William Shakespeare - Il Teatro

 

Indice Teatro

Enrico VI, Parte I - Enrico VI, Parte III

 

Enrico VI - Parte II

(“King Henry the Sixth, part 2” - 1588 - 1592)

 

 

Introduzione - Riassunto

Personaggi - Atto Primo

Atto Secondo - Atto Terzo

Atto Quarto - Atto Quinto

 

Introduzione

 

da Wikipedia

 

Con quest'opera si apre, anche da un punto di vista semplicemente cronologico (la sua stesura è fatta risalire dagli studiosi agli anni 1588-1592), la lunga e complessa produzione shakespeariana.
Il dramma storico, basato sulla vita del monarca Enrico VI d'Inghilterra, si compone di altre due parti: l'Enrico VI, parte II e l'Enrico VI, parte III; ma allo stesso tempo è il primo capitolo della tetralogia minore del bardo assieme a Riccardo III.
È il dramma del potere, indagato nei suoi aspetti più torbidi e oscuri, vissuto come fatalità e maledizione - come testimonia la maledizione contro gli inglesi di Giovanna d'Arco sul rogo, nella quarta scena del V atto - che incombe come una cappa asfissiante non solo su chi se lo ritrova a gestire senza averlo cercato (come appunto Enrico VI) ma anche su coloro la cui vita è presentata invece come un’interminabile sforzo per raggiungerlo, agguantarlo e mantenerlo. Il tema del peso del potere è un elemento centrale, che continua a svilupparsi nelle successive parti dell'opera.

« Ci fu mai monarca che occupasse un trono in terra e fosse meno felice di me? Appena uscito di culla fui fatto re all’età di nove mesi; e non vi fu mai suddito che desiderasse di essere sovrano quanto io desidero di essere suddito »
(Enrico VI, parte II - Atto 4, scena 9)

Shakespeare, non ancora trentenne, dimostra di ben conoscere gli arcana imperii, i meccanismi segreti del governo e delle lotte di potere, le logiche spietate che presiedono alle alleanze e ai tradimenti, alle promesse di fedeltà eterna e ai repentini spergiuri, alle richieste di perdono o di pietà da parte dei vinti e alle sete di vendetta dei vincitori.
Il sottofondo di ogni vicenda è quello eterno della lotta fratricida di Caino che colpisce suo fratello Abele (evocata esplicitamente da Winchester nella scena terza del primo atto) e delle inevitabili tristi conseguenze che questo delitto originario riproduce nella storia senza mai trovare redenzione, come un veleno versato alla sorgente di un fiume e che mai si diluisce o dissolve durante il suo corso, mantenendo intatti nel tempo il suo potere letale e la sua capacità di infettare le valli che attraversa; forse, soltanto quando le acque sfoceranno e si disperderanno nel mare aperto, alla fine della storia umana, questo veleno perderà la sua concentrazione mortale.

 

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Riassunto

 

da Wikipedia

La parte prima si era aperta con il cordoglio per un funerale; la parte seconda si apre invece con la gioia per un matrimonio annunciato, quello di Enrico VI con Margherita d'Angiò. Ma questa felicità non è affatto condivisa da molti membri autorevoli della corte, per i quali “questo matrimonio è fatale” (Atto I, scena 1), essendo parte di un accordo di tregua in cui il re, “ben felice di barattare due ducati con la bella figlia di un duca” (Atto I), accordava condizioni molto favorevoli alla Francia di Carlo VI.
L’intrigo e la ribellione covano sotto la cenere attorno al re e assediano la sua lieve felicità; persino le donne sono contagiate da questo fascino mortale del potere, e se in questo sembrano "presuntuose e perverse" (Atto I, scena 2), tuttavia esse testimoniano una diversa autocoscienza (Eleonora, di fronte alle titubanze del marito Gloucester: “Se fossi uomo e duca e il più prossimo parente, toglierei di mezzo questi noiosi inciampi e mi spianerei la strada sui loro corpi decapitati; ma pur essendo donna, non sarò fiacca nel far la mia parte nel dramma della fortuna”. Atto I scena 2).
Nella seconda scena del secondo atto, durante una passeggiata serale nel giardino della casa di York, accade un fatto centrale per l'intera vicenda narrata nell’Enrico VI: York esce allo scoperto con i suoi buoni amici Salisbury e Warwick, del grande e potente clan dei Nevil, e chiedendo loro apertamente “che cosa pensino del suo indiscutibile diritto alla corona d’Inghilterra” ne ottiene il prezioso appoggio, ancorché segreto. Sulla base di questo patto, la corda dell’intrigo si stringe sempre più attorno a Gloucester, il fedele protettore del re, cui vengono estesi i sospetti che si nutrono sul conto di sua moglie Eleonora e pertanto gli viene revocato il ruolo di Protettore; nonostante dubiti della veridicità delle accuse (“Il duca è virtuoso, mite e di troppo buoni costumi per sognare il male o per adoperarsi per la mia rovina”, e “è mia viva speranza che riusciate a giustificarvi pienamente di ogni sospetto: la coscienza mi dice che siete innocente” (Atto III, scena 1)), Enrico non ha la forza di opporsi alle accuse che vengono rivolte al suo ex protettore, con lo scopo di farlo cadere e di eliminare un ostacolo ai piani di coloro che agiscono e si comportano da congiurati, anche se – e non è paradossale in Shakespeare questa ulteriore complessità della trama - da un punto di vista giuridico sono nel giusto e rivendicano il loro buon diritto. Ma con i mezzi dei congiurati.
Del resto, lo stesso Gloucester avverte che “questi sono tempi pericolosi: la virtù è soffocata dalla vile ambizione e la carità cacciata di qui dal rancore; l’istigazione al male domina e la giustizia è sparita” (Atto III, scena 1) e, prima di essere arrestato, mette in guardia Enrico sulle trame che si stanno compiendo alle sue spalle (“Così re Enrico getta via il bastone prima che le gambe abbiano la forza di sostenergli il corpo; così il pastore è allontanato a forza dal tuo fianco e i lupi ringhiano contendendo chi ti addenterà per primo”, Atto III, scena I.)
In questo frangente decisivo, York incoraggia se stesso all’impresa, e la fortuna aiuta gli audaci: una sommossa in Irlanda consente a York, incaricato di sedarla, di radunare sotto il suo comando, senza destare sospetti, un grande esercito. La morte di Gloucester, assassinato durante la sua prigionia e prima del processo, consente ai veri alleati di York, cioè Salisbury e Warwick, di accusare davanti al re e al popolo Suffolk, Wichester e la stessa regina Margherita. Complice una sommossa, Suffolk viene così esiliato e deve dire addio all’Inghilterra e a Margherita, sua amante. E, come spesso avviene in Shakespeare, proprio in questo frangente al perfido Suffolk vengono ispirate parole d’addio a Margherita di una struggente bellezza:

« Così il povero Suffolk è dieci volte bandito, una volta dal re e nove da te medesima. Non è questa terra che mi importi, quando tu non ci sia; il deserto sarebbe anche troppo popolato se Suffolk avesse la tua celestiale compagnia, perché dove sei tu, colà è il mondo con tutti i piaceri che può dare; e dove non sei tu, non è che desolazione. Non posso più parlare, vivi e godi: io stesso avrò gioia soltanto dal sapere che tu vivi »
(Enrico VI parte II, Atto terzo, scena II)

Intanto anche il cardinale di Winchester muore “bestemmiando Dio e maledicendo gli uomini” (Atto II, scena II) in un delirio di sensi di colpa e di disperazione (Atto III, scena III); e muore Suffolk, ucciso da pirati che hanno intercettato la sua barca mentre egli, insieme ad altri gentiluomini, attraversava lo stretto per raggiungere il suo esilio in Francia.
Il piano di York prosegue senza intoppi; tutte le sue mosse riescono; i suoi nemici si eliminano tra di loro senza che egli debba scoprirsi o destare sospetti. Manca ancora una mossa per preparare il terreno propizio alla sua azione: come egli stesso ammette "Susciterò in Inghilterra una tenebrosa tempesta che manderà migliaia di anime in paradiso o le precipiterà all’inferno; e questo tremendo turbine non cesserà di infuriare finché l’aureo serto sul mio capo, come i raggi luminosi dello splendido sole, non calmi la furia di questo pazzo uragano" (Atto III, scena I). Lo strumento di questi disordini sarà Jack Cade, una losca figura di “demonio… e furfante”, un abile sobillatore senza scrupoli, che ama presentarsi come giustiziere del popolo e rivoluzionario che “vuol dare nuova veste allo stato, o rivoltarla e farvi nuovo pelo… animato dallo spirito di buttar giù re e principi...e giura di fare una riforma generale: in Inghilterra le pagnotte da sette soldi e mezzo saranno vendute per un soldo; la capacità del boccale sarà triplicata...tutto il regno sarà di tutti...e quando sarò re non ci sarà più denaro, tutti mangeranno e berranno a mie spese e vi vestirò tutti con la stessa livrea perché andiate d’accordo come buoni fratelli e mi riveriate come vostro signore” (Atto IV, scena II).
Il motto di questo brigante del Kent è: “Il nostro ordine è il massimo disordine!” (Atto IV, scena II). Alla testa del suo esercito costituito da "una moltitudine cenciosa di servi e contadini rozzi e spietati" (Atto IV, scena II), Cade avanza verso Londra, se ne impadronisce, costringe il re alla fuga e assapora l’ebbrezza del potere:

« La mia bocca sarà il parlamento d’Inghilterra…e non si sposerà ragazza che non mi dia il tributo della sua verginità, prima che l’abbiano gli altri; gli uomini saranno miei vassalli diretti; inoltre ordiniamo e comandiamo che le loro mogli siano tanto libere quanto il cuore sa desiderare o lingua sa dire. »
(Atto IV, scena 7)

Ma ben presto viene abbandonato da quella stessa folla che lo aveva poco prima acclamato e reso padrone di Londra. “Ci fu mai piuma che si movesse al vento come questa moltitudine?” (Atto IV, scena VIII). Con questo amaro commento, Cade fugge e poco dopo viene ucciso. In questo frangente, il duca di York torna in Inghilterra alla testa dell’esercito che gli era stato messo a disposizione per sedare la rivolta irlandese. Nella sua mente un solo pensiero: “Dall’Irlanda viene York in armi per rivendicare il suo diritto e togliere la corona dal capo del debole Enrico…Ah, santa maestà! Chi non vorrebbe comprarti a caro prezzo? Obbediscano coloro che non sanno comandare” (Atto V, scena I). Ma egli pensa di dover ancora dissimulare le sue intenzioni “finché Enrico non sia più debole ed io più forte”.
Tuttavia gli eventi precipitano e finalmente i giochi finora nascosti si rivelano apertamente:

« Allora, York, schiudi i tuoi pensieri a lungo celati e lascia che la tua lingua vada di pari col tuo cuore. Falso re! Ti ho chiamato re? No, tu non sei re, né atto a governare e a reggere moltitudini, tu che non osi né sai importi a un traditore. Alla tua testa non si addice una corona; la tua mano è fatta per stringere un bordone di pellegrino e non per onorare lo scettro temuto del principe. Codesta corona d’oro deve cingere la mia fronte, che spianandosi o accigliandosi può, come la lancia di Achille, uccidere o sanare. Ecco qua una mano adatta a tenere alto uno scettro e con quello sancire leggi sovrane. Cedimi il tuo posto, per il Cielo! »
(Atto V, scena 1)

Segue uno scontro cruento tra i partigiani di York, cioè innanzitutto i suoi figli Edoardo e Riccardo[17], e quindi Salisbury e Warwick, contro i partigiani di Enrico, ovvero Somerset e i due Clifford, padre e figlio. Nella sera di quella giornata, la vittoria arride agli York; il re e i resti dei suoi sostenitori si sono ritirati a Londra per salvare il salvabile e tentare una controffensiva. Il duca di York sa che deve incalzarli e non dare loro tregua.

 

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Enrico VI - Parte II

(“King Henry the Sixth, part 2” - 1588 - 1592)

 

 

Personaggi

 

RE ENRICO VI

DUCA DI GLOUCESTER, Humphrey, suo zio
VESCOVO DI WINCHESTER, Henry Beaufort, Cardinale, prozio del re
DUCA DI YORK, Riccardo Plantageneto
EDOARDO, il figlio maggiore
RICCARDO, un altro figlio di York
DUCA DI SUFFOLK, William de la Pole
DUCA DI SOMERSET
DUCA DI BUCKINGHAM
LORD CLIFFORD
CLIFFORD IL GIOVANE
, suo figlio
CONTE DI SALISBURY
CONTE DI WARWICK
, Richard Neville, suo figlio
LORD SCALES
LORD SAY
SIR HUMPHREY STAFFORD
FRATELLO DI SIR HUMPHREY STAFFORD
[William]
SIR JOHN STANLEY
VAUX
MATTHEW GOUGH
WALTER WHITMORE
CAPO DEI PIRATI
CAPITANO DELLA NAVE PIRATA
SECONDO DI BORDO
DUE GENTILUOMINI,
prigionieri con Suffolk

JOHN HUME, prete
JOHN SOUTHWELL, un altro prete

ROGER BOLINGBROKE, negromante
THOMAS HORNER, armaiolo
PETER, il suo apprendista
SAUNDER SIMPCOX, impostore
IL SINDACO DI SAINT ALBANS [e i suoi confratelli]
UNO SCERIFFO [e i suoi ufficiali]
SAGRESTANO
IL CHIERICO DI CHARTHAM
DUE ASSASSINI
JACK CADE
, ribelle
GEORGE BEVIS
JOHN HOLLAND
DICK
, macellaio
SMITH, tessitore

MICHAEL
FALEGNAME
ALEXANDER IDEN
, gentiluomo del Kent
MARGHERITA, regina d'Inghilterra
ELEANOR COBHAM, duchessa di Gloucester
MARGERY JOURDAIN, strega
MOGLIE DI SIMPCOX
UNO SPIRITO DIABOLICO
Postulanti, servitori, guardie, funzionari, apprendisti, falconieri, messaggeri, araldi, cittadini, gente del popolo, soldati, ribelli.

 

 

atto primo - scena prima

 

Squilli di tromba; poi suono di oboe.

Entrano da un lato il Re Enrico, il Duca Humphrey di Gloucester, Salisbury, Warwick, e Beaufort Vescovo di Winchester; dall'altro lato, la Regina Margherita, Suffolk, York, Somerset, e Buckingham.

 

SUFFOLK
Poiché la vostra alta maestà imperiale mi affidò il compito, partendo per la Francia, inviato da vostra eccellenza, di sposare per procura la Principessa Margherita con vostra grazia; così, nella famosa, antica città di Tours,  in presenza dei re di Francia e di Sicilia, dei duchi di Orléans, Calabria, Bretagna e Alençon, di sette conti, dodici baroni, venti reverendi vescovi, ho eseguito la missione e contratto il matrimonio; e ora, umilmente, con il ginocchio piegato,  al cospetto d'Inghilterra e dei suoi nobili pari, rassegno i miei diritti sulla regina nelle vostre mani graziose, che sono la sostanza della grande immagine da me rappresentata: il dono più prezioso che mai offrì un marchese, la regina più bella che un re abbia mai avuto.

RE ENRICO
Alzati Suffolk. Benvenuta, Regina Margherita. Non posso esprimere segno più appropriato d'amore di questo bacio amoroso. O signore, che elargisci la vita, concedimi un cuore gonfio di gratitudine! Tu mi hai dato con questo viso stupendo un mondo di benedizioni terrene per la mia anima, se corrispondenza d'amorosi sensi unirà i nostri pensieri.

 

 

MARGHERITA
Grande Re d'Inghilterra, e mio grazioso signore, la reciproca comunione che, di giorno e di notte, da sveglia e nei miei sogni, in compagnia della corte, o recitando il rosario, la mia mente ha condiviso con voi beneamato sovrano, mi rende più audace nell'onorare il mio re con un linguaggio spontaneo, come consente l'ingegno e m'impone il cuore, traboccante di gioia.

RE ENRICO
La sua vista mi ha rapito, ma la grazia del suo eloquio, le sue parole adorne di maestosa saggezza, di colpo mutano la mia meraviglia in un pianto di gioia, tale è la contentezza che mi riempie il cuore. Nobili Lord, date il benvenuto al mio amore con un'unica voce festante.

TUTTI I LORD (inginocchiandosi)
Lunga vita alla Regina Margherita, gioia d'Inghilterra.

 

MARGHERITA
Vi ringraziamo tutti.


Squilli di tromba.

(Si alzano.)

SUFFOLK
Lord Protettore, piacendo a vostra grazia, ecco gli articoli del trattato di pace, valevoli mesi diciotto, per mutuo consenso, tra il nostro sovrano e Carlo, il re francese.

GLOUCESTER (legge)
"In primis, si conviene tra Carlo, Re di Francia, e William de la Pole, Marchese di Suffolk, Ambasciatore di Enrico, Re d'Inghilterra, che il detto Enrico prenderà in sposa Lady Margherita, figlia di Reignier, Re di Napoli, Sicilia e Gerusalemme, e la incoronerà Regina d'Inghilterra, prima del trenta di maggio prossimo venturo.
Item... che il ducato d'Angiò e la contea di Maine saranno sgomberati e consegnati al re suo padre..."

(Gloucester lascia cadere il foglio.)

RE ENRICO
Zio, cosa c'è?

GLOUCESTER
Scusatemi, grazioso signore; un malessere improvviso mi ha colpito al cuore e offuscato gli occhi.

Non posso leggere oltre.

RE ENRICO
Ti prego, zio Winchester, va' avanti.

WINCHESTER
Item. Si conviene inoltre tra di essi... che i ducati di Angiò e di Maine... (legge) "saranno sgomberati e consegnati al re suo padre, e che ella verrà inviata al Re d'Inghilterra, che si farà carico di tutte le spese necessarie, senza ricevere alcuna dote".

RE ENRICO
Siamo soddisfatti. Lord Marchese, in ginocchio. Qui ti creiamo primo Duca di Suffolk, e ti diamo l'investitura della spada. Cugino York, qui solleviamo vostra grazia dalla reggenza nelle regioni di Francia, finché non sia scaduto completamente il termine di mesi diciotto. Grazie, zio Winchester, grazie, Gloucester, York, Buckingham, Somerset, Salisbury, e Warwick. Vi ringraziamo tutti per il grande favore concesso con la vostra accoglienza alla maestà della regina. Venite, entriamo, e provvediamo senza indugio alla cerimonia della sua incoronazione.


Escono Re Enrico, Margherita e Suffolk.
(Gloucester trattiene tutti gli altri.)

GLOUCESTER
Valenti pari d'Inghilterra, colonne dello stato, davanti a voi il Duca Humphrey deve sgravarsi del suo del vostro dolore, il dolore che appartiene a tutta la nostra terra. Ma come, mio fratello Enrico non logorò la sua giovinezza, il suo valore, denaro, gente, di guerra in guerra? Non si accampò infinite volte all'aperto, nel freddo dell'inverno, nella rovente calura estiva, per conquistare la Francia, l'eredità che gli spettava? E mio fratello Bedford non usò tutto il suo acume di politico per conservare quello che Enrico si era preso? E voi stessi, Somerset, Buckingham, valoroso York, Salisbury e Warwick vittorioso, non riceveste cicatrici profonde in Francia e in Normandia? E mio zio Bedford, e io stesso, con l'intero Consiglio e con la sua dottrina, non ci studiammo in sedute interminabili, dall'alba al tramonto, di discutere i pro e i contro, per tenere Francia e i Francesi in timorosa soggezione? E non facemmo in modo che sua altezza, ancor bambino, fosse incoronato a Parigi, a dispetto dei nemici? Moriranno così le conquiste di Enrico, la sorveglianza di Bedford, le vostre imprese belliche, tutti i nostri piani? O pari d'Inghilterra, quest'alleanza è vergognosa, questo matrimonio è un brutto segno del destino. Esso cancella la vostra fama, oblitera il vostro nome dai libri di cronaca, ne toglie la memoria storica, deturpa i monumenti delle conquiste di Francia, disfa tutto, come se nulla fosse mai accaduto!

WINCHESTER
Nipote, cosa significa questo discorso appassionato, questa arringa così circostanziata? La Francia è nostra; ce la terremo stretta.

GLOUCESTER
Sì, zio; ce la terremo, se ci sarà possibile, ma adesso questa possibilità non esiste più. Suffolk, il neo-duca che fa le parti a capotavola ha regalato i ducati di Angiò e di Maine allo squattrinato Reignier, il sovrano i cui titoloni non van d'accordo con la sua magra borsa.

SALISBURY
Certo è, per la morte di Colui che è morto per tutti, che quelle contee erano le chiavi della Normandia... Ma perché piange Warwick, il mio figlio valoroso?

WARWICK
Per il dolore di averle perdute per sempre. Se ci fosse una speranza di riconquistarle, la mia spada verserebbe sangue caldo, e i miei occhi nemmeno una lacrima. Angiò e Maine? Io le ho vinte. Quelle province le han conquistate queste mie braccia. E le città che mi sono preso con le mie ferite vengono riconsegnate con parole di pace? Mort Dieu!

YORK
In quanto a Suffolk, che finisca soffocato, lui che offusca l'onore di questa isola guerriera! La Francia avrebbe dovuto lacerare, fare a pezzi, questo mio cuore, prima che io mi arrendessi a una tale alleanza. Ho sempre letto che i re inglesi hanno avuto con le spose grosse somme di oro, grandi doti; il nostro Enrico butta via del suo, per unirsi con chi non porta alcun vantaggio.

GLOUCESTER
Una bella beffa, mai sentita prima, che Suffolk debba esigere il quindici per cento per i costi e i pagamenti del trasporto di lei! Se ne fosse rimasta in Francia, a crepare di fame in Francia, prima di...

WINCHESTER
Monsignor Gloucester, ora ti scaldi troppo: così è piaciuto al mio signore, il re.

GLOUCESTER
Monsignor Winchester, so quel che ti passa per la testa. Non sono i miei discorsi a dispiacerti, ma è la mia presenza che t'infastidisce. Il rancore ti esce dai pori: prete superbo, vedo sul tuo volto la rabbia. Se rimango qui, ricominceremo con le nostre vecchie diatribe. Miei bravi Lord, addio; e ditelo, quando me ne sarò andato, che la perdita imminente della Francia avevo profetizzato.
 

Esce.

WINCHESTER
E così il nostro Protettore se ne va pieno d'ira. Vi è noto che egli mi è ostile; di più, egli è ostile a ognuno di voi, né, temo, è un grande amico del re. Considerate, nobili signori, che egli è il più vicino di sangue ed erede presunto della corona d'Inghilterra: se Enrico avesse ottenuto con il matrimonio un impero e tutti i prosperi regni dell'occidente, avrebbe avuto comunque ragione di dispiacersi. State attenti, signori; non lasciatevi incantare dalle sue parole suadenti; siate saggi, circospetti. Eh sì, anche se il popolo ha un debole per lui, e lo chiama, "Humphrey, il buon Duca Gloucester", e batte le mani, ed esclama a voce alta, "Gesù mantenga la vostra eccellenza reale!", oppure, "Dio conservi il buon Duca Humphrey!" - temo, signori, che, con tutta quest'apparente adulazione, egli risulterà un Protettore pericoloso.

BUCKINGHAM
E perché dovrebbe proteggere il nostro sovrano, il quale ha l'età per governare da solo? Cugino Somerset, unisciti a me, e tutti insieme, con il Duca di Suffolk, in breve sbalzeremo il Duca Humphrey dal suo seggio.

WINCHESTER
Questa faccenda così rilevante non consente indugi. Andrò subito dal Duca di Suffolk.

 

Esce.

SOMERSET
Cugino Buckingham, sebbene la superbia di Humphrey e l'importanza della sua carica ci diano fastidio, tuttavia vigiliamo sull'altezzoso cardinale. La sua insolenza è più insopportabile di tutti i prìncipi che ci sono al mondo. Se Gloucester verrà rimosso, sarà lui il Protettore.

BUCKINGHAM
Tu sarai Protettore, Somerset, oppure io, malgrado il Duca Humphrey o il cardinale.


Escono Buckingham e Somerset.

SALISBURY
Prima si fece avanti la Superbia, l'Ambizione la seguì. Mentre costoro si affannano a far carriera, a noi conviene adoperarci per il regno. Non ho mai visto occasione in cui Humphrey Gloucester non si sia comportato da nobile gentiluomo. Ho visto spesso l'altezzoso cardinale - più simile a un soldato che a un uomo di chiesa, impettito e superbo come fosse il signore d'ogni cosa - bestemmiare da canaglia, e sputtanarsi in modo indegno per un governante dello stato. Warwick, figlio mio, conforto della mia età, le tue gesta, la tua schiettezza, e la tua ospitalità ti hanno guadagnato il favore più grande del popolo - nessuno escluso, se non il buon Duca Humphrey. E, fratello York, le tue operazioni in Irlanda, per riportare i suoi abitanti al rispetto delle leggi, le tue imprese recenti nel cuore della Francia, quando tu vi fosti reggente per il nostro sovrano, ti hanno reso temuto e onorato dalla gente. Uniamoci assieme per il bene della comunità, per imbrigliare e sopprimere, per quanto ci è possibile, la superbia di Suffolk e del cardinale e anche l'ambizione di Somerset e di Buckingham; e sosteniamo come si può le azioni del Duca Humphrey, mentre esse sono rivolte alla prosperità della terra.

WARWICK
Dio aiuti Warwick, quanto egli ama la terra e la prosperità generale del suo paese.

YORK
Anche York dice lo stesso (in disparte) poiché egli ne ha maggior motivo.

SALISBURY
Allora via, di fretta, e stiamo pronti a giocar la mano vincente.

WARWICK
La mano? O, padre, il Maine è perduto, quel Maine che con le sue mani Warwick aveva vinto e che avrebbe tenuto fino all'ultimo respiro. Tu, padre, parlavi della man vincente; io, invece, del Maine, che vincerò ai Francesi, a costo di rimetterci la vita.


Escono Warwick e Salisbury.

YORK
Angiò e Maine sono consegnati ai Francesi, Parigi è perduta, lo stato di Normandia si trova in una situazione precaria, ora che essi non ci sono più. Suffolk decise gli articoli, i pari diedero il loro consenso, ed Enrico si compiacque di scambiare due ducati con la bella figlia d'un duca. Non posso biasimare nessuno: cos'è questo per loro? Danno via quello che è tuo, non le loro proprietà. I pirati possono svendere il bottino per quattro soldi, acquistare amici, donare a cortigiane, gozzovigliare come gran signori, finché tutto è sparito, e intanto, il disgraziato proprietario delle sostanze piange su di esse e si torce le mani impotenti, scuote la testa, e tremando se ne sta da parte, mentre tutto quanto viene spartito e trafugato; lui è lì che muore di fame, ma non osa toccare ciò che è suo. Così York deve star buono, a rodersi, a mordersi la lingua, mentre le sue terre vengono contrattate e vendute. Mi pare che i regni d'Inghilterra, di Francia, d'Irlanda siano per la mia carne e per il mio sangue come quel tizzone fatale che Altea bruciò nel cuore del principe di Calidone. Angiò e Maine, tutti e due consegnati ai Francesi! Notizie agghiaccianti per me, che speravo nella Francia quanto nel suolo della fertile Inghilterra. Verrà il giorno in cui York reclamerà quel che è suo. Perciò mi unirò alla fazione dei Neville e farò sfoggio di amore davanti al superbo Duca Humphrey. E quando vedrò l'occasione propizia, reclamerò la corona. Il superbo Lancaster non usurperà più i miei diritti, né terrà lo scettro nel suo pugno infantile, né porterà il diadema sulla testa, la cui mente da prete non si adatta a una corona. Dunque, York, sta' zitto, fino al momento giusto: sta' in guardia, sveglio, quando gli altri dormono, a carpire i segreti dello stato, finché Enrico non faccia indigestione delle gioie d'amore con la sposina, la costosa regina d'Inghilterra, e Humphrey non sia ai ferri corti con i pari. Allora solleverò in alto la rosa bianco-latte, dal cui dolce olezzo l'aria verrà profumata, e sul vessillo porterò le insegne degli York nello scontro con la casa dei Lancaster; e con la forza farò mollare la corona a quel topo di biblioteca che, col suo governo, ha messo a terra l'Inghilterra.

 

Esce.

 

 

 

atto primo - scena seconda

 

Entrano il Duca Humphrey di Gloucester e la moglie Eleanor.

ELEANOR
Perché il mio signore si curva come grano troppo maturo, che piega la testa sotto il peso copioso di Cerere? Perché il grande Duca Humphrey aggrotta le ciglia come se avesse in spregio i favori del mondo? Perché i tuoi occhi si fissano sulla terra scura a rimirare ciò che sembra offuscarti la vista? Cosa vedi là? Il diadema di Re Enrico impreziosito di tutti gli onori del mondo? Se è così, continua a fissare a testa china, finché il tuo capo non sia da esso circondato. Stendi la mano, afferra l'oro glorioso. Come, è troppo corta? La allungherò con la mia, e avendolo sollevato insieme, tu ed io, alzeremo insieme il capo verso il cielo, e mai più umilierai così la nostra vista da concedere alla terra un solo sguardo.

GLOUCESTER
O Nell, dolce Nell, se ami il tuo signore, allontana il cancro dei pensieri ambiziosi, e possa l'idea che io nutra pensieri malvagi contro il mio re e nipote, il pio Enrico, essere l'ultimo mio respiro in questo mondo mortale. Mi rattrista il sogno inquieto di questa notte.

ELEANOR

Cos'ha sognato il mio signore? Dimmelo, e lo ricambierò con la replica deliziosa del mio sogno mattutino.

GLOUCESTER
Mi parve che questa mazza, emblema della mia carica a corte, venisse spezzata in due, ho dimenticato da chi, ma, ora che ci penso, fu il cardinale; e sui pezzi del bastone infranto, erano collocate le teste di Edmund, Duca di Somerset, e di William de la Pole, primo Duca di Suffolk. Ecco il mio sogno: cosa presagisca lo sa Iddio.

ELEANOR
Suvvia, non è stata altro che una prova che chi spezza un ramoscello nel bosco di Gloucester perderà la testa per la sua arroganza. Ma ascolta me, mio Humphrey, dolce duca: mi parve d'essere assisa sulla sedia regale nella chiesa cattedrale di Westminster e su quel trono dove sono incoronati re e regine, dove Enrico e Margherita mi si inginocchiarono davanti, e posero il diadema sul mio capo...

GLOUCESTER
Basta, Eleanor, ti devo proprio rimproverare: dama presuntuosa, maleducata Eleanor! Non sei la seconda donna del reame, la moglie del Protettore, la sua amata? Non hai tutti i piaceri del mondo al tuo comando, più di quanto non possa estendersi e circoscrivere il tuo pensiero? E ti ostinerai a invocare il tradimento per precipitare tuo marito e te stessa dal sommo dell'onore al fondo della vergogna? Vattene via, non voglio più ascoltare una parola!

ELEANOR
Come, come, mio signore. Cosi collerico con Eleanor solo perché t'ha riferito un sogno? La prossima volta terrò per me i miei sogni per evitare queste reprimende.

GLOUCESTER
No, non arrabbiarti; sono di nuovo sereno.

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Monsignor Protettore, così piacendo a sua altezza, preparatevi a galoppare a Saint Albans, dove il re e la regina intendono cacciare con il falco.

GLOUCESTER
Vado. - Su, Nell, non vieni anche tu con noi?

ELEANOR
Sì, mio buon signore, ti seguo subito.
 

Esce Gloucester, con il messaggero.
 

Devo seguire: non ho la precedenza, finché Gloucester ha una mente così umile e servile. Fossi uomo, duca, consanguineo, mi sbarazzerei di questi ostacoli seccanti e mi spianerei la strada sopra le loro teste mozzate. Ma, pur essendo donna, non indugerò a recitare il mio ruolo nel corteo della Fortuna. - Dove sei? Sei tu, Padre John? No, non temere, brav'uomo, siamo soli, qui: tu, io e nessun altro.

Entra Hume.

HUME
Gesù conservi la vostra regale maestà!

ELEANOR
Cosa dici? Io sono solo "vostra grazia".

HUME
Ma per grazia di Dio, e con i consigli di Hume, il titolo di "vostra grazia" verrà moltiplicato.

ELEANOR
Cosa dici, brav'uomo? Hai già preso accordi con Margery Jourdain, la scaltra strega, con Roger Bolingbroke, il negromante, e si presenteranno a operare a mio vantaggio?

HUME
Ecco cosa hanno promesso di mostrare a vostra altezza: uno spirito evocato dalla profondità del sottosuolo darà risposta a quelle domande che gli verranno rivolte da vostra grazia.

ELEANOR
Basta così: penserò alle domande. Quando faremo ritorno da Saint Albans, attueremo queste cose fino in fondo. Ecco, Hume, prendi questa ricompensa; fa' festa, brav'uomo, con i tuoi compagni in questa causa di gran peso.

 

Esce.

HUME
Hume deve far festa con l'oro della duchessa; e come no, altroché! E adesso, Padre Hume? Sigillati le labbra, non dire neppure "uhm": la faccenda richiede una segretezza silenziosa. Madama Eleanor dà oro per portare la strega: l'oro non può fare cilecca, fosse lei un demonio. Però io ho mosche d'oro da un'altra parrocchia: cioè, non oso dirlo, dal ricco cardinale e dal grande Duca di Suffolk, appena creato; però è proprio così, perché, a essere sinceri, essi (conoscendo il carattere ambizioso di Madama Eleanor), mi hanno ingaggiato per tendere un tranello alla duchessa e farle ronzare in testa l'idea degli incantesimi. Si dice, "un astuto furfante non ha bisogno di agenti": però io faccio da agente a Suffolk e al cardinale. Hume, se non stai attento, finirai per chiamarli tutti e due un paio di astuti furfanti. Be', le cose stanno così; perciò temo che, alla fine, la furfanteria di Hume porterà la duchessa alla rovina e con la sua incriminazione, le sorti di Humphrey son segnate. Sia quel che sia, io avrò oro a palate.


Esce.

 

 

 

atto primo - scena terza

 

Entrano tre o quattro postulanti, tra cui Peter, l'apprendista armaiolo.

PRIMO POSTULANTE
Signori miei, stiamo vicini. A momenti il Lord Protettore passerà di qui, e allora potremo consegnargli le nostre suppliche tutti assieme.

SECONDO POSTULANTE
Che il Signore lo protegga davvero, perché è un uomo buono. Gesù lo benedica.

Entrano Suffolk e la Regina Margherita;

essi lo prendono per il Duca Humphrey e gli porgono i loro biglietti.

PETER
Eccolo che arriva, mi sembra, e la regina con lui. Tocca a me per primo.

SECONDO POSTULANTE
Torna indietro, sciocco! Quello è il Duca di Suffolk e non il Lord Protettore.

SUFFOLK
Tu, cosa c'è ora; cosa vuoi da me?

PRIMO POSTULANTE
Prego monsignore di perdonarmi; vi avevo preso per il Lord Protettore.

MARGHERITA
"Per il Lord Protettore"? Le vostre suppliche sono per sua signoria? Fatemele vedere: qual è la tua?

PRIMO POSTULANTE
La mia, piacendo a vostra grazia, è contro John Goodman, l'uomo di monsignor cardinale, perché mi ha tolto la casa, le terre, la moglie e tutto quanto.

SUFFOLK
Anche la moglie? L'ha fatta davvero grossa. - E la tua? Cosa c'è qui!

(Legge) "Contro il Duca di Suffolk, per aver recintato la terra della comunità di Medford".

Ah sì, signor briccone!

SECONDO POSTULANTE
Ahimè, signore, io sono solo un povero postulante per tutta la nostra cittadinanza.

PETER (porgendo la sua petizione)
Contro il mio padrone, Thomas Horner, per aver detto il Duca di York essere lui l'erede legittimo alla corona.

MARGHERITA
Cosa dici? Il Duca di York ha detto che lui era l'erede legittimo alla corona?

PETER
Il mio padrone erede alla corona? No, in verità. Il mio padrone ha detto che l'erede era lui, e che il re era un usurpatore.

SUFFOLK
Chi è là?


Entra un servitore.
 

Porta dentro questo individuo, e invia al suo padrone un funzionario con un mandato d'arresto. Ascolteremo i dettagli della tua faccenda davanti al re.
 

Esce il servitore con Peter.

MARGHERITA
In quanto a voi, che amate essere protetti sotto le ali della grazia del nostro Protettore, rifate daccapo le vostre suppliche e rivolgetele a lui.
(Straccia le suppliche.)
Sparite, vili coglioni! Suffolk, mandali via.

TUTTI I POSTULANTI
Venite, andiamocene.

 

Escono.

MARGHERITA
Mio signore di Suffolk, è questa la maniera, questa la consuetudine della corte d'Inghilterra? Questo è il governo dell'isola di Britannia? E questa è la sovranità del re di Albione? Come, Enrico farà ancora lo scolaretto sotto la guida dell'arcigno Gloucester? Sono regina nel titolo e nella pompa e devo diventare suddita di un duca? Sai che ti dico, Pole: quando nella città di Tours tu giostravi in onore del mio amore e rubavi il cuore delle dame di Francia, pensavo che Enrico ti avrebbe assomigliato in coraggio, cavalleria, prestanza. Ma tutta la sua mente è rivolta alla santità, a far la conta delle Ave Marie sui grani del rosario. I suoi campioni sono i profeti e gli apostoli, le sue armi i versetti divini delle Sacre Scritture, il campo della giostra è il suo studio, e i suoi amori le statue bronzee dei santi canonizzati. Vorrei che il Collegio dei Cardinali lo eleggesse Papa e lo portasse a Roma per porgli sul capo la triplice corona. Quella sarebbe una condizione adatta alla sua santità.

SUFFOLK
Signora, siate paziente; poiché fui io la causa della venuta in Inghilterra di vostra altezza, agirò per soddisfare pienamente vostra grazia.

MARGHERITA
Oltre al Protettore altezzoso, ecco Beaufort, il prelato autoritario, Somerset, Buckingham, e York con i suoi borbotti; e l'ultimo di costoro vale in Inghilterra più del re.

SUFFOLK
E colui che, tra costoro, vale più di tutti, non vale in Inghilterra più dei Neville: Salisbury e Warwick non sono dei semplici pari.

MARGHERITA
E tutti questi nobili messi assieme non mi indispongono la metà di quanto faccia quella dama superba, la moglie del Protettore: sfila per la corte con un esercito di signore più come un'imperatrice che come moglie di Humphrey. Gli stranieri a corte la prendono per la regina: si porta addosso le rendite di un duca e nel suo cuore disprezza la nostra povertà. Non vivrò per vendicarmi di lei? Per quanto sia una spregevole donnaccia di basse origini, l'altro giorno si vantava tra i suoi leccapiedi che, da solo, lo strascico della sua gonna più malmessa era più prezioso di tutte le terre di mio padre, fin quando Suffolk non gli donò due ducati per la figlia.

SUFFOLK
Signora, io stesso ho impaniato un cespuglio per lei, e sistemato un coro di uccelli così seducenti, che si poserà per ascoltare i loro canti e non si innalzerà mai più per darvi noia. Dunque, lasciatela perdere; ma, signora, datemi ascolto, poiché mi permetto di consigliarvi questo: sebbene non ci entusiasmi il cardinale, tuttavia dobbiamo unirci a lui e ai Lord, finché il Duca Humphrey non sia caduto in disgrazia. Quanto al Duca York, le sue recenti lamentele gli procureranno ben pochi vantaggi: così, alla fine, li avremo tutti sradicati, uno ad uno, e tu stessa dirigerai il felice timone dello stato.

Suona una marcia solenne.

Entra il Re insieme a York e Somerset, ai suoi fianchi, che parlottano con lui;

poi, il Duca Humphrey, Winchester, Buckingham, Salisbury, Warwick, e la Duchessa Eleanor.

RE ENRICO
Da parte mia, nobili lord, non mi importa chi sia: o Somerset o York, per me fa lo stesso.

YORK
Se York ha dato cattiva prova di sé in Francia, allora gli si neghi la reggenza.

SOMERSET
Se Somerset è indegno della carica, il reggente sia York: io mi tiro indietro.

WARWICK
Che vostra grazia sia degna oppure no, non contesti questo punto: York è il più degno.

WINCHESTER
Ambizioso Warwick, lascia parlare i tuoi superiori.

WARWICK
Il cardinale non mi è superiore sul campo.

BUCKINGHAM
Qui dentro tutti ti sono superiori, Warwick.

WARWICK
Può darsi che Warwick viva per essere il migliore di tutti.

SALISBURY
Pace, figlio; tu, Buckingham, dacci un motivo per cui Somerset vada preferito in questo caso.

MARGHERITA
Perché il re, invero, vorrà così.

GLOUCESTER
Signora, il re è abbastanza maturo da dar personalmente il suo verdetto. Queste non sono questioni da donne.

MARGHERITA
Se è abbastanza maturo, che bisogno ha vostra grazia di essere il Protettore di sua eccellenza?

GLOUCESTER
Signora, sono il Protettore del regno, e, se a lui piacerà, mi dimetterò dall'incarico.

SUFFOLK
E allora dimettiti, e smettila di fare l'insolente. Dacché sei stato re - e chi è il re, se non tu? - il bene pubblico ha subito un naufragio quotidiano, il delfino ha prevalso al di là del mare, e tutti i pari e i nobili del regno sono stati vincolati alla tua sovranità.

WINCHESTER
Hai svuotato le tasche del popolo: le borse del clero sono magre e sparute per le tue rapine.

SOMERSET
Le tue residenze fastose e le vesti di tua moglie sono costate una montagna del tesoro pubblico.

BUCKINGHAM
La tua crudeltà nelle esecuzioni dei delinquenti ha oltrepassato la legge e ti ha consegnato alla mercé della legge.

MARGHERITA
Se si sapesse delle cariche e delle città di Francia che hai messo in vendita - come si sospetta fortemente - ti ritroveresti subito a danzare senza la testa.

 

Gloucester esce.

 

Margherita fa cadere il ventaglio.


Dammi il ventaglio; non ti puoi spicciare, svergognata?


Schiaffeggia la duchessa.
 

Invoco perdono, signora; eravate voi?

ELEANOR
Se ero io? Sì, ero io, superba donna di Francia; se potessi avvicinarmi con le unghie alla tua bellezza, inciderei sul tuo viso i miei dieci comandamenti.

RE ENRICO
Dolce zia, calmati; non lo ha fatto apposta.

ELEANOR
Non lo ha fatto apposta! Buon re, provvedi in tempo: lei ti coccolerà e ti farà saltare sulle sue ginocchia come un bimbo. Sebbene in questo luogo il vero padrone non porti i pantaloni, la sua offesa a Dama Eleanor non rimarrà impunita.

 

Esce.

BUCKINGHAM
Lord Cardinale, seguirò Eleanor e cercherò di capire cosa intende fare Humphrey. Adesso è stata stuzzicata, la sua rabbia non ha bisogno di speroni. Andrà al galoppo verso la sua distruzione.

 

Esce.
Entra Gloucester.

GLOUCESTER
Ora, nobili signori, che la mia collera si è sfogata, con una passeggiata lungo i quattro lati del cortile, torno per parlare degli affari dello stato. In quanto alle vostre accuse, false e spregevoli, provatele, e mi affiderò completamente alla legge; che Dio misericordioso disponga della mia anima, com'è vero che amo il re e il mio paese nel dovere. Riguardo alla questione che dobbiamo risolvere, io dico, mio sovrano, che York è l'uomo più adatto a farvi da reggente nel regno di Francia.

SUFFOLK
Prima di procedere alla nomina, consentitemi di mostrare alcuni motivi d'un certo rilievo per cui York è il meno adatto di tutti.

YORK
Te lo dico io, Suffolk, perché non sono adatto: primo, sono troppo orgoglioso per adularti;  secondo, se sarò nominato a quella carica, Lord Somerset mi bloccherà qui senza quietanza, denaro ed equipaggiamento, finché la Francia non cada nelle mani del delfino: la volta scorsa sono rimasto ad attendere i suoi comodi finché Parigi non fu assediata, affamata e persa.

WARWICK
Questo posso testimoniarlo, e un atto più indecente mai commise sulla terra un traditore.

SUFFOLK
Sta' buono, testardo d'un Warwick!

WARWICK
Perché dovrei starmene buono, emblema di superbia?

Entrano Horner l'armaiolo, e il suo apprendista Peter, tra le guardie.

SUFFOLK
Perché qui c'è un uomo accusato di tradimento: pregate Iddio che il Duca di York possa discolparsi!

YORK
Qualcuno accusa York di tradimento?

RE ENRICO
Cosa intendi, Suffolk? Dimmi, chi sono costoro?

SUFFOLK
Piacendo a vostra maestà, questo è l'apprendista (Indica Peter.) che accusa il suo padrone di alto tradimento. Queste furono le sue parole: Riccardo, Duca di York, è l'erede legittimo della corona inglese e vostra maestà è un usurpatore.

RE ENRICO
Dimmi, brav'uomo, furono queste le tue parole?

HORNER
Piaccia a vostra maestà credere che io non ho mai detto né pensato una cosa del genere. Dio m'è testimone: sono accusato falsamente da questo delinquente.

PETER (sollevando le mani)
Per queste dieci dita, miei nobili signori, me ne ha parlato una notte nella garitta, mentre stavamo lucidando l'armatura di Monsignor York.

YORK
Delinquente d'un manovale fatto di sterco, avrò la tua testa per questo discorso da traditore. - Supplico la vostra regale maestà, gli si applichi la legge in tutta la sua severità.

HORNER
Ahimè, mio signore, impiccatemi se ho mai detto quelle parole! Il mio accusatore è il mio apprendista, e quando l'altro giorno lo castigai per un suo sbaglio, giurò in ginocchio di farmela pagare, ho buoni testimoni. Perciò, supplico la vostra maestà, non mandate in malora un onest'uomo per le accuse di un delinquente.

RE ENRICO
Zio, quale legge applicheremo in questo caso?

GLOUCESTER
Questa sentenza, mio signore, se posso fare da giudice: Somerset sia il reggente dei Francesi, perché questo getta su York l'ombra del sospetto; e che a questi due venga assegnato un giorno per affrontarsi in singolar tenzone in luogo convenuto, poiché egli ha testimoni della malafede del suo servo. Questa è la legge, questa è la sentenza del Duca Humphrey.
(Re Enrico dà il suo assenso.)

SOMERSET
Ringrazio umilmente la vostra regale maestà.

HORNER
E io accetto volentieri il duello.

PETER
Ahimè, monsignore, non so combattere. Per amor di Dio, abbiate pietà della mia sorte! La cattiveria umana mi rovina. Signore Iddio, abbi pietà di me! Non sarò mai capace di tirare un colpo. Che il Signore mi benedica!

GLOUCESTER
Messere, devi combattere, o finirai impiccato.

RE ENRICO
Portateli in prigione; il giorno del duello sarà l'ultimo del mese prossimo. Vieni, Somerset, provvederemo alla tua partenza.


Uno squillo di tromba.

Escono.

 

 

 

atto primo - scena quarta

 

Entrano la strega Margery Jourdain, due preti (Hume e Southwell), e Bolingbroke.

HUME
Venite, padroni, la duchessa, vi dico, attende di vedere attuate le vostre promesse.

BOLINGBROKE
Mastro Hume, ci siamo attrezzati all'uopo. Assisterà sua signoria e darà ascolto ai nostri esorcismi?

HUME
Certo, non temete: è una donna coraggiosa.

BOLINGBROKE
Ho sentito riferire di lei che è una donna indomita nello spirito, ma converrà, mastro Hume, che tu stia con lei là sopra, mentre noi saremo occupati quaggiù, e così, ti prego, va' in nome di Dio, lasciaci.


Esce Hume.


Mamma Jourdain, mettiti bocconi, faccia contro il suolo.
(La strega si sdraia, faccia in giù.)
Tu, John Southwell, leggi, e da' inizio alla nostra opera.

In alto entra Eleanor, seguita da Hume.

ELEANOR
Ben detto, padroni miei, e siate tutti i benvenuti. Prima vi date da fare, meglio è.

BOLINGBROKE
Pazienza, buona signora; gli stregoni sanno il momento giusto. Una notte profonda, una notte scura, il silenzio della notte, il tempo della notte quando Troia fu messa a fuoco, il tempo in cui stridono le civette e ululano i mastini, vagano gli spiriti e i fantasmi irrompono dalla tomba; questo è il tempo che meglio si confà all'opera da compiere. Signora, sedete e non abbiate timore. Colui che invochiamo, lo terremo avvinto dentro un cerchio incantato.

A questo punto compiono i riti appropriati e formano il cerchio.

Bolingbroke, o Southwell, legge "Coniuro te", eccetera.

Tuoni e fulmini terrificanti, poi compare lo Spirito.

SPIRITO
Adsum.

JOURDAIN
Asmath, per il Dio eterno davanti al cui nome e al cui potere tu tremi, rispondi a ciò che ho da chiederti, perché, finché non parlerai, non te ne andrai da qui.

SPIRITO
Chiedi ciò che vuoi. Avessi io già finito di parlare!

BOLINGBROKE (leggendo da una pergamena)
"Primo, riguardo al re, cosa sarà di lui?"


SPIRITO
Vive ancora il duca che Enrico deporrà, ma vivrà più a lungo di lui e morrà d'una morte violenta.

(Mentre lo Spirito parla, Southwell scrive le risposte.)

BOLINGBROKE
"Quale destino è in serbo per il Duca di Suffolk?"

SPIRITO
Morirà di mare, e questa sarà la sua fine.

BOLINGBROKE
"Cosa accadrà al Duca di Somerset?"

SPIRITO
Deve stare alla larga dai castelli. Sarà più al sicuro su una pianura sabbiosa che sull'altura dove s'innalza un castello. Concludi, perché non resisto più.

BOLINGBROKE
Discendi nelle tenebre e nel lago ardente! Vattene, demonio fraudolento!


Tuoni e lampi.

Esce lo Spirito scomparendo sotto il palcoscenico.
Entrano il Duca di York e il Duca di Buckingham con le loro guardie capitanate da Sir Humphrey Stafford: irrompono in scena e si impadroniscono delle carte.

YORK
Mettete le mani su questi traditori e sulla loro ganza.
Donnaccia, ti abbiamo tenuto gli occhi bene addosso.
Come, signora, siete voi lassù? Il re e lo stato vi sono davvero debitori per questi vostri sforzi. Non dubito che il Lord Protettore vi darà una bella remunerazione per questi grossi meriti.

ELEANOR
Neppure la metà così nociva come quella che tu darai al re inglese, duca insolente, che minacci dove non c'è motivo.

BUCKINGHAM
Davvero nessun motivo, signora. E queste cosa sono? - (Mostrandole le carte.) Portateli via; metteteli al fresco, sotto chiave, e teneteli separati. Voi, signora, verrete con noi. Stafford, prendila con te.


Escono in alto Eleanor e Hume, sotto scorta.
 

Esibiremo tutti i vostri arnesi. Via tutti!
 

Escono le guardie con la Jourdain, Southwell e Bolingbroke.

YORK
Lord Buckingham, mi sembra che abbiate fatto buona una bella trama, imbastita a puntino! Vi prego, mio signore, vediamo le sentenze del diavolo.
(Buckingham gli porge le carte.)
Cosa abbiamo qui? (Legge.)
"Vive ancora il duca che Enrico deporrà, ma vivrà più a lungo di lui e morrà d'una morte violenta."
Ma è proprio come, "Aio te, Æacida, Romanos vincere posse".
Vediamo il resto:
Dimmi, "Quale destino è in serbo per il Duca di Suffolk?"
"Morirà di mare, e questa sarà la sua fine".
"Cosa accadrà al Duca di Somerset?"
"Deve stare alla larga dai castelli: sarà più al sicuro su una pianura sabbiosa che sull'altura su cui si innalza un castello".

Suvvia mio signore, questi oracoli sono difficili da ottenere e difficili da comprendere. Il re adesso è in viaggio verso Saint Albans, e con lui c'è il marito di questa simpatica dama. Là, a spron battuto, gli sian recate queste notizie, un boccone amaro per il Lord Protettore.

BUCKINGHAM
Signore di York, vostra grazia mi darà licenza di fare da corriere con la speranza di una ricompensa.

YORK
A vostro piacimento, mio buon signore. Chi è là?


Entra un servitore.
 

Invita i lord Salisbury e Warwick a cenare con me domani sera. Vai!


Escono in varie direzioni.

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico VI - Parte II

(“King Henry the Sixth, part 2” - 1588 - 1592)

 

 

atto secondo - scena prima

 

Entrano il Re, la Regina Margherita, con un falco sul pugno, il Protettore Gloucester, il Cardinale Winchester,

e Suffolk, con alcuni falconieri che aizzano i cani.

 

MARGHERITA
Credetemi, nobili signori, non mi divertivo tanto da sette anni a prendere uccelli presso un corso d'acqua; e sì che, con vostra licenza, il vento era molto alto e, dieci a uno, la mia Joan non avrebbe spiccato il volo.

RE ENRICO
Ma a che punto, mio signore, giunse il vostro falcone, e a quale altezza si slanciò sopra tutti gli altri! Vedere come Dio opera in tutte le sue creature! Sì, uomo e uccelli aspirano ad innalzarsi verso il cielo.

SUFFOLK
Nessuna meraviglia, piacendo a vostra maestà, che i falchi del Lord Protettore puntino tanto in alto: sanno che il loro padrone ama stare in cima e librare i pensieri più in alto del suo falcone.

GLOUCESTER
Mio signore, solo una mente vile e priva di nobiltà non s'inerpica oltre il volo d'un uccello.

WINCHESTER
Mi pareva bene: vorrebbe stare sopra le nuvole.

GLOUCESTER
Proprio così, monsignor cardinale; voi cosa ne pensate? Non sarebbe bene se vostra grazia volasse in paradiso?

 

RE ENRICO
Il forziere prezioso della gioia eterna.

WINCHESTER
Il tuo paradiso è sulla terra, occhi e pensieri battono sulla corona, il tesoro prezioso del tuo cuore;
Protettore esiziale, pari pericoloso, che lisci le piume del re e dello stato.

GLOUCESTER
Cosa, cardinale? La tua tonaca da prete s'è fatta tanto prepotente? Tantaene animis coelestibus irae? Tanto si scaldano i prelati? Buon zio, nascondi la tua perfidia; non riesci a fare il santarello?

SUFFOLK
Nessuna perfidia, signore, solo quella che s'addice a una disputa così onesta e a un pari così disonesto.

 

GLOUCESTER
Sarebbe a dire a chi, monsignore?

SUFFOLK
Ma a voi, mio signore, piacendo a vossignoria, il Lord Protettore.

GLOUCESTER
Ah, Suffolk, l'Inghilterra conosce la tua arroganza.

MARGHERITA
E anche la tua ambizione, Gloucester.

RE ENRICO
Ti prego, pace, buona regina, e non pungolate questi pari rabbiosi; poiché i pacifici sono benedetti sulla terra.

WINCHESTER
Che io sia benedetto perché cerco la pace con la spada contro questo superbo Protettore!

GLOUCESTER (in disparte a Winchester)
In fede, zio santo, magari s'arrivasse a questo!

WINCHESTER (in disparte a Gloucester)
Appena ne avrai l'audacia.

GLOUCESTER (in disparte a Winchester)
Non radunare i tuoi accoliti per questa faccenda, rispondi di persona ai tuoi insulti.

WINCHESTER (in disparte a Gloucester)
Sì, dove non oserai neppure far capolino; ma se osassi, stasera, sul bordo orientale del bosco.

RE ENRICO
Allora, miei signori?

WINCHESTER
Credetemi, cugino Gloucester, se il tuo uomo non avesse alzato la selvaggina così in fretta, ci saremmo divertiti di più. (In disparte a Gloucester) Vieni con la spada a due mani.

GLOUCESTER
È vero, zio. (In disparte a Winchester) Hai capito bene? Il bordo orientale del bosco?

WINCHESTER (in disparte a Gloucester)
D'accordo.

RE ENRICO
Allora cosa c'è, zio Gloucester?

GLOUCESTER
Parlavamo di caccia col falco; null'altro mio signore. (In disparte a Winchester) Ora, sulla madre di Dio, prete, ti raderò la tonsura per questo, altrimenti non funzioneranno le mie doti di spadaccino.

WINCHESTER (in disparte a Gloucester)
Medice, teipsum; Protettore, sta' bene attento, proteggi te stesso.

RE ENRICO
Il vento infuria, signori, e così la vostra bile. Come stride questa musica al mio cuore! Che speranza tali corde d'armonia, quandonon sono intonate ? Vi prego, signori, fatemi comporre il vostro screzio.

Entra un cittadino gridando "Miracolo!".

GLOUCESTER
Cosa significa questo baccano? Buon uomo, quale miracolo annunci?

CITTADINO
Miracolo! Miracolo!

SUFFOLK
Avvicinati al re e digli del miracolo.

CITTADINO
In fede, al santuario di Saint Albans un cieco ha ricevuto la vista da appena mezz'ora, un uomo che non aveva mai veduto niente in tutta la sua vita.

RE ENRICO
Sia lode a Dio, che alle anime credenti dà luce nelle tenebre, conforto nella disperazione.

Entrano il Sindaco di Saint Albans con i suoi confratelli accompagnati dalla musica;

due di loro portano una seggiola su cui è seduto un uomo di nome Simpcox.

Seguono la moglie e altri cittadini.

WINCHESTER
Giungono i cittadini in processione per mostrare l'uomo a vostra altezza.

RE ENRICO
Grande è il suo conforto in questa valle terrena, sebbene la vista gli moltiplichi le occasioni di peccato.

GLOUCESTER
Fate posto, miei signori, portatelo vicino al re: sua altezza si compiace di parlare con lui.

RE ENRICO
Brav'uomo, raccontaci le circostanze, così che, grazie a te, possiam cantare la gloria del Signore. Allora, sei cieco da tanto e ora hai riacquistato la vista?

SIMPCOX
Piacendo a vostra altezza, sono nato cieco.

MOGLIE
Sì, sì, era proprio cieco.

SUFFOLK
Chi è questa donna?

MOGLIE
Piacendo a vostra reverenza, sua moglie.

GLOUCESTER
Se fossi stata sua madre, avresti potuto confermarlo meglio.

RE ENRICO
Dove sei nato?

SIMPCOX
A Berwick, nel nord, piacendo a vostra grazia.

RE ENRICO
Povera anima, la bontà di Dio è stata magnanima con te; non passare giorno o notte senza santificarlo, e ricordati sempre ciò che il Signore ti ha fatto.

MARGHERITA
Dimmi, brav'uomo, giungesti per caso, o per devozione, a questo sacro santuario?

SIMPCOX
Dio m'è testimone, per pura devozione; chiamato in sonno cento volte, anzi, di più, dal buon Sant'Albano, che mi disse, "Vieni, Simone, porta un'offerta al mio santuario e io ti aiuterò".

MOGLIE
Verissimo, in fede, e molte, moltissime volte, anch'io ho udito una voce che lo chiamava così.

WINCHESTER
Ma come, sei zoppo?

SIMPCOX
Sì, mi aiuti Dio onnipotente!

SUFFOLK
Com'è accaduto?

SIMPCOX
Sono caduto da un albero.

MOGLIE
Un castagno, padrone.

GLOUCESTER
Da quanto tempo eri cieco?

SIMPCOX
Sono nato così, padrone.

GLOUCESTER
Ma come, e ti arrampicavi su un albero?

SIMPCOX
Lo facevo sempre, quando ero giovane.

MOGLIE
Troppo vero, e l'ha pagata cara, a furia di arrampicarsi.

GLOUCESTER
Per la santa Messa, eri proprio ghiotto di castagne per correre un rischio del genere.

SIMPCOX
Ahimè, buon padrone, mia moglie aveva voglia di marroni e io mi sono dato da fare, mettendo in pericolo la mia vita.

GLOUCESTER
Un bell'imbroglione, ma non ti servirà; vediamo gli occhi; sbatti le palpebre, àprile, adesso. Secondo me, tu però non ci vedi bene.

SIMPCOX
Sì, padrone, chiaro come il giorno, grazie a Dio e a Sant'Albano.

GLOUCESTER
Dici davvero? Di che colore è questo mantello?

SIMPCOX
Rosso, padrone, rosso come il sangue.

GLOUCESTER
Giusto, ben detto. E il mio vestito?

SIMPCOX
Nero, in fede, nero carbone come la lignite.

RE ENRICO
Allora sai di che colore è la lignite?

SUFFOLK
E tuttavia penso che non abbia mai visto la lignite.

GLOUCESTER
Ma, prima d'oggi, mantelli e vestiti in quantità.

MOGLIE
Mai prima d'oggi, in tutta la sua vita.

GLOUCESTER
Dimmi, signorino, come mi chiamo?

SIMPCOX
Ahimè, padrone, non lo so.

GLOUCESTER
E lui?

SIMPCOX
Non lo so.

GLOUCESTER
Neanche lui?

SIMPCOX
No, no, padrone.

GLOUCESTER
Tu, invece, come ti chiami?

SIMPCOX
Saunder Simpcox, a voi piacendo, padrone.

GLOUCESTER
Allora, Saunder, eccoti qui, l'imbroglione più bugiardo della Cristianità. Se fossi nato cieco, avresti potuto almeno conoscere i nostri nomi, in modo da dare un nome ai vari colori dei nostri abiti. La vista può operare una distinzione tra i colori, ma menzionarli tutti di colpo è impossibile. Miei nobili signori, qua Sant'Albano ha fatto un bel miracolo; e non riterreste che sia altrettanto grande l'abilità di chi riuscirà a restituire le gambe a questo storpio?

SIMPCOX
Padrone, magari poteste farlo!

GLOUCESTER
Cittadini emeriti di Saint Albans, non ci sono sagrestani in città e oggetti che si chiamano fruste?

SINDACO
Sì, mio signore, piacendo a vostra grazia.

GLOUCESTER
Allora fatene chiamare subito uno.

SINDACO
Amico, porta immediatamente qui il Sagrestano.


Esce un funzionario.

GLOUCESTER
Adesso portatemi subito qui uno sgabello... Ora, signorino, se vuoi scampare alla frusta, fammi un bel salto su quello sgabello e taglia la corda.

SIMPCOX
Ahimè, padrone. Non sono capace di reggermi in piedi da solo: vi mettete a torturarmi invano.

Entra un Sagrestano con la frusta

GLOUCESTER
Ebbene, signore, bisogna che vi aiutiamo a ritrovare le gambe. Signor Sagrestano, frustatelo finché non salta su questo sgabello qui.

SAGRESTANO
Va bene, mio signore. - Forza, signorino, spicciati a toglierti la giubba.

SIMPCOX
Ahimè, padrone, cosa devo fare? Non sono capace di reggermi.


Dopo che il Sagrestano lo ha colpito una volta con la frusta, salta sullo sgabello e taglia la corda.

Gli altri lo seguono gridando, "Miracolo!".

RE ENRICO
O Dio, tu vedi questo e sopporti tanto?

MARGHERITA
A me ha fatto ridere vedere quel delinquente che scappava.

GLOUCESTER (al Sagrestano)
Insegui il furfante, e porta via questa baldracca.

MOGLIE
Ahimè, signore, lo abbiamo fatto costretti dal bisogno.

GLOUCESTER (al Sindaco)
Che vengano frustati ad ogni mercato cittadino finché non siano giunti a Berwick, da dove erano partiti.


Escono la moglie, il Sagrestano, il Sindaco, e gli altri.

WINCHESTER
Oggi il Duca Humphrey ha fatto un miracolo.

SUFFOLK
È vero: ha fatto saltare e volar via gli zoppi.

GLOUCESTER
Ma voi, mio signore, avete fatto miracoli maggiori. In un solo giorno, avete fatto volar via intere guarnigioni.

Entra Buckingham.

RE ENRICO
Quali notizie porta il nostro cugino Buckingham?

BUCKINGHAM
Tali che il mio cuore trema a svelarle: una masnada di criminali, volti al male, con l'incoraggiamento di Lady Eleanor, la moglie del Protettore, e in combutta con lei, capobanda e cervello di tutta la sommossa, ha fatto pratiche di magia contro lo stato, trafficando con streghe e negromanti, che abbiamo colto in flagrante, mentre evocavano spiriti malvagi dal sottosuolo, per interrogarli sulla vita e sulla morte di Re Enrico e di altri membri del Consiglio Privato di vostra altezza, come apprenderà più ampiamente vostra grazia.

WINCHESTER
Dunque, monsignor Protettore, in questo modo vostra moglie farà la sua comparsa in una corte di Londra.
Queste nuove, penso, vi han smussato il filo della spada; è probabile, monsignore, che non rispetterete l'orario.

GLOUCESTER
Prete ambizioso, smettila di affliggere il mio cuore: dolore e angoscia han soggiogato tutte le mie facoltà, e, così sconfitto, io mi arrendo a te come allo stalliere più umile.

RE ENRICO
Dio, quali imbrogli causano i malvagi, scatenando il caos anche sulla loro testa.

MARGHERITA
Gloucester, osserva il sudiciume nel tuo nido, e bada - sarebbe meglio per te - di aver le mani pulite.

GLOUCESTER
Signora, riguardo a me, mi rivolgo al cielo, che sa quanto abbia amato il mio re e il bene dello stato; quanto a mia moglie, non conosco come stanno le cose. Mi dispiace udire ciò che ho udito. È una donna nobile, ma se ha dimenticato l'onore e la virtù, se ha avuto commercio con chi, simile a pece, insudicia la nobiltà, io la bandisco dal mio letto e dalla mia compagnia, e la lascio in preda alla legge e alla vergogna di aver messo l'onesto nome di Gloucester alla gogna.

RE ENRICO
Allora, per questa notte, riposeremo qui; domani saremo di ritorno a Londra, per esaminare ogni aspetto di questa faccenda e procedere all'interrogatorio di quei luridi criminali; e soppesare il caso sulla bilancia della Giustizia, i cui piatti il giogo tien saldi in equilibrio, a valutare tutti i fatti.


Squillo di tromba.

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena seconda

 

Entrano York, Salisbury e Warwick.

YORK
Ora, miei buoni signori di Salisbury e di Warwick, conclusa la nostra cena frugale, datemi licenza, mentre facciamo due passi tra di noi, di chiedere, per mia soddisfazione, il vostro parere sui miei titoli, che sono inoppugnabili, alla corona d'Inghilterra.

SALISBURY
Mio signore, sono ansioso di udire fino in fondo.

WARWICK
Inizia, dolce York; e, se le tue pretese son fondate, i Neville saranno sudditi al tuo comando.

YORK
Allora, ecco come stanno le cose: Edoardo Terzo, miei signori, ebbe sette figli; il primo, Edoardo il Principe Nero, Principe di Galles; il secondo, William Hatfield; e il terzo, Lionel, Duca di Clarence; dopo di lui venne John Gaunt, il Duca di Lancaster; il quinto fu Edmund Langley, Duca di York; il sesto fu Thomas di Woodstock, Duca di Gloucester; William Windsor fu il settimo e l'ultimo. Edoardo il Principe Nero morì prima del padre, e lasciò dopo di sé Riccardo, il suo unico figlio, che, dopo la morte di Edoardo Terzo, regnò sul trono, finché Enrico Bullingbrook, Duca Lancaster, il figlio maggiore, erede di John Gaunt, essendo incoronato con il nome di Enrico Quarto, ghermì il regno, depose il legittimo sovrano, spedì la sua povera regina in Francia, donde era venuta, e lui stesso a Pomfret, dove, come sappiamo tutti, l'innocente Riccardo fu assassinato a tradimento.

WARWICK
Padre, il Duca di York ha detto la verità: è così che la casata dei Lancaster s'è presa la corona.

YORK
Che ora tiene con la forza e non per diritto: infatti, morto Riccardo, erede del primo figlio, avrebbe dovuto regnare il frutto del figlio successivo.

SALISBURY
Ma William Hatfield morì senza lasciare eredi.

YORK
Il terzo figlio, il Duca di Clarence, per la cui discendenza io reclamo la corona, generò una figlia, Philippe, la quale sposò Edmund Mortimer, Conte di March; Edmund generò Roger, Conte di March; Roger generò Edmund, Anna ed Eleanor.

SALISBURY
Ho letto che questo Edmund, nel regno di Bullingbrook, reclamò per sé la corona, e sarebbe diventato re, se non fosse stato per Owen Glendower, che lo tenne prigioniero fino alla sua morte. Ma sentiamo il resto.

YORK
Anna, la sorella maggiore, mia madre, essendo erede alla corona, sposò Riccardo, Conte di Cambridge, che era figlio di Edmund Langley, quinto figlio di Edoardo Terzo. Tramite lei, reclamo il regno; ella era l'erede di Roger, Conte di March, che era figlio di Edmund Mortimer, che sposò Philippe, unica figlia di Lionel, Duca di Clarence. Dunque, se il frutto del figlio maggiore ha diritto alla successione prima del minore, il re sono io.

WARWICK
Quale limpida genealogia è più limpida di questa? Enrico reclama la corona da John Gaunt, il quarto figlio; York la reclama dal terzo. Finché non si estingue la discendenza di Lionel, l'altra non dovrebbe regnare. Essa non si è estinta, ma fiorisce in te e nei tuoi figli, squisiti innesti di un tale ceppo. Dunque, padre Salisbury, inginocchiamoci assieme e su questo suolo privato siamo i primi a porgere  l'omaggio al legittimo sovrano che per nascita ha diritto alla corona.

ENTRAMBI
Lunga vita a Riccardo, nostro sovrano, re d'Inghilterra!

YORK
Vi ringraziamo, nobili signori, ma non sono il vostro re finché non verrò incoronato, e la mia spada non si macchi con il sangue del cuore della casata Lancaster, e questa non è cosa da compiere all'istante, ma con accortezza e segretezza silenziosa. Fate come faccio io in questi giorni pericolosi: chiudete gli occhi all'arroganza del Duca di Suffolk, alla superbia di Beaufort, all'ambizione di Somerset, a Buckingham e a tutta la ciurmaglia, finché non abbiano preso al laccio il pastore del gregge, quel principe virtuoso, il buon Duca Humphrey: ecco cosa cercano di fare; nella loro ricerca troveranno la morte, se York è buon profeta.

SALISBURY
Mio signore, separiamoci; conosciamo i tuoi pensieri fino in fondo.

WARWICK
Il cuore mi dice che, di sicuro, un giorno, il Conte di Warwick farà del Duca di York un re.

YORK
E, Neville, io di questo sono sicuro: Riccardo vivrà per fare del Conte di Warwick l'uomo più grande d'Inghilterra eccetto il re.


Escono.

 

 

 

atto secondo - scena terza

 

Squillo di trombe.

Entra il Re con tutta la corte: Margherita, Gloucester, Suffolk, Buckingham, Winchester.

Entrano tra le guardie Eleanor, Margery Jourdain, Southwell, Hume e Bolingbroke,

poi entrano, dirigendosi verso di essi, York, Salisbury, e Warwick.

RE ENRICO
Vieni avanti, Dama Eleanor Cobham, moglie di Gloucester, al cospetto di Dio, e al nostro, la tua colpa è grande: accogli la sentenza della legge per quei peccati che sono puniti con la morte dai libri divini.

Voi quattro, da qui tornatevene in prigione, da lì andrete al luogo dell'esecuzione. La strega arderà in cenere a Smithfield, e voi tre sarete strangolati sulla forca. Voi, signora, poiché avete natali più nobili, privata di ogni onore per la vostra vita, dopo aver fatto pubblica penitenza per tre giorni, vivrete in esilio nel vostro paese, con Sir John Stanley nell'isola di Man.

ELEANOR
L'esilio è ben accetto; lo sarebbe stata anche la morte.

GLOUCESTER
Vedi, Eleanor, che la legge ti ha giudicata.
Non posso scagionare chi la legge condanna.
 

Eleanor e gli altri prigionieri escono tra le guardie.


I miei occhi sono colmi di lacrime, il mio cuore di dolore. Ah, Humphrey, alla tua età questo disonore porterà la tua testa alla tomba per l'afflizione. Imploro vostra maestà, datemi licenza di andarmene. Il dolore richiede sollievo, la mia età riposo.

RE ENRICO
Aspetta, Humphrey, Duca di Gloucester, prima di uscire, consegna il tuo bastone; Enrico sarà il Protettore di se stesso, e Dio la mia speranza, il mio sostegno, la mia guida, la lucerna che illumina il cammino. Va' in pace, Humphrey, non meno amato di quando eri il Protettore del tuo re.

MARGHERITA
Non vedo motivo perché un re adulto dovrebbe essere protetto come un bambino. Dio e Re Enrico governino il timone d'Inghilterra. Consegna il bastone, signore, e lascia al re la sua terra.

GLOUCESTER
Il mio bastone? Ecco, nobile Enrico, il mio bastone: lo restituisco volentieri, così, come un tempo mi fu concesso da tuo padre Enrico; e tanto volentieri lo lascio ai tuoi piedi dove altri, per ambizione, vorrebbero riceverlo. Addio, buon re: quando sarò morto e sepolto, possa una pace onorevole accompagnare il tuo trono.

 

Esce.

MARGHERITA
E così, ora Enrico è il re e Margherita la regina, e Humphrey, Duca di Gloucester, esiste a malapena, con una mutilazione così severa: due amputazioni in un solo colpo. - In esilio la sua donna e un braccio mozzato.
(Raccoglie il bastone e lo porge al re.) Questo bastone onorifico, strappatogli di mano, appartenga a chi più lo merita, al sovrano.

SUFFOLK
Così declina, con le fronde secche, questo pino imponente; così la superbia di Eleanor muore in boccio, impotente.

YORK
Nobili signori, lasciatelo andare. Piacendo a vostra maestà, questo è il giorno fissato per il combattimento: l'accusatore e l'imputato, l'armaiolo e il suo apprendista, sono pronti a scendere in lizza. Piaccia a vostra altezza di assistere al duello.

MARGHERITA
Sì, mio buon signore: proprio con questo proposito lasciai la corte, per vedere l'esito della contesa.

RE ENRICO
In nome di Dio, preparate quanto occorre alla prova. Pongano fine alla disputa, e che Dio difenda i giusti!

YORK
Non ho mai visto un tipo più malconcio e più timoroso di combattere dell'accusatore, il servitore dell'armaiolo, miei signori.

Da una porta entrano Horner l'armaiolo e i suoi vicini, i quali hanno bevuto tanto alla sua salute che egli è ubriaco: entra preceduto da un tamburino, e col suo bastone, cui è stato assicurato un sacchetto di sabbia;

da un'altra porta entrano Peter il suo apprendista, con un tamburino e un sacchetto di sabbia, e alcuni compagni che bevono alla sua salute.

PRIMO VICINO
Ecco, Horner, bevo alla tua salute una coppa di vino bianco. Non temere, vicino, te la caverai.

SECONDO VICINO
Alla salute, vicino; brindo con una coppa di porto.

TERZO VICINO
E io con un boccale di bella birra scura, vicino. Bevi, e non temere il tuo apprendista.
 

(Horner beve con loro.)

HORNER
Fate girare, in fede, ché brindo alla salute di tutti; e Peter vada a farsi fottere.

PRIMO APPRENDISTA
Ecco, Peter, bevo alla tua salute; non aver paura.

SECONDO APPRENDISTA
Sta' allegro, Peter, e non aver paura del tuo padrone. Combatti per il buon nome degli apprendisti.
(Peter rifiuta le loro offerte.)

PETER
Vi ringrazio tutti. Bevete e pregate per me, vi prego, perché penso di aver mandato giù l'ultimo sorso in questo mondo. Ecco, Robin, se muoio, ti lascio il mio grembiule; e, Will, tu avrai il mio martello; e tu, Tom, prenditi tutti i soldi che ho. Benedicimi Signore, prego Iddio, perché non sarò mai in grado di competere con il mio padrone: lui di scherma si intende da parecchio.

SALISBURY (a Horner)
Su, basta bere, e cominciate a darvele. Signorino, come ti chiami?

PETER
Peter, in fede mia.

SALISBURY
Peter! E poi?

PETER
Peter Botta.

SALISBURY
Botta, Allora vedi di dargliene di botte al tuo padrone.

HORNER
Padroni, sono venuto qui, come a dire, su istigazione del mio apprendista, per provare che lui è un furfante e io un onest'uomo; e riguardo al Duca di York, che possa crepare se mai ho pensato male di lui, e del re, e della regina; perciò, Peter, adesso ti spacco in due!

YORK
Sbrigatevi! La lingua di questo furfante comincia a tartagliare. Suonate, trombe, all'erta, duellanti!
 

Allarme.

Combattono, e Peter abbatte Horner colpendolo sulla testa.

HORNER
Basta, Peter, basta! Confesso, confesso il tradimento.
(Muore.)

YORK
Prendetegli l'arma. - Ragazzo, ringrazia Dio e il buon vino che ha ostacolato il tuo padrone.

PETER (si inginocchia)
O Dio, dunque ho sconfitto i nemici in tale presenza? Peter, tu hai fatto valere i tuoi diritti.

RE ENRICO
Andate, allontanate il traditore dalla nostra vista, poiché noi lo sappiamo colpevole dalla sua morte. Nella sua giustizia Dio ci ha rivelato la verità e l'innocenza di questo poveretto, che colui aveva pensato di assassinare a torto. Vieni, ragazzo, seguici e avrai la tua ricompensa.


Uno squillo di tromba.

Escono.

 

 

 

atto secondo - scena quarta

 

Entrano il Duca Humphrey di Gloucester e i suoi uomini, vestiti a lutto.


GLOUCESTER
Così talvolta il giorno più luminoso ha una nube; e sempre, dopo l'estate, arriva l'inverno desolato con il freddo iroso, pungente; e così, col rapido cambio delle stagioni, si alternano gioie e preoccupazioni. Signori, che ore sono?

SERVITORE
Le dieci, mio signore.

GLOUCESTER
Le dieci è l'ora che mi è stata assegnata per guardare la mia duchessa punita che passa; a fatica può sopportare il selciato della strada, da calpestare con i piedi teneri, delicati. Dolce Nell, la tua nobile mente può mal tollerare la gentaglia che ti caccia gli occhi in faccia, ridendo della tua vergogna con sguardi invidiosi; una volta seguiva le ruote superbe del tuo cocchio, quando passavi in trionfo per le strade. Calma, mi pare che arrivi. Preparerò i miei occhi, bagnati di lacrime, a vedere le sue sventure.

La Duchessa Eleanor entra a piedi nudi, indossando un lenzuolo bianco, con dei versetti scritti e appuntati sulla schiena e un cero acceso in mano.

Con lei sono Sir John Stanley, lo Sceriffo, e i suoi ufficiali con roncole e alabarde.

SERVITORE
Se piace a vostra grazia, la strapperemo allo Sceriffo.

GLOUCESTER
No, non muovetevi, se ci tenete alla vita; lasciatela passare.

ELEANOR
Vieni, mio signore, a vedere la mia pubblica vergogna? Ora anche tu fai penitenza. Guarda come fissano! Osserva come la folla agitata ti indica col dito, e scuotono la testa, e lanciano occhiate verso di te. Ah, Gloucester, nasconditi ai loro sguardi carichi di odio, e maledici i tuoi nemici - i tuoi, che sono anche i miei.

GLOUCESTER
Sii paziente, nobile Nell, dimentica questo dolore.

ELEANOR
Ah, Gloucester, insegnami a dimenticare me stessa: perché, finché penso di essere tua moglie legittima, e che tu sei un principe, Protettore di questa terra, non mi pare di dover essere sballottata in questo modo, avvolta nella vergogna, con delle carte sulla schiena, e seguita da una canaglia che gode di vedere le mie lacrime e udire i miei lamenti più profondi. Il selciato spietato taglia i miei teneri piedi, e quando sussulto, la gente maligna ride, e mi raccomanda di fare attenzione dove cammino. Ah, Humphrey, come sopporterò questo giogo vergognoso? Credi tu che mai contemplerò il mondo e riterrò felici coloro che godono del sole? No: oscura mi sarà la notte, e notte il giorno. Pensare al mio sfarzo sarà il mio inferno. Talvolta mi dirò che sono la moglie del Duca Humphrey, di lui, un principe e un governante della terra: e tuttavia così governò, fu tanto principe da assistere, immobile, mentre io, la sua duchessa derelitta, diventavo oggetto di meraviglia e di beffa per ogni ozioso passante straccione. Ma fa' il bravo, non arrossire della mia vergogna, non agitarti mai, finché la mannaia della morte non penda su di te, come di sicuro accadrà tra poco. Infatti, Suffolk, che fa tutto quel che vuole, insieme a lei, che odia te e odia tutti noi, e a York, e all'empio Beaufort, quel falso prete, hanno messo la pania nei cespugli per invischiarti le ali: per quanto tenti di volare, cadrai nella rete. Ma tu non temere, finché il piede non avrai nella tagliola, e non cercare di prevenire i tuoi nemici.

GLOUCESTER
Ah, Nell, smettila; non ci azzecchi proprio: devo compiere un'offesa, prima di finire sotto accusa, e se avessi venti volte tanti nemici, e se ognuno di loro avesse venti volte il potere che ha, tutti insieme non riuscirebbero a farmi danno, finché sarò leale, sincero, e mondo d'ogni crimine. Pur se tu fossi sottratta da me a questa onta, le tue azioni scandalose non sarebbero cancellate, e io sarei in pericolo per aver infranto la legge. L'aiuto più grande è la calma, nobile Nell: ti prego di adattare il tuo cuore alla  pazienza; lo sbigottimento di questi pochi giorni svanirà in fretta.

Entra un araldo.

ARALDO
Convoco vostra grazia al parlamento di sua maestà, tenuto a Bury, il primo del mese entrante.

GLOUCESTER
Ma in precedenza non fu mai chiesto il mio consenso! Queste sono manovre losche. Ebbene, ci sarò.


Esce l'araldo.
 

Mia Nell, prendo congedo: e, Messer Sceriffo, che la sua penitenza non superi le disposizioni del re.

SCERIFFO
Piacendo a vostra grazia, qui finiscono le mie disposizioni; e ora Sir John Stanley ha avuto l'incarico di portarla con sé sull'isola di Man.

GLOUCESTER
Siete voi, Sir John, che dovete proteggere la mia signora?

STANLEY
Piacendo a vostra grazia, mi è stato dato questo compito.

GLOUCESTER
Non trattatela peggio, se vi prego di usarle riguardo: il mondo può ancora arriderci, e forse sarò ancora vivo per restituirvi le cortesie che riservate a lei. Dunque, addio, Sir John.


Gloucester si gira per andarsene.

ELEANOR
Come, te ne vai, mio signore, e non mi dici addio?

GLOUCESTER
Mi sono testimoni le lacrime, non riesco a rimanere, a parlare.


Escono Gloucester e i suoi uomini.

ELEANOR
Ahimè, te ne sei andato? Ogni consolazione se ne va con te, perché in me non ve n'è alcuna. La mia gioia è la morte, la morte, dal cui nome sono stata spesso intimorita, poiché ambivo a vivere in eterno in questo mondo. Stanley, ti prego, va', e portami via di qui, non importa dove, perché non chiedo alcun favore; solo, scortami dove ti è stato ordinato.

STANLEY
Ebbene, signora, allora sull'isola di Man, per esservi trattata come si conviene al vostro rango.

ELEANOR
Non una bella prospettiva, essendo caduta in disgrazia: dunque sarò trattata come una povera disgraziata?

STANLEY
Come una duchessa, e come la consorte del Duca Humphrey: sarete trattata in conformità a questo rango.

ELEANOR
Addio, Sceriffo, e sta' meglio di me, sebbene tu sia stato lo strumento della mia vergogna.

SCERIFFO
Ho fatto il mio dovere; perciò perdonatemi, signora.

ELEANOR
Sì, sì, addio: il tuo dovere è stato compiuto. Su Stanley; allora, andiamo?

STANLEY
Signora, fatta la penitenza, toglietevi il lenzuolo: e andiamo a cambiarvi d'abito per il viaggio.

ELEANOR
La mia vergogna non scivolerà via con il lenzuolo: no, rimarrà appesa ai miei vestiti più sfarzosi e sarà bene in mostra, per quanti ne possa indossare. Va', fammi strada: sono ansiosa di vedere il mio carcere.

 

Escono.

 

Indice Teatro

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Enrico VI - Parte II

(“King Henry the Sixth, part 2” - 1588 - 1592)

 

 

atto terzo - scena prima

 

Marcia solenne.

Entrano in Parlamento per primi, due araldi, poi il Duca di Buckingham e il Duca di Suffolk,

poi il Duca di York e il Cardinale Winchester, poi il Re e la Regina,

poi il Conte di Salisbury e il Conte di Warwick, con il seguito.

 

RE ENRICO
Mi meraviglio che non sia venuto Lord Gloucester: non è sua abitudine arrivare per ultimo, qualunque occorrenza lo tenga lontano da noi.

MARGHERITA
Non riesci a vedere, non vuoi accorgerti di quanto è scostante, alterato il suo comportamento? Con quale sovrana alterigia si esibisce, come è diventato insolente da un po' di tempo, quant'è superbo, autoritario, quanto è cambiato? Sappiamo quanto fosse, dianzi, gentile e disponibile, e se appena gli lanciavamo un'occhiata da lontano, egli era immediatamente in ginocchio, così che tutta la corte fosse ammirata dalla sua deferenza. Ma, a incontrarlo oggi, ad esempio di mattino, quando ognuno rivolge agli altri il buon giorno, egli aggrotta le ciglia e mostra uno sguardo adirato   si allontana impettito, senza fare l'inchino, sdegnando l'onore che ci è dovuto. Quando mostrano i denti, i cagnolini non sono presi sul serio, ma i grandi uomini tremano, quando ruggisce il leone, e Humphrey non è un uomo da poco, in Inghilterra. Innanzitutto, nota che egli è il più vicino nella linea di successione, e se tu cadessi, tocca a lui salire sul trono. Mi sembra quindi buona politica, in considerazione della sua mente piena di rancore, e dei vantaggi che ricaverebbe dalla tua scomparsa, che egli debba stare accanto alla tua regale persona ed essere presente al consiglio di sua maestà.Ha vinto con l'adulazione il cuore del popolo, e quando avrà voglia di creare disordine, c'è da temere che lo seguiranno tutti. Ora è primavera, e le erbacce han poca radice; lasciale fare adesso: invaderanno il giardino. E, se non si cura, soffocheranno le pianticelle. La sollecitudine ossequiosa che porto al mio signore mi ha reso consapevole delle insidie del duca. Se sono sciocchezze, chiamale paure di una donna; di tali paure, se ragioni migliori possono sradicarle, farò ammenda, dichiarando che ho accusato a torto il duca. Lord Suffolk, Buckingham e York, smentite le mie affermazioni, se vi riesce, altrimenti confermate l'efficacia delle mie parole.

 

SUFFOLK
Vostra altezza ha ben visto dentro codesto duca, e se mi fosse stato dato di dire la mia per primo, credo che avrei raccontato la stessa storia di vostra grazia. Istigata da lui, la duchessa, ci scommetto la testa, diede inizio alle sue pratiche infernali; o, se non era al corrente di quelle colpe, tuttavia, mettendo in risalto le sue origini elevate, poiché era il primo nella successione dopo il re, e vantandosi in modo esagerato della sua nobiltà, egli ha aizzato quella demente da chiudere in manicomio a tramare la caduta del nostro sovrano con mezzi malvagi. L'acqua scorre placida dove è profondo il torrentello, e, nella sua schiettezza, egli alberga il tradimento. La volpe non soffia quando vuole rubare l'agnello. No, no, mio sovrano: Gloucester è un uomo ancora insondato, sotto la superficie pieno d'inganni.

 

WINCHESTER
Non ha architettato, contravvenendo alle procedure legali, morti stravaganti per punire reati minori?

YORK
Non ha forse riscosso, durante il suo protettorato, grandi somme di denaro in tutto il regno, per la paga dei soldati in Francia, senza mai inviarle? E perciò non vi furono ribellioni quotidiane nelle città?

BUCKINGHAM
Via, queste sono piccole colpe rispetto alle colpe sconosciute che il tempo porterà alla luce nel placido Duca Humphrey.

RE ENRICO
Miei nobili signori, in breve: la vostra sollecitudine nel potare la spina fastidiosa per il nostro piede è degna di lode; ma - parlerò in tutta coscienza - nostro zio Gloucester è innocente dell'accusa di voler tradire la nostra regale persona come lo è l'agnello poppante o l'innocua colomba. Il duca è virtuoso, benigno, e troppo incline al bene per sognarsi il male o per lavorare alla mia caduta.

MARGHERITA
Ahimè, cosa è più pericoloso di questa sciocca fiducia? Assomiglia a una colomba? Le sue piume sono solo prese a prestito, poiché egli ha la natura d'un corvo odioso. È un agnello? Di sicuro la pelle gli fu prestata, poiché ha l'inclinazione del lupo vorace. Chi non può rubare un costume inteso ad ingannare? Datemi ascolto, mio signore, il bene di tutti noi dipende dal tagliar l'erba sotto i piedi a quel fraudolento.

Entra Somerset.

SOMERSET
Salute e prosperità al mio grazioso sovrano.

RE ENRICO
Benvenuto, Lord Somerset, quali notizie dalla Francia?

SOMERSET
Tutti i tuoi interessi in quei territori sono sfumati: tutto è perduto.

RE ENRICO
Notizie raggelanti, Lord Somerset; ma sia fatta la volontà di Dio.

YORK (in disparte)
Notizie raggelanti per me, perché io speravo nella Francia, tanto saldamente quanto ho speranza nella fertile Inghilterra. Così i miei fiori sono bruciati in boccio e i bruchi si divorano le mie foglie: ma porrò rimedio a questa faccenda tra non molto, o venderò il mio titolo per un sepolcro glorioso.

Entra Gloucester.

GLOUCESTER
Ogni felicità al re, mio signore! Perdonatemi, mio sire, se sono così in ritardo.

SUFFOLK
No, Gloucester, sappi che sei arrivato troppo presto, a meno che tu non fossi più leale di quel che sei: qui ti arresto per alto tradimento.

GLOUCESTER
Ebbene, Suffolk, non mi vedrai arrossire né cambiare aspetto per questo arresto: un cuore immacolato non si fa spaventare facilmente; la fonte più pura non è libera dal fango quanto io sono esente da tradimento verso il mio sovrano. Chi mi può accusare? In cosa sono colpevole?

YORK
Si pensa, mio signore, che tu abbia ricevuto tangenti dalla Francia, e, come Protettore, abbia derubato i soldati della paga. Così sua altezza ha perso la Francia.

GLOUCESTER
È proprio questo che si pensa? E chi la pensa così? Non ho mai rubato la paga dei soldati, né ho preso un centesimo dai Francesi. Che m'assista Iddio se non sono stato sveglio la notte, sì, notte dopo notte, a studiare il bene d'Inghilterra! Gli spiccioli che io avrei strappato al re, o qualunque liretta abbia ammassato per mio uso, mi vengan rinfacciati nel giorno del giudizio! Anzi: poiché non volevo tassare il popolo, molte sterline della mia riserva personale le ho sborsate io alle guarnigioni e mai ne ho chiesto la restituzione.

WINCHESTER
Ti fa comodo, monsignore, raccontarla così.

GLOUCESTER
Racconto solo la verità, e nient'altro, che Iddio m'assista!

YORK
Durante il tuo protettorato hai concepito torture stravaganti e inaudite per i condannati, così che l'Inghilterra fu tacciata di tirannia.

GLOUCESTER
E invece è ben noto come, mentre ero il Protettore, la pietà fosse la mia unica colpa; poiché di solito mi scioglievo alle lacrime d'un reo e a riscattare un crimine bastavano parole d'umiltà, purché non si trattasse di un assassino sanguinario, o di un ladro spregevole e fellone, che tosava i poveri viandanti, mai davo una congrua punizione. È vero, in caso d'assassinio, quel peccato sanguinario, usavo la tortura, perché più grave d'ogni altro reato.

SUFFOLK
Mio signore, queste colpe son facili a refutarsi in fretta, ma crimini più grandi vi sono imputati, di cui non potrete purgarvi con tanta facilità. Io vi arresto nel nome di sua altezza e qui vi affido a Monsignor Cardinale, che vi tenga in custodia fino al momento del processo.

RE ENRICO
Lord Gloucester, è mia espressa speranza che tu ti mostri superiore a ogni dubbio: la mia coscienza mi dice che sei innocente.

GLOUCESTER
Ah, grazioso signore, questi sono giorni pericolosi: la virtù è soffocata dall'indecente ambizione e la carità scacciata dalla mano del rancore; l'oscena istigazione è nel segno ascendente e la giustizia esiliata dalla terra di vostra altezza. So che la loro congiura attenta alla mia vita e, se la mia morte potesse rendere felice quest'isola e segnare la conclusione della loro tirannia, ben volentieri ne farei moneta di scambio: ma essa è intesa come prologo del dramma, erché altre migliaia, che ancora non sospettano l'insidia,  non basteranno a chiudere la tragedia congegnata da costoro. I rossi occhi scintillanti di Beaufort spiattellano la malvagità del suo cuore, e la fronte rannuvolata di Suffolk il suo odio turbolento; lo scaltro Buckingham scarica con la lingua il fardello dell'invidia che gli ingombra il cuore, e York, che non molla l'osso e mira alla luna, il cui braccio prepotente ho stornato, con false accuse punta alla mia vita. E voi, sovrana signora, con tutti gli altri, senza motivo, avete accumulato disgrazie sul mio capo, e vi siete data un gran da fare per spingere il mio amatissimo sire a essermi nemico: sì, tutti voi avete fatto comunella. - Anche a me era giunta notizia dei vostri conciliaboli, e sempre per liquidare la mia vita immacolata. Non mancheranno i falsi testimoni pronti a condannarmi, né accuse di tradimento in gran numero per accrescere le mie colpe. Il vecchio proverbio si mostrerà efficace: "Si fa presto a trovare un bastone per battere il cane".

WINCHESTER
Mio sire, le sue invettive sono intollerabili: se chi si preoccupa di proteggere la vostra regale persona dal segreto coltello del tradimento e dalla rabbia del traditore viene rimproverato, sgridato e trattato in questo modo, mentre al colpevole è garantita libertà di parola, il suo zelo verso vostra grazia finirà per raffreddarsi.

SUFFOLK
Non ha provocato la nostra sovrana signora con parole insolenti, anche se espresse dottamente? Come se lei avesse istigato qualcuno a spergiurare accuse false per abbattere il suo rango?

MARGHERITA
Ma io posso dare al perdente licenza di protestare.

GLOUCESTER
Ben detto, al di là delle intenzioni: è vero, ho perso; maledetti i vincitori, perché hanno barato al gioco! E simili perdenti hanno davvero licenza di parlare.

BUCKINGHAM
Con i suoi bisticci di parole, ci terrà qui tutto il giorno. Lord Cardinale, è vostro prigioniero.

WINCHESTER (ai suoi funzionari)
Signori, portate via il duca e fategli buona guardia.

GLOUCESTER
Ah, così Re Enrico getta via le sue stampelle, prima che le gambe siano tanto salde da reggere il corpo.
E così il pastore è scacciato dal tuo fianco, e i lupi digrignano i denti: chi sarà il primo ad azzannarti?
Ah, se i miei timori fossero fasulli; magari! Io temo, buon Re Enrico, che la tua rovina sia vicina.


Gloucester esce con gli uomini del Cardinale.

RE ENRICO
Miei nobili signori, fate o disfate ciò che sembra meglio alla vostra saggezza come se noi stessi fossimo qui.

Si alza.

MARGHERITA
Come, vostra altezza vuole lasciare il parlamento?

RE ENRICO
Sì, Margherita, il mio cuore affoga nel dolore, e la sua piena comincia a scorrermi tra gli occhi; il mio corpo è avvolto nell'infelicità: cosa c'è, infatti, di più infelice dello scontento? Ah, zio Humphrey, vedo sul tuo volto la mappa dell'onore, della verità, della lealtà, e ancora deve venire l'ora, buon Humphrey, in cui scopra la tua falsità, o dubiti della tua buona fede. Quale stella incombente ora invidia la tua posizione da spingere questi grandi lord e la regina Margherita a distruggere la tua vita innocente? Non hai fatto del male, né a loro né a nessun altro. Come il macellaio porta via il vitello, e lega il povero animale, e lo batte se s'impunta, trascinandolo verso il mattatoio insanguinato; così, senza rimorsi, lo hanno da qui allontanato, e come la madre corre muggendo avanti e indietro, e intanto guarda dove se ne è andato il suo piccolo innocente, e nulla può, se non gemere per la perdita del cucciolo; così anch'io gemo per la sorte del buon Gloucester, con tristi lacrime imbelli e, con occhi appannati, lo seguo con lo sguardo e non posso aiutarlo - tanto potenti sono i suoi nemici giurati. Piangerò la sua mala sorte, e dirò, tra i lamenti: "Chiunque abbia tradito, Gloucester non c'entra niente!"


Esce con Buckingham, Salisbury e Warwick.

MARGHERITA
Nobili signori, la neve fredda si scioglie ai raggi ardenti del sole. Enrico, il mio signore, disdegna i grandi affari dello stato, pieno com'è di sciocca compassione, e Gloucester, con la sua esibizione, lo seduce come il coccodrillo in lacrime, mostrando dolore, incanta i viandanti impietosi, o come il serpente, arrotolato su una riva fiorita, con la pelle maculata e luccicante, punge il bambino, che lo pensa affascinante per la sua bellezza. Credetemi, signori, anche se nessuno fosse più saggio di me - e comunque mi reputo in questo abbastanza intelligente - questo Gloucester dovrebbe velocemente liberare il mondo, per liberare noi dalla paura che nutriamo verso di lui.

WINCHESTER
È una valida politica favorire la sua morte; però abbiamo bisogno, perché muoia, di una copertura. Conviene che egli sia condannato a norma di legge.

SUFFOLK
Invece, secondo me, questa non sarebbe politica giusta; il re continuerà a battersi per salvargli la vita, il popolo potrebbe sollevarsi per salvargli la vita, e, comunque, abbiamo solo prove superficiali, appena sospetti, per motivare una condanna a morte.

YORK
Allora, in base a questo, tu non lo vorresti morto.

SUFFOLK
Ah, York, non c'è nessuno che lo voglia quanto me.

YORK
È York che ha i motivi maggiori per la sua morte. Ma, Monsignor Cardinale, e tu, Lord Suffolk, tirate fuori chiaro e tondo quello che avete in animo: non sarebbe come porre un'aquila con la pancia vuota a guardia del pulcino insidiato da un nibbio affamato, sistemare il Duca Humphrey come protettore del re?

MARGHERITA
Così il povero pulcino sarebbe sicuro di morire.

SUFFOLK
Signora, è vero; e non sarebbe pazzia, allora, creare la volpe sovrintendente del gregge e poi, una volta denunciata come astuta assassina, omettere di punire la sua colpa, perché le sue intenzioni non si sono attuate? No, che muoia, poiché egli è una volpe (per sua natura nemica provata del gregge), prima che le sue fauci si macchino di rosso sangue. Tale si è dimostrato Humphrey al mio sire coi suoi ragionamenti. E non ricorriamo a cavilli, per ammazzarlo: con trappole, lusinghe, con l'astuzia, mentre dorme o sta sveglio, come, non importa; basta che sia morto, perché è giustificato l'inganno di chi per primo elimina chi per primo usa l'inganno.

MARGHERITA
Suffolk tre volte nobile, questo è un parlare risoluto.

SUFFOLK
Niente è risolto, se non si agisce in questo modo. Spesso si dice cosa che di rado s'intende seriamente, ma affinché il mio cuore si accordi con la lingua, dal momento che l'azione è meritoria, fatta per proteggere il mio sovrano dal suo nemico, dite solo una parola, e celebrerò le sue esequie.

WINCHESTER
Preferirei vederlo morto, mio signore di Suffolk, prima che voi siate ordinato sacerdote. Dite che siete d'accordo ed esprimete apprezzamento per l'azione, e io provvederò al boia - tanto mi preme la sicurezza del mio sire.

SUFFOLK
Ecco la mia mano; l'azione è degna d'essere compiuta.

MARGHERITA
Lo dico anch'io.

YORK
Io pure; e ora che noi tre ci siamo pronunciati, non ha gran peso chi voglia impugnare la sentenza.

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Grandi Lord, sono giunto dall'Irlanda di gran carriera, per avvertirvi che là i ribelli si sono sollevati e passano gli Inglesi a fil di spada. Inviate soccorsi, signori, e fermate in tempo la loro furia, prima che la ferita diventi incurabile: essendo fresca, vi è grande speranza di sanarla.


WINCHESTER
Uno squarcio che reclama d'essere tamponato con urgenza! Qual è il vostro consiglio in una questione tanto grave?

YORK
Che Somerset venga mandato là come reggente; conviene impiegare un comandante fortunato, come testimonia la buona sorte avuta in Francia.

SOMERSET
Se York, con tutta la sua spregiudicatezza di stratega, fosse stato reggente al mio posto, non avrebbe resistito in Francia così a lungo.

YORK
Certo che no, non perdendo tutto, come hai fatto tu; avrei preferito perdere la vita al momento giusto, piuttosto che portare a casa il fardello del disonore, stando là finché tutto non fosse perduto.
Mostrami una sola cicatrice incisa sulla tua pelle. Un uomo con la carne così ben conservata, di rado eccelle.

MARGHERITA
No, questa scintilla scatenerà la furia di un incendio, se verrà alimentata dal vento e dal combustibile. Basta, buon York. - Dolce Somerset, placati. La tua sorte, York, se fossi stato reggente in Francia, avrebbe potuto rivelarsi molto peggiore della sua.

YORK
Come, peggiore di zero? Vergogna a tutti!

SOMERSET
Nel novero ci sei anche tu, che lanci anatemi.

WINCHESTER
Mio signore di York, da' prova della tua buona sorte: i rozzi fanti irlandesi hanno preso le armi e mischiano la creta con il sangue degli Inglesi. Guiderai in Irlanda una truppa di soldati, ben selezionata, una quota per ogni contea, e rischierai la tua fortuna contro gli Irlandesi?

YORK
Sì, monsignore, così piacendo a sua maestà.

SUFFOLK
Ebbene, la nostra autorità equivale al suo consenso, ed egli approva ciò che noi decidiamo. Quindi, nobile York, prendi in mano questo compito.

YORK
Ne sono soddisfatto. Fornitemi i soldati, signori, mentre io sistemo le mie faccende.

SUFFOLK
Un incarico, Lord York, di cui mi occuperò personalmente. Ma ora torniamo al falso Duca Humphrey.

WINCHESTER
Il discorso è chiuso: ci penserò io a lui, in modo che non ci dia più seccature. Dunque congediamoci, il giorno è al tramonto. (in disparte) Lord Suffolk, voi e io dobbiamo parlare di quel conto.

YORK
Lord Suffolk, attendo i miei soldati a Bristol, entro due settimane: là li imbarcherò tutti quanti per l'Irlanda.

SUFFOLK
Sorveglierò che venga fatto con serietà, Lord York.


Escono tutti eccetto York.

YORK
Ora, York, o mai più, tempra i tuoi pavidi pensieri e muta la tua incertezza in decisione: sii ciò che speri di essere, o ciò che sei consegnalo alla morte - non è vita degna d'essere goduta. Che la paura bianca in volto s'accompagni all'uomo dai miseri natali, e non alberghi in un cuore regale. I pensieri s'affollano incessanti, più violenti degli acquazzoni di primavera, e non c'è un pensiero che non si fissi sulla dignità suprema. Il mio cervelllo, più attivo del ragno operoso, tesse trappole elaborate per incastrare i miei nemici. Bene, signori della nobiltà, bene: è un'abile trovata spedirmi lontano con una schiera di soldati. Temo che così voi riscaldiate la serpe in agonia che, nutrita nel vostro seno, vi pungerà il cuore. Avevo bisogno di uomini, e voi me li darete: ve ne sono grato, però, statene certi, mettete armi affilate nelle mani d'un pazzo. Mentre in Irlanda mi allevo un esercito potente, scatenerò in Inghilterra una nera tempesta, che scaraventerà diecimila anime in cielo o all'inferno, e questa terribile bufera non smetterà di infuriare finché il cerchio dorato sul mio capo, simile ai raggi trasparenti del sole glorioso, non calmi la rabbia di queste folate di follia. E, come artefice dei miei progetti, ho indotto un risoluto uomo del Kent, John Cade di Ashford, a scatenare con tutte le sue forze una rivolta, con il titolo di John Mortimer. Ho visto in Irlanda questo Cade opporsi accanito a un gruppo di fanti, e combattere così a lungo che le sue cosce, coperte di dardi, quasi somigliavano a un porcospino irto di aculei; alla fine, dopo essersi salvato, l'ho visto far capriole in aria, come un frenetico ballerino di morisca, scuotendo i dardi insanguinati, come l'altro i campanelli. Molto spesso, da furbo e arruffato fante irlandese, ha conversato con i nemici, e senza farsi scoprire è tornato da me, a informarmi delle loro canagliate. Questo demonio sarà il mio sostituto, poiché egli, nel volto, nell'andatura, nell'eloquio, davvero assomiglia a quel John Mortimer, che ora è morto. In questo modo, comprenderò la mente del popolo, come reagisce alla casata e alle pretese degli York. Poniamo che sia preso, messo alla ruota e torturato, so che non può essergli inflitto tormento capace di fargli confessare che io l'ho spinto a prendere le armi. E poi, allora, arrivo io dall'Irlanda con le mie forze, a mietere il raccolto che quel furfante ha seminato. Poiché, morto Humphrey, come gli tocca, e messo da parte Enrico, è la mia ora che scocca.


Esce.

 

 

 

atto terzo - scena seconda

 

Entrano due o tre assassini che corrono sulla scena, dopo aver ammazzato il Duca Humphrey..

PRIMO ASSASSINO
Corri da Lord Suffolk; fagli sapere che abbiamo eliminato il duca, secondo i suoi ordini.

SECONDO ASSASSINO
Oh, fosse ancora da fare! Cosa abbiamo combinato? S'è mai sentito d'un uomo così timorato?

Entra Suffolk.

PRIMO ASSASSINO
Ecco che arriva Lord Suffolk.

SUFFOLK
Dunque, signori, avete liquidato la cosa?

PRIMO ASSASSINO
Sì, mio buon signore, è morto.

SUFFOLK
Ben detto. Via, raggiungete casa mia; vi ricompenserò per questa azione rischiosa. Il re e tutti i pari sono qui nei paraggi. Avete rifatto il letto? È tutto a posto, secondo le mie istruzioni?

PRIMO ASSASSINO
Sì, mio buon signore.

SUFFOLK
Via! Sparite.


Gli assassini escono.
Squilli di tromba.

Entrano il Re, la Regina, il Cardinale Winchester, Somerset, con il seguito.

RE ENRICO (a Suffolk)
Va', convoca subito nostro zio alla nostra presenza: digli che oggi vogliamo interrogare sua grazia sulle colpe che gli sono state pubblicamente attribuite.

SUFFOLK
Lo chiamerò subito, mio nobile signore.

 

Esce.

RE ENRICO
Signori, prendete posto, e prego tutti voi, non procedete contro nostro zio Gloucester con più severità di quanta ne richieda la prova certa dei suoi reati, in base alle risultanze veraci di un'accurata valutazione.

MARGHERITA
Dio impedisca che la malafede prevalga per condannare un nobiluomo innocente. Preghiamo Iddio che possa discolparsi d'ogni sospetto!

RE ENRICO
Ti ringrazio, Meg; queste parole mi danno tanta gioia.
 

Entra Suffolk.
 

Cosa c'è ora? Perché sei così pallido? Perché tremi? Dov'è nostro zio. Cosa succede, Suffolk?

SUFFOLK
Morto nel suo letto, mio signore: Gloucester è morto.

MARGHERITA
Dio non voglia!

WINCHESTER
È il mistero del giudizio divino: stanotte ho sognato che il duca era muto e non poteva dire una parola.
 

Il re sviene.

MARGHERITA
Come sta il mio signore? Aiuto, nobili signori, il re è morto!

SOMERSET
Tiratelo su, pizzicategli il naso.

MARGHERITA
Su, svelti: aiuto, aiuto!

 

Esce un funzionario

 

Oh, Enrico, apri gli occhi!


SUFFOLK
Sta per tornare in sé; signora, siate paziente.

RE ENRICO
O Dio del cielo!

MARGHERITA
Come sta il mio grazioso signore?

SUFFOLK
Coraggio, mio sovrano! Grazioso Enrico, coraggio!

RE ENRICO
Come, Lord Suffolk mi fa coraggio? E non è appena giunto a cantare il canto del corvo, la cui lugubre melodia mi ha privato della linfa vitale? E pensa forse che il cinguettio d'uno scricciolo, esortandomi al coraggio con un animo vuoto, possa scacciare il suono che ho sentito per primo? Non nascondere il tuo veleno con parole così zuccherose; non mettermi le mani addosso - lasciami, ti dico, il loro tocco mi spaventa come la puntura d'un serpente. Tu, messaggero di lutti, scompari dalla mia vista! Sulle tue pupille la tirannia assassina troneggia in tutta la sua maestà, a terrorizzare il mondo. Non fissarmi, perché i tuoi occhi aprono ferite. E, tuttavia, non andartene. Vieni, basilisco, e uccidi l'innocente osservatore con il tuo sguardo:poiché all'ombra della morte troverò la gioia; in vita, solo una doppia morte, ora che è morto Gloucester.

MARGHERITA
Perché hai questa opinione di Lord Suffolk? Sebbene il duca gli fosse nemico, tuttavia ne piange la morte da buon cristiano; e in quanto a me, pur essendomi egli ostile, se potessero richiamarlo in vita una pioggia di lacrime, o gemiti strazianti, o sospiri succhiasangue, sarei cieca per il piangere, malata di gemiti, pallida  ome una primula a furia di cavarmi il sangue coi sospiri, e tutto per tenere in vita il nobile duca. Cosa ne so come il mondo mi giudicherà? Siccome si sa che tra noi non c'era autentica amicizia, forse si sentenzierà che mi sono sbarazzata del duca, e così il mio nome verrà ferito dalle malelingue, e le corti dei principi saran piene di rimproveri per me;ecco quello che ottengo con la sua morte. Ah, me infelice!

Essere regina e portare la corona dell'infamia.

RE ENRICO
Ah, che dolore provo per il povero sfortunato Gloucester!

MARGHERITA
Prova dolore per me, che sono più sfortunata di lui. Come, ti volti e nascondi il viso? Non sono una lebbrosa ripugnante: guardami in faccia. Cosa? Sei come la vipera? Ti tappi le orecchie? Sii del pari velenoso, e uccidi la tua regina. Ogni tua consolazione è chiusa nella tomba di Gloucester? Allora, dama Margherita non è mai stata la tua gioia. Erigigli una statua e venerala; della mia effigie fa l'insegna di una birreria. È per questo che quasi non naufragavo in mare? Che per due volte fui respinta dal vento ostile lontano dalle coste inglesi verso la mia regione natale? Questo portava con sé il giusto presagio del vento, che sembrava dire: "Non cercare il lido dello scorpione e non mettere piede su quella aspra spiaggia"? Cosa feci io allora se non maledire quelle raffiche gentili e chi le sguinzagliava dalle loro caverne di bronzo, pregarle di soffiare verso la spiaggia benedetta d'Inghilterra o di spingere la nostra prua sopra una roccia micidiale? E tuttavia Eolo non volle essere un assassino, ma lasciò a te quell'odiosa incombenza:  l benigno mare agitato si rifiutò di annegarmi, sapendo che mi avresti annegato tu sulla spiaggia, nella tua perfidia, con lacrime salate come il mare. Le rocce taglienti scivolarono sotto la molle arena e non vollero schiantarmi con i bordi aguzzi, perché il tuo cuore di pietra, più duro di loro, potesse uccidere Margherita dentro il tuo palazzo. Finché riuscii a scorgere la tua scogliera gessosa, quando la tempesta ci ricacciò lontano dalla spiaggia, io rimasi in coperta in mezzo alla bufera; e quando il cielo fosco cominciò a derubare la visione della tua terra ai miei occhi sbarrati, io mi staccai dal collo un gioiello prezioso - era a forma di cuore, incastonato di diamanti - e lo scagliai verso la terra. Il mare lo accolse, e io mi augurai che lo stesso facessi tu con il mio cuore. Proprio allora persi di vista la bella Inghilterra e comandai ai miei occhi di viaggiare con il mio cuore, e li chiamai occhiali, ciechi e opachi, per aver perso conoscenza della costa ambita di Albione. Quante volte ho sollecitato la lingua di Suffolk - lo strumento della tua indecente mutevolezza -  a stregarmi ancora, come fece Ascanio,quando si mise a raccontare alla smaniosa Didone le imprese del padre, iniziate con l'incendio di Troia? Non sono stregata come lei, e tu falso come lui? Ahimè, non ne posso più! Muori, Margherita, perché Enrico rimpiange che tu sia ancora viva!

Rumori fuori scena.

Entrano Warwick, Salisbury, e molta gente del popolo.

WARWICK
È giunta notizia, potente sovrano, che il buon Duca Humphrey è stato assassinato a tradimento, su istigazione di Suffolk e del Cardinale Beaufort. Il popolo, come un alveare infuriato di api, che vuole la sua guida, sciama qua e là, e non bada a chi subisce la puntura della sua vendetta. Io stesso ho placato la loro collerica ribellione, finché essi non odano le modalità della sua morte.

RE ENRICO
Che egli sia morto, buon Warwick, è purtroppo vero; ma come sia morto, lo sa Iddio, non Enrico. Entra nella sua camera, osserva il corpo senza vita, e poi riferisci sulla sua morte improvvisa.

WARWICK
Lo farò, mio sire. - Salisbury, rimani con quella folla di zoticoni, finché non ritorno.


Escono Warwick, poi Salisbury con i popolani.

RE ENRICO
Tu che giudichi ogni cosa, arresta i miei pensieri, i miei pensieri che si affaticano a convincer la mia anima che mani violente hanno troncato la vita di Humphrey. Se il mio sospetto è sbagliato, perdonami, Signore, perché solo a te appartiene il giudizio. Vorrei andare a scaldare le sue labbra esangui con ventimila baci, e a bagnare il suo viso con un oceano di lacrime salate, per proclamare il mio amore sul suo tronco sordo, muto, e con le mie dita sentire la sua mano insensibile: ma queste misere esequie sono tutte invano,

 

Il letto viene trasportato in scena.
 

e contemplare la sua morta effigie terrena a cosa servirà, se non a rendere più grande il mio dolore?


Warwick entra, tira le cortine, mostra il Duca Humphrey nel suo letto.


WARWICK
Venite qui, grazioso sovrano, osservate il suo corpo.

RE ENRICO (distogliendo lo sguardo)
Per vedere come è profonda la mia tomba: perché con la sua morte è scomparso ogni gaudio mondano, perché, a vederlo, vedo la mia vita come morta.

WARWICK
Com è sicuro che la mia anima vuol vivere, con quel temuto Re che assunse la nostra natura su di Sé, per liberarci dall'irosa maledizione del Padre Suo, io credo che mani violente abbiano strappato la vita a questo duca tre volte famoso.

SUFFOLK
Un giuramento terribile, pronunciato con parole solenni! Quali prove dà Lord Warwick per la sua affermazione?

WARWICK
Guardate come il sangue gli si è rappreso in volto. Ho visto spesso dipartirsi uno spirito al tempo prescritto, cinereo nell'aspetto, smunto, pallido ed esangue, poiché il sangue era tutto affluito nel cuore affaticato, che, nella sua lotta contro la morte, lo assorbe per farsi assistere contro il nemico, ed esso assieme al cuore si raffredda, e non torna più a colorire e ad abbellire le guance. Guardate qui, invece: ha il viso nero e gonfio di sangue, i suoi bulbi oculari sporgenti più che in vita fissano orrendamente sbarrati, come in uno strangolato, i capelli sono ritti, le narici dilatate in uno spasimo, le mani spalancate, come accade a chi abbia annaspato, si sia divincolato, per salvare la vita, e sia stato sopraffatto con la forza. Guardate, lì, i capelli appiccicati alle lenzuola; la sua barba ben curata, arruffata e in disordine, come il grano estivo squassato dalla bufera. Non può essere altrimenti: è stato assassinato qui dentro: lo renderebbe probabile il più piccolo di questi segni.

SUFFOLK
Ma, Warwick, chi avrebbe causato la morte del duca? Io stesso e Beaufort lo tenevamo sotto custodia e noi, spero, signori, non siamo assassini.

WARWICK
Però tutti e due eravate nemici giurati del Duca Humphrey, ed eravate proprio voi a custodire il buon duca: è ovvio che non lo avreste festeggiato come un amico, mentre è evidente che lui si è imbattuto in un nemico.

MARGHERITA
Allora voi sospettate questi nobili di essere colpevoli della morte prematura del Duca Humphrey?

WARWICK
Chi trova una giovenca morta che ancora sanguina, e vede lì vicino un macellaio con la scure, non sospetterà che sia lui l'autore della carneficina? Chi trova la pernice nel nido del nibbio, non può forse immaginare come sia morto l'uccello, anche se il rapace si libra senza traccia di sangue sul becco? Questa tragedia suscita proprio sospetti simili.


MARGHERITA
Siete voi il macellaio, Suffolk? Dov'è il coltello? Beaufort è definito un nibbio? Dove sono i suoi artigli?

SUFFOLK
Non possiedo coltello per massacrare un uomo nel sonno; ma ecco una spada vendicativa, arrugginita dall'ozio, che sarà forbita nel cuore pieno di rancore di chi mi calunnia con il marchio purpureo di assassino. Dillo, se osi, superbo Lord del Warwickshire, che è mia la colpa della morte del Duca Humphrey.


Escono il Cardinale, Somerset, e altri.

WARWICK
Che cosa non oserà Warwick, se il bugiardo Suffolk lo sfida?

MARGHERITA
Non oserà calmare il suo animo di calunniatore, né smetterla di fare il giudice arrogante, anche se Suffolk lo sfidi ventimila volte.

WARWICK
Signora, state buona, lo dico con tutto il rispetto; ogni parola che pronunciate in suo favore, è un'offesa alla vostra dignità regale.

SUFFOLK
Lord d'ingegno ottuso, dal comportamento villano, se mai una dama fece un simile torto al suo signore, quella fu tua madre, che si portò nel suo sconcio letto un qualche cafone impudente e maleducato, così che il nobile ceppo fu inciso con un innesto di melo selvatico, il cui frutto sei tu, che certo non provieni dalla nobile razza dei Neville.


WARWICK
Se non fosse che il crimine dell'omicidio ti fa scudo, e che io deruberei il boia del suo compenso, liberandoti così di diecimila vergogne; se non fosse che la presenza del mio sovrano mi trattiene, io ti farei implorare perdono in ginocchio, vigliacco falso omicida, per le tue ingiurie, e confessare che alludevi a tua madre, e che sei tu a essere nato bastardo; e dopo averti costretto a questa umiliazione, salderei le tue spettanze mandando la tua anima all'inferno, perniciosa sanguisuga di chi dorme!


SUFFOLK
Tu ti sveglierai mentre spargo il tuo sangue, se osi allontanarti con me da questa presenza.

WARWICK
Andiamocene subito, ora, o ti trascinerò via; indegno come sei, mi batterò con te, e renderò un servizio allo spirito del Duca Humphrey.
 

Escono Suffolk e Warwick.

RE ENRICO
Quale corazza è più forte d'un cuore immacolato? Tre volte è armato chi ha una giusta causa, ed è nudo, anche se serrato nell'acciaio, colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia.


Un rumore fuori scena e grida di "Abbasso Suffolk!".

MARGHERITA
Cos'è questo rumore?

Entrano Suffolk e Warwick con le spade sguainate.

RE ENRICO
Cosa fate ora, signori? Le spade rabbiose sguainate qui, in nostra presenza? Osate essere così sfrontati? E quale fracasso tumultuoso ci raggiunge?

SUFFOLK
Il traditore Warwick con gli uomini di Bury, tutti addosso a me, potente sovrano.

La gente grida ancora, "Abbasso Suffolk! Abbasso Suffolk!".

Poi, facendosi strada tra di loro, entra il Conte di Salisbury.

SALISBURY
Signori, fatevi da parte: il re saprà il vostro pensiero. Temuto sovrano, il popolo mi invia a dirvi: a meno che Lord Suffolk non sia mandato a morte subito, o bandito dal territorio della bella Inghilterra, essi lo staneranno dal palazzo a forza, e lo tortureranno a lungo, procurandogli una morte straziante. Dicono che il buon Duca Humphrey morì a causa sua; che per causa sua temono la morte di vostra altezza; e che uno schietto impulso di amore e di lealtà, privo di ogni pervicace intenzione sovversiva, del pensiero di voler contraddire il piacer vostro, li rende così decisi a chiedere il suo esilio. Dicono, a tutela della vostra regalissima persona, che se vostra altezza avesse il desiderio di dormire, e comandasse che nessuno disturbi il suo riposo, a pena di incorrere nel vostro dispiacere o nella morte, malgrado un ordine perentorio, se si scorgesse un serpente dalla lingua biforcuta, che astutamente striscia verso vostra maestà, sarebbe soltanto necessità il risvegliarvi, per timore che, a lasciarvi in quel sopore dannoso, il verme mortifero rendesse eterno il sonno. E perciò gridano che, anche se voi lo impedite, essi vi difenderanno, lo vogliate o meno, contro spregevoli serpenti come il menzognero Suffolk, la cui puntura, avvelenata e fatale, essi dicono abbia privato vergognosamente della vita il vostro caro zio, venti volte più degno di lui.

I POPOLANI (dal di dentro)
La risposta del re, mio signore di Salisbury.

SUFFOLK
Ben s'addice a gente plebea, becera e rozza, di mandare al suo sovrano un simile messaggio; ma voi, mio signore, foste lieto di essere impiegato per far vedere la vostra bravura di oratore. Però, tutto l'onore che Salisbury s'è guadagnato è stato quello di far da signor ambasciatore inviato al re da un'accozzaglia di stagnini.

I POPOLANI (dal di dentro)
La risposta del re, altrimenti facciamo tutti irruzione.

RE ENRICO
Va', Salisbury, e di' a tutti loro da parte mia che li ringrazio per l'affetto e la premura; anche se non fosse stato sollecitato da loro, il mio intendimento coincide con le loro suppliche, poiché i miei pensieri profetizzano la rovina certa del mio stato ad opera di Suffolk da un momento all'altro; perciò, giuro sulla Maestà del Signore, di cui io sono indegnissimo vicario, che egli ammorberà quest'aria con il suo respiro solo per tre giorni, sotto pena di morte.


Esce Salisbury.

MARGHERITA
Oh, Enrico, lasciami intercedere per il nobile Suffolk.

RE ENRICO
Non sei nobile, regina, a chiamare nobile Suffolk. Adesso basta: se tu intercedi per lui, accrescerai soltanto la mia collera. L'avessi solo detto, avrei mantenuto la parola, ma dal momento che l'ho giurato, essa è irrevocabile. - Se fra tre giorni tu sarai trovato qui, su qualsiasi terra che sia sotto il mio governo, il mondo intero non basterà a riscattare la tua vita. - Vieni, Warwick, vieni, buon Warwick, allontanati con me; ho faccende importanti di cui voglio informarti.


Tutti escono eccetto Margherita e Suffolk.

MARGHERITA
La malasorte e il dolore vi seguano! La scontentezza del cuore e l'acida afflizione vi facciano da affezionata compagnia! Voi siete in due, il demonio vi fa da buon terzo, e perciò una triplice vendetta sorvegli i vostri passi!

SUFFOLK
Smettila, nobile regina, con le imprecazioni: lascia che il tuo Suffolk prenda un malinconico congedo.

MARGHERITA
Vergogna, donnicciola pappamolla! Non hai il coraggio di maledire i tuoi nemici?

SUFFOLK
Che gli colga la peste! Perché dovrei maledirli? Se le maledizioni uccidessero come il lamento della mandragola, io inventerei termini altrettanto gonfi d'amarezza, altrettanto osceni, aspri e orribili da udire, scagliati con forza con le labbra serrate, con tali e tanti segni di odio mortale, da sembrare l'Invidia dal volto smunto nella sua immonda caverna. La lingua inciamperebbe nelle mie parole aggressive, gli occhi emetterebbero scintille come la selce battuta, i capelli mi si rizzerebbero in testa, come a un matto, sì, e ogni giuntura parrebbe maledire e lanciare anatemi: e in quel momento il mio cuore pesante si spezzerebbe, a non maledirli. Sia veleno ogni loro bevanda! Il fiele - peggio del fiele - la cosa più squisita da gustare; l'ombra a loro più dolce, un boschetto di cipressi; la vista più importante, i basilischi omicidi; la sostanza più soffice, pungente come morso di lucertola; la musica che sentono, paurosa come il sibilo del serpente; e le stridule civette del malaugurio completino l'orchestra!

Tutti i lerci terrori dell'inferno, la tetra terra...

MARGHERITA
Basta, dolce Suffolk; tu ti arrovelli, e queste tremende maledizioni, come il sole riflesso in uno specchio, o un cannone troppo carico, rinculano e rivolgono contro di te la loro energia.

SUFFOLK
Mi hai incitato a inveire, e ora vuoi che mi fermi? Adesso, per il suolo da cui vengo bandito, potrei stramaledire durante una notte d'inverno, standomene nudo sulla  cima d'una montagna, dove il vento pungente non fa mai crescere l'erba, e pensare che sia passato solo un minuto allegro.

MARGHERITA
Ti supplico, smettila. Dammi la mano, così che possa inzupparla di lacrime luttuose; (Gli bacia la mano.) e che la pioggia del cielo non bagni questo luogo, per non dilavare i miei monumenti di dolore. Oh, se questo bacio si stampasse sulla tua mano, in modo che tu potessi pensare a quel sigillo,da cui mille sospiri vengono esalati per te. Dunque parti, così che io conosca il mio dolore: esso si può solo intuire, mentre tu te ne stai qui, come succede a chi si rimpinza al pensiero della carestia. Farò revocare il tuo esilio, oppure, siine certo, rischierò io stessa di essere messa al bando. E io sono già al bando, lontana da te. Va', non parlarmi; va' via in questo preciso momento. Oh, non andare ancora! Proprio così due amici condannati si abbracciano, si baciano, si dicono addio mille volte, più disposti cento volte a morire che a lasciarsi; tuttavia addio, ora; e addio alla vita con te.

SUFFOLK
Così il povero Suffolk è messo al bando dieci volte, una volta dal re, e tre volte tre da te. Non mi importa della mia terra, se non perché ci sei tu: una landa desolata sarebbe popolosa a sufficienza se solo Suffolk avesse la tua celeste compagnia; perché, dove tu sei, lì c'è il mondo intero, con tutti i disparati piaceri del mondo, e dove non ci sei, esiste solo uno squallido deserto. Non ce la faccio più: vivi per goderti la vita, il mio solo gaudio consisterà nel saperti viva.

Entra Vaux.

MARGHERITA
Dove corre Vaux così in fretta? Quali notizie ci sono?

VAUX
Ad avvertire sua maestà, che il Cardinale Beaufort è in punto di morte, perché di colpo l'ha preso una penosa malattia, che lo fa ansimare, fissare il vuoto, deglutire, mentre bestemmia Iddio e maledice tutti gli uomini. Talvolta parla come se lo spettro del Duca Humphrey fosse al suo fianco; talvolta chiama il re e bisbiglia al suo guanciale, come se fosse lui, i segreti della sua anima oppressa. Io sono inviato a riferire a sua maestà che proprio adesso egli chiede gridando di lui.

MARGHERITA
Va' a portare questo grave messaggio al re.

 

Esce Vaux.


Ahimè! Che mondo è questo? Che notizie sono queste? Ma perché mi affliggo per la perdita insignificante di un'ora e trascuro l'esilio di Suffolk, il tesoro dell'anima mia? Perché, Suffolk, non gemo solo per te, e non faccio a gara con le nubi del sud a versare lacrime, le loro per arricchire la terra, le mie il mio dolore? Ora vattene: il re, lo sai, sta per arrivare; se ti trovano vicino a me, sei spacciato.

SUFFOLK
Se mi allontano da te, non posso vivere; e morire al tuo cospetto, sarebbe forse diverso da un piacevole sonnellino sul tuo grembo? Qui potrei esalare la mia anima nell'aria, mite e gentile come il neonato nella culla che muore con il capezzolo materno tra le labbra: invece, lontano dalla tua vista, darei in escandescenze come un matto, t'invocherei a chiudermi gli occhi, ad averti vicina, a tapparmi la bocca con le labbra; così tu potresti restituirmi l'anima fuggitiva, (La bacia.) e io potrei soffiartela così, dentro il tuo corpo, in modo che vivesse nel dolce Eliso. Morire vicino a te sarebbe solo morire per burla, morire lontano da te, una tortura peggiore della morte. Oh, fammi restare, accada quel che accada!

MARGHERITA
Va' via. (Fa per andarsene.) Sebbene la partenza sia una medicina urticante, essa si applica a una ferita letale. Va' in Francia, dolce Suffolk, e fammi sapere di te, perché ovunque tu sia, in questo globo del mondo, avrò un'Iride che ti rintraccerà.

SUFFOLK
Vado.

MARGHERITA
E porta con te il mio cuore.
(Lo bacia.)

SUFFOLK
Un gioiello racchiuso nello scrigno più infausto che abbia mai contenuto un oggetto di valore. Proprio come uno scafo spaccato in due, ci separiamo: da questa parte vado incontro alla morte.

MARGHERITA
E io da questa.


Escono separati.

 

 

 

 

atto TERZO - scena terza

 

Entrano il Re, Salisbury e Warwick;

poi vengono tirati i tendaggi; si scorge il Cardinale Winchester a letto; ha le convulsioni e smania come un pazzo.


RE ENRICO
Come sta monsignore? Parla, Beaufort, al tuo sovrano.

WINCHESTER
Se tu sei Morte, ti darò il tesoro d'Inghilterra, sufficiente a comprare un'altra isola come quella, affinché tu mi lasci vivere senza provare dolore.

RE ENRICO
Ah, quale segno è di vita malvagia, laddove l'arrivo della morte si rivela così terrificante.

WARWICK
Beaufort, è il tuo sovrano che ti parla.

WINCHESTER
Fatemi il processo quando vi pare. Non è forse morto nel suo letto? Dove doveva morire? Posso tenere in vita gli uomini, che lo vogliano o no? Oh, non torturatemi più, confesserò. È ancora vivo? Allora fatemi vedere dov'è; darò mille sterline per poterlo osservare. Non ha gli occhi, la polvere li ha accecati. Pettinategli bene i capelli. Guardate, guardate, si rizza, come un rametto impaniato, per catturare la mia anima alata! Datemi da bere, e ordinate al farmacista di portare il potente veleno che gli ho comprato.

RE ENRICO
O tu, eterno motore dei cieli, osserva con occhio mansueto questo misero! Oh, scaccia l'intrigante demonio indaffarato, che cinge con un formidabile assedio l'anima di questo misero, e dal suo petto estirpa la nera disperazione!

WARWICK
Guardate come gli spasimi della morte lo fanno ghignare.

SALISBURY
Non disturbatelo; lasciamolo spirare in santa pace.

RE ENRICO
Pace all'anima sua, se questa è la volontà di Dio. Lord Cardinale, se tu pensi alla beatitudine celeste, solleva la mano, dà un segno della tua speranza. (Winchester muore.) Muore senza dare alcun segno. Dio, concedigli il perdono.

WARWICK
Una morte così brutta indica una vita orrenda.

RE ENRICO
Astenetevi dal giudicare: siamo tutti peccatori. Chiudetegli gli occhi, accostate i tendaggi; e raccogliamoci tutti in meditazione.


Escono.

 

 

Indice Teatro

Inizio pagina

 


 

Enrico VI - Parte II

(“King Henry the Sixth, part 2” - 1588 - 1592)

 

 

atto quarto - scena prima

 

Allarme.

Una battaglia sul mare.

Spara un cannone.

Entrano il Capo dei pirati, il Capitano della nave, il suo secondo, Walter Whitmore, e alcuni soldati, con Suffolk travestito, e due gentiluomini, prigionieri.

 

CAPO DEI PIRATI
Il giorno sgargiante, ciarliero e contrito, è scivolato in seno al mare; col loro alto ululato ora i lupi svegliano i ronzini, che trascinano la tragica notte malinconica, e con le ali sonnacchiose, lente e flaccide, sbattono contro le tombe dei morti, e dalle mascelle spettrali esalano nell'aria sozze tenebre mefitiche. Perciò portate avanti i soldati nostra ricompensa, poiché, mentre il nostro brigantino è ancorato ai Downs, qui sulla sabbia offriranno il loro riscatto, o macchieranno di sangue questa spiaggia, che cambierà colore.
Capitano (indica il primo gentiluomo), questo prigioniero te lo dono. E tu, che sei il suo secondo (indica l'altro gentiluomo), prenditi lui come bottino; quest'altro (indica Suffolk), Walter Whitmore, spetta a te.

PRIMO GENTILUOMO
Qual è il mio riscatto, capitano? Dimmelo.

CAPITANO
Mille corone, o rinuncia alla tua testa.

SECONDO
Anche tu, lo stesso; altrimenti ti taglio la testa.

CAPITANO
Come, pensate che sia eccessivo pagare duemila corone, per conservare il nome e il portamento d'un gentiluomo?

 

WHITMORE
Tagliate la gola a tutti e due questi scellerati - perché morrete. - La vita di chi abbiamo perso in battaglia risarcita da una somma così meschina!

PRIMO GENTILUOMO
Io pagherò, signore, perciò risparmiatemi la vita.

SECONDO GENTILUOMO
Anch'io, e per questo scriverò subito a casa.

WHITMORE
Ho perso un occhio per abbordare la preda, (a Suffolk) e perciò, per vendicarlo, tu morrai e anche questi due, se fossi io a decidere.

 

CAPO DEI PIRATI
Non essere così irruento; prenditi il riscatto e lascialo vivere.

SUFFOLK
Guarda il mio Giorgio: sono un gentiluomo. Valutami come vuoi, sarai pagato.

WHITMORE
Anch'io lo sono, il mio nome è Walter Whitmare. Cosa c'è ora? Perché sobbalzi? Ti spaventa la morte?

SUFFOLK
Mi spaventa il tuo nome: nel suo suono c'è la morte. Un esperto ha fatto il calcolo della mia nascita e mi ha detto che sarei stato ucciso in mare. Ma che questo non ti renda sanguinario, la pronuncia corretta del tuo nome è Whitmore.

WHITMORE
Whitmare o Whitmore, quale non mi importa: il vile disonore non ha mai offuscato il nostro nome senza che la macchia fosse cancellata dalla spada. Perciò, se da mercante faccio commercio della mia vendetta, mi si spezzi la spada, si lacerino e deturpino le mie insegne, e io venga proclamato un codardo in tutto il mondo. (Mette le mani addosso a Suffolk, per portarlo via.)

SUFFOLK
Fermati, Whitmore: il tuo prigioniero è un principe, il Duca di Suffolk, William de la Pole.

WHITMORE
Il Duca di Suffolk coperto di stracci!

SUFFOLK
Sì, ma questi stracci non fanno parte del duca. Talvolta Giove andò in giro travestito; perché non io?

CAPO DEI PIRATI
Ma Giove non è mai stato ucciso, come accadrà a te.

SUFFOLK
Oscuro bifolco pidocchioso, il sangue di Re Enrico, l'onorato sangue dei Lancaster, non deve essere sparso da un simile spregevole stalliere. Non hai forse baciato la tua mano, non mi tenevi la staffa, e a testa nuda non ti trascinavi al fianco del mio mulo, carico di lunghi finimenti, considerandoti felice, quando scuotevo la testa? Quante volte mi hai versato il vino nella tazza, ti sei nutrito del mio piatto, inginocchiato alla tavola, mentre io banchettavo con la Regina Margherita? Ricordatelo, e fa' in modo che ti s'abbassi la cresta, sì, e mitiga la tua arroganza prematura; com'è che te ne stavi a fare anticamera, in solerte attesa del mio arrivo? Questa mia mano ha scritto in tuo favore, e perciò incanterà la tua lingua sediziosa.

 

WHITMORE
Parla, capo; devo pugnalare questo bifolco disgraziato?

CAPO DEI PIRATI
Prima lo pugnalino le mie parole, come ha fatto lui con me.

SUFFOLK
Schiavo spregevole, le tue parole sono ottuse come te.

CAPO DEI PIRATI
Portatelo via, e sul fianco della nostra scialuppa, tagliategli la testa.

SUFFOLK
Non t'azzardare, se ci tieni alla tua.

CAPO DEI PIRATI
Sì, Polta.

SUFFOLK
Polta a me!

CAPO DEI PIRATI
Poltiglia! Sir Poltiglia! Lord! Sì, fogna, pozzanghera, cloaca, la cui sporcizia e sudiciume inquinano la fonte argentea dove beve l'Inghilterra. Ora sbarrerò questa tua bocca spalancata a inghiottire il tesoro del reame. Le labbra che hanno baciato la regina spazzeranno il suolo; e tu, che sorridesti alla morte del buon Duca Humphrey, sogghignerai invano contro i venti insensibili, che ancora sibileranno in dispregio contro di te: e che tu ti sposi con le megere dell'inferno  per aver sfacciatamente fidanzato un potente signore alla figlia di un re senza valore, privo di sudditi, di ricchezze e di un diadema. Ti sei fatto grande con intrallazzi diabolici, e, come l'ambizioso Silla, ti sei ingozzato dei brandelli del cuore insanguinato della patria. A causa tua l'Angiò e il Maine furono venduti alla Francia, grazie a te i Normanni bugiardi, in rivolta, si rifiutano di chiamarci loro signori, e la Piccardia ha ucciso i suoi governatori, colto di sorpresa le nostre fortezze, e spedito a casa i nostri soldati stracciati e feriti. Il munifico Warwick e tutti i Neville, le cui spade terribili non furono mai sguainate invano, tanto ti odiano che si accingono a sollevarsi in armi. E ora la casata di York, rimossa dalla corona, con l'assassinio vergognoso di un re innocente, e con l'altera superba tirannia dell'usurpatore, arde del fuoco della vendetta, i cui stendardi fiduciosi innalzano il nostro sole coperto per metà, pronto a brillare, sotto cui sta scritto "Invitis nubibus". Qui, nel Kent, i popolani prendono le armi e, per concludere, disistima e mendicità si sono insinuate nel palazzo del nostro re, e tutto a causa tua. - Via, portatelo via di qui.

 

SUFFOLK
Ah, se fossi un dio, per far esplodere il tuono su questi schiavi meschini, spregevoli e vili! Le piccolezze rendono i vili arroganti: questo delinquente, capitano d'un brigantino, minaccia più di Bargulo, il forte pirata illirico. Gli scarabei non succhiano il sangue delle aquile, ma derubano gli alveari. È impossibile che io muoia per mano di un vassallo miserabile come te. Le tue parole scatenano in me la rabbia, non il rimorso. Vado in Francia con un messaggio della regina; ti intimo di portarmi in salvo oltre la Manica.

CAPO DEI PIRATI
Whitmore...

WHITMORE
Su, vieni, Suffolk, ti porto all'appuntamento con la morte.

SUFFOLK
Paene gelidus timor occupat artus: sei tu che temo.

WHITMORE
Avrai motivo di temermi prima che ti lasci. Allora, ti sei ammansito? Adesso ti piegherai?

PRIMO GENTILUOMO
Mio grazioso signore, imploratelo, parlategli con gentilezza.

SUFFOLK
La lingua imperiale di Suffolk è severa e brusca, abituata a dare ordini, non ammaestrata a chiedere favori.
Lungi da noi l'onorare gentaglia come questa con umili profferte: no, si abbassi la mia testa sul ceppo, piuttosto che queste ginocchia si pieghino davanti a chiunque non sia il Dio dei cieli o il mio re, ed essa danzi sopra un palo insanguinato piuttosto che rimanere scoperta davanti a un plebeo. La vera nobiltà non conosce la paura. Posso sopportare di più di quanto voi osiate compiere.

CAPO DEI PIRATI
Trascinatelo via, e fatelo star zitto.

SUFFOLK
Forza, soldati, mostrate di che crudeltà siete capaci, così che la mia morte non si possa mai dimenticare. Spesso, i grandi muoiono a causa di infimi straccioni. Un gladiatore romano e uno schiavo bandito assassinarono il dolce Tullio; la mano bastarda di Bruto pugnalò Giulio Cesare; isolani selvatici Pompeo il Grande; e Suffolk muore per mano di pirati.


Whitmore esce, insieme ad altri, con Suffolk.

CAPO DEI PIRATI
Quanto a costoro, di cui abbiamo fissato il riscatto, ci aggrada di lasciarne partire uno. Perciò tu vieni con noi, e quello lasciatelo andare.


Tutti escono eccetto il primo gentiluomo.
Entra Whitmore con il corpo di Suffolk.

WHITMORE
Che la sua testa e il suo corpo senza vita giacciano qui finché non li seppellirà la regina sua amante.

 

Esce.

PRIMO GENTILUOMO
O spettacolo barbarico e sanguinario! Porterò il suo cadavere dal re.
Se non lo vendica lui, ci penseranno i suoi amici; e anche la regina, che lo ebbe caro in vita.


Esce con il corpo.

 

 

 

atto quarto - scena seconda

 

Entrano George Bevis e John Holland con lunghi bastoni.

BEVIS
Dài, procurati una spada, magari un'asticella di legno: da due giorni si sono risvegliati.

HOLLAND
Allora adesso hanno ancor più bisogno di tornare a letto.

BEVIS
Ti dico che Jack Cade, il mercante di stoffe, intende rivestire lo Stato, e rivoltarlo, e farlo filare.

HOLLAND
Ne aveva bisogno, perché è tutto liso. Sai che ti dico: in Inghilterra le cose non vanno più per il verso giusto da quando sono venuti di moda i gentiluomini.

BEVIS
O età infelice! La virtù degli artigiani non viene tenuta in nessun conto.

HOLLAND
Alla nobiltà fa schifo andare in giro con il grembiule di cuoio.

BEVIS
Peggio: il Consiglio del re non è fatto di buoni lavoratori.

HOLLAND
È vero, e tuttavia si dice, "Il lavoro nobilita", il che equivale a dire: che i governanti siano dei lavoratori, e perciò noi dovremmo essere i governanti.

BEVIS
Ci hai azzeccato, perché non c'è segno migliore di una mente valida che una mano callosa.
 

Si sente il rullo di un tamburo che si avvicina.

HOLLAND
Li vedo! Li vedo! C'è il figlio di Best, il conciatore di Wingham.

BEVIS
Si prenderà la pellaccia dei nostri nemici, per farne pelle di cane.

HOLLAND
E Dick, il macellaio.

BEVIS
E allora il peccato sarà abbattuto come un bue, e la gola della perfidia tagliata come quella d'un vitello.

HOLLAND
E Smith, il tessitore.

BEVIS
Cioè, il filo della loro vita è stato dipanato.

HOLLAND
Su, dài, infiliamoci anche noi.

Rullo di tamburo.

Entrano Cade, Dick il macellaio, Smith il tessitore, e un falegname, con una numerosissima schiera armata di lunghi bastoni.

CADE
Jack Cade, così chiamati dal nostro presunto padre...

DICK (in disparte)
O, piuttosto, perché cadde nella tentazione di rubare un barile di aringhe.

CADE
Poiché i nostri nemici falliranno davanti a noi, ispirati come siamo dalla missione di deporre re e principi... Ordinate di fare silenzio.

DICK
Silenzio!

CADE
Mio padre era un Mortimer...

DICK (in disparte)
Era un onest'uomo, che è morto muratore.

CADE
Mia madre fu allevata tra i Plantageneti...

DICK (in disparte)
La conoscevo bene; era una levatrice.

CADE
Mia moglie era discendente dei Lacy...

DICK (in disparte)
Già, era la figlia di un venditore ambulante, di lacci di scarpe.

SMITH (in disparte)
Ma, di recente, non essendo in grado di battere le strade con la sua mercanzia, lavava i panni sporchi in famiglia.

CADE
Perciò io vengo da una nobile casa.

DICK (in disparte)
Come no, e da un nobile campo, dove nacque sotto una siepe; il padre non ebbe mai una casa, solo una gabbia in galera.

CADE
Non valuto nulla il pericolo.

SMITH (in disparte)
A voglia, perché i mendicanti non hanno valuta.

CADE
Sono capace di molto soffrire.

DICK (in disparte)
Non c'è problema: l'ho visto mentre lo frustavano al mercato per tre giorni di fila.

CADE
Non temo né spada, né arma da fuoco.

TESSITORE (in disparte)
Non ha bisogno di temere la spada, perché la sua giacca è resa impermeabile dal lerciume.

DICK (in disparte)
Ma forse dovrebbe aver paura del fuoco, perché l'han marchiato sulla mano come ladro di pecore.

CADE
Dunque siate coraggiosi, perché il vostro capitano è coraggioso, e promette la riforma. In Inghilterra ci saranno sette pagnotte da mezzo soldo al prezzo d'un soldo; il boccale da tre misure ne conterrà dieci, e io dichiarerò crimine capitale bere birra leggera; tutto il reame sarà in comune e il mio palafreno pascolerà a Cheapside, e quando sarò re, perché io sarò re...

TUTTI
Dio salvi vostra maestà!

CADE
Grazie, brava gente. Non ci sarà denaro, tutti mangeranno e berranno a mie spese, e io li rimpannuccerò tutti con la stessa livrea, in modo che possano andare d'accordo come fratelli e venerarmi come loro nobile signore.

DICK
La prima cosa da fare è di ammazzare tutti gli avvocati.

CADE
Esatto, è quello che voglio. Non è riprovevole che con la pelle di un agnello innocente sia fatta la pergamena, e che la pergamena, tutta scribacchiata, debba rovinare un uomo? Qualcuno dice che le api pungono, ma io dico che è la loro cera, perché giusto una volta che ho apposto la ceralacca su una cosa, non ero più padrone di me stesso. Cosa c'è adesso? Chi è là?

Entra il Chierico di Chartham, trascinato da alcuni.

SMITH
Il Chierico di Chartham: sa scrivere e leggere, e anche fare di conto.

CADE
Ma è mostruoso.

SMITH
L'abbiamo beccato che preparava degli esercizi di copiatura per gli scolari.

CADE
Che mascalzone!

SMITH
Ci ha un libro in tasca con certe lettere rosse.

CADE
Allora è un negromante.

DICK
Esatto; sa stendere i contratti legali e scrivere in bella calligrafia.

CADE
Come mi dispiace. Costui è una persona a posto, sul mio onore: a meno che non lo trovi colpevole, non morirà. Vieni qui, brav'uomo, ti devo interrogare. Come ti chiami?

CHIERICO
Emanuele, ovvero, il Signore è con noi.

DICK
È quello che mettono in cima alle missive. Mi sa che farai una brutta fine.

CADE
Lasciatemi fare. Hai l'abitudine di scrivere il tuo nome, o metti un segno al posto della firma, da uomo onesto e leale?

CHIERICO
Signore, grazie a Dio, sono stato educato così bene da saper scrivere il mo nome.

TUTTI
Ha confessato: facciamolo fuori! È un mascalzone e un traditore.

CADE
Fatelo fuori, io dico! Impiccatelo con la sua penna e il calamaio attorno al collo.


Uno dei ribelli esce con il chierico.
Entra Michael.

MICHAEL
Dov'è il nostro capo?

CADE
Sono qui, caporale.

MICHAEL
Fuggi, fuggi, fuggi! Sir Humphrey Stafford e suo fratello sono qui vicino, con le truppe del re.

CADE
Fermati, mascalzone, fermati o ti accoppo. Si troverà a incontrare un uomo che vale quanto lui; è soltanto un cavaliere, no?

MICHAEL
Come no.

CADE
Per essergli pari, mi autoproclamerò subito cavaliere. (Si inginocchia.) Alzati, Sir John Mortimer. (Si rialza.) Adesso dategli addosso.

Entrano Sir Humphrey Stafford, e suo fratello con un tamburino, un araldo e alcuni soldati.

STAFFORD
Bifolchi rivoltosi, immondizia e feccia del Kent, predestinati alla forca, deponete le armi; a casa nei vostri tuguri, abbandonate questo stalliere; il re è misericordioso se fate marcia indietro.

FRATELLO
Ma adirato, furibondo, pronto a spargere il sangue, se andate avanti; perciò arrendetevi, o morirete.

CADE
Non mi curo di questi servi con la giacca di seta: è a voi che parlo, brava gente, su cui spero di regnare nel tempo a venire - poiché sono l'erede legittimo al trono.

 

STAFFORD
Mascalzone, tuo padre metteva l'intonaco, e tu, non sei uno che taglia le pezze?

CADE
Anche Adamo era un giardiniere.

FRATELLO
E allora?

CADE
Perdio, senti qui: Edmund, Conte di March, sposò la figlia del Duca di Clarence, no?

STAFFORD
Sissignore.

CADE
Da lei ebbe due figli, nati con lo stesso parto.

FRATELLO
È falso.

CADE
Già, questo è il problema; io dico che è vero: il più anziano, messo a balia, fu rapito da una mendicante, e, ignorando la sua nascita e il suo lignaggio, da grande divenne muratore. Io sono suo figlio: negalo, se ti riesce.

DICK
Sì, è verissimo. Perciò sarà re.

TESSITORE
Signore, egli costruì un camino nella casa di mio padre, e i mattoni sono ancora lì a provarlo; perciò non negatelo.

STAFFORD
E voi volete dar credito alle parole di questo spregevole cialtrone? Che non sa quel che dice?

TUTTI
Perdio, certo che sì; perciò, sloggiate.

FRATELLO
Jack Cade, questo te l'ha insegnato il Duca di York?

CADE (in disparte)
Mente, perché l'ho inventato io. Brav'uomo, va' a dire al re che, per amor di suo padre, Enrico Quinto, ai cui tempi i ragazzi giocavano a bocce e a bisbocce con le corone francesi, io mi accontento che sia lui a regnare, ma gli farò da Protettore.

DICK
Inoltre, poiché Lord Say ha venduto il Ducato del Maine, avremo la sua testa.

CADE
E meno male, perché così l'Inghilterra è stata menomata e ridotta a reggersi su un bastone: solo la mia possanza la protegge. Compagni re, io vi dico che Lord Say ha castrato lo Stato e ne ha fatto un eunuco; peggio ancora, sa parlare il francese e perciò è un traditore.

STAFFORD
Che ignoranza crassa e sciagurata!

CADE
Su, rispondete a questa domanda, se vi riesce: i Francesi sono nostri nemici. Vi chiedo solo questo: può un tizio che parla la lingua del nemico essere un buon consigliere, o no?

TUTTI
No, no - e perciò avremo la sua testa.

FRATELLO
Ebbene, constatato che le parole cortesi non hanno effetto, attacchiamoli con l'esercito del re.

STAFFORD
Va', araldo, e attraverso ogni città proclama traditori coloro che si sono sollevati con Cade; coloro che fuggiranno prima della fine della battaglia possano, davanti agli occhi stessi di mogli e figli, essere impiccati, come esempio, alla porta di casa. - E voi che siete amici del re, seguitemi.


I due Stafford escono con i loro soldati.

CADE
E voi che amate il popolo, seguitemi. Ora fate vedere che siete uomini, in nome della libertà. Non lasceremo vivo un solo lord, un solo nobile. Non risparmiate nessuno, eccetto chi calza scarpe rattoppate, perché quelli sono onesti e frugali, e vorrebbero appoggiarci, ma non ne hanno il coraggio.

DICK
Sono tutti schierati in bell'ordine, e marciano contro di noi.

CADE
Invece noi siamo in ordine, quanto più siamo disordinati. Venite, andiamo all'attacco.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena terza

 

L'allarme chiama alla battaglia;

in essa i due Stafford vengono uccisi.

Cade entra con gli altri.

CADE
Dov'è Dick, il macellaio di Ashford?

DICK
Presente, signore.

CADE
Sono caduti davanti a te, come pecore e buoi, e tu ti sei comportato come fossi nel tuo mattatoio; perciò ti ricompenserò così: la Quaresima sarà lunga il doppio di quanto è adesso, e tu avrai licenza di macellare per novantanove volte.

DICK
Non chiedo di più.

CADE
E, a dire la verità, non meriti di meno. Indosserò questo trofeo della vittoria (indossa la cotta di Sir Humphrey), e i cadaveri saranno trascinati tra gli zoccoli del mio cavallo, finché non arriverò a Londra, dove ci faremo consegnare la spada del sindaco.

DICK
Se vuoi prosperare e fare del bene, spalanca le carceri e lascia liberi i prigionieri.

CADE
Non temere, te lo garantisco. Forza, marciamo su Londra.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quarta

 

Entrano il Re con una supplica (che sta leggendo),

la Regina con la testa di Suffolk, il Duca di Buckingham, e Lord Say con il seguito.

MARGHERITA (in disparte)
Ho sentito dire spesso che il dolore fiacca la mente e la rende timorosa e rammollita; perciò pensa alla vendetta e smettila di piangere. Ma chi può smettere di piangere vedendo questo? La sua testa giaccia qui, sul mio petto fremente: ma dov'è il corpo che dovrei abbracciare?

BUCKINGHAM
Quale risposta dà vostra grazia alla supplica dei ribelli?

RE ENRICO
Manderò un santo vescovo a negoziare con loro: Dio impedisca che tante anime semplici debbano perire di spada. In quanto a me, piuttosto che la guerra cruenta li faccia a pezzi, parlamenterò con Jack Cade, il loro capo. Ma rimani, la leggerò ancora una volta.

 

MARGHERITA (in disparte)
Ah, barbari mascalzoni! Questo splendido volto ha governato me, come un pianeta errante, e non poté costringere alla resa chi era indegno di rimirare le sue sembianze?

RE ENRICO
Lord Say, Jack Cade ha giurato che avrà la tua testa.

SAY
Sì, ma io spero che vostra altezza abbia la sua.

RE ENRICO
Ma come, signora! Ancora deplori e piangi la morte di Suffolk? Ho paura, amore, che se fossi stato io a morire, non mi avresti compianto così a lungo.

MARGHERITA
No, amore mio, per te non piangerei, ma morirei.

Entra un messaggero.

RE ENRICO
Allora? Che notizie? Perché giungi così in fretta?

MESSAGGERO
I ribelli sono a Southwark; fuggite, mio signore! Jack Cade si proclama Lord Mortimer, discendente della casata del Duca di Clarence, chiama apertamente vostra grazia usurpatore e giura di incoronarsi a Westminter. Il suo esercito è una plebe malvestita di servi e di braccianti, rozzi e spietati: la morte di Sir Humphrey Stafford e del fratello ha dato loro animo e coraggio di avanzare. Gli studiosi, gli avvocati, i cortigiani e i gentiluomini, loro li chiamano vermi imbroglioni, e li vogliono morti.

RE ENRICO
O uomini empi! Non sanno quello che fanno!

BUCKINGHAM
Mio grazioso signore, ritiratevi a Killingworth, finché non venga arruolato un esercito per debellarli.

MARGHERITA
Ah, se fosse ancora vivo il Duca di Suffolk, questi ribelli del Kent si ammansirebbero subito.

RE ENRICO
Lord Say, i traditori ti odiano; perciò scappa con noi a Killingworth.

SAY
Questo potrebbe mettere in pericolo la persona di vostra grazia. La mia vista è odiosa ai loro occhi;
perciò rimarrò in questa città a vivere in segreto queste calamità.

Entra un altro messaggero.

SECONDO MESSAGGERO
Jack Cade ha preso il Ponte di Londra: i cittadini fuggono abbandonando le case; la marmaglia, assetata di preda, si unisce ai traditori, e insieme giurano di saccheggiare la città e la vostra corte regale.

BUCKINGHAM
Dunque non indugiate, mio signore; via, a cavallo.

RE ENRICO
Vieni, Margherita; Dio nostra speranza ci verrà in soccorso.

MARGHERITA (in disparte)
La mia speranza se n'è andata, ora che Suffolk è morto.

RE ENRICO (a Say)
Addio, nobile signore; non fidarti dei ribelli del Kent.

BUCKINGHAM
Non fidarti di nessuno, se non vuoi essere tradito.

SAY
Confido solo nella mia innocenza, e perciò sono forte e risoluto.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena quinta

 

Entra Lord Scales, in alto, sulla passeggiata della Torre.

Poi, di sotto, entrano due o tre cittadini.


SCALES
Allora, Jack Cade è stato ucciso?

PRIMO CITTADINO
No, mio nobile signore; è molto difficile che venga ucciso, perché si sono impadroniti del ponte, ammazzando tutti quelli che si opponevano ad essi: il Sindaco ha assoluto bisogno dell'aiuto di vostra grazia dalla Torre, per difendere la città dai ribelli.

SCALES
Avrete a disposizione l'aiuto che potrò darvi; ma anch'io, qui, ho i miei guai con loro: i ribelli hanno tentato di conquistare la Torre. Ma recatevi a Smithfield a raccogliere le truppe, e io vi invierò là Sir Matthew Gough. Combattete per il re, la vostra patria, la vostra vita; addio, dunque, perché mi devo spostare di qui.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena sesta

 

Entra Jack Cade con gli altri, e batte sulla Pietra di Londra con il suo bastone.

CADE
Ora Mortimer è signore di questa città. E qui, seduto sulla Pietra di Londra, delibero e ordino che, in questo primo anno del nostro regno, dal Pisciatoio non sgorghi se non vino rosso a spese della città. D'ora in poi sarà accusato di tradimento chiunque non mi chiami Lord Mortimer.

Entra di corsa un soldato.

SOLDATO
Jack Cade! Jack Cade!

CADE
Dategli una botta in testa. Lo uccidono.

DICK
Se 'sto tizio è saggio, non ti chiamerà mai più Jack Cade: penso che abbia avuto un avvertimento come si deve.
(Dick prende un pezzo di carta dalle mani del soldato morto e legge.)
Mio signore, un esercito si è radunato a Smithfield.

CADE
Forza, allora, andiamo a combattere con loro; ma, prima andate a dar fuoco al Ponte di Londra, e, se vi riesce, bruciate anche la Torre. Su, in marcia.


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena settima

 

Suona l'allarme.

Matthew Gough viene ucciso, assieme a tutti i suoi seguaci.

Poi entra Jack Cade con i suoi compagni.

CADE
Avanti così, signori. Ora alcuni vadano a buttar giù il Savoy, altri alle residenze degli avvocati; giù tutto anche lì.

DICK
Ho una richiesta per vostra signoria.

CADE
Si tratti pure d'una signoria, l'avrai, per aver usato la parola.

DICK
Soltanto che le leggi d'Inghilterra possano emanare dalla vostra bocca.

HOLLAND (in disparte)
Ostia, sarà una legge malandata, allora, perché lui ha ricevuto un colpo di lancia in gola e non s'è ancora rattoppato.

SMITH (in disparte)
Sì, John, sarà una legge fetente, perché ha mangiato una scamorza affumicata e gli puzza l'alito.

CADE
Ci ho pensato su, sarà così. Andate, bruciate tutti gli archivi del regno; la mia bocca sarà il parlamento d'Inghilterra.

HOLLAND (in disparte)
Allora probabilmente avremo delle leggi incisive, a meno che non gli cavino i denti.

CADE
E da adesso in poi tutte le cose saranno in comune.

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Mio signore, un colpo grosso! Un colpo grosso! C'è Lord Say, che vendette le città della Francia, proprio lui, che ci fece sborsare ventuno quindicesimi, e uno scellino per corona per l'ultimo appannaggio.

Entra George Bevis, con Lord Say.

CADE
Ebbene, per questo verrà decapitato dieci volte. Ehi, tu sai cosa sei, ruvido straccio d'un lord! Ora sei a un pelo dalla nostra giustizia regale. Cosa puoi rispondere alla maestà mia per aver mollato la Normandia a Monsieur Baciamilcul, il delfino di Francia? Ti sia noto qui, al presente, cioè alla presenza di Lord Mortimer, che io sono la ramazza che deve ripulire la corte dal sudiciume di gente come te. Tu hai con altissimo tradimento corrotto la gioventù del regno, fondando una scuola di grammatica: e mentre, prima, i nostri avi non avevano altri libri all'infuori dei grani sul pallottoliere, tu hai introdotto l'uso della stampa, e, in contrasto con il re, con la corona e con la dignità dello stato, hai costruito una cartiera. Verrà provato alla faccia tua che ti circondi di uomini che parlano di sostantivi, di verbi e di simili termini abominevoli che nessun orecchio cristiano può tollerare di udire. Tu hai nominato giudici di pace, per convocare davanti a loro dei poveracci, riguardo a questioni di cui non sapevano rispondere. Inoltre, li hai messi in prigione, e poiché non sapevano leggere, li hai impiccati, quando, invece, soltanto per quel motivo, erano sommamente degni di vivere. Tu cavalchi un cavallo con i finimenti, vero?

SAY
Sì, e allora?

CADE
Perdio, non avresti dovuto lasciare che il tuo cavallo indossasse una gualdrappa, quando uomini più onesti di te se ne vanno in giro in brache e giacchette.

DICK
E lavorano in maniche di camicia - come me, per esempio, che sono un macellaio.

SAY
Uomini del Kent...

DICK
Cosa ne sai del Kent?

SAY
Nient'altro che questo: "bona terra, mala gens".

CADE
Portatelo via! Portatelo via! Parla in latino.

SAY
Ascoltate le mie parole, e poi portatemi dove volete. Nei Commentarii, scritti da Cesare, il Kent è chiamato il luogo più civile di tutta quanta l'isola: dolce è il paese perché colmo di ricchezze, la gente munifica, valorosa, attiva, benestante; e ciò mi fa sperare che voi non siate privi di pietà. Non vendetti il Maine, né persi la Normandia, e tuttavia, per riprenderli, perderei la vita. Ho sempre amministrato la giustizia con generosità, mi hanno commosso preghiere e lacrime, mai i doni. Quando ho riscosso qualcosa dalle vostre mani, se non per mantenere il Kent, il re, il regno e voi? Ho elargito grossi doni ai chierici eruditi, perché la mia cultura mi rese ben accetto al re. E visto che l'ignoranza è la maledizione di Dio,e la conoscenza l'ala con cui voliamo fino al cielo, a meno che non siate posseduti da spiriti diabolici, voi non potete che astenervi dal mio assassinio. Questa lingua ha parlamentato con i re stranieri in vostro favore...

CADE
Ma va là: quand'è che in campo hai menato un colpo?

SAY
I grandi hanno mani smisurate: spesso ho colpito chi non avevo mai visto in faccia, e mortalmente.

GEORGE
Codardo abominevole! Come, gli arrivavi alle spalle?

SAY
Queste guance sono pallide, a furia di vegliare sul vostro bene.

CADE
Dategli un bel ceffone, così gli tornano rosse.

SAY
A furia di sedere a ponderare le cause dei poveri, sono diventato pieno di acciacchi e di malattie.

CADE
Diamoci un bel taglio: ce l'ho io il beverone che ti farà girare la testa.

DICK
Perché tremi, ometto?

SAY
La paralisi, non la paura, mi mette in agitazione.

CADE
Sì sì, ci fa dei cenni, come a dire, "vi sistemo io". Vedremo se la sua testa se ne sta bella diritta su un palo, o no. Portatelo via e decapitatelo.

SAY
Ditemi: dove vi ho offeso maggiormente? Ho danneggiato il vostro benessere, l'onore? Parlate. Ho i forzieri pieni d'oro derubato? Il mio abbigliamento è lussuoso alla vista? A chi ho fatto del male, ché vogliate la mia morte? Queste mani non hanno mai sparso sangue innocente, questo petto non cela pensieri turpi e bugiardi. Oh, lasciatemi vivere!

CADE (in disparte)
Sento dentro di me il rimorso per le sue parole; ma gli metterò le briglie: morrà, non fosse altro perché ha perorato così bene per la sua vita. - Via di qui! Sotto la lingua tiene un diavolo; non parla nel nome di Dio. Su, portatelo via, vi dico, e tagliategli subito la testa, e poi fate irruzione nella casa del genero, Sir James Cromer, e tagliate la testa anche a lui. Portatele qua tutte e due, su due pali.

TUTTI
Sarà fatto.

SAY
Ah, compatrioti! Se, quando recitate le preghiere, Dio fosse così pervicace come lo siete voi, dove andrebbero a finire le vostre anime dipartite? Perciò ora placatevi, e salvatemi la vita.

CADE
Via di qui, e fate come vi comando.


Un paio escono con Lord Say.


Il pari più superbo del regno non porterà la testa sulle spalle, se non mi pagherà un tributo; non ci sarà una vergine da maritare, se non mi pagherà la sua verginità prima che ne siano venuti a capo gli altri; gli uomini riceveranno benefici da me in quanto loro capo, e noi disponiamo e comandiamo che le loro mogli siano libere quanto il cuore desidera e la lingua riferisce.

DICK
Mio signore, quand'è che andiamo a Cheapside e prendiamo a prestito un po' di robetta con i nostri bastoni?

CADE
Perdio, subito!

TUTTI
Che bello!!

Entra un ribelle con le teste dei due Say, impalate.

CADE
E questo non è ancora più bello? Che si scambino baci, perché si volevano tanto bene, quando erano vivi. Adesso separateli, altrimenti si mettono d'accordo per cedere qualche altra città della Francia. Soldati, rinviate il saccheggio della città fino a notte: perché, con queste due teste a precederci, al posto delle mazze, cavalcheremo per le strade e le faremo baciare a ogni angolo. Andiamo!


Escono.

 

 

 

atto quarto - scena ottava

 

Suona l'allarme, viene suonata la ritirata.

Cade entra con tutta la sua plebaglia.

CADE
Su per Fish Street, giù all'angolo di Saint Magnus! Uccidete e distruggete! Buttateli nel Tamigi! Viene suonata la richiesta di parlamentare. Che rumore è questo che sento? Chi osa essere così sfrontato da suonare la ritirata o la richiesta di parlamentare quando io do l'ordine di uccidere?

Entrano Buckingham e Clifford il Vecchio, con un seguito.

BUCKINGHAM
Ecco chi osa darti fastidio, e vedrai quanto! Sappi, Cade, che noi veniamo come ambasciatori del re dalla gente del popolo che tu hai fuorviato; e qui proclamiamo il perdono senza condizione per tutti quelli che ti lasceranno, per tornare a casa in pace.

CLIFFORD
Cosa dite, concittadini? Vi placherete, cedendo alla misericordia ora che vi è offerta, o lascerete che una plebaglia vi conduca a morte? Chi ama il re e abbraccia il suo perdono, getti in aria il berretto e dica, "Dio salvi sua maestà!" Chi lo odia e non onora suo padre, Enrico Quinto, che fece tremare tutta la Francia dal terrore, agiti la sua arma verso di noi e passi oltre.

 

I ribelli gettano in aria i berretti e abbandonano Cade.

TUTTI
Dio salvi il re! Dio salvi il re!

CADE
Come, Buckingham e Clifford, avete tanta audacia? - E voi, vili braccianti, gli credete? Vi farete impiccare con l'editto del perdono attorno al collo? La mia spada ha aperto un varco attraverso le porte di Londra, perché voi mi lasciaste in bianco al Cervo Bianco di Southwark? Pensavo che non avreste mai consegnato queste armi prima di recuperare la vostra antica libertà: ma siete tutti dei pusillanimi e dei fifoni, e ci provate gusto a vivere da schiavi sotto i nobili. Che vi spezzino la schiena di fardelli, che vi tolgano il tetto da sopra la testa, e vi stuprino mogli e figlie davanti agli occhi. In quanto a me, me la caverò da solo! E così la maledizione di Dio ricada su tutti voi!
 

Tornano di corsa da Cade.

TUTTI
Seguiremo Cade! Seguiremo Cade!

CLIFFORD
Cade è forse il figlio di Enrico Quinto, che voi gridiate così di voler andare con lui? Vi guiderà attraverso il cuore della Francia e farà dei più miseri di voi conti e duchi? Ahimè, non ha né casa, né luogo dove fuggire; non sa come vivere, se non di saccheggi, a meno che non rapini i vostri amici e noi. Non sarebbe una vergogna se, vivendo nella discordia, i timorosi Francesi, che voi soggiogaste in passato, facessero irruzione dal mare, a sottomettervi? Mi pare già di vederli, in questo conflitto civile, spadroneggiare per le strade di Londra, gridando "Vigliacco" a tutti quelli in cui s'imbattono. Meglio che vadano in malora diecimila ignobili Cade, piuttosto che voi dobbiate inchinarvi alla mercé di un Francese. In Francia, in Francia, a riprendervi ciò che avete perso! Risparmiate l'Inghilterra, che è la vostra riva natia. Enrico ha il denaro, voi siete forti e vigorosi; Dio è al nostro fianco, non dubitate della vittoria.


Lasciano di nuovo Cade.

TUTTI
Viva Clifford! Viva Clifford! Seguiremo il re e Clifford.

CADE
C'è mai stata piuma mossa su e giù dal vento più facilmente di questa folla? Il nome di Enrico Quinto li caccia in cento guai, e li spinge a piantarmi in asso. Vedo che si stringono a capannello tutti insieme, per farmi una sorpresa. La mia spada mi apra una strada, perché non è il caso di rimanere qui. A dispetto dei diavoli e dell'inferno, vi passerò proprio in mezzo; il cielo e il mio nome mi siano testimoni che non fu la mancanza di decisione in me, ma soltanto il tradimento vile e ignominioso dei miei seguaci, a spingermi ad alzare i tacchi!


Corre in mezzo a loro con il bastone e fugge.

BUCKINGHAM
Come, è fuggito? Che alcuni lo inseguano; e colui che porterà al re la sua testa, avrà una ricompensa di mille corone.

 

Alcuni escono.
 

Seguitemi, soldati; troveremo il modo di riconciliarvi tutti con il re.

 

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena nona

 

Squilli di tromba.

Entrano il Re, la Regina e Somerset sulla balconata.


RE ENRICO
Vi fu mai re che godette d'un trono terreno senza poter contare su una soddisfazione maggiore della mia? Non ero ancora sgusciato fuori dalla culla che già mi facevano re, a nove mesi. Vi fu mai un suddito che bramasse d'essere re come io bramo e desidero essere un suddito?

Entrano Buckingham e Clifford il Vecchio.

BUCKINGHAM
Salute e belle notizie a vostra maestà!

RE ENRICO
Dunque, Buckingham, è stato preso il traditore Cade, o si è solo ritirato per rafforzarsi?

Sotto, entra una folla con capestri attorno al collo.

CLIFFORD
È fuggito, mio signore, e tutte le sue forze si arrendono; e umilmente, così, coi capestri al collo, attendono il giudizio di vostra altezza: vita o morte.

RE ENRICO
Allora, cielo, spalanca le tue porte eterne per ricevere i miei voti di ringraziamento e di lode. Soldati, quest'oggi avete riscattato la vostra vita e mostrato quanto amore abbiate per il vostro principe  e la patria; perseverate in tale ottimo spirito,ed Enrico, sebbene egli sia poco fortunato, vi assicura che non sarà mai mal disposto. Così, con ringraziamenti e il perdono per tutti, vi congedo perché torniate ciascuno al proprio paese.

TUTTI
Dio salvi il re! Dio salvi il re!

Entra un messaggero.

MESSAGGERO
Piaccia a vostra grazia di venire a conoscenza che il Duca di York è appena tornato dall'Irlanda, e con un esercito potente, formidabile, di vassalli ben armati e vigorosi fanti irlandesi, marcia in questa direzione con superbo sfoggio di mezzi e continua a proclamare, mentre avanza, che ha preso le armi solo per allontanare da te il Duca di Somerset, che egli definisce un traditore.

RE ENRICO
Questo è il mio stato, sballottato tra Cade e York, come un vascello che, sfuggito alla tempesta, giunto in acque tranquille, subito è abbordato dai pirati. Appena ora Cade è ricacciato, e dispersi i suoi uomini,  ed ecco che York è inarmi per dargli man forte. Ti prego, Buckingham, incontrati con lui, e chiedigli qual è la ragione di questo apparato militare. Digli che manderò il Duca Edmund nella Torre... tu, Somerset, ti invieremo là, finché non avrà congedato il suo esercito.

SOMERSET
Mio signore, mi rassegno volentieri alla prigione, o alla morte, per il bene della patria.

RE ENRICO
In ogni caso, non usare un linguaggio troppo aggressivo, poiché egli è fiero e non tollera parole dure.

BUCKINGHAM
Farò così, mio nobile signore, e non dubito che le trattative si risolveranno a vostro completo vantaggio.

RE ENRICO
Moglie, entriamo, e impariamo a governare meglio; l'Inghilterra finirà per maledire il mio regno miserando.


Squilli di tromba.

Escono.

 

 

 

atto quarto - scena decima

 

Entra Cade.
 

CADE
Accidenti alle ambizioni! Accidenti a me, che ho una spada eppure sto per crepare fame! Da cinque giorni mi nascondo in questi boschi e non ho il coraggio di mettere fuori il capo, perché tutto il paese mi tende trappole; ma adesso sono così affamato che non potrei attendere più neppure se avessi un contratto d'affitto sulla vita di mille anni. Perciò, scavalcando un muro di mattoni, sono entrato in questo giardino per vedere se riesco a mangiare un po' di lattuga o a raccoglier verdura per qualche momento - il che farebbe anche bene allo stomaco in questo clima torrido. E penso che la parola "lattuga" sia stata creata per farmi del bene, perché, molte volte, la mia scatola cranica sarebbe stata spaccata da un'alabarda di bronzo, se la mia testa non fosse stata protetta dall'elmo di latta; e, molte altre volte, mentre ero a gola secca e in marcia a tappe forzate, la latta mi è servita per berci dentro, al posto del boccale; e ora la parola "lattuga" deve servire a nutrirmi. (Si mette carponi, coglie della verdura e la mangia.)

Entra Iden con i suoi uomini.

IDEN
Dio, chi vorrebbe vivere tra le beghe della corte potendo godersi una tranquilla passeggiata come questa? Questa piccola eredità lasciata da mio padre, mi soddisfa, e vale una monarchia. Non cerco di rifulgere dando ombra agli altri o di accumulare ricchezze chissà tra quali invidie: mi basta mantenere la mia condizione con ciò che ho, e aver reso felici i poveri, che s'allontanano dalla mia porta.

CADE (in disparte)
Ecco il padrone del terreno che mi viene a prendere come fossi un animale randagio, perché sono entrato nella sua proprietà senza permesso. - Ah, mascalzone, tu mi tradirai e otterrai mille corone dal re, portandogli la mia testa; ma io ti farò mangiar ferro come a uno struzzo, e inghiottire la mia spada come fosse uno spillone, prima che tu e io ci siamo lasciati.

IDEN
Brutto maleducato, chiunque tu sia, io non ti conosco; perché, allora, dovrei tradirti? Non ti basta irrompere nel mio giardino e, come un ladro, derubare il mio terreno, arrampicandoti sul mio muro, malgrado la presenza del proprietario? E mi provochi con parole villane?

CADE
Provocarti? Sì, sul miglior sangue che sia mai stato versato, e anche sulla tua barba. Guardami bene: non tocco cibo da cinque giorni, e tuttavia prova ad avvicinarti, tu con i tuoi cinque uomini, e se non vi faccio tutti quanti secchi come il baccalà, prego Iddio di non poter più mangiare neppure un filo d'erba.

IDEN
Non sarà mai detto, finché esista l'Inghilterra, che Alexander Iden, possidente del Kent, si sia preso la briga di duellare con un poveraccio affamato. Ficcami addosso i tuoi occhi sbarrati, vedi se riesci a farmi distogliere lo sguardo. Opponi braccio a braccio, il tuo è ben più debole; la tua mano è solo un dito, vicina al mio pugno, la tua gamba solo uno stecco in confronto a questo randello; un mio piede lotterà con tutte le forze che hai, e se io sollevo in aria il mio braccio, la tua tomba è già scavata nella terra. (i suoi uomini gli porgono la spada e rimangono in disparte.) In quanto a questo battibecco di parole grosse, che questa mia spada riferisca ciò che trascura il linguaggio.

CADE
Sul mio valore, il campione più forbito che abbia mai ascoltato! Acciaio, se la tua lama non inchioderà e non farà a fettine questo zotico corpulento, prima di riposare nel fodero, supplico Iddio in ginocchio che ti trasformi in chiodi da scarpe.


Combattono e Cade viene colpito.


Oh, sono ucciso! La fame e niente altro mi ha ucciso: - che diecimila diavoli mi aggrediscano - datemi solo i dieci pasti che ho perduto e io li sconfiggerò tutti. Diventa arido, giardino, e, da ora in poi, sii il sepolcro di tutti coloro che risiedono in questa casa, perché l'anima invitta di Cade è volata via.

IDEN
È Cade che ho ucciso, quel mostruoso traditore? Spada, per questa impresa ti consacrerò, e, alla mia morte, ti appenderò sulla tomba. Questo sangue non verrà mai lavato dalla tua punta, ma tu lo conserverai come un araldico blasone per decorare l'onore acquisito dal tuo padrone.

CADE
Addio, Iden, e sii orgoglioso della tua vittoria. Di' alla terra del Kent da parte mia che ha perduto il suo uomo migliore, ed incita tutto il mondo alla vigliaccheria, poiché io, che non ho mai temuto nessuno, sono vinto dalla fame, non dal valore.

Muore.

IDEN
Il cielo giudichi il grave torto che mi fai. Muori, sciagurato, maledizione di chi ti partorì; come ti caccio in corpo la mia spada, così vorrei cacciare la tua anima all'inferno. Ti trascinerò via di qui per i piedi, a testa in giù, fino a un letamaio, che sarà la tua tomba, e taglierò la tua testa di gran furfante per portarla in trionfo al re, lasciando la tua carcassa in pasto ai corvi.


Esce con il corpo di Cade.

 

 

Indice Teatro

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Enrico VI - Parte II

(“King Henry the Sixth, part 2” - 1588 - 1592)

 

 

atto quinto - scena prima

 

atto quinto - scena prima

 

Entrano York e il suo esercito di Irlandesi con tamburi, stendardi e funzionari.

 

YORK
York giunge dall'Irlanda per far valere i suoi diritti, e cogliere la corona dalla testa del debole Enrico.
Suonate forte, campane; bruciate falò, chiari e luminosi, per salutare il legittimo re della grande Inghilterra. Ah, sancta majestas, chi non ti comprerebbe a caro prezzo? Che obbediscano coloro che non sanno come si governa: questa mano fu fatta per maneggiare soltanto l'oro.
Non posso dare alle mie parole dovuta attuazione, se essa non porta il peso della spada o dello scettro: se io ho un'anima, avrò uno scettro, su cui isserò il fiordaliso di Francia.


Entra Buckingham.
 

Chi abbiammo qui? Buckingham, a infastidirmi? Di certo l'ha mandato il re: devo simulare.

BUCKINGHAM
York, se hai buone intenzioni, ti saluto cordialmente.

YORK
Humphrey di Buckingham, accetto il saluto. Sei un messaggero, o vieni di tua iniziativa?

BUCKINGHAM
Messaggero da parte di Enrico, nostro temuto sire, per sapere il motivo di questo esercito in tempo di pace; ovvero perché tu, essendo un suddito come me, contro il tuo giuramento e l'impegno di leale fedeltà, abbia arruolato una forza così grande senza il suo permesso, e osi portarla così vicino a corte.

 

YORK (in disparte)
Riesco a parlare a malapena, tanta è la mia collera.
Ah, potrei spaccare le rocce e combattere con le selci, tanto mi adirano queste ignobili parole; adesso, come Ajace Telamonio, potrei scaricare la mia rabbia su pecore e buoi.
Sono di nascita assai più elevata del re, più somigliante a un re, più regale nei pensieri. Ma ancora per un po' devo fare buon viso finché Enrico non sia indebolito, e io rafforzato.

Buckingham, ti prego di perdonarmi se finora non ti ho dato una risposta: la mia mente era presa da una profonda malinconia. Il motivo per cui ho portato fin qui questo esercito è di allontanare dal re il superbo Somerset, sedizioso nei confronti di sua grazia e dello stato.

BUCKINGHAM
Troppa arroganza da parte tua; ma se le tue armi non hanno altro fine, il re ha accondisceso alla richiesta; il Duca di Somerset è nella Torre.

 

YORK
Sul tuo onore, come prigioniero?

BUCKINGHAM
Sul mio onore, come prigioniero.

YORK
Allora, Buckingham, io congedo le mie forze.

Soldati, vi ringrazio: rompete le righe; appuntamento a domani, nel campo di San Giorgio, avrete la paga ed esaudita ogni altra richiesta.


Esce la truppa.


E che il sovrano, il virtuoso Enrico, convochi il mio figlio maggiore, anzi, tutti i miei figli, come garanti della mia lealtà e del mio amore; li manderò tutti volentieri, quanto è vero che vivo; terre, beni, il cavallo, l'armatura, ogni mio possesso è a sua disposizione, purché Somerset muoia.

BUCKINGHAM
York, plaudo a questo leale atto di sottomissione. Andremo insieme nella tenda di sua altezza.

Entra il Re con il seguito.

RE ENRICO
Buckingham, dunque York non ha cattive intenzioni, visto che marcia a braccetto con te?

YORK
In piena sottomissione e umiltà, York si presenta a vostra altezza.

RE ENRICO
Allora a cosa servono queste forze che porti con te?

YORK
A svellere di qui il traditore Somerset e a combattere contro Cade, quel ribelle mostruoso, che solo in seguito ho saputo essere già sconfitto.

Entra Iden con la testa di Cade.

IDEN
Se un uomo rozzo e di condizione così bassa può presentarsi al cospetto d'un sovrano,

(si inginocchia) ecco, offro a vostra grazia la testa d'un traditore, la testa di Cade, che ho ucciso in singolar tenzone.

RE ENRICO
La testa di Cade! Gran Dio, come sei giusto!
Fatemi vedere, ora che è morto, il volto di colui che da vivo mi procurò guai così grossi.

Dimmi, amico mio, tu sei l'uomo che l'ha ucciso?

IDEN
In persona, piacendo a vostra maestà.

RE ENRICO
Come ti chiami? Qual è il tuo rango?

IDEN
Il mio nome è Alexander Iden; un povero possidente del Kent, che ama il suo re.

BUCKINGHAM
Piacendo a voi, mio signore, non sarebbe fuori luogo crearlo cavaliere per i suoi buoni servizi.

RE ENRICO
Inginocchiati, Iden.

(Iden si inginocchia.) Alzati cavaliere.
Ti diamo mille marchi di ricompensa e disponiamo che tu da ora faccia parte del nostro seguito.

IDEN
Possa Iden vivere per meritare un tale dono, e sempre fedele al suo regale signore!

 

Esce.
Entrano la Regina e Somerset.

RE ENRICO
Guarda, Buckingham, Somerset arriva con la regina. Va' a dirle di nasconderlo in fretta alla vista del duca.

MARGHERITA
Ci fossero mille York, non nasconderà il suo capo, ma rimarrà impavido e l'affronterà a viso aperto.

YORK
Come, Somerset è in libertà? Allora, York, sguinzaglia i tuoi pensieri a lungo imprigionati, e che la lingua sia pari al tuo cuore. Sopporterò la vista di Somerset? Re falso!
Perché hai infranto la parola che mi avevi dato, sapendo come mal sopporto l'oltraggio? Ti ho chiamato re? No, tu non sei un re adatto a governare e a comandare le masse, tu che non osi, né sai comandare a un traditore. Quella tua testa non si addice a una corona; la tua mano è fatta per il bastone d'un pellegrino, non per ornare il temuto scettro d'un principe.
Il cerchio d'oro cinga questa mia fronte, il cui sorriso o il cui sguardo corrucciato, come la lancia d'Achille, può, mutando aspetto, uccidere o guarire. Questa è una mano che può sollevare lo scettro e con esso attuare leggi efficaci. Fatti da parte! Per il cielo, non devi più regnare su colui che il cielo ha creato tuo regnante.

SOMERSET
Perfido traditore! Ti arresto, York, per alto tradimento contro il re e la corona. Obbedisci, traditore impudente, e inginocchiati a chiedere grazia.

YORK
Io in ginocchio? Prima sentiamo se costoro son disposti a farmi piegare il ginocchio davanti a un uomo. Tu, va' a chiamare i miei figli, che facciano da mallevadori;


Esce un funzionario.
 

lo so che prima di acconsentire alla mia prigionia, impegneranno le spade per la mia liberazione.

MARGHERITA
Chiamate qui Clifford; ordinategli di venire subito a dire se i ragazzi bastardi di York saranno i garanti per quel traditore del padre.
 

Esce Buckingham.

YORK
Napoletana dal sangue imbastardito, reietta di Napoli, flagello sanguinoso dell'Inghilterra! I figli di York, superiori a te per nascita, saranno cauzione per il padre, e guai a chi rifiuterà i ragazzi come miei mallevadori!

 

Edoardo e Riccardo entrano da un lato, con un tamburino e soldati.


Eccoli che arrivano: son sicuro che s'offriranno in garanzia.

Dall'altro lato entra Clifford insieme al figlio, Clifford il Giovane, a un tamburino e a soldati.

MARGHERITA
Ed ecco che giunge Clifford, a opporsi alla cauzione.

CLIFFORD (si inginocchia)
Salute e ogni felicità al re mio nobile signore!
(Si alza.)

YORK
Grazie, Clifford. Dimmi, che notizie mi porti? No, non spaventarci con un'occhiata irosa; noi siamo il sovrano, Clifford, inginocchiati ancora; poiché ti perdoniamo per l'errore commesso.

CLIFFORD
Questo è il mio re, York; non ho fatto errori; tu ne commetti uno grosso a pensar così di me.

Rinchiudetelo in manicomio! Ma è impazzito?

RE ENRICO
Sì, Clifford; un umore pazzo e ambizioso lo spinge a contrapporsi al suo re.

CLIFFORD
Allora è un traditore: portatelo alla Torre e mozzategli quella sua zucca sediziosa.

MARGHERITA
È in arresto, ma non vuole obbedire; i figli, sostiene, daranno la loro parola per lui.

YORK
Non è così, figli?

EDOARDO
Sì, nobile padre, se basterà la nostra parola.

RICCARDO
E se non basterà, parleranno le nostre armi.

CLIFFORD
Ma che covata di traditori abbiamo qui?

YORK
Guardati in uno specchio e chiama così la tua immagine: sono io il tuo re, e tu un traditore falso di cuore.
Chiamate qui al palo i miei due orsi intrepidi, che soltanto scuotendo le loro catene, possano intimorire questi cagnacci in agguato; ordinate a Salisbury e a Warwick di venire da me.

Entrano i Conti di Warwick e di Salisbury con un tamburino e soldati.

CLIFFORD
Sono questi i tuoi orsi? Li tormenteremo a morte e ammanetteremo nelle loro catene il domatore, se avrai l'ardire di portarli nell'arena.

RICCARDO
Ho visto spesso un cagnaccio rabido e arrogante slanciarsi a mordere, perché era trattenuto, ma poi, colpito dalla zampa feroce dell'orso, mettersi la coda tra le zampe e guaire: vi verrà elargito un simile servizio, se vi opporrete, per combattere Lord Warwick.

CLIFFORD IL GIOVANE
Vattene, ammasso di rabbia, turpe bubbone malformato, storpio nelle maniere come nelle tue fattezze.

 

YORK
Ci pensiamo noi a scaldarvi per bene.

CLIFFORD
Attento a non bruciare tu stesso con il tuo calore.

RE ENRICO
Ebbene, Warwick, il tuo ginocchio ha scordato di piegarsi?
Vecchio Salisbury, vergogna sui tuoi capelli argentei, tu matta e cattiva guida di tuo figlio bacato nel cervello! Come, sul tuo letto di morte farai la parte del gaglioffo e andrai in cerca di dispiaceri con gli occhiali? Ahimè, dov'è la fiducia? Dov'è la lealtà? Se è bandita da una testa canuta, dove troverà rifugio al mondo? Andrai a scavarti una fossa - per dissotterrare la guerra e screditare col sangue la tua età venerabile? Come, sei vecchio e manchi d'esperienza? O, se ce l'hai, perché ne fai cattivo uso? Vergogna! Piega il ginocchio davanti a me, com'è tuo dovere,tu che ti chini sulla fossa sotto il peso degli anni.

SALISBURY
Mio nobile signore, ho valutato tra di me i titoli di questo duca illustrissimo; e, in coscienza, ritengo sua grazia l'erede legittimo del regale seggio d'Inghilterra.


RE ENRICO
Non hai giurato obbedienza a me?

SALISBURY
Sì.

RE ENRICO
Puoi revocare davanti al cielo un simile patto?

SALISBURY
È grave peccato giurare di commettere peccato, ma peccato più grave mantenere un peccaminoso giuramento.
Chi può essere vincolato da un voto solenne a compiere un atto criminoso, a derubare un uomo, a usare violenza alla castità d'una vergine pura, a spogliare un orfano del suo patrimonio, a strappare a una vedova i suoi diritti acquisiti, avendo come sola ragione per questi torti il motivo che era vincolato da un solenne giuramento?

MARGHERITA
Un astuto traditore non ha bisogno di cavilli.

RE ENRICO
Chiamate Buckingham e ditegli di prendere le armi.

YORK
Chiama pure Buckingham, e tutti gli amici che hai; io sono deciso: la morte o la dignità della corona.

CLIFFORD
Io ti garantisco la prima, se i sogni si realizzeranno.

WARWICK
Faresti meglio a tornare a letto e a sognare ancora, per tenerti lontano dalla bufera del campo di battaglia.

CLIFFORD
Sono deciso a sopportare una tempesta più grande di tutte quelle che puoi evocare oggi, e questo te lo scriverò sopra l'elmetto, se solo ti riconoscerò dall'insegna della tua casata.

WARWICK
Allora in nome dell'insegna paterna, l'avito pennacchio dei Neville, l'orso rampante incatenato al palo nodoso, oggi porterò ben issato sull'elmetto, come sulla cima d'una montagna svetta il cedro, che conserva le foglie malgrado ogni tempesta, a bella posta per impaurirti con la sua vista.

CLIFFORD
E io dall'elmetto strapperò il tuo orso e lo calpesterò sotto i piedi con sommo disprezzo, malgrado il domatore che protegge l'orso.

CLIFFORD IL GIOVANE
Dunque prendiamo le armi, padre vittorioso, per soffocare i ribelli e i loro complici.

RICCARDO
Ah! Vergogna, un po' di carità! Non fate tanta scena, perché stasera con Gesù Cristo voi andrete a cena.

CLIFFORD IL GIOVANE
Turpe sfregiato, hai parlato più del consentito.

RICCARDO
Se non in cielo, all'inferno è il vostro invito.


Escono da diverse direzioni.

 

 

 

atto quinto - scena seconda

 

L'insegna della locanda del castello è in mostra.

Suona l'allarme per la battaglia.

Entra Warwick.


WARWICK
Clifford di Cumberland, è Warwick che ti chiama: e se non ti nascondi all'orso, ora, quando la tromba irosa suona l'allarme e i gemiti dei moribondi riempiono l'aria vuota, Clifford, dico, vieni avanti e combatti con me: arrogante signore del nord, Clifford di Cumberland, Warwick è rauco a furia di chiamarti alla sfida.


Entra York.
 

Come va, mio nobile signore? Come mai a piedi?

YORK
Clifford, con mano micidiale, ha ucciso il mio destriero, ma io gli ho risposto colpo su colpo e ho fatto preda per i nibbi divoratori di carogne e per i corvi anche del magnifico animale che amava tanto.

Entra Clifford.

WARWICK
È venuto il tempo per uno di noi due, o per entrambi.

YORK
Aspetta, Warwick; cercati altrove la selvaggina, perché sarò io a cacciare questo cervo fino alla morte.

WARWICK
Fallo nobilmente, York; è per una corona che tu lotti.

Clifford, poiché oggi voglio compiere grandi imprese, m'addolora l'anima andarmene senza recarti offesa.

 

Esce.

CLIFFORD
Cosa vedi in me, York? Perché indugi?

YORK
Dovrei provare amore per la tua condotta coraggiosa, se non fosse che tu mi sei un nemico così accanito.

CLIFFORD
E il tuo valore meriterebbe lode e ammirazione, se non fosse che si mostra senza nobiltà e nel tradimento.

YORK
Ora esso mi aiuti contro la tua spada, così come io lo uso per la giustizia e per la verità dei miei diritti.

CLIFFORD
Anima e corpo metto nell'azione!

YORK
Una scommessa terribile! Adesso in guardia!


Combattono, e Clifford cade.

CLIFFORD
La fin couronne les oeuvres.

(Muore.)

YORK
Così la guerra ti ha dato pace, poiché giaci immobile; pace all'anima sua, o cielo, se questo è il tuo volere!

 

Esce.
Allarme, poi Clifford il Giovane entra solo.

CLIFFORD IL GIOVANE
Vergogna e distruzione! Una disfatta completa; la paura prepara il disordine, e il disordine ferisce dove dovrebbe custodire. Ah, guerra, figlia dell'inferno, che i cieli adirati adoperano come loro strumento, inietta nei petti raggelati della nostra fazione i carboni ardenti della vendetta! Nessun soldato fugga.
Colui che si impegna veramente nella guerra, non prova amore per se stesso, e chi ama se stesso non ha per sua natura, ma solo grazie alle circostanze, la fama di valoroso.

(Vede il padre morto)

Oh, muoia il mondo meschino, e che le fiamme preannunciate dell'ultimo giorno congiungano la terra e il cielo! Ora la tromba universale esploda il suo rintuono, per porre fine alle faccende individuali e ai suoni insignificanti. Caro padre, fosti destinato a sprecare la giovinezza nella pace, e a ottenere l'argentea livrea dell'età della saggezza, e, riverito nei tuoi giorni sedentari, a morir così, in una battaglia balorda? Solo a questa vista il mio cuore si muta in pietra: e finché è mio, rimarrà di pietra. York non risparmia neppure i nostri vecchi; io non risparmierò i loro bambini: lacrime verginali saranno per me come la rugiada per il fuoco, e la bellezza, che spesso fa colpo sul tiranno, sarà olio e stoppa per la mia rabbia corrusca.
Da ora in poi non avrò nulla a che fare con la pietà: se incontro un fanciullo della casa di York, lo squarterò in tanti brandelli come la cruda Medea fece con il giovane Absirto; nella crudeltà cercherò la mia fama.
(Si carica sulle spalle il corpo del padre.)
Vieni, tu, nuovo rudere della casa del vecchio Clifford: come Enea portò il vecchio Anchise, così ti porto sulle mie spalle virili; però Enea portava un carico vivente, nulla di così pesante come questo mio dolore.


Esce portando via il padre.
Entrano combattendo Riccardo e Somerset.

Somerset viene ucciso sotto l'insegna della locanda.

RICCARDO
Stattene lì: sotto la squallida insegna d'una birreria, il "Castello" di Saint Albans con la tua morte, Somerset, ha reso famoso il negromante.

Spada, conserva la tempra; cuore, sii ancora forte: i preti pregano per i nemici, ma i príncipi colpiscono a morte.


Esce.
Combattimenti. Incursioni.

Suona nuovamente l'allarme,

poi entrano in tre o quattro, trasportando il Duca di Buckingham ferito verso la sua tenda.

Ancora l'allarme.

Entrano il Re, la Regina e altri.

MARGHERITA
Via, mio signore! Sei lento: vergogna, via!

RE ENRICO
Possiamo sfuggire al cielo? Buona Margherita, fermati.

MARGHERITA
Di cosa sei fatto? Non vuoi né combattere, né fuggire.
Ora è azione virile, saggezza e buona difesa lasciare via libera al nemico e raggiungere la salvezza nell'unico modo possibile, cioè soltanto con la fuga.
 

Suona l'allarme in lontananza.
 

Se tu fossi catturato, allora vedremmo il fondo di tutte le nostre sventure; ma se tu riesci a scappare, com'è ancora possibile - salvo che per tua trascuratezza - raggiungeremo Londra, dove tu sei amato, e dove questa breccia aperta ora nelle nostre fortune può essere prontamente richiusa.

Entra Clifford il Giovane.

CLIFFORD IL GIOVANE
Se il mio cuore non stesse preparando future rappresaglie, preferirei bestemmiare, piuttosto che esortarvi a fuggire: ma fuggire dovete; una sconfitta insanabile regna nel cuore delle nostre forze attuali. Andate, per la vostra salvezza! E vivremo per restituire loro il giorno della sconfitta: andate via, mio nobile signore, via!

 

Escono.

 

 

 

atto quinto - scena terza

 

Suona l'allarme.

Ritirata.

Entrano York, con i figli Riccardo ed Edoardo, Warwick, assieme ai Soldati, con il tamburino e gli stendardi.
 

YORK
Il vecchio Salisbury, chi può riferire di lui, quel leone invernale, che nella sua furia dimentica le ingiurie dell'età e gli acciacchi del tempo, e, come un valoroso nel pieno della giovinezza, recupera il suo vigore nel momento propizio? Questo giorno felice non lo è più, né abbiamo conquistato un metro di terra, se Salisbury è perduto.

RICCARDO
Mio nobile padre, due volte oggi lo aiutai a montare a cavallo, tre volte gli feci scudo; tre volte lo allontanai, convincendolo ad abbandonare ogni azione ulteriore: e tuttavia, lo ritrovai laddove era il pericolo; e come gli arazzi preziosi in una casa modesta, tale era la volontà nel suo vecchio fragile corpo. Ma nobile com'è, guardate che arriva.

 

Entra Salisbury.
 

Per la mia spada, oggi hai combattuto davvero bene.

SALISBURY
Per la santa messa, lo facemmo tutti. Vi ringrazio, Riccardo: Dio sa quanto mi resta da vivere; oggi Gli piacque affidarvi per tre volte di difendermi dalla morte imminente.

Ebbene, nobili signori, non abbiamo ancora ottenuto ciò che ci spetta. Non è sufficiente che questa volta i nostri nemici siano fuggiti, essendo avversari in grado di riprendersi.

YORK
So che la nostra salvezza sta nell'inseguirli; infatti, sento che il re è fuggito a Londra per indire subito una seduta del parlamento. Diamogli la caccia prima che partan le convocazioni.

Cosa dice Lord Warwick? Dobbiamo andargli dietro?

WARWICK
Dietro a loro? Meglio, se possibile, precederli.
Oggi, sulla mia mano, signori, è stato un giorno glorioso: la battaglia di Saint Albans, vinta dal famoso York, sarà immortalata in tutte le epoche a venire. - Suonate, tamburi e trombe, e tutti a Londra, lesti: che la buona sorte ci dia altri giorni come questi!


Escono.

 

 

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