William Shakespeare - Il Teatro

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La commedia degli errori

anche "La commedia degli equivoci"

(“The Comedy of errors” 1590 - 1594)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

 

Introduzione

 

          Nel registro delle uscite di bilancio della corte della regina Elisabetta, alla data del 15 marzo 1595 figura il pagamento di 50 sterline a favore di William Kempe e Richard Burgage: sono i nomi dei capocomici della compagnia dei “Chamberlain Men”, “Gli uomini del lord Ciambellano di Casa Reale”, come si chiamavano gli attori della compagnia che recitava al “Theatre”, e della quale faceva parte Shakespeare. (Gli attori, per sfuggire ai rigori di una legge emanata da Elisabetta nel 1572 che prevedeva l’arresto immediato per ogni loro recita considerata offensiva di qualche pezzo grosso, si mettevano sotto la protezione di un alto dignitario del regno, che dava loro una livrea e il nome.) Quella somma era il compenso per due recite date dalla compagnia per conto della corte il 26 e il 28 dicembre 1594. In verità, la prima recita, del 26, si era tenuta a corte, presente la regina; la seconda, quella del 28, alla “Gray’s Inn” - una delle quattro famose scuole di legge di Londra - al termine di un veglione (“revel”) e come riempitivo di una notte rimasta famosa, come “la notte degli equivoci” (“The night of errors”), per la baldoria e la confusione alla quale si era abbandonata la nobiltà inglese intervenuta.

 

          Se questo epiteto avesse a che fare con il titolo della commedia che vi si recitò, non si sa; ( Il titolo “The Comedy of Errors” figura nello “Stationer’s Register” alla data 8 novembre 1623 fra i sedici drammi shakespeariani depositati dagli editori Edward Blunt e Isaac Jaggard ai fini della protezione del diritto d’autore.) né v’è alcuna prova che il lavoro sia stato scritto da Shakespeare per quella occasione. Sta però che esso è il più breve di tutti i lavori teatrali di Shakespeare (appena 1770 righe tra versi e prosa) e sembra fatto apposta per essere una specie di riempitivo da concludere una notte di festino. Si tratta di un divertimento, tirato sulla falsariga dei “Menecmi” di Plauto, in cui la comicità della trama deriva dalle disavventure di un uomo che, alla ricerca di un suo fratello gemello da lungo tempo lontano, si trova ad esser coinvolto in una serie di equivoci, per essere scambiato per suo fratello perfino dalla moglie e dall’amante di questi.
          Shakespeare aggiunge alla confusione dei due fratelli, che chiama entrambi Antifolo (un nome preso in prestito, verosimilmente, da un personaggio dell’“Arcadia”, un romanzo epicopastorale allegorico di sir Philip Sydney), un’altra confusione di persone, dando a ciascuno come servi due fratelli, anch’essi gemelli e anch’essi dello stesso nome (Dromio); non solo: ma attinge da un’altra commedia di Plauto, l’“Anfitrione”, la figura della moglie di uno dei fratelli Antifolo, Adriana, la quale chiude fuori di casa il marito, avendo dentro casa il di lui gemello, credendolo suo marito. Poi, per allontanarsi dal modello buffonesco plautino, dà un tocco di romanzesco all’azione scenica introducendovi a mo’ di cornice la vicenda del vecchio padre dei due gemelli che, giunto ad Efeso in cerca di loro, rischia la condanna a morte per via del conflitto esistente fra Efeso e Siracusa, se non trova qualcuno che ne paghi il riscatto: uno spunto basato sulla storia di Apollonio di Tiro, che Shakespeare conosce attraverso il racconto che ne aveva fatto il poeta John Gower alla fine del trecento, e che userà, molti anni più tardi, nel suo “Pericle principe di Tiro”.
          L’azione si svolge in poche ore e in un sol luogo; solo la “Tempesta”, tra gli altri drammi di Shakespeare, ha questa aristotelica unità di tempo e di luogo.

 

*****

 

Racconta lo studioso inglese Stephen Greenblatt, nel suo bel libro "Vita, arte e passioni di William Shakespeare" che nella cittadina di Stratford, dove il grande drammaturgo elisabettiano è nato e vissuto, vi era una scuola, frequentata dal Bardo, dove quasi sicuramente venivano studiate e recitate le commedie dell’antichità, su tutte quelle di Plauto e Terenzio. Greenblatt insinua che qualche anno dopo, nel 1594, aspirante commediografo a Londra, Shakespeare abbia ripreso l’intreccio di una di quelle commedia di Plauto - "I Menecmi" -, aggiungendovi una seconda coppia di gemelli per rendere tutto ancora più confuso, e abbia scritto "La commedia degli errori".

 

Opera prima, dunque, e per certi aspetti ancora imperfetta, la commedia - la più breve mai scritta da Shakespeare, poco più di millesettecento versi suddivisi in cinque atti - di ’assurdi equivoci’ è zeppa sul serio. Il drammaturgo inglese mescola insieme tutto quello che conosce: la farsa plautina, di cui riprende il tema del doppio, da lui a sua volta raddoppiato, e quello degli scambi di persona -, l’ambientazione esotica tipica del romance inglese e certi morality plays molto in voga in quel periodo. E proprio dai morality plays Shakespeare attinge una comicità sovversiva e una certa solida energia teatrale.


Comica e volutamente confusa, la commedia, ambientata in una Efeso magica e onirica, racconta la vicenda di Egeone, mercante di Siracusa che, arrestato e portato al cospetto di Solino, duca di Efeso, giustifica la sua presenza in città - Siracusa ed Efeso sono acerrime nemiche - raccontando i motivi della sua venuta. Narra allora la storia del suo naufragio, avvenuto molti anni prima, in cui furono dispersi la moglie Emilia, il figlio Antifolo e il suo servo Dromio.

 

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RIASSUNTO

 

da Il nodo.com

 

La commedia sia apre con Egeone, mercante di Siracusa, arrestato a Efeso per via della rivalità tra le città di Efeso e Siracusa. Egeone racconta la sua vicenda a Solino, duca di Efeso. Gli dice del suo naufragio di molti anni prima, mentre navigava con sua moglie Emilia e due coppie di gemelli identici - i loro figli, di nome entrambi Antifolo, e i servi, di nome entrambi Dromio. Durante la tempesta, sua moglie, uno dei figli e uno dei servi sono dispersi. All'età di diciottanni, Egeone ha permesso agli Antifolo e Dromio rimasti con lui a Siracusa di partire per Efeso, alla ricerca dei gemelli perduti tanto tempo prima. Ma anche di essi si perdono le tracce.

Cinque anni dopo, Egeone parte a sua volta per Efeso alla loro ricerca. Solino, commosso dal racconto del vecchio, rimanda la sentenza di Egeone; Egeone ha tempo fino a sera per procurarsi i soldi per riscattare la sua vita, o l'esecuzione non potrà più essere dilazionata. A questo punto giunge a Efeso Antifolo di Siracusa, e la farsa comincia quando ognuno - gemelli compresi - confonde le identità dei gemelli. Antifolo di Siracusa finisce a pranzo con la moglie del suo gemello Antifolo di Efeso, Adriana. Nel frattempo Angelo, un orefice, consegna per errore a Antifolo di Siracusa una catena d'oro ordinatagli da Antifolo di Efeso, dicendogli che sarebbe passato più tardi per il pagamento. Quando Antifolo di Efeso si rifiuta di pagare, Angelo lo fa arrestare. Nel frattempo, Adriana e sua sorella, Luciana, si convincono che Antifolo e Dromio (di Efeso) siano usciti di senno, il che le induce a farli legare e portare da un dottore. Naturalmente, quando in seguito Adriana incontra Antifolo e Dromio (di Siracusa), pensa che siano sfuggiti alle cure del dottore. La coppia di Siracusa è costretta a rifugiarsi in una vicina abbazia. Nel frattempo, Antifolo e Dromio di Efeso riescono davvero a sfuggire al dottore, e arrivano dal Duca mentre Egeone è condotto al patibolo. Nella confusione che si crea mentre ognuno racconta la sua versione degli accadimenti del giorno, Antifolo e Dromio di Siracusa arrivano con la badessa - che risulta essere Emilia, moglie perduta di Egeone. I gemelli chiariscono le loro storie alla presenza del Duca. Alla fine, la condanna a morte di Egeone è condonata e egli può riunirsi a moglie e figli, Antifolo di Siracusa si accinge a sposare Luciana, e tutti vissero felici e contenti.

 

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La commedia degli errori

anche "La commedia degli equivoci"

(“The Comedy of errors” 1590 - 1594)

 

PERSONAGGI

 

SOLINO, Duca di Efeso

EGEONE, mercante di Siracusa

ANTIFOLO DI EFESO, ANTIFOLO DI SIRACUSA: figli gemelli di Emilia ed Egeone

DROMIO DI EFESO, DROMIO DI SIRACUSA: servi gemelli dei due Antifoli

BALTHAZAR, mercante

ANGELO, gioielliere

DOTTOR PINCH, maestro di scuola ed esorcista

PRIMO MERCANTE

SECONDO MERCANTE

UNA GUARDIA

UN CARCERIERE

UN MESSO

 EMILIA, moglie di Egeone e Priora dell'Abbazia di Efeso

ADRIANA, moglie di Antifolo di Efeso

LUCIANA, sua sorella

LUCE (o NELL), sguattera in casa di Adriana

UNA PROSTITUTA

 

Guardie, Carnefice, Alabardieri

 


 

 

atto primo - scena PRIMA

 

Entrano Solino Duca di Efeso, Egeone mercante di Siracusa, un carceriere, e altre guardie

 

EGEONE

Fa' presto a condannarmi, ora, Solino; la morte porrà fine a ogni mio affanno.

 

DUCA

Niente suppliche più, Siracusano: non son disposto a infrangere le leggi. L'inimicizia e l'odio che fra noi son derivati dal crudele oltraggio  del vostro duca ai nostri laboriosi mercanti, che se privi di moneta per il riscatto, pagano col sangue, a sigillo dei suoi ferrei decreti, dai nostri sguardi ogni pietà cancellano. Così, dopo le lotte sanguinose tra noi e i tuoi violenti confratelli, si è decretato in sinodi solenni a Siracusa e qui, che ogni commercio fra le città nemiche sia proibito.

Dico di più: se un nativo di Efeso viene scoperto in piazza o nel mercato di Siracusa, o un tuo concittadino approda a questa baia, viene ucciso, e i suoi beni dal Duca confiscati, se una somma di almeno mille scudi non può pagare per il suo riscatto.  Tu disponi, per esser generosi, sì e no di cento, forse ancora meno: dunque la legge ti condanna a morte...

 

EGEONE

Pure, un conforto: quando il tuo discorso sarà finito, tutti i miei affanni svaniranno al calare della sera.

 

DUCA

Ma raccontaci un po', Siracusano, perché hai lasciato la casa e la patria  e per quale ragione sei a Efeso.

 

EGEONE

E un compito gravoso che m'imponi, questo dolore mio non ha parole. Ma perché il mondo sappia che è natura che mi condanna, non offesa o colpa, dirò quel poco che il dolore lascia che vi racconti. Nacqui a Siracusa, e a Siracusa avevo anche una moglie, che viveva per me, con me felice, finché il destino non ci è stato avverso. La vita era serena; e le ricchezze crescevano coi miei frequenti viaggi verso Epidamno. Morto un nostro agente, per prender cura delle tante merci rimaste incustodite, dalla sposa e dal suo affetto un giorno mi staccai, ma prima che passassero sei mesi ella stessa, che pure allor soffriva le pene così dolci ad ogni donna, aveva già deciso di seguirmi; e sana e salva a me si ricongiunse. Non passòmolto tempo che divenne madre felice di due figli maschi, fra loro, strano a dirsi, così uguali che il nome appena poteva distinguerli. Lo stesso giorno, in quello stesso alloggio, una povera donna partoriva due gemelli, fra loro somiglianti. Miseri entrambi, lei e suo marito li cedettero a me, che li allevassi perché fossero servi dei miei figli. Non poco fiera dei suoi due gemelli, ogni giorno mia moglie mi pregava di tornare, ed infine, a malincuore dissi di sì. Ma ahimè, troppo affrettata fu la nostra partenza. Solo a una lega appena da Epidamno, quel mare che ubbidisce sempre ai venti ci diede infausti segni di pericolo. E non c'era speranza: i rari squarci nel cielo oscuro, di una morte certa parlavan minacciosi ai nostri cuori. Io l'avrei accettata, quella morte, ma il pianto disperato di mia moglie alla vista di quel che ci aspettava, i lamenti pietosi dei bambini, che piangevan così, per imitarci, senza sapere che cosa temessero, mi spinsero a cercare in ogni modo di rimandare il nostro triste fato. E fu così: non c'era via d'uscita. I marinai intanto si gettavano sulla scialuppa in cerca di salvezza, lasciando a noi la nave condannata. Più premurosa dell'ultimo nato, mia moglie lo legava a uno degli alberi di scorta; e insieme a lui, ben stretto, c'era uno degli altri due gemelli, mentre io mi occupavo del secondo. Lo sguardo fisso a quello fra i due bimbi che si era stabilito di proteggere, mia moglie e io ci tenevamo stretti all'albero maestro, che seguendo le correnti, via via fino a Corinto, o così credevamo, ci sospinse.  Riapparso, il sole infine disperdeva quegli orridi vapori, e col conforto dei suoi raggi ci apparvero placati i marosi. Lontano, all'orizzonte, ecco allora due navi, che veloci verso di noi venivano: la prima di Corinto, quell'altra di Epidamno. Ma prima che giungessero... oh ti prego, fammi tacere. Il resto della storia non lo indovini da quel che è successo?

 

DUCA

Continua invece, vecchio; non fermarti. Io non potrò concederti il perdono; ma senza dubbio avrai la mia pietà.  

 

EGEONE

Gli dei, purtroppo, non ne hanno avuta; e ho ben ragione a chiamarli crudeli. Prima che a dieci leghe di distanza giungessero le navi, ci trovammo davanti a un grosso scoglio; la violenza dello scontro spezzava in due la nave proprio nel mezzo, e l'ingiusta condanna di quel divorzio da noi non voluto, lasciava all'uno e all'altra di noi due causa di pianto e causa di conforto. Meno pesante, ma non meno carica di dolori e d'affanno, quella parte dov'era la mia sposa, fu sospinta più rapida dai venti; e li vedemmo coi nostri occhi tutti e tre soccorsi da gente, si pensava, di Corinto. Un'altra nave infine ci raccolse, e sapendo chi avevano salvato, ci accolsero ospitali e generosi, volevano donarci il cibo stesso che avevano pescato i loro uomini, ma alle vele era lenta la risposta del loro scafo, e questo li decise al ritorno. Ora sai come ogni gioia mi sia negata, come la sventura prolunghi la mia vita al solo scopo di raccontare questa triste storia.

 

DUCA

E per amore dei tuoi cari, quelli la cui scomparsa tanto ti addolora, narra quel che è accaduto, a loro e a te.

 

EGEONE

Il mio figlio minore, non minore per la cura e l'affetto che gli porto, decise a diciott'anni di cercare il fratello perduto, e mi chiedeva che col suo servo, egualmente privato del suo gemello, ma non del suo nome, lo lasciassi partire alla ventura. Io da un lato ero ansioso di riavere un figlio, ma dall'altro paventavo di perdere anche il solo a me rimasto. Per cinque estati ho percorso le terre più remote di Grecia, ho superato i confini dell'Asia; nel ritorno, lungo le coste, sono giunto a Efeso, senza alcuna speranza, ma deciso a non lasciare nulla d'intentato, in nessun luogo abitato dall'uomo. Finisce qui, lo vedi, la vicenda della mia vita; e ne sarei felice se nella morte avessi la certezza che sono ancora vivi i miei due figli.

 

DUCA

O misero Egeone, com'è dura la sorte che i tuoi fati ti hanno imposto. Credimi, se non fosse violazione delle leggi, del mio potere stesso, della mia dignità, del giuramento che nessuno potrebbe mai tradire, l'animo mio ti sarebbe vicino e sosterrebbe la tua causa. A morte sei stato condannato, e la sentenza non si può revocare senza danno del nostro onore; eppure voglio ancora favorirti per quanto è in mio potere. Ecco, mercante, hai un giorno di tempo. Cerca aiuto fra tutti i tuoi amici, se ne hai qualcuno a Efeso; implora  che ti diano denaro, in dono o in prestito; se raggiungi la somma, potrai vivere. Se non riesci, è la morte. Carceriere, lo affido a te.

 

CARCERIERE

Signore.

 

EGEONE

Disperato s'incammina Egeone, al solo scopo di rimandare un poco questa fine di una vita che ormai non è più vita.

 

Escono.

 

 

atto primo - scena seconda

 

Entrano Antifolo di Siracusa, il primo mercante, e Dromio di Siracusa.

 

PRIMO MERCANTE

Dite allora che siete di Epidamno, se non volete che anche i vostri beni vengano confiscati. Oggi un mercante di Siracusa è stato catturato e non avendo di che riscattare la propria vita, prima del tramonto morrà come prescrivono le leggi. Questo è il denaro che avevo in custodia.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Prendilo, Dromio, e portalo al Centauro dove alloggiamo, e resta lì ad attendermi; fra un'ora sarà tempo di pranzare e intanto esplorerò questa città, gli edifici, i costumi, i commercianti. Poi tornerò al mio albergo: il lungo viaggio mi ha stancato, ho bisogno di riposo. Vai, presto.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Molti vi prenderebbero in parola, e non se lo farebbero ripetere, avendo un'occasione così buona.

 

Esce.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

È un buffone, vedete, ma è fidato, e spesso, quando sono malinconico, cerca di rallegrarmi coi suoi scherzi. Volete unirvi a me, in questo cammino per la città, e più tardi al mio alloggio per il pranzo?

 

PRIMO MERCANTE

Non posso, altri mercanti dai quali spero trarre beneficio mi hanno invitato già; vi chiedo scusa. Potrei vedervi alle cinque, in piazza, e restare con voi fino a stasera; gli affari ora mi impongono il congedo.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Dunque a più tardi. Io ora per le strade della città voglio perdermi un poco, e vagare così, senza una meta.

 

PRIMO MERCANTE

Mio signore, io vi auguro ogni bene.

 

Esce.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Chi mi augura il bene, raccomanda quello che a me sarà sempre negato. Che cosa faccio io al mondo? Cosa sono? Sono una goccia d'acqua nell'oceano che invano cerca un'altra goccia, e poi, non riuscendo a trovar chi le somigli, angosciata, non vista, si disperde. Così anche io, nella vana illusione di trovare una madre ed un fratello, riuscirò solo a perdere me stesso.

 

Entra Dromio di Efeso.

 

Ma ecco un almanacco, che registra la mia data di nascita. Che cosa succede? Perché hai fatto così presto?

 

DROMIO DI EFESO

Presto? Direi piuttosto troppo tardi. E cappone si brucia, la porchetta cade giù dallo spiedo, l'orologio ha battuto dodici colpi, e un tredicesimo me l'ha affibbiato in faccia la padrona; lei si è scaldata perché il pranzo è freddo, la carne è fredda ché non siete a casa, non siete a casa non avendo fame, se non l'avete è perché avete rotto il digiuno: così noi, che ben sappiamo quand'è ora di digiunare e di pregare, per colpa vostra siamo in penitenza.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma basta, smetti questa filastrocca. Dove hai messo il denaro che ti ho dato?

 

DROMIO DI EFESO

Ah, voi volete dire i sei centesimi dell'altro venerdì, per il sellaio che li doveva aver per la groppiera della padrona? Certo, glieli ho dati, non li ho tenuti io.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Basta scherzare. Non sono in vena. I soldi dove sono? Siamo stranieri qui: come hai osato lasciare in giro una somma del genere?

 

DROMIO DI EFESO

Signore, questi scherzi riservateli per la tavola. Senza por tempo in mezzo mi ha mandato a chiamarvi la padrona; se torno senza di voi ci sarò io in mezzo ai guai, e sarà la mia zucca a pagare per voi. Ma su, fidatevi dell'orologio che è nel vostro stomaco! Fosse simile al mio, sareste corso subito a casa e senza messaggeri.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Su, Dromio, ora lo scherzo è fuori luogo. Riservalo a un momento più appropriato. Voglio sapere dove hai messo l'oro.

 

DROMIO DI EFESO

A me, signore? Non ne avete dato.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Basta, furfante, con queste sciocchezze. Di' piuttosto che hai fatto dei miei ordini.

 

DROMIO DI EFESO

Era uno il mio ordine: andarvi a prendere al mercato e portarvi a casa vostra, alla Fenice, signore, per il pranzo, li vi aspettano la padrona e sua sorella.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Com'è vero che sono uomo di fede dimmi ora dove hai messo quel denaro. Se non rispondi, ti rompo quel muso che insiste negli scherzi oltre ogni limite. T'ho dato mille piotte: dove sono?

 

DROMIO DI EFESO

Oh, di piotte da voi ne ho avute tante sulla testa, e le altre la padrona me le ha suonate sulla schiena; ma fra tutte a mille non si arriva. E se dovessi restituirle a vostra signoria, non ne sareste tanto soddisfatto.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

La padrona? sei pazzo? e chi sarebbe?

 

DROMIO DI EFESO

Vostra moglie, signore, la padrona che è alla Fenice, e non si siede a tavola finché voi non rientrate, e vi scongiura di fare presto, e di tornare a casa.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Continui nonostante i miei divieti con queste ciance? Prendi, mi hai stancato.

(Batte Dromio.)

 

DROMIO DI EFESO

Che volete, padrone? Per amore del cielo, su, frenate quelle mani, o io dovrò affidarmi alle mie gambe.

 

Esce.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ci scommetto la testa, quello sciocco è stato derubato dei miei soldi, in un modo o nell'altro. La città dicono, è piena di diavolerie, giocolieri che ingannano la vista, demoni occulti che ti cambian l'anima, stregoni che deformano il tuo corpo, erranti ciarlatani, che ti frodano protetti dalle maschere e al peccato in mille forme inducono. Per questo sarà bene ch'io fugga appena posso. Ora al Centauro seguo quell'infame, mi tormenta il pensiero di quell'oro.

Esce.

 

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La commedia degli errori

anche "La commedia degli equivoci"

(“The Comedy of errors” 1590 - 1594)

 

 

atto secondo - scena prima

 

Entrano Antifolo di Efeso, il suo servo Dromio, Angelo l'orafo, e Balthazar, il mercante.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Buon signor Angelo, ci scuserete; ma mia moglie s'infuria se ritardo. Che sono rimasto qui, nella bottega, perché lavoravate al suo monile; le si può dire, e che lo avrà domani.  Ma ecco qui quel furfante che ha il coraggio di raccontare che l'ho malmenato,  che lo accusavo di avermi rubato  mille scudi, che non mi ricordavo  di aver casa né moglie... Eri ubriaco?

 

DROMIO DI EFESO

Dite quel che volete, lo so io, voi mi avete picchiato, e ne ho le prove, ché se la pelle fosse pergamena, e i colpi inchiostro, la vostra scrittura confermerebbe allora ogni parola.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Tu sei un bel somaro.

 

DROMIO DI EFESO

Così pare, con tutte le frustate che mi prendo e i torti che mi fanno; e lo vorrei, così risponderei con altri calci, e voi stareste attento alle mie zampe  gridando "attenti all'asino"...

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mi sembra, che siate triste, signor Balthazar. Io spero di allietarvi alla mia mensa.

 

BALTHAZAR

La mensa non importa, è il benvenuto che mi rallegra.

 

ANTIFOLO DI EFESO

E io conto davvero che troverete sulla nostra tavola non solo benvenuti.

 

BALTHAZAR

Carne e pesce si possono trovare dappertutto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Ma anche i complimenti, che son fatti soltanto di parole.

 

BALTHAZAR

Poco cibo, tanta allegria: è questa la ricetta per una festa.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Oh sì, se l'invitato non ha pretese e l'ospite è un po' avaro. Io spero accetterete di buon grado quel che vi offro niente di speciale, ma offerto, questo sì, con tutto il cuore. Un momento: la porta è chiusa. Fai aprire.

 

DROMIO DI EFESO

Nina, Marianna, Betta, Giulia, Rosa!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Bestia, stolto, cappone, idiota, feccia! Va' via da quella porta, o almeno taci. Che vuoi fare, a chiamar tante ragazze, quando una è già di troppo? Via di lì!

 

DROMIO DI EFESO

Che bestia di portiere! C'è il padrone fuori in strada che aspetta!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Digli pure che se ne torni indietro, se non vuole prendersi freddo ai piedi.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chi è che parla lì dentro? Presto, aprite questa porta!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Certo, signore, ditemi perché e io vi dirò allora dove e quando.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Quando? Perché? Ma io non ho cenato

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

E vuole dire che digiunerete. Tornate un po' quando siete invitato.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chi sei tu che pretendi di vietarmi l'ingresso in casa mia?

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sono il portiere, per oggi, almeno; e il mio nome è Dromio.

 

DROMIO DI EFESO

Anche il nome, villano, mi hai rubato, non solo il mio lavoro. A ben vedere, dal primo non ho avuto grande credito, dall'altro solo biasimo; se oggi tu fossi stato Dromio al posto mio, avresti volentieri barattato nome e faccia con quelli di un somaro.

 

Entra Luce, in alto.

 

LUCE

Cos'è questo fracasso? Chi è al portone?

 

DROMIO DI EFESO

Fai entrare il signore.

 

LUCE

È troppo tardi, dillo un po' al tuo padrone.

 

DROMIO DI EFESO

Ti rispondo con un modo di dire: può infilarsi qui dentro il mio bastone?

 

LUCE

Eccoti un altro modo di dire: prova a indovinare!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Brava Luce, hai risposto proprio bene!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mi senti, ora, sciocchina? E dunque apri!

 

LUCE

Oh, credevo di avervi già invitato!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

E siete voi che avete detto no!

 

DROMIO DI EFESO

E va bene, coraggio. Ah, che bel Colpo!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sgualdrina, fammi entrare!

 

LUCE

Ah sì? Perché?

 

DROMIO DI EFESO

Su, signore, picchiate a quella porta!

 

LUCE

Forte, più forte, fino a farvi male!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Te ne farò pentire, poi, più tardi, se butto giù la porta!

 

LUCE

E perché mai? C'è una gogna in città, che basta e avanza!

 

Entra Adriana, in alto.

 

ADRIANA

Chi è che fa tanto chiasso in casa mia?

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Questa vostra città, per dire il vero, è infestata da un sacco di bricconi.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sei arrivata, moglie? Finalmente!

 

ADRIANA

Vostra moglie, pezzente? Andate via!

 

Esce con Luce.

 

DROMIO DI EFESO

Ma se voi ubbidite, mio padrone, cosa resta da fare a un servitore?

 

ANGELO

Io non vedo una mensa, o un benvenuto.

 

BALTHAZAR

Si è discusso qual fosse più importante, fra le due cose, ed ora a mani vuote eccoci qua.

 

DROMIO DI EFESO

Signore, i vostri ospiti stanno ancora aspettando il benvenuto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

C'è qualcosa nell'aria, che ci blocca qui sulla soglia.

 

DROMIO DI EFESO

Voi parlate d'aria, con le vesti leggere che indossiamo? Dentro c'è un pasto caldo, e voi qui fuori restate al freddo: un uomo può infuriarsi come una bestia a vedersi trattare in questo modo!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Portami qualcosa, riusciremo a spaccare il chiavistello!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sì, spacca tutto, e io ti rompo la testa!

 

DROMIO DI EFESO

Cominciamo col rompere il silenzio, ché le parole sono fatte d'aria: meglio con il davanti che col retro!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sei tu che finirai tagliato a pezzi! E per l'ultima volta, via di qua!

 

DROMIO DI EFESO

Ecco, l'hai detto per l'ultima volta, e dunque fammi entrare.

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Certamente, quando gli uccelli non avran più penne, e i pesci non avranno più le pinne!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Basta, al lavoro. Dammi un grimaldello.

 

DROMIO DI EFESO

Ma che sarebbe? Un pesce o un uccello? Se è un pesce, via, togliamogli le pinne, se è un uccello spenniamolo; e allora chissà che non riusciamo ad accordarci.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Va', presto. Io ti ho detto un grimaldello, una sbarra di ferro. Corri, via!

 

BALTHAZAR

Pazienza, mio signore; non così. Ci rimettete la reputazione, e attirate sospetti sull'onore di vostra moglie, mai fin qui discusso. In breve, voi avete già esperienza di quanto virtuosa sia, e modesta; dev'esserci un motivo a voi ignoto, e senza dubbio lei saprà spiegarvi perché troviamo la porta sbarrata. Ora ascoltate: andiamo via di qui, a pranzo, alla Taverna della Tigre; poi, verso sera, verrete da solo a chiedere ragione del mistero. Se riuscite a buttare giù la porta, in pieno giorno, davanti alla gente, che commenti malevoli,che lazzi volgari ci farebbero i passanti! Le calunnie poi circolano, rovina delle reputazioni intemerate; vi seguono insidiose nella tomba d'una generazione all'altra; la menzogna non lascia più la casa ove s'insedia.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Avete vinto. Me ne andrò in silenzio, e cercheremo a dispetto di tutto di finir la giornata in allegria. Conosco una ragazza assai socievole, di bell'aspetto, e anche spiritosa, un po' selvaggia, eppure gentilissima; pranzeremo da lei. Questa ragazza, mia moglie spesso mi rimproverava di frequentarla; e giuro, fino a oggi, non era vero affatto. (Ad Angelo) Andate a prendere quel monile, che ormai sarà finito; e portatelo poi al Porcospino: è là che vive. Voglio regalarglielo, non foss'altro che per fare un dispetto a mia moglie. Signore, fate presto. Se a casa mia mi trattano così, troverò qualcun altro che mi accolga.

 

ANGELO

D'accordo, ci sarò, fra circa un'ora.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Grazie. Potrà costarmi, questo scherzo.

 

Escono.

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Entrano Luciana e Antifolo di Siracusa.

 

LUCIANA

Può essere tu abbia già scordato quali siano i doveri di un marito? Così presto sfiorisce, dunque, Antifolo, l'amore appena dati i primi frutti? Così invece di accrescersi rovina? Se hai sposato Adriana per denaro, almeno pei suoi beni usa un riguardo; se ami un'altra, allora fingi un poco, dissimula il tuo amore in qualche modo; che mia sorella non ti legga in viso il tuo segreto, o che la lingua stessa non ti tradisca; parla con dolcezza, guardala con affetto, il vizio occulta dietro apparenza di virtù; la maschera sia sempre amabile, per quanto nero il cuore; e di candore ammanta i tuoi peccati. Quale bisogno c'è che lei lo sappia? Quale è il ladro che ostenta i suoi misfatti? Sarebbe doppio crimine tradirla la notte e rivelarlo a colazione. La vergogna può essere onorata senza alcun fondamento, se si è accorti ma il male che ci fanno si raddoppia con parole offensive. Ahimè, a noi donne, basta poco per renderci contente: ci dite che ci amate, e date a un'altra il vostro braccio; a noi basta la manica. Continuiamo a girare, poverette, dentro l'orbita vostra; voi potete farci muovere a vostro piacimento. Rientra in casa, cognato, sii cortese, e mostra a mia sorella un po' d'affetto; non è un delitto fingere, se la dolcezza  consente di arrivare a un po' di pace.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Signora, io non conosco il vostro nome, né so per qual miracolo sappiate come mi chiamo io. Ma il vostro fascino e la vostra saggezza vi rivelano più divina che umana: questo so. Ditemi voi quello che devo fare, quel che devo pensare; il mio sentire è grossolano, avvolto negli errori di una naturadebole, terrena, superficiale: perché mai cercate di innalzarlo a dispetto dei suoi limiti, in un regno per me del tutto incognito? Forse siete una dea? Forse potete insegnarmi a rinascere? D'accordo, trasformatemi; io a questo non mi oppongo. Ma finché io rimango quel che sono, rifiuto quella donna lamentosa, vostra sorella, come moglie; a lei non devo nulla; e certo nel suo letto non entrerò, ché è solo a voi che penso. Non indurmi, sirena, col tuo canto ad affogare nel mare di lacrime di quella donna; canta per te stessa, e ti amerò. Quei tuoi capelli d'oro sciogli sui flutti argentei; in questo letto fra le tue braccia io sarò felice di giacere, sapendo che la morte è conquista gloriosa e appagamento.  E l'amore, se è effimero e se è beve, si estingua pure, se a me verrai meno.

 

LUCIANA

Ma tu sei pazzo! stai farneticando!

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Pazzo d'amore, certo. Non so come.

 

LUCIANA

È una follia che nasce dai tuoi occhi.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Perché ho guardato il sole da vicino.

 

LUCIANA

Fissa altrove il tuo sguardo, e rinsavisci.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Tanto varrebbe che chiudessi gli occhi e fissassi le tenebre.

 

LUCIANA

Perché dici d'amarmi? Dillo a mia sorella!

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

A sua sorella!

 

LUCIANA

Dunque a lei!

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Oh, no! è a te che penso, a te che dei miei occhi sei la pupilla, il cuore del mio cuore; quel che mi nutre, quel che spero e bramo. Mio cielo in terra, vero paradiso...

 

LUCIANA

È a mia sorella che dovresti dirlo.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Prendi tu stessa il nome di sorella: sono parte di te, ti amerò sempre. Non hai marito ancora, io non ho moglie;  dammi la mano.

 

LUCIANA

Aspettami un momento: chiediamo a mia sorella se è d'accordo.

 

Esce. 

Entra Dromio di Siracusa.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Come mai, Dromio, corri così svelto?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Mi conoscete, allora? Sono Dromio? E vostro servo? sono io? me stesso?

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma sì, sei Dromio, il mio servo, te stesso.

 

DROMIO DI SIRACUSA

No, sono un asino; non appartengo a me, ma a una donna; sono fuori di me.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Fuori di te? Di quale donna parli?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Altro che fuori di me, signore! Pare che io sia proprietà di una donna, che sostiene di avere diritti su di me, e mi ossessiona; finirà per mangiarmi in un boccone.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Quali diritti accampa su di te?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Quelli che voi accampate sul vostro cavallo, né più né meno; e mi corre dietro come una bestia - voglio dire, non è che lei mi voglia perché sono una bestia: la bestia è lei, e a tutti i costi mi vuole per sé.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma chi sarebbe?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Ah, persona di tutto rispetto: qualunque cosa si dica di lei, bisogna sempre premettere "con rispetto parlando". È una ben scarsa fortuna quella che mi aspetta, anche se a ben vedere si tratta di un matrimonio ricco e succulento.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

In che senso, succulento?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Nel senso che lei è la sguattera di cucina, tutta unta di grasso; in mancanza d'altro posso sempre utilizzarla come lampada a olio e illuminarmi la via per scappare più in fretta. Garantisco che i suoi stracci imbevuti di sego riscalderebbero la povera Polonia per tutto l'inverno. E se vive fino al giorno del giudizio, continuerà a bruciare almeno una settimana più a lungo di tutto il resto del mondo.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma a vederla, che aspetto ha?

 

DROMIO DI SIRACUSA

È scura in faccia come le mie scarpe, ma certo non altrettanto pulita. Perché? Perché lei suda tanto che nel suo liquame si affonda fino alle caviglie.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Per questo basterebbe un po' d'acqua e sapone.

 

DROMIO DI SIRACUSA

No, signore, ce l'ha nella pelle: non basterebbe il diluvio di Noè.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Come si chiama?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Nellina, signore; ma bisognerebbe dire Nellona. Un metro e tre quarti non sarebbero sufficienti a misurare il suo giro di fianchi.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Dunque una creatura di una certa stazza?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Non più lunga dalla testa ai piedi che da un fianco all'altro. Perfettamente sferica, come il globo.

Volendo, ci si può studiare la geografia, ché ci si trovano tutti i paesi del mondo.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

In quale parte del suo corpo si trova l'Irlanda?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Ah, signore, in fondo alla schiena. Ci sono certi acquitrini...

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

E la Scozia?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Nel palmo della mano, arido e roccioso com'è.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

La Francia?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Nella fronte, tutta una pustola, in guerra contro i pochi capelli che ha in testa.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

E l'Inghilterra?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Ho cercato qualcosa di bianco che somigliasse a una scogliera, ma non ho trovato niente del genere. Ma dovrebbe trovarsi dalla parte del mento, visto che vi cola un canale d'acque salate simile a quello che ci divide dalla Francia.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

La Spagna?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Mi dispiace, non l'ho vista, ma ne ho sentito anche troppo l'odore nel suo alito.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ci sono anche l'America, le Indie?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Come no, padrone: nel suo naso, ricco di rubini, diamanti, zaffiri, cadenti a pioggia nella calda cavità della Spagna, la quale dal canto suo manda intere flotte di galeoni a far bottino nelle sue narici.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

E che mi dici del Belgio, dei Paesi Bassi?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Ah, signore, così in basso non ho avuto il coraggio di guardare. Ma per concludere, questa megera, che deve pur conoscere un po' di arti divinatorie, non solo mi reclama per sé, ma mi chiama Dromio, giura che ho promesso di sposarla, mi ha elencato con precisione certe caratteristiche delle mie parti intime, il segno che ho sulla spalla, il neo sul collo, la verruca sul braccio sinistro - tanto che, terrorizzato, sono fuggito da lei come fuggirei da una strega: Non fosse per la fede che ho nel cuore, tosto mi avrebbe trasformato in cagnolino, e mi avrebbe legato giù in cucina, a girare ben bene il girarrosto.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Corri via, presto, allora, verso il porto, e guarda un po' se il vento è favorevole. Io non resto qui a Efeso stanotte. Se c'è un battello pronto per salpare, vieni al mercato a dirmelo, ti aspetto da quelle parti. Tutti ci conoscono, ed a noi tutto è ignoto: sarà meglio non perder tempo e andarcene di qui.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Fuggo a gambe levate da un orso per salvarmi così da quella che mi sta addosso per sposarmi.

 

Esce.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Questa è città di streghe, di misteri: è dunque tempo che la lasci. Quella che mi chiama marito, la detesto con tutta l'anima; invece la sorella, piena com'è di grazia e di parole dolci e suadenti, mi ha quasi portato a tradire me stesso. Ma non voglio macchiarmi di una colpa di tal genere; non udrò più quel canto di sirena.

 

Entra Angelo con il monile.

 

ANGELO

Ecco, signor Antifolo.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

È il mio nome.

 

ANGELO

Lo so bene, signore, e qui vi porto quel monile che prima al Porcospino dovevo consegnarvi, ma non era finito ancora.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Che ne dovrei fare?

 

ANGELO

Quel che volete; io l'ho fatto per voi.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Per me, signore? Io non l'ho ordinato.

 

ANGELO

Non una volta o due, ma almeno venti! Ora potete darlo a vostra moglie, che ne sarà contenta; e questa sera verrò a trovarvi, e voi mi pagherete.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Meglio per voi riscuotere all'istante; più tardi non vedreste né il gioiello né il denaro.

 

ANGELO

Il signore scherza sempre. A più tardi.

 

Esce.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Non so cosa pensare. Ma nessuno sarebbe tanto sciocco da rifiutare un regalo del genere. Gli uomini, qui, non debbono sforzarsi a lavorare; trovano per strada doni d'oro e d'argento. Me ne vado al mercato, per incontrare Dromio; poi, col primo battello, via di qua.

Esce.

 

Indice Teatro

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La commedia degli errori

anche "La commedia degli equivoci"

(“The Comedy of errors” 1590 - 1594)

 

atto terzo - scena prima

 

Entrano Antifolo di Efeso, il suo servo Dromio, Angelo l'orafo, e Balthazar, il mercante.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Buon signor Angelo, ci scuserete; ma mia moglie s'infuria se ritardo. Che sono rimasto qui, nella bottega, perché lavoravate al suo monile; le si può dire, e che lo avrà domani. Ma ecco qui quel furfante che ha il coraggio di raccontare che l'ho malmenato, che lo accusavo di avermi rubato mille scudi, che non mi ricordavo di aver casa né moglie... Eri ubriaco?

DROMIO DI EFESO
Dite quel che volete, lo so io, voi mi avete picchiato, e ne ho le prove, ché se la pelle fosse pergamena, e i colpi inchiostro, la vostra scrittura confermerebbe allora ogni parola.

ANTIFOLO DI EFESO
Tu sei un bel somaro.

DROMIO DI EFESO
Così pare, con tutte le frustate che mi prendo e i torti che mi fanno; e lo vorrei, così risponderei con altri calci, e voi stareste attento alle mie zampe gridando "attenti all'asino"...

ANTIFOLO DI EFESO
Mi sembra, che siate triste, signor Balthazar. Io spero di allietarvi alla mia mensa.

BALTHAZAR
La mensa non importa, è il benvenuto che mi rallegra.

 

ANTIFOLO DI EFESO

E io conto davvero che troverete sulla nostra tavola non solo benvenuti.

 

BALTHAZAR

Carne e pesce si possono trovare dappertutto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Ma anche i complimenti, che son fatti soltanto di parole.

 

BALTHAZAR

Poco cibo, tanta allegria: è questa la ricetta per una festa.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Oh sì, se l'invitato non ha pretese e l'ospite è un po' avaro. Io spero accetterete di buon grado quel che vi offro, niente di speciale, ma offerto, questo sì, con tutto il cuore. Un momento: la porta è chiusa. Fai aprire.

 

DROMIO DI EFESO

Nina, Marianna, Betta, Giulia, Rosa!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Bestia, stolto, cappone, idiota, feccia! Va' via da quella porta, o almeno taci. Che vuoi fare, a chiamar tante ragazze, quando una è già di troppo? Via di lì!

 

DROMIO DI EFESO

Che bestia di portiere! C'è il padrone fuori in strada che aspetta!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Digli pure che se ne torni indietro, se non vuole prendersi freddo ai piedi.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chi è che parla lì dentro? Presto, aprite questa porta!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Certo, signore, ditemi perché e io vi dirò allora dove e quando.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Quando? Perché? Ma io non ho cenato

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

E vuole dire che digiunerete. Tornate un po' quando siete invitato.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chi sei tu che pretendi di vietarmi l'ingresso in casa mia?

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sono il portiere, per oggi, almeno; e il mio nome è Dromio.

 

DROMIO DI EFESO

Anche il nome, villano, mi hai rubato, non solo il mio lavoro. A ben vedere, dal primo non ho avuto grande credito, dall'altro solo biasimo; se oggi tu fossi stato Dromio al posto mio, avresti volentieri barattato nome e faccia con quelli di un somaro.

 

Entra Luce, in alto.

 

LUCE

Cos'è questo fracasso? Chi è al portone?

 

DROMIO DI EFESO

Fai entrare il signore.

 

LUCE

È troppo tardi, dillo un po' al tuo padrone.

 

DROMIO DI EFESO

Ti rispondo con un modo di dire: può infilarsi qui dentro il mio bastone?

 

LUCE

Eccoti un altro modo di dire: prova a indovinare!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Brava Luce, hai risposto proprio bene!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mi senti, ora, sciocchina? E dunque apri!

 

LUCE

Oh, credevo di avervi già invitato!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

E siete voi che avete detto no!

 

DROMIO DI EFESO

E va bene, coraggio. Ah, che bel Colpo!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sgualdrina, fammi entrare!

 

LUCE

Ah sì? Perché?

 

DROMIO DI EFESO

Su, signore, picchiate a quella porta!

 

LUCE

Forte, più forte, fino a farvi male!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Te ne farò pentire, poi, più tardi, se butto giù la porta!

 

LUCE

E perché mai? C'è una gogna in città, che basta e avanza!

 

Entra Adriana, in alto.

 

ADRIANA

Chi è che fa tanto chiasso in casa mia?

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Questa vostra città, per dire il vero, è infestata da un sacco di bricconi.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sei arrivata, moglie? Finalmente!

 

ADRIANA

Vostra moglie, pezzente? Andate via!

 

Esce con Luce.

 

DROMIO DI EFESO

Ma se voi ubbidite, mio padrone, cosa resta da fare a un servitore?

 

ANGELO

Io non vedo una mensa, o un benvenuto.

 

BALTHAZAR

Si è discusso qual fosse più importante, fra le due cose, ed ora a mani vuote

eccoci qua.

 

DROMIO DI EFESO

Signore, i vostri ospiti stanno ancora aspettando il benvenuto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

C'è qualcosa nell'aria, che ci blocca qui sulla soglia.

 

DROMIO DI EFESO

Voi parlate d'aria, con le vesti leggere che indossiamo? Dentro c'è un pasto caldo, e voi qui fuori restate al freddo: un uomo può infuriarsi come una bestia a vedersi trattare in questo modo!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Portami qualcosa, riusciremo a spaccare il chiavistello!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sì, spacca tutto, e io ti rompo la testa!

 

DROMIO DI EFESO

Cominciamo col rompere il silenzio, ché le parole sono fatte d'aria: meglio con il davanti che col retro!

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Sei tu che finirai tagliato a pezzi! E per l'ultima volta, via di qua!

 

DROMIO DI EFESO

Ecco, l'hai detto per l'ultima volta, e dunque fammi entrare.

 

DROMIO DI SIRACUSA (dall'interno)

Certamente, quando gli uccelli non avran più penne, e i pesci non avranno più le pinne!

 

ANTIFOLO DI EFESO

Basta, al lavoro. Dammi un grimaldello.

 

DROMIO DI EFESO

Ma che sarebbe? Un pesce o un uccello? Se è un pesce, via, togliamogli le pinne, se è un uccello spenniamolo; e allora chissà che non riusciamo ad accordarci.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Va', presto. Io ti ho detto un grimaldello, una sbarra di ferro. Corri, via!

 

BALTHAZAR

Pazienza, mio signore; non così. Ci rimettete la reputazione, e attirate sospetti sull'onore di vostra moglie, mai fin qui discusso. In breve, voi avete già esperienza di quanto virtuosa sia, e modesta; dev'esserci un motivo a voi ignoto, e senza dubbio lei saprà spiegarvi perché troviamo la porta sbarrata. Ora ascoltate: andiamo via di qui, a pranzo, alla Taverna della Tigre; poi, verso sera, verrete da solo a chiedere ragione del mistero. Se riuscite a buttare giù la porta, in pieno giorno, davanti alla gente, che commenti malevoli, che lazzi volgari ci farebbero i passanti! Le calunnie poi circolano, rovina delle reputazioni intemerate; vi seguono insidiose nella tomba d'una generazione all'altra; la menzogna  non lascia più la casa ove s'insedia.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Avete vinto. Me ne andrò in silenzio, e cercheremo a dispetto di tutto di finir la giornata in allegria. Conosco una ragazza assai socievole, di bell'aspetto, e anche spiritosa, un po' selvaggia, eppure gentilissima; pranzeremo da lei. Questa ragazza, mia moglie spesso mi rimproverava di frequentarla; e giuro, fino a oggi, non era vero affatto. (Ad Angelo) Andate a prendere quel monile, che ormai sarà finito; e portatelo poi al Porcospino: è là che vive. Voglio regalarglielo, non foss'altro che per fare un dispetto a mia moglie. Signore, fate presto. Se a casa mia mi trattano così, troverò qualcun altro che mi accolga.

 

ANGELO

D'accordo, ci sarò, fra circa un'ora.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Grazie. Potrà costarmi, questo scherzo.

 

Escono.

 

 

atto terzo - scena seconda

 

Entrano Luciana e Antifolo di Siracusa.

LUCIANA
Può essere tu abbia già scordato quali siano i doveri di un marito? Così presto sfiorisce, dunque, Antifolo, l'amore appena dati i primi frutti? Così invece di accrescersi rovina? Se hai sposato Adriana per denaro, almeno pei suoi beni usa un riguardo; se ami un'altra, allora fingi un poco, dissimula il tuo amore in qualche modo; che mia sorella non ti legga in viso il tuo segreto, o che la lingua stessa non ti tradisca; parla con dolcezza, guardala con affetto, il vizio occulta dietro apparenza di virtù; la maschera sia sempre amabile, per quanto nero il cuore; e di candore ammanta i tuoi peccati. Quale bisogno c'è che lei lo sappia? Quale è il ladro che ostenta i suoi misfatti? Sarebbe doppio crimine tradirla la notte e rivelarlo a colazione. La vergogna può essere onorata senza alcun fondamento, se si è accorti ma il male che ci fanno si raddoppia con parole offensive. Ahimè, a noi donne, basta poco per renderci contente: ci dite che ci amate, e date a un'altra il vostro braccio; a noi basta la manica. Continuiamo a girare, poverette, dentro l'orbita vostra; voi potete farci muovere a vostro piacimento. Rientra in casa, cognato, sii cortese, e mostra a mia sorella un po' d'affetto; non è un delitto fingere, se la dolcezza consente di arrivare a un po' di pace.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Signora, io non conosco il vostro nome, né so per qual miracolo sappiate come mi chiamo io. Ma il vostro fascino e la vostra saggezza vi rivelano più divina che umana: questo so. Ditemi voi quello che devo fare, quel che devo pensare; il mio sentire è grossolano, avvolto negli errori di una natura debole, terrena, superficiale: perché mai cercate di innalzarlo a dispetto dei suoi limiti, in un regno per me del tutto incognito? Forse siete una dea? Forse potete insegnarmi a rinascere? D'accordo, trasformatemi; io a questo non mi oppongo. Ma finché io rimango quel che sono, rifiuto quella donna lamentosa, vostra sorella, come moglie; a lei non devo nulla; e certo nel suo letto non entrerò, ché è solo a voi che penso. Non indurmi, sirena, col tuo canto ad affogare nel mare di lacrime di quella donna; canta per te stessa, e ti amerò. Quei tuoi capelli d'oro sciogli sui flutti argentei; in questo letto fra le tue braccia io sarò felice di giacere, sapendo che la morte è conquista gloriosa e appagamento. E l'amore, se è effimero e se è beve, si estingua pure, se a me verrai meno.

 

LUCIANA
Ma tu sei pazzo! stai farneticando!

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Pazzo d'amore, certo. Non so come.

LUCIANA
È una follia che nasce dai tuoi occhi.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Perché ho guardato il sole da vicino.
 

LUCIANA
Fissa altrove il tuo sguardo, e rinsavisci.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Tanto varrebbe che chiudessi gli occhi e fissassi le tenebre.
 

LUCIANA
Perché dici d'amarmi? Dillo a mia sorella!

ANTIFOLO DI SIRACUSA
A sua sorella!

LUCIANA
Dunque a lei!

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Oh, no! è a te che penso, a te che dei miei occhi sei la pupilla, il cuore del mio cuore; quel che mi nutre, quel che spero e bramo. mio cielo in terra, vero paradiso...

LUCIANA
È a mia sorella che dovresti dirlo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Prendi tu stessa il nome di sorella: sono parte di te, ti amerò sempre. Non hai marito ancora, io non ho moglie; dammi la mano.
 

LUCIANA
Aspettami un momento: chiediamo a mia sorella se è d'accordo.

 

Esce.
Entra Dromio di Siracusa.
 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Come mai, Dromio, corri così svelto?

DROMIO DI SIRACUSA
Mi conoscete, allora? Sono Dromio? E vostro servo? sono io? me stesso?
 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma sì, sei Dromio, il mio servo, te stesso.

DROMIO DI SIRACUSA
No, sono un asino; non appartengo a me, ma a una donna; sono fuori di me.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Fuori di te? Di quale donna parli?

DROMIO DI SIRACUSA
Altro che fuori di me, signore! Pare che io sia proprietà di una donna, che sostiene di avere diritti su di me, e mi ossessiona; finirà per mangiarmi in un boccone.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Quali diritti accampa su di te?

DROMIO DI SIRACUSA
Quelli che voi accampate sul vostro cavallo, né più né meno; e mi corre dietro come una bestia, voglio dire, non è che lei mi voglia perché sono una bestia: la bestia è lei, e a tutti i costi mi vuole per sé.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma chi sarebbe?

DROMIO DI SIRACUSA
Ah, persona di tutto rispetto: qualunque cosa si dica di lei, bisogna sempre premettere "con rispetto parlando". È una ben scarsa fortuna quella che mi aspetta, anche se a ben vedere si tratta di un matrimonio ricco e succulento.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
In che senso, succulento?


DROMIO DI SIRACUSA
Nel senso che lei è la sguattera di cucina, tutta unta di grasso; in mancanza d'altro posso sempre utilizzarlacome lampada a olio e illuminarmi la via per scappare più in fretta. Garantisco che i suoi stracci imbevuti di sego riscalderebbero la povera Polonia per tutto l'inverno. E se vive fino al giorno del giudizio, continuerà a bruciare almeno una settimana più a lungo di tutto il resto del mondo.


ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ma a vederla, che aspetto ha?

DROMIO DI SIRACUSA
È scura in faccia come le mie scarpe, ma certo non altrettanto pulita. Perché? Perché lei suda tanto che nel suo liquame si affonda fino alle caviglie.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Per questo basterebbe un po' d'acqua e sapone.


DROMIO DI SIRACUSA
No, signore, ce l'ha nella pelle: non basterebbe il diluvio di Noè.
 

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Come si chiama?

DROMIO DI SIRACUSA
Nellina, signore; ma bisognerebbe dire Nellona. Un metro e tre quarti non sarebbero sufficienti a misurare il suo giro di fianchi.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Dunque una creatura di una certa stazza?

DROMIO DI SIRACUSA
Non più lunga dalla testa ai piedi che da un fianco all'altro. Perfettamente sferica, come il globo. Volendo, ci si può studiare la geografia, ché ci si trovano tutti i paesi del mondo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
In quale parte del suo corpo si trova l'Irlanda?

DROMIO DI SIRACUSA
Ah, signore, in fondo alla schiena. Ci sono certi acquitrini...

ANTIFOLO DI SIRACUSA
E la Scozia?

DROMIO DI SIRACUSA
Nel palmo della mano, arido e roccioso com'è.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
La Francia?

DROMIO DI SIRACUSA
Nella fronte, tutta una pustola, in guerra contro i pochi capelli che ha in testa.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
E l'Inghilterra?

DROMIO DI SIRACUSA
Ho cercato qualcosa di bianco che somigliasse a una scogliera, ma non ho trovato niente del genere. Ma dovrebbe trovarsi dalla parte del mento, visto che vi cola un canale d'acque salate simile a quello che ci divide dalla Francia.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
La Spagna?

DROMIO DI SIRACUSA
Mi dispiace, non l'ho vista, ma ne ho sentito anche troppo l'odore nel suo alito.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Ci sono anche l'America, le Indie?

DROMIO DI SIRACUSA
Come no, padrone: nel suo naso, ricco di rubini, diamanti, zaffiri, cadenti a pioggia nella calda cavità della Spagna, la quale dal canto suo manda intere flotte di galeoni a far bottino nelle sue narici.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
E che mi dici del Belgio, dei Paesi Bassi?

DROMIO DI SIRACUSA
Ah, signore, così in basso non ho avuto il coraggio di guardare. Ma per concludere, questa megera, che deve pur conoscere un po' di arti divinatorie, non solo mi reclama per sé, ma mi chiama Dromio, giura che ho promesso di sposarla, mi ha elencato con precisione certe caratteristiche delle mie parti intime, il segno che ho sulla spalla, il neo sul collo, la verruca sul braccio sinistro tanto che, terrorizzato, sono fuggito da lei come fuggirei da una strega: Non fosse per la fede che ho nel cuore, tosto mi avrebbe trasformato in cagnolino, e mi avrebbe legato giù in cucina, a girare ben bene il girarrosto.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Corri via, presto, allora, verso il porto, e guarda un po' se il vento è favorevole. Io non resto qui a Efeso stanotte. Se c'è un battello pronto per salpare, vieni al mercato a dirmelo, ti aspetto da quelle parti. Tutti ci conoscono, ed a noi tutto è ignoto: sarà meglio non perder tempo e andarcene di qui.

DROMIO DI SIRACUSA
Fuggo a gambe levate da un orso per salvarmi così da quella che mi sta addosso per sposarmi.

 

Esce.


ANTIFOLO DI SIRACUSA
Questa è città di streghe, di misteri: è dunque tempo che la lasci. Quella che mi chiama marito, la detesto con tutta l'anima; invece la sorella, piena com'è di grazia e di parole dolci e suadenti, mi ha quasi portato a tradire me stesso. Ma non voglio macchiarmi di una colpa di tal genere; non udrò più quel canto di sirena.

Entra Angelo con il monile.

ANGELO
Ecco, signor Antifolo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
È il mio nome.

ANGELO
Lo so bene, signore, e qui vi porto quel monile che prima al Porcospino dovevo consegnarvi, ma non era finito ancora.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Che ne dovrei fare?
 

ANGELO
Quel che volete; io l'ho fatto per voi.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Per me, signore? Io non l'ho ordinato.

ANGELO
Non una volta o due, ma almeno venti! Ora potete darlo a vostra moglie, che ne sarà contenta; e questa sera verrò a trovarvi, e voi mi pagherete.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Meglio per voi riscuotere all'istante; più tardi non vedreste né il gioiello né il denaro.

ANGELO
Il signore scherza sempre. A più tardi.

 

Esce.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Non so cosa pensare. Ma nessuno sarebbe tanto sciocco da rifiutare un regalo del genere. Gli uomini, qui, non debbono sforzarsi a lavorare; trovano per strada doni d'oro e d'argento. Me ne vado al mercato, per incontrare Dromio; poi, col primo battello, via di qua.

 

Esce.

 

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La commedia degli errori

anche "La commedia degli equivoci"

(“The Comedy of errors” 1590 - 1594)

 

atto quarto - scena prima

 

Entrano un secondo mercante, Angelo l'orafo, e una guardia.

 

SECONDO MERCANTE

Da Pentecoste avete questo debito; finora non vi ho certo importunato, né ora lo farei, ma sto partendo per la Persia, ho bisogno di denaro, vi prego di pagare; o, mi dispiace, ve la vedrete con questo ufficiale.

ANGELO
Proprio la somma che vi devo, Antifolo la deve a me; gli ho appena consegnato un monile, e alle cinque, siamo intesi, riceverò il denaro. Vi dispiace seguirmi a casa sua? Potrò pagarvi e vi ringrazierò.

Entrano Antifolo di Efeso e Dromio di Efeso, provenienti dalla casa della prostituta.

 

GUARDIA
Non c'è bisogno di andarci: sta venendo proprio qui.

ANTIFOLO DI EFESO
Io vado dall'orefice; tu, intanto, va' a comprare una corda, che mi serve per mia moglie e i suoi servi, a ricompensa di avermi chiuso fuori casa. Ah, ecco, l'orafo è qui. Va' pure, e quella corda portala a casa, più presto che puoi.

DROMIO DI EFESO
Già, io compro la corda e mi assicuro mille frustate l'anno!

 

Esce.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Ho fatto bene a fidarmi di Voi: ho atteso invano gioiello e gioielliere. Pensavate che la nostra amicizia rimanesse legata troppo a lungo alla catena?

ANGELO
Avete sempre voglia di scherzare. Ecco il conto: notate il peso in oro, la finezza dell'opera, i carati, per tre ducati in più di quel che devo al signore laggiù. Vogliamo dunque soddisfarlo all'istante? Sta partendo, non può aspettare più.

ANTIFOLO DI EFESO

Ma questa somma non l'ho con me, e del resto, un altro impegno mi trattiene in città. Mio buon signore, passate a casa mia, con la catena, e chiedete a mia moglie di pagarla; forse anch'io ci sarò, e prima di voi.

ANGELO
Portatele voi stesso la catena, in questo caso.

ANTIFOLO DI EFESO
Ma potrei far tardi.

ANGELO
E va bene, ridatemela. L'avete?

ANTIFOLO DI EFESO
Veramente, dovete averla voi; se no, quale denaro pretendete?

ANGELO
Datemi la catena, ve ne prego; questo signore non può stare a perdere i venti e le maree, da troppo tempo io lo sto trattenendo.

ANTIFOLO DI EFESO
Ora capisco: voi usate, signore, questo trucco per la vostra mancanza di parola! Dovrei sgridarvi perché al Porcospino voi non siete venuto; ed ora, astuto, mi attaccate per primo!


SECONDO MERCANTE
Il tempo vola: io vi prego, signore, di affrettarvi.

ANGELO
Ma lo sentite come mi risponde? La catena!

ANTIFOLO DI EFESO
L'ho detto: alla consegna avrete i vostri soldi da mia moglie.

ANGELO
Sapete bene, ve l'ho appena data: rendetemela dunque, o almeno un cenno di ricevuta.

ANTIFOLO DI EFESO
Basta, questo scherzo va troppo per le lunghe. La catena dove sarebbe? la si può vedere?

SECONDO MERCANTE
Proprio non posso perdere altro tempo con commedie del genere. O pagate o affido la questione all'ufficiale.

ANTIFOLO DI EFESO
Io pagarvi? Ma se non vi conosco!

ANGELO
Pagategli quel tanto che dovete a me, per la catena!

ANTIFOLO DI EFESO
Oh, certo, sì: una catena che non ho mai visto!


ANGELO

E che vi ho dato una mezz'ora fa!

ANTIFOLO DI EFESO
È una bugia. Mi fate torto a dirlo.

ANGELO
E il torto che voi fate a me è più grande, se pensate alla mia reputazione.

SECONDO MERCANTE
Bene. Ufficiale, arrestate quest'uomo.

GUARDIA
Certo. In nome del duca, ora, seguitemi.

ANGELO
La mia reputazione ormai è in gioco: consentite a pagare questa somma o vi denuncio io a questo ufficiale.


ANTIFOLO DI EFESO

Dovrei pagare quel che non ho avuto? Prova un po' ad arrestarmi, se hai coraggio!

ANGELO
Guardia, questo è per voi. Presto, in prigione! Io non permetterei a mio fratello di offendermi con tanta improntitudine.

GUARDIA
Vi dichiaro in arresto; avete udito su quale accusa.

ANTIFOLO DI EFESO
Bene, vi ubbidisco, poi pago la cauzione; e allora, attento: sarete voi che pagherete caro, con tutto l'oro che avete in bottega!

ANGELO
C'è una giustizia a Efeso, signore! E ve ne accorgerete, non ne dubito!

Rientra Dromio di Siracusa dal porto.

DROMIO DI SIRACUSA
Padrone, c'è un battello di Epidamno già pronto per salpare: aspetta solo che arrivi il proprietario. Ho caricato tutto il bagaglio a bordo, e ho comperato olio, acquavite e balsamo. Le vele son già levate, il vento, favorevole, soffia lieve da terra; mancan solo il capitano della nave, e voi.

ANTIFOLO DI EFESO
E adesso ci mancava questo pazzo. Quale battello di Epidamno, e dove?

DROMIO DI SIRACUSA
Al porto: mi ci avete inviato voi a cercare un passaggio su una nave.

ANTIFOLO DI EFESO
Sei ubriaco. Ti ho detto soltanto di comprare una corda, e a quale scopo.

DROMIO DI SIRACUSA
Allo scopo, suppongo, di impiccarmi. Padrone, si è parlato di un imbarco!

ANTIFOLO DI EFESO
Ne parleremo un'altra volta, quando potrò insegnarti meglio a stare attento. Adesso corri da Adriana, sciocco, e dalle questa chiave: nel forziere, quello coperto col tappeto turco, ci sono dei ducati; che li mandi. Spiegale che per via mi hanno arrestato, che occorre una cauzione. Su, furfante, fila via svelto. E noi, alla prigione.

 

Escono tutti tranne Dromio di Siracusa.

DROMIO DI SIRACUSA
Da Adriana. Vuol dire in quella casa dove abbiamo pranzato, e una donzella ha avanzato pretese su di me. Per fortuna la sua circonferenza per le mie braccia è troppo grande. In ogni caso, ci devo andare, anche se non ne ho voglia; noi servi ci dobbiamo rassegnare, conta sol quel che vogliono i padroni.

 

Esce.

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Entrano Adriana e Luciana.

ADRIANA
Dunque, Luciana, ha osato dire questo? L'hai guardato negli occhi, per capire se parlava sul serio, oppure no? Arrossiva? Era pallido? Il suo viso sembrava triste o gaio? Hai osservato sul suo volto le tracce ed i riflessi delle meteore in lotta nel suo cuore?

LUCIANA
Anzitutto ha negato che tu avessi qualche diritto su di lui.

ADRIANA
Vuol dire che per disprezzo non li riconosce.

LUCIANA
Poi mi giurava di essere un estraneo.

ADRIANA
E pur mentendo qui diceva il vero.

LUCIANA
Io ho perorato la tua causa.

ADRIANA
E lui?

LUCIANA
L'amore che chiedevo ti mostrasse lo prometteva a me.

ADRIANA
Con quali accenti?

LUCIANA
Con parole che in altre circostanze mi avrebbero turbata, lo confesso. Diceva che ero bella, che ammirava le mie parole...


ADRIANA
Eran parole dolci?


LUCIANA
Ti prego, sii paziente...

ADRIANA
No, non posso, e non voglio nemmeno. So frenare il cuore, non la lingua; e allora dico che è un mostro, vecchio, vizzo, storpio, orrendo; brutto in viso, nel corpo repellente, e poi è rozzo, stupido, malvagio, peggio ancora di dentro che all'aspetto.

LUCIANA
Non vedo allora perché sei gelosa. Te ne sei liberata, e lo rimpiangi?

ADRIANA
Quel che penso è diverso, lo confesso, da quel che dico; io voglio che agli occhi delle altre donne sembri ancor peggiore; grido come l'uccello per cacciare ogni intruso dal nido, ma in segreto fra gli insulti continuo ad aspettarlo.

Entra Dromio di Siracusa.

DROMIO DI SIRACUSA
Presto, borsa, forziere, su, muovetevi!

LUCIANA
Non hai più fiato?

DROMIO DI SIRACUSA
Ho fatto una gran corsa.

ADRIANA
Ma dov'è il tuo padrone? Come sta?

DROMIO DI SIRACUSA
Sta nel Tartaro, peggio che all'inferno. Se l'è preso un demonio in uniforme col cuore abbottonato nell'acciaio: quel mostro non conosce la pietà; è un lupo, o peggio, un tipo che si maschera da amico, e se ti batte sulla spalla sei perduto; t'incalza in ogni vicolo, nei fossi, nelle zone più segrete; sembra segua altre piste, e le tue orme continua ad annusare; poi ti acchiappa e all'inferno ti sbatte prima ancora che suonino le trombe del giudizio.

ADRIANA
Ma di cosa si tratta?

DROMIO DI SIRACUSA

Non lo so, l'hanno arrestato e basta.

ADRIANA
Chi l'accusa?

DROMIO DI SIRACUSA
Chi lo accusa non so, ma ho visto bene quel bufalo che l'ha portato via. Volete darmi i soldi del riscatto che sono nel forziere?

ADRIANA
Va', sorella.

 

Esce Luciana.


Mi stupisce che fosse indebitato a mia insaputa. Era un'obbligazione?

DROMIO DI SIRACUSA
Era obbligato, sì, legato stretto, da una catena. Sentite che suona?

ADRIANA
La catena?

DROMIO DI SIRACUSA
No, suona la campana. Sarebbe ormai ora che partissi. L'ho lasciato alle due, già suona l'una.

ADRIANA
Ora il tempo va indietro, questa è nuova.

DROMIO DI SIRACUSA
Oh, se incontra una guardia come quella volta le spalle e scappa per paura.

ADRIANA
Come se fosse in debito. Che sciocco!

DROMIO DI SIRACUSA
Non lo sapete? Il tempo è in bancarotta, ogni stagione chiude in fallimento. E poi è un ladro. Non è forse vero che cammina furtivo, notte e giorno? Ladro, fallito: se vede uno sbirro come stupirsi se ritorna indietro almeno un'ora al giorno?

Rientra Luciana.

ADRIANA
Ecco il denaro. Va' ora, Dromio, riportami il padrone, subito, a casa. Sai, sorella, sento un tormento nel cuore, e una speranza.

 

Escono.

 

 

atto quarto - scena terza

 

Entra Antifolo di Siracusa.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Tutti quelli che incontro mi salutano come se fossi un loro vecchio amico; e tutti, poi, mi chiamano per nome. Chi mi offre dei soldi, chi mi invita, chi mi è grato di qualche gentilezza, o mi offre qualcosa da comprare. Un sarto, proprio adesso, mi ha chiamato in negozio, mi ha preso le misure, mi ha mostrato la stoffa, che sostiene di avere comperato su mio ordine. Certo si tratta di magie, e qui attorno si aggirano stregoni di Lapponia.

Entra Dromio di Siracusa.

DROMIO DI SIRACUSA
Padrone, ecco l'oro che mi avete mandato a prendere. E dove avete messo quell'immagine di nostro padre Adamo tutta rivestita in pelle?


ANTIFOLO DI SIRACUSA
Che oro è questo? e di che Adamo parli?

DROMIO DI SIRACUSA
Non quell'Adamo che custodiva il giardino dell'Eden; voglio dire, il custode della galera. Quello che si riveste con la pelle del vitello grasso ucciso in onore del figliol prodigo, e che vi stava sempre dietro come un angelo nero, e vi ordinava di dare un bel saluto alla vostra libertà.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Continuo a non capirti.

DROMIO DI SIRACUSA
Eppure non mi sembra tanto difficile. Parlo di quel custode avvolto come un violino in una custodia di cuoio; quello stesso, padrone, che se incontra qualcuno stanco di vagabondare, gli fa prendere fiato e lo fa riposare in cella; oppure, se lo vede un po' malconcio, gli dà un bell'abito a strisce che non si consuma mai; e arresta senza mai arrestarsi, e fa roteare la mazza come fosse una moresca.


ANTIFOLO DI SIRACUSA
Parli di un ufficiale delle guardie?

DROMIO DI SIRACUSA
Sì, signore, parlo di quel sergente di ferro, che non dimentica mai di mettervi ai ferri se voi vi dimenticate di pagare i debiti; e che pensa che tutti debbano andare a letto presto, perché a tutti dà la buona notte e buon riposo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
D'accordo, d'accordo, riposati un po' anche tu dalle tue scempiaggini. Ci sono navi in partenza stanotte? Possiamo andarcene?

DROMIO DI SIRACUSA
Ma certo, padrone, ve l'ho detto poco fa che stava partendo quel bel battello di nome Subito, ma poi quel sergente vi ha messo i bastoni fra le ruote e ora dovete accontentarvi della goletta Ritardo. Ecco gli angeli che mi avete mandato a chiamare perché vi liberassero.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Poveretto, è impazzito, come me. Del resto, qui vaghiamo nelle tenebre. Che una forza divina ci soccorra mostrandoci la via della salvezza.

Entra una prostituta.

PROSTITUTA
Signor Antifolo, piacere di vedervi. Dunque avete incontrato il gioielliere: è questa la catena che mi avete promesso?

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Via, demonio, non tentarmi!

DROMIO DI SIRACUSA
Sarebbe questo il diavolo, padrone?

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Credo di sì.

DROMIO DI SIRACUSA
Io credo che sia anche peggio; credo sia la madre che ha partorito il diavolo, e che venga a noi nelle vesti di una donnina leggera. Sapete bene che le donne spesso si lamentano che la loro vita è pesante, il che equivale a dire, Dio fa' di me una donna leggera. Agli uomini, è stato scritto, appaiono come angeli di luce, ma si tratta della luce della fiamma, e la fiamma brucia. Ne consegue che una donna quanto più è leggera tanto più facilmente ti appicca il fuoco eterno. State alla larga, padrone, da quella donna.

PROSTITUTA
Piace scherzare, a voi e al vostro servo! Volete unirvi a me? La cena è pronta.

DROMIO DI SIRACUSA
Padrone, se accettate, preparatevi a una pappa calda e munitevi di un cucchiaio lungo così.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Perché mai, Dromio?

DROMIO DI SIRACUSA
Meglio un lungo cucchiaio se volete stare a cena col diavolo.

ANTIFOLO DI SIRACUSA (alla prostituta)
Via, demonio, non accetto inviti a cena. Sei una strega, come tutti gli altri. Ti ordino di lasciarmi e di sparire.

PROSTITUTA
D'accordo, allora datemi l'anello che io vi ho dato a pranzo, o la catena promessa proprio in cambio dell'anello: non vi disturberò, state tranquillo.

DROMIO DI SIRACUSA
Certi demoni chiedono soltanto unghie, spilli, una goccia del tuo sangue, un capello, un gingillo, oppure il nocciolo di una ciliegia; lei è più vorace, vorrebbe una catena. State attento; state attento, padrone: sarà il diavolo che un capo ne terrà, per spaventarci.

PROSTITUTA
Ridatemi l'anello, ve ne prego, oppure la catena: spero proprio non vogliate ingannarmi.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Via, vi ho detto, non voglio streghe intorno. Andiamo, Dromio.

DROMIO DI SIRACUSA
Brutta la vanità, dice il pavone. Voi lo sapete bene, mia signora.


Escono Antifolo e Dromio.

PROSTITUTA
Non c'è alcun dubbio, è diventato pazzo: altrimenti non si comporterebbe in questo modo. Quel mio anello vale ben quaranta ducati, e mi ha promesso in cambio una catena: ora lo nega. La ragione per cui dico che è pazzo oltre a quello che ho udito poco fa è la storia pazzesca che ha narrato oggi a pranzo: diceva che le porte della sua casa erano tutte chiuse e che non lo facevano passare. È chiaro che sua moglie, spaventata dai suoi furori, ha chiuso a bella posta. Meglio ci vada io stessa, a casa sua, e spieghi un po' a sua moglie che, impazzito, oggi lui mi ha costretta a farlo entrare, mi ha strappato l'anello dalla mano: mi sembra la migliore soluzione, a quaranta ducati io non rinuncio.

 

Esce.

 

 

atto quarto - scena quarta

 

Entrano Antifolo di Efeso, carceriere.

ANTIFOLO DI EFESO
Non temere, non cerco di scappare, prima che me ne vada avrai la somma pari a quella per cui mi hanno arrestato. Ma moglie oggi è un po' strana, un po' bisbetica; forse non presterà fede al mio servo, non vorrà, sul momento, neanche credere che a Efeso io sia stato incarcerato. Le sembrerà pazzesco, dico io.

 

Entra Dromio di Efeso, con un pezzo di corda.


Ma ecco il servo, che arriva col denaro. Hai quello che ti ho chiesto?

DROMIO DI EFESO
Oh sì, con questa potrete ripagare tutti quanti.

ANTIFOLO DI EFESO
E il denaro?

DROMIO DI EFESO
È servito per la corda.

ANTIFOLO DI EFESO
Cinquecento ducati, per la corda?

DROMIO DI EFESO
A quel prezzo potevo comperarne almeno cinquecento.

ANTIFOLO DI EFESO
Ma a che scopo ti avrei mandato a casa?

DROMIO DI EFESO
Per la corda, e con questa ritorno.

ANTIFOLO DI EFESO
E con la corda ti darò il bentornato. (Lo picchia.)

CARCERIERE
Buon signore, un poco di pazienza!


DROMIO DI EFESO
Io ho bisogno di pazienza, ché sono nei guai...

CARCERIERE
Frena la lingua!

DROMIO DI EFESO
Perché non dite a lui 'frena le mani'?

ANTIFOLO DI EFESO
Che figlio di puttana, insensato, furfante!

DROMIO DI EFESO
Oh, se fossi insensato davvero, e insensibile! Non sentirei i colpi sulla testa.

ANTIFOLO DI EFESO
Sei sensibile solo alle frustate perché sei un somaro!

DROMIO DI EFESO
Ah, qui davvero vi do ragione. Sono un asino: lo dimostrano le mie orecchie allungate. Lo servo dal momento in cui sono nato, e dalle sue mani non ho ricevuto in cambio che botte. Quando ho freddo mi riscalda con le botte, quando ho caldo mi rinfresca con le sberle; così mi sveglia quando dormo, mi fa scattare in piedi quando mi siedo, mi sbatte fuori dalla porta se devo uscire, e mi dà il benvenuto quando rientro a casa; e me la porto sul groppone, questa bella gragnuola di nerbate, come una zingara si porta il suo marmocchio; e il giorno che mi avrà azzoppato non mi resterà che trascinarmela di porta in porta chiedendo l'elemosina.

Entrano Adriana, Luciana, la prostituta, e un maestro di scuola, Pinch.

ANTIFOLO DI EFESO
Oh, finalmente, arriva qui mia moglie!

DROMIO DI EFESO
Signora mia, respice finem, traduzione: attenta come va a finire; come direbbe il pappagallo, il cappio è pronto, il cappio è pronto...

ANTIFOLO DI EFESO
Ma non la finirai mai di cianciare? (Lo picchia.)

PROSTITUTA
Che cosa dite? È pazzo o non è pazzo?

ADRIANA
Questa violenza lo conferma, temo. Buon dottor Pinch, voi siete un esorcista: riportatelo presto alla ragione, e saprò compensarvi lautamente.

LUCIANA
Poveretto, che sguardi, che cipiglio!

PROSTITUTA
Notate questo tremito: un demonio è entrato in lui.

PINCH
Su, datemi la mano, voglio sentirvi il polso.

ANTIFOLO DI EFESO
Ecco la mano, te la faccio sentire sulla guancia. (Lo schiaffeggia.)

PINCH
Satana, tu che alberghi entro quest'uomo, ordino che tu ceda alle mie preci e rapido ritorni giù al tuo inferno, e sprofondi nel buio: lo comando in nome d'ogni santo che è nel cielo.

ANTIFOLO DI EFESO
Smettila, sciocco, ché non sono matto.

ADRIANA
Se fosse vero, anima infelice!

ANTIFOLO DI EFESO
Son questi i tuoi clienti, svergognata? Questo vecchietto dalla faccia gialla se la spassava oggi a casa mia mentre per me le porte ingiustamente erano chiuse, e non potevo entrare?

ADRIANA
Ma tu hai pranzato a casa, lo sa Dio, e ci fossi rimasto fino a ora! Ti saresti evitato ogni calunnia, e la vergogna che ci umilia.

ANTIFOLO DI EFESO
A casa?
(A Dromio) Di' tu, furfante: è a casa che ho pranzato?

DROMIO DI EFESO
A dire il vero no, signore.


ANTIFOLO DI EFESO

Di': e le porte? Non erano sbarrate, e io chiuso fuori?

DROMIO DI EFESO
È vero, sì, sbarrate, tutto vero.

ANTIFOLO DI EFESO
E questa donna, non mi ha insolentito?

DROMIO DI EFESO
Posso giurarlo, vi ha trattato male.

ANTIFOLO DI EFESO
E poi non è arrivata anche la sguattera con altri insulti ed altre offese?

DROMIO DI EFESO
Oh, sì, altro che, la vestale di cucina ci si è messa anche lei, con altre ingiurie.

ANTIFOLO DI EFESO
Non è vero che sono andato via tutto infuriato?

DROMIO DI EFESO
Altro che, le mie ossa si ricordano bene quella furia.

ADRIANA
Pensate che sia giusto assecondarlo?

PINCH
Male non fa. Lo prende pel suo verso, e dandogli ragione un po' lo acquieta.

ANTIFOLO DI EFESO
Tu hai pagato l'orefice: volevi che fossi incarcerato.

ADRIANA
Non è vero: ti ho mandato per Dromio quel denaro necessario a pagare la cauzione.

DROMIO DI EFESO
Denaro a me? Tante belle parole, ma giuro, neanche il becco di un quattrino.

ANTIFOLO DI EFESO
Non ti ho mandato a chiederle una borsa di ducati?

ADRIANA
Ma certo, e glieli ho dati.

LUCIANA
Posso testimoniare che lo ha fatto.

DROMIO DI EFESO
E io ho due testimoni: il primo è Dio, e l'altro il venditore di cordami. Mi avete chiesto solo questa corda.

PINCH
Servo e padrone sono indemoniati, quel pallore sinistro è chiaro sintomo. Vanno legati, in una stanza buia.

ANTIFOLO DI EFESO

(ad Adriana) Per questo oggi tu mi hai chiuso fuori? (a Dromio) E tu perché non parli di quell'oro?

ADRIANA
Giuro, marito mio, non ti ho lasciato fuori dall'uscio.

DROMIO DI EFESO
Giuro anch'io: quell'oro non l'ho visto; ma è vero che la porta era sbarrata, come dite voi.

ADRIANA
Menti, bugiardo, in tutte e due le cose.

ANTIFOLO DI EFESO
Menti, puttana, in tutto; e sei d'accordo con una banda abbietta di cialtroni per far di me un oggetto di disprezzo. Ma con le unghie ti strappo quegli occhi che godono a vedermi in questo stato.

ADRIANA
Legatelo, vi prego, su, legatelo! Non lasciate che mi venga vicino!

Entrano tre o quattro persone che cercano di legarlo, Antifolo reagisce.

PINCH
Ci vuole qualcun altro! È troppo forte il demonio che è in lui!

LUCIANA
Ah, poveretto, com'è pallido!

ANTIFOLO DI EFESO
Voi volete uccidermi? Tu, guardia, non hai niente da obbiettare? Sono tuo prigioniero, e tu permetti che mi portino via?

CARCERIERE

Prego, lasciatelo: il prigioniero è mio, non lo toccate.

PINCH
Legate il servo, che è matto anche lui.


Dromio viene legato.

ADRIANA
Tu, carceriere, provi forse gusto se un infelice fa del male agli altri ed a se stesso?

CARCERIERE
Se lo lascio andare sono poi io a rispondere del debito.

ADRIANA
Ci penso io. Tu pensa solamente a venire con me dal creditore. Lo pagherò io stessa, non appena saprò di che si tratta. Buon dottore, che sia portato a casa sano e salvo. Ah, che brutta giornata!

ANTIFOLO DI EFESO
Ah, che brutta puttana!

DROMIO DI EFESO
Padrone, consolatevi: ché adesso sono proprio legato a voi per sempre!

ANTIFOLO DI EFESO
Ma taci un po'. Mi vuoi fare ammattire?

DROMIO DI EFESO
E voi volete forse esser legato così, per niente? Su, fate un po' il matto! Gridate 'diavolo!'

LUCIANA
Che Dio li aiuti! Le parole insensate che pronunciano!

ADRIANA
Oh, portatelo via! Sorella, andiamo.


Escono tutti tranne il Carceriere, Adriana, Luciana, e la prostituta.


Potete dirmi ora chi lo accusa?

CARCERIERE
Angelo, un orafo: lo conoscete?

ADRIANA
Sì, lo conosco. Che somma gli deve?

CARCERIERE
Ben duecento ducati.

ADRIANA
Ma perché?

CARCERIERE
Per un gioiello, una catena d'oro che gli aveva ordinato.

ADRIANA
Ah sì, ricordo: me l'aveva promessa, e non l'ho avuta.

PROSTITUTA
Quando è venuto a casa mia, furioso, a me ha preso un anello, quello stesso che gli ho visto ora al dito; e poco dopo l'ho visto ancora: aveva una catena.

ADRIANA
Può darsi: io non l'ho vista. Carceriere, portatemi dall'orafo: vorrei vederci un poco chiaro in questa storia.

Entrano Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa, con le spade sguainate.

LUCIANA
Oh, santo cielo, sono ancora liberi!

ADRIANA
E con le armi in pugno! Chiama aiuto, che vengano a legarli!

CARCERIERE
Via, ci ammazzano!


Escono tutti tranne Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa, terrorizzati, e più in fretta che possono.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Queste streghe, lo vedo, hanno paura delle spade.

DROMIO DI SIRACUSA
Ma sì, è scappata via quella che vi voleva per marito.

ANTIFOLO DI SIRACUSA
Forza, al Centauro. Prendiamo i bagagli, poi a bordo, più presto che possiamo.

DROMIO DI SIRACUSA
Abbiate pazienza, forse si potrebbe restare ancora per una notte. Non credo proprio che ci faranno del male. L'avete visto: ci parlano con gran gentilezza, ci offrono dell'oro. Alla fin fine, sono gente proprio ospitale, e se non fosse per quella montagna di carne in calore che mi vuole per marito, quasi quasi me ne resterei qui e mi trasformerei in stregone anch'io.


ANTIFOLO DI SIRACUSA

Non resterei neanche se mi offrissero tutta questa città. Su, svelto, andiamo.

 

Escono.

 

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La commedia degli errori

anche "La commedia degli equivoci"

(“The Comedy of errors” 1590 - 1594)

 

atto quinto - scena UNICA

 

Entrano il secondo mercante e Angelo l'orafo.

 

ANGELO

Mi dispiace di avervi trattenuto, ma vi giuro, gli ho dato la catena anche se disonestamente ora lo nega.

 

SECONDO MERCANTE

Quale reputazione ha qui in città?

 

ANGELO

Eccellente, signore, a dire il vero; gode di un vasto credito, secondo a nessuno che viva in questi luoghi. La sua parola, penso, basterebbe a procurargli tutti i miei averi.

 

SECONDO MERCANTE

Piano: mi pare stia venendo qui.

 

Entrano di nuovo Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa.

 

ANGELO

È vero; ed ha sul petto la catena, proprio quella che nega io gli abbia dato. Restate accanto a me; voglio parlargli. Signor Antifolo, mi sembra molto strano che tanto mi mettiate in imbarazzo, e tanto vi copriate di vergogna, negando con proteste e giuramenti di avere la catena che portate poi con somma impudenza intorno al collo. A parte che rischiate la prigione, voi fate torto a questo galantuomo che, non fosse per questa controversia, ormai veleggerebbe in alto mare. Negate dunque ancora che vi ho dato questa catena?

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Non l'ho mai negato.

 

SECONDO MERCANTE

Sì, l'avete giurato e spergiurato!

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma chi sostiene che avrei detto il falso?

 

SECONDO MERCANTE

L'ho sentito con queste orecchie, e voi ben lo sapete. Non vi vergognate di stare in mezzo alle persone oneste?

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Queste accuse villane io le respingo, posso provarvi subito che sono una persona onesta ed onorata, se ne avete il coraggio.

 

SECONDO MERCANTE

Certamente, e ripeto che siete un mascalzone. Sguainano le spade.

 

Entrano Adriana, Luciana, la prostituta e altri.

 

ADRIANA

Fermi, è pazzo; non fategli del male. Qualcuno gli si accosti, gli sottragga la spada; anche Dromio va legato; poi portateli entrambi a casa mia.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Sul correte, padrone, via di qua! Rifugiamoci qui, in questa abbazia. Entriamo, presto, o saremo perduti.

 

Escono Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa, verso l'abbazia.

Entra Emilia, la Priora.

 

PRIORA

Silenzio, gente! Perché tanta folla?

 

ADRIANA

Cerchiamo mio marito, che è impazzito. Fateci entrare, dobbiamo legarlo per riportarlo a casa, nell'attesa della sua guarigione.

 

ANGELO

Lo sapevo, il poveretto era fuori di sé.

 

SECONDO MERCANTE

Mi spiace ora di averlo sfidato.

 

PRIORA

Da quanto tempo è in queste condizioni?

 

ADRIANA

Tutta la settimana è stato triste, molto, molto diverso dal suo solito; ma gli accessi violenti di follia li ha avuti solo questo pomeriggio.

 

PRIORA

Forse ha perso denaro in un naufragio? È in lutto per la morte di un amico? O lo consuma una passione illecita? Accade a molti giovani che, incauti, lascian vagare intorno i loro sguardi. Quale fra queste pene lo ha colpito?

 

ADRIANA

Nessuna, penso, eccetto forse l'ultima: un amore, una tresca, che lo spinge spesso ad abbandonare la sua casa.

 

PRIORA

Dovevate rimproverarlo, in questo caso.

 

ADRIANA

E così ho fatto.

 

PRIORA

Ma non abbastanza.

 

ADRIANA

Tanto quanto modestia consentiva.

 

PRIORA

Forse in privato.

 

ADRIANA

Anche di fronte agli altri.

 

PRIORA

Non abbastanza, ho detto.

 

ADRIANA

Veramente non avevamo altro argomento. A letto non dormiva, perché ne riparlavo; a tavola impedivo che mangiasse; apertamente se eravamo soli, in modo più allusivo in compagnia. Io gli dicevo sempre che era un mostro.

 

PRIORA

Ecco dunque perché l'uomo è impazzito. Più velenosi di un cane idrofobo son gli strepiti di una donna in preda alla gelosia. Gli hai impedito il sonno, e la sua mente ne ha sofferto. Il cibo gli condivi con rimproveri; cattiva digestione può portare forti attacchi di febbre; e che è la febbre se non accesso di follia? Tu dici che gli turbavi anche i suoi passatempi; senza riposo, o sana distrazione non resta che l'umore malinconico, parente stretto della tetra angoscia, e la segue un esercito di affanni, di pallidi disordini nemici d'ogni forma di vita. Togli cibo, piaceri, ed ogni forma di riposo; chi non impazzirebbe, uomo o animale?  Con la tua gelosia, in poche parole, hai condotto il tuo sposo alla follia.

 

LUCIANA

Ma lo rimproverava con dolcezza, e lui si comportava da villano! (Ad Adriana) Perché ti lasci dire queste cose così ingiuste? perché non ti difendi?

 

ADRIANA

No. Mi ha fatto capire la mia colpa. Entrate, buona gente, andate a prenderlo.

 

PRIORA

Nessuno può varcare questa soglia.

 

ADRIANA

Che lo portino fuori i vostri servi.

 

PRIORA

Nemmeno. Ha chiesto asilo in questo chiostro ed è al sicuro dalle vostre mani finché io non riesca a farlo ritornare alla ragione, o fino a che non scopra che tutte le mie cure sono vane.

 

ADRIANA

Ma curerò io stessa mio marito, sarò la sua infermiera, è mio dovere, e nessuno potrà sostituirmi. Voglio portarlo a casa, ve ne prego.

 

PRIORA

Devi avere pazienza. Non permetto che si muova finché non ho provato tutti i mezzi che ho a mia disposizione, droghe, infusi, tisane salutari e le sante preghiere, che lo rendano perfettamente sano come un tempo. Sono questi i doveri del mio ordine: dunque vattene, e lascialo con me.

 

ADRIANA

Non lo farò, non lascio mio marito. Separare gli sposi non mi sembra faccia parte del vostro santo uffizio.

 

PRIORA

Vai pure in pace: tanto non lo avrai.

 

Esce.

 

LUCIANA (ad Adriana)

Parla al Duca, lamentati con lui di questa crudeltà.

 

ADRIANA

Sì, andiamo insieme: io m'inginocchierò davanti a lui, e non mi rialzerò finché le lacrime e le preghiere non lo avranno spinto a venire in persona a questo luogo e a prendere di forza mio marito.

 

SECONDO MERCANTE

Credo siano le cinque. E Duca stesso scenderà presto in questa tetra valle luogo di morte per i condannati, laggiù, dietro i fossati del convento.

 

ANGELO

Ma per quale motivo?

 

SECONDO MERCANTE

Per vedere l'esecuzione di un Siracusano, un mercante ben degno di rispetto che sfortunatamente è qui approdato, contro le leggi di questa città: e per questo verrà decapitato.

 

ANGELO

Eccoli infatti. Saremo presenti a questa esecuzione.

 

LUCIANA

Su, inginocchiati prima che passi oltre l'abbazia.

 

Entrano Solino, il Duca di Efeso, e Egeone, il Mercante di Siracusa, a testa nuda, con il boia, e altre guardie.

 

DUCA

Sia proclamato per l'ultima volta: se la somma è versata da un amico, non morirà: egli è caro al nostro cuore.

 

ADRIANA

Chiedo giustizia, Duca venerato, contro la Priora!

 

DUCA

È donna virtuosa: io non credo che ti abbia fatto torto.

 

ADRIANA

Vostra Grazia, ascoltate. Mio marito, Antifolo, che ho eletto mio signore e su vostro consiglio, è stato colto quest'oggi da un accesso di follia. Furioso, tutto il giorno per le strade è corso all'impazzata, col suo servo non più savio di lui, recando danno e offese ai cittadini, penetrando nelle case e razziando anelli e gemme, tutto quel che attirava la sua furia. Già una volta l'ho fatto ben legare e riportare a casa, mentre andavo a riparare le sue malefatte. Ma a un tratto, e non so con quali mezzi, di forza si è sottratto ai suoi custodi insieme al servo pazzo; e con le spade sguainate e con cipiglio spaventoso, quando ci ha visto si è precipitato contro di noi. Richiesto qualche aiuto, siamo tornati qui ad assicurarci che fossero legati nuovamente; ma sono entrati nel convento, e adesso la Priora ha fatto chiudere le porte e ci vieta di prenderlo, rifiuta di farlo uscire. Duca, un vostro ordine potrà restituirmi mio marito e consentirmi di curarlo.

 

DUCA

Un tempo si è battuto il tuo sposo al mio servizio, e ti ho dato parola di sovrano, quando l'hai scelto a sire del tuo letto, che avrebbe sempre avuto il mio favore. Qualcuno bussi all'uscio del convento, e si inviti la Priora a presentarsi davanti a me, ché voglio sistemare la questione qui e subito.

 

Entra un Messo.

 

MESSO

Signora, fuggite, presto, mettetevi in salvo! Il padrone e il suo servo son fuggiti, han picchiato le ancelle, incatenato il povero dottore, e la sua barba han bruciacchiato con tizzoni ardenti; poi han spento la fiamma rovesciandogli grandi secchi di liquido melmoso sulla faccia; il padrone ora gli dice d'aver pazienza, e il servo con le forbici lo tosa come se fosse un buffone; certo, se non venite in suo soccorso, ammazzeranno il povero esorcista.

 

ADRIANA

Che dici, sciocco, il servo ed il padrone sono qui tutti e due, tu dici il falso.

 

MESSO

Signora, ve lo giuro, non respiro neanche dal momento in cui l'ho visto. È furibondo e giura, se vi prende, che con la fiamma vuole sfigurarvi. Grida dall'interno. Ecco, ecco, lo sento! Su, fuggite!

 

DUCA

Resta qui, accanto a me, senza paura. Alabardieri!

 

ADRIANA

Ma sì, è mio marito! Vi dico io, va in giro dappertutto ubiquo ed invisibile; poc'anzi nell'abbazia, e ora qui davanti: non può spiegarlo la ragione umana.

 

Entrano Antifolo di Efeso e Dromio di Efeso.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Chiedo giustizia, mio grazioso Duca, in nome dei servigi che ti ho reso combattendo e salvandoti la vita a costo di ferite. Per il sangue che ho versato per te, chiedo giustizia.

 

EGEONE (a parte)

Se non è la paura della morte che mi ottenebra i sensi, io vedo Antifolo, mio figlio, e Dromio.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sì, chiedo giustizia, signore, e proprio contro quella donna che tu un giorno mi hai dato come sposa e che oggi stesso mi ha disonorato, all'oltraggio aggiungendo atroci insulti con impudenza che non so descrivere e che è al di là di ogni immaginazione.

 

DUCA

Dimmi tutto, e vedrai che sarò giusto.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Quest'oggi, mio signore, mi ha lasciato fuori dall'uscio, mentre in casa mia lei si dava bel tempo con gentaglia.

 

DUCA

L'accusa è grave: la confermi, donna?

 

ADRIANA

No, signore. Egli stesso, e mia sorella, hanno pranzato in casa, insieme a me. Posso giurarlo sulla vita eterna.

 

LUCIANA

Che non veda la luce, che non dorma la notte, mio signore: ha detto il vero.

 

ANGELO (a parte)

Che donna svergognata! Sono entrambe bugiarde, in questo è il pazzo che ha ragione.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mio sovrano, so bene quel che dico, non mi confonde il vino né la collera mi annebbia, anche se i torti che ho subito farebbero impazzire anche chi è savio. Questa donna mi ha chiuso fuori casa, e il gioielliere, qui, può confermarlo, a meno che non sia dalla sua parte. Era con me, ci siamo separati ché doveva portare una catena al Porcospino, dove stavo a pranzo con Balthazar, ma alla fine del pasto, non avendolo visto, vo a cercarlo, e per la strada, insieme a quel signore, lo incontro, quel bugiardo; si permette di gridare che io avevo la catena, mentre Dio sa che non l'avevo vista. Così vengo arrestato e consegnato a una guardia; ubbidisco, e intanto mando il servo a casa a prendere dei soldi che invece non mi porta. Chiedo allora gentilmente alla guardia che si vada tutti insieme un momento a casa mia; ma per via chi incontriamo? sì, mia moglie, sua sorella, e una banda di vigliacchi, fra i quali un certo Pinch, trista figura, una specie di scheletro ambulante, un saltimbanco, che so, un indovino, di quelli che ti guardano con occhi famelici e infossati, un morto-vivo, che come niente fosse si qualifica come esorcista, mi fissa negli occhi, mi tasta il polso, accosta alla mia faccia quel suo ceffo spettrale che una faccia non può certo chiamarsi, e a tutti strepita che sono posseduto da un demonio. Tutti allora si son buttati addosso a me, mi hanno legato e trascinato a un'umida cantina, abbandonandomi lì col mio servo, anche lui ben legato, finché, a furia di morsi, son riuscito a spezzare le corde e a scappar via. Riconquistata la mia libertà, sono corso ai tuoi piedi, a supplicarti che mi sia resa ampia soddisfazione della vergogna indegna che ho subìto.

 

ANGELO

Signore, invero, fino a un certo punto posso testimoniarlo: a casa sua non ha pranzato, e la porta era chiusa.

 

DUCA

Ma aveva avuto la catena, o no?

 

ANGELO

Sì, mio signore, e quando è corso qui questa gente l'ha vista sul suo petto.

 

SECONDO MERCANTE (ad Antifolo)

Di più: ho sentito con queste mie orecchie quando lo ammettevate, mentre prima lo avevate negato giù al mercato; per questo vi ho assalito con la spada, e siete corso dentro l'abbazia, da dove, penso, siete poi uscito grazie a un vero miracolo.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Ma io non ho mai messo piede in quel convento, la vostra spada non mi ha minacciato, non ho visto catene, e lo sa Dio che tutte queste storie sono false.

 

DUCA

Che groviglio di accuse! Forse tutti hanno bevuto alla coppa di Circe. Se fosse entrato, ci sarebbe ancora. Se fosse pazzo, non mi pregherebbe con tanta calma. (Ad Adriana) Dici che ha pranzato a casa, ma lo nega il gioielliere.

(A Dromio) E il servo, che ne dice?

 

DROMIO DI EFESO

Mio signore, ha pranzato con quella, al Porcospino.

 

PROSTITUTA

È vero, e mi ha strappato anche l'anello.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Giusto, signore: l'ho avuto da lei.

 

DUCA

E tu l'hai visto andare all'abbazia?

 

PROSTITUTA

Sicuro, come vedo Vostra Grazia.

 

DUCA

È ben strano. Chiamate qui la Priora. Siete tutti sconvolti, o tutti pazzi.

 

Esce uno a cercare la Priora.

 

EGEONE

Potentissimo Duca, permettete. Forse vedo un amico che la vita potrà salvarmi, e pagare il riscatto.

 

DUCA

Di' pure quel che vuoi, Siracusano.

 

EGEONE

Il vostro nome non è forse Antifolo? e quello non è il vostro servo Dromio?

 

DROMIO DI EFESO

Ero proprio legato al suo servizio, meno di un'ora fa; poi, grazie a lui, che ha spezzato le corde coi suoi denti, sono Dromio, uno schiavo liberato.

 

EGEONE

Penso mi ricordiate tutti e due.

 

DROMIO DI EFESO

Ricordiamo noi stessi, grazie a voi, ché eravamo legati in questo modo. Siete anche voi per caso fra i pazienti del dottor Pinch?

 

EGEONE

Perché voi mi guardate come un estraneo? Voi mi conoscete.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Non vi ho mai visto, fino a poco fa.

 

EGEONE

Oh, è il dolore che mi ha trasformato, e chissà quali sfregi la deforme mano del tempo ha impresso sul mio volto. Dimmi, ricordi almeno la mia voce?

 

ANTIFOLO DI EFESO

No.

 

EGEONE

E tu, Dromio?

 

DROMIO DI EFESO

Nemmeno io, signore.

 

EGEONE

Eppure sono certo del contrario.

 

DROMIO DI EFESO

Invece io no: e poi, qualunque cosa vi si dica, voi siete ora costretto ad accettarla.

 

EGEONE

Non ricorda neppure la mia voce. Com'è spietato il tempo, che ha ferito e spezzato la mia povera lingua, se in soli sette anni il mio figliolo, il solo che mi resta, non conosce i miei deboli accenti, ora distorti dagli affanni e dal pianto. Questo volto, così segnato, è certo ora nascosto dal nevischio invernale, che lo imbianca e gli toglie ogni linfa, e gela il sangue. Pure ho qualche barlume di memoria nel buio della mente, agli occhi miei quasi spenti rimane fioca luce, e le mie orecchie colgono, pur stanche, deboli echi: non posso sbagliare, tu sei mio figlio Antifolo, lo so.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Mio padre? io non l'ho mai conosciuto.

 

EGEONE

Sette anni fa, ragazzo, a Siracusa, sai bene che ci siamo separati. Ma forse ti vergogni a riconoscere un padre in questa triste situazione.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Lo sanno il Duca, e quanti mi conoscono: non ho mai messo piede a Siracusa.

 

DUCA

Per vent'anni, mercante, sono stato come un padre per lui: a Siracusa non c'è mai stato. Non sarà il pericolo a farti vaneggiare, o la vecchiaia?

 

Entrano Emilia la Priora, con Antifolo di Siracusa e Dromio di Siracusa.

 

PRIORA

Ecco, Duca, un uomo che ha subìto molte offese, e che a torto hanno accusato. Tutti si precipitano a guardare.

 

ADRIANA

O la vista m'inganna, o due mariti vedo davanti a me.

 

DUCA

Di questi due l'uno dell'altro è spirito. Ma quale? quale sarebbe l'uomo in carne ed ossa, quale lo spettro? e chi può decifrarli?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Io sono Dromio, sire. Allontanatelo!

 

DROMIO DI EFESO

Io sono Dromio, fatemi restare!

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

E tu sei Egeone? o il suo fantasma?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Il mio vecchio padrone? Ma chi mai lo ha legato così?

 

PRIORA

Chiunque sia, spezzerò quei legami, e liberandolo ritroverò un marito. Parla, vecchio Egeone. Hai avuto tu una moglie di nome Emilia, che un tempo ti ha dato due bei figlioli nello stesso parto? Se sei quell'Egeone, te ne prego, rivolgi una parola a quella Emilia.

 

DUCA

Ah, la storia che ho udito stamattina comincia a avere un senso. I due fratelli sono identici, e due sono gli schiavi, ma sembrano uno solo a chi li guarda. Poi, la storia famosa del naufragio... Son questi i genitori di quei bimbi oggi riuniti qui per accidente.

 

EGEONE

Se io non sto sognando, sei Emilia. E se lo sei, ti prego, che è accaduto del figlio che è rimasto accanto a te, su quella zattera fatale?

 

PRIORA

Lui e io e l'altro Dromio, siamo stati tratti in salvo da una nave di Epidamno. Uomini di Corinto, con violenza hanno però rapito i due fanciulli lasciandomi con quelli di Epidamno. Ignoro cosa sia accaduto a loro. La mia sorte la vedi, è questo chiostro.

 

DUCA (ad Antifolo di Siracusa)

Dunque, Antifolo, vieni da Corinto.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Ma no, signore. Io, da Siracusa.

 

DUCA

Scostatevi, così non vi distinguo.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Sono io, sire, quello di Corinto.

 

DROMIO DI EFESO

E io con lui.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Condotti a questi lidi da un famoso guerriero, Menafone, che era vostro zio.

 

ADRIANA

Si può sapere chi ha pranzato con me quest'oggi?

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Io, mia gentile signora.

 

ADRIANA

E voi non siete mio marito?

 

ANTIFOLO DI EFESO

Direi proprio di no.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Lo dico anch'io: ma lei così credeva, e questa gentildonna, sua sorella, mi ha chiamato fratello.

(A Luciana) Quel che ho detto spero presto poterlo dimostrare, se non è un sogno quel che vedo e sento.

 

ANGELO

E questa è la catena che vi ho dato.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

Penso di sì, non sarò io a negarlo.

 

ANTIFOLO DI EFESO

E per questo mi avete incarcerato.

 

ANGELO

Credo di sì, di certo non lo nego.

 

ADRIANA (ad Antifolo di Efeso)

Ho affidato il denaro del riscatto a Dromio, che però non te l'ha dato.

 

DROMIO DI EFESO

Non ero io.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

A me è giunta questa borsa, il mio Dromio l'ha consegnata a me. Noi parlavamo con il nostro servo, ma era il servo dell'altro, e si credeva ch'io fossi lui, e che lui fosse me... È di qui che son nati tanti equivoci.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Verso questi ducati per mio padre.

 

DUCA

Non è più necessario, è un uomo libero.

 

PROSTITUTA

Signore, io aspetto sempre quell'anello.

 

ANTIFOLO DI EFESO

Certo, prendete, e grazie del conforto.

 

PRIORA

Nobilissimo Duca, compiacetevi di venire con noi nell'abbazia, e di ascoltare un pieno resoconto delle nostre sventure. Ed anche voi, che siete ora riuniti in questo luogo, e che avete sofferto per gli equivoci di questo strano giorno, accompagnateci: tutti infine saranno soddisfatti. Ho sofferto per voi trentatré anni, per voi, figlioli, senza mai sgravarmi di questo peso, di questo travaglio. Il Duca mio marito, i miei due figli, e anche voi due, vivente calendario della nascita loro, insieme a me, celebrerete un giorno di battesimo. Dopo tanto dolore, una rinascita.

 

DUCA

Sarò ben lieto di esservi padrino.

 

Escono tutti, tranne i due Dromi e i due fratelli Antifoli.

 

DROMIO DI SIRACUSA (ad Antifolo di Efeso)

Padrone, allora debbo ritirare il bagaglio che è a bordo?

 

ANTIFOLO DI EFESO

Di che parli? Qual è il bagaglio che avresti imbarcato?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Quello depositato giù al Centauro.

 

ANTIFOLO DI SIRACUSA

E a me che parla: sono io il padrone. Ma adesso vieni, poi ci penseremo. E abbraccia tuo fratello, fagli festa!

 

Escono i fratelli Antifoli.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Senti, c'è una grassona in casa vostra che oggi mi voleva cucinare credendo fossi tu, ma per fortuna adesso è mia sorella, non mia moglie.

 

DROMIO DI EFESO

Forse tu mi sei specchio, non fratello. E in te vedo che sono un bel ragazzo. Entra ora, ché andiamo a festeggiare.

 

DROMIO DI SIRACUSA

Oh no, ti prego, prima tu, io sono il più giovane.

 

DROMIO DI EFESO

Scusa, chi lo dice? chi può saperlo?

 

DROMIO DI SIRACUSA

Tireremo a sorte; e intanto passa tu.

 

DROMIO DI EFESO

No, senti un poco: siamo venuti al mondo da fratelli, ora usciamo la mano nella mano.

 

Escono.

 

 

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