William Shakespeare - I sonetti

con testo originale

 

INTRODUZIONE

 

Scritti probabilmente fra il 1595 e i primi anni del 1600, i Sonetti di Shakespeare costituiscono uno dei grandi vertici della letteratura d'amore di tutti i tempi, rappresentano anche un momento centrale della produzione letteraria del grande drammaturgo inglese. Definiti la chiave con la quale Shakespeare era in grado di aprire qualsiasi cuore, i Sonetti presentano un lato inedito e affascinante del drammaturgo. Studiate a lungo dai critici alla ricerca di indizi sulla vita privata di un autore per molti versi ancora misterioso, queste poesie toccano tematiche profondamente ambigue ed irrimediabilmente umane tessute in un ordito di metafore fautrici di una fascinazione universalmente riconosciuta. Shakespeare riuscì nei sonetti a fondere le due opposte tendenze della cultura occidentale. Da un lato l’archetipo platonico incarnato in un essere umano nel quale convergono tutti i tratti della bellezza e dell’amore di ogni tempo; dall’altro la continua ed incessante trasformazione di questo archetipo nella mobilità fluttuante, ed inquietante, della natura.

 

 

I "Sonetti" di Shakespeare: un rebus all'interno di un enigma.

 

La lettura de i "Sonetti" attribuiti a Shakespeare (ad esempio nell'edizione Feltrinelli tradotti da Lucifero Darchini) provoca nel lettore una strana sensazione: è difficile non trovare tali sonetti ripetitivi, monotoni, e quasi del tutto privi di quella potentissima espressività poetica che traspare nei drammi scespiriani. Basta pensare al meraviglioso canto della trasfigurazione marina del padre di Ferdinando ne La tempesta, o la canzone del salice in Otello, oppure i sortilegi delle streghe in Macbeth, oppure ai canti di Ofelia impazzita.

In tutti questi canti Shakespeare raggiunge livelli altissimi di espressività poetica. La sensazione di mediocrità si attenua solo di poco, ma non sparisce, se si prendono in considerazione traduzioni ben più accurate come quelle di Ungaretti (risale al 1946 la pubblicazione di 43 Sonetti tradotte da quest'ultimo e introdotte da una polemica prefazione) , Montale (che ha tradotto tre sonetti nel suo Quaderno di Traduzioni), di Alberto Rossi (che traduce in modo egregio la metà dei sonetti)  o  di Giorgio Melchiori (che traduce l'altra metà). I canti si susseguono monotonamente, ripetendo fino all'ossessione, per 154 canti, gli stessi temi: la bellezza del giovane amato, l'invito a procreare per perpetuare la sua bellezza, la promessa della propria fedeltà, la gelosia verso un altro poeta che ne canta le lodi con maggiore maestria. Solo verso la fine compare una misteriosa dama scura della cui bruttezza il poeta si lamenta e che molto probabilmente è solo un simbolo della morte. 

 

Ad esempio il sonetto 130 recita:

 

"Gli occhi della mia donna non si possono 
menomamente paragonare al sole; 
il corallo è assai più rosso delle sue labbra; 
se la neve è bianca certo il suo seno è bruno; 
se i capelli fossero di fil di ferro sulla sua testa 
crescerebbero dei fil di ferro neri. 
Ho veduto delle rose damaschine bianche e rosse, 
ma tali non ne vedo sulle sue guance 
e taluni profumi sono più grati di quello 
che nel fiato della mia donna aulisce."

 

Paragoniamo questa descrizione della "dama bruna" alla bellezza sublime che il poeta attribuisce al giovane amato.  

 

Ad esempio nel sonetto 20: 

"Volto di donna dipinto 
dalla stessa mano della Natura hai tu, 
signore e signora della mia passione, 
e hai di donna il cuore gentile,  
ma scevro dei volubili cambiamenti 
che son costume delle donne infide. 
Un occhio più lucente del loro, 
meno ingannevole nel guardare, 
che fa d'oro l'oggetto su cui si posa; 
un uomo tu sei che nella perfezione 
della propria forma accoglie 
tutte le forme umane, 
e gli occhi degli uomini seduce, 
e le anime femminili rapisce." 

E' difficile non trarre la conclusione che si è in presenza di un autore misogino e chiaramente omosessuale, e fa impressione vedere come certi critici s'affannino a spiegare che l'amore del poeta per il suo amico è solo platonico; viceversa l'ossessione amorosa che traspare dall'insieme dei Sonetti indica la presenza di ben altro. Vi sono inoltre, nei Sonetti, una serie d'affermazioni paradossali.

Come si spiega ad esempio la descrizione che il poeta dà di se stesso, quando nel sonetto 85 dice: 


"Quanto a me, mentre altri scrive belle parole, 
penso buoni pensieri, 
e, da scrittorello illetterato quale sono, 
rispondo sempre amen agli inni che ingegni eletti 
sciolgono a voi con stile elegante e penna forbita." 

Come si concilia l'appellativo di "scrittorello illetterato", che il poeta dà a se stesso, se si pensa che Shakespeare è stato autore di ben 36 opere teatrali in cui traspare una profondissima conoscenza del teatro romano (Plauto e Seneca anzitutto) e greco, oltreché  profonde conoscenze storiche? Una possibile risposta alle incongruenze precedenti è che l'autore dei sonetti non sia lo stesso autore di Otello, La tempesta, Macbeth eccetera, ma che queste opere siano da attribuirsi ad un poeta ben più raffinato e colto dell'autore de i "Sonetti". Alcuni sostengono, ad esempio, che il vero autore delle opere teatrali attribuite a Shakespeare sia il filosofo e letterato inglese Francesco Bacone (Francis Bacon). Questo consentirebbe di spiegare molte assurdità, come ad esempio il fatto che ben venti opere attribuite a Shakespeare siano state pubblicate nel 1623, ben sette anni dopo la morte di Shakespeare (quest'ultimo è morto, testimonialmente, a Stratford-on-Avon nel 1516, completamente dimenticato dai suoi contemporanei, senza ricevere alcuna lode funebre o menzione come letterato o autore teatrale. Senza lasciare alcun manoscritto o libro che gli fosse appartenuto). Viceversa Bacone è morto nel 1626, cioè DOPO la pubblicazione delle opere complete attribuite a Shakespeare. Va detto che Bacone era un uomo dalla vastissima erudizione, sicuramente compatibile con quella richiesta dall'insieme delle opere teatrali attribuite a Shakespeare. A ciò si aggiunga che aveva una statura poetica notevolissima, come dimostrano le poche liriche che di lui ci sono rimaste. Quindi una prima possibilità è che Bacone, uomo di legge e di corte, volendo attaccare il potere degenerato dell'epoca, lo facesse attraverso opere teatrali che rivelavano in modo evidente gli aspetti più violenti e patologici di tale potere, le lotte e i crimini mostruosi che venivano perpetrati in suo nome.

E, non potendo o volendo scoprirsi, si servisse, per poter affettuare le sue denunce, di un prestanome: W.Shakespeare, un giovane attore di teatro, proveniente da un piccolo centro agrario (Stratford-on-Avon, a quei tempi, doveva avere attorno al migliaio di abitanti), di incerti studi e umili origini. I documenti provano che S. era figlio di un conciatore di pelli e guantaio e che sia stato costretto a interrompere la scuola primaria, cioè la "grammar school", in seguito ai rovesci finanziari del padre. Che a diciott'anni, contrasse matrimonio con Anne Hathaway, di otto anni più anziana, che gli diede tre figli e che egli abbandonerà alcuni anni dopo per recarsi a Londra al seguito di una compagnia teatrale. Come autore Shakespeare era noto, ufficialmente, solo per aver composto, e pubblicato nel 1593 - all'età di quasi trent'anni - alcuni poemetti scolastici come "Venus and Adonis" (che S. definirà, nella dedica, "Il primo parto della mia immaginazione"), e "The Rape of Lucrece", dedicati al suo protettore: Henry Wriothesley, il duca di Southampton,.
Una seconda possibilità, che ho voluto prendere in considerazione, (e che non mi risulta sia stata finora considerata da altri) è che i "Sonetti" siano stati inviati all'editore da qualcuno fra i numerosi nemici di Shakespeare, per screditarlo e cercare di ridimensionare il successo che l'autore stava riscuotendo. La testimonianza di Robert Greene nell'opera "Groats-worth of Witte", pubblicata nel 1592, testimonia infatti che in quel periodo S. era già abbastanza famoso come autore da ingelosire Robert Greene, sebbene dalle parole di quest'ultimo, che riportiamo più avanti, sembra trasparire l'accusa che Shakespeare, come il corvo, si adorni di penne altrui. Traspare inoltre il fatto che S. fosse già conosciuto come uomo di varie attività.

Riassumo i motivi che fanno pensare che il libretto dei "Sonetti", attribuito a Shakespeare e pubblicato dall'editore Thorpe nel 1609, sia stato pubblicato all'insaputa di Shakespeare, ed attribuito a quest'ultimo per screditarlo: 
1) qualità modesta del testo poetico (viceversa S. è un poeta SUBLIME: vedi ad esempio "La tempesta" o il "Macbeth")
2) lo stile ed il soggetto assolutamente UNIFORME di tali sonetti; al contrario S. era eclettico e multiforme.
3) il testo contiene gravi ERRORI DI PUNTEGGIATURA, inimmaginabili in un autore come Shakespeare che già nel 1609 aveva composto le sue opere maggiori (Romeo e Giulietta -1591, Riccardo III -1593, , Il mercante di Venezia 1594,  Otello 1604, Macbeth 1605, Antonio e Cleopadra 1606, Re Lear 1606, eccetera).     
4) La raccolta contiene inoltre un POEMETTO INCOMPLETO di infima qualità: "A lover's complaint": per quale motivo Shakespeare avrebbe dovuto pubblicare un testo incompiuto nel 1609 quando era nel pieno del successo come autore? 

Nella ipotesi, allora, che il vero autore del libretto non sia Shakespeare ci si chiede: perché chi invia il libro all'editore Thorpe lo attribuisce a Shakespeare?     
I motivi possono divenire chiari se si pensa che Shakespeare era al centro di odi profondi ed attacchi che gli provenivano da molte parti. Anzitutto dall'autore londinese Robert Greene che lo vede giungere nel 1592 a Londra per ottenervi uno straordinario successo. Dirà il Greene ai suoi colleghi: "Non è strano che io e voi, a cui tutti si sono inchinati finora, dobbiamo essere così abbandonati ad un tratto? Un villan rifatto di corvo, abbellitosi delle nostre penne, con un cuore di tigre sotto una pelle di attore, s'immagina d'essere capace di dare fiato agli endecasillabi come il migliore di voi ed essendo nient'altro che un Johannes Factotum presume d'essere l'unico "scuoti scena" dell'intero paese" (Shake-speare=scuoti-lancia). Che d'altra parte S. avesse messo in ombra gli scrittori accademici ci viene testimoniato dallo scrittore Marston che afferma: "Ma c'è il nostro compagno Shakespeare che li ha messi tutti sotto (gli scrittori accademici) ed anche Ben Jonson. Oh! Quel Ben Jonson è un individuo pestifero [...] ma il nostro compagno S. ha dato a lui tale purga da fargli macchiare la reputazione".

Quindi S. era al centro di odi e invidie: la pubblicazione di un libretto in cui appariva ignorante ed omossessuale, doveva servire allo screditamento dello scrittore. Per fortuna non è riuscita nello scopo; ha provocato tuttavia il sorgere di un malinteso per cui ancora oggi al sommo autore che ha scritto opere immortali, in cui anche la poesia suona altissima, vengono attribuite modeste rime col risultato che chi non ha capito la congiura che è stata ordita contro di lui, come il poeta Robert Browning, afferma che tali rime ne abbassano la statura: "If so, the less Shakespeare he".

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Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 1 a 20

 

1.

Alle meraviglie del creato noi chiediam progenie
perché mai si estingua la rosa di bellezza,
e quando ormai sfiorita un dì dovrà cadere,
possa un suo germoglio continuarne la memoria:
ma tu, solo devoto ai tuoi splendenti occhi,
bruci te stesso per nutrir la fiamma di tua luce
creando miseria là dove c'è ricchezza,
tu nemico tuo, troppo crudele verso il tuo dolce io.
Ora che del mondo sei tu il fresco fiore
e l'unico araldo di vibrante primavera,
nel tuo stesso germoglio soffochi il tuo seme
e, giovane spilorcio, nell'egoismo ti distruggi.
Abbi pietà del mondo o diverrai talmente ingordo
da divorar con la tua morte quanto a lui dovuto.

 

From fairest creatures we desire increase,
That thereby beauty's rose might never die,
But as the riper should by time decease,
His tender heir might bear his memory:
But thou, contracted to thine own bright eyes,
Feed'st thy light'st flame with self-substantial fuel,
Making a famine where abundance lies,
Thyself thy foe, to thy sweet self too cruel.
Thou that art now the world's fresh ornament
And only herald to the gaudy spring,
Within thine own bud buriest thy content
And, tender churl, makest waste in niggarding.
Pity the world, or else this glutton be,
To eat the world's due, by the grave and thee

 


 

2.

Quando quaranta inverni avranno aggredito la tua fronte
e scavato fonde trincee nel campo della tua bellezza,
la superba veste della tua gioventù or tanto ammirata,
sarà considerata un cencio di nessun valore:
se allora ti venisse chiesto dove giace il tuo fascino
e dove si è perso l'amore dei tuoi ruggenti giorni,
ammettere che è in fondo ai tuoi occhi incavati
sarebbe penosa vergogna ed inutile vanto.
Qual maggior lode avrebbe l'uso della tua bellezza
se tu potessi rispondere: "Questa mia bella creatura
pareggia il mio conto e giustifica la mia vecchiaia"
dimostrando che è tua la sua bellezza ereditata!
Questo sarebbe rinnovarti quando sarai vecchio
e veder caldo il tuo sangue quando il tuo sarà freddo.

 

When forty winters shall beseige thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty's field,
Thy youth's proud livery, so gazed on now,
Will be a tatter'd weed, of small worth held:
Then being ask'd where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days,
To say, within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserved thy beauty's use,
If thou couldst answer 'This fair child of mine
Shall sum my count and make my old excuse,'
Proving his beauty by succession thine!
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel'st it cold.

 


 

3.

Guardati allo specchio e di' al volto che vedi
che è ormai tempo per quel viso di crearne un altro,
se non rinnovi ora la sua giovane freschezza
inganni il mondo e rinneghi la gioia d'ogni madre.
Vi è forse donna tanto pura il cui illibato grembo
disdegni il seme della tua virilità?
O forse uomo tanto folle da voler essere la tomba
del suo proprio amore per non aver progenie?
Tu sei lo specchio di tua madre e come lei in te
ricorda il leggiadro Aprile della sua primavera,
così dai vetri del tuo crepuscolo tu rivedrai
a dispetto delle rughe, questo tuo tempo d'oro.
Ma se invece vuoi vivere senza esser ricordato,
muori celibe e la tua immagine morirà con te.

 

Look in thy glass, and tell the face thou viewest
Now is the time that face should form another;
Whose fresh repair if now thou not renewest,
Thou dost beguile the world, unbless some mother.
For where is she so fair whose unear'd womb
Disdains the tillage of thy husbandry?
Or who is he so fond will be the tomb
Of his self-love, to stop posterity?
Thou art thy mother's glass, and she in thee
Calls back the lovely April of her prime:
So thou through windows of thine age shall see
Despite of wrinkles this thy golden time.
But if thou live, remember'd not to be,
Die single, and thine image dies with thee.

 


 

4.

Prodiga grazia, perché spendi
solo per te il patrimonio della tua bellezza?
Il lascito della natura non è che un prestito
e generosa, essa presta a quelli che tali sono.
Quindi, ricco avaro, perché abusi
delle generose offerte date per essere donate?
Arido usuraio, perché sperperi
questa enorme ricchezza senza riuscire a vivere?
Speculando soltanto per te stesso
defraudi la tua bella persona del tuo io
e quando natura ti chiamerà all'appello
qual valida prova potrai tu lasciare?
La tua inutile bellezza sarà con te sepolta,
se invece l'userai, vivrà per eternarti.

 

Unthrifty loveliness, why dost thou spend
Upon thyself thy beauty's legacy?
Nature's bequest gives nothing but doth lend,
And being frank she lends to those are free.
Then, beauteous niggard, why dost thou abuse
The bounteous largess given thee to give?
Profitless usurer, why dost thou use
So great a sum of sums, yet canst not live?
For having traffic with thyself alone,
Thou of thyself thy sweet self dost deceive.
Then how, when nature calls thee to be gone,
What acceptable audit canst thou leave?
Thy unused beauty must be tomb'd with thee,
Which, used, lives th' executor to be.

 


5.

Quelle ore che con delicato lavoro plasmarono
l'amabile sembiante su cui ogni occhio indugia,
saranno implacabili verso la loro opera
ed abbruttiranno quanto magicamente splende:
perché l'inarrestabile tempo guida l'estate
verso l'orrido inverno e ivi la sommerge;
linfa stretta dal ghiaccio e vive foglie cadenti,
bellezze sepolte da neve e squallore ovunque.
Se allora non rimanesse l'essenza dell'estate,
liquida prigioniera fra pareti di vetro,
l'eternarsi della bellezza finirebbe con la stessa
e non ci resterebbe nemmeno un suo ricordo:
ma i fiori distillati, pur colpiti dall'inverno
perdon solo l'apparenza: dolce ne vivrà il profumo.

 

Those hours, that with gentle work did frame
The lovely gaze where every eye doth dwell,
Will play the tyrants to the very same
And that unfair which fairly doth excel:
For never-resting time leads summer on
To hideous winter and confounds him there;
Sap cheque'd with frost and lusty leaves quite gone,
Beauty o'ersnow'd and bareness every where:
Then, were not summer's distillation left,
A liquid prisoner pent in walls of glass,
Beauty's effect with beauty were bereft,
Nor it nor no remembrance what it was:
But flowers distill'd though they with winter meet,
Leese but their show; their substance still lives sweet.

 

 


6.

Non lasciare quindi che l'aspra mano dell'inverno
devasti la tua estate prima d'averla distillata:
rendi dolce una fiala; riponi in qualche luogo
il tesoro della tua bellezza prima che si estingua.
Non è usura perseguibile un interesse
che rende felice chi paga un prestito voluto;
tale per te sarebbe procreare un altro tuo io
o dieci volte meglio se l'uno ti rendesse dieci.
Dieci volte più di te sarebbe il tuo io felice
se dieci dei tuoi ti raffigurassero dieci volte:
qual potere avrebbe morte, se privato della vita
tu lasciassi te vivente nella tua posterità?
Non essere testardo, tu sei troppo bello
per esser preda della morte e far eredi i vermi.

 

Then let not winter's ragged hand deface
In thee thy summer, ere thou be distill'd:
Make sweet some vial; treasure thou some place
With beauty's treasure, ere it be self-kill'd.
That use is not forbidden usury,
Which happies those that pay the willing loan;
That's for thyself to breed another thee,
Or ten times happier, be it ten for one;
Ten times thyself were happier than thou art,
If ten of thine ten times refigured thee:
Then what could death do, if thou shouldst depart,
Leaving thee living in posterity?
Be not self-will'd, for thou art much too fair
To be death's conquest and make worms thine heir.

 


7.

Guarda: quando ad oriente la regale luce
alza la sua infuocata testa, ogni occhio quaggiù
rende omaggio a quella visione nascente,
seguendo con riverenza la sua sacra maestà
e poi che ha scalato l'erto colle celeste,
qual fulgida gioventù nel fiore dei suoi anni,
ancora sguardi mortali ne adoran la bellezza
scortandola devoti nel suo aureo cammino.
Ma quando dal sommo cielo, sul suo stanco carro,
si stacca dal giorno qual tremulo vegliardo,
gli occhi, pria rispettosi, ora si staccan
dal suo cadente percorso e guardano altrove.
Così tu, negando te stesso nel tuo mezzogiorno
morirai dimenticato se non avrai un figlio.

 

Lo! in the orient when the gracious light
Lifts up his burning head, each under eye
Doth homage to his new-appearing sight,
Serving with looks his sacred majesty;
And having climb'd the steep-up heavenly hill,
Resembling strong youth in his middle age,
yet mortal looks adore his beauty still,
Attending on his golden pilgrimage;
But when from highmost pitch, with weary car,
Like feeble age, he reeleth from the day,
The eyes, 'fore duteous, now converted are
From his low tract and look another way:
So thou, thyself out-going in thy noon,
Unlook'd on diest, unless thou get a son.

 


8.

Tu che sei sol musica, perché l'ascolti con disdegno?
Dolcezza ama dolcezza e gioia di gioie si diletta:
perché vuoi ascoltare qualcosa che ti annoia
o forse hai piacere nell'essere annoiato?
Se l'armonioso suono di note ben accordate
in un perfetto assieme, offendono il tuo orecchio,
esse t'accusan solo gentilmente perché confondi
in singola armonia quanto scindere dovresti.
Guarda come ogni corda dolcemente unita all'altra
vibra ognuna su ognuna in ordine reciproco,
sembrando padre e figlio e felice madre
che tutti insieme cantano la stessa dolce nota:
queste mute voci, riunite in un sol coro,
all'unisono ti dicono: "Solo, non sarai nessuno".

 

Music to hear, why hear'st thou music sadly?
Sweets with sweets war not, joy delights in joy.
Why lovest thou that which thou receivest not gladly,
Or else receivest with pleasure thine annoy?
If the true concord of well-tuned sounds,
By unions married, do offend thine ear,
They do but sweetly chide thee, who confounds
In singleness the parts that thou shouldst bear.
Mark how one string, sweet husband to another,
Strikes each in each by mutual ordering,
Resembling sire and child and happy mother
Who all in one, one pleasing note do sing:
Whose speechless song, being many, seeming one,
Sings this to thee: 'thou single wilt prove none.'

 

 


9.

È per paura di inumidire gli occhi di una vedova
che disperdi il tuo io in continuo celibato?
Ah, se ti accadrà di morire senza prole
il mondo ti piangerà qual moglie senza sposo;
sarà il mondo la tua vedova e sempre lamenterà
che tu non abbia lasciato alcun modello tuo,
mentre ogni altra vedova può sempre rivedere
negli occhi dei suoi figli le sembianze del marito.
Bada, ciò che un prodigo sperpera nel mondo
cambia sol di posto, perché il mondo ancor lo gode;
ma lo spreco della bellezza ha fine sulla terra
e tenendola inusata, chi la possiede la distrugge.
Non v'è amore verso gli altri nel cuore di colui
che commette su se stesso un delitto così infame.

 

Is it for fear to wet a widow's eye
That thou consumest thyself in single life?
Ah! if thou issueless shalt hap to die.
The world will wail thee, like a makeless wife;
The world will be thy widow and still weep
That thou no form of thee hast left behind,
When every private widow well may keep
By children's eyes her husband's shape in mind.
Look, what an unthrift in the world doth spend
Shifts but his place, for still the world enjoys it;
But beauty's waste hath in the world an end,
And kept unused, the user so destroys it.
No love toward others in that bosom sits
That on himself such murderous shame commits.

 


10.

È infamia il tuo negare amore verso gli altri
tu che per te stesso sei così inaccorto.
Si può ammettere, se vuoi, che sei da molti amato
ma è molto più evidente che tu non ami alcuno:
sei tanto posseduto da odio distruttore
che neppur contro te stesso esiti a tramare,
portando alla rovina una splendida dimora
che per tuo desiderio dovresti rinsaldare.
Muta il tuo pensiero affinché io muti il mio sentire!
Dev'essere meglio accolto l'odio dell'amore?
Sii piacente e generoso come la tua persona
o prova a te stesso almeno il tuo nobil cuore:
fa', per amor mio, che un altro te abbia vita
affinché la tua bellezza continui a rifiorire.

 

For shame! deny that thou bear'st love to any,
Who for thyself art so unprovident.
Grant, if thou wilt, thou art beloved of many,
But that thou none lovest is most evident;
For thou art so possess'd with murderous hate
That 'gainst thyself thou stick'st not to conspire.
Seeking that beauteous roof to ruinate
Which to repair should be thy chief desire.
O, change thy thought, that I may change my mind!
Shall hate be fairer lodged than gentle love?
Be, as thy presence is, gracious and kind,
Or to thyself at least kind-hearted prove:
Make thee another self, for love of me,
That beauty still may live in thine or thee.

 


11.

Quel che invecchiando devi lasciar nel tempo
nel tempo ricrescerà in uno dei tuoi figli,
e quel fresco sangue che in gioventù dispensi
potrai chiamarlo tuo quando sarai in declino.
In questo vi è saggezza, bellezza, evoluzione
altrimenti vi è follia, vecchiaia e decadenza:
se ognun così pensasse, il tempo s'arresterebbe
e in sessant'anni il mondo vedrebbe la sua fine.
Lascia chi non fu eletto da natura a procreare,
sgraziato, deforme e rozzo, perire senza prole:
se anche dotò qualcuno, a te diede il suo meglio
e moltiplicar dovresti quel dono generoso:
ti creò per suo sigillo e con questo essa intese
che ne imprimessi altri, non di perderne il modello.

 

As fast as thou shalt wane, so fast thou growest
In one of thine, from that which thou departest;
And that fresh blood which youngly thou bestowest
Thou mayst call thine when thou from youth convertest.
Herein lives wisdom, beauty and increase:
Without this, folly, age and cold decay:
If all were minded so, the times should cease
And threescore year would make the world away.
Let those whom Nature hath not made for store,
Harsh featureless and rude, barrenly perish:
Look, whom she best endow'd she gave the more;
Which bounteous gift thou shouldst in bounty cherish:
She carved thee for her seal, and meant thereby
Thou shouldst print more, not let that copy die.

 


12.

Quando seguo l'ora che batte il passar del tempo
e vedo il luminoso giorno spento nella tetra notte,
quando scorgo la viola ormai priva di vita
e riccioli neri striati di bianco,
quando vedo privi di foglie gli alberi maestosi
che un dì protessero il gregge dal caldo
e l'erbe d'estate imprigionate in covoni
portate su carri irte di bianchi ed ispidi rovi,
allor, pensando alla tua bellezza, dubbio m'assale
che anche tu te ne andrai tra i resti del tempo,
perché grazie e bellezze si staccan dalla vita
e muoiono al rifiorir di altre primavere:
e nulla potrà salvarsi dalla lama del Tempo
se non un figlio che lo sfidi quand'ei ti falcerà.

 

When I do count the clock that tells the time,
And see the brave day sunk in hideous night;
When I behold the violet past prime,
And sable curls all silver'd o'er with white;
When lofty trees I see barren of leaves
Which erst from heat did canopy the herd,
And summer's green all girded up in sheaves
Borne on the bier with white and bristly beard,
Then of thy beauty do I question make,
That thou among the wastes of time must go,
Since sweets and beauties do themselves forsake
And die as fast as they see others grow;
And nothing 'gainst Time's scythe can make defence
Save breed, to brave him when he takes thee hence.

 


13.

Oh, se tu fossi tuo! Ma amore, tu non sarai
tuo più del tempo che vivrai quaggiù:
dovresti prepararti a questa incombente fine
e trasferire a qualcun altro la tua dolce immagine.
Così quella bellezza che in uso ora possiedi,
non avrebbe fine: tu allora ritorneresti
ad essere te stesso dopo la tua morte,
se la tua bella prole ripeterà il tuo dolce aspetto.
Chi lascia cadere in rovina una sì bella casa
quando un oculato governo dovrebbe rinsaldarla
contro i tempestosi rovesci dell'inverno
e l'ingrata rabbia del gelo della morte?
Oh, solo un prodigo: mio caro amore, tu ben sai
d'aver avuto un padre: fa che lo possa dir tuo figlio.

 

O, that you were yourself! but, love, you are
No longer yours than you yourself here live:
Against this coming end you should prepare,
And your sweet semblance to some other give.
So should that beauty which you hold in lease
Find no determination: then you were
Yourself again after yourself's decease,
When your sweet issue your sweet form should bear.
Who lets so fair a house fall to decay,
Which husbandry in honour might uphold
Against the stormy gusts of winter's day
And barren rage of death's eternal cold?
O, none but unthrifts! Dear my love, you know
You had a father: let your son say so.

 


14.

Io non traggo i miei giudizi dalle stelle,
eppur mi sembra di capir l'astrologia,
ma non per predire buona o cattiva sorte,
pestilenze, carestie o volver di stagioni;
né so leggere il destino agli attimi fuggenti
segnalando a ciascuno tuoni, pioggia e vento
o a principi svelare se avran buona fortuna,
grazie ai presagi che raccolgo in cielo.
È dai tuoi occhi che traggo il mio sapere
e, astri costanti, mi dettan questo dire:
virtù e bellezza prospereranno insieme
se in fecondo vivaio trasformerai il tuo io;
diversamente tal profezia ti volgo:
la tua morte sarà fine di ogni virtù e bellezza.

 

Not from the stars do I my judgment pluck;
And yet methinks I have astronomy,
But not to tell of good or evil luck,
Of plagues, of dearths, or seasons' quality;
Nor can I fortune to brief minutes tell,
Pointing to each his thunder, rain and wind,
Or say with princes if it shall go well,
By oft predict that I in heaven find:
But from thine eyes my knowledge I derive,
And, constant stars, in them I read such art
As truth and beauty shall together thrive,
If from thyself to store thou wouldst convert;
Or else of thee this I prognosticate:
Thy end is truth's and beauty's doom and date.

 


15.

Quando penso che ogni cosa che nasce
resta perfetta solo per brevi istanti,
che questa immensa scena ci offre sol fantasmi
su cui le stelle tramano con arcano influsso;
quando vedo gli uomini, al pari delle piante,
illuminati e minacciati dallo stesso cielo
vantarsi in gioventù, all'apice decrescere,
e cancellarsi da memoria l'orgogliosa primavera:
allora il pensiero di questa precaria vita
ti presenta agli occhi miei, ricco di giovinezza,
mentre il Tempo distruttore cospira con la Morte
per cambiare il tuo fresco giorno in fetida notte:
ed in piena guerra col Tempo, per amor tuo,
come esso ti strappa, io ti ripianto ancora.

 

When I consider every thing that grows
Holds in perfection but a little moment,
That this huge stage presenteth nought but shows
Whereon the stars in secret influence comment;
When I perceive that men as plants increase,
Cheered and cheque'd even by the self-same sky,
Vaunt in their youthful sap, at height decrease,
And wear their brave state out of memory;
Then the conceit of this inconstant stay
Sets you most rich in youth before my sight,
Where wasteful Time debateth with Decay,
To change your day of youth to sullied night;
And all in war with Time for love of you,
As he takes from you, I engraft you new.

 


16.

Ma perché non trovi tu un modo più possente
per far guerra a questa tirannia del Tempo,
e proteggere te stesso contro il tuo declino
con mezzi più elevati delle mie spoglie rime?
Ora tu sei all'apice dell'età felice
e molti vergini giardini ancora incolti,
con puro desiderio coltiverebbero i tuoi fiori
più somiglianti a te di ogni tuo dipinto:
così linee viventi rinnoverebbero quella tua vita
che il pennello del tempo o la mia penna alunna,
sia nell'intima virtù che nella bellezza esterna,
non sanno immortalare agli occhi degli uomini.
Concedere te stesso è pur sempre conservarti
e tu devi vivere ritratto dalla tua dolce arte.

 

But wherefore do not you a mightier way
Make war upon this bloody tyrant, Time?
And fortify yourself in your decay
With means more blessed than my barren rhyme?
Now stand you on the top of happy hours,
And many maiden gardens yet unset
With virtuous wish would bear your living flowers,
Much liker than your painted counterfeit:
So should the lines of life that life repair,
Which this, Time's pencil, or my pupil pen,
Neither in inward worth nor outward fair,
Can make you live yourself in eyes of men.
To give away yourself keeps yourself still,
And you must live, drawn by your own sweet skill.

 


17.

Chi crederà ai miei versi nei tempi che verranno
se straripassero dei tuoi meriti più eletti?
Eppure anche il cielo sa che son come una tomba
che cela la tua vita e poco dicon dei tuoi pregi.
Se potessi scrivere la bellezza dei tuoi occhi
e in nuove rime enumerare ogni tua grazia,
l'età a venir direbbe: "Questo poeta mente,
tali tocchi divini mai dipinsero volti umani".
Così i miei scritti ingialliti dal passar del tempo,
verrebbero derisi qual ciarle menzognere
e le tue sincere lodi chiamate furor poetico
e rime affettate di una vecchia cantilena:
ma se a quel tempo vivesse un figlio tuo,
due volte tu vivresti, in lui e nelle mie rime.

 

Who will believe my verse in time to come,
If it were fill'd with your most high deserts?
Though yet, heaven knows, it is but as a tomb
Which hides your life and shows not half your parts.
If I could write the beauty of your eyes
And in fresh numbers number all your graces,
The age to come would say 'This poet lies:
Such heavenly touches ne'er touch'd earthly faces.'
So should my papers yellow'd with their age
Be scorn'd like old men of less truth than tongue,
And your true rights be term'd a poet's rage
And stretched metre of an antique song:
But were some child of yours alive that time,
You should live twice; in it and in my rhyme.

 


18.

Dovrei paragonarti a un giorno d'estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:
venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
né perdere possesso del bello che tu hai;
né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
perché al tempo contrasterai la tua eternità:
finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
questi versi avranno luce e ti daranno vita.

 

Shall I compare thee to a summer's day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer's lease hath all too short a date:
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm'd;
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature's changing course untrimm'd;
But thy eternal summer shall not fade
Nor lose possession of that fair thou owest;
Nor shall Death brag thou wander'st in his shade,
When in eternal lines to time thou growest:
So long as men can breathe or eyes can see,
So long lives this and this gives life to thee.

 


19.

Tempo divoratore, spunta gli artigli al leone
e costringi la terra a divorar la sua dolce prole,
strappa le zanne aguzze dalle fauci feroci della tigre
ed ardi nel suo sangue l'immortale fenice,
rendi pure nel tuo corso stagioni tristi e liete
e fa quello che vuoi, Tempo dal veloce passo,
al mondo intero e ai suoi effimeri piaceri:
ma il più atroce dei delitti io ti proibisco.
Non scolpire le tue ore sulla fronte del mio amore,
non segnarvi linee con la tua grottesca penna;
durante la tua corsa lascia che resti intatto
qual modello di bellezza agli uomini futuri.
Oppur scatenati, vecchio Tempo: contro ogni tuo torto,
il mio amore nei miei versi vivrà giovane in eterno.

 

Devouring Time, blunt thou the lion's paws,
And make the earth devour her own sweet brood;
Pluck the keen teeth from the fierce tiger's jaws,
And burn the long-lived phoenix in her blood;
Make glad and sorry seasons as thou fleets,
And do whate'er thou wilt, swift-footed Time,
To the wide world and all her fading sweets;
But I forbid thee one most heinous crime:
O, carve not with thy hours my love's fair brow,
Nor draw no lines there with thine antique pen;
Him in thy course untainted do allow
For beauty's pattern to succeeding men.
Yet, do thy worst, old Time: despite thy wrong,
My love shall in my verse ever live young.

 


20.

Viso femmineo che Natura di sua man dipinse
hai tu, sire-signora della mia passione;
cuore gentil di donna, che però non conosce
la scaltra volubilità consona alle donne false;
occhi più puri dei loro, meno perfidi nel guardare,
che rendono prezioso l'oggetto su cui si posano;
uomo all'aspetto, che assommando ogni fascino,
ruba gli occhi agli uomini e avvince il cuore delle donne.
E per esser donna tu prima fosti creato,
finché Natura nel foggiarti non s'invaghì
e con un tocco in più ti sottrasse a me
dandoti un'aggiunta inutile al mio scopo;
ma poiché forma ti diede per soddisfar le donne,
sia loro il piacer dei sensi e mio il tuo amore.

 

A woman's face with Nature's own hand painted
Hast thou, the master-mistress of my passion;
A woman's gentle heart, but not acquainted
With shifting change, as is false women's fashion;
An eye more bright than theirs, less false in rolling,
Gilding the object whereupon it gazeth;
A man in hue, all 'hues' in his controlling,
Much steals men's eyes and women's souls amazeth.
And for a woman wert thou first created;
Till Nature, as she wrought thee, fell a-doting,
And by addition me of thee defeated,
By adding one thing to my purpose nothing.
But since she prick'd thee out for women's pleasure,
Mine be thy love and thy love's use their treasure.

 

Inizio pagina

Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 21 a 40

 

21.

Io non sono come quella Musa
ispirata alla poesia da bellezze artefatte,
che usa come ornamento il cielo stesso
ed ogni beltà compara al suo splendore,
raggruppando in solenni paragoni
sole, luna, terra e del mar le ricche gemme,
i primi fiori dell'Aprile e quanto di prezioso
racchiude il firmamento in questa immensa volta.
Onesto in amore, permettete ch'io scriva il vero
e poi credetemi, il mio amore è bello quanto
il figlio di ogni madre, anche se non brilla
come quei lumi d'oro fissi nel firmamento:
lasciate esagerare chi ama frasi di grande effetto;
io non vanterò chi non intendo vendere.
 

So is it not with me as with that Muse
Stirr'd by a painted beauty to his verse,
Who heaven itself for ornament doth use
And every fair with his fair doth rehearse
Making a couplement of proud compare,
With sun and moon, with earth and sea's rich gems,
With April's first-born flowers, and all things rare
That heaven's air in this huge rondure hems.
O' let me, true in love, but truly write,
And then believe me, my love is as fair
As any mother's child, though not so bright
As those gold candles fix'd in heaven's air:
Let them say more than like of hearsay well;
I will not praise that purpose not to sell.

 


22.

Lo specchio non mi convincerà che sono vecchio,
finché tu e giovinezza avrete la stessa età;
ma quando in te io scorgerò i solchi del tempo
attenderò che morte dia pace ai giorni miei.
Poiché tutta la bellezza che ti inonda
altro non è che degna veste del mio cuore
che vive nel tuo petto, come il tuo nel mio:
come potrei dunque esser io più vecchio?
Perciò, amore, abbi cura di te stesso
così come io farò, non per me, ma per te
custodendo il tuo cuore che terrò così prezioso
qual tenera nutrice il suo bimbo da mal protegga.
Non sperare nel tuo cuore quando il mio sarà distrutto:
tu mi hai donato il tuo non per averlo indietro.

 

My glass shall not persuade me I am old,
So long as youth and thou are of one date;
But when in thee time's furrows I behold,
Then look I death my days should expiate.
For all that beauty that doth cover thee
Is but the seemly raiment of my heart,
Which in thy breast doth live, as thine in me:
How can I then be elder than thou art?
O, therefore, love, be of thyself so wary
As I, not for myself, but for thee will;
Bearing thy heart, which I will keep so chary
As tender nurse her babe from faring ill.
Presume not on thy heart when mine is slain;
Thou gavest me thine, not to give back again

 


23.

Come un pessimo attore in scena
colto da paura dimentica il suo ruolo,
oppur come una furia stracarica di rabbia
strema il proprio cuore per impeto eccessivo,
anch'io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
per la giusta apoteosi del ritual d'amore,
e nel colmo del mio amor mi par mancare
schiacciato sotto il peso della sua potenza.
Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
e muti messaggeri della voce del mio cuore,
a supplicare amore e attender ricompensa
ben più di quella lingua che più e più parlò.
Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore
è intelletto sottil d'amore intendere con gli occhi.

 

As an unperfect actor on the stage
Who with his fear is put besides his part,
Or some fierce thing replete with too much rage,
Whose strength's abundance weakens his own heart.
So I, for fear of trust, forget to say
The perfect ceremony of love's rite,
And in mine own love's strength seem to decay,
O'ercharged with burden of mine own love's might.
O, let my books be then the eloquence
And dumb presagers of my speaking breast,
Who plead for love and look for recompense
More than that tongue that more hath more express'd.
O, learn to read what silent love hath writ:
To hear with eyes belongs to love's fine wit.

 


24.

Il mio occhio si è fatto pittore ed ha fissato
la tua bella immagine sul quadro del mio cuore,
il mio corpo è la cornice che stretto lo racchiude
e se ben l'osservi, nessun pittor gli è pari.
Solo attraverso l'occhio devi vederne l'arte
per scoprir ove sia dipinta la tua vera immagine,
sempre appesa nello studio del mio petto
che per vetri alle finestre ha gli occhi tuoi.
Ora sai quale aiuto si son dati i nostri occhi:
i miei han disegnato il tuo ritratto e i tuoi per me
sono finestre al petto mio, laddove il sole
si diletta ad occhieggiare per ammirare te:
ma agli occhi manca l'anima per nobilitare l'arte,
tracciano quel che vedono, ignari son del cuore.

 

Mine eye hath play'd the painter and hath stell'd
Thy beauty's form in table of my heart;
My body is the frame wherein 'tis held,
And perspective it is the painter's art.
For through the painter must you see his skill,
To find where your true image pictured lies;
Which in my bosom's shop is hanging still,
That hath his windows glazed with thine eyes.
Now see what good turns eyes for eyes have done:
Mine eyes have drawn thy shape, and thine for me
Are windows to my breast, where-through the sun
Delights to peep, to gaze therein on thee;
Yet eyes this cunning want to grace their art;
They draw but what they see, know not the heart.

 


25.

Chi è in favore delle proprie stelle
si vanti di pubblico onore e superbi titoli,
mentre io, cui la sorte nega simili trionfi,
godo insperatamente chi maggiormente apprezzo.
I favoriti dei potenti schiudono i bei petali
soltanto come calendule allo splendor del sole,
è già sepolto in loro il loro proprio orgoglio
perché alla prima nuvola cade la loro aureola.
L'eroico combattente, famoso per valore
se dopo tante vittorie subisce una sconfitta,
per sempre vien radiato dall'albo dell'onore
e in più dimenticato ogni successo ardito:
felice sono io che amo e son riamato
dove l'amor non cambia né può esser ripudiato.

 

Let those who are in favour with their stars
Of public honour and proud titles boast,
Whilst I, whom fortune of such triumph bars,
Unlook'd for joy in that I honour most.
Great princes' favourites their fair leaves spread
But as the marigold at the sun's eye,
And in themselves their pride lies buried,
For at a frown they in their glory die.
The painful warrior famoused for fight,
After a thousand victories once foil'd,
Is from the book of honour razed quite,
And all the rest forgot for which he toil'd:
Then happy I, that love and am beloved
Where I may not remove nor be removed.

 


26.

Signore del mio amore il cui merito ha legato
in assoluta schiavitù la mia grande devozione,
a te indirizzo questo messaggio scritto
qual segno mio devoto, non per esibir l'ingegno:
devozion sì grande che ingegno tanto povero
può far parere scarsa, senza parole per esprimerla,
ma io spero tanto che un lume tuo benevolo
l'accompagni anche spoglia nel fondo del tuo cuore
finché quell'ignota stella che guida la mia vita
brilli su me propizia con benigno influsso
e dia vera veste al mio disadorno amore
mostrando che son degno della tua attenzione:
forse allora oserò vantare il bene che ti voglio,
sino allora io non sarò ove tu possa chieder prova.

 

Lord of my love, to whom in vassalage
Thy merit hath my duty strongly knit,
To thee I send this written embassage,
To witness duty, not to show my wit:
Duty so great, which wit so poor as mine
May make seem bare, in wanting words to show it,
But that I hope some good conceit of thine
In thy soul's thought, all naked, will bestow it;
Till whatsoever star that guides my moving
Points on me graciously with fair aspect
And puts apparel on my tatter'd loving,
To show me worthy of thy sweet respect:
Then may I dare to boast how I do love thee;
Till then not show my head where thou mayst prove me.

 


27.

Consunto da fatica, corro presto a letto
caro ristoro al corpo distrutto dal cammino;
ma allor nella mia testa s'apre un'altra via
a stancar la mente or che il mio corpo ha tregua.
Svelti i miei pensieri da lontano ove dimoro
volgono in fervido pellegrinaggio a te
e tengono spalancate le mie palpebre pesanti
scrutanti quelle tenebre che il cieco sol conosce:
ma ecco che la vista immaginaria del mio cuore
presenta la tua ombra al mio sguardo senza luce,
che, simile a diamante sospeso nel buio più nero,
fa la cupa notte bella e il suo vecchio volto nuovo.
Così di giorno il corpo, di notte la mia mente
per colpa tua e mia non trovano mai pace.

 

Weary with toil, I haste me to my bed,
The dear repose for limbs with travel tired;
But then begins a journey in my head,
To work my mind, when body's work's expired:
For then my thoughts, from far where I abide,
Intend a zealous pilgrimage to thee,
And keep my drooping eyelids open wide,
Looking on darkness which the blind do see
Save that my soul's imaginary sight
Presents thy shadow to my sightless view,
Which, like a jewel hung in ghastly night,
Makes black night beauteous and her old face new.
Lo! thus, by day my limbs, by night my mind,
For thee and for myself no quiet find.

 


28.

Come posso ritrovare la mia pace
se il ristoro del sonno mi è negato?
Se l'affanno del giorno non riposa nella notte
ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno?
Ed entrambi, anche se l'un l'altro ostili,
d'accordo si dan mano solo per torturarmi
l'uno con la fatica, l'altra con l'angoscia
di esser da te lontano, sempre più lontano.
Per cattivarmi il giorno gli dico che sei luce
e lo abbellisci se nubi oscurano il suo cielo:
così pur blandisco la cupa notte dicendo
che tu inargenti la sera se non brillano stelle.
Ma il giorno ogni giorno prolunga le mie pene
e la notte ogni notte fa il mio dolor più greve.

 

How can I then return in happy plight,
That am debarr'd the benefit of rest?
When day's oppression is not eased by night,
But day by night, and night by day, oppress'd?
And each, though enemies to either's reign,
Do in consent shake hands to torture me;
The one by toil, the other to complain
How far I toil, still farther off from thee.
I tell the day, to please them thou art bright
And dost him grace when clouds do blot the heaven:
So flatter I the swart-complexion'd night,
When sparkling stars twire not thou gild'st the even.
But day doth daily draw my sorrows longer
And night doth nightly make grief's strength seem stronger.

 


29.

Quando inviso alla fortuna e agli uomini,
in solitudine piango il mio reietto stato
ed ossessiono il sordo cielo con futili lamenti
e valuto me stesso e maledico il mio destino:
volendo esser simile a chi è più ricco di speranze,
simile a lui nel tratto, come lui con molti amici
e bramo l'arte di questo e l'abilità di quello,
per nulla soddisfatto di quanto mi è più caro:
se quasi detestandomi in queste congetture
mi accade di pensarti, ecco che il mio spirito,
quale allodola che s'alzi al rompere del giorno
dalla cupa terra, eleva canti alle porte del cielo;
quel ricordo del tuo dolce amor tanto m'appaga
ch'io più non muto l'aver mio con alcun regno.

 

When, in disgrace with fortune and men's eyes,
I all alone beweep my outcast state
And trouble deaf heaven with my bootless cries
And look upon myself and curse my fate,
Wishing me like to one more rich in hope,
Featured like him, like him with friends possess'd,
Desiring this man's art and that man's scope,
With what I most enjoy contented least;
Yet in these thoughts myself almost despising,
Haply I think on thee, and then my state,
Like to the lark at break of day arising
From sullen earth, sings hymns at heaven's gate;

For thy sweet love remember'd such wealth brings
That then I scorn to change my state with kings.

 


30.

Quando all'appello del silente pensiero
io cito il ricordo dei giorni passati,
sospiro l'assenza di molte cose bramate
e a vecchie pene lamento lo spreco della mia vita:
allora, pur non avvezzi, sento inondarsi gli occhi
per gli amici sepolti nella notte eterna della morte,
e piango di nuovo pene d'amor perdute,
e soffro lo stacco di tante immagini scomparse:
allora mi affliggo per sventure ormai trascorse,
e, di dolore in dolore, tristemente ripasso
l'infelice conto delle sofferenze già sofferte
che ancora pago come non avessi mai pagato.
Ma se in quel momento io penso a te, amico caro,
ogni perdita è compensata e ogni dolor ha fine.

 

When to the sessions of sweet silent thought
I summon up remembrance of things past,
I sigh the lack of many a thing I sought,
And with old woes new wail my dear time's waste:
Then can I drown an eye, unused to flow,
For precious friends hid in death's dateless night,
And weep afresh love's long since cancell'd woe,
And moan the expense of many a vanish'd sight:
Then can I grieve at grievances foregone,
And heavily from woe to woe tell o'er
The sad account of fore-bemoaned moan,
Which I new pay as if not paid before.
But if the while I think on thee, dear friend,
All losses are restored and sorrows end.

 


31.

Prezioso mi è il tuo cuore per tutti i cuori
che mancandomi consideravo come morti,
e ivi amor predomina con tutte le sue doti
e vivon quegli amici che pensavo ormai sepolti.
Quante sante rispettose funeree lacrime
un caro devoto amore ha strappato agli occhi miei
qual tributo a quei morti che or si svelano
memorie lontane che in te giacciono rinchiuse!
Tu sei la tomba ove sepolto vive l'amore
circondato dai ricordi dei miei passati affetti,
che ti hanno ceduto quanto di mio avevano
quel che era di molti, ora è soltanto tuo:
in te io vedo le loro immagini che ho amato,
e tu con loro, hai tutto il tutto mio.

 

Thy bosom is endeared with all hearts,
Which I by lacking have supposed dead,
And there reigns love and all love's loving parts,
And all those friends which I thought buried.
How many a holy and obsequious tear
Hath dear religious love stol'n from mine eye
As interest of the dead, which now appear
But things removed that hidden in thee lie!
Thou art the grave where buried love doth live,
Hung with the trophies of my lovers gone,
Who all their parts of me to thee did give;
That due of many now is thine alone:
Their images I loved I view in thee,
And thou, all they, hast all the all of me.

 


32.

Se vivrai oltre la fine dei miei giorni
quando sordida morte avrà sepolto le mie ossa
e ti accadrà di guardare una volta ancora
queste povere righe del tuo defunto amico,
paragonale alle migliori di quell'epoca evoluta
ed anche se saranno superate da altre penne,
conservale per amor mio, non per il loro verso
sconfitto dal successo di altri più fortunati.
Accordami allor soltanto questo buon pensiero:
"Fosse il mio Poeta vissuto in sì fiorente età,
il suo amore avrebbe dato frutti ben più preziosi
tali da tener testa ai più celebri equipaggi:
ma se egli è morto e i poeti or scrivon meglio
leggerò loro per lo stile, lui per il suo amore".

 

If thou survive my well-contented day,
When that churl Death my bones with dust shall cover,
And shalt by fortune once more re-survey
These poor rude lines of thy deceased lover,
Compare them with the bettering of the time,
And though they be outstripp'd by every pen,
Reserve them for my love, not for their rhyme,
Exceeded by the height of happier men.
O, then vouchsafe me but this loving thought:
'Had my friend's Muse grown with this growing age,
A dearer birth than this his love had brought,
To march in ranks of better equipage:
But since he died and poets better prove,
Theirs for their style I'll read, his for his love.'

 


33.

Quante volte ho visto un raggiante mattino
blandire le vette dei monti con occhio maestoso,
baciare i verdi prati con aureo volto,
dorare i pallidi ruscelli con celeste alchimia
e subito permettere ad oscure nubi di passare
con minacciosa furia sul suo divino aspetto
e nascondere il suo viso al mondo abbandonato,
fuggendo con vergogna furtivo ad occidente.
Proprio così il mio sole un mattino brillò
sulla mia fronte con esultante splendore;
ma ahimè, non fu mio che per un'ora,
una massa di nuvole or me lo ha nascosto.
Ma non per questo il mio amore lo disdegna;
i soli terreni si oscuran se il sole del cielo s'adombra.

 

Full many a glorious morning have I seen
Flatter the mountain-tops with sovereign eye,
Kissing with golden face the meadows green,
Gilding pale streams with heavenly alchemy;
Anon permit the basest clouds to ride
With ugly rack on his celestial face,
And from the forlorn world his visage hide,
Stealing unseen to west with this disgrace:
Even so my sun one early morn did shine
With all triumphant splendor on my brow;
But out, alack! he was but one hour mine;
The region cloud hath mask'd him from me now.
Yet him for this my love no whit disdaineth;
Suns of the world may stain when heaven's sun staineth.

 


34.

Perché mi promettesti una splendida giornata
inducendomi ad uscire senza il mio mantello
per far che nere nuvole mi cogliessero in cammino,
velando il tuo splendore nel loro infesto fumo?
Non basta che tu irrompa fra le nuvole
ad asciugar la pioggia sul mio stravolto viso,
perché nessuno può apprezzare un farmaco
che rimargina la ferita e non guarisce il male:
né può la tua vergogna alleviare il mio dolore,
anche se ti penti a me resta sempre il danno:
la pena di chi offende offre un debole conforto
a chi porta la croce di una dura offesa.
Ma son perle quelle lacrime che il tuo amore versa,
perle preziose e riscattano ogni cattiva azione.

 

Why didst thou promise such a beauteous day,
And make me travel forth without my cloak,
To let base clouds o'ertake me in my way,
Hiding thy bravery in their rotten smoke?
'Tis not enough that through the cloud thou break,
To dry the rain on my storm-beaten face,
For no man well of such a salve can speak
That heals the wound and cures not the disgrace:
Nor can thy shame give physic to my grief;
Though thou repent, yet I have still the loss:
The offender's sorrow lends but weak relief
To him that bears the strong offence's cross.
Ah! but those tears are pearl which thy love sheds,
And they are rich and ransom all ill deeds.

 


35.

Non ti angosciare più per quello che hai commesso:
le rose hanno spine e fango le argentee fonti;
nuvole ed eclissi oscurano luna e sole
e nel più bel germoglio s'asconde orrido verme.
Ognuno di noi sbaglia ed anch'io m'inganno
giustificando le tue offese con analogie
umiliando me stesso per mitigar le tue mancanze,
scusando le tue colpe più di quanto sia l'offesa:
poiché porto attenuanti ai peccati dei tuoi sensi,
la tua parte avversa diventa tuo avvocato -
ed inizia contro me stesso un regolar processo:
tale è la lotta interna fra il mio amore e l'odio,
che fatalmente anch'io mi devo render complice
di quel caro ladro che inclemente mi deruba.

 

No more be grieved at that which thou hast done:
Roses have thorns, and silver fountains mud;
Clouds and eclipses stain both moon and sun,
And loathsome canker lives in sweetest bud.
All men make faults, and even I in this,
Authorizing thy trespass with compare,
Myself corrupting, salving thy amiss,
Excusing thy sins more than thy sins are;
For to thy sensual fault I bring in sense--
Thy adverse party is thy advocate--
And 'gainst myself a lawful plea commence:
Such civil war is in my love and hate
That I an accessary needs must be
To that sweet thief which sourly robs from me.

 


36.

Lascia ch'io confessi che dobbiamo separarci
anche se il nostro amore è un uno indivisibile,
così quelle colpe che son soltanto mie
senza il tuo aiuto, le sopporterò da solo.
Nei nostri due amori vi è un comun sentire
anche se un'ingiustizia separa le nostre vite,
che pur non alterando il nostro sentimento
sottrae dolci momenti al piacere dell'amore.
Io non potrò mai più mostrar d'esserti amico
per timor che ti dian onta le mie colpe indegne,
né tu potrai onorarmi con palese simpatia
se non vorrai infamare la tua reputazione:
ma non rischiare questo: io ti voglio così bene
e ti sento tanto mio che mio è il tuo buon nome.

 

Let me confess that we two must be twain,
Although our undivided loves are one:
So shall those blots that do with me remain
Without thy help by me be borne alone.
In our two loves there is but one respect,
Though in our lives a separable spite,
Which though it alter not love's sole effect,
Yet doth it steal sweet hours from love's delight.
I may not evermore acknowledge thee,
Lest my bewailed guilt should do thee shame,
Nor thou with public kindness honour me,
Unless thou take that honour from thy name:
But do not so; I love thee in such sort
As, thou being mine, mine is thy good report.

 


37.

Come un vegliardo padre si diletta
alle giovani prodezze del suo vispo bimbo,
così io storpiato dai colpi più amari della sorte,
nel tuo merito e virtù trovo ogni mio conforto;
se bellezza, nascita, dovizia, intelligenza
o qualcuna di queste o tutte od altre ancora
siedono regalmente coronate dai tuoi pregi,
a queste ricche doti io àncoro il mio amore:
così non mi sento storpio né povero o disprezzato
fin che esse offron tal conforto al mio pensiero
da sentirmi appagato nella tua ricchezza
e vivere nell'ombra di tutta la tua gloria.
Quanto v'è di meglio, quel meglio a te lo auguro:
questo è quel che sento, o dieci volte me felice!

 

As a decrepit father takes delight
To see his active child do deeds of youth,
So I, made lame by fortune's dearest spite,
Take all my comfort of thy worth and truth.
For whether beauty, birth, or wealth, or wit,
Or any of these all, or all, or more,
Entitled in thy parts do crowned sit,
I make my love engrafted to this store:
So then I am not lame, poor, nor despised,
Whilst that this shadow doth such substance give
That I in thy abundance am sufficed
And by a part of all thy glory live.
Look, what is best, that best I wish in thee:
This wish I have; then ten times happy me!

 


38.

Come può mancare di soggetto la mia Musa
fin che tu respiri e ai miei versi infondi
il tuo dolce tema, forse troppo eletto
per esser celebrato da ogni comune carta?
Ringrazia pur te stesso se alcunché di mio
degno di lettura colpirà la tua attenzione;
chi può esser tanto ottuso da non scrivere di te
se la stessa tua presenza dà luce all'inventiva?
Sii tu la decima Musa, dieci volte più degna
di quelle antiche nove che i poeti invocano;
e chi supplica il tuo aiuto, possa egli dar vita
a rime immortali che resistano al futuro.
Se la mia povera Musa piace a quest'epoca difficile,
mia sia la fatica, ma tua la gloria.

 

How can my Muse want subject to invent,
While thou dost breathe, that pour'st into my verse
Thine own sweet argument, too excellent
For every vulgar paper to rehearse?
O, give thyself the thanks, if aught in me
Worthy perusal stand against thy sight;
For who's so dumb that cannot write to thee,
When thou thyself dost give invention light?
Be thou the tenth Muse, ten times more in worth
Than those old nine which rhymers invocate;
And he that calls on thee, let him bring forth
Eternal numbers to outlive long date.
If my slight Muse do please these curious days,
The pain be mine, but thine shall be the praise.

 


39.

Come posso cantare equamente i tuoi meriti
se tu sei tutto il meglio di me stesso?
A cosa può servirmi la lode del mio io?
E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?
Anche per questo dobbiamo vivere divisi
e lasciar che il nostro amore perda la sua unità,
affinché con questa separazione io possa dare
quanto a te dovuto e che tu solo meriti.
O lontananza, quale tormento tu saresti,
se l'amaro ozio non m'accordasse la dolce libertà
di occupare il tempo in pensieri d'amore,
che dolcemente inganna sia tempo che pensieri,
e se non m'insegnassi come divider uno in due
lodando la presenza di chi in realtà è lontano.

 

O, how thy worth with manners may I sing,
When thou art all the better part of me?
What can mine own praise to mine own self bring?
And what is 't but mine own when I praise thee?
Even for this let us divided live,
And our dear love lose name of single one,
That by this separation I may give
That due to thee which thou deservest alone.
O absence, what a torment wouldst thou prove,
Were it not thy sour leisure gave sweet leave
To entertain the time with thoughts of love,
Which time and thoughts so sweetly doth deceive,
And that thou teachest how to make one twain,
By praising him here who doth hence remain!

 

 


40.

Prendi ogni mio amore, amor mio, sì, prendili tutti:
cos'altro avrai di più di quanto avevi prima?
Nessun amore, amor mio, che tu possa chiamar sincero;
ogni mio era già tuo prima che tu avessi questo.
Se quindi per amor mio, l'amor mio accogli,
non posso rimproverarti di come te ne servi;
ma biasimato sii se invece tu m'inganni
per capriccioso gusto di quel che tu disprezzi.
Ladro gentile, io ti perdono il furto
anche se mi spogli del poco che possiedo;
eppure amore sa che è maggior dolore
soffrir d'amor l'inganno che d'odio la ferita.
Grazia lasciva, che nell'amor detergi il male,
osteggiami come vuoi, ma non diventiam nemici.

 

Take all my loves, my love, yea, take them all;
What hast thou then more than thou hadst before?
No love, my love, that thou mayst true love call;
All mine was thine before thou hadst this more.
Then if for my love thou my love receivest,
I cannot blame thee for my love thou usest;
But yet be blamed, if thou thyself deceivest
By wilful taste of what thyself refusest.
I do forgive thy robbery, gentle thief,
Although thou steal thee all my poverty;
And yet, love knows, it is a greater grief
To bear love's wrong than hate's known injury.
Lascivious grace, in whom all ill well shows,
Kill me with spites; yet we must not be foes.

 

Inizio pagina

Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 41 a 60

 

41.

Quei piacevoli peccati che tua libertà commette
quando talvolta sono assente dal tuo cuore,
ben si addicono ai tuoi anni e alla tua bellezza
perché ovunque tu vada, tentazion ti è vicina.
Tu sei di nobil cuore, quindi da conquistare
bello tu sei, e quindi da sedurre.
E quando donna vuole, qual figlio di donna
sdegnosamente a lei rinuncia prima d'averla avuta?
Ahimè! Però potresti risparmiare il mio dominio
e contener la tua bellezza e dissoluta gioventù,
che nella loro incontinenza ti trascinano a tal punto
d'esser forzato a rompere una duplice lealtà:
la sua, che tu adeschi con la tua bellezza,
la tua, perché forte della stessa sei con me sleale.

 

Those petty wrongs that liberty commits,
When I am sometime absent from thy heart,
Thy beauty and thy years full well befits,
For still temptation follows where thou art.
Gentle thou art and therefore to be won,
Beauteous thou art, therefore to be assailed;
And when a woman woos, what woman's son
Will sourly leave her till she have prevailed?
Ay me! but yet thou mightest my seat forbear,
And chide try beauty and thy straying youth,
Who lead thee in their riot even there
Where thou art forced to break a twofold truth,
Hers by thy beauty tempting her to thee,
Thine, by thy beauty being false to me.

 


42.

Che tu abbia lei non è tutto il mio tormento
eppur si sa che l'ho teneramente amata;
ma che lei abbia te è quanto più m'accora,
una sconfitta in amore che mi brucia dentro.
Amabili colpevoli, così voglio scusarvi:
tu ami lei perché ben sai ch'io l'amo;
e così per amor mio ella pur m'inganna
lasciando che il mio amico l'ami per amor mio.
Se perdo te, tal perdita è per lei un vantaggio
e se perdo lei, è il mio amico a trovar tal perdita:
entrambi vi trovate ed io vi perdo tutti e due
e voi, per amor mio, m'infliggete questa croce.
Ma eccone la gioia: lui ed io siamo una sol cosa:
o dolce inganno, ella dunque ama me soltanto.

 

That thou hast her, it is not all my grief,
And yet it may be said I loved her dearly;
That she hath thee, is of my wailing chief,
A loss in love that touches me more nearly.
Loving offenders, thus I will excuse ye:
Thou dost love her, because thou knowst I love her;
And for my sake even so doth she abuse me,
Suffering my friend for my sake to approve her.
If I lose thee, my loss is my love's gain,
And losing her, my friend hath found that loss;
Both find each other, and I lose both twain,
And both for my sake lay on me this cross:
But here's the joy; my friend and I are one;
Sweet flattery! then she loves but me alone.

 


43.

Quando ho gli occhi chiusi essi vedon meglio,
di giorno infatti scorrono su cose senza merito;
ma quando dormo, in sogno essi ti guardano
e nel buio lucenti, son fari nel buio protesi.
E tu, la cui ombra rende brillanti l'ombre,
qual divina forma assumerebbe la tua ombra
al chiaro giorno con la tua luce ancor più chiara,
se a occhi chiusi la tua immagine è così lucente!
Come gli occhi miei, ripeto, si sentirebbero felici
ammirando te nello splendor del giorno
se nella morta notte la tua bella incerta ombra
nel sonno profondo è vita in occhi senza vista!
Finché non ti vedo ogni giorno è notte per vederti
e ogni notte giorno luminoso se mi appari in sogno.

 

When most I wink, then do mine eyes best see,
For all the day they view things unrespected;
But when I sleep, in dreams they look on thee,
And darkly bright are bright in dark directed.
Then thou, whose shadow shadows doth make bright,
How would thy shadow's form form happy show
To the clear day with thy much clearer light,
When to unseeing eyes thy shade shines so!
How would, I say, mine eyes be blessed made
By looking on thee in the living day,
When in dead night thy fair imperfect shade
Through heavy sleep on sightless eyes doth stay!
All days are nights to see till I see thee,
And nights bright days when dreams do show thee me.

 


44.

Se la pesante materia del mio corpo fosse pensiero,
l'avversa distanza non fermerebbe il mio cammino;
perché a dispetto dello spazio, io sarei portato
dai punti più lontani al luogo ove tu sei.
Che importerebbe allor se il mio piede calcasse
la più remota terra lontana da te;
l'agile pensiero può varcare terra e mare
nell'attimo in cui pensa dove vorrebbe essere.
Ma ahimè, pensier m'uccide di non essere pensiero
per sorvolar le lunghe miglia quando tu sei via,
purtroppo così composto di terra e acqua
io devo aspettar gemendo il comodo del tempo;
non ricavando da elementi così grevi
che lacrime pesanti, simboli del loro duolo.

 

If the dull substance of my flesh were thought,
Injurious distance should not stop my way;
For then despite of space I would be brought,
From limits far remote where thou dost stay.
No matter then although my foot did stand
Upon the farthest earth removed from thee;
For nimble thought can jump both sea and land
As soon as think the place where he would be.
But ah! thought kills me that I am not thought,
To leap large lengths of miles when thou art gone,
But that so much of earth and water wrought
I must attend time's leisure with my moan,
Receiving nought by elements so slow
But heavy tears, badges of either's woe.

 


45.

Gli altri, aria leggera e fuoco purificatore,
sono entrambi con te, ovunque io mi trovi:
mio pensiero la prima, mio desiderio l'altro
che, presenti-assenti, rapidi si susseguono.
Quando questi elementi più veloci se ne vanno
in tenera ambasciata d'amore verso te,
la mia vita, di quattro composta, con due rimasta
oppressa da malinconia, affonda nella morte,
finché l'accordo della vita non vien rianimato
da quei rapidi messaggeri che ritornano da te,
e che proprio ora, certi del tuo buon stato,
sono qui presenti a darmene notizia:
udito questo, ne gioisco; ma poi ancora ansioso
nuovamente li rimando e all'istante torno triste.

 

The other two, slight air and purging fire,
Are both with thee, wherever I abide;
The first my thought, the other my desire,
These present-absent with swift motion slide.
For when these quicker elements are gone
In tender embassy of love to thee,
My life, being made of four, with two alone
Sinks down to death, oppress'd with melancholy;
Until life's composition be recured
By those swift messengers return'd from thee,
Who even but now come back again, assured
Of thy fair health, recounting it to me:
This told, I joy; but then no longer glad,
I send them back again and straight grow sad.

 


46.

I miei occhi e il cuore sono in conflitto estremo
per contendersi l'immagine della tua persona:
gli occhi al cuor vorrebbero celare la tua effigie,
agli occhi il cuor contesta la libertà di tal diritto.
Il cuore a difesa adduce che tu dimori in lui
- un tempio mai violato da sguardi penetranti -
ma gli accusati negano tal dissertazione,
dicendo che in loro giace il tuo bel sembiante.
Per attribuir questo diritto si convoca in giuria
un esame dei pensieri che al cuore son fedeli,
e per verdetto loro viene aggiudicata
la parte dei puri occhi e quella del caro cuore:
così: agli occhi spetta la tua esteriorità,
e diritto del mio cuore è il tuo profondo amore.

 

Mine eye and heart are at a mortal war
How to divide the conquest of thy sight;
Mine eye my heart thy picture's sight would bar,
My heart mine eye the freedom of that right.
My heart doth plead that thou in him dost lie

-- A closet never pierced with crystal eyes--
But the defendant doth that plea deny
And says in him thy fair appearance lies.
To 'cide this title is impanneled
A quest of thoughts, all tenants to the heart,
And by their verdict is determined
The clear eye's moiety and the dear heart's part:
As thus; mine eye's due is thy outward part,
And my heart's right thy inward love of heart.

 


47.

I miei occhi e il cuore son venuti a patti
ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.

 

Betwixt mine eye and heart a league is took,
And each doth good turns now unto the other:
When that mine eye is famish'd for a look,
Or heart in love with sighs himself doth smother,
With my love's picture then my eye doth feast
And to the painted banquet bids my heart;
Another time mine eye is my heart's guest
And in his thoughts of love doth share a part:
So, either by thy picture or my love,
Thyself away art resent still with me;
For thou not farther than my thoughts canst move,
And I am still with them and they with thee;
Or, if they sleep, thy picture in my sight
Awakes my heart to heart's and eye's delight.

 


48.

Quanto fui prudente prima di partire
nel metter sotto chiave ogni piccolezza
affinché al mio uso le trovassi ancora
salve da mani profane, in sicura custodia!
Ma tu, al cui confronto i miei gioielli sono nulla,
mio prezioso conforto, or mia più grande angoscia,
tu, immensa mia letizia ed unico mio pensiero,
sei rimasto preda di ogni ignobil ladro.
Io non ti ho rinchiuso in nessun forziere
se non dove non sei, anche se là ti sento,
nell'affettuosa cerchia stretta del mio cuore,
dal quale a tuo piacere puoi venire e andare;
e perfin di là, io temo, tu mi sia rubato,
perché onestà vien ladra per un valor sì ambito.

 

How careful was I, when I took my way,
Each trifle under truest bars to thrust,
That to my use it might unused stay
From hands of falsehood, in sure wards of trust!
But thou, to whom my jewels trifles are,
Most worthy of comfort, now my greatest grief,
Thou, best of dearest and mine only care,
Art left the prey of every vulgar thief.
Thee have I not lock'd up in any chest,
Save where thou art not, though I feel thou art,
Within the gentle closure of my breast,
From whence at pleasure thou mayst come and part;
And even thence thou wilt be stol'n, I fear,
For truth proves thievish for a prize so dear.

 


49.

Per quel giorno, se mai verrà quel giorno,
in cui ti vedrò accigliare ad ogni mio difetto,
e chiuderà il tuo amore il suo conto estremo
spinto a tal giudizio da sagge riflessioni:
per quel giorno in cui m'incontrerai da estraneo
senza volgere al mio viso il sole dei tuoi occhi,
e l'amor, mutato da quel che era un tempo,
troverà ragioni di una certa gravità:
per quel giorno, dovrò cercare asilo
dentro la coscienza dei miei soli meriti,
e alzerò davanti a me questa mia mano
per parare quanto addurrai a tua ragione.
Per lasciar me miserabile tu hai la forza delle leggi,
mentre io d'esser amato non posso vantar diritti.

 

Against that time, if ever that time come,
When I shall see thee frown on my defects,
When as thy love hath cast his utmost sum,
Call'd to that audit by advised respects;
Against that time when thou shalt strangely pass
And scarcely greet me with that sun thine eye,
When love, converted from the thing it was,
Shall reasons find of settled gravity,--
Against that time do I ensconce me here
Within the knowledge of mine own desert,
And this my hand against myself uprear,
To guard the lawful reasons on thy part:
To leave poor me thou hast the strength of laws,
Since why to love I can allege no cause.

 


50.

Come mi è penoso continuare nel cammino
quando ciò che anelo, fine del mio triste andare,
insegnerà alla quiete e a quel riposo a dirmi
quante son le miglia che mi separan dall'amico.
La bestia che mi porta, stanca del mio dolore,
avanza lentamente per quel peso che mi grava,
come se la poveretta capisse per istinto
che il suo cavalier non ama la fretta che allontana:
non eccita il suo passo il crudele sprone
che talvolta l'ira le affonda nella carne,
a quello fiocamente essa risponde con un gemito,
più penetrante in me del ferro nel suo fianco;
perché il suo sordo gemito richiama alla mia mente
che davanti c'è dolore e alle spalle la mia gioia.

 

How heavy do I journey on the way,
When what I seek, my weary travel's end,
Doth teach that ease and that repose to say
'Thus far the miles are measured from thy friend!'
The beast that bears me, tired with my woe,
Plods dully on, to bear that weight in me,
As if by some instinct the wretch did know
His rider loved not speed, being made from thee:
The bloody spur cannot provoke him on
That sometimes anger thrusts into his hide;
Which heavily he answers with a groan,
More sharp to me than spurring to his side;
For that same groan doth put this in my mind;
My grief lies onward and my joy behind.

 


51.

Perciò l'amor mio scusi la colpa d'esser lento
del mio pigro animale quando m'allontano:
perché dovrei affrettarmi dal luogo ove tu sei?
Non serve cavalcar veloce fino al mio ritorno.
Che scusa troverà la mia povera bestia allora
quando il rapido suo andar mi sembrerà indolenza?
Darei forte di sprone se cavalcassi il vento,
sarei sempre fermo anche se fossi alato:
nessun destriero uguaglia il passo del mio ardore.
Perciò questo desio fatto d'amor purissimo
e privo della carne, galopperà annitrendo;
ma per amor l'amore indulgerà col mio ronzino:
se allontanandosi da te andò volutamente adagio,
tornando a te io correrò e lascerò lui al passo.

 

Thus can my love excuse the slow offence
Of my dull bearer when from thee I speed:
From where thou art why should I haste me thence?
Till I return, of posting is no need.
O, what excuse will my poor beast then find,
When swift extremity can seem but slow?
Then should I spur, though mounted on the wind;
In winged speed no motion shall I know:
Then can no horse with my desire keep pace;
Therefore desire of perfect'st love being made,
Shall neigh--no dull flesh--in his fiery race;
But love, for love, thus shall excuse my jade;
Since from thee going he went wilful-slow,
Towards thee I'll run, and give him leave to go.

 


52.

Io sono come il ricco cui chiave benedetta
può condurre al suo dolce tesoro ben rinchiuso,
che però non vuole rimirare ogni momento
per non fiaccare l'estasi di un piacer più raro.
Per questo son le feste così solenni e ambite
perché ricorron rade nel volgersi dell'anno,
esse sono distanziate come pietre di valore
o gioielli d'alto pregio inseriti in un collare.
Così il tempo che ti serba è come il mio forziere
o come uno stipo che protegga vesti pregiate
per render più prezioso quell'attimo felice
quando ripresenta il suo splendor nascosto.
Benedetto sii tu, il cui valor mi offre il pregio
di gioir con te vicino, di sperar se sei lontano.

 

So am I as the rich, whose blessed key
Can bring him to his sweet up-locked treasure,
The which he will not every hour survey,
For blunting the fine point of seldom pleasure.
Therefore are feasts so solemn and so rare,
Since, seldom coming, in the long year set,
Like stones of worth they thinly placed are,
Or captain jewels in the carcanet.
So is the time that keeps you as my chest,
Or as the wardrobe which the robe doth hide,
To make some special instant special blest,
By new unfolding his imprison'd pride.
Blessed are you, whose worthiness gives scope,
Being had, to triumph, being lack'd, to hope.

 


53.

Qual è la tua natura, di che mai sei fatto
per essere scortato da tante ombre estranee?
Ognuno riflette solo l'unica sua ombra
e tu puoi, da solo, prestarti a tante ombre.
Si descriva Adone ed il suo ritratto
misera imitazione diventa di te stesso;
si sommi al volto d'Elena ogni bellezza rara
ed ancora appari tu dipinto in vesti greche;
si parli di primavera e di copiose messi,
la prima non è che l'ombra della tua bellezza,
le altre sembran solo tuo generoso dono;
e in ogni felice forma noi ti rivediamo.
Ogni bellezza esterna ha di tuo qualcosa,
ma per animo costante nessun con te s'accorda.

 

What is your substance, whereof are you made,
That millions of strange shadows on you tend?
Since every one hath, every one, one shade,
And you, but one, can every shadow lend.
Describe Adonis, and the counterfeit
Is poorly imitated after you;
On Helen's cheek all art of beauty set,
And you in Grecian tires are painted new:
Speak of the spring and foison of the year;
The one doth shadow of your beauty show,
The other as your bounty doth appear;
And you in every blessed shape we know.
In all external grace you have some part,
But you like none, none you, for constant heart.

 


54.

Quanto ancor più bella sembra la bellezza,
per quel ricco ornamento che virtù le dona!
Bella ci appar la rosa, ma più bella la pensiamo
per la soave essenza che vive dentro a lei.
Anche le selvatiche hanno tinte molto intense
simili al colore delle rose profumate,
hanno le stesse spine e giocano con lo stesso brio
quando brezza d'estate ne schiude gli ascosi boccioli:
ma poiché il loro pregio è solo l'apparenza,
abbandonate vivono, sfioriscono neglette e
solitarie muoiono. Non così per le fragranti rose:
la loro dolce morte divien soavissimo profumo:
e così è per te, fiore stupendo e ambito,
come appassirai, i miei versi stilleran la tua virtù.

 

O, how much more doth beauty beauteous seem
By that sweet ornament which truth doth give!
The rose looks fair, but fairer we it deem
For that sweet odour which doth in it live.
The canker-blooms have full as deep a dye
As the perfumed tincture of the roses,
Hang on such thorns and play as wantonly
When summer's breath their masked buds discloses:
But, for their virtue only is their show,
They live unwoo'd and unrespected fade,
Die to themselves. Sweet roses do not so;
Of their sweet deaths are sweetest odours made:
And so of you, beauteous and lovely youth,
When that shall fade, my verse distills your truth.

 


55.

Né marmo, né aurei monumenti di principi
sopravviveranno a questi possenti versi;
tu brillerai più luminoso in queste rime
che in polverosa pietra consunta dal lordo tempo.
Quando la distruttiva guerra travolgerà le statue
e ogni opera d'arte sarà rasa al suolo da sommosse
né la spada di Marte, né il suo divampante fuoco
cancelleranno il ricordo eterno della tua memoria.
Contro la morte ed ogni forza ostile dell'oblio
tu vivrai ancora: la tua gloria troverà sempre asilo
proprio negli occhi di ogni età futura
che trascinerà questo mondo alla condanna estrema.
Così, sino al giudizio che ti farà risorgere,
vivrai in questi versi e dimorerai in occhi amanti.

 

Not marble, nor the gilded monuments
Of princes, shall outlive this powerful rhyme;
But you shall shine more bright in these contents
Than unswept stone besmear'd with sluttish time.
When wasteful war shall statues overturn,
And broils root out the work of masonry,
Nor Mars his sword nor war's quick fire shall burn
The living record of your memory.
'Gainst death and all-oblivious enmity
Shall you pace forth; your praise shall still find room
Even in the eyes of all posterity
That wear this world out to the ending doom.
So, till the judgment that yourself arise,
You live in this, and dwell in lover's eyes.

 


56.

Dolce amore, rianima la tua forza, non sia
il tuo sentire più ottuso di quell'appetito,
che oggi soddisfatto del suo cibo,
domani si riaccende di primitivo ardore.
Sii così, amore: anche se oggi appaghi
i tuoi avidi occhi tal che sazi cadano nel sonno,
riaprili ancor domani e non soffocare
l'entusiasmo d'amore in torpore eterno.
Sia questo infelice momento simile a quel mare
che divide le sponde ove due giovani promessi
si recano ogni giorno, così, quando scorgerai
ritornar l'amore, più felice sarà l'incontro.
O sia come l'inverno che tanto colmo di disagi,
rende più prezioso e ambito l'arrivo dell'estate.

 

Sweet love, renew thy force; be it not said
Thy edge should blunter be than appetite,
Which but to-day by feeding is allay'd,
To-morrow sharpen'd in his former might:
So, love, be thou; although to-day thou fill
Thy hungry eyes even till they wink with fullness,
To-morrow see again, and do not kill
The spirit of love with a perpetual dullness.
Let this sad interim like the ocean be
Which parts the shore, where two contracted new
Come daily to the banks, that, when they see
Return of love, more blest may be the view;
Else call it winter, which being full of care
Makes summer's welcome thrice more wish'd, more rare.

 


57.

Essendo schiavo tuo, che altro potrei fare
se non servir ore e momenti di ogni tuo volere?
Non è prezioso il tempo che io ho da spendere,
né servigi da rendere finché tu non li chieda.
Né oso io dolermi di quei momenti senza fine
mentre, mio signore, guardo l'ora in tua attesa,
né giudico esasperante l'amarezza dell'assenza
quando al tuo servitore tu hai detto addio.
Né oso domandare al mio pensier geloso
ove tu possa essere o supporre cosa stia facendo,
ma in triste schiavitù io aspetto e solo penso
quanto tu renda felice chi ti sta vicino.
L'amore è così sciocco che in ogni tuo piacere,
qualunque sia il tuo agire, non crede in alcun male.

 

Being your slave, what should I do but tend
Upon the hours and times of your desire?
I have no precious time at all to spend,
Nor services to do, till you require.
Nor dare I chide the world-without-end hour
Whilst I, my sovereign, watch the clock for you,
Nor think the bitterness of absence sour
When you have bid your servant once adieu;
Nor dare I question with my jealous thought
Where you may be, or your affairs suppose,
But, like a sad slave, stay and think of nought
Save, where you are how happy you make those.
So true a fool is love that in your will,
Though you do any thing, he thinks no ill.

 


58.

Vieti quel Dio che primo a te mi rese schiavo
che in mente vagli i tuoi attimi di piacere
o che alla tua mano implori il resoconto delle ore,
essendo tuo vassallo, son costretto al tuo volere.
Possa io soffrire, sempre al cenno tuo,
la forzata solitudine della tua vita libera
e la pazienza, al dolor domata, tollerar le offese
senza accusare te di ingiusta crudeltà.
Ovunque tu sia, il tuo privilegio è tale
che tu solo puoi concedere il tuo tempo
a ciò che prediligi, spetta soltanto a te
perdonar te stesso del male che commetti.
Aspettar io devo, benché l'attesa sia un inferno,
non biasimare il tuo volere, sia esso giusto o ingiusto.

 

That god forbid that made me first your slave,
I should in thought control your times of pleasure,
Or at your hand the account of hours to crave,
Being your vassal, bound to stay your leisure!
O, let me suffer, being at your beck,
The imprison'd absence of your liberty;
And patience, tame to sufferance, bide each cheque,
Without accusing you of injury.
Be where you list, your charter is so strong
That you yourself may privilege your time
To what you will; to you it doth belong
Yourself to pardon of self-doing crime.
I am to wait, though waiting so be hell;
Not blame your pleasure, be it ill or well.

 


59.

Se nulla è veramente nuovo, ma ciò che è
è già stato prima, come s'inganna la nostra mente
che, nello sforzo di creare, erroneamente porta
un'altra volta il peso di un figlio che già esiste!
Potesse almeno un segno, con ritroso sguardo
anche di cinquecento succedersi del sole,
mostrarmi la tua effigie in qualche antico libro
quando al pensier fu dato per primo un segno scritto.
Così potrei scoprire che diceva il vecchio mondo
di questa prodigiosa creazione del tuo corpo,
se abbiamo progredito, se loro erano migliori,
o se il ciclo della vita si ripete sempre uguale.
No, sono sicuro, i dotti dei tempi antichi
elargiron alte lodi a soggetti assai men degni.

 

If there be nothing new, but that which is
Hath been before, how are our brains beguiled,
Which, labouring for invention, bear amiss
The second burden of a former child!
O, that record could with a backward look,
Even of five hundred courses of the sun,
Show me your image in some antique book,
Since mind at first in character was done!
That I might see what the old world could say
To this composed wonder of your frame;
Whether we are mended, or whether better they,
Or whether revolution be the same.
O, sure I am, the wits of former days
To subjects worse have given admiring praise.

 


60.

Come le onde si susseguono verso la pietrosa riva,
così i nostri minuti si affrettano alla lor fine,
ciascuno spingendo via quello che ha dinnanzi,
tutti con incessante affanno lottano in avanti.
Quando una nuova vita, affacciatasi alla luce,
con gran fatica è giunta alla sua maturità,
insidiosi influssi le contrastan tale gloria,
e il tempo ora distrugge il dono che le diede.
Il tempo travolge il fiore della gioventù
e scava fonde rughe in fronte alla bellezza,
si pasce delle più rare dolcezze del creato,
e nulla è risparmiato al mieter della sua falce:
ma i miei versi resisteranno alla futura età
per dire il tuo valore contro il suo crudel potere.

 

Like as the waves make towards the pebbled shore,
So do our minutes hasten to their end;
Each changing place with that which goes before,
In sequent toil all forwards do contend.
Nativity, once in the main of light,
Crawls to maturity, wherewith being crown'd,
Crooked eclipses 'gainst his glory fight,
And Time that gave doth now his gift confound.
Time doth transfix the flourish set on youth
And delves the parallels in beauty's brow,
Feeds on the rarities of nature's truth,
And nothing stands but for his scythe to mow:
And yet to times in hope my verse shall stand,
Praising thy worth, despite his cruel hand.

 

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Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 61 a 80

 

61.

Sei tu a voler che la tua immagine tenga aperte
le mie palpebre pesanti nell'estenuante notte?
Sei tu a desiderare che i miei sonni siano rotti
da ombre a te sembianti che ingannano il mio sguardo?
È forse il tuo spirito che stacchi dal tuo corpo
e mandi da lontano per spiare le mie azioni,
per scoprire in me ore frivole e vergogne,
bersaglio ed alimento della tua gelosia?
No, il tuo amore pur forte, non è tanto grande:
è il mio amore che mi tiene gli occhi aperti,
il mio devoto amore che frustra il mio riposo
per esser sempre vigile al tuo fianco.
Per te rimango sveglio, mentre tu vegli altrove,
molto lontano da me, ad altri troppo vicino.

 

Is it thy will thy image should keep open
My heavy eyelids to the weary night?
Dost thou desire my slumbers should be broken,
While shadows like to thee do mock my sight?
Is it thy spirit that thou send'st from thee
So far from home into my deeds to pry,
To find out shames and idle hours in me,
The scope and tenor of thy jealousy?
O, no! thy love, though much, is not so great:
It is my love that keeps mine eye awake;
Mine own true love that doth my rest defeat,
To play the watchman ever for thy sake:
For thee watch I whilst thou dost wake elsewhere,
From me far off, with others all too near.

 


62.

Peccato di vanità domina i miei occhi,
l'intera anima mia ed ogni mio altro senso;
e per questo peccato non v'è alcun rimedio,
tanto è radicato nell'intimo del mio cuore.
Penso che nessun volto sia gentile quanto il mio
né forma più perfetta, o perfezione sì pregiata;
e al mio proprio merito attribuisco tal valore
ch'io supero ogni altro in qualsiasi campo.
Ma quando lo specchio mi svela come sono,
colpito e disfatto da consunta vecchiaia,
leggo al rovescio questo amore di me stesso:
sarebbe cosa infame amare quell'io che vedo.
Sei tu, il mio vero io, che elogio in vece mia,
rinverdendo la mia età col colore dei tuoi anni.

 

Sin of self-love possesseth all mine eye
And all my soul and all my every part;
And for this sin there is no remedy,
It is so grounded inward in my heart.
Methinks no face so gracious is as mine,
No shape so true, no truth of such account;
And for myself mine own worth do define,
As I all other in all worths surmount.
But when my glass shows me myself indeed,
Beated and chopp'd with tann'd antiquity,
Mine own self-love quite contrary I read;
Self so self-loving were iniquity.
'Tis thee, myself, that for myself I praise,
Painting my age with beauty of thy days.

 


63.

Per quando il mio amor sarà come or son'io,
offeso e logorato dall'atrocità del Tempo;
quando l'ore le sue vene avran svotato e la sua fronte
sarà rughe e grinze; quando il suo giovane mattino
sarà giunto all'erta notte della vecchia età,
e tutte le bellezze delle quali oggi è sovrano
andranno dileguandosi o saranno ormai svanite,
portandosi via il tesoro della sua primavera:
per quel terribile momento devo erigermi a difesa
contro la crudele lama della distruggente età,
perché non possa mai recider da memoria
la bellezza del mio caro amore, pur se dovrà morire:
il suo splendore trasparirà da queste linee nere,
esse vivranno, ed egli in esse, eternamente verde.

 

Against my love shall be, as I am now,
With Time's injurious hand crush'd and o'er-worn;
When hours have drain'd his blood and fill'd his brow
With lines and wrinkles; when his youthful morn
Hath travell'd on to age's steepy night,
And all those beauties whereof now he's king
Are vanishing or vanish'd out of sight,
Stealing away the treasure of his spring;
For such a time do I now fortify
Against confounding age's cruel knife,
That he shall never cut from memory
My sweet love's beauty, though my lover's life:
His beauty shall in these black lines be seen,
And they shall live, and he in them still green.

 


64.

Quando vidi sfigurato dall'atroce mano del Tempo
l'orgoglioso tesoro di epoche ormai sepolte,
quando talvolta vedo alte torri rase al suolo
e bronzi eterni soggetti alla furia della morte;
quando vidi l'ingordo oceano invadere
il superbo reame delle spiagge,
e la terra vincere la potenza delle acque
alternando vittorie a perdite e perdite a vittorie;
quando vidi quel terribile mutar della natura
o la stessa sovranità crollar miseramente,
fu allora che Rovina m'insegnò a meditare
che il Tempo verrà e porterà via il mio amore.
È come morte tal pensiero, non ha altra scelta,
se non piangere di avere chi ha timor di perdere.

 

When I have seen by Time's fell hand defaced
The rich proud cost of outworn buried age;
When sometime lofty towers I see down-razed
And brass eternal slave to mortal rage;
When I have seen the hungry ocean gain
Advantage on the kingdom of the shore,
And the firm soil win of the watery main,
Increasing store with loss and loss with store;
When I have seen such interchange of state,
Or state itself confounded to decay;
Ruin hath taught me thus to ruminate,
That Time will come and take my love away.
This thought is as a death, which cannot choose
But weep to have that which it fears to lose.

 


65.

Se bronzo, pietra, terra e mare sconfinato
sono travolti dal potere spietato della morte,
come potrà opporsi la bellezza a tanta furia
se il suo vigore è pari all'anelito di un fiore?
O come potrà reggere il fresco alito d'estate
alla rovinosa stretta dei martellanti giorni,
se rocche invulnerabili non sono tanto solide
né porte d'acciaio salde al rovinar del Tempo?
O tragico pensiero! Dove, ahimè, nascondere
al forziere del Tempo il suo più bel gioiello?
Qual possente mano potrà frenarne il lesto passo?
O chi saprà vietargli lo sterminio di bellezza?
Ahimè, nessuno, se potere non avrà questo miracolo:
che in nero inchiostro l'amor mio splenda sempre luminoso.

 

Since brass, nor stone, nor earth, nor boundless sea,
But sad mortality o'er-sways their power,
How with this rage shall beauty hold a plea,
Whose action is no stronger than a flower?
O, how shall summer's honey breath hold out
Against the wreckful siege of battering days,
When rocks impregnable are not so stout,
Nor gates of steel so strong, but Time decays?
O fearful meditation! where, alack,
Shall Time's best jewel from Time's chest lie hid?
Or what strong hand can hold his swift foot back?
Or who his spoil of beauty can forbid?
O, none, unless this miracle have might,
That in black ink my love may still shine bright.

 


66.

Stanco di tanti eventi, pace alla morte invoco.
Come vedere il Merito viver mendicando
e amorfa Nullità ornata d'eleganza
e la più pura Fede iniquamente rinnegata
e splendidi Onori indegnamente conferiti
e l'innocente Virtù volgarmente prostituita
e la retta Perfezione indegnamente diffamata
e Forza disarmata da Poteri vacillanti
e Arte al silenzio stretta dalle Autorità
e Follia, fatta dottore, controllar l'Ingegno
e pura Verità con Semplicità confusa
ed il Bene schiavo servir il comandante Male.
Stanco di tutto questo, vorrei andarmene lontano,
se non ché morendo, lascerei il mio amore solo.

 

Tired with all these, for restful death I cry,
As, to behold desert a beggar born,
And needy nothing trimm'd in jollity,
And purest faith unhappily forsworn,
And guilded honour shamefully misplaced,
And maiden virtue rudely strumpeted,
And right perfection wrongfully disgraced,
And strength by limping sway disabled,
And art made tongue-tied by authority,
And folly doctor-like controlling skill,
And simple truth miscall'd simplicity,
And captive good attending captain ill:
Tired with all these, from these would I be gone,
Save that, to die, I leave my love alone.

 


67.

Ma perché dovrebbe vivere fra la corruzione
e con la sua presenza ingentilire l'empietà,
affinché il peccato da lui tragga vantaggio
e se stesso adorni con l'essergli vicino?
Perché falsa pittura dovrebbe imitare le sue gote,
togliendo a un aspetto esangue il suo colore innato?
Perché povera bellezza dovrebbe cercar ripiego
in rose artificiali, se la sua rosa è vera?
Perché dovrebbe vivere se natura è in bancarotta
in povertà di sangue per dar vita ad ogni vena?
Perché ora è solo lui la sua unica risorsa
e di tanti altera, vive solo del suo apporto.
Oh! Essa lo serba per mostrar qual tesoro avesse
in tempi ben lontani da quest'ultimo squallore.

 

Ah! wherefore with infection should he live,
And with his presence grace impiety,
That sin by him advantage should achieve
And lace itself with his society?
Why should false painting imitate his cheek
And steal dead seeing of his living hue?
Why should poor beauty indirectly seek
Roses of shadow, since his rose is true?
Why should he live, now Nature bankrupt is,
Beggar'd of blood to blush through lively veins?
For she hath no exchequer now but his,
And, proud of many, lives upon his gains.
O, him she stores, to show what wealth she had
In days long since, before these last so bad.

 


68.

È quindi il viso suo l'epitome del passato,
quando beltà viveva e moriva come i nostri fiori,
prima che esistessero questi bastardi abbellimenti
o che osassero dimorare in volti umani,
prima che le auree trecce dei morti,
diritto dei sepolcri, venissero tagliate
per vivere una seconda vita su altre teste,
e morto vello di beltà rendesse altri felici:
in lui si vedono quei venerandi antichi tempi
senza ornamenti inutili, genuini e schietti,
quando non si creava l'estate col verde altrui
o si spogliava il passato per vestir nuova bellezza;
e così natura serba lui come modello
per mostrare all'arte falsa quale fosse la bellezza.

 

Thus is his cheek the map of days outworn,
When beauty lived and died as flowers do now,
Before the bastard signs of fair were born,
Or durst inhabit on a living brow;
Before the golden tresses of the dead,
The right of sepulchres, were shorn away,
To live a second life on second head;
Ere beauty's dead fleece made another gay:
In him those holy antique hours are seen,
Without all ornament, itself and true,
Making no summer of another's green,
Robbing no old to dress his beauty new;
And him as for a map doth Nature store,
To show false Art what beauty was of yore.

 


69.

Quanto di te vede l'occhio del mondo
non manca di generosità che lo migliori;
ogni lingua, voce del cuore, ti rende tale merito
è nuda verità che anche un nemico approva.
Così la tua bellezza esteriormente vien lodata;
ma quelle stesse lingue che ti accordano il dovuto
adombran questi elogi con qualche altro accento,
guardando oltre quello che l'occhio può vedere.
Esse indagano nel fondo segreto del tuo cuore,
e nell'incertezza, lo vaglian dal tuo agire;
e se l'occhio fu gentile, la lor maligna mente
aggiunge al tuo bel fiore il fetore delle erbacce;
se quindi il tuo profumo discorda dal tuo aspetto
la colpa è nella terra che infesta la tua essenza.

 

Those parts of thee that the world's eye doth view
Want nothing that the thought of hearts can mend;
All tongues, the voice of souls, give thee that due,
Uttering bare truth, even so as foes commend.
Thy outward thus with outward praise is crown'd;
But those same tongues that give thee so thine own
In other accents do this praise confound
By seeing farther than the eye hath shown.
They look into the beauty of thy mind,
And that, in guess, they measure by thy deeds;
Then, churls, their thoughts, although their eyes were kind,
To thy fair flower add the rank smell of weeds:
But why thy odour matcheth not thy show,
The solve is this, that thou dost common grow.

 


70.

Che tu sia biasimato non sarà tua colpa,
il bello è sempre stato bersaglio di calunnia,
sospetto è l'ornamento di ogni cosa bella:
un corvo che si libra nel più azzurro cielo.
Se tu sei buono, la calunnia darà maggior risalto
al tuo immenso merito, ambito come sei dal tempo;
perché l'invidia è verme che ama teneri germogli
e tu ad essa porgi un fresco fiore immacolato.
Sei passato tra le insidie della tua verde età
senza esserne travolto, o vittorioso, se assalito;
ma questa tua virtù non può esser sì virtuosa
da soffocar l'invidia più che mai sfrenata.
Se nessun sospetto oscurasse il tuo splendore,
tu saresti il solo a regnar su ogni cuore.

 

That thou art blamed shall not be thy defect,
For slander's mark was ever yet the fair;
The ornament of beauty is suspect,
A crow that flies in heaven's sweetest air.
So thou be good, slander doth but approve
Thy worth the greater, being woo'd of time;
For canker vice the sweetest buds doth love,
And thou present'st a pure unstained prime.
Thou hast pass'd by the ambush of young days,
Either not assail'd or victor being charged;
Yet this thy praise cannot be so thy praise,
To tie up envy evermore enlarged:
If some suspect of ill mask'd not thy show,
Then thou alone kingdoms of hearts shouldst owe.

 


 

71.

Quando sarò morto, soffoca il tuo pianto
quando il mesto rintocco della lugubre campana
farà sapere al mondo che me ne sono andato
da questa vile terra in pasto a vermi ancor più vili:
no, se leggerai queste righe, non ricordare
la mano che le scrisse; io ti voglio così bene
che vorrei sentirmi assente dai tuoi dolci pensieri
se il ricordo mio ti dovesse dar malinconia.
O se i tuoi occhi ricadran su questi versi
quand'io sarò confuso con la terra,
non rinnovar, ti prego, il povero mio nome,
ma lascia che il tuo amore insieme a me si spenga:
per tema che il dotto mondo scruti nel tuo pianto
e si burli di noi quando sarò morto.

 

No longer mourn for me when I am dead
Then you shall hear the surly sullen bell
Give warning to the world that I am fled
From this vile world, with vilest worms to dwell:
Nay, if you read this line, remember not
The hand that writ it; for I love you so
That I in your sweet thoughts would be forgot
If thinking on me then should make you woe.
O, if, I say, you look upon this verse
When I perhaps compounded am with clay,
Do not so much as my poor name rehearse.
But let your love even with my life decay,
Lest the wise world should look into your moan
And mock you with me after I am gone.

 


72.

Per tema che il mondo ti costringa a dire
per qual mio merito tu mi debba ancora amare
dopo la mia morte, amore caro, scordami del tutto,
perché non puoi mostrar nessun valore in me,
se non dicendo qualche bugia pietosa
che ricompensi di più il mio merito,
e aggiunga maggior lodi a me defunto
di quanto la parca verità mi assegnerebbe.
Per tema che il tuo vero amore sembri falso
quando per amore parli bene di me indegno,
sia sepolto il mio nome ove sarà il mio corpo,
e più non viva a gettar infamia su di noi.
Umiliar mi sento da tutto ciò che scrivo
e ugual per te sarebbe amare cose indegne.

 

O, lest the world should task you to recite
What merit lived in me, that you should love
After my death, dear love, forget me quite,
For you in me can nothing worthy prove;
Unless you would devise some virtuous lie,
To do more for me than mine own desert,
And hang more praise upon deceased I
Than niggard truth would willingly impart:
O, lest your true love may seem false in this,
That you for love speak well of me untrue,
My name be buried where my body is,
And live no more to shame nor me nor you.
For I am shamed by that which I bring forth,
And so should you, to love things nothing worth.

 


73.

In me tu vedi quel periodo dell'anno
quando nessuna o poche foglie gialle ancor resistono
su quei rami che fremon contro il freddo,
nudi archi in rovina ove briosi cantarono gli uccelli.
In me tu vedi il crepuscolo di un giorno
che dopo il tramonto svanisce all'occidente
e a poco a poco viene inghiottito dalla notte buia,
ombra di quella vita che tutto confina in pace.
In me tu vedi lo svigorire di quel fuoco
che si estingue fra le ceneri della sua gioventù
come in un letto di morte su cui dovrà spirare,
consunto da ciò che fu il suo nutrimento.
Questo in me tu vedi, perciò il tuo amor si accresce
per farti meglio amare chi dovrai lasciar fra breve.

 

That time of year thou mayst in me behold
When yellow leaves, or none, or few, do hang
Upon those boughs which shake against the cold,
Bare ruin'd choirs, where late the sweet birds sang.
In me thou seest the twilight of such day
As after sunset fadeth in the west,
Which by and by black night doth take away,
Death's second self, that seals up all in rest.
In me thou see'st the glowing of such fire
That on the ashes of his youth doth lie,
As the death-bed whereon it must expire
Consumed with that which it was nourish'd by.
This thou perceivest, which makes thy love more strong,
To love that well which thou must leave ere long.

 


74.

Ma non crucciarti: quando quel fatale arresto
che ogni cauzion ricusa mi condurrà lontano,
la mia vita avrà un retaggio in questi versi
che a mio ricordo resterà sempre con te.
Ogni qualvolta li leggerai, in essi rivedrai
quella parte mia che a te fu consacrata:
la terra non avrà che terra, tale è il suo diritto,
tuo sarà il mio spirito, la parte mia migliore:
avrai quindi perduto solo le scorie della vita,
la preda dei vermi, alla morte del mio corpo,
la codarda conquista della lama di un agguato,
cosa troppo vile perché da te sia ricordata.
Il valore del corpo è quanto esso contiene
e quello è qui e con te rimane.

 

But be contented: when that fell arrest
Without all bail shall carry me away,
My life hath in this line some interest,
Which for memorial still with thee shall stay.
When thou reviewest this, thou dost review
The very part was consecrate to thee:
The earth can have but earth, which is his due;
My spirit is thine, the better part of me:
So then thou hast but lost the dregs of life,
The prey of worms, my body being dead,
The coward conquest of a wretch's knife,
Too base of thee to be remembered.
The worth of that is that which it contains,
And that is this, and this with thee remains.

 


75.

Tu sei ai miei pensieri come il pane alla vita
o come alla terra le dolci piogge di primavera;
e per il tuo bene sopporto la stessa lotta
che un avaro sostiene con le sue ricchezze:
ora orgoglioso del suo avere e all'istante
timoroso che il tempo ladro gli rubi il suo tesoro;
ora valutando che è meglio restar solo con te
e tosto preferir che il mondo veda la mia gioia;
talvolta sazio di pascermi dei tuoi occhi
per subito sentirmi affamato di uno sguardo:
non avendo o non cercando altro piacere,
salvo quanto m'hai già dato o che devo ancora avere.
Così giorno per giorno or languisco ed or m'appago,
o tutto divorando, oppur di tutto privo.

 

So are you to my thoughts as food to life,
Or as sweet-season'd showers are to the ground;
And for the peace of you I hold such strife
As 'twixt a miser and his wealth is found;
Now proud as an enjoyer and anon
Doubting the filching age will steal his treasure,
Now counting best to be with you alone,
Then better'd that the world may see my pleasure;
Sometime all full with feasting on your sight
And by and by clean starved for a look;
Possessing or pursuing no delight,
Save what is had or must from you be took.
Thus do I pine and surfeit day by day,
Or gluttoning on all, or all away.


76.

Perché il mio verso è sì spoglio di moderni orpelli,
sì lungi da varianti o improvvisi mutamenti?
Perché seguendo il tempo non dedico uno sguardo
a metodi nuovissimi e a ricerche originali?
Perché ancora scrivo sull'unico stesso tema,
limitando l'inventiva a un ben noto stile,
tanto che ogni parola quasi svela il mio nome
mostrando la sua origine e donde essa proceda?
Oh sappi, dolce amore, io sempre di te scrivo,
e tu e l'amore siete il mio costante tema:
così quanto posso fare è rivestir vecchie parole
spendendo ancora quelle ormai già dispensate:
come il sole è ogni giorno nuovo e vecchio,
così il mio amore ancor ripete quello che già disse.

 

Why is my verse so barren of new pride,
So far from variation or quick change?
Why with the time do I not glance aside
To new-found methods and to compounds strange?
Why write I still all one, ever the same,
And keep invention in a noted weed,
That every word doth almost tell my name,
Showing their birth and where they did proceed?
O, know, sweet love, I always write of you,
And you and love are still my argument;
So all my best is dressing old words new,
Spending again what is already spent:
For as the sun is daily new and old,
So is my love still telling what is told.

 


77.

Lo specchio ti dirà come si logori la tua bellezza,
la meridiana come si consumi il tuo prezioso tempo;
le pagine vuote imprimeranno i tuoi pensieri
e dal libro potrai trarre questo insegnamento:
le rughe che il tuo specchio rifletterà sincero
susciteranno in te il ricordo di tombe spalancate;
dal segreto muoversi dell'ombra sulla meridiana,
vedrai il progredir furtivo del tempo all'eternità.
Tutto quel che ritener non può la tua memoria
affidalo a questi vuoti fogli e in seguito vedrai
quei pensieri ben curati, frutto del tuo cervello,
dar nuova conoscenza alla tua mente.
Tale suggerimento, ogni qualvolta lo vorrai,
ti darà nuova saggezza e arricchirà il tuo libro.

 

Thy glass will show thee how thy beauties wear,
Thy dial how thy precious minutes waste;
The vacant leaves thy mind's imprint will bear,
And of this book this learning mayst thou taste.
The wrinkles which thy glass will truly show
Of mouthed graves will give thee memory;
Thou by thy dial's shady stealth mayst know
Time's thievish progress to eternity.
Look, what thy memory can not contain
Commit to these waste blanks, and thou shalt find
Those children nursed, deliver'd from thy brain,
To take a new acquaintance of thy mind.
These offices, so oft as thou wilt look,
Shall profit thee and much enrich thy book.

 


78.

Ti ho invocato così spesso come Musa
ottenendo tal favore alla mia poesia,
che ogni altra penna ha seguito il mio costume
e diffonde i suoi versi in tuo servigio.
I tuoi occhi che erudiron il muto a spiegare il canto
e alla crassa ignoranza a volar sublime,
hanno aggiunto penne alle ali dei sapienti
e conferito doppia maestà alla grazia.
Però sii maggiormente fiero di quanto io compongo
perché tua è l'ispirazione e da te è nata:
nei versi altrui tu non migliori che lo stile
e l'arte loro è favorita dalle tue dolci grazie.
Per me tu solo sei tutta la mia arte
ed elevi a sapienza la mia rude ignoranza.

 

So oft have I invoked thee for my Muse
And found such fair assistance in my verse
As every alien pen hath got my use
And under thee their poesy disperse.
Thine eyes that taught the dumb on high to sing
And heavy ignorance aloft to fly
Have added feathers to the learned's wing
And given grace a double majesty.
Yet be most proud of that which I compile,
Whose influence is thine and born of thee:
In others' works thou dost but mend the style,
And arts with thy sweet graces graced be;
But thou art all my art and dost advance
As high as learning my rude ignorance.

 


79.

Finché fui il solo a ricorrere al tuo aiuto,
soltanto la mia poesia ebbe il tuo gentil favore;
ma ora le mie attraenti rime sono decadute
e la mia musa stanca offre il posto a un altro.
È vero caro amore, il tema della tua bellezza
merita l'impegno di una penna ben più valida;
però quanto il tuo poeta di te scrive
a te lo ruba e di nuovo a te lo paga.
Virtù egli ti ascrive e sottrasse tal parola
alla tua onestà; bellezza egli ti accorda
e la trovò sulle tue guance; non può offrirti
altri meriti se non quelli che in te vivono.
Non ringraziarlo quindi per ciò che egli dice,
il suo è un restituire quanto gli hai pagato.

 

Whilst I alone did call upon thy aid,
My verse alone had all thy gentle grace,
But now my gracious numbers are decay'd
And my sick Muse doth give another place.
I grant, sweet love, thy lovely argument
Deserves the travail of a worthier pen,
Yet what of thee thy poet doth invent
He robs thee of and pays it thee again.
He lends thee virtue and he stole that word
From thy behavior; beauty doth he give
And found it in thy cheek; he can afford
No praise to thee but what in thee doth live.
Then thank him not for that which he doth say,
Since what he owes thee thou thyself dost pay.

 


80.

Quanta umiliazione provo quando scrivo,
sapendo che un più alto genio celebra il tuo nome
e nella tua lode spende ogni suo potere,
costringendomi al silenzio se canto la tua gloria!
Ma poiché il tuo merito, grande come l'oceano,
sorregge sia l'umile che la più superba vela,
la mia impudente barca, alla sua tanto inferiore,
si affaccia con fiducia al tuo immenso mare.
Il tuo aiuto più fortuito potrà tenermi a galla
mentre egli solca il tuo mare sconfinato;
o, se sarò sommerso, non son che legno misero,
egli è d'alta struttura e di lodevol pregio.
Se egli avrà fortuna ed io naufragherò
il peggio sarà questo: l'amor mio fu mia rovina.

 

O, how I faint when I of you do write,
Knowing a better spirit doth use your name,
And in the praise thereof spends all his might,
To make me tongue-tied, speaking of your fame!
But since your worth, wide as the ocean is,
The humble as the proudest sail doth bear,
My saucy bark inferior far to his
On your broad main doth wilfully appear.
Your shallowest help will hold me up afloat,
Whilst he upon your soundless deep doth ride;
Or being wreck'd, I am a worthless boat,
He of tall building and of goodly pride:
Then if he thrive and I be cast away,
The worst was this; my love was my decay.

 

Inizio pagina

Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 81 a 100

81.

Sia ch'io viva per scriver la tua epigrafe
o che tu sopravviva a me consunto sotto terra,
mai morte potrà da qui sottrar la tua memoria
anche se ogni parte mia sarà dimenticata.
Il tuo nome da qui trarrà vita immortale,
anche se scomparso, io morirò per tutto il mondo:
la terra a me darà soltanto una comune fossa,
mentre tu sarai sepolto in ogni sguardo umano.
Tuo monumento saranno i miei devoti versi
che occhi non ancor nati leggeranno attentamente;
e future lingue ripeteranno la tua esistenza
quando sarà spento ogni respiro di questo mondo:
tu vivrai sempre - tal virtù ha la mia penna -
sulle labbra di ogni uomo, ove alita la vita.

 

Or I shall live your epitaph to make,
Or you survive when I in earth am rotten;
From hence your memory death cannot take,
Although in me each part will be forgotten.
Your name from hence immortal life shall have,
Though I, once gone, to all the world must die:
The earth can yield me but a common grave,
When you entombed in men's eyes shall lie.
Your monument shall be my gentle verse,
Which eyes not yet created shall o'er-read,
And tongues to be your being shall rehearse
When all the breathers of this world are dead;
You still shall live--such virtue hath my pen--
Where breath most breathes, even in the mouths of men.

 


82.

È vero, non sei sposato alla mia musa,
e perciò non sei colpevole se apprezzi
le parole devote che gli scrittori offrono
al loro bel soggetto, per magnificarne il libro.
Superbo è il tuo sapere come la tua bellezza
nel decider che il tuo merito supera il mio elogio;
e quindi sei costretto a ricercare altrove
le espressioni più moderne di quest'epoca evoluta.
Fa pure, amore; ma quando altri avranno usato
ogni artificiosa enfasi che retorica può offrire,
tu, veramente bello, avrai trovato vera armonia
nelle semplici parole vere del tuo sincero amico.
Le loro dense tinte potrebbero esser meglio usate
per altre guance esangui: in te sono sprecate.

 

I grant thou wert not married to my Muse
And therefore mayst without attaint o'erlook
The dedicated words which writers use
Of their fair subject, blessing every book
Thou art as fair in knowledge as in hue,
Finding thy worth a limit past my praise,
And therefore art enforced to seek anew
Some fresher stamp of the time-bettering days
And do so, love; yet when they have devised
What strained touches rhetoric can lend,
Thou truly fair wert truly sympathized
In true plain words by thy true-telling friend;
And their gross painting might be better used
Where cheeks need blood; in thee it is abused.

 


83.

Mai mi accorsi che tu mancassi di colore
e perciò non ne aggiunsi alla tua bellezza;
io trovai, o così mi parve, che tu superassi
la misera offerta del tributo di un poeta:
solo per questo non spesi verbo nel tuo elogio,
affinché la tua presenza potesse ben mostrare
fino a che punto è scarsa una qualsiasi penna
quando esalta la virtù, la virtù che vive in te.
Tu m'imputasti a colpa questo mio silenzio,
mentre l'esser muto sarà mia somma gloria,
perché tacendo io non danneggio la bellezza,
mentre altri vuol dar vita e sol la seppellisce.
Vive più vita in uno dei tuoi begli occhi
di quanta ne dia l'elogio d'entrambi i tuoi poeti.

 

I never saw that you did painting need
And therefore to your fair no painting set;
I found, or thought I found, you did exceed
The barren tender of a poet's debt;
And therefore have I slept in your report,
That you yourself being extant well might show
How far a modern quill doth come too short,
Speaking of worth, what worth in you doth grow.
This silence for my sin you did impute,
Which shall be most my glory, being dumb;
For I impair not beauty being mute,
When others would give life and bring a tomb.
There lives more life in one of your fair eyes
Than both your poets can in praise devise.

 


84.

Chi il meglio di te dice, non può dir di più
di questo ricco elogio che tu solo sei tu:
in qual confin murato si trova tanta ricchezza
atta a dimostrare che può esister il tuo eguale?
Ben squallida miseria dimora in quella penna
che non presta al suo soggetto un po' di luce:
ma chi scrive di te, se solo riesce a dire
che tu sei tu, nobilita il suo verbo.
Riporti egli soltanto quanto in te sta scritto,
senza sciupare quel che natura creò sì chiaro,
e tale riproduzione eternerà il suo ingegno
rendendone ammirato lo stile in ogni luogo.
Ma alle tue belle grazie tu aggiungi una sventura,
la bramosia di elogi che sciupa ogni tuo pregio.

 

Who is it that says most? which can say more
Than this rich praise, that you alone are you?
In whose confine immured is the store
Which should example where your equal grew.
Lean penury within that pen doth dwell
That to his subject lends not some small glory;
But he that writes of you, if he can tell
That you are you, so dignifies his story,
Let him but copy what in you is writ,
Not making worse what nature made so clear,
And such a counterpart shall fame his wit,
Making his style admired every where.
You to your beauteous blessings add a curse,
Being fond on praise, which makes your praises worse.

 


85.

La mia zittita Musa con dignità sta quieta,
mentre apologie in tua lode, riccamente elaborate,
rafforzano il loro dire con aurea penna
e preziose frasi limate da ogni Musa.
Se altri han belle parole, io nutro bei pensieri
e come chierico ignorante sempre ripeto: "Amen"
ad ogni alata rima che genio possente offre
con stile raffinato di penna molto colta.
Sentendoti lodare, io dico: "È così, è vero"
e alla massima lode aggiungo qualcosa di più,
ma solo nel pensiero dove il mio amor per te,
benché tarde sian le parole, occupa il primo posto.
Sii dunque grato agli altri per quel dire alato,
a me per quei pensieri che taciti si esprimono.

 

My tongue-tied Muse in manners holds her still,
While comments of your praise, richly compiled,
Reserve their character with golden quill
And precious phrase by all the Muses filed.
I think good thoughts whilst other write good words,
And like unletter'd clerk still cry 'Amen'
To every hymn that able spirit affords
In polish'd form of well-refined pen.
Hearing you praised, I say ''Tis so, 'tis true,'
And to the most of praise add something more;
But that is in my thought, whose love to you,
Though words come hindmost, holds his rank before.
Then others for the breath of words respect,
Me for my dumb thoughts, speaking in effect.

 


86.

Fu la gonfia maestosa vela del suo possente verso
spiegata alla tua conquista più che mai preziosa,
a soffocar nella mia mente le idee già pronte
facendo lor tomba il grembo dov'erano cresciute?
Fu il suo spirito, da spiriti istruito a scrivere
sovra ogni mortal potere, che a morte mi feriva?
No, né lui, né i suoi compagni che di notte
gli danno aiuto, assordarono i miei canti.
Né lui, né quell'affabil genio familiare
che di notte lo plagia con recondito sapere
possono vantarsi d'aver vinto il mio silenzio:
no, non era questa la ragion che m'affliggeva;
ma quando la tua attenzione elevò la sua poesia,
allor mi mancò il tema: questo affievolì la mia.

 

Was it the proud full sail of his great verse,
Bound for the prize of all too precious you,
That did my ripe thoughts in my brain inhearse,
Making their tomb the womb wherein they grew?
Was it his spirit, by spirits taught to write
Above a mortal pitch, that struck me dead?
No, neither he, nor his compeers by night
Giving him aid, my verse astonished.
He, nor that affable familiar ghost
Which nightly gulls him with intelligence
As victors of my silence cannot boast;
I was not sick of any fear from thence:
But when your countenance fill'd up his line,
Then lack'd I matter; that enfeebled mine.

 


87.

Addio! Sei troppo caro per tenerti ancora
e fin troppo tu conosci la tua stima:
il titolo del tuo valore ti assegna ogni diritto,
i vincoli che a te mi legano sono ormai scaduti.
Come ti tengo infatti se non per grazia tua
e per tal ricchezza il mio merito dov'è?
Manca in me ragione di tal prezioso dono
e così il mio privilegio di nuovo a te ritorna.
Tu allora ti donasti ignorando il tuo valore
o lo accordasti a me credendomi diverso;
così il tuo immenso dono, frutto di un errore,
su giudizio ravveduto, a casa sua ritorna.
Io ti ho avuto quindi come illude un sogno:
nel sonno un re, ma nullità al risveglio.

 

Farewell! thou art too dear for my possessing,
And like enough thou know'st thy estimate:
The charter of thy worth gives thee releasing;
My bonds in thee are all determinate.
For how do I hold thee but by thy granting?
And for that riches where is my deserving?
The cause of this fair gift in me is wanting,
And so my patent back again is swerving.
Thyself thou gavest, thy own worth then not knowing,
Or me, to whom thou gavest it, else mistaking;
So thy great gift, upon misprision growing,
Comes home again, on better judgment making.
Thus have I had thee, as a dream doth flatter,
In sleep a king, but waking no such matter.

 


88.

Quando avrai deciso di non stimarmi più
ed esporrai i miei meriti al pubblico disprezzo,
contro me stesso combatterò al tuo fianco
e proverò che sei sincero pur sapendoti spergiuro.
Conoscendo a fondo ogni mia mancanza,
a tuo sostegno potrei portare a conoscenza
colpe nascoste di cui mi son macchiato,
affinché perdendomi tu possa averne gloria:
e in tal modo anch'io ne sarei gratificato:
perché volgendo a te ogni mio pensier d'amore,
le gravi accuse che imputerò a me stesso,
dando a te un vantaggio, doppio per me sarà.
Il mio amore è così grande, talmente ti appartengo,
che per la tua ragione sopporterò ogni torto.

 

When thou shalt be disposed to set me light,
And place my merit in the eye of scorn,
Upon thy side against myself I'll fight,
And prove thee virtuous, though thou art forsworn.
With mine own weakness being best acquainted,
Upon thy part I can set down a story
Of faults conceal'd, wherein I am attainted,
That thou in losing me shalt win much glory:
And I by this will be a gainer too;
For bending all my loving thoughts on thee,
The injuries that to myself I do,
Doing thee vantage, double-vantage me.
Such is my love, to thee I so belong,
That for thy right myself will bear all wrong.

 


89.

Di' che mi lasciasti per qualche mio difetto
ed io rafforzerò la gravità di quell'offesa:
di' che sono zoppo e zoppicherò all'istante
senza oppor difesa alle tue ragioni.
Tu non potrai, amore, che denigrarmi la metà,
per dar corpo al tuo voluto cambiamento,
di quanto io stesso mi denigri; sapendo che lo vuoi,
soffocherò l'affetto e diverrò un estraneo;
eviterò i tuoi passi e sulle labbra mie
mai più indugerà il tuo caro dolce nome,
affinché io, blasfemo, non debba danneggiarlo
forse ricordando la nostra vecchia conoscenza.
Per te io giuro di andar contro me stesso,
perché mai potrei amare chi è causa del tuo odio.

 

Say that thou didst forsake me for some fault,
And I will comment upon that offence;
Speak of my lameness, and I straight will halt,
Against thy reasons making no defence.
Thou canst not, love, disgrace me half so ill,
To set a form upon desired change,
As I'll myself disgrace: knowing thy will,
I will acquaintance strangle and look strange,
Be absent from thy walks, and in my tongue
Thy sweet beloved name no more shall dwell,
Lest I, too much profane, should do it wrong
And haply of our old acquaintance tell.
For thee against myself I'll vow debate,
For I must ne'er love him whom thou dost hate.

 


90.

Odiami pure quando vuoi; perché non ora:
ora che il mondo è incline a sbarrarmi il passo,
affianca l'ira del destino, piegami di schianto
ma non cader su me quale ultimo flagello.
No, se il mio cuore sarà scampato a questa pena,
non venire al seguito di un dolor già vinto;
non dare alla ventosa notte un mattin di pioggia
per prolungare una disfatta ormai scontata.
Se vuoi lasciarmi, non farlo all'ultimo momento,
quando altri miseri dolori mi avranno martoriato,
ma vieni subito all'assalto, così che pria assapori
il più potente torto della mia mala sorte.
E ogni altra pena che oggi m'appar penosa,
paragonata alla tua perdita non sembrerà più tale.

 

Then hate me when thou wilt; if ever, now;
Now, while the world is bent my deeds to cross,
Join with the spite of fortune, make me bow,
And do not drop in for an after-loss:
Ah, do not, when my heart hath 'scoped this sorrow,
Come in the rearward of a conquer'd woe;
Give not a windy night a rainy morrow,
To linger out a purposed overthrow.
If thou wilt leave me, do not leave me last,
When other petty griefs have done their spite
But in the onset come; so shall I taste
At first the very worst of fortune's might,
And other strains of woe, which now seem woe,
Compared with loss of thee will not seem so.

 


91.

Vi è chi vanta la propria nascita, chi l'ingegno,
chi la ricchezza, chi la forza fisica,
chi il vestire alla moda anche se stravagante,
chi vanta falchi e cani e chi i cavalli.
E ogni temperamento ha una sua tendenza innata
in cui trova una gioia superiore al resto;
ma queste piccolezze non s'addicon al mio metro:
io tutte le miglioro in un solo immenso bene.
Per me il tuo amore è meglio di nobili natali,
più ricco della ricchezza, più fiero dell'eleganza,
di maggior diletto dei falchi o dei cavalli
e avendo te, di ogni vanto umano io mi glorio:
sfortunato solo in questo, che tu puoi togliermi
ogni cosa e far di me l'essere più misero.

 

Some glory in their birth, some in their skill,
Some in their wealth, some in their bodies' force,
Some in their garments, though new-fangled ill,
Some in their hawks and hounds, some in their horse;
And every humour hath his adjunct pleasure,
Wherein it finds a joy above the rest:
But these particulars are not my measure;
All these I better in one general best.
Thy love is better than high birth to me,
Richer than wealth, prouder than garments' cost,
Of more delight than hawks or horses be;
And having thee, of all men's pride I boast:
Wretched in this alone, that thou mayst take
All this away and me most wretched make.

 


92.

Fa' pure del tuo peggio per sfuggirmi,
tu in me vivrai per tutta la mia vita
e vita non durerà più a lungo del tuo amore,
perché sol da questo affetto essa dipende.
Quindi temer non devo il peggior dei torti
quando nel più piccolo la mia vita ha fine;
mi par di meritare miglior sorte
di quella che è in balìa dei tuoi capricci.
Non puoi torturarmi con la tua incostanza
perché nel tuo disdegno muore la mia vita:
o che beato titolo solo io posseggo,
felice del tuo amore, felice di morire!
Ma esiste felicità che nuvole non tema?
Tu potresti ingannarmi ed io non saperlo.

 

But do thy worst to steal thyself away,
For term of life thou art assured mine,
And life no longer than thy love will stay,
For it depends upon that love of thine.
Then need I not to fear the worst of wrongs,
When in the least of them my life hath end.
I see a better state to me belongs
Than that which on thy humour doth depend;
Thou canst not vex me with inconstant mind,
Since that my life on thy revolt doth lie.
O, what a happy title do I find,
Happy to have thy love, happy to die!
But what's so blessed-fair that fears no blot?
Thou mayst be false, and yet I know it not.

 


93.

Credendoti sincero, dunque io vivrò
come un marito illuso, così il volto d'amore
amore mi parrà, anche se menzognero:
i tuoi occhi con me, il tuo cuore altrove.
Poiché odio non può viver nei tuoi occhi,
non posso in essi legger mutamenti:
in molti sguardi l'infedeltà del cuore
è scritta in malumori, cipigli e rughe avverse;
ma il cielo nel crearti quel giorno sentenziò
che solo dolce amore dimorasse nel tuo viso;
quali fossero i pensieri o i moti del tuo cuore,
il tuo sguardo non avrebbe espresso che dolcezza.
Uguale al pomo d'Eva sarebbe la tua bellezza
se la tua natura non fosse pari al tuo sembiante!

 

So shall I live, supposing thou art true,
Like a deceived husband; so love's face
May still seem love to me, though alter'd new;
Thy looks with me, thy heart in other place:
For there can live no hatred in thine eye,
Therefore in that I cannot know thy change.
In many's looks the false heart's history
Is writ in moods and frowns and wrinkles strange,
But heaven in thy creation did decree
That in thy face sweet love should ever dwell;
Whate'er thy thoughts or thy heart's workings be,
Thy looks should nothing thence but sweetness tell.
How like Eve's apple doth thy beauty grow,
if thy sweet virtue answer not thy show!

 


94.

Quelli che han potere di ferire e non lo fanno,
che non usano la forza in loro manifesta,
che commuovendo gli altri, restan come pietra,
apatici, freddi e sordi a tentazione:
godono davvero ogni favor del cielo
e proteggono da spreco i beni del creato;
questi son signori e padroni del loro volto,
gli altri non son che servi delle loro doti.
Dona fragranza all'estate lo sbocciar d'un fiore
anche se vive e muore soltanto per se stesso,
ma se quel fior s'infradicia d'infimo contagio,
la più vile erbaccia fiore parrà al confronto:
più una cosa è dolce, più agra divien se infetta,
imputriditi i gigli puzzano ben più di erbacce.

 

They that have power to hurt and will do none,
That do not do the thing they most do show,
Who, moving others, are themselves as stone,
Unmoved, cold, and to temptation slow,
They rightly do inherit heaven's graces
And husband nature's riches from expense;
They are the lords and owners of their faces,
Others but stewards of their excellence.
The summer's flower is to the summer sweet,
Though to itself it only live and die,
But if that flower with base infection meet,
The basest weed outbraves his dignity:
For sweetest things turn sourest by their deeds;
Lilies that fester smell far worse than weeds.

 


95.

Come sai render dolce ed amabil la vergogna
che simile al verme nella fragrante rosa,
contamina la bellezza del tuo fiorente nome!
O in quali dolcezze racchiudi i tuoi peccati!
Chi narrerà la storia dei tuoi giorni
commentando lascivamente i tuoi piaceri,
in forma di elogio sol potrebbe criticarti:
basta il tuo nome a ingentilire ogni biasimo.
O qual splendida dimora hanno eletto quei vizi
che per loro abitazione hanno scelto te,
ove manto di bellezza copre ogni peccato
e converte in grazia quanto l'occhio può vedere!
Attento, cuore caro, a questo immenso privilegio:
male usata anche la più dura lama perde il filo.

 

How sweet and lovely dost thou make the shame
Which, like a canker in the fragrant rose,
Doth spot the beauty of thy budding name!
O, in what sweets dost thou thy sins enclose!
That tongue that tells the story of thy days,
Making lascivious comments on thy sport,
Cannot dispraise but in a kind of praise;
Naming thy name blesses an ill report.
O, what a mansion have those vices got
Which for their habitation chose out thee,
Where beauty's veil doth cover every blot,
And all things turn to fair that eyes can see!
Take heed, dear heart, of this large privilege;
The hardest knife ill-used doth lose his edge.

 


96.

Si dice che tua colpa è gioventù o leggerezza,
ma anche che tua grazia è verde età e seduzione;
così pregi e difetti da ognuno son graditi:
le colpe tu trasformi in grazie affascinanti.
Come al dito di una regina in trono
il più misero gioiello è stimato di gran pregio,
così quelle pecche che in te sono ben chiare
trasferite alla virtù diventano virtuose.
Quanti agnelli adescherebbe il fero lupo
se in agnello tramutasse il suo sembiante!
Quanti ammiratori potresti tu ingannare
se usassi il fascino di ogni tuo potere!
Ma non lo fare: io ti voglio così bene
e ti sento tanto mio che mio è il tuo buon nome.

 

Some say thy fault is youth, some wantonness;
Some say thy grace is youth and gentle sport;
Both grace and faults are loved of more and less;
Thou makest faults graces that to thee resort.
As on the finger of a throned queen
The basest jewel will be well esteem'd,
So are those errors that in thee are seen
To truths translated and for true things deem'd.
How many lambs might the stem wolf betray,
If like a lamb he could his looks translate!
How many gazers mightst thou lead away,
If thou wouldst use the strength of all thy state!
But do not so; I love thee in such sort
As, thou being mine, mine is thy good report.

 


97.

Come mi è parsa inverno la mia lontananza
da te, unica gioia del fuggente anno!
Che gelo ho sentito, che neri giorni ho vissuto!
Che desolazione ovunque di vecchio Dicembre!
Eppure quel periodo d'assenza era tempo d'estate,
il prolifico autunno, carico di ricchi frutti,
sta maturando il seme della vogliosa primavera,
qual vedovo grembo dopo la morte del suo signore:
ma questa gran prosperità allora mi sembrava
un fiorir di orfani, di gemme senza padre
perché l'estate e i suoi piaceri dipendono da te
e con te lontano, anche gli uccelli sono muti
o se cinguettano è con sì poco spirito
che ogni foglia impallidisce temendo già l'inverno.

 

How like a winter hath my absence been
From thee, the pleasure of the fleeting year!
What freezings have I felt, what dark days seen!
What old December's bareness every where!
And yet this time removed was summer's time,
The teeming autumn, big with rich increase,
Bearing the wanton burden of the prime,
Like widow'd wombs after their lords' decease:
Yet this abundant issue seem'd to me
But hope of orphans and unfather'd fruit;
For summer and his pleasures wait on thee,
And, thou away, the very birds are mute;
Or, if they sing, 'tis with so dull a cheer
That leaves look pale, dreading the winter's near.

 


98.

Anche in primavera fui da te lontano
quando il leggiadro Aprile, tutto vestito a festa,
suscitava in ogni cosa un tale brio di gioventù
che rideva anche Saturno e con lui danzava.
Ma, né i canti degli uccelli, né il profumo dolce
dei differenti fiori sia in fragranza che colore,
potevano indurmi a pensare una gioiosa storia
o a coglierli dal grembo ove floridi crescevano:
e neppur mi affascinava il candor dei gigli
né potei apprezzare il rosso acceso delle rose;
non eran che profumi e deliziose forme
raffiguranti te, tu lor unico modello.
Ma per me era sempre inverno e lontan da te,
mi dilettai con loro come con l'ombra tua.

 

From you have I been absent in the spring,
When proud-pied April dress'd in all his trim
Hath put a spirit of youth in every thing,
That heavy Saturn laugh'd and leap'd with him.
Yet nor the lays of birds nor the sweet smell
Of different flowers in odour and in hue
Could make me any summer's story tell,
Or from their proud lap pluck them where they grew;
Nor did I wonder at the lily's white,
Nor praise the deep vermilion in the rose;
They were but sweet, but figures of delight,
Drawn after you, you pattern of all those.
Yet seem'd it winter still, and, you away,
As with your shadow I with these did play.

 


99.

Così ho rimproverato la violetta audace:
ladra soave, a chi rubasti quel dolce tuo profumo
se non al respiro del mio amore? Il purpureo orgoglio
che a color dimora sulla tua soffice corolla
è ovvio che l'hai preso dalle vene del mio amore.
Ho accusato il giglio di plagio della tua mano,
e dei tuoi capelli i fior di maggiorana;
le rose timorose si ergevan sulle spine,
una rossa di vergogna, l'altra bianca di paura;
una terza, né rossa o bianca, entrambe avea rubato
e alla sua rapina aveva aggiunto il tuo respiro;
ma per quel furto, nel vigor della sua crescita,
vindice un verme la divorava a morte.
Altri fiori ho notato, ma non ne vidi uno
che non ti avesse tolto o il colore o il profumo.

 

The forward violet thus did I chide:
Sweet thief, whence didst thou steal thy sweet that smells,
If not from my love's breath? The purple pride
Which on thy soft cheek for complexion dwells
In my love's veins thou hast too grossly dyed.
The lily I condemned for thy hand,
And buds of marjoram had stol'n thy hair:
The roses fearfully on thorns did stand,
One blushing shame, another white despair;
A third, nor red nor white, had stol'n of both
And to his robbery had annex'd thy breath;
But, for his theft, in pride of all his growth
A vengeful canker eat him up to death.
More flowers I noted, yet I none could see
But sweet or colour it had stol'n from thee.

 


100.

Dove sei, mia Musa, che da lungo tempo oblii
di cantare chi ti dona tutta la tua possanza?
Consumi il tuo fervore in canti senza pregio
bruciando la tua vena per dar luce a temi indegni?
Ritorna, o smemorata, e subito riscatta
con accurati metri il tempo che hai sprecato;
canta all'orecchio che apprezza le tue rime
e dona alla tua penna ispirazione e ardore.
Sorgi, torpida Musa, scruta il dolce viso del mio amore
per veder se il Tempo vi ha scolpito qualche ruga;
se ne trovi, sii tu satira della decadenza
e rendi disprezzata ogni razzia del Tempo.
Da' fama all'amor mio pria che lo falci il Tempo
così potrai preceder la sua perversa lama.

 

Where art thou, Muse, that thou forget'st so long
To speak of that which gives thee all thy might?
Spend'st thou thy fury on some worthless song,
Darkening thy power to lend base subjects light?
Return, forgetful Muse, and straight redeem
In gentle numbers time so idly spent;
Sing to the ear that doth thy lays esteem
And gives thy pen both skill and argument.
Rise, resty Muse, my love's sweet face survey,
If Time have any wrinkle graven there;
If any, be a satire to decay,
And make Time's spoils despised every where.
Give my love fame faster than Time wastes life;
So thou prevent'st his scythe and crooked knife.

 

Inizio pagina

Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 101 a 120

101.

Quali saranno le tue scuse, o Musa vagabonda,
per tanta negligenza di virtù in bellezza?
Virtù e bellezza insieme dipendon dal mio amore,
ed anche tu in lui trovi ogni tuo merito.
Dammi risposta, o Musa, vuoi tu forse dire:
"Virtù, in colore fissa, non necessita pittura,
né bellezza di pennello per attestarne il vero;
ma il meglio meglio risplende se puro lo si lascia?".
Resterai tu muta perché a lui non serve lode?
Non scusar così il silenzio, perché sta in te
far sì ch'ei sopravviva a un sepolcro d'oro
e che sia apprezzato in epoche a venire.
Fa dunque il tuo dovere, Musa: io ti insegnerò
a mostrarlo com'è ora anche in tempi più lontani.

 

O truant Muse, what shall be thy amends
For thy neglect of truth in beauty dyed?
Both truth and beauty on my love depends;
So dost thou too, and therein dignified.
Make answer, Muse: wilt thou not haply say
'Truth needs no colour, with his colour fix'd;
Beauty no pencil, beauty's truth to lay;
But best is best, if never intermix'd?'
Because he needs no praise, wilt thou be dumb?
Excuse not silence so; for't lies in thee
To make him much outlive a gilded tomb,
And to be praised of ages yet to be.
Then do thy office, Muse; I teach thee how
To make him seem long hence as he shows now.

 


102.

È più forte il mio amore anche se par più debole,
io non amo di meno, pur se meno lo dimostro;
è oggetto da mercato quell'amore il cui alto pregio
è dal suo padrone ovunque decantato.
Era giovane il nostro amore appena in primavera
quand'ero solito festeggiarlo coi miei canti,
come Filòmela che cinguetta all'inizio dell'estate
e tace al giunger dei giorni più maturi:
non che l'estate sia meno bella ora
di quando i suoi mesti canti zittivano la notte,
ma perché musica indistinta grava su ogni ramo
e le dolcezze così confuse perdon di valore.
Perciò come Filòmela, io talvolta taccio
perché non voglio annoiarti col mio canto.

 

My love is strengthen'd, though more weak in seeming;
I love not less, though less the show appear:
That love is merchandized whose rich esteeming
The owner's tongue doth publish every where.
Our love was new and then but in the spring
When I was wont to greet it with my lays,
As Philomel in summer's front doth sing
And stops her pipe in growth of riper days:
Not that the summer is less pleasant now
Than when her mournful hymns did hush the night,
But that wild music burthens every bough
And sweets grown common lose their dear delight.
Therefore like her I sometime hold my tongue,
Because I would not dull you with my song.

 


103.

Ahimè, che povertà diffonde l'arida mia Musa
pur avendo larga fonte per mostrar il suo talento:
ha maggior valore il soggetto nel suo ignudo
di quando è adorno del mio aggiunto elogio.
No, non biasimarmi se non so più scrivere!
Guarda nel tuo specchio e ti apparirà un volto
che di gran lunga supera questa fiacca vena
che annebbia i miei versi e mi dà discredito.
Non sarebbe un peccato, per volerlo migliorare,
guastare il soggetto che prima era stupendo?
Perché i miei versi ad altro non aspirano
che a cantar le tue grazie e le tue doti.
E più, molto di più di quanto il mio verso esprima,
te lo dice il tuo specchio quando ti guardi in esso.

 

Alack, what poverty my Muse brings forth,
That having such a scope to show her pride,
The argument all bare is of more worth
Than when it hath my added praise beside!
O, blame me not, if I no more can write!
Look in your glass, and there appears a face
That over-goes my blunt invention quite,
Dulling my lines and doing me disgrace.
Were it not sinful then, striving to mend,
To mar the subject that before was well?
For to no other pass my verses tend
Than of your graces and your gifts to tell;
And more, much more, than in my verse can sit
Your own glass shows you when you look in it.

 


104.

Per me, amico mio, non sarai mai vecchio,
qual eri la prima volta che incontrai il tuo sguardo,
tal oggi appare la tua bellezza; tre gelidi inverni
hanno scosso dagli alberi l'orgoglio di tre estati,
tre leggiadre primavere avvizzite in gialli autunni
ho visto nel susseguir delle stagioni,
tre fragranti Aprili arsero nel fuoco di tre Giugni
da quando ti vidi in fiore, giovane come ora.
Ma la bellezza è come l'ombra sulla meridiana
che furtiva avanza senza mostrarne il passo;
così la tua freschezza, che a me par sempre ferma,
ha un movimento che l'occhio mio non percepisce:
se temi questo, sappi, posterità in ascolto:
pria del tuo avvento già era morta l'estate di bellezza.

 

To me, fair friend, you never can be old,
For as you were when first your eye I eyed,
Such seems your beauty still. Three winters cold
Have from the forests shook three summers' pride,
Three beauteous springs to yellow autumn turn'd
In process of the seasons have I seen,
Three April perfumes in three hot Junes burn'd,
Since first I saw you fresh, which yet are green.
Ah! yet doth beauty, like a dial-hand,
Steal from his figure and no pace perceived;
So your sweet hue, which methinks still doth stand,
Hath motion and mine eye may be deceived:
For fear of which, hear this, thou age unbred;
Ere you were born was beauty's summer dead.

 


105.

Non sia chiamato idolatria il mio sentimento,
né creduto un idolo il mio caro amore
perché i miei canti e le mie lodi sono uguali
per uno solo, ad uno solo, sempre tali e ancor così.
Devoto è oggi il mio amore, devoto sarà domani,
sempre costante nel suo splendido sentire;
perciò la mia poesia, legata alla costanza,
esprimendo una sola cosa ignora variazioni.
"Bellezza, bontà e virtù" son l'unico mio tema,
"bellezza, bontà e virtù" varianti sol nel dire;
e in questo cambiamento si spegne la mia vena,
che affronta un superbo campo: tre temi in uno.
"Bellezza, bontà e virtù" spesso han vissuto sole,
ma mai han dimorato in un'unica persona.

 

Let not my love be call'd idolatry,
Nor my beloved as an idol show,
Since all alike my songs and praises be
To one, of one, still such, and ever so.
Kind is my love to-day, to-morrow kind,
Still constant in a wondrous excellence;
Therefore my verse to constancy confined,
One thing expressing, leaves out difference.
'Fair, kind and true' is all my argument,
'Fair, kind, and true' varying to other words;
And in this change is my invention spent,
Three themes in one, which wondrous scope affords.
'Fair, kind, and true,' have often lived alone,
Which three till now never kept seat in one.

 


106.

Quando negli scritti del tempo passato
io vedo descrizioni di sublimi creature,
e bellezza render belle antiche rime
in lode di defunte dame e nobil cavalieri,
allora, nell'apoteosi di quelle supreme grazie
della mano, piede, labbra, occhio o fronte,
sento che la lor antica penna voleva esprimere
quell'unica bellezza che ora tu possiedi.
Così tutti i loro elogi sono quindi profezie
di questo nostro tempo prefiguranti te;
e poiché essi vedevano sol con occhi presaghi,
furono incapaci di dar risalto al tuo valore:
mentre noi che viviamo questi presenti giorni
abbiamo occhi per ammirare e non lingua per lodare.

 

When in the chronicle of wasted time
I see descriptions of the fairest wights,
And beauty making beautiful old rhyme
In praise of ladies dead and lovely knights,
Then, in the blazon of sweet beauty's best,
Of hand, of foot, of lip, of eye, of brow,
I see their antique pen would have express'd
Even such a beauty as you master now.
So all their praises are but prophecies
Of this our time, all you prefiguring;
And, for they look'd but with divining eyes,
They had not skill enough your worth to sing:
For we, which now behold these present days,
Had eyes to wonder, but lack tongues to praise.

 


107.

Né le mie paure, né lo spirito profetico
del mondo intero pronosticante l'avvenire,
possono fissare la durata del mio devoto amore
ritenuto condannato a inevitabil fine.
La luna mortale ha superato la sua eclissi
e i cupi veggenti ridon dei lor presagi;
le incertezze or si coronan di certezze
e pace proclama ulivi imperituri.
Con l'effluvio di questo tempo or più sereno
il mio affetto appar rinato e Morte mi soggiace,
giacché, a scorno suo, vivrò sempre nei miei versi,
mentre essa infierirà su ottusi ed incapaci,
e tu in questi troverai il tuo monumento,
quando corone di tiranni e bronzee tombe saran consunte.

 

Not mine own fears, nor the prophetic soul
Of the wide world dreaming on things to come,
Can yet the lease of my true love control,
Supposed as forfeit to a confined doom.
The mortal moon hath her eclipse endured
And the sad augurs mock their own presage;
Incertainties now crown themselves assured
And peace proclaims olives of endless age.
Now with the drops of this most balmy time
My love looks fresh, and death to me subscribes,
Since, spite of him, I'll live in this poor rhyme,
While he insults o'er dull and speechless tribes:
And thou in this shalt find thy monument,
When tyrants' crests and tombs of brass are spent.

 


108.

V'è altro nel cervello che inchiostro possa scrivere
che il mio sincero spirito non ti abbia dedicato?
Che dir ancor di nuovo, che resta ancor da offrire
per esprimere il mio amore o il tuo prezioso merito?
Nulla, caro giovane; ma come in sante preci, ancor
devo ripetere ogni giorno le stesse cose,
non sentendo vecchio il vecchio dir, tu mio, io tuo,
come la prima volta che venerai il tuo nome.
Così quell'eterno amore in rinnovata veste,
non dà peso alla polvere e al logorìo del tempo
né concede spazio alle implacabili rughe,
ma costringe vecchiaia a sua perenne schiava,
trovando il primo concetto d'amor perpetuato
dove tempo e apparenza lo penserebbero distrutto.

 

What's in the brain that ink may character
Which hath not figured to thee my true spirit?
What's new to speak, what new to register,
That may express my love or thy dear merit?
Nothing, sweet boy; but yet, like prayers divine,
I must, each day say o'er the very same,
Counting no old thing old, thou mine, I thine,
Even as when first I hallow'd thy fair name.
So that eternal love in love's fresh case
Weighs not the dust and injury of age,
Nor gives to necessary wrinkles place,
But makes antiquity for aye his page,
Finding the first conceit of love there bred
Where time and outward form would show it dead.

 


109.

No, non dire mai che il mio cuore è stato falso
anche se l'assenza sembrò ridurre la mia fiamma;
come non è facil ch'io mi stacchi da me stesso,
così è della mia anima che vive nel tuo petto:
quello è il rifugio mio d'amore; se ho vagato
come chi viaggia, io di nuovo lì ritorno
fedelmente puntuale, non mutato dagli eventi,
tanto ch'io stesso porto acqua alle mie colpe.
Non credere mai, pur se in me regnassero
tutte le debolezze che insidiano la carne,
ch'io mi possa macchiare in modo tanto assurdo
da perdere per niente la somma dei tuoi pregi:
perché niente io chiamo questo immenso universo
tranne te, mia rosa; in esso tu sei il mio tutto.

 

O, never say that I was false of heart,
Though absence seem'd my flame to qualify.
As easy might I from myself depart
As from my soul, which in thy breast doth lie:
That is my home of love: if I have ranged,
Like him that travels I return again,
Just to the time, not with the time exchanged,
So that myself bring water for my stain.
Never believe, though in my nature reign'd
All frailties that besiege all kinds of blood,
That it could so preposterously be stain'd,
To leave for nothing all thy sum of good;
For nothing this wide universe I call,
Save thou, my rose; in it thou art my all.

 


110.

Ahimè, è vero, ho errato qua e là
e fatto di me stesso un buffone da teatro,
ho trafitto i miei pensieri, deprezzato sentimenti,
e per nuove sensazioni offeso vecchi affetti.
È ancor più vero che guardai la fedeltà
con sospetto e distacco; ma per il cielo,
questo fuorviare diede al mio cuore nuova giovinezza
e i peggiori incontri ti confermaron mio supremo amore.
Or tutto è passato, abbi quanto non avrà mai fine:
mai più vorrò acuire questa voglia mia d'amore
con esperienze nuove per provare un vecchio amico,
un dio in amore, al quale son devoto.
Lascia ch'io dunque torni al cielo mio migliore,
l'ambito cuore tuo, puro e generoso.

 

Alas, 'tis true I have gone here and there
And made myself a motley to the view,
Gored mine own thoughts, sold cheap what is most dear,
Made old offences of affections new;
Most true it is that I have look'd on truth
Askance and strangely: but, by all above,
These blenches gave my heart another youth,
And worse essays proved thee my best of love.
Now all is done, have what shall have no end:
Mine appetite I never more will grind
On newer proof, to try an older friend,
A god in love, to whom I am confined.
Then give me welcome, next my heaven the best,
Even to thy pure and most most loving breast.

 


111.

Per amor, ti prego, rimprovera la Fortuna,
divinità colpevole di ogni mia mala azione,
che meglio non provvide alla mia vita
se non con rozzi mezzi che insegnan rozze maniere.
Da questo viene il marchio che il mio nome impronta,
e per questo la mia natura si è quasi degradata
nel fare il suo lavoro, come la mano del tintore:
abbi quindi pietà di me e fa' che mi rinnovi.
Intanto io berrò, qual docile paziente,
dosi di aceto contro la mia sventura:
nessuna amarezza sarà per me troppo amara
né doppia punizione per correggermi due volte.
Abbi dunque pietà di me, caro amico, e ti assicuro
che anche la tua pietà è abbastanza per guarirmi.

 

O, for my sake do you with Fortune chide,
The guilty goddess of my harmful deeds,
That did not better for my life provide
Than public means which public manners breeds.
Thence comes it that my name receives a brand,
And almost thence my nature is subdued
To what it works in, like the dyer's hand:
Pity me then and wish I were renew'd;
Whilst, like a willing patient, I will drink
Potions of eisel 'gainst my strong infection
No bitterness that I will bitter think,
Nor double penance, to correct correction.
Pity me then, dear friend, and I assure ye
Even that your pity is enough to cure me.

 


112.

Il tuo amore e la pietà annullano quel marchio
che pubblico biasimo m'impresse sulla fronte,
che importa se qualcuno mi loda o mi disprezza
finché tu copri il male e dai credito al mio bene?
Tu sei il mio intero mondo ed io devo cercare
di capire onte e pregi solo dalle tue labbra:
nessun altro per me esiste, né altri io considero,
che cambi in bene o male la mia ferrea volontà.
Nel più profondo abisso affondo ogni interesse
per le voci altrui, affinché, come il serpente,
non porga ascolto al critico né all'adulatore.
Ecco perché trascuro il parere altrui:
sei talmente radicato in ogni mio pensiero,
che quanto ci circonda a me par morto.

 

Your love and pity doth the impression fill
Which vulgar scandal stamp'd upon my brow;
For what care I who calls me well or ill,
So you o'er-green my bad, my good allow?
You are my all the world, and I must strive
To know my shames and praises from your tongue:
None else to me, nor I to none alive,
That my steel'd sense or changes right or wrong.
In so profound abysm I throw all care
Of others' voices, that my adder's sense
To critic and to flatterer stopped are.
Mark how with my neglect I do dispense:
You are so strongly in my purpose bred
That all the world besides methinks are dead.

 


113.

Da quando ti ho lasciato, la mia vista è in cuore
e l'occhio che dirigere dovrebbe ogni mio passo,
si distoglie dal suo compito ed è in parte cieco,
crede di vedere, ma in realtà è spento:
perché non trasmette al cuore alcuna immagine
di uccelli, fiori o forme che esso scorge,
né partecipa alla mente il suo fugace sguardo,
né trattiene la sua vista quel che percepisce:
sia che esso veda cose rozze o delicate,
la più dolce effigie o l'esser più deforme,
la montagna o il mare, il giorno o la notte,
il corvo o la colomba, tutto ei foggia a tua sembianza.
Non sapendo far di più, di te soltanto colmo,
il mio devoto cuore mi costringe ad esser falso.

 

Since I left you, mine eye is in my mind;
And that which governs me to go about
Doth part his function and is partly blind,
Seems seeing, but effectually is out;
For it no form delivers to the heart
Of bird of flower, or shape, which it doth latch:
Of his quick objects hath the mind no part,
Nor his own vision holds what it doth catch:
For if it see the rudest or gentlest sight,
The most sweet favour or deformed'st creature,
The mountain or the sea, the day or night,
The crow or dove, it shapes them to your feature:
Incapable of more, replete with you,
My most true mind thus makes mine eye untrue.

 


114.

Può esser che il mio cuore, schiavo del tuo regno
s'inebri col veleno che i re usano, l'inganno?
O devo forse dire che il mio occhio vede il vero
e che l'amor per te gli insegnò tale alchimia,
da trasformare mostri ed ogni cosa informe
in dolci cherubini uguali al tuo sembiante,
cambiando ogni bruttura in perfetta meraviglia
non appena vi si posi la luce del suo sguardo?
No, è certo il primo; v'è l'inganno nel mio occhio
che il mio cuore generoso regalmente beve:
il mio occhio ben conosce quel che a lui s'addice
e per il suo palato predispone il giusto calice.
Se fosse avvelenato, minor sarà la colpa
perché al mio occhio piace e per primo l'assapora.

 

Or whether doth my mind, being crown'd with you,
Drink up the monarch's plague, this flattery?
Or whether shall I say, mine eye saith true,
And that your love taught it this alchemy,
To make of monsters and things indigest
Such cherubins as your sweet self resemble,
Creating every bad a perfect best,
As fast as objects to his beams assemble?
O,'tis the first; 'tis flattery in my seeing,
And my great mind most kingly drinks it up:
Mine eye well knows what with his gust is 'greeing,
And to his palate doth prepare the cup:
If it be poison'd, 'tis the lesser sin
That mine eye loves it and doth first begin.

 


115.

Mentono i versi che finora ho scritto,
specie ove dissi che non potevo amar di più;
allora la mia mente non sapeva che in futuro
una fiamma tanto grande potesse ardere più viva.
Ma pensando al tempo, i cui infiniti eventi
s'insinuan tra giuramenti e mutan decreti di re,
spogliano sacre bellezze, stroncan audaci disegni
volgono all'incostanza le più salde menti:
ahimè - temendo la tirannia del Tempo - perché
non dissi allora: "T'amo d'un amor supremo",
quando ero certo al di là di ogni incertezza
di consacrare quel presente, ignaro del domani?
Amore è un bimbo; non potevo dir così,
avrei sentito grande quanto ancora cresce.

 

Those lines that I before have writ do lie,
Even those that said I could not love you dearer:
Yet then my judgment knew no reason why
My most full flame should afterwards burn clearer.
But reckoning time, whose million'd accidents
Creep in 'twixt vows and change decrees of kings,
Tan sacred beauty, blunt the sharp'st intents,
Divert strong minds to the course of altering things;
Alas, why, fearing of time's tyranny,
Might I not then say 'Now I love you best,'
When I was certain o'er incertainty,
Crowning the present, doubting of the rest?
Love is a babe; then might I not say so,
To give full growth to that which still doth grow?

 


116.

Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

 

Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O no! it is an ever-fixed mark
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth's unknown, although his height be taken.
Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle's compass come:
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

 


117.

Accusami pure d'aver del tutto trascurato
il dovuto compenso ai tuoi grandi meriti,
d'aver scordato di venerare quel prezioso amore
che di giorno in giorno sempre più mi vincola;
d'esser stato familiare con gente sconosciuta,
lasciando ad altri il tuo diritto ben pagato;
d'aver spiegato vele a tutti i venti
per allontanarmi sempre più dalla tua vista.
Registra pure caparbietà ed errori
e a vere prove, aggiungi i tuoi sospetti;
fammi bersaglio del tuo furioso sguardo,
ma non colpirmi nella foga del tuo odio:
perché la mia difesa adduce che sol volli tentare
di mettere alla prova la forza del tuo amore.

 

Accuse me thus: that I have scanted all
Wherein I should your great deserts repay,
Forgot upon your dearest love to call,
Whereto all bonds do tie me day by day;
That I have frequent been with unknown minds
And given to time your own dear-purchased right
That I have hoisted sail to all the winds
Which should transport me farthest from your sight.
Book both my wilfulness and errors down
And on just proof surmise accumulate;
Bring me within the level of your frown,
But shoot not at me in your waken'd hate;
Since my appeal says I did strive to prove
The constancy and virtue of your love.

 


118.

Se per risvegliare il nostro appetito
stimoliamo il palato con ghiottonerie piccanti
e per proteggerci da malattie senza alcun sintomo,
ci ammaliamo con purghe per evitar l'infermità:
anch'io, colmo della tua instancabile dolcezza,
orientai il mio vitto alle salse amare
e sazio di piacere trovai un certo conforto
nell'essere malato senza ragion fondata.
Ma l'astuta strategia in amor di premunirci
da mali inesistenti, diede vita a vere colpe
e finì per aggravare una sana situazione
che ricca di benessere, con mal volle curarsi.
Ma da questo imparo e giusta è la lezione,
i farmaci avvelenano chi s'ammalò di te.

 

Like as, to make our appetites more keen,
With eager compounds we our palate urge,
As, to prevent our maladies unseen,
We sicken to shun sickness when we purge,
Even so, being tuff of your ne'er-cloying sweetness,
To bitter sauces did I frame my feeding
And, sick of welfare, found a kind of meetness
To be diseased ere that there was true needing.
Thus policy in love, to anticipate
The ills that were not, grew to faults assured
And brought to medicine a healthful state
Which, rank of goodness, would by ill be cured:
But thence I learn, and find the lesson true,
Drugs poison him that so fell sick of you.

 


119.

Quali lacrime di Sirene devo aver bevuto
stillate da alambicchi immondi come inferno,
per dar paura alle speranze e speranze alle paure,
sentendomi sconfitto in ogni mia vittoria!
Quali misere colpe può aver commesso il cuore,
quando si credeva al sommo d'ogni gioia!
Come vagavan fuori dalle orbite i miei occhi
nell'eccitazione di tal delirante febbre!
O vantaggio del male: ora solo riconosco
che sempre il bene è dal mal reso migliore
e che l'amore infranto, ricostruito a nuovo,
cresce ancor più bello, più forte, ben più grande.
Così, mortificato, ritorno all'amor mio,
e dal mal guadagno tre volte quel che ho perso.

 

What potions have I drunk of Siren tears,
Distill'd from limbecks foul as hell within,
Applying fears to hopes and hopes to fears,
Still losing when I saw myself to win!
What wretched errors hath my heart committed,
Whilst it hath thought itself so blessed never!
How have mine eyes out of their spheres been fitted
In the distraction of this madding fever!
O benefit of ill! now I find true
That better is by evil still made better;
And ruin'd love, when it is built anew,
Grows fairer than at first, more strong, far greater.
So I return rebuked to my content
And gain by ill thrice more than I have spent.

 


120.

La tua crudeltà d'un tempo oggi m'aiuta,
poiché memore del dolore che allor provai
mi sentirei schiantato dal peso dei miei torti,
ché di bronzo non ho i nervi, né d'acciaio.
Se anche tu hai sofferto per le colpe mie
l'angoscia ch'io sentii, inferno saran stati quei momenti
ed io, tiranno, tempo non ebbi
di pesar quel che un dì patii per il tuo oltraggio.
O se quella cupa angoscia avesse ricordato
al mio sentir profondo quanto stronca un dolor sincero,
per poterti porgere, come allor tu offristi a me,
l'umile balsamo che dà conforto a cuori oppressi!
Ma la tua crudeltà d'un tempo è oggi una risorsa
per compensar quell'onta e riscattar la mia.

 

That you were once unkind befriends me now,
And for that sorrow which I then did feel
Needs must I under my transgression bow,
Unless my nerves were brass or hammer'd steel.
For if you were by my unkindness shaken
As I by yours, you've pass'd a hell of time,
And I, a tyrant, have no leisure taken
To weigh how once I suffered in your crime.
O, that our night of woe might have remember'd
My deepest sense, how hard true sorrow hits,
And soon to you, as you to me, then tender'd
The humble slave which wounded bosoms fits!
But that your trespass now becomes a fee;
Mine ransoms yours, and yours must ransom me.

 

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Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 121 a 140

121.

È meglio esser colpevole che tale esser stimato
quando non essendolo si è accusati d'esserlo;
e perso è ogni valor sincero perché creduto colpa
non dal nostro sentire, ma dal giudizio d'altri.
Perché mai dovrebbero gli occhi altrui adulteri
considerar vizioso il mio amoroso sangue?
Perché nelle mie voglie s'insinuan lascive spie
che a parer lor condannano quel ch'io ritengo giusto?
No, io sono quel che sono e chi mira
ai miei errori, colpisce solo i propri;
potrei esser io sincero e loro non dire il vero,
non venga il mio agir pesato dal loro pensar corrotto;
a men che non sostengano questo mal comune,
l'umanità è malvagia e nel suo mal trionfa.

 

'Tis better to be vile than vile esteem'd,
When not to be receives reproach of being,
And the just pleasure lost which is so deem'd
Not by our feeling but by others' seeing:
For why should others false adulterate eyes
Give salutation to my sportive blood?
Or on my frailties why are frailer spies,
Which in their wills count bad what I think good?
No, I am that I am, and they that level
At my abuses reckon up their own:
I may be straight, though they themselves be bevel;
By their rank thoughts my deeds must not be shown;
Unless this general evil they maintain,
All men are bad, and in their badness reign.

 


122.

Il diario, tuo regalo, è qui nella mia mente,
interamente impresso in memoria imperitura
e durerà più a lungo di quei bianchi fogli
al di là di ogni tempo sino all'eternità
o per lo meno, fino a che la mente e il cuore
avranno da natura la facoltà di vivere,
finché non cederanno al rovinoso oblìo
il tuo nome, il tuo ricordo non andrà mai perso.
Quel povero diario non poteva contenere tutto,
né mi servon note per ricordarmi del tuo amore,
questa è la ragione che mi spinse a separarmene
dando credito alla mente che meglio ti riceve:
tenere un promemoria che mi aiuti a ricordarti
sarebbe come ammettere dimenticanza in me.

 

Thy gift, thy tables, are within my brain
Full character'd with lasting memory,
Which shall above that idle rank remain
Beyond all date, even to eternity;
Or at the least, so long as brain and heart
Have faculty by nature to subsist;
Till each to razed oblivion yield his part
Of thee, thy record never can be miss'd.
That poor retention could not so much hold,
Nor need I tallies thy dear love to score;
Therefore to give them from me was I bold,
To trust those tables that receive thee more:
To keep an adjunct to remember thee
Were to import forgetfulness in me.

 


123.

No Tempo, mai ti vanterai ch'io cambi;
le piramidi che innalzi con sempre nuova possa
non mi dicon niente, non han niente di nuovo:
non son che nuove vesti di cose già vedute.
È breve l'arco della vita, perciò guardiam stupiti
il vecchio che ci imponi come fosse nuovo,
e che vogliamo credere fatto a nostro gusto
piuttosto di pensare che già ne udimmo dire.
Io ti sfido Tempo e sfido i tuoi registri,
perché non mi sorprende il tuo presente od il passato
le tue vestigia mentono e mente quanto vediamo
fatto grande o piccolo dalla tua continua furia:
questo io ti giuro e questo manterrò,
a scorno tuo e della tua falce, io non cambierò.

 

No, Time, thou shalt not boast that I do change:
Thy pyramids built up with newer might
To me are nothing novel, nothing strange;
They are but dressings of a former sight.
Our dates are brief, and therefore we admire
What thou dost foist upon us that is old,
And rather make them born to our desire
Than think that we before have heard them told.
Thy registers and thee I both defy,
Not wondering at the present nor the past,
For thy records and what we see doth lie,
Made more or less by thy continual haste.
This I do vow and this shall ever be;
I will be true, despite thy scythe and thee.

 


124.

Se il mio grande amore fosse figlio della sorte,
qual bastardo del Destino vivrebbe come orfano
or soggetto all'amor del Tempo, ora al suo odio,
erbaccia fra le erbacce o fior tra i fiori accolto.
No, il mio amore nacque lungi da questi rischi;
non subisce precarietà di fasti, né soccombe
ai colpi di sordide congiure
cui l'invitante tempo espone la nostra gente:
no, esso non teme ipocrisia, quell'eretica politica
che si regge soltanto per brevi contate ore,
ma con saggia filosofia vive in salda indipendenza,
così né calor l'accresce né pioggia lo sommerge.
A questa verità io cito quei creduli del Tempo
che per glorie effimere distrussero se stessi. 

 

If my dear love were but the child of state,
It might for Fortune's bastard be unfather'd'
As subject to Time's love or to Time's hate,
Weeds among weeds, or flowers with flowers gather'd.
No, it was builded far from accident;
It suffers not in smiling pomp, nor falls
Under the blow of thralled discontent,
Whereto the inviting time our fashion calls:
It fears not policy, that heretic,
Which works on leases of short-number'd hours,
But all alone stands hugely politic,
That it nor grows with heat nor drowns with showers.
To this I witness call the fools of time,
Which die for goodness, who have lived for crime.

 


125.

Ma perché reggere baldacchini
magnificando apertamente ogni apparenza,
o gettare salde basi per una eternità
che provasi più fragile d'ingiuria e di rovina?
Non vidi forse avidi di vanità e favori
perdere tutto per aver pagato ad alto prezzo
quelle grazie effimere, dimentichi delle vere,
miseri mercenari in loro ambizion perduti?
No, lascia che nel tuo cuore io viva in devozione
e accetta questa offerta, povera ma spontanea,
non frammista a scorie, che non conosce inganno,
che in cambio del tuo amore ti offre la sua fede.
Vattene da me, infame delatore! Un'anima sincera
quanto più l'accusi, tanto più ti sfugge.

 

Were 't aught to me I bore the canopy,
With my extern the outward honouring,
Or laid great bases for eternity,
Which prove more short than waste or ruining?
Have I not seen dwellers on form and favour
Lose all, and more, by paying too much rent,
For compound sweet forgoing simple savour,
Pitiful thrivers, in their gazing spent?
No, let me be obsequious in thy heart,
And take thou my oblation, poor but free,
Which is not mix'd with seconds, knows no art,
But mutual render, only me for thee.
Hence, thou suborn'd informer! a true soul
When most impeach'd stands least in thy control.

 


126.

O mio amabil giovane, che reggi in tuo potere
del Tempo il mutevol specchio, la falce, la clessidra
che nel declinar fiorisci e in tal modo esponi
l'appassire di chi t'ama mentre tu sbocci in fiore;
se la natura, artefice sovrana d'ogni decadenza,
mentre avanzi nel tempo ti riporta indietro,
lo fa soltanto affinché la sua furbizia
screditi il Tempo e vinca il suo rovinoso passo.
Però guardati da lei, prediletto del suo capriccio:
ella può trattenere non tenere sempre il suo tesoro!
Il suo debito pur ritardato, dovrà avere un saldo,
e la sua quietanza sarà la tua restituzione.

 

O thou, my lovely boy, who in thy power
Dost hold Time's fickle glass, his sickle, hour;
Who hast by waning grown, and therein show'st
Thy lovers withering as thy sweet self grow'st;
If Nature, sovereign mistress over wrack,
As thou goest onwards, still will pluck thee back,
She keeps thee to this purpose, that her skill
May time disgrace and wretched minutes kill.
Yet fear her, O thou minion of her pleasure!
She may detain, but not still keep, her treasure:
Her audit, though delay'd, answer'd must be,
And her quietus is to render thee.

 


127.

Un tempo il nero non era considerato bello
o se lo era non portava il nome di bellezza;
ora invece è il nero per succession suo erede
e bionda bellezza, bastarda vien chiamata:
da quando ognuno usurpa il crear della natura
abbellendo il brutto falsando il volto dell'arte,
la vera bellezza non ha più nome né sacro asilo,
ma viene profanata o vive in total discredito.
Per questo son tanto neri gli occhi della mia donna,
neri come corvi, e sembran vestire il lutto
per chi, non nata bionda, vuole farsi bella,
avvilendo la natura con false imitazioni:
ma essi piangono con tanta grazia il loro duolo
da far pensar che tale dovrebbe esser la bellezza.

 

In the old age black was not counted fair,
Or if it were, it bore not beauty's name;
But now is black beauty's successive heir,
And beauty slander'd with a bastard shame:
For since each hand hath put on nature's power,
Fairing the foul with art's false borrow'd face,
Sweet beauty hath no name, no holy bower,
But is profaned, if not lives in disgrace.
Therefore my mistress' brows are raven black,
Her eyes so suited, and they mourners seem
At such who, not born fair, no beauty lack,
Slandering creation with a false esteem:
Yet so they mourn, becoming of their woe,
That every tongue says beauty should look so.

 


128.

Quante volte mentre tu, mia musica, suoni
quel fortunato legno il cui vibrar risponde
sotto le tue dolci dita, e moduli con grazia
armoniosi accordi che turbano il mio ascolto,
io invidio quei tasti che agili sobbalzano
per baciare il tenero incavo della tua mano;
mentre queste mie labbra che mieterebbero tal messe,
accanto a te arrossiscono per l'ardire di quei legni.
Per esser così eccitate, cambierebbero natura
e posto con quei saltellanti tasti,
sui quali le tue dita scorrono con dolce movimento
rendendo un morto legno più felice di vive labbra.
Se quei tasti impertinenti gioiscono di questo,
lascia loro le tue dita, a me le labbra da baciare.

 

How oft, when thou, my music, music play'st,
Upon that blessed wood whose motion sounds
With thy sweet fingers, when thou gently sway'st
The wiry concord that mine ear confounds,
Do I envy those jacks that nimble leap
To kiss the tender inward of thy hand,
Whilst my poor lips, which should that harvest reap,
At the wood's boldness by thee blushing stand!
To be so tickled, they would change their state
And situation with those dancing chips,
O'er whom thy fingers walk with gentle gait,
Making dead wood more blest than living lips.
Since saucy jacks so happy are in this,
Give them thy fingers, me thy lips to kiss.

 


129.

Sperpero di spirito in vergognoso scempio
è la lussuria in atto; e finché esso dura, lussuria
è spergiura, assassina, violenta, carica d'infamia,
selvaggia, estrema, brutale, crudele, sleale;
non appena goduta, subito disprezzata,
oltre ragion ambita e, non appena avuta,
oltre ragion odiata, come esca inghiottita
di proposito messa per render pazzo chi vi abbocca:
furiosa nel desìo e furiosa nel possesso,
sfrenata nel ricordo, nel godimento e brama;
delizia nell'orgasmo seguita da miseria,
un piacere ambito vestito d'illusione.
Il mondo ben conosce tutto questo, ma nessuno sa
sfuggir quel paradiso che guida a questo inferno.

 

The expense of spirit in a waste of shame
Is lust in action; and till action, lust
Is perjured, murderous, bloody, full of blame,
Savage, extreme, rude, cruel, not to trust,
Enjoy'd no sooner but despised straight,
Past reason hunted, and no sooner had
Past reason hated, as a swallow'd bait
On purpose laid to make the taker mad;
Mad in pursuit and in possession so;
Had, having, and in quest to have, extreme;
A bliss in proof, and proved, a very woe;
Before, a joy proposed; behind, a dream.
All this the world well knows; yet none knows well
To shun the heaven that leads men to this hell.

 


130.

Gli occhi della mia donna nulla hanno del sole,
il corallo è ben più rosso del rosso delle sue labbra;
se la neve è bianca, il suo seno è certo bruno,
se son setole i capelli, nere setole avrebbe in capo.
Ho visto rose screziate, rosse e bianche,
ma non vedo tali rose sulle sue gote;
e in certi olezzi vi è maggior delizia
che non nell'alito che la mia donna emana.
Io amo la sua voce eppure ben conosco
che la musica ha un suono molto più gradito;
ammetto che mai vidi l'inceder d'una dea:
la mia donna nel camminar calpesta il suolo.
Eppure, per il cielo, per me è talmente bella
quanto ogni altra donna falsamente decantata.

 

My mistress' eyes are nothing like the sun;
Coral is far more red than her lips' red;
If snow be white, why then her breasts are dun;
If hairs be wires, black wires grow on her head.
I have seen roses damask'd, red and white,
But no such roses see I in her cheeks;
And in some perfumes is there more delight
Than in the breath that from my mistress reeks.
I love to hear her speak, yet well I know
That music hath a far more pleasing sound;
I grant I never saw a goddess go;
My mistress, when she walks, treads on the ground:
And yet, by heaven, I think my love as rare
As any she belied with false compare.

 


 

131.

Anche se sei così, hai la stessa tirannia
di chi è resa crudele dall'orgoglio d'esser bella;
perché ben sai che per il mio cuore infatuato
tu sei il più splendido e prezioso dei gioielli.
Eppure, in verità, certi dicono vedendoti
che il tuo viso non ha nulla per far gemere l'amore:
io non sono così audace da dir che essi sbagliano
sebbene a me stesso io giuri che è un errore.
E per assicurarmi che non è falso ciò che giuro,
mille sospiri insieme sol pensando al viso tuo,
rapidi s'incalzano per dar testimonianza
che il tuo nero a mio giudizio è il più bel colore.
In nulla tu sei nera, se non nelle tue azioni
ed è per questo, penso, che nasce tal calunnia.

 

Thou art as tyrannous, so as thou art,
As those whose beauties proudly make them cruel;
For well thou know'st to my dear doting heart
Thou art the fairest and most precious jewel.
Yet, in good faith, some say that thee behold
Thy face hath not the power to make love groan:
To say they err I dare not be so bold,
Although I swear it to myself alone.
And, to be sure that is not false I swear,
A thousand groans, but thinking on thy face,
One on another's neck, do witness bear
Thy black is fairest in my judgment's place.
In nothing art thou black save in thy deeds,
And thence this slander, as I think, proceeds.

 


132.

Amo i tuoi occhi ed essi, quasi avessero pietà,
sapendo che il tuo cuore mi tortura col tuo sdegno,
si son vestiti a lutto e piangon dolci lacrime,
guardando il mio dolore con tanta compassione.
E per essere sincero, né il primo raggiar del sole
rende migliore il volto diafano dell'aurora,
né la fulgida stella che annuncia la sera
dà parte del suo splendore al fosco tramonto,
quanto quei due occhi a lutto adornino il tuo viso.
Lascia dunque che anche il tuo cuor sia degno
di piangere per me, giacché il lutto ti dà grazia,
e vesti la tua pietà di nero in ogni parte.
Allora giurerò che la vera bellezza è nera,
e che orride son quelle che mancan del tuo colore.

 

Thine eyes I love, and they, as pitying me,
Knowing thy heart torments me with disdain,
Have put on black and loving mourners be,
Looking with pretty ruth upon my pain.
And truly not the morning sun of heaven
Better becomes the grey cheeks of the east,
Nor that full star that ushers in the even
Doth half that glory to the sober west,
As those two mourning eyes become thy face:
O, let it then as well beseem thy heart
To mourn for me, since mourning doth thee grace,
And suit thy pity like in every part.
Then will I swear beauty herself is black
And all they foul that thy complexion lack.

 


133.

Dannato sia quel cuore che il cuor mio fa gemere
per la dura ferita inflitta al mio amico e a me!
Non lo saziava forse torturare me soltanto
senza asservire a schiavitù l'amico mio più caro?
Il tuo occhio crudele me ha distolto da me stesso
e con più crudeltà hai catturato l'altro mio io:
da lui, da me, e da te io sono abbandonato,
che triplice agonia sentirsi tre volte in croce!
Chiudi il mio cuore nella cella del tuo duro petto,
ma del cuore del mio amico sia il mio cuor garante;
chiunque m'incateni, lasci il mio cuore a sua custodia
così nella mia prigione non potrai usar violenza.
Eppure lo farai, perché essendo racchiuso in te,
per forza sono tuo e tuo è tutto quel che è in me.

 

Beshrew that heart that makes my heart to groan
For that deep wound it gives my friend and me!
Is't not enough to torture me alone,
But slave to slavery my sweet'st friend must be?
Me from myself thy cruel eye hath taken,
And my next self thou harder hast engross'd:
Of him, myself, and thee, I am forsaken;
A torment thrice threefold thus to be cross'd.
Prison my heart in thy steel bosom's ward,
But then my friend's heart let my poor heart bail;
Whoe'er keeps me, let my heart be his guard;
Thou canst not then use rigor in my gaol:
And yet thou wilt; for I, being pent in thee,
Perforce am thine, and all that is in me.

 


134.

Così, or che ho confessato che egli è tuo
e che me stesso ho ipotecato alle tue brame,
rinuncio a ogni diritto se tu l'altro mio io
vorrai restituirmi ancora a mio conforto.
Ma non lo farai, né lui vorrà mancar l'impegno,
perché tu sei possessiva ed egli ha nobil cuore;
solo a mio favore egli sottoscrisse
quel vincolo che anche lui or lega strettamente.
Della tua bellezza tu vuoi l'intero prezzo,
tu usuraia che solo dai per interesse,
e citi un amico che per me impegnò il suo nome:
così lo perdo per questo assurdo intrigo.
Io l'ho perduto; tu ci possiedi entrambi,
ei paga ogni tributo, ma ancor non sono libero.

 

So, now I have confess'd that he is thine,
And I myself am mortgaged to thy will,
Myself I'll forfeit, so that other mine
Thou wilt restore, to be my comfort still:
But thou wilt not, nor he will not be free,
For thou art covetous and he is kind;
He learn'd but surety-like to write for me
Under that bond that him as fast doth bind.
The statute of thy beauty thou wilt take,
Thou usurer, that put'st forth all to use,
And sue a friend came debtor for my sake;
So him I lose through my unkind abuse.
Him have I lost; thou hast both him and me:
He pays the whole, and yet am I not free.

 


135.

Ogni donna ha quel che vuole, tu hai il tuo Will
e un Will ancora e un Will anche di troppo:
sono io che t'assillo sempre, forse oltre misura
per aggiungermi così ai tuoi amorosi sensi.
Non vorrai tu, il cui ardore è sì acceso e grande
conceder che una volta il mio will nel tuo si annulli?
Dovranno le brame altrui sembrar assai gradite
e solo il mio desìo non brillar del tuo consenso?
Il mare colmo d'acqua riceve ancora piogge
e nell'abbondanza accresce le sue risorse:
così tu, ricca di will, aggiungi alle tue voglie
un desiderio mio per render più grande il tuo!
Un no senza bontà non uccida i tuoi aspiranti:
pensaci tutti in uno e che l'unico Will sia io.

 

Whoever hath her wish, thou hast thy 'Will,'
And 'Will' to boot, and 'Will' in overplus;
More than enough am I that vex thee still,
To thy sweet will making addition thus.
Wilt thou, whose will is large and spacious,
Not once vouchsafe to hide my will in thine?
Shall will in others seem right gracious,
And in my will no fair acceptance shine?
The sea all water, yet receives rain still
And in abundance addeth to his store;
So thou, being rich in 'Will,' add to thy 'Will'
One will of mine, to make thy large 'Will' more.
Let no unkind, no fair beseechers kill;
Think all but one, and me in that one 'Will.'

 


136.

Se l'anima ti rimprovera il mio contegno audace
giura all'anima tua cieca che ero io il tuo Will
e l'anima tua ben sa che ivi l'amor è ammesso:
perciò per amor, dolcezza, appaga la mia supplica.
Will completerà la ricchezza del tuo amore
e quest'unico mio desìo appagherà ogni voglia.
In posti di gran ritrovo si sa per esperienza
che uno non conta niente in mezzo a tanta gente:
perciò lascia che nel numero io passi inosservato
benché il mio uno accresca il novero dei tuoi possessi;
stimami pure un nulla, purché pensar ti piaccia
questa mia nullità un qualcosa che ti è caro.
Fa' del mio nome il tuo amore ed amalo per sempre,
così mi amerai, perché il mio nome è Will.

 

If thy soul cheque thee that I come so near,
Swear to thy blind soul that I was thy 'Will,'
And will, thy soul knows, is admitted there;
Thus far for love my love-suit, sweet, fulfil.
'Will' will fulfil the treasure of thy love,
Ay, fill it full with wills, and my will one.
In things of great receipt with ease we prove
Among a number one is reckon'd none:
Then in the number let me pass untold,
Though in thy stores' account I one must be;
For nothing hold me, so it please thee hold
That nothing me, a something sweet to thee:
Make but my name thy love, and love that still,
And then thou lovest me, for my name is 'Will.'

 


137.

Amore, pazzo cieco amore, che fai ai miei occhi
che guardano e non vedon quel che vedono?
Essi sanno cosa sia bellezza, vedono ove dimora
eppure quel che è il peggio è preso per eccelso.
Se occhi corrotti da sguardi troppo allettanti
sono ancorati nella baia ove naviga ogni uomo,
perché della falsità degli occhi ti sei fatto uncini
a cui tener legata la guida del mio cuore?
Perché il mio cuor dovrebbe considerar privato
quel luogo che ben sa comune al mondo intero?
O i miei occhi, che vedon bene, negare la realtà
per dar luce sincera a un volto tanto impuro?
I miei occhi e il cuore hanno falsato il vero,
ed ora son perduti nell'infamia dell'errore.

 

Thou blind fool, Love, what dost thou to mine eyes,
That they behold, and see not what they see?
They know what beauty is, see where it lies,
Yet what the best is take the worst to be.
If eyes corrupt by over-partial looks
Be anchor'd in the bay where all men ride,
Why of eyes' falsehood hast thou forged hooks,
Whereto the judgment of my heart is tied?
Why should my heart think that a several plot
Which my heart knows the wide world's common place?
Or mine eyes seeing this, say this is not,
To put fair truth upon so foul a face?
In things right true my heart and eyes have erred,
And to this false plague are they now transferr'd.

 


138.

Quando il mio amore giura d'esser tutta fedeltà
io voglio crederle, anche se so che mente,
perché possa pensarmi un giovane immaturo
che del mondo ignora l'arte sottil del fingere.
Così con vanità pensando che mi creda giovane,
anche se sa che in me il meglio è tramontato,
candidamente accetto la sua lingua menzognera -
e così da entrambi la pura verità è taciuta.
Ma perché ella non dice di essermi infedele?
E perché anch'io non le dico d'esser vecchio?
No, l'amor si veste meglio se simula fiducia
e l'età in amore non vuol conoscer anni.
Per questo con lei mento e lei mente con me,
e nei nostri errori ci lunsinghiam mentendo.

 

When my love swears that she is made of truth
I do believe her, though I know she lies,
That she might think me some untutor'd youth,
Unlearned in the world's false subtleties.
Thus vainly thinking that she thinks me young,
Although she knows my days are past the best,
Simply I credit her false speaking tongue:
On both sides thus is simple truth suppress'd.
But wherefore says she not she is unjust?
And wherefore say not I that I am old?
O, love's best habit is in seeming trust,
And age in love loves not to have years told:
Therefore I lie with her and she with me,
And in our faults by lies we flatter'd be.

 


139.

No, non chiedermi di giustificare i torti
che la tua crudeltà al mio cuore infligge;
feriscimi a parole, ma non con i tuoi occhi;
arma la lealtà e non uccidermi d'inganno.
Dimmi che ami altri, ma quando son con te,
cuor mio, non lanciare occhiate attorno:
perché ferir d'astuzia, quando il tuo potere
vince oltre misura la mia difesa esausta?
Così potrei scusarti: il mio amore ben conosce
che i suoi seducenti sguardi mi furono fatali,
perciò ella distoglie dal mio viso i miei nemici
perché possano scagliare i loro dardi altrove:
ma no, non far così, poiché son prossimo alla fine
trafiggimi di sguardi e spegni questa angoscia.

 

O, call not me to left the wrong
That thy unkindness lays upon my heart;
Wound me not with thine eye but with thy tongue;
Use power with power and slay me not by art.
Tell me thou lovest elsewhere, but in my sight,
Dear heart, forbear to glance thine eye aside:
What need'st thou wound with cunning when thy might
Is more than my o'er-press'd defense can bide?
Let me excuse thee: ah! my love well knows
Her pretty looks have been mine enemies,
And therefore from my face she turns my foes,
That they elsewhere might dart their injuries:
Yet do not so; but since I am near slain,
Kill me outright with looks and rid my pain.

 


140.

Sii saggia quanto sei crudele, non pressar
la mia muta pazienza col tuo continuo sdegno
affinché il dolore non mi presti verbo e dica
il perché della mia amara pena.
Se potessi insegnarti un po' d'acume, ti converrebbe
amore, dirmi che mi ami, anche se non vero;
come a malati tremanti ormai prossimi alla fine,
vengon dette dai medici sol parole di speranza.
Perché se disperassi, senz'altro impazzirei
e nella mia follia di te potrei dir male;
questo deviato mondo è oggi così perverso
che i più pazzi maldicenti trovan sempre ascolto.
Perché io non sia creduto, né tu sia calunniata,
ferma il tuo sguardo pur se il tuo cuore è assente.

 

Be wise as thou art cruel; do not press
My tongue-tied patience with too much disdain;
Lest sorrow lend me words and words express
The manner of my pity-wanting pain.
If I might teach thee wit, better it were,
Though not to love, yet, love, to tell me so;
As testy sick men, when their deaths be near,
No news but health from their physicians know;
For if I should despair, I should grow mad,
And in my madness might speak ill of thee:
Now this ill-wresting world is grown so bad,
Mad slanderers by mad ears believed be,
That I may not be so, nor thou belied,
Bear thine eyes straight, though thy proud heart go wide.

 

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Sonetti:

 

William Shakespeare - I sonetti da 141 a 154

141.

A dire il vero io non t'amo coi miei occhi
perché in te notano un'infinità di colpe;
solo il mio cuore ama quanto essi sdegnano
e a dispetto loro, è lieto del suo ardore.
Né il mio udito si delizia al tono della tua voce,
né il mio sentimento è prono a volgar lussuria,
né il gusto o l'olfatto voglion essere invitati
a un erotico banchetto soltanto col tuo corpo:
ma né i miei cinque spiriti o i miei cinque sensi
possono dissuadere dall'amarti un pazzo cuore
che lascia incontrollata questa parvenza d'uomo
perché schiava sia e vassalla del tuo superbo cuore:
ma io volgo a privilegio questa mia sventura
perché godo la penitenza di chi mi fa peccare.

 

In faith, I do not love thee with mine eyes,
For they in thee a thousand errors note;
But 'tis my heart that loves what they despise,
Who in despite of view is pleased to dote;
Nor are mine ears with thy tongue's tune delighted,
Nor tender feeling, to base touches prone,
Nor taste, nor smell, desire to be invited
To any sensual feast with thee alone:
But my five wits nor my five senses can
Dissuade one foolish heart from serving thee,
Who leaves unsway'd the likeness of a man,
Thy proud hearts slave and vassal wretch to be:
Only my plague thus far I count my gain,
That she that makes me sin awards me pain.

 


142.

Amore è il mio peccato e odio la tua miglior virtù:
odio del mio peccato, fondato su amor colpevole.
Oh ma confronta il mio stato al tuo
e scoprirai che il mio non merita rimprovero;
o se lo merita, non da quelle labbra tue
che hanno profanato il carminio che le adorna
e al pari delle mie suggellato falso amore,
sottraendo a letti altrui i lor legittimi piaceri.
Sia mio diritto amarti, come tu ami quelli
che i tuoi occhi anelano quanto i miei ti tediano:
radica nel tuo cuor pietà, affinché crescendo,
possa la tua pietà meritare d'essere pietita.
Se cercherai di avere quanto tu or rifiuti
dal tuo stesso esempio potrà esserti negato.

 

Love is my sin and thy dear virtue hate,
Hate of my sin, grounded on sinful loving:
O, but with mine compare thou thine own state,
And thou shalt find it merits not reproving;
Or, if it do, not from those lips of thine,
That have profaned their scarlet ornaments
And seal'd false bonds of love as oft as mine,
Robb'd others' beds' revenues of their rents.
Be it lawful I love thee, as thou lovest those
Whom thine eyes woo as mine importune thee:
Root pity in thy heart, that when it grows
Thy pity may deserve to pitied be.
If thou dost seek to have what thou dost hide,
By self-example mayst thou be denied!

 


143.

Ascolta: qual attenta massaia per acchiappar
una delle pennute bestiole che le sfugge,
posa il suo piccolo e rapida si getta
all'inseguimento di cosa che fermar vorrebbe;
mentre il bambino trascurato che la insegue
piange per arrivare a lei che è sol protesa
a rincorrere chi le scappa innanzi al viso,
ignorando l'affanno del suo povero fanciullo:
così tu rincorri quanto da te fugge,
mentre io tuo bimbo ti inseguo da lontano;
ma se raggiungi quel che speri, torna ancor da me
e fammi un po' da mamma, baciami, sii buona.
Io pregherò che tu possa avere quel che vuoi
se a me ritorni e calmerai il mio pianto.

 

Lo! as a careful housewife runs to catch
One of her feather'd creatures broke away,
Sets down her babe and makes an swift dispatch
In pursuit of the thing she would have stay,
Whilst her neglected child holds her in chase,
Cries to catch her whose busy care is bent
To follow that which flies before her face,
Not prizing her poor infant's discontent;
So runn'st thou after that which flies from thee,
Whilst I thy babe chase thee afar behind;
But if thou catch thy hope, turn back to me,
And play the mother's part, kiss me, be kind:
So will I pray that thou mayst have thy 'Will,'
If thou turn back, and my loud crying still.

 


144.

Due amori io posseggo, conforto e perdizione,
che simili a due spiriti sempre mi perseguono:
l'angelo migliore è uomo superbamente bello,
lo spirito malvagio è donna di colore oscuro.
Per portarmi a dannazione, la mia funesta femmina,
tenta l'angelo migliore a staccarsi dal mio fianco
e pervertir vorrebbe quel santo mio in demonio,
insidiando la sua purezza col suo vizioso fascino.
E che l'angel mio si sia in demonio convertito
posso solo sospettarlo senza esserne sicuro;
ma entrambi da me lontani, e l'un l'altro amici,
nell'inferno dell'altra l'angelo mio suppongo.
Io non potrò mai saperlo, ma vivrò nel dubbio,
finché l'angelo cattivo non avrà scacciato il buono.

 

Two loves I have of comfort and despair,
Which like two spirits do suggest me still:
The better angel is a man right fair,
The worser spirit a woman colour'd ill.
To win me soon to hell, my female evil
Tempteth my better angel from my side,
And would corrupt my saint to be a devil,
Wooing his purity with her foul pride.
And whether that my angel be turn'd fiend
Suspect I may, but not directly tell;
But being both from me, both to each friend,
I guess one angel in another's hell:
Yet this shall I ne'er know, but live in doubt,
Till my bad angel fire my good one out.

 


145.

Quelle labbra che Amor creò con le sue mani
bisbigliarono un suono che diceva "Io odio"
a me, che per amor suo languivo:
ma quando ella avvertì il mio penoso stato,
subito nel suo cuore scese la pietà
a rimproverar la lingua che sempre dolce
soleva esprimersi nel dar miti condanne;
e le insegnò a parlarmi in altro modo,
"Io odio" ella emendò con un finale,
che le seguì come un sereno giorno
segue la notte che, simile a un demonio,
dal cielo azzurro sprofonda nell'inferno.
Dalle parole "Io odio" ella scacciò ogni odio
e mi salvò la vita dicendomi "non te".

 

Those lips that Love's own hand did make
Breathed forth the sound that said 'I hate'
To me that languish'd for her sake;
But when she saw my woeful state,
Straight in her heart did mercy come,
Chiding that tongue that ever sweet
Was used in giving gentle doom,
And taught it thus anew to greet:
'I hate' she alter'd with an end,
That follow'd it as gentle day
Doth follow night, who like a fiend
From heaven to hell is flown away;
'I hate' from hate away she threw,
And saved my life, saying 'not you.'

 


146.

Povera anima, centro della mia peccaminosa terra
(schiava di) queste brame ardenti che ti ammantano,
perché dentro ti struggi e miseria sopporti
per decorar le tue pareti di costosa ostentazione?
Perché sì alto prezzo per un sì breve affitto,
sprechi tu pagando questa effimera dimora?
Dovranno forse i vermi, eredi di tanti eccessi,
divorar ogni ricchezza? È tale il fine del tuo corpo?
Allora anima sfrutta la rovina del tuo servo
e lascia che patisca per aumentar le tue risorse,
compera eternità divine vendendo ore di fango,
pasciti del tuo spirito, senza più sfarzo esterno,
così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre
e con Morte morta, si estinguerà il morire.

 

Poor soul, the centre of my sinful earth,
[ ] these rebel powers that thee array;
Why dost thou pine within and suffer dearth,
Painting thy outward walls so costly gay?
Why so large cost, having so short a lease,
Dost thou upon thy fading mansion spend?
Shall worms, inheritors of this excess,
Eat up thy charge? is this thy body's end?
Then soul, live thou upon thy servant's loss,
And let that pine to aggravate thy store;
Buy terms divine in selling hours of dross;
Within be fed, without be rich no more:
So shalt thou feed on Death, that feeds on men,
And Death once dead, there's no more dying then.

 


147.

È come febbre l'amor mio e sempre anela
quel che più a lungo il mio mal fomenta,
nutrendosi di ciò che il dolor rinforza
per appagare solo un morboso desiderio.
La mia ragione, medico devoto del mio amore,
furente che le sue prescrizion sian trascurate,
mi ha lasciato e disperato ormai mi accorgo
che è morte il desiderio che la mente rifiutava.
Sono senza aiuto, or che ragion più non provvede
e pazzo frenetico sempre in maggior delirio;
i miei pensieri e le parole sono frutto di follia,
vanamente farneticanti lontane da realtà:
perché ti ho giurato pura e creduto bella,
nera sei come l'inferno, fosca come la notte.

 

My love is as a fever, longing still
For that which longer nurseth the disease,
Feeding on that which doth preserve the ill,
The uncertain sickly appetite to please.
My reason, the physician to my love,
Angry that his prescriptions are not kept,
Hath left me, and I desperate now approve
Desire is death, which physic did except.
Past cure I am, now reason is past care,
And frantic-mad with evermore unrest;
My thoughts and my discourse as madmen's are,
At random from the truth vainly express'd;
For I have sworn thee fair and thought thee bright,
Who art as black as hell, as dark as night.

 


148.

Ahimè, quali occhi mi ha messo in fronte Amore
che non son consoni alla vera vista
o se lo sono, dov'è svanita la mia mente
che giudica con errore quanto essi vedon giusto?
Se è bello ciò che affascina il mio distorto sguardo
che intende dire il mondo nel dire che non è vero?
Se non è così, allora Amor denota chiaramente
che il suo occhio non è sincero come gli altri: no,
come potrebbe? Come può l'occhio d'amor esser sincero
se tanto è annebbiato dalle veglie e dalle lacrime?
Nessun stupore quindi se la mia vista sbaglia;
neppur il sole vede se il cielo non è chiaro.
O astuto Amore, tu mi acciechi con le lacrime
per tema che i miei occhi scoprano il tuo inganno.

 

O me, what eyes hath Love put in my head,
Which have no correspondence with true sight!
Or, if they have, where is my judgment fled,
That censures falsely what they see aright?
If that be fair whereon my false eyes dote,
What means the world to say it is not so?
If it be not, then love doth well denote
Love's eye is not so true as all men's 'No.'
How can it? O, how can Love's eye be true,
That is so vex'd with watching and with tears?
No marvel then, though I mistake my view;
The sun itself sees not till heaven clears.
O cunning Love! with tears thou keep'st me blind,
Lest eyes well-seeing thy foul faults should find.

 


149.

O crudele, come puoi dire che non t'amo
se sempre a mio sfavore prendo le tue parti?
Non penso forse a te, o tiranna ingrata,
quando per causa tua dimentico me stesso?
Chiamo forse amico qualcuno che ti odia
o lusingo forse chi tu guardi con disdegno?
No, se il tuo sguardo mi minaccia, non volgo forse a me
quel desiderio di vendetta con sùbiti lamenti?
Quale merito potrei trovare in me
tanto superbo da disdegnare di servirti,
quando il meglio di me stesso adora le tue miserie
solo dominato da un cenno dei tuoi occhi?
Ma odia sempre, amore, ora conosco il tuo pensiero;
tu ami chi può vederti, ed io sono cieco.

 

Canst thou, O cruel! say I love thee not,
When I against myself with thee partake?
Do I not think on thee, when I forgot
Am of myself, all tyrant, for thy sake?
Who hateth thee that I do call my friend?
On whom frown'st thou that I do fawn upon?
Nay, if thou lour'st on me, do I not spend
Revenge upon myself with present moan?
What merit do I in myself respect,
That is so proud thy service to despise,
When all my best doth worship thy defect,
Commanded by the motion of thine eyes?
But, love, hate on, for now I know thy mind;
Those that can see thou lovest, and I am blind.

 


150.

Da quale forza attingi questo tuo potere
di reggere il mio cuore con le tue miserie?
Perché devo creder falsa la mia vera vista,
e giurar che non è luce a illuminare il giorno?
Da dove attingi il dono di aggraziare il male
tanto che nelle tue azioni anche le più perverse
vi è tale potenza e tale sottil destrezza
che in mente mia il tuo peggio ogni ben soverchia?
Chi ti ha insegnato come far ch'io più ti ami
quanto più sento e vedo giuste ragioni d'odio?
Ma se io amo quel che ogni altro aborre
non dileggiar con altri questo mio triste stato.
Se tanta indegnità ridestò in me l'amore,
tanto più io son degno d'esser da te riamato.

 

O, from what power hast thou this powerful might
With insufficiency my heart to sway?
To make me give the lie to my true sight,
And swear that brightness doth not grace the day?
Whence hast thou this becoming of things ill,
That in the very refuse of thy deeds
There is such strength and warrantize of skill
That, in my mind, thy worst all best exceeds?
Who taught thee how to make me love thee more
The more I hear and see just cause of hate?
O, though I love what others do abhor,
With others thou shouldst not abhor my state:
If thy unworthiness raised love in me,
More worthy I to be beloved of thee.

 


151.

Amor è troppo giovane per capir che sia coscienza
eppure chi non sa che ha vita dall'amore?
Quindi amabile intrigante, non m'accusare troppo
nel dubbio ch'io ti provi colpa dei miei errori.
Perché se tu m'inganni, abbandono anch'io
all'inganno volgar dei sensi il nobile mio spirito;
l'anima sussurra al corpo che in amor
potrà trionfare: la carne altro dir non ode,
e levandosi al tuo nome indica solo te
sua trionfante preda. Fiera di tal successo,
s'appaga diventando il misero tuo schiavo,
forte alle tue voglie, al tuo fianco prono.
Non manca di coscienza che io la chiami "amore"
perché è colpa del suo amore se io mi ergo e cado.

 

Love is too young to know what conscience is;
Yet who knows not conscience is born of love?
Then, gentle cheater, urge not my amiss,
Lest guilty of my faults thy sweet self prove:
For, thou betraying me, I do betray
My nobler part to my gross body's treason;
My soul doth tell my body that he may
Triumph in love; flesh stays no father reason;
But, rising at thy name, doth point out thee
As his triumphant prize. Proud of this pride,
He is contented thy poor drudge to be,
To stand in thy affairs, fall by thy side.
No want of conscience hold it that I call
Her 'love' for whose dear love I rise and fall.

 


152.

Tu sai che son spergiuro quando t'amo,
ma tu lo sei due volte quando mi giuri amore:
hai violato talamo nuziale e tradito nuovo credo,
giurando nuovo odio a un riconciliato amore.
Ma perché dovrei accusarti di due voti infranti
quando io ne rompo venti? Io sono più spergiuro
perché ogni voto mio è giuramento che t'inganna
e in te si è ormai distrutta ogni mia onesta fede.
Ho fatto sublimi giuramenti sulla tua bontà sublime,
giuramenti sul tuo amore, la tua onestà e costanza
e per darti luce, la spensi dai miei occhi
oppure li costrinsi a spergiurar se stessi:
perché ti ho giurato bella: io sono più spergiuro
per giurare contro il vero tal sordida menzogna.

 

In loving thee thou know'st I am forsworn,
But thou art twice forsworn, to me love swearing,
In act thy bed-vow broke and new faith torn,
In vowing new hate after new love bearing.
But why of two oaths' breach do I accuse thee,
When I break twenty? I am perjured most;
For all my vows are oaths but to misuse thee
And all my honest faith in thee is lost,
For I have sworn deep oaths of thy deep kindness,
Oaths of thy love, thy truth, thy constancy,
And, to enlighten thee, gave eyes to blindness,
Or made them swear against the thing they see;
For I have sworn thee fair; more perjured I,
To swear against the truth so foul a lie!

 


153.

Cupido depose la sua torcia e s'addormentò:
una ninfa di Diana approfittò di quel momento
e la sua fiamma che accende i cuori rapida immerse
in una fredda fonte di quel luogo:
da quel sacro fuoco d'amor la fonte attinse
un vivo eterno calore, inestinguibile,
e divenne un fervente bagno che ancor oggi si dice
essere rimedio sovrano per strane malattie.
Ma riaccesa quella torcia all'occhio della mia donna,
il fanciullo per provarla volle toccarmi il petto:
sofferente, io cercai il sollievo di quel bagno
ed ivi mi affrettai, distrutto e disperato.
Ma non trovai rimedio: il bagno che può aiutarmi
è l'occhio della donna ove Cupido riaccese il fuoco.

 

Cupid laid by his brand, and fell asleep:
A maid of Dian's this advantage found,
And his love-kindling fire did quickly steep
In a cold valley-fountain of that ground;
Which borrow'd from this holy fire of Love
A dateless lively heat, still to endure,
And grew a seething bath, which yet men prove
Against strange maladies a sovereign cure.
But at my mistress' eye Love's brand new-fired,
The boy for trial needs would touch my breast;
I, sick withal, the help of bath desired,
And thither hied, a sad distemper'd guest,
But found no cure: the bath for my help lies
Where Cupid got new fire--my mistress' eyes.

 


154.

Un dì che il piccol dio d'Amore addormentato,
avea deposto accanto la torcia che i cuori infiamma,
parecchie ninfe che a castità s'eran votate
s'accostarono danzando; con virginea mano
la più bella delle caste s'impossessò del fuoco
che tante legioni di puri cuori avea scaldato;
e così il gran sovrano di passioni ardenti
fu mentre dormiva da vergin mano disarmato.
Ella spense la torcia in una vicina fredda fonte
che dal fuoco dell'Amore prese perpetuo ardore,
diventando un bagno e salutar rimedio
per uomini malati; ma io, della mia donna schiavo
là per guarire andai e solo questo posso dire:
fuoco d'Amor acqua riscalda, acqua non raffredda Amore.

 

The little Love-god lying once asleep
Laid by his side his heart-inflaming brand,
Whilst many nymphs that vow'd chaste life to keep
Came tripping by; but in her maiden hand
The fairest votary took up that fire
Which many legions of true hearts had warm'd;
And so the general of hot desire
Was sleeping by a virgin hand disarm'd.
This brand she quenched in a cool well by,
Which from Love's fire took heat perpetual,
Growing a bath and healthful remedy
For men diseased; but I, my mistress' thrall,
Came there for cure, and this by that I prove,
Love's fire heats water, water cools not love.

Sonetti:

 

 

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