CLARENCE
Per Dio, io credo che non lo sia nessuno all'infuori dei parenti della regina e dei messaggeri notturni che sfangano fra il re e madama Shore. Non avete sentito come lord Hastings ebbe a supplicarla umilmente per ottenere la libertà?

RICCARDO
Le umili implorazioni a quella dea procurarono la libertà a monsignor Ciambellano.
Vi dirò una cosa: credo ci convenga, se vogliamo conservare il favore del re, diventare creature di lei ed indossare la sua livrea. La gelosa vedova attempata e madama Shore, da quando nostro fratello le ha create gentildonne, sono potenti comari nella nostra monarchia.

BRAKENBURY
Supplico le vostre Grazie di perdonarmi: sua Maestà ha ingiunto rigorosamente che nessuno, quale che sia il suo rango, conferisca in privato con suo fratello.

RICCARDO
Precisamente; se vossignoria, Brakenbury, si compiace, può prender parte alla nostra conversazione. Non stiamo dicendo nulla di criminale, amico: diciamo che il re è saggio e virtuoso e che la sua nobile regina è matura d'anni, bella e tutt'altro che gelosa. Diciamo che la moglie di Shore ha un piedino grazioso, labbra di ciliegia, occhio seducente e una parlata più che incantevole. E che i parenti della regina sono stati nobilitati. Che ne dite, messere! Potete negare tutto ciò?

BRAKENBURY
Con questo, monsignore, non ho a che fare.

RICCARDO
A che fare con madama Shore? Io ti dico, brav'uomo, che chi ha a che fare qualcosa con lei, tranne uno, farebbe meglio a farlo di nascosto, da solo.

BRAKENBURY
Quale sarebbe quest'uno, monsignore?

RICCARDO
Suo marito, briccone! Vorresti tradirmi?

BRAKENBURY
Supplico vostra Grazia di perdonarmi e di interrompere la conversazione col nobile duca.

CLARENCE
Conosciamo il tuo incarico, Brakenbury, ed ubbidiremo.

RICCARDO
Siamo infimi sudditi della regina, e ci tocca obbedire.
Addio, fratello. Vado dal re e, qualsiasi cosa possa servirvi - foss'anche chiamare «sorella» la vedova di Edoardo - lo farò, pur di liberarvi.
Frattanto, questa grave offesa alla nostra fratellanza mi tocca più sul vivo di quanto possiate immaginare.
(Abbraccia Clarence piangendo).

CLARENCE
So che non fa piacere a nessuno di noi due.

RICCARDO
Bene, la Vostra prigionia non durerà a lungo: vi libererò o altrimenti vi soppianterò in carcere.
Nel frattempo, abbiate pazienza.

CLARENCE
Per forza dovrò averne. Addio.

Escono Clarence, Brakenbury e la scorta.

RICCARDO
Va, segui la strada da cui non farai più ritorno, ingenuo, onesto Clarence; ti voglio tanto bene che presto manderò in cielo la tua anima - se il cielo vorrà accogliere il regalo dalle mie mani.
Ma chi è che viene qui? Hastings, appena liberato?

Entra Lord Hastings.

HASTINGS
Buon giorno a vostra Grazia, monsignore.

RICCARDO
Altrettanto al mio buon Ciambellano. Ben tornato all'aria libera. Come ha sopportato la prigione vostra Signoria?

HASTINGS
Con pazienza, mio nobile signore, come è dovere dei prigionieri; ma mi riprometto, monsignore, di fare i miei ringraziamenti a quelli a cui debbo l'incarcerazione.

RICCARDO
Senza dubbio, senza dubbio; ed anche Clarence farà lo stesso; giacché coloro che sono stati vostri nemici sono i suoi, ed hanno avuto buon gioco su di lui come su voi.

HASTINGS
Tanto più peccato che le aquile siano in gabbia mentre gli avvoltoi ed i nibbi son liberi di saccheggiare.

RICCARDO
Quali nuove circolano fuori?

HASTINGS
Nessuna tanto cattiva quanto questa di casa: il re è malato, debole e malinconico, e i medici temono fortemente per lui.

RICCARDO
Per San Giovanni, ecco una notizia veramente cattiva.
Ahimè! da tanto egli segue una dieta malsana e logora eccessivamente la sua regale persona: È molto penoso a pensarci. Dove sta, a letto?

HASTINGS
Sì.

RICCARDO
Precedetemi da lui, e vi seguirò.

Esce Hastings.

Non potrà vivere a lungo, spero, ma non deve morire prima che Giorgio sia spedito in cielo a spron battuto.
Adesso vado dentro a rinfocolare il suo odio per Clarence con menzogne rinterzate da valide ragioni; e se il mio recondito intento non fallisce, Clarence non ha un altro giorno di vita: ciò fatto, Dio accolga re Edoardo nella sua misericordia e lasci a me il mondo da giostrarmici.
Perché allora sposerò la figlia più giovane di Warwick - Che importa che abbia ucciso suo marito e suo suocero? Il modo più spiccio per fare ammenda con la donzella è diventarne marito e padre.
È ciò che farò, non tanto per amore quanto per un altro occulto, segreto, intento che, sposando costei, debbo raggiungere.
Ma sto mettendo il carro davanti ai buoi.
Clarence respira ancora, Edoardo è vivo e regna; quando saranno partiti, allora potrò fare il conto delle mie vincite.

Esce.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto primo - scena seconda

 

Entra il feretro di Enrico Sesto scortato da Alabardieri. Lady Anne in lutto, accompagnata da Tressel, Berkeley e altri Gentiluomini;
segue la spoglia.

ANNE
Posate, posate il vostro onorato fardello
(se l'onore può esser avvolto nel sudario d'un feretro)
mentre per qualche tempo io lamento, secondo il rito,
l'acerba morte del virtuoso Lancaster.
Povera gelida immagine d'un santo sovrano,
pallide ceneri della casa di Lancaster,
resti esangui di quel sangue reale,
sia lecito ch'io invochi il tuo spirito
ad ascoltare le lamentazioni della misera Anne,
moglie del tuo Edward, il tuo figlio trucidato
dal pugnale della stessa mano che ti ha inferto queste ferite.
Ecco, in queste finestre che hanno lasciato fuggire la vita tua,
io verso il balsamo impotente dei miei poveri occhi.
Oh, sia maledetta la mano che ha aperto questi squarci,
maledetto il cuore che ebbe il cuore di farlo;
maledetto il sangue che fece sgorgar questo sangue.
All'abominevole scellerato che, con la tua morte, ci infligge questo strazio,
tocchi sorte più crudele di quella che io possa augurare a vipere, ragni rospi,
o a qualsiasi essere velenoso esistente e strisciante sulla
Se avrà mai figlio, che sia un aborto, terra.
mostruoso e prematuramente portato alla luce,
sì che col suo aspetto ripugnante e contro natura
atterrisca la madre speranzosa,
ed egli sia erede della infamia di lui.
Se avrà mai moglie, ch'ella sia resa
più infelice dalla sua morte
di quel che lo sia io per quella del mio giovane sposo e per la tua.
Avviatevi ora verso Chertsey col vostro santo carico,
trasportato dalla chiesa di San Paolo, per esser sepolto colà.
E tutte le volte che siete stanchi del peso,
riposatevi, mentre io piango il cadavere di re Enrico.

Entra Riccardo.

RICCARDO
Fermi, voi che portate il cadavere; mettetelo giù.

ANNE
Quale negromante evoca questo demonio ad interrompere devote cerimonie di carità?

RICCARDO
Furfanti, mettete giù il cadavere, o, per San Paolo, farò cadavere chi disobbedisce.

ALABARDIERE
Monsignore, scostatevi e lasciate passare la bara.

RICCARDO
Villano d'un cane, arréstati quando io comando!
Toglimi davanti al petto la tua alabarda, o, per San Paolo, ti abbatterò ai miei piedi e ti calpesterò, pezzente, per il tuo ardire.

ANNE
Ma come? Tremate? Avete paura?
Ahimè, non posso biasimarvi, siete mortali ed occhi mortali non resistono al diavolo.
Vattene, orrendo ministro dell'inferno! Il tuo potere s'arresta alla sua spoglia mortale: la sua anima non la puoi avere; perciò allontanati.

RICCARDO
Dolce santa, per carità, non esser così proterva.

ANNE
Diavolo immondo, per amor del cielo, vattene e non ci disturbare;
tu hai fatto della terra felice il tuo inferno,
riempiendola di urla imprecanti e di profondi gemiti.
Se ti diletti di contemplare le tue infami gesta,
guarda questo esempio dei tuoi massacri.
Oh, signori! Vedete, vedete, le ferite del defunto Enrico
aprono le loro bocche congelate e tornano a sanguinare.
Arrossisci, arrossisci, ammasso di turpi deformità,
poiché è la tua presenza che fa scorrer questo sangue
dalle vene vuote e fredde in cui non scorre più sangue:
il tuo misfatto inumano e innaturale
provoca questa innaturalissima effusione.
Oh Dio! che questo sangue creasti, vendica la sua morte;
oh terra! che bevi questo sangue, vendica la sua morte;
il cielo col suo fulmine colpisca a morte l'assassino
o la terra si spalanchi e lo divori ancora vivo,
come ora inghiotte il sangue di questo buon re,
macellato dal braccio di costui guidato dall'inferno.

RICCARDO
Madama, voi ignorate le regole della carità, che rende il bene per il male e benedizioni per le imprecazioni.

ANNE
Infame, tu ignori ogni legge di Dio e dell'uomo.
Non v'è animale tanto feroce che non conosca un briciolo di pietà.

RICCARDO
Ma io non la conosco e perciò non sono un animale.

ANNE
Oh meraviglia! quando i diavoli dicono la verità!

RICCARDO
Ancora più meraviglia, quando gli angeli sono così in collera.
Degnati, donna divinamente perfetta, di concedermi ch'io mi scagioni punto per punto di questi presunti delitti.

ANNE
Degnati, uomo totalmente infetto, soltanto di concedermi ch'io punto per punto ti accusi di questi ben noti misfatti.

RICCARDO
Più bella di quanto lingua possa chiamarti, accordami pazientemente qualche agio per giustificarmi.

ANNE
Più turpe di quanto cuore possa pensarti, non potrai trovare altra giustificazione accettabile che quella d'impiccarti.

RICCARDO
Con un atto così disperato accuserei me stesso.

ANNE
E, disperando, ti mostreresti giustificato per avere eseguito degna vendetta su te stesso, che hai compiuto indegna strage di altri.

RICCARDO
E se dicessi che non li ho uccisi io?

ANNE
Allora diresti che non sono stati uccisi affatto, ma essi sono morti e, diabolico malfattore, per mano tua.

RICCARDO
Non ho ucciso vostro marito.

ANNE
Ma allora egli è vivo.

RICCARDO
No, è morto, ed ucciso per mano di Edoardo.

ANNE
Tu menti per la gola, turpe individuo; la regina Margherita vide il tuo micidiale pugnale fumante del suo sangue, e tu glielo puntasti al petto, solo che i tuoi fratelli ne stornarono la punta.

RICCARDO
Fui provocato dalla sua lingua calunniosa che voleva addossare la loro colpa su me innocente.

ANNE
A provocarti fu il tuo animo sanguinario che non ha sognato mai altro che massacri. Non hai forse ucciso questo re?

RICCARDO
Sì, lo concedo.

ANNE
Lo concedi, istrice! Dio mi conceda che tu possa esser dannato per quell'azione nefanda. Oh, egli era dolce, mite e virtuoso.

RICCARDO
Tanto meglio per il re del cielo che ora l'ha con sé.

ANNE
Egli è ora in cielo, dove tu non andrai mai.

RICCARDO
Sia dunque grato a me che l'ho aiutato a mandarcelo, visto che egli era più adatto a quel luogo che alla terra.

ANNE
E tu non sei adatto ad altro luogo che all'inferno.

RICCARDO
Ma sì, ad un luogo diverso, se volete sentirmelo nominare.

ANNE
Qualche segreta prigione?

RICCARDO
La vostra camera da letto.

ANNE
Non conosca pace la camera dove tu giaci.

RICCARDO
Così sarà, madama, finché io non giaccia con voi.

ANNE
Spero bene!

RICCARDO
Ne sono certo. Ma, dolce Lady Anne, abbandoniamo questo arguto duello dei nostri ingegni e teniamoci a un metodo più posato: chi è stato causa delle acerbe morti di questi Plantageneti, Enrico ed Edoardo, non è altrettanto colpevole di chi ne è stato lo strumento?

ANNE
Tu sei stato la causa e il maledettissimo effetto.

RICCARDO
La vostra bellezza fu la causa di quell'effetto: la vostra bellezza che m'ha ossessionato fin nel sonno, sì che sarei stato pronto a sterminare l'intera umanità pur di vivere un'ora sola nel vostro dolce grembo.

ANNE
Se lo pensassi, assassino, ti dico che queste unghie lacererebbero sul mio volto quella bellezza.

RICCARDO
Questi occhi non tollererebbero la devastazione di tale bellezza;
voi non potreste offuscarla se io vi stessi vicino.
Come l'universo intero è allietato dal sole,
così lo sono io da essa; è la mia luce, la mia vita.

ANNE
La nera notte ottenebri il tuo giorno, e la morte la tua vita.

RICCARDO
Non imprecare contro te stessa, creatura leggiadra, tu sei l'uno e l'altra.

ANNE
Vorrei esserlo, per vendicarmi di te.

RICCARDO
È una rivalsa sommamente innaturale vendicarti di chi t'ama.

ANNE
È una rivalsa giusta e ragionevole vendicarmi di chi ha ucciso mio marito.

RICCARDO
Madama, chi ti ha privato di tuo marito l'ha fatto per procurartene uno migliore.

ANNE
Uno migliore non respira sulla terra.

RICCARDO
È vivo chi ti ama più di quanto egli fosse capace.

ANNE
Nominalo.

RICCARDO
Un Plantageneto.

ANNE
Era lui, per l'appunto.

RICCARDO
Il nome è lo stesso, ma è uno di natura superiore.

ANNE
Dov'è?

RICCARDO
Eccomi qui.
Anne gli sputa in faccia.
Perché mi sputi addosso?

ANNE
Magari fosse veleno mortale per te.

RICCARDO
Mai veleno scaturì da fonte così dolce.

ANNE
Mai veleno rimase appreso a rospo più immondo.
Lévamiti davanti! La tua vista infetta i miei occhi.

RICCARDO
Sono i tuoi occhi, dolce signora, ad avere infettato i miei.

ANNE
Fossero essi basilischi, sì da colpirti a morte.

RICCARDO
Vorrei lo fossero davvero per poter morire sul colpo;
giacché invece essi m'uccidono d'una morte che mi lascia in vita.
Quegli occhi tuoi hanno tratto dai miei lacrime amare,
offuscandone lo sguardo con un diluvio di puerili gocce di pianto;
questi occhi che non versarono mai lacrime di rimorso,
neppure quando mio padre York ed Edoardo piansero
nell'udire dei pietosi lamenti di Rutland, quando
Clifford dal volto truce brandì su di lui la spada;
né quando tuo padre guerriero raccontò, piangendo come un bambino,
la triste storia della morte di mio padre,
e venti volte s'interruppe fra i singhiozzi,
sicché tutti i presenti avevano le guance bagnate
come alberi intrisi di pioggia. In quel triste momento
i miei occhi virili sdegnarono di versare una lacrima di debolezza;
e ciò che questi lutti non hanno saputo spremerne,
l'ha fatto la tua bellezza, accecandoli di lacrime.
Non ho mai implorato amico o nemico,
la mia lingua non ha saputo mai imparare parole carezzevoli d'amore;
ma ora che m'arride come premio la tua bellezza,
il mio cuore orgoglioso implora e suggerisce le parole alla mia lingua.

Ella lo guarda sprezzantemente

Non insegnare alle tue labbra questo disprezzo; esse furono fatte
per i baci, madama, non per questo sdegno.
Se il tuo cuore vendicativo non sa perdonare,
ecco, ti presto questa spada acuminata,
e se ti compiacerai di affondarla in questo petto fedele,
liberandone l'anima che ti adora,
io lo denudo per il colpo mortale,
e umilmente, in ginocchio, chiedo la morte.

S'inginocchia; scopre il petto, ed essa fa il gesto di colpirlo con la spada.

Non, non arrestarti, poiché io ho ucciso Enrico,
ma fu la tua bellezza a provocarmi.
Sbrigati, adesso: fui io a pugnalare il giovane Edward,
ma fu il tuo volto celeste ad istigarmi.

Ella lascia cader la spada.

Solleva di nuovo la spada, oppure solleva me.

ANNE
Alzati, simulatore; pur augurandoti la morte, (egli s'alza) non voglio esser il tuo giustiziere.

RICCARDO
Ordinami allora d'uccidermi e lo farò.

ANNE
L'ho già detto.

RICCARDO
Ma è stato in un momento d'ira; ridillo, e con la stessa spada, questa mano che per amor tuo ha ucciso il tuo amore per amor tuo ucciderà un amore assai più vero; così sarai complice della morte di tutt'e due.

ANNE
Vorrei conoscere il tuo cuore.

RICCARDO
È effigiato dalla mia lingua.

ANNE
Ho paura che mentano ambedue.

RICCARDO
Allora non vi fu mai uomo veritiero.

ANNE
Suvvia, riponete la spada nel fodero.

RICCARDO
Dite allora che la pace è fatta fra noi.

ANNE
Lo saprete in seguito.

RICCARDO
Ma potrò sperare?

ANNE
Tutti gli uomini, spero, lo fanno.

RICCARDO
Consentite a portare questo anello.

ANNE
Ricevere non è dare.

RICCARDO
Guarda come il mio anello cinge il tuo dito:
proprio come il tuo seno racchiude il mio povero cuore;
accoglili tutt'e due, poiché sono entrambi tuoi.
E se il tuo povero devoto servitore può soltanto chiedere un favore dalle tue graziose mani,
confermerai per sempre la sua felicità.

ANNE
Che cosa vuoi?

RICCARDO
Che vi compiacciate di lasciare queste tristi funzioni a colui il quale ha tutte le ragioni per condurre le esequie, e vi rechiate subito a Crosby Place dove, dopo aver sepolto solennemente al monastero di Chertsey questo nobile re e bagnato di lacrime penitenti la sua tomba, verrò con ogni sollecitudine a rendervi omaggio.
Per varie ragioni riservate, vi supplico di concedermi questo favore.

ANNE
Con tutto il cuore, e molto mi rallegra vedervi così contrito. Tressell e Berkeley, venite con me.

RICCARDO
Ditemi addio.

ANNE
È più di quanto meritiate; ma dacché mi insegnate a lusingarvi, immaginatevi che v'abbia già detto addio.

Escono, con Anne, Tressell e Berkeley.

RICCARDO
Signori, risollevate il cadavere.

GENTILUOMO
Per portarlo a Chertsey, nobile signore?

RICCARDO
No, ai Carmelitani; e lì aspettate il mio arrivo.

Escono con il feretro gentiluomini e Alabardieri.

Fu mai donna corteggiata in tale stato d'animo?
Fu mai donna conquistata in tale stato d'animo?
La prenderò, ma non per tenerla a lungo.
Ma come! Io, che le ho ucciso marito e suocero, sorprenderla mentre il suo cuore trabocca d'odio, la sua bocca di maledizioni e i suoi occhi di lacrime, con accanto il testimone sanguinante del suo odio, Dio, la coscienza e tutti questi ostacoli contro di me - ed io, senza altri amici a sostegno della mia istanza se non il diavolo puro e semplice e la maschera della simulazione - eppure conquistarla, da solo con tutto il mondo contro!
Ah! S'è già scordata di quel prode principe Edward, il suo signore che io, circa tre mesi fa, trafissi a Tewkesbury in un impeto di collera? Un gentiluomo più dolce ed amabile modellato da Natura con i doni più generosi, giovane, valoroso, saggio e indubbiamente di sangue reale, il vasto mondo non potrà riprodurlo.
Ed ella tuttavia ha voluto abbassare il suo sguardo su me, che ho reciso il fiore della giovinezza di questo dolce principe e reso lei vedova, in un letto di dolore? Su me, il cui tutto non pareggia una metà di Edward? Su me, deforme e zoppicante come sono?
Scommetto il mio ducato contro un misero quattrino che in tutto questo tempo mi sono sbagliato sulla mia figura!
Giurerei ch'ella mi trova - benché io non ci riesca - una persona di straordinario fascino. Voglio spender qualcosa per comprarmi uno specchio ed ingaggiare un paio di dozzine di sarti che studino i modi di abbellire il mio corpo: giacché sono entrato in grazia con me stesso voglio prendermi cura di me anche a qualche modesto prezzo.
Ma prima bisogna che scarichi nella sua fossa quel tipo lì, e poi tornerò alla carica, sospiroso, dalla mia bella.
Brilla, bel sole, finché mi sia comprato uno specchio, perch'io possa, camminando, mirare la mia ombra.

Esce.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto primo - scena terza

 

Entrano la Regina Elisabetta, Lord Rivers, Lord Grey e il Marchese di Dorset.

RIVERS
Abbiate pazienza, signora, senza dubbio sua Maestà presto sarà restituito alla sua salute abituale.

GREY
Il fatto che vi mostriate insofferente, lo farà star peggio; perciò, state di buon animo, in nome di Dio, e rallegrate sua Grazia con un'espressione viva e lieta dello sguardo.

ELISABETTA
Se dovesse morire, che sarebbe di me?

GREY
Non ve ne verrebbe altro danno che la perdita d'un signore par suo.

ELISABETTA
La perdita d'un signore come lui porta con se ogni sorta di calamità.

GREY
Il cielo v'ha dato la benedizione di un nobile figlio che vi consolerà, quando il re non ci sarà più.

ELISABETTA
Ah, egli è giovane e, finché è minorenne, sotto la tutela di Riccardo di Gloucester, uomo che non ama né me né alcuno di voi.

RIVERS
È stabilito definitivamente che sarà lui il Protettore?

ELISABETTA
È deciso, anche se manca ancora il decreto; ma sarà così, se il re viene a mancare.

Entrano Buckingham e Stanley, conte di Derby.

GREY
Arrivano i signori di Buckingham e di Derby.

BUCKINGHAM
Buon giorno a vostra Grazia reale.

STANLEY
Dio conservi felice vostra Maestà, come nel passato.

ELISABETTA
La contessa di Richmond, mio buon signore di Derby, sarà difficile che dica Amen al vostro gentile augurio; tuttavia, Derby, sebbene ella sia vostra moglie e non m'ami, siate pur certo, monsignore, ch'io non vi odio per l'orgogliosa arroganza di lei.

STANLEY
Vi scongiuro di non prestar fede alle invidiose calunnie dei suoi menzogneri accusatori; se ella invece è accusata in base a voci veritiere, siate tollerante verso la sua debolezza che deriva, io credo, non da radicato malanimo ma da ostinata infermità.

RIVERS
Avete visto il re, oggi, monsignore di Derby?

STANLEY
Veniamo proprio ora, il duca di Buckingham ed io, da una visita a sua Maestà.

ELISABETTA
C'è qualche possibilità d'un miglioramento, signori?

BUCKINGHAM
Buone speranze, madama; sua Grazia è di buon umore nel parlare.

ELISABETTA
Dio gli conceda salute. Avete potuto conferire con lui?

BUCKINGHAM
Sì, signora; egli desidera effettuare una fra il duca di Gloucester e i vostri fratelli riconciliazione e fra loro e monsignore Ciambellano; li ha convocati alla sua regale presenza.

ELISABETTA
Magari tutto andasse bene - ma non sarà mai così; ho paura che la nostra felicità sia giunta al termine.

Entra Riccardo e Hastings.

RICCARDO
Mi fanno torto, e non intendo sopportarlo!
Chi è che si lagna col re che io, guarda un po', sono scontroso e non li amo? Per San Paolo, amano certo ben poco sua Grazia coloro che gli riempiono le orecchie di queste chiacchiere rissose. Perché non so adulare ed ostentare una cera amabile, sorridere in faccia alla gente, lisciare, ingannare e imbrogliare, inchinarmi alla francese con scimmiesca smorfiosità, per devo esser considerato un nemico rancoroso. questo Non può vivere un galantuomo e non pensar male di nessuno, senza che la sua schietta sincerità debba esser insultata da villani sopraffini, astuti e striscianti?

GREY
A chi dei presenti si rivolge vostra Grazia?

RICCARDO
A te, che non hai né onestà né grazia.
Quand'è che ti ho fatto del male? Quando ti ho fatto torto?
O a te? o a te? o a uno qualsiasi della vostra cricca?
Che vi prenda un malanno a tutti! Sua Grazia reale (che Dio preservi meglio di quanto voi desiderereste) può a mala pena tirar un po' di fiato in pace, senza che voi dobbiate disturbarlo con insulse lamentele.

ELISABETTA
Cognato di Gloucester, avete frainteso la faccenda; il re, di sua regale iniziativa, e non provocato da alcun altro postulante, sospettando probabilmente il vostro odio occulto, che si manifesta nel vostro comportamento esterno contro i miei figli, i miei fratelli e me stessa, ha deciso di convocarci, per conoscere i motivi del vostro malvolere e, pertanto, rimuoverli.

RICCARDO
Non so cosa dire; il mondo è diventato così malvagio che gli scriccioli fanno manbassa dove le aquile non osano posarsi. Da quando ogni villano è diventato gentiluomo, molti gentiluomini sono svillaneggiati.

ELISABETTA
Andiamo, andiamo: sappiamo che cosa avete in mente, cognato di Gloucester.
Non v'è andata giù la elevazione mia e dei miei amici. Dio non voglia che abbiamo mai bisogno di voi.

RICCARDO
Intanto, Dio vuole che noi abbiamo bisogno di voi; grazie a voi, nostro fratello è imprigionato, io stesso sono disonorato e la nobiltà è tenuta a vile; mentre ogni giorno vediamo concesse molte belle promozioni per nobilitare coloro che, non più di due giorni fa, non valevano un nobile.

ELISABETTA
Per Colui che, dalla pacifica condizione di cui godevo, m'ha elevata a questo vertice pieno di affanni, non fui io ad aizzare sua Maestà contro il duca di Clarence; anzi perorai da zelante avvocato la sua causa.
Monsignore, mi recate un'offesa vergognosa coinvolgendomi bugiardamente in questi ignobili sospetti.

RICCARDO
Potete negare d'esser stata la causa del recente imprigionamento di lord Hastings?

RIVERS
Lo può, monsignore, giacché...

RICCARDO
Lo può, lord Rivers! Ma certo, chi non lo sa? Può far di più, signore, che negar ciò.
Può procurarvi molte fruttuose cariche e poi negare d'aver messo mano ad aiutarvi, ed attribuire quegli onori ai vostri grandi meriti. Che cosa non può essa? Può, sì, per Maria Vergine: può...

RIVERS
Che cosa può per Maria Vergine?

RICCARDO
Che cosa può per Maria Vergine? maritarsi con un re, uno scapolo, e per di più un avvenente giovanotto: la vostra ava, è risaputo, fece nozze meno fortunate.

ELISABETTA
Monsignore di Gloucester, da troppo tempo subisco le vostre brutali reprimende e i vostri maligni sarcasmi; perdio, informerò sua Maestà delle volgari offese che mi è toccato spesso sopportare.

Entra la regina Margherita.

Preferirei essere una serva di campagna piuttosto che una grande regina sottoposta a tali insulti, derisioni ed attacchi. Poca gioia mi viene dall'esser regina d'Inghilterra.

MARGHERITA (A parte)
E che quella poca sia scemata è la mia supplica a Dio; i tuoi onori, il tuo fasto e il trono spettano a me.

RICCARDO
Ah sì, mi minacciate di dirlo al re? Diteglielo, senza ritegni: sappiate che ciò che ho detto lo dichiarerò alla presenza del re: son pronto a rischiare d'essere spedito alla Torre; è ora di parlare; i miei meriti son del tutto dimenticati.

MARGHERITA (A parte)
Via, demonio! Io li rammento anche troppo bene: hai ammazzato nella Torre Enrico, mio marito, ed a Tewkesbury, il mio povero figlio, Edward.

RICCARDO
Prima che voi diventaste regina, e re vostro marito, ho sfacchinato come una bestia per i suoi supremi interessi; ho estirpato i suoi superbi avversari e compensato largamente i suoi fautori: perché il suo sangue ottenesse la corona, ho versato il mio.

MARGHERITA (A parte)
E come, e sangue assai più nobile del suo e del tuo.

RICCARDO
In tutto quel frattempo, voi e vostro marito Grey parteggiavate per la casa di Lancaster: ed anche voi, Rivers. Non fu ucciso vostro marito per Margherita nella battaglia di Sant'Albano? Lasciate che vi rammenti, se l'avete scordato, quel che siete stati prima d'ora e quel che siete ora; e, nello stesso tempo, quel che io sono stato e quel che sono ora.

MARGHERITA (A parte)
Uno scellerato assassino, e tale sei rimasto

RICCARDO
Il povero Clarence disertò da Warwick, suo suocero, sì, e commise spergiuro - che Gesù lo perdoni...

MARGHERITA (A parte)
Che Dio se ne vendichi...

RICCARDO
Per battersi dalla parte di Edoardo, per la corona: e per tutta ricompensa, sventurato signore, è stato messo in gabbia. Piacesse a Dio che il mio cuore fosse di pietra come quello d'Edoardo, o che quello d'Edoardo fosse, come il mio, tenero e pietoso. Son troppo puerilmente ingenuo per questo mondo.

MARGHERITA (A parte)
Sbrigati, dunque, ad andare all'inferno, vergogna, e lascia questo mondo, demonio infame! È lì il tuo regno...

RIVERS
Monsignore di Gloucester, in quei giorni di confusione che qui voi rievocate per accusarci di inimicizia, noi seguimmo il nostro signore di allora, il re nostro sovrano: faremmo lo stesso con voi, se foste il nostro re.

RICCARDO
Se fossi re? Preferirei essere uno straccivendolo! Sia lontano dal mio cuore un pensiero del genere!

ELISABETTA
Tanta poca gioia, monsignore, quale supponete che godreste se foste re di questo paese, potete supporre ch'io goda, nell'esserne regina.

MARGHERITA (A parte)
È vero, poca è la gioia che ne gode la regina: infatti sono io costei, e non ne conosco ombra.
Non posso più restarmene paziente!
(Facendosi avanti) Ascoltatemi, briganti rissosi, che litigate spartendovi quel che m'avete rubato: chi di voi non trema a guardarmi? Se non v'inchinate come sudditi davanti a me, vostra regina, tuttavia, in quanto da voi deposta, tremate di paura, come ribelli. Ah, furfante, di nobile stirpe, non ti voltare da un'altra parte.

RICCARDO
Immonda strega grinzosa, che cosa fai davanti a me?

MARGHERITA
Null'altro che recitare la storia dei tuoi delitti: è quanto farò, prima di lasciarti andar via.

RICCARDO
Non fosti bandita, sotto pena di morte?

MARGHERITA
Lo fui, ma l'esilio è per me pena maggiore di ciò che la morte possa darmi qui, presso la mia dimora.
Tu mi sei debitore d'un marito e d'un figlio; e tu d'un regno; tutti voi mi dovete ubbidienza.
Questo mio dolore spetta a voi di diritto e tutti i piaceri che voi usurpate spetterebbero a me.

RICCARDO
La maledizione scagliata contro te dal mio nobile padre quando cingesti le sue tempie guerriere d'una corona di carta, e con le tue ingiurie provocasti fiumi di lacrime dai suoi occhi e poi, per asciugarli, desti al duca uno straccio intriso del sangue innocente del grazioso Rutland...
le sue maledizioni profferite allora contro di te dall'angoscia del suo cuore ti sono tutte cadute addosso, e Dio, non noi, ha castigato le tue imprese sanguinarie.

ELISABETTA
Dio è giusto nel render giustizia agli innocenti.

HASTINGS
Oh, trucidare quel bambino fu l'azione più nefanda e più spietata mai udita.

RIVERS
A raccontarla, avrebbe fatto piangere perfino i tiranni.

DORSET
Non vi fu chi non predicesse che sarebbe stata seguita dalla vendetta.

BUCKINGHAM
Northumberland, che fu allora presente, pianse a quello spettacolo.

MARGHERITA
Ma come? Eravate tutti ringhiosi, prima ch'io entrassi, pronti ad azzannarvi l'un l'altro, ed ora rivolgete tutto il vostro odio contro me?
Ha avuto tanta udienza in cielo la tremenda maledizione di York che la morte di Enrico e quella del mio diletto Edward, la perdita del loro regno e il mio esilio tormentoso non sarebbero che il prezzo pagato per quel bizzoso marmocchio? Le maledizioni hanno dunque il potere di trafiggere le nuvole e di penetrare in cielo?
Ma allora fate luogo, grevi nuvole, alle mie maledizioni vibranti: muoia il vostro re d'indigestione, anche se non per guerra, così come il re nostro morì assassinato perché lui avesse la corona.
Tuo figlio, Edward, che ora è principe di Galles, per Edward, figlio mio, che era principe di Galles, faccia, ancor giovane come lui, prima del tempo morte violenta.
Tu stessa, regina, che usurpi il mio trono di regina, sopravvivi, come me sventurata, alla tua gloria; possa tu vivere a lungo per pianger la morte dei tuoi figli e vedere un'altra, com'io vedo te adesso, adorna dei tuoi diritti, come tu sei rivestita dei miei; i tuoi giorni felici muoiano essi prima della tua morte e dopo molte, interminabili ore di cordoglio, muori non più madre, né moglie, né regina d'Inghilterra.
Rivers e Dorset, voi eravate presenti e anche tu lord Hastings, quando mio figlio fu trafitto da pugnali sanguinari. Prego Dio che nessuno di voi giunga al termine naturale della sua vita, ma sia stroncato da qualche caso imprevisto...

RICCARDO
Odiosa strega avvizzita, falla finita con la tua fattura.

MARGHERITA
Lasciando fuori te? Fermati, cane, e stammi a sentire.
Se il cielo ha in serbo qualche funesto flagello superiore a quelli ch'io possa augurarti, oh, lo trattenga finché siano mature le tue colpe e poi scagli il suo sdegno su di te, nemico della pace di questo misero mondo.
Il tarlo della coscienza ti roda continuamente l'anima; sospetta, finché vivi, dei tuoi amici come traditori; e tratta come gli amici più diletti perfidi traditori; il sonno non chiuda quei tuoi occhi letali, tranne che mentre qualche sogno angoscioso ti atterrisce con un inferno di orrendi diavoli.
Aborto segnato dal demonio, maiale grufolante, tu, che dalla nascita ricevesti l'impronta di schiavo della Natura e figlio dell'inferno; tu calunnia del grembo incinto di tua madre, tu schifoso prodotto dei lombi di tuo padre, tu straccio dell'onore, tu aborrito...

RICCARDO
Margherita!

MARGHERITA
Riccardo!

RICCARDO
Allora?

MARGHERITA
Non t'ho chiamato.

RICCARDO
Ti chiedo scusa, allora, giacché ho creduto che mi avessi chiamato con tutti questi feroci impropéri.

MARGHERITA
Certo che l'ho fatto, ma non aspettavo risposta. Oh, lasciami terminare la mia maledizione!

RICCARDO
Lo faccio io, e termina con 'Margherita!'

ELISABETTA
Così hai esalato su te stessa la tua maledizione.

MARGHERITA
Misera regina dipinta, vano orpello della mia fortuna: perché spargi zucchero su quel ragno rigonfio che ti circuisce con la sua rete mortifera? Stolta, stolta, affili il coltello per uccider te stessa.
Verrà il giorno che m'invocherai perché t'aiuti a maledire questo velenoso rospo gobbo.

HASTINGS
Falsa profetessa, basta con le tue folli maledizioni, se non vuoi abusare, a tuo danno, della nostra pazienza.

MARGHERITA
Vergogna a voi che avete abusato della mia.

RIVERS
Sareste servita a dovere se vi fosse insegnato ciò che vi meritate.

MARGHERITA
Per aver quel che merito dovreste tutti far il vostro dovere verso me. Insegnate a me a esser la vostra regina e a voi ad essere i miei sudditi. O rendetemi ciò che mi è dovuto e insegnate a voi stesso quel dovere.

DORSET
Non state a discutere con lei; è pazza.

MARGHERITA
Tacete, signor marchese; siete impudente; il marchio nuovo di zecca della vostra nobiltà non ha ancora corso.
Oh, se la vostra fresca nobiltà sapesse giudicare che cosa significa perderla ed esser infelice! Chi sta in alto è esposto all'impeto di molte raffiche e, se cade, si frantuma in pezzi.

RICCARDO
Ottimo consiglio, per la madonna! Fatene tesoro, marchese, fatene tesoro.

DORSET
Tocca voi, monsignore, non meno che me.

RICCARDO
Anzi, anche di più; ma io nacqui sulle vette; la vostra nidiata d'aquile edifica in cima al cedro e si trastulla col vento e si fa beffe del sole.

MARGHERITA
E muta il sole in ombra, ahimé, ahimé!
Ne è testimone mio figlio, ormai nell'ombra della morte, lui, i cui fulgidi, splendenti raggi il nembo del tuo furore ha sepolto nella tenebra eterna.
Il nido della vostra stirpe è stato edificato sul nido della nostra. Oh, Dio che tutto vedi, non tollerarlo: come col sangue fu occupato, così vada perduto.

BUCKINGHAM
Tacete, tacete, per vergogna se non per carità.

MARGHERITA
Non raccomandate a me vergogna e carità.
Con me vi siete comportati senza carità e avete massacrato senza vergogna le mie speranze.
Carità è per me l'oltraggio ricevuto e vergogna è la mia vita; e in quella vergogna viva sempre la furia dei miei dolori.

BUCKINGHAM
Fatela finita, fatela finita!

MARGHERITA
Oh Buckingham illustrissimo, ti bacerò la mano in segno di alleanza e di pace; la fortuna scenda su te e la tua nobile casa; i tuoi abiti non son macchiati del nostro sangue né tu rientri nel raggio della mia maledizione.

BUCKINGHAM
E nessun altro qui presente; poiché le maledizioni non vanno mai oltre le labbra di chi le profferisce.

MARGHERITA
Non voglio pensare ch'esse non salgano in cielo e risveglino lassù il dolce pacifico sonno di Dio.
Oh Buckingham, guardati da quel cane! Bada che quando fa le feste, morde; e quando morde, la ferita del suo dente velenoso suppura mortalmente. Non aver a che fare con lui; guardatene. Il peccato, la morte e l'inferno hanno posto su di lui il loro marchio e tutti i loro ministri lo seguono.

RICCARDO
Che cose dice, monsignore di Buckingham?

BUCKINGHAM
Nulla di cui faccia conto, grazioso signore.

MARGHERITA
Come, mi sdegni per il mio benigno consiglio ed assecondi il demonio contro cui t'ho messo in guardia?
Oh, verrà il giorno in cui te ne rammenterai, quando costui ti spezzerà il cuore dal dolore e dirai allora che la sventurata Margherita fu profetessa. Che ciascuno di voi viva soggetto al suo odio ed egli al vostro e tutti quanti a quello di Dio.

Esce.

BUCKINGHAM
Mi si rizzano i capelli a sentire le sue imprecazioni.

RIVERS
Lo stesso a me; mi chiedo perché sia lasciata libera.

RICCARDO
Non posso biasimarla; per la santa madre di Dio,
ha ricevuto troppi torti; ed io mi pento
per parte mia di quelli che le ho fatto.

ELISABETTA
Io non gliene ho fatto nessuno, ch'io sappia.

RICCARDO
Voi avete ricavato tutti i vantaggi dai torti ch'ella ha ricevuto.
Io mi sono scaldato troppo per far del bene a qualcuno che ora se ne ricorda con troppa freddezza. Per la madonna, quanto a Clarence, è ben ripagato: è chiuso ad ingrassare, per tutti i suoi servizi.
Dio perdoni coloro che ne sono responsabili.

RIVERS
Conclusione virtuosa e degna d'un cristiano: pregare per coloro che ci hanno fatto del male.

RICCARDO
Lo faccio sempre (tra sé) per una buona ragione; se infatti avessi imprecato adesso, l'avrei fatto contro me stesso.

Entra Catesby.

CATESBY
Madama, sua Maestà vi manda a chiamare, e così vostra Grazia, e anche voi, nobili signori.

ELISABETTA
Vengo, Catesby. Signori, venite con me?

RIVERS
Seguiamo vostra Grazia.

Escono tutti tranne Riccardo.

RICCARDO
Io commetto il torto e sono il primo a recriminare: dei segreti misfatti cui metto mano attribuisco il grave carico ad altri. Clarence che proprio io ho gettato in gattabuia, lo compiango in presenza di tanti gonzi, cioè davanti a Derby, Hastings, Buckingham; e gli dico che è la regina con i suoi alleati ad aizzare il re contro il duca mio fratello.
Adesso ci credono e m'incitano a vendicarmi di Rivers, Dorset, Grey.
Ma allora io sospiro, e con una citazione della Scrittura gli dico che Dio ci ingiunge di rendere bene per male: e così rivesto la mia nuda scelleratezza di vecchi ritagli carpiti a casaccio alla Sacra Scrittura, e quando più faccio il diavolo, ho l'apparenza di santo.

Entrano due Sicari.

Ma, adagio, ecco che vengono i miei giustizieri: dunque, miei bravi, robusti e risoluti compari, siete pronti adesso a sbrigar questa faccenda?

PRIMO SICARIO
Sì, monsignore, e veniamo per il mandato che ci permetta d'esser ammessi dov'egli si trova.

RICCARDO
Buona idea; l'ho qui con me. Una volta fatto, venite a Crosby Place...
Ma, amici, siate fulminei nella esecuzione e, a un tempo, inflessibili: non date ascolto alle sue preghiere; poiché Clarence parla bene e forse riuscirebbe a muovere a pietà i vostri cuori, se gli date retta.

SECONDO SICARIO
Ma via, monsignore: non ci fermeremo a far chiacchiere.
Chi chiacchiera non è buono ad agire; state certo che andiamo per usar le mani, non la lingua.

RICCARDO
Dagli occhi vostri piovono macine da mulino, mentre da quelli degli sciocchi, lacrime.
Mi piacete, ragazzi; all'opera vostra, subito. Andate, andate, sbrigatevi.

AMBEDUE
Ci sbrigheremo, nobile signore.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto primo - scena quarta

 

Entrano Clarence e il suo custode.

CUSTODE
Perché vostra Grazia oggi ha un'aria così triste?

CLARENCE
Ahimè, ho trascorso una notte disgraziata, così piena di sogni spaventosi, di orrende visioni, che, quant'è vero che sono un fedele cristiano, non vorrei passare una notte come questa, foss'anche per procurarmi un mondo di giorni felici, tanto fu piena di tetro orrore la notte.

CUSTODE
Che cosa avete sognato, monsignore? Ditemelo, vi prego.

CLARENCE
Mi pareva d'esser fuggito dalla Torre e d'essermi imbarcato per traversare il mare diretto in Borgogna; e con me era mio fratello Gloucester, che m'invitò a lasciar la cabina e a passeggiare sulla tolda: di lì volgemmo gli occhi all'Inghilterra e riandammo a mille casi sfortunati che ci erano capitati durante le guerre fra York e Lancaster.
Mentre camminavamo barcollando sul ponte della nave, mi pareva che Gloucester inciampasse e che, nel cadere, urtasse me (che cercavo di sorreggerlo), facendomi precipitare negli agitati marosi dell'oceano.
O Signore! Che pena mi pareva annegare: che tremendo rombo d'acque nelle orecchie; che orrende visioni di morte negli occhi! Mi pareva di vedere migliaia di spaventosi relitti di naufragi, dieci mila uomini azzannati da pesci; lingotti d'oro, ancore enormi, mucchi di perle, pietre preziose e gioielli di valore inestimabile, tutti sparsi sul fondo del mare.
Alcuni giacevano nei teschi dei morti e nelle cavità una volta occupate dagli occhi, ov'erano scivolati quasi ad irrisione degli occhi... gemme splendide che corteggiavano il fondo viscido dell'abisso e schernivano le ossa dei defunti sparpagliate nelle vicinanze.

CUSTODE
E aveste l'agio, nel momento della morte, di contemplare questi segreti dell'oceano?

CLARENCE
Mi pareva di sì; e spesse volte mi sforzai di render l'anima, ma il flutto maligno mi bloccava sempre il respiro e non gli permetteva di raggiungere la vuota, vasta e mobile atmosfera, ma lo soffocava nel mio corpo ansimante che quasi esplose per eruttarlo nel mare.

CUSTODE
E non vi svegliaste in questa crudele agonia?

CLARENCE
No, no; il mio sogno si prolungò oltre la vita.
Oh, allora cominciò la tempesta per la mia anima: mi pareva di varcare il fiume malinconico con quell'arcigno traghettatore di cui scrivono i poeti, e d'entrare nel regno della notte perpetua.
Il primo a salutare colà l'anima mia straniera fu il mio nobile suocero, il famoso Warwick, che esclamò: «Quale supplizio per spergiuro può assegnare al perfido Clarence questa tenebrosa monarchia?»
E poi scomparve. S'avvicinò quindi, errabonda, un'ombra simile a un angelo, dalla chioma luminosa intrisa di sangue e levò un alto grido: «È giunto Clarence, il perfido volubile, spergiuro Clarence, che mi pugnalò sul campo di Tewkesbury! Afferratelo, Furie! Portatelo alla tortura!»
Mi pareva, allora, che una legione di diavoli m'accerchiasse e m'urlasse negli orecchi grida così orrende che al loro suono mi svegliai tremando, e per un pezzo non riuscii a capacitarmi che non ero all'inferno, tanto fu terribile l'impressione lasciatami dal sogno.

CUSTODE
Non mi stupisce, signore, che vi abbia atterrito; mi pare d'aver paura soltanto a sentirvelo raccontare.

CLARENCE
Ah, custode, custode, ho commesso azioni che ora rendono testimonianza contro la mia anima, per amore di Edoardo: e guarda come mi ricompensa.
O Dio, se le mie preghiere dal profondo non possono placarti, ma Tu vuoi vendicarti dei miei misfatti, sfoga su me soltanto tutta la tua ira; oh, risparmia la mia moglie innocente e i miei poveri bambini.
Custode, ti prego, siedi un po' accanto a me: il mio animo è oppresso, e dormirei volentieri.

CUSTODE
Son qui, mio signore; Dio conceda buon riposo a vostra Grazia.

Entra Brakenbury, Luogotenente della Torre.

BRAKENBURY
Il dolore sovverte i periodi e le ore di riposo,
fa della notte mattina e del meriggio notte.
I principi non hanno da gloriarsi che dei loro titoli,
un onore esteriore per un rovello interno;
e in cambio di piaceri immaginari, che non provano,
spesso provano un mondo di affanni incessanti.
Sicché, tra i loro titoli ed un'umile condizione
l'unica differenza è la fama esteriore.

Entrano i due Sicari.

PRIMO SICARIO
Ohé, chi c'è qui?

BRAKENBURY
Che vuoi, giovanotto? E come sei entrato qui?

SECONDO SICARIO
Vorrei parlare con Clarence e sono entrato con le mie gambe.

BRAKENBURY
Ah, sì? Così brusco?

PRIMO SICARIO
È meglio che andar per le lunghe, signore. Fagli vedere il nostro mandato, senza altri discorsi.

BRAKENBURY (legge)
Mi si ingiunge con questo di consegnare nelle vostre mani il nobile duca di Clarence. Non voglio stare a discutere che cosa ciò significhi, poiché non voglio addossarmi la colpa del significato. Il duca è là dentro, che dorme; ed ecco le chiavi. Andrò dal re e lo informerò che ho lasciato così a voi il mio prigioniero.

PRIMO SICARIO
Fatelo, signore, è una saggia decisione. Statevi bene.

Escono Brakenbury e il custode.

SECONDO SICARIO
Allora, lo pugnaliamo mentre dorme?

PRIMO SICARIO
No, altrimenti, quando si sveglia, dirà che è stata un'azione da codardi.

SECONDO SICARIO
Ma via, non si sveglierà che al gran Giorno del Giudizio.

PRIMO SICARIO
Ma allora dirà che l'abbiamo pugnalato mentre dormiva.

SECONDO SICARIO
A sentirti pronunciare quella parola «Giudizio», m'è nata una sorta di rimorso.

PRIMO SICARIO
Che, hai paura?

SECONDO SICARIO
Non d'ammazzarlo - visto che abbiamo l'autorizzazione - ma d'esser dannato per averlo ammazzato, dal che nessuna autorizzazione potrà difendermi.

PRIMO SICARIO
Credevo che fossi deciso.

SECONDO SICARIO
Lo sono... a risparmiargli la vita.

PRIMO SICARIO
Torno subito dal duca di Gloucester a dirglielo.

SECONDO SICARIO
No, aspetta un momento, per favore; spero che questo umore compassionevole mi passi. Di solito non mi dura più che a contare fino a venti.

PRIMO SICARIO
Come ti senti adesso?

SECONDO SICARIO
Mi restano ancora dentro dei fondigli di coscienza.

PRIMO SICARIO
Ricordati del nostro compenso, una volta compiuta l'azione.

SECONDO SICARIO
Perdio, che muoia! M'ero scordato del compenso.

PRIMO SICARIO
Dove sta ora la tua coscienza?

SECONDO SICARIO
Oh, nella borsa del duca di Gloucester.

PRIMO SICARIO
Quando lui apre la borsa per darci il compenso, la tua coscienza vola via?

SECONDO SICARIO
Non importa che se ne vada. Sono pochi, o nessuno, che vogliano trattenerla.

PRIMO SICARIO
E se ti ritorna indietro?

SECONDO SICARIO
Non me ne voglio immischiare; quella fa d'un uomo un vigliacco. Un uomo non può rubare senza ch'essa lo accusi; non può bestemmiare senza ch'essa lo rimproveri; non può andare a letto con la moglie del vicino senza che essa lo denunci. È un diavolo che arrossisce dalla vergogna e si ribella in petto a un uomo.
Gli crea una massa d'ostacoli; una volta m'ha fatto restituire una borsa piena d'oro che avevo trovato per caso. Chiunque l'ospiti si riduce alla mendicità; la scacciano come un oggetto pericoloso dalle città e dai villaggi; e ogni uomo che voglia vivere bene, cerca di fidar solo in se stesso e di farne a meno.

PRIMO SICARIO
Perdio, eccola ora al mio fianco che vuol persuadermi a non uccidere il duca.

SECONDO SICARIO
Attacca quel diavolo della tua mente e non gli dare retta: vorrebbe entrarti dentro soltanto per farti sospirare.

PRIMO SICARIO
Ho una fibra robusta; non riuscirà a sopraffarmi.

SECONDO SICARIO
Hai parlato da valentuomo che rispetta il suo buon nome. Suvvia, ci mettiamo al lavoro?

PRIMO SICARIO
Sbattigli sulla zucca il manico della spada e poi buttiamolo nel barile di malvasia della stanza accanto.

SECONDO SICARIO
Oh, che splendida trovata! E ammolliamolo bene.

PRIMO SICARIO
Piano, si sveglia.

SECONDO SICARIO
Dagli addosso.

PRIMO SICARIO
No, discutiamoci.

CLARENCE
Dove sei, custode? Dammi una tazza di vino.

SECONDO SICARIO
Ne avrete presto più che abbastanza di vino, monsignore.

CLARENCE
In nome di Dio, chi sei?

SECONDO SICARIO
Un uomo come voi.

CLARENCE
Sì, ma non come me di sangue reale.

PRIMO SICARIO
E voi non siete come me suddito leale.

CLARENCE
Hai una voce tonante ma un aspetto modesto.

PRIMO SICARIO
La mia voce è quella del re, ora, l'aspetto è mio.

CLARENCE
Con che aria scura e funerea parli.
I tuoi occhi mi minacciano; perché sei pallido? Chi v'ha mandati qui? Perché siete venuti?

AMBEDUE
Per, per...

CLARENCE
Per assassinarmi?

AMBEDUE
Appunto.

CLARENCE
Avete appena il coraggio di dirlo e perciò non potete avere il coraggio di farlo. In che cosa v'ho offeso, amici miei?

PRIMO SICARIO
Non avete offeso noi, ma il re.

CLARENCE
Con lui mi riconcilierò.

SECONDO SICARIO
Mai, monsignore; perciò, preparatevi a morire.

CLARENCE
Siete stati scelti fra tanti uomini per uccidere un innocente? Qual è la mia colpa? Quali sono le prove che mi accusano? Quale inchiesta legale ha sottoposto il suo verdetto al giudice accigliato? O chi ha pronunciato la crudele sentenza di morte per il misero Clarence? Prima ch'io sia giudicato secondo la legge, minacciarmi di morte è quanto mai illegale. Io vi ingiungo, per la redenzione in cui sperate, per il sangue prezioso di Cristo versato per i nostri gravi peccati, di andarvene senza mettermi le mani addosso: l'atto che volete compiere vi esporrebbe alla condanna.

PRIMO SICARIO
Quel che faremo, lo facciamo su ordine.

SECONDO SICARIO
E chi ce l'ha ordinato è il nostro re.

CLARENCE
Traviati vassalli! Il gran Re dei re nella tavola della Sua legge ha ordinato che non commetterai omicidio. Volete dunque violare il Suo comandamento, ed ubbidire a quello d'un uomo? State attenti! Giacché Egli ha in mano la vendetta da scagliare sul capo di chi infrange la Sua legge.

SECONDO SICARIO
E proprio quella vendetta Egli la scaglia su di te, per il tuo perfido spergiuro ed anche per omicidio: tu prendesti il sacramento per batterti nella causa dei Lancaster.

PRIMO SICARIO
E, da traditore del nome di Dio, hai infranto quel voto e con la tua lama traditrice hai sventrato il figlio del tuo sovrano.

SECONDO SICARIO
Che avevi giurato di amare e di difendere.

PRIMO SICARIO
Come puoi invocare con noi la tremenda legge di Dio, quando tu l'hai violata in maniera così atroce?

CLARENCE
Ahimè, nell'interesse di chi commisi quell'atto malvagio?
Per Edoardo, per mio fratello, nel suo interesse.
Egli non vi manda ad assassinarmi per questo, giacché in quel delitto è coinvolto quanto me.
Se Dio vuol vendicarsi di quell'atto, oh, sappiate però ch'Egli lo fa pubblicamente; non sottraete la causa al suo braccio possente. Egli non ha bisogno di metodi indiretti e illegali per toglier di mezzo coloro che l'hanno offeso.

PRIMO SICARIO
Chi fu a darti quell'incarico sanguinario quando il prode Plantageneto, quel promettente rampollo reale fu colpito a morte da te?

CLARENCE
L'amore di mio fratello, il demonio e il mio furore.

PRIMO SICARIO
L'amore di tuo fratello, il nostro dovere e le tue colpe ci spingono ora qui ad ammazzarti.

CLARENCE
Oh, se amate mio fratello, non vogliate odiare me: son suo fratello e l'amo ardentemente. Se siete stati assoldati per guadagno, tornate indietro, ed io vi manderò da mio fratello Gloucester, che vi compenserà per avermi lasciato in vita, meglio di quanto farà Edoardo per l'annuncio della mia morte.

SECONDO SICARIO
Vi ingannate, vostro fratello Gloucester vi odia.

CLARENCE
O no, egli m'ama e tiene preziosa la mia persona; andate da lui da parte mia.

PRIMO SICARIO
Sì, ci andremo.

CLARENCE
Ditegli che quando York, il nostro illustre padre benedisse col suo braccio vittorioso i suoi tre figli e ci ingiunse con tutto l'animo di amarci l'un l'altro, fu ben lontano dal pensare a questa frattura nella nostra amicizia.
Invitate Gloucester a rifletterci sopra ed egli piangerà.

PRIMO SICARIO
Sì, macine da mulino, come ha insegnato a noi a piangere.

CLARENCE
Oh, non lo calunniate, egli è gentile.

PRIMO SICARIO
Giusto, come la neve sul raccolto. Via, vi ingannate; è lui che ci ha mandato qui a farvi fuori.

CLARENCE
Non può essere; egli ha infatti compianto la mia sorte, e m'ha stretto fra le braccia ed ha giurato, singhiozzando, che si sarebbe adoperato per la mia liberazione.

PRIMO SICARIO
E così fa, appunto, liberandovi dalla schiavitù di questa terra per le gioie del cielo.

SECONDO SICARIO
Riconciliatevi con Dio, monsignore, giacché dovete morire.

CLARENCE
Come, avete questo santo sentimento nell'anima, da consigliarmi di far la pace con Dio, e siete tuttavia così accecati verso le anime vostre da far guerra a Dio assassinandomi? O, signori, riflettete: coloro che v'hanno sobillato a compiere quest'atto vi odieranno per averlo compiuto.

SECONDO SICARIO
Che dobbiamo fare?

CLARENCE
Lasciatevi commuovere, e salvate la vostra anima.

PRIMO SICARIO
Lasciarci commuovere? No, sarebbe da vili donnicciole.

CLARENCE
Non lasciarvi commuovere sarebbe bestiale, selvaggio, diabolico.
Chi di voi - se foste figlio d'un principe - recluso e privato della libertà com'io sono adesso - se vi trovaste davanti due sicari come voi, non implorerebbe la vita? Sì, voi supplichereste, se foste nei miei frangenti.
(Al secondo Sicario) Amico, scorgo qualche pietà sul tuo volto: o, se il tuo sguardo non m'inganna, lusingandomi, passa dalla mia parte, e prega per me; d'un principe che prega, anche un accattone ha compassione.

SECONDO SICARIO
Guardatevi alle spalle, monsignore!

PRIMO SICARIO
Prendi questo, e questo! (pugnalandolo) Se questo non basta, v'annegherò nella botte di malvasia là dentro.

Esce col corpo.

SECONDO SICARIO
Che azione sanguinaria, eseguita da disperati. Quanto volentieri vorrei lavarmi le mani, come Pilato, di questo orrendo omicidio.

Entra il primo Sicario.

PRIMO SICARIO
E allora? Che significa che non mi dai una mano? Perdio, il duca saprà della tua inerzia.

SECONDO SICARIO
Magari potesse sapere che gli ho salvato il fratello. Prendi tu il compenso e digli quel che dico, giacché mi pento dell'uccisione del duca.

Esce.

PRIMO SICARIO
Io no; vattene, vigliacco che non sei altro.
Be', vado a nascondere il cadavere in qualche buco, fin quando il duca dia l'ordine per la sua sepoltura. E una volta preso il compenso, me la squaglierò: la cosa si scoprirà, ed allora non devo farmi trovare.

Esce.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto secondo - scena prima

 

Squillo di trombe.
Entrano re Edoardo malato, la regina Elisabetta, Dorset, Rivers, Hastings, Buckingham e Grey.
 
RE
Ecco fatto: una giornata bene impiegata.
Voi, Pari, mantenete stretta questa unione.
Io aspetto da un giorno all'altro un messaggio del mio Redentore, che mi redima da quaggiù: e tanto più in pace l'anima mia volerà in cielo in quanto ho messo pace fra i miei amici sulla terra.
Rivers e Hastings, datevi la mano; non mascherate soltanto il vostro odio, ma giurate d'amarvi.
 
RIVERS
Per il cielo, l'anima mia è purgata dal rancore dell'odio e con questa mano suggello l'amore sincero del mio cuore.

HASTINGS
Mi venga bene per la sincerità con cui giuro lo stesso sentimento.

RE
Badate di non farvi burla del vostro re, affinché Colui che è il supremo Re dei re non castighi la vostra dissimulata falsità, permettendo che ciascuno di voi sia la rovina dell'altro.

HASTINGS
Che la fortuna m'arrida per quanto è schietto l'amore che giuro.

RIVERS
E tal sia di me per quanto amo di cuore Hastings.
 
RE
Signora, voi non siete dispensata da questo impegno: né voi, nipote Dorset, né voi, Buckingham. Siete stati tutti faziosi, l'uno contro l'altro; moglie, vogliate bene a Hastings, lasciate che vi baci la mano, e ciò che fate, fatelo senza finzione.
 
ELISABETTA
Ecco, Hastings, voglio dimenticare il nostro odio trascorso, così possa prosperare coi miei.


RE
Dorset, abbracciatelo; Hastings, vogliate bene al marchese.

DORSET
Dichiaro qui che questo reciproco scambio d'affetto per parte mia sarà inviolabile.

HASTINGS
Io giuro lo stesso.

S'abbracciano.

RE
Ed ora, nobilissimo Buckingham, suggella tu questa alleanza abbracciando i congiunti di mia moglie e rendimi felice con la vostra concordia.

BUCKINGHAM
Se mai Buckingham volga il suo odio contro vostra Grazia, invece di amare voi e i vostri con ogni doveroso affetto, Dio mi punisca con l'odio di coloro da cui più mi aspetto amore. Quando più abbia bisogno dei servizi d'un amico e più sia sicuro della sua amicizia, egli mi si dimostri finto, falso, traditore e pieno di inganni: questo chiedo da Dio quando si raffreddi il mio amore per voi e i vostri.

Si abbracciano.

RE
Questo tuo voto, illustre Buckingham, è un benefico cordiale per il mio cuore ammalato.
Ora manca soltanto la presenza di nostro fratello di Gloucester per render perfetta questa felice pace.

Entrano Ratcliffe e Riccardo.

BUCKINGHAM
Ed ecco arrivare in buon punto Sir Richard Ratcliffe e il duca.

RICCARDO
Buongiorno, ai miei sovrani, re e regina; ed a voi, nobili Pari, felice giornata.

RE
Felice davvero, per come l'abbiamo impiegata; Gloucester, abbiamo compiuto atti di carità, convertendo in pace l'ostilità e in amore leale l'odio fra questi nobili iracondi e a torto rancorosi fra loro.

RICCARDO
Fatica benedetta, mio sovrano signore.
Se qualcuno in questo mucchio di nobili, in base a false notizie o erronee supposizioni mi crede un nemico... se, inconsapevolmente o nell'ira, io ho commesso qualcosa che abbia provocato risentimento in qualcuno qui presente, desidero riconciliarmi e far pace amichevole con lui; è la morte per me avere dei nemici; è cosa che odio - io desidero l'amore di tutti gli onesti.
Anzitutto da voi, signora, imploro sinceramente la pace e me la guadagnerò con doverosi servizi; da voi, nobile cugino Buckingham, se mai albergò fra noi astio alcuno; da voi, lord Rivers, e lord Grey, da voi, che tutti, senza ch'io lo meritassi, m'avete guardato di traverso; duchi, conti, nobili, gentiluomini: proprio tutti.
Non conosco inglese vivente con cui mi senta menomamente in urto, più dell'infante nato stasera... ringrazio Dio per la mia umiltà.

ELISABETTA
D'ora innanzi, questo sia celebrato come giorno di festa; piacesse a Dio che tutte le discordie fossero composte.
Mio sovrano signore, supplico vostra Altezza di riaccogliere nel vostro favore nostro cognato Clarence.

RICCARDO
Ma come, signora, per questo ho offerto il mio amore, per esser insultato così alla presenza del re? Chi non sa che il mite duca è morto?

Tutti sussultano.

Voi lo ingiuriate, irridendone il cadavere!

RIVERS
Chi non sa che è morto?! Chi è che lo sa?

ELISABETTA
O cielo che tutto vedi, in che mondo viviamo?

BUCKINGHAM
Lord Dorset, ho il volto pallido come gli altri?

DORSET
Sì, mio buon signore, e non c'è nessuno dei presenti a cui il color rosso non abbia abbandonato le guance.

RE
Clarence è morto? Ma il decreto di condanna era stato revocato.

RICCARDO
Ma lui, poveretto, morì per il vostro primo decreto, e quello fu un Mercurio alato a portarlo, mentre il contrordine lo portò qualche storpio arrancante che arrivò troppo tardi per assistere alla sepoltura.
Dio non voglia che qualcun altro, meno nobile e meno leale, più vicino a lui non per sangue ma per pensieri sanguinari, meriti di peggio del disgraziato Clarence, eppure circoli franco da ogni sospetto.

Entra Stanley conte di Derby.

STANLEY
Una grazia, mio sovrano, per i servizi che v'ho reso!

RE
Taci, ti prego; l'anima mia è oppressa dal dolore.

STANLEY
Non mi leverò dai ginocchi se vostra Altezza non mi ascolta.

RE
Di', dunque, subito, ciò che chiedi.

STANLEY
La grazia, Sovrano, per la vita d'un mio servitore, che oggi ha ucciso un gentiluomo attaccabrighe già al seguito del duca di Norfolk.

RE
Ho io una lingua per condannare a morte mio fratello e quella lingua dovrà concedere la grazia a uno schiavo?
Mio fratello non uccise nessuno; la sua colpa era solo un pensiero, e tuttavia il suo castigo è stato una morte crudele. Chi ha intercesso per lui con me? Chi, mentre ero furioso, mi s'è inginocchiato ai piedi invitandomi a riflettere? Chi ha parlato di fratellanza? Chi ha parlato d'amore? Chi m'ha ricordato che il poveretto disertò il potente Warwick per battersi al mio fianco? Chi m'ha ricordato che, nel campo di Tewkesbury, quando Oxford m'aveva messo a terra, egli accorse in mio aiuto e disse «caro fratello, vivi e sii re»? Chi m'ha ricordato come egli, mentre vegliavamo entrambi, sdraiati sul campo, quasi gelati a morte, mi riparò coi suoi stessi panni ed espose se stesso, fragile e nudo, al freddo agghiacciante della notte? Tutto questo dalla memoria l'ira bestiale aveva colpevolmente divelto e non uno di voi ebbe tanta grazia da rammentarmelo.
Ma quando i vostri carrettieri o i vassalli al vostro servizio hanno commesso, ubriachi, un omicidio, e sfigurato la preziosa immagine del nostro diletto Redentore, eccovi subito in ginocchio ad implorare «Grazia, grazia!»
Ed io, anche se ingiustamente, devo concedervela.
Ma per mio fratello, nessuno volle parlare e neppure io, implacabile, parlai a me stesso per lui, sventurato. I più orgogliosi fra voi tutti gli siete stati debitori mentre era in vita, eppure non uno di voi ha implorato una sola volta la grazia per la sua vita.
O Dio, temo che la tua giustizia chiederà conto di questo a me, a voi, ai miei, ai vostri.
Andiamo, Hastings, sorreggimi fino alla mia camera. Ah, povero Clarence!

Escono alcuni col re e la regina.

RICCARDO
Ecco i frutti della precipitazione: non avete osservato come i parenti colpevoli della regina sono impalliditi quando hanno sentito della morte di Clarence? Oh, sono stati loro ad incitare incessantemente il re: Dio ne farà vendetta. Suvvia, signori, andiamo a consolare Edoardo con la nostra compagnia.

BUCKINGHAM
Seguiamo vostra Grazia.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto secondo - scena seconda

 

Entra la vecchia Duchessa di York con i due figli di Clarence.

BAMBINO
Nonna cara, diccelo, è morto nostro padre?

DUCHESSA
No, bambino mio.

BAMBINA
Perché allora stai sempre a piangere e a batterti il petto e ad esclamare «O Clarence, figlio mio infelice»?

BAMBINO
Perché ci guardi e scuoti il capo e ci chiami orfani, sventurati, derelitti, se il nostro nobile padre è vivo?

DUCHESSA
Nipotini cari, mi fraintendete tutt'e due: io mi lamento per la malattia del Re, perché non vorrei perderlo, non per la morte di vostro padre; sarebbe dolore sprecato piangere uno che è perduto.

BAMBINO
Allora, nonna, riconosci ch'è morto; la colpa è del re mio zio. Dio lo vendicherà, ed io a questo scopo non cesserò d'importunarlo con ardenti preghiere.

BAMBINA
Lo stesso farò io.

DUCHESSA
Tacete, bambini, tacete; il re vi vuole sicuramente bene; inesperti ed ingenui innocenti, non potete indovinare chi ha provocato la morte di vostro padre.

BAMBINO
Sì che lo possiamo, nonna; giacché il buon zio Gloucester m'ha detto che il re, aizzato dalla regina, ha inventato delle accuse per imprigionarlo; e, nel dirmelo, mio zio piangeva e mi commiserava e mi baciava affettuosamente sulleguance. Egli m'invitò a contar su di lui come fosse mio padre, ché egli m'avrebbe amato teneramente come un figlio.

DUCHESSA
Ah, che l'Inganno deva assumere una forma così suadente e nascondere sotto una maschera così virtuosa il Vizio più nero! Egli è figlio mio, purtroppo, e perciò la mia vergogna; eppure non succhiò dal mio seno questa perfidia.

BAMBINO
Pensi che mio zio facesse finta, nonna?

DUCHESSA
Sì, bimbo mio.

BAMBINO
Non posso crederlo. Senti, che rumore è questo?

Entra la regina Elisabetta, coi capelli scompigliati, seguita da Rivers e Dorset.

ELISABETTA
Ah, chi potrà impedirmi di lamentarmi e di piangere, d'imprecare alla mia sorte e di tormentarmi? Mi alleerò alla nera disperazione contro la mia anima e diverrò la nemica di me stessa.

DUCHESSA
Che significa questa scena di incivile scompostezza?

ELISABETTA
Che conchiude un atto di tragica violenza.
Edoardo, il mio signore, tuo figlio, il nostro re, è morto. Perché i rami continuano a crescere quando la radice è spezzata? Perché le foglie non si seccano, private della loro linfa? Se volete vivere, piangete; se morire, sbrigatevi, sicché i nostri cuori possano con ali veloci raggiungere quello del re e seguirlo, da sudditi obbedienti, nel suo nuovo regno della immutabile notte.

DUCHESSA
Ah, ho altrettanta ragione di partecipare al tuo quanto ebbi titoli da vantare sul tuo nobile marito. dolore Io ho pianto la morte d'un ottimo consorte e sono vissuta contemplando le sue immagini; ma adesso due specchi delle sue sembianze principesche son frantumati da morte maligna.
Ed io, per consolazione, non ho che uno specchio menzognero che mi contrista quando vedo in lui riflessa la mia vergogna. Tu sei vedova - e tuttavia sei madre e t'è rimasto il conforto dei tuoi figli; ma la morte m'ha rapito dalle braccia il marito e strappato dalle deboli mani due grucce, Clarence ed Edoardo. O quante ragioni ho io, poiché il tuo dolore è soltanto una metà del mio, di superare i tuoi lamenti e soffocare le tue grida.

BAMBINO
Ah, zia, tu non hai pianto per la morte di nostro padre; come possiamo aiutarti noi con le nostre lacrime di nipoti?

BAMBINA
Il nostro pianto di orfani rimase privo di commiserazione: che il tuo dolore di vedova rimanga ugualmente senza compianto.

ELISABETTA
Non aiutatemi a lamentarmi. Non mi manca la fecondità di partorire gemiti.
Tutte le fonti incanalano nei miei occhi le loro correnti, sicché io possa, per influenza dell'acquosa luna, versare lacrime così copiose da sommergere l'universo. Ah, marito mio, mio diletto signore Edoardo!

BAMBINI
Ah, padre nostro, nostro diletto signore Clarence!

DUCHESSA
Ahimè per tutt'e due, i miei Edoardo e Clarence!

ELISABETTA
Quale sostegno avevo all'infuori di Edoardo? ed egli è scomparso.

BAMBINI
Quale sostegno avevamo all'infuori di Clarence? ed egli è scomparso.

DUCHESSA
Quali sostegni io avevo all'infuori di loro? ed essi sono scomparsi.

ELISABETTA
Mai vedova patì perdita così crudele.

BAMBINI
Mai orfani patirono perdita così crudele.

DUCHESSA
Mai madre patì perdita così crudele.
Ahimè, io son la madre di questi lutti: i loro dolori sono suddivisi, il mio li comprende tutti.
Ella piange per un Edoardo, ed io lo stesso; io piango per un Clarence, ma non lei; questi bimbi piangono per un Clarence, ed io lo stesso; io piango per un Edoardo, ma non loro.
Ahimè, voi tre su me, tre volte affranta, versate tutte le vostre lacrime. Io son la nutrice del vostro dolore e lo sazierò di lamenti.

DORSET
Cara madre, consolatevi; a Dio molto dispiace che accogliate con ingratitudine la Sua opera. Nelle ordinarie faccende del mondo, si chiama ingratitudine ripagare di mala voglia un debito che ci è stato concesso gentilmente con mano generosa; tanto più, volersi opporre al Cielo perché vi chiede la restituzione del suo regale prestito.

RIVERS
Signora, pensate da madre sollecita al principe vostro figlio; fatelo venire subito; che sia incoronato; in lui vive la vostra consolazione. Annegate il dolore straziante nella tomba del defunto Edoardo, e piantate le vostre gioie sul trono dell'Edoardo vivente.

Entrano Riccardo, Buckingham, Stanley conte di Derby, Hastings e Ratcliffe.

RICCARDO
Sorella, fatevi coraggio; noi tutti abbiamo motivo di lamentare l'ottenebrarsi della nostra fulgida stella.
Ma nessuno può rimediare ai nostri mali col lamentarli. Signora madre, vi chiedo perdono. Non avevo visto vostra Grazia. Umilmente, in ginocchio, imploro la vostra benedizione.
Si inginocchia.
 
DUCHESSA
Dio ti benedica ed infonda mansuetudine nel tuo cuore; amore, carità e il sincero dovere dell'obbedienza.

RICCARDO
Così sia (s'alza, tra sé) e mi faccia morire vecchio e buono...
questa è la coda della benedizione d'una madre; mi stupisce che sua Grazia l'abbia omessa.

BUCKINGHAM
Voi, mesti principi e nobili Pari affranti, gravati dal pesante fardello del dolore, rianimatevi l'un l'altro nell'affetto reciproco. Sebbene abbiamo consumato il raccolto di questo re ci rimane da mietere quello del figlio di lui. L'astiosa frattura dei vostri odi traboccanti, appena di recente, bendata, saldata e ricomposta, ha bisogno d'esser protetta, lenita e mantenuta. Mi sembra conveniente che, con una piccola scorta, il giovane principe sia immediatamente accompagnato da Ludlow qui a Londra, per esser incoronato re.

RIVERS
Perché con una piccola scorta, monsignore di Buckingham?

BUCKINGHAM
Diamine, signore, onde evitare che, con una numerosa, la ferita del rancore appena rimarginata si riapra; ciò che sarebbe tanto più pericoloso in quanto il governo è ancora nuovo e inesperto. Là dove ogni cavallo dispone della briglia del comando e può andar nella direzione che più gli aggrada, andrebbero evitati, a parer mio, sia il timore di offese sia offese manifeste.

RICCARDO
Spero che il re abbia stabilito la pace fra tutti noi, e in me il patto è saldo e sincero.

RIVERS
Altrettanto lo è in me e così, credo, in noi tutti; giacché esso, però, è soltanto recente, non dovrebbe esser esposto al rischio probabile che venga violato, come potrebbe forse comportare una grossa scorta. Perciò dico, col nobile Buckingham, conviene che solo in pochi si vada a prendere il principe.

HASTINGS
E così dico io.

RICCARDO
Sia dunque così e andiamo a decidere chi debba affrettarsi subito a Ludlow.
Signora madre e voi, sorella, volete venire a darci il vostro consiglio in questa faccenda?

ELISABETTA E LA DUCHESSA
Con tutto il cuore.

Escono tutti tranne Buckingham e Riccardo.

BUCKINGHAM
Monsignore, chiunque parta per raggiungere il principe, per amor di Dio, noi non rimaniamocene a casa; lungo la strada, infatti, troverò il modo, come prologo alla trama di cui abbiamo testé parlato, di separare dal principe gli orgogliosi parenti della regina.

RICCARDO
Oh, altro me stesso, concistoro dei miei segreti, mio oracolo, profeta, caro cugino: mi lascerò guidare da te come un bambino; a Ludlow, dunque, ché non resteremo indietro.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto secondo - scena terza

 

Entra da una porta un Cittadino e, da un'altra, un altro.

PRIMO CITTADINO
Buongiorno, vicino. Dove andate così in fretta?

SECONDO CITTADINO
Non lo so nemmeno io, lo confesso. Avete sentito le notizie che circolano?

PRIMO CITTADINO
Sì, che è morto il re.

SECONDO CITTADINO
Brutta notizia, per Maria Vergine; di rado se ne sentono di migliori. Ho paura che si prepari un mondo da far venire le vertigini.

Entra un altro Cittadino.

TERZO CITTADINO
Dio vi conservi, vicini.

PRIMO CITTADINO
E a voi dia il buongiorno, signore.

TERZO CITTADINO
È vera la notizia della morte del buon re Edoardo?

SECONDO CITTADINO
Sì, signore, purtroppo; ora, Dio ci assista.

TERZO CITTADINO
Allora, signori, preparatevi a vedere un mondo turbolento.

PRIMO CITTADINO
No, no; per grazia di Dio regnerà suo figlio.

TERZO CITTADINO
Guai alla terra che è governata da un bambino.

SECONDO CITTADINO
In lui c'è speranza d'un governo - e durante la sua minore età, il Consiglio di reggenza e, quando egli avrà maturato pienamente gli anni, lui stesso allora senza dubbio, governerà bene.

PRIMO CITTADINO
In questa situazione si trovava lo stato quando Enrico VI fu incoronato a Parigi a soli nove mesi d'età.

TERZO CITTADINO
In questa situazione? No, no, amici cari, lo sa Dio. Giacché allora questo paese era rinomato per abbondanza di gravi avveduti consiglieri; allora il re aveva zii virtuosi a proteggere sua Grazia.

PRIMO CITTADINO
Diamine, anche questo ce l'ha, sia per via paterna che materna.

TERZO CITTADINO
Meglio sarebbe che gli venissero tutti dal padre o che da parte paterna non ce ne fosse nessuno; giacché le loro rivalità su chi adesso dovrà esser più vicino al re toccheranno noi tutti troppo da vicino. Dio non voglia... Oh, il duca di Gloucester è pericolosissimo e i figli e i fratelli della regina, arroganti e superbi; purché essi non governassero, ma fossero governati, questo paese ammalato potrebbe trovar ristoro come prima.

PRIMO CITTADINO
Via, via: temiamo sempre il peggio; tutto potrà finir bene.

TERZO CITTADINO
Quando si vedono le nuvole, i saggi indossano il mantello; quando cadono le grandi foglie, allora l'inverno è vicino; quando tramonta il sole, chi non s'aspetta la notte? Le bufere fuori stagione preannunciano una carestia.
Potrà finir tutto bene; ma se Dio così dispone, è più di quanto meritiamo, o di ciò ch'io prevedo.

SECONDO CITTADINO
In verità i cuori degli uomini son pieni di spavento; è quasi impossibile discutere con qualcuno che non abbia l'aria triste e piena d'apprensioni.

TERZO CITTADINO
È sempre così alla vigilia di una stagione di mutamenti; per istinto divino la mente umana avverte oscuramente un pericolo incombente, così come vediamo per esperienza che l'acqua si gonfia prima d'un uragano strepitoso. Ma lasciamo ogni cosa nelle mani di Dio. Dove andate?

SECONDO CITTADINO
Diamine, ci ha mandati a chiamare il Tribunale.

TERZO CITTADINO
Anche a me; vi terrò compagnia.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto secondo - scena quarta

 

Entrano l'arcivescovo di York, il duca di York fanciullo, la regina Elisabetta e la duchessa di York.
 
ARCIVESCOVO
Iersera, si dice che fossero a Stony Stratford e che stasera fanno sosta a Northampton; domani, o il giorno dopo, saranno qui.

DUCHESSA
Anelo con tutta l'anima di vedere il principe; spero sia molto cresciuto dall'ultima volta che lo vidi.

ELISABETTA
Ma mi si dice di no; dicono che mio figlio di York l'abbia quasi superato in altezza.

YORK
Sì, mamma, ma preferirei di no.

DUCHESSA
Perché, nipote caro? È bello crescere.

YORK
Nonna, una sera mentre sedevamo a cena, mio zio Rivers parlava di come io crescevo più di mio fratello, «sì», disse mio zio Gloucester, «le piante minute hanno bellezza, le erbacce grosse crescon con sveltezza». E da allora penso che preferirei non crescere svelto, dato che i fiori profumati son lenti a crescere e l'erbacce fanno in fretta.

DUCHESSA
Per la verità, la massima non s'è avverata in colui che te l'ha citata. Quando era piccolo, egli fu la creatura più meschina, ci mise tanto a crescere e così lentamente che se fosse vera la sua regola, dovrebbe esser pieno di grazia.

ARCIVESCOVO
E lo è senza dubbio, mia graziosa signora.

DUCHESSA
Spero che lo sia, e nondimeno lasciate che una madre dubiti.

YORK
In fede mia, se me ne fossi ricordato, avrei potuto dare una stoccata a sua Grazia mio zio che toccasse più da vicino la sua crescita ch'egli non toccasse la mia.

DUCHESSA
E come, mio piccolo York? Fammela sentire, ti prego.

YORK
Diamine, dicono che mio zio crescesse così presto dalla nascita che, dopo due ore, già poteva rosicchiare una crosta di pane; ci vollero più di due anni prima ch'io mettessi un dente. Nonna, questo sarebbe stato un lazzo mordace!

DUCHESSA
Tesoro mio, ti prego, chi te l'ha raccontato?

YORK
La sua nutrice, nonna.

DUCHESSA
La sua nutrice? Ma come, era morta prima che tu nascessi.

YORK
Se non fu lei, non so chi fu a dirmelo.

ELISABETTA
Che bambino tremendo; va là, sei troppo malizioso.

DUCHESSA
Buona signora, non v'arrabbiate col piccolo.

ELISABETTA
Le pareti hanno orecchie.

Entra un Messo.

ARCIVESCOVO
Ecco che arriva un messaggero. Che notizie?

MESSO
Tali, monsignore, che a riferirle mi si stringe il cuore.

ELISABETTA
Come sta il principe?

MESSO
Bene, signora, in buona salute.

DUCHESSA
Quali sono queste notizie?

MESSO
Lord Rivers e lord Grey sono stati spediti al carcere di Pomfret e, con loro, Sir Thomas Vaughan.

DUCHESSA
Chi li ha arrestati?

MESSO
I potenti duchi di Gloucester e di Buckingham.

ARCIVESCOVO
Per quale colpa?

MESSO
Tutto quello che so l'ho comunicato; per quale motivo o perché i nobili siano stati arrestati, sono del tutto all'oscuro, mia graziosa signora.

ELISABETTA
Ahimè! Vedo la rovina della mia Casa: la tigre ha ghermito il mansueto cervo; l'insolente tirannia comincia a spadroneggiare sul trono innocente e che non incute timore.
Ben vengano rovina, sangue e massacro; vedo come in uno specchio la fine d'ogni cosa.

DUCHESSA
Giorni maledetti e di agitata discordia, quanti di voi i miei occhi hanno contemplato!
Mio marito perse la vita per ottenere la corona e i miei figli, spesse volte, sono stati sballottati su e giù facendomi esultare o piangere per le loro fortune o le loro una volta assestati, dopo che le contese interne sventure; furono del tutto sbollite, essi stessi, i vincitori, si fan guerra fra loro, fratello contro fratello, sangue contro sangue, ognuno contro se stesso. O assurda e forsennata violenza, cessa la tua furia maledetta.
O ch'io muoia, chiudendo gli occhi per sempre su questa terra.

ELISABETTA
Via via, bambino mio, rifugiamoci nel santuario. Addio, signora.

DUCHESSA
Aspettate, vengo con voi.

ELISABETTA
Non ne avete il motivo.

ARCIVESCOVO
Mia graziosa signora, andate e portatevi lì dentro il vostro tesoro e le vostre sostanze. Per parte mia, rimetterò nelle mani di vostra Grazia il Sigillo di cui sono custode; e la sorte mi tratti come io tratterò voi e tutti i vostri. Andate, vi guiderò nel santuario.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto terzo - scena prima

 

Squillano le trombe.
Entrano il principe Edward, i duchi di Gloucester e di Buckingham, il lord Cardinale Bourchier, Catesby ed altri.

BUCKINGHAM
Benvenuto a Londra, la vostra capitale, amato principe.

RICCARDO
Benvenuto, caro cugino, sovrano dei miei pensieri. La stanchezza del viaggio v'ha reso malinconico.

PRINCIPE
No, zio, sono state le contrarietà del viaggio a renderlo tedioso, faticoso e pesante.
Mi mancano altri zii a darmi il benvenuto.

RICCARDO
Principe amato, la virtù immacolata dei vostri anni non ha ancora sondato le frodi del mondo, né sa ancora distinguere, d'un uomo, altro che l'apparenza esteriore, la quale, Dio sa, di rado o mai s'accorda con l'animo suo.
Quegli zii, di cui sentite la mancanza, erano pericolosi; vostra Grazia prestava ascolto alle loro parole mielate ma non osservava il veleno dei loro cuori. Dio vi protegga da loro e da amici falsi come loro!

PRINCIPE
Dio mi protegga da amici falsi... ma essi non lo erano.

Entra il lord Sindaco, con seguito.

RICCARDO
Monsignore, è venuto a salutarvi il Sindaco di Londra.


SINDACO
Dio benedica vostra Grazia, dandovi salute e felicità.

PRINCIPE
Vi ringrazio, mio buonsignore, e a voi tutti, grazie.
M'aspettavo che mia madre e mio fratello York mi venissero incontro lungo la strada molto prima di qui.
Vergogna, che poltrone è Hastings che non viene a dirci se essi verranno o no.

Entra lord Hastings.

BUCKINGHAM
Ed in buon punto ecco che arriva il nobile, tutto sudato.

PRINCIPE
Ben arrivato, monsignore. Allora, viene nostra madre?

HASTINGS
Per quale ragione lo sa Dio, non io, la regina vostra madre e vostro fratello York si sono rifugiati nel santuario. Il tenero principino sarebbe volentieri venuto con me ad incontrare vostra ma fu trattenuto a forza da sua madre.

BUCKINGHAM
Vergogna, che modo di comportarsi è questo suo, obliquo e capriccioso!
Lord Cardinale, vuole vostra Grazia indurre la regina a mandare il duca di York immediatamente dal suo augusto fratello? Se si rifiuta, lord Hastings andate con lui e strappatelo con la forza dalle braccia gelose di lei.

CARDINALE
Monsignore di Buckingham, se la mia debole eloquenza saprà staccare da sua madre il duca di York, aspettatelo qui quanto prima; ma se è irremovibile di fronte a miti istanze, Dio in cielo non voglia che noi violiamo il santo privilegio del santuario benedetto! Nemmeno per tutto questo regno vorrei macchiarmi d'una colpa così grave.

BUCKINGHAM
Monsignore, siete troppo caparbiamente irragionevole, troppo puntiglioso osservante della tradizione.
Impadronendovi della sua persona, non violate il santuario, se considerate la cosa alla luce di questi rei tempi. Il beneficio dell'asilo è sempre concesso a quanti se lo son meritato con la loro condotta, ed a coloro che hanno il senno per reclamarlo.
Questo principe non l'ha né meritato né reclamato; perciò, a parer mio, non può fruirne. Portando via di là, perciò, uno che è come non vi si trovasse, voi non violate alcun privilegio o statuto. Ho sentito spesso parlare di uomini con diritto d'asilo ma mai prima d'ora di bambini con quel diritto.

CARDINALE
Monsignore, per una volta mi arrendo alla vostra opinione. Andiamo, lord Hastings, venite con me?

HASTINGS
Vengo, monsignore.

PRINCIPE
Gentili signori, fate più svelti che potete.

Escono il Cardinale e Hastings.

Dite, zio Gloucester, se verrà nostro fratello, dove risiederemo sino all'incoronazione?

RICCARDO
Dove più aggrada alla vostra regale persona.
Se posso darvi un consiglio, per un paio di giorni vostra Altezza riposerà nella Torre; poi, dove vorrete e sarà giudicato più conveniente, per la vostra salute e il vostro piacere.

PRINCIPE
Fra tanti luoghi, la Torre non mi va a genio. Fu Giulio Cesare a costruirla, monsignore?

BUCKINGHAM
Mio grazioso signore, egli vi dette inizio, ma il luogo fu ricostruito nei secoli successivi.

PRINCIPE
È documentato ch'egli la costruì o è solo una credenza che si tramanda di generazione in generazione?

BUCKINGHAM
È documentato, mio grazioso sire.

PRINCIPE
Ma immaginiamo, monsignore, che non ci fosse il documento, credo che la verità dovrebbe vivere di secolo in secolo, trasmessa, per dir così, a tutti i posteri, sino al giorno finale di tutte le cose.

RICCARDO (A parte)
Così piccolo, e già così saggio, non vive mai a lungo, si dice.

PRINCIPE
Che cosa dite, zio?

RICCARDO
Dico che, anche senza documenti scritti, la fama è longeva.
(A parte) A questo modo, come il personaggio del Vizio, l'Iniquità, con una stessa parola, faccio commenti a doppio senso.

PRINCIPE
Quel Giulio Cesare fu un uomo famoso; il suo ingegno, arricchito dalle imprese del suo valore, descrivendole rese immortale il suo valore; la morte non poté conquistare quel conquistatore, giacché ora egli vive nella fama, sebbene non in carne ed ossa. Vi dirò una cosa, cugino Buckingham.

BUCKINGHAM
Che cosa, mio grazioso signore?

PRINCIPE
Se vivo tanto da arrivare alla maturità, voglio riconquistare i nostri antichi diritti sulla Francia, oppure morire da soldato, come avrò vissuto da re.

RICCARDO
Le estati brevi hanno probabilmente una precoce primavera.

Entrano il duca di York, Hastings e il Cardinale.

BUCKINGHAM
Ecco giunge a tempo il duca di York.

PRINCIPE
Riccardo di York! Come sta il nostro amato fratello?

YORK
Bene, mio riverito signore - devo chiamarvi così, adesso.

PRINCIPE
Sì, fratello, con mio come con vostro rammarico; da troppo poco è morto colui il quale avrebbe potuto conservare quel titolo, che, con la sua morte, ha perso molto della sua maestà.

RICCARDO
Come sta nostro cugino, il nobile duca di York?

YORK
Vi ringrazio, buon zio. O, monsignore, mi diceste che le erbacce maligne fanno presto a crescere: il principe, mio fratello, m'ha lasciato molto indietro!

RICCARDO
È vero, monsignore.

YORK
E perciò è maligno?

RICCARDO
Oh, mio bel cugino, non devo dir così.

YORK
Allora, egli è in debito verso di voi più di me.

RICCARDO
Egli può comandarmi da sovrano. Ma voi avete potere su di me come su un congiunto.

YORK
Vi prego, zio, datemi il vostro pugnale.

RICCARDO
Il mio pugnale, cuginetto? Con tutto il cuore.

PRINCIPE
Chiedi l'elemosina, fratello?

YORK
Dal mio gentile zio, che so me la farà. E, trattandosi d'una piccolezza, non la farà a malincuore.

RICCARDO
A mio cugino son pronto a fare un regalo ben più grande.

YORK
Un regalo più grande? Ah, anche la spada.

RICCARDO
Sì, nobile cugino, se non fosse troppo pesante.

YORK
Ah, allora vedo che siete disposto a far regali solo di poco peso; per cose più pesanti, direte no a chi ve le chiede.

RICCARDO
È troppo pesante perché vostra Grazia possa portarla.

YORK
Gli darei poco peso, anche se fosse più pesante.

RICCARDO
Come, vorreste proprio avere la mia arma, piccolo principe?

YORK
Lo vorrei, per potervi render un ringraziamento quale voi mi chiamate.

RICCARDO
Cioè?

YORK
Piccolo.

PRINCIPE
Al signore di York piace sempre far bisticci nella conversazione. Zio, vostra Grazia sa come sopportarlo.

YORK
Volete dire come portarmi, non sopportarmi. Zio, mio fratello si fa beffe di voi e di me: perché son piccolo come uno scimmiotto crede che mi dovreste portar sulle spalle!

BUCKINGHAM
Con quanto ingegno egli ragiona: per lenire lo scherno rivolto allo zio prende in giro se stesso con grazia ed accortezza. Fa meraviglia tanto acume in uno così giovane!

RICCARDO
Monsignore, volete proseguire la vostra strada? Io e il mio buon cugino Buckingham andremo da vostra madre a pregarla di venirvi incontro a darvi il benvenuto nella Torre.

YORK
Come, volete andare alla Torre, mio signore?

PRINCIPE
Monsignor Protettore vuole assolutamente così.

YORK
Non dormirò tranquillo nella Torre.

RICCARDO
Perché, che cosa avete da temere?

YORK
Diamine, lo spettro adirato di mio zio Clarence: la nonna m'ha detto che là è stato assassinato.

PRINCIPE
Io non ho paura di zii morti.

RICCARDO
Né, spero, di quelli vivi?

PRINCIPE
Se sono vivi, spero di non dovere aver paura a causa loro. Ma andiamo, monsignore; con cuore mesto, pensando a loro, me ne vado alla Torre.

Fanfara.
Escono il Principe, York, Hastings, Dorset e tutti, tranne Riccardo, Buckingham e Catesby.

BUCKINGHAM
Non credete, monsignore, che questo piccolo chiacchierone di York sia stato istigato subdolamente da sua madre a
farsi beffe ed ingiuriarvi in modo così obbrobrioso?

RICCARDO
Non c'è dubbio, non c'è dubbio; oh, è un bambino tremendo, ardito, svelto, ingegnoso, precoce, intelligente: è tutto sua madre, dalla testa ai piedi.

BUCKINGHAM
Be', lasciamoli perdere. Vieni qui, Catesby; hai giurato solennemente di eseguire i nostri piani quanto di tenere gelosamente nascosto ciò che ti diciamo; conosci le nostre ragioni, che t'abbiamo spiegato cammin facendo: che ne pensi? Non sarà facile guadagnare alle nostre intenzioni William lord Hastings circa l'istallazione di questo nobile duca sul trono regale di questa nobile isola?

CATESBY
Egli è talmente affezionato al principe, per amore di suo padre, che non si lascerà convincere a nulla contro di lui.

BUCKINGHAM
Cosa pensi, allora, di Stanley? Neppure lui?

CATESBY
Farà in tutto e per tutto come Hastings.

BUCKINGHAM
Bene, allora non c'è altro da dire: va, caro Catesby, e alla lontana, per dir così, sonda lord Hastings per vedere com'è disposto verso il nostro intento, e convocalo domani alla Torreper la seduta sull'incoronazione. Se lo trovi trattabile nei nostri riguardi fagli coraggio e digli tutte le nostre ragioni; se si mostra irremovibile, gelido, scontroso, non esserlo tu da meno e tronca la discussione, ed avvertici delle sue disposizioni; giacché domani terremo consigliseparati in cui tu stesso avrai un incarico importante.

RICCARDO
Salutami lord William; e digli, Catesby, che domani quella cricca inveterata dei suoi pericolosi nemici sarà salassata al Castello di Pomfret; e di' a monsignore che, per la gioia di questa buona novella, dia un dolce bacio in più a madama Shore.

BUCKINGHAM
Buon Catesby, va ad eseguire come si deve questa faccenda.

CATESBY
Miei buoni signori, con tutto lo zelo possibile.

RICCARDO
Ci darai notizie, Catesby, prima che andiamo a coricarci?

CATESBY
Sì, monsignore.

RICCARDO
A Crosby Place, ci troverai là tutt'e due.

Esce Catesby.

BUCKINGHAM
Allora, monsignore, che dobbiamo fare se vediamo che lord Hastings non s'arrende ai nostri complotti?

RICCARDO
Tagliargli la testa, amico; qualcosa faremo. E quando sono re, pensa a reclamare da me la contea di Hereford e tutti i beni mobili di cui il re mio fratello era in possesso.

BUCKINGHAM
Reclamerò questa promessa dalle mani di vostra Grazia.

RICCARDO
E sta certo di vederla mantenuta col massimo piacere.
Andiamo, ceniamo presto, sicché, in seguito, possiamo dar forma, come si conviene, alle nostre trame.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto terzo - scena seconda

 

Entra un Messo davanti alla porta di casa di lord Hastings.

MESSO
Mio signore, monsignore!
(Bussa).

HASTINGS (Da dentro)
Chi bussa?

MESSO
Vengo da parte di lord Stanley.

Entra Hastings.

HASTINGS
Che ore sono?

MESSO
Stanno per battere le quattro.

HASTINGS
Non riesce a dormire lord Stanley in queste notti tediose?

MESSO
Da ciò che ho da dire sembra di no. Anzitutto, egli manda a salutare vostra Nobiltà.

HASTINGS
E poi?

MESSO
Poi comunica a vostra signoria che questa notte ha sognato che il cinghiale gli ha lacerato l'elmo; dice, inoltre, che si terranno due Consigli e che nell'uno si potrà decidere ciò che potrà riuscire ingrato a voi e a lui nell'altro.
Perciò m'ha mandato per sapere le intenzioni di vossignoria: se volete subito inforcare il cavallo con lui e con lui galoppare a spron battuto verso il nord, onde schivare il pericolo di cui l'animo suo ha il presentimento.

HASTINGS
Va', amico, va': torna dal tuo padrone; digli di non aver paura dei Consigli separati; suo Onore ed io stesso saremo nell'uno e nell'altro ci sarà il mio buon amico Catesby, e nulla che ci riguarda potrà accadere in esso di cui non sarò informato. Digli che i suoi timori sono puerili e senza fondamento, e quanto ai suoi sogni, mi meraviglio che egli sia tanto ingenuo da prestar credito ai fantasmi d'un sonno agitato.
Fuggire dal cinghiale prima d'esser inseguiti sarebbe aizzarlo a venirci dietro e provocare un inseguimento mentre egli non intendeva darci la caccia. Va, di' al tuo padrone d'alzarsi e venire da me, ed andremo insieme alla Torre, dove vedrà che il cinghiale ci tratterà cortesemente.

MESSO
Vado, monsignore, e gli dirò ciò che voi dite.

Esce.
Entra Catesby.

CATESBY
Tanti buongiorno al mio nobile signore.

HASTINGS
Buongiorno, Catesby, sei in movimento di buon'ora. Che novità, che novità, in questo nostro stato barcollante?

CATESBY
È proprio traballante, monsignore, e credo che non starà mai ritto finché Riccardo non indosserà la ghirlanda reale.

HASTINGS
Come indosserà la ghirlanda? Vuoi dire la corona?

CATESBY
Sì, mio buon signore.

HASTINGS
Mi farò tagliare dalle spalle questa corona della mia testa prima di vedere la corona così mal piazzata sul posto sbagliato. Ma hai in mente ch'egli vi miri?

CATESBY
Sì, sul mio onore, e spera di trovarvi schierato dalla sua parte per acquistarla; e, a proposito, vi manda questa buona novella, che oggi stesso i vostri nemici, i parenti della regina, dovranno morire a Pomfret.

HASTINGS
Non mi metterò certo a lutto per questa notizia, giacché son sempre stati miei avversari; ma ch'io dia il mio voto a Riccardo per escludere gli eredi, legittimi discendenti del mio signore, Dio sa che non lo farò, a costo di morire.

CATESBY
Dio conservi vossignoria in questi lodevoli propositi.

HASTINGS
Ma di qui a un anno riderò ancora d'aver vissuto tanto da assistere alla tragedia di coloro che mi tirarono addosso l'odio del mio signore. Dunque, Catesby, prima d'invecchiare d'un paio di settimane, manderò a quel paese certuni che ancora non se lo sognano neppure.

CATESBY
È terribile morire, mio grazioso signore, quando non si è preparati e non ce lo si aspetta.

HASTINGS
Oh, è mostruoso, mostruoso! E così capita a Rivers, Vaughan, Grey; e così sarà di alcuni altri che si credono al sicuro come te e me che, come sai, stiamo a cuore ai principi Riccardo e Buckingham.

CATESBY
Ambedue i principi vi tengono in gran conto, (a parte) poiché contano di veder la sua testa sul Ponte.

HASTINGS
Lo so, e me lo sono ben meritato.

Entra Stanley, conte di Derby.

Venite, venite: dov'è la vostra lancia per il cinghiale, amico? Avete paura del cinghiale e ve ne andate così inerme?

STANLEY
Buon giorno, monsignore; buon giorno, Catesby. Scherzate pure, ma per la santa Croce, a me non piacciono proprio questi Consigli separati.

HASTINGS
Signor mio, la vita mi sta a cuore quanto a voi e mai in passato, posso proclamarlo, m'è stata tanto preziosa quanto adesso: credete che se non sapessi che possiamo star tranquilli, sarei esultante come sono?

STANLEY
I nobili, ora a Pomfret, quando partirono per Londra erano allegri e pensavano di poter star sicuri, e non avevano infatti motivo di sospetto; eppure vedete come il cielo s'è presto rannuvolato.
Questa improvvisa stoccata d'odio mi preoccupa; Dio voglia, dico io, che la mia si dimostri gratuita viltà.
Allora, ci avviamo alla Torre? Il giorno è spuntato.

HASTINGS
Andiamo, suvvia; eccomi con voi. Sapete cosa, monsignore? Oggi i nobili di cui parlavate saranno decapitati.

STANLEY
Per la loro lealtà, essi avrebbero più diritto di conservare le loro teste di quanto l'abbiano di portare i loro cappelli alcuni che li. Ma andiamo, monsignore, moviamoci. hanno accusati.

Entra Hastings, messaggero di corte.

HASTINGS
Precedetemi; voglio parlare con questo brav'uomo.

Escono Stanley e Catesby.

Che felice incontro, Hastings; come ti va la vita?

MESSAGGERO
Meglio, dacché vossignoria si compiace di domandarmelo.

HASTINGS
Ti dirò, amico, anche per me va meglio, adesso, di quando t'incontrai l'ultima volta dove oggi ci incontriamo; allora andavo prigioniero, per istigazione degli alleati della regina: ma adesso ti dico - tientelo per te - che oggi quei nemici son messi a morte ed io sono in una posizione migliore di quanto sia mai stato prima!

MESSAGGERO
Dio ve la conservi, con soddisfazione di vostro onore.

HASTINGS
Tante grazie, Hastings; tieni, beviti questo per me.

Gli getta una borsa.

MESSAGGERO
Ringrazio vostro onore.

Esce.
Entra un prete.

PRETE
Ben incontrato, monsignore; son lieto di vedere vostro onore.

HASTINGS
Ti ringrazio, buon padre John, con tutto il cuore.
Vi sono obbligato per la vostra ultima funzione. Venite domenica prossima e vi compenserò.
Gli bisbiglia nell'orecchio.

Entra Buckingham.

PRETE
Agli ordini di vossignoria.

Esce il prete.

BUCKINGHAM
E che, parlate con un prete, lord Ciambellano?
I vostri amici a Pomfret, loro hanno bisogno del prete; vostro onore non ha nulla da fare con un confessore!

HASTINGS
Parola mia, no e, quando ho incontrato questo sant'uomo, mi vennero in mente le persone di cui parlate. Allora, siete diretto alla Torre?

BUCKINGHAM
Sì, monsignore, ma non potrò trattenermi a lungo; me ne verrò via prima di vossignoria.

HASTINGS
E già, è probabile, dato che io vi resterò a pranzo.

BUCKINGHAM (A parte)
Ed anche a cena, quantunque tu non lo sappia. Suvvia, venite?

HASTINGS
Seguirò vossignoria.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto terzo - scena terza

 

Entrano Sir Richard Ratcliffe, con alabardieri che scortano i nobili Rivers, Grey e Vaughan, condotti al supplizio a Pomfret.

RATCLIFFE
Andiamo, portate fuori i prigionieri.

RIVERS
Sir Richard Ratcliffe, senti quel che ti dico: oggi tu vedrai morire un suddito per la verità, il dovere e l'obbedienza.

GREY
Dio protegga il principe da tutta la vostra masnada! Siete una cricca di vampiri maledetti.

VAUGHAN
Vi toccherà piangere amaramente in avvenire per ciò che fate oggi.

RATCLIFFE
Sbrigatevi: la vostra vita è giunta al termine.

RIVERS
O Pomfret, Pomfret! Prigione insanguinata, fatale e di malaugurio per nobili Pari! Entro la cinta colpevole delle tue mura Riccardo Secondo fu qui pugnalato a morte; e a maggiore infamia della tua infausta sede ti diamo da bere il nostro sangue innocente.

GREY
La maledizione di Margherita ci è caduta ora sul capo, dacché ella inveì contro Hastings, voi e me per non aver mosso un dito quando Riccardo pugnalò suo figlio.

RIVERS
Allora essa maledì Riccardo, allora maledì Buckingham, allora maledì Hastings. Oh, Dio, ricordati di prestar ascolto alle sue imprecazioni contro di loro, come ora contro di noi. E quanto a mia sorella e ai suoi regali figlioli, contentati, Dio santo, del nostro sangue fedele, che, come sai, sarà ingiustamente versato.

RATCLIFFE
Affrettatevi: l'ora della morte è giunta.

RIVERS
Andiamo, Grey, andiamo Vaughan, abbracciamoci qui. Addio, fino a rincontrarci in cielo.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto terzo - scena quarta

 

Entrano Buckingham, Stanley conte di Derby, Hastings, il vescovo di Ely, Norfolk, Ratcliffe, Lovell ed altri, e siedono ad un tavolo.

HASTINGS
Allora, nobili Pari, il motivo della nostra riunione è decidere sull'incoronazione; parlate, in nome di Dio: quando sarà il giorno regale?

BUCKINGHAM
È tutto pronto per l'evento?

STANLEY
Sì, non manca che la data.

ELY
Domani, allora, ritengo sarebbe una scelta felice.

BUCKINGHAM
Chi conosce al riguardo il pensiero del lord Protettore? Chi ha più intimità col nobile Duca?

ELY
Pensiamo che vostra Grazia, prima d'ogni altri, dovrebbe conoscere il suo pensiero.

BUCKINGHAM
Conosciamo i visi l'un dell'altro; quanto ai cuori, egli non conosce, del mio, più di quel che io conosca del vostro o del suo, monsignore, e voi del mio. Lord Hastings, voi e lui vi volete molto bene.

HASTINGS
Son grato a sua Grazia, so che mi ama; ma, quanto ai suoi propositi circa l'incoronazione, non l'ho sondato; né egli ha manifestato in alcun modo il suo grazioso gradimento nella faccenda.
Ma voi, onorevoli signori, potete fissare il giorno ed io darò il mio voto a nome del Duca, il quale, mi lusingo, lo accoglierà benevolmente.

Entra Riccardo.

ELY
Alla buon'ora, ecco che arriva il Duca in persona.

RICCARDO
Miei nobili signori e cugini, a voi tutti buon giorno: sono stato un dormiglione, ma confido che la mia assenza non abbia impedito nessuna decisione importante che avrebbe potuto esser presa con la mia presenza.

BUCKINGHAM
Se non foste arrivato, monsignore, al momento giusto, William lord Hastings si sarebbe pronunciato a nome vostro - voglio dire sul vostro voto per l'incoronazione del re.

RICCARDO
Nessuno potrebbe aver più ardire di monsignor Hastings: sua signoria mi conosce e mi vuole bene. Monsignore di Ely, l'ultima volta che passai per Holborn, vidi delle belle fragole nel vostro giardino; ve ne prego, mandatene a prendere un po'.

ELY
Diamine, monsignore, lo farò con tutto il cuore.

Esce.

RICCARDO
Cugino di Buckingham, una parola con voi. Catesby ha sondato Hastings sulla nostra faccenda, e trova questo stizzoso signore così riscaldato che è pronto a rimetterci la testa piuttosto che consentire a che il figlio del suo signore (com'egli si esprime perda il diritto al trono d'Inghilterra, reverentemente.)

BUCKINGHAM
Uscite un momento: verrò con voi.

Escono Riccardo e Buckingham.

STANLEY
Non abbiamo ancora stabilito questa data trionfale. Domani, a mio giudizio, è troppo presto, giacché io stesso non mi trovo così pronto come altrimenti sarei, se si rinviasse il giorno.

Entra il vescovo di Ely.

ELY
Dov'è monsignore il duca di Gloucester? Ho mandato a prendere quelle fragole.

HASTINGS
Sua Grazia oggi ha un'aria allegra e distesa; deve avere in testa qualche idea assai gradevole quando augura il buongiorno con tanta vivacità. Credo non esista persona al mondo che meno di lui sappia celare l'amore o l'odio, poiché dal viso potete conoscere subito il suo animo.

STANLEY
Che cosa scorgete del suo animo sul suo volto, per la vivacità che oggi esprimeva?

HASTINGS
Diamine, che non è irritato con nessuno dei presenti, giacché, se lo fosse, l'avrebbe mostrato dal viso.

STANLEY
Dio voglia che non lo sia, dico io.

Entrano Riccardo e Buckingham.

RICCARDO
Prego voi tutti, ditemi che cosa meritano coloro che con diaboliche trame di maledetta stregoneria complottano la mia morte e che con le loro fatture infernali hanno soggiogato il mio corpo.

HASTINGS
Il tenero affetto che nutro per vostra Grazia, monsignore, mi dà l'ardire, prima d'ogni altro in questa nobile assemblea, di condannare i colpevoli, chiunque essi siano: io dico, monsignore, ch'essi meritano la morte.

RICCARDO
Dunque i vostri occhi attestino il delitto di costoro. Guardate come sono stregato! Osservate il mio braccio disseccato come uno sterpo colpito dalla folgore! E questo è opera della moglie di Edoardo, quella strega mostruosa che, in combutta con quella sgualdrina, la puttana Shore, m'ha segnato a questo modo con la loro malìa.

HASTINGS
Se hanno commesso questa azione, mio nobile signore...

RICCARDO
Se? Tu che proteggi questa maledetta puttana, mi parli di se? Sei un traditore: gli si tagli la testa! Ora, giuro, per San Paolo che non andrò a pranzo prima d'averla vista mozzata. Lovell e Ratcliffe, provvedete voi alla esecuzione. Gli altri che mi amano s'alzino e mi seguano.

Escono tutti tranne Lovell, Ratcliffe e lord Hastings.

HASTINGS
Sventura, sventura per l'Inghilterra, non certo per me... visto che, troppo stolto, avrei potuto impedirlo. Stanley sognò che il cinghiale gli lacerava l'elmo, ed io me ne feci beffe e sdegnai di fuggire: per tre volte oggi il mio palafreno ha inciampato e s'è inalberato guardando la Torre, come se riluttasse a portarmi al macello.
Oh, adesso ho bisogno del prete che mi rivolse la parola; adesso mi pento d'aver annunciato al messo di corte, con aria troppo esultante, che i miei nemici oggi sarebbero stati sanguinosamente trucidati a Pomfret, mentre io vivevo sicuro della grazia e del favore dei principi.
Oh, Margherita, Margherita, adesso la tua pesante maledizione s'è abbattuta sul capo sventurato del misero Hastings.

RATCLIFFE
Via, via, fate presto; il duca vuole andare a pranzo; fate una confessione breve; egli si strugge di veder la vostra testa.

HASTINGS
O grazia effimera dei mortali, di cui andiamo in cerca più che della grazia di Dio.
Chi fonda le sue speranze sull'aria del tuo aspetto benigno vive come un marinaio ubriaco in cima all'albero della nave, esposto al rischio di precipitare, ad ogni scossa, nel grembo fatale dell'oceano.

LOVELL
Via, via sbrigatevi: non serve protestare.

HASTINGS
Oh, Riccardo maledetto! Sventurata Inghilterra, ti presagisco l'avvenire più spaventoso cui abbia mai assistito un'era di sciagure. Andiamo, conducetemi al patibolo: portategli la mia testa. Sorridono della mia sorte quelli che presto saranno morti.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto terzo - scena quinta

 

Entrano Riccardo e Buckingham con armature arrugginite e dall'aspetto estremamente sinistro.

RICCARDO
Suvvia, cugino, sei capace di tremare e cambiar colore, rimanere senza fiato nel mezzo d'una parola e poi ricominciare e di nuovo interromperti, come se fossi uscito di senno e pazzo dal terrore?

BUCKINGHAM
Altro che, so imitare il provetto attore tragico, parlare e guardarmi alle spalle e scrutare da ogni parte, tremare e trasalire al movere d'una festuca, fingendo profondi sospetti. Ho al mio servizio una espressione spettrale, non meno che sorrisi forzati, e l'una e gli altri son pronti a entrare in giocoin qualsiasi momento, per secondare i miei tratagemmi. Ma come, Catesby se n'è andato?

Entrano il lord Sindaco e Catesby.

RICCARDO
Eccolo e, vedete, conduce con sé il Sindaco.

BUCKINGHAM
Signor Sindaco...

RICCARDO
Sorvegliate lì il ponte levatoio!

BUCKINGHAM
Udite un tamburo!

RICCARDO
Catesby, sorveglia le mura!

Esce Catesby.

BUCKINGHAM
Signor Sindaco, la ragione per cui v'abbiamo mandato a chiamare...

Entrano Lovell e Ratcliffe, con la testa di Hastings.

RICCARDO
Guardati alle spalle! Difenditi, ecco i nemici!

BUCKINGHAM
Dio e la nostra innocenza ci difendano e proteggano!

RICCARDO
Abbi pazienza, sono amici: Ratcliffe e Lovell.

LOVELL
Ecco la testa di quell'ignobile traditore, il pericoloso e insospettato Hastings.

RICCARDO
Tanto bene volevo a quest'uomo che m'è forza piangere.
Lo consideravo la creatura più schietta ed innocua che spirasse sulla terra fra cristiani; avevo fatto di lui il mio libro, in cui l'anima mia tracciava la storia di tutti i miei segreti pensieri.
Egli spalmava così levigatamente sul suo vizio un'apparenza di virtù che, a tacere del suo pubblico peccato, ch'era notorio, voglio dire la sua intesa con la moglie di Shore - visse immune da qualsiasi macchia di sospetto.

BUCKINGHAM
Bene, bene, era il più camuffato dei traditori impuniti.
Ve lo immaginereste, o riuscireste a crederlo- non fosse che, grazie a una superiore provvidenza, siamo scampati a raccontarlo - che questo astuto traditore aveva oggi stesso complottato, proprio nella seduta del Consiglio, di assassinare me e il mio buon signore di Gloucester?

SINDACO
Lo aveva davvero fatto?

RICCARDO
E che, ci prendete per turchi o miscredenti? O credete che avremmo proceduto così, in spregio d'ogni forma legale, a metter a morte lo scellerato con tanta precipitazione, non fosse stata l'estrema pericolosità del momento, la pace dell'Inghilterra e la nostra personale incolumità a costringerci a questa esecuzione?

SINDACO
Dio vi conservi! Egli ha meritato la morte e le loro Grazie hanno fatto ambedue bene a scoraggiare qualsiasi perfido traditore da attentati come questo.

BUCKINGHAM
Non mi aspettavo nulla di buono da parte sua, da quando fece lega con madama Shore.
Tuttavia non avevamo deciso che egli morisse prima che vossignoria fosse venuto ad assistere alla sua fine...
che ora le affettuose premure di questi nostri amici, un po' contrariamente alle nostre intenzioni, hanno Poiché, monsignore, volevamo che udiste anticipato... parlare il traditore e pavidamente confessare il modo e lo scopo dei suoi tradimenti, sicché ne poteste riferire ai cittadini, i quali potrebbero forse interpretar male il nostro comportamento verso costui e lamentarne la morte.

SINDACO
Ma, mio buon signore, le parole delle loro Grazie serviranno come se l'avessi visto e sentito parlare io stesso; e non dubitate, nobilissimi principi, che informerò i nostri obbedienti cittadini di tutta la vostra giusta condotta in questo frangente.

RICCARDO
E a tale scopo abbiamo desiderato qui la presenza di vostra signoria, onde evitare il biasimo della gente malédica.

BUCKINGHAM
E dacché siete arrivato troppo tardi per le nostre intenzioni, attestate almeno quel che v'è stato detto che esse erano. E con ciò, mio buon Lord Sindaco, vi salutiamo.

Esce il Sindaco.

RICCARDO
Andategli dietro, andategli dietro, cugino Buckingham: il Sindaco è diretto in gran fretta alla Guildhall. Colà, nel momento più propizio che vi si offra, insinuate che i figli di Edoardo sono bastardi; raccontate come Edoardo mise a morte un cittadino solo per aver detto che avrebbe lasciato a suo figlio in eredità la Corona - intendendo, in realtà, casa sua, che così era chiamata per la sua insegna.
Insistete inoltre, sulla sua abominevole lussuria, sul suo bestiale appetito, nella volubilità delle sue voglie che si spingevano fino alle serve, alle figlie, alle mogli loro, dovunque il suo occhio smanioso e il suo cuore selvaggio bramassero sfrenatamente far preda.
Anzi, se necessario, arrivate a sfiorare più da vicino la mia persona: dite loro che quando mia madre rimase incinta di quell'insaziabile Edoardo, il principe mio padre, il nobile York, si trovava allora a guerreggiare in Francia e che, mediante un calcolo esatto del tempo, s'avvide che la prole non era del suo seme; il che si manifestò chiaramente nei tratti di lui in nulla rassomiglianti al nobile duca, mio padre... Però accennate a questo con discrezione, alla lontana, per dir così; sapete infatti, monsignore, che mia madre è ancora viva.

BUCKINGHAM
Non dubitate, monsignore; farò l'oratore come se l'aurea mercede della mia arringa spettasse a me; e con questo, monsignore, addio.

RICCARDO
Se avete successo, conduceteli a Baynard's Castle, dove mi troverete in buona compagnia di reverendi padri e dotti vescovi.

BUCKINGHAM
Vado e, verso le tre o le quattro, aspettate le notizie dalla Guildhall.

Esce.

RICCARDO
Lovell, corri in tutta fretta dal dottor Shaw;
(a Ratcliffe) tu, va' da fra' Penker; dite a tutt'e due che vengano da me fra un'ora a Baynard's Castle.

Escono Ratcliffe e Lovell.

Adesso andrò a ordinare segretamente che i marmocchi di Clarence siano fatti scomparire, e ad avvisare che nessuna persona, quale che sia, possa accedere, in qualsiasi momento, ai principi.

Esce.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto terzo - scena sesta

 

Entra uno Scrivano con un foglio di carta in mano.

SCRIVANO
Ecco l'atto d'accusa del buon lord Hastings, trascritto a dovere in caratteri cancellereschi, perché ne sia data lettura pubblica oggi in San Paolo. E osservate la perfetta successione dei fatti: da quando, ieri, Catesby me l'ha mandato, ci ho messo undici ore a ricopiarlo; a comporre l'originale ci sarà voluto altrettanto tempo, eppure fino a cinque ora fa Hastings era vivo, a piede libero, senza nessun sospetto d'accuse o inchiesta.
È proprio un bel mondo, questo! Chi è tanto ottuso da non accorgersi di questo trucco evidente? E tuttavia, chi è tanto ardito da non fingere di non accorgersene? È un mondo malvagio e finirà tutto in malora, quando bisogna limitarsi a vedere solo nel pensiero queste azioni infami.

Esce.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto terzo - scena settima

 

Entrano, da porte diverse, Riccardo e Buckingham.

RICCARDO
Dunque, dunque, che dicono i cittadini?

BUCKINGHAM
Per la santa madre di nostro Signore, i cittadini per ora sono ammutoliti, non dicono una parola.

RICCARDO
Avete accennato alla illegittimità dei figli di Edoardo?

BUCKINGHAM
Certamente, e al suo contratto di matrimonio con madama Lucy e al contratto per procura in Francia, alla avidità insaziabile delle sue voglie, e alle mogli dei cittadini violentate, alla sua tirannia per quisquilie; alla sua stessa illegittimità in quanto generato mentre vostro padre era in Francia, ed alle sue fattezze che non rassomigliano a quelle del duca. Ho anche alluso ai lineamenti del vostro viso, esatta replica di vostro padre, sia per la forma sia per nobiltà d'espressione, Ho decantato le vostre vittorie in Scozia, la vostra prodezza in guerra, saggezza in pace, la vostra munificenza, virtù e mirabile umiltà; insomma, nulla di quanto giovasse al vostro fine ho passato sotto silenzio o trattato superficialmente. E quando volse al termine la mia arringa, invitai coloro cui stava a cuore il bene della patria a gridare «Dio salvi Riccardo, sovrano re d'Inghilterra!»

RICCARDO
E l'hanno fatto?

BUCKINGHAM
No, che Dio mi assista; non hanno fatto verbo, ma come statue mute e pietre respiranti, si sono fissati l'un l'altro, i volti coperti da pallore mortale. Visto ciò, l'ho ripresi e ho chiesto al Sindaco che cosa volesse dire quell'ostinato silenzio. La sua risposta fu che i cittadini non erano avvezzi ad essere apostrofati altro che dal Cancelliere. Questi fu allora sollecitato a ripetere il mio discorso: «Così dice il duca; così il duca ha dichiarato»... Ma nulla egli disse di propria autorità. Quando ebbe finito, alcuni del mio seguito, in fondo alla sala, gettarono per aria il berretto e una decina di voci gridarono «Dio salvi re Riccardo!»
E così, profittando di quei pochi, «Vi ringrazio, nobili cittadini ed amici», dissi. «Questa acclamazione generale e queste grida di gioia dimostrano la vostra saggezza e il vostro affetto per Riccardo». E con ciò, troncai la riunione e venni via.

RICCARDO
Che bruti senza lingua sono stati! Non hanno voluto parlare!
Allora il Sindaco e i suoi confratelli non verranno?

BUCKINGHAM
Il Sindaco è qui alla porta. Fingete d'aver ammetteteli a udienza soltanto dopo forti insistenze. paura; E ricordatevi di tenere in mano un libro di preghiere e di farvi affiancare da due uomini di chiesa, mio buon signore, poiché su quel tema di fondo voglio impiantare una santa variazione.
E non lasciatevi convincere facilmente dalle loro richieste; recitate la parte della verginella: rispondete sempre di no e prendete ciò che vi offrono.

RICCARDO
Vado, e se voi saprete perorare a nome loro bene com'io saprò dirvi di no, per parte mia, meneremo senza dubbio a buon esito l'impresa.

BUCKINGHAM
Andate, andate su in galleria, il lord Sindaco bussa.

Esce Riccardo.
Entrano il Sindaco e cittadini.

Benvenuto, monsignore: son qui a fare anticamera. Credo che il duca non voglia dare udienza.

Entra Catesby (in alto).

Allora, Catesby, che cosa risponde alla nostra istanza il vostro signore?

CATESBY
Egli prega vostra Grazia, mio nobile signore, di tornare domani, o il giorno dopo; è in casa con due padri reverendissimi piamente immerso in meditazione, e non desidera esser disturbato da istanze mondane che lo distolgano dai suoi devoti esercizi.

BUCKINGHAM
Buon Catesby, torna dal grazioso duca; digli che io stesso, il sindaco e gli assessori siamo venuti a conferire con sua Grazia intorno a gravi problemi, in materia di grande momento, che interessano niente meno che il nostro bene comune.

CATESBY
Gli comunicherò immediatamente quanto dite.

Esce.

BUCKINGHAM
Ah, ah, monsignore, questo principe non è un Edoardo: non se ne sta coricato su un lascivo letto d'amore, ma ginocchioni, in meditazione; non si sollazza con un paio di cortigiane, ma medita assieme a due profondi teologi; non dorme, per ingrassare il suo corpo ozioso, ma prega, per arricchire la sua vigile anima.
Felice sarebbe l'Inghilterra se sua Grazia, questo virtuoso principe, volesse addossarsene la sovranità. Ma ho proprio paura che non riusciremo a convincerlo.

SINDACO
Diamine, Dio non voglia che sua Grazia ci dica di no!

BUCKINGHAM
Ho paura che sarà così.

Entra Catesby

Ecco che torna Catesby. Allora, Catesby, che dice sua Grazia?

CATESBY
Egli si domanda a quale scopo abbiate adunato tanta folla di cittadini, senza che sua Grazia ne fosse preavvisato, per venir qui da lui. Egli ha paura, monsignore, che le vostre intenzioni nei suoi riguardi non siano buone.

BUCKINGHAM
Mi rincresce che il mio nobile cugino possa sospettare ch'io non nutro buone intenzioni verso di lui.
Per il cielo, veniamo animati soltanto dall'amore più puro: e perciò, rientra di nuovo a dirlo a sua Grazia.

Esce Catesby.

Quando gli uomini santi e profondamente religiosi hanno il rosario in mano, è una impresa distoglierli, tanta letizia reca loro la fervida contemplazione.

Riccardo s'affaccia sulla galleria, fra due Vescovi, con Catesby.

SINDACO
Guardate lì sua Grazia, in piedi fra due uomini di chiesa.

BUCKINGHAM
Due pilastri di virtù per salvaguardare un principe cristiano dal trabocchetto della vanagloria; e, guardate, ha in mano un libro di preghiere... autentici ornamenti per riconoscere un sant'uomo... Illustre Plantageneto, graziosissimo principe, porgi benevolo ascolto alle nostre richieste e perdonaci d'aver interrotto le tue devozioni e il tuo zelo sommamente cristiano.

RICCARDO
Monsignore, non c'è bisogno di siffatte scuse.
Sono io ad implorare il perdono di vostra Grazia per me che, infervorato nel servizio del mio Dio, ho ritardato la visita dei miei amici. Ma, a parte ciò, che cosa desidera vostra Grazia?

BUCKINGHAM
Null'altro, spero, se non ciò che piace a Dio in cielo ed a tutti gli onest'uomini di questa isola priva di governo.

RICCARDO
Temo d'aver commesso qualche colpa che abbia offeso gli occhi della Città e che voi veniate a riprendere la mia ignoranza.

BUCKINGHAM
È vero, monsignore: magari piacesse a vostra Grazia, accogliendo le nostre preghiere, di rimediare alla vostra mancanza.

RICCARDO
E perché vivrei, altrimenti, in un paese cristiano?

BUCKINGHAM
Sappiate dunque che la vostra mancanza sta nell'abdicare al supremo seggio, al trono augusto, all'ufficio scettrato dei vostri antenati, al rango del vostro destino, a ciò che vi spetta per nascita, alla gloria ereditaria della vostra Casa reale, in favore d'una stirpe marcia e guasta; mentre, per la mansuetudine dei vostri torpidi pensieri - che noi qui risvegliamo, per il bene del nostro paese - la nobile isola è privata dei suoi organi; il volto sfigurato dalle cicatrici dell'infamia, il suo ceppo regale innestato da ignobili piante e quasi immerso nel baratro divoratore della buia dimenticanza e del più profondo oblio.
In riparazione di ciò, noi sollecitiamo ardentemente vostra Grazia ad assumere il carico e il governo reale di questo vostro paese, non da Protettore, amministratore e reggente e da umile fattore, a vantaggio d'altri, ma come vostro diritto innato, trasmesso di generazione in generazione, vostro dominio assoluto, vostro possesso.
Per questo, unito ai cittadini - vostri ossequentissimi e devoti amici, - e su loro pressante istanza, vengo a supplicare vostra Grazia in questa giusta causa.

RICCARDO
Non so se allontanarmi in silenzio oppure rivolgervi un severo rimprovero, meglio s'addica al mio rango o al vostro carattere. Non rispondervi potrebbe forse farvi pensare che l'ambizione ammutolita, non replicando, s'arrendesse ad accollarsi l'aureo giogo della sovranità che insensatamente vorreste qui impormi; biasimarvi per questa vostra istanza, così condìta del vostro fedele affetto verso di me, potrebbe, d'altra parte, indurvi a pensare che faccio uno sgarbo ai miei amici.
Perciò, per parlare evitando il primo rischio, e parlando, poi, per sottrarmi al secondo, vi darò questa risposta definitiva. Il vostro affetto merita i miei ringraziamenti, ma i miei meriti immeritevoli rifuggono dalla vostra ambiziosa istanza. Anzitutto, se fossero eliminati tutti gli ostacoli e la mia strada alla corona fosse piana, come possesso venuto a maturazione e diritto innato, tuttavia, tanta è la mia povertà di spirito, così gravi e numerosi i miei difetti, che preferirei occultarmi alla sovranità - come vascello inetto ad affrontare violenti marosi - piuttosto che, nella sovranità, agognare a rimanere nascosto e soffocato nelle esalazioni della mia gloria.
Ma, grazie a Dio, non c'è bisogno di me - e di troppe cose mi farebbe bisogno, per aiutarvi, se ve ne fosse bisogno. L'albero regale ci ha lasciato un frutto regale, che, maturato dal fluire furtivo del tempo, diverrà ben degno della maestà del trono, e, senza dubbio, ci renderà felici col suo regno.
A lui consegno ciò che voi vorreste consegnare a me, il diritto e la fortuna delle sue fauste stelle, che Dio non voglia io debba strappargli.

BUCKINGHAM
Monsignore, questo dimostra scrupolosità in vostra Grazia; ma i motivi sono inconsistenti e trascurabili, se si considerano bene tutte le circostanze.
Dite che Edoardo è figlio di vostro fratello: anche noi lo diciamo - ma non della moglie di Edoardo. Poiché egli s'era precedentemente impegnato con madama Lucy (vostra madre è testimone vivente della sua promessa) e, in seguito, fu fidanzato per procura con Bona, sorella del re di Francia.
Scartate entrambe, una misera postulante, madre affranta dalla preoccupazione di molti figli, bellezza al tramonto e vedova in lutto, ormai al declino dei suoi giorni migliori, fece preda ed acquisto dei suoi sguardi lascivi, lo sedusse dal sommo vertice della sua dignità a una vile degradazione e abominevole bigamia.
Da costei, nel suo letto illegittimo, egli procreò questo Edoardo, che per cortesia chiamiamo principe. Le mie proteste potrebbero esser più gravi se non fosse che, per rispetto verso certuni ancora in vita, impongo un freno di riservatezza alla mia lingua.
Dunque, buon monsignore, accogliete nella vostra regale persona questa profferta dei benefici della carica: se non per la felicità nostra e del paese, almeno per riportare la vostra nobile stirpe, dalla corruzione del periodo in cui fu deviata, al suo corso ereditario e all'autentica discendenza.

SINDACO
Accettate, mio buon signore, i vostri cittadini vi supplicano

BUCKINGHAM
Non rifiutate, potente signore, questa offerta d'amore.

CATESBY
Oh, date loro questa gioia; esaudite le loro legittime istanze.

RICCARDO
Ahimè, perché volete addossarmi questo fardello? Non sono adatto alla maestà del trono. Vi scongiuro, non la prendete a male; non posso né voglio arrendermi a voi.

BUCKINGHAM
Se rifiutate, perché l'affetto e lo zelo vi rendono riluttante a deporre il fanciullo, figlio di vostro fratello - e ben conosciamo il vostro cuore tenero e la sensibilità dolce, gentile, femminea, che abbiamo osservato in voi verso i vostri parenti, e parimenti, in verità, verso ogni genere di persone - sappiate, tuttavia, che, accettiate o no la nostra istanza, il figlio di vostro fratello non regnerà mai, da sovrano, su noi, ma che noi impianteremo sul trono qualcun altro, a vergogna e rovina della vostra casa; e con questa determinazione qui vi lasciamo.
Andiamo, cittadini; per le piaghe di Dio, non starò più a supplicare.

RICCARDO
Oh, non bestemmiate, monsignore di Buckingham!

Escono Buckingham, il Sindaco e i cittadini.

CATESBY
Richiamatelo, amato principe; accogliete la loro istanza. Se rifiutate, tutto il paese avrà a dolersene.

RICCARDO
Volete costringermi ad accettare un mondo di affanni? Richiamateli. Non son fatto di sasso, ma malleabile alle vostre gentili richieste, anche se contrarie alla mia coscienza ed al mio cuore.

Rientrano Buckingham e gli altri.

Cugino di Buckingham e voi, uomini saggi e gravi, dacché volete affibbiarmi sulla schiena la fortuna, perché, volente o nolente, ne porti il carico, dovrò aver la pazienza di sostenerne il peso.
Ma se la nera maldicenza o il ripugnante biasimo dovessero essere la conseguenza della vostra imposizione, il semplice fatto che mi ci avete costretto mi assolverà da ogni macchia e traccia impura che potrà derivarne: poiché Dio sa, e voi ne siete in parte testimoni, quanto io sia alieno dal desiderare ciò.

SINDACO
Dio benedica vostra Grazia: ne siamo testimoni e lo diremo.

RICCARDO
Dicendolo, non direte che la pura verità.

BUCKINGHAM
Dunque, vi saluto col vostro titolo regale: viva Riccardo, nobile re d'Inghilterra!

TUTTI
Amen.

BUCKINGHAM
Vi compiacerete di lasciarvi incoronare domani?

RICCARDO
Quando piace a voi, giacché volete così.

BUCKINGHAM
Domani, allora, accompagneremo vostra Grazia; e con ciò ci congediamo con somma gioia.

RICCARDO
Via, torniamo ai nostri santi esercizi. Addio, cugino mio, addio, amici cari.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quarto - scena prima

 

Entrano, da una porta, la regina Elisabetta, la duchessa di York, il marchese di Dorset;
da un'altra, Anne, duchessa di Gloucester con la figlia di Clarence.

DUCHESSA
Chi incontriamo qui? Mia nipote Plantageneta, condotta per mano dalla sua gentile zia di Gloucester; ecco, ci giurerei, ella s'avvia alla Torre, animata dall'affetto del suo cuore puro, a salutare il dolce principe.
Figliola, ben incontrata.

ANNE
Dio conceda ad ambedue le vostre Grazie una giornata felice e gioiosa.

ELISABETTA
Altrettanto a voi, buona sorella; dove siete diretta?

ANNE
Soltanto alla Torre e, immagino, col medesimo intento affettuoso di voi stesse, per salutare i principini.

ELISABETTA
Gentile sorella, grazie; entreremo assieme.

Entra Brakenbury.

Ed ecco che giunge in buon punto il Luogotenente.
Signor Luogotenente, vi preghiamo, di grazia, come sta il principe e il mio figlioletto York?

BRAKENBURY
Benissimo, cara signora. Abbiate pazienza, ma non posso permettervi di visitarli. Il re l'ha rigorosamente vietato.

ELISABETTA
Il re? E chi sarebbe?


BRAKENBURY
Intendo dire il Signor Protettore.

ELISABETTA
Il Signore lo protegga da quel titolo regale. Ha egli posto forse barriere fra il loro amore e me? Sono loro madre, chi potrà tenermene lontana?

DUCHESSA
Sono la madre del loro padre: voglio vederli.

ANNE
Sono, secondo la legge, loro zia; ma, per affetto, come una madre; conducetemi dunque in loro presenza. Ne porterò io il e, a mio rischio, mi assumo la tua responsabilità. biasimo

BRAKENBURY
No, signora, non me ne posso spogliare così. Son legato da un giuramento; scusatemi, perciò.

Esce.
Entra Stanley conte di Derby.

STANLEY
Signore, quando v'incontrerò, di qui a un'ora, saluterò vostra Grazia di York madre e veneranda ammiratrice di due leggiadre regine.
(Ad Anne) Venite, signora, dovete recarvi subito a Westminster per esservi incoronata sovrana regina di Riccardo.

ELISABETTA
Ah, slacciatemi il vestito, che il mio cuore soffocato abbia qualche spazio per pulsare, altrimenti sverrò a questa micidiale notizia!

ANNE
Oltraggioso annuncio! O ingrata novità!

DORSET
Sta' di buon animo, madre; come si sente, vostra Grazia?

ELISABETTA
Oh, Dorset, non parlarmi; vattene di qua. Morte e distruzione ti tallonano dappresso.
Il nome di tua madre è di fatale auspicio per i figli.
Se vuoi sfuggire alla morte, va! Traversa il mare e vivi con Richmond, al riparo dall'inferno. Va', sbrigati, sbrigati, va' via da questo mattatoio, per non accrescere il numero dei morti e non farmi morire, vittima della maledizione di Margherita, non più madre, né moglie, né regina riconosciuta d'Inghilterra.

STANLEY
Signora, questo vostro consiglio è pieno di saggia sollecitudine.
(A Dorset) Sfruttate subito tutti i vantaggi dell'ora; porterete con voi lettere d'appoggio a mio figlio, che vi venga incontro per strada. Non v'attardate con imprudenti indugi.

DUCHESSA
Oh, vento di sciagura che spargi malanni!
Oh, grembo mio maledetto, culla di morte!
Un basilisco tu hai portato al mondo, che uccide col suo sguardo chi non può sfuggirgli.

STANLEY
Andiamo, signora, andiamo: sono stato mandato in tutta fretta.

ANNE
Ed io vi seguo, del tutto a malincuore.
Volesse Dio che il cerchio della corona di aureo metallo che deve cingermi la fronte fosse acciaio infocato che mi bruciasse il cervello.
Ch'io sia unta di veleno mortale e muoia prima che la gente possa dire «Dio salvi la regina».

ELISABETTA
Va, va, poverina; non invidio la tua gloria. Non t'auguro male, per dare alimento al mio umore.

ANNE
No? Perché? Quando colui che ora è mio marito venne da me, mentre seguivo il cadavere di Enrico, s'era appena lavato le mani dal sangue sgorgato dal mio primo angelico marito e da quell'amato santo che accompagnavo piangendo; oh, quando, dico, i miei occhi si posarono sul volto di Riccardo, questo fu il mio augurio: «sii tu, dissi, maledetto per aver ridotto me, così giovane, a vedova così vetusta; e quando ti sposi, che l'affanno non abbandoni mai il tuo letto; tua moglie sia - se vi sarà donna tanto folle da sposarti - più sventurata per la tua vita di quanto tu m'abbia resa con la morte del mio diletto signore».
Ed ecco, prima che potessi reiterare la maledizione, in un breve momento, il mio cuore di donna cadde stupidamente prigioniero delle sue parole mielate e divenne, esso, vittima delle imprecazioni del mio animo; e da allora, queste hanno tolto il riposo ai miei occhi; giacché nel suo letto non ho ancora goduto per un'ora l'aurea rugiada del sonno, svegliata continuamente dai suoi sogni atterriti. Egli, inoltre, m'odia a causa di mio padre Warwick e senza dubbio si sbarazzerà presto di me.

ELISABETTA
Poveretta, addio; le tue sofferenze mi fanno pietà.

ANNE
Non più di quanta ne provai io compiangendo dal cuore le vostre.

DORSET
Addio, tu che accogli così luttuosamente la gloria.

ANNE
Addio, poveretta, che te ne congedi.

DUCHESSA
(A Dorset) Va da Richmond, e la buona fortuna ti guidi;
(ad Anne) Va' da Riccardo, ed angeli benigni ti custodiscano.
(ad Elisabetta) Va' a rifugiarti nell'asilo, e ti accompagnino santi pensieri.
Io vado alla mia tomba, dove m'aspettano pace e riposo.
Oltre ottanta anni di dolore ho vissuto; ogni ora di gioia è stata funestata da una settimana di pena.

ELISABETTA
Aspettate, rivolgete ancora con me uno sguardo alla Torre.
Abbiate pietà, voi pietre antiche, di quei teneri bambini, che la malignità ha murato nelle vostre pareti... ruvida culla per tesori così piccini, e rozza, scontrosa nutrice, vecchia e cupa compagna di giochi per teneri principi: trattate bene i miei bimbi. Così un dolore impotente dice addio alle vostre pietre.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quarto - scena seconda

 

Squillo di trombe.
Entrano Riccardo incoronato, sfarzosamente vestito, con Buckingham, Catesby, Ratcliffe, Lovell ed altri Nobili ed un Paggio.


RE RICCARDO
Fate tutti largo. Cugino di Buckingham!

BUCKINGHAM
Mio grazioso sovrano!

RE RICCARDO
Datemi la mano.

Sale sul trono.
Suono di trombe.

A questa altezza col tuo consiglio ed aiuto, re Riccardo è insediato.
Ma sfoggeremo questi gloriosi emblemi per un giorno solo, o essi dureranno e noi potremo rallegrarcene?

BUCKINGHAM
Che vivano sempre e durino perenni!

RE RICCARDO
Ah, Buckingham, ora voglio saggiarti e provare se sei veramente oro schietto. Il giovane Edoardo è vivo... pensa, ora, cosa intendo dire.

BUCKINGHAM
Dite, mio amato signore.

RE RICCARDO
Diamine, Buckingham, dico che vorrei essere re.

BUCKINGHAM
Diamine, lo siete, mio tre volte illustre sovrano.

RE RICCARDO
Ah, sono re? È vero, ma Edoardo è vivo.

BUCKINGHAM
È la verità, nobile Principe.

RE RICCARDO
Oh amara conclusione: che Edoardo sia ancora vivo - un nobile principe, in verità! Cugino, non eri solito esser così ottuso. Debbo esser chiaro? Voglio morti i bastardi, e che la cosa sia fatta subito. Che dici, adesso? Rispondi subito, sii breve.

BUCKINGHAM
Vostra Grazia può far ciò che vuole.

RE RICCARDO
Va là, sei tutto ghiaccio; la tua gentilezza gela. Dimmi, ho il tuo consenso a che essi muoiano?

BUCKINGHAM
Concedetemi un po' di respiro, una pausa, caro signore, prima di pronunciarmi positivamente su ciò. Vi darò presto una risposta.

Esce.
 
CATESBY
Il re è in collera; guardate, si morde le labbra.

RE RICCARDO (A parte)
Voglio aver a che fare con grulli dalla testa di macigno e giovincelli scervellati; non fanno per me quelli che mi scrutano con occhi calcolatori. L'ambizioso Buckingham si fa guardingo.
Ragazzo!

PAGGIO
Mio signore?

RE RICCARDO
Conosci qualcuno che l'oro corruttore possa tentare a un'impresa segreta di morte?

PAGGIO
Conosco un gentiluomo malcontento le cui umili condizioni non corrispondono allo spirito altero; l'oro sarebbe efficace come venti oratori e, senza dubbio, lo tenterà a qualsiasi impresa.

RE RICCARDO
Come si chiama?

PAGGIO
Si chiama Tyrrel, mio signore.

RE RICCARDO
Mi par di conoscerlo: vallo a chiamare.

Esce il Paggio.

(A parte) L'astuto Buckingham, dalle profonde riflessioni, non sarà più il confidente dei miei segreti.
Ha tenuto il passo con me così a lungo senza stancarsi, ed ora si ferma a prender fiato! Ebbene, così sia.

Entra Stanley conte di Derby.

Dunque, lord Stanley, quali nuove?

STANLEY
Sappiate, mio amato signore, che il marchese di Dorset, a quanto si dice, è fuggito da Richmond, nel paese dove questi dimora.

RE RICCARDO
Vieni qui, Catesby. Diffondi la voce che mia moglie Anne è gravissimamente inferma; darò ordine che sia tenuta appartata. Cercami qualche gentiluomo oscuro e indigente a cui mariterò subito la figlia di Clarence... Quanto al maschio, è uno sciocco e non mi fa paura.
Guarda come te ne stai trasognato! Ripeto, spargi la voce che la regina, Anne, è malata e in pericolo di vita. Datti da fare, poiché è essenziale che io soffochi qualsiasi speranza che, se alimentata, potrebbe nuocermi.

Esce Catesby.

Devo sposare la figlia di mio fratello, altrimenti il mio regno poggia soltanto su fragile vetro.
Assassinarle i fratelli e poi sposarla...
Incerta strada al successo! Ma mi sono inoltrato tanto nel sangue che un delitto se ne tira dietro un altro; la pietà lacrimosa non alberga in questi occhi.

Entra Tyrrel.

Il tuo nome è Tyrrel?

TYRREL
James Tyrrel, vostro suddito obbedientissimo.

RE RICCARDO
Lo sei veramente?

TYRREL
Mettetemi alla prova, mio grazioso signore.

RE RICCARDO
Oserai aver la decisione d'uccidere un mio amico?

TYRREL
Come a voi piace; ma preferirei uccidere due nemici.

RE RICCARDO
Ebbene, allora ci sei; due nemici accaniti che, avversi alla mia pace, mi turbano il dolce sonno, sono quelli di cui vorrei ti occupassi. Tyrrel, intendo dire quei bastardi nella Torre.

TYRREL
Apritemi la strada perch'io possa raggiungerli e vi libererò subito dal timore di essi.

RE RICCARDO
Tu canti una musica soave. Ascolta, avvicinati, Tyrrel: va' con questo anello. Alzati e porgimi l'orecchio.
Gli sussurra nell'orecchio.
Non c'è altro da fare; dimmi che l'hai fatto e ti vorrò bene e ti compenserò.

TYRREL
Sbrigherò immediatamente la faccenda.

Esce.
Entra Buckingham.

BUCKINGHAM
Monsignore, ho ponderato nella mia mente la richiesta per cui poco fa m'avete sondato.

RE RICCARDO
Bene, lasciate stare. Dorset s'è rifugiato da Richmond.

BUCKINGHAM
Ho appreso la notizia, monsignore.

RE RICCARDO
Stanley, è figlio di vostra moglie. Occupatevene, dunque.

BUCKINGHAM
Mio signore, reclamo la concessione che mi spetta per la promessa che impegna il vostro onore e la vostra fede: la contea di Hereford ed i beni mobili di cui mi prometteste d'investirmi.

RE RICCARDO
Stanley, badate a vostra moglie; se fa arrivare lettere a Richmond, ne risponderete voi.

BUCKINGHAM
Cosa dice vostra Altezza della mia giusta istanza?

RE RICCARDO
Mi rammento che Enrico Sesto presagì che Richmond sarebbe stato re, quando Richmond era un ragazzetto capriccioso.
Un re... forse... forse...

BUCKINGHAM
Mio signore!

RE RICCARDO
Come mai il profeta non seppe dirmi quella volta, mentre ero lì presente, che l'avrei ucciso?

BUCKINGHAM
Monsignore, la vostra promessa della mia contea...

RE RICCARDO
Richmond! L'ultima volta che fui a Exeter, il Sindaco mi mostrò per cortesia il castello e lo chiamò Rougemont; un nome che mi fece sobbalzare, poiché un bardo irlandese una volta mi disse che non sarei vissuto a lungo dopo aver visto «Richmond».

BUCKINGHAM
Monsignore...

RE RICCARDO
Sì... che ore sono?

BUCKINGHAM
Ho l'ardire di rammentare a vostra Grazia ciò che mi promise.

RE RICCARDO
Bene, ma che ore sono?

BUCKINGHAM
Stanno per sonare le dieci.

RE RICCARDO
Bene, lascia che sonino.

BUCKINGHAM
Perché, lascia che sonino?

RE RICCARDO
Perché, come l'automa dell'orologio, tu continui a battere fra il tuo mendicare e la mia meditazione. Oggi non sono in vena di regali.

BUCKINGHAM
Volete compiacervi di soddisfare la mia istanza?

RE RICCARDO
Tu mi secchi; non sono in vena.

Esce, seguito da tutti tranne Buckingham.

BUCKINGHAM
Ah, è così? Con tale disprezzo egli ripaga i miei preziosi servigi? Per questo l'ho fatto re?
Oh, pensiamo a Hastings e rifugiamoci a Brecon finché la mia testa pericolante è ancora sulle spalle.

Esce.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quarto - scena terza

 

Entra Tyrrel.

TYRREL
L'atto tirannico e sanguinario è compiuto; l'impresa più efferata di lacrimevole strage di cui questo paese si sia mai macchiato. Dighton e Forrest, che ho assoldatoad eseguire questo spietato macello, pur essendo scellerati incalliti, cani sanguinari, disfatti dall'intenerimento e da dolce compassione piangevano come bambini nel raccontare la triste storia della loro morte. «Oh, così», diceva Dighton, «giacevano i teneri bimbi»; «Così, così», disse Forrest, «allacciati fra loro con le loro innocenti braccia d'alabastro; le loro labbra erano quattro rose rosse sul gambo, e nella loro rigogliosa bellezza si baciavano.
Un libro di preghiere posava sul loro guanciale, e, per un momento», disse Forrest, «mi fece quasi cambiar di proposito. Ma, oh, il Diavolo...» E lì s'arrestò, lo scellerato, e Dighton allora proseguì: «Abbiamo soffocato il prodotto della Natura più colmo di dolcezza ch'essa abbia mai modellato, dalla creazione originaria».
Con ciò essi se ne sono andati, non riuscendo a parlare per il rimorso di coscienza, ed io così l'ho lasciati, per portare queste notizie al re sanguinario.

Entra re Riccardo.

Ed eccolo che viene. Salute perfetta, mio sovrano signore.

RE RICCARDO
Buon Tyrrel, posso felicitarmi per le tue notizie?

TYRREL
Se il compimento dell'incarico da voi affidatomi vi procura felicità, siate allora felice, poiché è stato eseguito.

RE RICCARDO
Ma l'hai visti morti?

TYRREL
L'ho visti, monsignore.

RE RICCARDO
E sepolti, buon Tyrrel?

TYRREL
Il cappellano della Torre l'ha seppelliti, ma dove, a dire il vero, non so.

RE RICCARDO
Vieni da me, Tyrrel, subito dopo cena, e mi racconterai i particolari della loro morte.
Nel frattempo, pensa soltanto a come possa beneficarti, e conta di ottenere ciò che desideri.
Addio, per ora.

TYRREL
Prendo umilmente congedo.

Esce.

RE RICCARDO
Il figlio di Clarence l'ho rinchiuso sotto stretta sorveglianza; la figlia l'ho accoppiata in matrimonio con un oscuro consorte; i figli di Edoardo riposano nel grembo di Abramo e mia moglie Anne ha dato la buona notte a questo mondo. Adesso, giacché so che il Bretone Richmond mira alla giovane Elisabetta, figlia di mio fratello, e, con quel vincolo, punta temerariamente sulla corona, da lei vado giulivo, prospero corteggiatore.

Entra Ratcliffe.

RATCLIFFE
Monsignore!

RE RICCARDO
Notizie buone o cattive, che entri così bruscamente?

RATCLIFFE
Cattive, monsignore. Morton è fuggito da Richmond e Buckingham, spalleggiato dai robusti gallesi, è in campo, e le sue forze crescono di continuo.

RE RICCARDO
Il vescovo d'Ely da Richmond mi preoccupa più da presso di Buckingham e delle sue forze racimolate in tutta fretta.
Andiamo; ho imparato che il pavido almanaccare è tardo servitore del torpido indugio; indugiare porta alla miseria impotente e dal passo di lumaca: sia dunque ala al mio volo la focosa celerità, Mercurio di Giove e araldo d'un re.
Va ad arruolar soldati. Il mio scudo è il mio consigliere.Conviene esser veloci quando siamo accerchiati da traditori.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quarto - scena quarta

 

Entra la vecchia regina Margherita.


MARGHERITA
Ecco dunque che la prosperità comincia a disfarsi e a cader nella bocca marcia della morte. Son rimasta scaltramente nascosta in questi paraggi per esser spettatrice del tramonto dei miei nemici. Ho assistito a un feroce prologo, ed ora voglio andare in Francia, con la speranza che il séguito si rivelerà non meno amaro, fosco e tragico.

Entrano la duchessa di York e la regina Elisabetta.


Appàrtati, sventurata Margherita; chi sta venendo qui?

ELISABETTA
Ah, i miei infelici principi! Ah, i miei teneri bimbi, i miei fiori non sbocciati, le mie dolcezze appena dischiuse! Se ancora le vostre anime gentili fluttuano nell'aria e l'eterno giudizio non ha assegnato loro dimora fissa, libratevi sulle vostre ali aeree intorno a me e ascoltate i lamenti di vostra madre.

MARGHERITA (A parte)
Libratevi intorno a lei; dite che, giustizia per giustizia, ha offuscato il mattino della vostra infanzia nella notte vetusta.

DUCHESSA
Tante sventure hanno spezzato la mia voce, sicché la lingua esausta dai gemiti è ferma e ammutolita.
Edoardo Plantageneto, perché sei morto?

MARGHERITA (A parte)
Un Plantageneto salda il conto per un Plantageneto: Edoardo paga un debito di morte per Edoardo.

ELISABETTA
Volesti tu, Dio, involarti da sì teneri agnelli e gettarli nel ventre del lupo? Come mai dormivi mentre si compiva un'azione sì scellerata?

MARGHERITA (A parte)
Come quando morì il santo Enrico e il mio figlio diletto.

DUCHESSA
Vita estinta, vista spenta, misero, mortale spettro spirante: spettacolo luttuoso, vergogna del mondo, diritto della tomba usurpato dalla vita; somma e testimonianza succinta di giorni nefasti, (sedendosi) quieta la tua inquietudine sul suolo leale slealmente ubriacato di sangue innocente d'Inghilterra.

ELISABETTA
Ah, se tu, terra, potessi offrirmi subito una tomba, come mi fornisci un malinconico sedile, allora vi nasconderei le mie ossa, non le riposerei qui.
(Sedendosi) Ah, chi se non noi ha motivo di lamentarsi?

MARGHERITA
Se un dolore antico è più venerando, concedete al mio il diritto di priorità e consentite ai miei affanni di esibire per primi il loro corruccio. Se il dolore può ammettere compagnia rifate il conto dei vostri guai, contemplando i miei. Avevo un Edoardo, finché Riccardo non l'uccise; avevo un marito, finché Riccardo non l'uccise; tu avevi un Edoardo, finché Riccardo non l'uccise; tu avevi un Riccardo, finché un Riccardo non l'uccise.

DUCHESSA
Anch'io avevo un Riccardo, e tu l'hai ucciso; avevo anche un Rutland: tu hai concorso ad ucciderlo.

MARGHERITA
Tu avevi un Clarence, e Riccardo l'ha ucciso.
Dalla tana del tuo grembo è strisciato fuori un segugio infernale che a noi tutti dà la caccia mortale; quel cane, che ebbe i denti prima di aprir gli occhi, per azzannare gli agnelli e succhiare il loro dolce sangue; quell'impareggiabile, supremo tiranno della terra che regna sotto gli occhi infiammati di anime piangenti; quel turpe sfregiatore della divina creazione, fu il tuo grembo a sguinzagliarlo, perché ci inseguisse fino alla tomba.
Oh, Dio retto, giusto ed esatto dispensatore, come ti ringrazio che questo cagnaccio carnivoro strazi la prole del corpo di sua madre e faccia sì che ella tenga compagnia agli altri sul banco dei lamenti.

DUCHESSA
Oh moglie d'Enrico, non esultare dei miei affanni. Dio mi sia testimone che ho pianto per i tuoi.
 
MARGHERITA
Abbi pazienza con me: sono affamata di vendetta ed ora mi sazio dello spettacolo.
Il tuo Edoardo è morto che uccise il mio Edoardo; morto è anche l'altro tuo Edoardo, per ripagare il mio Edoardo; il piccolo York è soltanto una aggiunta, perché tutt'e due assieme non pareggiavano l'alta perfezione di ciò che io ho perso.
Il tuo Clarence è morto, che pugnalò il mio Edoardo; e gli spettatori di questo dramma forsennato, l'adultero Hastings, Rivers, Vaughan, Grey, anzitempo soffocati nelle loro cupe tombe. È ancora vivo Riccardo, il tenebrosoemissario dell'inferno, riservato unicamente, come suo agente, per comprare anime e spedirle laggiù. Mapresto, presto, seguirà la sua fine misera e illacrimata.
La terra si spalanca, arde l'inferno, i diavoli ululano, i santi pregano affinché egli sia d'improvviso trascinato via di qui. Annulla, Dio caro, ti prego, il patto che lo lega alla vita, in modo che io possa dire, ancora viva, «il cane è morto».

ELISABETTA
Oh, tu mi predicesti che sarebbe venuta l'ora in cui avrei desiderato che mi aiutassi a maledire quel ragno tumefatto, quel sozzo rospo gobbo.

MARGHERITA
Ti chiamai allora vano orpello della mia fortuna, misera ombra, regina dipinta.
Ti chiamai allora semplice riflesso di ciò ch'io ero stata;
prologo lusinghiero d'uno spettacolo orrendo;
una issata in alto per esser scaraventata giù;
madre per beffa di due leggiadri bimbi;
sogno di ciò che fosti; insegna sgargiante
destinata a diventare il bersaglio di ogni micidiale proiettile;
simulacro di regalità; un fiato, una bolla;
regina da burla, destinata soltanto a riempire la scena.
Dov'è, adesso, tuo marito? Dove, i tuoi fratelli?
Dove sono i tuoi due figli? Di che cosa puoi gioire?
Chi ti supplica e ti s'inginocchia davanti, e dice «Dio salvi la regina»?
Dove sono i nobili che s'inchinavano e ti adulavano?
Dove le torme che s'accalcavano per seguirti?
Passa in rassegna tutto questo e guarda che cosa adesso sei:
invece d'una moglie felice, una vedova affranta;
invece d'una madre beata, una che piange di portare quel nome;
invece di ricevere suppliche, sei costretta tu a supplicare umilmente;
invece d'una regina, una autentica sventurata, con una corona d'affanni;
invece di quella che mi sdegnava, sei ora sdegnata da me;
invece d'esser temuta da tutti, ora temi uno solo;
invece di dare ordini a tutti, nessuno più t'obbedisce.
Così ha virato il corso della giustizia,
riducendoti a niente altro che preda del tempo.
Non t'è restato che il ricordo di ciò che fosti,
per tuo maggior tormento, essendo ciò che sei.
Usurpasti il mio posto, e non usurpi ora forse una giusta parte del mio dolore?
Ora il tuo collo orgoglioso sopporta metà del mio pesante giogo,
dal quale proprio qui sottraggo il mio stanco capo,
lasciandone a te tutto il carico.
Addio, moglie di York, e regina della mesta fortuna;
queste sciagure inglesi mi faranno sorridere in Francia.

ELISABETTA
Oh tu, così esperta in maledizioni, resta un poco ed insegnami a maledire i miei nemici.

MARGHERITA
Rinuncia al sonno la notte, e al cibo di giorno;
paragona la morta felicità all'affanno vivente;
pensa che i tuoi bimbi fossero più dolci di quel che erano e chi li uccise più immondo di quel che sia;
migliorando con l'esagerazione ciò che hai perduto, renderai peggiore il malfattore responsabile.
Rimuginando questo, imparerai a maledire.

ELISABETTA
Le mie parole sono ottuse: oh, ravvivale con le tue.

MARGHERITA
Le tue sventure le renderanno taglienti e penetranti come le mie.

Esce.

DUCHESSA
Perché la calamità deve esser così piena di parole?

ELISABETTA
Verbosi avvocati degli affanni dei loro clienti, legatarie impalpabili di gioie non lasciate in eredità, miseri, ansimanti ambasciatori di sventure: che esse si sfoghino; anche se ciò che comunicano non serve ad altro, tuttavia alleviano il cuore.

DUCHESSA
Se è così; non tener dunque legata la lingua; vieni con me e col fiato di amare parole soffochiamo il figlio maledetto che ha soffocato i tuoi due dolci figli. La tromba suona; non lesinare le invettive.

Entra re Riccardo col suo seguito, compreso Catesby, in marcia con tamburi e trombe.
 
RE RICCARDO
Chi è che sbarra la strada alla mia spedizione?

DUCHESSA
Oh, colei che avrebbe potuto sbarrartela, strangolandoti nel suo grembo maledetto, a tutte le stragi, sciagurato, che hai commesso.

ELISABETTA
Cerchi forse di nascondere, con la corona d'oro, quella fronte su cui dovrebbe esser impresso, se la giustizia fosse giusta, l'assassinio del principe che possedeva quella corona e la morte crudele dei poveri figli miei e fratelli? Dimmi, ignobile manigoldo, dove sono i miei figli?

DUCHESSA
Tu rospo, rospo, dov'è tuo fratello Clarence? e il suo figlioletto Edward Plantageneto?
 
ELISABETTA
Dove sono i nobili Rivers, Vaughan, Grey?

DUCHESSA
Dov'è il gentile Hastings?

RE RICCARDO
Squillate, trombe! Rullate all'armi, tamburi!
Non permettete che i cieli odano queste donne chiacchierone inveire contro l'unto del Signore. Suonate dico!

Rullo di tamburi. Squilli.

Siate pazienti, e trattatemi con garbo, altrimenti annegherò così i vostri impropéri sotto il rimbombo assordante della guerra.

DUCHESSA
Sei tu figlio mio?

RE RICCARDO
Sì, grazie a Dio, a mio padre e a voi stessa.
 
DUCHESSA
Allora ascolta pazientemente la mia impazienza.

RE RICCARDO
Signora madre, ho un tratto della vostra indole, che non sa sopportare gli accenti del rimprovero.

DUCHESSA
Oh, lasciami parlare.

RE RICCARDO
Parlate, allora, ma non vi ascolterò.

DUCHESSA
Sarò mite e gentile nelle mie parole.

RE RICCARDO
E breve, mia brava madre, perché ho fretta.

DUCHESSA
Hai tanta fretta? Io t'ho aspettato, Dio sa con quanto tormento ed angoscia.

RE RICCARDO
E non sono arrivato, finalmente, a consolarvi?

DUCHESSA
No, per la santa Croce, lo sai bene: tu venisti sulla terra per far della terra il mio inferno; la tua nascita fu per me un penoso fardello; capricciosa e ribelle fu la tua infanzia; gli anni di scuola, paurosi, sfrenati, selvaggi, furiosi; la prima giovinezza, ardita, temeraria, avventurosa; la maturità, orgogliosa, subdola, scaltra e sanguinaria: più quieta, eppure più nociva, sorridente nell'odio.
Quale ora di consolazione puoi nominarmi che mi allietasse mai della tua compagnia?

RE RICCARDO
Onestamente, nessuna, tranne l'Ora di Humphrey, che chiamò una volta vostra Grazia a far colazione lontano dalla mia presenza. Se agli occhi vostri son così privo di grazia, lasciate che prosegua la mia marcia, signora, senza offendervi. Battete il tamburo!

DUCHESSA
Ti prego, ascoltami parlare.

RE RICCARDO
Parlate troppo amaramente.

DUCHESSA
Ascolta una parola sola, poiché non ti parlerò mai più.

RE RICCARDO
E sia!

DUCHESSA
O tu morirai per giusto decreto di Dio, prima di poter tornare vincitore da questa guerra, oppure io perirò di dolore e d'estrema vecchiaia, e non vedrò più il tuo viso.
Prendi, perciò, su di te la mia maledizione più pesante: che il giorno della battaglia ti gravi addosso più di tutta l'armatura completa che porti. Le mie preghiere combattono nelle fila della parte a te avversa; e lì le piccole anime dei figli di Edoardo sussurrano agli animi dei tuoi nemici, promettendo loro vittorioso successo. Sanguinario sei, sanguinaria sarà la tua fine. La vergogna che ha scortato la tua vita accompagni la tua morte.

Esce.

ELISABETTA
Pur avendo ragioni assai maggiori ma molto minor forza di maledirti, dico Amen a lei.

RE RICCARDO
Fermatevi, signora: devo parlarvi.

ELISABETTA
Non ho più figli di sangue reale che tu possa trucidare. Quanto alle mie figlie, Riccardo, saranno monache oranti, non regine piangenti, e perciò non mirare a colpire le loro vite.

RE RICCARDO
Avete una figlia di nome Elizabeth virtuosa e bella, regale e piena di grazia.

ELISABETTA
E per questo dovrà morire? Oh, lasciate che viva, ed io corromperò i suoi costumi, macchierò la sua bellezza, calunnierò me stessa accusandomi d'infedeltà al letto e la coprirò col velo dell'infamia; coniugale, purché possa vivere al riparo da crudele strage, dichiarerò che non è figlia di Edoardo.

RE RICCARDO
Non fate torto alla sua nascita; essa è di sangue reale.
 
ELISABETTA
Per salvarle la vita, dirò che non lo è.
 
RE RICCARDO
È nella sua nascita la maggiore garanzia della sua vita.

ELISABETTA
Solo per quella garanzia morirono i suoi fratelli.

RE RICCARDO
Ma alla loro nascita furono avverse le stelle della fortuna.

ELISABETTA
No, alla loro vita si opposero malvagi amici.

RE RICCARDO
Il decreto del destino è ineluttabile.

ELISABETTA
È vero, quando a fare il destino è chi ha ripudiato la grazia.
I miei bambini erano destinati a morte più degna, se la grazia ti avesse elargito vita più degna.

RE RICCARDO
Parlate come se fossi stato io a uccidere i mei nipoti.

ELISABETTA
Nipoti davvero! E spogliati dal loro zio d'ogni consolazione, del regno, dei parenti, della libertà, della vita: di chiunque sia stata la mano che ha trafitto i loro teneri cuori, fu tua la mente che la guidò di soppiatto. Il pugnale omicida era senza dubbio spuntato ed ottuso, finché non l'affilò il tuo cuore di pietra, perché affondasse nelle viscere dei miei agnelli.
Ma non fosse che la consuetudine del dolore rende mansueto il dolore più selvaggio, la mia lingua non farebbe ai tuoi orecchi il nome dei miei fanciulli prima che le mie unghie fossero ancorate nei tuoi occhi, e che io, in un così ferale golfo di morte, simile a misero vascello che ha perso le vele e le sartie, mi fossi fracassata sullo scoglio del tuo petto.

RE RICCARDO
Signora, possa io aver fortuna nella mia spedizione e nell'esito rischioso della guerra sanguinosa, com'è vero che ho in animo di fare più bene a voi e ai vostri di quanto mai voi e i vostri abbiate avuto da me danno.

ELISABETTA
Quale bene può esistere da scoprire sotto la volta celeste che possa farmi del bene?

RE RICCARDO
L'elevazione della vostra prole, nobile signora.

ELISABETTA
A qualche patibolo, per perdervi la testa.

RE RICCARDO
All'onore e al vertice della fortuna, all'augusto emblema imperiale della gloria terrestre!

ELISABETTA
Non lusingare con questa descrizione il mio dolore.
Dimmi quale maestà, quale dignità, quale onore sei in grado di trasmettere ad una qualsiasi delle mie creature?

RE RICCARDO
Tutto ciò che ho - sì, me stesso ed ogni cosa io donerò ad una tua creatura; purché nel Lete del tuo animo adirato tu voglia annegare il mesto ricordo di quei torti che ritieni io t'abbia arrecato.

ELISABETTA
Sii breve, in modo che l'espressione della tua generosità non duri più a lungo della tua gentilezza stessa.

RE RICCARDO
Sappi dunque che amo con tutta l'anima tua figlia.

ELISABETTA
La madre di mia figlia lo crede con tutta l'anima.

RE RICCARDO
Che cosa credete?

ELISABETTA
Che tu ami mia figlia con tutta l'anima: così amavi con tutta l'anima i suoi fratelli, ed io te ne ringrazio con tutto l'amore del cuore.

RE RICCARDO
Non correte tanto a fraintendere le mie intenzioni: io intendo che amo vostra figlia con tutta l'anima e voglio farne la regina d'Inghilterra.

ELISABETTA
Bene, dunque, e chi intendi che sia il suo re?

RE RICCARDO
Precisamente colui che la fa regina. Chi altri dovrebbe essere?

ELISABETTA
Come, tu?

RE RICCARDO
Precisamente. Che cosa ne pensate?

ELISABETTA
Come potrai farle la corte?

RE RICCARDO
È ciò che vorrei apprendere da voi, che meglio di tutti conoscete il suo carattere.

ELISABETTA
E vuoi impararlo da me?

RE RICCARDO
Con tutto il cuore, signora.

ELISABETTA
Mandale, con l'uomo che le ha trucidato i fratelli, un paio di cuori sanguinanti, con sopra incisi i nomi «Edward» e «York». Forse allora piangerà; perciò regalale - come già fece a tuo padre Margherita, intriso del sangue di Rutland - un fazzoletto: che, dille, deterse la linfa purpurea dal corpo del suo dolce fratello, e invitala ad asciugarsi con esso le lacrime degli occhi.
Se questo suggerimento non la muove all'amore, mandale una relazione di tutte le tue nobili imprese: dille che ti sei sbarazzato di suo zio Clarence e dello zio Rivers - sì, e che per amor suo, hai liquidato rapidamente la sua buona zia Anne.

RE RICCARDO
Vi beffate di me, signora; non è questo il modo di conquistare vostra figlia!

ELISABETTA
Non ce n'è un altro, a meno che tu possa assumere qualche altra forma, e non essere quel Riccardo che ha fatto tutto questo.

RE RICCARDO
Diciamo che tutto questo l'ho fatto per amor suo?

ELISABETTA
No, perché allora non potrà che odiarti
per aver comprato il suo amore versando tanto sangue.

RE RICCARDO
Sentite, a ciò che è fatto non si può ora rimediare: gli uomini talvolta agiscono sconsigliatamente, ma nel tempo che segue hanno agio di pentirsi. Se portai via il regno ai vostri figli, per fare ammenda lo darò a vostra figlia; se ho ucciso le creature del vostro grembo, genererò, per dar vita alla vostra discendenza, creature del vostro sangue da vostra figlia. Il nome di nonna è ben poco meno affettuoso di quel che non sia il titolo adorante di madre; esse saranno come vostri figli, solo un gradino più giù, del vostro stesso sangue, della vostra stessa tempra, tutti figli delle stesse doglie, tranne che per una notte di spasimi sofferta da colei per la quale voi patiste lo stesso travaglio.
I figli vostri furono un tormento per la vostra giovinezza, ma i miei saranno la consolazione della vostra vecchiaia; la perdita che avete subito è soltanto d'un figlio re, ma per quella perdita vostra figlia diverrà regina.
Non posso darvi la riparazione che vorrei: accettate dunque i benefici che posso offrirvi. Vostro figlio Dorset che, con la paura nell'anima, calca inquieto un suolo straniero, sarà richiamato in patria da questo fausto matrimonio, ad importanti cariche e a grandi onori. Il re, che chiama moglie la vostra leggiadra figlia, chiamerà familiarmente fratello il tuo Dorset; di nuovo sarete madre d'un re e tutte le rovine del doloroso passatosaranno restaurate, con raddoppiata ricchezza di felicità. Suvvia, conosceremo molte giornate di letizia.
Le stille delle lacrime che avete versato torneranno a voi tramutate in fulgide perle che vi compenseranno del prestito, fruttando un interesse dieci volte superiore di guadagnata felicità.
Va' dunque, madre mia; va' da tua figlia: con la tua esperienza infondi ardire nei suoi anni verecondi; prepara i suoi orecchi ad ascoltare le parole d'un innamorato; immetti nel suo tenero cuore la fiamma ambiziosa dell'aurea sovranità; fa conoscere alla principessa le dolci ore silenziose delle gioie coniugali; e quando questo mio braccio avrà punito il meschino ribelle, l'ottuso Buckingham, tornerò cinto di corone trionfali e guiderò tua figlia al letto d'un conquistatore; ad essa farò il resoconto particolareggiato delle vittorie riportate ed essa sarà la sola vincitrice, il Cesare di Cesare.

ELISABETTA
Che cosa sarebbe meglio che le dicessi? Che il fratello di suo padre aspira ad esser il suo signore? O dovrò dire suo zio? Oppure colui che le ha ucciso fratelli e zii? Sotto quale titolo dovrò corteggiarla per te che Dio, la legge, il mio onore e il suo amore possano far apparire grato alla sua tenera età?

RE RICCARDO
Invoca, per questa unione, la dolce pace dell'Inghilterra.

ELISABETTA
Che ella dovrà comprare con una guerra permanente.

RE RICCARDO
Dille che il re, che può comandare, supplica.

ELISABETTA
Per ottenere da lei ciò che il Re dei re vieta.

RE RICCARDO
Di' che sarà una augusta e possente regina.

ELISABETTA
Per piangere sul suo titolo, come fa sua madre.

RE RICCARDO
Di' che l'amerò per sempre.

ELISABETTA
Ma quanto durerà quel «sempre»?

RE RICCARDO
Dolcemente costante, sino al termine della sua bella vita.

ELISABETTA
Ma quanto durerà bella la sua dolce vita?

RE RICCARDO
Finquando il cielo e la natura la prolunghino.

ELISABETTA
Finquando all'inferno e a Riccardo piaccia.

RE RICCARDO
Di' che io, suo sovrano, son suo umile suddito.

ELISABETTA
Ma ella, vostra suddita, aborrisce tale sovranità.

RE RICCARDO
Siate eloquente con lei nel mio interesse.

ELISABETTA
Una dichiarazione onesta ottiene miglior effetto se fatta con semplicità.

RE RICCARDO
Allora fatele con semplicità la mia dichiarazione d'amore.

ELISABETTA
Semplice e disonesto è uno stile troppo stridente.

RE RICCARDO
I vostri argomenti sono troppo superficiali e troppo risentiti.

ELISABETTA
O no, i miei argomenti sono troppo profondi e insensibili; troppo profondi e insensibili poveri bimbi, nelle loro fosse.

RE RICCARDO
Non insistete su quella corda, signora; è il passato.

ELISABETTA
Ci insisterò sempre, finché non mi si spezzino le corde del cuore.

RE RICCARDO
Orsù, per il mio San Giorgio, la mia Giarrettiera e la mia corona...

ELISABETTA
Profanato, disonorata e, la terza, usurpata.

RE RICCARDO
Giuro...

ELISABETTA
Su nulla, giacché non è un giuramento; il tuo San Giorgio, profanato, ha perso il suo sacro onore; la tua Giarrettiera, insozzata, ha messo a pegno la sua virtù cavalleresca; la tua corona, usurpata, ha infamato il suo regale fulgore.
Se vuoi giurare su qualcosa, per essere creduto, giura dunque su qualcosa che tu non abbia offeso.

RE RICCARDO
Allora, per l'universo...

ELISABETTA
È pieno dei tuoi turpi delitti.

RE RICCARDO
Per la morte di mio padre...

ELISABETTA
La tua vita l'ha disonorata.

RE RICCARDO
Allora, per me stesso...

ELISABETTA
Tu stesso hai fatto uso malvagio di te stesso.

RE RICCARDO
Dunque, per Dio, allora...

ELISABETTA
Le tue offese a Dio superano tutte le altre: se tu temessi d'infrangere un giuramento su di Lui, la concordia che il Re mio marito aveva fondato non l'avresti infranta, né i miei fratelli sarebbero morti; se avessi temuto d'infrangere un giuramento su di Lui, il diadema imperiale che ora ti cerchia la testa avrebbe ornato le delicate tempie di mio figlio ed ambedue i principi sarebbero qui vivi e spiranti, mentre ora la tua fede infranta li ha dati - troppo teneri compagni di letto per la polvere - in pasto ai vermi. Su che cosa puoi giurare ormai?

RE RICCARDO
Sul tempo a venire!

ELISABETTA
Che tu hai oltraggiato nel tempo trascorso: giacché a me stessa rimangono tante lacrime da asciugare in avvenire, per il tempo passato da te offeso.
Son vivi i figli dei quali hai trucidato i genitori, orfani privi di sostegno, per lamentarli in vecchiaia; Non giurare per il tempo a venire, perché ne hai fatto un uso malvagio, prima ancora di usarlo, nel tempo malvagiamente usato in passato.

RE RICCARDO
Quant'è vero che intendo prosperare nel mio ravvedimento, possa aver successo nella mia pericolosa impresa contro le armi nemiche! Ch'io sia la rovina di me stesso!
Dio e la fortuna mi interdicano ore di felicità! Giorno, non concedermi la tua luce, né, notte, il tuo riposo! Voi tutti, pianeti di buon aspetto, siate avversi ai miei disegni, se con cuore pieno di puro amore, immacolata devozione, santi pensieri, non apprezzo la tua bella figlia principesca.
Da lei dipende la mia felicità e la tua. Senza di lei, seguirà per me e per te, per lei stessa, per il paese e per molte anime cristiane, morte, desolazione, rovina e catastrofe. Non potranno evitarsi che con questo; saranno evitati soltanto da questo.
Perciò, cara madre - bisogna che ti dia questo nome - siate presso di lei l'avvocato del mio amore; fate valere ciò che sarò, non ciò che sono stato; non ciò che merito, ma ciò che meriterò. Insistete sulla necessità e sulla condizione dei tempi; non mostrate risentimento quando la posta in gioco è così importante.

ELISABETTA
Devo lasciarmi tentare così dal demonio?

RE RICCARDO
Sì, se il demonio vi tenta a fin di bene.

ELISABETTA
Dovrò dimenticarmi chi sono?

RE RICCARDO
Sì, se il ricordarvene fa torto a voi stessa.

ELISABETTA
Eppure tu hai ucciso i miei figli.

RE RICCARDO
Ma li seppellirò nel grembo di vostra figlia, ove, in quel nido di profumate essenze, essi riprodurranno degli altri se stessi, per vostra consolazione.

ELISABETTA
Devo andare a guadagnare mia figlia al tuo volere?

RE RICCARDO
E ad essere, con questa azione, una madre felice...

ELISABETTA
Vado; scrivetemi quanto prima e saprete da me come essa è disposta.

RE RICCARDO
Portatele questo bacio del mio fedele amore; (la bacia) addio, dunque.

Esce Elisabetta.

S'è arresa, la sciocca: donna vuota e volubile!
 
Entra Ratcliffe.
 
Ebbene, che notizie?
 
RATCLIFFE
Sovrano potentissimo, sulla costa occidentale è apparsa una gagliarda flotta; alle nostre spiagge s'affollano molti dubbi amici, dal cuore infido, inermi e indecisi a respingere il nemico.
Si pensa che Richmond sia il loro ammiraglio; sostano lì, soltanto in attesa che gli aiuti di Buckingham diano loro il benvenuto a terra.

RE RICCARDO
Qualche amico lesto di gamba corra dal duca di Norfolk. Tu stesso, Ratcliffe - o Catesby - dov'è?

CATESBY
Eccomi, mio buon signore.

RE RICCARDO
Catesby, vola dal duca.

CATESBY
Subito, mio signore, con tutta la necessaria celerità.

RE RICCARDO
Vieni qui Ratcliffe. Corri a Salisbury. Quando sei lì...
(a Catesby) Pigro furfante smemorato! Perché ti trattieni qui e non vai dal duca?

CATESBY
Ditemi anzitutto, possente sovrano, ciò che vostra Altezza comanda ch'io debba comunicargli da vostra Grazia.
 
RE RICCARDO
Oh, è vero, buon Catesby! Digli di arruolare subito le forze più numerose e potenti che riesce a raccogliere e che mi venga subito incontro a Salisbury.
 
CATESBY
Vado.

Esce.
 
RATCLIFFE
Ed io, con vostra licenza, che devo fare a Salisbury?

RE RICCARDO
Perché, che cosa vorresti farci, prima che ci vada io?

RATCLIFFE
Vostra Altezza m'ha detto di precederla immediatamente.

RE RICCARDO
Ho cambiato idea.

Entra Stanley conte di Derby.

Stanley, che notizie mi porti?

STANLEY
Nessuna buona, mio sovrano, che possa piacervi udire, ma neppure tanto cattiva da non poter esser riferita.

RE RICCARDO
Ma guarda, un indovinello! Né buona né cattiva...
Che bisogno hai di girarci attorno tanto per le lunghe, quando puoi raccontare la tua storia nel modo più diretto? Torno a domandartelo: che notizie?

STANLEY
Richmond è sul mare.

RE RICCARDO
Che ci affondi e il mare sia su lui... Vigliacco traditore! Che ci fa, là?

STANLEY
Non lo so, possente sovrano, se non per congettura.

RE RICCARDO
Ebbene, che cosa congetturi?

STANLEY
Istigato da Dorset, Buckingham e Morton, egli punta sull'Inghilterra per rivendicarvi la corona.

RE RICCARDO
È forse vuoto il trono? La spada non ha chi l'impugni?
Il re è morto? L'impero è vacante?
Quale erede di York c'è in vita se non noi?
E chi è re d'Inghilterra se non l'erede del grande York?
Ditemi, dunque, che fa costui sul mare?

STANLEY
Se non è per questo, signor mio, non so cosa pensare.

RE RICCARDO
A meno che non venga per esser vostro sovrano, non sapete pensare perché venga il gallese. Ho paura che tu mi volterai la schiena e volerai da lui.

STANLEY
No, mio buon signore; non diffidate, pertanto, di me.

RE RICCARDO
Dove sono, allora, le tue truppe per ricacciarlo?
Dove sono i tuoi fittavoli e i tuoi seguaci?
Non si trovano forse sulla costa occidentale a scortare i ribelli dalle navi, al sicuro da ogni attacco?

STANLEY
No, mio buon signore, i miei amici si trovano nel nord.

RE RICCARDO
Amici freddi per me! Che ci stanno a fare al nord, quando dovrebbero servire il loro sovrano al sud?

STANLEY
Non hanno ricevuto l'ordine, possente re.
Vostra Maestà si compiaccia di congedarmi ed io radunerò i miei amici e raggiungerò vostra Grazia, dove e quando piaccia a vostra Maestà.

RE RICCARDO
Già, già, te ne vorresti andare per unirti a Richmond ma non mi fido di te.

STANLEY
Potentissimo sovrano, non avete ragione di considerare sospetta la mia amicizia. Non fui mai, né mai sarò, sleale.

RE RICCARDO
Va, allora, e raduna uomini... ma lasciati dietro tuo figlio George Stanley. Bada che il tuo cuore stia saldo, altrimenti la sicurezza della sua testa è assai precaria.

STANLEY
Trattatelo come io mi dimostrerò fedele a voi.

Esce.
Entra un messo. 

MESSO
Grazioso Sire, in questo momento nel Devonshire, son bene informato da amici, Sir Edward Courtney e l'altezzoso prelato il vescovo di Exeter, suo fratello maggiore, sono in armi, insieme a molti altri confederati.

Entra un altro messo.

SECONDO MESSO
Mio sovrano, nel Kent, i Guilford sono in armi e, ogni ora, si accalcano a gara nel campo dei ribelli, altri partigiani e le loro forze s'accrescono.

Entra un altro messo.

TERZO MESSO
Monsignore, l'esercito del grande Buckingham...

RE RICCARDO
Via, gufi! Nient'altro che annunci di morte?
Lo percuote.
Ecco, prenditi questo, finché non mi porterai notizie migliori.

TERZO MESSO
La notizia che devo dare a vostra Maestà è che l'esercito di Buckingham è stato disperso e sparpagliato da improvvisi diluvi e inondazioni, ed egli stesso s'aggira solo e ramingo, nessuno sa dove.
 
RE RICCARDO
Ti chiedo scusa; eccoti la mia borsa, per curarti di quella percossa. Qualche amico preveggente ha proclamato una mercede a chi arresti il traditore?

TERZO MESSO
Il proclama è stato bandito, monsignore.

Entra un altro messo.

QUARTO MESSO
Sir Thomas Lovell e il marchese di Dorset, si dice, mio sovrano, che siano in armi nello Yorkshire; ma porto a vostra Altezza questa buona notizia consolante: la flotta bretone è sbandata dalla tempesta.
Richmond, nel Devonshire, mandò a riva una barca per domandare a quelli che stavano sulla spiaggia se erano o no suoi sostenitori.
Ed essi gli risposero che venivano da parte di Buckingham per la sua causa. Al che egli, diffidando, levò le vele e fece di nuovo rotta per la Bretagna.

RE RICCARDO
In marcia, in marcia; giacché siamo in armi, se non per batterci contro nemici stranieri almeno per schiacciare questi ribelli nostrani.

Entra Catesby.

CATESBY
Mio sovrano, il duca di Buckingham è stato preso: questa è la notizia migliore. Che il conte di Richmond è sbarcato a Milford con un potente esercito è un annuncio meno confortante, eppure lo si deve dare.

RE RICCARDO
In marcia verso Salisbury! Mentre qui discutiamo, potrebbe esser vinta o persa una magnifica battaglia.
Qualcuno provveda a che Buckingham sia tradotto a Salisbury; gli altri marcino con me.

Squillo di trombe.
Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quarto - scena quinta

 

Entrano Stanley, conte di Derby e Sir Christopher Urswick.

STANLEY
Sir Christopher, dite questo a Richmond, da parte mia: che nel brago del ferocissimo cinghiale mio figlio Giorgio è chiuso ad ingrassare; se mi rivolto, la testa del mio giovane Giorgio parte; questo timore mi trattiene dal fornirgli aiuti immediati.
Vattene, perciò; salutami il tuo signore; digli insieme che la regina ha consentito di cuore al suo sposalizio con sua figlia Elizabeth. Ma dimmi, dove si trova adesso il principe di Richmond?

CHRISTOPHER
A Pembroke, o a Ha'rfordwest, nel Galles.

STANLEY
Quali persone conosciute fanno capo a lui?

CHRISTOPHER
Sir Walter Herbert, famoso soldato,
Sir Gilbert Talbot, Sir William Stanley,
Oxford, il formidabile Pembroke, Sir James Blunt,
e Rice ap Thomas, con una squadra di valorosi,
e molti altri di gran nome e merito;
e verso Londra essi dirigono le loro forze, a meno che non siano, strada facendo, impegnati in combattimento.

STANLEY
Bene, affrettati dal tuo signore; gli bacio la mano. La mia lettera lo sincererà sulle mie intenzioni. Addio.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quinto - scena prima

 

Entra uno sceriffo con Alabardieri, e Buckingham condotto al patibolo.

BUCKINGHAM
Dunque, re Riccardo si rifiuta di lasciare che gli parli?

SCERIFFO
È così, mio buon signore; perciò abbiate pazienza.

BUCKINGHAM
Hastings e voi, figli di Edoardo, voi Grey e Rivers, e tu, santo re Enrico e il tuo diletto figlio Edward, tu, Vaughan, e tutti coloro che sono periti per occulta, corrotta e nefanda iniquità - se l'anime vostre, corrucciate e inquiete osservano dal cielo l'ora presente, irridete, per vendetta, alla mia rovina. Amico, oggi è il giorno dei Morti, non è vero?

SCERIFFO
Sì.

BUCKINGHAM
Ebbene, il giorno dei Morti è dunque il giorno del giudizio del mio corpo. Questo è il giorno che, mentre era ancora in vita Edoardo, m'augurai d'aver in sorte quando fossi venuto meno alla fede data ai suoi figli e ai congiunti di sua moglie. Questo è il giorno che auspicai a me stesso, augurandomi che mi tradisse l'amico di cui più mi fidavo. Questo, questo giorno dei Morti, per l'anima mia atterrita è il termine prestabilito delle mie iniquità. Quel supremo Onniveggente di cui mi feci beffe m'ha ritorto sul capo la mia falsa invocazione e m'ha dato sul serio ciò ch'io chiesi per burla. Così egli costrinse le spade dei malvagi a rivolger le loro punte contro il petto di chi l'impugna. Così la maledizione di Margherita piomba pesante sul mio collo: «Quando egli», disse, «ti spezzerà il cuore dal dolore, ricordati di Margherita che te l'aveva vaticinato!»Andiamo, guardie, menatemi al ceppo della vergogna; al delitto non tocca che il delitto, e all'infamia l'infamia.

 

Esce con le guardie.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quinto - scena seconda

 

Entrano Richmond, Oxford, Blunt, Herbert ed altri, con tamburi e bandiere.

RICHMOND
Compagni d'arme ed amici fedelissimi feriti dal giogo della tirannia, fin qui abbiamo marciato inoltrandoci senza impedimenti nelle viscere del paese; e qui riceviamo dal nostro patrigno Stanley un messaggio di valido sostegno e di incoraggiamento. Lo sciagurato cinghiale, micidiale e usurpatore, che ha devastato i vostri campi e le vostre vigne feraci, tracanna come pastone il vostro sangue caldo e insedia il suo truogolo nei vostri petti dilaniati - questo immondo maiale si trova in questo momento, a quanto apprendiamo, al centro di quest'isola, presso la città di Leicester. Da qui, Tamworth, a lì c'è soltanto un giorno di marcia.
Nel nome di Dio, avanziamo animosamente, amici coraggiosi, a mietere il raccolto d'una pace permanente, con quest'unica sanguinosa prova di crudele guerra.

OXFORD
La coscienza di ciascuno di noi vale mille uomini, per combattere contro questo infame assassino.

HERBERT
Non dubito che i suoi amici passeranno dalla nostra parte.

BLUNT
Egli non ha amici all'infuori di chi lo è per paura, e che l'abbandonerà nel suo estremo bisogno.

RICHMOND
Tutto gioca a nostro favore; marciamo, dunque, in nome di Dio.
La speranza verace è rapida e vola con ali di rondine: tramuta in numi i re ed in re gli esseri più modesti.

 

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quinto - scena terza

 

Entra re Riccardo in armi, con Norfolk, Ratcliffe e il conte di Surrey, con altri.

RE RICCARDO
Qui, piantate la nostra tenda proprio qui, sul campo di Bosworth.

La tenda di Riccardo è rizzata su un lato della scena.

Monsignore di Surrey, perché avete un'aria così grave?

SURREY
Il mio cuore è dieci volte più lieve del mio aspetto.

RE RICCARDO
Monsignore di Norfolk.

NORFOLK
Eccomi, graziosissimo sire.

RE RICCARDO
Norfolk, voleranno botte, eh, non è vero?

NORFOLK
Ne daremo e ne prenderemo, mio amato signore.

RE RICCARDO
Tirate su la mia tenda! Stanotte mi coricherò qui...
Ma dove, domani? Be', è tutt'uno, quanto a questo. Chi ha avvistato quanti sono i traditori?

NORFOLK
Sei o sette mila al massimo, saranno le loro forze.

RE RICCARDO
Ebbene, il nostro schieramento è tre volte quel numero!
Inoltre, il nome del re è una colonna di forza che manca a quelli della fazione avversa.
Su con la tenda! Andiamo, nobili amici, ispezioniamo il terreno per una posizione vantaggiosa; chiamate uomini esperti che ci diano i loro lumi; non trascuriamo la disciplina e non attardiamoci in rinvii, giacché domani, signori, ci sarà un bel da fare! La tenda è ormai pronta.

Escono da una porta.
Entrano da un'altra porta Richmond, Sir William Brandon, Oxford e Herbert Blunt ed altri, che rizzano la tenda di Richmond dall'altro lato del palcoscenico.

RICHMOND
Il sole affaticato ha avuto un tramonto d'oro e, con la scia luminosa del suo carro infocato, dà pegno d'una bella giornata, domani. Sir William Brandon, voi porterete il mio stendardo. Monsignore di Oxford, voi, Sir William Brandon, e voi, Sir Walter Herbert, restate con me; il conte di Pembroke rimane col suo reggimento... Caro capitano Blunt, portategli la mia buonanotte e per le due del mattino pregate il conte di venir nella mia tenda.
Ancora una cosa, mio buon capitano, fate per me: sapete dov'è acquartierato lord Stanley?

BLUNT
Se non mi sono sbagliato di grosso sulle sue insegne, come son sicuro di non aver fatto, il suo reggimento staziona almeno mezzo miglio a sud dell'esercito potente del re.

RICHMOND
Se è possibile, senza rischio, caro Blunt, trova qualche maniera conveniente per parlargli, e per dargli da parte mia questo messaggio indispensabile.

BLUNT
Monsignore, a costo della vita, m'incaricherò di ciò; perciò Dio vi conceda, stanotte, un tranquillo riposo.

RICHMOND
Buona notte, buon capitano Blunt.

 

Esce Blunt.
 

Portatemi un po' di inchiostro e di carta nella tenda; voglio tracciare una pianta del nostro schieramento; assegnare ad ogni comandante il suo incarico personale e distribuire in giusta proporzione le nostre modeste forze. Suvvia, signori: teniamo consiglio sul da fare di domani; entrate nella mia tenda; l'aria è cruda e pungente.

Richmond, Brandon, Oxford e Herbert si ritirano nella tenda.
Gli altri escono.
Entrano re Riccardo, Ratcliffe, Norfolk e Catesby con soldati del seguito.

RE RICCARDO
Che ora è?

CATESBY
È ora di cena, monsignore; sono le nove.

RE RICCARDO
Stasera non cenerò. Datemi carta e inchiostro.
Dunque, la visiera del mio elmo è stata aggiustata? Ed è stata messa nella tenda tutta la mia armatura?

CATESBY
Sì, mio sovrano, ogni cosa è pronta.

RE RICCARDO
Mio buon Norfolk, affrettati alla tua postazione; scegli sentinelle fidate e vigila attentamente.

NORFOLK
Vado, monsignore.

RE RICCARDO
Alzati con l'allodola domattina, nobile Norfolk.

NORFOLK
Non dubitate, monsignore.

Esce.

RE RICCARDO
Catesby!

CATESBY
Monsignore!

RE RICCARDO
Spedisci un araldo d'armi al reggimento di Stanley.
Digli che venga con le sue truppe prima della levata del sole, se non vuole che suo figlio George cada nella cieca caverna della notte eterna.

 

Esce Catesby.
 

Riempitemi una coppa di vino. Datemi una candela.
Sellate il bianco Surrey per la battaglia di domani; badate che le mie lance siano robuste e non troppo pesanti.
Ratcliffe!

RATCLIFFE
Monsignore!

RE RICCARDO
Hai visto il mesto lord Northumberland?

RATCLIFFE
Il conte di Surrey, Thomas, ed egli stesso, verso l'ora in cui si chiudono i polli, percorrevano l'esercito da schiera a schiera, incoraggiando i soldati.

RE RICCARDO
Bene, son soddisfatto. Dammi una coppa di vino. Non mi sento quella alacrità di spirito né quella gaiezza d'animo che mi era abituale. Mettila lì. Son pronti carta e inchiostro?

RATCLIFFE
Sì, monsignore.

RE RICCARDO
Di' alla guardia di vigilare; lasciatemi.
Ratcliffe, verso la mezza notte vieni nella mia tenda ed aiutami ad armarmi. Lasciatemi, dico.

Esce Ratcliffe.
Riccardo si ritira nella tenda.
I soldati del seguito montano di guardia.
Entra nella tenda di Richmond il conte di Derby, Stanley.

STANLEY
La fortuna e la vittoria si posino sul tuo elmo!

RICHMOND
Ogni conforto che la buia notte possa fornire accompagni la tua persona, mio nobile patrigno.
Dimmi, come sta la nostra affettuosa madre?

STANLEY
Ti benedico, per procura, a nome di tua madre, che prega costantemente per il bene di Richmond.
Tanto basti, di ciò. Le ore del silenzio scorrono furtive e la tenebra squamosa si dirada ad Oriente.
In breve, poiché il momento ce lo ingiunge, prepara le tue forze per domattina presto ed affida la tua fortuna all'arbitraggio di sanguinosi fendenti e della guerra dal volto letale. Io, come posso - ciò che vorrei, non posso - guadagnerò tempo nel modo più profittevole e t'aiuterò in questo incerto scontro d'armi. Ma non posso spingermi troppo dalla parte tua, per evitare che tuo fratello, il giovane George, sia giustiziato sotto gli occhi di suo padre.
Addio; la mancanza di agio e l'ora pericolosa troncano le formule cerimoniose dell'affetto e lo scambio disteso di dolci espressioni, su cui vorrebbero indugiare amici da tanto separati.
Dio ci conceda il tempo per questi riti d'amore. Di nuovo, addio: sii prode e buona fortuna.

RICHMOND
Gentili signori, riaccompagnatelo al suo reggimento.
Malgrado i pensieri preoccupanti, io mi sforzerò di appisolarmi, affinché il plumbeo sonno, domani non mi schiacci, proprio quando dovrei levarmi con ali vittoriose. Ancora una volta, buona notte, gentili nobili e signori. Escono Stanley, Brandon, Oxford e Herbert.
(S'inginocchia.) O tu, di cui mi considero qui capitano, contempla con occhio benevolo le mie forze; metti loro in mano i ferri contundenti della tua ira, che con grave colpo possano abbattersi sugli elmi usurpatori dei nostri avversari; fa di noi i ministri della tua punizione, sicché possiamo lodarti nella vittoria.
Affido a te la mia vigile anima prima di chiudere le finestre degli occhi: nel sonno e nella veglia, oh, difendimi, sempre!

S'alza, si ritira nella tenda e si corica. Dorme.
Entra lo spettro del giovane principe Edward, figlio d'Enrico VI.

SPETTRO DI EDWARD a re Riccardo
Possa io domani opprimere col mio peso la tua anima.
Pensa a come mi pugnalasti a Tewkesbury nel fior degli anni. Dispera, perciò e muori.
A Richmond Sta' di buon animo, Richmond, poiché le anime offese dei principi massacrati si battono per te.
La prole di re Enrico, Richmond ti fa coraggio.

Esce.
Entra lo spettro di re Enrico VI.

SPETTRO DI ENRICO a re Riccardo
Quando fui mortale, il mio lo crivellasti di fori letali. corpo consacrato Pensa alla Torre ed a me; dispera e muori;
A Richmond Virtuoso e santo, sii vincitore: Arrigo, che vaticinò che saresti stato re t'incoraggi, nel sonno.
Vivi e prospera.

Esce.
Entra lo spettro di Clarence.

SPETTRO DI CLARENCE a re Riccardo
Possa io opprimere col mio peso domani la tua anima...
Io che fui ucciso e immerso in vino disgustoso, il misero Clarence, tradito mortalmente dalla tua perfidia,
pensa domani a me nel combattimento e la tua spada cada col filo smussato; dispera e muori.
A Richmond Progenie della Casa di Lancaster, gli eredi oltraggiati di York pregano per te.
Angeli benefici proteggano le tue truppe; vivi e prospera.

Esce.
Entrano gli spettri di Rivers, Grey e Vaughan.


SPETTRO DI RIVERS a re Riccardo
Possa domani opprimere col mio peso la tua anima.
Sono Rivers che morì a Pomfret; dispera e muori.

SPETTRO DI GREY a re Riccardo
Pensa a Grey e l'anima tua disperi.

SPETTRO DI VAUGHAN a re Riccardo
Pensa a Vaughan e, per il terrore della tua colpa, lascia cader la lancia; dispera e muori.

TUTTI a Richmond
Svegliati e pensa che tutte l'iniquità commesse da Riccardo su noi graveranno sul suo petto e lo porteranno alla sconfitta: svegliati e vinci la giornata.

Escono.
Entra lo spettro di Hastings.

SPETTRO DI HASTINGS a re Riccardo
Sanguinario e criminale, svegliati dai tuoi delitti e finisci i tuoi giorni in una cruenta battaglia.

Pensa a lord Hastings, dispera e muori.
A Richmond Spirito tranquillo e sereno, svegliati, svegliati:
armati, combatti e vinci per la causa della bella Inghilterra.

Esce.
Entrano gli spettri dei due principini.

SPETTRI a re Riccardo
Sogna dei tuoi nipoti soffocati nella Torre:
che non si possa, Riccardo, pesare come piombo sul tuo petto
e schiacciarti nella rovina, nella vergogna e nella morte;
le anime dei tuoi nipoti ti ingiungono di disperare e morire.
A Richmond Dormi, Richmond, dormi in pace e svegliati nella gioia;
angeli benigni ti proteggano dagli attacchi del cinghiale.
Vivi e genera una stirpe felice di re; i figli sventurati di Edoardo ti incitano a prosperare.

Escono.
Entra lo spettro di lady Anne, sua moglie.

SPETTRO DI ANNE a re Riccardo
Riccardo, tua moglie, la sventurata Anne,
tua moglie che non ha dormito con te un'ora sola tranquilla,
adesso riempie d'angoscia il tuo sonno.
Domani in battaglia pensa a me e cada la tua spada dal filo smussato: dispera e muori.
A Richmond Anima tranquilla, dormi un sonno tranquillo; sogna il successo e una felice vittoria.
La moglie del tuo avversario prega per te.

Esce.
Entra lo spettro di Buckingham.

SPETTRO DI BUCKINGHAM a re Riccardo
Fui il primo ad aiutarti ad acquistare la corona.
Fui l'ultimo a subire la tua tirannia.
Oh, nel combattimento, pensa a Buckingham e muori nel terrore delle tue colpe.
Continua a sognare, sogna di azioni sanguinarie e di morte;
mancandoti il respiro, dispera; disperando, rendi lo spirito.
A Richmond Morii nella speranza, prima di poterti prestar aiuto;
ma fatti animo e non lasciarti sgomentare.
Dio e angeli benigni si battono a fianco di Richmond;
e Riccardo cada, al vertice del suo orgoglio.

Esce.
Riccardo si sveglia dal sogno con un sobbalzo.

RE RICCARDO
Datemi un altro cavallo! Fasciatemi le ferite!
Gesù, misericordia!.. Piano, non è stato che un sogno.
O coscienza vigliacca, come mi tormenti!
Le luci ardono azzurre; è mezzanotte fonda.
Fredde stille di spavento coprono la mia carne tremante.
Di che cosa ho paura? Di me stesso? Non c'è nessun altro presente.
Riccardo ama Riccardo, cioè, io sono ben io.
C'è forse un assassino qui? No. Sì, lo sono io!
Fuggi, allora. Come, da me stesso? Ne avrei una buona ragione, per non vendicarmi? Come, io di me stesso?
Ahimè, io amo me stesso. Perché? Per qualche bene ch'io abbia fatto a me stesso?
O no, ahimè, se mai odio me stesso, per le azioni odiose che ho commesso.
Sono uno scellerato... oppure mento, non lo sono!
Sciocco, parla bene di te stesso! Sciocco, non ti lusingare.
La mia coscienza ha mille lingue diverse,
ciascuna delle quali racconta una diversa storia ed ogni storia mi condanna come scellerato:
spergiuro, spergiuro, al massimo grado;
assassino, feroce assassino, al grado più atroce;
tutte le diverse colpe, commesse tutte in ogni grado, s'accalcano alla sbarra, gridando tutte:
«Colpevole, colpevole!»
Finirò disperato. Non c'è creatura che m'ami,
e, se muoio, nessuna anima avrà pietà di me...
E perché dovrebbe, dato che io stesso non trovo in me pietà alcuna verso me stesso?
M'è parso che tutte l'anime di quelli che ho trucidato venissero alla mia tenda, ed ognuna minacciasse per domani vendetta sulla testa di Riccardo.

Entra Ratcliffe.

RATCLIFFE
Monsignore!

RE RICCARDO
Per le piaghe di Dio! Chi è là?

RATCLIFFE
Ratcliffe, mio signore, sono io. Il mattiniero gallo del villaggio ha già due volte salutato l'alba.
I vostri amici sono in piedi ed indossano le armature.

RE RICCARDO
O Ratcliffe, ho fatto un sogno spaventoso! Che credi... rimarranno tutti fedeli i nostri amici?

RATCLIFFE
Senza dubbio, mio signore.

RE RICCARDO
O Ratcliffe, ho paura, ho paura!

RATCLIFFE
No, mio buon signore, non abbiate paura delle ombre!

RE RICCARDO
Per l'apostolo Paolo, delle ombre stanotte hanno suscitato più terrore nell'anima di Riccardo di quanto possa farlo la realtà di diecimila fanti armati di tutto punto e guidati da quella nullità di Richmond.
Non è ancora giorno; andiamo, vieni con me; starò a origliare facendo il giro delle nostre tende, per vedere se qualcuno si prepara ad abbandonarmi.

Escono Riccardo e Ratcliffe.
Entrano i Nobili da Richmond seduto nella sua tenda.


NOBILI
Buon giorno, Richmond.

RICHMOND
Vi chiedo scusa, nobili Pari e vigili gentiluomini, che abbiate qui sorpreso un pigro dormiglione.

PRIMO NOBILE
Come avete dormito, monsignore?

RICHMOND
Dal momento che mi lasciaste, signori miei, ho avuto il sonno più dolce e i sogni di più buon augurio che abbiano mai visitato una testa assopita.
M'è parso che le anime dei corpi assassinati da Riccardo venissero nella mia tenda e cantassero vittoria. V'assicuro che il mio spirito esulta al ricordo d'un sogno così bello. Signori, a che punto del mattino siamo?

PRIMO NOBILE
Sono quasi le quattro.

RICHMOND
È dunque ora d'armarsi e di emanare gli ordini.

Esce dalla tenda.

La sua orazione ai soldati.
Oltre a ciò che ho detto, miei fedeli compatrioti, la ristrettezza e la tirannia del tempo mi vietano d'indugiare. Tuttavia, ricordatevi di questo: Dio e la nostra giusta causa combattono al nostro fianco;
ci si ergono di fronte, come sublimi baluardi, le preghiere di santi in cielo e di anime offese.
Tranne Riccardo, quelli contro cui ci battiamo preferirebbero che vincessimo noi piuttosto che il loro condottiero.
Poiché chi è colui che essi seguono? In realtà, signori, un tiranno e un assassino sanguinario, uno allevato nel sangue e nel sangue insediato al trono; uno che s'è creato sostegni per impadronirsi di ciò che possiede e che ha massacrato quelli che sono stati sostegni alla sua conquista.
Un'ignobile, immonda pietra, resa preziosa soltanto dal castone del trono d'Inghilterra su cui è iniquamente salito; uno che è sempre stato nemico di Dio. Allora, se combattete contro il nemico di Dio è giusto che Dio vi protegga come suoi soldati; se ora sudate per abbattere un tiranno, dormirete in pace, una volta ucciso il tiranno; se vi battete in difesa delle vostre mogli, le vostre mogli vi accoglieranno a casa come vincitori; se liberate i vostri figli dalla spada, i figli dei vostri figli vi compenseranno nella vecchiaia.
Dunque, nel nome di Dio e di tutti questi diritti, alzate le vostre bandiere, sguainate, pronte, le spade!
Quanto a me, il riscatto della mia audace impresa sarà il mio freddo cadavere sulla fredda faccia della terra; ma se la fortuna m'arride, degli acquisti della mia impresa avrà parte l'ultimo fra voi.
Tamburi e trombe, sonate arditi e lieti!
Dio e San Giorgio! Richmond e vittoria!

Escono Richmond e seguaci.
Entra re Riccardo, Ratcliffe e soldati.

RE RICCARDO
Che cosa ha detto di Richmond Northumberland?

RATCLIFFE
Che non è stato mai istruito nelle armi.

RE RICCARDO
Ha detto la verità. E allora che ha detto Surrey?

RATCLIFFE
Ha sorriso ed ha detto: «Tanto meglio per il nostro scopo».

RE RICCARDO
Aveva ragione, ed infatti è così.

Batte l'orologio.

Contate l'ore dell'orologio! Dammi un almanacco.
Chi ha visto il sole, oggi?

RATCLIFFE
Io no, monsignore.

RE RICCARDO
Allora, non si degna di splendere, giacché, secondo il libro, avrebbe dovuto brillare da un'ora, a oriente. Sarà per qualcuno una giornata nera.
Ratcliffe!

RATCLIFFE
Monsignore?

RE RICCARDO
Il sole oggi non si fa vedere!
Il cielo guarda imbronciato e buio il nostro esercito: vorrei che queste lacrime di rugiada scomparissero dal suolo. Non splende, oggi? Ebbene, che importa a me più che a Richmond? Visto che lo stesso cielo accigliato su me, guarda con occhio triste anche lui.

Entra Norfolk.

NORFOLK
Armatevi, armatevi, monsignore; il nemico irrompe sul campo.

RE RICCARDO
Avanti, avanti, presto! Mettete la gualdrappa al mio cavallo.
Mandate a chiamare lord Stanley; ordinategli d'accostarsi con le sue forze.
Io guiderò i miei soldati alla pianura, e questa sarà la formazione delle truppe: l'avanguardia si disporrà tutta per il lungo, composta in parti uguali di cavalleria e di fanteria; gli arcieri saranno collocati al centro.
John, duca di Norfolk e Thomas, conte di Surrey, saranno a capo di questa fanteria e cavalleria; ad esse, sotto la loro direzione, seguiremo noi col grosso delle forze, appoggiati, d'ambedue i lati, alle ali, dalla nostra cavalleria scelta. Così sia, e San Giorgio ci assista. Che ne pensi, Norfolk?

NORFOLK
Ottimo piano, mio bellicoso sovrano.

Gli mostra un foglio.

Questo l'ho trovato stamane nella mia tenda.

RE RICCARDO Legge
«Gianni di Norfolk, non far tanto il dritto,
ché il tuo padron Riccardo è bello che fritto.»

È un'invenzione del nemico.
Andate, signori, ciascuno al suo incarico!
I nostri spiriti non siano atterriti da sogni pettegoli: la coscienza non è altro che una parola usata dai vigliacchi ed inventata in origine per tener in soggezione i forti.
Le nostre armi possenti siano la nostra coscienza, le spade la nostra legge. In marcia! Coraggiosamente uniti!
Avanziamo nel fitto della mischia se non per il cielo, allora, tenendoci per mano, per l'inferno!

La sua orazione all'esercito.
Che altro debbo dire, dopo quanto ho già dichiarato?
Rammentate con chi avete a che fare: una masnada di vagabondi, birbanti e transfughi, una schiuma di Bretoni e di vili contadini parassiti che il loro paese straziato vomita per avventure temerarie e sicura distruzione.
A voi che dormite in pace, essi recano scompiglio; voi possedete terre e siete allietati da belle mogli, e costoro vorrebbero espropriarvi delle une e stuprare le altre.
E chi è che li guida se non un figuro spregevole, mantenuto a lungo in Bretagna a spese di nostro fratello? Uno smidollato! Uno che mai in vita sua ha provato tanto freddo quanto i suoi scarponi da neve.
Ricacciamo questi sbandati a frustate di là dal mare, spazziamo via a nerbate questi straccioni arroganti di Francia, questi accattoni, affamati, stanchi di vivere - che, non fosse stato il sogno di questa impresa insensata, si sarebbero impiccati, miseri ratti, per mancanza di mezzi.
Se dobbiamo esser vinti, ci vincano degli uomini!
E non questi bastardi bretoni, che i nostri padri hanno battuto sulla loro stessa terra, pestato e tartassato, lasciandoli nella storia eredi della vergogna.
Dovranno costoro godersi le nostre terre? Giacere con le nostre spose?
Violentare le nostre figlie?

Tamburo in lontananza.

Udite, sento i loro tamburi Combattete, signori d'Inghilterra! Combattete, arditi cavalieri!
Tendete, arcieri, tendete i vostri archi alla cocca!
Spronate a fondo i vostri superbi cavalli, sino a farli sanguinare!
Spaurite il cielo con le vostre lance spezzate!

Entra un messo.

Che dice lord Stanley? Vuole o no portarmi le sue truppe?

MESSO
Monsignore, egli si rifiuta di venire.

RE RICCARDO
Si mozzi il capo al figlio George!

NORFOLK
Monsignore, il nemico ha superato la palude!
George Stanley muoia dopo la battaglia!

RE RICCARDO
Mille cuori mi pulsano forti nel petto.
Avanzino gli stendardi! Date addosso ai nemici!
Il nostro antico grido di guerra, «bel San Giorgio», ci ispiri il furore di draghi infocati!
Addosso! La vittoria è posata sui nostri elmi.

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quinto - scena quarta

 

Clamori marziali. Scorrerie. Entrano Norfolk e soldati, poi dall'altra porta Catesby.

CATESBY
Soccorso! Monsignore di Norfolk, soccorso, soccorso!
Il re fa prodigi sovrumani, sfidando ad oltranza ogni avversario.
Gli hanno ucciso il cavallo, ed egli si batte a piedi, cercando Richmond nella gola della morte.
Soccorso, nobile signore, o la giornata è persa.

Escono Norfolk e soldati.
Allarmi.
Entra re Riccardo.

RE RICCARDO
Un cavallo un cavallo! il mio regno per un cavallo!

CATESBY
Ritiratevi, monsignore; v'aiuterò io a trovar un cavallo!

RE RICCARDO
Vigliacco! Ho puntato la mia vita su una giocata, e accetterò il rischio del dado.
Credo che ci siano sei Richmond sul campo: cinque ne ho uccisi oggi, invece di lui.
Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!

Escono.

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Riccardo Terzo - 1591/1594

atto quinto - scena quinta

 

Clamori.
Entrano re Riccardo e Richmond; si battono.
Riccardo rimane ucciso;
è suonata la ritirata esce Richmond;
il corpo di Riccardo è portato via.
Fanfara.
Entrano Richmond, Stanley conte di Derby, con la corona in mano, assieme ad altri nobili e soldati.

RICHMOND
Dio e le nostre armi siano lodati, amici vittoriosi: la giornata è nostra; il cane sanguinario è morto.

STANLEY
Prode Richmond, hai bene assolto il tuo compito!
presentandogli la corona Ecco qui, questa corona regale, da troppo tempo usurpata, ho strappato dalle tempie esanimi di questo infame scellerato, per ornare la tua fronte. Portala, godine e fanne gran conto.

RICHMOND
Gran Dio del Cielo, di Amen a tutto questo!
Ma, ditemi, è ancora in vita il giovane Stanley?

STANLEY
Sì, monsignore, e al sicuro nella città di Leicester, dove, se vi piace, possiamo ora ritirarci.

RICHMOND
Quali combattenti di fama sono caduti dalle due parti?

STANLEY
John, duca di Norfolk, Walter, lord Ferrers; Sir Robert Brakenbury e Sir William Brandon.

RICHMOND
Dategli la sepoltura che spetta alla loro nascita.
Proclamate un indulto ai disertori che torneranno sotto la nostra autorità.
E poi, come abbiamo solennemente giurato, uniremo la rosa bianca e la rossa.
Sorridi, cielo, a questa leggiadra congiunzione, dopo aver mirato per tanto tempo accigliato le loro ostilità.
C'è qualche traditore che m'ascolta e non dice Amen?
L'Inghilterra è stata a lungo dissennata ed ha infierito contro se stessa: il fratello ha versato ciecamente il sangue del fratello; il padre ha insensatamente massacrato il proprio figlio; il figlio è stato costretto a farsi macellaio del padre.
Tutto questo divise York e Lancatser - divisi nella loro crudele rivalità. - Oh, adesso, Richmond ed Elizabeth, entrambi autentici successori di ciascuna delle Case reali, si congiungano per fausto decreto di Dio, e i loro eredi, Dio, se tale è il tuo volere, arricchiscano l'avvenire con la pace dal volto disteso, con ridente abbondanza e giorni radiosi di prosperità.
Grazioso Signore, spunta il ferro dei traditori che vorrebbero far tornare questi giorni cruenti e far piangere torrenti di sangue alla misera Inghilterra.
Quanti vorrebbero dilaniare col tradimento la pace di questa terra leggiadra, possano non vivere sì da gustarne i frutti futuri.
Ora le ferite domestiche sono chiuse; torna a vivere la pace.
Che possa qui vivere a lungo, Dio dica Amen.

Escono.

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