William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

Enrico VI, Parte I - Enrico VI, Parte II

 

Enrico VI - Parte III

(“King Henry the Sixth, part 3” - 1588 - 1592)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

Introduzione

 

da Wikipedia

 

Con quest'opera si apre, anche da un punto di vista semplicemente cronologico (la sua stesura è fatta risalire dagli studiosi agli anni 1588-1592), la lunga e complessa produzione shakespeariana.
Il dramma storico, basato sulla vita del monarca Enrico VI d'Inghilterra, si compone di altre due parti: l'Enrico VI, parte II e l'Enrico VI, parte III; ma allo stesso tempo è il primo capitolo della tetralogia minore del bardo assieme a Riccardo III.
È il dramma del potere, indagato nei suoi aspetti più torbidi e oscuri, vissuto come fatalità e maledizione - come testimonia la maledizione contro gli inglesi di Giovanna d'Arco sul rogo, nella quarta scena del V atto - che incombe come una cappa asfissiante non solo su chi se lo ritrova a gestire senza averlo cercato (come appunto Enrico VI) ma anche su coloro la cui vita è presentata invece come un’interminabile sforzo per raggiungerlo, agguantarlo e mantenerlo. Il tema del peso del potere è un elemento centrale, che continua a svilupparsi nelle successive parti dell'opera.

« Ci fu mai monarca che occupasse un trono in terra e fosse meno felice di me? Appena uscito di culla fui fatto re all’età di nove mesi; e non vi fu mai suddito che desiderasse di essere sovrano quanto io desidero di essere suddito »
(Enrico VI, parte II - Atto 4, scena 9)

Shakespeare, non ancora trentenne, dimostra di ben conoscere gli arcana imperii, i meccanismi segreti del governo e delle lotte di potere, le logiche spietate che presiedono alle alleanze e ai tradimenti, alle promesse di fedeltà eterna e ai repentini spergiuri, alle richieste di perdono o di pietà da parte dei vinti e alle sete di vendetta dei vincitori.
Il sottofondo di ogni vicenda è quello eterno della lotta fratricida di Caino che colpisce suo fratello Abele (evocata esplicitamente da Winchester nella scena terza del primo atto) e delle inevitabili tristi conseguenze che questo delitto originario riproduce nella storia senza mai trovare redenzione, come un veleno versato alla sorgente di un fiume e che mai si diluisce o dissolve durante il suo corso, mantenendo intatti nel tempo il suo potere letale e la sua capacità di infettare le valli che attraversa; forse, soltanto quando le acque sfoceranno e si disperderanno nel mare aperto, alla fine della storia umana, questo veleno perderà la sua concentrazione mortale.

 

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Riassunto

 

da Wikipedia

 

In Enrico VI, parte terza lo scontro militare tra gli York e i Lancaster sembra far pendere definitivamente il piatto della bilancia dalla parte di York, ma in realtà lo scontro non è ancora concluso.
Enrico VI è ancora libero a Londra e può far leva su potenti appoggi politici in Parlamento e nel paese. Gli York occupano nella notte il Parlamento e lì attendono i loro nemici. Il sole sta sorgendo su una giornata decisiva e tutti sono consapevoli della gravità dell’ora.

“Questo sarà chiamato il Parlamento sanguinoso se Riccardo Plantageneto, duca di York, non sarà fatto re e non verrà deposto il pauroso Enrico la cui viltà ci ha fatti passare in proverbio presso i nemici” (P.3,At.1,Sc.1).

Dopo una convulsa trattativa piena di minacce reciproche, Enrico cede all’ultimatum di York, strappando tuttavia una condizione: egli stesso potrà continuare a regnare vita natural durante, e solo dopo la sua morte, il duca di York potrà far valere i suoi legittimi diritti dinastici e diventare re. Ma non c’è onore in questo accordo ed Enrico è abbandonato con disprezzo (“Ah, timoroso miserabile!”, P.3,At.1,Sc.1) anche dai suoi partigiani più irriducibili, dalla moglie e dal figlio Riccardo, che si vede preclusa la successione al trono.
Del resto, anche nella fazione di York c’è chi non è soddisfatto di questo accordo ed Edoardo, figlio maggiore di York, incita a riprendere immediatamente le armi:

“Se date alla casa di Lancaster agio di respirare, alla fine vi oltrepasserà nella corsa” (P.3,At.1,Sc.2); e se il duca di York teme di violare un accordo su cui ha giurato, è ancora Edoardo a vincere i suoi scrupoli: “Ma per un regno si può rompere qualsiasi giuramento: per conto mio verrei meno a mille giuramenti pur di regnare un anno” (ivi). La guerra dunque è decisa. La pace appena sancita solennemente in Parlamento si rivela una fragile e breve tregua. Ma la fortuna adesso gira le spalle a York e le forze raccolte dalla regina Margherita e dai suoi sostenitori prevalgono in battaglia; lo stesso duca di York è fatto prigioniero ed ucciso.

“Vostro padre fu vinto da molti nemici, ma ucciso soltanto dal braccio irato del crudele Clifford e della regina. Questa per dispregio prima incoronò il grazioso duca, gli rise in faccia e quando piangeva pel dolore gli diede, perché si asciugasse le guance, una pezzuola intinta nel sangue innocente del piccolo Rutland [figlio minore e beniamino di York] già ucciso dal crudele Clifford. Dopo molti scherni e turpi beffe gli tagliarono la testa e la posero sulla porta della città di York e colà è ancora, il più triste spettacolo che abbia mai visto” (P.3,At.2,Sc.1).

Il codice della vendetta si attiva immediatamente. Dice Riccardo: “Piangere è diminuire la profondità del dolore: piangano dunque i fanciulli; per me, colpi e vendetta!” (ivi). Ma certo occorre ponderare bene le proprie mosse:

“Ma in questo difficile momento, che cosa si deve fare?” (ivi).

Si decide nuovamente per lo scontro frontale, senza lasciarsi aperte vie di fuga. Tutti sono consapevoli che l’odio ha ormai creato una matassa inestricabile; né il dialogo

“la ferita che ci ha condotti a questo punto non può sanarsi a parole” (P.3,At.2,Sc.2)

né il diritto (ormai “tutto può esser giusto e il torto non esiste più”, ivi) possono sciogliere il nodo della successione al trono d’Inghilterra. L’atmosfera drammatica è tesa: sul palco si fa dire all’attore che impersona Warwick:

“Perché ce ne stiamo qui come donnicciuole impaurite piangendo le nostre perdite mentre il nemico infuria, e stiamo a guardare come come se si trattasse di una tragedia recitata per spasso da simulanti attori?”, P.3,At.2,Sc.3).

Intanto, l’ennesima battaglia viene rappresentata a tinte fosche sulla scena. Enrico VI ne attende fatalisticamente l’esito.

“Questa battaglia è come la guerra del mattino quando le nubi morenti contendono con la luce che cresce, e il pastore soffiandosi sulle dita intirizzite non sa se sia giorno o notte. Ora la vittoria inclina da questa parte, come un mare possente forzato dalla marea a combattere col vento; ora inclina dall’altra parte, come quello stesso mare che la furia del vento forzi a ritirarsi; talora la vince il vento e talora la marea; ora l’uno è più forte ora l’altra fortissima: lottano entrambi per la vittoria corpo a corpo, e nessuno è vincitore o vinto: così ugualmente bilanciata è questa terribile battaglia. Mi siederò qui su questa tana di talpa: conceda Dio la vittoria a chi vuole! (…) O volesse Dio farmi morire! Poiché, che vi è in questo mondo se non dolori e guai? O Dio! Che vita felice se fossi un semplice campagnuolo!” (P.3,At.2,Sc.5).

La battaglia è sempre più cruenta. Da opposti schieramenti, si avanzano sulla scena padri che si rendono conto di aver ucciso il figlio, e figli che si avvedono di aver ucciso il padre.

“Il nemico è spietato e non userà misericordia … occorre rendere misura per misura” (P.3,At.2,Sc.6).

Finalmente, il pendolo della fortuna si sposta nuovamente dalla parte di York. Edoardo torna a Londra a prendersi il titolo di re per cui si è tanto combattuto versando fiumi di sangue ma la sua indole buontempona e godereccia lo induce ad usare il suo potere non per occuparsi degli affari di stato e degli interessi politici del suo regno bensì per cercare di costringere un’avvenente vedova, Lady Grey, a diventare la sua amante. Ma Lady Grey resiste alla impacciate avances del re (“il più goffo corteggiatore della Cristianità”, P.3,At.3,Sc.2) e questi finisce, contro ogni logica politica e dinastica, col chiederle addirittura di sposarlo.

Suo fratello Riccardo assiste alla tresca e la collera di Caino, origine di tutto, torna nuovamente protagonista della scena. Riccardo confessa al pubblico le sue intenzioni più segrete, le sue mire a spodestare il fratello e tutti quelli che lo precedono nella linea di successione al trono. Un sogno a occhi aperti, difficile da realizzare, anzi quasi impossibile. Però, supponendo

“che non vi sia possibilità di regno per Riccardo: quale altro piacere può fornirmi il mondo? Troverò forse il mio paradiso in grembo a una donna, coprirò il mio corpo di gai ornamenti, e affascinerò il bel sesso con le parole e con gli sguardi? O miserabile pensiero e più difficile a mettere in atto che ottenere venti corone d’oro! Già! L’amore mi abbandonò fin da quando ero in seno a mia madre e perché non m’impacciassi con le sue tenere leggi corruppe con qualche dono la fragile natura e la indusse ad atrofizzarmi il braccio come un ramo secco, a crearmi un’odiosa prominenza sul dorso dove la deformità siede a scherno del mio corpo, a dar forma disuguale alle mie gambe, a far di me un ammasso caotico, un orsacchiotto mal leccato che non ha alcuna delle sembianze materne. Come potrei essere fra quelli che piacciono alle donne? Mostruoso errore nutrire un tal pensiero! Dunque, giacché questa terra non mi offre alcuna gioia se non nel comandare, nel tenere a freno e nell’usar prepotenze a coloro che son fatti meglio di me, sarà mio paradiso sognare il trono e per tutta la mia vita considerare il mondo come un inferno, finché il mio capo, portato dal tronco deforme, non sia circondato da una splendente corona” (P.3,At.3,Sc.2).

In questa situazione ancora fluida e non assestata, una leggerezza di re Edoardo fa di nuovo precipitare la situazione. Infatti, mentre Warwick si trova in Francia per chiedere al re Luigi il consenso al matrimonio fra Edoardo stesso e madama Bona, la sorella del re, giunge notizia che intanto proprio Edoardo, sconfessando di fatto l’operato del suo plenipotenziario e il suo disegno politico di alleanza con la Francia, ha sposato Lady Grey,

“spinto alle nozze dall’appetito e non dall’onore né dal desiderio di rafforzare e garantire il nostro paese” (P.3,At.3,Sc.3).

Questa “mala azione di Edoardo” offende profondamente Warwick e ne determina il passaggio al campo dei sostenitori dello spodestato Enrico. Ma anche nell’entourage di Edoardo c’è malcontento e preoccupazione per questa sua scelta non meditata. Ben presto si giunge allo scontro armato ed Edoardo cade prigioniero di Warwick, che gli notifica la sua deposizione e l’imminente ritorno al trono di Enrico.
Le scene si susseguono velocemente, fino a giungere al grande finale dell’atto V, con lo scontro campale tra le opposte fazioni che culmina col trionfo di Edoardo di York e il conseguente assassinio di di Enrico VI e di suo figlio Edoardo. Quando tutto è finito, e sembra ad Edoardo che “non ci resta che passare il tempo allegramente in maestose feste trionfali e lieti spettacoli teatrali… poiché qui, spero, comincia la nostra durevole gioia”, proprio allora la maledizione di Caino si mostra di nuovo furtivamente all’opera. Riccardo di Gloucester confessa infatti:

“non ho né pietà né amore né paura… giacché il cielo ha foggiato così il mio corpo, l’inferno mi storpiò la mente in proporzione. Non ho fratelli, non somiglio a nessun fratello; e questa parola amore che i barbogi chiamano divina, stia con gli uomini che si somigliano l’un l’altro, non con me; io sono soltanto me stesso. Re Enrico e il principe suo figlio sono morti; Clarence ora tocca a te e poi agli altri [che mi precedete nella linea di successione al trono] perché continuerò a ritenermi infimo finché non sia salito più alto di tutti” (P.3,At.5,Sc.8).

Così, Shakespeare conclude l’Enrico VI, preannunciando e gettando il seme del successivo dramma storico, il Riccardo III.

 

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Enrico VI - Parte III

(“King Henry the Sixth, part 3” - 1588 - 1592)

 

 

Personaggi

 

REGINA MARGHERITA D'ANGIÒ, figlia di Reignier, Re di Napoli
EDOARDO, Principe di Galles, figlio di Enrico e di Margherita
DUCA DI EXETER
DUCA DI SOMERSET
CONTE DI NORTHUMBERLAND
CONTE DI WESTMORLAND
CONTE DI OXFORD
LORD CLIFFORD
SIR JOHN SOMERVILLE
Un FIGLIO
che ha ucciso il padre
Un CACCIATORE che fa la guardia a Re Enrico
ENRICO, CONTE DI RICHMOND, cugino lontano di Enrico VI e Edoardo IV, poi Re Enrico VII
DUCA DI YORK, Riccardo Plantageneto, figlio di Riccardo, già Conte di Cambridge
EDOARDO, Conte di March, figlio di York e poi Duca di York e RE EDOARDO IV
GIORGIO
, poi DUCA DI CLARENCE, figlio di York
RICCARDO, figlio di York, poi DUCA DI GLOUCESTER e Re Riccardo III
EDMUND, CONTE DI RUTLAND, figlio di York
PRECETTORE di Rutland
SIR THOMAS SOMERVILLE
SIR JOHN MORTIMER
, zio del Duca di York
SIR HUGH MORTIMER, zio del Duca di York

DUCA DI NORFOLK

MARCHESE DI MONTAGUE
CONTE DI WARWICK,
Richard Neville, figlio del Conte di Salisbury
CONTE DI PEMBROKE
LORD STAFFORD
LORD HASTINGS
SIR WILLIAM STANLEY
SIR JOHN MONTGOMERY
Un NOBILUOMO
Un PADRE
che ha ucciso il figlio
Due GUARDIACACCIA
LADY ELIZABETH GREY
, poi moglie di Edoardo IV e REGINA ELIZABETH
PRINCIPE EDOARDO, figlio piccolo di Edoardo e della Regina Elizabeth
BALIA del Principe Edoardo di York
LORD RIVERS, fratello di Lady Elizabeth
LUOGOTENENTE della Torre di Londra
SINDACO DI YORK
SINDACO DI COVENTRY
RE LUIGI XI,
Re di Francia
LADY BONA, sua cognata
LORD BORBONE, Grand'Ammiraglio francese
Signori al seguito, soldati, consiglieri, guardiani, domestici, messaggeri.

 

 

atto primo - scena prima

 

Un seggio regale.

Suona l'allarme.

Entrano Riccardo Plantageneto Duca di York, Edoardo Conte di March, Riccardo lo storpio, con una testa mozzata in mano, il Conte di Rutland, il Duca di Norfolk, il Marchese di Montague e il Conte di Warwick, con tamburi e soldati che portano sul cappello la rosa bianca.

 

WARWICK
Mi chiedo come il re ci sia sfuggito di mano.

YORK
Mentre incalzavamo i cavalieri del Nord, è sgattaiolato via abbandonando i suoi uomini; e intanto il grande Lord di Northumberland, le cui orecchie bellicose non poterono mai accettare il suono della ritirata, rincuorava l'esercito infiacchito, e ancora lui, Lord Clifford e Lord Stafford, in prima fila, caricavano il nostro fronte principale e, nel tentativo di sfondarlo, venivano uccisi dalle spade di semplici soldati.

EDOARDO
Il padre di Lord Stafford, il Duca di Buckingham, è stato ucciso oppure ferito gravemente: gli ho spaccato la celata calandogli un fendente. Dico la verità, padre, guarda il suo sangue.

MONTAGUE
E, fratello, questo è il sangue del Conte di Wiltshire, che ho incontrato, quando i due fronti vennero a contatto.

 

RICCARDO
Parla tu per me, di' loro cosa ho fatto.
(Getta per terra la testa del Duca di Somerset.)

YORK
Riccardo è il più meritevole tra tutti i miei figli. Ma è morta vostra grazia, monsignore di Somerset?

NORFOLK
Questo auguriamo a tutto il lignaggio di John Gaunt!

YORK
Così mi auguro di scuotere la testa di Re Enrico.

WARWICK
Anch'io, vittorioso Principe di York. Prima di vederti insediato su quel trono che ora usurpa la casata Lancaster, faccio voti al cielo che questi occhi non si chiudano mai. Questo è il palazzo del re timoroso, e questo il seggio regale: prenditelo, York, perché esso è tuo, e non degli eredi di Re Enrico.

YORK
Aiutatemi, dunque, dolce Warwick, e lo farò, poiché abbiamo fatto irruzione qui dentro con la forza.

 

NORFOLK
Vi aiuteremo tutti: chi fugge è morto.

YORK
Grazie, nobile Norfolk. Statemi vicino, miei lord; voi, soldati, questa notte rimarrete alloggiati qui con me.


Salgono sul trono.

WARWICK
Quando il re arriva, non usategli violenza a meno che non cerchi di espellervi con la forza.


I soldati escono.

YORK
Oggi la regina tiene qui il suo parlamento, ma non si aspetta che noi saremo del consiglio. Con le parole o a colpi di spada conquistiamo i nostri diritti.

RICCARDO
Con le armi in pugno rimaniamo in questo luogo.

WARWICK
Questo sarà chiamato il Parlamento di Sangue, a meno che il Plantageneto, Duca di York, non sia re e non venga deposto l'imbelle Enrico, la cui vigliaccheria ci ha reso proverbiali ai nostri nemici.

YORK
Dunque non abbandonatemi. Miei lord, siate decisi: è mia intenzione prendere possesso di ciò che mi spetta di diritto.

WARWICK
Né il re né colui che lo ama di più, il più superbo sostenitore dei Lancaster, osa muovere penna, se Warwick fa risuonare i campanelli. Pianterò Plantageneto: lo sradichi chi vuole osare. Deciditi, Riccardo: reclama la corona d'Inghilterra.


York si siede sul trono.

Squilli di tromba.

Entrano Re Enrico, Clifford, Northumberland, Westmorland, Exeter e il resto del seguito che porta sul cappello la rosa rossa.

RE ENRICO
Miei signori, guardate dove siede il ribelle pervicace, proprio sul seggio regale. Forse egli intende, sostenuto dal potere di Warwick, quel falso pari, aspirare alla corona e regnare da sovrano. Conte di Northumberland, ha ucciso tuo padre, e il tuo, Lord Clifford; entrambi avete giurato vendetta su di lui, sui figli, sui seguaci, sugli amici suoi.

NORTHUMBERLAND
Il cielo si vendichi su di me, se non avrò vendetta.

CLIFFORD
La stessa speranza induce Clifford a portare un lutto d'acciaio.

WESTMORLAND
Come? Dobbiamo sopportare questo? Tiriamolo giù; il mio cuore brucia di rabbia: è intollerabile.

RE ENRICO
Sii paziente, nobile Conte di Westmorland.

CLIFFORD
La pazienza si addice a un codardo come lui. Non avrebbe osato sedersi là, se vostro padre fosse vivo. Mio grazioso signore, qui nel parlamento, diamo addosso alla famiglia York.

NORTHUMBERLAND
Hai parlato bene, cugino; e così sia.

RE ENRICO
Ah, non sapete che la città li asseconda, e che hanno schiere di soldati ai loro ordini?

EXETER
Ma una volta ucciso il duca, fuggiranno alla svelta.

RE ENRICO
Dal cuore di Enrico sia lontano il pensiero di trasformare in un mattatoio la sede del parlamento! Cugino Exeter, sguardi aggrottati, parole e minacce saranno gli strumenti bellici che Enrico intende usare. Tu, sedizioso Duca di York, scendi dal mio trono, e chiedi in ginocchio, ai miei piedi, grazia e misericordia: sono il tuo sovrano.

YORK
Sono io il tuo.

EXETER
Vergogna, vieni giù: lui ti ha fatto Duca di York.

YORK
Mi spettava d'eredità, come la contea.

EXETER
Tuo padre fu un traditore della corona.

WARWICK
Exeter, tu sei un traditore della corona in quanto seguace dell'usurpatore Enrico.

CLIFFORD
Di chi dovrebbe essere seguace, se non del suo re naturale?

WARWICK
Giusto, Clifford; cioè di Riccardo, Duca di York.

RE ENRICO
E io rimango in piedi, mentre tu siedi sul mio trono?

YORK
Così deve essere e così sarà: rassegnati.

WARWICK
Sii Duca di Lancaster; e che lui sia il re.

WESTMORLAND
Egli è re e Duca di Lancaster: e questo Lord Westmorland è pronto a sostenere.

WARWICK
E Warwick a provarne la falsità. Dimenticate che noi siamo coloro che vi abbiamo scacciato dal campo, ucciso i padri, e, con le insegne dispiegate, marciato per la città fino alle porte del palazzo.

NORTHUMBERLAND
Sì, Warwick, ed è un ricordo doloroso; per l'anima sua, tu e la tua casata ve ne pentirete.

WESTMORLAND
Plantageneto, mi prenderò la vita tua, di questi tuoi figli, di più parenti e amici di quante fossero le gocce di sangue nelle vene di mio padre.

CLIFFORD
Non insistere più, altrimenti, invece delle parole, ti manderò, Warwick, un tale messaggero che vendicherà la sua morte prima che mi muova.

WARWICK
Povero Clifford, come disprezzo queste innocue minacce!

YORK
Ci consentirete di illustrare i nostri titoli regali? Altrimenti, le nostre spade li proclameranno sul campo.

RE ENRICO
Traditore, che titolo hai alla corona? Tuo padre fu, come te, Duca di York; tuo nonno Roger Mortimer, Conte di March; io sono figlio di Enrico Quinto, che costrinse alla sottomissione il delfino e i Francesi e si impadronì delle loro città e province.

WARWICK
Non parlare della Francia, perché tu l'hai perduta.

RE ENRICO
Il Lord Protettore l'ha perduta, non io: quando venni incoronato, avevo solo nove mesi.

RICCARDO
Adesso sei grande abbastanza, e continui a perdere. Padre, strappa la corona dalla testa dell'usurpatore.

EDOARDO
Dolce padre, strappagliela, e posala sul tuo capo.

MONTAGUE
Buon fratello, tu che ami e onori la guerra, prendiamocela con le armi, senza perderci in cavilli.

RICCARDO
Che suonino tamburi e trombe, e il re fuggirà.

YORK
Calma, figli!

RE ENRICO
Tu sta' calmo, e da' a Re Enrico licenza di parlare!

WARWICK
Plantageneto parlerà per primo: ascoltatelo, nobili signori, e anche in silenzio e con attenzione, poiché chi lo interrompe non vivrà.

RE ENRICO
E tu pensi che io lascerò il mio trono regale su cui sedettero mio nonno e mio padre? No: prima la guerra spopoli questo mio regno; sì, e le loro insegne, spesso innalzate in Francia, e ora in Inghilterra, con grande mestizia del mio cuore, saranno il mio sudario. Perché vi scoraggiate, nobili signori? Il mio titolo è valido, e assai più del suo.

WARWICK
Dimostralo, Enrico, e sarai tu il re.

RE ENRICO
Enrico Quarto si aggiudicò la corona.

YORK
La ottenne ribellandosi al suo re.

RE ENRICO (in disparte)
Non so cosa dire, i miei titoli sono deboli. Ditemi, un re non può adottare un erede?

YORK
E allora?

RE ENRICO
Se può farlo, allora sono il legittimo re:poiché Riccardo, al cospetto di molti lord, rinunciò alla corona a favore di Enrico Quarto, di cui mio padre fu erede, come io lo sono di lui.

YORK
Si sollevò contro colui che era il suo sovrano, e lo costrinse a rinunciare alla corona con la forza.

WARWICK
Supponete, miei signori, che vi fosse forzato; pensate che avrebbe pregiudicato la corona?

EXETER
No, perché egli non avrebbe potuto rinunciare alla corona, a meno che l'erede diretto non gli fosse succeduto sul trono.

RE ENRICO
Sei contro di noi, Duca di Exeter?

EXETER
Il diritto è dalla sua parte.

YORK
Perché bisbigliate, signori, e non rispondete?

EXETER
La mia coscienza mi dice che egli è il re legittimo.

RE ENRICO (in disparte)
Tutti finiscono per abbandonarmi e per passare a lui.

NORTHUMBERLAND
Plantageneto, per quante siano le tue rivendicazioni, non pensare che Re Enrico verrà deposto in questo modo.

WARWICK
Sarà deposto, con le buone o con le cattive.

NORTHUMBERLAND
Ti sbagli di grosso. Il potere sudista di Essex, Norfolk, Suffolk o di Kent, che ti rende così arrogante e superbo, non può innalzare il duca, se io mi oppongo.

CLIFFORD
Re Enrico, i tuoi titoli saranno giusti o sbagliati, ma Lord Clifford fa voto di combattere in tua difesa. Che il suolo si spalanchi e mi inghiotta vivo laddove mi inginocchi dinnanzi all'assassino di mio padre.

RE ENRICO
Clifford, come rincuorano il mio animo le tue parole.

YORK
Enrico di Lancaster, rinuncia alla corona. Cosa mormorate, cosa complottate, nobili signori?

WARWICK
Rendete giustizia all'augusto Duca di York, o riempirò il parlamento di uomini armati e col sangue dell'usurpatore iscriverò il suo titolo sopra il seggio regale, dove egli è ora seduto.

Batte un piede per terra,

appaiono dei soldati e un Capitano yorkista.

RE ENRICO
Mio signore di Warwick, ascolta ancora una parola: lasciami regnare durante la mia esistenza.

YORK
Acconsenti che la corona vada a me e ai miei eredi, e regnerai tranquillo finché vivi.

RE ENRICO
Allontanate i soldati, e darò il mio consenso.

WARWICK
Capitano, conducili nel campo di Tuttle.


Escono il Capitano e i soldati yorkisti.

RE ENRICO
Sono soddisfatto. Riccardo Plantageneto, goditi il regno dopo il mio decesso.

CLIFFORD
Che torto fai al principe tuo figlio!

WARWICK
Che bene fa all'Inghilterra e a se stesso!

WESTMORLAND
Enrico, sei un vigliacco pauroso e imbelle!

CLIFFORD
Che danno hai inferto a te stesso e a noi!

WESTMORLAND
Non posso rimanere ad ascoltare questi patti.

NORTHUMBERLAND
Neanch'io.

CLIFFORD
Vieni, cugino, andiamo a riferire queste notizie alla regina.

WESTMORLAND
Addio, re pusillanime e degenere, nel cui sangue torbido non risiede alcuna scintilla d'onore.

 

Esce.

NORTHUMBERLAND
Sii tu preda della casata York e muori in catene per questo atto indegno d'un uomo!

 

Esce.

CLIFFORD
Che tu possa essere sopraffatto in una guerra terribile o vivere in pace abbandonato e disprezzato!

 

Esce.

WARWICK
Volgiti da questa parte, Enrico, e ignorali.

EXETER
Cercano vendetta e perciò non vogliono arrendersi.

RE ENRICO
Ah, Exeter!

WARWICK
Perché dovresti sospirare, mio signore?

RE ENRICO
Non per me, Lord Warwick, ma per mio figlio, che io mi accingo a diseredare contro natura. Ma così sia. (A York) Qui io conferisco la corona a te e ai tuoi eredi, per sempre, a condizione che tu qui presti giuramento di por fine a questa guerra civile, e, finché vivrò, di onorarmi come tuo re e sovrano, e di non cercare, con il tradimento o azioni ostili, di depormi e di regnare in vece mia.

YORK
Presto questo giuramento di mia volontà. Lo rispetterò.

WARWICK
Lunga vita a Re Enrico! Plantageneto, abbraccialo.


York scende dal seggio, egli e il re si abbracciano.

RE ENRICO
E lunga vita a te e a questi tuoi figli ardimentosi!

YORK
Ora York e Lancaster si sono riconciliati.

EXETER
Sia maledetto colui che tenti di renderli nemici!


Marcia regale.

Il seguito di York si avvia.

YORK
Addio, mio grazioso signore; torno al mio castello.


Escono York e i figli assieme ai soldati.

WARWICK
Io terrò Londra con i miei soldati.


Esce con i suoi soldati.

NORFOLK
Io mi reco a Norfolk con il mio seguito.


Esce con i suoi soldati.

MONTAGUE
Io vado verso il mare, da dove sono venuto.


Esce con i suoi soldati.

RE ENRICO
E io torno a corte pieno di dolore.


Re Enrico ed Exeter si accingono ad andarsene.
Entra la Regina Margherita con il Principe Edoardo.

EXETER
Ecco che arriva la regina; lo sguardo rivela la sua collera. Me la svigno.

RE ENRICO
Anch'io, Exeter.

MARGHERITA
No, non te ne devi andare; ti seguo, sai.

RE ENRICO
Sii paziente, nobile regina, e io mi fermerò.

MARGHERITA
Chi può essere paziente in circostanze così gravi? Ah, sciagurato, fossi morta vergine senza mai vederti, senza darti un figlio, invece di assistere al tuo innaturale comportamento paterno! E lui si è forse meritato di perdere così i suoi diritti? Se tu lo avessi amato soltanto la metà di quanto l'ho amato io, o sentito le doglie che provai per lui nel parto, o l'avessi nutrito come io ho fatto col mio sangue, tu avresti lasciato là il sangue prezioso del tuo cuore piuttosto che rendere tuo erede quel barbarico duca, diseredando il tuo unico figlio.

PRINCIPE EDOARDO
Padre, non puoi diseredarmi: se tu sei il re, perché non dovrei succederti?

RE ENRICO
Perdonami, Margherita. Perdonami, dolce figlio: mi hanno costretto il Conte di Warwick e il duca.

MARGHERITA
Costretto! Sei il re e ti fai costringere? Mi vergogno a sentirti parlare. Ah, scellerato pusillanime, tu hai disfatto te, tuo figlio e me, e consegnato alla casata York un vantaggio tale che regnerai solo con la loro intercessione. Affidare  a lui e ai suoi eredi la corona, cos'è, se non scavarti la fossae strisciarci dentro ben prima del tuo tempo? Warwick è cancelliere e signore di Calais, lo spietato Falconbridge comanda gli stretti della Manica, il duca è creato Protettore del regno, e tuttavia, tu sarai al sicuro? Una tale sicurezza la trova l'agnello tremante accerchiato dai lupi. Ci fossi stata io, che sono solo una povera donna, i soldati avrebbero dovuto gettarmi sulle picche prima di avere il mio consenso a quel patto. Ma tu anteponi la tua vita al tuo onore: e, visto che ti comporti così, qui io divorzio dalla tua tavola, Enrico, e dal tuo letto, finché non sia abrogata la legge del parlamento secondo cui mio figlio viene diseredato. I signori del Nord, che hanno abiurato le tue insegne, seguiranno le mie, una volta che le vedano sventolare, ed esse sventoleranno con tuo grave disdoro e per la rovina completa della casata York! E così ti abbandono. Vieni, figlio, andiamo via. Il nostro esercito è pronto: su, raggiungiamolo.

RE ENRICO
Rimani, nobile Margherita, e ascolta le mie parole.

MARGHERITA
Hai già parlato abbastanza: vattene.

RE ENRICO
Nobile figlio, Edoardo, rimarrai con me?

MARGHERITA
Sì, per essere assassinato dai suoi nemici.

PRINCIPE EDOARDO
Quando tornerò vittorioso dal campo di battaglia, vedrò vostra grazia; fino ad allora, seguirò lei.

MARGHERITA
Su, figlio, andiamo: non possiamo indugiare così.


Esce con il Principe Edoardo.

RE ENRICO
Povera regina! Come l'amore per me e per suo figlio l'ha fatta erompere in espressioni di rabbia. Che possa prendersi la vendetta su quell'odioso duca il cui animo altezzoso, sospinto dalla brama, mi rapinerà della corona e, come un'aquila, a stomaco vuoto, si accanirà sulla carne mia e di mio figlio. La perdita di quei tre lord tormenta il mio cuore: scriverò loro e li tratterò con ogni riguardo. Vieni, cugino, tu sarai il messaggero.

EXETER
E spero di riconciliarli tutti quanti.


Squilli di tromba.

Escono.

 

 

 

atto primo - scena seconda

 

Entrano Riccardo, Edoardo Conte di March e il Marchese di Montague.

RICCARDO
Fratello, sebbene sia il più giovane, lascia fare a me.

EDOARDO
No, io posso recitare meglio la parte dell'oratore.

MONTAGUE
Ma io ho ragioni forti e impellenti.

Entra il Duca di York.

YORK
Cosa c'è ora, figli, fratello, da discutere? Qual è il motivo del litigio? Come è iniziato?

EDOARDO
Non è un litigio, ma un lieve dissenso.

YORK
Su che cosa?

RICCARDO
Su qualcosa che riguarda vostra grazia e noi: la corona d'Inghilterra, padre, che è vostra.

YORK
Mia, ragazzo? Non fino alla morte di Re Enrico.

RICCARDO
I vostri diritti non dipendono dalla sua vita o morte.

EDOARDO
Adesso ne siete l'erede: perciò godetela adesso. Se date alla casata Lancaster il permesso di tirare il fiato, alla fine vi sfuggirà, padre.

YORK
Ho prestato giuramento di lasciarlo regnare tranquillo.

EDOARDO
Ma per un trono si può rompere qualunque giuramento: romperei mille giuramenti per regnare un anno solo.

RICCARDO
No, Dio impedisca a vostra grazia di essere spergiuro.

YORK
Lo sarò se lo reclamo con la guerra aperta.

RICCARDO
Proverò il contrario, se mi ascolterete.

YORK
Non puoi, figlio; è impossibile.

RICCARDO
Un giuramento è privo di validità, se non è fatto davanti a un governante autentico e legittimo, il quale abbia autorità su colui che giura. Enrico non ce l'ha, poiché usurpò il seggio. Dunque, visto che è stato lui a farvi pronunciare il giuramento, esso, mio signore, è nullo e ininfluente. Perciò mano alle armi! E, padre, su, pensate che dolce cosa è portare una corona, entro il cui cerchio è l'Elisio, e tutta quanta la felicità e la gioia inventate dai poeti. Perché indugiamo così? Non posso aver riposo finché la rosa bianca che io porto non sia intinta proprio nel sangue tiepido del cuore di Enrico.

YORK
Basta, Riccardo: o il regno o la morte. (A Montague) Fratello, andrai subito a Londra a sollecitare Warwick a questa impresa. Tu, Riccardo, andrai dal Duca di Norfolk a riferirgli in segreto il nostro proposito. Tu, Edoardo, andrai da Lord Cobham, con cui gli uomini del Kent si solleveranno di buon grado. Ho fede in loro, perché sono soldati ingegnosi, cortesi, generosi, pieni di coraggio. Mentre voi siete così impegnati, cosa resta da fare se non che io cerchi l'opportunità di innalzarmi, e intanto il re rimanga all'oscuro del progetto e con lui tutti quelli della casata Lancaster?


Entra un Messaggero.


Fermi: quali notizie? Perché giungi con tanta fretta?

MESSAGGERO
La regina con tutti i conti e i lord nordisti si accinge ad assediarvi qui, nel vostro castello. È qui vicina con ventimila uomini e perciò fortificate le difese, mio signore.

YORK
Sì, con questa spada. Pensi forse che ne abbiamo paura? Edoardo e Riccardo, voi due starete con me; mio fratello Montague si affretterà a raggiungere Londra; che i nobili Warwick, Cobham, e tutti gli altri,  da lui lasciati a protezione del re, rafforzino il loro potere politico, e non si fidino di quel sempliciotto di Enrico e dei suoi giuramenti.

MONTAGUE
Fratello, vado; non temere, li convincerò; e così, umilissimamente, prendo congedo.

 

Esce.
Entrano Sir John Mortimer e il fratello Sir Hugh Mortimer.

YORK
Sir John e Sir Hugh Mortimer, zii miei, siete arrivati a Sandal in un momento propizio: l'esercito della regina intende stringerci d'assedio.

SIR JOHN
Non ne avrà bisogno; la incontreremo in campo aperto.

YORK
Come? Con cinquemila uomini?

RICCARDO
Sì, con cinquemila, padre, se è necessario; il comandante è una donna: cosa dovremmo temere? Una marcia militare suona di lontano.

EDOARDO
Odo i loro tamburi; disponiamo i nostri uomini, facciamoli uscire e lanciamoli subito nella battaglia.

YORK
Cinque uomini a venti! Sebbene la disparità sia grande, non dubito, zio, della nostra vittoria.
In Francia ho vinto molte battaglie, allorché il nemico era in vantaggio dieci a uno: perché ora non dovrei avere lo stesso successo?


Suona l'allarme.

Escono.

 

 

 

atto primo - scena terza

 

Suona l'allarme e poi entrano il Conte di Rutland con il suo precettore.

RUTLAND
Ah, dove scapperò per sfuggire alle loro mani?


Entra Clifford con i soldati.


Precettore, guarda il sanguinario Clifford che arriva.

CLIFFORD
Vattene, cappellano! Il tuo sacerdozio ti salva la vita. In quanto al cucciolo di quel duca della malora, poiché suo padre uccise mio padre, deve morire.

PRECETTORE
E io, mio signore, gli terrò compagnia.

CLIFFORD
Soldati, allontanatelo!

PRECETTORE
Ah, Clifford, non assassinare questo fanciullo innocente, se non vuoi essere odiato da Dio e dagli uomini!.


Esce, trascinato via dai soldati.

CLIFFORD
Com'è, è già morto? O è la paura che gli fa chiudere gli occhi? Glieli apro io.

RUTLAND
Così il leone digiuno guata il poveretto che trema sotto le sue zampe voraci, così egli si muove insolente verso la preda, così egli la raggiunge per squarciarle le membra. Ah, nobile Clifford, uccidimi con la spada, e non con quello sguardo crudele, minaccioso. Dolce Clifford, ascoltami prima che io muoia: sono un soggetto troppo meschino per la tua collera: prenditi la tua vendetta sugli uomini, e lasciami vivere.

CLIFFORD
Parli invano, poverino: il sangue di mio padre ha bloccato la via d'accesso alle tue parole.

RUTLAND
Allora, che sia il sangue di mio padre a riaprirla: è un uomo, Clifford; sbrigatela con lui.

CLIFFORD
Se trovassi qui i tuoi fratelli, la loro vita e la tua non sarebbero per me una vendetta adeguata; no, se io profanassi le tombe dei tuoi avi e appendessi in catene le loro bare marcite, ciò non riuscirebbe a smorzare la mia rabbia o placare il mio cuore. La vista di chiunque della casata York è come una furia che mi tormenta l'anima; e finché non avrò sradicato la loro stirpe maledetta, e non avrò lasciato vivo alcuno, vivrò all'inferno.
Perciò... (Sollevando la mano.)

RUTLAND
Oh, fammi pregare prima di ricevere la morte! (Si inginocchia) Ti prego, dolce Clifford: abbi pietà di me!

CLIFFORD
La pietà che consente la punta del mio stocco.

RUTLAND
Non ti ho mai fatto del male: perché vuoi uccidermi?

CLIFFORD
Tuo padre ha ucciso.

RUTLAND
Ma fu prima che nascessi. Tu hai un figlio: per amor suo abbi pietà di me, perché egli, come atto di vendetta (Iddio è giusto), non abbia una morte misera come la mia. Ah, lasciami vivere tutti i miei giorni in prigione, e se io arrecherò offesa alcuna, allora fammi morire; adesso non ne hai nessun motivo.

CLIFFORD
Nessun motivo? Tuo padre uccise il mio: dunque muori.

(Lo pugnala.)

RUTLAND
Di faciant laudis summa sit ista tuae!

(Muore.)

CLIFFORD
Plantageneto, arrivo, Plantageneto! E questo sangue di tuo figlio appiccicato alla mia lama arrugginirà sulla spada finché il tuo sangue, coagulato con esso, mi indurrà a ripulirla del sangue di tutti e due..


Esce con il corpo di Rutland.

 

 

 

atto primo - scena quarta

 

Suona l'allarme. Entra Riccardo, Duca di York.

 

YORK
L'esercito della regina ha prevalso sul campo, tutti e due i miei zii sono caduti in mio soccorso, e tutti i miei seguaci fuggono e volgono le spalle al nemico accanito, come navi davanti al vento, o agnelli incalzati da lupi rabidi di fame. I miei figli, Dio sa cosa è capitato loro: ma questo so, essi si sono comportati da uomini destinati alla fama in vita o in morte. Tre volte Riccardo mi aprì un varco, tre volte gridò: "Coraggio, padre, esci dalla mischia!", altrettante volte Edoardo mi si pose a fianco con la scimitarra purpurea, dipinta fino all'elsa del sangue di coloro che gli si erano fatti incontro; e quando i guerrieri più esperti indietreggiarono, Riccardo gridò, "Caricate, e non cedete una zolla!", e Ned gridò, "Una corona, oppure una morte gloriosa! Uno scettro, o un sepolcro nella terra!". Allora, caricammo ancora. Ma, ahimè, ahinoi, cedemmo ancora. Così ho visto una femmina di cigno nuotare con inutile sforzo contro la corrente e logorare le sue forze contro le onde prorompenti.


Suona brevemente l'allarme dietro le quinte.

Ah, udite! Gli inseguitori spietati incalzano, e io sono debole, non posso sfuggire alla loro furia; se fossi forte, non mi sottrarrei alla loro furia. Sono contati i granelli di sabbia che formano la mia vita; devo rimanere qui e qui deve finire la mia vita.


Entrano la Regina Margherita, Clifford, Northumberland, il giovane Principe Edoardo e i soldati.

Venite, Clifford sanguinario, rude Northumberland, sfido la vostra furia insaziabile a maggior rabbia: sono il vostro bersaglio e sosterrò il vostro tiro.

NORTHUMBERLAND
Arrenditi alla nostra misericordia, superbo Plantageneto.

CLIFFORD
Sì, la stessa misericordia che il suo braccio spietato dimostrò a mio padre liquidandolo d'un colpo. Ormai Fetonte è ruzzolato giù dal carro, per lui è sera anche se la meridiana segna il mezzogiorno.

YORK
Le mie ceneri, come la Fenice, possano generare un uccello che si vendicherà di tutti voi; con questa speranza io alzo gli occhi al cielo, spregiando ogni vostra umiliazione. Ebbene, non vi avvicinate? Tanti ne siete, e così fifoni?

CLIFFORD
Così i vigliacchi lottano quando non possono più fuggire; così le colombe becchettano gli artigli acuminati del falco; così i ladri intrappolati, ridotti alla disperazione, rovesciano invettive sulle guardie.

YORK
Clifford, Clifford, rifletti ancora un momento e col pensiero passa in rassegna il mio passato; e, se ci riesci senza arrossire, osserva questo volto e morditi la lingua che taccia di codardia chi ti fece impallidire e scappare col suo cipiglio.

CLIFFORD
Non scambierò con te parola su parola, ma sul tuo scudo batterò due volte due colpi contro uno.

(Estrae la spada.)

MARGHERITA
Fermati, valoroso Clifford. Per mille motivi vorrei prolungare un po' la vita del traditore. La rabbia lo rende sordo. Parla tu, Northumberland.

NORTHUMBERLAND
Fermati, Clifford: non concedergli l'onore di pungere il tuo dito, anche se lo fai per ferire il suo cuore. Se un cagnaccio digrigna, che atto di valore compierebbe chi gli ficcasse la mano tra i denti, quando potrebbe allontanarlo con un calcio? È il premio della guerra prendersi ogni vantaggio e non sminuisce il valore essere dieci contro uno.


Si azzuffano e prendono York.

CLIFFORD
Sì, sì, così si divincola il pavone nella tagliola.

NORTHUMBERLAND
E proprio così il coniglio lotta nella rete.

YORK
Così i ladri esultano per il bottino arraffato; così cedono i veri uomini circondati dai rapinatori.

(Lascia cadere la spada.)

NORTHUMBERLAND
Quali sono ora le intenzioni di vostra grazia nei suoi confronti?

MARGHERITA
Valorosi guerrieri, Clifford e Northumberland, su quel rigonfio del terreno, dove c'è la tana della talpa, metteteci costui, che spalancava le braccia verso le montagne, e con la mano ne afferrava solo l'ombra. Come, eri tu che volevi fare il re d'Inghilterra? Eri tu che strombazzavi nel nostro parlamento e predicavi della tua alta discendenza? Dov'è ora la tua nidiata di figli a proteggerti, il dissoluto Edoardo e il lussurioso Giorgio, e dov'è quel valoroso prodigio d'uno storpio, Riccardino, il tuo ragazzo, il brontolone che aizzava allegro il padre alla rivolta? O, assieme agli altri, dov'è il tuo cocco, Rutland? Guarda, York: ho macchiato questo fazzoletto del sangue che il valoroso Clifford, con la punta dello stocco, ha estratto dal petto del ragazzo: e se i tuoi occhi possono bagnarsi per la sua morte, io te lo do per asciugarti le lacrime con esso. (Gli getta il fazzoletto.) Ahimè, povero York, se non ti odiassi mortalmente, compiangerei la tua miseranda condizione. Ti prego, sfoga il tuo dolore, York, per rallegrarmi. Come, il tuo cuore accanito ha tanto riarso le tue viscere che neppure una lacrima versi per la morte di Rutland? Come mai sei così paziente, amico? Dovresti essere furioso, e io, per farti infuriare, così ti prendo in giro. Batti i piedi, smania, agitati, che io possa cantare e danzare. Vuoi avere la paga, vedo, per farmi divertire: York non può parlare se non si mette la corona. Una corona per York! E voi, nobili signori, a capo chino. Tenetegli le mani mentre la sistemo. (Posa una corona di carta sulla testa di York.) Adesso sì, signore, che assomiglia a un re! Eccolo qui chi si prese il seggio di Re Enrico, eccolo qui il suo erede adottivo. Ma com'è che il grande Plantageneto  è incoronato così presto, rompendo un solenne giuramento?A me pare che voi non dovreste essere re finché il nostro Re Enrico non stringa la mano alla morte. Volete circondare il capo della gloria di Enrico e derubare le sue tempie del diadema ora, mentre è in vita, contro il vostro sacro giuramento? Oh, è una colpa imperdonabile davvero. Via la corona e, con la corona, via la testa, e mentre respiriamo, approfittiamone per fargli la festa.

CLIFFORD
Questo è compito mio, per amor di mio padre.

MARGHERITA
No, aspetta, sentiamo le sue orazioni.

YORK
Lupa di Francia, ma peggio ancora dei lupi di Francia, la cui lingua avvelena più del dente della vipera, come male si addice al tuo sesso esultare come una donnaccia amazzonica, per le disgrazie di coloro che la sorte punisce! Se il tuo viso non fosse una maschera, immutabile, reso oltraggioso dall'abuso delle azioni malvage, mi adopererei, altezzosa regina, a farti arrossire. Ricordarti donde sei venuta, da chi nata, sarebbe vergogna sufficiente a farti vergognare, se tu non fossi una svergognata. Tuo padre porta il titolo di Re di Napoli, delle due Sicilie e di Gerusalemme, e tuttavia non è più benestante d'un agricoltore inglese. È stato quel povero monarca a insegnarti a insultare? Non occorre né serve, altezzosa regina, se non per provare il proverbio secondo cui in sella lo straccione sfianca il cavallo fino a farlo crepare. È la bellezza che spesso rende altezzose le donne: ma Dio sa quanta poca tu ne abbia. È la virtù che le fa apparire divine: la sua assenza ti rende abominevole. Sei l'opposto di ogni cosa buona, come lo sono gli Antipodi, rispetto a noi, o il Sud rispetto al Settentrione. Cuore di tigre avvolto in una pelle di donna, come hai potuto posciugare il sangue vitale del fanciullo per indurre il padre ad asciugarsi gli occhi con esso, e tuttavia mostrarti ancora col viso di una donna? Le donne sono tenere, dolci, pietose e malleabili: tu sei severa, dura come pietra, ruvida, priva di rimorsi. Mi inciti alla rabbia? Ebbene il tuo desiderio è esaudito. Vuoi che pianga? Ebbene, sia fatta la tua volontà, perché il vento rabbioso scatena bufere incessanti e, quando la rabbia si placa, comincia la pioggia. Queste lacrime sono le esequie del mio dolce Rutland e ogni goccia grida vendetta per la sua morte contro di te, funesto Clifford, e te, falsa Francese.

NORTHUMBERLAND
Perdonatemi, ma la sua angoscia mi commuove tanto che i miei occhi trattengono a stento le lacrime.

YORK
Quel suo viso i cannibali affamati non lo avrebbero toccato, né macchiato di sangue; ma voi siete più disumani, più inesorabili, o, dieci volte di più delle tigri dell'Ircania. Osserva, regina spietata, le lacrime di un padre infelice. Hai immerso questo straccio nel sangue del mio dolce ragazzo, e io lo ripulisco del sangue con le lacrime. Tieniti il fazzoletto, e traine vanto; e se tu racconterai la storia penosa per intero, sull'anima mia, gli ascoltatori spargeranno lacrime; sì, anche i miei nemici spargeranno lacrime a fiotti e diranno: "Ahimè, fu un'azione deplorevole!" Ecco, prenditi la corona, e, con la corona la mia maledizione; e nel bisogno ti venga un sollievo uguale a quello che ora io raccolgo dalla tua mano crudelissima. Clifford, duro di cuore, porta me via dal mondo, la mia anima in cielo, e il mio sangue sulle vostre teste.

NORTHUMBERLAND
Avesse massacrato tutta la mia famiglia, non potrei proprio che piangere con lui, al vedere come nell'intimo il dolore devasta la sua anima.

MARGHERITA
Come, Northumberland, stai scoppiando a piangere? Pensa solo ai torti che ha fatto a tutti noi, e ciò asciugherà subito le tue lacrime intenerite.

CLIFFORD
Questo è per il mio giuramento, questo per la morte di mio padre.
(Lo pugnala.)

MARGHERITA
E questo per rendere giustizia al nostro re dal nobile cuore.
(Lo pugnala.)

YORK
Apri le porte della tua misericordia, Dio clemente, la mia anima vola attraverso queste ferite in cerca di Te.
(Muore.)

MARGHERITA
Tagliategli la testa e collocatela sulle porte di York. Così York potrà dominare la città di York.


Squilli di tromba.

Escono.

 

Indice Teatro

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Enrico VI - Parte III

(“King Henry the Sixth, part 3” - 1588 - 1592)

 

 

atto secondo - scena prima

 

Una marcia militare.

Entrano Edoardo Conte di March, e Riccardo con un tamburino e soldati.

 

EDOARDO
Mi chiedo come sia scappato il nostro augusto padre, o se egli sia riuscito a sfuggire all'inseguimento di Clifford e di Northumberland. Se fosse stato preso, avremmo dovuto riceverne notizia; se fosse stato ucciso, avremmo dovuto riceverne notizia: ma, se fosse scappato, penso che avremmo dovuto sentire la buona novella del suo fortunato salvataggio. Come sta mio fratello? Perché è così triste?

RICCARDO
Non posso rallegrarmi finché non abbia cognizione di ciò che è accaduto al nostro padre valoroso. Lo vidi aggirarsi per il campo di battaglia, e notai che individuava Clifford come suo bersaglio. Mi parve che si portasse nel fitto della mischia, come un leone in una mandria di bestiame, o come un orso braccato dai cani tutto intorno; l'orso ne azzanna alcuni, quelli guaiscono, e gli altri ringhiano tenendosi alla larga.
Così si comportava nostro padre con i suoi nemici,così i suoi nemici schivavano il mio padre bellicoso;  credo che sia premio sufficiente essergli figlio. Guardate come l'alba spalanca i suoi cancelli dorati e prende commiato dal sole glorioso; quale somiglianza con la gioventù in boccio agghindata come un ragazzo che fa il pavone con l'innamorata! (Tre soli appaiono in cielo.)

 

EDOARDO
Sono offuscati i miei occhi o vedo tre soli?

RICCARDO
Tre soli gloriosi, ciascuno un sole perfetto; non separati dalle nubi vorticose, ma disgiunti nell'aria tersa, fulgida e chiara. Guardate, guardate! Si uniscono, si abbracciano e sembrano baciarsi come a sancire un'alleanza indistruttibile; ora sono una sola luce, una sola stella, un unico sole: con questo prodigio il cielo allude a un qualche evento.

EDOARDO
Come è strano, non s'è mai udito di una tale meraviglia. Io penso che ci chiami alla battaglia, fratello, cosicché noi, i figli del prode Plantageneto, ciascuno già splendente per i propri meriti, però uniamo in un solo fascio le nostre luci a folgorare la terra, come questo sole il mondo. Qualunque cosa ne venga generata, da ora in poi porterò tre bei soli splendenti sul mio scudo.

 

RICCARDO
Piuttosto tre figlie: parlo a te piacendo, tu ami la femmina più del maschio.


Entra un Messaggero suonando il corno.
 

Ma tu chi sei? Il tuo sguardo crucciato preannuncia una storia terribile appesa alla tua lingua.

MESSAGGERO
Ahimè, sono uno spettatore addolorato: ero presente all'uccisione del nobile Duca di York, il vostro augusto padre e il mio amato signore!

EDOARDO
Oh, smetti di parlare, perché ho già udito troppo.

RICCARDO
Dicci com'è morto: io voglio udire tutto.

MESSAGGERO
Fu accerchiato da molti nemici e a tutti si opponeva, come la speranza di Troia contro i Greci, che volevano irrompere dentro Troia. Ma lo stesso Ercole perse la partita, e molti colpi, anche se dati con l'accetta, intaccano e abbattono il legno della quercia più nodosa. Vostro padre fu sopraffatto da molte mani, ma assassinato solo dalle braccia raconde  dell'accanito Clifford e della regina, la quale, in segno di spregio, posò una corona sulla testadel gentile duca, gli rise in faccia, e quando egli pianse di dolore, perché si asciugasse le lacrime, la spietata regina gli porse un fazzoletto zuppo del sangue innocente del giovane Rutland, ucciso dal brutale Clifford; e dopo molti gesti di disprezzo, molte beffe oltraggiose, gli tagliarono la testa e l'hanno collocata sulle porte di York; e là rimane, lo spettacolo più triste che abbia mai veduto.

EDOARDO
Dolce Duca di York, il nostro sostegno su cui poggiare, da quando te ne sei andato, non abbiamo bastone, puntello. O Clifford, Clifford selvaggio! Tu hai ucciso il fiore dell'Europa, il fiore della cavalleria, e lo hai vinto con il tradimento, perché, in singolar tenzone, lui ti avrebbe vinto. Ora il palazzo della mia anima è diventato una prigione: ah, se essa potesse erompere, così che il mio corpo fosse racchiuso dentro la terra, nel riposo eterno! Poiché d'ora in poi non proverò più gioia, mai, mai più, potrò provare gioia!

RICCARDO
Non riesco a piangere, perché tutta l'umidità del corpo serve appena a estinguere la fornace ribollente del mio cuore, né la mia lingua può liberarsi del pesante fardello del mio cuore, poiché quel fiato con cui dovrei parlare è carbone acceso che mi incendia il petto e mi brucia con fiamme che le lacrime vorrebbero estinguere. Piangere è attenuare la profondità del dolore: le lacrime ai bambini, a me la lotta e la vendetta! Riccardo, porto il tuo nome:vendicherò la tua morte o morirò reso illustre dal mio proposito.

EDOARDO
A te il duca valoroso ha lasciato il nome; a me ha lasciato il ducato e il seggio.

RICCARDO
Anzi, se tu sei la prole di quell'aquila regale, dimostra la tua discendenza puntando lo sguardo sul sole: invece di "seggio e duca", di' "trono e regno", o appartengono a te, o tu non appartieni a lui.

Una marcia militare.

Entrano Warwick, il Marchese di Montague con un tamburino, un alfiere, e soldati.

WARWICK
Come va, nobili signori? Che succede, quali notizie arrivano?

RICCARDO
Grande signore di Warwick, se dovessimo riferire le nostre notizie luttuose e ad ogni parola tirarci una pugnalata nella carne, fino a dir tutto, le parole accrescerebbero l'angoscia più delle ferite: valoroso lord, il Duca di York è stato ucciso!

EDOARDO
O Warwick, Warwick, quel Plantageneto che ti aveva caro come la salvezza dell'anima sua, è stato trucidato dal crudele Lord Clifford.

WARWICK
Ho annegato queste notizie nelle lacrime dieci giorni fa, e ora, per accrescere ancora la misura dei vostri guai, vengo a raccontarvi di cose successe in seguito. Dopo la zuffa sanguinosa combattuta a Wakefield, dove il vostro coraggioso padre esalò l'ultimo respiro, veloci quanto fu possibile, i corrieri mi recarono la nuova della vostra perdita e della sua dipartita. A Londra, come guardiano del re, radunai i miei soldati, raccolsi schiere di amici, e dopo essermi organizzato a puntino, marciai verso Saint Albans per intercettare la regina, portando con me il re a garanzia delle mie mosse; infatti, ero stato avvertito dai miei informatori che ella stava arrivando con l'esplicita intenzione di annullare il nostro fresco decreto in parlamento sul giuramento di Re Enrico e la vostra successione. Per farla breve, ci siamo scontrati a Saint Albans, dove i due eserciti ingaggiarono un combattimento accanito: ma, fosse lo scarso entusiasmo del re, tutto preso dalla sua regina bellicosa, che rammollì il furore dei miei soldati, o fossero le notizie del successo di lei, oppure per l'inusitato timore provocato dalle minacce di Clifford, che tuona sangue e morte ai prigionieri, non so giudicarlo: ma, per concludere in modo veritiero, le loro armi venivano e andavano come folgori; quelle dei nostri, come il pigro volo notturno del gufo, o come un mietitore che batte stancamente il grano, scendevano pian piano come per colpire degli amici. Li rincuorai perorando la giustezza della nostra causa, promettendo una paga elevata egrandi ricompense, ma tutto fu vano; non avevano cuore per combattere e noi non avevamo speranze di vittoria da riporre in loro. Così fuggimmo: il re è corso dalla regina, tuo fratello, il nobile Giorgio, Norfolk e io stesso siamo venuti a unirci a voi in grande fretta; poiché avevamo udito che eravate nelle Marche, a radunare nuove forze per continuare la guerra.


EDOARDO
Dov'è il Duca di Norfolk, nobile Warwick? E quando Giorgio è giunto in Inghilterra dalla Borgogna?

WARWICK
Il duca è a circa sei miglia con i suoi soldati; quanto a vostro fratello, è stato inviato di recente dalla vostra gentile zia, la Duchessa di Borgogna, con un soccorso di soldati necessario a questo attacco.

RICCARDO
La partita fu persa quando il valoroso Warwick fuggì. Ho udito spesso le sue lodi quando inseguiva, mai fino ad ora l'ignominia della sua ritirata.

WARWICK
Neppure ora, Riccardo, odi una cosa ignominiosa; tu saprai che questa mia forte mano destra può cogliere il diadema dalla testa del debole Enrico, e strappargli lo scettro terrificante dal pugno, pure se fosse celebre e audace in guerra, com'è rinomato per la mitezza, la pace e la preghiera.

RICCARDO
Lo so bene, Lord Warwick; non biasimarmi: l'amore che porto alle tue imprese gloriose mi fa parlare. Ma cosa dobbiamo fare in tempi così calamitosi? Dobbiamo gettare via le nostre corazze d'acciaio e avvolgere il corpo in nere toghe da lutto, contando le avemaria sui grani del rosario? O dobbiamo recitare le nostre devozioni sull'elmo dei nemici con le armi vendicative? Se quest'ultima è la scelta, di' "sì", e diamoci dentro, signori.

WARWICK
Ebbene, perciò Warwick è venuto a cercarvi, e perciò è in arrivo mio fratello Montague. Ascoltate, signori: la sfrontata regina oltraggiosa, assieme a Clifford e all'altezzoso Northumberland, e a molti altri superbi uccelli della stessa covata, ha plasmato come cera il malleabile sovrano. Egli giurò il suo consenso alla vostra successione, e il suo voto è registrato in parlamento; ora l'intera ciurmaglia se n'è andata a Londra per vanificare il giuramento e tutto ciò che può ostacolare la casata Lancaster. Le loro forze credo che consistano in trentamila uomini: ora, se l'aiuto di Norfolk e il mio, assieme a tutti gli amici che tu, valoroso Conte di March, puoi procurare tra i devoti Gallesi, ammonterà a non più di venticinquemila uomini, ebbene, avanti! Marceremo su Londra, e ancora una volta monteremo i nostri destrieri schiumanti, ancora una volta grideremo "Carica!" contro i nostri nemici, e mai più volteremo la schiena per fuggire.

RICCARDO
Adesso sì che odo parlare il grande Warwick: che mai egli viva per vedere un giorno di sole gridare "Ritirata", se Warwick gli ordina di restare.

EDOARDO
Lord Warwick, mi appoggerò sulle tue spalle, e se tu dovessi fallire - Dio ne impedisca l'ora! - anche Edoardo cadrà; che il cielo eviti questo rischio!

WARWICK
Non più Conte di March, ma Duca di York! Il prossimo gradino è il trono regale d'Inghilterra: poiché tu sarai proclamato re d'Inghilterra: in ogni cittadina che noi attraverseremo, e chi non lancia in alto il suo berretto per la gioia, pagherà per la mancanza con la testa. Re Edoardo, valoroso Riccardo, Montague, non rimanete più a sognare della fama, ma suonate le trombe: mettiamoci all'opera.

RICCARDO
Allora, Clifford, fosse pure il tuo cuore duro come acciaio, come l'hai mostrato di pietra con le tue azioni, vengo a squarciarlo, o a donarti il mio.

EDOARDO
Su, rullate, tamburi! Dio e San Giorgio siano con noi!

Entra un Messaggero.

WARWICK
Cosa c'è ora, quali notizie?

MESSAGGERO
Attraverso di me il Duca di Norfolk vi manda parola che la regina avanza con un esercito poderoso; e supplica la vostra compagnia per decidere in fretta.

WARWICK
Tutto procede bene; valorosi guerrieri, andiamo.

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Squilli di tromba.

Entrano il Re, la Regina Margherita, Clifford, Northumberland, e il giovane Principe Edoardo,

con tamburini, trombettieri e soldati.

MARGHERITA
Benvenuto, mio signore, in questa splendida città di York. Eccola là, la testa dell'arcinemico, che cercò di cingersi con la tua corona. Sire, lo spettacolo non ti rallegra il cuore?

RE ENRICO
Sì, come le rocce rallegrano coloro che temono il naufragio: è una vista che mi tormenta l'anima. Trattieni la vendetta, Dio adorato! Non è colpa mia, né di mia volontà ho infranto il giuramento.

CLIFFORD
Mio grazioso sire, occorre mettere da partequesta eccessiva mitezza e una pietà dannosa. A chi i leoni rivolgono il loro sguardo benigno? Non alla belva che vorrebbe usurpar loro la tana. Quale mano lecca l'orsa della foresta? Non quella che le cattura il cucciolo davanti agli occhi. Chi sfugge alla puntura mortale del serpente in agguato? Non colui che poggia il piede sul suo dorso. Il verme più minuscolo si rivolta, se è calpestato. Le colombe useranno il becco a difesa della nidiata. York, ambizioso, mirò alla tua corona:tu sorridevi mentre aggrottava adirato la fronte.  Egli, un semplice duca, voleva fare un re di suo figlio ed elevare la sua progenie come un patriarca premuroso. u, che sei benedetto da un figlio  eccellente, ti piegasti a dare il tuo consenso per diseredarlo, dimostrandoti un padre ben poco premuroso. Gli animali privi di ragione nutrono i loro rampolli, e, sebbene il volto umano sia terribile ai loro occhi, tuttavia, a protezione dei piccoli, chi non li ha visti con quelle stesse ali che, talvolta, spaventati, hanno usato per volar via, far guerra contro colui che si è arrampicato fino al loro nido, offrendo la vita a difesa degli implumi? Vergogna, mio sire, ispìrati a loro! Non sarebbe riprovevole se questo ragazzo eccellente perdesse i suoi diritti di nascita per colpa del padre e dicesse, in un lontano futuro, a suo figlio, "Ciò che il mio bisnonno e il mio nonno conquistarono, il mio padre negligente lo diede via di buon grado"? Ah, che vergogna sarebbe! Posa lo sguardo sul ragazzo, e il suo volto virile, che promette una sorte propizia, ritempri il tuo cuore raddolcito a tenere ciò che è tuo e a lasciargli ciò che è tuo.

RE ENRICO
Clifford ha recitato splendidamente la parte dell'oratore, adoperando ragionamenti di grande efficacia: ma, dimmi Clifford, non hai mai sentito dire che il maltolto non produce niente di buono?  E fu davvero cosa fortunata per quel figlio avere un padre che finì all'inferno per le sue rapine? Dietro a me, lascerò a mio figlio azioni virtuose: ah, se mio  padre non mi avesse lasciato nulla di più! Poiché tutto il resto si conserva a un tale prezzo che, per mantenerlo, richiede uno sforzo mille volte più alto di quanto non dia il minimo piacere. Ah, cugino York, se i tuoi migliori amici sapessero quanto mi addolora che la tua testa sia là!

MARGHERITA
Mio signore, fatevi forza: i nostri nemici sono vicinie questo atteggiamento molle indebolisce i vostri seguaci. Prometteste di creare cavaliere il nostro ardito figlio: sfoderate la spada e dategli subito l'investitura. Edoardo, inginocchiati.

RE ENRICO
Edoardo Plantageneto, alzati cavaliere, e impara questa lezione: impugna la spada per una causa giusta.

PRINCIPE EDOARDO
Padre grazioso, piacendo a vostra maestà, la impugnerò come erede legittimo della corona e in questa contesa la userò fino alla morte.

CLIFFORD
Ecco, queste sono le parole di un principe ardimentoso.

Entra un Messaggero.

MESSAGGERO
Comandanti regali, tenetevi pronti: con un esercito di trentamila uomini Warwick giunge in appoggio al Duca di York; e mentre essi marciano attraverso le città, lo proclamano re - e molti si schierano con lui; disponetevi a battaglia, ché sono a portata di mano.

CLIFFORD
Preferirei che vostra altezza lasciasse il campo: la regina ha maggior successo, in vostra assenza.

MARGHERITA
Sì, mio buon signore: lasciateci al nostro destino.

RE ENRICO
È anche il mio: dunque rimarrò.

NORTHUMBERLAND
Allora che sia con il fermo proposito di combattere.

PRINCIPE EDOARDO
Padre regale, infondete coraggio in questi nobili lord, e rincuorate coloro che lottano a vostra difesa: sfoderate la spada, buon padre; gridate, "San Giorgio!"

Suona una marcia militare.

Entrano Edoardo Conte di March, Warwick, Riccardo, Giorgio, Norfolk, Montague, e soldati.

EDOARDO
Ora, Enrico spergiuro, ti inginocchierai a chieder grazia e porrai il tuo diadema sul mio capo oppure ti affiderai alla sorte micidiale del campo?

MARGHERITA
Fa' la predica ai tuoi servi! Ragazzo superbo e insolente, ti si addice di usare un linguaggio così villano di fronte al tuo sovrano, al tuo re legittimo?

EDOARDO
Sono io il suo re, e lui dovrebbe piegare il ginocchio: sono stato adottato come erede con il suo consenso. Adesso quel giuramento è infranto, perché, sento dire, tu, che fai da re, anche se lui porta la corona, lo hai indotto, con una nuova legge del parlamento, a estromettermi e a sostituirmi con suo figlio.

CLIFFORD
E con ogni ragione: chi dovrebbe succedere a suo padre se non il figlio?

RICCARDO
Sei lì, macellaio? Ah, non riesco a parlare!

CLIFFORD
Sì, storpio, sono qui, a rispondere a te o a chiunque sia il più superbo della tua razza.

RICCARDO
Fosti tu a uccidere il giovane Rutland, vero?

CLIFFORD
Sì, e il vecchio York. E non sono ancora sazio.

RICCARDO
Per amor di Dio, signori, date il segnale di battaglia.

WARWICK
Cosa dici, Enrico; vuoi cedere la corona?

MARGHERITA
Come, ora anche tu, Warwick linguacciuto, osi parlare? L'ultima volta che ci siamo incontrati a Saint Albans, le gambe ti hanno reso un servizio migliore delle mani.

WARWICK
Allora toccò a me scappare, adesso tocca a te.

CLIFFORD
L'avevi già detto prima, però fosti tu a scappare.

WARWICK
Non fu il tuo valore, Clifford, che mi scacciò dal campo.

NORTHUMBERLAND
No, né fu la tua virilità che ti spinse a rimanere.

RICCARDO
Northumberland, ti rispetto. Interrompi le trattative, perché stento a controllare la voglia del mio cuore rigonfio di aggredire Clifford, quel crudele assassino di bambini.

CLIFFORD
Ho ucciso tuo padre: lo chiami un bambino?

RICCARDO
Sì, da quel codardo vile e traditore che sei, hai ucciso anche il nostro fratellino Rutland. Ma prima del tramonto, ti farò maledire quell'azione.

RE ENRICO
Basta con le parole, nobili signori, e ascoltate me.

MARGHERITA
Lanciate la sfida, altrimenti tenete la bocca chiusa.

RE ENRICO
Ti prego di non porre limiti alla mia lingua: sono un re e ho il privilegio della parola.

CLIFFORD
Sire, la ferita che ha prodotto questo incontro non si può sanare con le parole; perciò state zitto.

RICCARDO
Allora, boia, sfodera la spada. In nome di Colui che ci ha creati tutti, sono convinto che la virilità di Clifford stia nella sua lingua.

EDOARDO
Di', Enrico, avrò o no ciò che mi spetta di diritto? Oggi mille uomini hanno rotto il digiuno per non mangiare più, finché tu non ceda la corona.

WARWICK
Se dici di no, il loro sangue ricada sulla tua testa, perché York indossa l'armatura per una causa giusta.

PRINCIPE EDOARDO
Se fosse giusto ciò che Warwick afferma che sia giusto, ogni ingiustizia sarebbe cosa giusta.

RICCARDO
Chiunque ti abbia generato, sei tutto tua madre, perché si vede bene che hai la lingua di tua madre.

MARGHERITA
Ma tu non sei simile né al tuo genitore né alla sua donna, piuttosto uguale a un'oscena e deforme anomalia, marchiato dalle Parche in modo che ti si possa evitare, come i rospi velenosi o le punture mortali delle lucertole.


RICCARDO
Ferraglia napoletana, nascosta da una doratura inglese, il cui padre porta il titolo di re - come se un canale di scolo fosse chiamato mare - non ti vergogni, tu che sai da dove salti fuori, di esibire, menando la lingua, il tuo cuore malnato?

EDOARDO
Un ciuffo di paglia varrebbe mille corone se servisse a sbugiardare questa puttana svergognata. Elena di Grecia era assai più bella di te, sebbene tuo marito possa essere Menelao; e il fratello di Agamennone non subì mai torto da quella donna falsa pari a quello che il re patisce da te. Suo padre Enrico fece baldoria nel cuore di Francia, rese docile il re e piegò il delfino alla sua volontà: e se egli si fosse sposato all'altezza del suo rango, avrebbe potuto conservare quella gloria fino ad oggi; ma quando si portò a letto una stracciona e regalò a quel pezzente di tuo padre il suo giorno nuziale, da allora la luce del sole fermentò una bufera su di lui che spazzò via dalla Francia la buona sorte di suo padre, e a casa attizzò la ribellione contro la sua corona. Cosa ha prodotto questa rivolta, se non la tua superbia? Se fossi stata umile, le nostre pretese si sarebbero placate, e noi, per compassione del nobile re, avremmo rinviato le nostre richieste ad altra data.

GIORGIO
Ma quando vedemmo il nostro sole lucente diventare la tua primavera, e la tua estate non portarci frutto, abbiamo applicato l'ascia alla tua radice usurpatrice, e sebbene la lama abbia colpito talvolta anche noi, sappi che avendo cominciato a dare fendenti, non ci fermeremo mai finché non ti avremo abbattuta, o annaffiato la tua crescita col nostro sangue bollente.

EDOARDO
Con questo fermo proposito ti sfido; non volendo proseguire i colloqui, poiché tu neghi la parola al nobile re. Suonate, trombe! Sventolino le nostre bandiere insanguinate; la vittoria o una fossa!

MARGHERITA
Rimani, Edoardo.

EDOARDO
No, non ci rimarremo più, donna rissosa: queste parole costeranno diecimila vite alla tua rosa.


Squilli di tromba. Marcia militare.

Edoardo e i suoi uomini escono da un lato, la Regina Margherita e i suoi dall'altro lato.

 

 

 

atto secondo - scena terza

 

Suona l'allarme. Incursioni.

Entra Warwick.

WARWICK
Esausto per lo sforzo, come i corridori in una gara, mi riposo un momento per tirare il fiato; poiché i molti colpi subiti e i molti restituiti hanno tolto vigore alle mie giunture ben saldate, e, qualunque cosa avvenga, ho bisogno di un momento di riposo.

Entra di corsa Edoardo Conte di March.

EDOARDO
Sorridi, nobile cielo, o colpisci, morte ignobile, ché questo mondo si oscura e il sole di Edoardo si rannuvola.

WARWICK
Come va, mio signore, qual è la nostra sorte? Quale speranza di successo?

Entra Giorgio.

GIORGIO
La nostra sorte è la sconfitta, la speranza è solo triste disperazione, le nostre file si sbandano e la rovina ci insegue. Qual è il tuo consiglio? Dove fuggiremo?

EDOARDO
La fuga è inutile, ci inseguono al volo; siamo deboli e non possiamo evitare la caccia.

Entra Riccardo, di corsa.

RICCARDO
Ah, Warwick, perché ti sei ritirato? La terra assetata ha bevuto il sangue di tuo fratello, versato dalla punta d'acciaio della lancia di Clifford; ed egli, negli spasimi estremi della morte, gridò, simile a un sinistro clangore udito da lontano, "Warwick, vendetta! Fratello, vendica la mia morte!" Così, sotto il ventre dei destrieri che macchiavano i ciuffi del garretto con il suo sangue fumante, il nobile gentiluomo rese la sua anima.

WARWICK
Allora che la terra si imbeva del nostro sangue: ucciderò il mio cavallo così da non fuggire. Perché ce ne stiamo qui, come donne tenere di cuore, gemendo sulle nostre perdite, mentre il nemico infuria, e guardiamo la scena, come se la tragedia fosse recitata per scherzo dalla simulazione degli attori? Qui in ginocchio  faccio voto a Dio sopra di noi che mai indugerò, mai rimarrò fermo,finché la morte non abbia chiuso questi miei occhi o la sorte non mi abbia dato una vendetta adeguata.

EDOARDO
O Warwick, piego il mio ginocchio assieme al tuo e con questo voto incateno la mia anima alla tua; e prima che il ginocchio lasci il freddo viso della terra, innalzo mani, occhi, cuore a Te, a Te che sollevi e abbatti i re, scongiurandoti, se nella Tua volontà è iscritto che questo corpo debba essere preda dei nemici, di aprire le porte inossidabili del Paradiso e di concedere dolce accesso all'anima mia peccatrice. Ora, signori, congediamoci finché non ci ritroveremo ovunque sia, in cielo o sulla terra.

RICCARDO
Fratello, dammi la mano; e, nobile Warwick, voglio stringerti tra le stanche braccia. Io, che mai ho pianto, ora mi sciolgo nel dolore che l'inverno recida così la nostra primavera.

WARWICK
Via, andiamo! Ancora una volta, dolci signori, addio.

GIORGIO
Dunque riuniamoci alle nostre truppe, concediamo la fuga a coloro che non vogliono rimanere e chiamiamo colonne coloro che staranno con noi; se la sorte ci è propizia, promettiamo loro tali ricompense quali le indossano i vincitori dei giochi olimpici. Questo può infondere coraggio nei loro petti vacillanti, poiché c'è ancora speranza di vita e di vittoria. Non indugiate più, muoviamoci di gran carriera!

 

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena quarta

 

Suona l'allarme. Incursioni.

Entrano Riccardo da una porta e Clifford dall'altra.


RICCARDO
Ora, Clifford, ti ho individuato e isolato; immagina che questo braccio sia per il Duca di York, e questo per Rutland: entrambi rivolti alla vendetta, anche se tu fossi circondato da un muro impenetrabile.

CLIFFORD
Ora, Riccardo, io sono qui solo con te: questa è la mano che pugnalò tuo padre York, questa è la mano che uccise tuo fratello Rutland, questo è il cuore che si esalta per la loro morte e incita queste mani che ti assassinarono padre e fratello a compiere su di te la stessa esecuzione. Dunque, addosso!

Suona l'allarme. Combattono.

Arriva Warwick (e salva Riccardo).

Clifford fugge.

RICCARDO
No, Warwick, individua un'altra preda, perché voglio essere io a cacciare questo lupo fino alla morte..


Escono.

 

 

 

atto secondo - scena quINTA

 

Suona l'allarme.

Entra Re Enrico, solo.


RE ENRICO
Questa battaglia si comporta come la guerra del mattino quando le nubi morenti lottano con la luce crescente, allorché il pastore, in paziente attesa, non può chiamarlo né giorno pieno né notte fonda. Ora oscilla in questa direzione, come un mare possente costretto dalla marea a combattere col vento; ora oscilla in quella direzione, come il medesimo mare costretto a ritirarsi dalla furia del vento. Talvolta prevale l'alta marea, e poi il vento. Ora l'una è più forte, ma poi l'altro è più violento. Per vincere si strattonano a vicenda, petto contro petto, e non c'è vincitore né sconfitto: così è in equilibrio la bilancia di questa guerra orrenda. Mi siederò qui, su questo rigonfio del terreno. La volontà di Dio decida a chi va la vittoria! Margherita, la mia regina, e anche Clifford mi hanno scacciato dalla battaglia, sostenendo entrambi che senza dubbio hanno maggior fortuna quando sono lontano. Vorrei esser morto, se questa fosse la volontà di Dio: di cosa è fatto questo mondo se non di dolori e di sventure? O Dio, credo che sarebbe una vita felice non essere niente più di un semplice pastore;  sedere su una collinetta comefaccio adesso, a intagliare destramente meridiane, tacca dopo tacca, e intanto vedere come corrono i minuti:

quanti ce ne vogliono per completare un'ora intera,

quante ore ci vogliono per fare un'intera giornata,
quanti giorni ci vogliono per compiere un intero anno,
quanti anni può vivere un mortale.
Quando si ha questa conoscenza, c'è da dividere il tempo:
per tante ore devo badare al gregge,
per tante ore devo prendermi il riposo,
per tante ore devo meditare,
per tante ore devo trastullarmi;
da tanti giorni le mie pecore sono gravide,
fra tante settimane le mie bestiole partoriranno,
fra tanti anni ne toserò il vello:
così, minuti, ore, giorni, mesi, e anni,
consumati fino alla fine per cui furono creati, accompagnerebbero i capelli bianchi al sepolcro tranquillo.
Ah, che vita sarebbe questa! Così dolce, così lieta!
Non dà la siepe di biancospino un'ombra più dolce,
ai pastori che sorvegliano il loro gregge innocente,
di un baldacchino sfarzosamente ricamato per i re che temono il tradimento dei sudditi?
Ma certo, mille volte di più.
E, per concludere, la semplice cagliata del pastore,
la sua bevanda fredda, leggera, che esce dalla borraccia di cuoio,
il sonno abituale sotto l'ombra fresca di un albero - tutto ciò che egli gode senza ansia e con dolcezza -
è ben al di là delle prelibatezze di un principe: le vettovaglie che brillano in una tazza d'oro, il corpo sdraiato in un letto complicato, mentre l'opprimono preoccupazioni, malafede, tradimento.

Suona l'allarme.

Da una parte entra un figlio che ha ucciso il padre (con il cadavere tra le braccia).

FIGLIO
Soffia male il vento che non porta profitto a nessuno: quest'uomo che ho ucciso combattendo corpo a corpo può possedere una certa quantità di corone, e io che adesso, per caso, gliele prendo, prima di notte forse lascerò la vita e i suoi soldi a qualcun altro, come è successo a costui che è morto. Ma chi è? Dio mio, è il volto di mio padre, che in questo scontro ho ucciso senza saperlo. O tempi pesanti, che generano tali eventi! Il re mi ha arruolato per mandarmi qui da Londra, e mio padre, essendo al servizio del Conte di Warwick, stette dalla parte degli York, arruolato dal suo signore; e io, che ricevetti la vita dalle sue mani, con le mie mani gli ho tolto la vita. Dio, perdonami, non sapevo quel che facevo. Perdonami, padre, perché non ti ho riconosciuto. Le mie lacrime laveranno questi segni insanguinati; basta con le parole, finché non le avrò prosciugate.

RE ENRICO
O spettacolo pietoso! O tempi sanguinari! Mentre i leoni lottano e combattono per la tana, i poveri agnelli innocenti subiscono la loro ostilità. Piangi, sciagurato: ti assisterò lacrima su lacrima, e che i nostri cuori, i nostri occhi, come in guerra civile, siano accecati dal pianto e inondati dal dolore.

Da un'altra porta entra un padre (che ha ucciso il figlio), trasportando il cadavere.

PADRE
Tu che mi hai contrastato in modo così aspro, dammi il tuo oro - se hai dell'oro - perché l'ho comprato con cento colpi. Vediamo un po': è questo il volto del nostro nemico? No, no, no, è il mio unico figlio! Ah, ragazzo, se t'è rimasto un soffio di vita, apri gli occhi: guarda, guarda, quali scrosci, spinti dalla bufera del mio  uore sulle tue ferite, si abbattono a uccidere i miei occhi e il mio cuore! Misericordia, Iddio, per questa epoca infelice! Quali nefandezze, così feroci, così omicide, criminose, sediziose, e innaturali, genera ogni giorno questa contesa micidiale! Ahimè, ragazzo, troppo presto tuo padre ti diede la vita, e, vivendo troppo a lungo, te l'ha tolta!

RE ENRICO
Sventura su sventura! Il dolore diviene insopportabile! Oh, se la mia morte avesse fermato questi fatti strazianti! Pietà, pietà, cielo sublime, pietà! La rosa rossa e la bianca sono sul suo volto, le insegne fatali delle nostre casate in lotta; l'una assomiglia davvero al suo sangue purpureo, l'altra sembra che raffiguri le sue guance pallide. Si dissecchi una rosa e l'altra fiorisca! Se si continuerà a combattere, mille vite sfioriranno.

FIGLIO
Come se la prenderà con me mia madre, per la morte di mio padre, senza mai trovar consolazione!

PADRE
Quale mare di lacrime spargerà mia moglie, per l'omicidio del figlio, senza mai trovar consolazione!

RE ENRICO
Quale giudizio darà il paese del suo re, per questi eventi angosciosi, senza trovar consolazione!

FIGLIO
Si pentì mai figlio così, per la morte del padre?

PADRE
Compianse mai padre così la morte del figlio?

RE ENRICO
Vi fu mai re così addolorato per le sventure dei sudditi? Grande è il vostro dolore, il mio dieci volte tanto.

FIGLIO
Ti porterò via di qui, dove possa prosciugare le mie lacrime.


Esce con il cadavere.

PADRE
Queste mie braccia saranno il tuo sudario; il mio cuore, dolce figlio, sarà il tuo sepolcro, poiché la tua effigie mai scomparirà dal mio cuore; il mio petto squassato dai sospiri sarà la tua campana funebre, e così zelante nelle esequie sarà tuo padre, così sminuito dalla tua perdita, senza più prole, come lo fu Priamo per tutti i suoi figli valorosi. Ti porterò via di qui; combatta chi vuole combattere, io ho commesso un omicidio che mai dovevo compiere.

 

Esce con il cadavere.

RE ENRICO
Uomini accorati, sopraffatti dal dolore, qui siede un re a cui nulla rimane del suo cuore.

Suona l'allarme. Incursioni.

Entra il Principe Edoardo.

PRINCIPE EDOARDO
Fuggite padre, fuggite, tutti i vostri amici sono scappati e Warwick impazza come un toro inferocito! Via, poiché la Morte ci corre dietro!

Entra la Regina Margherita.

MARGHERITA
A cavallo, mio signore; a spron battuto verso Berwick: Edoardo e Riccardo, come una coppia di levrieri che hanno avvistato la lepre spaventata in fuga, con gli occhi furiosi scintillanti di rabbia e l'acciaio insanguinato stretto tra le mani adirate, ci sono alle spalle; e dunque via, al galoppo!

Entra Exeter.

EXETER
Via, poiché la vendetta arriva assieme a loro. No, non indugiate a lamentarvi: via a tutta velocità, oppure seguitemi, e io andrò avanti.

RE ENRICO
Prendimi con te, mio bravo, mio dolce Exeter: io non ho paura di indugiare qui, ma desidero andare dove si dirige la regina. Avanti, andiamo!

 

Escono.

 

 

 

 

atto secondo - scena SESTA

 

Suona alto l'allarme.

Entra Clifford ferito, con il collo trafitto da una freccia.


CLIFFORD
Qui si consuma, sì, qui muore la mia candela, che mentre durava ha illuminato Re Enrico. Lancaster, temo la tua sconfitta più della partenza della mia anima dal corpo! Amore e timore di me ti strinsero attorno molti amici; ora che cado, questa forte miscela si dissolve, menomando Enrico, rafforzando l'altezzoso York. La gente comune sciama come mosche estive, e dove volano i moscerini se non verso il sole? E chi risplende ora se non i nemici di Enrico? O Febo, se tu non avessi acconsentito a dare a Fetonte la guida dei tuoi focosi destrieri, il tuo carro in fiamme non avrebbe mai riarso la terra! E tu, Enrico, se avessi governato come un re, o come fecero tuo padre e il padre suo, senza concedere spazio alla casata York, essi non si sarebbero diffusi come le mosche estive, io e altri diecimila in questo regno infausto non avremmo lasciato vedove a gemere per la nostra morte, e tu oggi avresti conservato il tuo seggio in pace. Cosa alimenta le erbacce se non la lieve brezza, e cosa rende audaci i rapinatori se non l'eccesso di clemenza? Inutili sono le lamentele e incurabili le mie ferite. Non c'è modo di fuggire né forza per tentare la fuga; il nemico è implacabile e non avrà alcuna pietà, perché dalle loro mani non ho meritato alcuna pietà. L'aria si è insinuata nelle mie ferite mortali e tutto il sangue che ne sgorga mi infiacchisce. Venite, York e Riccardo, Warwick e ogni altro oppositore: pugnalai il petto dei vostri padri; squarciatemi il cuore. (Si accascia al suolo.)

 

Suonano l'allarme e la ritirata.

Entrano Edoardo, ora Duca di York, Warwick, Riccardo, con i loro soldati, Montague e Giorgio.

EDOARDO
Ora tiriamo il fiato, signori: la buona sorte ci ordina di sostare e di spianare la fronte corrugata della guerra con pacifici sguardi. Alcune truppe inseguono la regina dalla mente omicida, che guidò il mite Enrico, benché re, come una vela, gonfiata da una raffica imperiosa, spinge un mercantile a solcare le onde. Ma, signori, pensate che Clifford sia fuggito con loro?

WARWICK
No, è impossibile che sia scappato; poiché, e io lo affermo qui davanti a lui, vostro fratello Riccardo gli ha scavato la fossa, e, ovunque egli sia, è sicuramente morto.


Clifford emette un gemito e poi muore.

EDOARDO
A chi appartiene l'anima che prende penoso congedo?

RICCARDO
Il gemito mortale di una vita che è in punto di morte.

EDOARDO
Guardate chi è; ora che la battaglia è finita, trattatelo con rispetto, amico o nemico che sia.

RICCARDO
Revoca questa sentenza misericordiosa, poiché è Clifford, che, non soddisfatto di potare il ramo recidendo Rutland mentre le sue foglie germogliavano, applicò il suo coltello omicida alla radice da cui quel tenero arbusto spuntava dolcemente - intendo il nostro augusto padre, il Duca di York.

WARWICK
Togliete dalle porte di York la testa, la testa di vostro padre, che Clifford vi pose; e che questa, invece, ne occupi il posto: occhio per occhio, dente per dente.

EDOARDO
Portate via quel gufo rapace, nefasto alla nostra casata, che mai profferì se non un canto di morte a noi e ai nostri. Ora la morte blocca la sua voce truce, minacciosa, e la sua lingua del malaugurio non parlerà più.

WARWICK
Penso che non sia in grado di intendere. Parla, Clifford, sai chi ti parla? La nera morte procellosa oscura i suoi raggi vitali, ed egli non ci vede, né ode quello che diciamo.

RICCARDO
Se potesse farlo! Ma forse è così: è solo la sua tattica, una simulazione per evitare gli amari sbeffeggiamenti che regalò a nostro padre nel momento della morte.

GIORGIO
Se la pensi così, tormentalo con parole aspre.

RICCARDO
Clifford, chiedi pietà, tanto non otterrai la grazia.

EDOARDO
Clifford, pentiti con una inutile penitenza.

WARWICK
Clifford, invéntati qualche scusa per le tue colpe.

GIORGIO
Mentre noi escogitiamo crudeli torture per le tue colpe.

RICCARDO
Tu amasti York, e io sono il figlio di York.

EDOARDO
Avesti pietà di Rutland, e io l'avrò di te.

GIORGIO
Dov'è Capitan Margherita, a proteggerti, adesso?

WARWICK
Ti dileggiano, Clifford: impreca com'era tua abitudine.

RICCARDO
Come, niente bestemmie? E sì, il mondo va propria in malora se Clifford non ha neppure una bestemmia in serbo per gli amici. Allora capisco che è morto: e, sulla mia anima, se questa destra gli potesse comprare solo due ore di vita, così da aggredirlo con tutta la mia rabbia, l'altra mia mano la troncherebbe, e col sangue che sgorga soffocherebbe il malvagio, la cui sete insaziabile York e il giovane Rutland non poterono placare.

WARWICK
Comunque è morto. Mozzate la testa del traditore e issatela nel luogo dov'è quella di vostro padre. E ora a Londra con una marcia vittoriosa, dove verrà incoronato il sovrano regale d'Inghilterra. Da là Warwick varcherà il mare fino alla Francia e chiederà che Lady Bona diventi tua regina: così tu salderai assieme entrambe le terre, e, avendo il re di Francia come amico, non dovrai temere il nemico disperso che spera di risollevarsi; poiché, sebbene non possano infliggere punture micidiali, c'è da aspettarsi che ronzino per infastidirti l'orecchio. Prima assisterò all'incoronazione e poi attraverserò il mare, recandomi in Bretagna, piacendo al mio signore, per combinare il matrimonio.

EDOARDO
Dolce Warwick, sia come vuoi tu, perché sulle tue spalle costruisco il mio seggio, e mai intraprenderò cosa a cui manchi il tuo consiglio e il tuo assenso. Riccardo, ti creo Duca di Gloucester; tu, Giorgio, di Clarence; Warwick, come noi, farà e disferà come meglio gli aggrada.

RICCARDO
Fa me Duca di Clarence e dà a Giorgio Gloucester, perché il ducato di Gloucester è troppo sventurato.

WARWICK
Suvvia, che osservazione sciocca. Riccardo, sii Duca di Gloucester. A Londra, adesso, per conferire di queste cariche il possesso.

 

Escono.

 

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Enrico VI - Parte III

(“King Henry the Sixth, part 3” - 1588 - 1592)

 

 

atto terzo - scena prima

 

Entrano due guardiacaccia con la balestra in pugno.

 

PRIMO GUARDIACACCIA
Ci mimetizzeremo sotto questo rigoglioso cespuglio, perché presto il cervo attraverserà la radura: troveremo riparo in questo nascondiglio selezionando il cervo più imponente.

SECONDO GUARDIACACCIA
Io starò sopra il rialzo, così potremo tirare tutti e due.

PRIMO GUARDIACACCIA
Così non va: il rumore della tua balestra spaventerà il branco e il mio tiro andrà a vuoto; stiamo qui tutti e due e miriamo giusto. Affinché l'attesa non appaia noiosa, ti racconterò cosa mi accadde un giorno in questo stesso luogo dove intendiamo appostarci.

SECONDO GUARDIACACCIA
Arriva un uomo: aspettiamo che passi.

 

Entra Re Enrico, travestito, con un libro di preghiere.

RE ENRICO
Dalla Scozia sono sgusciato via per salutare la mia terra, che tanto amo, con lo sguardo bramoso. No, Harry, Harry, non è più la tua terra; il tuo posto è occupato, il tuo scettro ti è strappato, lavato via il balsamo con cui tu fosti unto. Ormai nessun ginocchio piegato ti chiamerà Cesare, nessun umile postulante vorrà parlarti dei suoi diritti, no, neppure un uomo viene a chiederti riparazione: come posso aiutare loro e non me stesso?

PRIMO GUARDIACACCIA
Ecco un cervo la cui pelle val bene la paga d'un guardiacaccia. È l'ex re; catturiamolo.

RE ENRICO
Lasciati abbracciare, dura Avversità, poiché i saggi dicono che è la via più saggia.

SECONDO GUARDIACACCIA
Perché indugiamo? Mettiamogli le mani addosso.

 

PRIMO GUARDIACACCIA
Pazienta ancora: lo ascolteremo un altro po'.

RE ENRICO
La regina e mio figlio sono andati in Francia per soccorso; e, a quanto odo, il grande imperioso Warwick c'è andato per reclamare la sorella del re di Francia quale moglie di Edoardo. Se queste notizie sono vere, povera regina, povero figlio, la vostra fatica è inutile, poiché Warwick è un oratore abile, e Luigi un principe subito persuaso da parole toccanti. In questo senso, Margherita può convincerlo, poiché è una donna meritevole di molta pietà: i sospiri di lei faranno breccia nel suo petto; le sue lacrime squarceranno un cuore di marmo; la tigre sarà mite mentre ella piange i suoi lutti, e Nerone sarebbe infettato dal rimorso a udire i suoi lamenti, a vedere le sue lacrime salmastre. Già, ma lei viene a implorare, Warwick a dare. Lei gli sta a sinistra, e vuole soccorso per Enrico, lui sulla destra, chiedendo moglie per Edoardo; lei piange e dice che il suo Enrico è deposto, lui sorride e dice che Edoardo si è insediato; sicché ella, poverina, non riesce più a parlare dal dolore, mentre Warwick elenca i titoli di lui, sorvola sui torti, presenta argomentazioni di grande peso, e, in conclusione, tira il re dalla sua parte con le promesse fatte alla sorella, e quanto occorre per rafforzare e sostenere la posizione di Re Edoardo. Ahimè, Margherita, andrà così; e tu, povera anima, resti a mani vuote, derelitta come te ne andasti.

SECONDO GUARDIACACCIA
Dicci chi sei, tu che discorri di re e di regine.

RE ENRICO
Più di quel che sembro e meno di quel che ero di nascita: un uomo, almeno, perché non dovrei essere di meno; gli uomini possono discorrere di re, perché io no?

SECONDO GUARDIACACCIA
Già, ma tu ne parli come se fossi un re.

RE ENRICO
Sì che lo sono, nella mente: e tanto basta.

SECONDO GUARDIACACCIA
Ma se sei re, dov'è la tua corona?

RE ENRICO
La corona è nel mio cuore, non sulla testa; non ricoperta di diamanti e di pietre dell'India, non da vedersi: la mia corona si chiama Contentezza - è una corona che raramente un re si gode.

SECONDO GUARDIACACCIA
Ebbene, se siete un re coronato di contentezza, voi e la vostra corona Contentezza dovete contentarvi di venire con noi, poiché noi pensiamo che voi siate il re che Re Edoardo ha deposto; e noi, suoi sudditi che gli abbiamo giurato fedeltà, vi arresteremo come suo nemico.

RE ENRICO
Ma non avete mai giurato e infranto un vostro voto?

SECONDO GUARDIACACCIA
No, nessun voto, e neppure adesso.

RE ENRICO
Dove abitavate quando ero re d'Inghilterra?

SECONDO GUARDIACACCIA
In questo paese, che è ancora dove stiamo.

RE ENRICO
A nove mesi fui unto re; mio padre e mio nonno erano re, e voi avete giurato di essermi sudditi fedeli: adesso mi dite che non avete infranto il vostro voto?

PRIMO GUARDIACACCIA
No, perché vi eravamo sudditi solo mentre eravate re.

RE ENRICO
Ebbene, sono morto? Non respiro da uomo? Ah, sempliciotti, non sapete cosa giuraste. Guardate: come soffio questa piuma lontano dal viso, e come l'aria la risospinge verso di me, ed essa obbedisce al mio respiro quando io soffio, e cede a un'altra corrente quando soffia, guidata sempre dalla raffica più forte, così voi del popolo siete leggeri. Ma non rompete il vostro giuramento: di quel peccato la mia debole supplica non vi renderà colpevoli. Andate dove volete, il re si farà comandare; siate voi i re: comandate e io obbedirò.


PRIMO GUARDIACACCIA
Noi siamo sudditi fedeli del re: Re Edoardo.

RE ENRICO
Lo sareste ancora di Enrico, se egli fosse seduto al posto di Re Edoardo.

PRIMO GUARDIACACCIA
Vi intimiamo, nel nome di Dio e del re, di venire con noi alla polizia.

RE ENRICO
In nome di Dio, fate strada; sia obbedito il nome del vostro re. E ciò che Dio dispone, esegua il vostro re; e alla Sua volontà io umilmente mi piego.

 

Escono.

 

 

 

atto terzo - scena seconda

 

Entrano Re Edoardo, Riccardo Duca di Gloucester, Giorgio Duca di Clarence e Lady Elizabeth Grey.

RE EDOARDO
Fratello Gloucester, sul campo di Saint Albans, il marito di questa dama, Sir Richard Grey, fu ucciso, e le sue terre confiscate dal vincitore. La sua richiesta è ora di riprendere possesso di quelle terre, e a essa noi non possiamo, secondo giustizia, opporci, poiché, in lotta insieme alla casata York, il degno gentiluomo ci rimise la vita.

GLOUCESTER
Vostra altezza farà bene a concederle la richiesta: sarebbe un disonore negargliela.

RE EDOARDO
Niente di meno, comunque sospendo la seduta.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Ma davvero? Vedo che la dama ha da concedere qualcosa prima che il re le conceda la sua umile richiesta.

CLARENCE
Egli sa andare a caccia, e come sta dalla parte del vento!

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Silenzio!

RE EDOARDO
Vedova, prenderemo in considerazione la richiesta; venite un'altra volta a conoscere il nostro pensiero.

LADY GREY
Benigno e giusto sire, non posso accettare un rinvio: piaccia a vostra altezza di deliberare ora su di me, e quale sia il vostro piacere, esso mi soddisferà.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Davvero, vedova? Allora ti garantisco tutte le tue terre, se ciò che piace a lui, piace anche a te: fatti sotto, o, in fede mia, vedrai che botta.

CLARENCE (in disparte a Gloucester)
Non ho timore per lei, a meno che non ci caschi.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Dio non lo voglia, perché lui se ne approfitterà.

RE EDOARDO
Dimmi, vedova, quanti figli hai?

CLARENCE (in disparte a Gloucester)
Credo che intenda garantirle un figlio.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
No, che mi venga un colpo: preferirebbe dargliene due.

LADY GREY
Tre, mio benigno signore.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Ne avrete quattro, se date retta a lui.

RE EDOARDO
Sarebbe un peccato, se perdessero le terre del padre.

LADY GREY
Sii pietoso, allora, temuto signore, e concedile.

RE EDOARDO
Signori, per piacere, ritiratevi: metterò alla prova l'ingegno di questa vedova.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Sì, il piacere è tutto vostro, ché avrete il vostro piacere, finché la giovinezza si sarà afflosciata e voi sarete floscio.


Gloucester e Clarence si ritirano.

RE EDOARDO
Ora, ditemi, signora, amate i vostri figli?

LADY GREY
Sì, con tanto amore quanto ne ho per me stessa.

RE EDOARDO
E non fareste molto per far loro del bene?

LADY GREY
Per far loro del bene, sarei pronta a sopportare del male.

RE EDOARDO
Guadagnatevi le terre di vostro marito per fare il loro bene.

LADY GREY
Perciò sono venuta da vostra maestà.

RE EDOARDO
Vi dirò come quelle terre si possono guadagnare.

LADY GREY
Così mi vincolerete al servizio di vostra altezza.

RE EDOARDO
Quali servizi mi farai, se gliele rendo?

LADY GREY
Quelli che, al vostro comando, mi è consentito fare.

RE EDOARDO
Ma tu avrai delle obiezioni alla mia richiesta.

LADY GREY
No, benigno signore, a meno che non possa farlo.

RE EDOARDO
Sì. ma tu puoi fare quello che intendo chiederti.

LADY GREY
Allora, farò quello che comanda vostra grazia.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
La importuna assai, e molta pioggia consuma il marmo.

CLARENCE (in disparte a Gloucester)
È rossa come il fuoco! La sua cera deve sciogliersi.

LADY GREY
Perché si ferma il mio signore? Non udrò il mio compito?

RE EDOARDO
È un compito facile: devi solo amare un re.

LADY GREY
È presto fatto, perché io sono una suddita.

RE EDOARDO
Ebbene, ti rendo liberamente le terre di tuo marito.

LADY GREY
Prendo congedo con mille e mille ringraziamenti.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
L'intesa è raggiunta: lei la sigilla con una riverenza.
(Lady Grey si gira per andarsene.)

RE EDOARDO
Fermati: io intendo i frutti dell'amore.

LADY GREY
Anch'io intendo i frutti dell'amore, mio amato sire.

RE EDOARDO
Sì, ma io voglio dire in un altro senso. Quale amore tu pensi che io implori tanto di ottenere?

LADY GREY
Il mio amore fino alla morte, umili ringraziamenti, le mie preghiere. Quell'amore che la virtù impone e che concede.

RE EDOARDO
No, in verità, non intendevo un tale amore.

LADY GREY
Ma allora voi non intendete quello che pensavo.

RE EDOARDO
Ma adesso puoi cominciare a capire cosa ho in mente.

LADY GREY
La mia mente non cencederà mai ciò a cui capisco miri vostra altezza, se faccio centro.

RE EDOARDO
A dirtela chiara, io aspiro a giacere con te.

LADY GREY
A dirvela chiara, preferirei giacere in prigione.

RE EDOARDO
Allora, non riavrai le terre di tuo marito.

LADY GREY
Allora, la mia onestà mi farà da dote: poiché non riacquisterò le terre con la sua perdita.

RE EDOARDO
In questo modo farai un grosso torto ai tuoi figli.

LADY GREY
Così vostra altezza fa torto a loro e a me. Ma, potente signore, questo atteggiamento allegro non si concilia con la gravità della mia richiesta: per favore, congedatemi con un sì o con un no.

RE EDOARDO
È "sì", se dirai "sì" alla mia richiesta; "no", se dici "no" alla mia domanda.

LADY GREY
Allora è "no", mio signore. La mia supplica è respinta.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Lui non piace alla vedova: lei aggrotta le ciglia.

CLARENCE (in disparte a Gloucester)
È il corteggiatore più goffo di tutta la cristianità.

RE EDOARDO (in disparte)
Il suo sguardo prova che è colma di pudicizia; le sue parole mostrano che ha ingegno incomparabile; ogni sua perfezione esalta il suo portamento sovrano: in un modo, o nell'altro, è fatta per un re; farò l'amore con lei, o la farò regina. E se Re Edoardo ti prendesse per regina?

LADY GREY
Si fa prima a dirlo che a farlo, mio benigno signore: sono una suddita con cui ci si può divertire, ma assolutamente inadatta a essere sovrana.

RE EDOARDO
Dolce vedova, ti giuro sul mio rango che non dico più di quanto non intenda nell'animo, e cioè di goderti come il mio vero amore.

LADY GREY
Questo è più di quanto io possa concedere: so di essere troppo umile per essere la vostra regina, e tuttavia troppo onesta per essere la vostra concubina.

RE EDOARDO
Non essere capziosa, vedova; volevo dire mia regina.

LADY GREY
Vostra grazia si dorrà se i miei figli vi chiamassero padre.

RE EDOARDO
Non più di quando le mie figlie ti chiameranno madre. Tu sei una vedova e hai dei figli, e, sulla madre di Dio, io, pur essendo scapolo, ne ho di miei. Ebbene, è una fortuna essere il padre di molti figli. Non ribattere più, perché sarai la mia regina.

GLOUCESTER (in disparte a Clarence)
Il padre confessore s'è fatto la penitente.

CLARENCE (in disparte a Gloucester)
Quando fu fatto confessore, fu per fare fessi i fedeli.

RE EDOARDO
Fratelli, voi vi chiedete cosa ci siamo detti noi due.

GLOUCESTER
Alla vedova non piace, perché sembra turbata.

RE EDOARDO
Trovereste strano, se la sposassi?

CLARENCE
A chi, mio signore?

RE EDOARDO
Se io la sposassi, Clarence.

GLOUCESTER
Sarebbe un miracolo che dura almeno dieci giorni.

CLARENCE
Un giorno in più di quanto durano i miracoli.

GLOUCESTER
Sarebbe un miracolo miracoloso.

RE EDOARDO
Be', fratelli, continuate a scherzare; intanto vi comunico che la sua supplica riguardante le terre del marito è accolta.


Entra un nobile, Sir James Harrington.

HARRINGTON
Mio benigno signore, Enrico, il vostro rivale, è catturato e portato prigioniero alle porte del palazzo.

RE EDOARDO
Provvedete che sia inviato nella Torre; e noi andiamo, fratelli, dall'uomo che l'ha preso per interrogarlo sull'arresto. Vedova, vai pure. Signori, fatele un buon uso..
 

Escono tutti eccetto Gloucester.

GLOUCESTER
E sì, Edoardo fa un buon uso delle donne. Si fosse consumato midollo, ossa, tutto, così che dai suoi lombi non spunti alcuna fronda promettente, capace di escludermi dal tempo dorato che io agogno. Tuttavia, tra le brame della mia anima e me - sepolta la primogenitura del lussurioso Edoardo - ci sono Clarence, Enrico, e suo figlio, il giovane Edoardo, e tutta la progenie imprevedibile dei loro corpi a prender posto prima che mi sistemi io: una prospettiva gelida per il mio scopo! Eppure io non faccio altro che sognare di essere sovrano, come uno che sta sopra un promontorio, e scruta una riva lontana dove orrebbe camminare,  desiderando che il suo piede fosse pari ai suoi occhi, e rimbrotta il mare che gli si frappone, e afferma che lo prosciugherà per farsi strada: così io bramo la corona, pur così distante, così rimprovero gli ostacoli che mi separano da essa, così, io dico, eliminerò gli impedimenti, illudendomi di fare cose impossibili. Il mio occhio è troppo acceso, troppo presume il cuore, a meno che braccia e forze non siano pari a loro. Si dica allora che non c'è regno per Riccardo: quale altro piacere può fornire il mondo? Farò il mio paradiso nel grembo di una dama, e ornerò il mio corpo con un abbigliamento allegro,e stregherò le dolci signore con le parole e gli sguardi. Pensiero miserando! E più improbabile che raggiungere venti corone dorate! Già, l'Amore mi respinse nel seno di mia madre, e perché non avessi commercio con le sue leggi delicate, corruppe la fragile Natura con dei doni, per rattrappire il mio braccio come un ramoscello vizzo; per farmi crescere sulla schiena una montagna disgustosa dove risiede la Deformità a irridere al mio corpo;per forgiare le mie gambe di dimensioni disuguali; per rendermi sproporzionato in ogni parte, simile a un grumo o a un cucciolo d'orso che, non leccato, non porta su di sé l'impronta dell'orsatta. Sono dunque un uomo che può essere amato? Colpa mostruosa nutrire un tale pensiero! Dunque, poiché questa terra non mi offre altro piacere, se non di comandare, rimbrottare, soggiogare chi d'aspetto è più bello di me, il mio paradiso sarà di sognare la corona e, da vivo, di considerare questo mondo come un inferno, finché la testa piantata su questo mio tronco deforme non sia circondata da una corona gloriosa. E tuttavia non so come ottenere la corona, poiché molte vite stanno tra di me e la meta: e io, come uno perduto in un bosco irto di spine, che lacera le spine ed è lacerato dalle spine, cercando un sentiero e deviando dal sentiero, non sapendo come trovare l'aria aperta, ma sforzandomi disperatamente di scoprirla,  mi tormento per catturare la corona d'Inghilterra; da quel tormento riuscirò a liberarmi,o mi spalancherò la strada con una scure insanguinata. Ebbene, posso sorridere, e assassinare sorridendo, e gridare, "Che gioia!", a ciò che mi stringe il cuore, e bagnare le guance di lacrime finte, e aggiustare il volto per ogni circostanza. Annegherò più marinai della sirena; ucciderò più osservatori del basilisco; reciterò bene l'oratore come Nestore, ingannerò più astutamente di quanto riuscì a Ulisse, e, come Sinone, prenderò un'altra Troia. Posso aggiungere sfumature al camaleonte, mutar forma con Proteo per il mio tornaconto, e rimandare a scuola l'omicida Machiavelli. Posso far questo e non avere la corona in mano? Via! Fosse più distante, la coglierei dal ramo!

 

Esce.

 

 

 

atto TERZO - scena terza

 

Squilli di tromba.

Entrano e si dirigono verso il seggio reale Luigi re di Francia, la sorella Bona, il suo ammiraglio di nome Borbone, il Principe Edoardo, la Regina Margherita e il Conte di Oxford.

Luigi si siede e si alza di nuovo.


 

RE LUIGI
Bella regina d'Inghilterra, degna Margherita, siedi con noi: mal si adatta al tuo rango e alla tua nascita, che tu stia in piedi mentre Luigi è seduto.

MARGHERITA
No, potente re di Francia: ora Margherita deve calare le sue vele e imparare a servire dove comandano i re. Io fui, lo devo ammettere, regina della grande Albione nei giorni dorati del passato, ma ora la mala sorte ha calpestato il mio titolo e mi ha lasciata sulla nuda terra nel disonore, dove devo prendere un posto adeguato al mio destino e adeguarmi alla mia umile condizione.

RE LUIGI
Dimmi, bella regina, donde viene questa profonda disperazione?

MARGHERITA
Da una causa che mi riempie gli occhi di lacrime e mi blocca la lingua, mentre il cuore è affogato negli affanni.

RE LUIGI
Qualunque cosa sia, sii ancora pari a te stessa e diedi quindi al nostro fianco. La fa sedere vicino a sé. Non piegare il colloal giogo della sorte, ma la tua mente immacolata  cavalchi ancora in trionfo su tutte le sciagure. Sii chiara, Regina Margherita, e dimmi il torto subito; ti sarà alleviato, se Francia può portare conforto.

MARGHERITA
Queste parole gentili ravvivano i miei afflitti pensieri, e danno licenza di parlare al mio dolore represso. Sia reso noto, perciò, al nobile Luigi che Enrico, l'unico detentore del mio amore, da re è diventato un uomo bandito e costretto a vivere derelitto in Scozia, mentre il superbo e ambizioso Edoardo, Duca di York, usurpa il titolo e il seggio regaledel legittimo sovrano d'Inghilterra, vero unto da Dio. Per questo motivo io, la povera Margherita, con questo figlio, il Principe Edoardo, erede di Enrico, vengo a implorare il tuo appoggio giusto e legittimo: e se tu ci abbandoni, ogni nostra speranza è finita. La Scozia ha la volontà di aiutare, ma non il potere; la nostra gente e i nostri pari sono traviati tutti quanti, il nostro tesoro è confiscato, i nostri soldati sono allo sbando, e, come vedi, noi stessi stiamo disperando.

RE LUIGI
Regina illustre, placa con pazienza la bufera, finché consideriamo un mezzo per troncarla.

MARGHERITA
Più stiamo fermi e più il nemico si rafforza.

RE LUIGI
E tanto più sono fermo nel proposito di sostenerti.

MARGHERITA
Sì, ma l'impazienza accompagna un'autentica angoscia; e vedi che arriva il responsabile della mia angoscia.

Entra Warwick.

RE LUIGI
Chi è che ha l'audacia di presentarsi dinanzi a noi?

MARGHERITA
Il Conte Warwick, l'amico più grande di Edoardo.

RE LUIGI
Benvenuto, valoroso Warwick! Cosa ti porta in Francia? Scende dal trono. Margherita si alza.

MARGHERITA
Sì, ora comincia a sollevarsi una seconda bufera, poiché costui muove sia il vento che la marea.

WARWICK
Il degno Edoardo, Re di Albione, mio signore e sovrano e tuo amico devoto, mi manda, con affetto e amore sincero, prima per porgere i saluti alla tua regale persona, e poi per implorare un'alleanza cordiale, e, infine, per confermare quell'alleanza con un nodo nuziale, se tu ti impegni a concedere la virtuosa Lady Bona, la tua bella sorella,al Re d'Inghilterra in legittimo matrimonio.

MARGHERITA (in disparte)
Se ciò procede, le speranze di Enrico sono finite.

WARWICK parlando a Bona
E, benigna signora, per conto del nostro re, mi è stato ordinato, con il vostro permesso e favore, di baciarvi umilmente la mano e di dar voce alla passione che è nel cuore del mio sovrano, dove la Fama, giunta di recente alle sue vigili orecchie, ha posto l'immagine della tua bellezza e della tua virtù.

MARGHERITA
Re Luigi e Lady Bona, ascoltate le mie parole prima di rispondere a Warwick. La sua richiesta non sorge dall'amore onesto e spassionato di Edoardo, ma dall'inganno, alimentato dalla necessità, perché come possono i tiranni governare sicuri in patria se non acquisiscono all'estero potenti alleati? Come prova della sua tirannia, basti questa, che Enrico è ancora vivo; ma se fosse morto, qui sta il Principe Edoardo, figlio di Re Enrico. Attento, dunque, Luigi, con tale alleanza e matrimonio, a non tirarti addosso pericoli e disonore: sebbene gli usurpatori controllino per un po' il potere, pure i cieli sono giusti e il tempo elimina i torti.

WARWICK
Margherita, sei offensiva.

PRINCIPE EDOARDO
Perché non "regina"?

WARWICK
Perché l'usurpatore fu tuo padre, e tu non sei principe più di quanto lei sia regina.

OXFORD
Dunque Warwick cancella il grande John Gaunt che sottomise la maggior parte della Spagna; e, dopo John Gaunt,Enrico Quarto, la cui sapienza fu uno specchio per i più sapienti, e, dopo quel principe sapiente, Enrico Quinto, che con il suo valore conquistò tutta la Francia: di costoro il nostro Enrico è diretto discendente.

WARWICK
Oxford, com'è che in questo discorso così liscio non menzionasti come Enrico Sesto abbia perso tutto quello cheEnrico Quinto aveva conquistato? Credo che questi pari di Francia dovrebbero sorriderne. Quanto al resto: tu passi in rassegna sessantadue anni di albero genealogico - un periodo insignificanteper convalidare la legittimità di un regno.

OXFORD
Come, Warwick: puoi parlare contro il tuo sire, a cui hai obbedito per trentasei anni, senza rivelare, arrossendo, il tuo tradimento?

WARWICK
Può Oxford, che è sempre stato dalla parte del giusto, far scudo alle menzogne con un albero genealogico? Vergogna! Lascia Enrico e chiama re Edoardo.

OXFORD
Chiamare mio re colui, a causa del cui funesto giudizio, il mio fratello maggiore, Lord Aubrey Vere, fu messo a morte? E ancora peggio, mio padre, già al tramonto dei suoi anni maturi, quando la natura lo avviava alla soglia della morte? No, Warwick, no: finché la vita sostiene questo braccio, questo braccio sostiene la casata Lancaster.


WARWICK
E io la casata York.

RE LUIGI
Regina Margherita, Principe Edoardo, Oxford, acconsentite alla nostra richiesta di mettervi in disparte mentre continuo le mie consultazioni con Warwick.


Si mettono in disparte.

MARGHERITA
Voglia il cielo che le parole di Warwick non lo streghino.

RE LUIGI
Ora, Warwick, dimmi, proprio sulla tua coscienza, Edoardo è il vero re? Poiché sarei restio a legarmi con chi non fosse scelto in modo legittimo.

WARWICK
Su questo impegno la mia reputazione e il mio onore.

RE LUIGI
Ma è ben accetto agli occhi della gente?

WARWICK
Quanto più Enrico era poco fortunato.

RE LUIGI
Inoltre, mettendo da parte ogni simulazione, dimmi sinceramente l'entità del suo amore per nostra sorella Bona.

WARWICK
Appare tale quale può convenirsi a un monarca come lui. Io stesso l'ho sentito spesso affermare e giurare che questo amore era una pianta eterna, con le radici piantate nel terreno della virtù, le foglie e i frutti nutriti col soledella bellezza, privo di malignità, ma non di orgoglio, a meno che Lady Bona non plachi le sue sofferenze.

RE LUIGI
Ora, sorella, udiamo la tua ferma decisione.

BONA
La vostra approvazione o il vostro rifiuto li faccio miei. Si rivolge a Warwick. Tuttavia confesso che prima di questo giorno, spesso, udendo riferire le benemerenze del vostro re, il mio orecchio ha suscitato nella mente il desiderio.

RE LUIGI
Allora, Warwick, dico così: nostra sorella sarà di Edoardo. Perciò ora saranno redatte le clausole concernenti il patrimonio che il vostro re deve accantonare, e che sarà controbilanciato dalla dote di lei. Accostati, Regina Margherita, e sii testimone che Bona sarà la moglie del re d'Inghilterra.

PRINCIPE EDOARDO
Di Edoardo, non del re d'Inghilterra.

MARGHERITA
Warwick ingannatore, il tuo è stato un trucco per svuotare la mia richiesta con questa alleanza: prima della tua venuta Luigi era amico di Enrico.

RE LUIGI
Ed è tuttora amico di lui e di Margherita. Ma se il vostro titolo alla corona è debole - come appare dai successi incoraggianti di Edoardo - allora è solo ragionevole che io sia svincolato dalla mia recente promessa di darti soccorso. Comunque, avrete tutto l'affetto che posso darvi, secondo le esigenze del vostro rango e le mie disponibilità.

WARWICK
Ora Enrico vive, a suo piacimento, in Scozia, dove, nulla avendo, non può perdere nulla. In quanto a voi, la nostra ex regina, avete un padre in grado di mantenervi, e sarebbe meglio se assillaste lui e non Francia.

MARGHERITA
Calma, Warwick arrogante e svergognato, tu che superbo innalzi e tiri giù i re! Non me ne andrò finché, con le parole e le lacrime, entrambe piene di verità, non indurrò Re Luigi a scorgere il tuo astuto imbroglio e il falso amore del tuo signore,

 

Dietro le quinte un Corriere suona il corno.

 

poiché voi due siete uccelli dalle stesse piume.

RE LUIGI
Warwick, c'è un corriere per noi o per te.

Entra il Corriere.

CORRIERE (si rivolge a Warwick)
Signor ambasciatore, queste lettere sono per voi, inviate da vostro fratello, il Marchese Montague. (A Luigi.) Queste dal nostro re a vostra maestà. (A Margherita.) E queste, signora, per voi: non so da parte di chi.
 

Tutti leggono le proprie lettere.

OXFORD
Mi fa piacere che la nostra bella regina e padrona sorrida alle notizie, mentre Warwick si acciglia per le sue.

PRINCIPE EDOARDO
Sì, osserva Luigi che pesta i piedi, come fosse irritato. Spero che tutto vada per il meglio.

RE LUIGI
Warwick, che notizie hai? E voi, bella regina?

MARGHERITA
Le mie sono tali da riempirmi il cuore di gioia inattesa.

WARWICK
Le mie piene di dolore e di disappunto.

RE LUIGI
Dunque, il vostro re ha sposato Lady Grey, e ora, per addolcire il vostro inganno e il suo, mi manda una carta per incitarmi alla pazienza? È questa l'alleanza che egli cerca con Francia? Osa presumere di beffarci in questo modo?

MARGHERITA
L'avevo detto, prima, a vostra maestà. Questo dimostra l'amore di Edoardo e l'onestà di Warwick.

WARWICK
Re Luigi, qui affermo in presenza del cielo, e per la speranza di felicità celeste dentro di me, che io sono innocente di queste scorrettezze di Edoardo - on più il mio re, poiché disonora me, ma soprattutto se stesso, se vedesse la sua vergogna. Dimenticai che, a causa della casata York, mio padre giunse a una morte prematura? Lasciai correre le violenze compiute contro mia nipote? Gli cinsi il capo con la corona regale? Sottrassi a Enrico i suoi diritti di nascita? E, alla fine, vengo risarcito con questa vergogna? Vergogna a lui! Poiché ciò che mi merito è l'onore; e, per aggiustare il mio onore, perduto per lui, qui lo abiuro e ritorno a Enrico. Mia nobile regina, dimentichiamo i vecchi rancori, da adesso sono il tuo leale servitore. Vendicherò il torto da lui fatto a Lady Bona e pianterò Enrico sul suo terreno originario.

MARGHERITA
Warwick, queste parole hanno mutato il mio odio in amore, e io perdono, anzi dimentico le antiche colpe, e gioisco che tu diventi amico di Re Enrico.

WARWICK
Tanto suo amico, sì, amico genuino, che se Re Luigi acconsente a rifornirci con alcune truppe di soldati scelti, mi impegnerò a sbarcarli sulla nostra costa e, con la guerra, scaccerò il tiranno dal suo seggio. Non sarà certo la sua fresca sposa a venirgli in soccorso; in quanto a Clarence, come riferiscono le mie lettere, è molto probabile che ora l'abbandoni, poiché il suo connubio è dovuto più alla sfrenata lussuria che all'onore o alla volontà di rafforzare e proteggere il nostro paese.

BONA
Caro fratello, come Bona avrà la sua vendetta se non con l'aiuto concesso a questa regina afflitta?

MARGHERITA
Principe illustre, come vivrà il povero Enrico se tu non lo salvi dalla turpe disperazione?

BONA

La mia causa e quella della regina sono una cosa sola.

WARWICK
E la mia, bella Lady Bona, si unisce alle vostre.

RE LUIGI
E la mia è la sua, la tua e quella di Margherita. Ormai sono fermamente deciso a darvi appoggio.

MARGHERITA
A nome di tutti porgo umili grazie.

RE LUIGI
Dunque, messaggero d'Inghilterra, ritorna in tutta fretta e di' al falso Edoardo, il tuo presunto re, che Luigi di Francia si accinge a mandare maschere di ferro per far la festa a lui e alla sua sposa novella. Vedi cosa è stato sancito: corri a spaventare il tuo re.

BONA
Riferiscigli che io, sperando che si ritrovi presto vedovo, porterò per amor suo una ghirlanda di salice.

MARGHERITA
Riferiscigli che ho smesso di vestire a lutto e che sono pronta a indossare l'armatura.

WARWICK
Riferiscigli da parte mia che mi ha fatto torto, e perciò lo scoronerò senza indugiare.

(Gli dà del denaro)

Eccoti la ricompensa; va'..
 

Esce il Corriere.

RE LUIGI
Dunque, Warwick, tu e Oxford, con cinquemila uomini solcherete il mare e darete battaglia al falso Edoardo; e, al momento opportuno, questa nobile regina e il principe seguiranno con una riserva fresca. Però, prima di partire, rispondimi solo a questo dubbio: quale impegno abbiamo della tua assoluta lealtà?

WARWICK
Questo garantirà la mia duratura lealtà: se la nostra regina e questo principe acconsentono, unirò a lui la maggiore delle mie figlie, il mio tesoro, nelle sacre bende nuziali.

MARGHERITA
Sì, acconsento e vi ringrazio per il vostro gesto. Figlio Edoardo, ella è bella e virtuosa, perciò non esitare: dà la mano a Warwick, e con la mano, la tua irrevocabile certezza che solo la figlia di Warwick sarà tua.

PRINCIPE EDOARDO
Sì, l'accetto, perché assai lo merita: e qui, a conferma del mio voto, do la mia mano. Dà la mano a Warwick.

RE LUIGI
Che aspettiamo adesso? I soldati saranno richiamati, e tu, Lord Borbone, nostro supremo ammiraglio, li traghetterai con la nostra flotta regale. Bramo di vedere che nella guerra Edoardo faccia le spese d'aver irriso il matrimonio con una dama francese..
 

Escono tutti eccetto Warwick.

WARWICK
Giunsi inviato da Edoardo come ambasciatore, ma ritorno a lui da mortale nemico giurato: l'incarico che mi diede era una faccenda di matrimoni, ma una guerra terribile risponderà alla sua richiesta. Non aveva nessun altro di cuiprendersi gioco oltre a me? Nessuno all'infuori di me trasformerà in dolore la sua beffa. Fui lo strumento principale della sua ascesa alla corona, sarò lo strumento principale che lo risospinge in basso: non che io compatisca le miserie di Enrico, ma cerco vendetta per lo scherno di Edoardo.

 

Esce.

 

 

Indice Teatro

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Enrico VI - Parte III

(“King Henry the Sixth, part 3” - 1588 - 1592)

 

 

atto quarto - scena prima

 

Entrano Gloucester, Clarence, Somerset e Montague.

 

GLOUCESTER
Allora, dimmi, fratello Clarence, cosa ne pensi di questo fresco matrimonio con Lady Grey? Nostro fratello non ha fatto una scelta azzeccata?

CLARENCE
Ahimè, lo sai, qui siamo lontani dalla Francia: non poteva aspettare il ritorno di Warwick?

SOMERSET
Miei signori, interrompete il colloquio: arriva il re.

Squilli di tromba.

Entrano Re Edoardo con il seguito, Lady Grey (ora Regina Elizabeth), Pembroke, Stafford, Hastings assieme ad altri: quattro stanno da un lato, quattro dall'altro.

GLOUCESTER
E la sua eletta sposa.

CLARENCE
Intendo dirgli chiaramente quel che penso.

RE EDOARDO
Allora, fratello Clarence, a te piace la nostra scelta? Te ne stai pensoso e immusonito!

CLARENCE
Come a Luigi di Francia o al Conte di Warwick, che sono così privi di coraggio e di comprendonio da non adontarsi per la nostra offesa.

 

RE EDOARDO
Supponi che si adontino senza ragione, sono soltanto Luigi e Warwick: io sono Edoardo, il re tuo e di Warwick, e devo avere ciò che voglio.

GLOUCESTER
E avrai ciò che vuoi, perché sei il nostro re. Eppure, un matrimonio frettoloso di rado dà buona prova.

RE EDOARDO
Ma come, fratello Riccardo, anche tu sei offeso?

GLOUCESTER
Io? Io no: Dio ne scampi che io auguri di staccarsi a chi Dio ha accoppiato; sì, sarebbe un peccato separare due che sono così ben aggiogati.

RE EDOARDO
Smettetela con il vostro sdegno e disappunto, e ditemi una qualche ragione per cui Lady Grey non dovrebbe essere mia moglie e regina d'Inghilterra. E anche voi, Somerset e Montague, esprimete liberamente il vostro pensiero.

CLARENCE
Questa è la mia opinione: Re Luigi diventerà vostro nemico, perché vi siete preso gioco di lui riguardo al matrimonio con Lady Bona.

GLOUCESTER
E Warwick, eseguendo l'incarico da voi assegnatogli, ora è disonorato da quest'altro matrimonio.

RE EDOARDO
E se sia Luigi che Warwick venissero placati da un qualche espediente ben architettato?

 

MONTAGUE
Tuttavia aver raggiunto una tal alleanza con la Francia avrebbe rafforzato il nostro stato contro tempeste esterne più di qualsiasi matrimonio fatto in casa.

HASTINGS
Come, Montague non sa che l'Inghilterra è sicura da sola, se solo è leale con se stessa?

MONTAGUE
Ma è ancora più sicura quando è protetta dalla Francia.

HASTINGS
Meglio perder la Francia che porre fede nella Francia. Che ci proteggano Dio e i mari che Egli ci ha dato come barriera inespugnabile, e, con il loro aiuto, difendiamoci da soli; la nostra sicurezza sta in essi e in noi stessi.

CLARENCE
Per questo solo discorso Lord Hastings si merita di prendersi l'erede di Lord Hungerford.

RE EDOARDO
Altro che! Era mia volontà e concessione, e in questo caso la mia volontà costituirà legge.

GLOUCESTER
Tuttavia, penso che vostra grazia non abbia fatto bene a dare l'erede e figlia di Lord Scales al fratello della vostra affezionata consorte; sarebbe stata più conveniente per me o per Clarence, ma voi seppellite i legami fraterni nella vostra sposa.

CLARENCE
Altrimenti non avreste concesso l'erede di Lord Bonville al figlio della vostra moglie novella, e lasciato i vostri fratelli ad arrangiarsi.

RE EDOARDO
Poverino, Clarence! È per via di una moglie che sei di cattivo umore? Te la procurerò.

CLARENCE
Scegliendo per conto vostro, avete mostrato uno scarso senno e perciò mi darete licenza di fare da mediatore per conto mio; a tal fine mi riprometto in breve di lasciarvi.

RE EDOARDO
Che tu mi lasci o rimanga, Edoardo sarà re e non sarà vincolato alla volontà di suo fratello.

REGINA ELIZABETH
Miei nobili signori, prima che piacesse a sua maestà di elevare il mio stato al rango di regina - rendetemi solo giustizia, tutti voi dovete ammettere, che la mia discendenza non era priva di nobiltà - gente più bassa di me ha avuto uguale sorte. Ma come questo rango onora me e i miei, così la vostra ostilità - anche se vorrei esservi amica - ammanta la mia gioia di pericoli e di dolori.

RE EDOARDO
Amore mio, smetti di blandire il loro malumore: quali pericoli o dolori possono accaderti finché Edoardo è il tuo leale amico e il loro vero sovrano, cui devono obbedienza? Sì, a cui essi obbediranno dandoti il loro amore, a meno che non vogliano incorrere nel mio odio, e se lo vogliono, comunque ti terrò al sicuro, ed essi sentiranno la vendetta della mia collera.

GLOUCESTER (in disparte)
Ascolto, ma non dirò molto, per pensare di più.

Entra un Corriere.

RE EDOARDO
Allora, messaggero, che lettere o nuove dalla Francia?

CORRIERE
Mio sire sovrano, nessuna lettera e poche parole, ma tali che, senza il vostro speciale perdono, io non oso riferire.

RE EDOARDO
Coraggio, ti perdoniamo: perciò riferiscimi in breve, e il più fedelmente possibile, le loro parole. Qual è la risposta di Re Luigi alle nostre lettere?

CORRIERE
Alla mia partenza, queste furono esattamente le sue parole: "Va' a dire al falso Edoardo, tuo presunto re, che Luigi di Francia si accinge a mandare maschere di ferro per far la festa a lui e alla sua sposa novella".

RE EDOARDO
È così audace, Luigi? Forse pensa che io sia Enrico. Ma cosa disse Lady Bona a proposito del mio matrimonio?

CORRIERE
Ecco le sue parole, pronunciate con una punta di disprezzo: "Riferiscigli che io, sperando che si ritrovi presto vedovo, porterò per amor suo una ghirlanda di salice".

RE EDOARDO
Non la biasimo; non avrebbe potuto dire di meno: ha subìto un torto. - Ma cosa disse la regina di Enrico, poiché ho saputo che ella si trovava sul posto?

CORRIERE
"Riferiscigli", disse, "che ho smesso di vestire a lutto, e che sono pronta a indossare l'armatura".

RE EDOARDO
Forse intende recitare la parte dell'Amazzone; ma cosa disse Warwick di queste offese?

CORRIERE
Più adirato contro vostra maestà di tutti gli altri, egli mi congedò con queste parole: "Riferiscigli da parte mia che mi ha fatto torto, e perciò lo scoronerò senza indugiare".

 

RE EDOARDO
Ah sì? Il traditore osò profferire parole così superbe? Ebbene, mi armerò, essendo preavvertito: avranno guerra e pagheranno per la loro arroganza. Ma, dimmi, Warwick è in amicizia con Margherita?

CORRIERE
Sì, benigno sovrano, hanno stretto un'amicizia così forte che il giovane Principe Edoardo sposa la figlia di Warwick.

CLARENCE
Forse la maggiore: Clarence avrà la minore. Allora, fratello re, addio e tieniti saldo, perché me ne andrò dall'altra figlia di Warwick, cosicché, anche se mi manca un regno, proverò di non esserti inferiore per matrimonio. Chi di voi ama me e Warwick, mi segua.

 

Esce Clarance, e Somerset lo segue.

GLOUCESTER (in disparte)
Io no; i miei pensieri puntano a una meta più lontana: rimango non per amore di Edoardo, ma della corona.

RE EDOARDO
Clarence e Somerset tutti e due passano a Warwick? Tuttavia sono armato contro il peggio che mi possa capitare, e la fretta è necessaria in questa situazione di emergenza. Pembroke e Stafford, voi, per conto nostro, arruolate gli uomini e fate i preparativi per la guerra: sono già sbarcati o lo saranno in breve; io stesso vi seguirò subito in persona..


Escono Pembroke e Stafford.


Ma prima che io vada, Hastings e Montague, sciogliete il mio dubbio: voi due, tra tutti gli altri, siete i più vicini di sangue a Warwick, e suoi alleati: ditemi se amate Warwick più di me; se è così, andatevene tutti e due da lui. Vi preferisco nemici piuttosto che finti amici. Ma se intendete conservare la vostra leale obbedienza, datemene conferma con un voto d'amicizia, in modo che non possa mai nutrire sospetti su di voi.

MONTAGUE
Iddio aiuti Montague a provare la sua lealtà.

HASTINGS
E Hastings, a privilegiare la causa di Edoardo.

RE EDOARDO
Allora, fratello Riccardo, starete con noi?

GLOUCESTER
Sì, malgrado tutti quelli che diserteranno.

RE EDOARDO
Dunque così sono sicuro della vittoria! Perciò andiamo senza perder tempo a ricevere Warwick e le sue truppe straniere.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Entrano Warwick e Oxford in Inghilterra, con i soldati francesi.


WARWICK
Credetemi, mio signore, finora tutto procede bene: la gente del popolo diserta in massa, unendosi a noi.

 

Entrano Clarence e Somerset.

 

Ma ecco che giungono Somerset e Clarence. Parlate spediti, miei signori; siamo amici?

CLARENCE
Non temere il contrario, mio signore.

WARWICK
Allora, nobile Clarence, benvenuto da Warwick - e benvenuto Somerset: considero una vigliaccheria conservare il sospetto quando un nobile cuore ha dato in pegno la mano aperta in segno d'amore; altrimenti potrei credere che Clarence, fratello di Edoardo, simuli soltanto amicizia per le nostre operazioni. Suvvia, dolce Clarence, mia figlia sarà tua. E ora, con la copertura della notte, mentre tuo fratello è accampato alla meglio, i suoi soldati se la svignano nelle città dei dintorni, e lui è protetto soltanto dalla scorta, cosa rimane da fare, se non prenderlo di sorpresa, e catturarlo a nostro piacimento? I nostri esploratori hanno scoperto che l'avanzata non presenta ostacoli; come Ulisse e il risoluto Diomede si infiltrarono fino alle tende di Reso, con astuzia e vigore, e portarono via i fatali destrieri della Tracia, così noi, ben protetti dal nero mantello della notte, possiamo, inaspettati, sopraffare la scorta di Edoardo, e catturarlo - non dico di ammazzarlo, poiché mi propongo solo di coglierlo di sorpresa. Voi che mi seguirete in questo tentativo plaudite il nome di Enrico con quello del vostro capo.

 

Tutti gridano, "Enrico!"
 

Allora avviamoci nel più assoluto silenzio: per Warwick e i suoi amici, Dio e San Giorgio!.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena terza

 

Entrano tre sentinelle a guardia della tenda di Re Edoardo.

PRIMA SENTINELLA
Forza, signori miei, ciascuno prenda il suo posto: a quest'ora il re si è sistemato per dormire.

SECONDA SENTINELLA
Come, non se ne va a letto?

PRIMA SENTINELLA
No; poiché ha fatto voto solenne di non sdraiarsi mai a prendere il riposo naturale finché non siano eliminati o lui o Warwick.

SECONDA SENTINELLA
Domani forse sarà il giorno decisivo, se, come riferiscono alcuni, Warwick è così vicino.

TERZA SENTINELLA
Ma ditemi, vi prego, chi è quel nobile che riposa nella tenda assieme al re?

SECONDA SENTINELLA
È Lord Hastings, il migliore amico del re.

TERZA SENTINELLA
Davvero? Ma perché il re ingiunge ai suoi principali seguaci di alloggiare nelle città attorno a lui, mentre lui stesso sosta sul campo all'addiaccio?

SECONDA SENTINELLA
Più grande è l'onore quanto maggiore il pericolo.

TERZA SENTINELLA
Sì, ma datemi rispetto e tranquillità: io li preferisco a un onore pericoloso. Se Warwick sapesse in quale situazione il re si trova, c'è da temere che lo sveglierebbe.

PRIMA SENTINELLA
A meno che le nostre alabarde non ostruiscano il passaggio.

SECONDA SENTINELLA
Sì, perché altrimenti noi sorvegliamo la sua tenda regale se non per proteggere la sua persona dai nemici notturni?

Entrano Warwick, Clarence, Oxford, Somerset e i soldati francesi, tutti in silenzio.

WARWICK
Ecco la sua tenda, e guardate dove sta la sua scorta. Coraggio, signori miei! Ora o mai più è il momento dell'onore! Seguitemi soltanto, ed Edoardo sarà nostro.

PRIMA SENTINELLA
Chi va là?

SECONDA SENTINELLA
Fermati, o sei morto.

Warwick e gli altri gridano in coro "Warwick! Warwick!" e si scagliano contro le guardie, che fuggono gridando, "All'armi, all'armi!", mentre Warwick e gli altri li inseguono fuori di scena.

Rullano i tamburi e squillano le trombe; entrano Warwick, Somerset e gli altri, trascinando il re in camicia da notte, seduto su una seggiola. Riccardo di Gloucester e Hastings fuggono per il palcoscenico.

SOMERSET
Chi sono quelli che fuggono?

WARWICK
Riccardo e Hastings. Lasciateli andare: ecco qui il duca.

RE EDOARDO
"Il duca"? Ma come, Warwick: quando ci lasciammo, mi chiamavi re.

WARWICK
Sì, ma la musica è cambiata. Quando mi umiliasti durante la mia ambasciata, io ti degradai dal rango di re, e ora sono qui per crearti Duca di York. Ahimè, come potresti governare qualsiasi regno, tu che non sai come usare gli ambasciatori, né come accontentarti di una sola moglie, né come servirti fraternamente dei tuoi fratelli, né come applicarti al benessere dei cittadini, né come salvaguarti dai nemici?

RE EDOARDO
Sì, fratello Clarence, anche tu ci sei? Allora vedo che Edoardo deve cedere. Tuttavia, Warwick, a dispetto di tutti i guai, di te stesso e di tutti i tuoi complici, Edoardo si comporterà sempre da re: sebbene la malvagità del destino rovesci il mio rango, la mia mente supera la circonferenza della sua ruota.

WARWICK
Allora, per la sua mente, sia Edoardo re d'Inghilterra, (Gli toglie la corona.) ma adesso Enrico porterà la corona d'Inghilterra e sarà il vero re al posto tuo: tu solo l'effigie. Lord Somerset, fate in modo che, dietro mia richiesta, il Duca Edoardo sia consegnato a mio fratello, l'Arcivescovo di York. Dopo aver combattuto contro Pembroke e i suoi seguaci, vi seguirò per riferire quale risposta gli hanno inviato Luigi e Lady Bona. Ora, addio per qualche tempo, buon Duca di York.


Si accingono a portarlo via con la forza.

RE EDOARDO
L'uomo deve sottostare alla sorte che il fato gli crea; non serve resistere sia al vento che alla marea.

 

Esce, sotto sorveglianza, con Somerset.

OXFORD
Cosa resta da fare adesso, miei nobili signori, se non marciare su Londra con i nostri soldati?

WARWICK
Sì, questa è la prima cosa che dobbiamo fare, per liberare Re Enrico dalla prigionia e vederlo reintegrato sul trono regale.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quarta

 

Suona l'allarme. Incursioni. Entrano Riccardo da una porta e Clifford dall'altra.
Entrano Rivers e la Regina Elizabeth in lacrime.

RIVERS
Signora, cosa vi provoca questo improvviso turbamento?

ELIZABETH
Come, fratello Rivers, non hai ancora appreso quale disgrazia è capitata di recente a Re Edoardo?

RIVERS
Cosa, la perdita di una battaglia campale contro Warwick?

ELIZABETH
No, la perdita della sua regale persona.

RIVERS
Dunque il mio sovrano è stato ucciso?

ELIZABETH
Sì, quasi ucciso, perché è preso prigioniero; o tradito dall'inganno della sua scorta, o sorpreso impreparato dal nemico; inoltre, come mi è stato reso noto, è stato or ora affidato al vescovo di York, fratello del crudele Warwick e perciò nostro nemico.

RIVERS
Devo ammettere che queste notizie sono assai tristi; ma, benigna singora, sopportatele senza cedere al dolore: Warwick può perdere quello che ora ha da vincitore.

ELIZABETH
Fino ad allora la bella speranza deve opporsi allo scoramento, e anch'io devo evitare la disperazione per amore della prole di Edoardo nel mio grembo: questo è quello che mi fa controllare le emozioni e sopportare mitemente la croce della cattiva sorte: sì, sì, per questo trattengo molte lacrime e fermo l'empito dei sospiri succhiasangue, per non inaridire o affogare, con sospiri o pianti, il frutto di Re Edoardo, vero erede al trono d'Inghilterra.

 

RIVERS
Ma, signora, dove si è diretto Warwick?

ELIZABETH
Mi si informa che egli avanza su Londra per porre ancora una volta la corona sul capo di Enrico. Immaginati il resto: gli amici di Re Edoardo cadranno. Ma per prevenire le violenze del tiranno - poiché non si può credere in chi ha già mancato di parola - mi recherò da qui nel santuario, per salvare almeno l'erede dei diritti di Edoardo. Là sarò al sicuro dall'aggressione e dalla frode. Forza, perciò, fuggiamo mentre possiamo ancora fuggire: se Warwick ci prende, siamo certi di morire.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quinta

 

Entrano Gloucester, Lord Hastings e Sir William Stanley con i loro soldati.


GLOUCESTER
Ora, Lord Hastings e Sir William Stanley, smettete di chiedervi perché vi ho condotti qui, in questo boschetto che è il più fitto del parco. Ecco il mio piano: sapete che il nostro re, mio fratello, è prigioniero del vescovo locale, in mano al quale egli gode di un buon trattamento e libertà d'azione, e, spesso, seguìto solo da una scorta sparuta, va a caccia per suo diletto in questi paraggi. Per canali segreti, l'ho allertato che se, intorno a quest'ora, arriva fin qui con il pretesto di inseguire la preda, vi troverà gli amici, con cavalli e soldati, a liberarlo dalla sua prigionia.

Entrano Re Edoardo e un cacciatore con lui.

CACCIATORE
Di qui, mio signore, perché la preda sta da quella parte.

RE EDOARDO
No, brav'uomo, da questa parte: eccoli lì i cacciatori. Allora, fratello di Gloucester, Lord Hastings, e voi altri, ve ne state qui vicino a rubare i cervi del vescovo?

GLOUCESTER
Fratello, il momento e le circostanze richiedono celerità; il vostro cavallo è pronto ai margini del parco.

RE EDOARDO
Ma poi dove andremo?

HASTINGS
A Lynn, mio nobile signore, e da lì ci imbarcheremo per le Fiandre.

GLOUCESTER
Ben congegnato, credetemi: era questo il mio proposito.

RE EDOARDO
Stanley, ricompenserò la tua sollecitudine.

GLOUCESTER
Ma perché stiamo qui? Non è il momento di parlare.

RE EDOARDO
Cacciatore, tu cosa dici? Verrai con noi?

CACCIATORE
Meglio andare che rimanere per essere impiccati.

GLOUCESTER
Allora vieni, via! Non perdiamo altro tempo.

RE EDOARDO
Addio, vescovo. Bada a Warwick: sarà molto adirato, e prega che io possa essere di nuovo incoronato.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena sesta

 

Squilli di tromba.

Entrano Warwick, Clarence con la corona; quindi Re Enrico Sesto, Somerset, il giovane Enrico Conte di Richmond, Oxford, Montague e il Comandante della Torre.

RE ENRICO
Signor comandante, ora che Dio e gli amici hanno buttato giù Edoardo dal seggio regale e hanno restituito la libertà al mio stato di recluso, mutando la mia paura in speranza, il dolore in gioia, qual è il pagamento dovuto al mio rilascio?

COMANDANTE
I sudditi non possono pretendere nulla dai sovrani; ma se può aver successo un'umile preghiera, allora imploro il perdono di vostra maestà.

RE ENRICO
Per cosa, comandante? Per avermi trattato bene? Anzi, sii certo che ripagherò la tua cortesia poiché essa ha reso la ia prigionia un piacere,  sì, un piacere simile a quello che gli uccelli in gabbia provano quando, dopo molti pensieri malinconici, grazie agli accenti dell'armonia familiare, dimenticano la perdita della loro libertà. Ma, Warwick, dopo Iddio, sei tu chi mi hai fatto libero, e perciò io ringrazio Dio e te: Egli fu l'autore, tu fosti lo strumento. Perciò, affinché io possa sconfiggere la Fortuna ostile, vivendo in basso, dove la Fortuna non può farmi del male, e affinché la gente di questa terra benedetta non venga punita dalla mia stella funesta, Warwick, sebbene in capo porti ancora la corona, qui io cedo a te il mio governo, (Gli porge una delega.) poiché tu sei fortunato in tutte le tue azioni.

WARWICK
Vostra grazia ha sempre avuto fama di virtuoso, e ora appare saggio quanto è virtuoso, individuando ed eludendo l'ostilità della fortuna, poiché pochi uomini sono in sintonia con le stelle. Tuttavia, per una cosa vostra grazia merita il mio biasimo, nell'indicare me quando Clarence è a portata di mano.

CLARENCE
No, Warwick, tu sei degno della supremazia, tu, a cui i cieli nel tuo oroscopo congiunsero un ramo d'olivo e la corona d'alloro, così da benedirti in pace e in guerra; perciò ti do di buon animo il mio assenso.

WARWICK
E io scelgo Clarence come unico Protettore.

RE ENRICO
Warwick e Clarence, tutti e due datemi la mano. Ora stringetevi la mano, e con la mano il cuore affinché nessun disaccordo ostacoli il governo. Vi creo entrambi Protettori di questa terra, mentre io stesso condurrò una vita da privato e passerò i giorni che mi restano in preghiera a rampognare il peccato e a lodare il mio Fattore.

WARWICK
Cosa risponde Clarence alla volontà del suo sovrano?

CLARENCE
Che egli consente, se Warwick dà il suo assenso, poiché io mi baso sulla tua buona sorte.

WARWICK
Allora, seppur riluttante, devo dichiararmi soddisfatto. Tu e io ci aggiogheremo come un'ombra duplice al corpo di Enrico, e prenderemo il suo posto - intendo nel sostenere il peso del governo, mentre egli gode onori e vita comoda; Clarence, ora è più che mai necessario he Edoardo sia immediatamente dichiarato traditore e che tutti i suoi beni e le sue terre vengan confiscati.

CLARENCE
Senz'altro; e che sia stabilita la successione?

WARWICK
Sì, e a Clarence non mancherà la sua parte.

RE ENRICO
Ma con il primo di tutti i vostri affari principali, lasciate che vi supplichi - poiché non ho ordini da dare - che Margherita, vostra regina, e mio figlio Edoardo, siano invitati a tornare in fretta dalla Francia; finché non li vedo qui, sfiducia e paura mi eclissano a metà il piacere della libertà.

CLARENCE
Verrà fatto, mio sovrano, in gran fretta.

RE ENRICO
Mio signore di Somerset, chi è quel giovanotto a cui tu sembri dedicare tante premure?

SOMERSET
Sire, è il giovane Enrico, Conte di Richmond.

RE ENRICO
Vieni qui, speranza d'Inghilterra. (Gli pone la mano sul capo.) Se segreti poteri ispirano la pura verità ai miei pensieri profetici, questo bel ragazzo farà la felicità del nostro paese. I suoi sguardi sono pieni di serena maestà, il suo capo è adatto per natura a portare la corona, la mano a reggere uno scettro, e lui stesso appare pronto a benedire, al momento giusto, un trono regale. Nobili signori, tenetelo nella più alta considerazione: è lui che vi aiuterà a sconfiggere la mia maledizione.

Entra un Corriere.

WARWICK
Quali notizie, amico mio?

CORRIERE
Edoardo è sfuggito a vostro fratello, ed è scappato, come ha appreso in seguito, in Borgogna.

WARWICK
Notizie dure a digerire! Ma come è riuscito a fuggire?

CORRIERE
È stato prelevato di nascosto, in una imboscata da Riccardo, Duca di Gloucester, e da Lord Hastings, che era al suo seguito, ai margini della foresta. Lo hanno liberato dai cacciatori del vescovo, perché la caccia era il suo esercizio quotidiano.

WARWICK
Mio fratello ha svolto il suo incarico da incompetente. Ma andiamocene, mio sovrano, per apprestare un rimedio a ogni ferita ne possa derivare..
 

Escono tutti, eccetto Somerset, Richmond e Oxford.

SOMERSET
Mio signore, non mi va a genio questa fuga di Edoardo, poiché Borgogna, senza dubbio, gli concederà aiuto, e, tra non molto, avremo altre guerre. Come il recente vaticinio profetico di Enrico rallegrò il mio cuore con la speranza del giovane Richmond, così, nelle attuali tensioni, il mio cuore è apprensivo per quel che potrebbe accadergli a scapito suo e nostro. Perciò, Lord Oxford, per prevenire il peggio, lo rimanderemo immediatamente in Bretagna, finché non passino le bufere della guerra civile.

OXFORD
Sì, poiché se Edoardo viene di nuovo incoronato, è facile che, con gli altri, anche Richmond sia stroncato.

SOMERSET
Sarà così: partirà per la Bretagna. Forza, dunque, diamoci da fare celermente.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena settima

 

Squilli di tromba.

Entrano Re Edoardo, Gloucester, Hastings e una truppa di olandesi, con un tamburino.

RE EDOARDO
Ora, fratello Riccardo, Lord Hastings, e voi altri, fino ad ora la Fortuna ci presenta le sue scuse e dice che ancora una volta scambierò il mio rango derelitto con la corona regale di Enrico. Bene abbiamo traversato e riattraversato i mari e portato dalla Borgogna l'aiuto ambito. Cosa ci rimane da fare, ora che siamo giunti dal porto di Ravenspurgh davanti alle mura di York, se non entrare in quello che è il nostro ducato?


Hastings batte alla porta.

GLOUCESTER
Le porte sono state serrate? Fratello, non mi piace, poiché molti che inciampano sulla soglia di casa sono avvisati che all'interno si annida il pericolo.

RE EDOARDO
Zitto e buono, ora i presagi non devono spaventarci. Dobbiamo entrare con le buone o con le cattive, poiché, una volta qui, i nostri amici torneranno da noi.

HASTINGS
Sire, busserò ancora una volta per convocarli.


Bussa e il tamburino fa rullare il tamburo.
Sulle mura entrano il Sindaco di York e i suoi confratelli consiglieri.


SINDACO
Miei nobili signori, fummo avvertiti del vostro arrivo e chiudemmo le porte per la nostra salvezza, perché ora dobbiamo obbedienza a Enrico.

RE EDOARDO
Ma, messer Sindaco, se Enrico è il vostro re, tuttavia Edoardo è almeno Duca di York.

SINDACO
È vero, mio buon signore, so che non siete di meno.

RE EDOARDO
Ebbene, reclamo null'altro se non il mio ducato e sono pienamente soddisfatto solo di quello.

GLOUCESTER (in disparte)
Ma una volta che la volpe avrà infilato appena il naso, presto troverà il modo di far passare tutto il corpo.

HASTINGS
Ebbene, messer Sindaco, perché rimanete in dubbio?Aprite le porte: noi siamo amici di Re Enrico.

SINDACO
Dite davvero? Allora le porte verranno aperte.


Scende.

GLOUCESTER
Un capitano saggio e risoluto: s'è convinto subito!

HASTINGS
Il bravo vecchio vorrebbe che tutto andasse a finir bene, per non scapitarne; ma, una volta entrati, non ho alcun dubbio, riporteremo subito alla ragione sia lui che tutti i suoi confratelli.

Entrano il Sindaco, con le chiavi in mano e due consiglieri.

RE EDOARDO
Dunque, messer Sindaco: queste porte devono star chiuse solo di notte o in tempo di guerra. Su, non temere, brav'uomo, consegnami le chiavi. Prende le chiavi. Edoardo difenderà la città, te e tutti quegli amici che decidono di seguire me.

Suona una marcia militare.

Entra Sir John Montgomery, con un tamburino e soldati.

GLOUCESTER
Fratello, costui è Sir John Montgomery, nostro amico fidato, a meno che non mi inganni.

RE EDOARDO
Benvenuto, Sir John. Ma perché vieni in armi?

MONTGOMERY
Per aiutare Re Edoardo, in questo clima di bufera, come dovrebbe fare ogni suddito leale.

RE EDOARDO
Grazie, buon Montgomery; ma ormai noi rinunciamo ai nostri titoli alla corona, e reclamiamo soltanto il nostro ducato, finché a Dio non piaccia di darci riposo.

MONTGOMERY
Allora addio, perché io me ne vado via subito: sono venuto a servire un re, non un duca. Tamburino, attacca, e rimettiamoci in marcia.
 

Il tamburino comincia a suonare la marcia.

RE EDOARDO
No, fermati ancora un po', Sir John, e discutiamo con quali mezzi sicuri si può recuperare la corona.

MONTGOMERY
Cosa c'entrano le discussioni? In parole povere, se voi qui non vi proclamate subito re, vi lascerò alla vostra sorte e me ne andrò a trattenere quelli che giungono in vostro soccorso. Perché combattere se voi non reclamate il titolo?

 

GLOUCESTER
Ebbene, fratello, perché indugiate su questioni da poco? Decidetevi, e sbrighiamoci a reclamare la corona.

RE EDOARDO
Quando saremo diventati più forti, la reclameremo: fino ad allora è saggio celare le nostre intenzioni.

HASTINGS
Basta scrupoli oziosi! Ora le armi devono comandare.

GLOUCESTER
E le menti impavide salgono più rapide al trono. Fratello, vi proclameremo re all'istante: questa novella vi porterà molti amici.

RE EDOARDO
Sia come vuoi tu; perché è un mio diritto, ed Enrico usurpa soltanto il diadema.

MONTGOMERY
Sì, ora il mio sovrano parla da par suo; e ora io sarò il campione di Edoardo.

HASTINGS
Suonate, trombe; qui Edoardo sarà proclamato re. Su, compagno d'armi, leggi il proclama.
(Porge una carta a un soldato.)

 

Squilli di tromba. Musica.

SOLDATO (legge)
Edoardo Quarto, per Grazia di Dio, re d'Inghilterra e Francia, signore d'Irlanda, ecc.

MONTGOMERY
E chiunque obietti al diritto di Re Edoardo, con questo lo sfido a singolar tenzone. (Getta a terra il suo guanto.) Lunga vita a Edoardo Quarto!

TUTTI
Lunga vita a Edoardo Quarto!

RE EDOARDO
Grazie, valoroso Montgomery, e grazie a tutti voi: se la sorte mi è propizia, ripagherò questa cortesia. Adesso, per questa notte, alloggiamo qui a York e quando il sole mattutino innalzerà il suo carro sopra il confine di questo orizzonte, noi marceremo contro Warwick e i suoi compari, perché so bene che Enrico non è un guerriero. Ah, Clarence sfrontato, come male ti si addice adulare Enrico e abbandonare tuo fratello! Tuttavia, incontreremo sia te che Warwick, come possiamo. Forza, soldati valorosi: non dubitate dell'impresa e, una volta compiuta, non dubitate della lauta resa.


Squilli di tromba. Marcia militare.

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena OTTAVA

 

Squilli di tromba.

Entrano il Re Enrico, Warwick con una lettera in mano, Montague, Clarence, Oxford ed Exeter.
 

WARWICK
Cosa consigliate, signori? Dal Belgio Edoardo con gli irosi tedeschi e i rozzi olandesi ha traversato indenne lo stretto braccio della Manica, e con le sue truppe marcia rapido su Londra; e molti sventati passano dalla sua parte.

RE ENRICO
Arruoliamo dei soldati e ricacciamolo indietro.

CLARENCE
Un focherello si fa presto a calpestare, ma se lo si ignora, non lo estingue un fiume.

WARWICK
Ho amici sinceri nel Warwickshire, non sediziosi in pace eppure audaci in guerra; li radunerò, e tu, genero Clarence, nel Suffolk, nel Norfolk e nel Kent solleciterai i cavalieri e i gentiluomini a venire con te. Tu, fratello Montague, a Buckingham, a Northampton, nel Leicestershire troverai uomini en disposti ad ascoltare i  tuoi ordini. E tu, valente Oxford, che sei tanto amato, nell'Oxfordshire radunerai i tuoi amici. Il mio sovrano con gli affezionati cittadini, simile alla sua isola recinta dall'oceano, o alla modesta Diana circondata dalle ninfe, rimarrà a Londra, finché non lo raggiungiamo. Grandi Lord, non c'è bisogno di risposte, congedatevi. Addio, mio sovrano.

RE ENRICO
Addio, mio Ettore, e autentica speranza della mia Troia.

CLARENCE
In segno di lealtà, bacio la mano di vostra altezza.
(Bacia la mano del re.)

RE ENRICO
Clarence ben intenzionato, che la sorte ti sia propizia.

MONTAGUE
Fatevi coraggio, mio signore; anch'io mi congedo.
(Bacia la mano del re.)

OXFORD
Così sigillo la mia lealtà e dico addio.
(Bacia la mano del re.)

RE ENRICO
Dolce Oxford e affezionato Montague, e tutti voi, ancora un felice arrivederci.

WARWICK
Arrivederci, dolci signori, incontriamoci a Coventry..
 

Escono da lati diversi, tutti eccetto Re Enrico ed Exeter.

RE ENRICO
Mi fermerò un po' qui a palazzo.
Cugino Exeter, cosa pensa vostra signoria? A me pare che le forze che Edoardo ha messo in campo non siano in grado di contrastare le mie.

EXETER
Il timore è che egli riesca ad allettare tutti gli altri.

RE ENRICO
Di ciò non ho paura; le mie benemerenze mi hanno reso non ho chiuso le mie orecchie alle loro richieste, né differito le loro petizioni con ritardi pesanti; la mia pietà è stata il balsamo per guarire le loro ferite, la mia mitezza ha placato i loro dolori opprimenti, la mia misericordia ha asciugato le loro lacrime abbondanti; non sono stato avido delle loro sostanze, né li ho vessati con richieste di grossi sussidi, né fui ansioso di vendicarmi, sebbene abbiano commesso molti peccati. Perché dovrebbero amare Edoardo più di me? No, Exeter, questi favori sollecitano il favore: e quando il leone si struscia con l'agnello, l'agnello non smetterà mai di seguirlo.

 

Si sente gridare fuori scena, "Per i Lancaster! Per i Lancaster!".

EXETER
Udite, udite, mio signore! Cosa sono queste urla?

Entra Re Edoardo con i suoi soldati, Gloucester e altri.

RE EDOARDO
Acciuffate il timido Enrico e portatelo via; proclamateci ancora una volta re d'Inghilterra. Tu sei la fonte che fa scorrere i ruscelli: ora che la tua sorgente si interrompe, il mio mare li inaridirà e si gonfierà ancora di più nel loro secco letto. Portatelo alla Torre; non lasciatelo parlare..


Esce Exeter con Re Enrico sotto scorta.
 

Nobili signori, pieghiamo il nostro corso verso Coventry, dove ora risiede quel prepotente di Warwick. Il sole splende caldo e, se il momento non vien colto, i morsi del rigido inverno guasteranno l'agognato raccolto.

GLOUCESTER
Via, in fretta, prima che si uniscano le sue forze, prendiamo alla sprovvista quel traditore ingrandito. Valenti guerrieri, marciamo subito verso Coventry..


Escono.

 

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico VI - Parte III

(“King Henry the Sixth, part 3” - 1588 - 1592)

 

 

atto quinto - scena prima

 

Entrano Warwick, il Sindaco di Coventry, due Messaggeri, assieme ad altri sulle mura.

 

WARWICK
Dov'è il corriere inviato dal valoroso Oxford? Quanto dista il tuo signore, mio onesto amico?

PRIMO MESSAGGERO
A quest'ora è a Dunsmore e marcia in questa direzione.

WARWICK
Quanto è lontano nostro fratello Montague? Dov'è il corriere inviato da Montague?

SECONDO MESSAGGERO
A quest'ora è a Daintry, con un esercito poderoso.

Entra Sir Thomas Somerville.

WARWICK
Dunque, Somerville, cosa dice il mio figliolo amorevole, e, secondo i tuoi calcoli, ora Clarence quanto è vicino?

SOMERVILLE
Lo lasciai a Southam con le sue truppe, e mi aspetto il suo arrivo qui entro due ore.


Un tamburo suona la marcia.

WARWICK
Allora Clarence è a portata di mano. Odo i suoi tamburi.

 

SOMERVILLE
Non sono i suoi, mio signore. Southam sta qui: il tamburo che ode vostro onore marcia da Warwick.

WARWICK
Chi dovrebbe essere? Forse amici inaspettati.

SOMERVILLE
Sono a portata di mano: lo saprai ben presto.

Marcia militare. Squilli di tromba.

Entrano Re Edoardo, Riccardo di Gloucester, e i loro soldati.

RE EDOARDO
Trombettiere, va sotto le mura e suona a parlamento.

GLOUCESTER
Guardate con che cipiglio Warwick presidia le mura.

WARWICK
Che bella seccatura, è giunto quel lascivo di Edoardo? Dove dormivano le nostre scolte, come furono corrotte per non farci sapere le notizie del suo arrivo?

RE EDOARDO
Allora, Warwick, se aprirai le porte della città, userai parole cortesi, piegherai umilmente il ginocchio, chiamerai Edoardo tuo sovrano e chiederai misericordia dalle sue mani, egli ti perdonerà questi oltraggi.

 

WARWICK
Piuttosto, se allontanerai di qui le tue forze, confesserai chi ti ha innalzato e poi tirato giù, chiamerai Warwick tuo protettore e farai penitenza, allora tu rimarrai ancora Duca di York.

GLOUCESTER
Pensavo che almeno avesse detto "re", o gli è sfuggita una battuta involontaria?

WARWICK
Un ducato, signore, non è forse un bel dono?

GLOUCESTER
Ma certo, in fede, il dono d'un povero conte; ti renderò grazie per un dono così bello.

WARWICK
Fui io a dare il regno a tuo fratello.

RE EDOARDO
E allora è mio, se non altro perché dono di Warwick.

WARWICK
Il peso è grosso e tu non sei affatto Atlante. Gracile come sei, Warwick si riprende il suo dono; Enrico è il mio re, Warwick il suo suddito.

RE EDOARDO
Ma il re di Warwick è prigioniero di Edoardo; e, prode Warwick, rispondi solo a questo: cos'è un corpo se non ha più la testa?

GLOUCESTER
Ahimè, Warwick non ha più azzeccato la carta giusta, e mentre pensava di carpire un bel dieci, il re veniva destramente sfilato dal mazzo! Lasciaste il povero Enrico nel palazzo del vescovo, dieci contro uno lo incontrerete dentro la Torre.

RE EDOARDO
Proprio così; (a Warwick) tuttavia siete sempre Warwick.

GLOUCESTER
Su, Warwick, cogliete il momento: in ginocchio, in ginocchio. Allora? Battete il ferro, altrimenti si raffredda.

WARWICK
Preferirei troncarmi questa mano in un sol colpo e con l'altra gettartela in faccia, piuttosto che abbassare le vele alla tua altezza.

RE EDOARDO
Usa le vele come vuoi, prenditi vento e marea come amici, ma questa mano, serrata ai tuoi capelli color carbone, scriverà col tuo sangue, mentre la tua testa è calda  e appena mozzata, questa frase nella polvere:"Warwick, mutevole come il vento, ora non muta più".

Entra Oxford, con tamburi e insegne.

WARWICK
O insegne allegre! Guardate: arriva Oxford!

OXFORD
Oxford, Oxford per i Lancaster!


Egli e le sue truppe entrano nella città.

GLOUCESTER
Le porte sono aperte: entriamo anche noi.

RE EDOARDO
Così altri nemici potranno prenderci alle spalle. Rimaniamo schierati, perché, senza dubbio, essi torneranno fuori per darci battaglia. Altrimenti, poiché la città è poco munita, faremo presto a stanarne i traditori.


Oxford appare in alto.
 

WARWICK
Benvenuto Oxford, abbiamo bisogno del tuo aiuto.

Entra Montague con tamburi e insegne.

MONTAGUE
Montague, Montague per i Lancaster!


Egli e le sue truppe entrano nella città.


GLOUCESTER
Tu e tuo fratello pagherete entrambi questo tradimento con il sangue più prezioso che avete in corpo.


Montague appare in alto.

RE EDOARDO
Più aspramente contesa, più grande è la vittoria: la mia mente presagisce vantaggi e conquiste favorevoli.

Entra Somerset con tamburi e insegne.

SOMERSET
Somerset, Somerset per i Lancaster!


Egli e le sue truppe entrano nella città.


GLOUCESTER
Due col tuo nome, entrambi duchi di Somerset, hanno venduto la loro vita alla casata York,


Somerset appare in alto.


e tu sarai il terzo, se funziona questa spada.

Entra Clarence con tamburi e insegne.

WARWICK
Eccolo che sfila, Giorgio di Clarence, con forze bastanti per ingaggiare battaglia col fratello; in lui un retto zelo per ciò che è giusto prevale sull'amore naturale verso un fratello.

CLARENCE
Clarence, Clarence per i Lancaster!

RE EDOARDO
Et tu, Brute? Anche tu pugnalerai Cesare? Suona la tregua per parlamentare con Giorgio di Clarence!


Suona la tregua;

Gloucester e Clarence bisbigliano tra di loro, poi Clarence toglie la rosa rossa dal berretto e la scaglia verso Warwick.

WARWICK
Su, Clarence, vieni: verrai, è Warwick che ti chiama.

CLARENCE
Padre Warwick, lo sai cosa vuol dire questo? Guarda: ti scaglio contro la tua infamia. Non manderò in rovina la casa di mio padre, che diede il sangue per cementarne le pietre, non innalzerò i Lancaster. Credi tu, Warwick, che Clarence sia così aspro, ottuso, innaturale,  da impiegare i fatali strumenti della guerracontro il fratello, il suo legittimo re? Forse obietterai che ho fatto un sacro giuramento: rispettare quel giuramento sarebbe atto più empio di quello di Jefte, quando sacrificò la figlia. Tanto mi dolgo della violazione che ho compiuto, che, per ben meritare dalle mani di mio fratello, qui mi dichiaro tuo nemico mortale con il proposito, ovunque io ti incontri - e ti incontrerò se tu esci dalle mura - di fartela pagare per avermi turpemente fuorviato. Dunque, Warwick altezzoso, io ti disobbedisco, e mi volgo verso i miei fratelli con il rossore sulle guance. - Perdonatemi, Edoardo, farò ammenda. - Tu, Riccardo, non ricordarmi le mie colpe con lo sguardo aggrottato, perché da adesso in poi non sarò più così incostante.

RE EDOARDO
Ora ancora più benvenuto, e dieci volte più amato che se tu non avessi mai meritato il nostro odio!

GLOUCESTER
Benvenuto, buon Clarence: così si comporta un fratello.

WARWICK
Sommo traditore, spergiuro e ingiusto!

RE EDOARDO
Allora, Warwick, uscirai dalla città a combattere? O batteremo le pietre fino ad assordarti?

WARWICK
Ahimè, non sono trincerato qui per la difesa: mi dirigerò subito verso Barnet, e là, Edoardo, ti darò battaglia, se ne avrai l'audacia.

RE EDOARDO
Sì, Warwick, Edoardo ha l'audacia e ti precede. Signori, al campo di battaglia! San Giorgio e la vittoria!.
 

Escono Re Edoardo e il suo seguito di sotto, Warwick e il suo seguito in alto.

Marcia militare.

Entrano di sotto, come uscissero dalla città, Warwick e il suo seguito, dietro a Re Edoardo.

 

 

 

atto quinto - scena seconda

 

Suona l'allarme, incursioni.

Entra Re Edoardo, trascinando Warwick, ferito.

RE EDOARDO
Stattene lì. Muori tu e muoiano le nostre paure, perché Warwick era un babau, che ci impauriva tutti; ora, Montague, sta' in guardia: vengo a cercarti, così che le ossa di Warwick possano tenerti compagnia.

 

Esce.

WARWICK
Ah, chi è là? Avvicinati, amico o nemico, e dimmi chi è il vincitore, York o Warwick? Perché lo chiedo? Lo mostrano il mio corpo mutilato, il mio sangue, le forze che mi mancano; il mio cuore malato mostra che devo cedere il mio corpo alla terra e, con la mia caduta, le conquiste al nemico. Così alla lama della scure cede il cedro, le cui braccia davano rifugio all'aquila maestosa, alla cui ombra dormiva il leone rampante,  la cui fronda più alta superava l'albero esteso di Giove, e proteggeva i rami più bassi dal potente vento invernale. Questi occhi ora offuscati dal velo nero della morte sono stati penetranti come il sole a mezzogiorno per indagare i segreti tradimenti del mondo; le rughe della fronte, ora piene di sangue, erano spesso paragonate a sepolcri regali: chi viveva da re che non potessi scavargli la fossa, e chi osava sorridere quando Warwick aggrottava la fronte? Eccola, ora, la mia gloria macchiata di polvere e di sangue. I miei parchi, i miei sentieri, i castelli che avevo in questo istante mi lasciano, e di tutte le mie terre nulla mi rimane se non l'estensione del mio corpo. Ma cosa sono la pompa, il governo, il regno, se non polvere e terra? E comunque si viva, la morte comunque ci afferra.

Entrano Oxford e Somerset.

SOMERSET
Ah, Warwick, Warwick! Se tu stessi come noi, noi potremmo ancora recuperare le nostre perdite. Dalla Francia la regina ha portato un'armata poderosa: proprio ora udimmo le notizie. Se tu potessi fuggire!

WARWICK
Allora non vorrei fuggire. Ah, Montague, se tu sei qui, dolce fratello, prendimi la mano e con le labbra tienimi dentro l'anima ancora un po'. Tu non mi ami: se mi amassi, fratello, le tue lacrime laverebbero questo freddo sangue raggrumato  che impasta le mie labbra e non mi fa parlare. Vieni presto, Montague, o sono morto.

SOMERSET
Ah, Warwick, Montague ha esalato l'ultimo respiro, e fin nell'affannoso istante della morte ha gridato il nome di  Warwick, dicendo "Ricordatemi al mio valoroso fratello". Ancora avrebbe detto e ancora egli profferì parole che risuonarono come un canone in una cripta  che non poteva essere compreso; ma alla fine, lo udii ben chiaro esalareun gemito: "Addio, Warwick!"

WARWICK
Dolce sia il riposo dell'anima sua: scappate, signori, mettetevi in salvo, perché Warwick vi dice addio: ci incontreremo tutti in paradiso.

(Muore.)

OXFORD
Via, via, andiamo incontro al grande esercito della regina.

 

A questo punto portano via il corpo.

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena terza

 

Squilli di tromba.

Re Edoardo entra in trionfo, con Riccardo di Gloucester, Clarence e alcuni soldati.

RE EDOARDO
Fino ad ora la nostra sorte vola alta e noi siamo ricompensati con ghirlande di vittoria; ma nel mezzo di questo giorno che splende luminoso intravedo con sospetto una nera nube minacciosa, che si scontrerà con il nostro sole glorioso, prima di raggiungere il suo comodo giaciglio occidentale. Intendo dire, miei signori, che le forze che la regina ha arruolato in Gallia hanno raggiunto la nostra costa e, così informano, sono in marcia per darci battaglia.


CLARENCE
Una lieve brezza presto disperderà quelle nubi e le sospingerà verso l'origine da cui sono arrivate; i tuoi stessi raggi prosciugheranno quei vapori, poiché non tutte le nubi provocano tempesta.

GLOUCESTER
Si stima che la regina abbia trentamila uomini, e Somerset, con Oxford, è fuggito da lei: se le si dà il tempo di tirare il fiato, state certi che il suo partito sarà forte proprio come il nostro.

RE EDOARDO
Siamo avvertiti dai nostri amici fedeli che essi si stanno dirigendo verso Tewkesbury. Noi, avendo avuto ormai la meglio sul campo di Barnet, ci recheremo subito là, poiché la volontà divora il percorso; e mentre marciamo, le nostre forze verranno accresciute in ogni contea che attraversiamo. Battete il tamburo; gridate "Coraggio!" e andiamo!


Squilli di tromba. Marcia militare.

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena QUARTA

 

Squilli di tromba. Marcia militare.

Entra la Regina Margherita, il giovane Principe Edoardo, Somerset, Oxford con un tamburino e soldati.


MARGHERITA
Nobili signori, i saggi non stanno a piagnucolare sulle perdite, ma si adoperano di buon grado a riparare il danno. Sebbene una raffica abbia spinto l'albero maestro fuori bordo, il cavo si sia spezzato, e perduta l'ancora di salvataggio, metà dei nostri marinai sia inghiottita dalla piena del mare, pure il nostro pilota è ancora vivo. Conviene che egli lasci il timone e, come un ragazzo impaurito aggiunga acqua al mare con gli occhi lagrimosi,  e dia maggiorvigore a ciò che ne ha già troppo, mentre, tra i gemiti, si infrange sulle rocce la nave che operosità e coraggio avrebbero potuto salvare? Ah, che vergogna, che colpa sarebbe questa!
Diciamo che Warwick era la nostra àncora: e allora? e Montague il nostro albero più alto: be', e allora? I nostri amici assassinati i palanchi: e allora? Ebbene, non è Oxford qui presente un'altra àncora,  e Somerset un altro ottimo albero maestro, i nostri amici di Francia, non sono sartie e cordame? E sebbene inesperti, perché non consentire  a Ned e a me per una volta il compito del provetto pilota? Noi non lasceremo il timone, per starcene a piangere,ma terremo la rotta, anche se lo nega l'impeto del vento, lontano dai banchi e dalle rocce, minaccia di naufragio, bravi a rimbottare le onde, come a trattarle bene. E cos'è Edoardo, se non un mare spietato, cos'è Clarence, se non l'insidia delle sabbie mobili, e Riccardo, se non una fatale roccia scabrosa? Tutti costoro sono ostili al nostro povero scafo. Dite di saper nuotare: ahimè, solo per un tratto;  di camminare sulla sabbia: di colpo sprofondate; di aggrapparvi alla roccia: la marea spazzerà via, oppure creperete di fame - e d'una morte triplice. Questo io dico, nobili signori,per farvi capire,  nel caso che qualcuno di voi intenda abbandonarci, che non c'è speranza di misericordia nei fratelli, più di quanta vi sia nelle onde spietate, sabbie, rocce. Coraggio, dunque! Ciò che non può essere evitato, sarebbe debolezza puerile temere o lamentare.

PRINCIPE EDOARDO
Credo che una donna di spirito così valoroso, se un codardo la udisse pronunciare queste parole, dovrebbe inondargli il petto di pensieri magnanimi e fargli sconfiggere a mani nude un cavaliere corazzato. Non dico questo come se dubitassi d'uno di voi; se solo sospettassi che qualcuno ha paura, costui avrebbe licenza di andarsene all'istante per tema che, nel bisogno, possa contagiare un altro e renderlo d'animo simile al suo.
Se c'è qualcuno qui in questo stato, Dio non voglia, si allontani prima che abbiamo bisogno del suo aiuto.

OXFORD
Donne e ragazzi hanno tanto coraggio e ai guerrieri tremano le gambe! Ebbene, sarebbe una vergogna eterna. O giovane principe ardimentoso, il tuo nonno famoso  resuscita davvero in te: che tu possa vivere a lungo per portare le sue fattezze e rinnovare le sue glorie.

SOMERSET
E colui che non combatterà per una tale speranza, vada a casa a dormire, e, come il gufo di giorno, se si alza dal letto, sia deriso e guardato con stupore.

MARGHERITA
Grazie, nobile Somerset; dolce Oxford, grazie.

PRINCIPE EDOARDO
E ricevete grazie da chi ancora non ha null'altro.

Entra un Messaggero.

MESSAGGERO
Preparatevi, signori, perché Edoardo è vicino, pronto a combattere; perciò siate risoluti.

OXFORD
Non pensavo diversamente: è la sua tattica piombarci addosso in fretta, per coglierci impreparati.

SOMERSET
Ma s'inganna; siamo ben organizzati.

MARGHERITA
Mi rallegra il cuore vedervi così decisi.

OXFORD
Schieriamoci in formazione; non ci tireremo indietro.

Squilli di tromba e marcia militare.

Entrano Re Edoardo, Gloucester, Clarence e i loro soldati.

RE EDOARDO
Prodi seguaci, laggiù si stende il bosco irto di spine che, con l'aiuto del cielo e il vostro valore, va sradicato, buttato giù, prima di notte. Non occorre che aggiunga altra esca al vostro fuoco, perché so bene che voi ardete dalla voglia di bruciarlo: date il segno del combattimento; all'attacco, nobili signori!

MARGHERITA
Signori, cavalieri, gentiluomini, ciò che dovrei dire lo impediscono le lacrime; ad ogni parola che pronuncio, vedete che bevo l'acqua dei miei occhi. Perciò, soltanto questo: Enrico, il vostro sovrano,  è prigioniero del nemico, il suostato è usurpato, il suo regno un mattatoio, i suoi sudditi uccisi, i suoi statuti cancellati, e il suo tesoro consumato; laggiù c'è il lupo che ha provocato questa rovina. Voi lottate per la giustizia; dunque, nel nome di Dio, siate valorosi, e date il segno del combattimento.


Suona l'allarme della battaglia.

Gli Yorkisti fuggono, poi le culatte vengono scaricate.

Quindi entrano Re Edoardo, Clarence, gli altri, ed emettono un alto  grido e urlano "Viva York! Viva York!".

Poi la regina è catturata assieme al principe, a Oxford e a Somerset.

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena QUINTA

 

Squilli di tromba.

Entrano Re Edoardo, Gloucester, Clarence e altri soldati con la Regina Margherita, Oxford, Somerset e altri prigionieri.


RE EDOARDO
Qui, ora, si pone termine ai conflitti sediziosi. Portate subito Oxford al Castello di Hammes; quanto a Somerset, tagliategli la testa colpevole. Portateli via di qui; non voglio udire le loro parole.

OXFORD
Da parte mia, non ti importunerò con le parole.
 

Esce tra le guardie.

SOMERSET
Neppure io, ma mi piegherò rassegnato alla mia sorte.
 

Esce tra le guardie.

MARGHERITA
Così ci separiamo tristemente in questo mondo travagliato, per incontrarci gioiosi nella dolce Gerusalemme.

RE EDOARDO
È stato letto il bando che chi trova Edoardo avrà una ricca ricompensa, ed egli garantita la vita?

GLOUCESTER
Sì, ed ecco che arriva il giovane Edoardo.

Entrano i soldati con il Principe Edoardo.

RE EDOARDO
Portate avanti quel prode; sentiamo cosa ha da dire. (Edoardo lotta con i suoi catturatori.) Come, può cominciare a pungere una spina così verde? Edoardo, quale riparazione puoi offrire per aver perso le armi, aizzato i miei sudditi, e per tutti i guai che mi hai procurato?

PRINCIPE EDOARDO
Parla da suddito, York superbo e ambizioso. Immagina che io sia la bocca di mio padre: rinuncia al seggio e inginocchiati qui davanti a me, mentre io ti rivolgo le identiche parole a cui tu, traditore, vorresti che io rispondessi.


MARGHERITA
Ah, se tuo padre fosse stato così determinato!

GLOUCESTER
Così tu avresti potuto indossare ancora la sottana senza mai rubare i calzoni dei Lancaster.

PRINCIPE EDOARDO
Che Esopo racconti le sue frottole in una notte d'inverno: i suoi bestiali indovinelli non si adattano a questo luogo.

GLOUCESTER
Cielo, ragazzaccio, ti pesto io per questa battuta.

MARGHERITA
Sì, tu sei nato per appestare gli uomini.

GLOUCESTER
Per amor di Dio, portate via questa megera esaltata.

PRINCIPE EDOARDO
No, piuttosto portate via questo storpio esaltato.

RE EDOARDO
Calmati, ragazzo caparbio, o ti tapperò la bocca d'incanto.

CLARENCE
Giovane maleducato, sei troppo insolente.

PRINCIPE EDOARDO
Conosco i miei doveri; voi tutti li ignorate. Lascivo Edoardo, e tu, Giorgio spergiuro, e, Dick, tu che sei deforme, dico a voi tutti che io sono meglio di voi, tutti traditori: tu usurpi i diritti di mio padre e i miei.

RE EDOARDO
Prendi questo, tu che sei la copia di questa energumena.
Lo pugnala.

GLOUCESTER
Ti dibatti? Prendi questo per por fine alla tua agonia.
Lo pugnala.

CLARENCE
E questo è per avermi tacciato di spergiuro.
Lo pugnala.

Il principe muore.

MARGHERITA
Oh, uccidete anche me!

GLOUCESTER
Per la Madonna, ci penso io. Fa per ucciderla.

RE EDOARDO
Fermati, Riccardo, fermati, siamo andati troppo in là.

GLOUCESTER
Perché dovrebbe vivere per riempire il mondo di parole?
 

Margherita sviene.

RE EDOARDO
Come, sviene? Trovate il modo di rianimarla.


Qualcuno pizzica il naso della regina.

GLOUCESTER (prende Clarence in disparte)
Clarence, scusami davanti al re, mio fratello. Mi reco a Londra per una questione di grande importanza: prima di giungervi, sta' sicuro che udrai alcune nuove.

CLARENCE
Cosa? Cosa?

GLOUCESTER
La Torre, la Torre!

 

Esce.

MARGHERITA
O Ned, dolce Ned, parla a tua madre, ragazzo! Non riesci a parlare? Traditori! Assassini! Chi pugnalò Cesare non avrebbe sparso alcun sangue, non avrebbe recato offesa, non sarebbe degno di biasimo, se questa turpe azione servisse come paragone. Egli era un uomo; questi, in confronto a lui, un bambino; e gli uomini non sfogano mai la rabbia su un bambino. Cosa è peggio di un assassino che io possa menzionare? No, no, mi scoppierà il cuore, se solo parlo - ma parlerò fino a farmi scoppiare il cuore. Macellai e delinquenti, cannibali sanguinari, quale dolce pianta avete troncato prematuramente! Non avete bambini, macellai! Se li aveste, il pensiero di loro avrebbe stimolato il vostro rimorso; ma se mai avvenga che abbiate un bambino, aspettatevi che anch'egli venga ucciso nel fiore della giovinezza, come vi siete sbarazzati, boia, di questo dolce principino.

RE EDOARDO
Via di qui, portatela via con la forza.

MARGHERITA
No, non dovete pertarmi via: uccidetemi qui; qui sfodera la tua spada; ti perdonerò la mia morte. Cosa, non vuoi? Allora, Clarence, fallo tu.

CLARENCE
Per il cielo, non ti renderò questo servizio.

MARGHERITA
Buon Clarence, fallo; dolce Clarence, dai, fallo tu.

CLARENCE
Non mi hai udito giurare che non l'avrei fatto?

MARGHERITA
Sì, ma tu sei uno spergiuro incallito: prima era peccato, ma ora è un atto di carità. Cosa, non vuoi? Dov'è Riccardo, il macellaio del diavolo? Riccardo che è così poco dotato? Riccardo, dove sei? Non sei qui? Assassinando, tu dai l'elemosina, e non deludi mai coloro che ti chiedono sangue.

RE EDOARDO
Via, dico; vi ordino di portarla via di qui.

MARGHERITA
Accada a voi e ai vostri cari come a questo principe!


Gli uomini del seguito, portando con sé il cadavere del Principe Edoardo, trascinano via di forza la Regina Margherita.

RE EDOARDO
Dov'è andato Riccardo?

CLARENCE
A Londra, a spron battuto - (in disparte) e, immagino, a fare una cena di sangue nella Torre.

RE EDOARDO
È impulsivo, se gli passa qualcosa per la testa. Ora rimettiamoci in marcia; congedate la truppa con la paga e i ringraziamenti, e rechiamoci a Londra per vedere come se la cava la nostra nobile regina: a quest'ora, spero, mi ha dato un figlio.

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena SESTA

 

Entrano Enrico Sesto e Gloucester, con il Comandante della Torre.


GLOUCESTER
Buon dì, mio signore. Come, così assorto nella lettura?

RE ENRICO
Sì, mio buon signore - anzi, mio signore, dovrei dire: l'adulazione è peccato. "Buon signore" era appena meglio: "buon Gloucester" e "buon diavolo" sarebbero simili ed entrambe fuori luogo: perciò, niente "buon signore".

GLOUCESTER
Amico, lasciaci soli; dobbiamo parlare.


Esce il Comandante.

RE ENRICO
Così il pastore distratto fugge lontano dal lupo; così l'innocua pecora dapprima cede la sua lana e poi la gola al coltello del macellaio. Quale scena di morte ora deve recitare Roscio?

GLOUCESTER
Il sospetto si insinua sempre nella mente colpevole; il ladro teme che ogni cespuglio sia un poliziotto.

RE ENRICO
L'uccello che è stato impaniato in un cespuglio con ali tremanti dubita d'ogni cespuglio: e io, l'infelice genitore d'un solo pulcino, adesso ho dentro gli occhi l'immagine fatale quando il mio povero piccolo fu impaniato, preso, ucciso.

GLOUCESTER
Già, che razza di babbeo fu quel tipo di Creta, che insegnò a suo figlio il mestiere del pennuto!

Con tutte le sue penne, il babbeo finì annegato.

RE ENRICO
Io, Dedalo; il mio povero ragazzo, Icaro; tuo padre, Minosse che ci impedì il volo; il sole che bruciò le ali del mio dolce ragazzo, tuo fratello Edoardo; e tu, il mare il cui invido gorgo inghiottì la sua vita. Ah, uccidimi con la tua lama, non con le parole; il mio petto sopporta meglio la punta del tuo pugnale che non le mie orecchie quella storia tragica. Ma perché sei venuto? È per la mia vita?

GLOUCESTER
Pensi che sia qui per compiere una esecuzione?

RE ENRICO
Sicuramente una persecuzione.
Se l'assassinio degli innocenti è una esecuzione, be', allora, tu sei un esperto di esecuzioni.

GLOUCESTER
Tuo figlio l'ho ucciso per la sua presunzione.

RE ENRICO
Se t'avessero ucciso, la prima volta che tu presumesti, non avresti vissuto per uccidermi un figlio. Così, io profetizzo che molte migliaia, ora neppure sfiorate dall'ombra dei miei timori, e i sospiri di molti vecchi, e quelli di molte vedove, e gli occhi colmi di lacrime di molti orfani - gli uomini piangenti la morte prematura dei figli, le mogli dei mariti, gli orfani dei genitori - si dorranno dell'ora in cui tu fosti partorito. La civetta stridette alla tua nascita - un cattivo presagio; la cornacchia notturna gracchiò, segno di tempi infelici; i cani ulularono e orrende tempeste rasero gli alberi al suolo; il corvo fece il nido sulla punta del comignolo, e le gazze ciarliere cantarono disarmonici lugubri accenti; tua madre provò di più del travaglio di una madre, e tuttavia partorì meno della speranza di una madre, e cioè, un tumore raggrumato e deforme, dissimile dal frutto d'un albero così benigno. Appena nato, avevi i denti piantati nella bocca, a significare che venivi a mordere il mondo; e se è vero il resto di ciò che ho udito, tu sei venuto a...

 

GLOUCESTER
Non ascolterò più; muori, profeta, mentre sproloqui. Lo pugnala. Anche per questo, tra l'altro, fui destinato.

RE ENRICO
Sì, e per massacri ben maggiori di questo, Dio perdoni i miei peccati e ti assolva!

Muore.

GLOUCESTER
Come, il sangue eletto dei Lancaster cola per terra? Pensavo che sarebbe asceso. Vedi come la mia lama piange per la morte del povero re! Che sempre siano versate lacrime così purpuree da coloro che si augurano la caduta della nostra casata! Se rimane ancora una scintilla di vita, giù, giù, all'inferno, e dillo che sono stato io a mandarti. Lo pugnala ancora. Io, che non ho né pietà, né amore, né paura. È proprio vero quello che Enrico ha raccontato, perché ho udito spesso dire a mia madre che io venni al mondo tirato per i piedi. Non avevo ragione, eh, a fare in fretta e a cercare la rovina di chi usurpava i nostri diritti? La levatrice si stupì e le donne gridarono, "Gesù ci benedica, è nato con i denti!" E così fu, il che aveva il significato evidente che io avrei ringhiato, morso, e fatto il cane. Dunque, poiché il cielo ha plasmato così il mio corpo, che l'inferno, in risposta, renda deforme la mia mente. Non ebbi un padre, non ho nulla del padre; non ho fratelli, non ho nulla del fratello; e la parola "amore", che le barbe grigie chiamano divina, risieda negli uomini simili tra di loro, e non in me: io sono solo me stesso. Clarence, sta' attento: tu mi tieni lontano dalla luce; ma io ti preparerò un giorno nero come la pece, perché farò ronzare profezie tali che Edoardo proverà timore per la sua vita, e poi, per cauterizzare i suoi timori, sarò la tua morte. Enrico e suo figlio fatti fuori; Clarence, ora tocca a te, e liquiderò gli altri ad uno ad uno; non avrò stima di me finché non sarò il primo. Getterò il tuo corpo in un'altra stanza, io, vittorioso, Enrico, nel giorno del tuo eterno riposo..


Esce con il cadavere.

 

 

 

atto quinto - scena SETTIMA

 

Squilli di tromba.

Entrano Re Edoardo, la Regina Elizabeth, Clarence, Gloucester, Hastings, una balia con il principino e il seguito.
 

RE EDOARDO
Di nuovo sediamo sul trono regale d'Inghilterra riconquistato con il sangue dei nemici; che valorosi avversari, simili a spighe autunnali, abbiamo mietuto al culmine della loro superbia: tre duchi di Somerset, tre volte rinomati come campioni forti e inoppugnabili; due Clifford, cioè il padre e il figlio, e due Northumberland - due uomini più valorosi mai spronarono i loro destrieri al suono della tromba; con loro, i due orsi valorosi, Warwick e Montague, che nelle loro catene imprigionarono il leone regale e fecero tremare le foreste con i loro ruggiti. Così abbiamo sgomberato il nostro seggio da ogni motivo di apprensione, e fatto sicuro sgabello dei nemici. Vieni qui, Bess, e fammi baciare il mio ragazzo. Giovane Ned, per te i tuoi zii e io stesso nelle armature abbiamo vigilato la notte invernale - e marciato nel torrido calore dell'estate - affinché tu potessi riprenderti in pace la corona: tu mieterai la ricompensa delle nostre fatiche.

GLOUCESTER (in disparte)
Farò inaridire il suo raccolto, quando sarà piegata la tua testa; non sono ancora apprezzato nel mondo. Questa spalla fu concepita così grossa da sollevarsi, e solleverà un bel peso, o mi spezzerà la schiena: tu trova la via - e questa provvederà all'esecuzione.

RE EDOARDO
Clarence e Gloucester, amate la mia deliziosa regina, e baciate il vostro principe nipote: tutti e due, fratelli.

CLARENCE
Il dovere che ho nei confronti di vostra maestà lo sigillo sulle labbra di questa dolce creatura.

ELIZABETH
Grazie, nobile Clarence, degno fratello, grazie.

GLOUCESTER
E quanto io amo l'albero da cui sei spuntato lo testimoni il bacio amoroso che do al frutto. (in disparte) A dire il vero, così Giuda baciò il suo Maestro, esclamando "Ogni bene", mentre intendeva ogni male.

RE EDOARDO
Ora sono insediato con somma letizia dell'animo, poiché possiedo la pace del mio paese e l'amore dei fratelli.

CLARENCE
Cosa vuole vostra grazia che venga fatto di Margherita? Suo padre Reignier ha dato in pegno le due Sicilie e Gerusalemme al re di Francia e a lui si sono rivolti per il suo riscatto.

RE EDOARDO
Sbarazziamoci di lei, venga imbarcata per la Francia! E ora cosa rimane se non passare il tempo in sontuose celebrazioni, in allegri e divertenti spettacoli, come si addice al piacere della corte. Suonate, tamburi e trombe! Addio, amare cure; qui, spero, iniziano le nostre gioie imperiture.


Squilli di tromba. Marcia trionfale.

Escono.

 

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