William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

 

Re Giovanni

(“The Life and Death of King John” - 1590 - 1597)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

Introduzione

 

Dramma la cui vicenda storica risale agli inizi del Duecento, "Re Giovanni" appare fortemente segnato da un senso di irrisolta ambiguità. Singolarmente teso e asciutto nella compatta brevità della struttura, nella scelta di un linguaggio 'quotidiano' di stupefacente immediatezza, il dramma sembra proiettare sull'intera vicenda le tortuose incertezze della figura del re, in un'atmosfera inquieta di incompletezza, di intenzioni contraddette, di azioni che non sanno mai divenire pienamente tali, di realtà che inesorabilmente muta se stessa, a cui non sfugge a tratti lo stesso Bastardo di Faulconbridge, antesignano dell'immagine dell'eroe trionfante, Enrico V, sorta di metafora della virtus della nazione inglese. Tra i due poli opposti e contraddittori del re e del Bastardo, in un'opera che, forse più delle altre Storie inglesi, esprime il dramma collettivo della storia in termini di tragedie individuali dei personaggi, l'unità della vicenda è affidata a una lineare immagine di giovinezza, il principe Arturo, vittima innocente degli intrighi e delle incertezze dei potenti asserviti alla "molla dell'universo", l'Interesse, causa inconsapevole della rovina del re.

 

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Riassunto

 

da Wikipedia

 

In Inghilterra Re Giovanni governa da tempo, un giorno riceve un'ambasceria dalla Francia, mandata da Filippo Re di Francia, che gli chiede di cedere il trono al di lui giovane nipote Arturo. Tuttavia Giovanni non accetta la perentoria richiesta di Filippo e si prepara alla guerra per sostenere il suo trono. Nella stessa scena interviene il diverbio tra due gentiluomini che si contendono un'eredità: Roberto di Falconbridge e suo fratello Filippo, spogliato dei beni perché ritenuto figlio illegittimo di Riccardo Cuordileone, fratello di Giovanni e precedente Re. La figura fisica di Filippo ricorda molto quella del Cuordileone, mentre il testamento del defunto Sir Roberto disconosce Filippo adducendo a motivo proprio il concepimento avvenuto da parte di Riccardo mentre lui era in servizio d'ambasceria in Germania. Allora interviene la regina madre Eleonora che, riconoscendolo come nipote grazie alla forte somiglianza nel fisico e nella voce, suggerisce a Filippo di cedere le terre di Falconbridge in cambio di un cavalierato, mutuare il proprio nome in quello del padre biologico, Riccardo Plantageneto, ed accompagnare lei e lo zio nella guerra francese.
Intanto i francesi, capeggiati da Re Filippo, assediano a città inglese di Angiers e dichiarando che la lasceranno solo con l'ascesa al trono del principe Arturo. Purtroppo non c'è molto da fare perché i francesi sono alleati anche con gli austriaci che credono di aver assassinato Re Riccardo.
Nel frattempo Eleonora raggiunge Costanza, la madre di Arturo per rovesciare Giovanni, ma questi assieme a Riccardo le scopre e le punisce severamente. Inoltre affermano che il futuro re sarà solo un uomo molto saggio, chiunque sia.
Infatti il piano di Riccardo e Giovanni è semplice: lasciare Angiers al suo destino e unire con un matrimonio Francia e Inghilterra: Delfino, figlio di Filippo con Bianca, nipote di Giovanni. Il tutto si svolge sotto lo sguardo corrucciato di Regina Costanza che teme per la vita di Arturo.
Per le nozze viene scelto da Roma il Cardinal Pandolfo il quale prima della cerimonia deve pretendere le scuse di Filippo per una vecchia mancanza di rispetto al papa. Questi rifiuta e allora viene scomunicato; ma le nozze si celebrano comunque. Ma in segreto Pandolfo sostiene un altro pretendente per il trono: un certo Luigi. Finalmente i progetti di Giovanni e Riccardo possono compiersi definitivamente con le riprese della guerra; infatti Riccardo combatte e sconfigge l'Austria per vendicare il padre, Arturo viene catturato dagli inglesi dopo un sanguinoso assedio ad Angiers e la sua protettrice Eleonora viene tolta di mezzo per sempre. Ora Giovanni ordina che il nipote venga ucciso immediatamente, mentre il Cardinal Pandolfo incita Luigi a invadere l'Inghilterra. Come sicario viene scelto Uberto che però non se la sente di uccidere un suo pari e propone a Giovanni di riscattarlo. Egli accetta a malincuore, ma intanto giunge una notizia della falsa morte del nipote. Tutta l'Inghilterra è in subbuglio fino a quando l'equivoco non è chiarito.
Purtroppo pochi mesi dopo Arturo muore veramente, nel tentativo di fuggire dalla prigione ov'era rinchiuso e i nobili inglesi insorgono contro Giovanni, credendolo il capo dei congiurati. Giovanni ora ripone completamente la sua fiducia in Pandolfo, che è segretamente in accordo coi francesi, e in Riccardo che continua a servire fedelmente lo zio. Poco tempo dopo una spedizione inglese capeggiata dal Bastardo marcia verso la Francia, che risponde con una controffensiva guidata da Luigi. Lo scontro è cruentissimo e con massicce perdite. Alla fine gli inglesi sono costretti a ripiegare ma i ribelli ritornano di nuovo sotto la protezione di Re Giovanni. Infine un monaco della corte inglese avvelena Re Giovanni e il Bastardo Riccardo si ritrova solo ad affrontare i francesi e Luigi. Tuttavia prima di un nuovo scontro giunge il Cardinal Pandolfo con un trattato di pace, annunciando che gli inglesi avrebbero riposto fedeltà solo sul figlio di Giovanni, Enrico, fino a quel momento tenuto nascosto a tutti.
Allora Riccardo commenta che la giusta linea di successione è così ristabilita e che nulla potrà mai causar danno all'Inghilterra se questa rimane fedele a se stessa.

 

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Re Giovanni

(“The Life and Death of King John” - 1590 - 1597)

 

 

Personaggi

 

RE GIOVANNI

IL PRINCIPE ENRICO, figlio del Re
ARTHUR, Duca di Bretagna, nipote del Re

IL CONTE DI SALISBURY
IL CONTE DI PEMBROKE
IL CONTE DI ESSEX
LORD BIGOT

ROBERT FAULCONBRIDGE, figlio di Sir Robert Faulconbridge

LADY FAULCONBRIDGE, vedova di Sir  Faulconbridge
PHILIP, il Bastardo, suo fratellastro

HUBERT, un cittadino di Angers
JAMES GURNEY, servitore di Lady Faulconbridge

PETER da Pomfret, un profeta
FILIPPO, Re di Francia

LUIGI, il Delfino
LIMOGES, Duca d'Austria
MELUN, nobile francese

CHATILLON, ambasciatore francese presso Re Giovanni
IL CARDINALE PANDOLFO, legato pontificio
LA REGINA ELEONORA, madre di Re Giovanni

CONSTANCE, madre di Arthur
BIANCA di Spagna, nipote di Re Giovanni

Nobili, sceriffi, araldi, ufficiali,

soldati, messaggeri, e altri del seguito

Scena: parte in Inghilterra e parte in Francia.

 

 

atto primo - scena unica

 

La corte d'Inghilterra.
Entrano Re Giovanni, la Regina Eleonora, Pembroke, Essex, Salisbury, e altri del seguito, con loro Chatillon di Francia.

 

RE GIOVANNI
Adesso parla, Chatillon, cosa vuole da noi il Re di Francia?

CHATILLON
Così, dopo i saluti, parla il Re di Francia nella mia persona, alla maestà, alla illegittima maestà d'Inghilterra, qui presente.

ELEONORA
Uno strano inizio: "illegittima maestà"!

RE GIOVANNI
Silenzio, buona madre; ascoltate l'ambasceria.

CHATILLON
Filippo di Francia, con buon diritto e a giusto sostegno di Arthur Plantageneto, figlio del tuo defunto fratello Geoffrey, avanza le sue più che legittime pretese su questa bella isola e i suoi dominii; reclama l'Irlanda, Poitiers, Angiò, la Turenna e il Maine, e ti invita a deporre la spada, che illegittimamente governa questi vari possedimenti, e a consegnarli nelle mani del giovane Arthur, tuo nipote e legittimo sovrano.

 

RE GIOVANNI
Che accadrebbe in caso d'un nostro rifiuto?

CHATILLON
L'irresistibile peso d'una guerra crudele e sanguinosa che farà valere con forza quei diritti con la forza negati.

RE GIOVANNI
Abbiamo qui guerra per guerra, sangue per sangue, violenza per violenza: rispondi così al Re di Francia.

CHATILLON
Accogli allora dalla mia bocca la sfida del mio Re: questo è il limite estremo del mio mandato.

RE GIOVANNI
Tu portagli la mia, e vattene in pace. Ma sii come un lampo agli occhi della Francia, perché, prima che tu possa annunciarmi, sarò già lì: lo proclamerà il fragore dei miei cannoni. Va', dunque! Sii tu la tromba della nostra ira e il funebre presagio della vostra disfatta. Sia scortato con tutti gli onori: Pembroke, occupatene tu. Addio, Chatillon.


Escono Chatillon e Pembroke.

 

ELEONORA
E dunque, figlio mio, non ti ho sempre detto che l'ambiziosa Constance non si sarebbe mai quietata prima d'aver acceso la Francia e il mondo intero per i diritti e la causa di suo figlio? Si sarebbe potuto prevenire tutto questo, trovare un accordo con semplici e amichevoli colloqui su ciò che ora deve essere deciso con esiti sanguinosi e terribili dallo scontro di due regni.

RE GIOVANNI
Un saldo possesso e il diritto stanno con noi.

ELEONORA
Il possesso molto più del diritto, altrimenti non andrebbero bene le cose per te e per me: questo è quello che la mia coscienza sussurra nel tuo orecchio e che nessuno tranne me, te e il cielo dovrà mai sentire.

Entra uno Sceriffo.

ESSEX
Mio signore, c'è qui la più strana delle controversie che io abbia mai udito, giunta dalla provincia per essere giudicata da voi: faccio entrare gli uomini?

RE GIOVANNI
Fateli venire avanti.

 

Esce lo Sceriffo.


Saranno le abbazie e i monasteri a pagare le spese di quest'emergenza.


Entrano Robert Faulconbridge e Philip, suo fratello bastardo.
 

Chi siete voi?

BASTARDO
Io sono un vostro fedele suddito, un gentiluomo, nato nel Northamptonshire, e primogenito, credo, di Robert Faulconbridge, un soldato che la mano dispensatrice d'onore di Cuor di Leone fece cavaliere sul campo.

RE GIOVANNI
E tu chi sei?

ROBERT
Il figlio e l'erede di quel medesimo Faulconbridge.

RE GIOVANNI
Lui è il primogenito e tu sei l'erede? Non siete nati dalla stessa madre, allora.

BASTARDO
Certissimamente dalla stessa madre, potente sovrano; è un fatto ben noto; e, io credo, anche da un solo padre: ma per esser certi di questa verità, vi rimando al cielo e a mia madre: io ho i miei dubbi, come possono averli tutti i figli dell'uomo.

ELEONORA
Vergognati, villano! tu svergogni tua madre e ferisci il suo onore con questi tuoi dubbi.

BASTARDO
Io, signora? no, non ho motivo per farlo; è la tesi di mio fratello questa, non la mia; e se riesce a provarla, mi spazza via almeno cinquecento belle sterline l'anno, lui: voglia il cielo che l'onore di mia madre sia salvo, e anche le mie terre!

RE GIOVANNI
Un tipo tosto! E perché lui, che è secondogenito, reclama la tua eredità?

BASTARDO
Non so il perché - certo per avere la terra - una volta mi ha accusato d'essere un bastardo: se son stato concepito legalmente o no, ripeto, lascio a mia madre la risposta; ma che sia stato ben concepito, maestà - riposino in pace le ossa di chi se n'è preso la briga! - lo potete giudicare voi stesso paragonando le nostre facce. Se il vecchio Sir Robert ci ha generati entrambi, se lui è stato il nostro padre, e questo figlio gli assomiglia, oh, vecchio Sir Robert, padre mio, in ginocchio ringrazio il cielo di non assomigliarti!

RE GIOVANNI
Eh, che mattacchione ci ha mandato qui il cielo!

ELEONORA
Ha qualcosa del volto di Cuor di Leone, e anche il modo di parlare lo ricorda. Non leggi qualche carattere di mio figlio nella composizione generosa di quest'uomo?


RE GIOVANNI
Il mio occhio ha esaminato con attenzione tutte le sue parti, e l'ha trovato un perfetto Riccardo. Voi, signore, parlate, cosa vi spinge a reclamare le terre di vostro fratello?

BASTARDO
Tutto perché di profilo assomiglia a mio padre! E con quella mezza faccia vorrebbe portarsi via tutta la terra: un mezzo soldo per cinquecento sterline l'anno!

ROBERT
Mia graziosa maestà, quando mio padre viveva, vostro fratello si servì ampiamente di lui...

BASTARDO
Beh, signore, questo non vi basterà per avere la mia terra, dovreste se mai raccontare come si servì di mia madre.

ROBERT
... e lo mandò, una volta, come ambasciatore in Germania, per trattare con l'Imperatore importantissimi affari di quel momento. Il Re approfittò di quell'assenza, prese dimora in casa di mio padre, e lì, ho vergogna a dirvi come, ebbe a imporsi; ma la verità è la verità: vaste distese di mari e spiagge dividevano mio padre da mia madre, come ho sentito dire da mio padre stesso, quando questo allegro gentiluomo fu concepito. Sul letto di morte, e per testamento, mio padre mi lasciò le terre, e fino in punto di morte giurò che questo frutto di mia madre non era suo, e che se lo fosse stato sarebbe venuto al mondo prematuro di ben quattordici settimane. E allora, mio buon sovrano, fate che io abbia ciò che è mio, le terre di mio padre, secondo le ultime volontà di mio padre.

RE GIOVANNI
Signore mio, vostro fratello è legittimo; la moglie di vostro padre l'ha partorito dopo il matrimonio, e se si è comportata male, peggio per lei; è il rischio che corrono tutti gli uomini che prendono moglie. Ma ditemi, cosa sarebbe accaduto, se mio fratello, che, come voi avete detto, si è dato tanto da fare per generare questo figlio, l'avesse poi reclamato da vostro padre? In verità, buon amico, vostro padre avrebbe potuto tenersi questo vitellino, nato dalla sua vacca, in barba al mondo intero; in verità, avrebbe potuto farlo; così, fosse stato di mio fratello, mio fratello non avrebbe potuto reclamarlo, né vostro padre, pur non essendo suo, avrebbe potuto disconoscerlo: questo risolve la questione, il figlio di mia madre ha generato l'erede di vostro padre, e l'erede di vostro padre deve avere le terre di vostro padre.

 

ROBERT
L'ultima volontà di mio padre non vale dunque a diseredare quel figlio che non è suo?

BASTARDO
Vale tanto poco a diseredarmi, credo, quanto valse mio padre a generarmi.

 

ELEONORA
Preferiresti essere un Faulconbridge, e come tuo fratello goderti le tue terre, o essere noto come il figlio di Cuor di Leone, padrone solo di se stesso e senza terra?

BASTARDO
Signora, se mio fratello avesse le mie forme, e io le sue, e cioè quelle di Sir Robert, se le mie gambe fossero, come le sue, due frustini, e le mie braccia, come le sue, imbottite di pelle d'anguilla, se il mio viso fosse così scarno da non potermi infilare una rosa dietro l'orecchio senza che tutti mi gridassero dietro "Guarda, guarda, un fiorino che se ne va in giro!" e se oltre le sue forme ereditassi anche tutte le sue terre, oh, potessi non muovermi più di qui, se non sarei pronto a dar via tutto pur di riavere la mia faccia: non vorrei essere Sir Testina per niente al mondo.

ELEONORA
Mi piaci molto: non vuoi abbandonare il tuo stato, lasciare la terra a tuo fratello e seguirmi? Sono un soldato, adesso, diretto in Francia.

BASTARDO
Fratello, ti affido la mia terra, io mi affiderò alla sorte. La tua faccia t'ha reso cinquecento sterline l'anno, ma se la  mettessi in vendita a cinque pence,la troverebbero tutti troppo cara. Signora, vi seguirò sino alla morte.


ELEONORA
Beh, lì preferirei che mi precedeste.

BASTARDO
La mia educazione da provinciale mi dice di dare la precedenza ai superiori.

RE GIOVANNI
Come ti chiami?

BASTARDO
Philip, maestà, così inizia il mio nome; Philip, il primo figlio della moglie del vecchio buon Sir Riccardo.

RE GIOVANNI
D'ora in avanti porterai il nome di colui dal quale hai ereditato l'aspetto: inchinati, Philip, e rialzati più grande, alzati, Sir Riccardo Plantageneto.

BASTARDO
Fratello per parte di madre, dammi la mano: mi ha lasciato onore, mio padre, il tuo le terre. Sia benedetta l'ora, giorno o sera, in cui, mentre fui concepito, Sir Robert non c'era.

ELEONORA
Proprio lo spirito d'un Plantageneto! Io sono la tua nonna, Riccardo; chiamami così.

BASTARDO
Signora, lo siete per caso, non certo per virtù; ma che importa? un po' di sbieco, fuor della man destra, entrato da un pertugio, o forse dalla finestra, chi non osa farlo di giorno, di notte sia astuto, ciò che si è preso è preso, comunque lo si abbia avuto. Vicino o lontano, si è ben sparato se si ha colpito, ed io sono io, comunque sia stato concepito.

RE GIOVANNI
Va', Faulconbridge: il tuo desiderio è diventato vero, un cavaliere senza terra ti ha fatto proprietario terriero. Venite, signora, e vieni anche tu, Riccardo, con impazienza la Francia ci reclama, la Francia, lì è l'urgenza.

BASTARDO
Fratello, addio: la fortuna t'assista sempre, tu che sei stato concepito onestamente.


Escono tutti tranne il Bastardo.


Sono cresciuto un palmo in onore ma ne ho perso parecchi di terra. Però posso fare di qualsiasi puttanella una Lady. "Buona sera, Sir Richard!" - "Dio ti aiuti, buon uomo!" - e se si chiama Giorgio, io lo chiamerò Pietro; perché chi è appena diventato nobile dimentica i nomi della gente; sarebbe un riguardo eccessivo, un di più di socievolezza per un titolo appena acquisito. Eccovi un viaggiatore, lui e il suo stuzzicadenti, seduti alla tavola della mia signoria, e quando il mio stomaco baronale è ben pieno, allora, comincio a succhiarmi i denti e a catechizzare quel degustatore di paesi: "Mio caro signore," - così comincio, appoggiandomi bene sui gomiti, "vi sarei molto grato," - e questa sarebbe tutta la domanda, cui arriverebbe la risposta, come da manuale, "Signor mio," direbbe questa risposta,"ai vostri comandi; a vostra disposizione; ai vostri ordini, monsignore": "No, signore", direbbe allora la domanda,"sono io, dolce sire, ai vostri"; e così via, prima ancora che la risposta abbia conosciuto la domanda, in uno spreco di complimenti, a parlare di Alpi e Appennini, dei Pirenei e del Po, avviandoci verso cena. Questa è una nobile vita sociale, adattissima a uno spirito ambizioso come il mio, perché è un figlio bastardo del suo tempo chi manchi anche d'un pizzico d'ossequiosità, e io, ossequio o non ossequio, sono proprio un bastardo. E non solo per comportamento, maniere, per le forme esteriori o per le vesti, ma per quell'impulso interiore che mi spinge a profondere quel dolce, dolcissimo veleno di cui quest'epoca è affamata, e nel quale devo impratichirmi, non per ingannare, ma per evitare d'essere ingannato, dato che ne saranno cosparsi tutti i gradini della mia ascesa. Ma chi è che arriva in tutta fretta, vestito da cavaliere? Che donna messaggero è mai questa? Non ha un marito, che si prenda la pena di annunciarla col suo corno? Entrano Lady Faulconbridge e James Gurney. O povero me! è mia madre - Come state, buona signora? Cosa vi porta qui a corte con tanta fretta?

LADY FAULCONBRIDGE
Dov'è quel maledetto di tuo fratello? dov'è chi dappertutto dà la caccia al mio onore?

BASTARDO
Mio fratello Robert? il figlio del vecchio Sir Robert? Il gigante Colbrand, quell'uomo fortissimo? È il figlio di Sir Robert che andate così cercando?

LADY FAULCONBRIDGE
Il figlio di Sir Robert! Sì, ragazzo impertinente - il figlio di Sir Robert? - perché ridi di Sir Robert? Lui è il figlio di Sir Robert, così come lo sei tu.

BASTARDO
James Gurney, ci lascereste soli un momento?

GURNEY
Con vero piacere, buon Philip.

BASTARDO
Philip? un nome da passeri! James, ci sono novità in giro: presto ti dirò di più.

 

Esce Gurney.


Signora, non sono il figlio del vecchio Sir Robert. Sir Robert avrebbe potuto mangiarsi tutto quanto di lui c'è in me senza rompere il suo digiuno di Venerdì Santo: Sir Robert ce l'avrebbe fatta - beh, per la madonna, diciamocelo, - ce l'avrebbe fatta... a concepirmi? Non ce l'avrebbe fatta Sir Robert. Conosciamo bene i suoi prodotti: perciò, buona madre, a chi sono debitore di queste membra? Sir Robert non ha collaborato a fare questa gamba.

LADY FAULCONBRIDGE
Ti sei messo d'accordo con tuo fratello, tu, che per il tuo stesso interesse dovresti difendere il mio onore? Cosa significano queste irriverenze, mascalzone maleducato?

BASTARDO
Cavaliere, buona madre, cavaliere, come Basilisco. E che! son ben stato insignito! Ho il tocco ancora qui sulla spalla! Non sono il figlio di Sir Robert, mamma: ho rinnegato lui e le mie terre. Legittimità, nome, tutto è perduto. E allora, mia buona madre, fa' ch'io conosca mio padre; Un uomo come si deve, spero: ma chi era, madre?

LADY FAULCONBRIDGE
Hai rinnegato te stesso come Faulconbridge?

BASTARDO
Con la stessa risoluzione con cui rinnego il demonio.

LADY FAULCONBRIDGE
Re Riccardo Cuor di Leone è tuo padre. Da ripetute e veementi richieste fui indotta a fargli posto nel letto di mio marito. Per il cielo, non imputarmene colpa proprio tu, che sei il frutto di quel dolce peccato che con forza, oltre ogni mia difesa, mi fu strappato!

BASTARDO
Ebbene, sulla luce del sole, ve lo giuro, dovessi rinascere, signora, non potrei augurarmi un padre migliore. Certi peccati son lievi su questa terra, e tali sono i vostri: non fu follia la vostra colpa. Foste costretta a lasciare il vostro cuore in suo potere come tributo obbediente a un amore imperioso, contro la cui furia e impareggiabile forza lo stesso leone impavido non riuscì a sostenere la lotta e a tener lontana dal suo cuore regale la mano di Riccardo. Colui che a forza deruba i leoni del loro cuore può facilmente vincere quello di una donna. Sì, madre mia, con tutto il cuore ti ringrazio del padre che m'hai dato! Se c'è qualcuno tra i viventi che osa dire che non ti sei comportata bene quando mi hai concepito, spedirò la sua anima all'inferno. Vieni, mia signora, ti voglio presentare alla mia gente; essi ti diranno, che quando Riccardo mi ha generato, se tu gli avessi detto no, sarebbe stato peccato; questo io sostengo, e chi dice il contrario mente.


Escono.

 

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Re Giovanni

(“The Life and Death of King John” - 1590 - 1597)

 

 

atto secondo - scena unica

 

Francia. Davanti ad Angiers.
Entrano, da una parte, l'Arciduca d'Austria, con dei soldati;

dall'altra Filippo, Re di Francia, con dei soldati e con Luigi, Constance, Arthur e il seguito.

 

LUIGI
Benvenuto davanti ad Angiers, valoroso Duca d'Austria.

RE FILIPPO
Arthur: quel grande antenato del tuo sangue, Riccardo, che rubò al leone il suo cuore e combatté le guerre sante in Palestina, da questo valoroso duca fu spinto innanzitempo nella tomba, ed egli, per fare ammenda davanti alla sua discendenza, dietro nostra sollecitazione,è qui venuto a spiegare le sue insegne, ragazzo, in favor tuo, e a rintuzzare l'usurpazione del tuo zio snaturato, l'inglese Giovanni: abbraccialo, amalo e dagli il benvenuto.

ARTHUR
Dio vi perdonerà la morte di Cuor di Leone per la vita che arrecate alla sua discendenza ponendo i loro diritti sotto l'ombra delle vostre ali di guerra: vi dò il benvenuto con la mano impotente, ma con il cuore pieno d'amore purissimo. Benvenuto davanti le porte di Angiers, Duca.

 

LUIGI
Ah, nobile ragazzo, chi ti farebbe mai torto?

AUSTRIA
Sulla tua guancia depongo questo santo bacio come suggello a questo impegno del mio amore; io non tornerò mai più a casa sino a che Angiers e i diritti che tu hai in Francia, assieme a quella pallida spiaggia dal volto bianco il cui piede respinge le onde ruggenti dell'Oceano proteggendo i suoi isolani dagli stranieri, sino a quando quell'Inghilterra che, cinta da una siepe di mare, protetta da quel suo baluardo con mura d'acqua, se ne sta fiduciosa e sicura da ogni mira straniera, fino a quando anche quel lontano angolo d'occidente non t'avrà salutato re; fino ad allora, caro ragazzo, non penserò alla mia patria, ma resterò in armi.

CONSTANCE
Oh, ricevete i ringraziamenti di sua madre, la riconoscenza d'una vedova, sino a quando il vostro forte braccio, datagli forza, non gli permetterà di compensare in modo più adeguato il vostro amore!

 

AUSTRIA
La pace dei cieli è di coloro che alzano le spade in una tanto giusta e generosa guerra.

 

RE FILIPPO
Bene, allora, al lavoro. Siano puntati i cannoni contro gli spalti di questa città testarda. Siano chiamati i nostri migliori esperti a scegliere le postazioni più adatte: a costo di lasciare le nostre ossa regali davanti a questa città, di dover arrivare a guado nel sangue francese sino alla piazza del mercato, questa città sarà assoggettata a questo ragazzo.

CONSTANCE
Aspettiamo la risposta alla nostra ambasceria, prima che senza una ragione le nostre spade si macchino di sangue. Monsignor Chatillon potrebbe riportare dall'Inghilterra il riconoscimento pacifico di quei diritti che noi cerchiamo d'affermare con la guerra, e allora ci pentiremmo d'ogni goccia di sangue ingiustamente versata a causa d'una fretta impetuosa e sconsiderata.

Entra Chatillon

RE FILIPPO
Un miracolo, signora! avete espresso un desiderio ed ecco, il nostro messaggero Chatillon è arrivato! Ciò che l'Inghilterra dice, ditecelo in breve, gentile signore; calmi, aspettiamo di udirti: su, Chatillon, parla.

CHATILLON
E allora distogliete l'esercito da questo assedio inutile per incitarlo verso un ben più arduo impegno. Il Re inglese, sordo alle vostre giuste richieste, è sceso in armi: i venti avversi, di cui ho dovuto subire i capricci, gli hanno offerto il tempo di sbarcare tutte le sue legioni contemporaneamente al mio arrivo; sono ora in marcia verso questa città, un esercito forte, con soldati fiduciosi. Con il Re è venuta la regina madre, un'Ate che lo sprona al sangue e alla lotta; con lei è la nipote, Lady Bianca di Spagna. Assieme a loro un bastardo del re defunto e tutti gli elementi scombinati del paese; volontari violenti, sconsiderati, rabbiosi, volti da giovinette e fegati di draghi feroci, che, dopo aver venduto tutto ciò che avevano in patria, orgogliosi, con i propri possedimenti sulla schiena, vengono qui sperando di far fortuna. In breve, un gruppo valoroso di spiriti intrepidi come quello traghettato dalle navi inglesi, non aveva mai attraversato i gonfi marosi per recar danno e offesa alla Cristianità.

 

Rullìo di tamburi.
 

L'interruzione di questi tamburi miserabili m'impedisce di scendere nei dettagli: sono già qui, per parlamentare o per combattere; perciò preparatevi.

RE FILIPPO
Era del tutto inaspettata tanta speditezza!

AUSTRIA
Quanto più inaspettata tanto più dovremo affrettare i nostri tentativi di difesa, perché il coraggio lievita nell'emergenza: che siano i benvenuti, noi siamo pronti.

Entrano Re Giovanni, Eleonora, Bianca, il Bastardo, nobili e soldati.

RE GIOVANNI
Pace alla Francia, se la Francia in pace ci permette d'entrare, secondo giustizia e diritto di nascita, nei nostri dominii; altrimenti sanguini la Francia, e la pace se ne torni in cielo mentre noi, irati agenti di Dio, castigheremo l'orgogliosa insolenza di chi ha respinto in cielo la sua pace.

RE FILIPPO
Pace all'Inghilterra, se questo esercito fa ritorno dalla Francia all'Inghilterra, per vivere lì in pace. Noi amiamo l'Inghilterra, ed è proprio per lei che qui sudiamo sotto il peso delle nostre armature. E questa nostra fatica dovrebbe essere compito tuo: ma tu sei così lontano dall'amare l'Inghilterra, che hai rovesciato il suo legittimo re, tagliato la sequenza naturale delle successioni, sfidata una maestà ancora infante, violentata la virtù virginale della corona. Ecco, guarda se questo non è il volto di tuo fratello Geoffrey, questi occhi, questa fronte, sono stati modellati su di lui: questo piccolo compendio riassume la grandezza morta con Geoffrey, e la mano del tempo farà sviluppare questo abbozzo in un altrettanto grande volume. Quel Geoffrey era tuo fratello maggiore, e questo è suo figlio; l'Inghilterra per diritto era di Geoffrey, e questo è il figlio di Geoffrey; in nome di Dio, come puoi tu farti chiamare re quando sangue vivo batte in queste tempie che dovrebbero cingere la corona di cui tu ti sei impossessato?

RE GIOVANNI
E chi ti ha conferito questa grande autorità, o Re di Francia, per cui pretendi da me una risposta alle tue imputazioni?

RE FILIPPO
Quel giudice celeste che ispira buoni pensieri in tutte le creature, anche le più potenti, perché s'accorgano delle macchie o delle offese recate al diritto. Quel giudice mi ha nominato tutore di questo ragazzo: su suo mandato contesto quelle tue colpe che, col suo aiuto, intendo castigare.

RE GIOVANNI
Via, la tua autorità è usurpata.

RE FILIPPO
Ma ho una buona scusa: è per cacciare un usurpatore.

ELEONORA
Chi è che chiami usurpatore, Re di Francia?

CONSTANCE
Lasciate che risponda io: tuo figlio è l'usurpatore.

ELEONORA
Taci, insolente! vorresti che il tuo bastardo fosse re per diventare regina, e dominare il mondo!

CONSTANCE
Il mio letto è sempre stato fedele a tuo figlio quanto il tuo a tuo marito, e questo ragazzo assomiglia più, per fattezze, a suo padre Geoffrey di quanto tu e Giovanni v'assomigliate per modi, nonostante siate simili come la pioggia all'acqua o il demonio a sua madre. Il mio ragazzo un bastardo! Per l'anima mia, non credo che suo padre sia stato concepito con la stessa onestà: non avrebbe potuto, se eri tu sua madre.

ELEONORA
Ecco qui una buona madre, ragazzo, una che insulta tuo padre.

CONSTANCE
Ecco una buona nonna, ragazzo, che vorrebbe insultare te.

AUSTRIA
Basta!

BASTARDO
Ascoltate il banditore!

AUSTRIA
Chi diavolo sei tu?

BASTARDO
Uno che farà il diavolo a quattro con voi, signore, se mai vi pescherà da soli, voi e la vostra pelle: siete la volpe di cui parla il proverbio, tanto coraggiosa da tirare la barba ai leoni morti. Vi spolvererò ben bene la pelle, se mi capitate tra le mani, signor mio, state attento che lo farò davvero, davvero.

BIANCA
Ah, la pelle di leone sta bene a chi ha spogliato il leone della sua pelle!

BASTARDO
Gli sta così bene sul groppone come il manto del grande Alcide su un asino: ma, asino mio, sarò io a togliervi quel fardello dalla schiena, o vi darò un tal carico da spezzarvi le spalle.

AUSTRIA
Chi è questo bastonatore che ci assorda le orecchie con questo profluvio d'inutile fiato?

RE FILIPPO
Luigi, decidete subito il da farsi.

AUSTRIA
Donne e buffoni, basta con le vostre chiacchiere.

RE FILIPPO
Re Giovanni, questa è la sostanza del discorso: a nome di Arthur rivendico da te Inghilterra, Irlanda, Angiò, Turenna e Maine. Sei disposto a consegnarle e a deporre le armi?

RE GIOVANNI
Piuttosto la mia vita: io ti sfido, Francia. Arthur di Bretagna, affidati alle mie mani, e per il caro amore che ti porto ti darò più di quanto la vile mano della Francia potrà mai conquistare. Riconosci la mia maestà, ragazzo.

ELEONORA
Vieni dalla tua nonna bimbo.

CONSTANCE
Va', bimbo, va' dalla nonna; da' alla nonna il tuo regno, bimbo, e nonnina ti darà una prugna, una ciliegia, un fico: ah, che brava nonnetta.


ARTHUR
Taci, buona madre! Vorrei giacere giù in fondo alla mia tomba. Non merito tutto questo strepito che si fa per me.

ELEONORA
Si vergogna di sua madre, povero ragazzo, piange.

CONSTANCE
Che si vergogni di lei o no, vergognatevi voi, intanto. Sono gli errori della nonna, non le colpe della madre che traggono dai suoi poveri occhi queste perle capaci di commuovere il cielo, che le accetterà come un compenso: ah, sì, il cielo si farà convincere da queste stille di cristallo e gli renderà giustizia, vendicandosi di voi.

ELEONORA
Tu, mostruosa calunniatrice del cielo e della terra!

CONSTANCE
E tu, che mostruosamente insulti il cielo e la terra, non chiamarmi calunniatrice; tu e i tuoi usurpate i possedimenti, le prerogative reali e i diritti di questo ragazzo oppresso. Questo è il figlio del tuo primogenito, in nulla disgraziato se non in te: i tuoi peccati sono puniti su questo povero ragazzo; il canone della legge lo colpisce, poiché due soltanto sono le generazioni che lo separano dal tuo grembo di peccatrice.

 

RE GIOVANNI
Pazza, falla finita.

CONSTANCE
Ho solo questo da aggiungere, che Arthur è tormentato non soltanto per i peccati di questa donna, ma che Dio ha fatto di lei e del frutto del suo peccato il flagello di questo lontano discendente, da lei appestato e a causa di lei; il suo peccato è la sua tortura, la sua tortura l'espiazione del suo peccato, e tutto ricade su questo povero ragazzo, e tutto a causa sua; che muoia impestata!

ELEONORA
I tuoi rimproveri sono stupidi, posso esibire un testamento che annulla i diritti di tuo figlio.

CONSTANCE
Sì? e chi ne dubiterebbe mai? un testamento! un falso, un testamento femminile, le ultime volontà d'una nonnina incancrenita!

RE FILIPPO
Basta, signora! basta o siate più posata: mal si addice alle nostre presenze incoraggiare queste sguaiate e ripetute ingiurie. Qualche trombettiere chiami alle mura questi cittadini d'Angiers: sentiamo cosa dicono, quale Re riconoscono, Arthur o Giovanni.

Suono di trombe.

Entra Hubert sulle mura.

HUBERT
Chi ci ha chiamato alle mura?

RE FILIPPO
Il Re di Francia, a nome dell'Inghilterra.

RE GIOVANNI
Il Re d'Inghilterra, a nome di se stesso. Voi, uomini d'Angiers, miei cari sudditi...

RE FILIPPO
Voi, cari cittadini d'Angiers, sudditi d'Arthur, i nostri trombettieri vi hanno chiamati a questo amichevole colloquio...

RE GIOVANNI
A nostro vantaggio; perciò ascoltateci per primi. Queste bandiere di Francia, che sono state spiegate qui, sotto gli occhi e la vista della vostra città, hanno marciato sin qui per farvi danno. I cannoni hanno viscere piene d'ira, e sono già stati puntati, pronti a vomitare fuori il loro sdegno di ferro contro le vostre mura: tutti i preparativi per un assedio sanguinoso e un assalto spietato da parte dei Francesi sono qui, sotto gli occhi della vostra città e delle sue porte, costrette ad abbassare le ciglia. Non fosse stato per il vostro arrivo, queste pietre dormienti che come una cintura vi cingono attorno, sarebbero già state divelte dai loro fissi letti di calce dalla forza dell'artiglieria, e, fatta un'altra breccia, una forza sanguinaria si sarebbe riversata sulla vostra pace. Ma vedendo noi, vostro legittimo Re, che con una marcia faticosa e velocissima abbiamo portato le nostre forze a controbilanciare le loro davanti alle vostre porte, per salvare dai loro graffi le guance minacciate della vostra città, ecco, guardate, i Francesi stupefatti, chiedono di parlamentare, e adesso, invece di proiettili avvolti nel fuoco pronti a far tremare di febbre le vostre mura, sparano solo tranquille parole avvolte di fumo per versare una confusione sleale nelle vostre orecchie. Riservate loro la fiducia che si meritano, cari cittadini, e lasciateci entrare, noi che siamo il vostro Re: i nostri spiriti affaticati, logorati dall'azione di questa marcia veloce, desiderano rifugio entro le vostre mura cittadine.

RE FILIPPO
Quando avrò finito di parlare anch'io, rispondete a entrambi. Guardate, condotto da questa mano dritta, che ha giurato sul nome di Dio di proteggere il diritto di colui che essa guida, c'è il giovane Plantageneto, figlio del fratello maggiore di quest'uomo, e Re sopra di lui e sopra tutto ciò di cui lui gode: è per questa giustizia calpestata che noi calpestiamo, in marcia di guerra, i campi davanti alla vostra città, senza esservi nemici, se non là dove lo imponga il sacro dovere dell'ospitalità a difesa di questo oppresso fanciullo. Vi piaccia, perciò, rendere quel tributo che in tutta onestà dovete a colui cui spetta, e cioè a questo giovane principe. Le nostre armi, allora, tranne che nell'aspetto, avranno bloccata ogni capacità offensiva, come un orso con la museruola, e la potenza dei nostri cannoni si riverserà inutilmente contro le invulnerabili nubi del cielo; con una ritirata pacifica e senza alcuna molestia, con spade immacolate e gli elmetti intatti, riporteremo quindi a casa quel sangue generoso che eravamo venuti qui disposti a spargere contro la vostra città, lasciando in pace voi, i vostri figli, le vostre mogli. Ma se voi stupidamente accantonerete l'offerta propostavi, non sarà la cinta delle vostre mura di pietra antica a potervi nascondere dai nostri messaggeri di guerra, anche se tutti questi inglesi, con la loro scienza militare, trovassero riparo nella loro rozza cerchia. Rispondeteci, dunque; ci riconosce, la vostra città, per signori, nel nome di colui per il quale l'abbiamo chiesta? O dovremo invece dare il via alla nostra rabbia e farci strada nel sangue verso ciò che è nostro?

HUBERT
Facciamola breve; siamo sudditi del Re d'Inghilterra; in nome suo e per suo buon diritto teniamo la città.

RE GIOVANNI
Riconoscete dunque il Re e lasciatemi entrare.

HUBERT
Questo non possiamo farlo; ma a colui che si dimostrerà il Re dimostreremo la nostra lealtà. Fino a quel momento terremo le nostre porte sprangate per tutti.

RE GIOVANNI
Non basta la corona d'Inghilterra a provarvi che sono il Re? E se non bastasse lei, ci sono qui a testimoniarlo trentamila cuori di pura razza inglese...

BASTARDO
Bastardi e non.

RE GIOVANNI
... pronti a garantire con la loro vita il nostro titolo.

RE FILIPPO
Altrettanti, ed altrettanto nobili uomini di fegato...

BASTARDO
Inclusi alcuni bastardi.

RE FILIPPO
... sono qui pronti a contraddire davanti a lui le sue pretese.

HUBERT
Sino a quando non avrete deciso chi di voi ne ha più diritto, custodiremo il diritto al titolo negandolo ad entrambi.

RE GIOVANNI
E allora Dio perdoni i peccati di tutte quelle anime che, prima della caduta della rugiada della sera, dovranno volare verso la loro eterna dimora per dar la terribile prova di chi sia il Re di questo regno!

RE FILIPPO
Amen, amen! In sella, cavalieri, alle armi!

BASTARDO
San Giorgio, tu che hai bastonato il drago, e che da allora monti un cavallo sulla porta della mia ostessa, insegnaci un po' di scherma! (Ad Austria.) Signore, fossi a casa, nella vostra tana, signore, con la vostra leonessa, metterei una testa di bue sulla vostra pelle di leone, facendo di voi un mostro.

AUSTRIA
Basta! smettetela.

BASTARDO
Ah, trema, che stai sentendo il ruggito del leone!

RE GIOVANNI
Su, risaliamo la pianura; ci attesteremo in alto, dove potremo schierare al meglio tutti i nostri reggimenti.

BASTARDO
In fretta allora, assicuriamoci il vantaggio del terreno.

RE FILIPPO
Sia pure così! sull'altra collina ordinate agli uomini di attestarsi. Dio e il nostro diritto!


Escono, da parti diverse, il Re inglese, quello Francese, ecc.
Qui, dopo alcune scorrerie, entra l'Araldo di Francia, con dei trombettieri, e va verso le porte.

ARALDO FRANCESE
Voi, uomini di Angiers, spalancate le vostre porte e lasciate entrare il giovane Arthur, Duca di Bretagna, che, per mano del Re di Francia, ha costretto oggi al pianto molte madri inglesi, i cui figli giacciono sparsi sul terreno sanguinante: molti mariti di donne ora vedove sono riversi al suolo abbracciati freddamente alla terra scolorita; e la vittoria, con poche perdite, tripudia sulle bandiere danzanti dei Francesi, che sono ormai vicini, trionfalmente schierati, pronti ad entrare come conquistatori e a proclamare Arthur di Bretagna Re d'Inghilterra e vostro.


Entra l'Araldo Inglese, con un trombettiere.

ARALDO INGLESE
Esultate, voi, uomini d'Angiers, suonate le vostre campane! Re Giovanni, Re vostro e d'Inghilterra, si avvicina, vincitore di questa calda e crudele giornata. Le armature, che erano partite di qui lucenti d'argento, sono tornate coperte dall'oro del sangue francese; neanche una piuma di cimiero inglese è stata strappata da una lancia francese, e le nostre insegne tornano nelle stesse mani che le avevano fatte garrire all'inizio della nostra marcia. Come un'allegra schiera di cacciatori fanno ritorno i nostri baldi Inglesi, tutti con mani tinte di rosso nella strage mortale del nemico: aprite le porte e date strada ai vincitori.

HUBERT
Araldi, dall'alto delle nostre torri abbiamo potuto vedere dall'inizio alla fine sia l'avanzata che la ritirata d'entrambi gli eserciti; la loro parità è tale che anche l'occhio più attento non può decidere il vincitore: il sangue ha comprato sangue, i colpi hanno ottenuto colpi in risposta, la forza s'è scontrata con la forza e la violenza s'è confrontata con la violenza. Le due parti sono pari, e parimenti da noi apprezzate. Una deve però mostrarsi vincitrice: fin quando s'equivarrà il loro peso, noi non daremo a nessuno dei due la città, ma la custodiremo per entrambi.

Rientrano, da una parte, Re Giovanni, Eleonora, Bianca, il Bastardo, nobili e soldati;

dall'altra Re Filippo, Luigi, Austria e soldati.

RE GIOVANNI
Francia, hai ancora sangue da gettar via? Parla, deve continuare a scorrere la corrente del nostro diritto? Il suo fluire, turbato dai tuoi ostacoli, sarà costretto a lasciare il suo alveo d'origine e a traboccare, allagando nel suo corso disturbato anche le rive entro cui lo costringi, se non lascerai procedere tranquillamente sino all'oceano le sue acque argentee.

RE FILIPPO
Inghilterra, in questa dura prova, non hai salvato una goccia di sangue più di noi Francesi, anzi, ne hai perse di più. E su questa mia mano, che governa tutta la terra sotto questa parte di cielo, giuro che non deporremo le armi, impugnate per giustizia, prima d'aver rovesciato te, contro cui le abbiamo impugnate, o senza aver almeno aggiunto al numero dei morti un re, così da adornare l'elenco delle perdite di questa guerra accoppiando alla strage dei nomi regali.

BASTARDO
Ah, regalità, come torreggia alta la tua gloria quando il ricco sangue dei re s'accende d'ira! Oh, ora la morte fodera  con l'acciaiole sue terribili mascelle; le spade dei soldati sono i suoi denti e i suoi artigli, ed ella banchetta, adesso, sbranando la carne degli uomini in questa inconciliabile disputa tra re. Perché questi volti reali sono così attoniti? Urlate "a morte!" o re, fate ritorno al campo insanguinato, voi, egualmente potenti, spiriti accesi di rabbia! La sconfitta d'una parte sancisca la pace dell'altra; e fino a quel momento, colpi, sangue e morte!

RE GIOVANNI
Quale delle due parti i cittadini sono adesso disposti ad accogliere?

RE FILIPPO
Parlate, cittadini, per l'Inghilterra; chi è il vostro re?

HUBERT
Il re d'Inghilterra, quando sapremo chi è.

RE FILIPPO
Riconoscetelo in noi, che ne rappresentiamo qui i diritti.

RE GIOVANNI
In noi, invece, che siamo i gran vicari di noi stessi e portiamo testimonianza del possesso della nostra persona, qui, Signori della nostra presenza, di Angiers, e di voi.

HUBERT
Un potere più alto di noi vieta tutto questo; fino a che anche l'ultimo dubbio sarà cancellato, terremo ben serrati i nostri precedenti scrupoli nelle nostre porte sbarrate con forza; sudditi soltanto delle nostre paure, fino a che queste non verranno dissolte, espulse e detronizzate da un unico re.

BASTARDO
Perdio, questi furbastri di Angiers si fanno beffe di voi, maestà, se ne stanno al sicuro sulle loro mura, come a teatro, con la bocca aperta, e da lì si indicano le vostre scene faticose, i vostri atti di morte. Le vostre presenze reali si lascino guidare da me: fate come i ribelli di Gerusalemme, per un poco diventate amici, e, uniti, infliggete a questa città gli atti più crudeli della vostra rabbia. Da oriente e da occidente puntino, la Francia e l'Inghilterra, i loro cannoni distruttori, traboccanti di proiettili, sino a che il loro frastuono spaventoso non sgretoli le costole pietrose di questa altezzosa città: colpirei senza posa questi ronzini finché la loro indifesa desolazione li lasci nudi come la semplice aria. Fatto questo, dividete pure quelle forze che avevate riunito, separate nuovamente quei colori che avevate mescolati, mettetevi l'un contro l'altro con le vostre spade insanguinate; solo allora, in un momento, la fortuna sceglierà tra le due parti il suo grazioso favorito, cui concederà gli onori della giornata baciandolo con una vittoria gloriosa. Che ne dite di questo mio audace consiglio, potenti sovrani? Non ha il sapore della vera politica?

RE GIOVANNI
Beh, per il cielo che sovrasta le nostre teste, mi va proprio a genio! Che ne dici, Francia, d'unire le nostre forze e radere al suolo questa Angiers, e solo allora combatterci per vedere chi sarà il re?

BASTARDO
E se sei fatto di ciò di cui son fatti i re, essendo stato offeso, tu come noi, da questa fastidiosa città, volgerai le bocche della tua artiglieria, tu come noi, contro queste mura insolenti; e quando le avremo rase al suolo, beh, solo allora, ci sfideremo l'un l'altro, battendoci alla rinfusa, per spedirci a vicenda in cielo o all'inferno.

RE FILIPPO
Così si faccia. Dite, da che parte inizierete l'assalto?

RE GIOVANNI
Sarà da occidente che invieremo la distruzione nel petto di questa città.

AUSTRIA
Io dal nord.

RE FILIPPO
I nostri tuoni faran piovere dal sud i loro rovesci di proiettili su questa città.

BASTARDO (Tra sé e sé.)
Oh, sagace arte militare! Da nord a sud Austria e Francia si spareranno l'una in bocca all'altra. Le inciterò ben io!... Venite, andiamo, andiamo!

HUBERT
Prestateci ascolto, grandi re: concedeteci un istante, e io vi mostrerò la via della pace e d'una leale alleanza; vincerete così questa città senza colpi né ferite, lasciando questi mortali, qui venuti a sacrificarsi sul campo, liberi di tornare a morire nei loro letti. Non siate ostinati, ascoltatemi, potenti re!

RE GIOVANNI
Parla pure, tranquillo; siamo disposti ad ascoltarti.

HUBERT
Avete con voi la figlia del Re di Spagna, Lady Bianca, parente del Re d'Inghilterra; considerate quanto sono giovani Luigi, il Delfino, e quell'adorabile vergine: se l'amore vigoroso va in cerca di bellezza, dove potrebbe trovarla più splendida che in Bianca? Se l'amore pio va in cerca di virtù, dove potrebbe trovarla più pura che in Bianca? Se l'amore ambizioso va in cerca d'una buona nascita, in quali vene scorre un sangue più nobile di quello di Lady Bianca? Ricco come lei, per bellezza, virtù e sangue, è il giovane Delfino, perfetto da ogni punto di vista: e se non è perfetto, diciamo pure che è perché lui non è lei; così come a lei non manca nulla, a meno che si voglia dir mancanza il fatto che a lei manchi lui: lui è la metà di un uomo compiuto, lasciamo che sia finito da una metà come lei; e lei è una perfezione stupendamente parziale la cui pienezza giace solo in lui. Ah, due simili correnti argentate, quando si uniscono, esaltano le sponde che le hanno rinchiuse: e le due sponde, ai due fiumi uniti, le due rive regolatrici di questi due principi, sarete voi, o re, se li avrete fatti sposare. Questa unione avrà sulle nostre porte ben sprangate un'efficacia maggiore della vostra artiglieria, dato che questo sposalizio sarà una miccia che, con un impeto ancor più veloce di quello imposto dalla polvere del cannone, farà spalancare di botto la bocca dei nostri portali concedendovi l'entrata: ma senza la miccia di queste nozze il mare infuriato non sarà così sordo, i leoni così coraggiosi, le montagne e le rocce così immobili... no, no, neanche la morte stessa, sarà così determinata nella sua furia mortale come noi nel difendere questa città.

BASTARDO
Ecco una frenata che fa schizzar fuori dai suoi stessi stracci la carcassa putrefatta della vecchia morte! Ecco qui una bocca davvero smisurata che sputa morte e montagne, rocce e mari, e parla di leoni ruggenti con la stessa familiarità con cui le ragazzine di tredici anni parlano dei loro cuccioli! Quale artigliere ha mai generato questo sangue vigoroso? Il suo parlare è quello dei cannoni, tutto fuoco, fumo e rimbombi; la sua lingua è tanto capace di colpire che le nostre orecchie ne sono bastonate; ogni sua parola colpisce più forte d'un pugno d'un Francese. Cristo, non sono mai stato così pestato di parole da quando ho chiamato per la prima volta papà il padre di mio fratello.

ELEONORA
Figlio, non trascurare quest'occasione, accetta questo matrimonio, e da' a nostra nipote una dote adeguata: con questo legame vincolerai con più certezza il tuo diritto alla corona, che ora è messo in dubbio, e a quel ragazzo immaturo mancherà il sole capace di maturare quel fiore che prometteva un poderoso frutto. Scorgo remissività negli sguardi del Re di Francia; guarda, come si parlano sussurrando: insisti ora, mentre i loro animi sono disposti a questo disegno ambizioso, prima che l'ardore, sciolto dal respiro ventoso delle pacifiche suppliche, dalla pietà e dal rimorso, si raffreddi e raggeli come prima.

HUBERT
Perché le due maestà non rispondono alla proposta amichevole della nostra minacciata città?

RE FILIPPO
Parli per primo il Re d'Inghilterra, che per primo ha rivolto parola a questa città: che dite?

RE GIOVANNI
Se il Delfino qui, tuo figlio principesco, può leggere in questo libro di bellezza "io amo", la sua dote sarà pari a quella d'una regina, perché l'Angiò, la bella Turenna, il Maine, Poitiers, e tutto ciò che da questa parte del mare riteniamo soggetto alla nostra corona e alla nostra autorità, con l'eccezione di questa città che stiamo assediando, adornerà il suo letto nuziale, rendendola così ricca per titoli, onori e distinzioni quanto per bellezza, educazione e nobiltà è già pari d'ogni altra principessa al mondo.

RE FILIPPO
Che ne dici, ragazzo? Guarda in volto la ragazza.

LUIGI
Lo sto facendo, mio signore, e nei suoi occhi trovo una meraviglia, un miracolo meraviglioso, scorgo nei suoi occhi l'ombra di me stesso, che non essendo poi altro se non l'ombra di vostro figlio, diventa un sole rendendo vostro figlio un'ombra; sono sicuro di non aver mai amato me stesso così come ora, quando mi son visto ritratto nel quadro lusinghiero del suo occhio.

(Parla sussurrando con Bianca.)

BASTARDO (Tra sé e sé.)
Ritratto nel quadro lusinghiero del suo occhio! Appeso nelle grinze del suo ciglio aggrottato! Squartato nel cuore! Si scopre in ginocchio per amore quel traditore che è: ed è un peccato che appeso, sbudellato e squartato da una simile passione debba poi essere un simile volgare buffone!

BIANCA (A Luigi.)
Su questo argomento la volontà di mio zio è la mia: se vede in voi qualcosa che gli piace, allora, qualunque cosa veda che induca il suo piacere, io posso facilmente tradurla nella mia volontà, o, se volete, per dirla con maggiore proprietà, posso con facilità indurmi ad amarla. Né vi lusingherò oltre, mio signore, dicendovi che tutto quello che in voi vedo è degno d'essere amato; vi basti questo: non vedo nulla in voi che, dovesse pure essere giudicato con occhio ostile, possa meritare un qualche disprezzo.

RE GIOVANNI
Cosa dicono questi giovani? Cosa dice la mia nipote?

BIANCA
Che il suo onore le impone di fare ciò che voi, nella vostra saggezza, vi degnate di dirle.

RE GIOVANNI
Parlate voi, allora, principe Delfino: vi sentite d'amare questa donna?

LUIGI
Chiedetemi piuttosto se posso non amarla, perché l'amo già nel modo più sincero.

RE GIOVANNI
E io dò via allora il Vexin, la Turenna, il Maine, Poitiers, e l'Angiò: queste cinque province, con lei, vengono a te. E aggiungici anche questo, trentamila marchi di moneta inglese. Filippo di Francia, se sei soddisfatto, imponi a tuo figlio e a tua figlia d'unire le mani.

RE FILIPPO
Siamo molto soddisfatti. Giovani principi, unite le mani.

AUSTRIA
E anche le vostre labbra. Sono sicuro d'aver baciato la prima volta che mi sono fidanzato.

RE FILIPPO
E ora, cittadini d'Angiers, aprite le vostre porte, lasciate entrare coloro che voi stessi avete reso amici: nella Cappella di Santa Maria, al più presto, sarà celebrato solennemente il rito nuziale. Non c'è Lady Constance nel gruppo? So che non c'è, perché la sua presenza avrebbe molto turbato la conclusione di questo matrimonio. Dove sono lei e suo figlio? Chi lo sa me lo dica.

 

LUIGI
È triste e agitata nella tenda di vostra altezza.

RE FILIPPO
E, in fede mia, questa unione che abbiamo approvato farà ben poco per la sua tristezza. Fratello inglese, come potremo mai soddisfare questa vedova? Per difendere i suoi diritti siam venuti qui, anche se poi, Dio sa come, le cose sono andate altrimenti, a vantaggio nostro.

RE GIOVANNI
Saneremo ogni cosa. Faremo il giovane Arthur Duca di Bretagna, Conte di Richmond e signore di questa bella e ricca città. Chiamate Lady Constance; un veloce messaggero le dica di intervenire alla nostra cerimonia: confido che riusciremo, se non a colmare la misura dei suoi desideri, a soddisfarla comunque in misura tale da far cessare i suoi lamenti. Andiamo, affrettiamoci, fin dove la dignità ce lo consente, verso questa cerimonia imprevista e improvvisata.

Escono tutti tranne il Bastardo.
 

BASTARDO
Pazzo mondo! pazzi re! pazzo accordo! Giovanni, per impedire che Arthur avesse tutto il regno ne ha ceduta volontariamente una parte: e al re di Francia, che si era fatto allacciare l'armatura dalla propria coscienza e condurre sul campo, quale soldato di Dio, dal fervore e dalla carità, è bastato un sussurro nell'orecchio di quel guastapropositi, di quel diavolo furbo, di quel mezzano capace di spaccare in due la testa della lealtà stessa, d'infrangere ogni giorno promesse, di trar profitto da tutti, re, mendicanti, vecchi, giovani,  vergini che non avendo altro da perdere, in reputazione, che il nome di "vergine", perdono anche quello, le poverette, ingannate da quel gentiluomo dal volto ben rasato, l'Interesse che tutti lusinga. Ah, Interesse, forza motrice del mondo, di quel mondo che, per se stesso ben equilibrato, fatto per scorrere liscio  su un terreno ben levigato, da questo vantaggio, da questa maligna forza motrice, da questo dominatore d'ogni moto, da questo Interesse  è spinto ad allontanarsi dall'imparzialità, a deviare dalla giusta direzione,da ogni retto proposito, corso, intento. E questa stessa forza, questo interesse, questo ruffiano, questo mezzano, questa parola capace di mutare ogni cosa, avendo colpito l'occhio materiale del volubile Re di Francia, l'ha distolto dall'intento che si era proposto, volgendolo da una guerra già decisa e fatta in nome dell'onore a una pace disonorevole e vigliaccamente raggiunta. E perché sono io qui a imprecare contro questo Interesse, se non perché lui non mi ha ancora corteggiato? Non ho certo la forza, io, di chiudere la mano quando i suoi begli angeli d'oro vorrebbero salutare il mio palmo: è solo che la mia mano, non ancora tentata, fa come il povero mendicante che lancia maledizioni ai ricchi. Sì, mentre sono un mendicante lancerò maledizioni e dirò che la ricchezza è l'unico peccato: da ricco, poi, cambierò virtù e andrò dicendo che non c'è vizio peggiore del chiedere la carità. Poiché i re infrangono la fede per interesse, tu, guadagno, sii il mio signore, che io t'adorerò!

 

Esce.

 

Indice Teatro

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Re Giovanni

(“The Life and Death of King John” - 1590 - 1597)

 

 

atto terzo - scena prima

 

La tenda de Re di Francia.
Entrano Constance, Arthur e Salisbury..

 

CONSTANCE
Sono andati a sposarsi! Andati a giurarsi pace! Sangue falso che si unisce a falso sangue! Diventati amici! Luigi avrà dunque Bianca, e Bianca quelle province? No, non è così; o hai riferito male o hai sentito male.
Stai ben attento, ripeti di nuovo il messaggio. Non può essere questo, sei tu che lo racconti così. Comincio a credere di non poterti credere, ché la tua parola non è che il vano fiato d'un uomo qualsiasi. Credimi, non posso crederti, uomo:ho un giuramento di re che dice il contrario. Tu sarai punito per avermi fatto spaventare così, me che sono malata e facile agli spaventi, oppressa dalle ingiustizie e perciò piena di paure, una vedova, senza più marito, preda d'ogni spavento, una donna, per natura nata a sopportar spaventi. Anche adesso, se tu confessassi che è stato solo uno scherzo, non riuscirei a dar tregua al mio spirito angustiato, continuerebbe a scuotersi e a tremare per tutto il giorno. Cosa vuoi dire scuotendo così il capo? Perché guardi mio figlio con aria triste? Cosa significa quella mano sul petto? Perché il tuo occhio trattiene lacrime piene di dolore come un fiume orgoglioso che si affaccia oltre le sue sponde? Forse questi tristi segni confermano le tue parole? E allora parla di nuovo, ma non l'intero messaggio precedente, di' una parola soltanto, è vero il tuo racconto, o falso?

 

SALISBURY
È vero quanto io credo che crediate falso chi vi dà occasione di trovar vere le mie parole.

CONSTANCE
Ah, se puoi insegnarmi a credere a questo dolore, insegna tu a questo dolore come uccidermi, e fa' che la fiducia e la vita s'incontrino come due uomini disperati, pieni di furore, che al primo scontro cadono morti entrambi. Luigi sposa Bianca! O ragazzo mio, e tu, allora? La Francia s'allea con l'Inghilterra, che ne sarà di me? E tu vattene: non tollero più la tua vista. Questa notizia ti ha reso il più orrendo degli uomini.

 

SALISBURY
Che male ho mai fatto, io, buona signora, se non riferire il male fatto da altri?

CONSTANCE
Ma è un male così odioso in se stesso da rendere maligni tutti quelli che ne parlano.

ARTHUR
Vi imploro, signora, calmatevi.

CONSTANCE
Se tu, che mi dici di calmarmi, fossi repellente, brutto, una vergogna per il ventre stesso di tua madre, pieno di macchie sgradevoli e di chiazze intollerabili a vedersi, zoppo, scemo, storpio, nero, un vero mostro, cosparso di sozze voglie e di nei che offendono la vista, allora non mi preoccuperei, starei calma, perché certo allora non ti amerei, né tu saresti degno della tua gran nascita, né meriteresti una corona. Ma tu sei bello, e alla tua nascita, caro ragazzo, natura e fortuna si sono unite per farti grande: dei doni della natura puoi vantarti coi gigli e con le rose appena sbocciate. Ma la fortuna, oh, lei s'è corrotta, mutata e straniata da te. Ora dopo ora commette adulterio con tuo zio Giovanni, e la sua mano adorata ha spinto il Re di Francia a alpestare ogni onesto rispetto di sovranità, riducendo la sua maestà a fare il loro ruffiano. Il Re di Francia fa il mezzano fra la fortuna e Re Giovanni, la fortuna puttana e Giovanni l'usurpatore! Dimmelo tu, amico, non è uno spergiuro il Re di Francia? Avvelenalo con le parole o vattene, e lascia soli questi dolori che io sola sono condannata a sopportare.

SALISBURY
Perdonatemi, signora, non posso tornare dai re senza di voi.

CONSTANCE
Puoi benissimo, anzi lo farai. Non verrò con te: insegnerò alle mie sofferenze ad essere orgogliose, perché il dolore è orgoglio e fa piegare chi lo possiede. Che i re si radunino davanti a me e alla maestà del mio gran dolore, che è così grande che nessun altro sostegno può reggerlo se non la terra immensa e immobile: qui sediamo, io e il mio dolore, qui è il mio trono, ordina ai re di venire e d'inchinarsi a lui.


Si getta a terra.

Esce Salisbury con Arthur.
Constance resta seduta.

Entrano Re Giovanni, Re Filippo, Luigi, Bianca, Eleonora, il Bastardo, Austria, Salisbury, persone del seguito.

RE FILIPPO
È vero, bella figlia; e questo giorno felice anche in Francia sarà onorato come festività: per solennizzare questo giorno il sole glorioso si fermerà nel suo corso e farà l'alchimista trasmutando con lo splendore del suo occhio prezioso le magre zolle della terra in oro luccicante. Il corso dell'anno, che riporta ogni volta questo giorno, non lo vedrà mai se non santificato.

CONSTANCE
Giorno maledetto, altro che santificato! (Alzandosi.) Cos'ha mai meritato questo giorno? Cos'ha mai fatto per venire iscritto in lettere d'oro tra le grandi feste del calendario? No, strappatelo piuttosto dai giorni della settimana, questo giorno di vergogna, d'ingiustizia, di spergiuro. O, se deve invece rimanervi, fate che le mogli incinte preghino di non partorire in questo giorno, se non vogliono che tutte le loro speranze siano mostruosamente deluse! In quest'unico giorno temano i marinai il naufragio, e nessun contratto sia mai disatteso se non quello stipulato in questo giorno; sì, vadano a finir male tutte le cose iniziate in questo giorno, e la lealtà stessa si muti in vuota falsità!

RE FILIPPO
Per il cielo, signora, non avrete motivo di maledire i felici eventi di questa giornata: non ho forse impegnato con voi la mia parola di re?

CONSTANCE
Voi mi avete ingannata con un falso che aveva le sembianze della regalità, ma che toccato e messo alla prova s'è dimostrato di nessun valore. Siete uno spergiuro, uno spergiuro! Siete venuto qui, abbracciando le armi, per spargere il sangue dei miei nemici, e ora li abbracciate rafforzando il loro sangue con il vostro. Il vigore violento e l'aspro cipiglio di guerra si raffreddano in amicizia e in una pace irreale, mentre l'ingiustizia contro di noi cementa quest'unione. Oh cieli, prendete le armi, le armi, contro questi re spergiuri! Una vedova piange, potenze del cielo, fatemi voi da marito! Non lasciate che le ore di questo giorno empio scorrano in pace, ma prima del tramonto ponete la discordia armata tra questi re spergiuri! Ascoltatemi, oh, vi prego, ascoltatemi!

AUSTRIA
Pace, Lady Constance!

CONSTANCE
Guerra, guerra, non pace. La pace è una guerra per me. Oh, Limoges, oh, Austria, non coprire di vergogna la tua spoglia ancora insanguinata: tu servo, miserabile, codardo! Tu, piccolo nel valore ma grande in furfanteria! Tu che sei forte stando sempre dalla parte del più forte! Tu, campione della fortuna, che combatti soltanto quando la tua capricciosa signora ti sta accanto per indicarti la via della salvezza. Tu, spergiuro, adulatore dei grandi. Che buffone sei, un buffone rampante, facevi il bullo, pestavi i piedi, giuravi ch'eri con me! Tu, servo dal cuore di ghiaccio, non tuonavi forse in mio favore, non giuravi che avresti combattuto per me, imponendomi d'affidarmi alle tue stelle, alla tua sorte, alla tua forza, e ora ti rivolti passando al nemico? Indossi una pelle di leone! levatela, che non si vergogni, e metti una pelle di vitello su quelle membra da vigliacco!

AUSTRIA
Ah, se fosse un uomo a dirmi queste parole!

BASTARDO
E metti una pelle di vitello su quelle membra da vigliacco.

AUSTRIA
Non osare ripeterlo, maledetto, o ne va della tua vita.

BASTARDO
E metti una pelle di vitello su quelle membra da vigliacco.

RE GIOVANNI
Questo non ci piace; dimentichi chi sei.

Entra Pandolfo.

RE FILIPPO
Ecco che arriva il santo legato del papa.

PANDOLFO
Salute, consacrati vicari celesti! A te, Re Giovanni, è indirizzata la mia santa missione. Io, Pandolfo, cardinale della bella Milano, e qui legato in nome di Papa Innocenzo, in suo nome religiosamente ti domando perché così ostinatamente sprezzi nostra santa madre, la chiesa, e tieni lontano con la forza Stephen Langton, da noi scelto come arcivescovo di Canterbury, dalla sua santa sede. Ecco, questo ti chiedo, in nome del già nominato santo padre, papa Innocenzo.

RE GIOVANNI
Qual nome mai sulla terra può costringere il libero fiato d'un sacro re a dare risposte? Tu non puoi, cardinale, per impormi una risposta tirar fuori un nome così futile, indegno e ridicolo come quello di papa. Riferisci tutto questo, e aggiungici anche, detto dalla bocca stessa del Re d'Inghilterra, che nessun prete italiano potrà riscuotere decime o pedaggi sulle nostre terre; e che come noi siamo capi supremi, sottomessi solo a Dio, così a Lui soltanto risponderemo della nostra regalità là dove regniamo, senza l'aiuto di nessuna mano mortale. Riferisci tutto questo al papa, messa da parte ogni riverenza verso di lui e verso l'autorità che usurpa.

RE FILIPPO
Fratello inglese, bestemmiate parlando così.

RE GIOVANNI
Pur se voi e tutti i re della Cristianità vi fate guidare in modo così rozzo da questo prete impiccione, temendo una maledizione che scongiurate pagando, e acquistate con oro meschino, scorie e polvere, il perdono corrotto di un uomo che in questa vendita vende un perdono che viene soltanto da lui; pur se voi e tutti gli altri, volgarmente imbrogliati, ingrossate col vostro denaro questa stregoneria da fiera, io da solo, e solo io mi opporrò al papa, e riterrò miei nemici tutti i suoi amici.

PANDOLFO
Allora, in nome del mio legittimo potere, ti dichiaro maledetto e scomunicato: e sia benedetto chiunque rompa la sua sudditanza ad un eretico; anzi sarà chiamata meritoria quella mano, e verrà canonizzata e fatta santa, che, in qualsiasi modo, anche a tradimento, avrà spezzata la tua vita obbrobriosa.

CONSTANCE
Oh, sia legittimo anche per me unirmi a Roma nella maledizione! Buon padre cardinale, rispondete forte amen alle mie violente maledizioni, perché nessuno, che non abbia subito i miei torti, ha lingua così potente da poterlo maledire con pieno diritto.

PANDOLFO
Signora, ci sono una legge e un mandato che autorizzano la mia maledizione.

CONSTANCE
Anche la mia:
quando la legge non può assicurare la giustizia, è legittimo che la legge non impedisca il male! La legge non è in grado d'assicurare a mio figlio il suo regno, perché colui che regge il regno regge anche la legge; perciò, poiché la legge stessa è ingiustizia perfetta, come può la legge proibire alla mia lingua di maledire?

PANDOLFO
Filippo di Francia, pena la maledizione, abbandona la mano di questo arcieretico, e fa cadere la potenza francese sul suo capo, se non si sottomette a Roma.

ELEONORA
Sei impallidito, o Re di Francia? Non ritirare la tua mano.

CONSTANCE
Fai attenzione, diavolo, che il Re di Francia non si penta e, separandosi le due mani, l'inferno perda un'anima.

AUSTRIA
Re Filippo, ascolta il cardinale.

BASTARDO
E metti una pelle di vitello su quelle membra da rinnegato.

AUSTRIA
Beh, ruffiano, devo intascare queste tue offese perché...

BASTARDO
I tuoi pantaloni hanno tasche larghe a sufficienza.

RE GIOVANNI
Filippo, cosa rispondi al cardinale?

CONSTANCE
E cosa dovrebbe dire, se non quel che dice il cardinale?

LUIGI
Pensateci bene, padre, perché sono sulla bilancia la pesante maledizione di Roma o la lieve perdita dell'amicizia inglese: rinunziate al meno.

BIANCA
Alla maledizione di Roma, cioè.

CONSTANCE
Oh, Luigi, resisti! Il diavolo in persona ti sta tentando sotto le spoglie di una sposina coi capelli sciolti.

BIANCA
Lady Constance non parla spinta dall'onestà, ma dalle sue miserie.

CONSTANCE
Se riconosci le mie miserie, che vivono solo perché è morta l'onestà, queste miserie comportano necessariamente questo principio, l'onestà vivrebbe ancora se la miseria morisse. Oh, calpestate allora la mia miseria, e sarà un trionfo per l'onestà; mantenete in vita la miseria e l'onestà sarà calpestata!

RE GIOVANNI
Il re è scosso e a questo non risponde.

CONSTANCE
Oh, allontanati da lui, e rispondi bene!

AUSTRIA
Fa' così Re Filippo, non rimanere più sospeso nel dubbio.

BASTARDO
E tu non sospendere altro che una pelle di vitello, dolcissimo zoticone.

RE FILIPPO
Sono perplesso, non so cosa dire.

PANDOLFO
Cosa puoi dire che non ti renda ancora più perplesso, se verrai maledetto e scomunicato?

RE FILIPPO
Buon reverendo padre, mettetevi al mio posto, e ditemi come vi comportereste. Questa mano reale s'è appena unita alla mia, e anche le nostre anime si sono congiunte, unite in lega, accoppiate e vincolate assieme con tutta la forza solenne di un sacro giuramento. L'ultimo fiato che diede suono di parole è stato un giuramento incondizionato di fedeltà, pace, amicizia, vero amore tra i nostri regni e le nostre regali persone. E appena prima di quest'accordo, ancora poco fa, giusto il tempo di lavarci le mani  per potercele poi stringere in questo patto di pace, lo sa il cielo come fossero sporche e macchiate dal pennello dell'eccidio, là dove la vendetta andava dipingendo l'ostilità paurosa di due re esasperati. E queste mani, appena pulitesi del sangue, appena congiuntesi in amore, così forti sia nel versar sangue che nell'amare, dovrebbero ora sciogliere la loro stretta e cancellare questo gentile saluto? Dovremmo giocare a rimpiattino con la fedeltà, scherzare col cielo stesso, trasformarci in fanciulli incostanti così da ritirare di nuovo l'una dall'altra le nostre palme, spergiurare la fedeltà giurata, far avanzare un esercito sanguinoso sul letto nuziale della pace sorridente e creare lo scompiglio sulla fronte gentile della pura sincerità? Oh santo signore, mio padre reverendo, non fate che sia così! Per vostra grazia, trovate, ordinate, imponete un qualche ordine gentile, e allora noi saremo felici di compiacervi e di continuare ad esservi amici.

PANDOLFO
Ogni forma è informe, ogni ordine è disordine che non s'opponga all'amicizia per il Re d'Inghilterra. E perciò alle armi! Siate campione della nostra chiesa, o aspettatevi che la chiesa, nostra madre, dica la sua maledizione, una maledizione materna, al figlio che le si rivolta contro; Francia, ti sarà più agevole tenere un serpente per la lingua, un leone dalla ricca pelliccia per la sua zampa mortale, una tigre affamata per i denti, che tenere in pace quella mano che stringi.

RE FILIPPO
Posso ritirare la mano, ma non la mia fede promessa.

PANDOLFO
Così rendi la fede nemica della fede, e come in una guerra civile schieri un giuramento contro un giuramento, la tua lingua contro la tua lingua. Oh, fa' che il tuo voto d'essere il campione della chiesa, prestato al cielo prima che ad altri, sia rispettato davanti al cielo. Ciò che hai giurato in seguito, l'hai giurato contro te stesso, e tu stesso, quindi, non lo puoi rispettare,  perché ciò che tu hai giurato di fare, in male, non è male quando è fatto secondo il bene, cioè quando non è fatto: se il fare tende al male, il modo migliore di fare è di non fare. La migliore esecuzione di un proposito errato si fa errando di nuovo: sebbene indiretta, questa deviazione ti rimette sulla giusta via, e la slealtà cura la slealtà, così come il fuoco raffredda il fuoco nelle vene riarse di uno che si sia appena bruciato. È la religione che fa osservare i giuramenti, ma tu hai giurato contro la religione: tu hai così giurato contro quello su cui giuravi, e ora fai del tuo giuramento il pegno della tua lealtà! La lealtà che non sei sicuro di rispettare, per un giuramento precedente, giura solo per non essere spergiura! Altrimenti, che sciocchezza sarebbe giurare? Ma tu giuri solo per essere spergiuro, e sei tanto più spergiuro quando mantieni i tuoi giuramenti. Questi tuoi ultimi voti, contrapposti ai primi, sono una tua ribellione contro te stesso; e nessuna vittoria più grande potresti mai ottenere se non armando le tue parti nobili e leali contro queste folli e sfrenate tentazioni. Con questa tua parte migliore s'alleano le nostre preghiere, se vorrai accoglierle. Ma se non vorrai, sappi allora che il pericolo delle nostre maledizioni cadrà su di te con tale peso che non riuscirai mai a liberartene, e morirai disperato sotto la sua massa oscura.

AUSTRIA
Ribellione, aperta ribellione!

BASTARDO
È tutto inutile?
Riuscirà mai una pelle di vitello a chiudere quella tua bocca?

LUIGI
Padre, alle armi!

BIANCA
Nel tuo giorno di nozze? Contro il sangue di quella che hai sposato? Celebreremo la nostra festa con carne d'uomini macellati? Saranno trombe stridule e rumorosi tamburi sgraziati, veri suoni d'inferno, le melodie della nostra cerimonia? Oh, marito, ascoltami! - ahimè com'è nuova questa parola "marito" sulla mia bocca! - proprio per questa parola che la mia lingua non ha mai pronunciato prima d'ora, in ginocchio ti prego, non metterti in armi contro mio zio.

CONSTANCE
Oh, sulle mie ginocchia, indurite dalle molte suppliche, ti prego, virtuoso Delfino, non mutare il giudizio preordinato dal cielo!

BIANCA
Ora vedrò quanto mi ami: che cosa può avere più forza per te del nome di moglie?

CONSTANCE
Ciò che sostiene chi sostiene anche te: il suo onore; oh, il tuo onore Luigi, il tuo onore!

LUIGI
Mi chiedo come vostra maestà possa restare così fredda quando tali importanti considerazioni la sospingono.

PANDOLFO
Lancerò la maledizione sul suo capo.

RE FILIPPO
Non ce n'è bisogno. Inghilterra, mi separo da te.

CONSTANCE
Ah, bel ritorno d'una sovranità messa al bando!

ELEONORA
Oh, turpe tradimento dell'incostanza francese!

RE GIOVANNI
Francia, in meno d'un'ora ti pentirai di quest'ora.

BASTARDO
Il vecchio Tempo, il regolatore d'orologi, quel calvo beccamorto, sarà lui a decidere? beh, allora, la Francia si pentirà.
 

BIANCA
Il sole s'è tinto di sangue: bel giorno, addio! Da quale parte devo schierarmi? Io sono con entrambi: ogni esercito ha una mia mano, e nella loro furia, trascinandomi via, mi spezzano, io, che a entrambi mi tengo. Marito, non posso pregare per la tua vittoria; zio, devo pregare che tu perda; padre, non posso augurarti buona fortuna; nonna, non posso desiderare che i tuoi desideri s'avverino. Chiunque vinca, da quella parte sarò sconfitta, una sconfitta sicura, ancor prima che la partita sia giocata.


LUIGI
Signora, con me, la tua sorte coincide con la mia.

BIANCA
Lì dove la mia sorte vive, lì muore la mia vita.

RE GIOVANNI
Cugino, va' e raccogli le nostre truppe.

 

Esce il Bastardo.


Francia, sono acceso da una collera ardente, da una furia la cui qualità è tale che soltanto il sangue può calmarla, un unico sangue, il sangue più prezioso di Francia.

RE FILIPPO
La tua rabbia finirà per bruciare te stesso, e tu sarai cenere prima che il nostro sangue abbia spento il tuo fuoco: sta' ben attento, sei già in pericolo.


RE GIOVANNI
Non più di colui che mi minaccia. Via, alle armi!

 

Escono

 

 

 

atto terzo - scena seconda

 

Le pianure vicino ad Angiers.
Allarmi, scorrerie.

Entra il Bastardo con la testa del Duca d'Austria.

BASTARDO
Per la mia vita, questo giorno si va facendo molto caldo. Un qualche demone dell'aria volteggia nel cielo e giù rovescia sciagure. La testa del Duca d'Austria mettiamola qui.

 

Entrano Re Giovanni, Arthur e Hubert. mentre Filippo riprende fiato.

RE GIOVANNI
Hubert, custodisci questo ragazzo. Filippo, muoviti: mia madre è assalita nella nostra tenda e temo sia stata catturata.

BASTARDO
Mio signore, l'ho già liberata, non temete, sua Altezza è in salvo. Ma andiamo avanti, maestà: ancora un piccolo sforzo, e la nostra impresa avrà una felice conclusione.

 

Escono.

 

 

 

 

atto terzo - scena terza

 

Allarmi, scorrerie, ritirata.

Rientrano Re Giovanni, Arthur, il Bastardo, Hubert, con Eleonora e vari nobili.


RE GIOVANNI

(A Eleonora.) Faremo così: Vostra Grazia rimarrà indietro, così, ben protetta. (Ad Arthur.) Cugino, non esser triste: tua nonna ti ama; e tuo zio ti sarà così caro come ti fu tuo padre.

ARTHUR
Ah, questo farà morire mia madre di dolore!

RE GIOVANNI

(Al Bastardo.) Cugino, veloce, va' in Inghilterra, precedici: e prima del nostro arrivo vedi bene di svuotare i forzieri degli avari abati e di mettere in libertà tutti gli angeli che vi sono imprigionati. Gli affamati devono ora potersi ingozzare coi grassi lombi della pace: usa pure il mio mandato in tutta la sua ampiezza.

BASTARDO
Campana, messale e candela non potranno trattenermi quando l'oro e l'argento mi faranno segno d'avanzare: Vostra Altezza, io vado. Nonna, se mai mi ricorderò d'esser religioso, pregherò per la vostra salvezza. Ecco, vi bacio la mano.

ELEONORA
Addio, gentile cugino.

RE GIOVANNI
Cugino, addio.

 

Esce il Bastardo.

ELEONORA
Vieni qui, nipotino, senti, una parola soltanto.
(Prende Arthur in disparte.)

RE GIOVANNI
E tu, Hubert, vieni qui. O mio gentile Hubert, quanto ti dobbiamo! Entro questo rivestimento di carne c'è un'anima che si considera in credito verso di te, e intende pagare il tuo amore con gli interessi. Mio buon amico, il tuo giuramento volontario vive nel mio petto, affettuosamente carezzato. Dammi la tua mano. Avevo una cosa da dirti, ma te la dirò quando potrò accompagnarla meglio. Per Dio, Hubert, quasi mi vergogno a dirti quanta stima ho per te.

HUBERT
Sono molto obbligato a vostra Maestà.

RE GIOVANNI
Buon amico, non hai ancora avuto il motivo per dire così, ma l'avrai; per quanto lentamente strisci il tempo, verrà anche per me l'opportunità di farti del bene. Avevo una cosa da dirti, ma lasciamo perdere: il sole è in cielo e il giorno superbo, accompagnato dai piaceri del mondo, è troppo allegro e pieno di svaghi per darmi ascolto. Se la campana di mezzanotte, con la sua lingua di ferro e la sua bocca di bronzo, battesse l'ora per le creature assonnate della notte; se questo luogo stesso, dove noi siamo, fosse un cimitero, e tu fossi posseduto da mille peccati; o se quello spirito corrucciato, la malinconia, avesse scaldato il tuo sangue, rendendolo spesso e denso, lui che altrimenti, pulsando, scorre su e giù per le vene e trasforma quell'idiota del riso in padrone degli occhi umani, stravolgendo le loro guance a una vana allegria, stato d'animo odioso per i miei fini; o se tu potessi vedermi senz'occhi, sentirmi senza orecchie, rispondermi senza lingua, usando solo il pensiero, senza occhi, orecchie, senza il pericoloso suono delle parole, allora, a dispetto del giorno guardingo e incombente, riverserei nel tuo petto i miei pensieri: ah, ma non lo farò. Eppure ti voglio molto bene; e, a dire il vero, credo che anche tu voglia bene a me.

HUBERT
In modo tale che qualunque cosa mi ordiniate di fare, fosse anche la mia morte legata a quell'azione, per il cielo, io la farei.

RE GIOVANNI
Forse non lo sapevo che l'avresti fatto? Ah, buon Hubert, Hubert, Hubert, dai un'occhiata a quel ragazzo; ti dirò una cosa, amico mio, è una serpe sulla mia strada, e dovunque questo mio piede si posi, lui è lì, davanti a me. Mi capisci bene? Sei tu il suo guardiano.

HUBERT
Lo custodirò così bene che non potrà offendere Vostra Maestà.

RE GIOVANNI
Morte.

HUBERT
Mio signore?

RE GIOVANNI
Una tomba.

HUBERT
Non vivrà.

RE GIOVANNI
Basta.
Ora potrei essere allegro. Hubert, ti amo. Non ti dirò quello che ho in mente per te: ricorda. Signora, addio: manderò quei soldati a Vostra Maestà.

ELEONORA
Le mie benedizioni ti siano accanto!

RE GIOVANNI
Cugino, dovete partire per l'Inghilterra: Hubert sarà il tuo uomo, e ti servirà con tutta la fedeltà che ti deve. Via, verso Calais, avanti!
 

Escono.

 

 

 

atto terzo - scena quarta

 

La tenda del Re di Francia.
Entrano Re Filippo, Luigi, Pandolfo, il seguito.

 

RE FILIPPO
E così, da una fragorosa tempesta sul mare, un'armata intera di vele salpate insieme è dispersa, e ogni nave è separata dalle sue compagne.

PANDOLFO
Coraggio e animo! Tutto andrà ancora bene.

RE FILIPPO
Cosa può andar bene, quando il nostro corso è così rovinoso? Non siamo già stati battuti? Non abbiamo perso Angiers? E Arthur, non è stato fatto prigioniero?  Molti e cari amici non son morti? Il Re d'Inghilterra, quel sanguinario, non se n'è tornato in Inghilterra, eludendo ogni nostro tentativo di fermarlo?

LUIGI
Ed ha fortificato tutto ciò che ha conquistato. Di una tale velocità retta da una simile saggezza, di tanta moderazione ed ordine in un'avanzata così irruenta, manca l'esempio: chi ha mai letto o sentito d'una azione che si possa paragonare a questa?

RE FILIPPO
Potrei anche sopportare queste lodi al Re d'Inghilterra, se si potesse trovare un esempio per la nostra vergogna.

 

Entra Constance.

 

Ecco, guardate chi arriva! una tomba tutt'intorno a un'anima, che trattiene, contro la sua volontà, lo spirito immortale nella squallida prigione dei suoi dolorosi sospiri. Vi prego, signora, venite via con me.

CONSTANCE
Ecco, guardate, guardate bene i frutti della vostra pace!

RE FILIPPO
Pazienza, buona signora! Coraggio, gentile Constance.

CONSTANCE
No! ho in spregio ogni consiglio, qualsiasi riparazione tranne quella che mette fine a tutti i consigli, l'unica, vera riparazione; la morte! Morte, ah, amabile, amorevole morte! Tu, profumato fetore, sano marciume! Alzati dal giaciglio della tua notte eterna, tu, odio e terrore di chi sta bene, e io bacerò le tue ossa detestate, porrò i bulbi dei miei occhi nelle tue vuote occhiaie, farò anelli per queste dita coi vermi che ti sono familiari, e chiuderò questo pertugio del respiro con polvere nauseabonda fino a diventare un mostro imputridito come te: avanti, digrigna pure, io penserò che mi sorridi e ti bacerò con lussuria, come fossi tua moglie. Oh, amore dei disperati, sì, vieni a me!

 

RE FILIPPO
Oh bella dolente, calmati!

CONSTANCE
No, no, non mi calmerò fin che avrò fiato per gridare: oh, fosse la mia lingua nella bocca di un tuono! Allora sì che con la mia passione scuoterei il mondo e desterei dal suo sonno quello scheletro crudele che non arriva a sentire la debole voce di una donna e non tiene in nessun conto una semplice supplica.

PANDOLFO
Signora, in voi parla la follia, non il dolore.

CONSTANCE
E tu sei un santo a mentirmi così! Non sono pazza: questi capelli che strappo sono i miei; mi chiamo Constance; ero la moglie di Geoffrey; il giovane Arthur è mio figlio, ed è perduto! Non sono pazza: volesse il cielo che lo fossi! Ché allora, è probabile, dimenticherei me stessa: ah, se potessi, che dolore dimenticherei! Insegnami una qualche filosofia che mi faccia impazzire, e tu, cardinale, sarai fatto santo; perché, non essendo pazza ma sensibile al dolore, la mia parte razionale m'induce a ragionare su come io possa sgravarmi di questi dolori, e m'insegna così ad uccidermi o ad impiccarmi: fossi invece pazza, dimenticherei mio figlio, o lo scambierei, follemente, con una bambola di pezza. No, non sono pazza; troppo, troppo lucidamente avverto i morsi diversi d'ogni singola disgrazia.

RE FILIPPO
Riavvolgete quelle trecce. Oh, quanto amore scorgo nella bella massa bionda di quei suoi capelli. Se per caso una goccia d'argento vi cade, a quella goccia diecimila amici filamentosi aderiscono in un comune dolore, simili ad amanti fedeli, inseparabili, leali, che si stringono insieme nella disgrazia.

CONSTANCE
Andiamo in Inghilterra, se volete.

RE FILIPPO
Riavvolgetevi i capelli.

CONSTANCE
Lo farò; ma perché dovrei farlo? Con violenza li ho sciolti dai loro lacci, e ho gridato alto: "Oh che queste mani possano liberare mio figlio così come han reso a questi capelli la loro libertà!". Ma adesso ho invidia della loro libertà, e li voglio di nuovo restituire ai loro lacci, dato che il mio povero figlio è un prigioniero.
Padre cardinale, vi ho sentito dire che vedremo e riconosceremo i nostri amici in cielo: se è vero, vedrò ancora il mio ragazzo, perché dalla nascita di Caino, il primo figlio maschio, sino a colui che appena ieri ha respirato per la prima volta, non è mai nata un'altra creatura tanto buona. Ma ora il verme del dolore divorerà il mio bocciuolo cacciando la beltà nativa dalla sua guancia; sembrerà privo di sostanza come uno spettro, smunto ed emaciato come un attacco di febbre: e così morirà; e quando, risorto, lo incontrerò nuovamente nella corte del cielo, non lo riconoscerò. Non potrò mai più rivedere il mio bel Arthur, mai più.

PANDOLFO
Date una terribile importanza al vostro dolore.

CONSTANCE
Mi parla uno che non ha mai avuto un figlio.

RE FILIPPO
Amate il dolore quanto vostro figlio.

CONSTANCE
Il dolore ha riempito il vuoto lasciato da mio figlio, dorme nel suo letto, cammina su e giù con me, indossa il suo piacevole sembiante, ripete le sue parole, mi ricorda tutti i suoi tratti aggraziati, riempie i suoi abiti vuoti con la sua forma. Non ho allora ragione d'amare il dolore? Addio: se aveste sofferto una perdita come la mia io vi saprei dare un conforto migliore di quello che mi avete dato. Non manterrò quest'ordine sulla mia testa quando ho un tale disordine nella mia mente. Oh Signore! ragazzo mio, mio Arthur, figlio mio bello! Vita mia, mia gioia, mio nutrimento, tutto il mio mondo! Conforto d'una vedova, cura dei miei dolori!

 

Esce.

RE FILIPPO
Temo qualche pazzia, la seguo.

 

Esce.

LUIGI
Non c'è niente in questo mondo che mi rallegri: la vita è noiosa come una storia che raccontata più volte infastidisce l'orecchio pigro d'uno già mezzo addormentato; l'amara vergogna ha guastato il dolce sapore della parola che ormai produce solo vergogna e amarezza.

PANDOLFO
Nella convalescenza d'una malattia grave, proprio nell'istante del recupero e della guarigione, la fitta è fortissima, i mali che se ne vanno mostrano tutto il loro peggio al momento del congedo. Cosa mai avete perduto con la perdita odierna?

LUIGI
Tutti i giorni della gloria, della gioia, della felicità.

PANDOLFO
Se aveste vinto, li avreste certamente persi. No, no, quando la fortuna vuol fare del bene agli uomini mostra loro il suo occhio più terribile. È strano pensare quanto abbia perso Re Giovanni in questa che lui reputa una chiara vittoria: non vi addolora che Arthur sia suo prigioniero?

LUIGI
Tanto quanto rallegra lui l'averlo catturato.

PANDOLFO
La vostra mente è immatura come il vostro sangue. Ascoltate quanto vi dico con spirito profetico, perché il fiato stesso con cui profferirò le mie parole spazzerà via ogni grano di polvere, ogni pagliuzza, ogni ostacolo dal sentiero che condurrà il tuo piede al trono d'Inghilterra; e perciò fate attenzione. Giovanni ha catturato Arthur; e non potrà essere che, fin che la calda vita giochi nelle vene del ragazzo, Giovanni, nella sua ambigua posizione, possa godere d'un'ora, d'un minuto, d'un solo quieto respiro di riposo. Uno scettro strappato con mano illegale dev'essere mantenuto con la stessa violenza con cui lo si è guadagnato, e chi si trova su un terreno scivoloso non si cura della meschinità di ciò che lo sorregge: se Giovanni deve reggersi, allora Arthur dovrà cadere. E così sia, dato che non può essere altrimenti.

LUIGI
Ma cosa guadagnerò io dalla caduta del giovane Arthur?

PANDOLFO
Voi, a nome di vostra moglie Lady Bianca, potrete far vostre le rivendicazioni di Arthur.

LUIGI
E, come Arthur, perdere vita e tutto quanto.

PANDOLFO
Come siete giovane e inesperto di questo vecchio mondo! Giovanni stesso trama per voi; le circostanze vi sono favorevoli, perché chi impregna la sua salvezza di sangue innocente troverà solo una salvezza malsicura e sanguinante. Quest'azione, così crudelmente concepita, raggelerà i cuori della sua stessa gente spegnendone ogni zelo, tanto che accoglieranno volentieri qualsiasi piccola occasione per por fine al suo regno. Non ci sarà esalazione naturale in cielo, stranezza di natura, cattivo tempo, comunissimo vento, accadimento ordinario, cui negheranno la causa naturale per parlare di meteore, prodigi, segni, scherzi di natura, presagi e lingue celesti che chiaramente gridano vendetta contro Giovanni.

LUIGI
Può darsi che non toccherà la vita del giovane Arthur, ma che gli basti tenerlo prigioniero, per sentirsi al sicuro.

PANDOLFO
Oh signore, quando sentirà che vi state avvicinando, se il giovane Arthur non è già morto, basterà quella notizia a metterlo a morte; e allora il cuore di tutto il suo popolo si rivolterà contro di lui e correrà a baciare le labbra d'un mutamento inaspettato, trovando materia sostanziosa d'ira e di rivolta sulla punta sanguinosa delle dita di Giovanni. Mi par quasi di vederlo, tutto questo tumulto all'opera: oh, ne nasceranno conseguenze ancor più favorevoli per voi di quelle cui ho già accennato! Quel bastardo di Faulconbridge è in Inghilterra, adesso, e saccheggia le chiese, offendendo ogni spirito di carità: ma basterebbero dodici Francesi in armi a far da esca lì per far passare diecimila Inglesi al loro fianco, così come poca neve, rotolando, presto si trasforma in una valanga gigantesca. Oh, nobile Delfino, accompagnami dal Re: è stupefacente ciò che possiamo ricavare dal loro malcontento ora che i loro animi traboccano di sdegno. Avanti, in marcia verso l'Inghilterra, io convincerò il Re.

LUIGI
Forti ragioni possono portare ad azioni inattese. Andiamo: se voi dite sì, il Re non dirà no.

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Re Giovanni

(“The Life and Death of King John” - 1590 - 1597)

 

 

atto quarto - scena prima

 

Una stanza in un castello. Dei pezzi di carbone bruciano in un braciere.
Entrano Hubert e i carnefici.

 

HUBERT
Arroventate per bene questi ferri, poi nascondetevi dietro i tendaggi: quando batterò il piede sul cuore della terra, saltate fuori, e legate ben stretto a una sedia il ragazzo che troverete con me: presto, uscite, e state bene attenti.

 

PRIMO CARNEFICE
Spero che il vostro mandato autorizzi quest'azione.


HUBERT
Scrupoli fuori luogo! nessuna paura; guardate qui.

 

I carnefici si nascondono.
 

Vieni avanti, ragazzo, devo parlarti.

 

Entra Arthur.

ARTHUR
Buon giorno, Hubert.

HUBERT
Buon giorno, piccolo principe.

ARTHUR
Un principe che non potrebbe essere più piccolo se si pensa alla grandezza del titolo che gli toccherebbe. Sei triste.

HUBERT
In effetti, sono stato più allegro altre volte.

ARTHUR
Dio abbia pietà di me! Credo che nessuno dovrebbe essere triste all'infuori di me: pure, ricordo, quand'ero in Francia, c'erano dei giovani gentiluomini che usavano aver l'aria triste come la notte, per essere alla moda. Giuro sul mio battesimo che, fossi fuori di prigione, anche solo per fare il pastore, sarei allegro per tutta la giornata quant'èlunga! e sarei felice anche qui, non avessi paura che mio zio abbia in serbo per me progetti ancora peggiori. Lui ha paura di me ed io di lui; che colpa ho se sono figlio di Geoffrey? No, non è certo colpa mia; volesse il cielo che fossi tuo figlio, Hubert, purché tu mi amassi.

HUBERT (A parte.)
Se gli parlo, con le sue chiacchiere innocenti desterebbe la mia pietà, che è morta: devo essere veloce e deciso.

 

ARTHUR
Ti senti male, Hubert? sei così pallido, oggi. A dirti la verità, mi piacerebbe vederti un poco malato, potrei passare la notte a vegliare su di te: dichiaro di volerti più bene di quanto tu me ne vuoi.

HUBERT (A parte.)
Le sue parole s'impadroniscono del mio cuore. Leggi qui, giovane Arthur.

 

Mostra una carta.


(A parte.) "E adesso, stupide lacrime! vorreste scacciare questa spietata tortura! Devo essere veloce, prima che la risolutezza non se ne esca dai miei occhi in dolci lacrime femminili."
Non riesci a leggerla? Non è scritta in modo chiaro?

ARTHUR
In modo troppo chiaro per uno scopo così nero: devi proprio bruciarmi gli occhi con ferri arroventati?

HUBERT
Sì, ragazzo, devo.

ARTHUR
E lo farai?

HUBERT
Lo farò.

ARTHUR
E ne avrai il cuore? Quando avevi mal di testa ho messo il mio fazzoletto sulla tua fronte, il più bello che avevo, una principessa l'aveva ricamato per me, e non te l'ho mai richiesto indietro; con la mia mano ti ho tenuto il capo, a mezzanotte, e come i minuti vigilano l'ora che passa io di continuo ti ho reso lieve lo scorrere pesante del tempo con dei "Hai bisogno di qualcosa?","Dove ti fa male?", o "Cosa posso fare per farti piacere?". Molti poveracci se ne sarebbero stati zitti a dormire, senza dirti una parola affettuosa; ma tu hai avuto un principe al tuo capezzale. Certo, puoi credere che il mio amore fosse un amore interessato e chiamarlo furbizia: credilo pure, se vuoi. Se il cielo vuole che tu mi faccia del male, sei certo costretto a farmelo. Spegnerai i miei occhi? Sono occhi che non ti hanno mai neppure guardato male, e mai più lo faranno.

HUBERT
Ho giurato di farlo; con questi ferri arroventati devo bruciarli.

ARTHUR
Ah, non lo farebbe nessuno, se non in questi anni di ferro! Il ferro stesso, anche se arroventato, avvicinandosi a questi occhi berrebbe le mie lacrime spegnendo così la sua rabbia ardente nella materia stessa di cui è fatta la mia innocenza. E anzi, dopo, si consumerebbe di ruggine solo per aver portato dentro di sé il fuoco che avrebbe potuto far del male ai miei occhi. E saresti tu più inflessibile, più duro del ferro battuto? Fosse pur venuto da me un angelo a dirmi che Hubert avrebbe spento i miei occhi, io non gli avrei creduto, - non avrei creduto alle parole di nessuno, se non a quelle di Hubert stesso.

HUBERT
Venite!

 

Batte un piede.
I carnefici vengono avanti con una corda, i ferri ecc.


Fate come vi ho ordinato di fare.

ARTHUR
Oh salvami Hubert, salvami! I miei occhi si spengono solo a vedere i volti feroci di questi uomini sanguinari.

HUBERT
Datemi i ferri, vi dico, e legatelo qui.

ARTHUR
Ahimè! che bisogno c'è d'essere così rozzi e sgarbati? Non farò resistenza, sarò immobile come una pietra. Per amor del cielo, Hubert, non farmi legare! Ascoltami, Hubert, manda via questi uomini e io me ne starò seduto quieto quieto, come un agnello, non mi muoverò, non tremerò neanche, non dirò parola, né guarderò i ferri con furia;manda via questi uomini e io ti perdonerò qualsiasi tortura tu mi vorrai fare.

HUBERT
Via, rientrate; lasciatemi solo con lui.

PRIMO CARNEFICE
Sono ben contento di star lontano da una simile azione.


Escono i carnefici.

ARTHUR
Ahimè, allora ho mandato via un amico! Aveva un aspetto feroce ma un cuore gentile: fallo tornare, così che la sua pietà possa riportare in vita la tua.

HUBERT
Su, ragazzo, preparati.

ARTHUR
Non c'è nulla da fare?

HUBERT
Nulla, se non perdere gli occhi.

ARTHUR
Oh cielo, se avessi nei tuoi occhi anche solo un bruscolo, un granellino, della polvere, un moschino, un capello, qualsiasi cosa potesse dar fastidio a quello che è il più prezioso dei sensi, allora, sentendo come anche una cosa minuscola possa essere lì fastidiosa, t'accorgeresti di come è orribile il tuo vile intento.

HUBERT
È questa la tua promessa? Su, frena la lingua.

ARTHUR
Hubert, non basterebbero le parole di due lingue a intercedere per la salvezza di due occhi: lasciami parlare, Hubert, lasciami parlare! O, se vuoi, tagliami la lingua e lasciami gli occhi. Ah, risparmia i miei occhi, anche se non dovranno vedere altro che te! Guarda, per Dio, anche il ferro s'è raffreddato e non vorrebbe farmi del male.

HUBERT
Posso arroventarlo di nuovo, ragazzo.

ARTHUR
No, davvero; il fuoco, creato per dar conforto, usato per atti di crudeltà immeritati è morto dal dolore. Guarda tu stesso: non c'è potenza di male in questo carbone ardente, il fiato celeste ne ha soffiato via la rabbia cospargendone il capo con le ceneri della penitenza.


HUBERT
Ma con il mio fiato posso farlo rivivere, ragazzo.

ARTHUR
E se lo farai, lo farai solo arrossire e risplendere di vergogna per le tue azioni, Hubert: anzi, forse ti manderà qualche scintilla negli occhi, così come un cane che costretto a lottare si rivolta contro il padrone che l'aizza. Tutto ciò che vorresti impiegare per farmi del malesi nega all'uso: tu soltanto manchi di quella pietà che il ferro e il fuoco crudele sanno esibire, creature pietose quando non sono usate al male!

HUBERT
Va bene, vedi, vivi... non toccherò i tuoi occhi per tutti i tesori posseduti da tuo zio: purtuttavia ho fatto un giuramento, ragazzo, e avevo tutte le intenzioni di bruciarteli con questi stessi ferri.

ARTHUR
Oh, adesso torni a rassomigliare a Hubert, finora facevi la parte d'un altro.

HUBERT
Calma, non parliamone più. Addio. Tuo zio deve sapere solo che sei morto. Darò a queste spie crudeli dei rapporti falsi. Tu, gentile ragazzo, dormi sicuro e non aver paura: Hubert, per tutte le ricchezze del mondo, non ti farà mai del male.

ARTHUR
Oh cielo, ti ringrazio, Hubert.

HUBERT
Silenzio, non parliamone più. Rientriamo senza farci vedere. Corro un gran pericolo per te.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

La Corte d'Inghilterra.
Entrano Re Giovanni, Pembroke, Salisbury e altri nobili.

RE GIOVANNI
Eccoci qui seduti ancora una volta, ancora una volta incoronati, guardati, speriamo, da occhi festanti.

PEMBROKE
Questo "ancora una volta", non fosse per compiacere vostra altezza, è stato una volta di troppo: eravate già stato incoronato, e quell'alto titolo non vi era mai stato strappato, la fedeltà dei vostri uomini non era mai stata macchiata dalla rivolta, né fresche speranze di mutamenti sospirati o di migliori condizioni turbavano la terra.

SALISBURY
Proprio per questo, farsi possedere da una duplice cerimonia, coprire d'ornamenti un titolo già ricco, dorare l'oro, dipingere il giglio, profumare la viola, levigare il ghiaccio, aggiungere tinte all'arcobaleno o con il lume d'una candela cercar d'abbellire lo splendente occhio del cielo, sono vani e ridicoli eccessi.

PEMBROKE
Se non fosse per compiacere i vostri reali desideri, quest'atto sarebbe come una vecchia storia, raccontata di nuovo e noiosa, quanto più ripetuta, specie se imposta in un momento sbagliato.

SALISBURY
Così facendo il volto antico e ben noto del sano vecchio ordine è sfigurato, e, come il mutare del vento su una vela, fa cambiare rotta al corso dei pensieri, fa trasalire e spaventare chi riflette, corrompe il buon giudizio e rende sospetta la verità ricoprendoli di vesti sfarzose appena fatte.

PEMBROKE
Quando i lavoratori si sforzano di far meglio invece che bene, sconvolgono la loro abilità con l'ambizione.
Spesso, chi si scusa d'una colpa, la rende più grave con le sue scuse, così come una pezza su un piccolo strappo discredita, per la sua volontà di nasconderlo, più dello stesso strappo non rammendato.

SALISBURY
In questo senso, prima che foste nuovamente incoronato, vi abbiamo suggerito il nostro consiglio: ma è piaciuto a vostra altezza non ascoltarlo, e noi siamo tutti ben contenti, dato che tutto e ogni parte di quello che desideriamo non si spingono oltre i desideri di vostra altezza.

RE GIOVANNI
Possedete già alcune delle ragioni di questa incoronazione ripetuta; le ritengo importanti; vi rifornirò di altre, ancora più forti, forti quanto sono deboli le mie paure. Nel frattempo chiedete pure che venga riformato ciò che ritenete non vada bene, e ben vi accorgerete di come volentieri ascolterò e darò soddisfazione alle vostre richieste.

PEMBROKE
E allora io, che sono un po' come la lingua di costoro, per esprimere le aspirazioni di tutti i loro cuori, sia per me che per loro, ma, soprattutto per voi, per la vostra sicurezza, alla quale sia io che loro riserviamo tutta la nostra solerzia, dal profondo del cuore vi chiedo la liberazione di Arthur, la cui detenzione spinge le labbra mormoratrici dello scontento a formulare questa pericolosa argomentazione: se ciò che detenete lo detenete a diritto, perché allora la paura, che, come si dice, segue sempre le orme del torto, dovrebbe spingervi a tenere in detenzione il vostro giovane parente, a soffocare i suoi giorni in una barbara ignoranza e a negare alla sua giovinezza i ricchi vantaggi d'una buona educazione? Ora, perché i nemici del momento non prendano questa come una buona occasione, la nostra richiesta sia che voi ci ordiniate di chiedervi la sua liberazione: la sua libertà non la chiediamo per nostro interesse, ma per il vostro, non avendo noi altro desiderio che la soddisfazione dei vostri desideri.

Entra Hubert.

RE GIOVANNI
E così sia: affido la sua giovinezza alla vostra cura. Hubert, che notizie porti con te? (Lo prende in disparte.)

PEMBROKE
Questo è l'uomo che avrebbe dovuto compiere l'azione sanguinosa: ha fatto vedere il suo mandato a un mio amico. L'immagine d'una colpa abbietta e mostruosa è ancora viva nei suoi occhi, e il suo aspetto riservato rivela lo stato d'animo d'un cuore profondamente turbato. Temo molto abbia già portato a termine quell'incarico che temevamo gli fosse stato affidato.

SALISBURY
Il colorito del re va a viene tra le sue azioni e la sua coscienza come un messaggero tra due terribili eserciti schierati: le sue emozioni sono al culmine, dovranno erompere.

PEMBROKE
E quando eromperanno temo ne salterà fuori l'immonda putredine della morte d'un dolce ragazzo.

RE GIOVANNI
Non possiamo fermare la forte mano della morte: buoni signori, anche se è vivo il mio desiderio di compiacervi, ciò che mi chiedete è morto e sepolto. Costui ci dice che Arthur è morto stanotte.

SALISBURY
Avevamo ragione a temere che la sua malattia fosse incurabile.

PEMBROKE
Avevamo sentito che era vicino alla morte prima ancora che il ragazzo s'accorgesse d'essere malato. Qualcuno ne dovrà rispondere, in terra o in cielo.

RE GIOVANNI
Perché mi guardate con occhi così seri? Credete forse che sia io a reggere le forbici del destino? O che abbia poteri sul battito della vita?

SALISBURY
È ovvio che ci prende in giro in modo scellerato, ed è una vergogna che la grandezza ricorra a scuse così grossolane: prosperate pure
nei vostri inganni! addio.

PEMBROKE
Aspetta, Lord Salisbury; voglio venire con te a cercare l'eredità di questo povero ragazzo, il piccolo regno d'una tomba impostagli con la violenza. Quel sangue che aveva diritto alla vastità di tutta quest'isola, ora ne occupa soltanto un metro; che brutto mondo quello che tollera queste cose! Ma questa non dev'essere tollerata: questa son sicuro che presto esploderà, e saran dolori per tutti noi.


Escono i nobili.

RE GIOVANNI
Bruciano d'indignazione.

 

Entra un messaggero.


Io sono pentito: fondamenta solide non poggiano sul sangue, non si costruisce una vita sicura sulla morte altrui.
(Al messaggero.) Hai l'occhio pieno di paura, dov'è il sangue ch'era solito abitare le tue guance? Un cielo così scuro non si rasserena senza una tempesta: rovescia pure il tuo maltempo: come vanno le cose in Francia?

MESSAGGERO
Vanno dalla Francia all'Inghilterra. Mai un esercito così forte è stato raccolto dal corpo d'un'unica terra per una spedizione all'estero. L'esempio della vostra velocità li ha istruiti: nel momento in cui vi si dovrebbe dire che si stanno preparando, giunge la notizia che sono già tutti arrivati.

RE GIOVANNI
Oh, dove sono andate a ubriacarsi le nostre spie? Dove sono andate a dormire? Dov'è andata a finire l'attenzione di mia madre se s'è potuto formare un simile esercito in Francia e lei non ne ha neanche udito parlare?

MESSAGGERO
Mio sovrano, il suo orecchio è chiuso dalla polvere; il primo d'Aprile la vostra nobile madre è morta: e, da quanto ho saputo, mio signore, Lady Constance era morta, folle, tre giorni prima. Ma questa è soltanto una voce che ho sentito in giro per caso, non so se sia vera o falsa.

RE GIOVANNI
Trattieni la tua fretta, terribile sorte! Oppure alleati con me, finché avrò placato i miei nobili scontenti! E che! mia madre morta! È un caos per i miei possedimenti in Francia! Chi guida quegli eserciti francesi che tu mi dici son già sbarcati in Inghilterra?

MESSAGGERO
Il Delfino.

Entrano il Bastardo e Peter di Pomfret.

RE GIOVANNI
Mi fai girar la testa con queste cattive notizie. Ora, cosa dice la gente delle tue operazioni? E non tentare di riempirmi la testa con altre cattive notizie, è già piena.

BASTARDO
Se avete paura d'ascoltare il peggio, lasciate pure che vi cada in testa, inascoltato.

RE GIOVANNI
Abbiate pazienza con me, cugino; ero senza fiato sotto questa marea: ma ora respiro di nuovo sopra le onde, e posso ascoltare qualsiasi lingua: dica pure quello che vuole.

BASTARDO
Del mio successo tra il clero testimonieranno le somme che ho raccolto. Ma mentre attraversavo il paese sin qui, ho trovato la gente in preda a strane fantasie, posseduta da voci, piena di sogni vani, ignara di ciò che la terrorizza ma piena di paura. Questo è un profeta che ho portato con me dalle strade di Pomfret, dove l'ho trovato con centinaia di persone che lo tallonavano da presso, e lui cantava loro, in versi aspri e rozzi, che prima del mezzodì dell'Ascensione vostra altezza rinuncerà alla corona.

RE GIOVANNI
Tu, inutile sognatore, perché hai fatto questo?

PETER
Prevedendo che la verità così si compia.

RE GIOVANNI
Hubert, portalo via; mettilo in prigione: e a mezzodì di quel giorno in cui dice io renderò la mia corona, impiccalo. Affidalo a mani sicure e poi torna qui,ho bisogno di te.

 

Esce Hubert con Peter.


Oh mio gentile cugino,
hai sentito le novità, sai chi è arrivato?

BASTARDO
I Francesi, mio signore; le bocche della gente se ne riempiono. E poi ho incontrato Lord Bigot e Lord Salisbury, i cui occhi erano rossi come il fuoco appena attizzato, ed altri ancora, che andavano in cerca della tomba d'Arthur: dicevano che è stato ucciso stanotte per ordine vostro.

RE GIOVANNI
Mio buon cugino, va', mescolati con loro. So come riconquistarmi il loro amore; portali qui, davanti a me.

BASTARDO
Li troverò.

RE GIOVANNI
Sì, ma in fretta: corri. Ah, non posso avere i miei sudditi contro quando le truppe del nemico straniero terrorizzano le mie città con l'ostentata intimidazione d'un'invasione crudele. Fatti Mercurio, metti ali ai piedi, e vola come il pensiero da loro a me.

BASTARDO
Lo spirito dell'ora m'insegnerà a esser veloce.

 

Esce.

RE GIOVANNI
Così parla un nobile gentiluomo pieno di spirito.

Tu seguilo; può avere bisogno d'un messaggero tra me e i nobili. Sii tu quello.

MESSAGGERO
Con tutto il mio cuore, mio signore.

 

Esce.

RE GIOVANNI
Mia madre morta!

Rientra Hubert.

HUBERT
Mio signore, dicono si sian viste cinque lune, stanotte: quattro fisse, e la quinta che girava attorno alle altre quattro con un moto prodigioso.

RE GIOVANNI
Cinque lune?

HUBERT
I vecchi e le nonnette per le strade vi leggono pericolose profezie: tutti han sulla bocca la morte del giovane Arthur, e quando ne parlano scuotono la testa, si sussurrano l'un l'altro nelle orecchie e chi parla stringe il polso di chi l'ascolta, mentre chi ascolta fa gesti di paura, aggrotta le ciglia, scuote il capo, rovescia gli occhi. Ho visto io stesso un fabbro, fermo, così, col suo martello, mentre il ferro gli si raffreddava sull'incudine, bersi con la bocca aperta le notizie che gli dava un sarto, e questi, che teneva ancora in mano forbici e metro, era lì, con le ciabatte messe all'incontrario per la gran fretta, a raccontare come migliaia di Francesi, in assetto da guerra, si schieravano in ordine di battaglia nel Kent: ed ecco un altro artigiano, allampanato e sporco, che interrompe il racconto e si mette a parlare della morte d'Arthur.

RE GIOVANNI
Perché cerchi di rendermi schiavo di queste paure? Perché continui a gettarmi davanti la morte del giovane Arthur? La tua mano l'ha ucciso: io avevo forti motivi per desiderarlo morto, ma tu non ne avevi nessuno per ucciderlo.

HUBERT
Non ne avevo? mio signore! come, non siete stato voi a incitarmi?

RE GIOVANNI
I re sono condannati a essere serviti da schiavi che prendono i loro umori per autorizzazioni a saccheggiare la casa sanguinosa della vita; che scambiano una strizzata d'occhi del padrone per un mandato vincolante, che credono di comprendere la collera di un re, quando costui aggrotta le ciglia per un capriccio momentaneo e non per una ponderata decisione.

 

HUBERT
Ecco, questa è la vostra firma, il sigillo per ciò che ho fatto.

RE GIOVANNI
Ah, quando l'ultimo rendiconto tra il cielo e la terra verrà chiuso, allora questa firma e questo sigillo testimonieranno contro di noi, per la dannazione! Quanto spesso la vista dei mezzi per compiere il male basta a farci agire male! Non ci fossi stato tu, qua vicino, uno segnato dalla mano stessa della natura, prescelto ed eletto a compiere azioni vergognose, questo assassinio non mi sarebbe neanche venuto in mente; ma come notai il tuo abominevole aspetto, avendoti trovato adatto a un misfatto sanguinoso, pronto e disponibile a essere usato in un'azione pericolosa, ti ho accennato vagamente della morte d'Arthur; e tu, per ingraziarti un re, non hai avuto scrupoli a distruggere un principe.

HUBERT
Mio signore...

RE GIOVANNI
Se solo avessi scosso il capo, m'avessi interrotto un istante, mentre io t'esponevo oscuramente ciò che intendevo fare, se avessi rivolto al mio viso un'occhiata di dubbio, quasi a impormi di chiamare con il suo vero nome ciò che chiedevo, la profonda vergogna m'avrebbe reso muto, m'avrebbe fatto desistere, e le tue paure avrebbero fatto nascere le mie. Ma a te, per comprendermi, son bastati dei segni, e a segni, di nuovo, sei entrato in comunicazione col peccato. Sì, senza un'esitazione hai lasciato che il tuo cuore, e di conseguenza la tua rozza mano, si persuadessero a compiere quell'atto che entrambe le nostre lingue si vergognano di nominare. Via, via dai miei occhi, non ti voglio più vedere! I miei nobili mi abbandonano, la mia maestà è sfidata, davanti alle mie stesse porte, da potenze straniere:  sì, nel corpo stesso di questa terra di carne, in questo regno, in questi confini di fiato e di sangue, regnano l'ostilità e la guerra civile tra la mia coscienza e la morte di mio nipote.

HUBERT
Prendete le armi contro gli altri nemici, che io metterò pace tra voi e la vostra anima. Il giovane Arthur è vivo: questa mia mano è una mano ancora vergine e innocente, non tinta dalle rosse macchie del sangue. Entro questo petto non è ancora penetrato il terribile impulso del pensiero delittuoso. Voi avete calunniato la natura nella mia persona che, se esteriormente può apparir rude, copre di fatto un animo troppo sensibile per farsi macellaio d'un fanciullo innocente.

RE GIOVANNI
Arthur vive? Ah, corri dai nobili, getta questa notizia sulla loro rabbia furiosa, e domali di nuovo all'obbedienza! Perdona ciò che la mia passione mi ha spinto a dire sulle tue fattezze; la mia rabbia era cieca, e gli occhi dell'immaginazione, sporchi di sangue, ti presentavano più odioso di come sei. No, non rispondermi, ma conduci alla mia stanza i nobili infuriati con tutta la velocità di cui sei capace. Ma io sono troppo lento a pregarti: sii più rapido tu, a correre!

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena terza

 

Davanti al Castello.
Entra Arthur, sulle mura.

 

ARTHUR
Le mura sono alte, pure voglio saltar giù: buon terreno, abbi pietà e non farmi male! Non mi conosce quasi nessuno; e se anche mi conoscessero, questi abiti da mozzo non mi farebbero riconoscere. Ho paura, ma comunque ci proverò. Se riesco ad arrivar giù senza rompermi le ossa troverò mille modi per fuggire di qui: è meglio morire cercando d'andarsene che morire restando qui.


Salta e rimane a terra per un momento come in trance.


Oh, povero me! queste pietre hanno lo spirito di mio zio: cielo, prendi la mia anima, e tu, Inghilterra, conserva le mie ossa!


Muore.

Entrano Pembroke, Salisbury e Bigot.

SALISBURY
Signori, lo incontrerò a Saint Edmundsbury: è la nostra salvezza, e dobbiamo accogliere questa offerta gentile d'un tempo pericoloso.

PEMBROKE
Chi ha portato quella lettera del cardinale?

SALISBURY
Il conte Melun, un nobile francese, che in una conversazione privata con me, sul favore del Delfino, mi ha detto molto più di quanto non sia scritto in queste righe.

BIGOT
Incontriamoci con lui domattina, allora.

SALISBURY
Vuoi dire che partiremo domattina, perché, signori, ci vorranno due lunghe giornate di viaggio prima d'incontrarci con lui.

Entra il Bastardo.

BASTARDO
Per la seconda volta, oggi, mi fa piacere incontrarvi, adirati signori! Il re, per bocca mia, richiede subito la vostra presenza.

SALISBURY
Il re s'è spogliato del nostro possesso: non siamo disposti a foderare col nostro onore immacolato il suo lurido mantello, o a seguire il piede di chi lascia impronte di sangue dove passa. Tornate da lui e riferitegli questo: conosciamo il peggio.

BASTARDO
Ma non il meglio, io credo, e cioè, qualsiasi cosa pensiate, le buone maniere.

SALISBURY
È il nostro dolore, non le nostre maniere, a parlare.

BASTARDO
Ma non c'è ragione alcuna al vostro dolore, e quindi sarebbero ragionevoli le buone maniere.

PEMBROKE
Signore, signore, anche lo sdegno ha i suoi diritti.

BASTARDO
Davvero, per fare del male a chi lo nutre, oltre che alle buone maniere.

SALISBURY
Questa è la prigione.

(Vedendo Arthur.) Chi è li per terra?

PEMBROKE
Oh morte, come sei resa superba da questa pura e regale bellezza! Non c'è buca nella terra che possa nascondere quest'azione.

SALISBURY
Il delitto, quasi odiando ciò che lui stesso ha compiuto, non l'ha nascosta, così da spingere alla vendetta.

BIGOT
O quando ha condannato questo splendore a una tomba l'ha trovato troppo regalmente prezioso per una fossa.

SALISBURY
Sir Richard, cosa ne pensate? Avete ben visto. Avete mai letto o udito una cosa simile a quella che avete visto? E sareste mai riuscito a pensarla, o, anche dopo averla vista, avreste mai pensato possibile ciò che avete visto? Potrebbe il pensiero, senza questo oggetto davanti, immaginarne uno simile? Questo è il culmine vero e proprio, la sommità, il cimiero, il cimiero dell'armatura del delitto: questa è l'infamia più sanguinosa, la più selvaggia barbarie, l'assassinio più vile che mai la collera dagli occhi biechi o  a rabbia dallo sguardo impietrito abbiano presentato alle lacrime del tenero rimorso.

PEMBROKE
Tutti i delitti del passato sono scusabili paragonati a questo: e questo, così unico e senza paragone, conferirà una sacra purezza ai peccati non ancora concepiti del tempo a venire, dando l'impressione che ogni spargimento di sangue sarà solo uno scherzo paragonato a questo spettacolo odioso.

 

BASTARDO
È un'azione maledetta e sanguinosa, l'opera sgraziata d'una mano malvagia, sempre che sia opera d'una qualche mano.

SALISBURY
Sempre che sia opera d'una qualche mano! Avevamo già dei sospetti su ciò che sarebbe accaduto: questa è l'opera infame della mano di Hubert, secondo i piani e le intenzioni di un re ai cui comandi ordino all'anima mia di non prestare più obbedienza. Ecco, inginocchiato davanti alle rovine di questa dolce vita, alito, su questa perfezione senza più respiro, l'incenso d'un voto, d'un voto sacro: non assaggerò mai più i piaceri del mondo, non mi farò mai più contagiare dalla gioia o m'abbandonerò alla quiete e all'ozio sin che non avrò reso gloria a questa mano concedendole il sacro servizio della vendetta.

PEMBROKE, BIGOT
Gli animi nostri fan proprie le tue parole.

Entra Hubert.

HUBERT
Signori, sono accaldato per la corsa che ho fatto cercandovi: Arthur è vivo; il re vi manda a cercare.

SALISBURY
Ah, è uno sfrontato, non arrossisce neppure davanti alla morte. Vattene, odioso assassino, via di qui!

HUBERT
Non sono un assassino.

SALISBURY
Devo portar via il lavoro alla giustizia?
 

Sguaina la spada.

BASTARDO
La vostra spada è lucente, signore, rinfoderatela.

SALISBURY
L'inguainerò solo nella pelle d'un assassino.

HUBERT
Indietro, Lord Salisbury, state indietro, vi dico; perdio, la mia spada è affilata come la vostra. Non vorrei che voi, signore, dimentico di voi stesso, correste il pericolo della mia legittima difesa, o che io, concentrandomi sulla vostra rabbia, dimenticassi il valore, la grandezza e la nobiltà vostri.

BIGOT
Via di qui, letamaio! osi sfidare un nobile?

HUBERT
No, sulla mia vita; ma oserei difendere la mia vita innocente anche contro un imperatore.

SALISBURY
Tu sei un assassino.

HUBERT
Non spingetemi a diventarlo; per ora non lo sono. La lingua di chi dice un simile falso non dice la verità, e chi non dice la verità, mente.

PEMBROKE
Fatelo a pezzi.

BASTARDO
Mantenete la calma, vi ripeto.

SALISBURY
Fatti da parte, o colpirò anche te, Faulconbridge.

BASTARDO
Faresti meglio a colpire il diavolo, Salisbury; se solo mi guardi storto, muovi un piede, o insegni alla tua ira frettolosa a trattarmi vergognosamente, ti colpirò a morte. Metti via la spada per tempo, o ridurrò te e il tuo spiedo in modo tale da farti pensare che è arrivato il diavolo dall'inferno.

BIGOT
Cosa vorresti fare, illustre Faulconbridge, aiutare un furfante e un assassino?

HUBERT
Lord Bigot, non sono né l'uno né l'altro.

BIGOT
Chi ha ucciso il principe?

HUBERT
L'ho lasciato un'ora fa, e stava bene: lo rispettavo, l'amavo e piangerò per tutta la vita la perdita della sua tenera vita.

SALISBURY
Non credete all'acqua astuta dei suoi occhi, la furfanteria abbonda di simili umori, e lui, che da tempo ci commercia, li fa sembrare quasi i fiumi del rimorso e dell'innocenza. Via, venite via con me, tutti voi le cui anime detestano i sozzi fetori di un mattatoio: son soffocato da questo puzzo di peccato.

BIGOT
Via, verso Bury, andiamo lì dal Delfino!

PEMBROKE
Dirai al re che ci potrà trovare lì.

 

Escono i nobili.

BASTARDO
Ah, che mondo! Ne sapevi niente, tu, di questo bel lavoro? Hubert, se sei responsabile di quest'opera di morte, sarai dannato oltre i confini infiniti e sconfinati della misericordia.

HUBERT
Se soltanto mi ascoltasse, signore.

BASTARDO
Ti dirò io, invece, una cosa: avrai un'anima nera come... no, non c'è niente di così nero; sarai dannato e sprofonderai oltre lo stesso Principe Lucifero: non ci sarà all'inferno diavolo più orrendo di te, se hai ucciso questo ragazzo.

HUBERT
Sulla mia anima...

BASTARDO
Anche se hai soltanto dato il consenso a quest'atto crudelissimo, non ti resta che la disperazione; e se hai bisogno d'una corda, il più piccolo filo che mai ragno abbia intessuto fuor del suo ventre basterà a strangolarti; un giunco sarà una trave sufficiente ad impiccarti; e se invece ti volessi annegare versa un po' d'acqua in un cucchiaio, e sarà come l'intero oceano, sufficiente ad affogare un simile furfante. Ho gravi sospetti su di te.

HUBERT
Se in atti, consensi, o peccati di puro pensiero sono colpevole d'aver rubato il dolce alito confinato in questa splendida argilla, l'inferno non abbia pene bastanti a torturarmi! L'ho lasciato che stava bene.

BASTARDO
Va', portalo con le tue braccia.
Vago come in un sogno, credimi, e son smarrito tra le spine e i pericoli di questo mondo. Con che facilità sollevi l'intera Inghilterra da questo pezzo di morta regalità! La vita, la giustizia e la verità di questo regno sono volate al cielo, e all'Inghilterra tocca adesso dar strattoni, affannarsi, dividersi coi denti gli interessi non rivendicati d'uno stato che si gonfia d'orgoglio. Ora, per l'osso spolpato della maestà, una canea guerresca drizza il suo irato cimiero abbaiando ai gentili occhi della pace, ora i nemici dall'esterno e i rivoltosi dall'interno si congiungono in una sola schiera, e un'immensa confusione, simile a un corvo sopra una bestia in fin di vita, stramazzata al suolo, attende l'imminente rovina d'una regalità usurpata. Adesso son felici solo quelli che il saio e il cingolo tengono lontani da questa tempesta. Porta via il ragazzo e seguimi in tutta fretta: io andrò dal re. Mille problemi incombono, e il cielo stesso guarda accigliato la nostra terra.

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Re Giovanni

(“The Life and Death of King John” - 1590 - 1597)

 

 

atto quinto - scena prima

 

La Corte d'Inghilterra.
Entrano Re Giovanni, Pandolfo e persone del seguito.

 

RE GIOVANNI
Così ho ceduto in mano vostra il cerchio della mia gloria. (Dandogli la corona.)

PANDOLFO
Riprendete dalla mia mano, (Ridandogli la corona.) come proprietà del papa, la vostra sovrana grandezza e autorità.

RE GIOVANNI
Ora mantenete la vostra sacra parola: andate incontro ai Francesi e usate tutto il potere che viene da Sua Santità per arrestare la loro avanzata prima che il paese divampi. Le nostre contee, scontente, si rivoltano, la nostra gente litiga con l'obbedienza giurando alleanza e affetto dal profondo del cuore a sangue estraneo, a una sovranità straniera. Questa inondazione di sregolato malcontento tocca solo a voi regolamentarla: non indugiate, quindi, perché i tempi son così malati che dev'essere somministrata una medicina tempestiva o ne seguiranno conseguenze irreparabili.

 

PANDOLFO
È stato il mio fiato a suscitare questa tempesta per il vostro comportamento ostinato con il papa; ma poiché siete ora un mite convertito, la mia lingua soffierà contro questa tempesta di guerra e riporterà il bel tempo nel vostro turbolento paese. Oggi, che è il giorno dell'Ascensione, ricordatevelo bene, in seguito al vostro giuramento d'obbedienza al papa, io vado a far deporre le armi ai Francesi.

 

Esce.

RE GIOVANNI
È il giorno dell'Ascensione? Non aveva detto il profeta che prima del mezzogiorno dell'Ascensione avrei rinunciato alla mia corona? E così ho fatto: pensavo che vi sarei stato costretto, e invece, il cielo sia ringraziato, l'ho fatto volontariamente.

 

Entra il Bastardo.

BASTARDO
Tutto il Kent si è arreso non resiste più nulla, tranne il castello di Dover. Londra, come un ospite cortese, ha ricevuto il Delfino e il suo esercito. I vostri nobili non vi ascolteranno, sono andati a offrire i loro servizi al nemico. Uno sgomento selvaggio fa correre avanti e indietro il piccolo numero dei vostri dubbi amici.

RE GIOVANNI
Non torneranno dunque da me, i miei nobili, dopo aver sentito che il giovane Arthur è vivo?

BASTARDO
L'hanno trovato morto, gettato in mezzo alla strada, uno scrigno vuoto cui il gioiello della vita era stato rubato e portato via da una mano sacrilega.

RE GIOVANNI
Quel furfante di Hubert m'aveva detto ch'era vivo.

BASTARDO
E sull'anima mia, ne era convinto, per quanto ne so. Ma perché vi accasciate, perché avete quell'aria triste? Siate grande nell'azione come lo siete stato nei pensieri, non lasciate che il mondo veda la tristezza sfiduciata e la paura governare i movimenti d'un occhio regale! Siate duro come i tempi, siate fuoco col fuoco, minacciate chi minaccia, e sfidate il volto del millantato orrore; così anche gli occhi dei subalterni, che prendono in prestito i comportamenti dai grandi, si faranno grandi col vostro esempio indossando lo spirito indomito della risolutezza. Via, in marcia, e siate splendente come il dio della guerra quando decide d'onorare un campo di battaglia; mostrate ardimento e certezza di vittoria! E che, si farà forse il leone scovare nella sua tana, e lì impaurire mostrandosi tremante? Non sia mai detto: siate voi ad andare a caccia, correte incontro ai guai lontano dalle vostre porte così da affrontarli prima che s'avvicinino troppo!

RE GIOVANNI
Il legato papale è stato qui da me, e ho pattuito una pace propizia con lui; mi ha promesso di far ritirare le forze guidate dal Delfino.

BASTARDO
Che alleanza ingloriosa! E dovremo forse noi, sulla nostra terra, offrire patteggiamenti cavallereschi, compromessi, tentare d'ingraziarci chi c'invade e parlamentare con lui, accettare una tregua disonorevole? Lasceremo che uno sbarbatello, un damerino tutto rivestito di seta ci sfidi sul campo, e abbia il suo battesimo di sangue su questa terra guerriera, mentre i suoi colori irridono l'aria in un'inutile pompa senza trovare uno che lo fermi? Mio re, corriamo alle armi! Forse il cardinale non riuscirà a imporre la vostra pace, ma se ci riuscisse, si dica almeno che hanno veduto che avevamo tutte le intenzioni di difenderci.

RE GIOVANNI
È tuo il comando in queste circostanze.

BASTARDO
Andiamo allora, con coraggio! Sono certo, comunque, che il nostro esercito potrebbe ben scontrarsi con un nemico ancora più forte.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena seconda

 

Il campo del Delfino a Saint Edmundsbury.
Entrano in armi Luigi, Salisbury, Melun, Pembroke, Bigot e dei soldati.

LUIGI
Monsignor Melun, che si faccia copia di questo, e lo si custodisca per nostra memoria: l'originale sia restituito a questi nobili. Avendo così messo per iscritto le nostre giuste condizioni, sia noi che loro, dando un'occhiata a queste note, potremo sempre ricordarci di ciò su cui abbiamo giurato con ferma e inviolabile fedeltà.

SALISBURY
Per parte nostra l'accordo non sarà mai infranto. Ma, nobile Delfino, anche se giuriamo una piena adesione e una fedeltà spontanea alla vostra impresa, tuttavia, credetemi, principe, non sono contento che una simile piaga del presente cerchi la sua fasciatura in una rivolta deplorevole, e che si tenti di guarire l'ulcera inveterata d'una ferita infliggendone molte. Ah, mi piange l'anima a dover sfoderare questo ferro per fabbricar vedove! E proprio lì, dove una riscossa onorevole e un'onorevole difesa gridano alto il nome di Salisbury! Ma è tale la malattia dei tempi che per la salute e la cura dei nostri diritti dobbiamo servirci della mano stessa di una ingiustizia spietata e di un probabile torto. Non è un peccato, o miei affranti amici, che noi, figli e discendenza di quest'isola, si sia nati per vedere un'ora sconsolata come questa, quando siamo costretti a seguire uno straniero, a marciare sul seno gentile della nostra terra per andare a colmare i ranghi dei suoi nemici - ah!, debbo trarmi in disparte e piangere sull'onore macchiato di quest'ingiustizia inevitabile! - e render grazia alla nobiltà d'una terra lontana seguendo sin qui i colori di bandiere sconosciute? Proprio sino a qui! Ah, mia terra, potessi allontanarti! Le braccia di Nettuno, che ti cingono da ogni lato, ti solleverebbero dalla coscienza di te stessa sino a ormeggiarti a una qualche spiaggia pagana dove questi due eserciti cristiani potrebbero far confluire il sangue del rancore in una vena d'alleanza invece che spargerlo nell'inimicizia.

LUIGI
In questo tu mostri un animo nobile, e le grandi passioni che lottano tra loro nel tuo petto scatenano un terremoto di nobiltà. Ah, che nobile battaglia hai combattuto tra la necessità e l'onesto scrupolo! Lascia che sia io a detergere quest'onorevole rugiada che traccia un sentiero d'argento sulle tue guance: il mio cuore si scioglie alle lacrime d'una donna, che pure sono un'inondazione ordinaria, ma questa effusione di lacrime così virili, questo rovescio, riversato da una tempesta dell'anima, sorprende i miei occhi e mi lascia più stupefatto che se avessi visto la volta somma del cielo tutta dipinta da meteore fiammeggianti. Su, alza la fronte, illustre Salisbury, e col tuo gran cuore dissipa questa tempesta; affida queste acque a quegli occhi infantili che non hanno mai visto l'ira di questo gigante che è il mondo, né han mai incontrato la fortuna se non ai banchetti pieni di caldo sangue, risa e chiacchiere. Su, su, potrai affondare la tua mano nello scrigno della ricca prosperità come Luigi stesso: e così voi tutti, nobili, che unite il vostro nerbo alla forza del mio.

 

Entra Pandolfo.


Ecco, qui, mi pare, un angelo ha parlato: guardate, ecco il sacro legato che viene avanti a portarci la legittimazione dalle mani stesse del cielo e a imporre sulla nostra azione il nome di giustizia col suo sacro respiro.

PANDOLFO
Salute, nobile principe di Francia! La novità è questa: Re Giovanni s'è riconciliato con Roma, il suo spirito, che tanto s'era levato contro la santa chiesa, la grande metropoli e sede di Roma, s'è piegato. Perciò riavvolgi le tue minacciose bandiere e doma lo spirito selvaggio della guerra violenta così che, simile a un leone addomesticato, possa accovacciarsi gentilmente ai piedi della pace ed essere terribile solo nell'aspetto.

LUIGI
Mi perdoni, vostra grazia, ma io non mi ritiro. Sono di nascita troppo illustre per essere proprietà di qualcuno, per esser secondo nel comando, o l'utile servo e strumento d'una qualsiasi sovranità al mondo. Il vostro fiato per primo ha riacceso le spente braci della guerra tra questo regno tormentato e il mio, e ha portato poi la materia con cui alimentare questo fuoco, che ora è troppo grosso per poter essere spento da quel medesimo debole vento che l'ha acceso. Voi mi avete insegnato a riconoscere il volto della ragione, mi avete fatto consapevole dei miei diritti su questa terra, sì, m'avete ficcato questa impresa nel cuore, e venite adesso a dirmi che Giovanni ha fatto pace con Roma?  Che m'importa di questa pace? Io, per diritto di nozze, come erede d'Arthur, rivendico questa terra come mia, e ora che l'ho già mezza conquistata dovrei ritirarmi perché Giovanni ha concluso una sua pace con Roma? Sono forse io schiavo di Roma? Che soldi ha speso Roma, che uomini ha mandato, che armi ha provveduto per sostenere questa impresa? Non sono stato io ad assumermene tutto il peso? e chi altri se non io, e tutti quelli che hanno creduto alla mia rivendicazione, sudano in quest'impresa e mantengono questa guerra? Non ho forse udito questi isolani gridare alto "Vive le roi!" mentre mi intascavo le loro città? Non ho forse qui le carte migliori per vincere questa facile partita in cui ci si gioca una corona? E adesso dovrei abbandonare una partita già vinta? No, no, sull'anima mia, non sarà mai detto.

 

PANDOLFO
Guardate a quest'impresa in modo superficiale.

LUIGI
Superficiale o no, non mi ritirerò sino a quando il mio tentativo non sarà coronato da quella gloria che era stata promessa alle mie grandi speranze, prima che raccogliessi questa gagliarda armata, scegliendo dal mondo questi spiriti fieri, per fissare negli occhi la vittoria e vincere gloria anche tra le fauci del pericolo e della morte.


Squilli di tromba.


Che tromba poderosa è quella che ci chiama così?

Entra il Bastardo, scortato.

BASTARDO
Secondo le consuetudini riconosciute da tutti, vi chiedo udienza, sono stato mandato a parlarvi. Mio santo signore di Milano, vengo da parte del re per sapere cosa avete ottenuto in suo favore: dalla vostra risposta saprò quale mandato e ampiezza dare alle mie parole.

PANDOLFO
Il Delfino si oppone testardamente e non vuole acconsentire alle mie suppliche; dice semplicemente che non deporrà le armi.

BASTARDO
Per tutto il sangue che mai il furore ha sbruffato, dice bene il giovane. E adesso ascoltate il nostro re inglese, perché è la sua maestà che così parla in me: il re è preparato, ed è logico che lo sia, e ride a questa avanzata scimmiesca e sgraziata, a questa mascherata da guerra, a questo sconsiderato festino, a questa irriverenza infantile, a queste truppe da ragazzini. È ben preparato a spazzar via dai confini delle sue terre questa guerra di nani, questo esercito di pigmei. Quella mano che ebbe la forza, proprio davanti alla vostra porta, di bastonarvi e di farvi filare via, di farvi calar giù, come un secchio, per nascondervi dentro a un pozzo, o di farvi accucciare nel letame delle vostre stalle, di farvi rinchiudere sottochiave, come un pegno, in casse e bauli, di farvi abbracciare i porci, o farvi cercare la dolce salvezza in sotterranei e prigioni, di farvi tremare e sobbalzare anche al semplice canto del vostro galletto nazionale, scambiato per la voce d'un inglese in armi, quella mano vittoriosa che tanto tormento vi diede in casa vostra, la potrete mai credere debole qui? No certo; sappiate che il valoroso monarca è in armi e come un'aquila s'alza in grandi cerchi nell'aria per calare poi di colpo su chi infastidisce il suo nido. E voi, degeneri e ingrati ribelli, voi, Neroni insanguinati, che squarciate il ventre della vostra cara madre Inghilterra, arrossite per la vergogna, perché le vostre mogli, le vostre pallide figlie, simili ad amazzoni, seguono con passo agile i tamburi trasformando i ditali in guanti di ferro, gli aghi in lance, la dolcezza dei loro cuori in feroce sete di sangue.

LUIGI
Poni fine alle tue smargiassate, e porta via la tua faccia in pace; ammettiamo che tra noi due sai far la voce più grossa; addio. Stimiamo il nostro tempo troppo prezioso per sprecarlo con un simile chiacchierone.

PANDOLFO
Consentitemi di parlare.

BASTARDO
No, parlerò io.

LUIGI
Non ascolterò nessuno dei due.

Battete i tamburi e fate che la voce della guerra proclami il nostro diritto e la nostra presenza.

BASTARDO
In verità i vostri tamburi, battuti, grideranno, e griderete anche voi, una volta battuto. Pròvati solo a dar inizio all'eco col fragore del tuo tamburo e subito un tamburo qui vicino sarà già ben teso e pronto a rimandarti un fragore più grande. Battine un altro, e un altro ancora, più forte, rintronerà l'orecchio del cielo facendo vergognare il tuono dalla bocca profonda: non lontano da qui, infatti, non fidandosi di questo legato banderuola, usato più per divertimento che per necessità, sta Giovanni in armi, e sulla sua fronte siede la morte dalle costole spolpate, impegnata a banchettare oggi con intere migliaia di Francesi.

LUIGI
Battete i nostri tamburi, andiamo incontro al pericolo.

BASTARDO
Lo incontrerai, Delfino, non dubitarne.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena terza

 

Il campo di battaglia.

Allarmi. Entrano Re Giovanni e Hubert.


RE GIOVANNI
Come va la giornata? Su, dimmelo, Hubert.

HUBERT
Va male, temo. E vostra maestà, come si sente?

RE GIOVANNI
Questa febbre, che mi tormenta da tempo, me la sento pesante addosso. Oh, il mio cuore è malato!

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Mio signore, il vostro valoroso parente, Faulconbridge, desidera che vostra maestà lasci il campo e mio tramite gli faccia sapere dove intende dirigersi.

RE GIOVANNI
Digli che vado a Swinstead, all'abbazia.

MESSAGGERO
State di buon animo: i grandi rinforzi attesi qui dal Delfino sono naufragati tre notti fa sulle secche di Goodwin. E proprio ora Riccardo ha ricevuto questa notizia: i Francesi combattono stancamente e si ritirano.

 

RE GIOVANNI
Ahimè! questa febbre tiranna mi devasta e non mi lascia dare il benvenuto a queste buone notizie. Su, in marcia verso Swinstead; portatemi in lettiga, la debolezza mi possiede, sto per svenire.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena quarta

 

Un'altra parte del campo.
Entrano Salisbury, Pembroke e Bigot.


SALISBURY
Non pensavo che il re fosse così pieno di amici.

PEMBROKE
Attacchiamo ancora una volta; rincuorate i Francesi: se perdono loro, siamo persi anche noi.

SALISBURY
Quel demonio malnato di Faulconbridge, a dispetto di tutto, da solo ha sostenuto la giornata.

PEMBROKE
Si dice che Re Giovanni abbia abbandonato il campo gravemente ammalato.

Entra Melun, ferito.

MELUN
Conducetemi dai ribelli inglesi.

SALISBURY
Finché le cose andavano bene ci si davano altri nomi.

PEMBROKE
È il conte Melun.

SALISBURY
Ferito a morte.

MELUN
Fuggite, nobili Inglesi, siete stati traditi e venduti; sfilatevi dalla rozza cruna della ribellione e accogliete con gioia il ritorno d'una fedeltà rinnegata. Cercate Re Giovanni e buttatevi ai suoi piedi, perché se i Francesi trionferanno in questa giornata di fragori Luigi ha intenzione di ricompensare le vostre fatiche facendovi tagliare le teste; così ha giurato, ed io con lui, e molti altri ancora con me, davanti all'altare di Saint Edmundsbury, proprio su quell'altare dove avevamo giurato a voi cara amicizia ed eterno amore.

SALISBURY
Può essere possibile? Può essere vero?

MELUN
Non vedo forse già vicina la morte odiosa, e quel po' di vita che mi resta sgocciolare via, sanguinando, così come un simulacro di cera quando dissolve la sua forma davanti al fuoco? Cosa mai al mondo dovrebbe spingermi a ingannarvi dato che devo perdere il profitto d'ogni inganno? Perché dovrei allora esser falso, dal momento che è vero che devo morire qui e vivere altrove solo in grazia della verità? Lo ripeto, se la giornata volge a favore di Luigi, lui diverrà spergiuro se i vostri occhi vedranno un'altra giornata sorgere a oriente. Ma questa notte stessa, il cui nero alito di contagio sta coprendo di fumo il cimiero ardente di un sole vecchio, debole e stanco per la lunga giornata, in questa stessa mala notte cesserete di respirare pagando il prezzo d'un tradimento accertato con la spesa traditrice delle vostre vite, anche se col vostro aiuto Luigi avrà guadagnato la vittoria. Ricordatemi a un certo Hubert, che serve il vostro re: sono stati l'amore per lui e la considerazione che mio nonno era inglese a svegliare la mia coscienza facendomi così confessare tutto questo. In cambio, vi prego, portatemi lontano dal rumore e dai fragori del campo di battaglia, così da potermi concentrare sui miei ultimi pensieri in pace, e separare il corpo dall'anima in meditazione e pii desideri.

SALISBURY
Ti crediamo; e sia dannata la mia anima se non apprezzo le fattezze e la forma di questa splendida occasione che ci permette di percorrere a ritroso i passi d'una maledetta diserzione, simili in ciò a un'alluvione calante che si sta ritirando, quando abbandona il suo corso irregolare e smodato per umiliarsi rientrando in quei limiti che aveva oltrepassato e tornare calma, obbediente e docile al grande oceano, al nostro grande Re Giovanni. Il mio braccio ti sarà d'aiuto per trascinarti via da qui, vedo già i crudeli spasimi della morte nei tuoi occhi. Via amici miei, disertiamo di nuovo: è ben felice quella novità che restaura un vecchio diritto.


Escono portando via Melun.

 

 

 

atto quinto - scena quinta

 

Il campo francese.
Entra Luigi e il suo seguito.


LUIGI
M'è sembrato che il sole nel cielo riluttasse al tramonto, e si fermasse per fare arrossire l'occidente quando gli Inglesi han misurato a ritroso la loro terra in una stanca ritirata. Ah, ne siamo usciti con onore, quando con una scarica d'inutili colpi gli abbiamo augurato la buona notte, e, dopo tanta sanguinosa fatica, abbiamo riavvolto senza nessun disturbo le nostre bandiere gloriose, ultimi sul campo e quasi suoi padroni!

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Dov'è il mio principe, il Delfino?

LUIGI
Qui: che novità?

MESSAGGERO
Il Conte Melun è stato ucciso; i nobili inglesi, convinti da lui, hanno di nuovo disertato, e i vostri rinforzi, che da tanto aspettavate, sono stati dispersi e annegati nelle secche di Goodwin.

LUIGI
Ah, orrende e maledette notizie! Sia dannato il tuo cuore! Non avrei creduto di poter essere così triste stanotte come queste notizie m'han ridotto. Chi è stato a dire che Re Giovanni se n'era scappato un'ora o due prima che la notte impervia avesse diviso i nostri stanchi eserciti?

MESSAGGERO
Chiunque l'abbia detto, ha detto il vero, mio signore.

LUIGI
Va bene; fate buona guardia e state attenti stanotte: il giorno non sarà lesto quanto me a tentare la bella avventura del domani.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena sesta

 

Un luogo all'aperto, vicino all'abbazia di Swinstead.
Entrano da parti opposte il Bastardo e Hubert.

HUBERT
Chi c'è lì? parla, ehi, parla, subito, o sparo.

BASTARDO
Un amico. Di che parte sei?

HUBERT
Di parte inglese.

BASTARDO
E dove stai andando?

HUBERT
Che importa a te?

(Pausa.)

Non potrei io chiederti degli affari tuoi come tu fai dei miei?

BASTARDO
Sei Hubert, mi sembra.

HUBERT
Ti sembra proprio bene. Correrò il rischio di crederti un amico, dato che conosci così bene la mia voce. Chi sei?

BASTARDO
Sono chi tu vuoi che sia. E se ti fa piacere puoi essermi amico a tal punto da credere che discendo dai Plantageneti.

HUBERT
Che memoria maleducata è la mia! tu e questa notte infinita mi avete ridotto alla vergogna; valoroso soldato, perdonami se gli accenti usciti dalla tua bocca sono sfuggiti al riconoscimento delle mie orecchie.

BASTARDO
Su, su, basta con le cortesie; cosa si dice in giro?

HUBERT
Beh, ero qui che giravo sotto il cipiglio oscuro della notte proprio per trovarvi.

BASTARDO
Falla breve, che notizie ci sono?

HUBERT
Oh, mio dolce signore, notizie consone a questa notte, oscure, paurose, sconfortanti e orribili.

BASTARDO
Mostrami pure la piaga aperta di queste notizie ulcerose: non sono una donna, non avrò svenimenti.

HUBERT
Il re, temo, è stato avvelenato da un monaco: l'ho lasciato che non riusciva quasi più a parlare e son corso in cerca di voi per informarvi della disgrazia, così che, sapendo l'accaduto, vi possiate armare al meglio contro queste circostanze impreviste con tutto l'agio possibile.

BASTARDO
Come ha preso il veleno? Chi era l'assaggiatore?

HUBERT
Un monaco - ch'io sia dannato - un furfante ben risoluto, cui di colpo son scoppiate le budella; il re dice ancora qualche parola e può darsi si riabbia.

BASTARDO
Chi hai lasciato ad assistere sua maestà?

HUBERT
Come, non lo sapete ancora? I nobili sono tornati e hanno portato con sé il principe Enrico, per la cui intercessione il re li ha perdonati: stanno tutti attorno al re.

BASTARDO
Trattieni la tua indignazione, potente cielo, e non spingerci a sopportare più di quanto possiamo! Te lo devo dire, Hubert: metà delle mie forze stanotte, mentre attraversavano queste pianure, son state sorprese dalla marea a gli acquitrini di Lincoln le hanno divorate. Io stesso, che ero su un buon cavallo, mi sono salvato a stento Ma fammi strada: portami dal re, non vorrei che morisse prima del mio arrivo.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena settima

 

Il giardino nell'abbazia di Swinstead.
Entrano il Principe Enrico, Salisbury e Bigot.
 

ENRICO
È troppo tardi: la vita di tutto il suo sangue è corrotta dall'infezione, e il suo puro cervello, che alcuni ritengono la fragile casa dell'anima, preannuncia, coi suoi oziosi vaneggiamenti, la fine della condizione mortale.

Entra Pembroke.

PEMBROKE
Sua Altezza parla ancora, ed è convinto che portato all'aria aperta si calmerebbe il bruciore del crudele veleno che l'assale.

ENRICO
Fatelo portare qui in giardino. Delira ancora?

 

Esce Bigot.

PEMBROKE
È più calmo di quando l'avete lasciato; Proprio un attimo fa cantava.

ENRICO
Oh vanità della malattia! le sofferenze più terribili se continuano indefinitamente non si avvertono più.
La morte, dopo aver predato le parti esterne, invisibile le lascia e porta adesso il suo assedio alla mente, pungendola e ferendola con molte legioni di strane fantasie che, affollandosi e spingendosi per entrare in quell'ultimo rifugio, s'annullano a vicenda. È strano che la morte debba cantare. Io sono il piccolo di questo pallido cigno languente che canta un inno doloroso alla propria morte, e sulla canna d'organo della fragilità accompagna l'anima e il corpo al loro ultimo riposo.

SALISBURY
Siete di buon animo, principe, perché siete nato per imprimere una forma a questa mole indigesta che lui ha lasciato così informe e grezza.

Entrano persone del seguito con Bigot, e portano Re Giovanni su una sedia.

RE GIOVANNI
Sì, perdio, finalmente c'è spazio per la mia anima, non deve più uscirsene per porte e finestre. Ho un'estate così calda nel mio petto che le budella sono state ridotte in cenere: sono una forma scarabocchiata da una penna su una pergamena, e a questo fuoco mi raggrinzo tutto.

ENRICO
Come sta vostra maestà?

RE GIOVANNI
Oramai sono stato: avvelenato, abbandonato, gettato via; e nessuno di voi che ordini all'inverno di ficcare le sue dita gelate nel mio stomaco, che lasci scorrere i fiumi del mio regno per il mio petto in fiamme, o convinca il nord a far sì che i suoi venti desolati bacino le mie labbra riarse e mi confortino col loro freddo. Non chiedo molto, un semplice e freddo conforto; e voi siete avari e ingrati a negarmelo.

ENRICO
Ah, se ci fosse qualcosa nelle mie lacrime capace di darti conforto!

RE GIOVANNI
Il loro sale è caldo. Dentro di me c'è l'inferno, e il veleno è lì come un demonio prigioniero che tormenta il sangue irrevocabilmente condannato.

Entra il Bastardo.

BASTARDO
Oh, sono tutto caldo per la corsa violenta e l'ansia frettolosa di vedere vostra maestà!

RE GIOVANNI
Oh, cugino, sei venuto a chiudermi gli occhi: il sartiame del mio cuore è bruciato e cade a pezzi, e tutte le funi che avrebbero dovuto tendere le vele della mia vita si sono ridotte a un filo solo, a un piccolo capello; il mio cuore ha una sola fibra che lo sorregge e lo sostiene, solo per sentirti dire le ultime notizie.
Dopo, tutto ciò che vedi sarà solo argilla, il calco d'una maestà distrutta.

BASTARDO
Il Delfino si sta preparando a venir qui, dove Dio sa come faremo a rispondergli, perché in una sola notte la parte migliore delle mie forze, mentre ci muovevamo per assestarci meglio, è stata tutta inghiottita, senza neanche se n'accorgesse, da un'inaspettata marea negli acquitrini.

 

Il Re muore.

SALISBURY
Avete soffiato queste notizie di morte in un orecchio già morto. Il mio sovrano! il mio signore! solo un attimo fa un re, ed ora, questo!

ENRICO
E anch'io così dovrò continuare a vivere, e così morire. Che certezza c'è al mondo, che speranza, quale punto fermo quando questo che era un re è ora argilla?

BASTARDO
Te ne sei andato così? Io non farò altro che starti dietro, compirò per te la vendetta e poi la mia anima ti servirà in cielo come ti ha sempre servito e ti serve ancora sulla terra. E adesso, voi, stelle che nelle vostre giuste sfere vi muovete, dove sono le vostre forze? mostrate adesso la vostra fedeltà rammendata, e subito tornate con me sul campo a scacciare la distruzione e la vergogna eterna dalla porta sconnessa della nostra terra languente. Cerchiamo subito il nemico, o ci cercherà lui: il Delfino infuria alle nostre calcagna.

SALISBURY
Sembra che ne sappiate meno di noi: il Cardinale Pandolfo è dentro a riposarsi. È arrivato mezz'ora fa portando dal Delfino tali offerte di pace che possiamo accettarle con onore e dignità nell'intento di por fine a questa guerra.

BASTARDO
Sarà ancora più ben disposto, se ci vedrà ben armati in difesa.

SALISBURY
In realtà è cosa già quasi fatta: ha rimandato molti carriaggi alle rive del mare, e ha messo la sua causa e le sue rivendicazioni interamente nelle mani del cardinale, col quale tu stesso, io e gli altri nobili, se lo ritieni opportuno, c'incontreremo questo pomeriggio per portare a termine felicemente questa trattativa.

BASTARDO
Così sia. E voi, mio nobile principe, con gli altri nobili la cui presenza non è necessaria, vi occuperete del funerale di vostro padre.

ENRICO
Il suo corpo dev'essere sepolto a Worcester, questa era la sua volontà.

BASTARDO
E lì sarà sepolto: e felicemente possa la vostra dolce persona addossarsi la sovrana eredità e la gloria di questa terra! A voi, con totale sottomissione, in ginocchio, consacro i miei leali servigi e un'eterna, fedele sudditanza.

SALISBURY
Allo stesso modo vi facciamo l'offerta del nostro amore, che duri immacolato per sempre.

ENRICO
Ho un cuore sensibile, che vorrebbe ringraziarvi, ma non lo sa fare se non con le lacrime.

BASTARDO
Oh, paghiamo alle circostanze solo lo stretto dolore necessario, perché di pene ne abbiamo già anticipate tante. Quest'Inghilterra non è mai stata, né mai sarà piegata dal piede orgoglioso d'un conquistatore, se non sarà lei stessa, per prima, a ferirsi. Adesso che questi suoi nobili sono tornati in patria, vengano pure in armi le tre parti del mondo e noi le arresteremo! Nulla farà mai dolere l'Inghilterra, se a se stessa rimarrà fedele.

 

Escono.

 

 

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